La condanna della Corte di giustizia europea

Europa 7 è l’assegnataria delle frequenze illegalmente occupate da Rete4. Tutti i politici ne parlano, la situazione non si schioda dal palo. Ora arriva il carico della Corte europea.
La condanna (leggi la sentenza) che arriva da Bruxelles al regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione televisiva è l’ennesimo declassamento di questo Paese verso una sorta di “regime pseudo democratico”. L’assegnazione delle frequenze non rispetta, dice la Corte, il principio della libera prestazione dei servizi e tanto meno criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori.
Ben poco è stato fatto per mettere mano al conflitto di interessi anche da questo governo, una sorta di pax inspiegabile che colloca l’Italia, in barba alle sentenze della Corte Costituzionale e a tutte le norme sulla concorrenza, in un sistema di monopolio quasi perfetto.
All’interno di un comunicato diramato dalla Corte e tradotto in ben nove lingue si legge: “Il giudice del rinvio sottolinea che in Italia il piano nazionale di assegnazione delle frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni, nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni. Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio, hanno avuto l’effetto di non liberare le frequenze destinate ad essere assegnate ai titolari di concessioni in tecnica analogica e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale.”
Questa situazione desta l’indignazione dei cittadini e di quella parte sana della politica che è chiamata a rappresentarli.
In questo ultimo anno i molti appelli all’Unione dell’Italia dei Valori a sostegno di Europa 7 si sono intensificati come dimostrano gli articoli sotto riportati. Il centrosinistra non ha affrontato un problema che per altro faceva parte delle tante promesse fatte ai cittadini in campagna elettorale, promesse poi disattese.
Articoli sul tema:
La riforma del settore televisivo
Etere senza legge
Europa 7: applichiamo la legge
La sentenza |
Comunicato stampa della Corte di giustizia europea
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La diffida di Cuffaro

L’ANSA nella giornata di ieri ha battuto la notizia di una diffida alla Rai dal mandare in onda parti dell’inchiesta “La mafia è bianca” ricevuta dai legali di Salvatore Cuffaro.
Alla trasmissione Annozero e al suo direttore va tutta la solidarietà dell’Italia dei Valori. Solidarietà che in passato hanno avuto anche giornalisti, magistrati indipendenti e quella parte di società civile che si sono battuti per il principio alla base di ogni democrazia: la libertà di espressione.
Si legge ancora nel sito di Annozero: “i legali di Salvatore Cuffaro hanno pienamente ragione nel ritenere gravissimo l’accostamento dell’ex Governatore della Sicilia ad esponenti del mondo mafioso, come Angelo Siino, a cui Cuffaro si è rivolto alla ricerca di voti. O come Giuseppe Guttadauro, Salvatore Aragona, Domenico Miceli, Michele Aiello. Per evitare scomodi accostamenti, forse Cuffaro avrebbe fatto meglio a non frequentarli, gli ambienti mafiosi”. Concordiamo.
I comunicati dell'Italia dei Valori sulla vicenda Cuffaro.
Articoli precedenti:
L'imbarbarimento etico delle istituzioni
Legalità in Sicilia
Lettera a Prodi
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Parola alla magistratura
In questi giorni non sono mancati attacchi all'Italia dei Valori per la vicenda di Paride Martella, ex presidente della Provincia di Latina e membro del partito dal 2006.

Apprendo con dispiacere la notizia di misure interdittive a carico dell’avv. Paride Martella. L’Italia dei Valori, come sempre in questi casi, ha immediatamente provveduto alla sua sospensione, da ogni incarico e funzione politica.
Fatti, comunque che risalirebbero a quando Martella, esponente del CCD-UDC, ricopriva il mandato di presidente della Provincia di Latina (1994 - 2004) ed era responsabile della società Acqualatina. L’adesione di Martella all’IdV è avvenuta solo nel 2006.
Giornalisti volutamente non informati hanno accostato questo avvenimento alle vicende che hanno coinvolto un intero partito, l'Udeur. Vorremo ricordare a questi giornalisti che a differenza dell'Udeur l'Italia dei Valori, venuta a conoscenza delle accuse mosse dalla magistratura a carico dell'avv. Paride Martella, ha provveduto, immediatamente, alla sua sospensione da qualsiasi ruolo e incarico politico, come facciamo sempre in questi casi.
