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31 Marzo 2008

I candidati Idv: Sergio Piffari



Riportiamo un intervista fatta a Sergio Piffari, candidato dell'Italia dei Valori alla Camera dei Deputati, rilasciata a “L’Espresso”, trasmissione di dibattiti di attualità e politica condotta da Daniele Martinelli.

(00:40) In due parole: qual è la missione dell'Italia dei Valori?

(01:17) C'è un’alleanza con il Partito Democratico di Walter Veltroni. A tal proposito, sappiamo che l'Italia dei Valori è un partito che fa le sue campagne soprattutto sulla legalità, come avete colto la notizia che la moglie di Sergio D'Elia è candidata in Basilicata con il Partito Democratico?

(02:40) Il Ministro Di Pietro, qualche settimana fa, è apparso in un servizio pubblicato da Panorama dove si diceva che era sotto inchiesta. Ci sono delle novità?

(04:04) Ho proprio in mano la copia del decreto d’archiviazione. Chissà se poi la stampa che ha fatto questa denuncia darà uguale spazio per parlare di questa archiviazione.
Come giudicate la decisione dei tribunali di Milano di bloccare i processi a carico di Berlusconi fin dopo le elezioni? Di solito non è il contrario? Il politico sotto inchiesta non è giusto che vada a correre dal giudice a dimostrare che è innocente piuttosto che sia il tribunale a ritirare il processo? Non è una cosa anomala?


(05:38) Torniamo al discorso legato all'alleanza con il Partito Democratico. I maligni, o i benigni, critici, osservatori attenti e meno attenti della politica, sono sicuri che il programma di Veltroni e di Berlusconi sono praticamente uguali, o per lo meno molto simili. Si parla molto di grandi intese, o per lo meno sono molto paventate. Veltroni non ha fatto grosse dichiarazioni. Di Pietro ha dovuto rivedere un paio di punti, come per quanto riguarda il punto delle due televisioni Mediaset, di cui i giornali avevano detto "Di Pietro frena e cambia il punto". Qual è il vostro punto di vista?

(07:20) Antonio Di Pietro è stato Ministro delle Infrastrutture del Governo Prodi. Il centrodestra sta cavalcando molto il tema del ponte sullo stretto di Messina. Di Pietro lo ha bocciato.

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30 Marzo 2008

I candidati Idv: Antonio Palagiano




Caro elettore,
è difficile il compito che mi tocca in questa occasione. Devo presentarmi, ed a volte raccontarsi diventa una necessità, per fermare un momento, un’emozione, un’esperienza. Per parlarsi. Per capirsi. Ed è un’emozione che mi spinge ad iniziare questa nuova avventura. Infatti, come alcuni di Voi sanno, non sono un politico, ma un medico, un ginecologo, lavoro all’università, facendo anche ricerca nell’ambito della fecondazione assistita e delle cellule staminali.
E così, mi piacerebbe, se grazie alla Vostra collaborazione fossi eletto a rappresentarVi, occuparmi dei molti problemi che affliggono la nostra società anche nel campo della sanità e del sistema sanitario, tante volte millantato e bistrattato, ma che comunque e nonostante tutto, riesce a tutelare i più deboli e che quindi, pur se ristrutturato e rimodernizzato, va difeso nei suoi principi più equi ispirati alla solidarietà sociale. Un sistema che, ahimé, troppo spesso è condizionato nelle nomine dei suoi vertici da logiche politiche e di potere, che poco hanno a che vedere con l’autonomia dei ruoli e con le professionalità individuali. Così può capitare che non si scelgano i migliori, ma “i più vicini” e può anche accadere che tutti noi ci facciamo l’abitudine semplicemente perché il manager è una carica politica ed è un suo compito la scelta dei primari, con una logica che, inevitabilmente, diventa di spartizione.
Ed allora vorrei che quella coscienza tanto invocata quando si parla di fecondazione assistita, di embrioni, di problemi etici, di legge 194, di professionalità, fosse ben presente anche quando si parla di nomine, di meriti e di diritti, ricordando che alla base di ogni scelta sanitaria vi è il diritto alla salute e che qualsiasi discorso di coscienza rimanda al concetto di persona. Vorrei che la sanità e il mondo del lavoro in genere si aprisse ai giovani valorizzandone le individualità, i progetti e le finalità. Ma bisognerebbe lavorare anche sulle pensioni e sulla previdenza, nel tentativo di riorganizzarle, senza creare danno ai cittadini e senza ledere i loro diritti acquisiti, come in questi anni sembra stia accadendo.
So bene che, quando si parla di problemi scottanti, di politica e di sanità, di solidarietà e di giustizia sociale si tende a classificare l’interlocutore come amico o nemico a seconda se quanto esprime è più o meno vicino alle convinzioni di chi legge o ascolta. Ma è un vero peccato, perché così facendo si continua ad alimentare una politica di intolleranza ed ostilità nei confronti di chi è fautore di idee diverse dalle proprie. Con l’ostracismo attuale la scienza non sarebbe mai nata, ed è per questa mentalità scientifica che contraddistingue la mia formazione, che vorrei superare tutti i concetti preordinati di opposizione a “prescindere” nei confronti di chi non è con te ed andare avanti con degli ideali precisi, ideali basati sull’autodeterminazione dell’uomo e non sulla morale di stato, imposta a ciascuno di noi. Io credo, infatti, che un uomo senza ideali e sogni, senza passioni ed emozioni è spinto solo da una fredda razionalità e non può occuparsi delle persone e dei loro bisogni. La mia avventura politica è libertà e sogno, rispetto e solidarietà, è riconoscere l’uomo in primo piano con il suo divenire ed i suoi cambiamenti, i suoi contrasti ed i suoi diritti, percorrendo una strada un po’ in salita, che mi ha permesso di non morire mai completamente in tutte quelle volte in cui, in una vita, si muore per poi rinascere al nuovo.

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29 Marzo 2008

Articolo 21: liberta' di pensiero




Mi chiamo Beppe Giulietti e sono candidato come indipendente per l’Italia dei valori, capolista alla Camera dei Deputati, a Torino. Il merito e il demerito di questa candidatura è di Antonio Di Pietro.
Io sono il portavoce di un’associazione che si chiama Articolo 21, che si occupa dei temi della libertà d’informazione, della rete, della cultura, contro ogni forma di censura.

Avevamo e avevo deciso di staccare la spina. Avevamo fatto un documento un po’ pessimista, rivolto a tutte le forze politiche, dicendo “prendiamo atto che anche il centrosinistra ha fatto un altro fallimento sul conflitto d’interessi, sulla riforma della televisione”. A questo documento ha risposto Antonio Di Pietro che ha detto: “so che avete un’altra storia, ma io vi garantisco che potrete, come indipendenti, continuare a raccontare questi temi”. E siccome anche noi siamo matti come lui, abbiamo messo in rete, sul sito www.articolo21.info, la lettera di Di Pietro e abbiamo aperto le primarie. Abbiamo ricevuto tanti insulti, ma tantissime persone del mondo della musica, del cinema, della rete, del teatro e delle associazioni hanno detto: “sì, vale la pena continuare quest’esperienza, se davvero sarà garantita autonomia e indipendenza a tutto campo”. Quindi, abbiamo detto sì a questa proposta molto coraggiosa che è venuta da parte dell’Italia dei Valori e di Antonio Di Pietro e abbiamo preso un impegno: quello di essere ancora più radicali, ancora più tignosi nel difendere valori che, purtroppo, sono stati un po’ dimenticati e cancellati.

Bisogna avere il coraggio di dire che anche il centrosinistra ha messo un po’ tra parentesi il conflitto d’interessi. È un tema che viene usato di tanto in tanto per fare paura a Berlusconi, ma poi non siamo diventati un Paese europeo. In questo Paese si possono fare le elezioni con uno che ha in mano le televisioni e decide i temi, e gli altri che chiedono il permesso per potersi esprimere. Non è un problema che riguarda solo la televisione e gli addetti ai lavori, ma il conflitto d’interessi è una metastasi che corrode le istituzioni italiane: vuol dire che alcuni sono più uguali degli altri. Alcuni possono decidere di farci vedere ogni sera Olindo e Rosa, però di non farci vedere la resistenza in Birmania, di non farci vedere i monaci picchiati del Tibet, o di non farci vedere che cosa accade nelle fabbriche dove si muore tutti i giorni, o di non raccontarci le vite precarie. Alla fine i mezzi di comunicazione diventano armi di distrazione di massa e questo rende più debole la nostra democrazia. Non credo ai profeti, a quelli che fanno tutto da soli, a quelli che riducono la politica ad uno scontro-incontro fra quattro o cinque Tex Willer, che se ne danno di santa ragione, ma credo nella rete dove ciascuno possa essere controllato dagli altri, dove gli errori possono essere corretti, dove assieme si possano fare alcune cose.

