
Antonio Di Pietro, intervenendo al dibattito sulla fiducia al Governo Berlusconi, ha detto che l’Italia non va rilanciata, ma cambiata. Credo che questo sia un concetto assolutamente vero e realistico. Abbiamo problemi di credibilità internazionale, e purtroppo la figura di Berlusconi non ci aiuta molto a superarli, ma anche tutto il nostro sistema economico ha problemi di credibilità internazionale, in particolare quello finanziario, in parte anche legato alle vicende americane, ma non solo. Per cui, il problema della contiguità tra politica e sistema finanziario torna quotidianamente all’attenzione.
E’ vero che le banche una volta erano praticamente dello Stato, ma quando si sono privatizzate non è stata una vera privatizzazione. Ancora oggi abbiamo un rapporto di contiguità tale per cui la politica chiede spesso aiuto alla banca, che poi la politica deve pagare attraverso leggi che, invece di andare a favore dei risparmiatori, vanno a favore del sistema finanziario. Abbiamo alcuni casi, come per esempio quello di Alitalia.
Alitalia perde tre milioni al giorno, quindi il cosiddetto “prestito ponte” finirà in fretta, e a quel punto che cosa succede? Berlusconi in campagna elettorale ci aveva promesso la cordata, nessuno la vede, ma è certo che chiederanno ancora alle banche di intervenire per salvare Alitalia o per fare qualche cordata che altrimenti nessun imprenditore si sognerebbe di fare, perché evidentemente vorrebbe ricevere dei quattrini per comprare Alitalia, e non certo metterci capitali freschi.
Questo dimostra un problema molto serio, e d’altronde, scusatemi, è inimmaginabile che uno dei personaggi che guida una parte rilevante del nostro credito e del nostro risparmio è Cesare Geronzi, che ha ricevuto una condanna ad otto mesi per bancarotta, è indagato e rinviato a giudizio per altre bancharotte, per le vicende Parmalat e le vicende connesse a quel crack finanziario, eppure lui continua a gestire il risparmio degli italiani. Come è immaginabile che questo Paese cambi se il sistema è questo qui? D’altronde, che la politica in realtà favorisca il sistema lo vediamo nel fatto che c’è voluto più di un anno perché l’autorithy per la concorrenza si decidesse ad aprire un dossier su dieci banche che non hanno ancora dato attuazione alla portabilità dei mutui.
Oggi molte famiglie soffrono perché le rate dei mutui per le case sono cresciute tantissimo, vorrebbero rimodulare il loro debito, trasformandolo in più anni e con un tasso, per esempio, fisso per non correre più quei rischi, però le banche cercano in tutti i modi per non farlo, perché ci guadagnano tantissimo. Eppure c’è voluto più di un anno perché il sistema iniziasse ad intervenire, e questo è già costato quasi 6 miliardi di euro ai risparmiatori italiani. Penso che si deva intervenire rapidamente, altrimenti tutto il sistema perde credibilità.
Farò una proposta, e cioè che al termine di questo dossier, siccome queste banche saranno condannate a pagare una multa per non aver attuato questo principio della portabilità dei mutui, quei mutui vadano a vantaggio proprio dei clienti che avevano chiesto di cambiarli e a cui la banca aveva risposto in modo negativo.
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