Io sostengo Italia dei Valori

Io sostengo Idv è la nuova iniziativa on line dell’Italia dei Valori, che ha l’obiettivo di ampliare la base dei sostenitori del partito creando comunità locali sul territorio nazionale.
Pubblichiamo il video del deputato dell'Italia dei Valori Fabio Evangelisti che presenta l'iniziativa.
"Sono Fabio Evangelisti, un parlamentare dell’Italia dei Valori.
Ti do il benvenuto in quest’area di sostegno all’Italia dei Valori. Questo è uno spazio dedicato a quanti condividono e vogliono contribuire insieme a noi a una serie di battaglie e sostegno ai principi etici, a quelli che sono i nostri ideali.
L’idea è quella di offrire uno spazio non solo virtuale per interagire con il nostro movimento. Attraverso la rete vogliamo costruire un luogo di discussione e di partecipazione in cui si realizza, attraverso la costruzione di comunità locali, un centro di discussione e di confronto.
Chiunque acceda e si scriva al sito entra a far parte del Social Network dell’Italia dei Valori, e riceverà il kit con la card personalizzata e nominativa, con un codice, una t-shirt e i riferimenti dell’organizzazione territoriale più vicina.
Non è un’iscrizione al partito, non comporta ne spese ne oneri, ma offre a tutti la possibilità d’essere protagonisti di una battaglia per il rinnovamento delle idee, per la riduzione dei costi della politica, per la riduzione degli sprechi della pubblica amministrazione, per ridurre il numero dei parlamentari, per una nuova legge elettorale che elimini la frammentazione partitica e riconsegni lo scetro nelle mani dei cittadini.
Registrandoti su questo sito potrai creare una tua rete di sostenitori, inviare e distribuire volantini e cartoline online, essere presente nella mappa italiana dei sostenitori e, se interessato, a ricevere il kit di sostegno alla campagna elettorale: volantini, pieghevoli, adesivi ed altro materiale informativo.
Aiutaci a cambiare l’Italia."
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Le falsita' dei giornali di famiglia

Berlusconi ha "gettato la maschera" del politically correct e con il suo attacco ad Antonio Di Pietro e' tornato ad essere quello che e' da sempre, un uomo che ha costruito la sua fortuna politica aizzando l'odio tra gli italiani, evocando da sempre scontri apocalittici: il bene contro il male, la liberta' contro il comunismo, e nell'irridere e denigrare i suoi avversari politici, mai degni di competere con il superuomo, l'unto del Signore.
Nel tornare a questo cliche', Berlusconi appare improvvisamente per quello che e': un vecchio arnese, incapace di pensare al futuro e ossessivamente legato ai suoi vecchi rancori. Berlusconi odia Di Pietro perche' colpevole di aver contribuito a cancellare per sempre quel sistema di corruzione politica e di connivenze politico-economiche al quale Berlusconi imprenditore deve tutto. Un uomo cosi' non e' in grado di offrire al Paese nessun futuro, puo' soltanto trascinarlo in queste sue senili ossessioni.
In realta' Berlusconi non odia Di Pietro, ma quei valori che per molti italiani Di Pietro rappresenta: la giustizia, la legalita', il rispetto delle regole, tutto cose per le quali Berlusconi ha una vera e propria allergia. Per quanto riguarda noi, al contrario suo, di Berlusconi non ci interessa assolutamente niente perche' lui e' soltanto il passato, l'unico problema e' che lui non lo ha ancora capito.
Alle falsita' pubblicate in questi giorni dai giornali della famiglia Berlusconi risponderemo nelle sedi opportune: le Procure della Repubblica. Da settimane i mezzi di informazione di proprieta' della famiglia Berlusconi hanno scatenato una volgare offensiva contro Di Pietro ed il nostro partito. Spazzatura che ci viene riversata contro poiche' ci siamo permessi di affermare la necessita' di dare esecuzione alle sentenze della Corte Costituzionale ai pronunciamenti della Corte di Giustizia Europea volti a riportare in Italia pluralismo nell'informazione.
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Pedofilia: le proposte di legge ci sono gia'

