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31 Dicembre 2007

Buon 2008!


Riportiamo quanto scritto dal Ministro Antonio Di Pietro, che attraverso il suo blog presenta un resoconto dell'anno che sta per concludersi e degli impegni primari per il 2008.

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L’ultimo giorno dell’anno è l’occasione per un bilancio e per nuovi propositi.
Il 2007 è stato un anno di luci e di ombre per il Governo. Le luci sono l’aver assicurato una stabilità al Paese e aver arrestato l’emorragia economica ereditata dal precedente Governo. Senza soldi non si va da nessuna parte e la priorità è stata di evitare il fallimento dello Stato.
Una Nazione non può però fondarsi sulla sola economia, non è un’azienda. E qui vengono le ombre, riferite soprattutto a promesse fatte e non mantenute agli elettori. Citerò quelle che vorrei veder affrontate dal Governo con la massima decisione nel 2008. Le morti bianche sono la prima, i caduti sul lavoro non sono una sorpresa, la ThyssenKrupp con il suo interminabile elenco di morti, l’ultimo proprio oggi, è solo l’ennesimo episodio. Le pene vanno fortemente inasprite e gli ispettori vanno aumentati. Chi fa morire per incuria un operaio deve finire in galera senza nessuno sconto e senza nessun indulto.
L’informazione non può, per la stessa sopravvivenza della democrazia, essere controllata dai partiti politici, chi fa politica non deve avere alcun controllo sui media o, come Berlusconi, esserne addirittura il proprietario. Nel 2008 auspico (e io farò tutto il possibile) che la riforma radiotelevisiva e il conflitto di interessi siano finalmente avviati e conclusi.
La riforma elettorale va affrontata “dalla parte dei cittadini”, che devono essere in grado di scegliere il loro candidato e non avere più condannati in via definitiva in Parlamento a rappresentarli. Inoltre, l’iter di definizione della nuova legge deve essere trasparente, non si tratta di giochi di potere per i seggi, ma della definizione di regole per elezioni democratiche.
Le imprese sono un’altra emergenza. Oggi si assiste al continuo spostamento della produzione in altri Paesi, ma questo vuol dire eliminare posti di lavoro in Italia. E’ pura matematica. Bisogna incentivare gli imprenditori a investire, e a rimanere, in Italia snellendo la burocrazia e diminuendo la pressione fiscale. E’ paradossale che le imprese straniere non vengano da noi e le nostre vadano all’estero. Questo processo non può andare avanti per lungo tempo senza causare disoccupazione e la depauperazione del tessuto industriale del Paese.
L’ultimo punto, forse il più importante, è restituire ai cittadini la fiducia nella Giustizia. Gli episodi Forleo e De Magistris sono solo la punta dell’iceberg di una giustizia in grande difficoltà e sempre più soggetta alla politica. La macchina della giustizia è inceppata perché così hanno voluto i partiti dopo Mani Pulite. Il risultato è che in Italia quasi nessuno sconta più la pena, sia essa falso in bilancio, corruzione o un semplice furto.
Sicurezza sul lavoro, informazione, legge elettorale, rilancio delle imprese, Giustizia. Cinque temi da affrontare e risolvere. Questo è il mio augurio per il 2008.

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28 Dicembre 2007

Rifiuti: assenza delle istituzioni


La situazione in Campania è insostenibile, ma lo è di più l'assenza delle istituzioni, a discapito della salute e della sicurezza dei cittadini.

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Vedendo le immagini dai telegiornali, anche di oggi, e non ascoltare parole dalle istituzioni che seguono a fatti immediati, e' un atto vile. Non solo si stà mostrando un disinteresse vergognoso, ma un silenzio assordante pari al silenzio della camorra.

Mi chiedo dove siano i responsabili, o meglio, gli irresponsabili di questo disastro. Se in questo momento chi governa la città di Napoli e la regione Campania sono in vacanza, l’unico invito da chiedere sono le loro dimissioni.

Dobbiamo stare attenti perchè il rischio di insurrezione popolare è altissimo, e se inizia non smetterà facilmente, in una regione ferita dal disinteresse delle istituzioni locali e nazionali.

Mi appello alla sensibilità del Capo dello Stato perché pensi alla sua regione e alla sua dignità della popolazione già martoriata dalla camorra e dall’indifferenza delle istituzioni.

I cittadini non meritano di essere trattati come animali.


27 Dicembre 2007

Eco-balle


Riportiamo le dichiarazioni dell'On.Americo Porfidia dell'Italia dei Valori in tema di discariche nella provincia di Caserta.

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Non ci sto alla rovina delle terre incontaminate di Pignataro Maggiore e di Carabottoli in provincia di Caserta. Abbiamo scritto una lettera a più mani assieme ad altri deputati diretta al Commissario Straordinario per l’Emergenza Rifiuti in Campania, Pansa, ed al Ministro per l’Ambiente Pecoraro Scanio, cui presenteremo formale Interrogazione Parlamentare.

Le sorti di un intero bacino agro-zootecnico-alimentare, che insiste su terre ancora incontaminate, senza diossina, con acqua pulita e soprattutto con terreni di prima classe sono in pericolo. La falda acquifera di detti terreni si trova ad appena 50 cm dal Piano di Campagna, e ciò li rende a detta di esperti del settore, all’uopo consultati, assolutamente inidonei ad ospitare discariche, né, tanto meno, al deposito di eco-balle.

Ricordiamo inoltre che le summenzionate aree, come tutte quelle in cui si originano prodotti tutelati come la Mozzarella di Bufala DOP e la Mela Annurca IGP, sono protette dalla legge. Chiediamo, perciò, un ulteriore sforzo volto all’individuazione di siti alternativi, allo scopo di minimizzare l’impatto ambientale e preservare terreni ancora incontaminati, evitando così di causare altri disastri ambientali come quello di Lo Uttaro.

D’altra parte indichiamo una soluzione alternativa. Esiste una relazione redatta dall’Assessore Regionale De Luca nella quale sono elencate trentacinque cave dismesse che potrebbero offrire una soluzione per il deposito dei rifiuti inerti e che nell’occasione possono essere finalmente bonificate.

Al Ministro per l’Ambiente chiediamo segnatamente di venire a conoscenza di quale sia stata l’istruttoria compiuta per l’individuazione delle aree summenzionate per la creazione di nuove discariche e per il deposito di eco-balle, e soprattutto quali forme di tutela e di verifica sono state poste in essere per la salvaguardia delle zone interessate.