Rinnoviamo incondizionata fiducia nella magistratura certi che essa, come in ogni analoga circostanza, perseguirà solo l’accertamento della verità chiarendo tutta la vicenda. Auguriamo parimenti all'avv. Paride Martella di concludere al più presto le vicende giudiziarie che lo vedono coinvolto.
Comune di Vittoria: no al pizzo
Riportiamo l'intervista a Leoluca Orlando, portavoce e deputato dell'Italia dei Valori, in tema di mafia e provvedimenti lotta contro il pizzo.

Per la quarta volta, nella realtà siciliana, la polizia e le forze dell’ordine con azione meritoria hanno scoperto i pizzini: gli elenchi di operatori economici e commerciandi che erano costretti a pagare il pizzo ai mafiosi. E’ la conferma che la mafia non si arresta ma continua, la conferma che c’è bisogno di continuare in questa azione di repressione, da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, ma che occorre anche introdurre delle misure che servano a giovare questo lavoro delle forze dell’ordine.
In una terra come la nostra, nella quale un presidente della regione, condannato a 5 anni ed interdizione dai pubblici uffici per avere favorito boss mafiosi, ha l’arroganza di voler restare in carica e festeggiare con i cannoli, c’è anche una Confindustria Sicilia che dice “non può far parte dell’organizzazione degli imprenditori chi ha comunque rapporti con mafiosi, anche se non commette reati”.
C’è una società civile che cerca di ribellarsi, c’è Addiopizzo, ci sono commercianti che coraggiosamente pubblicano nomi, ci sono cittadini che dichiarano di far la spesa soltanto da imprenditori che dichiaratamente sono contro il pizzo e collaborano con la polizia per scoprire gli estortori.
Di fronte a questo la politica non può rimanere ferma, ecco la ragione per la quale abbiamo pensato di proporre alcune disposizioni per inasprire le pene nei confronti di chi non collabora con le forze dell’ordine, di chi eventualmente potrebbe utilizzare queste disposizioni in maniera fraudolenta, ma al tempo stesso esse rispondano rispetto al piccolo imprenditore, al piccolo operatore economico, all’artigiano, al commerciante con meno di 15 dipendenti e a chi ha meno di un milione di fatturato, perché il grande imprenditore, la grossa impresa, trova i sistemi di difesa e ha compreso che pagare il pizzo non è conveniente, perché rischia di appesantire i costi di produzione tanto da dover essere più competitiva con imprese che invece il pizzo lo pagano, e quindi lo fanno nell’etica della convenienza, ma il piccolo commerciante, il fruttivendolo, il piccolo bar, pensa a sopravvivere, e quindi bisogna dargli una sponda, per quelli che il pizzo non l’hanno mai pagato e per quelli che, avendolo pagato, collaborano per scoprire gli estortori e per bloccare questo fenomeno.
Nelle disposizioni sono previsti sgravi fiscali per tre anni, sono previsti sgravi dei tributi locali, per esempio l’esenzione dal pagamento dell’occupazione del suolo, prevede la riduzione degli oneri contributivi per i propri dipendenti, che è anche un modo per metterli in regola. Perché per un periodo di tre anni? Perchè i piccoli imprenditori, quando collaborano, i loro negozi, i loro bar, i loro ristoranti, non vengono più frequentati, e allora bisogna accompagnare in qualche modo coloro che hanno dato la loro utile collaborazione perché possano continuare la loro attività superando un momento di sbandamento nel quale rischiano di essere isolati per opera della criminalità organizzata.
Queste disposizioni sono previste accanto ad un sistema rigoroso di controllo sul territorio, accanto ad un sistema di videosorveglianza, accanto ad un sistema di presidio del territorio per evitare che questi piccoli operatori economici non rimangano da soli non solo in Sicilia, non in Calabria o in Puglia, ma in tutta Italia. La cronaca di ogni giorno ci dice come questi criminali si stanno diffondendo in tutta Italia, e a Rovigo come a Siracusa si è esposti a questo rischio.
Diamo sponda a chi non vuole pagare, diamo sponda a chi vuole collaborare, stabiliamo sistemi di controllo del territorio, inaspriamo le pene, ma accompagniamoli a superare la fase critica che segue alla collaborazione con le forze dell’ordine. Credo che sia un modo concreto perché la politica faccia la propria parte in una terra nella quale il volume di affari collegati a questa ignobile attività è enorme, e l’appesantimento rispetto allo sviluppo delle piccole e medie imprese è certamente insostenibile.
