Grazie Clementina
La notizia che il CSM ha assolto in questi giorni la GIP Clementina Forleo dall’accusa di comportamenti illeciti nell’uso delle intercettazioni telefoniche su UNIPOL dimostra che chi non ha nulla da temere perché lavora con serietà e onestà non può che alla fine avere ragione. Esprimo soddisfazione per il pronunciamento del CSM che mi auguro ponga fine ad accuse denigratorie nei confronti di un servitore dello Stato.
Invece di ringraziare la dott.ssa Forleo per l’operato svolto e per aver scoperto i furbetti del quartierino mentre scalavano la finanza italiana e il più grande giornale del nostro paese si sono spesi fiumi di inchiostro per denigrarne l’operato con accuse infamanti e gossip personale. Si è dipinto un magistrato della Repubblica Italiana come una persona socialmente pericolosa tale da richiedere la tutela.
Di fronte ad una sentenza come quella del CSM qualcuno dovrà cospargersi il capo di cenere, mentre dobbiamo ringraziare chi continua ad assolvere al proprio dovere di servitore dello Stato a testa alta.
La duplice vergogna
E` una duplice vergogna.
Berlusconi costringe, umiliandolo, il Parlamento ad approvare in un mese una legge che gli garantisce l`impunità, soltanto per evitare una sentenza che da qui a poche settimane cadrebbe sulla testa del premier, tradendo il patto con gli elettori, cui si è ben guardato dal raccontare in campagna elettorale che agli interessi del Paese si sarebbero stati anteposti quelli suoi personali.
La seconda vergogna è che, per riuscire ad approvare questa legge prima dell`estate, la maggioranza toglie tempo e spazio per la discussione di altri fondamentali provvedimenti che si dovranno approvare, quali il Dpef, la Finanziaria e il pacchetto sicurezza, che dovranno essere approvati alla cieca, perché tutte le energie di questa maggioranza sono dedicate ad approvare il lodo Salva Berlusconi.
E` per questo che Italia dei Valori, l`8 luglio sarà in piazza: per dire agli italiani la verità e denunciare i comportamenti vergognosi di questa maggioranza.
Non finira' a Bellaria
Mancano poche settimane al nostro bello, bellissimo appuntamento di Bellaria. Appuntamento preceduto da un forum di discussione, di approfondimento, di confronto, di condivisione anche abbastanza vivace online tra di noi. Partecipato, molto partecipato anche da persone che di solito non frequentano Italia dei Valori. E questo è già un segno, un segnale importante di apertura, un segnale importante di un modo di fare politica che apre anziché chiudere, che compie delle cooptazioni non verticali, ma orizzontali.
Manca poco a Bellaria, dicevo, grande momento dove ci ritroveremo e che segnerà come in tutti i momenti simbolici come questo un momento di svolta delle politiche giovanili del partito. Vogliamo che Bellaria diventasse o possa diventare davvero non il punto di arrivo, ma il punto di partenza di tutti noi per ripensare la collocazione del mondo giovanile dentro il progetto dell’Italia dei Valori.
L’Italia dei Valori non ha un progetto per i giovani. L’Italia dei Valori vorrebbe avere un progetto con i giovani, quindi favorendo la massima partecipazione. Ci confronteremo sui temi dell’accesso in una società bloccata come questa dove i baroni, dove le gerontocrazie, fanno delle cooptazioni che quindi finisco per limitare quelli che sono gli accesso ai giovani, a tutti i livelli della società. Parleremo di legalità, eccome se dobbiamo parlare di legalità, ora che la nostra democrazia ancora una volta corre il pericolo di un disegno semitotalitario se non totalitario di un personaggio che per difendere se stesso e i suoi interessi sta mettendo sotto i piedi la Costituzione italiana e le norme civili che questo popolo e questa nazione si è data. E parleremmo di informazione, perché l’informazione poi è il filo che legga tutti questi temi. Un popolo informato è un popolo che ha le chiavi per esercitare in modo responsabile il suo diritto, i suoi diritti democratici.
Ma Bellaria sarà soprattutto il momento in cui noi ci confronteremo sul dopo Bellaria. Che cosa succede al movimento giovanile dell’Italia dei Valori? Come ci struttureremo a livello territoriale? Ecco, a Bellaria parleremmo anche di questo, ma soprattutto parleremo di come sul territorio noi potremmo essere davvero quel fermento nuovo che permetterà alla politica e forse anche a questo paese di darsi una speranza in più.
8 luglio: Piazza Navona
L’invito che rivolgiamo a tutti, giovani e meno giovani, ma cittadini interessati del benessere della democrazia è di correre tutti insieme a Roma l’otto luglio alle 18 in una piazza che vi verrà detta dopo perché è ancora incerta, di venire tutti a difendere la democrazia. Perché? Perché in parlamento stanno correndo a passo di carica leggi canaglia. C’è una legge che prevede di impedire ai magistrati l’uso delle intercettazioni e di impedire ai giornalisti di parlarne. Un silenzio plumbeo calerà su tutta l’informazione italiana, i cittadini non sapranno più niente. C’è una legge che con la scusa della sicurezza dei cittadini, sospende i processi per reati che abbiano pene al di sotto dei 10 anni e perché faranno questo? Faranno questo perché tra questi processi, c’è il processo del presidente del consiglio per il caso Mills in cui Berlusconi è accusato niente meno che di corruzione in atti giudiziari. E per poter difendere il presidente del consiglio la maggioranza stabilisce freddamente che decine di migliaia di processi non andranno a termine e decine di migliaia di parti illese non avranno giustizia. C’è in televisione un lodo di nuovo tipo, una volta si chiamava lodo Schifani, che dovrebbe proteggere in assoluto d’ora in poi il presidente del consiglio da qualsiasi intervento giudiziario. È una legge che loro dicono che verrà fatta per proteggere le alte cariche dello stato. In realtà una sola ha bisogno di protezione le altre non ne hanno bisogno, solo il presidente del consiglio, è gravato da processi anche per reati infamanti. Siamo in una situazione di estrema emergenza e i diritti costituzionali dei cittadini sono messi in crisi e come avete visto di recente dalle sue prese di posizione pubbliche il presidente del consiglio pensa che essendo stato scelto dal popolo ha diritto di fare quello che gli pare. Questo è un atto pericolosissimo. Stabilire questo contatto diretto tra la volontà popolare e la persona del capo è un atto che ha dentro di se i connotati possibili di un futuro fascismo.
Cari cittadini interessati alla democrazia e alla costituzione siete pregati di venire tutti a Roma l’otto luglio in una piazza che vi verrà detta dove parleranno tra gli altri, Marco Travaglio, Antonio Di Pietro, Flores d'Arcais, Furio Colombo, chi vi sta parlando e probabilmente molti altri che vorranno dare il loro contributo.
Per una vera Class Action
Cari amici, pochi giorni fa abbiamo letto sui giornali partendo dalla Marcegaglia che la class action era da rinviare, il governo la stessa cosa dice: rinviamola a gennaio. C’è qualche cosa che non va! C’è quel qualche cosa che non va che noi avevamo denunciato un po’ di mesi fa quando io non ho votato per protesta la finanziaria a dicembre spiegando sia Prodi, e al partito che mi ha appoggiato contro questa protesta, astenendomi appunto sulla finanziaria del perché era maturato una legge diversa da quella che noi volevamo, e cioè una legge che non tutela il truffato ma tra virgolette tutelava le imprese.
Allora ecco il perché anche dell’irrigidimento da parte della Confindustria. Confindustria dice:beh, questa class action non va bene perché in parte penalizza anche le imprese, allora ecco il muro di Berlino che noi volevamo togliere con class action alla americana, quella che metteva paura ai paesi forti, quella che metteva paura alle grandi imprese, quella che metteva una al popolo. Perché? Perché tutela il truffato. Allora che cosa ha risposto la Confindustria? Beh, anche questa legge in parte penalizza le aziende, noi abbiamo paura, allora cerchiamo di modificarla in peggio, non in meglio.
Allora la nostra vittoria, la nostra continuità sta nel ripresentare, come io ho ripresentato, la legge della class action però non all’italiana, non quella che dice al cittadino truffato, tu sei il truffato adesso vatti a cercare l’avvocato per chiedere anche solo un euro. E chiedere un euro su una truffa e pagare 100 euro di parcella a un avvocato credo che sia la morte della denuncia da parte del cittadino e la vittoria di questi poteri forti, di queste imprese che, proprio per questo sistema, il cittadino non denuncerà mai. Allora che cosa facciamo? Ritorniamo alla class action alla americana, cioè ritorniamo a quelle strutture a tutte quelle associazioni di categoria che si possono mettere insieme, formano un azione di risarcimento collettiva e vanno a tutelare il truffato dall’inizio fino alla restituzione del danno materiale, cioè fino ai soldi cioè il cittadino non si deve sentire abbandonato. Questa è la nostra class action. Questa è la class action alla americana che recita solo una cosa: attenzione imprese, perché se truffate e dovete chiudere e se chiudete dovete anche pagare chi avete truffato. Ecco, tutto questo è quello che uscirà fuori dalla mia legge e da questa continuare a battagliare e spiegare che quella class action, quella che era uscita da due senatori, sconsiderati che poi neanche sono stati eletti, perché? Perché hanno fatto un azione risarcitoria finta. Perché hanno cercato con un voto di far imbrogliare le carte e di far parlare della class action. Ecco, della class action si deve parlare dell’azione dell’azione collettiva, si deve parlare, ma solo per tutelare la parte offesa, cioè noi cittadini. Se io vengo truffato, caso Parmalat e tutto, io non devo difendere la Parmalat, devo denunciare la Parmalat e devo avere i soldi dalla Parmalat.
Se ci sono appunto tanti altri scandali qualsiasi, un tubetto di dentifricio che va male e che c’è questa azione risarcitoria, io personalmente non posso pagare un avvocato cento euro per un euro, e allora? La class action alla americana che cosa dice?
Che ti tutelo dall’inizio fino alla restituzione del danno e penalizzo quel impresa perché con una pubblicità ingannevole, con tutto quello che c’è stato, tu sei stato truffato, e allora quell’azienda deve pagare. La Confindustria vuole tutelare quelle aziende che vogliono truffare. Ecco, questa è una truffa nella truffa che non difende il truffato ma addirittura lo truffa ancora.
Ecco su questo io farò e continuerò e fare una battaglia sostenuto anche dal partito, sostenuto da tutti quelli che vogliono la legalità, vogliono la novità che è quella di tutelare finalmente il cittadino, finalmente il truffato, finalmente quella persona che rispetta l’Italia, come la rispettiamo noi, quel Italia che noi la chiamiamo l’Italia dei Valori.
La nostra identita'
Abbiamo sostanzialmente delineato, nel corso di questo incontro, i due binari di questo partito: la Rete e l'organizzazione sul territorio. Questo è un partito che si presenta come quello che in Italia ha certamente la maggior presenza nella Rete e, d'altra parte, ha la sua organizzazione sul territorio. Siamo, rispetto ad alcuni valori, un'avanguardia, scomoda ma un'avanguardia, e vogliamo restare coerenti rispetto a questa impostazione.
A breve il testo completo dell'intervento

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Caro Veltroni, e' tardi
Insieme a Furio Colombo e Beppe Giulietti ho mandato una lettera aperta a Veltroni e a Di Pietro chiedendo loro di farsi promotori di una manifestazione contro le leggi canaglia che stanno passando in Parlamento: quella che impedisce ai magistrati di usare le intercettazioni e ai giornalisti di parlarne, quella che, più grave, che punta a sospendere i processi di Berlusconi, e contro la prospettiva ancora più generale di un nuovo lodo Schifani che dovrebbe proteggere Berlusconi a vita da tutte le iniziative giudiziarie che vertono su di lui, processi per reati di corruzione che nessuno può evitare. Abbiamo fatto questa proposta e Di Pietro ha prontamente accettato in modo molto interessato, Veltroni per un po’ di tempo non ha risposto poi ha detto: NI. Ha detto, Si però la facciamo ad autunno. Francamente le leggi stanno passando adesso, alcune sono già passate e stanno passando in ogni caso tra camera e senato. È veramente un po’ curiosa l’idea di fare una manifestazione ad autunno per delle leggi che sono già passate all’inizio dell’estate.