Nutriamo la più viva preoccupazione per ciò che questo nuovo attacco all’ambiente può rappresentare per la salute pubblica. E ci riferiamo non solo ai Cittadini che vivono nelle zone interessate, ma soprattutto al numero incalcolabile dei Consumatori dei prodotti alimentari che potrebbero essere contaminati.


21 Dicembre 2007

Appalti truccati in Campania


L'Italia dei Valori prende posizione in Campania, in seguito ai 13 arresti nell'ambito di un'indagine su una organizzazione sospettatta di aver condizionato gare pubbliche indette dal comune di Napoli e dal Consiglio Regionale.

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Noi dell’Italia dei Valori siamo stati costretti a prendere una posizione molto ferma nei confronti del Governo Bassolino e della coalizione di maggioranza. Purtroppo, dopo che c’è stata la nostra manifestazione, molto forte, i fatti ci hanno dato ragione.

Era da tempo che denunciavamo all’opinione pubblica, ma soprattutto alla maggioranza, a un clima diverso rispetto al clima che negli anni ’93 e seguenti avevano caratterizzato nelle giunte del centrosinistra uno smalto, una voglia di fare, un attenzione morale che aveva, probabilmente dopo Tangentopoli, determinato delle condizioni da avere una coalizione operosa e che in qualche modo segnasse nell’opinione pubblica e nei cittadini una svolta vera.
Purtroppo avevamo notato che c’era stato un allentamento in determinate questioni. Lo stesso assetto del potere regionale era diventato molto simile a quelli precedentemente conosciuti, come al pentapartito, alla famosa democrazia cristiana del periodo doroteo, pomiciniano e cosi via.

Avevamo avuto modo di dire e far capire con chiarezza a Bassolino che si stava viaggiando verso quel sistema piuttosto verso il nuovo tipo di sistema che dal ’93 in poi aveva caratterizzato il comune di Napoli e la regione, e cioè che si stava perdendo smalto soprattutto sulla questione morale. In Campania continua ad essere uno degli argomenti principali di dibattito fra le forze politiche.
Purtroppo qualche giorno fa è successo quello che temevamo. La Guardia di Finanza ha scoperchiato la pentola, dove vi sono stati degli arresti tra i massimi dirigenti del Comune di Napoli e della Regione Campania.
Si parla di appalti truccati. Siamo tornati all’ipotesi che pensavamo di non dover più verificare nell’amministrazione pubblica dopo Tangentopoli, ma quello che è più grave è che sono oggetto di interessamento dalle autorità dei magistrati anche consiglieri regionali ed ex assessori al Comune di Napoli, come l’assessore Esposito (Udeur), che ora fa parte dello Capo-Staff del Sindaco Iervolino.
Tutto questo fa male, e non consente più all’Italia dei Valori, che aveva anche altri motivi per lamentarsi di questa coalizione, di rimanere inerte a giustificare o magari a certificare con un bollo di qualità, che l’Italia dei Valori dà sulla questione morale, questa maggioranza che sembra smonti i legami che avevamo posto.

Abbiamo coronato il Congresso Regionale per il 26 gennaio, e i nostri tre consiglieri regionali hanno già comunicato in aula che, dopo l’approvazione della finanziaria regionale, che per senso di responsabilità voteremo, siamo pronti ad uscire dalla maggioranza. Questo ci comporta un sacrificio.

Oggi l’Italia dei Valori esprime il Presidente della Commissione Bilancio, che si è adoperato per fare in modo che la regione avesse il suo bilancio per il 2008, ma immediatamente dopo non esiteremo a mettere a disposizione questo senso di responsabilità perché abbiamo bisogno di un chiarimento vero.

Se il clima della coalizione in Campania, e quello che abbiamo avuto dopo Tangentopoli, quando si era messo al bando una classe dirigente che aveva miseramente fallito, e si era ripresi ad andare sulla via del buon senso e dell’onestà o stiamo tornando inutilmente e magistralmente a quei livelli.

C’è bisogno di dire con chiarezza cosa bisogna fare con la questione rifiuti. Tutti siamo coscienti che la camorra naviga in questa situazione in cui sui rifiuti non c’è regolamentazione. Anche qui abbiamo bisogno di certezze. Bisogna capire e avere risposta da Bassolino su cosa intende fare su questa situazione dei rifiuti, perché il problema è sicuramente di carattere regionale e sicuramente non si può trincerare dietro i vari commissariamenti.

Sono punti importanti cosi come quello riguardante la sicurezza dei cittadini. Su queste questioni l’Italia dei Valori si gioca la sua credibilità e non può essere blanda. Deve per forza giocare all’attacco perché o smuoviamo noi gli equilibri o questi equilibri tornano indietro.

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Appuntamento in diretta streaming


Riportiamo un estratto della diretta streaming di oggi, venerdi 21 dicembre 2007, del Ministro Antonio Di Pietro.

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Testo:

"Siamo a fine anno e ho ritenuto mio dovere dialogare e comunicare direttamente con voi che mi ascoltate, collegati con me da tutta Italia e da tutto il mondo, perché ritengo un dovere di chi amministra la cosa pubblica, ma soprattutto di chi utilizza i soldi vostri, di rendere conto del proprio operato e di dialogare con voi. Dal mio Blog www.antoniodipietro.it interloquire con me e darmi tutte quelle segnalazioni, raccomandazioni e tutte quelle critiche che ritenete opportune.

E’ un sistema dell’informazione questa che da una parte è necessaria e necessitata dal fatto che non siamo proprietari di televisioni, e dall’altra ci è permesso dalla nuova tecnologia che sta trasformando il mondo della comunicazione anche se molti non se ne sono accorti. Qui, attraverso questa telecamera, sono in contatto con il mondo intero e posso dire come la penso senza intermediari, ma soprattutto voi siete in grado di ascoltarmi direttamente senza che qualcuno dalla regia della lottizzazione politica e dell’informazione del potere reale, censuri quello che non gli va bene ed esalti quello che gli va bene, e quindi siete ogni volta portati a prendere delle decisioni sulla base delle informazioni che avete, ma molte volte le decisione che l’opinione pubblica prende è conseguente ad un informazione ricevuta sbagliata.

Ve ne dico una per capire subito di cosa sto parlando: in questi giorni si sta discutendo molto del rapporto tra intercettazioni telefoniche e necessità della privacy. La privacy è un diritto sacrosanto. Le intercettazioni telefoniche, disposte dall’autorità giudiziaria, non sono solo un diritto, ma un dovere sacrosanto per scoprire chi ruba, chi uccide, chi fa il delinquente. Se poi il delinquente è qualcuno all’interno della pubblica amministrazione e della politica è ancora più importante dare la possibilità ai magistrati di fare il loro dovere utilizzando ogni informazione e ogni strumento lecito, tra cui appunto le intercettazioni telefoniche."