Veltroni interviene oggi sul problema della pedofilia, un tema sul quale nessuno deve abbassare la guardia. Desidererei pero' che Veltroni prendesse buona nota che nel giugno scorso fu approvata dalla Camera una mozione, la numero 1-00194 , che tra gli impegni per il Governo prevedeva quello di 'esercitare ogni azione affinche' l'Onu riconosca i reati di pedofilia come crimine contro l'umanita', o ancora nel luglio 2007 veniva depositata la proposta di legge sulla pedofilia numero 2941 a prima firma del sottoscritto, che inasprisce e garantisce la certezza della pena per i pedofili, o ancora la proposta di legge 3310 del dicembre 2007, sempre a mia firma, che integra il codice penale introducendo il reato di sequestro di minori. Entrambe le proposte di legge prevedono l'imprescrittibilita' del reato di violenza sui minori o la prescrittibilita' a decorrere dalla maggiore eta' della vittima. Queste due Proposte di Legge sono sul sito della Camera e chiunque puo' constatarne il progresso dell'iter parlamentare. Volendo su un tema come quello della lotta alla pedofilia che riguarda tutta la societa', si potrebbe chiedere una convergenza unanime, se pur a Camere sciolte, anche perche' i pedofili o chi compie violenza contro i minori puo' colpire in qualsiasi momento.
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Salta il banco delle pensioni privilegiate

La scorsa settimana ho sventato l'ennesimo tentativo di una sorta di condono previdenziale valido solo per chi ha ricoperto cariche pubbliche o sindacali.
Mentre i cittadini italiani vengono travolti dalla campagna elettorale, in sede di discussione in Commissione Bilancio del decreto cosiddetto Milleproroghe, un emendamento del deputato Nespoli di Alleanza Nazionale era stato messo tra quelli sui quali vi era convergenza di maggioranza ed opposizione. L’emendamento prevedeva la riapertura dei termini per l’accredito dei contributi figurativi, per chi ha ricoperto cariche pubbliche e sindacali prima dello 01.01.2007, in pratica una vera e propria sanatoria.
Sul Corriere della Sera di ieri, domenica 24 febbraio 2008, Gian Antonio Stella, l'autore del vendutissimo libro "La Casta", ne ha tratto un articolo che qui vi riporto:
"Ci hanno provato. Mentre gli italiani erano distratti dalla campagna elettorale, convinti che andando alle urne il Parlamento fosse già chiuso, hanno cercato di infilare nel "milleproroghe" una sanatoria per la pensione dei politici e dei sindacalisti. Una furbata sventata solo all'ultimo momento.
Ripresentata di soppiatto e sventata una seconda e una terza volta. Per capirci qualcosa occorre fare un passo indietro. Cioè alla legge che, tanti anni fa, stabilì che chi era stato scelto per una carica elettiva (deputati, senatori, consiglieri regionali ma anche sindacalisti) avesse diritto non solo a conservare il posto di lavoro andando in aspettativa, talvolta perfino retribuita come nel caso dei magistrati e dei professori universitari, ma anche a non perdere un centesimo della pensione. E i contributi? Li pagava interamente la collettività, cioè le diverse mutue, facendoli figurare come fossero pagati dal dipendente momentaneamente impegnato in Parlamento o in qualche sindacato. Da qui il nome: contributi figurativi.
Esempi? I due beneficiari più noti sono probabilmente Clemente Mastella (che da qualche anno prende la pensione da giornalista pur avendo fatto il cronista in tutta la sua vita solo per 397 giorni) e Vincenzo Scotti che, oltre al vitalizio da parlamentare (10 mila euro al mese) incassa anche la pensione di dirigente industriale, lavoro che può avere svolto pochino avendo fatto il parlamentare per 7 legislature.
Insomma: era uno scandalo. Che per la prima parte, cioè il diritto al doppio stipendio, cessò nel 1992 in coincidenza con le fibrillazioni che portarono alla fine della cosiddetta Prima Repubblica. E per la seconda parte finì parzialmente nel 1999, quando fu deciso che questi eletti potessero si continuare ad accumulare il diritto alla pensione per il lavoro che facevano prima. Ma a patto che d'ora in avanti pagassero di tasca propria almeno una parte dei contributi. Cioè la quota che comunemente è a carico del dipendente: l'8%. Il resto sarebbe rimasto a carico della collettività.
Fatto sta che, forse perchè abituati ad avere tutto ma proprio tutto o forse perchè speravano che un giorno o l'altro le cose avessero un’aggiustatina, molti decisero di non pagare neppure quell'8%. Ed è lì che, nella convinzione che gli italiani fossero impegnati a seguire le risse a sinistra tra Pannella e la Binetti o quelle a destra tra Casini e Berlusconi e dunque indifferenti a quanto accade in un Parlamento già defunto, l'onorevole Vincenzo Nespoli, appartenente a quell'Alleanza Nazionale a parole schieratissima contro i privilegi castali dei parlamentari, ha presentato in commissione un piccolo emendamento da infilare nel decreto "milleproroghe". Il quale a questo punto, per usare un'antica battuta di Giuliano Amato, è "l'ultimo treno per Yuma". L'Unica legge destinata ad arrivare fino in fondo.
Diceva questo emendamento, guardato con simpatia da uno schieramento trasversale di destra e sinistra, che per quanti avevano "ricoperto funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali" venivano riaperti fino al 31 marzo 2008 tutti i termini per presentare la "domanda di accredito della contribuzione figurativa per i periodi anteriori al 1 gennaio 2007". In pratica sanava quasi tutto il passato. Un ritocco incredibile, dopo mesi di polemiche sui costi della politica.
"Ah no, questo no", si è messo di traverso il dipietrista Antonio Borghesi. E la cosa, non potendo passare se non col silenzio complice di tutti, è saltata. Breve pausa e ci hanno riprovato. Niente da fare. Altra pausa e nuovo tentativo.
Per ora è saltato tutto. Per ora... - Gian Antonio Stella"
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L'incoerenza del Pdl