Si dice da parte di una opinione pubblica interessata, certi giornali, certi esponenti, che noi in questa maniera facciamo la politica del NO. Niente di più contrario: Quando noi diciamo No alle manifestazioni occasionali della anomalia italiana, in realtà diciamo Si alla salute istituzionale del paese. C’è una cosa a cui noi non ci abitueremo mai: ed è il fatto di avere un presidente del consiglio che ha il monopolio dei mezzi di comunicazione oltre a tutti gli altri suoi conflitti di interesse. Questa è una cosa che nessuna democrazia avrebbe accettato e che noi oramai abbiamo digerito e alcuni pensano addirittura che agli italiani piaccia. Francamente io ritengo che la legge elettorale abbia distorto moltissimo il rapporto tra voto popolare e rappresentanza politica perché dalla parte sopratutto del centro-sinistra tra un milione e mezzo e forse due milioni di cittadini sono stati privati dal diritto di avere una rappresentanza politica e quindi non si può dire che il risultato elettorale è il risultato della vera opinione degli italiani. È un opinione filtrata da una legge ingiusta, anticostituzionale, pericolosa che sostanzialmente ha escluso la rappresentanza una quantità enorme di cittadini. Questo è un fatto irrifiutabile e quindi quando noi consideriamo questa diciamo cosi, si sente dire in giro che oramai Berlusconi piace agli italiani in realtà non è cosi. Piace alla parte degli italiani che l’hanno votato ma non bisogna vergognarsi di dire che la cosa non ci piace. Nessuna democrazia al mondo avrebbe accettato un monopolista televisivo al potere quindi quando noi manifestiamo contro questa questione centrale, la anomalia italiana, e contro le manifestazioni che la anomalia italiana deposita nella legislazione, nel parlamento noi facciamo un servizio al paese.
Rappresentiamo un opinione pubblica seria, critica che ha interesse alla sopravvivenza dello stato di diritto e alla vivacità della democrazia, è una politica per e non è una politica contro.
La manifestazione deve essere per forza di cose una manifestazione di popolo che si affaccia davanti alle assemblee elettive ovviamente senza assediarle però deve essere una manifestazione che ha come interlocutore il parlamento quindi bisogna farla in un giorno in cui il parlamento tratta più o meno questa materia e se per caso il parlamento la nasconde questa materia bisogna evidenziarla e quindi bisogna fare una manifestazione diciamo cosi entro 10-15 giorni, non di più perché altrimenti poi le cose sono accadute e non ha senso protestare sul latte versato. Bisogna fare una manifestazione trasversale secondo me, una manifestazione che richiami cittadini di diversi opinioni, uniti da questa sensazione fondamentale di difesa della salute istituzionale del paese. Bisogna richiamare in piazza anche gli elettori degli partiti. Secondo me sarebbe un errore se questa fosse una manifestazione di Italia dei Valori. È una manifestazione dove Italia dei Valori deve partecipare come una componente essenziale però l’elemento fondamentale è che la manifestazione si deve stabilire un largo dialogo di piazza dove molte opinioni possono confrontarsi tra di loro uniti da questo senso di allarme collettivo.

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Robin Hood Tax
Stavo rileggendo in questi giorni Robin Hood e cercavo di capire dove ci potesse essere un’assimilazione con il ministro Tremonti, perché a me pare che assomigli di più allo sceriffo di Nottingham piuttosto che a colui che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Ci sono dei provvedimenti che avranno effetti molto negativi da questo punto di vista per i cittadini. Quando Tremonti si inventa la Robin tax e dice che colpirà banche, assicurazioni e petrolieri, sono tre esempi classici che ci dimostrano come sia in realtà lo sceriffo di Nottingham.
Prendiamo ad esempio la questione dei petrolieri. Lui dice “Colpiamo la speculazione e facciamo pagare ai petrolieri un po’ di tasse in più”, ma dimentica che evidentemente nel momento in cui la tassa diventa un costo per i petrolieri, questi tenderanno a scaricarla e non riusciremo più ad abbassare il prezzo della benzina. Sarà molto più difficile, oppure lo faranno, come Tremonti vuole, per chi ha le attiva commerciali per ridurre il costo del trasporto, ma il singolo cittadino, i pendolari che sono quelli messi peggio da questo punto di vista, che si è visto aumentare il viaggio per andare a lavoro di 30 – 40 euro al mese, quello non otterrà praticamente alcun beneficio e quindi sarà lui in realtà a pagare la famosa tassa sui petrolieri.
La Robin-tax sulle assicurazioni. L’autorità per la concorrenza dice che dovrebbero calare le tariffe almeno del 5%. Adesso pagheranno la tassa e quindi cosa succederà? Che evidentemente le tariffe non scenderanno assolutamente e quindi a pagare la Robin-tax delle assicurazioni saranno in realtà gli automobilisti che non vedranno ridotte le tariffe assicurative.
Non parliamo poi delle banche. Le banche probabilmente pagheranno questa Robin-tax cosiddetta, ma già hanno attivato e stanno attivando i meccanismi. I tassi di interesse non scenderanno, ma non scenderanno per chi? Non tanto per le grandi imprese che hanno forza potere nella trattativa, saranno a pagarla ancora una volta le piccole e medie imprese che vedranno i tassi crescere ulteriormente, le commissioni crescere ulteriormente ed ecco quindi che ancora una volta lo Robin-Tremonti diventa lo sceriffo di Nottingham.
Immaginate che Tremonti ha stabilito nel decreto di programmazione economica finanziaria un tasso di inflazione programmata per il 2008 del 1,7%. L’inflazione reale è al 3,7% e sui beni di prima necessità si dice addirittura che possa essere oltre il 5% e noi lavoriamo sui conti pubblici come se ci fosse l’inflazione del 1,7%. Questo vorrà dire ancora un volta che a pagare saranno i lavoratori che non vedranno riconosciuti degli aumenti. Si continua dire che è necessario invece aumentare soprattutto i rediti dei lavoratori dipendenti attraverso questo meccanismo di inflazione programmata verranno eventuali aumenti molto più contenuti di quelli che corrispondono all’andamento reale dei prezzi.
Ecco allora come vedete complessivamente siamo di fronte a una politica economica che in qualche modo torna ad essere centralista. Non solo centralista, ma anche una politica economica di tipo mediatico perché Robin Hood in questo caso anziché togliere ai ricchi per dare ai poveri fa esattamente il contrario.
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L'Opposizione che verrà
Alla luce delle azioni del governo, intraprese o che si stanno per intraprendere, cosi come dagli stessi organi ed esponenti governativi, in questi due giorni vogliamo decidere come organizzare, strutturare ed esercitare l’Opposizione che verrà. Noi intendiamo ribadire che l’opposizione c’è, e che all’opposizione che c’è si aggiungerà l’opposizione che verrà.
“L’opposizione che c’è” è quella che avete visto all’interno del Parlamento in modo determinato, che ancora di più sarà portata avanti, a cui si aggiungerà l’opposizione che verrà, ossia l’azione dell’Italia dei Valori tesa a saldare l’attività parlamentare con l’attività di piazza, di partecipazione popolare al contrasto di questo modo di far legislazione, ossia utilizzare lo strumento legislativo per interessi propri.
L’azione popolare ha già dimostrato di saper e poter fare grossi passi avanti e di poter ottenere grossissimi risultati. Se è vero, come è vero che in poche ore è stata in grado di raccogliere firme per oltre trecento trecentocinquanta mila firme per leggi di iniziativa popolare e un milione e quattrocento mila firme per il referendum abrogativo. Ciò vuol dire che non c’è bisogno di aspettare novembre, quando sarà troppo tardi per esercitare l’azione popolare in quanto per legge c’è da aspettare l’anno successivo. Mentre noi riteniamo che, per legge, entro la fine di novembre potremmo già portare davanti alla Corte di Cassazione e poi davanti alla Corte di Costituzionale la valutazione che i cittadini sottoporranno, attraverso l'azione popolare e il referendum, di quel che è stato l’azione di governo su alcune materie specifiche.
Una volta erano necessari mesi per esercitare l’azione popolare. Oggi attraverso la rete, attraverso la comunicazione di massa, riteniamo che con un forte sinergia tra le attività di alcuni partiti politici che ci stanno, e noi ci stiamo, e quelle dell’opinione pubblica, sarà possibile realizzare in breve tempo questo impegno.
L’opposizione che verrà quindi sarà un opposizione che troverà il suo momento culmine nel congresso di Vasto dell’Italia dei Valori e nelle azioni che saranno intraprese con una grande manifestazione di piazza, che saranno anche occasione per raccogliere firme referendarie, appena sarà possibile raccoglierle. L’azione nostra sarà una azione referendaria, una azione di piazza, ma anche una azione parlamentare. Una azione parlamentare non solo di contrapposizione, ma anche di costruzione in alternativa. Vogliamo insieme far comprendere al Paese che c’è un abuso di funzioni, e di ruolo, da parte di alcuni esponenti dell’attuale governo i quali sono stati mandati là non per fare gli interessi propri, ma quelli dei cittadini e riteniamo che il comportamento di quelli che dicono: "ma noi siamo stati eletti dai cittadini, che cosa volete?" Ma i cittadini quando vi hanno eletti, vi hanno eletti per far qualcosa per loro non per voi stessi.
L’intercettazione, allo stato, è stata inserita all’interno di un disegno di legge. La sospensione dei processi, allo stato sempre, deve essere inserita all’interno di un decreto di legge, quindi noi saremmo costretti, ma saremo orgogliosi di farlo, a fare più eventi con più raccolte firme . Valuteremo insieme ad altri promotori, che al momento stanno anch’essi pensando di fare la stessa cosa, se fare un'unica raccolta di firme dilatando un po' i tempi o se farla immediatamente. Ma certamente chiameremo alla raccolta una prima volta, in modo simbolico, i cittadini davanti al Montecitorio o a piazza Navona - stiamo valutando il posto - il giorno in cui il provvedimento passerà dal Senato alla Camera. Quindi, nelle ore in cui il provvedimento dal Senato passerà alla Camera. In modo che durante tutta la discussione che si farà alla Camera ci sarà un presidio di informazione alternativa e continuativa "H24", attraverso la rete di quel che sta accadendo e lo faremo anche attraverso un video in streaming che metteremo in rete in modo che tutti quanti da casa collegandosi, 1-10-1000-100000 bloggers, moltiplicheranno l'informazione e faranno in modo che tutti possano vedere, persona per persona, dentro il parlamento, ciò che accadrà con riferimento a questo provvedimento e noi inviteremo tutti i parlamentari ad assumersi la proprio responsabilità, a prendere la parola e giustificarla perché dicono sì, perché dicono no e con quale motivazione.
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Stampa canaglia
Pubblico un articolo dal mio blog, un articolo che riporta alla luce un tema prioritario per questo Paese, l'informazione, che in nessun caso puo' esimersi dal dovere di essere imparziale nei suoi giudizi, soprattutto nei confronti di un uomo integerrimo come Peppino Basile.
"Cari amici,
in un sistema davvero democratico il ruolo della stampa rappresenta la garanzia per i cittadini di controllo sul potere giudiziario e su quello esecutivo. Perché questo ruolo si possa esprimere appieno, la stampa deve essere autonoma e indipendente.
Nel caso dell’omicidio del nostro amico Peppino Basile la stampa non sta cercando la verità, ma sta riportando una delle verità: la più conveniente, la meno scabrosa, la più comoda.
La stampa, la quasi totalità, di fronte all’omicidio di un rappresentante delle istituzioni come Basile piuttosto che indignarsi ha preferito scavare nel gossip dei debiti, delle femmine facili di Peppino solo e separato, arrivando persino ad infangarne la dignità di uomo con la notizia di frequentare le minorenni.
Il Messaggero, che ci riserviamo di querelare, riportava così il 19 giugno scorso: “sembra discretamente chiaro – anche se la realtà è sempre fatta per smentirci – che Basile sia stato vittima di una vendetta personale, che bisogna dragare fra le sue notti di conquistatore impenitente per scoprire la verità, fra minorenni straniere e mature scuci-soldi di provincia”.