Leggi il testo completo

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20 Dicembre 2007

Perche' e' aumentato il Canone Rai?


In seguito all'aumento del Canone 2008, l'Italia dei Valori ha presentato un'interrogazione rivolta al Ministro delle Comunicazioni, al Ministro dell’Economia e alla Commissione di vigilanza Rai.

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Come si fa ad essere d'accordo con un aumento del canone a fronte di una programmazione di servizio pubblico che viene mortificata da contenuti non certo all'altezza del ruolo di servizio pubblico cui e' chiamata l'Azienda di Stato? Dobbiamo decidere se la Rai e' pubblica o privata: se e' pubblica, sappia operare nell'ambito del contratto di servizio con lo Stato e fornisca ai cittadini contenuti di qualita'; se e' privata, trasmetta pure i programmi che vuole ma non chieda allo Stato di legittimare una tassa che oggi e' ingiusta perche', altrimenti, domani ci chiederanno il canone Rai persino sui cellulari di terza generazione che forniscono contenuti audiovisivi.

Il canone va abolito e il ministro Gentiloni prima di decidere un aumento, avrebbe dovuto tenere nella giusta considerazione le delibere della Commissione di Vigilanza Rai che non solo ha sfiduciato vertici della Rai ma nel corso delle audizioni svolte con il direttore generale Cappon, molti esponenti sia di maggioranza che di opposizione hanno espresso dubbi sull'opportunita' di un aumento del canone. Non si puo' aumentare il canone senza una contabilita' separata e finalizzata nelle spese: e' un'ingiustizia, un avallo di una gestione che vede aumentare i costi e diminuire i ricavi.

L'aumento stabilito dal ministro Gentiloni e' un premio per una azienda che e' pubblica o privata a seconda delle convenienze. La Rai ha queste entrate: il canone e le convenzioni che sono soldi pubblici e le altre entrate derivanti da pubblicita' (commerciali). Non si puo' raggiungere l'equilibrio di bilancio per decreto e non e' neppure tollerabile invocare l'inflazione o il paragone con i canoni degli altri paesi. Se il ministro o il vertice della Rai fanno questo paragone, che e' gia' stato fatto, si rileggano i risultati che non sono certo a favore della Rai.

Per questo chiediamo su che basi la Rai abbia richiesto l'aumento del canone e a che titolo l'aumento sia stato disposto dal Governo, sia da un punto di vista giuridico che economico.


Interrogazione a risposta orale in Assemblea
Interrogazione a risposta immediata in Commissione IX
Interrogazione a risposta immediata in Commissione VII
Interrogazione a risposta immediata in Commissione di vigilanza R.A.I.


L'interrogazione, avanzata come primo firmatario dall'On.Egidio Pedrini, è firmata dagli onorevoli dell'Italia dei Valori Massimo Donadi, Fabio Evangelisti, On.Giuseppe Astore, Antonio Borghesi, Carlo Costantini, Luciano D'Ulizia, Aurelio Salvatore Misiti, Silvana Mura, Leoluca Orlando, Federico Palomba, Stefano Pedica, Pino Pisicchio, Americo Porfidia e Antonio Razzi.


16 Dicembre 2007

L'autonomia della Guardia di Finanza


Riportiamo l'intervista pubblicata dal Corriere della Sera al Ministro Antonio Di Pietro sul caso del generale della Guardia di Finanza Roberto Speciale.

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ADP: Il governo deve prendere atto che ha fatto un errore, ma prendersela con il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa Schioppa, sarebbe fuori luogo. Non può diventare lui il capro espiatorio di una decisione che fu presa da tutto il consiglio dei ministri, con un solo voto contrario: il mio.

CdS: Quella di destituire il comandante della Guardia di Finanza Roberto Speciale?
ADP: Esatto. Fu una decisione inopportuna e illegittima. Speciale aveva difeso l'indipendenza del Gdf dalle pressione politiche di chie voleva togliere dalla procura di Milano l'ufficiale scomodo.

CdS: Il vice ministro Vincenzo Visco?
ADP: Come Idv chiedemmo e ottenemmo che a Visco fosse tolta la delega della Guardia di Finanza. La cosa sarebbe dovuta finire lì, invece, il consiglio dei ministri volle rimuovere anche Speciale, facendo appunto un errore. Ma dire oggi che io lo avevo detto è inutile.

CdS: L'opposizione reclama le dimissioni di Padoa Schioppa.
ADP: Non sono d'accordo ed ho già detto perché.

CdS: Nel mirino della polemica politica c'è anche Visco.
ADP: Per noi la questione si è chiusa con il ritiro della delega e il ritorno della stessa in capo al ministro Padoa Schioppa. Non c'è quindi bisogno delle dimissioni di Visco che tra l'altro sta facendo un ottimo lavoro contro l'evasione fiscale ed è bene che continui a farlo.

CdS: quindi la pronuncia del Tar che ha annullato la rimozione dei Speciale, non avrà conseguenze pratiche?
ADP: La sentenza riafferma l'autonomia della Guardia di Finanza dalla politica, che era stata difesa da Speciale. Quanto al governo, questo rimane un errore che finirà nel bilancio di cose positive e negative che abbiamo fatto sul quale il corpo elettorale ci giudicherà.

Articoli precedenti del Ministro Antonio Di Pietro:
Visco, un passo indietro - 24 Settembre 2007
La credibilità dell’esecutivo - 12 Giugno 2007
Consiglio dei Ministri. Le deleghe di Visco- 2 Giugno 2007
Consiglio dei Ministri. Il caso Visco - 24 Maggio 2007


12 Dicembre 2007

Class Action - Giro di vite


La Class Action all'italiana, se non verrà modificata, sarà l'ennesima legge truffa. Se vogliamo inserire davvero la Class Action in Italia, il risarcimento dovrà essere automatico e conseguente alla vittoria della causa.


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Stiamo parlando di una legge fondamentale per la tutela dei cittadini, e come gia' gli ultimi paladini della Class Action all'italiana hanno riconosciuto dopo aver dovuto ritornare su molti loro passi, dev'essere garantito che la legittimazione ad adire un'azione risarcitoria collettiva sia allargata a tutti i soggetti costituiti da una pluralita' di offesi che ricorrono in giudizio per lo stesso reato contro lo stesso convenuto.