Nel prossimo Parlamento, insieme a quest’associazione di reti e movimenti, mi piacerebbe tentare di fare due o tre cose. Per esempio, mi piacerebbe che la sentenza della Corte di Giustizia su Europa7 diventasse legge. Mi piacerebbe che tutti quelli che hanno vinto le sentenze, potessero trasmettere. Mi piacerebbe che le sentenze della Corte Costituzionale fossero applicate e che qualche rete nazionale, a partire da Rete4, andasse sul satellite. Mi piacerebbe che le frequenze venissero date anche ad altre radio e televisioni. Mi piacerebbe che una legge sull’editoria non pensasse di mettere le briglie a tutti i blog e a tutti i siti italiani, ma si facessero crescere nuove esperienze di comunicazione. Mi piacerebbe smettere di dare i soldi dell’editoria a giornali finti, e recuperare quei soldi per far crescere nuovi talenti e nuove forme espressive. Mi piacerebbe vivere in un Paese in cui a nessuno venga data la possibilità di cacciare Biagi, Santoro, i comici, gli autori, gli scrittori, ma dove tutti possano esprimersi, anche le persone più distanti da me. Mi piacerebbe che, invece di buttare i soldi dalla finestra, si facessero crescere nuovi talenti nel campo del cinema e della scritture. Ecco, questi vorrei che fossero degli impegni molto precisi, molto sereni e molto tranquilli. Mi piacerebbe che a nessuno venisse più in mente di fare una legge per imbrigliare i cronisti, o per impedire ai cronisti di andare ad indagare sui furti o sulle omissioni dei soli noti.
Mi piacerebbe promuovere, nel prossimo Parlamento, un gruppo che mettesse assieme parlamentari eletti in diversi gruppi politici, ma che avessero un analogo amore per l’articolo 21 dell’informazione.

Questo è un programma minimo al quale unirei un’altra cosa: vorrei che tutti insieme cancellassimo questa schifezza di legge elettorale. Questa è una legge elettorale che non dà più controllo ai cittadini, che non consente di controllare i propri eletti e che rischia di rendere le caste ancora più caste.

Non so se saremo al Governo o all’opposizione, ma so che occorre una voce forte e libera, di un partito, di un gruppo, di un movimento, di una rete, che dicano “queste porcherie devono finire”. Si potrà anche perdere, ma almeno si sarà dato un segnale: c’è qualcuno che intende tirarsi fuori da un tipo di consorteria mafiosa e omertosa che rischia di sequestrare la nostra democrazia.

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28 Marzo 2008

Palermo: e' solo una piccola conferma




Il voto amministrativo di Palermo dello scorso maggio è stato prima controllato, poi comprato e infine, visto che era a tutti evidente che avrei comunque vinto a primo turno, è stato manipolato; gli arresti di oggi sono solo una piccola conferma alle tante e circostanziate denunce che con centinaia di cittadini, anche candidati, presentammo nei giorni successivi al voto.

Sono ancora sotto gli occhi di tutti i verbali sbianchettati, i voti scomparsi nel nulla e, soprattutto, il caos scientificamente organizzato a Palazzo delle Aquile per la ricezione dei plichi elettorali di cui nessuno accertava l'autenticità e la provenienza.

E' evidente che quanto avvenuto nel maggio scorso potrebbe ripetersi fra due settimane, anche in considerazione del fatto che sono gli stessi burocrati che allora organizzarono il caos a poter condizionare oggi gli stessi uffici chiave dell'Amministrazione comunale: Servizio Elettorato, Anagrafe e Segreteria Generale.

E' altrettanto evidente che non si tratta più e non soltanto di un problema di gestione dei procedimenti elettorali, ma di un problema di ordine pubblico, perché elezioni così scientificamente disorganizzate potrebbero facilmente essere condizionate dalla criminalità organizzata.

Domattina, al termine dell'iniziativa pubblica al Teatro "Al Massimo", prevista per le 10:30, mi recherò a Piazza Pretoria, sede del Municipio, per tenere una conferenza stampa.

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Lettera a Napolitano




Riporto una mia lettera al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

"Illustre Presidente,

da settimane ormai siamo costretti ad assistere ai reiterati quanto incessanti attacchi nei confronti della persona del Ministro Di Pietro e di tutto il nostro partito, Italia dei Valori, da parte dei media cui fa capo l’on. Silvio Berlusconi.

Come Lei avrà avuto modo di constatare, si tratta di un attacco coordinato sui suoi quotidiani, settimanali e sulle sue televisioni.

A prescindere dall’anomalia tutta italiana per cui un candidato premier è contemporaneamente un magnate dei media, ci chiediamo come possa essere possibile continuare a svolgere serenamente una campagna elettorale sotto un fuoco incrociato di veleni e insulti, talvolta anche personali, da parte di chi possiede più della metà dei mezzi di informazione, attacchi che si concretizzano in calunnie molto pesanti che diffamano l’onore e la dignità di chi, come Antonio Di Pietro e tutte le persone che fanno parte di Italia dei Valori, lavora per portare avanti un progetto serio e responsabile per il bene dei cittadini.

Siamo convinti che tutta questa acrimonia non giovi al Paese e nemmeno a chi ne è l’artefice.

Ci dica Lei, signor Presidente, come poter ristabilire un clima sereno, all’interno del quale ogni partito abbia la possibilità di illustrare ai cittadini elettori il proprio programma, come sarebbe normale in qualsiasi democrazia, secondo le regole dello Stato di diritto e non di uno Stato di natura."

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27 Marzo 2008

I giovani sono il presente




Sono Jean-Léonard Touadi, assessore uscente alle politiche giovanili e alla sicurezza del Comune di Roma, vengo dal Congo, vivo in Italia da trenta anni, e ora candidato nella lista dell’Italia dei Valori per la circoscrizione Lazio 1. La mia candidatura è emblematica, di un percorso di una persona che viene da lontano, che viene dalla società civile, e che ad un certo punto dedica un po' del suo tempo alla politica, portando avanti esigenze che sono quelle della legalità e dei temi classici dell’Italia dei Valori, come la sicurezza.

Perché la legalità dovrebbe interessare anche i giovani? Perché laddove c’è illegalità, dove i diritti non vengono riconosciuti, dove il merito passa addirittura dopo le clientele, c’è bisogno di ripristinare la legalità. Ho insegnato, e la mia rabbia, il mio rammarico, è vedere i migliori dei miei studenti andarsene in Canada, negli Stati Uniti, in Francia o in Germania, perché siamo in una società bloccata, gerantocratica, che non offre assolutamente nessuno spazio ai giovani. Quello che dico ai giovani è questo: diffidate di tutti coloro che dicono “Siete la società del futuro”. Voi siete la società del presente, ed è oggi che dovete avere partecipazione, diritti ed opportunità, e sicuramente chi resta indietro tra di voi dovrà essere aiutato a cambiare, però dovete prendere le chiavi d’accesso, dovete pretenderle non come una gentile concessione, ma come un atto dovuto dalla generazione che vi precede. L’Italia dei Valori si batterà in questo non per voi, ma con voi nella modalità che voi sceglierete.

Sono candidato nella circoscrizione Lazio 1, che comprende Roma e la sua Provincia. Roma è emblematica, perché è la capitale d’Italia, è uno dei poli produttivi più importanti di questo Paese, che sta crescendo al di sopra della media nazionale, però è una città che accanto ai suoi grandi pregi ha anche dei problemi, che sono le periferie e i giovani. Su questo mi prendo l’impegno di continuare a solcare la polvere delle nostre periferie, ad incontrare i giovani non nei luoghi istituzionali, come sempre capita, ma nei luoghi dove loro decidono di aggregarsi: i centri sociali, piuttosto che i luoghi informali, la strada, il muretto, o in una discoteca come questa. Parlare con i giovani, perché ho capito l’importanza è partecipare e farli partecipare, ascoltarli e insieme a loro creare dei piccoli percorsi.
Roma è una città universitaria, con 250 mila studenti, una città nella città, una risorsa che può diventare un volano davvero importante per lo sviluppo economico, tecnologico, culturale e sociale del nostro Paese. Su questi e su altri temi creeremo dei percorsi di confronto, dove riusciremo a costruire insieme nell’ascolto reciproco dei percorsi positivi per questa città.

Roma e la sua Provincia è diventata uno dei poli d’attrazione dell’immigrazione, sia quella che viene dai Paesi cosiddetti extracomunitari che da quelli comunitari. Su questo l’Italia dei Valori dice due cose importanti: legalità, come spazio di doveri e diritti per tutti, italiani e stranieri, siccome non c’è possibilità di una convivenza civile e di un’integrazione senza il rispetto delle leggi e delle norme, ma anche possibilità e necessità da parte dell’Italia di programmare i flussi, e capacità di attrarre l’immigrazione di qualità, che aiuterà l’economia di questo Paese nell’innovazione tecnologica, ma anche nell’innovazione che richiede l’economia globale.

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26 Marzo 2008

Per la sicurezza e la legalità




Sono Patrizia Bugnano, sono una avvocato, e ho avuto l’opportunità di essere candidata capolista al Senato per la regione Piemonte.
La mia esperienza è quella di una professionista: ho sempre e solo esercitato la professione di avvocato, e solo negli ultimi anni ho sentito l’esigenza di impegnarmi in politica, sin da subito, sempre e solo con l’Italia dei Valori.

