Misure antisociali
Se andiamo a guardare gli interventi in campo sociale di questo governo cadono per forza le braccia.
La questione di cui si sta discutendo, e sulla quale si spera di porre rimedio, riguarda i pensionati sociali, cioè coloro che non hanno potuto versare i contributi e non hanno una pensione, come le casalinghe che hanno passato la vita ai lavori di cura in casa e che come unico sostegno hanno questo assegno sociale, che ora rischiano di vederselo togliere.
Si tratta di 800 mila persone, e questo per la forsennata e continua ricerca della Lega di attaccare tutti gli immigrati per qualunque motivo, anche quelli regolari come in questo caso. Evidentemente non si sono resi conto che con l'emendamento che hanno fatto approvare alla Camera di fatto andavano anche ad escludere tutti i pensionati sociali italiani che non avevano almeno dieci anni di residenza e di lavoro nel nostro Paese.
Adesso si cerca di porre rimedio, però quando pensiamo che tutto ciò che è contenuto nella manovra finanziaria per le fasce più deboli è la cosiddetta “carta di povertà”, l'invenzione del nostro ministro “Robin alla rovescia” Tremonti, si pensa di umiliare chi è povero costringendolo di fatto a farsi vedere a fare acquisti con questa card, come un marchio sulla fronte con scritto “io sono povero”.
Si poteva fare ciò in maniera più elegante, dando direttamente a queste persone questi 200 euro, che corrispondono all'unico intervento in campo sociale fatto da questo governo che ha chiesto quattro miliardi attraverso la cosiddetta “Robin Hood Tax”, che poi pagheranno tutti i contribuenti. Quattro miliardi di cui hanno destinato al campo sociale solo 250 milioni attraverso questa card che, ripeto, è penalizzante perché pone un marchio di povertà sulla fronte dei cittadini.
La corda al collo dei lavoratori
E’ davvero imbarazzante il modo di agire di questo governo con il Premier Berlusconi che parla di un tema fondamentale per il futuro di migliaia di famiglie italiane, come il piano di risanamento di Alitalia, in una cena conviviale con i senatori e non dice una parola alle parti sociali.
Poi c’è un ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che farebbe bene ad interrogarsi sul suo ruolo in questo Governo, dal momento che dopo aver ignorato l’inserimento di una norma antiprecari in finanziaria ora dice di non sapere nulla dei 5.000 esuberi paventati dal premier.
Berlusconi la smetta con le manfrine e parli finalmente chiaro e nelle sedi opportune perché ogni giorno che passa appare sempre più evidente che su Alitalia la situazione è ancora in altissimo mare e che il gioco della cordata che appare e scompare rischia di diventare una corda al collo per migliaia di lavoratori.
Abruzzo: si riparte dai cittadini
Venerdi 25 luglio, in una piazza di Pescara stracolma di cittadini, Antonio Di Pietro ha ribadito la necessita' di un ricambio generazionale della classe dirigente.L'Italia dei Valori ha scelto di aprire le proprie liste alla societa' civile abruzzese.
Il giorno dopo si è riunita a Pescara l'assemblea regionale del Partito Democratico, che ad assemblea conclusa ha proposto al Consiglio Regionale comatoso ed in via di sciogliemento di cambiare la legge elettorale. L'effetto della loro proposta consentirebbe ad alcuni loro Sindaci abruzzesi di candidarsi.
Quello che i cittadini non capiscono, e nemmeno noi dell'Idv francamente, è il motivo per cui si dovrebbe cambiare questa legge elettorale con tanta fretta lasciando per lo più la decisione ad un Consiglio Regionale uscente. Come mai si lasciano agli uscenti il diritto di scegliere le regole del cambiamento?
Nessun accenno del Pd in compenso al programma, al rinnovamento delle persone, delle facce, nessun accenno alla data delle elezioni. Un pensiero in sintonia con quello di Pier Ferdinando Casini, ieri in visita a Pescara, che ha annunciato l'imminente "reclutamento" in regione di numerose persone capaci di portare in dote un gran numero di preferenze. Uno sfacciato mercato dei voti insomma, privo di idee e proposto da una classe politica vecchia e superata. Lontana dai cittadini.
Decisioni prese da entrambi i partiti non in una piazza, aperta alla partecipazione dei cittadini, ma in una saletta riservata per parlare a pochi intimi. La paura è quella dei fischi ovviamente.