Siamo convinti che questo esperimento possa servire ad avere dati, indicazioni ed informazioni migliori, e possa anche far comprendere che collaborare con la giustizia può comportare qualche rischio, ma che può essere conveniente.
conveniente.

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La chiusura di Italia.it
Riportiamo l'intervento, registrato in data 24 gennaio 2008, dell'On.Fabio Evangelisti sulla chiusura del portale Italia.it.

Cari amici e care amiche che navigate in internet, quando voi vedrete questo post saprete già com’è andata a finire a Romano Prodi nell’aula di Palazzo Madama al Senato. Io ancora non lo so, manca qualche ora. Temo che mancheranno i voti, quei voti di coloro che avevano sottoscritto un patto con gli italiani e avevano detto “governeremo 5 anni con Romano Prodi”. Se non ci fosse questa “tragedia”, lo metto tra virgolette, se non ci fossero i rifiuti nelle strade di Napoli, se non ci fosse stata la telenovela a sfondo familiare-giudiziario della famiglia Mastella-Lonardo, probabilmente molti di voi, molti dei cittadini italiani, si sarebbero accorti di un piccolo-grande scandalo di questi giorni: la chiusura del portale Italia.it.
Si trattava di un progetto per lanciare alla grande l’immagine del Bel Paese su internet. Un progetto da 45 milioni di euro, una cifra fantasmagorica almeno per noi che non siamo abituati a parlare di queste cifre, normalmente e soprattutto per un portale web.
E’ stato inaugurato due volte, nel 2006 da Berlusconi e dal Ministro Stanca, nel 2007 da Rutelli, oggi si chiude, con una sola nota positiva: si chiude dopo essere costato ai cittadini italiani 7 milioni di euro anziché 45 milioni, ma rimane comunque un grave danno d’immagine, un grave danno al nostro Paese e un grave danno alle casse.
Un sito che non ha mai funzionato. Ho tratto dal quotidiano La Stampa di Torino alcuni degli errori più marchiani: Monterosa è situato in Lombardia, le Dolomiti non esistono, San Marino non esiste, l’Abruzzo non avrebbe le coste, Pesaro sarebbe la patria di Gioachino Fellini invece di Federico Fellini, Genova è segnalata con mura abbattute più di 10 anni fa, Portofino è segnalata nel Ponente Ligure invece che nel Levante e le 5 Terre non esistono. Questo era Italia.it.
E’ un bene che sia stato chiuso oggi, ma è un male per noi, per gli italiani. La spazzatura di Napoli fa senz’altro più danno, però se andiamo a vedere la mancanza di un portale che possa favorire un flusso turistico verso il nostro Paese, di un portale che possa favorire la prenotazione online delle strutture alberghiere e delle nostre strutture ricettive, sarebbe stato al passo con i tempi, invece anche in questo caso siamo rimasti indietro.
Berlusconi promette nuove leggi vergogna
Riportiamo le dichiarazioni dell'On.Silvana Mura in seguito alla proposta di legge sulle intercettazioni annunciata da Silvio Berlusconi.

Berlusconi è già in campagna elettorale e al primo punto del suo programma promette una legge che limita fortemente l’uso di intercettazioni, e che invece di condannare chi commette reati manda in galera il magistrato e i giornalisti che le pubblicano.
Con una legge simile in vigore Fazio sarebbe ancora governatore della Banca d’Italia, Fiorani avrebbe continuato ad arricchirsi ai danni dei correntisti della Bpi, mentre il magistrato che ha portato avanti l’inchiesta avrebbe preso 5 anni di galera e 2 milioni di euro sarebbe stata la multa che avrebbero pagato tutti i giornali che hanno pubblicato le notizie su quella vicenda.
Appare evidente che Berlusconi ha già stilato il programma per un suo eventuale governo, che consiste nel riprendere esattamente da dove aveva lasciato nel 2006, ovvero dalle leggi vergogna.
IdV al Governo: il taglio dei costi
L’Italia dei valori ha iniziato a tagliare i costi della politica e dei politici, che sono alcuni dei principali scandali del nostro paese. Nella Finanziaria 2008 l’Italia dei Valori ha presentato numerosi emendamenti in questo senso, che sono stati accolti nonostante le resistenze della Casta.

