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31 Marzo 2008

I candidati Idv: Sergio Piffari



Riportiamo un intervista fatta a Sergio Piffari, candidato dell'Italia dei Valori alla Camera dei Deputati, rilasciata a “L’Espresso”, trasmissione di dibattiti di attualità e politica condotta da Daniele Martinelli.

(00:40) In due parole: qual è la missione dell'Italia dei Valori?

(01:17) C'è un’alleanza con il Partito Democratico di Walter Veltroni. A tal proposito, sappiamo che l'Italia dei Valori è un partito che fa le sue campagne soprattutto sulla legalità, come avete colto la notizia che la moglie di Sergio D'Elia è candidata in Basilicata con il Partito Democratico?

(02:40) Il Ministro Di Pietro, qualche settimana fa, è apparso in un servizio pubblicato da Panorama dove si diceva che era sotto inchiesta. Ci sono delle novità?

(04:04) Ho proprio in mano la copia del decreto d’archiviazione. Chissà se poi la stampa che ha fatto questa denuncia darà uguale spazio per parlare di questa archiviazione.
Come giudicate la decisione dei tribunali di Milano di bloccare i processi a carico di Berlusconi fin dopo le elezioni? Di solito non è il contrario? Il politico sotto inchiesta non è giusto che vada a correre dal giudice a dimostrare che è innocente piuttosto che sia il tribunale a ritirare il processo? Non è una cosa anomala?


(05:38) Torniamo al discorso legato all'alleanza con il Partito Democratico. I maligni, o i benigni, critici, osservatori attenti e meno attenti della politica, sono sicuri che il programma di Veltroni e di Berlusconi sono praticamente uguali, o per lo meno molto simili. Si parla molto di grandi intese, o per lo meno sono molto paventate. Veltroni non ha fatto grosse dichiarazioni. Di Pietro ha dovuto rivedere un paio di punti, come per quanto riguarda il punto delle due televisioni Mediaset, di cui i giornali avevano detto "Di Pietro frena e cambia il punto". Qual è il vostro punto di vista?

(07:20) Antonio Di Pietro è stato Ministro delle Infrastrutture del Governo Prodi. Il centrodestra sta cavalcando molto il tema del ponte sullo stretto di Messina. Di Pietro lo ha bocciato.

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30 Marzo 2008

I candidati Idv: Antonio Palagiano




Caro elettore,
è difficile il compito che mi tocca in questa occasione. Devo presentarmi, ed a volte raccontarsi diventa una necessità, per fermare un momento, un’emozione, un’esperienza. Per parlarsi. Per capirsi. Ed è un’emozione che mi spinge ad iniziare questa nuova avventura. Infatti, come alcuni di Voi sanno, non sono un politico, ma un medico, un ginecologo, lavoro all’università, facendo anche ricerca nell’ambito della fecondazione assistita e delle cellule staminali.
E così, mi piacerebbe, se grazie alla Vostra collaborazione fossi eletto a rappresentarVi, occuparmi dei molti problemi che affliggono la nostra società anche nel campo della sanità e del sistema sanitario, tante volte millantato e bistrattato, ma che comunque e nonostante tutto, riesce a tutelare i più deboli e che quindi, pur se ristrutturato e rimodernizzato, va difeso nei suoi principi più equi ispirati alla solidarietà sociale. Un sistema che, ahimé, troppo spesso è condizionato nelle nomine dei suoi vertici da logiche politiche e di potere, che poco hanno a che vedere con l’autonomia dei ruoli e con le professionalità individuali. Così può capitare che non si scelgano i migliori, ma “i più vicini” e può anche accadere che tutti noi ci facciamo l’abitudine semplicemente perché il manager è una carica politica ed è un suo compito la scelta dei primari, con una logica che, inevitabilmente, diventa di spartizione.
Ed allora vorrei che quella coscienza tanto invocata quando si parla di fecondazione assistita, di embrioni, di problemi etici, di legge 194, di professionalità, fosse ben presente anche quando si parla di nomine, di meriti e di diritti, ricordando che alla base di ogni scelta sanitaria vi è il diritto alla salute e che qualsiasi discorso di coscienza rimanda al concetto di persona. Vorrei che la sanità e il mondo del lavoro in genere si aprisse ai giovani valorizzandone le individualità, i progetti e le finalità. Ma bisognerebbe lavorare anche sulle pensioni e sulla previdenza, nel tentativo di riorganizzarle, senza creare danno ai cittadini e senza ledere i loro diritti acquisiti, come in questi anni sembra stia accadendo.
So bene che, quando si parla di problemi scottanti, di politica e di sanità, di solidarietà e di giustizia sociale si tende a classificare l’interlocutore come amico o nemico a seconda se quanto esprime è più o meno vicino alle convinzioni di chi legge o ascolta. Ma è un vero peccato, perché così facendo si continua ad alimentare una politica di intolleranza ed ostilità nei confronti di chi è fautore di idee diverse dalle proprie. Con l’ostracismo attuale la scienza non sarebbe mai nata, ed è per questa mentalità scientifica che contraddistingue la mia formazione, che vorrei superare tutti i concetti preordinati di opposizione a “prescindere” nei confronti di chi non è con te ed andare avanti con degli ideali precisi, ideali basati sull’autodeterminazione dell’uomo e non sulla morale di stato, imposta a ciascuno di noi. Io credo, infatti, che un uomo senza ideali e sogni, senza passioni ed emozioni è spinto solo da una fredda razionalità e non può occuparsi delle persone e dei loro bisogni. La mia avventura politica è libertà e sogno, rispetto e solidarietà, è riconoscere l’uomo in primo piano con il suo divenire ed i suoi cambiamenti, i suoi contrasti ed i suoi diritti, percorrendo una strada un po’ in salita, che mi ha permesso di non morire mai completamente in tutte quelle volte in cui, in una vita, si muore per poi rinascere al nuovo.