Se il Paese si troverà nuovamente con il Senato in una posizione di ingovernabilità sarà chiaro, per la seconda volta, che le responsabilità le porta tutte il leader del PdL, Silvio Berlusconi, per aver fatto questa legge elettorale due anni e mezzo fa e per essersi rifiutato di modificarla quando c’è stata la possibilità con la candidatura di Marini.
Il fatto che promuova un eventuale Governo di larghe intese ci fa pensare solo che non si senta più così sicuro di vincere, come in effetti sta accadendo.
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Chi tocca Mediaset subisce vili rappresaglie

E’ bastato che Antonio di Pietro e Italia dei Valori sollevassero, in questi giorni, il problema rappresentato dal monopolio di Mediaset nell’informazione televisiva privata e dal conflitto d’interessi di Berlusconi, soprattutto nel campo dei media che, all'improvviso, si abbatte come una scure l’attacco del “braccio armato” del Cavaliere. E così, i suoi giornali e periodici, con singolare tempismo e simultaneità di azione, sbattono in prima pagina un’accusa al più grande patrimonio di Di Pietro e di IDV, rappresentato dalla loro onestà ed integrità.
Il Berlusconi grande garantista, tale soprattutto quando deve garantire sé stesso, non solo con Di Pietro si prende un’eccezione, ma pone addirittura in essere, sui propri giornali di famiglia, una vera e propria operazione di killeraggio politico che ha un solo ed unico scopo, mandare un messaggio forte e chiaro: “chi tocca Mediaset muore”.
Può succedere, così, che una richiesta di archiviazione fatta dal P.M. relativamente ad una denuncia strampalata diventi addirittura un atto d’accusa da prima pagina. Questa vergogna, ad opera di chi usa il suo potere sull’informazione come una clava in campagna elettorale, non solo rappresenta un attacco politico meschino ma, soprattutto, ci dà la misura di quale sia l’Italia che ha in mente Berlusconi.
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Informazione pulita per un Parlamento pulito