Molto rimane ancora da fare per riportare l’Italia in Europa per quanto riguarda il mondo dei costi della politica, ma le misure che siamo riusciti a far approvare consentiranno risparmi importanti per le casse dello Stato.
Come tutti sanno, le circoscrizioni dei comuni sono nate per avvicinare le amministrazioni ai cittadini e semplificare l’accesso ai servizi. In molti casi però si sono trasformati in ulteriori poltrone per i politici, ovviamente inutili, ma ben retribuite con relativi privilegi, auto blu comprese. Per questo abbiamo ridotto il loro numero del 60%, stabilendo che solo le città con più di 250 mila abitanti possono istituirle, rispetto al limite precedente di 100 mila abitanti. Anche le deroghe, che consentivano i comuni di appena 30 mila abitanti di dar vita alle circoscrizioni, sono state innalzate a 100 mila abitanti.
Grazie a queste modifiche, il numero delle circoscrizioni presenti in Italia passa dalle attuali 616 a circa 251, con un risparmio quantificabile in ben 313 milioni di euro.
Abbiamo cancellato la legge Mancia, una legge clientelare istituita nel governo Berlusconi con la Finanziaria del 2005, che consentiva di istanziare finanziamenti a pioggia su tutto il territorio nazionale secondo logiche clientelari che accontentavano tutte le forze politiche, con interventi da realizzare nei collegi elettorali di alcuni deputati e senatori, tanto di centrodestra quanto di centrosinistra, per alimentare un facile consenso pagato con i soldi dello Stato.
Va ricordato che la legge Mancia ha distribuito 200 milioni di euro nel 2005, 130 milioni di euro nel 2006 e 120 milioni di euro nel 2007. Grazie ad un emendamento dell’Italia dei Valori questa legge è stata finalmente abolita.
L’Italia dei Valori è riuscita anche a tagliare le spese degli enti locali per i consorzi di bonifica riducendo il numero dei loro amministratori, che da oggi non potrà essere superiore a 3 o 5 unità a seconda delle diverse situazioni economiche. In questo modo si evita di trasformare questi enti in lussuosi parcheggi che vengono generalmente utilizzati dai politici momentaneamente senza poltrona.
Abbiamo tolto un po’ di soldi, ancora troppo pochi, 20 milioni di euro, al finanziamento pubblico ai partiti, per destinarli alla costruzione di nuove scuole e nuove carceri. Una misura di cui l’Italia dei Valori va particolarmente orgogliosa perché di soldi i partiti politici ne prendono già abbastanza.
Altra misura che l’Italia dei Valori ha fortemente richiesto è quella dei tagli alla spesa prevista per le comunità montane e per il loro riordino. Lo Stato riduce, di 33 milioni per il 2008 e di 66 milioni di euro per il 2009, i finanziamenti destinati a queste amministrazioni.
Si introduce inoltre un obbligo per le regioni di ridurre di un terzo i finanziamenti pubblici destinati alle comunità montane. Tali disposizioni avranno come conseguenza una riduzione delle comunità montane, che dalle attuali 355 dovrebbero scendere a circa 250.
Questi sono i provvedimenti direttamente frutto di emendamenti presentati dall’Italia dei Valori e recepiti nella legge finanziaria, ma in questa legge ci sono altre misure che accolgono richieste e principi più volte sostenute dal nostro partito. Mi riferisco alla riduzione del numero dei componenti delle giunte comunali e provinciali, al tetto sugli stipendi dei manager pubblici e al giro di vita sulle consulenze e le auto blu.
Grazie alla coerenza e alla determinazione del gruppo parlamentare dell’Italia dei Valori abbiamo dimostrato che tagliare i costi della politica non è solo necessario, ma è anche possibile nonostante la Casta. Grazie al sostegno dell’opinione pubblica e di tutti i cittadini che vogliono eliminare il marcio della politica, a partire dai nostri stessi privilegi di parlamentari, per finire alle assunzioni di raccomandanti capaci nelle pubbliche amministrazioni, fedeli al mandato ricevuto dai cittadini onesti, continueremo la battaglia comune per riportare il nostro paese in Europa e dare speranza al nostro futuro.
Leggi i nostri 10 tagli ai costi della politica
La parola agli elettori
Noi dell’Italia dei Valori siamo convinti che la riforma della legge elettorale sia veramente una grandissima priorità per il Paese.

