
L'accordo Governo-Abi è una truffa. Infatti, non c'è nessuna convenienza per i 3,2 milioni di cittadini, indebitati con mutui a tasso variabile per precise responsabilità delle banche, ad aderire all'accordo. Questo Esecutivo ha aggiunto la beffa al danno decantando risparmi di 850 euro l'anno a famiglia, del tutto ingannevoli e destituiti di ogni fondamento matematico.
Sfidiamo Governo, Abi e banche a provare i risparmi promessi di 850 euro l'anno, su ognuno dei mutui contratti dal 2004 ad oggi, che al contrario saranno gravati di ulteriori interessi e di un allungamento del prestito, per un mutuo ventennale, fino a 4-5 anni a tassi vigenti. L'accordo si limita ad offrire al popolo dei mutuatari una soluzione che alcune banche già offrivano, da quando i tassi hanno cominciato ad impennarsi e che ricalca in pieno un mutuo di una primaria banca, denominato "sonni tranquilli". Mutuo diventato un vero incubo per i malcapitati sottoscrittori.
La bufala cinese del ministro Tremonti è servita solamente a far passare il falso messaggio di un cedimento delle banche, le quali non solo non restituiscono nulla ai consumatori indebitati, ma ci guadagnano due volte, sia fidelizzando il cliente che con l'allungamento della vita residua del debito, incamerando così maggiori interessi e maggiori commissioni sulle rate. Questa soluzione permette alle banche di anticipare, con un meccanismo finanziario a loro favorevole, la soluzione di un problema.
Sarebbe più corretto sostituire la convenzione Abi-Governo con una nuova norma che obblighi le banche a dar seguito, a costo zero, alla richiesta di ristrutturazione del mutuo richiesta dal cliente ed attingere dalla mancata applicazione del decreto Bersani sulla simmetria dei tassi, in vigore dal 4 luglio 2006, che ha consentito un guadagno di 5,9 miliardi di euro, istituendo un fondo per far fronte alle rate più esose.
L'Italia dei Valori invita i cittadini a non cadere nella trappola del Governo, per evitare una deriva di super-indebitamento conosciuto già negli Usa con i sub-prime, che a parole il ministro dell'Economia Tremonti afferma di combattere, salvo poi promuoverlo nella pratica, per non disturbare troppo il sistema bancario.
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