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31 Maggio 2008

Alitalia: oltre al danno, la beffa




Dopo la cordata inesistente, dopo il prestito ponte trasformato in capitale d’azienda, l’unica cosa che mancava al ‘pasticciaccio’ economico del Governo era l’idea di ricorrere ad una specie di trattativa privata, creando ad hoc nuove regole per dismettere l’Alitalia.

Siamo di fronte a comportamenti inaccettabili sul piano della trasparenza che, oltre a riproporci l’esistenza di un dei tanti conflitti di interesse in capo al Presidente del Consiglio, visto che lo specialista di tutta l’operazione è quello stesso Bruno Ermolli nonché consulente del gruppo Mediaset, ci dimostra una politica debole che ricorre ai favori delle banche alle quali, prima o poi, dovrà pagare un prezzo altissimo ai danni dei risparmiatori e dei contribuenti.

Leggi anche:
- La cordata menzogna (www.antoniodipietro.it)
- Sulla pelle del Paese (www.antoniodipietro.it)
- Regalie a fondo perduto
- Alitalia: trattative barzelletta


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30 Maggio 2008

Le due 'B' della Campania




Una delegazione dell'Italia dei Valori e simpatizzanti ha atteso oggi con bandiere e megafoni l'arrivo del Capo del Governo in Piazza Plebiscito a Napoli. Riportiamo di seguito un intervista telefonica all'On.Barbato, presente durante la manifestazione.

"Siamo qui a Napoli in Piazza Plebiscito, di fronte alla prefettura, dove è da poco arrivato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Abbiamo fatto una piccola legione di cittadini, un presidio, perché vogliamo dire a Berlusconi che deve smetterla di prenderci in giro e di fregare i napoletani ed i campani. Sono stato per l’intera settimana in Parlamento e non ho fatto il deputato, ma il consigliere del Cda di Mediaset, perché questo era il Parlamento della Repubblica questa settimana. Anziché parlare dei problemi che riguardano l’emergenza rifiuti, dello sviluppo del sud e delle famiglie che non arrivano alla terza settimana, Silvio Berlusconi ha tenuto inchiodato il Parlamento, per la prima settimana di lavoro della sedicesima legislatura, per parlare di Mediaset, di Rete4, dei suoi affari. Questo è il conflitto d’interessi che ci sta tra Berlusconi e la presidenza del Consiglio dei Ministri, e noi l’abbiamo verificato in Parlamento. A Napoli, la scorsa settimana nel Consiglio dei Ministri, invece di venire a parlare, discutere ed approvare provvedimenti idonei per risolvere l’emergenza rifiuti in Campania è venuto ad approvare il suo decreto Salva Rete4.

Con un altro decreto, approvato nello scorso Consiglio dei Ministri, ha fatto sì che in Campania si possano versare d’ora in avanti tutti i rifiuti, non solo quelli normali, ma anche rifiuti tossici, velenosi e industriali. Fino ad ora era tutto ciò era vietato, invece adesso Berlusconi ha reso legale ciò che era illegale, cioè si può portare nelle discariche tutto ed il contrario di tutto, rifiuti industriali e nocivi, tossici e speciali.
La Campania va in deroga a qualsiasi legge, e da ora in avanti ha meno posizione legale di tutte le altre regioni d’Italia, perché si può scaricare tutto, e diventeremo, ancora di più, la regione più inquinata e avvelenata.

L’altro provvedimento, ancora più grande, è stato quello di imbavagliare la magistratura napoletana. Con la cosi detta “superprocura”, di fatti, Berlusconi blocca ed ingolfa la Procura di Napoli, su cui dovrebbero confluire tutte le inchieste riguardanti le emergenze dei rifiuti in Campania. In questo modo, di fatto, si bloccano e tolgono tutte le inchieste dalle mani dei magistrati. Berlusconi, anziché togliere l’immondizia dalle strade di Napoli e della Campania, toglie le inchieste dalle mani dei magistrati.

Per questa ragione stiamo qui, come Italia dei Valori, per dire a Berlusconi di smetterla di scherzare con la vita, con la pelle e con la salute dei cittadini, e di smettere di prendere in giro i campani. Prima delle elezioni aveva fatto un manifesto, dove il Pdl scriveva in dialetto napoletano “Ccà nisciuno è fesso”, dove sbeffeggiava Bassolino e la Iervolino. Aveva ragione a sbeffeggiare Bassolino, però oggi è stato lui a prendere in giro i napoletani e i campani. Oggi a Napoli abbiamo le due “B” più dannose: Bassolino e Berlusconi, i più nocivi, tossici e pericolosi per Napoli e la Campania."

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29 Maggio 2008

Altre elezioni, altra porcata




Siamo alla vigilia di una riforma elettorale che riguarda anche il Parlamento europeo, il sistema d’elezione dei nostri rappresentanti. Si sta profilando una nuova legge elettorale che potemmo definire, sotto certi profili, un “porcellum 2”. In che senso? L’accordo che pare sia nell’aria tenderebbe a stabilire uno sbarramento al 5 per cento. Tenete conto che fino a questo momento noi eleggiamo la nostra rappresentanza in Europa senza contrapporre nessun tipo di sbarramento tra la rappresentanza espressa dagli italiani e la rappresentanza che poi avrebbe sede a Strasburgo e a Bruxelles.

Oggi si vuole introdurre uno sbarramento del 5 per cento, ma c’è di più, che è ancora più grave: si vuole evitare che gli italiani possano esprimere una preferenza. Questa seconda posizione non è stata chiaramente declinata, perché il coraggio per dirla agli italiani non ce l’ha nessuno, però anche questo è un proposito che i grandi partiti stanno organizzando. Che cosa c’è da dire rispetto a questo proposito e rispetto alla legge elettorale europea? C’è da dire in primo luogo che noi in Europa non andiamo ad esprimere governo. Ogni paese membro dell’Unione Europea esprime solo rappresentanza, cioè che il Parlamento europeo non deve avere una maggioranza ed un’opposizione in ragione del fatto che esista un governo parlamentare europeo. Esiste solo ed esclusivamente il principio della rappresentanza, quindi ogni cultura, ogni posizione politica e addirittura ogni etnia, come dicono le direttive europee, deve avere una propria rappresentanza nella sede parlamentare. In secondo luogo dobbiamo garantire assolutamente che gli italiani possano scegliere i propri rappresentanti, come avviene oggi e nelle esperienze delle legislature che abbiamo vissuto fino a questo momento.

Ci batteremo affinché questa soglia di sbarramento non venga posta, perché tra l’altro potrebbe generare un effetto negativo anche dal punto di vista politico in Italia. Vedete cosa sta avvenendo con i rigurgiti terroristici di destra e con le insofferenze della sinistra, bisogna tenere nelle istituzioni tutte le forze politiche e non lasciarle fuori. Quando sono fuori dalle istituzioni diventano eversioni. Ci batteremo per realizzare una legge elettorale giusta che ancora una volta consenta gli italiani di poter scegliere e non consegni tutto ai capi di partito.

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Regalie a fondo perduto




I fondi previsti dal Governo Prodi per lo sviluppo delle piccole e medie imprese italiane verranno gettati nel buco nero dell'Alitalia. Ecco come Berlusconi e Tremonti cercano di risollevare l'Italia.

In Commissione Bilancio, infatti, non solo e' stato reso noto il provvedimento del Governo attraverso il quale il debito accumulato dalla societa' di bandiera, e con esso i 300 milioni di prestito ponte, sarebbero stati trasformati in 'patrimonio' d'azienda, escludendo cosi' ogni ipotesi sulla possibilita' di restituzione del prestito. Ma ancora peggio, e' stata chiarita la fonte di questo scempio: i fondi stanziati per le piccole e medie imprese.

Le piccole e medie imprese ringrazino il tycoon Berlusconi che e' ben attento a difendere il proprio impero, ma quando si tratta di tutelare le altre imprese preferisce bloccarne lo sviluppo economico, e di conseguenza quello del Paese, favorendo la sopravvivenza di un cadavere ambulante.

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28 Maggio 2008

Utilizzo improprio del Parlamento




Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati sull'attuale situazione politica del Paese, dove il Governo fa un uso improprio del Parlamento a favore degli interessi del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

"Signor Presidente, vorrei chiederle perché mi ha fatto diventare consigliere nel consiglio di amministrazione di Mediaset. Infatti, da alcuni giorni questo non è il Parlamento della Repubblica, ma il consiglio di amministrazione di Mediaset (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Se questo fosse il Parlamento vorrei affrontare e risolvere il problema dei rifiuti della Campania, dello sviluppo per il Sud, vorrei parlare delle famiglie che non arrivano alla terza settimana (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà ). Vorrei parlare di questo e invece ci troviamo di fronte ad un deja vu: il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Infatti, lo «psiconano» ha trascinato il Parlamento della Repubblica a parlare dei suoi interessi, di Mediaset, di Retequattro (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Questo è il punto in cui ha trascinato il Parlamento della Repubblica: non parla degli interessi degli italiani; lo «psiconano» ha fregato ancora una volta gli italiani!"

Oggi, grazie ai commenti degli utenti del portale dell'Italia dei Valori, è nata una nuova iniziativa: "Tassa Rete4: noi non ci stiamo".
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I raggiri elettorali di Silvio Berlusconi




L’On. Berlusconi ci aveva promesso che avrebbe risolto, alla “mago Zurlì”, il problema dei rifiuti in Campania. L’aveva sbandierato durante la campagna elettorale, aveva fatto dei manifesti sui cui aveva scritto in dialetto napoletano “Ccà nisciuno è fesso”, burlando la figura di Bassolino e della Iervolino. Forse qualche ragione l’avevano a mettere la figura di Bassolino e a beffeggiarlo, ma poi alla fine “Ccà nisciuno è fesso” voleva dire che non si sarebbero più fatti fregare da Bassolino e che lui non fregava le persone. Invece, nel primo Consiglio dei Ministri che aveva annunciato di fare a Napoli, con un grande battage, perché avrebbe fatto grandi cose, perché ci avrebbe salvato, e noi ci aspettavamo veramente grandi iniziative, grandi proposte e grandi attività. Invece, anziché venire a risolvere il problema della monnezza, anziché a risolvere i problemi che stanno sulla pelle dei campani e dei napoletani, che cosa c’infila il bravo taroccaro Berlusconi? Un decreto con il quale va a salvaguardare i propri interessi, il decreto “Salva Rete4”.

Allora, anziché venire per difendere i cittadini, per stare dalla loro parte e risolvere le loro questioni, viene a risolvere gli affari suoi, a Napoli. Viene a farsi il suo decreto “Salva Rete4”, perché deve ancora una volta mettere in campo la dimostrazione, la prova provata, di un conflitto d’interessi che viene da lontano 2003 con il primo decreto che ha fatto per salvare Rete4, poi con la legge Gasparri e poi ancora una volta, in un momento di difficoltà d’ansia e di quasi guerra civile che c’è a Napoli, anziché inserirsi e cercare di stare vicino ai cittadini e fare cose serie e concrete, viene a farci gli affari suoi, per risolvere i propri affari, per mettere a posto le proprie aziende, per curare i propri interessi: questo è Berlusconi, è sempre lo stesso. Il lupo perde il pelo, ma non il vizio, è sempre lui il nemico dei cittadini, il nemico degli italiani, che sta sempre contro di noi e a favore di se stesso.

