dalla parte dei cittadini



9 Giugno 2008

Il silenzio imbarazzante del governo


Il governo di centrodestra nasconde i problemi sotto il tappeto. Mentre alcuni ministri sono fortemente impegnati a dimostrare che la criminalità in Italia sia figlia solo ed esclusivamente dell’immigrazione clandestina, un’altra piaga si consuma nel silenzio e nell’indifferenza: quella della violenza sulle donne, che sta raggiungendo cifre da vera e propria emergenza nazionale.

Una donna su tre ha subìto violenza fisica, sessuale o psicologica; nella stragrande maggioranza dei casi, il colpevole della violenza è il compagno, il marito, il fidanzato o un ex partner, a dimostrazione che questo genere di reati avviene tra le mura domestiche ed è più difficile da prevenire ed intercettare.

A fronte di questi dati, il governo ha dato “via libera”, nel silenzio imbarazzante del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, al taglio di venti milioni di euro destinati al fondo per la prevenzione istituito dal governo Prodi.

Attivazione di numeri verdi, osservatori per il monitoraggio sulla violenza, sostegno alle associazioni territoriali: ora tutti questi servizi rischiano di non vedere la luce.

Il ministro si è impegnato a non far cadere il progetto del precedente governo ed anzi, ad incrementarlo con ulteriori stanziamenti. Noi ce lo auguriamo, chiedendo qualcosa di concreto già a partire dalla prossima immediata manovra di bilancio. Perché di fronte a numeri così inquietanti, non è più tempo per le parole.

Pubblico il resoconto stenografico dell’interrogazione (e delle relative risposta e replica) che ho rivolto, lo scorso 5 giugno, al ministro per le Pari Opportunità.


Giuliana Carlino: Signor Presidente, onorevole Ministro, onorevoli colleghi, la violenza nei confronti delle donne, come tutti ormai sappiamo e come le cronache puntualmente ci ricordano, è un male sempre più diffuso del nostro tempo, autentico esempio di un degrado morale e civile cui sta andando incontro la società in cui viviamo. È anche, forse, la parte peggiore di una tendenza che vede emergere sempre più lo sgretolamento dell'idea di famiglia e il sopruso dei più forti nei confronti dei più deboli. È una questione delicata, dolorosa, che andrebbe affrontata con un impegno condiviso, uno sforzo comune e coordinato delle istituzioni, associazioni di volontariato, organizzazioni.
Mentre il Governo è impegnato a dimostrare l'improbabile equazione criminalità uguale immigrazione, i dati dell'EURES ci dicono che in Italia un omicidio su quattro viene compiuto in famiglia, tra le mura domestiche. Di questi omicidi, il 70 per cento ha come vittime donne e quasi sempre, salvo casi rarissimi, il colpevole è un conoscente o un congiunto diretto. Una ricerca ISTAT del 2006 mostrava dati allarmanti circa la violenza fisica e sessuale subita dalle donne: 6.743.000 le donne dichiarate vittime di soprusi; sempre nel 2006 si sono registrati 74.000 tra tentativi e stupri veri e propri: di questi, il 70 per cento sono stati compiuti da partner o ex partner, a dimostrazione che questo dramma alberga più nel silenzio della vita privata che non nel clamore mediatico suscitato dai reati compiuti da extracomunitari o immigrati clandestini.
Credo che il quadro che abbiamo di fronte sia chiaro. Ecco perché è con sconcerto e rammarico che l'Italia dei Valori e l'intera opposizione hanno appreso del taglio di 20 milioni di euro effettuato per lasciar posto all'eliminazione dell'ICI. Certo, non è una cifra esorbitante se confrontata con altri pesanti e discutibili tagli, come i 400 milioni per l'ambiente o i 353 milioni per il trasporto pubblico locale, ma è indicativa, a nostro avviso, della superficialità e del cinismo con cui il Governo intende metter mano al problema. Quei 20 milioni erano destinati ad un Piano per la prevenzione contro la violenza sulle donne e con consenso unanime del Parlamento erano stati approvati con la legge finanziaria 2008 ed avevano già un preciso impegno di spesa: attivazione di numeri verdi, osservatorio per il monitoraggio delle violenze, campagne di promozione sociale, sostegno alle associazioni territoriali. Niente di tutto questo vedrà la luce.
Per questo, ministro Carfagna, chiediamo come intende reagire per recuperare i fondi per rilanciare i servizi programmati e quali provvedimenti concreti pensa di mettere in atto per prevenire e contrastare il fenomeno in ascesa della violenza sulle donne.