Anche se, comunque ritengo che il provvedimento doveva continuare a essere discusso nella commissione parlamentare di competenza, non imposto in fretta e furia nei tempi stretti e blindati di una legge Finanziaria, chiedo, per questi motivi, a tutti i colleghi Deputati, che siano approvati dall'assemblea gli emendamenti e i sub-emendamenti alla Class Action proposti da Italia dei Valori.


Inoltre, e parlo in questo caso a titolo assolutamente personale, senza intenzione alcuna di rappresentare le decisioni del gruppo di Italia dei Valori, nel caso fosse chiesta sul provvedimento dell'intera Finanziaria la fiducia, mi troverei seriamente in imbarazzo nell'esprimere una volontà, perchè a mio avviso, il provvedimento sulla Class Action che, così, non è nient'altro che un'arma spuntata e inservibile, un regalo ai truffatori.


Se tutto restasse così, mi farò promotore di una campagna referendaria per cambiare questa Class Action e ridarla ai cittadini.


Articoli precedenti:
Per una vera Class Action
Class Action Day
Proposta di legge - Class Action

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11 Dicembre 2007

Antonio Di Pietro a Break the mafia


Riportiamo l'intervento del Ministro Antonio Di Pietro durante il convegno "Break the mafia".


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Testo dell'intervento:


Barbacetto: “Perche’ e’ voluto venire qua? Non vediamo altri Ministri, ce ne sono e fin troppi. Ce ne dovrebbero essere 12 secondo la riforma Bassanini, sono moltiplicati in questo Governo, eppure di tutti questi Ministri uno solo e’ qui, come mai?”


Di Pietro: “A dir la verità mi ero preparato la risposta. Sono qui come cittadino, ma in realta’ sono Ministro e voglio essere qui come Ministro. Una volta, quando era iniziato questo Governo, ho domandato ad un mio collega perché non mi fanno fare Ministro della Giustizia. Mi ha risposto che va a finire che funziona pure. Al di là delle battute, ho visto che si parlava di mafia, e soprattutto ho visto che in un momento cosi delicato, ho sentito il bisogno di far sapere da che parte sto’, perché ritengo ingiusto sia sul piano istituzionale, sia sul piano personale, sia sul piano morale che tutti fanno finta di non vedere e si girano dall’altra parte. Quello che sta accadendo a Forleo e a De Magistris non è tanto e solo colpa di chi vuole che in qualche modo il loro lavoro sia fermato, ma è soprattutto colpa di tutti noi che siamo dentro le istituzioni che facciamo finta di girarci dall’altra parte. A Forleo e De Magistris qualche cosa che sul piano formale possano aver sbagliato lo si trova sempre, ma il problema è quello di guardare il dito o la luna. Oggi chi lavora può anche sbagliare, ma noi dobbiamo guardare alla forma o alla sostanza? A noi interessa sapere se delle persone che sono dentro le istituzioni hanno commesso dei reati o no? Io credo che qualsiasi politico, e qualsiasi persona, quando viene messa sotto indagini dalla magistratura, com’è capitato anche a me, debba sentire il bisogno di correre dal magistrato, perchè solo in questo modo mette a posto le cose. Ovviamente bisogna essere innocenti. Oggi sono venuto qui perché ci tenevo e ci tengo a far sapere da che parte sto’. Sono parte di questo Governo e faccio il mio dovere, ma non voglio abdicare, come Ponzio Pilato, a indicare da che parte sto’, e cioè da quella parte che De Magistris diceva ‘C’è un eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge’, non solo nei diritti ma anche nei doveri. Ecco perché credo che in questo momento, mentre tutti fanno il loro dovere, noi dobbiamo sentire il nostro come cittadini, e anche di chi fa parte delle istituzioni, di far sapere da che parte stiamo.”


Mascali: “Lei dice che il problema è guardare il dito o guardare la luna. Deduco che il CSM, dal suo punto di vista, non sta facendo bene il suo lavoro.”


Di Pietro: “Vede, quando si mette in moto un meccanismo tutto è formalmente corretto. Lo faceva pure il medico che esce dalla sala operatoria e dice che l’operazione è andata bene. Il paziente è morto, ma l’operazione è stata corretta. Per cui il CSM sta facendo formalmente il suo lavoro. Il problema è che quando si mette in moto un meccanismo, questo è senza fine. Quando questo meccanismo è nell’attenzione pubblica, si cerca di aumentare la pressione per cercare di fermare chi sta facendo il proprio dovere. Quello che contesto non è quello che fa il CSM, ma contesto il fatto del conflitto d’interessi. Quando un magistrato fa il proprio dovere, sbagliato o giusto che sia, lo si lascia fare. Poi in via processuale si valuterà il suo operato, ma fermarlo a metà è un atto ingiusto sul piano proprio dell’esistenza dello stato di diritto.”


Barbacetto: “E’ stato detto che il suo interesse per questa faccenda sarebbe tutto politico, perché vorrebbe prendere De Magistris e candidarlo nel suo partito.”


Di Pietro: “Non ho mai parlato con De Magistris e non conosco personalmente De Magistris. Chiamatelo al telefono per chiedergli se ci ho mai parlato. Questo è il dato di fatto. E’ mai possibile che uno non possa prendere posizioni? Per non avere queste accuse bastava che stessi dall’altra parte, o bastava che non mi facessi vedere. Ma non sono qui per parlare di me. Sono venuto a riflettere assieme sulla questione della mafia.”


Barbacetto: “C’è stato un accenno all’autostrada Salerno-Reggio Calabria, che aveva fatto prima Aldo Pecora, che forse le interessa come Ministro delle Infrastrutture.”


Di Pietro: “Anche come persona informata sui fatti. Su quella autostrada, e su quello che sta accadendo, stiamo collaborando. Nella Salerno-Reggio Calabria, in questo momento, per diversi di quei lotti, ci sono delle attività investigative in corso da me promosse, e se oggi si può parlare di una situazione di infiltrazioni dentro la Salerno-Reggio Calabria è perché in questo anno il Ministero delle Infrastrutture non si è dotato solo di geni civili, si è dotato anche di una squadra di finanzieri, di una squadra di carabinieri e di una squadra di polizia, e il tutto coordinato dall’ex responsabile della polizia giudiziaria ai tempi di Mani Pulite, che mi sono portato al Ministero. Forse è meglio che lo sappiate.”


Barbacetto: “Quindi il Ministero è vigile anche su questa partita.”