Per la verità ha fatto fessi noi napoletani, perché quando aveva fatto i manifesti “Ccà nisciuno è fesso” ci ha fatti fessi pure a Napoli e ha fatto una bell’incetta di voti. In questo ha trovato un grande aiuto, quello di Bassolino, che gli ha dato man forte ad avallare certe situazioni. Però alla fine che ha fatto? Non ha fatto fessi solo i napoletani, ma tutti gli italiani, perché alla prima occasione utile, come vedete, è venuto e ha fatto i propri affari. E’ sempre la stessa musica, non cambia mai.

Con Berlusconi non cambieranno mai le cose, si andrà di male in peggio perché l’attenzione non è rivolta agli interessi dei cittadini, al bene comune, al bene della nostra nazione, ma è rivolto sempre a se stesso, ai propri interessi, ai propri affari, alle proprie lobby, agli amici e agli amici degli amici. Questo è Silvio Berlusconi, e abbiamo avuto su Rete4 l’ennesima dimostrazione, come se ne avessimo bisogno, che la musica non cambia.

Guarda anche il mio intervento alla Camera dei Deputati:

Francesco Barbato - resoconto stenografico

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27 Maggio 2008

Noi non ci stiamo




Oggi alla Camera siamo intervenuti compatti contro questa manovra da regime dittatoriale che vuol salvare Rete4 alle spalle di Europa7, degli italiani ed in barba alla sentenza della Corte di Giustizia europea. Non possono oscurarci tutti, siamo in Parlamento e rappresentiamo milioni di italiani in questa battaglia.

La minaccia di Cicchitto di non votare Orlando alla presidenza per la vigilanza Rai non ci intimorisce. Non ci interessa una poltrona se per ottenerla dobbiamo tradire i nostri elettori. Questa pratica la lasciamo ad altri partiti.

Guarda gli interventi dei deputati dell'Italia dei Valori:

Massimo Donadi - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Antonio Borghesi - resoconto stenografico
Leoluca Orlando - resoconto stenografico
Jean-Leonard Touadi - resoconto stenografico
Ivan Rota - resoconto stenografico
Ignazio Messina - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Massimo Donadi - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Giuseppe Giulietti - resoconto stenografico
Carlo Monai - resoconto stenografico
Francesco Barbato - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Giuseppe Giulietti - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Renato Cambursano - resoconto stenografico
Antonio Borghesi - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Ivan Rota - resoconto stenografico

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Postato da Gruppo IdV Camera in | Commenti (114) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

26 Maggio 2008

Le bufale cinesi del Governo




L'accordo Governo-Abi è una truffa. Infatti, non c'è nessuna convenienza per i 3,2 milioni di cittadini, indebitati con mutui a tasso variabile per precise responsabilità delle banche, ad aderire all'accordo. Questo Esecutivo ha aggiunto la beffa al danno decantando risparmi di 850 euro l'anno a famiglia, del tutto ingannevoli e destituiti di ogni fondamento matematico.

Sfidiamo Governo, Abi e banche a provare i risparmi promessi di 850 euro l'anno, su ognuno dei mutui contratti dal 2004 ad oggi, che al contrario saranno gravati di ulteriori interessi e di un allungamento del prestito, per un mutuo ventennale, fino a 4-5 anni a tassi vigenti. L'accordo si limita ad offrire al popolo dei mutuatari una soluzione che alcune banche già offrivano, da quando i tassi hanno cominciato ad impennarsi e che ricalca in pieno un mutuo di una primaria banca, denominato "sonni tranquilli". Mutuo diventato un vero incubo per i malcapitati sottoscrittori.
La bufala cinese del ministro Tremonti è servita solamente a far passare il falso messaggio di un cedimento delle banche, le quali non solo non restituiscono nulla ai consumatori indebitati, ma ci guadagnano due volte, sia fidelizzando il cliente che con l'allungamento della vita residua del debito, incamerando così maggiori interessi e maggiori commissioni sulle rate. Questa soluzione permette alle banche di anticipare, con un meccanismo finanziario a loro favorevole, la soluzione di un problema.

Sarebbe più corretto sostituire la convenzione Abi-Governo con una nuova norma che obblighi le banche a dar seguito, a costo zero, alla richiesta di ristrutturazione del mutuo richiesta dal cliente ed attingere dalla mancata applicazione del decreto Bersani sulla simmetria dei tassi, in vigore dal 4 luglio 2006, che ha consentito un guadagno di 5,9 miliardi di euro, istituendo un fondo per far fronte alle rate più esose.

L'Italia dei Valori invita i cittadini a non cadere nella trappola del Governo, per evitare una deriva di super-indebitamento conosciuto già negli Usa con i sub-prime, che a parole il ministro dell'Economia Tremonti afferma di combattere, salvo poi promuoverlo nella pratica, per non disturbare troppo il sistema bancario.

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25 Maggio 2008

La logica del privilegio




L’emendamento "salva-Rete4", sotto questo profilo è un classico dell’orrore. Il presidente del Consiglio, titolare di un irrisolto conflitto di interesse, ancora prima di affrontare la questione sicurezza per tutti gli italiani ha deciso di mettere in sicurezza e di blindare per il presente e per il futuro, le sue frequenze e il suo patrimonio privato. La vicenda è talmente grave in sé che non c’è bisogno alcuno di caricarla di altri significati. In questo momento non sono in gioco le ragioni del dialogo e neppure i rapporti di forza all’interno dell’opposizione, ma assai più concretamente e più gravemente sono state messe in discussione persino le decisioni dell’Alta Corte di Giustizia europea, della Commissione Europea, e della stessa Corte Costituzionale. Al di là dei tecnicismi l’emendamento presentato dal governo blinda la situazione attuale, consegna le frequenze ai soliti noti, cancella i diritti dei nuovi entranti e soprattutto nega a Europa7 e all’imprenditore Di Stefano il diritto ad esercitare il suo mestiere. Non si tratta solo di una norma «ad aziendam» (come pure era accaduto nel passato), ma di una vera e propria norma «contra aziendam», di una pugnalata tirata contro l’esistenza di un libero mercato anche nel settore dei media. La proclamazione dello sciopero generale questa volta spetterebbe direttamente alla Confindustria.

Quello che è capitato a Europa7 e a Di Stefano potrà accadere ad altri imprenditori, ad altri cittadini, a prescindere dalla loro appartenenza politica. Di Stefano, per esempio, non è certo un militante della sinistra radicale, ma è finito nell’occhio del ciclone solo per aver tentato di mettere il naso nel settore delle tv ed essersi permesso di sostenere le sue ragioni, in ogni forma possibile e persino nelle aule di giustizia. L’arbitrio in atto è ancora più grave perché Rete4 non sarebbe né cancellata, né oscurata, ma eventualmente, molto eventualmente, solo trasferita in modo leggermente anticipato sul digitale terrestre o sul satellitare, esattamente su quelle autostrade del futuro che rappresentano le nuove frontiere dell’innovazione e del profitto, come ci spiegavano i capi della destra quando bisognava imporre la legge Gasparri ed aggirare le sentenze della Corte Costituzionale. Mentivano allora o mentono adesso? Sarebbe bastato pochissimo per dare un segnale di novità.
Sarebbe bastato un gesto di buona volontà da parte di Berlusconi ed un pieno riconoscimento della sentenza europea. Invece, per l’ennesima volta, è prevalsa la logica della conservazione, del privilegio, dell’estremismo proprietario.

L’Associazione Articolo21 ha già proposto a tutti i movimenti che operano nel settore della cultura, della comunicazione, dell’audiovisivo, dell’editoria, di accompagnare l’impegno dei parlamentari con la promozione di iniziative in tutta Italia, sino ad arrivare alla convocazione di una manifestazione nazionale come ha chiesto la Tavola della pace. Tanto per cominciare consegneremo ai rappresentanti del Parlamento e della Commissione europea, dell’Alta Corte di Giustizia, un documentato dossier sui fatti e sui misfatti di questi giorni.

Appuntamento martedì 27 in piazza Montecitorio
Chiunque abbia a cuore la libertà di informazione e il rispetto per la legalità è invitato ad unirsi a noi dell'Italia dei Valori, martedì 27, in piazza Montecitorio, a partire dalle 11, per esprimere la propria disapprovazione nei confronti di quella che sarebbe una nuova, vergognosa, legge ad personam.

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Postato da Giuseppe Giulietti in | Commenti (121) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Maggio 2008

Creare paura e poi cavalcarla




Introducendo il reato di immigrazione clandestina, il centrodestra ha creato un reato impossibile perché, tra clandestini veri e propri e complici italiani, compreso chi si tiene in casa una badante o dà lavoro ad un operaio, bisognerebbe schiaffare in galera tre milioni di persone. In realtà, è una norma “manifesto” creata ad hoc per cavalcare la paura della gente ma che non risolve il problema di fondo.

La verità è che quello che il Governo si sta apprestando a fare è una maxisanatoria, oggi annunciata solo per le badanti, domani estesa a tutti, perché il vero problema è la legge Bossi-Fini, una legge sbagliata, che produce una quantità industriale di clandestini.

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22 Maggio 2008

Il Governo delle leggi ad personam




Con l’emendamento presentato oggi il Governo si fa carta straccia di sentenze della Corte Costituzionale e della Corte di Giustizia europea e dice che, a dispetto di tutto e di tutti, anche se in un regime d’illegalità, Rete4 deve continuare a trasmettere, e chi ha vinto gare dello Stato, e da dieci anni attende di poter mandare in onda i suoi programmi, non ha nessun diritto, perché questo non è uno Stato liberale, ma uno Stato dove vince il più forte, e oggi gli si da la pugnalata definitiva e si dice che la libertà d’impresa in Italia non esiste.

Guarda gli interventi dei deputati dell'Italia dei Valori alla Camera:

Federico Palomba - resoconto stenografico
Renato Cambursano - resoconto stenografico
Carlo Costantini - resoconto stenografico
Massimo Donadi - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico
David Favia - resoconto stenografico
Americo Porfidia - resoconto stenografico
Carlo Monai - resoconto stenografico
Fabio Evangelisti - resoconto stenografico

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21 Maggio 2008

IdV: diciamo basta alle censure




Di carne sul fuoco della politica ce n’è molta. Le polemiche sul caso Santoro, Travaglio, l’intervista di Fazio, il caso Forleo, la raccolta di firme dell’8 settembre e del 25 aprile degli amici di Beppe Grillo, la prima per una proposta di legge d’iniziativa popolare e la seconda per referendum abrogativi, e ancora tante altre cose. Il tutto condito da un pre-inciucio, che il Popolo delle Libertà propone senza neppure nascondersi al Partito Democratico. L’Italia dei Valori vuole continuare a parlare chiaro.