Il Giornale di Berlusconi insieme a Panorama, sempre del gruppo Berlusconi, spara la notizia “Di Pietro indagato” con una sfilza di reati che più ne ha, più ne metta. Sembrerebbe che stiano facendo chissà quale indagine nei miei confronti e chissà quali reati avrei commesso assieme ad altri dirigenti dell’Italia dei Valori in riferimento a contributi pubblici ricevuti.
I fatti in questione derivano da una serie di denunce presentate da uno dei simpatizzanti e soci aderenti all’Italia dei Valori che ha deciso di andare via perché non condivideva più la nostra politica, e ha messo in piedi un’infinita sfilza d’atti giudiziari, ben 13 in sede civile ed uno in sede penale. Tutte le cause in sede civile sono terminate e hanno visto soccombente e condannato alle spese processuali. Questo soggetto non ha nemmeno pagato le spese processuali a cui era stato condannato dai vari tribunali, ben 13, e gli è stata sequestrata e messa in vendita la casa, proprio perché non adempiva ai provvedimenti del giudice con riferimento alle sue false affermazioni negli atti di citazione proposti.
Sempre per gli stessi fatti, questo soggetto ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica, che già dal marzo dell’anno scorso ha richiesto l’archiviazione per l’insussistenza dei fatti, affermando in via preliminare di tenere presente che il soggetto in questione è emotivamente coinvolto in tutte le vicende presentate e non è chiaramente sereno nelle sue espressioni di volontà. Parole della Procura della Repubblica, una richiesta d’archiviazione, e non di indagine, dove non sono stato nemmeno interrogato perché non è stato necessario, che viene trasformata oggi, a ridosso delle elezioni politiche, dai giornali di Berlusconi, Il Giornale e il Panorama, in un’accusa da sparare in prima pagina per cercare di denigrare e diffamare l’avversario.
C’è bisogno di una riflessione. Quando ho posto e proposto nei giorni scorsi la necessità di un’informazione non asservita agli ordini del padrone, un’informazione indipendente e trasparente. Democratico è quello Stato e quel popolo in cui chi governa è sottoposto, tra i tanti controlli, a quell’informazione che dice i fatti per come stanno realmente.
In occasione delle elezioni del 2006 questi stessi fatti erano già stati utilizzati, perché vecchie denunce del 2004, e che già erano state richieste tutte le archiviazioni ed erano già state disposte le sentenze civili che hanno rilevato la totale insussistenza di questo grafomane che va in giro nei tribunali a fare denunce. Nel 2006 le hanno utilizzate per tentare di screditarci in campagna elettorale, e sono state riesumate oggi solo per un fatto tecnico, che vi spiegherò a breve, che serve a screditare durante la campagna elettorale.
Il fatto tecnico è molto semplice: se a seguito alla richiesta d’archiviazione la controparte, in questo caso il grafomane di professione, fa opposizione, vi deve essere necessariamente un’udienza dove si discute l’opposizione all’archiviazione.
Penso che non sia stata avviata alcun’azione penale, perché mai è iniziata e mai ci sono state udienze di questo genere.
Morale della favola: se durante la campagna elettorale, proprio nel giorno in cui l’Italia dei Valori e il Partito Democratico sottoscrivono un programma d’impegno preciso di cose che andremo a fare con gli elettori, con azioni concrete in materia di legalità, lavoro, sicurezza ed informazione, questi hanno bisogno di ricorrere a queste falsità per cercare di offuscare l’immagine della campagna elettorale vuol dire che sono proprio alla frutta.
Una seconda morale, più importante, è un'altra: è ovvio che quando diciamo che nel programma della prossima legislatura ci deve essere necessariamente la risoluzione del conflitto d’interessi, questa è la dimostrazione plastica della sua necessità, perché finché metteremo in mano a colui che deve comandare anche il controllo dell’informazione, avremo un’azione continua ed efficace di disintegrazione dell’avversario politico utilizzando proprio gli organi d’informazione. Mi fa male e fastidio, ormai ci ho fatto il callo, ma quante altre persone possono resistere a questo stato di disinformazione nel nostro Paese?
Uno dei temi che l’Italia dei Valori rilancia in questa campagna elettorale, è proprio questo: un’informazione pulita per un Parlamento pulito.
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La revisione degli 11 punti

Pubblico oggi la versione definitiva degli 11 punti della proposta di programma dopo aver letto le vostre numerose mail e i vostri commenti di cui vi ringrazio.
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Televisioni: i fatti secondo Marco Travaglio