Non saremo soli e non ci presteremo ad alleanze strumentali con chi all'interno di Rifondazione Comunista vorrebbe utilizzare l'Abruzzo e l'Italia dei Valori per consumare "vendette". Non saremo soli nelle piazze, saremo con i cittadini abruzzesi perchè è da loro che si deve ripartire, il resto, è solo cenere che questo vento di rinnovamento spazzerà via in un soffio.
Responsabilita' politiche del G8 di Genova
Diversi nostri lettori ci hanno chiesto le ragioni per cui l’Italia dei valori ha votato contro la costituzione di una Commissione di inchiesta sulle violenze del G8 di Genova.
Assicuro che noi dell’Italia dei Valori abbiamo sempre sostenuto la necessita’ di fare piena luce sui fatti verificatisi in occasione del G8 di Genova e soprattutto di ben individuare le responsabilità a tutti i livelli di quanto è accaduto. Noi pretendiamo e continueremo a pretendere la verità sulle responsabilità politiche. Lo pretendiamo per le vittime di un vero e proprio massacro, ma lo pretendiamo anche per restituire dignità ad uno Stato uscito umiliato a livello internazionale dalle violenze di Genova.
Ciò che ci ha lasciato a suo tempo perplessi è che ad accertare fatti penalmente rilevanti potesse essere un organo parlamentare quale la “Commissione di inchiesta”, che per definizione è di parte e dipende dalla maggioranza numerica del momento, e non invece la Magistratura, che essendo terza garantisce migliore obiettività circa il risultato, a cui poi poteva e ben può affiancarsi una “Commissione di indagine”.
A questo punto, però, è bene fare chiarezza sulla distinzione concettuale che noi abbiamo posto tra una “Commissione parlamentare di inchiesta”, su cui all’epoca abbiamo espresso riserve, e una “Commissione parlamentare di indagine”, verso cui noi invece propendevamo e che ancora oggi siamo disposti a sostenere. La Commissione parlamentare di inchiesta e’ titolare di poteri analoghi a quelli della Magistratura, compresi gli interrogatori, le perquisizioni e quant’altro di investigativamente rilevante, e sull'attività della Magistratura può interferire, pur essendo, spesso, del tutto priva della necessaria autonomia ed indipendenza, in quanto espressione dei partiti e di maggioranze politiche, variabili per definizione.
Oggi, a distanza di solo pochi mesi, possiamo dire che i fatti hanno dimostrato che le nostre preoccupazioni erano fondate. La magistratura ha processato e sta processando i responsabili mentre la Commissione di inchiesta sul G8 di Genova, se costituita, sarebbe oggi nelle mani blindate di chi nel 2001 aveva la responsabilità dell’ordine pubblico, di chi avrebbe interesse personale a fare emergere verità diverse da quelle che comunque cominciano ad emergere dai processi, di chi avrebbe addirittura la possibilità di interferire con la stessa attività dei Giudici.
La Commissione parlamentare di indagine che noi auspichiamo, invece, avrebbe compiti di sola valutazione politica sulla base dei risultati di indagini acquisite dalla magistratura senza interferenze e nel rispetto della diversità dei ruoli. A nostro avviso questa soluzione sarebbe lo strumento più efficace per accertare responsabilità politiche ormai quasi inequivocabili, anche grazie a quanto continua ad emergere dai processi. La verità non e’ certo emersa dall’indagine conoscitiva “farsa” messa in campo dal precedente governo Berlusconi. Ma la verità non sarebbe emersa neppure da una attività di inchiesta contrapposta a quella dei Giudici e pilotata di volta in volta dai Partiti al potere.
Forse abbiamo fatto bene, forse abbiamo sbagliato. Ma l’abbiamo fatto con totale buona fede e concreto spirito costruttivo.
Porcate d'autunno
L'Italia dei Valori è Opposizione a questo governo e a questa maggioranza. E' l'Unica Opposizione che in maniera chiara e determinata, fin dall'inizio, si opposta alle finte promesse e alle finte aperture di Berlusconi e dei suoi sodali. Su che cosa l'Italia dei Valori avrebbe dovuto dire di si? Al decreto “salva-Rete4” che continua a dare contro alle sentenze italiane ed europee, al decreto “blocca-processi” che serviva a bloccare cento mila processi per bloccare quello di Berlusconi, o avrebbe dovuto dire si alla norma immorale del “lodo Alfano” che ha voluto garantire al presidente Berlusconi l'immunità, o meglio l'impunità, fino al resto dei suoi giorni?