Mara Carfagna: Signor Presidente, onorevoli senatori, ringrazio le senatrici intervenute per i quesiti che hanno voluto rivolgermi questo pomeriggio, perché mi danno così l'opportunità di chiarire la vicenda relativa al taglio del fondo contro la violenza sulle donne e di anticipare quei provvedimenti che intendo intraprendere per contrastare il dolorosissimo fenomeno della violenza sulle donne.
In relazione all'azzeramento del fondo relativo al Piano di contrasto della violenza contro le donne e alle polemiche che ne sono seguite, mi preme sottolineare che il Governo ha ben chiaro quale sia la portata nel nostro Paese del problema in oggetto ed è altrettanto ben chiaro quanto il fenomeno sia in aumento.
È peraltro di tutta evidenza che contrastare il fenomeno della violenza contro le donne voglia dire tutelare i minori, spesso spettatori passivi di violenza contro le loro madri. I centri antiviolenza svolgono ed hanno svolto una funzione indiscutibile per aiutare donne e bambini in difficoltà, collaborando attivamente con la magistratura per proteggere le vittime di reati gravissimi, sostenerle ed aiutarle nel processo di recupero di dignità e di serenità della loro vita.
Questo Governo intende rispondere con i fatti alle problematiche che affliggono la nostra società; appare sinceramente pretestuoso utilizzare la questione degli tagli imposti dal recente decreto-legge n. 93 del 27 maggio scorso per scatenare polemiche destituite di fondamento. Vi spiego il perché di ciò. Nessuna sottovalutazione vi è stata in ordine alla gravità e alla portata del fenomeno. Il Dicastero ha anche ben presente l'importanza che i centri di contrasto alla violenza hanno nella vita del nostro Paese e nella tutela dei soggetti deboli, ma, come risulta da recentissimi dati ISTAT sulla violenza ai danni delle donne, soltanto il 2,8 per cento si rivolge a tali centri, che pertanto dovranno essere oggetto di una seria riflessione, ovviamente con gli operatori del settore.
Si tratta di un lavoro già avviato dal mio predecessore, che ritengo opportuno e doveroso portare a termine, anche perché risponde alle giuste sollecitazioni provenienti dallo straordinario mondo degli operatori dei centri antiviolenza. Vorrei ricordare agli interroganti che, al fine di promuovere queste politiche, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri è istituito un fondo, denominato Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità. Lo stanziamento di tale Fondo, senatrice Franco, non è stato ridotto ed è tale che con esso è possibile realizzare un ampio spettro di politiche per i diritti e le pari opportunità tra cui, naturalmente ed ovviamente, anche azioni di contrasto alla violenza sulle donne.
Le risorse del suddetto Fondo sono pari, per il 2008, a 96,8 milioni di euro complessivi (50 milioni di euro del 2008 più l'importo non speso del 2007, pari a 46,8 milioni di euro, che è stato riassegnato al Dipartimento). Le risorse di cui oggi è possibile disporre sono quindi pari a 72 milioni di euro, determinati sottraendo all'ammontare complessivo del Fondo (96,8 milioni) le somme impegnate e da impegnare, rispettivamente pari a 9,2 milioni ed a 11 milioni, per le attività già avviate dal Dipartimento dall'inizio del 2008 a tutt'oggi, nonché le somme accantonate dall'ufficio di ragioneria della Presidenza del Consiglio da gennaio ad oggi per le nuove leggi, pari a 4,6 milioni di euro. Si tratta di numeri di cui gli interroganti sicuramente saranno a conoscenza, in quanto traduzione puntuale e precisa, senza margini di interpretazione, dell'attività contro la violenza sulle donne posta in essere da chi mi ha preceduto alla guida del Ministero delle pari opportunità.
Dato il nuovo clima politico che sembra essersi instaurato in questa legislatura, non è certo mia intenzione innescare polemiche contro chi mi ha preceduto, ma i numeri sono tali da permettere un'analisi pacata ed approfondita sulla questione, senza scaricare responsabilità dei recenti fatti di cronaca su chi si è appena insediato al Ministero per le pari opportunità, avviando uno screening sulle attività fin qui predisposte per cercare di conservare quanto di buono è stato fatto finora.
