
L’emendamento "salva-Rete4", sotto questo profilo è un classico dell’orrore. Il presidente del Consiglio, titolare di un irrisolto conflitto di interesse, ancora prima di affrontare la questione sicurezza per tutti gli italiani ha deciso di mettere in sicurezza e di blindare per il presente e per il futuro, le sue frequenze e il suo patrimonio privato. La vicenda è talmente grave in sé che non c’è bisogno alcuno di caricarla di altri significati. In questo momento non sono in gioco le ragioni del dialogo e neppure i rapporti di forza all’interno dell’opposizione, ma assai più concretamente e più gravemente sono state messe in discussione persino le decisioni dell’Alta Corte di Giustizia europea, della Commissione Europea, e della stessa Corte Costituzionale. Al di là dei tecnicismi l’emendamento presentato dal governo blinda la situazione attuale, consegna le frequenze ai soliti noti, cancella i diritti dei nuovi entranti e soprattutto nega a Europa7 e all’imprenditore Di Stefano il diritto ad esercitare il suo mestiere. Non si tratta solo di una norma «ad aziendam» (come pure era accaduto nel passato), ma di una vera e propria norma «contra aziendam», di una pugnalata tirata contro l’esistenza di un libero mercato anche nel settore dei media. La proclamazione dello sciopero generale questa volta spetterebbe direttamente alla Confindustria.
Quello che è capitato a Europa7 e a Di Stefano potrà accadere ad altri imprenditori, ad altri cittadini, a prescindere dalla loro appartenenza politica. Di Stefano, per esempio, non è certo un militante della sinistra radicale, ma è finito nell’occhio del ciclone solo per aver tentato di mettere il naso nel settore delle tv ed essersi permesso di sostenere le sue ragioni, in ogni forma possibile e persino nelle aule di giustizia. L’arbitrio in atto è ancora più grave perché Rete4 non sarebbe né cancellata, né oscurata, ma eventualmente, molto eventualmente, solo trasferita in modo leggermente anticipato sul digitale terrestre o sul satellitare, esattamente su quelle autostrade del futuro che rappresentano le nuove frontiere dell’innovazione e del profitto, come ci spiegavano i capi della destra quando bisognava imporre la legge Gasparri ed aggirare le sentenze della Corte Costituzionale. Mentivano allora o mentono adesso? Sarebbe bastato pochissimo per dare un segnale di novità.
Sarebbe bastato un gesto di buona volontà da parte di Berlusconi ed un pieno riconoscimento della sentenza europea. Invece, per l’ennesima volta, è prevalsa la logica della conservazione, del privilegio, dell’estremismo proprietario.
L’Associazione Articolo21 ha già proposto a tutti i movimenti che operano nel settore della cultura, della comunicazione, dell’audiovisivo, dell’editoria, di accompagnare l’impegno dei parlamentari con la promozione di iniziative in tutta Italia, sino ad arrivare alla convocazione di una manifestazione nazionale come ha chiesto la Tavola della pace. Tanto per cominciare consegneremo ai rappresentanti del Parlamento e della Commissione europea, dell’Alta Corte di Giustizia, un documentato dossier sui fatti e sui misfatti di questi giorni.
Appuntamento martedì 27 in piazza Montecitorio
Chiunque abbia a cuore la libertà di informazione e il rispetto per la legalità è invitato ad unirsi a noi dell'Italia dei Valori, martedì 27, in piazza Montecitorio, a partire dalle 11, per esprimere la propria disapprovazione nei confronti di quella che sarebbe una nuova, vergognosa, legge ad personam.
Continua a leggere "La logica del privilegio"