
La comunicazione in Italia è malata all’origine. La malattia classica era la lottizzazione della Rai. Ma è stata surclassata dal monopolio della televisione commerciale nelle mani di un solo operatore dominante, per merito di Craxi e Amato.
Se le due malattie sono temporaneamente separate c’è il duopolio Rai-Mediaset. Quando invece il massimo operatore privato governa c’è il monopolio MediaRai nelle sue mani: tutto ciò che ne sfugge è solo l’effetto della sua grazia. Infatti non manca di ricordarcelo, e secondo lui dovremmo addirittura essergli grati.
Ora siamo in un breve interregno. Per modo di dire: le testate giornalistiche Rai avevano già fiutato il vento (Riotta l’aveva già fiutato due anni fa e non aveva nemmeno cambiato i mezzibusti del Tg; senza offesa per i pochissimi indipendenti che non aveva potuto escludere...).
Il casino nei confronti di Santoro per via di Grillo ha un fondamento capzioso. Tutti avevamo già visto e sentito per intero Grillo su LA7. Non dava scandalo perché LA7 la vedono in pochi.
Dà invece scandalo che Grillo compaia sulla TV pubblica che tutti vedono. E’ un tema a lungo sviscerato da Furio Colombo: puoi trasmettere ciò che vuoi purché nessuno ti veda, ma se ti vedono, soprattutto sulla Tv pubblica, allora si scatena la bagarre.
Petruccioli, che dovrebbe vergognarsi per come ha condotto (si fa per dire) la Commissione di vigilanza Rai durante il precedente governo di Berlusconi, riesce a vergognarsi, autentica mammoletta, per l’apparizione di Grillo ad Anno Zero. Vedremo se si vergognerà per i prossimi capolavori del monopolio. L’aspettiamo alla prova.
Se un rimprovero si può fare a Santoro è piuttosto il contrario: dà spazio solo a Grillo. Il suo acume di giornalista forse potrebbe applicarsi a far sentire le molteplici voci che la società produce e che nessuno fa sentire. Se si riducono i protagonisti pubblici a soggetti unici non è un cedimento allo schema dominante che vuole ormai la cancellazione del molteplice a vantaggio dell’uno che svetta su tutto?
E’ anche abbastanza curioso, ma non troppo, che quasi nessuno abbia trovato parole per la mirabile performance di Sgarbi. Forse è passato oramai il criterio che loro «possono».
Il monopolista televisivo può giocare spudoratamente con l’Alitalia prima ancora di averne l’autorità e può mitragliare la giornalista russa perché «lui è fatto così, che cosa volete farci?». Sgarbi può dare in escandescenze per lo stesso motivo.
La domanda è ingenua: chi non è stronzo non può?
Tratto da www.panchopardi.it
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