Ecco come stanno i fatti:
"Scusate la noia, ma parliamo di tv. Quell'elettrodomestico quadrato in cui l'altra sera il Cainano ha potuto impunemente raccontare di essersi battuto come un leone contro l'uscita di Enzo Biagi dalla Rai, ma non ci fu nulla da fare perché il vecchio Enzo teneva troppo al soldo e scappò con la cassa di una lauta liquidazione. Dinanzi a lui, al posto del direttore del Tg1 Johhny Raiotta, c'era una sagoma di cartone, che naturalmente non ha replicato.
L'altroieri Antonio Di Pietro ha detto una cosa ovvia: occorre dare «esecuzione alla sentenza europea su Europa7 e spostare Rete4 sul satellite». Poi ha auspicato la Rai venga ridotta «a una rete senza pubblicità, finanziata dal canone e sottratta all'influenza dei partiti» e ogni concessionario privato non possa avere più di una rete.
Su questo secondo punto, c'è libertà di pensiero: nel Pd, a sinistra e a destra, sopra e sotto. Ma sull'obbligo di eseguire la sentenza della Corte europea c'è poco da discutere: si esegue e basta. Invece Di Pietro è stato subissato di critiche, attacchi, improperi. Che a metterlo a tacere siano i berluscloni, da Cicchitto a Fede, dal Giornale al Foglio, da Facci alla Donna Barbuta, fa parte del gioco: la banda larga difende la cassaforte. Decisamente più stravagante è che lo facciano i vertici del Pd.
Gentiloni: «Il Consiglio di Stato si pronuncerà nei prossimi mesi e alla luce del pronunciamento prenderemo le misure adeguate».
Follini: «La posizione del Pd è contenuta nei due ddl Gentiloni che giacciono in Parlamento».
Veltroni: «Non mi sentirete mai pronunciare una parola di attacco contro Berlusconi. Quella con lui è una polemica gioiosa, ma va bene così: gli italiani sono stanchi degli improperi». Infatti nessuno vuol lanciare improperi. Sarebbe interessante però sapere come intenda muoversi il Pd sulla tv.
Anche perché il responsabile Informazione, Marco Follini, non è l'omonimo di colui che approvò il decreto salva-Rete4 e la legge Gasparri: è sempre lui. Forse dovrebbe uscire dal tunnel della Gasparri. Spiegandogli, con le dovute cautele, che la Corte europea ha raso al suolo il concetto di «regime transitorio» su cui si fondavano la Maccanico, la Gasparri e la Gentiloni.
Ricapitolando. Dal ’94 la Consulta intima a Fininvest di cedere una rete o di spedirla su satellite. La Maccanico le concede una proroga pressoché illimitata. Che perdura anche dopo il '99, quando Europa7 vince la concessione e Rete4 la perde, ma Rete4 continua a occupare le frequenze spettanti a Europa7. Nel 2002 la Consulta torna a fissare il tetto massimo di due reti per Mediaset e le dà tempo fino al 31 dicembre 2003. Berlusconi con il salva-Rete4 e Gasparri con la Gasparri chiudono la partita, con la scusa che, quando arriverà il digitale terrestre (previsto nel 2006) sbocceranno migliaia di canali. La Gentiloni nulla cambia sul numero di reti, si limita a spostare il digitale al 2012, e nulla dice sulle frequenze di Europa7: altro periodo transitorio che cristallizza lo status quo, cioè il monopolio Mediaset. Intanto il 19 giugno '07 la signora Kroes, commissario europeo alla Concorrenza, mette in mora il governo italiano perché modifichi subito la Gasparri, che consente l'accesso al digitale solo a Rai e Mediaset, e annuncia la procedura d'infrazione contro l'Italia.
Investito da Europa7, il Consiglio di Stato chiede alla Corte di Lussemburgo se le regole italiane siano legittime. La Corte, il 31 gennaio 2008, risponde che sono illegittime (la Maccanico, la Gasparri e implicitamente anche la Gentiloni) proprio perché consentono il periodo transitorio a Rete4, a scapito di Europa 7: il Consiglio di Stato dovrà risarcire Europa7 per mancati introiti e frequenze negate. La commissaria Kroes annuncia che questa è anche la posizione Ue: se nel 2009 l'Italia non cambierà sistema, si beccherà una multa di 350-400 mila euro al giorno, con effetto retroattivo dal 2006. Cioè: gli italiani pagheranno all'Europa e a Europa7 cifre da capogiro, perché tutti i governi dal ‘94 a oggi hanno favorito Berlusconi. Ora, attendere il Consiglio di Stato (che dovrà applicare la sentenza di Lussemburgo) o appellarsi alla defunta Gentiloni (superata dalla sentenza di Lussemburgo) è una furbata di poco respiro. Eseguire le sentenze della Consulta e della Corte europea non è fare un favore a Di Pietro o un dispetto a Berlusconi. È un dovere, punto e basta.
Marco Travaglio"
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Ferrara visiti le vittime degli aborti clandestini

Durante la trasmissione di Maria Latella giunge l’ennesimo esempio di come alcuni personaggi strumentalizzino la politica e le problematiche del paese per acquisire notorietà, magari potere e perché no, un posto in Parlamento.
E così, mentre Giuliano Ferrara era impegnato su Sky Tg 24 a propinare le sue idee sul diritto all’aborto e sulla vita delle donne in Italia, a Firenze, una ventenne di origini cinesi combatte tra la vita e la morte in seguito ad un delicato intervento resosi necessario a causa di un aborto praticato clandestinamente.
Una pratica ignobile che, è utile ricordare, ha trovato nella legge 194 un valido agente debellante, ma che ancora si annida tra le pieghe della nostra società. Non v’è dubbio che qualsiasi legge possa essere migliorata e applicata in maniera più completa, ma è impensabile che in una situazione di questo genere, dove si ricorre ancora alle interruzioni di gravidanza clandestine, si voglia compiere un passo indietro di 30 anni, togliendo alle donne il diritto di scegliere come e se proseguire la propria gravidanza.
A chi, come Ferrara, punta a questioni così delicate per guadagnare consensi, non resta che rivolgere un invito molto semplice: quello di andare a trovare la giovane cinese ricoverata al Careggi di Firenze.
Articoli precedenti:
Legge 194, discussioni inutili
Campagna elettorale sulla 194
Legge 194? Parliamo anche di fecondazione assistita
Un diritto di scelta
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Mettere mano alle leggi vergogna

