Le due anime del PD

Dobbiamo in qualche modo riflettere e cercare di comunicare al meglio le ragioni che stanno introducendo degli elementi di crisi nella coalizione riformista che ci vede alleati con il Partito Democratico. Un’alleanza appoggiata sui valori e su un progetto di cambiamento della nostra società, un’alleanza che vorremmo confermata.
Una prima considerazione oggettiva è da fare: un conto è un’alleanza che si fonda su un progetto, su un programma di cambiamento della società che presuppone in caso di vittoria delle elezioni la responsabilità di governo, un altro conto è un’alleanza e un programma in negativo, fatto da parte dell’opposizione. E’ molto più difficile appoggiare un’alleanza su un progetto di cambiamento della società se ti trovi all’opposizione, perché ti trovi a confrontarti su proposte che vengono dall’altra coalizione che molto spesso possono introdurre elementi di divisione. Da questa difficoltà oggettiva se ne aggiunge un'altra, ed è una difficoltà legata dalle scelte portate avanti da alcuni esponenti del Partito Democratico che sembrano tradire lo spirito di questa coalizione.
Ho letto in questi giorni le dichiarazioni di Massimo D’Alema che vorrebbe cacciare l’Italia dei Valori da questa coalizione e scegliere l’UDC: una scelta di questo tipo andrebbe contro lo spirito della coalizione che abbiamo fatto non solo perché gli accordi erano diversi, ma anche per il tradimento dei valori e dei principi di quella coalizione che si poggiava sul fondamento della legalità, della certezza della pena, della trasparenza dei comportamenti, tutti valori e principi che francamente non riusciamo a rinvenire soprattutto in alcuni esponenti e leader dell’UDC. E poi c’è la dichiarazione di Marco Pannella che ci accusa di aver tradito la candidatura di Rutelli che francamente introduce un ulteriore elemento di crisi. Siamo stati vicini a Francesco Rutelli fino all’ultimo, abbiamo partecipato a tutte le manifestazioni pubbliche e abbiamo sostenuto fino in fondo questa candidatura nella consapevolezza che probabilmente in Italia è giunto il momento di cambiare le persone protagoniste nell’ultima esperienza di governo, che è stata giudicata fallimentare dai cittadini. Quelle persone ben difficilmente dovrebbero essere oggi le stesse alla guida dell’opposizione, e anche in Parlamento rivedere tutti gli esponenti del governo diventare automaticamente i capi dell’opposizione costituisce, secondo me, un elemento d’indebolimento dell’opposizione stessa.
Altri temi d’interesse sui quali è giusto prendere posizione è il prestito ponte per l’Alitalia: l’ennesimo aiuto di Stato ad una società che dovrebbe operare secondo le regole di mercato che invece continua ad essere sostenuta attraverso prelievi forzosi che vengono fatti direttamente dalle tasche dei contribuenti. Noi dell’Italia dei Valori, su questo tema, siamo contro il governo, perché siamo convinti che non è più possibile cercare i soldi dai cittadini e contribuenti per mantenere in vita una società che sarebbe già dovuta fallire da tempo: è il mercato che deve regolare l’andamento di questo settore, piuttosto che il prelievo forzato dalle tasche dei cittadini.
Poi c’è il tema della sicurezza, un tema che potrebbe introdurre degli elementi di divisione rispetto ai nostri patner del Partito Democratico. Abbiamo posizioni ferme e molto rigorose sulla moratoria per i rumeni e sulle politiche sull’immigrazione in generale, e se troveremo nell’attuale governo delle proposte in linea, con prese di posizione formali nostre dell’Italia dei Valori, ricordo le parole del Presidente Di Pietro: se troveremo un interlocutore valido e credibile, che condivide i nostri principi e che davvero si dimostri consapevole della gravità della situazione, e determinato ad introdurre un freno anche all’immigrazione comunitaria, per esempio rendendo operativa la disposizione della direttiva europea che stabilisce il principio che chi non ha reddito, e non è in grado di dimostrare il proprio sostentamento, non può soggiornare liberamente in Italia anche se cittadino comunitario, noi daremo certamente il nostro contributo.
Invito tutti i membri del partito, i colleghi, i simpatizzanti, e gli elettori dell'Italia dei Valori a trovare un piccolo spazio del loro prezioso tempo per andare a firmare i tre referendum proposti da Beppe Grillo. La raccolta di firme durerà per tutto il mese di maggio.
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I signori dell'ipocrisia

Ritengo che a destra, come a sinistra, siano stati ambigui in questi anni, perché hanno predicato bene e razzolato male. Tutti parlano di sicurezza, un momento dopo arriva uno stupro o una rapina, ma tutti, a destra come a sinistra, da almeno 20 anni, dal 1992 per l’esattezza, hanno fatto gli scaricabarile.
Hanno operato all’interno del Parlamento per fare delle leggi per non far funzionare la giustizia e le forze dell’ordine, e per accusare coloro che come me e l’Italia dei Valori hanno rilanciato la necessità di rilanciare leggi dure nei confronti di chi commette reati, accusandoci d’essere giustizialisti, antipolitici e massimalisti. Ecco perché ritengo che oggi, a noi dell’Italia dei Valori, non ci può bastare di dire che avevamo ragione.
Oggi siamo all’interno del Parlamento soprattutto per ricordare tutti i giorni a questi signori dell’ipocrisia che è tempo di fare leggi che accorciano i tempi processuali, che rendono funzionale il processo, che aumentino le risorse per i magistrati, la magistratura e le forze dell’ordine, che riequilibrino le strutture delle forze dell’ordine, mettendole tutte nelle strade contro la criminalità, che aumentino le strutture carcerarie, che ci sia una ferrea lotta alla criminalità e che non si facciano più leggi che per favorire qualcuno della Casta finisce con l’essere applicata a tutti quanti e quindi poi ci sono le scadenze a termine, prescrizioni e quanto altro.
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La sordità della politica

Che dei principi e dei referendum proposti da Grillo ci sia estremo bisogno lo dimostra il modo in cui hanno reagito il sistema politico e l’intero apparato informativo nazionale al V2-DAY del 25 aprile, ovvero ignorandolo.
Dov’era il centrosinistra, o meglio i politici del centrosinistra, quelli che avrebbero dovuto quantomeno firmare per il referendum della legge Gasparri? Non so dove fossero ma posso assicurare che i loro elettori (o ex elettori) erano là in una delle 450 piazze d’Italia a firmare.
Nessun partito al di fuori dell’Italia dei Valori ha fatto un appello ai suoi elettori per mobilitarli alla firma.
Noi appoggiamo i tre referendum sull’informazione perché sappiamo che l’abrogazione della legge Gasparri, l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria di partito, e l’abolizione dell’ordine di giornalisti, sono provvedimenti che il Parlamento non avrà mai la volontà politica di approvare.
Per chi vuole la riforma dell’informazione, affinché questa sia veramente libera e indipendente non rimane che la via referendaria che rappresenta la più alta forma di democrazia diretta, chiedendo ai cittadini di pronunciarsi con il proprio voto.
C’è la sensazione diffusa che la politica continui a non voler recepire le istanze che provengono dal basso, direttamente dalla gente. 350 mila firme in calce alla legge d’iniziativa popolare per un parlamento pulito sono state abbandonate in cassetto, mentre si è continuato a candidare e far eleggere persone con condanne sulle spalle. Ora vedremo come la politica gestirà un milione e mezzo di firme raccolte in un solo giorno.
I politici pensano di essere le badanti dei cittadini, ed i cittadini si stanno avvicinando alla politica diretta perché i politici dimostrano di non saper fare il loro lavoro e quindi vengono a farselo da soli. Questo noi dell’Italia dei Valori lo abbiamo sempre compreso perché siamo da sempre un partito a contatto con le piazze, un partito con il megafono in mano come ha dimostrato il nostro presidente il 25 aprile in Largo Cairoli a Milano (guarda il video).
Antonio Di Pietro ha firmato a Milano i tre referendum, il Corriere della Sera, il giornale di Milano, non ha dedicato nessun titolo all’iniziativa, neanche nelle pagine locali. Così per le maggiori testate nazionali.
Oggi però queste stesse testate riportano la notizia che la corrente dalemiana del Pd vuole Di Pietro fuori dalla coalizione. Liberiamo l’informazione.
La raccolta di firme per i tre referendum durerà un altro mese (lo ha annunciato Beppe Grillo nel suo articolo di oggi), invito tutti i membri del partito, i colleghi, i simpatizzanti, gli elettori a trovare un piccolo spazio del loro prezioso tempo per andare a firmare e dare solidità ad un quorum che è quasi raggiunto.
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Le mie firme per il V2-Day

