dalla parte dei cittadini



7 Febbraio 2008

La tutela dei risparmiatori




Abbiamo avuto in questi mesi dei casi molto gravi di dirigenti e amministratori del settore bancario che sono stati condannati con sentenze, seppur di primo grado, per concorso in bancarotta fraudolenta, in vicende in cui le banche erano state in qualche modo protagoniste, pensiamo ai casi della Banca Popolare di Lodi, Fiorani, e altre ancora. In tutti questi casi bisogna dire che c’è una legge che prevede che gli amministratori delle banche e delle intermediarie finanziarie abbiano e mantengano dei requisiti d’onorabilità, tra cui il non essere condannati per reati finanziari e contro la pubblica amministrazione.

La legge, un regolamento della Banca d’Italia, prevede che in questi casi, e finché la sentenza non sia definitiva, ci sia una sospensione degli amministratori e la convocazione dell’assemblea. Se la banca e l’assemblea li rinomina, queste persone possono tornare tranquillamente al loro lavoro, cosi com’è avvenuto all’amministratore delegato di Capitalia, Geronzi, per l’ex amministratore delegato della Banca Popolare di Lodi, Gronchi. In questo modo, di fatto, persone che sono state condannate per gravi reati di natura finanziaria, in questioni che hanno causato tanti danni ai risparmiatori, continuano a gestire il credito nel nostro paese come se nulla fosse.

L’Italia dei Valori, che ha posto sempre la difesa dei risparmiatori e dei consumatori in generale tra i suoi obiettivi, non poteva stare ferma di fronte a questi fatti. Li abbiamo denunciati più volte, ma abbiamo anche presentato qualche mese fa una proposta di legge, che vede me come primo firmatario assieme ad altri colleghi del partito, perché non riteniamo possibile che un amministratore condannato per quel tipo di reati possa continuare a mantenere la sua posizione, anche se gli azionisti della banca lo rinominano.

C’è chi sostiene che se gli azionisti lo rinominano ha, di fatto, diritto a rimanere al suo posto: credo che il problema non sia la tutela degli azionisti della banca, ma la tutela dei risparmiatori. Crediamo che tanto nel settore bancario, quanto nel settore dell’intermediatore finanziario e nel settore assicurativo, sia opportuno, proprio per gli importanti riflessi che ci sono nei confronti del risparmio pubblico e della tutela dei risparmiatori, che queste persone siano obbligate a non esercitare più il loro lavoro fino alla sentenza definitiva.

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