Dopo i grandi campioni dei motori, Rossi e Fisichella, ora anche uno dei big della finanza italiana finisce nel mirino della lotta all’evasione. Leonardo Del Vecchio, patron di Luxottica, è stato condannato a pagare più di 20 milioni di euro per evasione fiscale per un disinvolto ricorso a società estero vestite.
Il fatto che anche personalità così in vista siano colpite dal fisco ha sicuramente un effetto educativo, anche se bisogna considerare gli effetti negativi dalla riduzione delle sanzioni prevista dalla legge.
Nel caso di Valentino Rossi,ad esempio, che doveva al fisco ben 112 milioni di euro, si è arrivati ad un accordo dove il campione delle due ruote dovrà pagare 35 milioni di euro in dodici rate trimestrali ognuna da 1,57 milioni.
All’evento dell'accordo è stato dato risalto, con una conferenza stampa, che ha portato all'esaltazione del personaggio come esempio da imitare. La verità è che gli altri 77 milioni che il campione dovrebbe allo Stato non verranno mai versati, soldi che potevano essere usati per risolvere il problema dei dipendenti dell'Agenzia delle entrate che hanno svolto l'accertamento su Rossi, attualmente senza contratto.
Un altro fatto su cui bisogna riflettere sono i dati ufficiali del casellario giudiziario, che evidenziano un crollo, dal 1996 al 2006, dell'80-90 per cento delle condanne definitive per corruzione, concussione, peculato e abuso d'ufficio, situazione in netto contrasto con quanto risulta da altre fonti,. La verità è che tali reati sono difficilmente perseguibili a causa di due leggi, quella sull'abuso d'ufficio e, soprattutto, la ex Cirielli.
E’ compito prioritario, dunque del nuovo governo e del nuovo parlamento intervenire per la modifica immediata di quelle leggi.
Per estirpare il fenomeno bisogna colpire gli evasori e i corruttori, come chiede anche l'Unione Europea.
L’Italia dei Valori ha posto al terzo punto del suo programma elettorale la questione della Legalità, prevedendo l'inasprimento delle pene per reati economici e di falso in bilancio, l'eliminazione del conflitto di interessi e l'efficienza della macchina della Giustizia.
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Morire per lavoro

Marco Bazzoni è un operaio metalmeccanico di Firenze ed è rappresentante dei lavoratori per la sicurezza nell’azienda in cui lavora.
Marco è una persona attiva sulla Rete e sensibile al problema della sicurezza. Mi ha segnalato questo video perché conosceva il monologo del giovane scrittore Emanuele Menietti, “Morire per lavoro”, ma dopo averlo visto recitare da Stefano Pesce, si è commosso.
La politica, nei giorni della tragedia di Torino, ha espresso cordoglio e dolore. Poi siamo stati attoniti spettatori di uno scaricabarile ignominioso, di un rimpallo di accuse reciproche, senza una prospettiva e soluzione concreta. Poi la politica si è impantanata nella bagarre autoreferenziale, della creazione di nuovi soggetti politici, mentre il drammatico “body count” dei morti sul lavoro non conosceva sosta: un morto ogni sette ore. L'Italia è il fanalino di coda in Europa. E’ il Paese con il più alto numero di morti sul lavoro.
Il blog di Antonio Di Pietro dal 7 febbraio pubblica ogni giorno i caduti sul lavoro per non lasciare ai giornali la denuncia di un fenomeno che finisce al centro dell’informazione solo quando si tinge di “sensazionale”.
L’Italia dei Valori ha posto al primo punto del suo programma elettorale la questione del Lavoro, prevedendo l’inasprimento delle pene per i titolari di aziende che non garantiscono la sicurezza dei lavoratori. L’etica deve assumere un ruolo centrale nell’azione politica. Perché il dolore e le lacrime di un operaio, o della famiglia, o degli amici e o dei colleghi di Emanuele, non siano più usate da nessuno.
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Campagna elettorale sulla 194