La mia esperienza professionale mi ha portato recentemente a far parte del collegio di difesa dei famigliari delle vittime della Thiessen Krupp, in seguito al tragico incidente sul lavoro che abbiamo avuto negli scorsi mesi a Torino. Quello della sicurezza sul lavoro è uno dei temi su cui io mi vorrò impegnare in Parlamento. Quest’esperienza professionale mi ha fatto avvicinare ad un mondo che non conoscevo molto bene e che, però, mi ha fatto capire quanto ci sia ancora da fare perché i lavoratori possano lavorare serenamente ed in sicurezza nei luoghi di lavoro. Questo è un impegno che mi voglio prendere in prima persona, che porterò avanti in Parlamento e nel Governo.

Un altro tema su cui mi voglio impegnare, che deriva sempre dalla mia esperienza professionale, è il tema della giustizia. Vivo quotidianamente i disservizi della giustizia, legati non certo al fatto che i magistrati non lavorino alacremente, così come il personale di cancelleria e la polizia giudiziaria, ma legati semplicemente al fatto che mancano le risorse. Spesso nei tribunali manca anche la carta per scrivere le sentenze. Quindi, il tema della Giustizia e quello dell’incremento delle risorse di cui ha bisogno saranno altri temi su cui mi vorrò fortemente impegnare in Parlamento.

In ultimo, ma non per importanza, c’è un altro tema che mi è caro e deriva da una recente esperienza, dato che sono stata eletta presidente del Coni provinciale di Torino: il mondo dello sport. Voglio portare in Parlamento un’iniziativa politica che sostenga il mondo dello sport, perché lo merita, dato che fa crescere i nostri giovani, permettendo loro di fare attività fisica, consentendo loro di crescere in modo sano, riconoscendo e portando avanti quei valori che l’Italia dei Valori ha nel suo Dna: la legalità, il rispetto degli altri, il rispetto delle regole. Il mondo dello sport è impregnato di questi valori, e credo che un candidato come me, capolista al Senato in Piemonte, debba farsi portatore, in un mondo come quello dello sport che merita tantissimo.

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25 Marzo 2008

Gazebo Day




Domani saremo nelle piazze d’Italia per essere con i cittadini.
Allestiremo migliaia di gazebo nei comuni sparsi su tutto il territorio nazionale, nella mappa ne riportiamo alcuni. Durante questa giornata spiegheremo a chi lo vorrà il nostro programma, la nostra storia e cosa intendiamo fare. Molti nostri candidati saranno nei gazebo poiché vogliamo che siano loro a presentarsi e ad interloquire con i cittadini. Alcuni di loro appartengono alla società civile, li abbiamo coinvolti nelle nostre liste per costruire una politica vicina alla gente, lontana da quella del palazzo.
Gazebo Day, questo il nome dell’iniziativa dell’Italia dei Valori, per fare in modo che i cittadini, conoscano i valori e le persone che sono dietro al simbolo dell’Italia dei Valori.


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In difesa dei consumatori


Sono Elio Lannutti, presidente dell’Adusbef, associazione in difesa dei consumatori che da anni si batte contro truffe ed abusi, per la legalità. Sono candidato con Di Pietro e l’Italia dei Valori al Senato, in Veneto, in Lombardia e nel Lazio.
Che cosa faremo in Parlamento al Senato? C’è anche il conflitto d’interessi, che è una cosa importante, ma le questioni che riguardano i cittadini, quelli che ci seguono e ci ascoltano, sono il caro vita, la vita a rate, le vite delle persone mangiate dalle rate delle banche, dai debiti, milioni di cittadini indebitati a tasso variabile, il 91% su tre milioni e mezzo che non ce la fanno più e che perderanno la casa, perché le banche hanno consigliato il tasso variabile, ossia che uno può anche guadagnare dai debiti.

Un’altra questione è la sicurezza. Noi siamo stati un popolo d’immigranti, siamo andati all’estero, io stesso come Di Pietro, siamo andati in Germania per pagarci gli studi, ci siamo sudati quel titolo di studio che abbiamo preso, ma quando eravamo all’estero avevamo il permesso di soggiorno, lavoravamo, e qualora non rispettavamo le leggi venivamo respinti accompagnati alle frontiere. Bisogna che un Paese come l’Italia, che ha bisogno degli immigrati, spenda di più sulla sicurezza, sulle forze dell’ordine, sui processi che si devono celebrare, tutti sanno che ci sono i racket, le tratte degli schiavi che vengono in Italia, ci sono ragazzine che stanno nei quartieri sotto il mondo della prostituzione: bisogna battersi contro la tratta delle schiave.

Bisogna battersi anche sui tanti giovani e precari, cinque milioni di precari, schiavi moderni come dice Beppe Grillo, ricattati ogni tre mesi che lavorano per 800 euro al mese. Bisogna dare una speranza a questi ragazzi e ragazze che non possono farsi una casa, una famiglia, e non è vero che i soldi non ci sono. I soldi si possono trovare, e noi li abbiamo trovati nella scorsa finanziaria, abbiamo risvegliato i fondi dormienti delle banche, un tesoro tra i 10 e i 15 miliardi di euro che serviranno a risarcire le vittime del risparmio tradito, a stabilizzare i precari, si possono trovare anche i fondi nella sicurezza, tutti quei fondi sequestrati nei tribunali, migliaia e migliaia di fondi, di libretti, miliardi di euro che possono aiutare ad assumere più magistrati, dare la benzina alle forze dell’ordine che spesso non riescono a combattere il crimine.

Queste sono le battaglie che noi faremo, e soprattutto contro la repubblica delle banche, perché questo è un Paese dove destra e sinistra, come diceva Ezra Pound, dove “i politici non sono altro che i maggiordomi dei banchieri”, e questi banchieri guadagnano sempre anche quando perdono. Mi occupo, e mi sono occupato come Adusbef, del signoraggio, della riserva frazionaria, e ce ne continueremo ad occupare.

Noi dell’Italia dei Valori, da non confondere con il Partito Democratico, andremo in Parlamento e saremo una garanzia della legalità, del rispetto dei diritti, della sicurezza e dell’ordine, perché questo è un Paese disordinato che ha bisogno dei riferimenti per guardare al futuro. Questo è un momento importante per votare l’Italia dei Valori, e mi rivolgo a tutti quei consumatori che ho tutelato, avete una possibilità. Italia dei Valori per non far vincere la destra, per non far vincere Berlusconi, per non far vincere Tremonti, quello che ha fatto lo scudo fiscale, la più grande operazione di riciclaggio di Stato, tassata al 2% in forma anonima. Non siamo per gli evasori, siamo contro gli evasori. Votateci con fiducia: non tradiremo mai la fiducia di chi non ce la fa e deve tirare la cinghia per sopravvivere.

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24 Marzo 2008

Una questione di giustizia




Riporto una mia intervista rilasciata alla stampa estera in tema di giustizia.

Se potesse diventare Ministro della Giustizia, come risolverebbe i tanti problemi della giustizia in Italia? I processi che durano troppo tempo, i carceri che sono troppo pochi, e la certezza della pena?
Antonio Di Pietro: La giustizia ha la necessità d’interventi ordinari ed efficaci, e non di discussioni meta-giuridici che non hanno a che vedere con la quotidianità. In questi anni si è discusso di grandi temi, come la separazione delle carriere, il ruolo del Csm, l'ordinamento giudiziario, ma cito quattro punti, come indice, di cui la giustizia ha bisogno: un aumento del 30% delle risorse finanziarie a favore del comparto giustizia; un aumento del personale ausiliario del magistrato, sia civile che penale, che oggi è sotto del 30%, ma con riferimento all'organico di venti anni fa, nonostante siano aumentate le competenze; una riaggregazione dei tribunali e delle corti d'appello, soprattutto i tribunali, dove alcuni sono sovraccarichi e altri poco lavoro, in modo da ottimizzare il lavoro dei magistrati e del personale ausiliario; una ridefinizione del ruolo e delle attività del personale di polizia giudiziaria, carabinieri, polizia e guardia di finanza soprattutto, affinché possano svolgere le loro attività soltanto in materia di polizia giudiziaria e sicurezza, e non anche compiti amministrativi, tipo scorte o altre attività che possono essere svolte da altre realtà. Sul piano processuale intendo intervenire sulla riduzione dei tempi processuali, innanzi tutto eliminando la legge sulla riduzione dei tempi della prescrizione, fatta dal governo Berlusconi con una legge ad personam. In secondo luogo, riducendo i gradi di giudizio da tre a due, eliminando un grado di giudizio d’appello perchè siamo in un processo accusatorio e non inquisitorio. In terzo luogo, facendo una norma che interrompe la prescrizione con il rinvio al giudizio, evitando cosi i mille codicilli degli avvocati. Sul piano sostanziale, una riduzione importante delle tipologie di reato: i cosiddetti reati bagatellari devono essere depenalizzati a favore della lotta contro la grande criminalità.

