Riportiamo l'intervista a Leoluca Orlando, portavoce e deputato dell'Italia dei Valori, in tema di mafia e provvedimenti lotta contro il pizzo.

Per la quarta volta, nella realtà siciliana, la polizia e le forze dell’ordine con azione meritoria hanno scoperto i pizzini: gli elenchi di operatori economici e commerciandi che erano costretti a pagare il pizzo ai mafiosi. E’ la conferma che la mafia non si arresta ma continua, la conferma che c’è bisogno di continuare in questa azione di repressione, da parte della magistratura e delle forze dell’ordine, ma che occorre anche introdurre delle misure che servano a giovare questo lavoro delle forze dell’ordine.
In una terra come la nostra, nella quale un presidente della regione, condannato a 5 anni ed interdizione dai pubblici uffici per avere favorito boss mafiosi, ha l’arroganza di voler restare in carica e festeggiare con i cannoli, c’è anche una Confindustria Sicilia che dice “non può far parte dell’organizzazione degli imprenditori chi ha comunque rapporti con mafiosi, anche se non commette reati”.
C’è una società civile che cerca di ribellarsi, c’è Addiopizzo, ci sono commercianti che coraggiosamente pubblicano nomi, ci sono cittadini che dichiarano di far la spesa soltanto da imprenditori che dichiaratamente sono contro il pizzo e collaborano con la polizia per scoprire gli estortori.
Di fronte a questo la politica non può rimanere ferma, ecco la ragione per la quale abbiamo pensato di proporre alcune disposizioni per inasprire le pene nei confronti di chi non collabora con le forze dell’ordine, di chi eventualmente potrebbe utilizzare queste disposizioni in maniera fraudolenta, ma al tempo stesso esse rispondano rispetto al piccolo imprenditore, al piccolo operatore economico, all’artigiano, al commerciante con meno di 15 dipendenti e a chi ha meno di un milione di fatturato, perché il grande imprenditore, la grossa impresa, trova i sistemi di difesa e ha compreso che pagare il pizzo non è conveniente, perché rischia di appesantire i costi di produzione tanto da dover essere più competitiva con imprese che invece il pizzo lo pagano, e quindi lo fanno nell’etica della convenienza, ma il piccolo commerciante, il fruttivendolo, il piccolo bar, pensa a sopravvivere, e quindi bisogna dargli una sponda, per quelli che il pizzo non l’hanno mai pagato e per quelli che, avendolo pagato, collaborano per scoprire gli estortori e per bloccare questo fenomeno.
Nelle disposizioni sono previsti sgravi fiscali per tre anni, sono previsti sgravi dei tributi locali, per esempio l’esenzione dal pagamento dell’occupazione del suolo, prevede la riduzione degli oneri contributivi per i propri dipendenti, che è anche un modo per metterli in regola. Perché per un periodo di tre anni? Perchè i piccoli imprenditori, quando collaborano, i loro negozi, i loro bar, i loro ristoranti, non vengono più frequentati, e allora bisogna accompagnare in qualche modo coloro che hanno dato la loro utile collaborazione perché possano continuare la loro attività superando un momento di sbandamento nel quale rischiano di essere isolati per opera della criminalità organizzata.
Queste disposizioni sono previste accanto ad un sistema rigoroso di controllo sul territorio, accanto ad un sistema di videosorveglianza, accanto ad un sistema di presidio del territorio per evitare che questi piccoli operatori economici non rimangano da soli non solo in Sicilia, non in Calabria o in Puglia, ma in tutta Italia. La cronaca di ogni giorno ci dice come questi criminali si stanno diffondendo in tutta Italia, e a Rovigo come a Siracusa si è esposti a questo rischio.
Diamo sponda a chi non vuole pagare, diamo sponda a chi vuole collaborare, stabiliamo sistemi di controllo del territorio, inaspriamo le pene, ma accompagniamoli a superare la fase critica che segue alla collaborazione con le forze dell’ordine. Credo che sia un modo concreto perché la politica faccia la propria parte in una terra nella quale il volume di affari collegati a questa ignobile attività è enorme, e l’appesantimento rispetto allo sviluppo delle piccole e medie imprese è certamente insostenibile.
Siamo convinti che questo esperimento possa servire ad avere dati, indicazioni ed informazioni migliori, e possa anche far comprendere che collaborare con la giustizia può comportare qualche rischio, ma che può essere conveniente.
conveniente.

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