Insomma come nel caso degli omicidio di Renata Fonte, di Peppino Impastato o di Mauro Rostagno la stampa ha preferito soffermarsi alla vita privata.
L’omicidio di Renata Fonte inizialmente considerato il gesto di un folle si scoprì essere l’intreccio perverso tra affari, politica e criminalità organizzata. Peppino Impastato fu ucciso dalla mafia con l’esplosivo, in realtà per mesi la stampa definì Impastato un terrorista. Mauro Rostagno fondatore della comunità Samman fu assassinato dalla mafia perché ostacolava gli interessi sul traffico di stupefacenti, in realtà fu dipinto come un pericoloso trafficante di droga.
Per Peppino Basile rivediamo lo stesso film. La stampa insieme al sindaco di Ugento vogliono fare passare l’idea che l’omicidio di Peppino sia da cercare nel vizio delle femmine, tra i debiti di gioco o nella migliore delle ipotesi per la pazzia del consigliere provinciale.
Eppure Peppino è stato minacciato di morte direttamente dai muri della sua città e nessuno delle istituzioni ha pensato di cancellarle quelle scritte infamanti, mentre i vigili hanno provveduto con solerzia a rimuovere un innocente striscione che Peppino durante l’ultima campagna elettorale aveva appeso al suo comitato.
Questa azione denigratoria nei confronti di Peppino continua ormai imperterrita da giorni nonostante sia trascorsa una settimana dal delitto e il colpevole sia ancora libero e impunito.
Pierfelice Zazzera"
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Non bisogna attendere ancora
Pubblico una mia lettera rivolta a Paolo Flores D'Arcais e Walter Veltroni.
"Carissimi,
ribadisco il mio si all'appello lanciato da Micromega e mi preme segnalare l'urgenza della manifestazione. Non dobbiamo aspettare l’autunno per scendere in piazza. Ora e subito: questo è il nostro input, perché in autunno i buoi saranno già scappati dalla stalla.
Non bisogna attendere ancora, c’è un’emergenza democratica che non va sottovalutata. Questo governo ha presentato in Parlamento dei provvedimenti vergognosi che attentano ai principi basilari del nostro sistema democratico. Non è il momento di concentrarci sui problemi interni alle nostre forze politiche. E’ il momento di tutelare gli interessi degli italiani e di salvaguardare la nostra Carta costituzionale. E’ il momento della responsabilità, e per riaffermarla non bisogna avere alcun timore. Questo governo e questa maggioranza hanno già messo in campo troppe polpette avvelenate: dal disegno di legge sulle intercettazione alle vergognose norme "salvaretequattro" e “salvapremier”. E non possiamo accettare che l’attuale Presidente del Consiglio consideri l’Italia la sua azienda. Al Pd, dico, facciamo un’opposizione unita, forte e di responsabilità perché la democrazia non si baratta, ma si difende.
Noi dell’Italia dei Valori metteremo in campo tutte le risorse disponibili e tutte le nostre forze per organizzare una grande manifestazione che coinvolga tutti i cittadini. Ma chiediamo che si faccia subito. Non ha senso aspettare ancora, i provvedimenti sono già all'esame del Parlamento e saranno approvati in poche settimane.
Grazie e buon lavoro
On. Antonio Di Pietro, Presidente dell'Italia dei Valori"

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Schizofrenia del legislatore
Riportor il video ed il resoconto stenografico del mio intervento al Senato della Repubblica di mercoledi 18 giugno in tema di giustizia.
"Signor Presidente, come lei aveva già da ieri garantito, questo è il momento in cui possono essere sollevate le questioni di inammissibilità, ai sensi del comma 1 dell'articolo 97 del Regolamento.
Mi richiamo all'intervento del senatore Casson abusando anch'io della lettura del precedente che sul caso specifico ha visto la pronuncia della Giunta per il Regolamento, ossia l'affermazione del principio che nel momento in cui si esamina un decreto assistito dall'urgenza prevista dall'articolo 77 della Costituzione debba esserci la garanzia per un tragitto che non consenta di far passare ipotesi normative del tutto svincolate dalla necessità e dall'urgenza che giustificarono l'emanazione del decreto-legge.
La Giunta per il Regolamento aggiunge: «In sede di conversione la norma del primo comma dell'articolo 97 deve essere interpretata in modo particolarmente rigoroso, che tenga conto anche dell'indispensabile preservazione dei caratteri di necessità e di urgenza già verificati con la procedura prevista dall'articolo 78».
Richiamo ora il preambolo del decreto-legge firmato dal Presidente della Repubblica, che recita come segue: «Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di introdurre disposizioni volte ad apprestare un quadro normativo più efficiente per contrastare fenomeni di illegalità diffusa collegati alla immigrazione illegale e alla criminalità organizzata, nonché norme dirette a tutelare la sicurezza della circolazione stradale in relazione all'incremento degli incidenti stradali e delle relative vittime».
Nella relazione al disegno di legge, e quindi al decreto in conversione, alla pagina 4 del fascicolo è scritto da parte del Governo quanto segue: «Con le modifiche introdotte dalle lettere c), d) ed e) dell'articolo 1 vengono introdotte alcune significative modifiche alle vigenti disposizioni concernenti uno dei fenomeni criminosi che più profondamente hanno minato, negli ultimi tempi, la sicurezza dei cittadini. Si allude ai delitti di omicidio e lesioni colpose commessi con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale». Si dice poi: «L'inquietante, quotidiano moltiplicarsi di tali delitti, in tutte le zone del Paese e ad opera di soggetti di ogni condizione ed estrazione sociale, induce a ritenere che le attuali risposte sanzionatorie siano sostanzialmente prive di adeguata efficacia deterrente e che pertanto si renda indispensabile un loro inasprimento».
Ebbene, ieri abbiamo approvato alcune norme che inaspriscono le pene per queste condotte criminose, per le quali si è ritenuto di intervenire con decretazione d'urgenza. Ieri abbiamo aggravato le pene per il reato di omicidio colposo e di lesioni colpose con violazione delle norme sulla circolazione stradale. Ma è mai pensabile che nel medesimo decreto che affronta questo tema, inasprendo le sanzioni, sia contenuta un'altra norma che sospende i processi per l'omicidio colposo per oltre un anno? Mi chiedo dove sia la coerenza del decreto d'urgenza se, da una parte, si inaspriscono le pene e si ritiene che si debba intervenire con risposte urgenti rispetto a fenomeni allarmanti e, dall'altra, si inserisce con decretazione d'urgenza la sospensione per un anno ed oltre degli stessi processi.
Quello al nostro esame è un decreto incoerente e schizofrenico, perché afferma con decretazione d'urgenza due principi contrari e contrastanti! Non vi è armonia. Non è pensabile ritenere che si risponda all'esigenza dei cittadini sospendendo i processi proprio per quei reati che ieri, invece, abbiamo ritenuto di aggravare nelle previsioni sanzionatorie.
Allora, rispetto a questo conflitto logico, giuridico e mentale (perché questa è schizofrenia del legislatore), signor Presidente, dichiari inammissibile l'emendamento 2.0.800, che è contrario a quanto è scritto nel preambolo del decreto o quantomeno, ai sensi dell'articolo 100, comma 11, del Regolamento, affidi alle Commissioni competenti l'approfondimento della materia in modo che si possa risolvere questo incredibile conflitto.
Noi ai cittadini dobbiamo dare risposte chiare e non risposte equivoche e strabiche, perché questo è ciò che stiamo facendo. (Applausi dai Gruppi IdV e PD)."
Leggi anche l'elenco riportato da La Repubblica nel quale sono indicati tutti i reati per i quali i processi saranno bloccati, tra cui figurano il traffico di rifiuti e l'adulterazione di sostanze alimentari.
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Oscuro utilizzo della Giustizia


Riportortiamo i video ed i resoconti stenografici degli interventi dei deputati dell'Italia dei Valori, Antonio Borghesi e Fabio Evangelisti, in tema di giustizia e delle conseguenze dell'emendamento "salva-Premier" approvato ieri al Senato.
Antonio Borghesi: "Signor Presidente, intendo solo far osservare all'onorevole Brigandì, visto che parliamo di giustizia, che, grazie a quanto approvato ieri al Senato, tra uno straniero irregolare che violenta una studentessa e uno studente che cede una dose di hashish, il primo processo per il momento non si farà, ma si farà il secondo; tra due zingare che rapiscono un bambino e due zingare che rubano un pezzo di formaggio, il primo processo non si farà, mentre si farà secondo. Tutto questo per permettere la sospensione del processo nei confronti del Presidente del Consiglio Berlusconi: questo è il senso della giustizia dell'attuale maggioranza (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori. Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!"
Fabio Evangelisti: "Signor Presidente, vorrei rivolgere un ringraziamento all'onorevole Contento, perché oggi abbiamo scoperto di chi è la responsabilità dei rifiuti sulle strade di Napoli: della magistratura, naturalmente (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!
Intendo richiamare l'attenzione del Governo su un articolo apparso oggi sul quotidiano la Repubblica [Leggi l'articolo], nel quale sono indicati tutti i reati per i quali i processi saranno bloccati, tra cui figurano il traffico di rifiuti e l'adulterazione di sostanze alimentari. Lo ha già detto molto bene il collega Borghesi: sappiamo bene che quella approvata ieri è una norma «salva-Premier». Tuttavia, siamo davvero curiosi di conoscere dal Governo la verità dietro questa norma e dietro questo utilizzo ad personam della giustizia. Infatti, a cosa serve creare con la mano destra una superprocura, un tribunale speciale sui rifiuti per affrontare la crisi, se poi con la mano sinistra si bloccano i processi relativi al traffico dei rifiuti?"
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La politica al femminile
Italia dei Valori ha portato quattro donne in Parlamento. Donne che si sono impegnate sia nella vita civile sia nell’attività di partito e che quindi hanno meritato di essere in Parlamento. Come Italia dei Valori vogliamo rilanciare la politica al femminile, vogliamo impegnarci su alcuni temi, come quelli della famiglia e del lavoro, per fare in modo che le donne che hanno capacità, intelligenza e sensibilità, possano accedere ed avere opportunità al pari degli uomini.
La famiglia è il perno della vita e della società, è dunque importante, e l’Italia dei Valori vuole impegnarsi su questo, che si abbia un’attenzione particolare alle questioni legate alla famiglia e sostanzialmente alle questioni legate alla possibilità per le donne di conciliare in modo adeguato gli impegni di lavoro e gli impegni familiari, perché solo in questo modo si può garantire alla famiglia una vera serenità e un modo di vivere adeguato per far crescere anche i nostri ragazzi in modo sano.
Penso anche al lavoro e alla competitività. Nel lavoro dovrebbero avere tutti la possibilità di emergere in base alle loro competenze, capacità e professionalità, eppure vediamo che ancora troppo spesso le donne non hanno le stesse opportunità degli uomini nonostante abbiano importanti capacità.
I permessi per la paternità, per poter accudire i bambini dopo la loro nascita, spesso non vengono utilizzati dagli uomini, e spesso le aziende non la mettono nei contratti integrativi. Credo che questo non sia più accettabile, e non è una questione di leggi, perché ci sono, ma è una questione di cultura. Come Italia dei Valori vogliamo impegnarci anche attraverso un’azione politica e iniziative legislative per far cambiare questa cultura nella nostra società.
Ci stiamo organizzando sul territorio, vogliamo che ci sia una presenza delle donne dell’Italia dei Valori forte ovunque. Stiamo strutturando un organismo che possa fare politica e che possa fare delle azioni concrete in tutti i livelli, dagli enti locali al Parlamento.
Speriamo che tante donne ci seguano, ma siamo sicuri che la loro sensibilità e le tematiche che l’Italia dei Valori proporrà saranno sicuramente un punto forte del nostro partito. Sono sicura che avremo un numeroso e folto gruppo di donne che inciderà sulla politica del Paese.