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29 Marzo 2008

Articolo 21: liberta' di pensiero




Mi chiamo Beppe Giulietti e sono candidato come indipendente per l’Italia dei valori, capolista alla Camera dei Deputati, a Torino. Il merito e il demerito di questa candidatura è di Antonio Di Pietro.
Io sono il portavoce di un’associazione che si chiama Articolo 21, che si occupa dei temi della libertà d’informazione, della rete, della cultura, contro ogni forma di censura.

Avevamo e avevo deciso di staccare la spina. Avevamo fatto un documento un po’ pessimista, rivolto a tutte le forze politiche, dicendo “prendiamo atto che anche il centrosinistra ha fatto un altro fallimento sul conflitto d’interessi, sulla riforma della televisione”. A questo documento ha risposto Antonio Di Pietro che ha detto: “so che avete un’altra storia, ma io vi garantisco che potrete, come indipendenti, continuare a raccontare questi temi”. E siccome anche noi siamo matti come lui, abbiamo messo in rete, sul sito www.articolo21.info, la lettera di Di Pietro e abbiamo aperto le primarie. Abbiamo ricevuto tanti insulti, ma tantissime persone del mondo della musica, del cinema, della rete, del teatro e delle associazioni hanno detto: “sì, vale la pena continuare quest’esperienza, se davvero sarà garantita autonomia e indipendenza a tutto campo”. Quindi, abbiamo detto sì a questa proposta molto coraggiosa che è venuta da parte dell’Italia dei Valori e di Antonio Di Pietro e abbiamo preso un impegno: quello di essere ancora più radicali, ancora più tignosi nel difendere valori che, purtroppo, sono stati un po’ dimenticati e cancellati.

Bisogna avere il coraggio di dire che anche il centrosinistra ha messo un po’ tra parentesi il conflitto d’interessi. È un tema che viene usato di tanto in tanto per fare paura a Berlusconi, ma poi non siamo diventati un Paese europeo. In questo Paese si possono fare le elezioni con uno che ha in mano le televisioni e decide i temi, e gli altri che chiedono il permesso per potersi esprimere. Non è un problema che riguarda solo la televisione e gli addetti ai lavori, ma il conflitto d’interessi è una metastasi che corrode le istituzioni italiane: vuol dire che alcuni sono più uguali degli altri. Alcuni possono decidere di farci vedere ogni sera Olindo e Rosa, però di non farci vedere la resistenza in Birmania, di non farci vedere i monaci picchiati del Tibet, o di non farci vedere che cosa accade nelle fabbriche dove si muore tutti i giorni, o di non raccontarci le vite precarie. Alla fine i mezzi di comunicazione diventano armi di distrazione di massa e questo rende più debole la nostra democrazia. Non credo ai profeti, a quelli che fanno tutto da soli, a quelli che riducono la politica ad uno scontro-incontro fra quattro o cinque Tex Willer, che se ne danno di santa ragione, ma credo nella rete dove ciascuno possa essere controllato dagli altri, dove gli errori possono essere corretti, dove assieme si possano fare alcune cose.