Di Pietro: “Non basta mai, perchè nell’eterna lotta tra guardia e ladri, una ne fai e dieci se ne inventano.


Dal ‘92 si era capito il sistema di collegamento tra affari, politica e mafia.”


Barbacetto: “C’è una connessione forte tra Tangentopoli, Milano e mafia a Palermo? “


Di Pietro: “E’ talmente forte che 5 miliardi delle tangenti Enimont, che sono gli unici che non si sono trovati, sono andati a finire a Salvo Lima, 14 giorni prima di essere ucciso. Scoperto questo meccanismo, che cosa è successo? Oggi siamo qui noi, ma per me era molto più facile lavorare rispetto ai De Magistris e la Forleo di oggi, perché avevamo il consenso e la speranza di tutta la popolazione. Oggi sembra che bisogna quasi nascondersi, perché c’è il sistema dell’informazione che non vuole più informare. Per noi era più facile perché ci sentivamo più sicuri e più tutelati. Allora capimmo tutti cosa bisognava fare, e si sentiva la voglia di una nuova imprenditoria e di nuovi soggetti politici. E’ qui la furbizia dell’ “unto del Signore”, di essersi presentato come nuovo, ed è qui la colpa dell’informazione, o meglio il dono di una certa informazione che era servito al ‘nuovo’, e quindi l’ha presentato come tale. E qui la grande colpa della sinistra, che avendo la colpa di paglia, perché su tanti temi sulla legalità, a destra e a sinistra si trova sempre un accordo, come con l’indulto. La chiave di lettura che non ha permesso il cambio del sistema è stato quando, candidato Berlusconi, la sinistra non ha fatto valere la legge del ’57 che diceva che era incandidabile e ineleggibile perché proprietario delle concessioni televisive. Se avesse applicato la legge oggi avremo o un imprenditore o un politico, e non tutti e due. Questo è stato il grande errore del centrosinistra, che per tenersi Cecchi Gori si è preso pure Berlusconi. Credo che oggi come oggi, se si vuole passare ad una fase nuova, e in questo senso è apprezzabile la vostra presa di posizione affinché le istituzioni se ne facciano carico, e per quanto mi riguarda il mio piccolo me ne posso fare carico, ma non credo che posso contare molto, è necessario che ci sia una legge che stabilista l’ineleggibilità dei condannati con sentenza penale passata in giudicato, e che ci sia l’impossibilità di assumere incarichi istituzionali per persone con provvedimento o ordinanze di rinvio al giudizio, dove sotto processo si può essere candidati, ma non si può essere ne amministratore, ne Ministro, ne Assessore. Si deve risolvere il conflitto d’interessi in tutte le sue forme, no solo nel rapporto politica-affari, ma anche informazione-politica e controllore-controllati in tutte le varie forme, che ci siano delle sanzioni nei confronti del sistema delle imprese che non rispettano le regole del gioco, che vanno fino alla radiazione dall’albo dei costruttori piuttosto che dall’attività commerciale qualora vengano trovati in collusione mafiosa o di malvessazione, ed infine, che ci siano le riforme dei processi, che diano non solo la certezza della pena, ma in un tempo ragionevole e breve, eliminando tutte le previtate individuate in questi anni per arrivare alla prescrizione.”


Spettatore: “Mi scusi, ma questo Governo ha intenzione di fare queste bellissime cose che ha detto o no?”


Di Pietro: “No.”


Per ulteriori informazioni sull'evento consultate il sito www.breakthemafia.it


10 Dicembre 2007

Break the mafia:rompere il silenzio


Riportiamo quanto scritto dal Ministro Antonio Di Pietro, in vista dell'incontro di domani al Teatro Carcano dal titolo "Break the mafia".


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Domani alle ore 21 saro' a Milano al convegno Break the mafia presso il Teatro Carcano in corso di Porta Romana 63.


L’evento e' stato organizzato da un gruppo di “liberi cittadine e cittadini” che vogliono “rompere il silenzio, per abbattere il muro sempre più alto dell’indifferenza, ma anche per smuovere le coscienze, per informare senza filtri mediatici, per risvegliare il senso civico”(dal sito www.breakthemafia.it).


Io sarò presente all'incontro. Dovrebbero partecipare i magistrati Luigi De Magistris e Clementina Forleo impegnati, purtroppo non si sa ancora per quanto, nelle inchieste “Why Not” e Unipol.
Voglio offrire il mio appoggio pubblico come ministro e come presidente di Italia dei Valori a due persone coraggiose che promuovono i valori del senso civico e della moralità pubblica, fondamentali per il futuro di questo Paese.
Parte dell’intervento sarà ripreso in diretta, in streaming, su questo blog, sul portale italiadeivalori.it e antenneattive.org.

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8 Dicembre 2007

Immigrazione, integrazione e sicurezza


Sabato 15 dicembre, alle ore 10.30, presso la sala dei marmi del Palazzo della Provincia di Pescara, abbiamo organizzato una tavola rotonda dal tema "Immigrazione, integrazione e sicurezza - Tra presente e futuro".


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Nel dibattito politico degli ultimi anni molte forze politiche, sia di centrosinistra, che di centrodestra, hanno riconosciuto nell’immigrazione comunitaria ed extracomunitaria un fattore di crescita e di sviluppo della nostra societa’. Tuttavia, il fenomeno ha assunto negli ultimi tempi una dimensione cosi’ grande da rischiare di sfuggire ad ogni controllo.


Per questo e’ in atto, sia a livello nazionale, che a livello locale una profonda riflessione, con la finalita’ di costruire le migliori condizioni di accoglienza e di integrazione degli stranieri, ma anche di rafforzare gli strumenti di controllo del territorio, di rispetto della legalita’ e di tutela della sicurezza dei cittadini.


E' un appuntamento molto importante per noi dell'Italia dei Valori, che ha come obiettivo quello di analizzare il fenomeno in tutta la sua complessita’ e di approfondire le risposte che le istituzioni hanno gia’ preparato a mettere in campo. Saranno presenti l'On. Carlo Costantini dell'Italia dei Valori, l'On. Rodolfo De Laurentiis (Udc), il segretario nazionale SIULP Felice Romano, il Sindaco di Chieti Francesco Ricci e l'ex dirigente degli istituti scolastici Nino Santilli.


pescara15dic07.jpg Scarica il programma dell'iniziativa - segnalino.png Come trovarci


7 Dicembre 2007

Occorre applicare le leggi


Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta dei "Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza", in seguito all'inferno che si è creato alle acciaierie ThyssenKrupp di Torino, dove sono morti due giovani ragazzi e padri di famiglia.