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Vergognoso editto
Oggi abbiamo assistito alla lettura del vergognoso editto del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Un editto letto, tra l'altro, dal Presidente del Senato Schifani, già noto per il famoso lodo che porta il suo nome con il quale si voleva garantire l'immunità e la sospensione dei processi in corso per le cinque più alte cariche dello Stato, già dichiarato illegittimo dalla stessa Corte Costituzionale.
Riportiamo in seguito i resoconti stenografici degli interventi dei senatori dell'Italia dei Valori Felice Belisario, Pancho Pardi, Patrizia Bugnano e Giulana Carlino.
Felice Belisario: "Signor Presidente, la lettera che lei ha letto pone una pietra tombale sull'esito di questa legislatura (Vivaci commenti dal Gruppo PdL) e sulle istanze di dialogo che erano venute da qualche parte e che forse erano state impropriamente accolte da parte di altri. (Vivaci commenti dal Gruppo PdL).
Potete anche governare o "sgovernare" per cinque anni, ma è il Paese che entra ormai in sofferenza democratica. (Applausi dal Gruppo IdV e del senatore Ignazio Marino. Vivaci commenti dal Gruppo PdL). Mi rendo conto che la claque deve applaudire, ma vorrei finire il mio ragionamento. (Commenti).
Non c'è eguale al mondo - e non solo in quello occidentale, collega Bonino - di un presidente del Consiglio che si fa un'altra norma ad hoc per non essere sottoposto ad un processo. È una cosa di una vergogna inusitata e noi, vergogna, lo dobbiamo dire in quest'Aula perché questa è la rappresentanza del popolo italiano! (Commenti). E lo gridiamo, perché deve esserci data la possibilità di dire con chiarezza quello che pensiamo.
C'è una commistione tra funzione pubblica e gestione privatistica della cosa pubblica. Abbiamo iniziato con l'emendamento salva Retequattro. Non ne parliamo? Poi si continua con questa norma. Ancora, si annuncia un lodo a lei omonimo, signor Presidente. Non so poi dove si andrà a finire. Forse si chiederà la sospensione delle Assemblee legislative. Sì, è una dittatura dolce, il Paese deve saperlo, ma quanto dolce lo verifichiamo, perché sono le garanzie che vengono meno.
È evidente che stiamo parlando di un altro provvedimento e se è un altro provvedimento la tempistica con cui deve essere esaminato deve essere la più congrua possibile, signor Presidente. Lei non può dirci sempre «no, no, no», «vedremo», «sapremo». È stato richiesto di convocare urgentemente la Conferenza dei Capigruppo - richiesta che io ho avanzato anche per iscritto questa mattina - perché il calendario venga necessariamente mutato.
Faccio appello a lei, signor Presidente. Lei ha detto che è uomo di parte, ma per una volta la esorto ad essere uomo dell'Assemblea. Quindi, guardi con serenità la richiesta che le viene avanzata dai banchi dell'opposizione. (Applausi dai Gruppi IdV e PD)."
Pancho Pardi: "Signor Presidente, in virtù di quale alchimia, il vice sindaco di Roma sedeva sui tavoli del Governo? Ma non è questo il tema.
L'editto presidenziale che siamo stati costretti ad ascoltare offende la potestà del Senato; contravviene all'articolo 111 della Costituzione, perché inceppa la ragionevole durata dei processi; contravviene all'articolo 25 della Costituzione, perché tende a sottrarre l'imputato al suo giudice naturale; nega il diritto delle parti lese. Tutta la maggioranza si fa sempre bella del fatto che le sue politiche sono a favore delle parti lese: qui c'è una palese e violenta negazione del diritto di tali parti. L'editto presidenziale pretende persino di fissare le udienze e di stabilirne i ruoli e cancella la formazione del libero convincimento del giudice in materia.
Assistiamo a qualcosa di inverosimile: il Presidente del Consiglio nella sua lettera afferma che questa è «una situazione che non ha eguali nel mondo occidentale». C'è solo una cosa che non ha eguali nel mondo occidentale: che la televisione sia direttamente al vertice del potere politico e che una persona ineleggibile e incompatibile con l'esercizio del potere politico possa disporre a proprio piacimento dell'Assemblea elettiva. (Applausi dai Gruppi IdV e PD)."
Patrizia Bugnano: "Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli colleghi, intervengo a norma dell'articolo 96 del Regolamento.
Mi vergogno come cittadina e come eletta per quanto abbiamo qui ascoltato, per le parole del Presidente del Consiglio che sono state lette in quest'Aula. Lo sa il Presidente del Consiglio che noi non siamo il suo collegio di difesa, che quest'Aula non è un aula di giustizia, ma è un'Aula del Parlamento? Noi non siamo qui - mi rivolgo soprattutto ai colleghi del centrodestra - per sostenere un provvedimento ad personam, non siamo qui per studiare una strategia processuale a favore del Presidente del Consiglio: siamo qui perché siamo stati eletti dai cittadini ed è ai cittadini - a tutti i cittadini e non al Presidente del Consiglio - che dobbiamo rispondere.
L'Italia dei Valori ha capito sin da subito che l'apertura al dialogo avviata dal Presidente del Consiglio all'inizio della legislatura era semplicemente una rappresentazione teatrale. Come ha detto il direttore Scalfari, che mi permetto di citare in quest'Aula, «il Presidente del Consiglio sta recitando il ruolo di uno statista». Per tale motivo noi dell'Italia dei Valori siamo stati fin dall'inizio vigili sui provvedimenti del Governo, e bene abbiamo fatto.
Onorevoli colleghi del centrodestra, vi sollecito ad avere un moto di orgoglio e a riconoscere che l'emendamento che sospende i processi è inaccettabile perché è contro la Costituzione, ma ancor prima perché è un emendamento immorale! (Applausi dai Gruppi IdV e PD)."
Giuliana Carlino: "Signor Presidente, lo slogan del Popolo della libertà durante la campagna elettorale recitava: «Rialzati, Italia! Il Governo Prodi ti ha messo in ginocchio». Le emergenze che si elencavano erano soprattutto la sicurezza, i rifiuti in Campania, le condizioni precarie delle famiglie italiane. Invece, tra i primi provvedimenti il Governo ha pensato subito a salvaguardare Retequattro e, anziché affrontare con attenzione i rischi, le insicurezze, le preoccupazioni che i cittadini vivono davvero quotidianamente e porvi rimedio, oggi, con il pacchetto sicurezza, si passa a cancellare con un colpo di spugna i processi per chi attende giustizia - mi ripeto, perché è stato già detto dai miei colleghi - per agevolare soltanto il Presidente del Consiglio.
Siamo davvero sconcertati. Torniamo alle leggi ad personam. Questo è inaccettabile. È un oltraggio alla nostra Costituzione, a quanti hanno sacrificato la loro vita per un Paese democratico.
A tutti gli onorevoli colleghi del centrodestra dico oggi: svegliatevi! Aprite voi gli occhi! Salvaguardiamo la nostra Repubblica da una strisciante dittatura che ci renderà alla pari, purtroppo, dei Paesi del Terzo mondo. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Applausi ironici dal Gruppo PdL)."
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Norme doppiamente criminogene
Ci dicano subito quale è il processo che si deve fermare. E' quello Mills? Oppure quale altro processo? Lo dicano al Paese e al Parlamento. Faremmo prima. Sarebbe più trasparente dire: la legge è uguale per tutti tranne che per il Presidente Berlusconi e qualche altro amico.
Ogni giorno una nuova perla. Oggi al Senato sono state presentate due norme doppiamente criminogene, come per altro la maggior parte delle disposizioni del Governo Berlusconi in materia di giustizia. Con il primo emendamento che impone ai giudici quali processi fare prima e quali dopo, si viola il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, stabilito dalla Costituzione. Poiché è evidente che tutti i processi che non rientrano nell'elenco, contenuto nell'emendamento, sono destinati a prescrizione sicura, grazie alla cosiddetta legge "Cirielli". Mentre con il secondo emendamento si sospendono i procedimenti penali relativi a fatti commessi fino al 30 giugno 2002 anche se il dibattimento di primo grado non si è ancora concluso. Ed inoltre, viene consentito all'imputato di chiedere l'applicazione della pena su richiesta delle parti.
E' chiaro che questa norma porta nome e cognome di chi, ancora una volta, vuole utilizzare la legge per sottrarsi al processo. Insomma una norma per la solita "casta".
Tra l'altro, vorremmo capire, cosa c'entrano queste proposte con la sicurezza dei cittadini?
Basile: un nastro giallo per ricordarloCiao Peppino, ti hanno ucciso vigliaccamente, non ha neppure potuto lottare, so che avresti voluto farlo. Mi hai ripetuto più volte che per fermarti avrebbero dovuto ammazzarti. Qualche mese fa, alle soglie della campagna elettorale siamo stati a cena insieme mi spiegavi, tra pietanze aromatiche e vino del posto, che a Ugento vige un sistema consolidato da scardinare. Ricordo che mi presentasti quel nostro candidato, comandante dei Carabinieri, trasferito a Fragagnano perché, a tuo dire, aveva ficcato il naso nel sistema di Ugento. Tu che quel sistema hai tentato di scardinare contro la destra e la sinistra. Ciao Peppino. Voglio ricordarti per l’ultima volta con il colore giallo, giallo come il sole del Salento, giallo come la luce che trasmettevano i tuoi occhi scuri. Giallo come il nastro che vi invito a indossare per ricordare il guerriero della Legalità, Peppino Basile. Pierfelice Zazzera |
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Giuseppe Basile
La notizia dell’uccisione di Giuseppe Basile ci lascia scioccati. L’intero partito regionale, tutti coloro che lo hanno conosciuto e che con lui hanno condiviso battaglie politiche e campagne elettorali, si uniscono al dolore dei familiari.
Energico e determinato. Così vogliamo ricordare Peppino che per anni ha portato la bandiera dell’Italia dei Valori nel Salento. Attendiamo di conoscere gli sviluppi delle indagini in merito alla matrice dell’omicidio, per comprendere l’accaduto.
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Giustizia in malafede
Il governo sul numero degli intercettati ha raccontato un sacco di frottole agli italiani. In Italia gli intercettati non sono ogni anno piu' di 20-25.000 e l'80% riguarda i reati delle associazioni mafiose che gli altri paesi, per fortuna, non hanno.
Il ministro Alfano in commissione Giustizia, nel suo primo atto ufficiale in Parlamento, ha raccontato bugie. Ha detto che un terzo delle spese per la giustizia se ne vanno per le intercettazioni, mentre e' il 2,5%; dice che gli italiani intercettati sono milioni, mentre non sono piu' di 20.000. Evidentemente era la preparazione di una campagna mediatica di delegittimazione del lavoro di giornalisti e magistrati, e che ha come ultimo obiettivo, da perseguire con questo disegno di legge, quello di garantire sempre piu' ampi spazi di impunita' in questo paese ai reati dei colletti bianchi. E anche la camorra ringrazia perche' scompaiono anche tutti i reati legati alle eco-mafie. Insomma un grave colpo allo stato di diritto in questo Paese.
Le indagini sulla clinica degli orrori sono iniziate quali semplici indagini per 'colpe mediche' ovvero 'per lesioni personali colpose', tutti reati che sono ben al di sotto del limite di 10 anni. Le imputazioni piu' gravi sono scattate solo a seguito delle intercettazioni. Questa e' la dimostrazione che in questa materia il Governo e la maggioranza si sta muovendo o con assoluta incompetenza o con assoluta malafede.
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Verso Bellaria
Manca esattamente un mese al nostro appuntamento e raduno dei giovani dell’Italia dei Valori a Bellaria, in provincia di Rimini. Nel frattempo c’è grande effervescenza online attraverso il forum di discussione che abbiamo lanciato, molto ricco, molto articolato, molto vivace sui temi della legalità, dell’informazione e dell’accesso. Vi stanno partecipando centinaia e centinaia di ragazzi e ragazze che evidentemente hanno riscoperto il gusto della discussione democratica, il gusto di confrontarsi su questi temi che sono di grande attualità e pertinenza anche nell’ambito parlamentare.