Nel prossimo Parlamento, insieme a quest’associazione di reti e movimenti, mi piacerebbe tentare di fare due o tre cose. Per esempio, mi piacerebbe che la sentenza della Corte di Giustizia su Europa7 diventasse legge. Mi piacerebbe che tutti quelli che hanno vinto le sentenze, potessero trasmettere. Mi piacerebbe che le sentenze della Corte Costituzionale fossero applicate e che qualche rete nazionale, a partire da Rete4, andasse sul satellite. Mi piacerebbe che le frequenze venissero date anche ad altre radio e televisioni. Mi piacerebbe che una legge sull’editoria non pensasse di mettere le briglie a tutti i blog e a tutti i siti italiani, ma si facessero crescere nuove esperienze di comunicazione. Mi piacerebbe smettere di dare i soldi dell’editoria a giornali finti, e recuperare quei soldi per far crescere nuovi talenti e nuove forme espressive. Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui a nessuno venga data la possibilità di cacciare Biagi, Santoro, i comici, gli autori, gli scrittori, ma dove tutti possano esprimersi, anche le persone più distanti da me. Mi piacerebbe che, invece di buttare i soldi dalla finestra, si facessero crescere nuovi talenti nel campo del cinema e della scritture. Ecco, questi vorrei che fossero degli impegni molto precisi, molto sereni e molto tranquilli. Mi piacerebbe che a nessuno venisse più in mente di fare una legge per imbrigliare i cronisti, o per impedire ai cronisti di andare ad indagare sui furti o sulle omissioni dei soli noti.
Mi piacerebbe promuovere, nel prossimo Parlamento, un gruppo che mettesse assieme parlamentari eletti in diversi gruppi politici, ma che avessero un analogo amore per l’articolo 21 dell’informazione.

Questo è un programma minimo al quale unirei un’altra cosa: vorrei che tutti insieme cancellassimo questa schifezza di legge elettorale. Questa è una legge elettorale che non dà più controllo ai cittadini, che non consente di controllare i propri eletti e che rischia di rendere le caste ancora più caste.

Non so se saremo al Governo o all’opposizione, ma so che occorre una voce forte e libera, di un partito, di un gruppo, di un movimento, di una rete, che dicano “queste porcherie devono finire”. Si potrà anche perdere, ma almeno si sarà dato un segnale: c’è qualcuno che intende tirarsi fuori da un tipo di consorteria mafiosa e omertosa che rischia di sequestrare la nostra democrazia.

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28 Marzo 2008

Palermo: e' solo una piccola conferma




Il voto amministrativo di Palermo dello scorso maggio è stato prima controllato, poi comprato e infine, visto che era a tutti evidente che avrei comunque vinto a primo turno, è stato manipolato; gli arresti di oggi sono solo una piccola conferma alle tante e circostanziate denunce che con centinaia di cittadini, anche candidati, presentammo nei giorni successivi al voto.

Sono ancora sotto gli occhi di tutti i verbali sbianchettati, i voti scomparsi nel nulla e, soprattutto, il caos scientificamente organizzato a Palazzo delle Aquile per la ricezione dei plichi elettorali di cui nessuno accertava l'autenticità e la provenienza.

E' evidente che quanto avvenuto nel maggio scorso potrebbe ripetersi fra due settimane, anche in considerazione del fatto che sono gli stessi burocrati che allora organizzarono il caos a poter condizionare oggi gli stessi uffici chiave dell'Amministrazione comunale: Servizio Elettorato, Anagrafe e Segreteria Generale.

E' altrettanto evidente che non si tratta più e non soltanto di un problema di gestione dei procedimenti elettorali, ma di un problema di ordine pubblico, perché elezioni così scientificamente disorganizzate potrebbero facilmente essere condizionate dalla criminalità organizzata.

Domattina, al termine dell'iniziativa pubblica al Teatro "Al Massimo", prevista per le 10:30, mi recherò a Piazza Pretoria, sede del Municipio, per tenere una conferenza stampa.

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Lettera a Napolitano




Riporto una mia lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

"Illustre Presidente,

da settimane ormai siamo costretti ad assistere ai reiterati quanto incessanti attacchi nei confronti della persona del Ministro Di Pietro e di tutto il nostro partito, Italia dei Valori, da parte dei media cui fa capo l’on. Silvio Berlusconi.

Come Lei avrà avuto modo di constatare, si tratta di un attacco coordinato sui suoi quotidiani, settimanali e sulle sue televisioni.