E' chiaro che l'Italia dei Valori dirà sempre no e parlerà chiaro al Paese, e lo farà in piazza. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: noi scenderemo in piazza, perché è li che c'è il vero confronto con la gente. Continueremo i nostri ragionamenti con il mondo della Rete, accettando i suggerimenti e quando necessario anche in rimproveri.
D'altra parte questo governo su cosa si è distinto, oltre che su questi opinabili, vergognosi, sgradevoli ed immorali provvedimenti? Si è distinto per l'abolizione dell'ICI, dove ha tolto da una mano per riprendere dall'altra, perché i comuni non avranno più soldi e dovranno aumentare le tariffe dei servizi, delle mense scolastiche, delle piscine, dell'assistenza agli anziani. Hanno cercato di introdurre nuove norme in materia di sicurezza, ma hanno tolto i soldi per le forze dell'ordine, che in pratica non potranno combattere la malavita perché non hanno le divise, non hanno le vetture, non hanno persino i soldi per acquistare il gasolio.
E' un governo tragedia per il Paese, che ci fa mettere alla berlina in Europa e che non ha risolto nessun problema. Gli stipendi, i salari, le pensioni ormai non hanno più forza per portare le nostre famiglie a fine mese, mentre Berlusconi e i suoi si preoccupano sempre della Casta, di mantenere e tutelare i privilegi dei Parlamentari. Essi vogliono introdurre un'altra porcheria in autunno: l'immunità parlamentare, dove i parlamentari saranno sciolti da qualunque vincolo di legge e non saranno perseguibili nel corso del loro mandato anche per reati gravi che dovessero commettere. Vogliono inoltre fare la riforma della giustizia per mettere sotto i tacchi la magistratura e imporre successivamente, fermando le intercettazioni, il bavaglio alla stampa.
L'Italia dei Valori, il presidente Antonio Di Pietro e i due gruppi parlamentari saranno una barriera, che insieme ai cittadini liberi di questo Paese faranno sentire alta la voce dell'Opposizione.
Nucleare: basta con gli imbrogli
Basta con gli imbrogli. Le dichiarazioni acrobatiche del Ministro Scajola, che definisce "enfatizzazione" eccessiva le forti preoccupazioni espresse dall`opposizione per l`incidente nella centrale nucleare francese, sono inquietanti.
Il Governo chieda, piuttosto, per la sicurezza dei cittadini italiani, all'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica di riferire su quanto accaduto, senza omissioni. Infatti, non è possibile considerare "una fortuna" il fatto che il livello di contaminazione di cento operai non sia di livello particolarmente grave. La verità è che l'energia atomica è fallimentare sia dal punto di vista dei costi e del rischio sicurezza delle centrali nucleari a fissione di terza generazione, sia per il problema dello smaltimento delle scorie radioattive.
I cittadini sono stanchi di chi governa con annunci inconsistenti e demagogici. Il futuro del nostro Paese e', come abbiamo detto più volte, nelle energie pulite e rinnovabili come il solare l'eolico e nella ricerca sull'idrogeno.
Il tradimento del programma
In questi ultimi giorni sono stati approvati due sistemi di norme, entrambi vergognosi: il cosiddetto "decreto sicurezza" ed il "lodo Alfano". Con l'ultimo provvedimento si consente di fatto l'immunità al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, introducendo una norma che ci allontana dall'Europa.
In maniera ingannevole è stato detto che questa norma ci allineerebbe a tutti i paesi europei. E' falso. Solo la costituzione portoghese e quella greca contengono una norma che tutela il capo dello Stato. Nessuna normativa costituzionale in nessun paese dell'Europa prevede l'immunità per il Presidente del Consiglio.
Questa norma ci allontana dall'Europa e della quale dovremmo dare conto, dato che abbiamo fatto un sistema con il quale noi italiani possiamo perseguire e processare Zapatero per un eventuale reato commesso in Italia, mentre gli spagnoli non potranno perseguire un reato commesso dal nostro Presidente del Consiglio. E' una norma che va contro l'Europa.