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Foto: Repubblica.it

"Siamo profondamente addolorati per tragedia sul lavoro alla ThyssenKrupp di Torino, nel quale è morto l'operaio Antonio Schiavone e sono rimasti ustionati altri 9 operai, di cui 6 in modo gravissimo.


Vogliamo esprimere il nostro cordoglio alle famiglie e lo sdegno per quanto è successo. Sappiamo che questi operai lavoravano ininterrottamente da 12 ore, e che la fabbrica era in dismissione, anche se vi lavoravano ancora 200 operai. La cosa ancora più grave è che in uno stabilimento di un'azienda come la ThyssenKrupp ci fossero 3 estintori vuoti, gli idranti rotti, e non funzionasse neanche il telefono interno per l'emergenza. Ci chiediamo: ma dove sono i controlli? Ma c'è ne mai stato uno in questo stabilimento? Sembra di no, perchè se così fosse quegli estintori sarebbero stati pieni, gli idranti riparati,e il telefono interno funzionante. Vogliamo ricordare che gli estintori e gli impianti antincendio vanno revisionati periodicamente come prevede la legge. E poi Confindustria parla di repressione con controlli e sanzioni? Magari ci fosse la repressione, magari!


Noi Rls lo andiamo ripetendo da tempo, peccato che nessuno ci ascolti: mancano i controlli, perchè i tecnici della prevenzione delle Asl sono meno di 2 mila in tutta Italia e con tante aziende da controllare, manca la cultura della sicurezza sul lavoro, manca la formazione e l'informazione ai lavoratori, manca la certezza della pena.


Dai sindacati metalmeccanici ci saremmo aspettati uno sciopero nazionale, non di 2 ore, ma di 8 ore, con relativa manifestazione.
Concordiamo pienamente con il discorso del Capo dello Stato: "non basta fare le leggi, ma occorre che le norme vengano applicate. Conta molto anche l'impegno delle imprese, dei sindacati e degli stessi lavoratori che devono essere sufficientemente in grado di difendere se stessi dai rischi sul lavoro".
Lo andiamo dicendo da tempo che non basta solo la legge 123/2007 per risolvere i problemi di mancata sicurezza sul lavoro che ci sono nelle aziende.


Concludiamo con questa proposta: perchè per iniziare non si sbloccano le assunzioni dei tecnici della prevenzione, così da ad assumerne altri?


Attendiamo risposte."


Marco Bazzoni, Andrea Coppini, Mauro Marchi - Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza.


6 Dicembre 2007

L'Assemblea degli eletti


Un altro tassello dell’Organizzazione dell’Italia dei Valori è andato al suo posto. Abbiamo eletto il Responsabile Nazionale degli Eletti in un assemblea che abbiamo tenuto a Roma, ed è stato eletto l’On. Nello Di Nardo, già Responsabile Nazionale degli Enti Locali.

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L’Assemblea degli eletti è un organo che è stato voluto nello Statuto Nazionale ed è un organo consultivo e propulsivo del nostro partito. Coordina l’attività politica ed istituzionale di tutti gli eletti. Perché è importante l’Assemblea degli eletti? Noi immaginiamo che questo organo sia in condizione di fare sintesi delle varie esperienze nel territorio. Quanti assessori alla cultura, assessori provinciali all’ambiente, assessori regionali alla formazione professionale e quanti presidenti di commissione abbiamo? Questi devono avere un “fil rouge” che li unisce sul territorio, e devono avere la possibilità di consultarsi periodicamente, con sinergia, mettendo a disposizione il lavoro che fanno giorno per giorno.


Il Responsabile Nazionale degli Eletti dovrà mettere in rete le reali necessità degli eletti e degli amministratori ma soprattutto dovrà coordinare la loro attività cercando di mettere dette attività in sintonia, evitando displasie: che a Trento si dica una cosa e a Palermo se ne faccia un'altra è un qualcosa che l’Italia dei Valori non può permettersi, perché la coerenza che il suo Presidente e la classe dirigente cercano di portare giorno per giorno nelle istituzioni non può essere smentita a livello territoriale.


Noi immaginiamo davvero qualcosa di dinamico: ogni Regione eleggerà il proprio Responsabile Regionale degli Eletti, che insieme al Responsabile Nazionale formerà un momento di coordinamento effettivo delle attività sul territorio. Immaginiamo che su problemi importanti, pur nelle diversità delle collocazioni territoriali, si possa avere una linea comune, un ordine del giorno, proposte di legge, come ad esempio sui costi della politica, dove in alcune regioni i nostri gruppi consiliari hanno presentato la legge per diminuire i costi della politica riferita agli enti e agli organismi regionali: questa è un esperienza che i capigruppo dell’Italia dei Valori delle altre regioni possono prendere a riferimento, eventualmente modificandola a seconda delle esigenze che ci sono nelle varie regioni. La stessa cosa riguarda la solidarietà nei grossi comuni, come Roma, Milano, Palermo, Torino, dove immagino una proposta comune per l’accoglienza sul territorio, per l’assistenza agli anziani.


L’Italia dei Valori deve parlare certamente con le parole e con i fatti del suo Presidente Antonio Di Pietro, ma dovrà essere testimone di questo orientamento nazionale anche sulle singole realtà. Dobbiamo cercare di rendere omogeneo il nostro impegno, essere coerenti e avere una uniformità di comportamento.


Sono certo che l’Assemblea degli eletti, cosi come voluta nello Statuto Nazionale e cosi come l’abbiamo disegnata nei mesi scorsi, possa essere davvero un punto di riferimento costante per coloro che vogliono impegnarsi e impegnarsi bene nell’Italia dei Valori.

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5 Dicembre 2007

Evangelisti in merito alle dichiarazioni di Bertinotti


In seguito alle dichiarazioni del Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, l'On. Fabio Evangelisti ha presentato un interrogazione a risposta immediata rivolta al Ministro per l'attuazione del programma di Governo, Giulio Santagata, riguardo la posizione del Governo in relazione a dichiarazioni riguardanti l'azione dell'Esecutivo.

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“Un governo nuovo, riformatore, capace di rappresentare una drastica alternativa a Berlusconi, e di stabilire un rapporto profondo con la società e con i movimenti, a partire dai grandi temi della disuguaglianza, del lavoro, dei diritti delle persone: ecco, questo progetto non si è realizzato”.


Non è la dichiarazione del leader dell’opposizione, né quella di un esponente della maggioranza che ha deciso, più o meno opportunamente, di far mancare il suo sostegno al Governo. Ciò che è citato qui sopra è un passaggio dell’intervista rilasciata dal Presidente della Camera, nonché autorevolissimo esponente di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti.