Oggi, 25 aprile 2008, mi sono presentato a Milano, in Largo Cairoli, per firmare i tre referendum promossi da Beppe Grillo per una libera informazione.
"Buongiorno a tutti. Grazie a voi che siete qui a firmare quest’ulteriore, ennesima, prova di democrazia, che qualcuno traccia come antipolitica. Di antipolitico c’è soltanto il comportamento di chi usa le istituzioni per farsi gli affari propri. L’antipolitica la fa chi si candida dopo essere stato condannato con sentenza penale passato in giudicato. L’antipolitica la fa chi va in Parlamento e al Governo per fare una legge che aggira ancora una volta la sentenza della Corte di Giustizia europea, che aggira ancora una volta il conflitto d’interessi, che aggira ancora una volta la funzionalità della giustizia. E’ antipolitico il comportamento di chi in questi giorni parla di mano pesante con la giustizia quando lo sfascio della giustizia e della sicurezza dipende proprio per non aver preso posizione nei confronti di coloro che violano la legge in questi anni. Se i tribunali e i processi non funzionano è perché in questi anni si son fatti leggi per non farli funzionare. E’ antipolitica anche quella che non ci permette di fare manifestazioni in questo modo.
Per questo noi, firmando questi referendum, vogliamo mandare un messaggio di vera politica, voluta e prevista dalla Costituzione.
Apreziamo e ringraziamo gli organizzatori, tutti i Meetup di Beppe Grillo, e lo stesso Grillo lo ringraziamo perché lo accusano di tutto e di più semplicemente perché tiene l’applicazione di un articolo della Costituzione, quello di raccogliere firme per abrogare una legge d’iniziativa parlamentare. Ringraziamo i militanti che vanno a raccogliere le firme, a quelli che le autenticano, a quelli che si faranno carico in via volontaria di presentare quest’ennesimo referendum.
Qualcuno dice che non verranno ignorati. Le leggi d’iniziativa popolare si, perché la Costituzione prevede che possano essere raccolte le firme e depositate in Parlamento, dove vengono messe il giorno dopo in cantina. I referendum no, perché devono seguire regolarmente il loro corso, tanto è vero che è previsto il referendum sulla legge elettorale, che ancora c’è e si deve fare.
Ovviamente ci sarà tutta un’attività in questi mesi tesa a dimostrare che queste firme non si potevano raccogliere, che non si deve andare a votare, e tutte quelle persone e partiti che in questa campagna elettorale dicevano di andare a votare le ritroverete tra qualche mese dire su questo referendum di non andare a votare: quando gli fa comodo andate a votare, quando non gli fa comodo non andare a votare.
Noi dovremmo essere sudditi, parco buoi, di questa Casta che continua a fare i suoi piaceri. Riflettete su questi referendum, che aldilà dell’istituto sono buoni sul piano del merito, perché alla fine cosa dicono? Dicono che i giornali finanziati dai partiti sono diventati un’occasione per fare soldi e non per informare. Secondo, che per comunicare e informare bisogna essere iscritti all’albo, come nel ventennio fascista. Ognuno dovrebbe poter esprimere le proprie capacità e qualità, la differenza la dovrebbe fare il lettore, che la legge o non la legge, a seconda se dice la verità o meno.
Ecco perché noi riteniamo che questi referendum sono buoni nella sostanza, oltre che nell’istituto, come vero esempio di democrazia.
Oggi qualcuno ci ha accusato dicendo che è una giornata più importante che occuparsi per un referendum per l’informazione. Lo sappiamo bene che è una giornata molto importante, per quello è stata scelta, innanzitutto per rendere omaggio a coloro che ci hanno dato la libertà di esistere, che non vogliamo dimenticare e mettiamo al primo posto, ma ci mancherebbe altro. Questa manifestazione non è un’alternativa, ma una prosecuzione, un impegno civile, che da prima rende omaggio a chi ci ha rimesso la vita e rinnova un impegno per quella libertà che non vogliamo più bruciata e barattata.
Certo, una volta c’era la dittatura all’olio di ricino, oggi c’è quella delle veline, ma sempre dittatura è, dolce, ma lo è. Per questo, e concludo, dobbiamo tutti impegnarci nel Paese e nelle istituzioni. Io lo farò dentro e fuori dal Parlamento. Con questo megafono sono stato fuori anche come Ministro, e me ne hanno dette di tutti i colori, quando si è trattato di dire no all’indulto, e ci sarò ancora dentro e fuori del Parlamento per far sentire la voce di un’Italia libera, di un’Italia indipendente, di un’Italia che non si piega.
Rinnoviamo quest’impegno ad una speranza che ci auguriamo possa arrivare al più presto: quella di aver fatto comprendere agli italiani che l'illusione di questa stabilità governativa è un’illusione soltanto per conquistare il potere, non per fare il bene degli italiani. Lo vedremo nei prossimi anni, ma noi saremo qui, vigili, in ogni piazza, in ogni paese, in ogni istituzione, affinché non ci sia un modo per addormentare le coscienze. Le coscienze non vogliono dormire, vogliono continuare ad essere sveglie.
Grazie 25 aprile, grazie a tutti."
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25 aprile: libertà di pensiero

Il 25 aprile è il giorno dedicato alla memoria della liberazione dal giogo nazifascista. Nulla vieta in questa giornata di firmare i tre referendum per una libera informazione promossi da Beppe Grillo e di partecipare, al contempo, a una delle tante manifestazioni in ricordo del 25 aprile. La creazione in questi giorni di un clima di polemica e di contrapposizione per la concomitanza delle due iniziative (in realtà è un giorno con migliaia di altre iniziative) è del tutto strumentale da parte di alcuni poteri forti, politici, economici e dell’informazione.
Il 25 aprile è e resta la data legata alla Liberazione. Un giorno per ricordare quanti hanno dato la vita affinché oggi potessimo godere di quei diritti e di quelle libertà che sembrarono definitivamente persi sotto il regime fascista. Un giorno di gioia per tutto il Paese, nessuno escluso.
Il 25 aprile è una ricorrenza intoccabile in cui è possibile esprimere il proprio pensiero e dove i cittadini possono manifestare liberamente le proprie opinioni, Grillo compreso.
Proprio perché questo giorno rappresenta per tutti gli italiani una data di fondamentale importanza per la libertà di cui godiamo, la manifestazione di Grillo può trovare in essa un valido momento di partecipazione e di arricchimento.Nessuna contrapposizione, dunque, come ipotizzato da qualcuno, ma solo un’importante iniziativa per la tutela del diritto e della libertà di informazione promossa proprio nel giorno della libertà per eccellenza. Come cittadino, prima ancora che come esponente dell’IdV, sfilerò in ricordo del 25 aprile e sarò in piazza a firmare i referendum del V2-Day di Beppe Grillo augurandomi che tanti cittadini facciano altrettanto.
Ricordo a tutti che domani Antonio Di Pietro sarà a Milano, alle ore 11:00 in Largo Cairoli, per firmare i tre referendum.
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La sicurezza passa attraverso lo Stato

Pensare di risolvere la questione della sicurezza dei cittadini con la ricetta padana delle ronde appare quanto meno ingenuo. Chi compie gesti dall'alto senso civico e si mette a disposizione della comunita' e' senz'altro degno di rispetto, ma la sicurezza dei cittadini passa innanzitutto attraverso lo Stato, a cominciare dalle forze dell'ordine che hanno formazione, strumenti e conoscenza per affrontare situazioni pericolose e devono essere aumentate e distribuite meglio sul territorio.
Quello che serve e subito e' dare alle forze dell'ordine strumenti e risorse per garantire l'ordine pubblico e la sicurezza. In secondo luogo, riconoscere il sostanziale fallimento della legge Bossi-Fini che ha fatto aumentare il numero dei clandestini nel nostro Paese perche' inefficace sulle espulsioni. Rinegoziare a livello europeo la direttiva sui neocomunitari che porta la firma di Frattini. In ultimo, ma non per minor importanza, garantire la certezza della pena, a cominciare dal rendere esecutive gia' dal primo grado di giudizio le sentenze penali di primo grado, in caso di reati particolarmente gravi e di arresto in flagranza.
Siamo stati i primi a sollevare la questione della legalita' e della sicurezza e a lavorare in Parlamento su questi temi. Se il Governo vorra' ragionare con noi daremo la nostra disponibilita' nell'interesse primario dei cittadini.
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Alitalia: trattative barzelletta

Bonanni torna ancora sul tema Alitalia, cercando di sponsorizzare Carlo Toto, per il quale, non ha mai nascosto la propria amichevole simpatia.
L’atteggiamento del leader della Cisl è in netto contrasto con le parole pronunciate a Ferrara dal presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo: “abbiamo bisogno di un sindacato autorevole e moderno per affrontare una situazione difficile”.
Dopo l’ostruzionismo operato dai vertici dei sindacati nell’ambito della questione Alitalia e dell’acquisizione da parte della francese Air France, ora “la palla passa al nuovo governo”, sostiene ancora Bonanni, frase che avrebbe dovuto completare con “al quale spetta il compito di favorire gli amici di casa propria”.
Vorrei far presente a Bonanni che in un Paese serio le trattative vanno condotte su altri presupposti che rispondono alle esigenze del mercato e non alla mercificazione clientelare. L’Italia deve riconquistare la credibilità internazionale scivolata a livelli da Paese del terzo mondo ma i cittadini continuano ad assistere a trattative barzelletta da parte di questa classe politica.
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Condannato con indulto