E' 'una strumentalizzazione che non ha ne' capo ne' coda voler introdurre nella campagna elettorale un tema, come quello dell'aborto, che non dovrebbe far parte dei punti di revisione di un programma di governo, visto che si tratta di un diritto acquisito.
Da quando c'e' la legge 194, gli aborti sono diminuiti di oltre il 40%. L'aborto c'era anche prima della legge 194, era clandestino ed era un'umiliazione continua. La legge sull'aborto da' questo diritto alla donna e prevede un'attivita' di assistenza che dev'essere realizzata, per applicare la normativa nella sua interezza. E' una conquista di civilta' da non mettere in discussione.
Non si tratta di essere clericali o anticlericali, ma di rispettare i diritti della donna e di far avvenire solo alle condizioni di legge, e se la donna vuole, quello che prima era clandestino.
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11 punti per cambiare l'Italia

L’Italia dei Valori ha preparato 11 punti come proposta di programma che viene sottoposto ai cittadini.
Fin da ora chiunque può commentare i punti.
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No del centrodestra brucia 400 milioni

Il centrodestra ha costretto gli Italiani a votare ancora una volta con la legge porcata, non contento, ora opponendosi all’Election Day, li manderà a votare almeno tre volte nel giro di un mese e li costringerà pagare il doppio delle spese elettorali. Una decisione assolutamente irrazionale, che si spiega solo in un modo. Al di la delle parole Berlusconi teme la sconfitta, e nel tentativo di fugare questa ipotesi toglie di tasca agli italiani 400 milioni di euro in più. Con quale unità si presentano per governare un Paese alle porte di un periodo difficilissimo? Con che credibilità, con quale senso di responsabilità? Dietro i nuovi nomi e le nuove sigle di partito ecco che affiorano le solite facce, il solito modo di decidere per i cittadini. La promessa dell’Italia dei Valori è quella di fare il possibile per sgombrare il campo da questi politici-fardello, politici che tagliano le spese “a parole” ma le alimentano nei fatti.
In questo Governo, durato pochi mesi, abbiamo ottenuto grandi risultati sul fronte “costi della politca”. Parlo di risultati CONCRETI e QUANTIFICABILI in 890mln di euro. Soldi che ora sono nelle tasche degli italiani. Il dettaglio è pubblico e sotto gli occhi di tutti, l’abbiamo già presentato in un documento riassuntivo che vi ripropongo.
Leggi i nostri 10 tagli ai costi della politica
Articoli precedenti:
IdV al Governo: il taglio dei costi
Continua a leggere "No del centrodestra brucia 400 milioni"
Trasformazione etica del Paese

In questa campagna elettorale Italia dei Valori intende presentarsi ai cittadini con un progetto di grande trasformazione etica del Paese.
In un momento politico in cui la Corte dei Conti lancia un monito per la continua crescita della corruzione nel nostro Paese e dove si fa sempre piu' pressante l'ingerenza della politica in tutti i settori della vita pubblica, a cominciare dalle amministrazioni locali, alle societa' municipalizzate, a quelle a partecipazione statale, alla Rai, fino ad arrivare alla sanità, Italia dei Valori ha il dovere di assumersi un impegno forte nei confronti dei suoi elettori, attraverso un programma innovativo, per eliminare questo malcostume dilagante che ostacola crescita economica, non meno della presenza della criminalita' organizzata nel sud del nostro Paese.
I cittadini dovranno avere ben chiaro chi non antepone i propri interessi a quelli del Paese e su questa base poter scegliere chi, come IdV, ha a cuore la cultura del fare e della legalita.
Continua a leggere "Trasformazione etica del Paese"
La tutela dei risparmiatori