Non possiamo non registrare l’assoluta inopportunità dell’intervista rilasciata dalla terza carica dello Stato e l’anomalia di forma che essa ha rappresentato. E’ chiaro che alla luce di tali esternazioni è risultato naturale chiedersi, in primo luogo, quale fosse la posizione del Governo ma, ancor di più, quale è stato l’obiettivo del leader di Rifondazione Comunista. Forse anche l’esponente di Rifondazione Comunista, come Calderoli, ritenendo la politica un grande palcoscenico ha pensato di dover interpretare un personaggio, magari quello del ‘cattivo’ che cerca di pungolare l’azione di Governo, oppure dietro le sue parole si nasconde qualcosa di più preoccupante?


Fermo restando l’inadeguatezza delle affermazioni rilasciate al quotidiano la Repubblica, è doveroso, però, sottolineare che da parte del Governo avremmo voluto un intervento diverso, orientato a richiamare tanto Bertinotti, quanto Veltroni, ad un atteggiamento più corretto e attento tanto dal punto di vista mediatico-comunicativo, quanto da quello politico.


Il video della seduta.

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2 Dicembre 2007

Magistratura indipendente


Pubblichiamo la video intervista all'On.Costantini da parte dei Giovani dell'Italia dei Valori della Regione Abruzzo, legata al tema "Magistratura indipendente" ed in seguito alla raccolta di firme della petizione popolare promossa a favore del sostituto procuratore Luigi De Magistris.


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Mancinelli: Tiene banco da diverse settimane la vicenda che vede coinvolto il sostituto procuratore della Repubblica Luigi De Magistris, di cui il Ministro della Giustizia Clemente Mastella ne ha chiesto il trasferimento. Si è ancora in attesa della delibera del CSM, tuttavia l’inchiesta “Why Not”, che vede coinvolti numerosi esponenti del mondo imprenditoriale e politico, è già stata sottratta. C’è una situazione di non chiarezza. Cosa ne pensa?


On.Costantini: Innanzitutto ringrazio voi Giovani dell'Italia dei Valori per la petizione che state portando avanti a livello nazionale. E' una iniziativa molto importante perchè tiene viva l'attenzione delle persone per bene, rispetto ad un vero e proprio scandalo. Io non credo che l'interesse debba essere concentrato sulle questioni che hanno determinato una presunta situazione di incompatibilità ambientale. Queste situazioni saranno valutate e giudicate dall'organo di  autogoverno della CSM. La gravità è nel fatto che il Ministro Mastella era direttamente o indirettamente coinvolto in indagini che il sostituto procuratore  De Magistris stava portando avanti, e abbia assunto l'iniziativa di promuovere il trasferimento. Il grave è questo. Questo è un residuato della riforma dell'ordinamento giudiziario fatta dal Ministro Castelli, che noi colpevolmente fino ad oggi non abbiamo eliminato. Ripeto, è grave il fatto  che un Ministro, in palese conflitto di interessi perchè coinvolto nelle indagini penali che il magistrato sta portando avanti in Calabria, abbia deciso per via d'urgenza e per via cautelare il trasferimento del magistrato. Devo dire che è una situazione, per certi versi, in linea con il degrado morale che stiamo vivendo nel Paese. In questi giorni si parla dello scandalo dei rapporti trasversali tra RAI e Mediaset durante la campagna elettorale, e quindi sta tornado di attualità  in questo momento, il conflitto di interessi, che pensavamo essere solo del centrodestra. Purtroppo questo è un caso forse ancor più grave, di conflitto di  interessi, che non si era mai visto nella storia della Repubblica, dove un Ministro della Giustizia chiede il trasferimento di un magistrato che stava  indagando su di lui. Io credo che questo aspetto sia molto più importante del merito e del merito fortunatamente se ne occuperanno i magistrati del CSM.


M: L'osservazione che lei ha fatto mi portano al secondo quesito che mi ero proposto di chiederle, in quanto questa inchiesta vede coinvolti personaggi di spicco, soprattutto trasversali, del mondo politico: Lorenzo Cesa (segretario dell'UDC), Fabio Schettini (già segretario dell'ex ministro forzista Franco Frattini e attualmente commissario europeo alla giustizia e vice presidente della commissione europea), Giuseppe Chiaravalloti (ex governatore della Calabria), l'ex assessore regionale all'ambiente Domenico Basile di AN, l'ex presidente dell'ANAS Vincenzo Pozzi, Piero Fassino, Giovan Battista Papello (copriva incarichi amministrativi all'interno della Regione Calabria), per finire addirittura ad un personaggio delle forze dell'ordine, il generale Walter Cretella Lombardo, comandante della scuola di polizia tributaria di Ostia della GdF e consigliere di Franco Frattini. In un quadro così inquietante, lei vede una via di uscita?


On.C: Una via di uscita dobbiamo trovarla. La quantità e la consistenza dei personaggi coinvolti in questa inchiesta, ed il fatto che questa inchiesta sia stata già sottratta al sostituto procuratore che la stava portando avanti tra mille difficoltà, è indicativa di una condizione di difficoltà che vive il rapporto tra politica e magistratura. E'  in atto un tentativo di minare e di ledere il principio dell'autonomia della magistratura, un principio che la nostra carta costituzionale ha stabilito in maniera chiara in maniera chiara e rigorosissima proprio per assicurare la separatezza delle funzioni tra due poteri dello stato altrettanto importanti: il potere legislativo ed esecutivo di chiara responsabilità di guida politica del paese, ed il potere giudiziario di chi ha la responsabilità del controllo della legalità. Questo attacco alla magistratura va ad incidere negativamente su questo importantissimo principio costituzionale, una via di uscita la dobbiamo assolutamente trovare. E difficile, molto difficile perchè queste situazioni di continuità tra politica, affari e criminalità organizzata e anche pezzi della magistratura è una situazione che coinvolge degli spezzoni del centrodestra e del centrosinistra e quindi ci sono trasversalismi che molto spesso non emergono, non riusciamo ad accertare, e ci accorgiamo di questa situazione solo quando esplode uno scandalo come quello di De Magistris, ma purtroppo io credo che in Italia ci siano molte altre situazioni come queste. Respiro un clima molto simile come quello che abbiamo respirato negli anni 92-93, quando c'è stata Mani Pulite. Nelle pubblica amministrazione il rispetto delle regole è diventato un optional, gli amministratori improvvisano, violano le leggi, chi controlla in troppi casi è nominato dal controllato, c'è una situazione di conflitto che non consente a nessuno di capire chi ha le responsabilità di agire e chi ha le responsabilità di controllare.