Ci rendiamo conto, quando una famiglia deve fare i conti con i vari problemi della vita quotidiana, i salari che non bastano, i figli che fanno fatica a trovare un lavoro, parlare di legge elettorale a volte può sembrare una cosa lontana, una cosa anche astrusa, però i problemi del Paese e delle famiglie devono essere risolti dalla politica, ma perché abbia la forza e la capacità di farlo deve essere una politica che si riforma, che cambia, e quindi anche le regole: un nuovo sistema elettorale può essere importante per questo.
Oggi purtroppo ci troviamo una legge elettorale disastrosa, il famoso e cosiddetto “porcellum”: una legge varata dal centrodestra a poche settimane dalla fine della legislatura, da parte di chi era convinto di perdere e voleva creare le condizioni perché l’avversario non potesse vincere, che è quello che poi è effettivamente avvenuto. Tornare a votare con questa legge significa correre il rischio che anche nella prossima legislatura chi vincerà abbia le stesse difficoltà numeriche al senato che ha avuto il centrosinistra.
L’Italia dei Valori ha detto fin dall’inizio che per noi, aldilà di richiamare tanti modelli, che servono solo a fare confusione e a gettare fumo negli occhi della gente, sono importanti tre o quattro cose.
Bisogna ridare agli elettori il potere e il diritto di scegliersi per davvero i loro candidati. Per noi ci sono due modi: o le primarie o le preferenze personali. Bisogna che gli elettori sappiano con chiarezza, quando un partito si presenta alle elezioni, per quale programma si presenta, per quale coalizione e con quale candidato Premier.
Questi sono, per noi, principi assolutamente irrinunciabili, ma il problema è che fino ad ora tutti i modelli, dei quali si è discusso in Parlamento, invocano tanti nomi strani, stranieri e complessi, ma abbiamo la sensazione che lo facciano soltanto per non fare capire ai cittadini che invece ancora una volta li si vuole privare di questi principi, il che sarebbe per noi un inconcepibile e inaccettabile passo indietro.
Un'altra cosa che per noi dell’Italia dei Valori è fondamentale, e da questo punto di vista vogliamo distinguerci da altri partiti che magari temono di non raggiungere le soglie di sbarramento e pensano soltanto a tutelare il loro piccolo e a volte meschino interesse: una soglia di sbarramento alta è fondamentale! L’inflazionamento politico che esiste oggi in Italia è un male per il Paese, e lo rende non governabile e non stabile.
L’Italia dei Valori è consapevole che una soglia di sbarramento alta sarà un problema anche per noi, ma a differenza degli altri crediamo nella forza delle nostre idee e della nostra capacità di convincere i cittadini italiani che per la nostra coerenza, per le nostre battaglie e anche per la capacità di accettare un rischio, alla fine saremo premiati e quindi accettiamo di correre il rischio di dover saltare un‘asticella che oggi sta ad un’altezza più alta di quella che siamo in grado di raggiungere.
Il problema è che non vediamo in questo momento nel dibattito politico quello spirito, quel senso di generosità istituzionale che i partiti dovrebbero avere quando si mettono a fare una legge elettorale, e cioè quello di farla nell’interesse del Paese. Tutto ciò di cui si sta parlando risponde soltanto agli interessi particolari di “questo e quel partito”, e anche gli scenari che si aprono in questo momento di crisi politica, di crisi del Governo Prodi, sono due o tre: o la possibilità di andare al voto in aprile con questa legge elettorale, o di fare un Governo elettorale brevissimo che porti alle elezioni in un paio di mesi facendo una nuova legge elettorale, oppure un accordo tra Forza Italia e il Partito Democratico per governare 6-8 mesi e poi sempre e comunque andare ad elezioni, ci sembrano soluzioni non pensate per l’interesse del Paese, ma che ognuna di queste risponde al prevalere degli interessi di alcuni rispetto agli altri, ma mai verso l’interesse dei cittadini italiani.
Noi l’abbiamo sempre detto: si cerchi, con tutte le forze, di fare una legge elettorale che abbia quelle caratteristiche di sbarramento, di scelta dei candidati, ma quella vera, e chiarezza di campo, di condizioni e di candidato Premier. A noi non piace che i partiti prendano il voto oggi e poi si mettano d’accordo tra loro il giorno dopo in Parlamento facendo la tattica dei due forni: scelgo una volta se mettermi d’accordo con te, l’altra volta con l’altro.