L’informazione deve essere libera, ognuno ne risponde davanti ai cittadini, e se sbaglia ne risponde nelle sedi giudiziarie, e se giornalista nelle sedi dell’ordine dei giornalisti. Ma ne Travaglio, ne Santoro, ne Fazio ne altri possono essere oggetto di provvedimenti disciplinari dell’Autorità Garante delle Comunicazioni. Ve la ricordate l’autorità garante? Quando Antonio Di Pietro si lamentava che l’informazione in campagna elettorale era contro l’Italia dei Valori, che veniva quasi sempre oscurata: il tempo passava e nessuno rispondeva. Ci volle un intervento forte dell’Italia dei Valori per avere una risposta che quantomeno risarcisse questo oscuramento. Invece, per sanzionare Travaglio, Fazio e Santoro si è mossa subito, e a valanga, l’Autorità Garante.

Noi diciamo basta alle censure. Una democrazia moderna deve essere una democrazia che parla in piazza, che mette i cittadini nelle condizioni di conoscere per deliberare, perché, se non si conosce, anche le elezioni corrono il rischio di prendere una china non positiva. L’Italia dei Valori ritiene che tutte le personalità che fanno informazione libera vadano salvaguardate, e vadano salvaguardate soprattutto dal servizio pubblico. Non capiamo che le reti del Presidente del Consiglio possano emarginare ora uno, ora l’altro, ora tutti, ma la Rai deve fare informazione, perché non può essere ne di destra, ne di centro, ne di sinistra. La Rai si nutre con il canone dei cittadini e deve dare ai cittadini l’informazione.

Il caso Forleo: anche qui i potenti si sono sentiti offesi o quantomeno scalfiti, e quindi la Forleo viene allontanata come un giudice riottoso, che non si piega, e allora via da Milano, dove lavorava. Non va bene: è in pericolo la democrazia, perché ognuno di noi deve essere soggetto solo e sempre alla legge, e non ad altri, ne alle lobby ne alla politica.

Questo ci preoccupa, come ci preoccupa che nonostante le 400 mila firme la Casta non si sia ricordata di attivare la richiesta di legge d’iniziativa popolare avanzata da Grillo e dai Meetup: no ai condannati in Parlamento, un massimo di due legislature e preferenza diretta, cioè i cittadini che scelgono chi mandare in Parlamento. Noi dell’Italia dei Valori riproporremo queste battaglie di civiltà, battaglie che fanno riconciliare i cittadini con la politica, come non possiamo mandare in silenzio il milione e 400 mila firme che sono state raccolte proprio per la libera informazione, per evitare che anche la Casta dell’ordine dei giornalisti faccia pressione e controlli a quei giornalisti che non si piegano.

Noi dell’Italia dei Valori le vogliamo fare queste battaglie, le continueremo a fare in Parlamento perché siamo l’unico partito senza condannati, ne in primo, ne in secondo ne tampoco in terzo grado, persone pulite, con facce e mani pulite, e soprattutto con voglia di fare, con la passione che Antonio Di Pietro ci ha trasmesso e che questi anni di lavoro duro possano continuare al servizio di tutti voi.

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Postato da Felice Belisario in | Commenti (103) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

20 Maggio 2008

7 Progetti di Legge per la Sicurezza e la Giustizia




L’Italia dei Valori ha illustrato oggi in una conferenza stampa sette progetti di legge in tema di Giustizia e Sicurezza. Un pacchetto di controproposte già presentato in Parlamento per migliorare e garantire la sicurezza dei cittadini. Misure che vanno dalla prevenzione e contrasto dell'immigrazione clandestina, compreso l'inasprimento delle pene per chi la sfrutta, all'istituzione della banca dati del Dna e dello sponsor; dal giro di vite sulla criminalità organizzata alle misure per accelerare il processo penale e garantire la certezza e l'effettività della pena. Il pacchetto è stato messo a disposizione anche del Pd.

Il cuore della nostra proposta non è il reato di immigrazione clandestina, inutilizzabile e assolutamente demagogico, una vera e propria bufala che avrebbe un unico effetto, ovvero, quello di creare ''650 mila criminali a piede libero'' di cui non si saprebbe che farne una volta arrestati. Noi proponiamo qualcosa di diverso. Per noi il contrasto all’immigrazione clandestina deve essere un reato che scatta solo se la persona che arriva nel nostro Paese impedisce la sua identificazione. Non capiamo perché questo debba valere per un italiano e non per un immigrato.

Questo è quanto prevede la nostra proposta. L'immigrato senza permesso di soggiorno, viene fermato e portato nei centri di identificazione amministrativa, che prenderanno il posto degli attuali Cpt. Centri e non più carceri, nei quali viene garantita la permanenza obbligatoria. Se non c’è la collaborazione dell'immigrato a fornire le sue generalità per consentirne l'identificazione, soprattutto in merito al paese di provenienza, allora questo viene trattenuto per tutto il periodo consentito dalla legge. Se ancora persiste il rifiuto a non collaborare per l'identificazione, è allora, e solo allora, che scatta il reato di mancata identificazione. A questo punto c’è "il fermo immediato e il processo per direttissima". Al contrario, chi collabora per la propria identificazione viene espulso se clandestino, ma avrà riconosciuto una sorta di titolo premiale e preferenziale" per rientrare in Italia con regolare permesso.

Agli "amici" del Pd, abbiamo consegnato il nostro contropacchetto sulla sicurezza e speriamo che vi sia un confronto. Ma piu' ancora l'auspicio e' che il Governo, quello in carica, "possa trarre indicazioni e convenire su alcune misure". Gia', perche' una cosa e' certa: un pacchetto sicurezza deve esserci, serve al paese".

Ognuno di questi 7 Progetti di Legge viene sottoposto ai cittadini. Visita l'area, leggi e commenta le nostre proposte..

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19 Maggio 2008

Romani: peggio dell'editto bulgaro




Le dichiarazioni del sottosegretario Romani sono peggio dell’editto bulgaro di Berlusconi. Sulla questione Travaglio si vuole togliere il diritto di parlare a chi ha il coraggio di raccontare fatti anche quando essi sono scomodi alla politica. E’ nelle intenzioni di questo Governo lasciare la libertà di parola al solo portavoce o a quanti parlano per nome e per conto suo. Una limitazione grave e inconcepibile della libertà di parola per un Paese democratico.

Ci chiediamo a questo punto: a quando la chiusura di internet come è stato deciso in Birmania? Su Saccà poi è incomprensibile la posizione del sottosegretario alle telecomunicazioni. Da un lato si dice di voler tenere fuori la politica dalla televisione di Stato, mentre dall’altro si sceglie anche chi deve lavorarci e chi non ne ha diritto. Il fatto che Saccà abbia spiegato a Romani come effettivamente stiano i fatti che hanno determinato il provvedimento della sua sospensione, la dice lunga su quale vuole essere l’atteggiamento che l’Esecutivo avrà sulla RAI e verso chiunque sia persona a esso gradita.

Un altro scivolone del sottosegretario è sulla sentenza della Corte di Giustizia Europea. Romani prende in giro i cittadini quando afferma che, con l’avvento del digitale terrestre, non è più il caso che Rete4 vada sul satellite e che quindi la legittima richiesta di Europa7, alla quale spettano di diritto le frequenze per essersele aggiudicate, non avrebbe più alcun senso. Evita accuratamente, il rappresentante del Governo, di fare qualsiasi riferimento alle sentenze della Corte Costituzionale italiana e della Corte Europea che hanno dato torto a Mediaset. In ogni altro Paese, in cui vige il principio del diritto, esse sarebbero state immediatamente rese esecutive. Inoltre si deve ancora ricordare a Romani che le sentenze arrivano prima del digitale terrestre e pertanto tale giustificazione è di fatto poggiata sul nulla.

Per un Governo, infine, che controlla l’informazione privata e quella pubblica è facile parlare di eliminazione della par condicio. Ci troveremo così a fare i conti con un’affermazione del pensiero unico. Effetti devastanti di un conflitto d’interessi che non si vuole risolvere e che ha prodotto, produce e produrrà anomalie irreparabili, tutte italiane.

Leggi le dichiarazioni di Paolo Romani.

Continua a leggere "Romani: peggio dell'editto bulgaro"

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La tutela dei risparmiatori




Antonio Di Pietro, intervenendo al dibattito sulla fiducia al Governo Berlusconi, ha detto che l’Italia non va rilanciata, ma cambiata. Credo che questo sia un concetto assolutamente vero e realistico. Abbiamo problemi di credibilità internazionale, e purtroppo la figura di Berlusconi non ci aiuta molto a superarli, ma anche tutto il nostro sistema economico ha problemi di credibilità internazionale, in particolare quello finanziario, in parte anche legato alle vicende americane, ma non solo. Per cui, il problema della contiguità tra politica e sistema finanziario torna quotidianamente all’attenzione.

E’ vero che le banche una volta erano praticamente dello Stato, ma quando si sono privatizzate non è stata una vera privatizzazione. Ancora oggi abbiamo un rapporto di contiguità tale per cui la politica chiede spesso aiuto alla banca, che poi la politica deve pagare attraverso leggi che, invece di andare a favore dei risparmiatori, vanno a favore del sistema finanziario. Abbiamo alcuni casi, come per esempio quello di Alitalia.

Alitalia perde tre milioni al giorno, quindi il cosiddetto “prestito ponte” finirà in fretta, e a quel punto che cosa succede? Berlusconi in campagna elettorale ci aveva promesso la cordata, nessuno la vede, ma è certo che chiederanno ancora alle banche di intervenire per salvare Alitalia o per fare qualche cordata che altrimenti nessun imprenditore si sognerebbe di fare, perché evidentemente vorrebbe ricevere dei quattrini per comprare Alitalia, e non certo metterci capitali freschi.

Questo dimostra un problema molto serio, e d’altronde, scusatemi, è inimmaginabile che uno dei personaggi che guida una parte rilevante del nostro credito e del nostro risparmio è Cesare Geronzi, che ha ricevuto una condanna ad otto mesi per bancarotta, è indagato e rinviato a giudizio per altre bancharotte, per le vicende Parmalat e le vicende connesse a quel crack finanziario, eppure lui continua a gestire il risparmio degli italiani. Come è immaginabile che questo Paese cambi se il sistema è questo qui? D’altronde, che la politica in realtà favorisca il sistema lo vediamo nel fatto che c’è voluto più di un anno perché l’autorithy per la concorrenza si decidesse ad aprire un dossier su dieci banche che non hanno ancora dato attuazione alla portabilità dei mutui.

Oggi molte famiglie soffrono perché le rate dei mutui per le case sono cresciute tantissimo, vorrebbero rimodulare il loro debito, trasformandolo in più anni e con un tasso, per esempio, fisso per non correre più quei rischi, però le banche cercano in tutti i modi per non farlo, perché ci guadagnano tantissimo. Eppure c’è voluto più di un anno perché il sistema iniziasse ad intervenire, e questo è già costato quasi 6 miliardi di euro ai risparmiatori italiani. Penso che si deva intervenire rapidamente, altrimenti tutto il sistema perde credibilità.