L'ex ministro della Sanità del governo Berlusconi,Girolamo Sirchia, è stato condannato a tre anni di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici, come pena accessoria, nell’ambito di un processo per tangenti nel mondo della sanità milanese. Sirchia è stato condannato insieme ad altre sette persone e ad una società, accusati a vario titolo di corruzione, turbativa d'asta e appropriazione indebita. Ma nessuno abbia timore: Sirchia non farà un solo giorno di prigione.
Per tre imputati la condanna è coperta da indulto. Anche i tre capi di imputazione per cui Sirchia è stato condannato non sono lontani dalla prescrizione, per cui può darsi che non si arrivi nemmeno al processo di appello. Assistiamo all’ennesimo caso di un "potente" colto con le mani nel sacco, che, come già in passato si è verificato per altri, non pagherà il suo debito con la giustizia, grazie all’indulto voluto da Berlusconi e da una larga parte dell’Unione.
La morale tuttavia è che l’episodio di un ex ministro del Centro-Destra condannato per accuse infamanti, spiacevole di per sé, rappresenta un’ulteriore dimostrazione del fatto che dietro le sbarre rimangono, o ci sono tornati, i ladri di polli, mentre finanzieri di assalto, evasori fiscali, politici e potenti in genere restano in libertà grazie a questo assurdo provvedimento di condono della pena.
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Sicurezza: no alle strumentalizzazioni

Di fronte ad episodi drammatici come i recenti stupri di Roma e Milano e soprattutto di fronte al ripetersi a distanza di poco tempo di violenze cosi’ brutali, lo spettacolo piu’ desolante che la politica possa offrire ai cittadini e’ quello di dare vita al solito rimpallo di responsabilita’ trascinando episodi cosi’ drammatici in campagna elettorale.
Se la colpa di questa situazione, come sostiene il Pdl, e’ del centrosinistra, cosa si puo’ non riconoscere il fallimento oggettivo della legge Bossi - Fini che, invece di diminuire, ha aumentato il numero dei clandestini nel nostro Paese?
Si potrebbe continuare cosi’ all’infinito ma il dovere della politica e’ quello di esser credibile agli occhi dei cittadini, di risolvere i problemi che attanagliano la loro vita, di non perdersi in divisioni sterili lasciando le questioni di fondo irrisolte.
La sicurezza, non ci stancheremo mai di dirlo, non ha colore politico, non e’ ne’ di destra ne’ di sinistra: e’ un diritto di tutti i cittadini ed un dovere per la politica garantirla. Dunque, quello che ora c’e’ da fare e subito, partendo dal decreto sicurezza predisposto dal governo Prodi, e’ lavorare in maniera bipartisan affinche’ si possa al piu’ presto dare risposte concrete e possibilmente condivise ai cittadini.
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Alitalia: anomalo cambiamento di pensiero

La questione Alitalia, dopo le comiche cui siamo stati costretti ad assistere in campagna elettorale, ora, nelle mani di Berlusconi, con il risaltare fuori della russa Aeroflot, e con le ultime affermazioni del Cavaliere sulla compagnia francese, diventa una vera e propria barzelletta.
Senza neanche toccare l’argomento dei dati sul tasso di incidenti registrati dalla compagnia aerea russa, ci limitiamo a constatare un’anomalo cambiamento di pensiero da parte del capo del futuro governo, il quale, mentre solo pochi giorni prima delle elezioni affermava, testuali parole, che le condizioni poste dai francesi erano ‘offensive’ e che una conclusione della trattativa si sarebbe rivelata una ‘catastrofe’ ora, come per incanto, dice di non avere ‘assolutamente nulla contro Air France'.
L’impressione è che nel modo di ragionare di Berlusconi, poco o niente contino il mercato e la reale situazione della Compagnia di bandiera, ma prevalgano i rapporti personali con gli amici e con gli amici degli amici. Appare francamente vergognoso che un premier pensi di risolvere una situazione cruciale per l’economia dell’intero paese in una maniera spiccatamente somigliante al modo di condurre gli affari di certe organizzazioni di cui in questa sede riteniamo opportuno omettere l’appellativo.
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Un valore aggiunto: i giovani

A competizione elettorale chiusa, si può dire che l’Italia dei Valori ha conseguito un successo elettorale notevole.
Lo ha conseguito per la sua chiarezza, per la sua trasparenza e, si potrebbe dire, per la sua fermezza nel ribadire alcune istanze importanti della nostra vita nazionale, che toccano la legalità e la sicurezza, la trasparenza, il conflitto d’interessi, l’informazione democratica, dalla parte dei consumatori per una trasparenza di prezzi e dei prodotti che consumiamo. Questi sono i valori intorno ai quali si è giocata la nostra campagna elettorale e sono i valori con i quali intendiamo portare avanti la nostra battaglia dall’opposizione in Parlamento, al Senato e alla Camera.
Un valore aggiunto di questa campagna, per quanto mi riguarda, è il coinvolgimento dei giovani. Intendo continuare a lavorare con i giovani. Non per i giovani, ma con i giovani perché, ribadendo quello che avevo detto in campagna elettorale: la questione giovanile è la nuova questione meridionale. I giovani non chiedono domani, come alcuni dicono, “siete il futuro di questo Paese”, ma chiedono, oggi, partecipazione, accesso, opportunità e per tutto fare questo bisogna che questo Paese si sblocchi e si liberi dalle vecchie pesantezze che hanno sempre impedito un accesso democratico e trasparente dei giovani alla vita pubblica.
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70 parlamentari sgraditi

Abbiamo terminato una campagna elettorale lunga, faticosa e siamo soddisfatti. Sono stato eletto senatore, e per questo ringrazio tutti i centotrentamila elettori del Lazio.
Come Italia dei Valori ci dobbiamo impegnare ad abbattere ancora di più i costi della politica. Vogliamo che venga finalmente eliminato il vitalizio e che sia dato alla gente come fondo di solidarietà. Dobbiamo che questo fondo sia dato non solo dai Parlamentari, ma anche dai Consiglieri regionali, dato che essi avranno un vitalizio anche con un giorno solo di lavoro. Ecco, non dobbiamo più permettere questo e non dobbiamo farlo per rispettare voi che, a trentaquattro anni, potreste perdere il lavoro e non abbiate quell’anno in più di contribuzione. Ecco, proprio per questo, proprio per dare un segnale di continuità, lotteremo per eliminare una cosa aberrante e vergognosa, il vitalizio ad un deputato, un senatore o un consigliere che svolgono un servizio per due, tre o cinque anni. Quel servizio non deve essere pagato a vita, ma deve essere il nostro servizio che deve essere espresso grazie al vostro voto, e noi dobbiamo tutelare voi, non aiutare i parlamentari, ad avere questa cosa. Allora, sì al fondo di solidarietà per quelle persone che rimangono vedove, per quelle persone che muoiono nei cantieri, per le vittime degli incidenti della strada, le vittime del terrorismo. E’ lì devono andare a finire questi soldi, non nei costi della politica che noi elimineremo, perché questo è il mio impegno e sicuramente è l’impegno del Partito
C’è da dire un’ultima cosa, che è la più vergognosa, quello di cui io avevo paura, cioè che con questo sistema elettorale ci ritroviamo in Parlamento i condannati e i rinviati a giudizio. Ce ne sono settanta, sia di destra che di sinistra, che siederanno ancora in Parlamento, sia alla Camera che al Senato. Dunque, io con quelle persone ci voglio parlare e voglio capire da loro qual è il messaggio che vogliono dare: vogliono dare il messaggio “io ho fatto questi errori, ho cominciato a delinquere, ho cominciato ad operare in modo illegale e la risposta è che mi hanno eletto in Parlamento”? Ebbene, questo non dobbiamo permetterlo. Questa sarà l’ultima battaglia, quella più feroce: togliere finalmente tutti i condannati dal Parlamento. Chiamerò questi signori, uno ad uno, e chiederò loro se sono consapevoli del messaggio che hanno lanciato alla gente facendosi eleggere. E’ un inganno? Allora, su questo dobbiamo stare attenti e dobbiamo far capire alla gente che l’Italia dei Valori esiste, che vogliamo un’Italia pulita, ma la vogliamo tutti insieme. Perciò, combattiamo questi signori, perché rappresentano un esempio negativo per gli elettori, che possono pensare: “se lo fanno loro che sono seduti lì, allora posso farlo pure io”. Non dobbiamo più permetterlo. Questa sarà la nostra battaglia. Questa sarà la vostra battaglia.
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Gli effetti indesiderati dell'abolizione ICI