Se è possibile, si faccia questa legge. Se non è possibile, si dia parola agli elettori: c’è un Referendum e noi crediamo che su una questione cosi delicata come la riforma profonda e strutturale della legge elettorale, nessuno abbia più titolo di parlare, se la politica non è capace di trovare una soluzione alta e nobile, che non i cittadini italiani.
L'imbarbarimento etico delle Istituzioni
Credo che per un ovvio rispetto dell'etica e delle Istituzioni, Cuffaro non avrebbe dovuto candidarsi, per quelle frequentazioni che ha ammesso e al di là della valenza giudiziaria delle stesse; avrebbe così evitato alla Sicilia e ai siciliani l'ennesimo danno d'immagine.

Salvatore Cuffaro è stato riconosciuto colpevole di aver aiutato il capo della cosca mafiosa che ha ucciso Padre Pino Puglisi, mentre in questi giorni si è fatta tanta ostentazione di presunte veglie e presunte preghiere in favore di un uomo che ha ammesso di aver frequentato ed aiutato il capo della cosca di Brancaccio.
È triste vedere oggi alcuni chiederne le dimissioni dopo averne condiviso il sistema di potere, beneficiando della sua subcultura di governo e favoritismo. Per quanto mi riguarda, il mio giudizio etico e politico su Cuffaro e sul suo operato rimane quel che era: non soltanto ha determinato un disastro sociale, economico ed amministrativo in Sicilia ma ha anche e soprattutto contribuito ad un imbarbarimento etico delle Istituzioni.
Sabato 23 febbraio l'Italia dei valori organizzera' una manifestazione a Palermo, che sara' l'inizio della campagna elettorale per le elezioni regionali anticipate. La Sicilia non puo' continuare ad essere rappresentata da un uomo che e' stato condannato a 5 anni per aver favorito dei mafiosi e che, insieme ad alcuni dei suoi avvocati, continua a cavillare sulla interpretazione del dispositivo della sentenza.
Soli per la legalità
Riportiamo l'intervento dell'On. Massimo Donadi, tratto dai resoconti stenografati alla Camera, a dimostrazione di come l’Italia dei Valori è isolata nella difesa della magistratura e della legalità.

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, abbiamo apprezzato il richiamo contenuto nel suo intervento all'autonomia e all'indipendenza della magistratura. Tuttavia, signor Presidente del Consiglio, noi crediamo che governare significhi, sempre e innanzitutto, assumersi fino in fondo la responsabilità di dare risposte concrete alle necessità e ai bisogni del Paese. Ebbene, noi riteniamo che oggi il Paese abbia bisogno di sapere dal Presidente del Consiglio se sia vero o non sia vero che in questo Paese vi sono frange di magistratura che tentano di abbattere i loro avversari politici (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).Il Paese ha bisogno di sapere se...
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Restituire il Molise ai cittadini
Nei giorni scorsi, l’intesa con il capogruppo Nicandro Ottaviano e il Coordinatore regionale Giuseppe Astore, il gruppo consiliare dell’Italia dei Valori ha presentato una mozione di sfiducia nei confronti del Presidente della regione Michele Iorio.

Perché questa mozione di sfiducia? Nella conferenza stampa di fine anno, il 31 dicembre, il Presidente della regione ha ufficializzato una crisi politica all’interno della maggioranza del centrodestra, che è stata aperta da una sua componente importante, l’UDC. La pietra dello scandalo è il piano sanitario regionale, il documento più importante per le regioni perché attiene appunto alla programmazione sanitaria che, come sappiamo, assorbe il 70% del bilancio regionale.
L’Italia dei Valori non intende partecipare al balletto e agli inciuci che sono in corso in queste ore nella regione Molise. Per queste ragioni, ribadendo una posizione chiara, lineare e trasparente, ha ritenuto doveroso, anche in solitudine rispetto agli altri partiti del centrosinistra, all’opposizione al consiglio regionale, presentare questa mozione di sfiducia, per diverse ragioni: la crisi che si è sviluppata ha del surreale, una crisi che abbiamo definito da “Casta”, da impuniti, che si sviluppa sui media, sui giornali e sulle televisioni, ma non trova uno sbocco istituzionale nella sede a ciò deputata, che è l’assemblea costitutiva legislativa regionale e il consiglio regionale.