M: Giustamente lei ha ricordato gli anni di Tangentopoli, i primi anni 90. In quegli anni, dopo ogni scandalo, c'era molto movimento popolare, di rabbia, di rivalsa. Oggi cosa succede? I giovani, soprattutto, sono rassegnati?


On.C: Forse sei troppo giovane per ricordare, però in quei anni ci fu una spinta dell'opinione pubblica e soprattutto una condivisione di quello che stava avvenendo intorno alla magistratura e che stava mettendo in campo da parte degli organi di informazione che oggi non c'è nemmeno lontanamente. Oggi gli organi  di informazione sono quasi completamente nelle mani degli imprenditori, che partecipano ai banchetti, e dei politici che si rendono responsabili di operazioni come quella di cui abbiamo parlato prima. L'informazione non è libera, l'informazione è totalmente asservita al potere. La nostra speranza è la rete, e voi dei Giovani dell’Italia dei Valori avete investito molto su questo, così come il nostro presidente ed il nostro partito. La nostra scommessa è nel futuro della rete, nella capacità  dei cittadini, ormai già presente, ma destinata a svilupparsi ulteriormente, e di non subire più l'informazione di regime, ma la possibilità di andare alla ricerca dell'informazione, di costruire una verità vera, perchè la verità che rappresentano quasi tutti gli organi di informazione è una verità di parte. E per costruire  una verità vera, che poi è una sola, io credo che la rete sia lo strumento migliore. Confido molto nella rete, del resto il successo del Blog di Grillo, il successo del Blog del nostro presidente Antonio Di Pietro, dimostrano come la gente abbia voglia di sapere. Purtroppo, anche per una questione di arretratezza culturale, lo strumento della rete non è ancora molto diffuso, però è solo un problema di tempo, i risultati arriveranno.


M: Speriamo bene, e che finisca questa situazione di sopimento.


On.C: Per questo dovremo impegnarci ad impedire che il disegno di legge di Levi venga approvato, quello che prevede una serie di balzelli e di adempimenti tipo la nomina del direttore editoriale del Blog. La rete deve essere libera. Non possiamo costruire delle condizioni di accesso all'informazione. Sarebbe gravissimo, e siamo impegnati in Parlamento perchè questa iniziativa legislativa non giunga a buon fine.


1 Dicembre 2007

Tre provocazioni


Vorrei lanciare tre provocazioni, da cui vorrei avere una risposta, delle osservazioni, non solo da parte dei diretti interessati, ma anche da parte vostra, perché riteniamo sia importante che voi cittadini, nostri datori di lavoro, ci possiate dire la vostra, dandoci consigli e spunti per migliorare il nostro Paese e il suo operato.

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Al pari di tanti altri parlamentari ho ricevuto qualche decina di mail sul provvedimento che aveva in animo il Ministro Gentiloni di bloccare, o meglio, di registrare i Blog e quanto altro si muova in termini di libera informazione in internet. Meno preoccupanti, e meno numerose, sono state le segnalazioni per quello che considero un vero e proprio scandalo: il portale Italia.it, quello che il Ministro Rutelli dice di non essere tra le sue competenze. Non lo so adesso se è competenza sua o meno, ma resta un fatto: sono stati stanziati dal precedente Governo 45 milioni di euro, ossia 90 miliardi delle vecchie lire, rispetto le quali Rutelli ha partecipato alla benedizione, con tanto di simbolo che interpretava un cetriolo, per dire che adesso va chiuso dopo soltanto 6 mesi.


Mi chiedo chi, dove, come, quando e perché è stato deciso di fare quel portale e chi, dove, come, quando e perché è stata fatta quella spesa, e chiedo a Rutelli di dire come e perché ha deciso che quei 45 milioni debbano essere buttati dalla finestra e il portale debba essere chiuso.


L’altro giorno ho visto l’ex Ministro Giovanardi che ricordava, giustamente, come le stragi del sabato sera in questi anni ha raggiunto la cifra paurosa di tre mila persone, soprattutto giovani, che sono morte. Più o meno il sacrificio di vittime umane che si è consumato nell’attentato delle torri gemelle, oppure il numero degli americani morti in Iraq dall’inizio della guerra, ma c’è un'altra guerra, non dichiarata, disconosciuta, della quale si parla sempre troppo poco se non a livello di vertici istituzionali con preghiere e raccomandazioni: è il tema dei morti sul lavoro.


Ogni giorno, in media nel nostro Paese, tre uomini, o tre donne, spesso uomini, spesso immigrati, che muoiono di lavoro. Tre morti al giorno che pesano sulla nostra coscienza.


Non so dire di chi siano le responsabilità, si è fatto un grosso lavoro questo anno per redigere norme sempre più stringenti, ma il problema di questo Paese è ancora una volta quello che mancano i controlli. Si fanno le norme ma poi manca chi poi si adopera per applicarle.
Ci sono le norme, mancano le sanzioni. Quando ci sono le norme e ci sono le sanzioni non arriva mai il momento in cui si decide che qualcuno è colpevole, e non è possibile che di fronte ad una strage, di tre morti ogni giorno, nessuno sia colpevole.


A breve si tornerà a discutere, se non ci sarà prima una crisi di questo Governo, delle missioni internazionali. Proprio questa mattina leggevo una denuncia dell’ONU per cui Hezbollah nell’ultimo anno si è rafforzato, e si è rafforzato in Libano dove c’è un contingente a guida italiana. Bisogna interrogarsi sul senso delle nostre missioni all’estero, in particolare per quanto riguarda la situazione dell’Afghanistan. Com’è possibile che in quel paese, in stato di guerra, con truppe che occupano gran parte del territorio, con la presenza della NATO e degli americani, sia possibile aumentare la produzione dell’oppio, aumentare il traffico di droga, e soprattutto portare fuori quella droga da quel martoriato Paese.


Ma è possibile che non ci sia la possibilità di fare verifiche sui conti delle banche in Svizzera, a Wall Street o nella City londinese. Non è il caso che invece che mandare un contingente militare in Afghanistan, la prossima volta sia meglio mandare un contingente di finanzieri o di consulenti nella City a Londra o a Wall Street? Forse sapremo qualcosa di più sui grandi trafficanti, invece di correre dietro ai piccoli spacciatori o i lavavetri abusivi di Firenze. 

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