Silvio Berlusconi ha confermato che al primo Consiglio dei Ministri abolirà l’ICI. La misura era da tempo annunciata e figurava nel programma elettorale.
A parte la considerazione, che sorge spontanea, che Silvio Berlusconi taglia si le tasse…ma quelle degli altri, dato che l’ICI è un’imposta comunale sugli immobili e dunque percepita dai comuni e non dallo Stato, vorrei fare una riflessione con voi su questo punto, e mi piacerebbe conoscere la vostra opinione.
Siamo tutti d’accordo che le tasse in Italia sono troppo alte e che molte debbano essere ridotte ed alcune dovono essere cancellate. Penso alle tante accise che gravano sul prezzo della benzina, alcune delle quali risalgono niente meno che alla guerra d’Etiopia.
Per quanto riguarda l’ICI, ritengo che questa tassa doveva essere ridotta, come era previsto dal nostro programma, ma non cancellata del tutto.
Il perché è presto detto. L’ICI è la principale fonte di finanziamento per le amministrazioni comunali. Se di colpo sparisce delle due l’una: o i comuni sospendono alcuni servizi fondamentali, o alzano le altre imposte comunali.
La seconda ipotesi è certamente la più probabile. Ecco perché alla fine della fiera la cancellazione dell’ICI non produrrà effetti sui cittadini, oppure avvantaggerà solo alcuni di essi.
Tutti i lavoratori dipendenti, sulla propria busta paga, vedono ogni mese detratta una parte del loro stipendio, detrazione che si chiama addizionale comunale.
Se una delle misure attuata dai comuni per far fronte al venir meno del gettito ICI, fosse l’aumento di questa addizionale si rischierebbe il paradosso.
L’ICI, infatti, la pagano tutti coloro che hanno una casa, mentre il suo taglio rischiano di pagarlo solo una categoria di cittadini, i lavoratori dipendenti, e questo non è giusto.
Che le tasse debbano ridursi non c’è dubbio ma il governo dovrebbe iniziare dai tagli alle tasse statali più che mettere mano alle tasse comunali ignorando tra l'altro gli effetti economici che quest'operazione può comportare per ciascuna realtà.
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Grazie

Voglio ringraziare tutti coloro che si sono recati alle urne per votare l’Italia dei Valori. Non è stato facile decidere di andare al seggio elettorale dopo i tanti fallimenti della politica italiana. E non è stato semplice scegliere il simbolo con il gabbiano arcobaleno dopo il sostanziale oscuramento dell’IDV da parte delle televisioni pubbliche e dei continui attacchi gratuiti e diffamatori dei media in mano al signor Silvio Berlusconi.
Chi ha votato per l’IDV vuole un cambiamento vero in questo Paese, un’informazione libera, un’economia di mercato, una giustizia funzionante, un lavoro dignitoso. Il partito che rappresento farà di tutto per ottenere questi obiettivi. Lo dobbiamo a ognuno di voi singolarmente e alla nostra coscienza. Il mio impegno nei confronti di tutti i cittadini italiani è di sviluppare le proposte del programma elettorale di IDV nella massima trasparenza e continuità e con l’interazione che è permessa dalla Rete.
Grazie per la vostra fiducia, farò il possibile per meritarla insieme ai deputati e ai senatori dell’Italia dei Valori.
Nessun futuro senza lavoro

Riporto il video dell'intervista rilasciata all'AGI, in vista della conclusione della campagna elettorale.
AGI: Siamo alle ultime ore prima del voto, e già si pensa al dopo. C’è chi propone, di fronte ad un pareggio al senato, l’ipotesi di un governo di larghe intese. Lei ritiene che sia una proposta concreta?
Antonio Di Pietro: Noi dell’Italia dei Valori saremo da una parte l’antidoto a qualsiasi inciucio di governo. Votare l’Italia dei Valori non vuol dire solo aiutare Veltroni a vincere, ma anche a ben governare, a convincere e a non deragliare temi importanti come il conflitto d’interessi, la pluralità dell’informazione, una giustizia che funziona, uno Stato di diritto, e non uno Stato in cui, come dice Berlusconi, Mangano è un eroe e i magistrati sono dei matti. Quindi siamo contro ogni inciucio. Altra cosa sono le riforme istituzionali e costituzionali, che secondo la Costituzione c’è bisogno dei due terzi del Parlamento. In questo senso, saremo sempre dalla parte dei cittadini.
AGI: Rimanendo sul tema degli schieramenti e sulla loro composizione, gli eletti dell’Italia dei Valori confluiranno nei gruppi parlamentari del Partito Democratico e comunque resteranno nel partito dell’Italia dei Valori, di Di Pietro.
Antonio Di Pietro: Anche gli eletti del Partito Democratico confluiranno nel gruppo dell’Italia dei Valori, nel senso che l’Italia dei Valori ed il Partito Democratico faranno un solo gruppo, ma quando due persone si mettono assieme e fanno un matrimonio, non c’è uno che viene mangiato dall’altro, ma iniziano un percorso insieme, all’interno del Parlamento con un solo gruppo, con un solo portavoce, con un solo programma e con un solo candidato Premier. L’Italia dei Valori è un partito presente e sarà ancora più presente nel territorio, perché riteniamo che un elemento valoriale, che fa della legalità, della giustizia, delle pari opportunità e della politica del fare come l’Italia dei Valori, sia la novità politica tra i tanti partiti che ci sono per il prossimo futuro.
AGI: La campagna elettorale si sta concludendo, che nelle ultime ore si sta infiammando. C’è il leader del centrodestra faceva riferimento all’ipotesi dei test attitudinali per i pm. Come vede questa campagna, scontro, particolarmente violento?
Antonio Di Pietro: Invito i cittadini a riflettere. Chi vuole governare il Paese non può rifiutare e sfuggire dal controllo di legalità. Chiedetevi perché Berlusconi è ossessionato da me, perché non può vedere l’Italia dei Valori e perché ce l’ha con i magistrati. Perché il controllo di legalità gli fa paura, perché vuole vivere in uno stato di illegalità, di prepotenze e di abusi, perché vuole che in Parlamento ci siano persone che meritano di stare altrove. Ecco, vi prego di riflettere. Vale la pena di affidare il governo ad una persona che di fatto rappresenta un pericolo democratico, una dittatura dolce, dove l’informazione la controlla lui, dove i magistrati non possono fare niente che non piaccia a lui, altrimenti li manda per insanità mentale in qualche manicomio, perché manda in Parlamento delle persone che hanno a che fare con la mafia. Vuole addormentarvi la coscienza con una dittatura dolce, fatta di veline, di sorrisi e di grandi disparità di trattamento.
Per questo, oggi noi dell’Italia dei Valori siamo chiamati ad un grande impegno. Come Berlusconi dice “attenzione, perché dall’altra parte c’è Di Pietro”, vi dico “Ecco, appunto, da questa parte c’è Di Pietro: fate una scelta di campo”.
AGI: Si continua a parlare di brogli. Crede che ci sia bisogno di osservatori internazionali per votare in Italia?
Antonio Di Pietro: Che ci siano stati dei brogli, è stato accertato in un solo caso nelle settimane scorse, ed è avvenuta a Palermo, dove due presidenti di seggio sono stati arrestati per brogli accertati, fatti a favore del candidato di Forza Italia, di chi ora denuncia i brogli, Berlusconi, ai danni di Orlando, candidato sindaco dell’Italia dei Valori. Questa storia mi ricorda il detto “il bue che dice cornuto all’asino”.
AGI: Pensiamo al dopo voto. Bisognerà prendere delle decisioni per l’emergenza del Paese. Se vincerà il Partito Democratico con l’Italia dei Valori, quale sarà il primo provvedimento che Di Pietro proporrà al nuovo governo?
Antonio Di Pietro: Il primo provvedimento sarà la corretta attribuzione e distribuzione di quei 100 miliardi di euro che, nel quadro strategico nazionale, serviranno da volano per rilanciare l’Italia, soprattutto il sud, in campo infrastrutturale, in campo imprenditoriale, soprattutto delle piccole medie imprese e delle imprese giovanili, perché senza lavoro non c’è futuro, e in questo ambito l’attenzione dovrà riguardare quelle aziende che passano dal precariato al lavoro indeterminato, a quei interventi che devono essere fatti a favore di quei lavoratori che vivono in uno stato di precariato perenne, e a favore di uno Stato sociale più rispondente alla realtà dei fatti, cioè dove gli anziani, incapienti e non autosufficienti hanno bisogno di interventi precisi. Nella redistribuzione delle risorse, che grazie alle maggiori entrate sono arrivate alle casse, questi sono i primi interventi che dobbiamo fare.
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A garanzia dei diritti e della legalita'

"Il peggio del peggio del peggio", ha detto Berlusconi, ossessionato dal Ministro Di Pietro, perché sa bene che l’Italia dei Valori e Di Pietro sono i garanti della legalità. Sa bene che non ha votato la legge sull’indulto, non per mandare liberi i poveri cristi che stanno ancora in galera, ma per salvare i furbetti del quartierino e gli amici banchieri.
Sa bene che se alle elezioni del 13 e 14 aprile vince il centro sinistra con Veltroni, Di Pietro sarà la garanzia della legalità, della difesa dei diritti, della difesa dell’interesse dei consumatori, e abrogherà quel falso in bilancio e quelle prescrizioni brevi che hanno consentito di mandare assolti i banchieri e gli autori del crack Bipop Carire, la banca fiore all’occhiello della nuova economia. Sa bene che chi porterà avanti le battaglie per la garanzia della legalità e dello stato di diritto si chiama Antonio Di Pietro.
Un signore come Berlusconi che, tra le corna che fa nelle riunioni dei Capi di Stato e una dichiarazione sull’Alitalia penalmente rilevante, sull’insider trading e l’aggiotaggio, con una cordata dei figli di cui non sappiamo dove sia andata a finire, dicendo a Prodi “metti i soldi, Governo, così faccio comprare l’Alitalia alla cordata degli industriali e dei miei figli", sa bene che in uno stato di diritto le regole vengono rispettate, in un Paese normale un signore come Berlusconi andrebbe nell’avanspettacolo, non certo nelle istituzioni.
Fa bene a preoccuparsi, perché Di Pietro e l’Italia dei Valori, rappresentano per Veltroni il valore aggiunto, che consentirà di vincere queste elezioni. Il voto utile di chi ha difeso milioni di consumatori è per Di Pietro e per l’Italia dei Valori, a garanzia dei diritti, della legalità, della difesa dei consumatori e delle tasche svuotate di milioni di cittadini.
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Candidati a cambiare l'Italia