A prescindere dall’anomalia tutta italiana per cui un candidato premier è contemporaneamente un magnate dei media, ci chiediamo come possa essere possibile continuare a svolgere serenamente una campagna elettorale sotto un fuoco incrociato di veleni e insulti, talvolta anche personali, da parte di chi possiede più della metà dei mezzi di informazione, attacchi che si concretizzano in calunnie molto pesanti che diffamano l’onore e la dignità di chi, come Antonio Di Pietro e tutte le persone che fanno parte di Italia dei Valori, lavora per portare avanti un progetto serio e responsabile per il bene dei cittadini.

Siamo convinti che tutta questa acrimonia non giovi al Paese e nemmeno a chi ne è l’artefice.

Ci dica Lei, signor Presidente, come poter ristabilire un clima sereno, all’interno del quale ogni partito abbia la possibilità di illustrare ai cittadini elettori il proprio programma, come sarebbe normale in qualsiasi democrazia, secondo le regole dello Stato di diritto e non di uno Stato di natura."

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27 Marzo 2008

I giovani sono il presente




Sono Jean-Léonard Touadi, assessore uscente alle politiche giovanili e alla sicurezza del Comune di Roma, vengo dal Congo, vivo in Italia da trenta anni, e ora candidato nella lista dell’Italia dei Valori per la circoscrizione Lazio 1. La mia candidatura è emblematica, di un percorso di una persona che viene da lontano, che viene dalla società civile, e che ad un certo punto dedica un po' del suo tempo alla politica, portando avanti esigenze che sono quelle della legalità e dei temi classici dell’Italia dei Valori, come la sicurezza.

Perché la legalità dovrebbe interessare anche i giovani? Perché laddove c’è illegalità, dove i diritti non vengono riconosciuti, dove il merito passa addirittura dopo le clientele, c’è bisogno di ripristinare la legalità. Ho insegnato, e la mia rabbia, il mio rammarico, è vedere i migliori dei miei studenti andarsene in Canada, negli Stati Uniti, in Francia o in Germania, perché siamo in una società bloccata, gerantocratica, che non offre assolutamente nessuno spazio ai giovani. Quello che dico ai giovani è questo: diffidate di tutti coloro che dicono “Siete la società del futuro”. Voi siete la società del presente, ed è oggi che dovete avere partecipazione, diritti ed opportunità, e sicuramente chi resta indietro tra di voi dovrà essere aiutato a cambiare, però dovete prendere le chiavi d’accesso, dovete pretenderle non come una gentile concessione, ma come un atto dovuto dalla generazione che vi precede. L’Italia dei Valori si batterà in questo non per voi, ma con voi nella modalità che voi sceglierete.

Sono candidato nella circoscrizione Lazio 1, che comprende Roma e la sua Provincia. Roma è emblematica, perché è la capitale d’Italia, è uno dei poli produttivi più importanti di questo Paese, che sta crescendo al di sopra della media nazionale, però è una città che accanto ai suoi grandi pregi ha anche dei problemi, che sono le periferie e i giovani. Su questo mi prendo l’impegno di continuare a solcare la polvere delle nostre periferie, ad incontrare i giovani non nei luoghi istituzionali, come sempre capita, ma nei luoghi dove loro decidono di aggregarsi: i centri sociali, piuttosto che i luoghi informali, la strada, il muretto, o in una discoteca come questa. Parlare con i giovani, perché ho capito l’importanza è partecipare e farli partecipare, ascoltarli e insieme a loro creare dei piccoli percorsi.
Roma è una città universitaria, con 250 mila studenti, una città nella città, una risorsa che può diventare un volano davvero importante per lo sviluppo economico, tecnologico, culturale e sociale del nostro Paese. Su questi e su altri temi creeremo dei percorsi di confronto, dove riusciremo a costruire insieme nell’ascolto reciproco dei percorsi positivi per questa città.

Roma e la sua Provincia è diventata uno dei poli d’attrazione dell’immigrazione, sia quella che viene dai Paesi cosiddetti extracomunitari che da quelli comunitari. Su questo l’Italia dei Valori dice due cose importanti: legalità, come spazio di doveri e diritti per tutti, italiani e stranieri, siccome non c’è possibilità di una convivenza civile e di un’integrazione senza il rispetto delle leggi e delle norme, ma anche possibilità e necessità da parte dell’Italia di programmare i flussi, e capacità di attrarre l’immigrazione di qualità, che aiuterà l’economia di questo Paese nell’innovazione tecnologica, ma anche nell’innovazione che richiede l’economia globale.