Rispetto alle riforme sulla giustizia, avete molti galeotti fuori e mancano le carceri. Ha toccato un'altra questione, ma sembra che lo stato italiano abolisca i reati.
Antonio Di Pietro: Sono convinto, e per questo mi sono sempre opposto ad ogni forma d’indulto e d’amnistia, che vi deve essere la certezza della pena, perché uno deve sapere che il delitto non paga. Per questa ragione mi sono beccato molte volte del forcaiolo e del giustizialista: non sono né uno, né l’altro, ma rivendico il fatto che il delinquente deve stare in galera se non riesce a capire e a risocializzare in un mondo normale. Ciò premesso, affinché sia chiaro che non sono solo parole le mie, voglio riferire qui cosa è successo in occasione dell’ultima finanziaria del 2008, quando negli ultimi minuti della discussione del Consiglio dei Ministri ho preso atto che ancora una volta non era stata messa alcuna somma per l’implementazione delle strutture carcerarie, e dopo aver chiesto più volte al collega della giustizia che insistesse su questo tema, ma parlavano tutti di grandi temi, ho richiesto personalmente ed ottenuto che fosse fatto un capitolo del bilancio al Ministero delle Infrastrutture, che non dovrei azzeccarci niente perché mi occupo di strade e ferrovie, ma considerando come infrastrutture anche le carceri, perché almeno 80 milioni di euro che vengono dati a disposizione del ministero vengano usati per le infrastrutture carcerarie. In parole povere, dal 2008 ci sono i soldi per implementare le carceri addossandomi le spese come Ministero delle Infrastrutture, facendo passare per infrastrutture quello che dovrebbe essere un qualcosa di diverso: la sicurezza.

Lei ha le idee molto chiare sulla giustizia. Se le offrissero di fare il Ministro della Giustizia, accetterebbe?
Antonio Di Pietro: Rispondo senza infingimenti: vorrei carta scritta con le possibilità che mi danno per fare quelle cose che vi ho appena detto, perché fare la bella statuina senza le risorse finanziarie, senza possibilità operativa e mettere la faccia sul non fare, non sono disponibile.

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22 Marzo 2008

G8: accertare i mandanti politici




Noi dell’Italia dei Valori riteniamo che, in quei giorni del G8, ci furono una serie d’illegalità, una più grave dell’altra. La prima fu quella dei facinorosi che, mischiati ai legittimi manifestanti, con caschi e materiale contundente, hanno aggredito forze di polizia, commercianti e cittadini inermi. Su quei fatti la magistratura sta facendo chiarezza, avendo già chiesto giudizi e condanne.

Si è verificato un altro fatto ancora, a Bolzaneto e alla Diaz. Si sono cioè verificati comportamenti da parte di alcuni esponenti delle forze dell’ordine che, non per legittima difesa, ma per ritorsioni, hanno aggredito alcuni cittadini, quando questi non erano o non erano più in condizione di offendere. Questo fatto è ancora più grave perché non è stato commesso da un cittadino normale, ma da un cittadino con la divisa e, anche per questo fatto, la magistratura sta procedendo. Come Italia dei Valori riteniamo che dobbiamo lasciare alla magistratura il compito di accertare i fatti penalmente rilevanti.

Ma questi esponenti delle forze di polizia che hanno usato violenza lo hanno fatto perché sono impazziti improvvisamente, o perché eccitati, indotti, indottrinati da una classe politica che voleva mostrare il pugno di ferro attraverso la repressione postuma? In questo senso, chi era quella persona, appartenente alla classe politica allora al governo, che stava dentro le caserme a dare le disposizioni per l’ordine? Credo che una verifica politica su questo tema sia doveroso farla, per una questione di lealtà, chiarezza e di verità.

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21 Marzo 2008

Costi della politica: eliminare le Province




In questa legislatura si è iniziato a fare qualcosa per ridurre i costi della Politica. Per quel poco o tanto che si è fatto Italia dei Valori rivendica a buon diritto di essere stata tra i protagonisti di quest’opera che ci ha visto ridurre il numero delle circoscrizioni comunali, consentendole solo nelle città con 100.000 abitanti, abolire la legge mancia e ridurre i posti dei C.d.a. nei consorsi di bonifica. E’ evidente che il grosso deve ancora venire e che dovrà essere realizzato nella prossima legislatura.

Oggi l’Eurispes ci dice chiaramente quello che già sapevamo, ovvero se si vogliono effettuare risparmi considerevoli, nell’ordine dei 10 miliardi di euro, si debbono eliminare le Province, enti che costituiscono una duplicazione di funzioni rispetto ai comuni e alle regioni.

Non è un caso infatti che l’obiettivo dell’Italia dei Valori per quanto riguarda i costi della politica è proprio l’abolizione delle Province, chiaramente senza tralasciare una riduzione degli stipendi e dei privilegi dei politici nazionali, punto sul quale ci siamo già impegnati.

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20 Marzo 2008

Io ho scelto l'Italia dei Valori




Riportiamo un intervista fatta a Pancho Pardi, candidato capolista al Senato in Toscana con l'Italia dei Valori.

Che cosa ha spinto lei, diventato noto come uno dei portavoce dei girotondi, a candidarsi con l’Italia dei Valori?
Pancho Pardi: In prima istanza, in questo momento, il fatto di contrastare la tendenza all’astensionismo. Non è possibile affrontare un confronto elettorale cosi difficile, in un momento cosi arduo, e incoraggiare l’astensionismo. Quindi bisognava prendere posizione.
Per la verità avevamo pensato di fare una lista civica nazionale, però la rapidità della crisi, il precipitare dei tempi, il voto alle porte, ha reso impossibile questo disegno. E poi devo essere sincero, a questo punto, anche se avessimo potuto fare questa lista civica nazionale, avremmo avuto un problema, perché oggi l’unica possibilità è di aiutare il centrosinistra a prendere il premio di maggioranza, e l’unica maniera per farlo è aumentare il numero dei voti per l’alleanza Partito Democratico – Italia dei Valori.

Ma lei sarebbe potuto entrare direttamente nel Partito Democratico, essendo lei una persona nota che gode di una buona stima. In Toscana avrebbe forse raggiunto anche il suo scopo come candidato del Partito Democratico. Perché ha scelto proprio l’Italia dei Valori?
Pancho Pardi: Intanto con l’Italia dei Valori avevo già partecipato alla competizione per le europee, e poi francamente di persona preferisco l’atteggiamento dell’Italia dei Valori a quello del Partito Democratico. Nel Partito Democratico mi sembra che ci sia una tendenza eccessiva a spengere i toni dell’anti-berlusconismo.
Temo che a forza di spengere i toni dell’anti-berlusconismo lo si lasci trionfante, invece Italia dei Valori e Di Pietro danno la garanzia di una certa attenzione e continuità.

Partiamo dall’inizio della sua attività pubblica e politica. Mi sembra d’averla anche vista girare intorno al cavallo pazzo della Rai a Roma. Il problema per la quale lei all’epoca ha manifestato, insieme a migliaia di altre persone, cioè la legge sul conflitto d’interessi, l’influenza di Berlusconi sulle televisioni, è risolto o è ancora aperto?
Pancho Pardi: No, non è risolto affatto. Tutti i problemi che avevamo messo al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica, il pluralismo dell’informazione, l’indipendenza della magistratura, e poi via via che venivano fuori le leggi vergogna, che sono tutte violazioni allo spirito dell’articolo 3 della Costituzione che sancisce l’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge, a mano a mano venivano le rilevanze di tutti questi argomenti, e nessuno di questi è stato risolto. Purtroppo, direi che oggi la situazione è ancora peggiore, sono incancreniti proprio perché non sono ancora stati risolti.

Torniamo di nuovo nel 2002, quando lei ha incominciato. C’era ancora una legge televisiva in evoluzione, non c’era ancora la Gasparri. Oggi abbiamo anche una sentenza della Corte di Giustizia Europea che dichiara la distribuzione delle frequenze in contrasto con le normative europee e chiede di riformare il sistema italiano non solo secondo tali normative, ma adeguandole alle sentenze della Corte Costituzionale italiana. Che cosa vuole fare nel campo del pluralismo televisivo?
Pancho Pardi: Come prima cosa separerei nettamente la questione della tv pubblica dalle private, perché non condivido nel modo più assoluto il principio per cui se lo Stato ha 3 reti un solo monopolista televisivo deve averne altre 3. Non c’è una logica al mondo dentro questo principio. In tutti gli altri paesi, le reti pubbliche hanno un’autonomia dalla politica, o per lo meno si spera ce l’abbiamo, però in certi casi l’hanno per davvero come nella BBC, e le reti private sono molteplici. Qui da noi esiste la pretesa di un solo monopolista di avere una dotazione pari a quella dell’ente pubblico. C’è una profonda ingiustizia in questo caso, perché lo Stato è una cosa che appartiene a tutti, le televisioni di Berlusconi appartengono solo a Berlusconi, e ci fa campagna elettorale.
Per cui, l’ipotesi che io sostengo, come molti altri, è di partire dalla sentenza della Corte Costituzionale, che inappellabile: Rete4 deve andare su satellite e che le sue frequenze aspettano di diritto ad Europa7. Cominciamo da quello, ma non con l’argomento per poi dire che anche la Rai deve diminuire di una rete. Le cose vanno nettamente tenute distinte: la Rai bisogna trattarla in maniera tale da non lottizzarla e stabilire che la televisione pubblica appartiene alla collettività dei cittadini, quindi non può essere sottoposta al dominio di partito, mentre le televisioni private devono essere molte. Nella mia immaginazione, un po strana, penso che potremmo avere un futuro dove ci sono 5 operatori privati ognuno con due reti.