Farò una proposta, e cioè che al termine di questo dossier, siccome queste banche saranno condannate a pagare una multa per non aver attuato questo principio della portabilità dei mutui, quei mutui vadano a vantaggio proprio dei clienti che avevano chiesto di cambiarli e a cui la banca aveva risposto in modo negativo.

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18 Maggio 2008

Campania: risposte serie ai cittadini




Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera di martedi 13 maggio 2008:

"Onorevole Presidente e onorevoli colleghi, voglio subito rimarcare il mio disaccordo con l'onorevole Veltroni nel punto in cui, parlando dei primi passi del Governo Berlusconi, afferma che ha cominciato proprio male.
Non sono d'accordo sul fatto che l'onorevole Berlusconi abbia cominciato proprio male, perché mercoledì scorso, a Napoli, ho partecipato ad un incontro con il commissario per l'emergenza rifiuti, il dottor De Gennaro, insieme con i comitati civici, i sindaci, gli amministratori comunali e gli enti territoriali, per quanto riguarda la nuova discarica che vorrebbero aprire in una cava di tufo dismessa a Chiaiano, a Napoli. In quell'occasione, ovviamente, il commissario per l'emergenza rifiuti, operando in nome e per conto del Governo, ha ribadito con fermezza e con determinazione la volontà di aprire una discarica in una cava dove si trovano da un lato una falda acquifera, a pochi metri dal suolo, e dall'altro lato, a 800 metri di distanza, gli ospedali del nuovo policlinico ed il Monaldi (preciso che è un ospedale dove si trattano malattie dell'apparato respiratorio e i flussi dei venti che sono stati studiati andrebbero proprio in quella direzione, portando i miasmi e le esalazioni della costituenda discarica).
Ebbene, tale discarica si trova in un quartiere - Chiaiano Soccavo Fuorigrotta - ad altissima densità popolare, con circa 250 mila abitanti, se sommati insieme all'altro versante su cui si affaccerebbe tale discarica, ossia sui comuni di Marano e Mugnano.
Il commissario De Gennaro prendeva direttive - com'era giusto che fosse - dall'onorevole Berlusconi appena eletto e, dunque, Presidente del Consiglio dei ministri ancora in pectore. Ecco, pertanto, la ragione per cui non sono d'accordo con l'onorevole Veltroni.
Infatti, non è vero che l'onorevole Berlusconi ha cominciato male, e basta. È vero, invece, che l'onorevole Berlusconi ha cominciato male, ancora prima di cominciare! Non è infatti possibile dare indicazioni al commissario straordinario del Governo per l'emergenza rifiuti di aprire una discarica a Chiaiano. L'onorevole Berlusconi ha cominciato male ancora prima di cominciare, quando lì, a Napoli, il suo deputato segretario di Forza Italia, alcuni giorni fa, parlava di realizzare un grande piano Marshall, in cui fosse previsto non solo di aprire una discarica a Chiaiano, ma di occupare anche le altre due, tre cave dismesse e, quindi, aprire altre discariche.
Questa è la vecchia politica per cui, praticamente, le discariche adesso vengono lottizzate e spartite, perché sono diventate un grande business: non sono un'occasione per dare risposte serie ai cittadini, ma sono semplicemente una spartizione, come se si trattasse della presidenza di una ASL o di un IACP. Questa è la vecchia politica che non condividiamo!
Si tratta dello stesso deputato che, a Montecitorio, durante la scorsa legislatura, la mattina si trovava a Montecitorio e la sera «armeggiava» con i camorristi! Si tratta del deputato che invitava il camorrista (che oggi si trova a Poggioreale) a «cambiare i connotati» a terzi cittadini perché non lo avevano votato! Questa è l'aria che si respira Napoli! Ma è questa, forse, l'aria di cui l'onorevole Berlusconi ci vuol far riempire i polmoni?
Questa è un'aria che non vogliamo, onorevole Berlusconi! Non vogliamo queste zone grigie tra le istituzioni e la camorra, tra le istituzioni e la mafia! Ecco perché non ci sarà solo un Marco Travaglio, ma ci saranno cento, mille, milioni di Marco Travaglio (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! In Italia, ci saranno tanti cittadini che vogliono istituzioni libere! Vogliamo un Paese pulito!
Pertanto, in termini propositivi, ci riuniremo nel fine settimana, a Napoli, dove parteciperò ad un consiglio interistituzionale formato da sindaci, comitati civici, enti territoriali, consiglieri comunali e circoscrizionali, ed insieme vi forniremo le proposte e le soluzioni per il problema emergenza rifiuti, il quale deve essere risolto in Campania!
Infatti noi, con la nostra dignità e il nostro orgoglio, terremo in Campania i nostri rifiuti, compresi quelli che ci avete mandato dalla Lombardia e dal Veneto, quei tanti rifiuti tossici, velenosi e industriali che ci avete mandato da lassù! Per la verità, su questo, saremo molto ma molto attenti, perché siamo uomini del fare bene, siamo uomini che hanno una cultura di Governo, siamo uomini che vogliono indicarvi le soluzioni alternative che abbiamo anche in Campania, e lo proporremo al prossimo Consiglio dei ministri che l'onorevole Berlusconi terrà a Napoli.
Tuttavia, come Italia dei Valori, saremo molto attenti e vigili: non solo cercheremo di fornirvi proposte e soluzioni al problema, ma soprattutto cercheremo di essere vigili e molto attenti. All'immondo banchetto della munnezza in Campania, infatti, hanno partecipato gli uomini berlusconiani e gli uomini bassoliniani, e non vogliamo che continui più questo banchetto immondo che è andato avanti senza vergogna per quattordici anni!
Pertanto, saremo molto attenti perché, soprattutto in Campania, si avvii a soluzione un problema che ci fa veramente molto male, ma soprattutto saremo molto attenti e vigileremo affinché, in Campania (per la verità, anzi, a Napoli), non accada che venga qualcuno - come si dice a Napoli - a fa' 'o gall' ngopp 'a munnezz'! (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)"

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17 Maggio 2008

Il quesito di Giampaolo Polonio




Tra i quesiti che ho ricevuto attraverso il sito dell'Italia dei Valori ce n'è uno mi sta particolarmente a cuore, perchè parla di un problema che probabilmente è più generale di quanto appaia.
Parlo di tutti quei lavoratori che hanno svolto la loro attività in parte in Italia e in parte in altri paesi dell'Unione Europea, e che al momento del raggiungimento della pensione devono riunificare queste posizioni assicurative cosi come previsto dalla normativa europea.

Questo è il caso di un lavoratore che ha lavorato alcuni anni in Germania e in Inghilterra, oltre che in Italia, che ha raggiunto i 40 anni e potrebbe andare in pensione. Il problema è il non riconoscimento dell'Inps dell'attestato fatto in questi due paesi, perchè dal punto di vista burocratico si richiede tutto un meccanismo che comporta che l'ente straniero, attraverso l'ambasciata, rilasci la dichiarazione con la quale si riconoscono gli anni di versamento e gli importi versati in quei paesi. Questo potrebbe portare via anni, abbiamo esperienze passate in cui il rilascio di una certificazione attraverso questi sistemi burocratici impiegano anni, durante il quale il lavoratore, avendo i suoi quaranta anni di versamenti, non potrebbe percepire la pensione.

Penso che sia una gravità immensa. Una semplificazione vuole che la certificazione rilasciata direttamente al lavoratore venga immediatamente utilizzata dal sistema in Italia e dall'Inps, e da questo mi riprometto quanto prima di presentare un'interrogazione parlamentare al ministro del Welfare perchè si chiarisca e si faccia tutto ciò che è necessario fare per un riconoscimento immediato dei servizi prestati all'estero.

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16 Maggio 2008

I 43 Parlamentari IdV




Il portale dell’Italia dei Valori è stato inaugurato nell’ottobre del 2007, e ogni giorno che passa dà sempre nuovi servizi ai cittadini che vogliono collegarsi, che vogliono conoscere e che vogliono interagire con l’Italia dei Valori. E’ anche questo il motivo del successo elettorale, questo “rompere il meccanismo di mediazione” tra cittadini e partito politico. I cittadini possono collegarsi, parlare, scrivere, suggerire e chiedere. Noi ci stiamo muovendo in quest ottica.

Se vi collegate, notate che vi è il link sui 43 Parlamentari che vi darà la possibilità di guardare le attività che tutti noi facciamo nelle aule parlamentari: conoscerete le iniziative, potrete porci dei quesiti, che noi leggeremo e risponderemo, perché quello che vogliamo mantenere è proprio il dialogo costruttivo e quando serve anche dialettico, nel senso che se qualcosa non vi piace e avete da suggerirci come correggerlo noi saremo disponibili ad accettare e raccogliere quello che voi ci direte.

Continuiamo in questa nostra opera di trasparenza: Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, il giorno dopo il Consiglio dei Ministri (guarda i video) faceva la sintesi di tutte le attività che il Consiglio aveva fatto e delle più importanti decisioni che aveva preso. Perché lo faceva? Non per portare fuori dal palazzo qualcosa di riservato, ma egli rappresentava, nei palazzi che più contavano, i cittadini, e a quei cittadini in tempo reale si sentiva impegnato a rispondere, a far conoscere, a farli coinvolgere in un’attività politica che non può vedere i politici nel palazzo e i cittadini che capiscono attraverso soltanto la televisione e i giornali trasmettono. Questa democrazia diretta, questo colloquio, questa voglia di continuare ad essere amici, prima delle elezioni, dopo le elezioni.

Se l’Italia dei Valori, se ognuno di noi, continuerà ad affinare questa coscienza partecipativa, vorrà dire che il partito diventa sempre più adulto, che risponde alle esigenze dei cittadini, che merita la fiducia degli elettori e ancora di più la meriterà con il passare dei mesi.

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Informazione per disinformare




Usano l’informazione per disinformare: questa tecnica che ha consentito a Berlusconi a convincere una larga parte d’italiani che la sua discesa in campo in politica sia funzionale a risolvere i problemi del paese e non i propri interessi è la stessa tecnica che hanno utilizzato in campagna elettorale e che stanno usando in questi giorni per convincere gli italiani del fatto che Bossi, Fini e Berlusconi non c’entrino nulla con i problemi dell’immigrazione clandestina e non c’entrino nulla con i problemi della sicurezza.

Utilizzando questa tecnica stanno consentendo a larga parte dei mezzi d’informazione di recepire alcune dichiarazioni ma di nasconderne altre. Per esempio, di questi giorni, la dichiarazione di Maroni, che intende abolire dal suo vocabolario la parola sanatoria, ma i mezzi d’informazione non riportano il fatto che l’unica vera sanatoria d’immigrati clandestini è stata fatta nel 2003 e nel 2004 quando erano ministri Bossi e Fini.

Il ministro Maroni intende dichiarare guerra all’immigrazione clandestina, ma i mezzi d’informazione non riportano che quasi un milione di presenze d’immigrati clandestini sul territorio dello Stato sono stati prodotti da una legge fatta dal centrodestra, la Bossi-Fini.