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26 Marzo 2008

Per la sicurezza e la legalità




Sono Patrizia Bugnano, sono una avvocato, e ho avuto l’opportunità di essere candidata capolista al Senato per la regione Piemonte.
La mia esperienza è quella di una professionista: ho sempre e solo esercitato la professione di avvocato, e solo negli ultimi anni ho sentito l’esigenza di impegnarmi in politica, sin da subito, sempre e solo con l’Italia dei Valori.

La mia esperienza professionale mi ha portato recentemente a far parte del collegio di difesa dei famigliari delle vittime della Thiessen Krupp, in seguito al tragico incidente sul lavoro che abbiamo avuto negli scorsi mesi a Torino. Quello della sicurezza sul lavoro è uno dei temi su cui io mi vorrò impegnare in Parlamento. Quest’esperienza professionale mi ha fatto avvicinare ad un mondo che non conoscevo molto bene e che, però, mi ha fatto capire quanto ci sia ancora da fare perché i lavoratori possano lavorare serenamente ed in sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo è un impegno che mi voglio prendere in prima persona, che porterò avanti in Parlamento e nel Governo.

Un altro tema su cui mi voglio impegnare, che deriva sempre dalla mia esperienza professionale, è il tema della giustizia. Vivo quotidianamente i disservizi della giustizia, legati non certo al fatto che i magistrati non lavorino alacremente, così come il personale di cancelleria e la polizia giudiziaria, ma legati semplicemente al fatto che mancano le risorse. Spesso nei tribunali manca anche la carta per scrivere le sentenze. Quindi, il tema della Giustizia e quello dell’incremento delle risorse di cui ha bisogno saranno altri temi su cui mi vorrò fortemente impegnare in Parlamento.

In ultimo, ma non per importanza, c’è un altro tema che mi è caro e deriva da una recente esperienza, dato che sono stata eletta presidente del Coni provinciale di Torino: il mondo dello sport. Voglio portare in Parlamento un’iniziativa politica che sostenga il mondo dello sport, perché lo merita, dato che fa crescere i nostri giovani, permettendo loro di fare attività fisica, consentendo loro di crescere in modo sano, riconoscendo e portando avanti quei valori che l’Italia dei Valori ha nel suo Dna: la legalità, il rispetto degli altri, il rispetto delle regole. Il mondo dello sport è impregnato di questi valori, e credo che un candidato come me, capolista al Senato in Piemonte, debba farsi portatore, in un mondo come quello dello sport che merita tantissimo.

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25 Marzo 2008

Gazebo Day




Domani saremo nelle piazze d’Italia per essere con i cittadini.
Allestiremo migliaia di gazebo nei comuni sparsi su tutto il territorio nazionale, nella mappa ne riportiamo alcuni. Durante questa giornata spiegheremo a chi lo vorrà il nostro programma, la nostra storia e cosa intendiamo fare. Molti nostri candidati saranno nei gazebo poiché vogliamo che siano loro a presentarsi e ad interloquire con i cittadini. Alcuni di loro appartengono alla società civile, li abbiamo coinvolti nelle nostre liste per costruire una politica vicina alla gente, lontana da quella del palazzo.
Gazebo Day, questo il nome dell’iniziativa dell’Italia dei Valori, per fare in modo che i cittadini, conoscano i valori e le persone che sono dietro al simbolo dell’Italia dei Valori.


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In difesa dei consumatori




Sono Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, associazione in difesa dei consumatori che da anni si batte contro truffe ed abusi, per la legalità. Sono candidato con Di Pietro e l’Italia dei Valori al Senato, in Veneto, in Lombardia e nel Lazio.
Che cosa faremo in Parlamento al Senato? C’è anche il conflitto d’interessi, che è una cosa importante, ma le questioni che riguardano i cittadini, quelli che ci seguono e ci ascoltano, sono il caro vita, la vita a rate, le vite delle persone mangiate dalle rate delle banche, dai debiti, milioni di cittadini indebitati a tasso variabile, il 91% su tre milioni e mezzo che non ce la fanno più e che perderanno la casa, perché le banche hanno consigliato il tasso variabile, ossia che uno può anche guadagnare dai debiti.