Ha parlato del programma. Qui abbiamo il programma del Partito Democratico che l’Italia dei Valori ha sottoscritto in un certo senso, dove però non c’è quella necessaria chiarezza sulla questione della televisione. Si parla genericamente delle normative europee, genericamente delle sentenze, cioè si sottintende quello che lei ha spiegato, ma non è stato detto esplicitamente che bisogna rispettare, per esempio, la sentenza della Corte Costituzionale, neanche della sentenza esecutiva della Corte di Giustizia europea sul caso Europa7. Come pensa di convincere anche gli amici del Partito Democratico ad applicare delle sentenze già esecutive?
Pancho Pardi: Penso che bisogna sollevare una mobilitazione popolare. Questo è un tema che non può essere affidato alla decisione politica in senso stretto, dell’elite. E’ un tema che è legato all’essenza stessa della democrazia, basata sulla libertà e l’autonomia dei cittadini ad esprimere un giudizio politico. Se questa capacità è minata all’origine da un bombardamento irresistibile delle televisioni private, ma anche delle televisioni pubbliche, l’autonomia dei cittadini è impedita sul nascere. Credo che si tratti di far capire questa cosa, bisogna lavorare sull’opinione pubblica. Francamente, sul persuadere direttamente i partiti non ho molta fiducia, ma conto sul fatto che l’Italia dei Valori ha un impegno in questo senso.

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19 Marzo 2008

I padroni della disinformazione




Amici del blog, voglio raccontarvi un caso che mi riguarda personalmente, da cui si può trarre una morale della favola in ordine alla disinformazione, che è causa di decadenza della democrazia nel nostro Paese.
Nel 2006, due giorni prima delle elezioni, Il Giornale di Berlusconi sparò in prima pagina un titolo del tipo: “Di Pietro denunciato, indagato”, per una serie incredibile di reati. Mi è sembrato di tornare ai tempi di Mani Pulite in cui, per ogni indagine che facevo, venivo sottoposto ad altre dieci indagini, come se la colpa fosse mia e non di quelli che avevano commesso i reati.
Anche in questo caso, visto che l’Italia dei valori sta avendo successo, ecco arrivare questa notizia. Si trattava di uno di quei personaggi in cerca d’autore che ogni giorno fanno una denuncia, ora nei confronti da una parte, poi dall’altra. La denuncia in questione era del tutto campata in aria, però siccome dopo due giorni si votava, qualche cittadino avrà pensato: “chi me lo fa fare di votare Italia dei Valori?”. Vedete quanto si può essere minati dall’informazione? Non dalla denuncia in quanto tale. Ogni cittadino ha diritto di denunciare ed ogni magistrato ha il diritto di indagare, anzi ha il dovere di indagare. Ed ogni indagato, specie se politico, ha il dovere di correre dal magistrato per dire le sue ragioni, invece di prendersela con i magistrati. E così ho fatto io.

È stata richiesta l’archiviazione, senza neanche sentirmi. La denuncia era tanto strampalata che il giudice non mi ha neanche voluto sentire. All’archiviazione è stata poi fatta l’opposizione, e l’opposizione è stata fissata per febbraio di quest’anno. Ora, siccome è caduto il Governo e si deve votare, tre giorni prima dell’archiviazione, per tre giorni di fila, quel giornale accompagnato da quel tipo d’informazione ha tuonato sempre in prima pagina: “Di Pietro è indagato”. In realtà non ero indagato, avevano già richiesto l’archiviazione. Allora, perché lo facevano? Rifletteteci.

Come funziona l’informazione adesso? È sufficiente mettere una notizia, anche non vera, in prima pagina. Non è necessario che la gente compri Il Giornale, importa che tutte le sere, prima di andare a letto, e tutte le mattine prima di andare a lavorare, quasi tutti i cittadini sentono la rassegna stampa. Quindi, tutti i cittadini hanno quel martellamento nella mente con la notizia sparata in prima pagina, mentre si mettono il pigiama e mentre se lo tolgono.

Apro una parentesi. Vi racconto un caso particolare per chiarirvi quanto è delicata la situazione. Pochi giorni fa, ho visto un giornalino da strapazzo, in cui si leggeva “Pamela Prati: la mia vera storia con Di Pietro”. Eppure io non ho mai avuto nulla a che fare con Pamela Prati. Sono andato a leggere dentro il giornalino e, in una riga piccola piccola, c’era scritto: “Non ho avuto alcuna storia con Di Pietro”. Ma intanto, tutti quelli che leggono la prima pagina, si fanno un’idea completamente opposta alla realtà dei fatti. Ora, se si tratta di Pamela Prati va bene lo stesso, ma se si tratta d’onore, o d’accuse gravissime, se si tratta di fatti penalmente rilevanti, questo è un grave pericolo per chi fa politica.
Quindi, io non critico Il Giornale perché riferisce, e accetto la critica, ma non posso accettare la falsità della notizia.
Io non ho chiesto il rinvio dell’udienza e ci sono andato lo stesso. Quando sono andato lì, ho trovato chi mi accusava che chiedeva il rinvio dell’udienza a dopo le elezioni. Ma come? Per la prima volta trovate un politico che corre dal giudice chiedendo di essere giudicato prima, e voi volete giudicarmi dopo? Mi sono opposto e il giudice mi ha giudicato prima. Ecco, oggi il giudice dice: archiviazione nei confronti di Di Pietro perché il fatto non sussiste. “Il fatto non sussiste”, in termini giuridici, significa che, se fossi stato accusato di omicidio, la persona ritenuta morta sarebbe in realtà viva. In più, il giudice ha aggiunto che gli atti siano mandati al pubblico ministero per valutare il reato di calunnia nei confronti del denunciato.

Voi pensate che domani mattina, quel giornale metterà in prima pagina la notizia, aggiungendo “scusa Di Pietro”? No. Ve lo dico io che cosa succederà: nei prossimi giorni e per ogni campagna elettorale, fino a quando ci sarà Di Pietro nell’Italia dei Valori, nel periodo elettorale ci sarà sempre qualcuno che, invece di misurarsi sui temi politici, si misura sulla diffamazione. E domani, dopo domani, ne inventeranno un’altra e un’altra ancora. Non perché il fatto sia vero o falso, ma perché in questo modo si cerca di frenare il lavoro politico di un partito come l’Italia dei Valori, che ha fatto dalla trasparenza e dalla legalità il suo modo d’essere.

Allora, io mi rivolgo a voi, naviganti di Internet, che avete inviato diversi messaggi e diverse mail, chiedendo spiegazioni e preoccupandovi dello sviluppo della questione, ho scannerizzato questo provvedimento e lo troverete qui in rete, leggetelo. È uno spaccato che vi dice come è possibile che qualcuno fermi il lavoro politico di un partito che si batte per la legalità, cercandone la diffamazione, invece che il confronto sui temi politici. Rifletteteci, perché quel giornale è di proprietà di quel signore che vuole andare a fare il presidente del Consiglio e che così farà, qualora dovesse diventare veramente presidente del Consiglio: eliminerà i propri avversari in questo modo. Non a caso ha chiesto a Ciarrapico di candidarsi con lui, perché gli servono un po’ di giornalisti per poter fare un po’ di disinformazione in più. Allora, se permettete, lasciate che i fatti parlino. I fatti parlano in modo chiaro. Di quella persona, c’è poco da avere fiducia. Egli utilizza i colpi bassi per raggiungere i risultati che, altrimenti, non potrebbe raggiungere perché egli non è credibile.

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18 Marzo 2008

Politica e territorio




L’Italia dei Valori, in Molise, può contribuire ad un ricambio generazionale della classe dirigente, senza la quale non c’è niente da fare. C’è una cappa nel nostro Molise, e non è vero che non ha potenzialità, perché da sempre un po’ di parlamentari molisani sono stati nelle istituzioni, in Parlamento e altrove, ma ci sono voluti questi ultimi due anni per avere un po’ di ragione, di risorse e riforme in questo Molise. Ci sono voluti questi due anni d’impegno concreto, vale a dire che chi sta a Roma può fare anche gli interessi del Molise, ma lo deve fare, e non si deve ricordare del Molise solo nel giorno delle elezioni o il sabato e domenica per trescare con i notabili del paese.