Ricordo altresì agli interroganti che lo stanziamento da destinare per il 2008 al contrasto alla violenza sessuale di genere potrà quindi essere incrementato con decreto del Ministro per le pari opportunità, rispetto ai 3 milioni di euro previsti dal cosiddetto decreto Pollastrini, nei limiti della complessiva disponibilità di 72 milioni di euro. È una somma notevole che potrà - a mio avviso, dovrà - aggiungere risorse ed attività importanti rispetto a quelle già poste in essere. Credo sia una risposta quantitativa alle tante polemiche di questi giorni sui tagli alle risorse per il contrasto delle violenze sulle donne. I soldi, sia chiaro, ci sono; vanno spesi ovviamente con coscienza e senso di responsabilità.
Gli italiani, dalla politica in generale e dal Governo in particolare, chiedono concretezza e risultati immediati. Pertanto, per quanto riguarda le azioni di contrasto della violenza sulle donne, verranno presentati nei prossimi Consigli dei ministri due distinti disegni di legge. Il primo di essi, di cui sinteticamente illustrerò i punti salienti, è denominato «Misure contro gli atti persecutori», con riferimento al cosiddetto fenomeno dello stalking, che negli ultimi anni è balzato purtroppo agli onori della cronaca e che richiede interventi mirati, in parte già predisposti ma non approvati nella scorsa legislatura. È mia intenzione, e del Governo che qui rappresento, ripartire dalle misure contro lo stalking che, con il plauso dell'allora maggioranza e dell'allora opposizione, furono approvate in Commissione giustizia senza mai però approdare in Aula, a causa della chiusura anticipata della XV legislatura. Sarà questa un'importante modifica legislativa, che creerà un'autonoma figura di reato, giustificata dall'inadeguatezza del nostro codice a prevenire, contrastare e punire severamente una condotta sempre più diffusa, anche perché blandamente punita dallo stato attuale della legislazione. Il secondo disegno di legge, dal titolo: «Misure contro la violenza sessuale», verrà presentato prossimamente.
Prima di concludere, rispondendo alla domanda della senatrice Poli Bortone, mi preme rilevare che stiamo procedendo ad un'analisi accurata del bilancio che abbiamo trovato in eredità. Da una prima verifica dei capitoli di spesa risulta che, per l'assegnazione dei fondi, sono state privilegiate amministrazioni politicamente in linea con il precedente Governo e che, in particolare, per la Festa del cinema, nel 2007 sono stati stanziati - parliamo sempre del fondo del Ministero per le pari opportunità - 300.000 euro e nel 2008 (precisamente il 10 aprile 2008, quindi tre giorni prima delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile), i fondi stanziati per la Festa del cinema dal Ministero per le pari opportunità sono stati ben 490.000 euro.
In conclusione, ritengo di poter rassicurare gli interroganti riguardo alle azioni di contrasto al dolorosissimo fenomeno di cui stiamo trattando. Ritengo che tutte le misure e le iniziative per contrastare il fenomeno della violenza sulle donne, al vaglio del Governo e del Ministero che ho l'onore di rappresentare, non verranno minimamente intaccate dal recente decreto-legge del Governo.

Giuliana Carlino: Onorevole Ministro, lei ha parlato di fondi per le pari opportunità in modo generico e ha fatto distinzione fra vecchio e nuovo Governo. Noi dell'Italia dei Valori riteniamo che il problema debba essere risolto senza tener conto del colore politico di appartenenza, ma attraverso un senso di responsabilità politica istituzionale trasversale. Solo con la volontà di tutto il Parlamento si può risolvere questo delicato problema, anche abbreviando i tempi.
A proposito dello stalking, cui lei ha fatto riferimento, le ricordo che l'Italia dei Valori ha presentato una proposta di legge in merito sia nella passata legislatura che in quella presente, nella speranza che venga accolta nel più breve tempo possibile, a tutela delle donne. Dal momento che siamo alla vigilia della futura manovra di bilancio, potrebbe essere utile che già nella prossima discussione del DPEF il Governo si impegni a rafforzare gli strumenti utili per le politiche antiviolenza.
Auspichiamo, pertanto, che le promesse dell'onorevole Ministro si traducano ben presto in fatti concreti e non restino solo parole.

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