Sono Alfonso Mascitelli, candidato al Senato per la circoscrizione Abruzzo.
Chiediamo un voto convinto per l’Italia dei Valori, perché consideriamo il voto all’Italia dei Valori un voto determinante per garantire la governabilità del nostro Paese. Un Paese che, dopo essere stato bloccato per quindici anni da un berlusconismo culturale, ha bisogno di dare risposte immediate e concrete ai bisogni delle famiglie e al sostegno economico delle imprese.
Consideriamo il voto all’Italia dei Valori necessario per ricostruite un rapporto forte e di fiducia con i cittadini, che sono stanchi di una politica fatta di promesse e di chiacchiere, di conflittualità e di contrapposizioni. Ecco perché chiediamo che non siano sufficienti soltanto i programmi. È necessario che ai buoni programmi si aggiunga anche la credibilità delle persone. Nessun programma sarà realmente credibile se non si accompagna a una riforma forte e vera del modo di fare politica. E da qui, le nostre battaglie sui costi della politica, sugli sprechi, sulle inefficienze della pubblica amministrazione, sulla corruzione, sul forte bisogno di legalità che attraversa il nostro Paese.
Per questo, nella nostra regione e in tutto il nostro Paese, chiediamo un atto di fiducia nei confronti dell’Italia dei Valori per quello che abbiamo fatto e per quello che potremmo fare ancora di più per il nostro Paese. Per questo, vi chiediamo di essere anche voi, insieme a noi, protagonisti. Sentitevi, ciascuno di voi, candidati a cambiare l’Italia.
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La nostra politica ambientale
Sono Giuseppe Vatinno, e sono candidato per l’Italia dei Valori nella circoscrizione Lazio 1 alla Camera, responsabile “Energia e ambiente” del partito e consigliere per le politiche ambientali del ministro delle infrastrutture, Antonio Di Pietro.
Vorrei illustrare il programma dell’Italia dei Valori per quanto riguarda l’ambiente e specialmente dell’energia. Crediamo che un corretto rapporto tra uomo e ambiente che lo ospita sia fondamentale, per ritrovare l’equilibrio con la natura, che ha caratterizzato anche le epoche passate, ma senza tralasciare lo sviluppo, che è diventato un elemento molto importante nelle società moderne. Siamo a favore del concetto dello sviluppo sostenibile, cioè che tiene contemporaneamente conto sia dell’economia che della natura. In quest’ottica riteniamo che dal punto di vista energetico, per il nostro Paese, sia importante avere un mix bene equilibrato, proponendo di incentrare principalmente il discorso energetico sul gas naturale, seguito dalle fonti rinnovabili, specialmente il fotovoltaico e l’eolico, oltre alle biomasse e le forme minori come quelle geotermiche, queste ultime ben sviluppate nel nostro Paese insieme all’idroelettrico.
Riteniamo che le fonti rinnovabili diano la possibilità di uno sviluppo equilibrato e rispettoso dell’ambiente, oltre che una garanzia per la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, in questi tempi dove è altissimo il costo del petrolio e degli idrocarburi. Inoltre, le fonti rinnovabili ci permettono di combattere il grave problema dei cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di gas serra, come l’anidride carbonica. Dobbiamo cercare di moderare l’utilizzo degli idrocarburi, in modo che il nostro Paese raggiunga l’obiettivo del protocollo di Kyoto, della riduzione del 6,5% d’emissioni di CO2 al 2012 rispetto ai valori del 1990.
Riteniamo che sia importante avere un sistema di trasporto sostenibile, il più possibile pubblico che permetta ai cittadini di lasciare l’auto privata a casa, e allo stesso tempo di dare garanzia di un trasporto comodo ed efficiente, come avviene nelle altre metropoli europee, raggiungendo il duplice obiettivo: un traffico sostenibile, con un aumento della qualità della vita, unito ad un grande rispetto dell’ambiente e contro l’inquinamento climatico e locale.
Per quanto riguarda i rifiuti, un tema molto importante nel nostro Paese in questi tempi, riteniamo che sia importante chiudere il “ciclo dei rifiuti” cercando di utilizzare al massimo la raccolta differenziata, il riutilizzo e il riciclo, secondo lo schema dettato dal decreto Ronchi, e utilizzare per la parte rimasta i cosi detti dissociatori molecolari, che sono molto diversi dai termovalorizzatori, che permettono, ad una temperatura inferiore ai 400 gradi centigradi, di non sviluppare inquinanti come la diossina e altri elementi nocivi. E’ un concetto nuovo, da poco sviluppato, e riteniamo sia importante, insieme agli altri processi, per chiudere il “ciclo dei rifiuti”.
In quest’ottica pensiamo di proporre una soluzione reale e importante al problema dell’ambiente. Tutto questo ci permetterà di vivere in un mondo migliore, più pulito, senza rinunciare al progresso e al benessere.
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1500 cantieri, 15 controllori, 200 morti

Sono Stefano Pedica, candidato al Senato nel Lazio.
Il nostro Partito lavora per tutto il Lazio, per portare avanti la voce dei cittadini.
Il nostro slogan è “Cambiamo l’Italia”: la dobbiamo cambiare insieme e la dobbiamo cambiare con la politica del fare.
Noi preferiamo una politica del fare, preferiamo commentare quel che abbiamo detto e continuare quello che abbiamo fatto. Abbiamo fatto una proposta di legge molto importante sulla pedofilia: abbiamo chiesto di risolvere questo problema gravissimo, che tocca noi padri e madri di famiglia, noi che abbiamo visto il caso di Rignano Flaminio. Abbiamo chiesto la castrazione chimica, ma in Parlamento non ce l’hanno votata. Su questo, tre settimane fa abbiamo ascoltato sia Veltroni che Fini, che dicevano che ci vuole la castrazione chimica e che bisogna affrontare il problema della pedofilia. Questa è l’Italia dei Valori: che anticipa in tempi, ma sulle certezze. Noi abbiamo fatto la proposta di legge, loro parlano solo di chiacchiere. In questo momento bisogna affrontare questa situazione.
L’Italia dei Valori vuole affrontare il problema dell’emergenza rifiuti. Vogliamo presentare un progetto di legge, e l’abbiamo fatto nella passata legislatura, che riguardava il problema delle morti bianche e l’abbiamo anche votata, ma l’ha votata solo la parte della sinistra, non quella della destra. Abbiamo detto che questo problema va affrontato, le leggi vanno applicate, ma queste leggi non sono state applicate.
Ad oggi, nel Lazio, sono morte duecento persone, e duecento famiglie stanno piangendo i loro cari perché questa legge non è stata applicata, e la cosa più grave è che non si è risolto il problema degli ispettori, coloro che devono controllare chi va a sbagliare, chi va a recuperare quei poveri immigrati che, con 15 euro, non sanno le regole fondamentali della sicurezza del lavoro. Ecco, noi abbiamo tutelato queste persone indicando chi devono essere gli ispettori: devono essere quelle persone over 45-50 che sono stati vittime di crisi societarie. Queste persone non sono materiale di scarto, ho 50 anni e, come voi, non mi sento materiale di scarto. Dobbiamo combattere insieme, perché quegli ispettori possono essere queste persone che conoscono bene un settore, perché provengono dal settore dell’edilizia o da quello dell’informazione, quell’informazione che serve a tutti i cittadini: vale a dire, quella che tutela le persone che lavorano per noi.
Ebbene, sapete quanti ispettori ci sono nel Lazio? Ce ne sono quindici. Sapete quanti cantieri ci sono nel Lazio? Ce ne so no millecinquecento. E allora, pensate quello che penso io? Chi è che controlla? Nessuno! Bisogna fare applicare la legge, e bisogna rendere responsabili questi costruttori. Ci vuole la certezza della pena.
Noi abbiamo fatto una battaglia sui costi della politica e sulla certezza della pena: che sia un delinquente, o una persona che uccide perché ubriaco in macchina, vengono solo prese le generalità e poi lasciati liberi, forse a continuare a delinquere. Ecco, se ci fosse la certezza della pena, in modo che chi sbaglia paghi in galera, non ci ritroveremmo i condannati in Parlamento e, forse, non ci ritroveremmo chi ha festeggiato, dentro la regione Sicilia, una condanna per cinque anni.
Ecco, questa è l’Italia dei Valori: è la vostra voce all’interno delle Istituzioni. Il nostro voto deve essere non solo attraverso una croce, ma anche attraverso il cuore, sapendo che questo Partito vi rappresenta veramente all’interno. Noi siamo in campagna elettorale 365 giorni l’anno, per tutti gli anni. Non abbiamo paura di richiamare le persone, perché siete voi che ci chiamate e ci ringraziate perché quello che stiamo dicendo lo faremo, e lo faremo per cambiare tutti insieme l’Italia.
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Noi siamo l'antidoto