Abbiamo avuto in questi mesi dei casi molto gravi di dirigenti e amministratori del settore bancario che sono stati condannati con sentenze, seppur di primo grado, per concorso in bancarotta fraudolenta, in vicende in cui le banche erano state in qualche modo protagoniste, pensiamo ai casi della Banca Popolare di Lodi, Fiorani, e altre ancora. In tutti questi casi bisogna dire che c’è una legge che prevede che gli amministratori delle banche e delle intermediarie finanziarie abbiano e mantengano dei requisiti d’onorabilità, tra cui il non essere condannati per reati finanziari e contro la pubblica amministrazione.
La legge, un regolamento della Banca d’Italia, prevede che in questi casi, e finché la sentenza non sia definitiva, ci sia una sospensione degli amministratori e la convocazione dell’assemblea. Se la banca e l’assemblea li rinomina, queste persone possono tornare tranquillamente al loro lavoro, cosi com’è avvenuto all’amministratore delegato di Capitalia, Geronzi, per l’ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, Gronchi. In questo modo, di fatto, persone che sono state condannate per gravi reati di natura finanziaria, in questioni che hanno causato tanti danni ai risparmiatori, continuano a gestire il credito nel nostro paese come se nulla fosse.
L’Italia dei Valori, che ha posto sempre la difesa dei risparmiatori e dei consumatori in generale tra i suoi obiettivi, non poteva stare ferma di fronte a questi fatti. Li abbiamo denunciati più volte, ma abbiamo anche presentato qualche mese fa una proposta di legge, che vede me come primo firmatario assieme ad altri colleghi del partito, perché non riteniamo possibile che un amministratore condannato per quel tipo di reati possa continuare a mantenere la sua posizione, anche se gli azionisti della banca lo rinominano.
C’è chi sostiene che se gli azionisti lo rinominano ha, di fatto, diritto a rimanere al suo posto: credo che il problema non sia la tutela degli azionisti della banca, ma la tutela dei risparmiatori. Crediamo che tanto nel settore bancario, quanto nel settore dell’intermediatore finanziario e nel settore assicurativo, sia opportuno, proprio per gli importanti riflessi che ci sono nei confronti del risparmio pubblico e della tutela dei risparmiatori, che queste persone siano obbligate a non esercitare più il loro lavoro fino alla sentenza definitiva.
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Il Paese al voto con la legge porcata

Il tentativo del presidente Marini un risultato importante lo ha portato, quello di aver dimostrato ai cittadini italiani in maniera inequivocabile, chi, per egoismo di partito, ispirato solo e soltanto dalla convinzione di avere già in tasca una vittoria elettorale che in realtà è ancora tutta da scrivere, costringerà gli italiani ad andare al voto con una legge elettorale su cui pesa un grave giudizio di anticostituzionalità e contro la quale si è pronunciato non solo mezzo Parlamento ma anche sindacati e Confindustria.
Gli italiani non faranno fatica a capire chi è che, anteponendo al bene del Paese i propri interessi, ha perso l’ennesima occasione per l’esercizio del buonsenso.
Per quanto riguarda Italia dei Valori, abbiamo le carte in regola per presentarci davanti ai cittadini e chiedere il loro voto. Se ci sarà un programma e una piattaforma da condividere bene, altrimenti non ci manca il coraggio e la forza di correre da soli.
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Rimborsi elettorali: il muro della Casta

La crisi di governo ha messo il silenziatore a molte torbide vicende di questo Paese, gli attacchi alla magistratura, lo scandalo Cuffaro, il trasferimento di De Magistris, l’assoluzione di Silvio Berlusconi per la legge selfservice sulla depenalizzazione del falso in bilancio e da ultima una legge sciagurata per i rimborsi elettorali.
Mi riferisco a una legge vergogna del febbraio 2006 approvata dal governo di centrodestra, e non abrogata in questa legislatura, che consente ai partiti, in caso di scioglimento anticipato della Camera e del Senato, di continuare a percepire i rimborsi elettorali fino alla data di scadenza naturale della legislatura.
In altre parole, se, come pare, si andasse ad elezioni anticipate, i partiti continueranno a percepire i rimborsi della XV legislatura fino al 2011, e a questi si sommeranno i rimborsi spettanti per quella che sara’ la XVI legislatura.
Insomma, dalle tasche degli italiani, tutti quelli aventi diritto al voto, i partiti sfilano di tasca un doppio rimborso per ben tre anni, per un costo complessivo di 300 milioni di euro.
Il meccanismo è perverso e per assurdo incentiva la caduta dei governi, più governi si susseguono nel minor tempo possibile e più i partiti vengono foraggiati. Più i partiti dimostrano di non essere capaci di governare, più ricevono soldi.
L’Italia dei valori ha proposto in tutte le occasioni, con tutte le sue forze, l’abrogazione di questa legge priva di ogni fondamento etico e morale già nella finanziaria 2007 replicando con una proposta di legge anche in quella del 2008.
Nessun partito ha offerto la propria disponibilità, nessuno ha voluto rinunciare a 100 milioni in piu’ all’anno che questa norma deposita nelle loro tasche.
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