Il ministro Maroni dichiara che intende rivedere i rapporti con la Romania in ambito UE, ma omette di considerare e precisare che la gestione dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea è stata un’operazione gestita in prima persona dal Presidente del Consiglio Berlusconi e dall’allora ministro degli esteri Gianfranco Fini.
Il ministro Maroni dice che i rapporti con gli immigrati comunitari devono essere gestiti seguendo le indicazioni di una direttiva comunitaria che stabilisce il principio che il soggiorno di stranieri comunitari per un periodo superiore a tre mesi deve essere interrotto qualora non ci siano le condizioni di dimostrare i mezzi di sostentamento. Anche in questo caso il ministro Maroni omette di ricordare, e con lui i mezzi d’informazione, che la legge di recepimento di questa direttiva, che è del 2004, non risale ne al 2004, ne al 2005 ne al 2006, quando al Governo c’era Berlusconi, ma è stata fatta nel 2007 dal Governo Prodi.

Il ministro Maroni dichiara di voler introdurre il reato d’immigrazione clandestina, ma il ministro e i mezzi d’informazione non fanno sapere agli italiani con quali strumenti, con quali risorse finanziarie, con quali aule di giustizia, con quali magistrati, con quali collaboratori di cancelleria intendono gestire queste migliaia di processi che andrebbero ad ingolfare il sistema giudiziario che già non funziona. Nemmeno ci dicono se quest’ondata di processi, che andrebbero ad intasare le aule di giustizia, non sia pericolosa per la celebrazione d’altri processi, come quelli contro la mafia, contro l’ndrangheta, quelli contro i furbetti del quartiere, del crack Cirio e del crack Parmalat.

Il ministro Maroni dichiara di voler inasprire le pene per i reati di scippo, di furti e di rapine, ma non spiega a che cosa serve inasprire le pene in un Paese dove le pene non le sconta più nessuno, grazie alle leggi votate dal centrodestra come la legge Simeoni, che ha inciso sul principio dell’effettività della pena, e la Ex-Cirielli, che ha inciso sui termini di prescrizioni, in Italia le pene non le sconta più nessuno.
Davvero risulta incomprensibile per quale ragione si voglia approfondire il tema dell’inasprimento della pena piuttosto che quello della certezza della pena e dell’effettività della pena.

Dietro le loro comunicazioni c’è sempre un trucco, ed ecco perché non ci fidiamo di loro. Non ci fidiamo della loro mano tesa, non ci fidiamo della loro disponibilità al dialogo, ma intendiamo leggere una, dieci, cento volte i loro provvedimenti prima di dare una disponibilità al dialogo e di offrire loro un’apertura di credito.

Colgo l’occasione anche per ringraziare gli amici dell’Italia dei Valori che mi scrivono sul nostro sito, e voglio assicurare loro del fatto che continuerò ad interloquire con lo stesso strumento, con il massimo della tempestività e spero anche con il massimo della soddisfazione per tutti.

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Postato da Carlo Costantini in | Commenti (111) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

15 Maggio 2008

Una stranezza inaccettabile




Riporto una mia intervista, rilasciata durante la trasmissione televisiva Omnibus lo scorso 14 maggio.

Omnibus: Dicevamo la battuta di Di Pietro, “il lupo che porge la zampa all’agnello”. E’ davvero in questi termini o non si può prendere atto che la situazione sia politica che del Paese sia cambiata all’inizio di questa quarta era Berlusconi?
Pancho Pardi: La situazione è cambiata perchè la classe dirigente di centrosinistra è stata totalmente incapace di fronteggiare, nell’insieme, un’anomalia istituzionale che è totalmente sconosciuta in qualsiasi altro paese democratico europeo. Non c’è un altro caso di monopolista televisivo che arriva al potere, che cambia le leggi per uscire dai processi, che si ritaglia su misura personale tutta la configurazione politica. Questa resta un’anomalia. Lui sarà anche buono e gentile, ma resta una figura che in una democrazia moderna non avrebbe nemmeno la possibilità di accedere al sistema politico. Non si può dimenticare questa cosa.
Poi tutti si consolano dicendo che lui è stato votato, ma lui non aveva il diritto di essere votato, e quindi per noi continua ad essere una stranezza inaccettabile.

Omnibus: C’è il peccato originale che non si dimentica con il buonismo.
Pancho Pardi: Sulla bontà dei toni, secondo me, bisogna essere un po' diffidenti. Il lavoro sporco lo ha fatto nelle legislature precedenti, è inutile ritornare sul passato, ma ce l’abbiamo tutti ben presente. E’ stato veramente un lavoro sporco, e i toni sono stati adeguati al lavoro sporco: se c’è stato qualcuno che ha alterato i toni della politica è stato lui, non gli altri. In più c’è il fatto che a questo punto, dato che i suoi problemi passati sono stati sistemati, si può permettere di avere questi toni così ecumenici, ma penso che ci sia un motivo sostanziale per cui lo fa: punta al Quirinale.
Penso che sia intollerabile che un individuo che ha cercato di modificare la Costituzione a propria immagine e somiglianza diventi il custode della Costituzione. Uno che è uscito dai processi di corruzione alla magistratura perché ha cambiato la legge. Uno che si vanta di non andare alle feste del 25 aprile perché non sopporta la resistenza da cui la Repubblica è nata. Francamente, una persona cosi al Quirinale è veramente fuori posto.
Non capisco perché "La Repubblica", nel senso del giornale, con le sue migliori pene negli ultimi giorni sta facendo dei peana su questa cosa, gli apre le porte e gli da il via libera dicendo che può arrivarci. Lo trovo francamente intollerabile.

Omnibus: Può arrivarci forse è un dato di fatto.
Pancho Pardi: Un cosa è il dire che può arrivarci e un’altra è dire di essere contenti che lo faccia.

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14 Maggio 2008

IdV: unica opposizione




Pubblico il video ed il resoconto stenografico della dichiarazione di voto dell’Italia dei Valori per la fiducia al Governo, fiducia che non è stata data. Il mio discorso ha reso palese un fatto importante: esiste un’unica opposizione, quella dell’Italia dei Valori.

Antonio Di Pietro: Vorrei dirle con il sorriso sulle labbra, signor Presidente del Consiglio, che mai avrei immaginato, di trovarmi per la seconda volta a dare un giudizio sul suo Governo. La prima volta mi è capitato quando mi ha offerto di fare il Ministro dell'interno e non ho abboccato. Poi se l'è scordato, perché lei è abituato a dimenticare, quando le cose non le fanno piacere
(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania - Una voce dai banchi del gruppo Italia dei Valori: «Lasciate parlare!»).

Gianfranco Fini: Prego di non interrompere. Lasciate esprimere all'onorevole Di Pietro la sua opinione.

Antonio Di Pietro: Quindi, signor Presidente del Consiglio, lasci che anche oggi - con il sorriso sulle labbra, ma sempre a testa alta - le diciamo: «noi no, noi dell'Italia dei Valori non abbocchiamo!» Noi dell'Italia dei Valori non intendiamo cadere nella tela del ragno che lei, ancora una volta, sta tentando di costruire con pacche sulle spalle, come ha detto lei: «volemose bene, va' che ce la famo». Lo dica agli altri, non lo dica a noi dell'Italia dei Valori! Infatti, noi dell'Italia dei Valori abbiamo memoria e soprattutto non intendiamo perdere la memoria.
Noi conosciamo la sua storia personale e politica e conosciamo bene anche la sua storia...
(Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, la prego di proseguire e prego ancora i colleghi di non interrompere gli oratori.

Antonio Di Pietro: E soprattutto conosciamo bene la sua storia personale e giudiziaria e quella dei tanti...
(Vivi Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

Antonio Di Pietro: Signor Presidente della Camera, darmi la possibilità di parlare è un suo compito.

Gianfranco Fini: Onorevole Di Pietro, lei non è nuovo di quest'Aula e sa che è abbastanza naturale che ci sia, nei limiti...

Antonio Di Pietro: Solo quando riguarda me, però.

Gianfranco Fini: Ovviamente dipende unicamente da ciò che si dice
(Applausi dei deputati dei gruppo Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...

Gianfranco Fini: .. fermo restando che ho già invitato la parte destra dell'emiciclo a non interromperla. Prego, onorevole Di Pietro, continui.

Antonio Di Pietro: Ha ragione signor Presidente della Camera, dipende da quello che si dice: non bisogna disturbare il manovratore!
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)
Ma noi dell'Italia dei Valori conosciamo la storia anche dei suoi tanti dipendenti e sodali che si è portato in Parlamento con sé a titolo di ringraziamento per i favori e le omertà di cui si sono resi complici. Noi dell'Italia dei Valori conosciamo bene le sue bugie e la sua capacità di distorcere la verità dei fatti.

Antonio Di Pietro: Soprattutto conosciamo bene la tela sul controllo dell'informazione e sul sistema di disinformazione che ha messo in piedi (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico). Soprattutto conosciamo la disinformazione che ha posto e ha fatto porre in essere per far credere che la colpa dei mali dell'Italia non sarebbe di chi li ha commessi ma di chi li ha scoperti.
Lei ha mentito a ripetizione nel corso della sua carriera politica e da ultimo ha fatto credere agli italiani di aver lasciato l'ultima volta il Governo con i conti in ordine, mentre invece ha truccato le carte fin quando l'Unione europea non l'ha scoperto e sanzionato, e quel povero Prodi si è dovuto far carico di far quadrare i conti e ne ha pagato le conseguenze (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo Partito Democratico - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà).
Lei, signor Presidente del Consiglio, spesso - ed ancora ieri - ha detto di ringraziare e apprezzare il lavoro dei giudici. Ma va! È un falso storico, signor Presidente: lei odia i giudici indipendenti che fanno il loro dovere, a lei quei giudici fanno orrore! Lei vuole solo una giustizia forte con i deboli e debole con i forti!
(Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori - Commenti dei deputati del gruppo Popolo della libertà)
Lei vuole solo una giustizia che fa comodo a lei, una giustizia a suo uso e consumo, e quando non le basta si fa le leggi apposta per fare in modo che la giustizia funzioni come dice lei.
Lei è in conflitto di interesse con se stesso e nulla vuole fare per risolverlo. Così ancora oggi nessuno di noi può sapere, quando decide qualcosa, se lo fa per sé o per gli altri, e quali altri poi. Lei non ci ha detto ieri come intende risolvere il conflitto di interesse, anzi ce lo ha detto con il suo silenzio: non intende risolverlo.
Lei ieri ha descritto un Paese di sogni e di balocchi, in un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutti: nord e sud, poveri e ricchi, imprenditori, lavoratori e parti sociali deboli, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori. Insomma, ha fatto solo un discorso furbo per cercare di imbavagliare l'opposizione. Ma noi non abbocchiamo.
Lei dice di volere il dialogo...