Un’altra questione è la sicurezza. Noi siamo stati un popolo d’immigranti, siamo andati all’estero, io stesso come Di Pietro, siamo andati in Germania per pagarci gli studi, ci siamo sudati quel titolo di studio che abbiamo preso, ma quando eravamo all’estero avevamo il permesso di soggiorno, lavoravamo, e qualora non rispettavamo le leggi venivamo respinti accompagnati alle frontiere. Bisogna che un Paese come l’Italia, che ha bisogno degli immigrati, spenda di più sulla sicurezza, sulle forze dell’ordine, sui processi che si devono celebrare, tutti sanno che ci sono i racket, le tratte degli schiavi che vengono in Italia, ci sono ragazzine che stanno nei quartieri sotto il mondo della prostituzione: bisogna battersi contro la tratta delle schiave.

Bisogna battersi anche sui tanti giovani e precari, cinque milioni di precari, schiavi moderni come dice Beppe Grillo, ricattati ogni tre mesi che lavorano per 800 euro al mese. Bisogna dare una speranza a questi ragazzi e ragazze che non possono farsi una casa, una famiglia, e non è vero che i soldi non ci sono. I soldi si possono trovare, e noi li abbiamo trovati nella scorsa finanziaria, abbiamo risvegliato i fondi dormienti delle banche, un tesoro tra i 10 e i 15 miliardi di euro che serviranno a risarcire le vittime del risparmio tradito, a stabilizzare i precari, si possono trovare anche i fondi nella sicurezza, tutti quei fondi sequestrati nei tribunali, migliaia e migliaia di fondi, di libretti, miliardi di euro che possono aiutare ad assumere più magistrati, dare la benzina alle forze dell’ordine che spesso non riescono a combattere il crimine.

Queste sono le battaglie che noi faremo, e soprattutto contro la repubblica delle banche, perché questo è un Paese dove destra e sinistra, come diceva Ezra Pound, dove “i politici non sono altro che i maggiordomi dei banchieri”, e questi banchieri guadagnano sempre anche quando perdono. Mi occupo, e mi sono occupato come Adusbef, del signoraggio, della riserva frazionaria, e ce ne continueremo ad occupare.

Noi dell’Italia dei Valori, da non confondere con il Partito Democratico, andremo in Parlamento e saremo una garanzia della legalità, del rispetto dei diritti, della sicurezza e dell’ordine, perché questo è un Paese disordinato che ha bisogno dei riferimenti per guardare al futuro. Questo è un momento importante per votare l’Italia dei Valori, e mi rivolgo a tutti quei consumatori che ho tutelato, avete una possibilità. Italia dei Valori per non far vincere la destra, per non far vincere Berlusconi, per non far vincere Tremonti, quello che ha fatto lo scudo fiscale, la più grande operazione di riciclaggio di Stato, tassata al 2% in forma anonima. Non siamo per gli evasori, siamo contro gli evasori. Votateci con fiducia: non tradiremo mai la fiducia di chi non ce la fa e deve tirare la cinghia per sopravvivere.

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24 Marzo 2008

Una questione di giustizia




Riporto una mia intervista rilasciata alla stampa estera in tema di giustizia.

Se potesse diventare Ministro della Giustizia, come risolverebbe i tanti problemi della giustizia in Italia? I processi che durano troppo tempo, i carceri che sono troppo pochi, e la certezza della pena?
Antonio Di Pietro: La giustizia ha la necessità d’interventi ordinari ed efficaci, e non di discussioni meta-giuridici che non hanno a che vedere con la quotidianità. In questi anni si è discusso di grandi temi, come la separazione delle carriere, il ruolo del Csm, l'ordinamento giudiziario, ma cito quattro punti, come indice, di cui la giustizia ha bisogno: un aumento del 30% delle risorse finanziarie a favore del comparto giustizia; un aumento del personale ausiliario del magistrato, sia civile che penale, che oggi è sotto del 30%, ma con riferimento all'organico di venti anni fa, nonostante siano aumentate le competenze; una riaggregazione dei tribunali e delle corti d'appello, soprattutto i tribunali, dove alcuni sono sovraccarichi e altri poco lavoro, in modo da ottimizzare il lavoro dei magistrati e del personale ausiliario; una ridefinizione del ruolo e delle attività del personale di polizia giudiziaria, carabinieri, polizia e guardia di finanza soprattutto, affinché possano svolgere le loro attività soltanto in materia di polizia giudiziaria e sicurezza, e non anche compiti amministrativi, tipo scorte o altre attività che possono essere svolte da altre realtà. Sul piano processuale intendo intervenire sulla riduzione dei tempi processuali, innanzi tutto eliminando la legge sulla riduzione dei tempi della prescrizione, fatta dal governo Berlusconi con una legge ad personam. In secondo luogo, riducendo i gradi di giudizio da tre a due, eliminando un grado di giudizio d’appello perchè siamo in un processo accusatorio e non inquisitorio. In terzo luogo, facendo una norma che interrompe la prescrizione con il rinvio al giudizio, evitando cosi i mille codicilli degli avvocati. Sul piano sostanziale, una riduzione importante delle tipologie di reato: i cosiddetti reati bagatellari devono essere depenalizzati a favore della lotta contro la grande criminalità.