Per queste ragioni abbiamo inteso presentare una mozione di sfiducia andando anche contro l’unità del centrosinistra, che in queste ore sta valutando il da farsi. Noi riteniamo che in questo momento sia prioritario per la nostra regione garantire la governabilità dei processi, perché ha un disperato bisogno di riforme serie.
La regione Molise è in affiancamento da parte del Ministero dell’Economia e della Salute perché a causa di una gestione clientelare, e assolutamente scriteriata, che si ha avuto nella sanità negli anni precedenti, abbiamo accumulato un debito pubblico tale per cui tutte le aliquote fiscali sono state aumentate al massimo. Penso all’Irap, la cui aliquota è al 5,25%. Possiamo immaginare quanto il nostro territorio sia inidoneo e inappetibile ad investimenti dal punto di vista economico.
Noi riteniamo che debba ritornare, nella nostra regione, una gestione sana della sanità, come tutte le altre questioni che attengono direttamente alla vita dei cittadini.
Per queste ragioni abbiamo posto una questione che sembra chiara e lineare: se Michele Iorio ha ancora una maggioranza politica all’interno del consiglio regionale è bene che governi, anzi, che cominci a governare, cosa che non ha fatto in questo primo anno di legislatura.
In caso contrario, se in consiglio regionale Michele Ioria non avrà i numeri per proseguire l’avventura della legislatura, l’Italia dei Valori ritiene che ci sia solo una strada: il ritorno anticipato alle urne per restituire la parola ai cittadini.
Se a queste condizioni, troveremo e registreremo la convergenza di tutti i partiti dell’opposizione, ebbene, prenderemo atto che esiste anche un centrosinistra. Altrimenti, se ci costringeranno o si attarderanno in discussioni per riflettere di problemi che attengono più al politichese che alla politica, l’Italia dei Valori andrà avanti per la sua strada, ribadendo di essere un alternativa a Michele Iorio, ma probabilmente alternativi anche al centrosinistra.
Incidenti sul lavoro: una tragica prassi
Un’altra sciagura, un’altra morte bianca, questa volta nel fiorentino, che ci ricorda nella maniera più drammatica possibile la grave situazione in cui versa il mondo del lavoro nel nostro Paese.

Quasi una decina i morti dall’inizio dell’anno. Con questi dati parlare di emergenza è ormai diventato fuori luogo ed offensivo per i familiari e gli amici di tutti quei lavoratori che hanno perso la vita e che la rischiano ogni giorno. E’ davvero frustrante ma, a questo punto, sarebbe davvero più ammissibile se fossimo di fronte ad una emergenza e non ad una prassi tragicamente quotidiana.
Per questo motivo, se da un lato la politica e le istituzioni non possono più ragionare in termini di ‘crisi’ o di ‘emergenza’, dall’altro ci pare davvero impossibile pensare ad operai sempre ‘distratti’ o troppo smaniosi di apparire in tv, come dichiarato nel documento riservato della Thyssen.
Ciò che serve è un piano strutturale, complesso e di lungo periodo. Ben vengano, quindi, la pubblicità progresso, la raccolta fondi per le vittime, le manifestazioni e gli accorati appelli del Presidente Napolitano, ma si realizzi concretamente quella necessaria quanto ancora assente rete capillare di controlli e si avvii un percorso di legalità e giustizia orientato a colpire tempestivamente i responsabili di questo scempio.
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Occorre applicare le leggi
Elezioni libere, informazione libera
Riportiamo l'intervista del Ministro Antonio Di Pietro rilasciata a La Stampa di oggi in tema di vera informazione e legge elettorale.

La battaglia sul conflitto di interessi contraddistingue da tempo Italia dei Valori. Il centrosinistra nelle precedenti legislature ha fatto ben poco per rendere libera l'informazione del Paese. La legge Gentiloni non è certamente la soluzione al problema ma rappresenterebbe un segnale di sensibilità del Governo all'argomento. Sottomettere il consenso alla riforma elettorale all'accettazione della legge Gentiloni questo sì che è "criminale". Sulla legge elettorale ho sottolineato più volte che l’Italia dei Valori non tradirà i propri elettori, che il luogo per dibatterne è, e rimane, il Parlamento italiano e che le persone da coinvolgere sono i suoi parlamentari.