Se nel mio Molise, in questi due anni, ho dato risorse, riforme e progetti, l’ho fatto non per favorirlo, ma per ristabilire un criterio di pari dignità, di pari opportunità e di diritti lesi. Ne cito uno per tutti: il problema del terremoto del cratere.
Sono stato accusato perché mi sono attivato a dare le risorse per ricostruire ciò che il terremoto ha distrutto: ne sono orgoglioso, lo rivendico, non abbiamo rubato i soldi allo Stato, ed il destino terribile, con la mano dell’uomo sbagliato, ha permesso che succedessero questi disastri. Abbiamo tutti il dovere di ricostruire.

Oggi abbiamo la dimostrazione che anche in Molise, volendo, si può fare una politica diversa, di prossimità, di territorio, cosi come si deve fare in tutto il territorio.
In Molise le risposte che abbiamo dato in un anno e mezzo sono ancora poche, ma solo perché qualcuno ha ritenuto che dopo un anno e mezzo d’esperienza dovevamo terminare come governo. Oggi c’è la possibilità di ricostruire anche un nuovo anello di nuova politica per il nostro Molise, perché non avremo più quelle solite persone che per vent’anni le vedete passare da una parte all’altra del transatlantico romano senza portare nulla qui, se non un po’ di lottizzazione di potere e basso impegno.

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17 Marzo 2008

Informazione da due soldi




L’archiviazione dell’inchiesta che riguarda Antonio Di Pietro, disposta dal Gip di Roma, pone fine nella maniera più chiara ad una vicenda su cui sono state fatte molte speculazioni che però ora si rivelano basate sul nulla.

Esprimo dunque grande soddisfazione visto che in queste speculazioni il mio nome era stato chiamato più volte in ballo in qualità di tesoriere nazionale del partito. Personalmente sono sempre stata serena perché, conoscendo i fatti, ero certa che il non luogo a procedere sarebbe stata l’unica soluzione a cui si sarebbe arrivati.

Spero ora che i due giornali che più si sono interessati alla vicenda, come Il Giornale e Panorama, dedichino correttamente alla notizia dell’archiviazione e dunque dell’inattendibilità di ogni accusa formulata, lo stesso spazio dedicato alle accuse rivolte nei confronti di Antonio Di Pietro e nei miei confronti.

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Italia dei Valori nel Mezzogiorno




L’Italia dei Valori, ed io come Ministro, abbiamo impegnato per il Mezzogiorno tutte le nostre risorse umane e, se permette, finanziarie.

Abbiamo aumentato del 30% le risorse per il Mezzogiorno, ci siamo impegnati per una riqualificazione infrastrutturale dello stesso perché c’è estrema necessità di attuare la politica del fare, e del farlo con le mani pulite, perché di politica nel Mezzogiorno si muore, non si vive, perché in politica ci mangiano solo alcuni, se non si dà il benessere a tutti.

Noi dell’Italia dei Valori abbiamo voluto predisporre una classe dirigente totalmente innovativa, rispetto a tutte le classi dirigenti che in questi anni hanno guidato l’azione politica nel Mezzogiorno, con persone che escono fuori da una marea d’indagini, fra la Calabria, la Basilicata, la Puglia, la Campania, la Sicilia. Si vede come la politica è diventata un affare per pochi invece che un servizio per molti. In quest’ottica, questa volta, noi abbiamo fatto qualcosa di veramente speciale: abbiamo candidato esclusivamente persone di cui abbiamo richiesto non solo il certificato elettorale, ma anche quello penale, in modo che in Parlamento ci possano andare soltanto le persone migliori, e non quelli che magari stanno già ai servizi sociali, come nel caso di Ciarrapico.

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14 Marzo 2008

Campania, 13 marzo 2008




Riporto il mio intervento dello scorso 13 marzo in Campania, tappa della mia campagna elettorale.

“Nel momento in cui lei ha detto che delle concessionarie fanno ricorso al Tar perché non dò gli aumenti, ha già risposto sul fatto che ho negato gli aumenti e le ho messe in mora perché non danno un servizio come dovrebbero fare. Ciò vuol dire che per la prima volta le concessionarie non hanno più gli aumenti a fine anno, ogni volta "a gratis", ma hanno avuto per la prima volta il blocco e per alcune di esse addirittura la messa in mora per il non completamento delle loro attività.
Per quanto riguarda il segmento della tangenziale di Napoli, non hanno altra attività che il gestirla, ed è uno di quei segmenti autostradali che a scadenza della concessione deve tornare in mano all’Anas, perché non c’è più ragion d’essere ancora in mano alla società concessionaria. Attualmente la strada è fatta, e i costi servono soltanto per averle fatte diventare quella che chiamo una "strada sociale", siccome ci sono più dipendenti che chilometri lineari da gestire, e se ci sarò ancora alla scadenza della concessione, sarò uno di quelli a favore della sua cessione.

Bisogna vedere cosa sta accadendo anche da altre parti: la prima concessione che sta scadendo, quella della Brescia-Padova nel 2013, per cui non ho rinnovato la concessione; la seconda, quella del passante di Mestre, l’ho assegnata direttamente all’Anas; le autostrade nuove le stiamo facendo con società di scopo, tra Stato e Regione, perché i soldi rimangano all’ente pubblico e non a società private.
Ecco perché ho un grande ripensamento rispetto a queste società concessionarie che trattano malamente il consumatore, e questa è una delle battaglie in cui mi sono impegnato in questa mia attività di Ministro e per la quale mi sono fatto tanti nemici.

Per quanto riguarda il sistema delle ferrovie, bisogna distinguere, e magari avessi potuto occuparmi anche dei trasporti: io mi occupo dei binari sopra di cui ci vanno i treni. Questo è stato un errore nella formazione del governo, che non si deve e non si può ripetere più, siccome la nuova legge istituzionale prevede che ci siano solo 12 ministeri. Aver spacchettato i ministeri dei trasporti e delle infrastrutture ha fatto mancare le sinergie necessarie in questo campo.

Per quanto mi riguarda, i treni per funzionare hanno bisogno dei binari, e una delle ragioni principali di fare l’alta velocità è quella di quadruplicare le linee, in modo di lasciare sulle linee tradizionali i treni per i pendolari e i treni a corto raggio, portando i treni a lungo raggio sull’alta velocità. E’ uno strumento che dà la possibilità ai treni di passare più veloci, nel rispetto degli orari, e a questo si deve aggiungere anche l’acquisto di nuovi treni.
Il nostro sistema ferroviario risente di una grande malattia, quella di essere il monopolio assoluto, senza concorrenza e senza controllo. E’ una delle ragioni che nel programma ristretto tra Italia dei Valori e Partito Democratico abbiamo insistito nelle liberalizzazioni, come strumento di miglior efficienza per la gestione della cosa pubblica.”

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13 Marzo 2008

Ognuno sceglie i suoi candidati




Riguardo alle uscite di Ciarrapico, le beghe delle liste di Berlusconi se le veda lui. Certo è che ognuno si sceglie i candidati a sua immagine e somiglianza.

Io ho scelto Muratore, una donna, impegnata nel comparto giustizia da sempre. Ho scelto Paladini, una persona impegnata nella legalità e nella giustizia anch’egli, perché è un poliziotto. Una donna cancelliere e un poliziotto, di fronte a qualche altro che invece candida amanti di cannoli, condannati con sentenze passate in giudicato e quant’altro. Valutino i cittadini se ci si può fidare più di un cancelliere della Procura della Repubblica e di un poliziotto in servizio, piuttosto che di condannati con sentenza passata in giudicato, che invece che andare nel primo carcere più vicino, vanno a Montecitorio.

Siamo convinti che ci debba essere un’alternativa al governo Berlusconi. Siamo convinti che, nonostante il governo di centrosinistra sia finito, non è finita un’esperienza, giacché essa oggi si presenta in modo riveduto e corretto. Riveduta perché abbiamo una coalizione ristretta: soltanto il Partito Democratico e l’Italia dei Valori. Corretta, perché ci mettiamo insieme su un programma condiviso dalle forze politiche che lo sostengono, e non più con le riserve mentali che avevamo prima, a causa delle motivazioni portate avanti dalla sinistra massimalista e dallo pseudo-ambientalismo verde.