I lavori del parlamento in queste ultime settimane sono stati caratterizzati da discussioni che riguardano proprio la legalità, intesa in modo complessivo, ma anche il nostro ancoraggio in Europa, riguardo le sorti della vicenda Rete4, la gravissima vicenda del golpe del governo Berlusconi sulle intercettazioni e non ultima la vicenda Alitalia. Ecco perché il nostro forum è cosi partecipato, perché dà l’occasione alle persone di confrontarsi su questi temi.
Tante persone si sono registrate anche per venire a Bellaria, perché oltre alla discussione online il nostro vuole essere un partito di persone in carne ed ossa. Quindi ci vogliamo ritrovare tutti assieme, in questa grande occasione di festa, per vederci, confrontarci e magari per progettare qualcosa insieme per questo partito, ma in realtà per questa società che sembra bloccata e che vuole ripartire proprio dai giovani.
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Uso privatistico delle istituzioni
Quanto scrive oggi Repubblica è inquietante, ovvero che a Palazzo Chigi si starebbe lavorando alla riedizione del lodo Schifani per bloccare i processi che vedono imputato il Presidente del Consiglio (leggi l'articolo di Repubblica).
Un’indiscrezione che, se confermata, sarebbe molto grave perché testimonierebbe un uso privatistico delle istituzioni assolutamente inaccettabile in uno stato democratico e di diritto. Ci auguriamo che da Palazzo Chigi arrivi una secca smentita, perché gli episodi che si sono susseguiti fino ad oggi, il tentativo di inserire una norma blocca processi nel decreto sicurezza e il teatrino di ieri sul decreto non decreto per le intercettazioni, hanno creato più di un dubbio.
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Gli sceriffi di Nottingham
Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati sul decreto-legge Alitalia.
"Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Italia dei Valori ha fatto un'opposizione durissima contro l'approvazione del decreto-legge in esame per smascherare quello che crediamo sia un vero e proprio inganno che si sta cercando di perpetrare ai danni degli italiani. Sia chiaro: non l'abbiamo fatta conto gli interessi dell'Alitalia, né tanto meno contro gli interessi dei suoi dipendenti. Esattamente all'opposto: l'abbiamo fatta per difendere tale patrimonio e tali interessi contro l'azione del Governo che, a nostro avviso, non solo sta mettendo proprio l'Alitalia e i posti di lavoro dei suoi 15 mila dipendenti a serio rischio, ma ormai, quasi sicuramente, sta creando le condizioni per la loro distruzione.
Signor Presidente, Alitalia attraversa da tanti anni una fase di grande difficoltà che ha visto spesso lo Stato intervenire mettendoci molti soldi pubblici, ma senza mai essere capace di proporre risposte. Ebbene, il Governo Prodi in due anni - solo in due anni - aveva trovato un partner industriale, Air France, uno dei più grandi operatori internazionali in materia di volo civile, uno dei più solidi finanziariamente, che si era dichiarato disposto a rilevare Alitalia, a compiere importantissimi investimenti finanziari per rilanciare le sue capacità commerciali e che si era impegnato, inoltre, a rispettare in larga misura i livelli occupazionali dell'azienda e il fatto che Alitalia rimanesse la compagnia di bandiera italiana. Non voglio dire che questa fosse la migliore proposta possibile, né che non potesse essere migliorata, ma era una proposta seria che avrebbe tutelato, salvaguardato e difeso uno dei grandi patrimoni economici del nostro Paese.
Il problema, signor Presidente, è che negli ultimi tre mesi, da parte di quella che oggi è la maggioranza, si è messo in scena il più trito e il più deteriore dei comportamenti che caratterizzano spesso la politica italiana, caratterizzato soltanto dall'ipocrisia e dalla demagogia. In questo caso l'ipocrisia consiste in ciò: ogni volta che nel nostro Paese la politica ha voluto privatizzare pezzi di economia pubblica, e l'ha voluto fare eludendo le regole del mercato senza cercare di massimizzare le possibilità di profitto per lo Stato e di guadagno per i cittadini italiani, ogni volta che ha voluto privatizzare secondo criteri di «amicalità» più che di interesse pubblico e ha voluto applicare il vecchio refrain per cui i debiti sono dello Stato, mentre gli utili vanno ai privati, ha tirato fuori questa famosa parolina magica, «italianità». È questa la parolina magica che il candidato Premier in pectore Berlusconi ha tirato fuori tre mesi fa ed è lì che è nato il grande inganno, la grande demagogia elettorale. Per un pugno di voti, per un meschino di più di consenso elettorale si è pronunciata la famosa frase: o si fa Alitalia, o si muore.
Signor Presidente, questa rischia di essere in negativo una delle poche promesse che alla fine questo Governo avrà mantenuto: Alitalia non è ancora morta, non ci siete ancora riusciti, ma ci manca davvero poco! In due mesi, da quando l'attuale maggioranza ha vinto le elezioni, il valore di Alitalia in Borsa è crollato di un quarto; sarebbe crollato anche di metà se non fosse che da dieci giorni sono state sospese le contrattazioni per eccesso di ribasso. In questi due mesi Alitalia ha perso un quarto dei suoi passeggeri; insomma avete distrutto e state distruggendo un grande patrimonio economico del Paese.
Adesso, poiché questo non vi basta e non avendo soluzioni alternative da proporre, avete pensato di fare ciò che la politica sa sempre fare quando non ha idee: mettere le mani nelle tasche dei cittadini (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Si tratta di 300 milioni di euro che non servono a niente, signor Presidente, e che rappresentano un po' la linea di riferimento dei vostri Governi. Infatti, già nel 2004, quando Berlusconi governava, fu stabilito un altro prestito di 400 milioni di euro.
Signor Presidente, allora almeno vi era un progetto industriale e una speranza di salvare Alitalia. Non vi siete riusciti, perché il vostro piano non era buono. Tuttavia oggi non vi è un piano industriale e nemmeno lo stralcio di un partner, perché Aeroflot ha dichiarato che ormai Alitalia ha superato il punto di non ritorno, Air France è scappata, Air One continua a essere quella che è sempre stata, ovvero il topolino che non può mangiare l'elefante.
Mi chiedo, dunque, cosa resti. Resta soltanto quella banca a cui voi avete dato l'incarico di vendere la società, ma a cui avete riconosciuto la possibilità alla fine (se lo volesse e se lo decidesse) di potersela comprare per sé. Insomma, stiamo procedendo ad una vendita dove non vi è né un partner, né un piano industriale e neanche le regole, in quanto avete anche deciso di sospendere l'applicazione degli obblighi di comunicazione che una società quotata in borsa ha verso i suoi azionisti. Di conseguenza, nessuno saprà più niente e gli investitori e i risparmiatori italiani non avranno più nessuna tutela, ma non vi è più neanche un quadro di riferimento di legalità liberale, poiché chi è incaricato di vendere è anche incaricato (se vuole) di acquistare.
Mi chiedo che razza di vendita sia questa, signor Presidente, e come si possano tutelare così gli interessi degli italiani. Oltretutto, nel far ciò, andate incontro a quella che ormai per voi è solo l'ennesima procedura di infrazione. Non riuscendo ormai a realizzare in Italia quella secessione cara a una parte della Lega, state realizzando, giorno dopo giorno, una strisciante secessione dall'Europa (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Non vi è giorno, non passa giorno, in cui l'Unione europea non sia costretta ad aprire una procedura d'infrazione verso l'Italia. Tuttavia l'inganno, come dicevo all'inizio dell'intervento, che noi volevamo svelare è che tutto ciò rappresenta una storia già scritta, scritta tre mesi fa quando il presidente Berlusconi, inopinatamente, ha fatto fuggire l'unico e serio acquirente, senza avere alle spalle nessuna altra alternativa, nessuna altra possibilità e nessuna altra chance. Ci si è dati un orizzonte di tre o quattro mesi, coperto ora mettendo le mani nelle tasche degli italiani, sapendo che così non si ha alcun potere contrattuale, in quanto il poco tempo danneggia chi vende ed è tutto negli interessi di chi compra.
Tuttavia, pare che mettere le mani nelle tasche degli italiani non spaventi il Governo. Infatti, avete già quasi distrutto il valore di Alitalia, ora chiedete agli italiani 300 milioni di euro e saremo costretti a pagare una multa per l'infrazione europea e un'altra multa dovremo pagarla cambiando materia. Sarà una multa probabilmente miliardaria in euro per le frequenze che non avete mai voluto dare ad Europa 7 e anche quando fate finta di togliere (come nel caso dell'ICI), con una mano togliete, ma con l'altra prendete. In questo caso con un tratto di penna avete cancellato tutte le strade che dovevano essere costruite tra la Sicilia e la Calabria, questo sì il vero patrimonio di cui il sud del Paese ha bisogno per crescere (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Insomma, signor Presidente, un Ministro autorevole del vostro Governo ha proposto in queste settimane la Robin Hood tax: mi pare che il Governo di Robin Hood abbia molto poco e assomigli sempre di più all'avido sceriffo di Nottingham (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)."
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PD: opposizione ombra
Vignetta tratta dal Corriere della Sera
Cinque anni di galera uguali per tutti: per chi intercetta e chi pubblica le intercettazioni. Esclusi solo mafia e terrorismo. Così Berlusconi a Santa Margherita Ligure. Gli autori di tutti gli altri reati possono stare tranquilli.
E' una depenalizzazione di fatto che instaurerà un silenzio ovattato anche su tutti i reati di natura finanziaria ed economica, in particolare su corruzione e concussione. Aveva cominciato con la legalizzazione dell'illegalità, ma la macchina della giustizia non si era adeguata abbastanza. Ora prova a far sparire l'illegalità.
Le intercettazioni sono un tema così scottante che il Partito Democratico dialogherà anche su questo? O non è invece il momento di interrompere il clima dolciastro nei rapporti tra maggioranza e opposizione?
Veltroni lascerà alla sola Italia dei Valori il compito dell'ostruzionismo più convinto o vorrà promuovere una "giornata per la giustizia" insieme a tutti i soggetti della società civile che in questi anni da soli hanno fatto barriera contro l'ingiustizia?
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Il silenzio imbarazzante del governo
Il governo di centrodestra nasconde i problemi sotto il tappeto. Mentre alcuni ministri sono fortemente impegnati a dimostrare che la criminalità in Italia sia figlia solo ed esclusivamente dell’immigrazione clandestina, un’altra piaga si consuma nel silenzio e nell’indifferenza: quella della violenza sulle donne, che sta raggiungendo cifre da vera e propria emergenza nazionale.
Una donna su tre ha subìto violenza fisica, sessuale o psicologica; nella stragrande maggioranza dei casi, il colpevole della violenza è il compagno, il marito, il fidanzato o un ex partner, a dimostrazione che questo genere di reati avviene tra le mura domestiche ed è più difficile da prevenire ed intercettare.
A fronte di questi dati, il governo ha dato “via libera”, nel silenzio imbarazzante del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, al taglio di venti milioni di euro destinati al fondo per la prevenzione istituito dal governo Prodi.
Attivazione di numeri verdi, osservatori per il monitoraggio sulla violenza, sostegno alle associazioni territoriali: ora tutti questi servizi rischiano di non vedere la luce.
Il ministro si è impegnato a non far cadere il progetto del precedente governo ed anzi, ad incrementarlo con ulteriori stanziamenti. Noi ce lo auguriamo, chiedendo qualcosa di concreto già a partire dalla prossima immediata manovra di bilancio. Perché di fronte a numeri così inquietanti, non è più tempo per le parole.
Pubblico il resoconto stenografico dell’interrogazione (e delle relative risposta e replica) che ho rivolto, lo scorso 5 giugno, al ministro per le Pari Opportunità.
Giuliana Carlino: Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, la violenza nei confronti delle donne, come tutti ormai sappiamo e come le cronache puntualmente ci ricordano, è un male sempre più diffuso del nostro tempo, autentico esempio di un degrado morale e civile cui sta andando incontro la società in cui viviamo. È anche, forse, la parte peggiore di una tendenza che vede emergere sempre più lo sgretolamento dell'idea di famiglia e il sopruso dei più forti nei confronti dei più deboli. È una questione delicata, dolorosa, che andrebbe affrontata con un impegno condiviso, uno sforzo comune e coordinato delle istituzioni, associazioni di volontariato, organizzazioni.