Rispetto alle riforme sulla giustizia, avete molti galeotti fuori e mancano le carceri. Ha toccato un'altra questione, ma sembra che lo stato italiano abolisca i reati.
Antonio Di Pietro: Sono convinto, e per questo mi sono sempre opposto ad ogni forma d’indulto e d’amnistia, che vi deve essere la certezza della pena, perché uno deve sapere che il delitto non paga. Per questa ragione mi sono beccato molte volte del forcaiolo e del giustizialista: non sono né uno, né l’altro, ma rivendico il fatto che il delinquente deve stare in galera se non riesce a capire e a risocializzare in un mondo normale. Ciò premesso, affinché sia chiaro che non sono solo parole le mie, voglio riferire qui cosa è successo in occasione dell’ultima finanziaria del 2008, quando negli ultimi minuti della discussione del Consiglio dei Ministri ho preso atto che ancora una volta non era stata messa alcuna somma per l’implementazione delle strutture carcerarie, e dopo aver chiesto più volte al collega della giustizia che insistesse su questo tema, ma parlavano tutti di grandi temi, ho richiesto personalmente ed ottenuto che fosse fatto un capitolo del bilancio al Ministero delle Infrastrutture, che non dovrei azzeccarci niente perché mi occupo di strade e ferrovie, ma considerando come infrastrutture anche le carceri, perché almeno 80 milioni di euro che vengono dati a disposizione del ministero vengano usati per le infrastrutture carcerarie. In parole povere, dal 2008 ci sono i soldi per implementare le carceri addossandomi le spese come Ministero delle Infrastrutture, facendo passare per infrastrutture quello che dovrebbe essere un qualcosa di diverso: la sicurezza.

Lei ha le idee molto chiare sulla giustizia. Se le offrissero di fare il Ministro della Giustizia, accetterebbe?
Antonio Di Pietro: Rispondo senza infingimenti: vorrei carta scritta con le possibilità che mi danno per fare quelle cose che vi ho appena detto, perché fare la bella statuina senza le risorse finanziarie, senza possibilità operativa e mettere la faccia sul non fare, non sono disponibile.

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22 Marzo 2008

G8: accertare i mandanti politici




Noi dell’Italia dei Valori riteniamo che, in quei giorni del G8, ci furono una serie d’illegalità, una più grave dell’altra. La prima fu quella dei facinorosi che, mischiati ai legittimi manifestanti, con caschi e materiale contundente, hanno aggredito forze di polizia, commercianti e cittadini inermi. Su quei fatti la magistratura sta facendo chiarezza, avendo già chiesto giudizi e condanne.

Si è verificato un altro fatto ancora, a Bolzaneto e alla Diaz. Si sono cioè verificati comportamenti da parte di alcuni esponenti delle forze dell’ordine che, non per legittima difesa, ma per ritorsioni, hanno aggredito alcuni cittadini, quando questi non erano o non erano più in condizione di offendere. Questo fatto è ancora più grave perché non è stato commesso da un cittadino normale, ma da un cittadino con la divisa e, anche per questo fatto, la magistratura sta procedendo. Come Italia dei Valori riteniamo che dobbiamo lasciare alla magistratura il compito di accertare i fatti penalmente rilevanti.

Ma questi esponenti delle forze di polizia che hanno usato violenza lo hanno fatto perché sono impazziti improvvisamente, o perché eccitati, indotti, indottrinati da una classe politica che voleva mostrare il pugno di ferro attraverso la repressione postuma? In questo senso, chi era quella persona, appartenente alla classe politica allora al governo, che stava dentro le caserme a dare le disposizioni per l’ordine? Credo che una verifica politica su questo tema sia doveroso farla, per una questione di lealtà, chiarezza e di verità.