Sono Giuseppina Tommasielli, candidata alla Camera nella circoscrizione Campania 1. Sono vice segretario cittadino dell’Italia dei Valori a Napoli, e sono medico di medicina generale. Mi candido per la terza volta con Di Pietro, poiché condivido da sempre le battaglie che il partito ha portato avanti sui temi quali legalità, giustizia e sicurezza, che soprattutto in Campania hanno una particolare rilevanza.
La mia candidatura vuole anche essere a difesa del sistema sanitario nazionale che, nonostante alcune veridicità, va salvaguardato per la sua specifica azione di tutela della salute pubblica su tutto il territorio, senza alcuna distinzione. Un sistema basato sulla solidarietà universale, cosi come dovrebbe essere in tutto il mondo. Ovviamente il mio impegno non si concentrerà solo su quest’argomento, ma su tanti altri aspetti che sono già stati in parte citati, quindi sicurezza sul lavoro e per quello che riguarda il cittadino, vittima di una criminalità purtroppo sempre più aggressiva, sempre più invadente. Due temi dei quali il nostro presidente Di Pietro si è speso, si spende tanto e a giusta ragione. Basta pensare al fatto che siamo l’unico partito che per queste candidature ha chiesto agli aspiranti candidati, oltre al certificato elettorale, anche il certificato penale. E’ giusto che sia cosi, perché riteniamo che in Parlamento, a rappresentare le istanze dei cittadini, ci deve andare solo la migliore società. Purtroppo, per la coalizione del centrodestra non è importante questo valore, candidando diverse persone che hanno riportato condanne penali di vari reati, anche in via definitiva. Ci chiediamo come possano difendere i cittadini italiani, come possano difendere i cittadini onesti. Noi dell’Italia dei Valori riteniamo che vivere in un Paese in cui la legalità sia la normalità, e non l’eccezione, debba essere un diritto di tutti, perché solo cosi potremmo costruire un presente e un futuro per i nostri giovani, i quali devono contare sul merito e non più sul sistema delle raccomandazioni o di alchimie più o meno lecite.
Lasciatemi anche dire che l’Italia dei Valori ed io siamo fortemente impegnati nella difesa dei diritti delle donne e delle pari opportunità, di cui tanto si parla, ma poco si fa. Anche il codice delle pari opportunità non è stato mai applicato nella sua globalità: oggi purtroppo le donne assunte nelle pubbliche amministrazioni sono numericamente minoritarie, per non parlare poi delle pochissime che arrivano agli alti livelli.
Oltre a medico delle famiglie sono anche mamma, e quindi conosco bene i problemi delle famiglie: andare ad acquistare badando ai costi elevati, fare attenzione a comprare addirittura i medicinali di necessità, perché non si arriva a fine mese. E’ uno dei grandi problemi del momento, la difesa del potere d’acquisto degli stipendi e delle pensioni dei nostri anziani sono impegni che intendo portare avanti, sapendo anche di trovare nell’Italia dei Valori la massima disponibilità, come ha dimostrato Di Pietro nel suo incarico di Ministro: basta pensare al piano casa, che ha portato avanti facendo in modo che si riparlasse di edilizia popolare, anche per la Campania ha dato un cospicuo finanziamento per le abitazioni. Questo solo per fare un esempio di quanto sia importante per noi la difesa dello Stato sociale.
Parliamo di Napoli>, di una città profondamente ferita. Ovviamente, per fortuna, non è soltanto spazzatura e diossina, ma c’è anche un’altra Napoli, quella che produce, quella che studia, quella dei professionisti, quella dei giovani che vogliono rimanere e non vogliono più andare a cercare lavoro da Roma in su, e non si capisce perché questa città debba sopportare tutto questo. Noi dell’Italia dei Valori siamo stati gli unici a condannare le responsabilità politiche di questa giunta regionale, che non ha saputo gestire la questione rifiuti. Ovviamente pensiamo che le colpe siano diffuse, e su questo continueremo a farne una battaglia, denunciando tutto e tutti, a qualsiasi titolo e in qualsiasi schieramento politico essi siano, perché questa è la connotazione forte dell’Italia dei Valori: noi rappresentiamo l’antidoto, anche nella coalizione che ci vede assieme al Partito Democratico, col quale abbiamo condiviso un programma, ma non siamo la stessa cosa.
Ecco perché diciamo: chi vuole dare il voto a noi deve segnare il nostro simbolo. Noi vigileremo su tutto, e ai cittadini, a cui oggi chiediamo il voto, chiederemo come comportarci, e a loro diremo tutta la verità. Un voto all’Italia dei Valori è un investimento che il cittadino può fare, e quindi sul simbolo del nostro partito deve mettere una croce di fiducia.
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Riformiamo la pubblica amministrazione
Sono Carlo Costantini, deputato dell’Italia dei Valori e candidato alla Camera nella circoscrizione Abruzzo.
Nella mia breve, ma intensa attività politica, ho avuto modo di confrontarmi con tante esperienze. Sono stato consigliere comunale, sindaco, consigliere regionale e ho avuto la possibilità di conoscere dall’interno i pregi e i difetti della pubblica amministrazione. Una pubblica amministrazione che costa troppo, fatta di sprechi, di enti, di sovrastrutture assolutamente inutili.
C’è bisogno di intervenire pesantemente per ridurre i costi della politica e per tagliare gli sprechi e le inefficienze. Dall’altra parte, però, è necessario intervenire per valorizzare quanto di buono c’è all’interno della pubblica amministrazione: tanti dipendenti, tanti professionisti che fanno il loro dovere, che hanno tutto il diritto di guadagnare di più.
Durante questo scorcio di legislatura, ci siamo battuti per introdurre elementi di valutazione del merito anche nel pubblico impiego, anche nell’impegno del personale della pubblica amministrazione. Non è possibile che una persona che, all’interno della pubblica amministrazione, rende il proprio servizio a favore dei cittadini, lavorando, impegnandosi, crescendo professionalmente e aggiornandosi, debba guadagnare lo stesso di un altro dipendente che non mette lo stesso impegno, sempre a favore dei cittadini. Quindi, siamo convinti che la pubblica amministrazione debba essere riformata all’esterno, attraverso il taglio di costi, sprechi, enti inutili e sovrastrutture, ma che debba essere riformata anche all’interno. Una pubblica amministrazione che costa molto di più di quanto costa negli altri Paesi europei e che eroga, purtroppo, servizi molto spesso inferiori.
Occorrono mesi, anni, per ottenere una risposta. Penso ai tempi medi, in Italia, di rilascio di un permesso per costruire, straordinariamente più lunghi rispetto ai tempi medi degli altri Paesi occidentali. Una pubblica amministrazione inefficiente mortifica l’economia e impedisce alle imprese di fare investimenti, non consente all’Italia di cambiare. Noi vogliamo costruire le condizioni perché l’Italia cambi. Ma per cambiare, l’Italia deve cambiare da cima a fondo, deve cambiare innovando le proprie Istituzioni Parlamentari, semplificando il sistema, riducendo il numero dei Deputati e dei Senatori, eliminando il bicameralismo e, a cascata, occorre intervenire nelle regioni, che molto spesso sprecano troppo e non fanno il loro dovere. Poi bisogna riconsiderare le funzioni e il ruolo delle province, dei comuni, delle comunità montane, dei consorzi di bonifica.
C’è bisogno di molto ma, perché questo avvenga, c’è bisogno di un’Italia dei Valori più forte di prima. Il 13 e 14 Aprile, votate l’Italia dei Valori Lista - Di Pietro.
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Lotta al precariato