Antonio Di Pietro: ... ma noi crediamo che lei voglia un dialogo ad una voce sola: la sua. E chi non la pensa come lei è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista; insomma un disturbatore da isolare e condannare.
Lei dice di volere una giustizia che funzioni, lo ha ripetuto anche in questi giorni. Ma come può funzionare - di grazia - una giustizia con le leggi ad personam che si è fatto fare nella scorsa legislatura? Come può funzionare un libero mercato, che lei dice di volere, quando ci sono falsificatori di bilanci - che lei conosce molto bene, a lei molto vicini - che grazie alle leggi fatte fare da lei e dal suo Governo oggi possono stare ancora liberi in giro per l'Italia?
Lei dice che vuole combattere l'evasione fiscale, ma intanto ogni giorno se ne inventa una, nel corso del processo che la riguarda a Milano, per ritardare i tempi della giustizia che la riguarda.
Lei dice che vuole combattere la criminalità organizzata, ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull'evasione fiscale, sul falso in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente tra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate. Se lo ricordi questo leitmotiv, perché lo sentirà per tutta la legislatura
(Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Sono tutte questioni chiave su cui lei si è ben guardato dal prendere posizione.Certo, lei ha più volte teso la mano all'opposizione, a quell'opposizione che pensa di ingraziarsi ammiccando un po' di più. Io non credo che il Partito Democratico, che è un partito che ha la sua storia, ha un suo passato, cadrà nel trabocchetto, né ci cadremo noi dell'Italia dei Valori.
Noi crediamo che fare opposizione vuol dire innanzitutto riscrivere la verità rispetto alle disinformazioni che lei ha portato avanti in questi anni nel nostro Paese. L'opposizione ideale che vuole lei è quella di un'opposizione morbida che non denuncia, non alza i toni, non fa battaglie anche dure per il rispetto delle regole democratiche, insomma un'opposizione di Governo. Noi questa opposizione non la faremo, né crediamo che la faranno gli amici del Partito Democratico, perché una cosa è ascoltarla, un'altra è venirle appresso.
Insomma, sappia signor Presidente del Consiglio che da oggi esiste ed esisterà un'opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche, ma anche di proposte costruttive, che è quella dell'Italia dei Valori.

Antonio Di Pietro: Un'opposizione che avrà anche il coraggio e il dovere, allorché lei dovesse fare un provvedimento negli interessi dei cittadini, di votarlo, ma mai di scambiare la sua politica come una politica nell'interesse della collettività. Noi crediamo che lei abbia fatto e si sia messo a fare politica per i suoi interessi personali e giudiziari (Proteste dei deputati del gruppo Popolo della Libertà - Una voce dai banchi del gruppo Popolo della Libertà: «Vergogna!»); è questa la verità che non ci toglie nessuno. Noi non le diamo la fiducia (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori e di deputati del gruppo del Partito Democratico - Commenti di deputati del Popolo della Libertà)!

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13 Maggio 2008

Il discorso di Silvio Berlusconi




Il discorso del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi al Parlamento per chiedere la fiducia al suo Governo – in puro stile “papista” e pseudobuonista - ricorda tanto la favola del ragno che invita la mosca nella propria ragnatela. Non so se il partito democratico farà l’allocco e ci cadrà ma certamente non lo faremo noi dell’Italia dei Valori.
Egli ha descritto il paese da sogni e di balocchi che vorrebbe ma non ha indicato come fare per realizzarlo. Il suo discorso – pieno di “ma anche” è apparso solo un esercizio di equilibrismo per farci stare dentro tutto ed il contrario di tutto, nella speranza di ingraziarsi maggioranza e opposizione, Nord e Sud, lavoratori e datori di lavoro, imprenditori e sindacati, parti sociali deboli e poteri forti, pacifisti e guerrafondai, rigoristi e scialacquatori.

Dice di volere il dialogo ma ad una voce sola: la sua! E chi non la pensa come lui “peste lo colga”: è solo un qualunquista, un forcaiolo, un populista, insomma un disturbatore del manovratore da isolare e condannare.

Per rendersene conto basta rileggere il suo discorso, pieno non di proposte di governo ma di “eclatanti omissioni” su questioni chiave, come il rilancio della lotta all’evasione fiscale, la funzionalità della giustizia, la trasparenza dei mercati, la pluralità dell’informazione, la lotta alla “Casta”, gli sprechi nella pubblica amministrazione, la lentezza e la farraginosità della burocrazia, la questione della Rai come servizio pubblico, la scandalosa vicenda Europa/-Rete4 ed il connesso rispetto delle Direttive e delle sentenze degli organismi di controllo.

Nel suo discorso, Berlusconi ha posto l’accento sul verbo “crescere”. Avrebbe dovuto usare il verbo “cambiare”. Senza un cambiamento la crescita non potrà avvenire. Il verbo giusto è cambiare.
Per ripartire bisogna eliminare alla radice le cause che in questo momento bloccano il Paese. Tra queste la mancanza di una libera informazione, la diffusione della criminalità organizzata, la non certezza della pena.
Economia e etica sono due facce della stessa medaglia. Una forte economia non può prescindere dall’”etica dei comportamenti” e questo non è il caso dell’Italia con leggi ad personam e condannati eletti in Parlamento su precisa scelta del leader del PDL.

Un Paese che voglia attrarre investimenti dall’estero non può permettersi ombre su chi ha primarie responsabilità nel sistema bancario come è il caso di Cesare Geronzi.
La libera informazione è alla base della democrazia. La recente sentenza della Corte di Giustizia europea impone che Rete 4, di proprietà del presidente del Consiglio, ceda le sue frequenze a Europa 7, in caso contrario i cittadini italiani pagheranno, con effetto retroattivo dal primo gennaio 2006, tutti i giorni 300.000 euro di multa. L’Alitalia costa ai contribuenti più di un milione di euro al giorno grazie alla mancata fusione con Air France dovuta al PDL. Di fronte a un debito pubblico di circa 1630 miliardi di euro con interessi annui di 70 miliardi di euro pagati dallo Stato, Rete 4 e Alitalia possono sembrare sciocchezze, ma sono un chiaro segnale di chi fatica a distinguere gli interessi privati da quelli pubblici.
Berlusconi dice di voler rivalutare la casa come bene primario. Ma per dare concretezza a questi obiettivi bisognerà rivedere i rapporti tra istituti di credito e cittadini, decine di migliaia di famiglie stanno perdendo la casa per l’impossibilità di pagare il mutuo.
Egli dice che vuole una giustizia che funzioni ma non dice che bisogna cancellare le leggi vergogna che hanno allungato i tempi di prescrizione rendendo quasi impossibile ogni condanna.

Egli dice che vuole servizi efficienti accompagnati a una diminuzione dei costi dello Stato. Chi non li vorrebbe? Non ho però sentito quali in concreto sono le misure che consentirebbero questi obiettivi. Ad esempio l’abolizione delle Province, l’accorpamento delle Province, l’abolizione delle Comunità montane, l’allineamento dei compensi parlamentari al resto d’Europa, un utilizzo produttivo e controllato dei miliardi di euro di finanziamento della Comunità Europea, una rivisitazione complete e concreta della legge sui finanziamenti pubblici ai partiti ed ai cosiddetti giornali di partito.
Il federalismo fiscale della Lega può conciliarsi con i 15 miliardi di euro per lo Stretto di Messina?
Con le centinaia di migliaia di dipendenti pubblici e para pubblici del nostro Meridione? Il Sud non può sopravvivere se le risorse fiscali rimarranno nel Nord. Tutti sanno che il federalismo fiscale senza una reale autonomia economica del Sud è solo fumo negli occhi e che il Sud, fino a quando non sarà affrancato dalla criminalità organizzata, non potrà essere autonomo. Ma la criminalità organizzata oggi si combatte prevedendo ferree leggi e decisi interventi sull’evasione fiscale, sui falsi in bilancio, sulla contiguità esistente e persistente fra politica e mafia, sulla non candidabilità delle persone condannate, tutte questioni-chiave di cui il Presidente del Consiglio si è ben guardato dal prendere posizione.
Egli ha più volte teso la mano all’opposizione, ha chiesto e offerto collaborazione, alla condizione, ovviamente, che non venga alterato lo status quo sull’informazione e sulla giustizia.
L’opposizione ideale per Silvio Berlusconi è un’opposizione morbida che non denunci, non alzi i toni, non faccia battaglie, anche dure, per il rispetto delle regole democratiche. Insomma una “opposizione di Governo”.

Ripeto, non so cosa voglia fare e come voglia comportarsi il Partito democratico di Veltroni. Da oggi, però, deve essere chiaro che esiste ed esisterà una opposizione forte, decisa e senza compromessi, fatta di critiche ma anche di proposte costruttive, che è quella dell’Italia dei Valori.

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La 194 e' un ottima legge




La legge 194 è un ottima legge che non ha bisogno di modifiche. Lo dicono i numeri non le parole. Negli ultimi 25 anni le interruzioni di gravidanza sono diminuite del 46%. Il Papa parla alle coscienze dei fedeli ed è normale che il magistero della Chiesa sia contrario all’aborto. Poi però c’è lo stato che è laico e laica deve essere anche la sua legislazione, altrimenti i diritti dei cittadini, di tutti i cittadini rischiano di essere limitati. In questo senso non è ammissibile che ci sia chi è sempre pronto a strumentalizzare le parole del papa a fini politici.

Il governo su questo ha il dovere di essere chiaro e dire cosa intende fare circa la legge che regola l’interruzione di gravidanza e la fecondazione assistita. Ieri hanno parlato due ministre una sottosegretaria, Carfagna, Prestigiacomo e Roccella, ed hanno detto tre cose diverse l’una dall’altra. E’ inaccettabile.

La posizione dell’Italia dei Valori è chiara: no alla revisione della legge 194; sostegno alla maternità attraverso aiuti concreti alle famiglie e alle ragazze madri, revisione della legga 40 per consentire davvero alle tante coppie che vorrebbero un figlio e non possono averlo di realizzare il loro sogno.

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12 Maggio 2008

Noi stiamo con Marco




La bagarre scatenata contro Marco Travaglio per le sue affermazioni a proposito di Renato Schifani nella trasmissione di Fazio può apparire stupefacente.

Il giornalista si era limitato a ricordare ciò che Lirio Abbate e Peter Gomez avevano scritto su rapporti intrattenuti dall’attuale presidente del Senato con soggetti mafiosi: ad esempio la società Sicula Brokers aveva tra i suoi soci fondatori Enrico La Loggia, Renato Schifani e Antonino Mandalà, poi individuato come influente boss di Villabate. Fatti noti, registrati anche in altre varie pubblicazioni. La cui diffusione a stampa non ha prodotto querele nei confronti degli autori.

Storie narrate da giornalisti abili nella ricerca e lette da cittadini interessati a capire quanto possa essere opaca la società politica. Storie che finché restano confinate nell’ambito della stampa cartacea producono uno scandalo relativo. L’importante è che non vadano in televisione, in particolare sui canali nazionali e nelle trasmissioni di maggiore ascolto. Se ci arrivano, comincia allora il fuoco di sbarramento. Il potere sa bene che oggi la lettura attiva pesa meno dell’ascolto passivo. Che i pochi lettori sappiano non preoccupa troppo. Decisivo è che i molti spettatori televisivi vengano mantenuti in uno stato di imbambolata inconsapevolezza.

