Vorrei lanciare tre provocazioni, da cui vorrei avere una risposta, delle osservazioni, non solo da parte dei diretti interessati, ma anche da parte vostra, perché riteniamo sia importante che voi cittadini, nostri datori di lavoro, ci possiate dire la vostra, dandoci consigli e spunti per migliorare il nostro Paese e il suo operato.
Al pari di tanti altri parlamentari ho ricevuto qualche decina di mail sul provvedimento che aveva in animo il Ministro Gentiloni di bloccare, o meglio, di registrare i Blog e quanto altro si muova in termini di libera informazione in internet. Meno preoccupanti, e meno numerose, sono state le segnalazioni per quello che considero un vero e proprio scandalo: il portale Italia.it, quello che il Ministro Rutelli dice di non essere tra le sue competenze. Non lo so adesso se è competenza sua o meno, ma resta un fatto: sono stati stanziati dal precedente Governo 45 milioni di euro, ossia 90 miliardi delle vecchie lire, rispetto le quali Rutelli ha partecipato alla benedizione, con tanto di simbolo che interpretava un cetriolo, per dire che adesso va chiuso dopo soltanto 6 mesi.
Mi chiedo chi, dove, come, quando e perché è stato deciso di fare quel portale e chi, dove, come, quando e perché è stata fatta quella spesa, e chiedo a Rutelli di dire come e perché ha deciso che quei 45 milioni debbano essere buttati dalla finestra e il portale debba essere chiuso.
L’altro giorno ho visto l’ex Ministro Giovanardi che ricordava, giustamente, come le stragi del sabato sera in questi anni ha raggiunto la cifra paurosa di tre mila persone, soprattutto giovani, che sono morte. Più o meno il sacrificio di vittime umane che si è consumato nell’attentato delle torri gemelle, oppure il numero degli americani morti in Iraq dall’inizio della guerra, ma c’è un'altra guerra, non dichiarata, disconosciuta, della quale si parla sempre troppo poco se non a livello di vertici istituzionali con preghiere e raccomandazioni: è il tema dei morti sul lavoro.
Ogni giorno, in media nel nostro Paese, tre uomini, o tre donne, spesso uomini, spesso immigrati, che muoiono di lavoro. Tre morti al giorno che pesano sulla nostra coscienza.
Non so dire di chi siano le responsabilità, si è fatto un grosso lavoro questo anno per redigere norme sempre più stringenti, ma il problema di questo Paese è ancora una volta quello che mancano i controlli. Si fanno le norme ma poi manca chi poi si adopera per applicarle.
Ci sono le norme, mancano le sanzioni. Quando ci sono le norme e ci sono le sanzioni non arriva mai il momento in cui si decide che qualcuno è colpevole, e non è possibile che di fronte ad una strage, di tre morti ogni giorno, nessuno sia colpevole.
A breve si tornerà a discutere, se non ci sarà prima una crisi di questo Governo, delle missioni internazionali. Proprio questa mattina leggevo una denuncia dell’ONU per cui Hezbollah nell’ultimo anno si è rafforzato, e si è rafforzato in Libano dove c’è un contingente a guida italiana. Bisogna interrogarsi sul senso delle nostre missioni all’estero, in particolare per quanto riguarda la situazione dell’Afghanistan. Com’è possibile che in quel paese, in stato di guerra, con truppe che occupano gran parte del territorio, con la presenza della NATO e degli americani, sia possibile aumentare la produzione dell’oppio, aumentare il traffico di droga, e soprattutto portare fuori quella droga da quel martoriato Paese.
Ma è possibile che non ci sia la possibilità di fare verifiche sui conti delle banche in Svizzera, a Wall Street o nella City londinese. Non è il caso che invece che mandare un contingente militare in Afghanistan, la prossima volta sia meglio mandare un contingente di finanzieri o di consulenti nella City a Londra o a Wall Street? Forse sapremo qualcosa di più sui grandi trafficanti, invece di correre dietro ai piccoli spacciatori o i lavavetri abusivi di Firenze.