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21 Marzo 2008

Costi della politica: eliminare le Province




In questa legislatura si è iniziato a fare qualcosa per ridurre i costi della Politica. Per quel poco o tanto che si è fatto Italia dei Valori rivendica a buon diritto di essere stata tra i protagonisti di quest’opera che ci ha visto ridurre il numero delle circoscrizioni comunali, consentendole solo nelle città con 100.000 abitanti, abolire la legge mancia e ridurre i posti dei C.d.a. nei consorsi di bonifica. E’ evidente che il grosso deve ancora venire e che dovrà essere realizzato nella prossima legislatura.

Oggi l’Eurispes ci dice chiaramente quello che già sapevamo, ovvero se si vogliono effettuare risparmi considerevoli, nell’ordine dei 10 miliardi di euro, si debbono eliminare le Province, enti che costituiscono una duplicazione di funzioni rispetto ai comuni e alle regioni.

Non è un caso infatti che l’obiettivo dell’Italia dei Valori per quanto riguarda i costi della politica è proprio l’abolizione delle Province, chiaramente senza tralasciare una riduzione degli stipendi e dei privilegi dei politici nazionali, punto sul quale ci siamo già impegnati.

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20 Marzo 2008

Io ho scelto l'Italia dei Valori




Riportiamo un intervista fatta a Pancho Pardi, candidato capolista al Senato in Toscana con l'Italia dei Valori.

Che cosa ha spinto lei, diventato noto come uno dei portavoce dei girotondi, a candidarsi con l’Italia dei Valori?
Pancho Pardi: In prima istanza, in questo momento, il fatto di contrastare la tendenza all’astensionismo. Non è possibile affrontare un confronto elettorale cosi difficile, in un momento cosi arduo, e incoraggiare l’astensionismo. Quindi bisognava prendere posizione.
Per la verità avevamo pensato di fare una lista civica nazionale, però la rapidità della crisi, il precipitare dei tempi, il voto alle porte, ha reso impossibile questo disegno. E poi devo essere sincero, a questo punto, anche se avessimo potuto fare questa lista civica nazionale, avremmo avuto un problema, perché oggi l’unica possibilità è di aiutare il centrosinistra a prendere il premio di maggioranza, e l’unica maniera per farlo è aumentare il numero dei voti per l’alleanza Partito Democratico – Italia dei Valori.

Ma lei sarebbe potuto entrare direttamente nel Partito Democratico, essendo lei una persona nota che gode di una buona stima. In Toscana avrebbe forse raggiunto anche il suo scopo come candidato del Partito Democratico. Perché ha scelto proprio l’Italia dei Valori?
Pancho Pardi: Intanto con l’Italia dei Valori avevo già partecipato alla competizione per le europee, e poi francamente di persona preferisco l’atteggiamento dell’Italia dei Valori a quello del Partito Democratico. Nel Partito Democratico mi sembra che ci sia una tendenza eccessiva a spengere i toni dell’anti-berlusconismo.
Temo che a forza di spengere i toni dell’anti-berlusconismo lo si lasci trionfante, invece Italia dei Valori e Di Pietro danno la garanzia di una certa attenzione e continuità.

Partiamo dall’inizio della sua attività pubblica e politica. Mi sembra d’averla anche vista girare intorno al cavallo pazzo della Rai a Roma. Il problema per la quale lei all’epoca ha manifestato, insieme a migliaia di altre persone, cioè la legge sul conflitto d’interessi, l’influenza di Berlusconi sulle televisioni, è risolto o è ancora aperto?
Pancho Pardi: No, non è risolto affatto. Tutti i problemi che avevamo messo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, il pluralismo dell’informazione, l’indipendenza della magistratura, e poi via via che venivano fuori le leggi vergogna, che sono tutte violazioni allo spirito dell’articolo 3 della Costituzione che sancisce l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, a mano a mano venivano le rilevanze di tutti questi argomenti, e nessuno di questi è stato risolto. Purtroppo, direi che oggi la situazione è ancora peggiore, sono incancreniti proprio perché non sono ancora stati risolti.

Torniamo di nuovo nel 2002, quando lei ha incominciato. C’era ancora una legge televisiva in evoluzione, non c’era ancora la Gasparri. Oggi abbiamo anche una sentenza della Corte di Giustizia Europea che dichiara la distribuzione delle frequenze in contrasto con le normative europee e chiede di riformare il sistema italiano non solo secondo tali normative, ma adeguandole alle sentenze della Corte Costituzionale italiana. Che cosa vuole fare nel campo del pluralismo televisivo?
Pancho Pardi: Come prima cosa separerei nettamente la questione della tv pubblica dalle private, perché non condivido nel modo più assoluto il principio per cui s