Meno stupefacente è che soggetti importanti del centrosinistra partecipino all’offensiva contro il giornalista e impongano l’atto di contrizione alla trasmissione ospite. Alti dirigenti del PD si esercitano nella consueta retorica: “Atteggiamenti come quelli di Travaglio e Santoro ci fanno perdere”. Sarà il caso di avvertirli che anche senza quelli, con una campagna elettorale dolce, abbiamo già perso, e male.

C’è una strana aria oggi nel centrosinistra. Sembra che non dobbiamo dolerci troppo della sconfitta perché l’avversario non c’è più. Uno schieramento che ha stabilito un duo-monopolio sull’informazione, confuso sistematicamente l’interesse privato con l’interesse pubblico, cambiato la legge per sgravare pochi potenti dei loro processi, provato a sfregiare la Costituzione, risulta definitivamente risanato dalla nuova vittoria elettorale, ottenuta peraltro con una legge che ha distorto in profondità il rapporto tra voto popolare e rappresentanza politica.

Non c’è più l'avversario. C’è solo un interlocutore con cui discutere. Per fare le cose che vuole lui?

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10 Maggio 2008

Il diritto al lavoro




Sono Giuliana Carlino, eletta al senato nella circoscrizione Lombardia e sono stata inserita nella commissione lavoro e previdenza sociale. Un incarico che segna una certa continuità con il lavoro svolto all’interno della giunta Penati, dove già mi sto occupando di responsabilità sociale d’impresa, e sto portando un progetto di formazione su due grandi temi: la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori e la tutela dell’ambiente.

Il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro è prioritario. Sappiamo benissimo che in questo periodo sono aumentate le morti bianche, occorre quindi sensibilizzare, responsabilizzare le imprese, sotto il profilo formativo, a perseguire questa strada.
Oggi i costi di adeguamento alle norme di sicurezza sono elevati. Occorrerebbero sgravi fiscali per le imprese perché si impegnino ad investire maggiormente su questo fronte, e occorre una regolamentazione più severa per quanto riguarda i controlli e le ispezioni. Le multe irrisorie, le pene lievi e l’alta probabilità di prescrizione in caso di processo, spingono gli imprenditori a valutare la sicurezza come un problema marginale, e comunque un rischio affrontabile sia economicamente che penalmente una volta che si verifica.

Le soluzioni sarebbero inanzittutto la certezza della pena, l’effettiva espiazione in carcere, multe pecuniarie più pesanti e l’intensificazione dei controlli. Ma è inutile controllare se poi non si hanno provvedimenti efficaci verso chi infrange le regole.
Mi auguro che il testo unico sulla sicurezza che è stato approvato dal governo Prodi non venga accantonato in questa legislatura, ma che sia il punto di partenza per politiche che tutelino sia i legittimi interessi delle imprese sia i diritti fondamentali dei lavoratori.
Noi dell’Italia dei Valori avevamo posto come primo punto della proposta di governo il lavoro, e ci impegneremo come opposizione a portare avanti questa battaglia, data l’esigenza dei cittadini.

Altro mio impegno è la particolare attenzione alla questione femminile e al rapporto donna-lavoro. L’Italia è un paese garantista per quanto riguarda i dipendenti pubblici, perché tutela in maniera adeguata la donna durante il periodo di maternità, permettendole una lunga assenza dal lavoro ed il mantenimento del posto. Al contrario, nel privato, o a fronte di contratti a tempo determinato o atipici, queste garanzie vengono a mancare.
Noi dell’Italia dei Valori vogliamo proteggere e sostenere la famiglia, portando avanti l’esempio francese dove la famiglia è considerata come fattore di crescita e sviluppo: un figlio si rivela un vantaggio economico oltre che una gioia, diminuiscono le tasse, aumentano sovvenzioni per alloggi, asilo, istruzioni e l’assistenza a domicilio. Occorre pertanto, anche da noi, promuovere delle strategie affinché, nel privato soprattutto, le donne possano avere le stesse garanzie.

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9 Maggio 2008

La guerra invisibile




Le morti sul lavoro rappresentano una piaga nazionale. Nel 2007 si sono verificati 1 milione di incidenti sui luoghi di lavoro che hanno prodotto 1.000 morti bianche. Un tributo di vite umane che rimane praticamente invariato da ben 25 anni, un periodo in cui si è registrata una media annua di 1376 morti. Numeri inaccettabili. Numeri da terzo mondo.

Le leggi sulla sicurezza del lavoro ci sono e sono buone. Il problema è un altro. In Italia si muore di lavoro a causa di tre fattori: scarsi controlli, giustizia lenta, pene inadeguate. Un mix micidiale che induce molti imprenditori a ritenere più economicamente vantaggioso non investire nella sicurezza. La probabilità di essere scoperti inadempienti rispetto le norme di sicurezza prima che avvenga un incidente è minima. Ed anche quando si verifica la disgrazia comunque la lentezza dei procedimenti giudiziari, la scarsa severità delle pene, o comunque della loro effettiva espiazione,invogliano gli imprenditori a rischiare, chiaramente sulla pelle di chi lavora per vivere.

L’italia dei Valori si è impegnata nella scorsa legislatura appoggiando in Parlamento i provvedimenti per risolvere la piaga delle morti bianche e lo farà anche in questa legislatura attraverso i suoi deputati e senatori. Le nostre proposte sull'argomento sono poche ma fortemente osteggiate dai poteri forti, politici ed economici: più controlli, una giustizia messa in grado di funzionare in tempi rapidi, pene più severe e certezza del periodo di detenzione.

Qui sopra abbiamo voluto pubblicare uno spot realizzato sulle morti bianche da una emittente locale torinese, invitiamo i nostri sostenitori a dare spazio sul loro sito a questo filmato.

Leggi anche:
- La lettera di Lorena Coletti

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8 Maggio 2008

Un segnale preoccupante


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Sparisce il ministero per le Comunicazioni, assorbito, a quanto si apprende, dal dicastero dello Sviluppo Economico, che sarà guidato da Claudio Scajola. Questa è la novità più inquietante di questo Berlusconi IV. Non è un caso e non rientra, così come sicuramente vorranno lasciarci intendere, nel piano di contenimento del numero dei dicasteri imposto dall’ultima Finanziaria del governo Prodi, visto che sono stati creati ministeri quantomeno originali come quello per la delegificazione che sarà guidato da Calderoli.

E’ un segnale preoccupante che non lascia presagire nulla di buono riguardo alla strategia del futuro Governo Berlusconi in materia di conflitto di interessi e di libera informazione. Non vogliamo arrivare a facili equazioni ma se il buongiorno si vede dal mattino, questioni dirimenti come il conflitto di interessi che Berlusconi premier continua a portare in dote, unico caso non solo in Europa ma nel mondo, e la libera informazione, condizioni essenziali per la vita democratica di un Paese, nella migliore delle ipotesi, saranno declassate a questioni poco significative e marginali.

Se così sarà, Italia dei Valori si impegnerà fino in fondo perché nel Parlamento e nel Paese si riportino al centro del dibattito queste due questioni fondamentali. Sono i cittadini a chiedercelo.

Continua a leggere "Un segnale preoccupante"


6 Maggio 2008

Lettera aperta a Romano Prodi e Paolo Gentiloni


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Pubblico una lettera firmata dai senatori e deputati dell'Italia dei Valori rivolta al Presidente del Consiglio Romano Prodi, al ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e per conoscenza al presidente del Partito Democratico Walter Veltroni, sul caso Europa 7 e sull'utilizzo dell'Avvocatura dello Stato che è stato fatto durante il Governo Prodi.

"Caro Presidente, Gent. mi Amici e Colleghi,
la Corte di giustizia europea ha condannato, con la sentenza dello scorso 31 gennaio 2008 nella causa che opponeva l’emittente privata Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni, il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione televisiva.
Secondo la Corte di Lussemburgo il regime di assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.
Già nel novembre del 2002 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 466, stabiliva che Retequattro doveva dismettere definitivamente le trasmissioni terrestri entro il 31 dicembre 2003.
La sentenza n. 466/2002 della Corte Costituzionale è stata ripetutamente disattesa, prima con il decreto legge “salva Retequattro” del 24 dicembre 2003, successivamente con l’approvazione nel 2004 della legge Gasparri, e, infine, con la mancata approvazione nel corso della XV legislatura di una legge che affermasse in Italia il pluralismo dell’informazione.
Abbiamo oggi appreso che l’Avvocatura dello Stato, durante il periodo in carica del Governo Prodi, ha mantenuto la stessa linea di condotta tenuta nel corso della precedente legislatura dal Governo Berlusconi, di fatto esprimendosi a favore di un vantaggio delle reti Mediaset, e dunque in violazione dei principi di libera concorrenza e pluralismo dell’informazione.
Ancora oggi, l’Avvocatura dello Stato, che rappresenta il Governo Prodi nella causa dinnanzi al Consiglio di Stato promossa da Europa 7 per ottenere il risarcimento maturato a seguito della mancata assegnazione delle frequenze, continua sostanzialmente a difendere Mediaset, e questa volta addirittura “copiandone” le memorie.
E’ sufficiente infatti mettere a confronto la memoria depositata dall’Avvocatura dello Stato con quella depositata da Mediaset, per scoprire come nella prima siano state copiate pedissequamente intere parti della seconda, fatte salve poche differenze, che attengono però esclusivamente a carattere formale, con particolare attenzione agli avverbi.
Appare anacronistico che nel nostro Paese continui ad esistere un regime di duopolio sostanzialmente contrario all’affermazione del principio di piena libertà di informazione, e che nulla sia stato fatto ad oggi per superare queste evidenti contraddizioni.
In una società postmoderna, sempre più caratterizzata e condizionata dall’influenza esercitata dai sistemi di comunicazione, in particolare quello televisivo, che assume un evidente ruolo nevralgico, rimane quale esigenza fondamentale, per un sistema democratico che voglia definirsi realmente avanzato, elevare sempre più i livelli di inclusività, con la consapevolezza che questi siano inevitabilmente legati al controllo democratico e alla libertà dell’informazione.
Tutto ciò premesso, noi parlamentari dei gruppi dell’Italia dei Valori alla Camera dei Deputati ed al Senato chiediamo a chi debba essere addebitata la responsabilità di aver dato mandato all’Avvocatura dello Stato di tenere un simile atteggiamento nel corso della suddetta causa dinnanzi al Consiglio di Stato.
Chiediamo inoltre di sapere se il Governo Prodi, quale ultimo atto, intenda perseverare nella medesima linea tenuta dal precedente Governo Berlusconi ovvero se intenda prenderne le dovute distanze e ripristinare una situazione di piena legalità all’interno del sistema di informazione del nostro Paese.
Segnaliamo le conseguenze economiche che un simile atteggiamento, che ponendosi in evidente contrasto con quanto stabilito dalla Corte di giustizia europea, può comportare sulle casse dello Stato;
Inviamo la presente all’on. Walter Veltroni, in qualità di leader del principale partito d’opposizione nella presente legislatura, per essere messi a conoscenza su come intende affrontare la questione, sulla base anche di quanto stabilito nel programma condiviso con l’Italia dei Valori in materia di conflitto di interessi.