Le liste civiche che cosa sono? Sono quelle liste che nascono nel territorio, in rappresentanza dei cittadini che non vogliono essere più etichettati per partito preso, ma solo in relazione agli interessi di quel territorio, e noi, come indipendenti, ce li abbiamo messi. Noi abbiamo fatto delle candidature di eleggibili che, per oltre un terzo, fanno riferimento a soggetti indipendenti. Sappiatelo, perché alcuni di loro non rappresenteranno l’Italia dei Valori, ma gli interessi che portano avanti, e sono orgoglioso perché quando candido Beppe Giulietti, candido il rappresentante di un esempio d’informazione trasparente, con Articolo 21, che non vuole arrendersi rispetto ad un’informazione controllata dal sistema dei partiti e dal sistema dell’informazione privata di potere. Lo candido per dargli la possibilità di portare avanti le battaglie di trasparenza nell’informazione. Quando candido la baronessa Cordopatri capolista in Calabria, invece di qualche centinaio di persone che mi hanno chiesto di poter essere candidate in quella regione, candido una persona che si è vista sparare addosso dalla ‘ndrangheta perché non cedeva al pizzo, le hanno ammazzato il fratello davanti agli occhi e lei se l’è cavata perché il colpo si è inceppato, ed è rimasta soltanto ferita. Questo è il messaggio che voglio dare.
Abbiamo candidato Elio Lannutti dell’Adusbef in rappresentanza delle difesa dei consumatori, perché riteniamo che all’interno del Parlamento ci debba essere una persona che conosce queste problematiche e mette in piedi una class action come si deve, per far rispettare il diritto del consumatore che altrimenti va al bancone e si sente dire “o mangi questa minestra o salti questa finestra”. Anche questo è un messaggio importante.
Quando candidiamo Pancho Pardi, in rappresentanza della rete dei movimenti in Toscana, abbiamo in mente che c’è una vasta rete che vuole essere rappresentata in nome della Costituzione e non in nome di interessi precostituiti.

Che cosa voglio dire con questo? Voglio dire che le nostre sono candidature che si sono aperte alla società civile. Mai come in questo momento l’Italia dei Valori diventa uno strumento per fare in modo che, dentro le istituzioni, vi sia la migliore società, e non la peggiore.

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12 Marzo 2008

Ciarrapico: il pluricondannato del PDL




Se c’è qualcosa di veramente sbalorditivo in questi giorni è la cecità selettiva di tutti i mezzi di informazione sulla vicenda Ciarrapico. Tutti si sono soffermati sulla nostalgia per il ventennio di Ciarrapico che, per quanto triste, appare più che altro un fatto di colore. Ma nessuno si è preso la briga di dire che questo signore è stato condannato a tre anni per la bancarotta di una sua società; che è stato nuovamente condannato con sentenza penale passata in giudicato per finanziamento illecito ai partiti e che, ciliegina sulla torta, è stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere per il crack del Banco Ambrosiano e che, come risulta da alcuni mezzi di informazione, non avrebbe mai risarcito un solo centesimo dei danni arrecati alle parti civili, continuando per tutti questi anni ad sottrarsi all’esecuzione delle sentenze.

Detto questo, è vero che le due coalizioni vanno giudicate per i programmi, ma è vero anche che vanno giudicate per gli uomini che questi programmi dovranno portare avanti. Proviamo orrore al solo pensiero di quello che l’accoppiata Berlusconi-Ciarrapico avrà come programma in materia di Giustizia.

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11 Marzo 2008

Liguria, 10 marzo 2008




Riporto il mio intervento dello scorso 10 marzo in Liguria, tappa della mia campagna elettorale.

"Avevo chiesto di individuare le priorità per far ripartire Genova e la Liguria sul piano infrastrutturale. Individuate le priorità, ho dato corso con i contratti sia con l'Anas, sia con le Ferrovie, sia attraverso la legge obiettivo, assegnando 623 milioni di euro per la rotta ferroviaria di Genova, assegnando 256 milioni di euro per l'interoperatività tra l'Aurelia a l'accesso a Savona, assegnando altri 150 milioni di euro per la realizzazione della strada a mare di Genova, e soprattutto, per quanto riguarda il nodo ferroviario, abbiamo finalmente la possibilità di vedere il collegamento tra la ferrovia ed il porto, che prima era totalmente bloccato. Ci saranno un po' di difficoltà sicuramente dovute ai cantieri che nei prossimi anni saranno presenti nella città, ma è meglio avere un cantiere per sbloccare il progresso ed il futuro della città piuttosto che tenerla ferma e innamovibile.

Parte dei finanziamenti li abbiamo previsti di mettere con la legge obiettivo, con il contratto di programma delle reti ferroviarie che abbiamo già stipulato sottoscritto nonostante sia caduto il governo, di certo non per colpa nostra.
Ci auguriamo, come Italia dei Valori, che si possa continuare in questa opera di ammodernamento infrastrutturale dell'intera rete italiana, e soprattutto della rete ferroviaria e viaria ligure, che unitamente al porto rappresenta un’importante asse infrastrutturale del Paese, anche per i collegamenti con tutto il resto dell'Italia e con il Nord Europa.

Ci auguriamo che a prescindere dal tipo di governo che andrà a formarsi nella prossima legislatura, si riparta da dove abbiamo lasciato, cosi come ho fatto io, con umiltà, con il mio predecessore, perchè le infrastrutture non hanno colore ed è necessario che le opere vengano completate."

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10 Marzo 2008

Molise, 8 marzo 2008




Riporto il mio intervento dello scorso 8 marzo in Molise, tappa della mia campagna elettorale.

"A livello nazionale l'Italia dei valori ha impegnato tutta se stessa affinché ci sia un ricambio generazionale di facce pulite in parlamento. A livello territoriale, in Molise, non mi permetto di sindacare le altre candidature, le quali non credo abbiano grossi problemi con la giustizia. Una cosa è cerca: chiedo ai molisani di dare un voto a me, nel senso di voto scolastico, se mi merito la promozione o meno.

Sia chiaro: non chiedo di votare me per non votare gli altri, ma in un anno e mezzo a questo Molise ho cercato di portare tante cose, innanzi tutto un po' di dignità. Non lo conosceva più nessuno questo Molise, e in questo anno e mezzo di governo ho portato risorse, ho portato sistemi finanziari, ho rilanciato piani industriali, ho rilanciato infrastrutture, ho cercato di fare tante cose in un programma di 5 anni che mi ero dato. Poi il tradimento di Mastella, di Dini e di qualche altro traditore, Giuda della politica, ci ha bloccato dopo un anno e mezzo. Se avessimo avuto 5 anni di tempo, avrei portato questo Molise come fiore all'occhiello del sistema dell'economia e della credibilità italiana: vorrei continuare a finire questi 5 anni."

A breve il testo completo dell'intervento.

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7 Marzo 2008

Matera, 5 marzo 2008




Riporto il mio intervento dello scorso 5 marzo a Matera, tappa della mia campagna elettorale.

"Per quanto riguarda le attività prevalentemente infrastrutturali, vorrei ricordare una cosa: abbiamo lavorato per due anni, più precisamente due finanziarie in un anno e mezzo. In queste due finanziarie, nonostante la scarsità dei fondi di bilancio e nonostante la necessità di dover far pareggiare i conti per gli indebitamenti che avevamo trovato nelle casse, sono riuscito ad ottenere, per le infrastrutture, un aumento del 30% delle risorse finanziarie.

Un aumento del 30% al netto dei debiti che abbiamo dovuto pagare per i lavori che erano iniziati senza fondi. Basta citarne uno per tutti: l’alta velocità, nella parte ancora in costruzione fra Firenze a Torino. In questa tratta i cantieri erano aperti e mancavano sette miliardi e cento milioni di euro, che equivalgono a un’altra finanziaria, e abbiamo dovuto coprire per intero anche quella, così come abbiamo dovuto coprire per intero altre realtà come la Napoli-Salerno. Ciononostante abbiamo fatto anche cose importanti come l’accordo di programma generale per il quadro strategico nazionale che, come sapete, è stato fatto fra le regioni, lo Stato e la Comunità Europea: dura sette anni, per un totale di cento miliardi. Si tratta dei fondi europei, i cosiddetti fondi PON, i fondi FAS, e il rinnovo di questi porta altri cento miliardi, di cui la quasi totalità è destinata al Sud.

Parte di questi fondi, nei prossimi sette anni, è destinata alle infrastrutture, ma la maggior parte è destinata allo sviluppo del sistema industriale del meridione, con il rinnovo dei distretti industriali, con un incentivo alle imprese che investono nel territorio e, soprattutto, un incentivo a persone e realtà che investono in un’attività o nel ripristino di un’attività del Sud. Parliamo di circa cento miliardi di euro, fra fondi PON, fondi FAS e fondi PON, approvati già dal Cipe e che potranno essere utilizzati appena la Corte dei Conti li avrà licenziati, e se non ci fosse stato il crollo del Governo, la Corte dei Conti li avrebbe già licenziati.

Ecco perché sono ancora indignato per questa interruzione coatta, imposta da traditori che non si rendono conto di quello che fanno. Sono comunque contento di aver seminato e di aver contribuito a seminare una serie di azioni importanti per il Sud del Paese. Se poi potrò essere chiamato ad innaffiare e raccogliere, ne sarò orgoglioso.

La situazione della tratta ferroviaria Ferrandina-Matera, che la città di Matera attende da oltre vent’anni, è incredibile. Anch’io l’ho trovata bloccata, tuttavia, negli accordi di programma e nei contratti con l’ente, abbiamo inserito, e abbiamo cercato di trovare, i fondi nella loro completezza. Purtroppo l’azione di governo si è interrotta a metà. A questo punto non posso fare altro che impegnarmi a continuare su questa strada, appena questa situazione si sarà sbloccata.
Nell’accordo con la Regione Basilicata, la Regione stessa si è detta più che disponibile a concorrere a questa realtà, attraverso la destinazione dei fondi PON, quindi mi auguro che i cittadini ci mettano nelle condizioni di continuare in questa che deve essere ed è un’opera necessaria per il Paese."