Mentre il Governo è impegnato a dimostrare l'improbabile equazione criminalità uguale immigrazione, i dati dell'EURES ci dicono che in Italia un omicidio su quattro viene compiuto in famiglia, tra le mura domestiche. Di questi omicidi, il 70 per cento ha come vittime donne e quasi sempre, salvo casi rarissimi, il colpevole è un conoscente o un congiunto diretto. Una ricerca ISTAT del 2006 mostrava dati allarmanti circa la violenza fisica e sessuale subita dalle donne: 6.743.000 le donne dichiarate vittime di soprusi; sempre nel 2006 si sono registrati 74.000 tra tentativi e stupri veri e propri: di questi, il 70 per cento sono stati compiuti da partner o ex partner, a dimostrazione che questo dramma alberga più nel silenzio della vita privata che non nel clamore mediatico suscitato dai reati compiuti da extracomunitari o immigrati clandestini.
Credo che il quadro che abbiamo di fronte sia chiaro. Ecco perché è con sconcerto e rammarico che l'Italia dei Valori e l'intera opposizione hanno appreso del taglio di 20 milioni di euro effettuato per lasciar posto all'eliminazione dell'ICI. Certo, non è una cifra esorbitante se confrontata con altri pesanti e discutibili tagli, come i 400 milioni per l'ambiente o i 353 milioni per il trasporto pubblico locale, ma è indicativa, a nostro avviso, della superficialità e del cinismo con cui il Governo intende metter mano al problema. Quei 20 milioni erano destinati ad un Piano per la prevenzione contro la violenza sulle donne e con consenso unanime del Parlamento erano stati approvati con la legge finanziaria 2008 ed avevano già un preciso impegno di spesa: attivazione di numeri verdi, osservatorio per il monitoraggio delle violenze, campagne di promozione sociale, sostegno alle associazioni territoriali. Niente di tutto questo vedrà la luce.
Per questo, ministro Carfagna, chiediamo come intende reagire per recuperare i fondi per rilanciare i servizi programmati e quali provvedimenti concreti pensa di mettere in atto per prevenire e contrastare il fenomeno in ascesa della violenza sulle donne.
Mara Carfagna: Signor Presidente, onorevoli senatori, ringrazio le senatrici intervenute per i quesiti che hanno voluto rivolgermi questo pomeriggio, perché mi danno così l'opportunità di chiarire la vicenda relativa al taglio del fondo contro la violenza sulle donne e di anticipare quei provvedimenti che intendo intraprendere per contrastare il dolorosissimo fenomeno della violenza sulle donne.
In relazione all'azzeramento del fondo relativo al Piano di contrasto della violenza contro le donne e alle polemiche che ne sono seguite, mi preme sottolineare che il Governo ha ben chiaro quale sia la portata nel nostro Paese del problema in oggetto ed è altrettanto ben chiaro quanto il fenomeno sia in aumento.
È peraltro di tutta evidenza che contrastare il fenomeno della violenza contro le donne voglia dire tutelare i minori, spesso spettatori passivi di violenza contro le loro madri. I centri antiviolenza svolgono ed hanno svolto una funzione indiscutibile per aiutare donne e bambini in difficoltà, collaborando attivamente con la magistratura per proteggere le vittime di reati gravissimi, sostenerle ed aiutarle nel processo di recupero di dignità e di serenità della loro vita.
Questo Governo intende rispondere con i fatti alle problematiche che affliggono la nostra società; appare sinceramente pretestuoso utilizzare la questione degli tagli imposti dal recente decreto-legge n. 93 del 27 maggio scorso per scatenare polemiche destituite di fondamento. Vi spiego il perché di ciò. Nessuna sottovalutazione vi è stata in ordine alla gravità e alla portata del fenomeno. Il Dicastero ha anche ben presente l'importanza che i centri di contrasto alla violenza hanno nella vita del nostro Paese e nella tutela dei soggetti deboli, ma, come risulta da recentissimi dati ISTAT sulla violenza ai danni delle donne, soltanto il 2,8 per cento si rivolge a tali centri, che pertanto dovranno essere oggetto di una seria riflessione, ovviamente con gli operatori del settore.
Si tratta di un lavoro già avviato dal mio predecessore, che ritengo opportuno e doveroso portare a termine, anche perché risponde alle giuste sollecitazioni provenienti dallo straordinario mondo degli operatori dei centri antiviolenza. Vorrei ricordare agli interroganti che, al fine di promuovere queste politiche, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito un fondo, denominato Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Lo stanziamento di tale Fondo, senatrice Franco, non è stato ridotto ed è tale che con esso è possibile realizzare un ampio spettro di politiche per i diritti e le pari opportunità tra cui, naturalmente ed ovviamente, anche azioni di contrasto alla violenza sulle donne.
Le risorse del suddetto Fondo sono pari, per il 2008, a 96,8 milioni di euro complessivi (50 milioni di euro del 2008 più l'importo non speso del 2007, pari a 46,8 milioni di euro, che è stato riassegnato al Dipartimento). Le risorse di cui oggi è possibile disporre sono quindi pari a 72 milioni di euro, determinati sottraendo all'ammontare complessivo del Fondo (96,8 milioni) le somme impegnate e da impegnare, rispettivamente pari a 9,2 milioni ed a 11 milioni, per le attività già avviate dal Dipartimento dall'inizio del 2008 a tutt'oggi, nonché le somme accantonate dall'ufficio di ragioneria della Presidenza del Consiglio da gennaio ad oggi per le nuove leggi, pari a 4,6 milioni di euro. Si tratta di numeri di cui gli interroganti sicuramente saranno a conoscenza, in quanto traduzione puntuale e precisa, senza margini di interpretazione, dell'attività contro la violenza sulle donne posta in essere da chi mi ha preceduto alla guida del Ministero delle pari opportunità.
Dato il nuovo clima politico che sembra essersi instaurato in questa legislatura, non è certo mia intenzione innescare polemiche contro chi mi ha preceduto, ma i numeri sono tali da permettere un'analisi pacata ed approfondita sulla questione, senza scaricare responsabilità dei recenti fatti di cronaca su chi si è appena insediato al Ministero per le pari opportunità, avviando uno screening sulle attività fin qui predisposte per cercare di conservare quanto di buono è stato fatto finora.
Ricordo altresì agli interroganti che lo stanziamento da destinare per il 2008 al contrasto alla violenza sessuale di genere potrà quindi essere incrementato con decreto del Ministro per le pari opportunità, rispetto ai 3 milioni di euro previsti dal cosiddetto decreto Pollastrini, nei limiti della complessiva disponibilità di 72 milioni di euro. È una somma notevole che potrà - a mio avviso, dovrà - aggiungere risorse ed attività importanti rispetto a quelle già poste in essere. Credo sia una risposta quantitativa alle tante polemiche di questi giorni sui tagli alle risorse per il contrasto delle violenze sulle donne. I soldi, sia chiaro, ci sono; vanno spesi ovviamente con coscienza e senso di responsabilità.
Gli italiani, dalla politica in generale e dal Governo in particolare, chiedono concretezza e risultati immediati. Pertanto, per quanto riguarda le azioni di contrasto della violenza sulle donne, verranno presentati nei prossimi Consigli dei ministri due distinti disegni di legge. Il primo di essi, di cui sinteticamente illustrerò i punti salienti, è denominato «Misure contro gli atti persecutori», con riferimento al cosiddetto fenomeno dello stalking, che negli ultimi anni è balzato purtroppo agli onori della cronaca e che richiede interventi mirati, in parte già predisposti ma non approvati nella scorsa legislatura. È mia intenzione, e del Governo che qui rappresento, ripartire dalle misure contro lo stalking che, con il plauso dell'allora maggioranza e dell'allora opposizione, furono approvate in Commissione giustizia senza mai però approdare in Aula, a causa della chiusura anticipata della XV legislatura. Sarà questa un'importante modifica legislativa, che creerà un'autonoma figura di reato, giustificata dall'inadeguatezza del nostro codice a prevenire, contrastare e punire severamente una condotta sempre più diffusa, anche perché blandamente punita dallo stato attuale della legislazione. Il secondo disegno di legge, dal titolo: «Misure contro la violenza sessuale», verrà presentato prossimamente.
Prima di concludere, rispondendo alla domanda della senatrice Poli Bortone, mi preme rilevare che stiamo procedendo ad un'analisi accurata del bilancio che abbiamo trovato in eredità. Da una prima verifica dei capitoli di spesa risulta che, per l'assegnazione dei fondi, sono state privilegiate amministrazioni politicamente in linea con il precedente Governo e che, in particolare, per la Festa del cinema, nel 2007 sono stati stanziati - parliamo sempre del fondo del Ministero per le pari opportunità - 300.000 euro e nel 2008 (precisamente il 10 aprile 2008, quindi tre giorni prima delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile), i fondi stanziati per la Festa del cinema dal Ministero per le pari opportunità sono stati ben 490.000 euro.
In conclusione, ritengo di poter rassicurare gli interroganti riguardo alle azioni di contrasto al dolorosissimo fenomeno di cui stiamo trattando. Ritengo che tutte le misure e le iniziative per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne, al vaglio del Governo e del Ministero che ho l'onore di rappresentare, non verranno minimamente intaccate dal recente decreto-legge del Governo.
Giuliana Carlino: Onorevole Ministro, lei ha parlato di fondi per le pari opportunità in modo generico e ha fatto distinzione fra vecchio e nuovo Governo. Noi dell'Italia dei Valori riteniamo che il problema debba essere risolto senza tener conto del colore politico di appartenenza, ma attraverso un senso di responsabilità politica istituzionale trasversale. Solo con la volontà di tutto il Parlamento si può risolvere questo delicato problema, anche abbreviando i tempi.
A proposito dello stalking, cui lei ha fatto riferimento, le ricordo che l'Italia dei Valori ha presentato una proposta di legge in merito sia nella passata legislatura che in quella presente, nella speranza che venga accolta nel più breve tempo possibile, a tutela delle donne. Dal momento che siamo alla vigilia della futura manovra di bilancio, potrebbe essere utile che già nella prossima discussione del DPEF il Governo si impegni a rafforzare gli strumenti utili per le politiche antiviolenza.
Auspichiamo, pertanto, che le promesse dell'onorevole Ministro si traducano ben presto in fatti concreti e non restino solo parole.
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Sporcarsi le mani non è obbligatorio
Riporto una mia intervista rilasciata ad Aprile Online, lo scorso 6 giugno, sui fatti accaduti durante questa settimana presso la Camera dei Deputati.
Aprile Online: "La mattina a Montecitorio, la sera ad armeggiare con i camorristi". Onorevole Barbato, con Landolfi ci è andato giù pesante...
Francesco Barbato: Non mi pare proprio, perché ho soltanto chiamato le cose con il loro vero nome, citando fatti pubblici, e parlando non solo di Landolfi.
Aprile Online: E chi altri?
Francesco Barbato: Per esempio il deputato Paolo Russo, che commissionava a un camorrista di Poggio Reale di cambiare i connotati a un cittadino che non lo aveva votato. Ma queste sono tutte cose che ho già detto anche nella dibattito sulla fiducia al nuovo governo Berlusconi, del quale Russo è stato nominato presidente della Commissione Agricoltura.
Aprile Online: Però è stato proprio l'onorevole Russo che, in un'intervista per "Repubblica", ha dato ragione a Napolitano, e indirettamente anche a lei, parlando dell'Italia come di un imbuto, dove i rifiuti del Nord defluiscono verso il Sud.
Francesco Barbato: Molto strano, e allora mi chiedo: dov'era Russo quando nel precedente governo Berlusconi era presidente della Commissione bicamerale rifiuti, alla quale erano stati concessi anche poteri inquirenti? Per questo ritengo che lo stesso Russo, almeno in quegl'anni, abbia responsabilità ancor più superiori a quelle di Bassolino. La commissione di controllo sull'emergenza rifiuti, con a capo Berlusconi, era guidata da Russo. Punto.