Sono Giuliana Carlino, candidata per l’Italia dei Valori come Capolista al Senato per la regione Lombardia. Sono davvero onorata di questa candidatura che rappresenta un riconoscimento a quella parte di cittadinanza che giornalmente si attiva sul territorio con impegno e dedizione. Sono un’insegnante ed ho partecipato a diverse esperienze di educazione all’interno delle scuole, ma è soprattutto nella politica che ho deciso di incanalare la passione per quei valori in cui credo, ovvero la legalità, il rispetto delle regole e l’etica.
L’incarico di assessore provinciale mi ha permesso di avviare e portare a termine una serie di impegni concreti per quanto riguarda la razionalizzazione delle spese e la riduzione degli sprechi nelle pubbliche amministrazioni, o come la piena applicazione delle nuove tecnologie a favore dello snellimento burocratico e del miglioramento della qualità dei servizi al cittadino. Ma è nel campo della responsabilità sociale d’impresa che mi sono spesa maggiormente, perché credo che in un’economia globale ed in costante mutamento, la nuova frontiera del “fare impresa” sia proprio quella di prestare attenzione all’impatto sociale ed ambientale della propria attività, senza certamente trascurare il profitto, ma facendo uno sforzo in direzione di processi responsabili e sostenibili. Ed in questo ambito, credo che sia necessario spendersi davvero per una cultura della sicurezza sui luoghi di lavoro. Oggi in Italia, ci sono più di mille infortuni mortali sul lavoro all’anno, una media impressionante di 3-4 decessi al giorno. C’è bisogno di maggiori controlli e di un’educazione a partire dal basso, oltre che naturalmente di incentivi per le aziende più virtuose, che considerano il lavoro come un valore, una risorsa ed una leva per lo sviluppo.
E sempre a proposito di lavoro, c’è un’altra grande questione su cui Italia dei Valori intende spendersi: il miglioramento della legge 30, che se da una parte ha creato un concetto positivo come la flessibilità, dall’altro ha generato il grosso problema della precarietà, un dramma che rischia di investire e coinvolgere un’intera generazione. Per questo sosteniamo la proposta dell’introduzione di un salario minimo per i precari e ci batteremo perché l’entusiasmo e la freschezza dei giovani vengano valorizzati all’interno del mondo del lavoro e considerati, anche in questo caso, motori per la crescita e per il generale progresso della società e dell’umanità.
E infine, la scuola. Quello è il mondo dal quale provengo e quello è il mondo che vedo ogni giorno sprofondare nella più totale indifferenza e incertezza di futuro. C’è bisogno di ridare alla formazione ed alla scuola il ruolo di guida che le spetta. In che modo? Sia attraverso una maggiore qualificazione della professione dell’insegnante, purtroppo svalutata in questi anni, sia attraverso un ripensamento degli stessi programmi formativi, a partire dall’insegnamento di materie come l’educazione civica, fondamentale per la costruzione di una società più giusta, vivibile, rispettosa delle regole e della diversità.
Sono certa che i temi che ho elencato, oltre ad essere mie personali convinzioni, rappresentano il punto di vista di buona parte della gente lombarda, la regione nella quale vivo e lavoro e nella quale mi candido come capolista al Senato per Italia dei Valori, con la promessa e l’orgoglio di portare in Parlamento, nel caso venissi eletta, le istanze e le speranze della parte più attiva e produttiva del Paese.
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Per la sicurezza sociale

Sono David Favia, vicepresidente del Consiglio Regionale delle Marche, candidato alla camera dei Deputati, nella circoscrizione Marche.
Il mio impegno, se sarò eletto, sarà principalmente perché si possa mettere mano al costo della vita. Io credo che questo sia il problema principale che attanaglia le nostre famiglie. Sappiamo che tantissime famiglie sono vicine alla soglia di povertà e che la soglia di povertà sta intaccando quella che una volta era la piccola e media borghesia. Noi dobbiamo assolutamente invertire questa tendenza. Ovviamente, partendo da quelle famiglie di pensionato e di salariati che siano sotto i minimi di sopravvivenza. Noi crediamo che vadano improntati pensioni e salari minimi di almeno 1000-1200 euro, proprio per sconfiggere la povertà che sta attanagliando ormai fette importanti della nostra società.
L’altro argomento importantissimo sul quale vorremo impegnarci è quello del lavoro. Anche se i livelli occupazionali, statisticamente, sembrano sufficienti, questa sufficienza è data soprattutto dal precariato. Noi vogliamo sconfiggere il precariato e fare in modo che, dopo un breve periodo di prova, i rapporti di lavoro si trasformino automaticamente in lavori a tempo indeterminato, proprio per evitare che ci sia il precariato e perché ci sia lavoro per i nostri giovani, un lavoro stabile prima della terribile soglia statistica dei 38 anni d’età, un lavoro di qualità perché spesso e volentieri, purtroppo, al precariato si accomuna uno stipendio troppo basso ed una soddisfazione del lavoro piuttosto bassa.
Fra gli altri argomenti su cui dovremmo impegnarci ci sarà la sicurezza: ci vuole sicurezza nelle nostre città e ci vuole sicurezza sociale. Ci sarà, ovviamente, la sanità, dove dovrà governare la gente migliore. Quindi, basta con questa poca meritocrazia che c’è in Italia. Servizi migliori anche per quanto riguarda i servizi essenziali, come i servizi telefonici e quelli elettrici, l’acqua e il gas che, purtroppo, questa liberalizzazione selvaggia ha fatto costare di più e peggiorata come qualità.
Dobbiamo anche ridurre la macchina amministrativa e accorciare i tempi della burocrazia, quindi rimettere un po’ le mani anche ai costi di sistema, ridistribuendo la forza lavoro dove ce n’è effettivamente bisogno. Questo può riguardare, per esempio, anche le Forze dell’Ordine.
Vogliamo in buona sostanza, uno Stato più giusto e più equilibrato, in cui ci sia un’equilibrata distribuzione del reddito, che dia a tutti soddisfazione ma che, soprattutto, tolga dalle problematiche terribili di questi giorni le categorie più deboli. Ovviamente, il nostro impegno sarà anche per i giovani, per gli anziani, per le donne, per la piccola e media impresa, che è la colonna portante della nostra economia. Un’economia che deve ripartire, perché ci vogliono soldi per i servizi, tutti devono pagare le tasse, ma le imprese devono essere assistite perché facciano tirare al meglio la nostra economia.
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Per la riduzione della burocrazia

Sono Gianfranco Borghesi, candidato al Senato per la circoscrizione Marche.
Uno dei problemi che si è posto il precedente Governo, e che si porterà dietro il Governo futuro, è quello di razionalizzare il sistema amministrativo italiano, rideterminare i livelli burocratici della pubblica amministrazione e riordinare il sistema delle autonomie locali. Questo, per una duplice ragione: da una parte perché abbiamo bisogno di risparmiare sulla spesa pubblica, che è eccessiva in Italia, e ridondante, per destinare risorse cospicue per lo sviluppo del Paese; dall’altra parte, un’eccessiva burocrazia costituisce un legame per le stesse attività economiche e produttive.
Snellire il sistema significa anche dare la possibilità al sistema economico di procedere in maniera più rapida, di dare risposte certe ai cittadini, senza le lungaggini burocratiche di un sistema pubblico che è malato di elefantiasi. Dall’altro lato, un ridimensionamento ci permetterebbe di accumulare quelle risorse che potrebbero essere decisive per lo sviluppo del Paese.
È chiaro che occorre incidere su quella parte della pubblica amministrazione che è ridondante rispetto ai livelli di governo e d’autonomia locale. Ad esempio, da quando sono state introdotte le regioni, è chiaro che il livello provinciale è diventato un livello di governo che costituisce un doppione, rispetto alla regione stessa. E’ chiaro che quel tipo d’autonomia va ridimensionata attraverso una procedura che snellisca, per esempio, laddove vengono introdotte le città metropolitane. È ovvio che, laddove si introdurranno le città metropolitane, le province devono essere abolite. Poi, piano piano, bisogna trovare una soluzione adeguata perché si rafforzi il sistema delle autonomie locali e dei governi locali, attraverso i comuni e le associazioni dei comuni, ridimensionando appunto i livelli di governo intermedio fra la regione e i comuni stessi.
In questo modo ritengo che si possa mettere mano ad un cospicuo rinnovamento e ridimensionamento della pubblica amministrazione e accumulare risorse decisive da destinare allo sviluppo economico. Questa è una delle questioni cruciali che si dovrà porre il futuro Governo del Paese.
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Per la cultura della legalità