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6 Marzo 2008

La credibilita' del Pdl




Gli elettori del Popolo della Libertà hanno indicato la certezza della pena come la più importante tra le priorità politiche. Ma questo responso popolare mal si accorda con gli atti politici posti in essere dalle forze che ora compongono il cartello elettorale del Pdl.

Dov’è la certezza della pena quando si depenalizzano reati come il falso in bilancio, come ha fatto proprio il governo Berlusconi, per i quali già si sta subendo un processo? Per non parlare poi del rifiuto opposto dal PDL ad applicare il principio delle liste pulite, applicato invece dall’Italia dei Valori.

Mi sento di consigliare alle persone che nello scorso week end si sono recate ai gazebo del Pdl di prendere in seria considerazione di dare il loro voto all’Italia dei Valori che da sempre opera concretamente a difesa della legalità, per la sicurezza e per realizzare effettivamente il principio della certezza della pena.

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5 Marzo 2008

Intervista a Pancho Pardi


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Riportiamo un'intervista a Pancho Pardi rilasciata al Corriere della Sera:

Fabrizio Roncone: E così lei, professor Francesco Pardi detto Pancho, ex gran capo girotondino insieme a Nanni Moretti e Paolo Flores d'Arcais, ora sale sul tram dell'Italia dei Valori condotta da Antonio Di Pietro, unico alleato di Veltroni...
Pancho Pardi: Esatto. Eviti toni ironici, e scriva: capolista al Senato in Toscana. Ha altre domande da farmi?

Fabrizio Roncone: Molte.
Pancho Pardi: Proceda.

Fabrizio Roncone: Con Di Pietro il rapporto quando nasce?
Pancho Pardi: Risale alle Europee del 2004, quando mi presentai con la Lista Di Pietro Ochetto - società civile. Poi ci siamo incontrati a una serie di iniziative pubbliche con Michele Santoro e Marco Travaglio e così...

Fabrizio Roncone: C'era pure Travaglio?
Pancho Pardi: Si, perchè? Cos'è questo stupore?

Fabrizio Roncone: No, niente... ma chissà Veltroni, quando lo saprà.
Pancho Pardi: Allora: Veltroni va in giro a dire che i toni devono essere bassi e che non vale più la pena di combattere il berlusconismo, nè tutte le questioni giudiziarie che, appunto, riguardano il cosidetto Cavaliere...

Fabrizio Roncone: Invece?
Pancho Pardi: Invece il problema di Berlusconi c'è, Veltroni vorrà pure farci un mezzo inciucetto dopo le elezioni per affrontare la modifica dell'attuale legge elettorale, ma questo non può e non deve impedire a me, a noi, di dire le cose come stanno.

Fabrizio Roncone: E come stanno?
Pancho Pardi: Primo: se Veltroni vince le elezioni, evento che, di ora in ora, diventa sempre più probabile, deve evitare gli errori dell'Unione e mettere subito mano a una serie di questioni. Prima delle quali, a mio parere, è quella dell'assetto televisivo italiano.

Fabrizio Roncone: Di Pietro, il suo nuovo gran capo, dopo aver proposto che a Mediaset fossero tolti due canali, è stato costretto a un passo indietro e...
Pancho Pardi: E io dico che l'idea di Di Pietro non solo era buona, ma buonissima, Solo che, come s'è visto, di complessa realizzazione. Tuttavia, una rete, a Mediaset, dovranno toglierla per forza.

Fabrizio Roncone: Quale?
Pancho Pardi: La smetta di fingere d'essere british e scendere dalle nuvole: come quale? Retequattro.

Fabrizio Roncone: Certo, Retequattro.
Pancho Pardi: C'è una sentenza della Corte di Giustizia del Lussemburgo, massimo organo europeo di giustizia, secondo la quale il regime italiano di assegnazione delle frequenze tv è contrario al diritto comunitario... ragion per cui la rete televisiva Europa 7 di Francesco Di Stefano ha diritto a trasmettere sulle frequenze dove, ogni sera, compare il faccione di Emilio Fede.

Fabrizio Roncone: Lei usa toni da barricata.
Pancho Pardi: Non li userei se questo Paese non vivesse ancora, pur senza quasi rendersene più conto, il dramma del berlusconismo...

Fabrizio Roncone: Eppure il Cavaliere sembra aver dato segnali di cambiamento, la sua campagna elettorale appare finora piuttosto contenuta, non ci sono particolari forme di...
Pancho Pardi: Ma di cosa sta parlando? Mi ascolti: l'altra cosa che dovrà fare Walter Veltroni, il giorno dopo aver vinto le elezioni, sarà di mettere mano alle leggi che, eufemisticamente, sono definite "ad personam" e che invece Berlusconi s'è fatto, diciamolo brutalmente, per non finire in galera.

Fabrizio Roncone: Professor Pardi, non esageri.
Pancho Pardi: Guardi che qui, in Italia, se c'è uno che ha esagerato, è lui: quello che voi, nei giornali, chiamate il Cavaliere. Ma Cavaliere di che? Di cosa? S'è inventato la legge sul "falso in bilancio", una vergogna assoluta. Che, come dice il mio amico Marco Travaglio, ha trasformato un reato in un titolo di merito. Perchè grazie a Berlusconi, in questo Paese, chi falsifica i bilanci, non solo non viene perseguito come si fa in tutti i Paesi civili, ma addirittura passa per furbo, abile, quindi per uno da apprezzare.

Fabrizio Roncone: La sua irruzione, in questa campagna elettorale, ha toni che nemmeno un no global come Francesco Caruso...
Pancho Pardi: Vede, io le capisco le apprensioni di Veltroni. Ma non è che siccome lui deve trattare sottobanco con Berlusca, noi poi si debba star zitti...

Fabrizio Roncone: Permette una domanda politicamente scorretta?
Pancho Pardi: Certo...

Fabrizio Roncone: Non sarà, professore, che Berlusconi per voi è diventata una specie di ossessione?
Pancho Pardi: No. Non è così. E poi la colpa non è nostra, se Berlusconi è ancora lì, candidato premier.

Fabrizio Roncone: E di chi è la colpa?
Pancho Pardi: Di D'Alema, innanzitutto, che ha più volte riabilitato, a cominciare dalla penosa vicenda della Bicamerale.

Fabrizio Roncone: E poi?
Pancho Pardi: Beh, purtroppo poi è colpa proprio di Veltroni. Appena qualche mese fa, c'erano Fini e Casini che volevano sbarazzarsi del Caimano, ma lui, Veltroni, che fa? Lo sceglie come interlocutore privilegiato per riuscire a modificare la legge elettorale. Un errore grossolano, credo.

Fabrizio Roncone: Ha sentito Nanni Moretti?
Pancho Pardi: No. Ho deciso di candidarmi senza ascoltare il parere del mio caro amico Nanni. E' un problema?

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1 Marzo 2008

L'ipocrisia delle democrazie occidentali




La vicenda dei fondi riservati e occulti scoperti a Vaduz in Liechtenstein, rilancia un tema, da sempre presente nelle moderne democrazie di mercato, e che ne rappresenta anche la vera malattia. Un virus che si potrebbe sconfiggere, se solo la comunità internazionale lo volesse. Questo perché è impensabile che piccoli Stati come, per esempio, il Liechtenstein, le Bahamas, le Virgin Island, e quella marea di microscopiche identità territoriali possano esistere e prosperare se non grazie al grande potere che acquisiscono attraverso i tanti capitali finanziari che arrivano nelle loro casse.

Diciamo quindi la verità: siamo in presenza di Stati canaglie che fanno da casseforti occulte di manovre speculative finanziarie. Cosiddetti paradisi fiscali i quali, con opportuna legislazione interna, consentono di effettuare operazioni non trasparenti. Ma tutto ciò è possibile in quanto è la stessa comunità internazionale a permetterlo. Il problema, quindi, non è l’individuazione dei nomi di coloro che hanno depositato fondi a Vaduz ma la risposta che la comunità internazionale, a cominciare dall’Unione Europea, deve dare, e cioè l’embargo economico, finanziario e commerciale per quei paesi che consentono tali manovre. Una misura contro realtà come il Liechtenstein e gli altri Stati canaglia che rappresentano la valvola di sfogo per le illegalità di personaggi, di un mondo economico-finanziario corsaro, che aggirano in questo modo le regole e i controlli dei Paesi in cui vivono.

C’è una ipocrisia di fondo in queste moderne democrazie occidentali come l’Italia, la Germania e tante altre, per la sottomissione del potere politico a quello economico. Paesi in cui le leggi finiscono con l’incidere solo sui tanti poveri cittadini; mentre i potenti, i furbi, e gli spregiudicati affaristi trovano, come sempre, la strada per farla franca, a volte appena varcato il confine.

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