Aprile Online: La deposizione dell'imprenditore Michele Orsi ai pm di Napoli ha portato a far recapitare avvisi di garanzia a Landolfi e Cosentino, neo sottosegretario all'economia. Michele Orsi è stato ucciso domenica scorsa con 18 colpi di pistola. Coincidenze?
Francesco Barbato: Guardi, commento così: ci sono due modi di fare politica in Campania, quello di Landolfi, che rivendica pubblicamente di "sporcarsi le mani", e che risulta indagato per corruzione. Poi c'è chi prova a fare politica onestamente, senza sporcarsi le mani. Io sono stato sindaco in provincia di Napoli, e non ho mai avuto bisogno di trovare il posto a qualcuno, mi sono semplicemente messo al servizio dei cittadini. In questo modo è difficile sporcarsi le mani.
Aprile Online: Buoni e cattivi, insomma...
Francesco Barbato: Non dico questo. Dico che oggi in Campania assistiamo al risultato prodotto dalla convivenza dell'operato di Bassolino, responsabile per ragioni politiche, e di un centrodestra guidato da Berlusconi, che in 14 anni di emergenza rifiuti ha partecipato senza vergogna a questo immondo banchetto, costato due miliardi di euro ai cittadini, tra assunzioni finalizzate a scopi elettorali, incarichi di vario tipo e molto altro. Noi dell'Italia dei Valori semplicemente cerchiamo di contrastare questo tipo di impostazione di gestione del potere.
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Alitalia: in difesa dei cittadini
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Riportiamo i resoconti stenografici degli interventi dei deputati dell'Italia dei Valori Pierfelice Zazzera, Antonio Borghesi, Francesco Barbato e Carlo Costantini durante la seduta alla Camera di giovedi 5 giugno sul tema Alitalia, a dimostrazione di come l’Italia dei Valori sia l’unica opposizione a difesa degli interessi dei cittadini.
On. Pierfelice Zazzera: "Signor Presidente, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha da tempo individuato la soluzione dei problemi di Alitalia e ce ne ha fornito chiarimenti. Egli ha innanzitutto eliminato la concorrenza, l'unico possibile vero acquirente di Alitalia, vale a dire Air France; in seguito, ci ha parlato di un'ipotesi di cordata, presente - ovviamente - solo nei suoi pensieri. Inizialmente tale cordata vedeva interessato suo figlio, poi si è parlato di una cordata di italiani e oggi Scajola si affida a «Santa Intesa» e a «San Paolo», visto che «San Silvio» non è più in grado di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Dopo aver riscontrato l'assenza di una cordata, oggi Berlusconi - sono notizie riportate sulla stampa degli ultimi giorni - riapre ad Air France. Un bel giochetto, signor Presidente!"
On. Antonio Borghesi: "Signor Presidente il campione della libertà economica, l'onorevole Ministro Tremonti nonché il Presidente del Consiglio ci stanno propinando ora l'idea di una «Robin Hood tax» che dovrebbe riguardare banche, assicurazioni e petrolieri. Me la immagino! Hanno già fatto un regalo alle banche: la questione dei mutui è un regalo gigantesco che permetterà a tutte le banche di incassare delle somme che, se si fosse applicata la legge sulla portabilità del mutui, non avrebbero mai incassato; ciò avviene a carico del mutuatario che invece continuerà a pagare somme assolutamente superiori a quelle dei tassi correnti e pagherà il mutuo per molti più anni. Così è la questione Alitalia! Questi sono i campioni della libertà economica di questo Governo!"
On. Francesco Barbato: "Dal decreto sull'emergenza rifiuti, al decreto «salva Retequattro», sino a quello di oggi relativo ad Alitalia, si rileva la tendenza del Governo Berlusconi, che vuole pascolare senza regole ed in totale illegalità. Questa situazione determinerà immediatamente due conseguenze. La prima è che a pagare saranno i cittadini, perché con le tasche dei cittadini si pagherà per tutte le infrazioni comunitarie che ci verranno contestate; la seconda è che si dà un segnale molto negativo al Paese, perché soprattutto la camorra alza la testa in un contesto di illegalità, come quando si creano le superprocure per togliere di mano le inchieste ai magistrati. Queste sono le conseguenze che paghiamo in Campania, dove si ammazzano imprenditori che vogliono aiutare la giustizia rilasciando dichiarazioni sui rapporti tra la camorra e la politica. Questi sono i segnali molto negativi che stiamo avendo con il Governo Berlusconi: Berlusconi è il nemico dei cittadini."
On. Carlo Costantini: "Signor Presidente, l'Italia dei Valori non sta facendo ostruzionismo, sta cercando semplicemente di difendere gli interessi dei cittadini e dei contribuenti italiani. Lo ha fatto la settimana scorsa quando ha cercato di dare una risposta alle procedure di infrazione dell'Unione europea relative alle frequenze, e non c'è riuscita. Quella mancata risposta determinerà un costo di un miliardo di euro a titolo di danni che Europa 7 ha già chiesto al Consiglio di Stato, ed una serie di spese e di costi enormi per le procedure di infrazione già avviate. Lo stesso stiamo facendo oggi: vogliamo evitare questo salasso ai danni dei contribuenti italiani, e che il Governo con le proprie mani entri nelle tasche dei cittadini e delle imprese e prelevi un importo che prima doveva essere considerato un prestito con una data precisa di restituzione e che adesso è stato trasformato in vero e proprio aiuto di Stato. È questo che l'Italia dei Valori sta facendo."
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I° Forum giovani Italia dei Valori
Questo è un appello, e un invito, ai giovani e ai giovani dell'Italia dei Valori. Molti di voi guardano alla politica con sarcasmo, scetticismo, si rendono conto cioè che la politica è lontana dai loro desideri, dalle loro aspettative, dalle loro aspirazioni, e questo porta molti di voi a rinunciare a confrontarsi a dialogare con coloro che fanno politica. Però provate a riflettere: la politica è lo strumento di una democrazia per governare le cose il futuro e quindi anche il vostro. Senza la politica c’è la dittatura o l’anarchia, quindi si deve fare politica per far funzionare la democrazia.
Il problema qual è? Che in Italia c’è troppa malapolitica, troppa politica personale, troppa politica degli interessi, troppo anche politica mafiosa. Questo vuol dire che va avanti il lottizzato, il raccomandato, colui che sta in un giro buono. Insomma, mancano le pari opportunità, il futuro dei giovani è molto compromesso, non c’è liberta di poter aspirare al futuro secondo le proprie qualità.
Detto questo, che fare? Noi dell’Italia dei Valori siamo convinti che c’è una sola cosa da fare: contribuire al ricambio generazionale della classe dirigente. Non c’è niente da fare, io l’ho visto anche quando facevo il magistrato. O cambi le facce o questi saranno sempre quelli, ma per cambiare le facce bisogna offrire un’alternativa, e quale migliore alternativa che i giovani si facciano carico loro di costruirsi il loro futuro facendo loro politica in alternativa a coloro che hanno già dato, e che soprattutto hanno già preso in politica. Ecco perché il nostro invito. Noi dell’Italia dei Valori vogliamo lanciare una campagna per permettere ai giovani di entrare a fare politica, di essere protagonisti loro stessi, di entrare nelle stanze del parlamento, dei consigli regionali, dei comuni, delle province, e di fare loro politica, di dimostrare che sanno fare di più e meglio, con il loro entusiasmo, con la loro passione e con la loro determinazione.
Questi giovani devono fare squadra perché singolarmente presi, avete notato, vi lasciano da parte. Non riuscite a fare e ad avere la forza, la forza del branco oserei dire, di coloro che si mettono assieme per far sentire maggiormente la propria forza. L’Italia dei Valori lo vuole fare, promuovendo una grande campagna d’avvicinamento dei giovani nella politica, per discutere dei grandi temi dell’ambiente, dell’energia, della giustizia, della legalità, delle libertà individuali e collettive, delle pari opportunità, delle cose che interessano a voi e al vostro futuro.
Cominciamo questo percorso d’avvicinamento che dovrà poi portare, attraverso le forze e gli spazi che potremmo avere in politica noi, per portare voi nelle istituzioni al posto nostro. Lo cominciamo il 12 e 13 luglio, con un grande meeting aperto a tutti quei giovani che vogliono confrontarsi su questi temi con noi. Lo faremo a Bellaria, sarà un’occasione e un incontro che verterà sia sui temi importanti della vita quotidiana delle istituzioni, ma che sarà anche un momento di conoscenza personale, di frequentazione, di scambio d’idee, d’amicizia vera, profonda, perché alla base ci deve essere il rispetto di tutti.
L’invito che vi faccio è di venire numerosi. Già adesso vedete nel sito tutti i riferimenti a cui rivolgersi. E’ un’occasione per divertirsi, per stare assieme, per fare conoscenza, per scambiare idee, ma soprattutto per costruire il vostro futuro. Vi aspetto.
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Alitalia: ostruzionismo IdV
"Una cordata di imprenditori italiani avrebbe salvato Alitalia". Lo annunciò Silvio Berlusconi in pompa magna durante la campagna elettorale. Ad un mese e mezzo da quell’annuncio, della cordata italiana si è persa ogni traccia se mai traccia c’è stata. Le uniche conseguenze vere di quella vergognosa menzogna elettorale furono la fuga di Air France ed una compagnia di bandiera che versa ogni giorno di più in condizioni finanziarie drammatiche. In un Paese democratico quelle dichiarazioni avrebbero trascinato Silvio Berlusconi in un tribunale per insider trading quantomeno.
Oggi, il Governo, ancora una volta incurante dei richiami dell’Unione Europea e alle leggi che regolano il libero mercato, sottrae fondi destinati allo sviluppo delle piccole e medie imprese e alla solidarietà nei confronti dei ceti sociali più deboli per destinarli ad Alitalia.
Nel precedente Governo Berlusconi è stato dato ad Alitalia un miliardo di euro. Questa somma è stata prelevata dalle tasche dei cittadini per essere consegnata ad una società che era già in stato di decozione! Ed oggi si decide di aggiungere altri 300 milioni da iscrivere al patrimonio netto dell’azienda. E per far illudere l’Unione Europea che non si tratta di un aiuto di Stato, si usano parole ingannevoli: un prestito effettuato a condizioni di mercato in presenza di un “iter di privatizzazione”. Falso. Si aggiungono menzogne alla menzogna pre elettorale. L’intenzione del Governo è destinare soldi pubblici ad una società governata esclusivamente dalle logiche politiche ma che sul piano industriale perde un milione di euro al giorno. Società dove i propri manager hanno percepito emolumenti da capogiro indipendentemente dal risultato portato alla compagnia, risultato sotto gli occhi di tutti. Società che in qualsiasi altro Paese avrebbe dovuto da tempo consegnare i libri in tribunale.
Per arginare questo scempio l’Italia dei Valori sta facendo ostruzionismo in queste ore in Parlamento.
Noi vogliamo che il decreto torni alla formula con cui era stato approvato dal Governo Prodi. Chiediamo che il prestito ponte per Alitalia non venga trasformato in un indebitamento che graverà sulle spalle dei cittadini e renderà ricchi i soliti noti.
Andremo avanti, fossimo anche gli ultimi dei giapponesi kamikaze perché alle spalle noi abbiamo gli interessi dei cittadini e non quelli dei politici che siedono in Parlamento insieme a noi.
Di seguito elenchiamo i nostri interventi tutt’ora in corso alla Camera. Qualsiasi video si decida di guardare un filo conduttore li unisce tutti: noi siamo l’unica opposizione a difesa degli interessi dei cittadini.
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Tratto da "Repubblica".
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Alitalia salvata dalle piccole imprese
Riporto il video ed il resoconto stenografico della mia interrogazione parlamentare presentata, oggi alla Camera, al Ministro dell'attuazione del programma di governo Gianfranco Rotondi.
Aurelio Misiti: Signor Presidente e onorevole Ministro per l'attuazione del programma, la competitività di un Paese si misura ed è anche direttamente collegata alla coerenza e alla capacità della sua rete di trasporto.