Sono Francesco Ennio, candidato alla Camera con l’Italia dei Valori nella circoscrizione Veneto 1. Ho una bambina molto piccola, ha un anno e mezzo, e non posso rassegnarmi all’idea di doverla educare dicendole: “guarda, non ti devi fidare di nessuno”. Il nostro Paese ha il sacrosanto dovere e deve trovare la forza per ripartire dalle nuove generazioni, per rimettere insieme il patto sociale che lo lega. La nostra Italia è come una bellissima casa, antica, molto bella, piena di decorazioni e di storia. Però questa casa ha umidità, spifferi e qualche crepa e, in alcuni casi, rischia anche di crollare. Non possiamo perciò porci il problema di vedere se possiamo mettere un condizionatore o un divano nuovo o la nuova lavastoviglie. Il problema oggi è quello di ristrutturare questa casa, ristrutturare questo nostro Paese.
Dobbiamo farlo, prima di tutto, partendo da un messaggio culturale, da una risposta culturale molto forte. In un Paese come la Norvegia, una persona fa cento chilometri in autostrada, arriva a un casello dove non c’è nessuno e l’unica cosa che deve fare è mettere delle monetine in un cesto, a seconda dei chilometri che ha percorso. Ecco, questo Paese si può permettere il lusso, proprio perché culturalmente fatto così, di spendere poco dal punto di vista della gestione dello Stato. Non ha praticamente polizia in giro se non le guardie reali, e questo solo perché questa è la sua cultura. L’indole di quelle persone le ha portate a non aver bisogno di eccessivi controlli e di un’eccessiva burocrazia. Per questo penso che prima di tutto noi dobbiamo partire dalla formazione dei giovani, per creare punti d’eccellenza e questa cultura della legalità deve diventare una cultura diffusa, capace di formare le persone perché s’impegnino e diano il massimo di sé, non solo nel campo professionale, ma anche nella vita di tutti i giorni, negli impegni della famiglia e del sociale.
Il Veneto è una regione ricca. È ricca di dedizione, di persone che iniziano molto presto a lavorare e terminano molto tardi. Però hanno bisogno di vivere in uno Stato più leggero. Non abbiamo bisogno di aggiungere altre leggi. Abbiamo bisogno probabilmente di migliorarle e sicuramente di tirarne via molte, perché abbiamo bisogno di poter leggere con semplicità i nostri doveri e i nostri obblighi verso lo Stato. Ma abbiamo bisogno di uno Stato che si concentri su di noi e ci faccia capire che ci è vicino. Ecco perché deve assolutamente trovare attuazione il Titolo V della Costituzione, in particolare in questa parte del Paese. Ecco perché deve arrivare assolutamente una nuova contrattazione delle competenze e deve arrivare qui, in questa parte d’Italia, una maggiore capacità di occuparsi di se stessa. Deve arrivare il federalismo fiscale.
Io penso a queste cose, una lotta per le nuove generazioni, penso semplicemente al fatto che gli anziani oggi stanno male con le loro pensioni e che domani i nostri ragazzi avranno metà della pensione dei nostri anziani d’oggi. Sono tutte sfide estremamente importanti e nelle quali ci dobbiamo calare con il massimo impegno, perché ne va sicuramente del futuro del nostro Paese. Un futuro che dipenderà molto dalla prossima legislatura. Se sarà un legislatura costituente nella quale si potranno fare delle riforme, e l’Italia dei Valori è un partito assolutamente riformista, noi avremo delle carte importanti da giocare e, siccome siamo persone serie, preparate e competenti, penso che gli elettori terranno presente prima di tutto che noi poniamo il nostro onore nel meritare la loro fiducia.
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Elargizioni di Stato

Qualcuno ha detto che il nuovo Parlamento è stato convocato il 9 aprile di quest’anno perché così scattano i due anni per la vecchia legislatura, permettendo ai Parlamentari uscenti di fruire della cosiddetta pensione.
Vorrei smentire nel modo più assoluto questa diceria che qualcuno ha messo in giro perché, in base all’attuale regolamento, è necessario aver compiuto due anni e sei mesi perché questo possa avvenire. Quindi, i Parlamentari di prima nomina della vecchia legislatura non riceveranno la pensione.
Devo anche dire che, però, chi ha messo in giro questa voce forse spera che la nuova legislatura e il nuovo Parlamento, con una leggina, consenta anche di fare questa specie di condono e di sanatoria. Voglio dire che le cosiddette pensioni dei Parlamentari non sono pensioni vere e proprie, perché sono semplicemente una sorta d’elargizione che è fatta dal Parlamento, senza che esista una legge. Questo è molto grave: non è la legge che lo stabilisce, è semplicemente una delibera dell’Ufficio di Presidenza della Camera.
Qualcuno dice che, nella prossima legislatura, l’Ufficio di Presidenza della Camera potrebbe stabilire questa sanatoria. L’Italia dei Valori sicuramente sarà in Parlamento, qualche deputato dell’Italia dei Valori sarà nell’Ufficio di Presidenza e garantisco che si opporrà nel modo più totale a sanatorie di questo tipo. Posso ricordare che io stesso, recentemente, ho sventato un tentativo di sanatoria a favore delle cariche politiche e sindacali, per una sorta di condono di tipo previdenziale un po’ diverso, che riguardava i contributi figurativi. Il 24 febbraio, Gian Antonio Stella ne ha parlato sul Corriere della Sera.
Noi dell'Italia dei Valori siamo contro questo tipo di pratiche, questo tipo di condoni, e questo tipo di privilegi. Anzi, la nostra proposta di legge sulle pensioni dei Parlamentari prevede che la riduzione, che ci sarà ed è prevista già dalla prossima legislatura, si applichi anche agli ex Parlamentari, perché non ci pare giusto che venga applicata solo per il futuro, mentre chi magari fruisce veramente di grandi privilegi non sia minimamente toccato da un intervento di questo tipo.
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Per uno sviluppo consapevole

Mi chiamo Silvia Clai, sono Consigliere provinciale a Padova e sono candidata con l’Italia dei Valori alla Camera, in Emilia Romagna e nel Veneto. Sono Nata a Milano, vivo in Veneto e ho una bellissima famiglia, con due splendidi bambini e un grande marito, che mi insegnano tutti i giorni quali sono i valori veri che tengono insieme una comunità. Ed è con questi valori che io affronto il mio impegno politico, quotidianamente. Lo affronto con dei piccoli progetti che hanno già visto l’avvio e, quindi, con azioni concrete che si sono tramutate in benefici reali per i cittadini.
Vorrei parlare di sviluppo, ma di uno sviluppo che non è una crescita infinita. È uno sviluppo che si domanda di quale crescita stiamo parlando, che si domanda per quanto tempo potremo crescere, e che si domanda quali sono le persone che, effettivamente, beneficiano della crescita.
Queste domande sono il punto di partenza, non solo della mia visione di impegno politico. Sono domande alle quali non credo si possano dare risposte facili. Prima di tutto perché la crescita, in questo momento, è definita tale soltanto facendo riferimento a valori monetari. Il PIL, il cosiddetto prodotto interno lordo, conteggia soltanto le cose che sono monetizzabili e noi, già da questo, capiamo che vengono automaticamente esclusi una serie d’attività e servizi che sono fondamentali per il nostro vivere ed il nostro benessere.
Ad esempio, non conteggiamo le foreste distrutte, non conteggiamo i fiumi prosciugati, non conteggiamo l’inquinamento e i danni che esso provoca. Questo, per il PIL, diventa un valore positivo nel momento in cui mettiamo in campo delle azioni che sono riparatrici di questo finto sviluppo e, quindi, arriviamo ad un paradosso. Questo paradosso va affrontato in modo serio a livello nazionale. Quello a cui noi dobbiamo mirare è uno sviluppo che deve tenere conto dell’ambiente, di un ambiente che non ci darà una seconda possibilità. Ogni volta che abbiamo distrutto un ecosistema, noi stiamo distruggendo la casa in cui abitiamo.
Dobbiamo domandarci a che cosa ci porterà una crescita basata su valori come quello del PIL. Laddove vogliamo costruire altre strade, forse dobbiamo domandarci che cosa trasporteremo su queste strade: camion vuoti? Imballaggi? Credo che queste siano domande che un politico, quando affronta il proprio incarico, deve porsi.
Ma la crescita per chi è? Un euro in più nel reddito di una persona benestante è molto diverso da un euro in più nel reddito di un povero: il PIL non tiene conto di queste differenze. Ci sono delle diseguaglianze profonde che generano situazioni di guerra e di tensioni, lontano da casa nostra, ma che si ripercuotono piano piano. Oggi che il mondo non ha più barriere, oggi che le distanze si accorciano, noi vediamo alcune situazioni nelle quali non è più possibile esportare i mali dello sviluppo, perché essi stanno ritornando da noi. L’ambiente della Pianura Padana è fortemente compromesso, per motivi geografici, per motivi di densità di popolazione abitativa, per motivi di presenza massiccia di grandi industrie. Questa è una tematica che ha profondi risvolti economici che nessuno vuole conteggiare, e si tratta non solo dell’inquinamento ambientale, ma anche della salute dei cittadini. Con questo spirito, io credo che parlare di crescita sia un tema su cui bisogna intendersi. Quello a cui mi ispiro è una crescita del benessere, non una crescita del PIL. E questo è il mio impegno, che svolgo a livello locale, e rispetto al quale mi posso porre in modo trasparente con tutti i cittadini.
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Diritto alla partecipazione civica

Tutti parlano di diritto di voto, sollevando un gran polverone. Ma in primo luogo occorre ricordare che stiamo parlando delle elezioni amministrative: un esercizio che già oggi è possibile per i cittadini dell'Unione Europea residenti in Italia. Dov’è dunque lo scandalo nell'estendere questo diritto anche agli immigrati regolari extracomunitari?
Stiamo parlando di persone che rientrano nello spazio della cosiddetta 'cittadinanza allargata'. Ci sono diritti inalienabili della persona che vanno al di là del suo passaporto, uno di questi ha il diritto alla partecipazione civica. Sarebbe uno sbaglio, dal punto di vista della democrazia, privarle del diritto di partecipare ai processi decisionali che riguardano l'asilo dei propri figli, le strade in cui camminano, la casa in cui vivono. Inoltre, pagano regolarmente le tasse, e fin dall'antichità proprio le tasse sono uno dei fattori costitutivi del diritto di rappresentanza politica. Ce lo ricorda lo slogan 'No taxation without representation', con cui i coloni americani chiesero nel 1765 al Parlamento inglese il diritto ad avere un seggio.
Infine l'inclusione paga in termini di sicurezza, e nella mia esperienza di assessore ho potuto constatarlo in diverse occasioni.
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