Riporto un’intervista rilasciata a La Stampa di oggi su entrambi gli argomenti:
La Stampa: Ministro Di Pietro, ha sentito che dice Berlusconi? È’ "criminale", la legge Gentiloni?
Antonio Di Pietro: Per noi dell'Italia dei Valori è già una norma al ribasso. Quando la discuteremo in Parlamento cercheremo di rafforzarla in modo significativo. In ogni caso il ddl del ministro delle Comunicazioni doveva precedere, logicamente e politicamente, la discussione sulla riforma elettorale. Poi è arrivato il referendum, ma per I'Idv i temi dell'incompatibilità, del conflitto di interessi, dello strapotere televisivo di Berlusconi sono prioritari. Consideriamo un controsenso svendere la legge sulle tv in cambio di un sì di Forza Italia alla riforma elettorale.
La Stampa: Tra le due, è più importante...
Antonio Di Pietro: La legge elettorale serve a fare le elezioni; le elezioni, senza risolvere il conflitto d'interessi e il potere tv di Berlusconi, produrrebbe parlamentari che quella riforma non la farebbero mai come si deve. Piaccia o non piaccia, il conflitto d'interessi di Berlusconi c'è: nessuno gli vuole togliere il diritto di fare politica e di governare, se la maggioranza degli elettori lo sostiene. Però vogliamo prima dare una regola democratica minima: o fai il politico, o fai l'imprenditore della comunicazione. E in ogni caso non scordiamo che lui utilizza in modo abusivo una rete regolarmente assegnata a Di Stefano di Eurropa 7.
La Stampa: Lei che è stato un pm: che significa "crimine'?
Antonio Di Pietro: Io penso alla criminalità classica, le rapine, le estorsioni... ma per me è politicamente criminale il falso in bilancio, una legge che ha ridotto della metà i termini della prescrizione, le norme "ad personam".
La Stampa: Ma per salvaguardare il fragile dialogo tra gli schieramenti, non varrebbe la pena di rinunciare a qualcosa, Gentiloni compresa?
Antonio Di Pietro: Non v'è dubbio che dialogare sulle regole del gioco sia una cosa positiva, e apprezzo il senso di responsabilità istituzionale di Veltroni. Noi dell'Italia dei Valori siamo disposti a dialogare a 360 gradi pur di scrivere insieme le regole del gioco; ma non se si tratta di fare un passo indietro sui principi dell'etica politica.
La Stampa: E sulla riforma della legge elettorale, come vi schierate?
Antonio Di Pietro: Abbiamo letto con sconcerto quanto detto da Veltroni al Corriere della Sera: dice che l'Italia dei Valori scomparirà anche se sopravviveranno le sue idee. Mah: far rappresentare l'idea di legalità (dopo la storia dei rifiuti in Campania) dal Partito Democratico mi lascia molto perplesso. Devono essere gli italiani a decidere se l'Idv è una forza politica le cui idee debbano essere rappresentate e da chi. Ci vuole liquidare? Vedremo cosa diranno gli italiani: noi ci presenteremo con liste nostre alle prossime elezioni.
La Stampa: Beh, dipenderà dalla legge elettorale che ci sarà,no?
Antonio Di Pietro: Noi non ci stiamo a farci classificare "nanetti". Primo, perché non lo siamo, in termini numerici e di proposta. Secondo, perché noi abbiamo raccolto le firme per il referendum: siamo per il maggioritario, per il bipolarismo, per l'indicazione preventiva delle coalizioni e del candidato premier, per una forte riduzione dei partiti. E non andiamo al tavolo di confronto sulla legge elettorale per “salvarci” tenendo basso il quorum. Noi vogliamo il referendum, e siamo contro la proposta Bianco. Ci stiamo organizzando per superare l'asticella alle prossime elezioni. Alle prossime elezioni l'Italia dei Valori ci sarà.
La Stampa: Anche se ciò costasse la sconfitta del centrosinistra?
Antonio Di Pietro: Non svenderemo la nostra anima per sopravvivere, non chiederemo asilo al Partito Democratico implorando un posticino nelle sue liste. Se il Pd fa una legge che mira a metterci fuori gioco, sappia che noi ci presenteremo, e loro perderanno un altro milione e mezzo di voti. In ogni caso, non faremo parte di una coalizione con la sinistra massimalista o gli pseudoambientalisti.