Tale aspetto non è soltanto collegato ad una dimensione nazionale: è collegato anche ad una dimensione internazionale ed intercontinentale. Una delle quattro modalità, che è poi quella aerea, è l'unica che garantisce i collegamenti in campo globale, in epoca di globalizzazione.
Per questo, i grandi Paesi si dotano di compagnie di bandiera adatte allo scopo.
In Italia, invece, la questione della compagnia di bandiera si trascina da molto tempo, per l'intromissione, nella gestione industriale, anche della politica. Si è ormai arrivati ad una situazione di degrado tale che si va verso la liquidazione o altro.
Quali sono allora, allo stato, oggi, anche per evidenti possibili rilievi in sede comunitaria, le reali linee di politica industriale del Governo? Ci può dire se vi è effettivamente una cordata oppure Alitalia deve andare in liquidazione? Ce lo dica il Governo, prima che sia troppo tardi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Gianfranco Rotondi: Signor Presidente, la ringrazio anche per gli auguri. Vorrei tranquillizzare l'onorevole Misiti: non è affatto tardi. Il Governo, fin dal suo insediamento, ha intrapreso le iniziative volte alla ricerca di un nuovo azionista di controllo per Alitalia, capace di apportare alla società le necessarie risorse finanziarie e patrimoniali.
La conversione del decreto-legge approvato dal precedente Governo - riguardante il cosiddetto prestito ponte di 300 milioni di euro a favore della compagnia - sta proseguendo il suo iter. Il Governo ha approvato un'ulteriore disposizione che, modificando i termini del prestito, consente di superare rischi di procedure liquidatorie che finirebbero, inevitabilmente, per compromettere il processo di privatizzazione della società. L'orizzonte resta la privatizzazione di Alitalia.
La procedura avviata nel dicembre 2006 è stata dichiarata chiusa nel luglio 2007. Alitalia ha attivato un processo finalizzato all'individuazione di un partner industriale o finanziario capace di consentire il risanamento. Tale processo si è concluso senza esito positivo con il ritiro di Air France, non essendosi verificate le condizioni di efficacia del contratto nel frattempo sottoscritto.
Preso atto che i precedenti tentativi di privatizzazione si sono conclusi senza esito positivo, il Governo si è dotato di strumenti di flessibilità operativa per individuare un soggetto capace di acquisire il controllo della società, dotandola di mezzi finanziari e patrimoniali. A tal fine, ha adottato il 30 maggio un decreto-legge che ha previsto una specifica deroga alla legge 30 luglio 1994, n. 474, relativamente alle modalità con cui procedere alla dismissione della partecipazione dello Stato nel capitale Alitalia. Tale deroga trova la sua motivazione nella richiamata situazione di eccezionalità ed urgenza derivante dall'aggravarsi della situazione di Alitalia e, naturalmente, dalla necessità di individuare un partner capace di rilanciarla.
In tale contesto, il Consiglio dei ministri, con propria delibera dello stesso 30 maggio, ha preso atto di una comunicazione di Alitalia, con la quale la società informa che, a seguito di contatti intercorsi con Intesa Sanpaolo, l'istituto bancario ha dato la propria disponibilità, in qualità di advisor, a valutare soluzioni per la crisi della compagnia, anche individuando i soggetti industriali e finanziari interessati a partecipare al risanamento, allo sviluppo e al rilancio di Alitalia.
Tenuto conto di tale comunicazione, il Consiglio dei ministri ha assunto una delibera con la quale viene individuata Intesa Sanpaolo come advisor. La compagnia ha sottoposto la disponibilità manifestata da Intesa Sanpaolo all'attenzione del consiglio di amministrazione del 30 giugno 2008.
Il Governo, quindi, sta agendo con assoluta tempestività in uno scenario che si è deteriorato, da una parte in forza dei conti della società e dall'altra in forza di interessi del mercato, peggiorati a causa degli aumenti dei costi di carburante.
Stanti tali contesti, il Governo sta facendo quanto necessario per venire incontro a questa situazione eccezionale.
Aurelio Misiti: Signor Presidente, signor Ministro, in relazione al suo esordio come rappresentante del Governo, non posso dichiararmi soddisfatto da quanto ha riferito in quest'Aula. In altri termini, si torna punto e a capo: si torna indietro e si tenta di andare avanti attraverso semplificazioni, che vanno contro la linea delle liberalizzazioni.
Sappiamo benissimo che l'advisor prescelto è una banca - con tutto il rispetto per la banca - che faceva parte di una delle cordate che, in precedenza, ha partecipato alle gare. Ciò, pertanto, dovrebbe avvisarci che ci troviamo in un campo alquanto difficile: stiamo andando avanti con grande difficoltà. In altri termini, signor Ministro, non ha risposto sul fatto se vi sia un progetto, un vero programma industriale per rilanciare la compagnia.
Ciò viene chiesto non solo dai ventimila lavoratori di Alitalia, ma dal Paese per le ragioni esposte poc'anzi in sede di illustrazione.
In altri termini, riteniamo che vi sia uno stato confusionale, perché, effettivamente, i 300 milioni di euro - che prima erano un prestito ponte e che adesso sono diventati parte del patrimonio - vengono presi da investimenti produttivi: 205 milioni, addirittura, da incentivi per le piccole imprese, che devono aumentare la competitività, mentre gli altri fondi vengono presi da servizi essenziali per la popolazione.
Riteniamo che la copertura di queste spese debba essere modificata. Abbiamo presentato, sicuramente, alcune proposte per modificarla. Noi dell'Italia dei Valori ci attendiamo che il Governo ripensi a questo tipo di copertura e vada incontro, invece, alle esigenze della piccola industria italiana e della società che richiede interventi nella solidarietà umana (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
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Craxi: statista, corrotto e ladro
L’ex Presidente del Consiglio ed ex Ministro Giuliano Amato ha affermato che "Craxi sarà ricordato come un grande statista ed un grande politico" e che, all’epoca, "il pronunciamento della Procura di Milano contro la depenalizzazione del finanziamento illecito ai partiti fu atto deplorevole".
Peccato che Amato ometta di ricordare che Craxi morì da pregiudicato latitante che si era sottratto alla giustizia e alle leggi del suo Paese, avendo maturato due condanne definitive (5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito per le mazzette della metropolitana milanese) e varie altre che stavano per diventarlo (3 anni in appello per la maxitangente Enimont, 5 anni e 5 mesi in primo grado per le bustarelle dell’Enel, 5 anni e 9 mesi in appello per il Conto Protezione). Posso anche accettare l’idea che Craxi sia stato uno statista che, ad esempio, ha difeso l’autonomia del nostro Paese contro gli Stati Uniti (vedi caso Sigonella), ma certo egli era uomo corrotto e ladro.
Nessuna grandezza di statista potrà mai permettere di cancellare i suoi atti di corruzione ed i suoi furti ai cittadini italiani. La Magistratura individuò infatti 50 miliardi sui conti personali svizzeri Northern Holding e Constellation Financière, più quelli (mai visti né calcolati) bloccati a Hong Kong perché quello stato non ha mai risposto alle rogatorie. Di questi, guarda caso, una parte fu versata da Berlusconi: ben 21 miliardi versati fra il 1990 e il '92, estero su estero, trasferiti dai suoi conti svizzeri ("All Iberian") ai conti svizzeri di Craxi ("Constellation Financiere" e "Northern Holding"). Ciò dopo che Craxi ebbe ad emanare un decreto (detto "Decreto Berlusconi") che permetteva di trasmettere su tutto il territorio nazionale, pur in assenza di assegnazione delle frequenze.
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Il collasso della Giustizia
La giustizia italiana è in crisi, in particolare per quanto riguarda la durata dei processi, a causa della mancanza di mezzi e risorse umane che le impediscono di funzionare come dovrebbe. La pubblicazione su Repubblica, di domenica 1 giugno, di una relazione interna al Ministro della Giustizia certifica ufficialmente quello che già si sapeva.
A fronte di questa preoccupante emergenza il governo ha assunto un provvedimento irrazionale che va nella direzione opposta, come quello di aver rimandato per altri sei mesi la riduzione del numero dei tribunali militari e la destinazione dei giudici che operano in questi tribunali alla giustizia ordinaria. Provvedimento ancora più incomprensibile se si considera il basso volume di lavoro che queste strutture sono chiamate a svolgere e gli alti costi che producono. Una misura già adottata dal governo Prodi e che sarebbe entrata in vigore dal primo di luglio se venerdi scorso il governo non avesse varato con decreto un ulteriore rinvio di sei mesi. Una scelta grave che il governo dovrà spiegare ai tanti cittadini che da anni attendono di ottenere una sentenza.
Per ottenere tale risposta presenterò un'interrogazione nella quale al ministro della Giustizia verrà richiesto cosa intenda fare per recuperare la montagna di crediti che lo Stato vanta per pene pecuniarie e sanzioni processuali, che per il solo 2007 ammontano a mezzo miliardo di euro.
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Mutui: dichiarazioni ingannevoli

Tre milioni e duecento mila famiglie indebitate a tasso variabile per i diretti consigli delle banche, il ben 91% sono nei guai, non riescono più a pagare le rate che sono aumentate di 180-200 euro al mese. Su questo dramma il governo, il ministro Tremonti, e l'Associazione Bancaria Italiana, avevano preparato una convenzione la quale affermava che i cittadini avrebbero risparmiato qualcosa come 850 euro al mese. Una dichiarazione ingannevole che abbiamo denunciato all'Antitrust, perché non solo non risparmiavano nulla, ma addirittura tutte quelle rate che non si pagano oggi vengono messe in coda e, a seconda del mutuo, uno pagava se in 10 anni 3500 euro, in 15 anni pagava 7-8 mila euro in più, in 19 anni 13-14 mila euro in più.
Noi però siamo riusciti, le associazioni dei consumatori e l'Italia dei Valori, a far correggere ed attenuare un provvedimento del governo che intanto apre un tavolo e coinvolge le associazioni dei consumatori, che partirà dal primo gennaio del 2009, dove potranno aderire tutti i consumatori che hanno questo mutuo, ma che non si parli più di risparmio: chi è strozzato rimanderà tra 15-20 anni il problema, ed è rimandato anche all'aleatorietà dei tassi, ossia se i tassi d'interesse dovrebbero scendere forse si pagherà di meno, se rimarranno quelli che sono si pagherà quanto detto, se i tassi dovessero abbattersi si avrà un impatto positivo. Quindi abbiamo detto che il governo non può giocare sulla pelle delle famiglie, però dobbiamo anche dare atto al ministro Tremonti, che abbiamo incontrato, e che vuole porre l'attenzione sui problemi delle famiglia.
Staremo molto attenti e molto vigilanti, perché delle banche non ci si può fidare. Banche che non hanno applicato l'articolo 10 del primo pacchetto Bersani, ossia la simmetria dei tassi d'interessi: significa che quanto aumenta il costo del denaro la banca centrale europea deve aumentare anche i tassi sui depositi, sui libretti di risparmio, non solo i mutui, i prestiti, gli affidamenti. Le banche non lo hanno fatto e hanno lucrato 14,5 miliardi di euro sulla pelle dei cittadini. Non hanno applicato il secondo pacchetto Bersani, ossia quel pacchetto che prevedeva la portabilità dei mutui, la surroga, facendo pagare 2-3 mila euro strozzato che voleva cambiare mutuo. Su questo faremo un'azione di classe perché a quelle 150 mila famiglie che hanno pagato 3-4 mila euro dovranno essere restituiti quei soldi, oltre i danni. Chi ci ascolta sa che abbiamo la schiena dritta e continueremo a tutelare i diritti dei consumatori.
Devo ringraziare l'Italia dei Valori, perchè su questi problemi è molto attenta, e non permetterà che si possa giocare sulla pelle dei consumatori e delle famiglie stremate e che il governo possa giocare una sporca propaganda. Queste cose non le permetteremo, faremo delle proposte di legge, un pacchetto sul risparmio, sui derivati che non possono essere appippati agli enti locali, e una riforma delle banche popolari, che da giganti non possono assolutamente essere cosiddette come le piccoline. Faremo tante altre proposte in difesa dei diritti dei consumatori, in difesa della legalità dimenticata.
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