I parlamentari dell'Italia dei Valori:

Astore Giuseppe, Barbato Francesco, Belisario Felice, Borghesi Antonio, Bugnano Patrizia, Caforio Giuseppe, Cambursano Renato, Carlino Russo Giuliana, Cimadoro Gabriele, Costantini Carlo, De Toni Gianpiero, Di Giuseppe Anita, Di Nardo Aniello, Di Pietro Antonio, Donadi Massimo, Evangelisti Fabio, Favia David, Formisano Aniello, Giambrone Fabio, Giulietti Giuseppe, Lannutti Elio, Li Gotti Luigi, Mascitelli Alfonso, Messina Ignazio, Misiti Aurelio, Monai Carlo, Mura Silvana, Orlando Leoluca, Paladini Giovanni, Palagiano Antonio, Palomba Federico, Pardi Francesco, Pedica Stefano, Piffari Sergio, Pisicchio Giuseppe, Porcino Gaetano, Porfidia Americo, Razzi Antonio, Rota Ivan, Russo Giacinto, Scilipoti Domenico, Touadi Jean Leonard, Zazzera Pierfelice"

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La lettera di Lorena Coletti




Diamo spazio, così come han fatto molti blog, ad una lettera di Lorena Coletti, sorella di Giuseppe Coletti, una delle vittime della strage del 25 novembre 2006 a Campello sul Clitunno. Quel giorno presso lo stabilimento della Umbria Olii trovarono la morte 4 persone. L'Italia dei Valori ha posto al primo punto della sua proposta di programma elettorale controlli effettivi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e rigore nell’applicazione delle sanzioni.
Ogni giorno, nel blog di Antonio Di Pietro, viene pubblicato un bollettino ufficioso dei caduti sul lavoro, per sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema del nostro Paese che ha assunto dimensioni di una vera e propria guerra in casa nostra.

"Mi chiamo Lorena Coletti, mio fratello Giuseppe Coletti, il 25 novembre 2006, è stata una della vittime dell'incendio dell'oleificio di Campello Sul Clitunno.
Quel giorno ero a lavoro e ho saputo la notizia tardissimo. L'accaduto si è verificato in pochissimi istanti, durante i quali, i 4 lavoratori, tra cui mio fratello, si trovavano a fare una riparazione a dei silos della Umbria Olii con sede in Campello sul Clitunno. Durante questa riparazione, 2 dei lavoratori, precisamente mio fratello e il proprietario della ditta appaltatrice e datore di lavoro (Sig Manili), erano sul luogo per verificare lo stato dei lavori ormai ultimati. Quando ad un tratto è avvenuta l'esplosione di uno dei silos, che ha sbalzato i quattro lavoratori in aria per oltre 50 metri, facendo ricadere i loro corpi a terra. Dall'esplosione è divampato un incendio, che ha reso ulteriormente più difficili i soccorsi e il ritrovamento dei corpi. Da notare che alcuni sono stati ritrovati dopo 3 giorni.
Da quel giorno la mia vita è cambiata, e con la mia quella di mia cognata. Non abbiamo più pace nel nostro profondo sub inconscio.
Il 13 febbraio 2008 è iniziato il processo. Ci aggrappiamo ancora ad un filo di speranza, che almeno per una volta venga fatta giustizia, ma se non ci sarà, quei quattro operai, sarà come se fosserò stati uccisi una seconda volta. Ora voglio sfogarmi, sono stata in silenzio per troppo tempo, e adesso non voglio più. Dentro al mio silenzio c'è tanta rabbia, che voglio gridare al mondo intero, specialmente a chi fa i soldi con le vite degli altri. Ho visto sorridere Giorgio Del Papa, vorrei sapere se almeno per una volta si è chiesto quanto è profondo il dolore che noi familiari stiamo portando dentro. Anche se sono passati 17 mesi dalla tragedia, il nostro dolore è più vivo che mai. E' facile prendersela con dei lavoratori morti, giustificando l'errore umano. Per quello che mi riguarda, mio fratello è stato messo a lavorare sopra una "bomba atomica", ed è esploso con il primo silos, scaraventato in aria per 50 metri, ma Giorgio Del Papa non c'era li in fabbrica.
A Del Papa è permesso di andare, di uscire, di aprire altri stabilimenti, di rilasciare interviste, e di incolpare gli operai che lui ha ucciso. Ma io difenderò mio fratello finchè avrò fiato e vita, però Del Papa non lo perdono.
Voglio chiedere una cosa allo Stato: perchè va in carcere un uomo che uccide per legittima difesa, mentre chi uccide quattro uomini, viene lasciato libero come se niente fosse accaduto? Quante vedove devono piangere sui corpi dei loro mariti, quanti padri i propri figli defunti, e quanti fratelli il loro stesso sangue, e quanti figli i loro padri, e quanti nipoti i propri cari? Credo nella giustizia, ma se non ci sarà, credo nella giustizia di Dio.
Alla commemorazione del 25 novembre 2007, sui cancelli c'erano dei cartelli, con dei versi presi da una preghiera di San Francesco: "Signore fa di me uno strumento della tua pace; dove è odio fa che io porti l'amore, dove è offesa che io porti il perdono, dove è discordia che io porti l'unione". Voglio dire una cosa a Del Papa: con queste scritte, lui ha offeso anche San Francesco Patrono D'Italia. Con la sua arroganza ha fatti si, che dove c'era amore ha portato l'odio, dove c'era il perdono ha portato l'offesa, dove c'era l'unione ha portato la discordia, e dove c'era verità ha portato errore. Questo è quello che ha fatto alla nostra famiglia. Mentre San Francesco si è denudato di tutti i suoi beni per aiutare i bisognosi, Giorgio Del Papa ha fatto l'opposto. Quei fiori che lui ha messo dentro il cancello, poteva farne a meno. Di certo non ci sono stati di conforto, ma ci hanno fatto aumentare la rabbia. Gli chiedo solo di mettersi nei nostri panni, e di prendersi la propria responsabilità una volta per tutte, senza fare sotterfugi.
Ci è stato ripetuto più volte da diverse autorità, che sicuramente questi incidenti non devono più ripetersi nel futuro, ma a quanto vedo dalla strage di Campello, le morti sul lavoro sono aumentate. Un altro punto importante, è quale futuro nell'ambito lavorativo lasciamo ai nostri figli? In conclusione tutte noi famiglie, amici e cari, noi vittime delle morti sul lavoro, cerchiamo qualcuno che faccia chiarezza e luce su queste vicende, perchè non vengano dimenticate, ma soprattutto, non si ripetano mai più.
Saluti.
Lorena Coletti
zialory68@hotmail.it"

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5 Maggio 2008

Una domanda ingenua




La comunicazione in Italia è malata all’origine. La malattia classica era la lottizzazione della Rai. Ma è stata surclassata dal monopolio della televisione commerciale nelle mani di un solo operatore dominante, per merito di Craxi e Amato.
Se le due malattie sono temporaneamente separate c’è il duopolio Rai-Mediaset. Quando invece il massimo operatore privato governa c’è il monopolio MediaRai nelle sue mani: tutto ciò che ne sfugge è solo l’effetto della sua grazia. Infatti non manca di ricordarcelo, e secondo lui dovremmo addirittura essergli grati.

Ora siamo in un breve interregno. Per modo di dire: le testate giornalistiche Rai avevano già fiutato il vento (Riotta l’aveva già fiutato due anni fa e non aveva nemmeno cambiato i mezzibusti del Tg; senza offesa per i pochissimi indipendenti che non aveva potuto escludere...).

Il casino nei confronti di Santoro per via di Grillo ha un fondamento capzioso. Tutti avevamo già visto e sentito per intero Grillo su LA7. Non dava scandalo perché LA7 la vedono in pochi.
Dà invece scandalo che Grillo compaia sulla TV pubblica che tutti vedono. E’ un tema a lungo sviscerato da Furio Colombo: puoi trasmettere ciò che vuoi purché nessuno ti veda, ma se ti vedono, soprattutto sulla Tv pubblica, allora si scatena la bagarre.

Petruccioli, che dovrebbe vergognarsi per come ha condotto (si fa per dire) la Commissione di vigilanza Rai durante il precedente governo di Berlusconi, riesce a vergognarsi, autentica mammoletta, per l’apparizione di Grillo ad Anno Zero. Vedremo se si vergognerà per i prossimi capolavori del monopolio. L’aspettiamo alla prova.

Se un rimprovero si può fare a Santoro è piuttosto il contrario: dà spazio solo a Grillo. Il suo acume di giornalista forse potrebbe applicarsi a far sentire le molteplici voci che la società produce e che nessuno fa sentire. Se si riducono i protagonisti pubblici a soggetti unici non è un cedimento allo schema dominante che vuole ormai la cancellazione del molteplice a vantaggio dell’uno che svetta su tutto?

E’ anche abbastanza curioso, ma non troppo, che quasi nessuno abbia trovato parole per la mirabile performance di Sgarbi. Forse è passato oramai il criterio che loro «possono».
Il monopolista televisivo può giocare spudoratamente con l’Alitalia prima ancora di averne l’autorità e può mitragliare la giornalista russa perché «lui è fatto così, che cosa volete farci?». Sgarbi può dare in escandescenze per lo stesso motivo.

La domanda è ingenua: chi non è stronzo non può?

Tratto da www.panchopardi.it

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3 Maggio 2008

Indignazione di parte




Riportiamo un comunicato di Giuseppe Giulietti, deputato dell'Italia dei Valori, pubblicato da Articolo 21, associazione per la libertà d'informazione.

"Il gruppo dirigente della Rai ha parlato di uso arbitrario e indecente della tv pubblica a proposito della trasmissione Anno Zero in cui sono stati trasmessi brani dell'intervento del comico Beppe Grillo al secondo V-day. Per quanto ci riguarda i toni e i modi di Grillo non sono i nostri e sono assai distanti dalla sensibilità di Articolo21. Così come non condiviamo i ripetuti attacchi rivolti al presidente della Repubblica, uno dei pochi garanti rimasti della Costituzione. Tuttavia condividiamo ancora meno che si faccia finta di non sapere che quelle parole e quelle espressioni sono condivise da non pochi italiani, che giornali e tv di tutto il mondo hanno riportano le opinioni di Grillo e che nessuno può pensare di oscurare. Anzi ci saremmo aspettati dal gruppo dirigente di Viale Mazzini che rivendicasse il fatto che, in quanto servizio pubblico la Rai è il luogo dove le espressioni anche piu critiche si possono esprimere. Per quali ragioni la Rai può ospitare a reti unificate aggressioni contro i giudici o appelli per i fucili padani e manifestare indignazione in altri casi?
Ci saremmo infine aspettati che il gruppo dirigente Rai, oltre a indignarsi per alcune delle espressioni di Grillo avesse manifestato pari indignazione nei confronti dell'aggressione condotta da Sgarbi nei confronti della memoria di Enzo Biagi, una persona che non può neanche più difendersi e replicare, e che è stato tanta parte della memoria della Rai e del nostro Paese."

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Postato da Giuseppe Giulietti in | Commenti (2071) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif


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