Poi il decreto sicurezza, in cui il nostro voto è stato nettamente contrario non solo perché contiene una connotazione razzista, ma perché alla fine è stata introdotta una norma che consente la riapertura del patteggiamento anche sin dal momento in cui il giudice entra in camera di consiglio, con un risultato che sommando lo sconto per il patteggiamento, pari ad un terzo della pena, con l'indulto, pari a tre anni, ci saranno imputati che pur condannabili a sette anni e mezzo in giù per i reati commessi non faranno neanche un giorno di carcere. Questo è il contrario della sicurezza.
Noi ora vorremo vedere come Alleanza Nazionale e Lega Nord riusciranno a giustificare questa norma che è contro la sicurezza e per il tradimento del programma ai loro elettori.
Noi dell'Italia dei Valori sappiamo come si fanno le norme per affermare il principio della sicurezza e in questa direzione ci muoveremo, con i nostri disegni di legge con i quali la maggioranza sarà costretta a confrontarsi.
Servi silenziosi
E' iniziato, in commissione giustizia alla Camera, l'esame del disegno di legge Berlusconi sulle intercettazioni.
In questi tre mesi abbiamo avuto le aule parlamentari intasate dai problemi del Presidente del Consiglio. Prima la “blocca processi”, che avrebbe bloccato 100 mila processi per reati gravissimi solo per bloccare un processo, quello che interessa il Presidente del Consiglio. E poi il "Lodo Alfano" che di lodo non ha assolutamente nulla perché è una legge dello stato che impedisce che il Presidente del Consiglio venga processato. Se non avessimo avuto le aule parlamentari intasati dai problemi del Premier probabilmente il disegno di legge sulle intercettazioni sarebbe già legge dello Stato.
Per farvi comprendere cosa accadrà, se e quando questo disegno di legge diventerà legge dello Stato, posso farvi un riferimento specifico al caso Abruzzo.
Nel caso in cui, al momento dell'arresto del Presidente della Regione, questa legge fosse già stata approvata i cittadini abruzzesi saprebbero dell'arresto del Presidente ma non potrebbero conoscere le ragioni. Alternativamente, se qualche giornalista avesse avuto il coraggio di informare l'opinione pubblica sarebbe in galera agli arresti anche lui.
I procuratori della Repubblica Nicola Trifuoggi e i sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli sarebbero esautorati dalle indagini, e l'indagine sarebbe probabilmente morta perché sarebbe scaduto il termine improrogabile dei tre mesi previsto dalle intercettazioni.
Non sto facendo riferimenti generici a situazioni generiche. Sto facendo riferimenti specifici e puntuali al disegno di legge Berlusconi in esame alla Camera.
L'opinione pubblica non saprebbe nulla perché all'articolo due è previsto il divieto della pubblicazione su qualsiasi organo di stampa degli atti delle indagini. Il Presidente è in galera e gli abruzzesi impossibilitati di sapere il perché.
Perché dico che i giornalisti che avrebbero sentito forte il diritto ed il dovere d'informare l'opinione pubblica sarebbero agli arresti? Perché l'articolo 13 prevede e punisce con l'arresto il giornalista che viola questo divieto.
Perché dico che il procuratore della Repubblica e tutti i magistrati che stanno indagando sarebbero esautorati dalle indagini? Perché l'articolo 1 di questo stesso disegno di legge prevede l'obbligo di astensione da qualunque atto da parte dei magistrati che vogliono informare l'opinione pubblica. Il procuratore della Repubblica ha informato l'opinione pubblica e ha reagito agli attacchi e insulti che gli sono piovuti addosso dalle massime cariche dello Stato, e mi riferisco a Silvio Berlusconi.
E' una situazione francamente inaccettabile. Il Paese al quale pensa Berlusconi è un Paese fatto di servi silenziosi, di magistrati impossibilitati ad esercitare la loro funzione giurisdizionale e di giornalisti imbavagliati, privati del loro diritto e dovere d'informare, di far sapere ai cittadini e all'opinione pubblica. Le cose di cui vi ho parlato sono i fatti. Solo ed esclusivamente i fatti, che probabilmente non riuscirete ad apprendere dagli organi d'informazione di regime.
Sono i fatti, tutto il resto è solo ed esclusivamente propaganda di regime.
No alla Banca del Mezzogiorno
Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati, di martedi 22 luglio, sull'istituzione di una "Banca del Mezzogiorno".
"Signor Presidente, l'ordine del giorno in esame riguarda un tema caro al Governo, perché lo stesso Ministro Tremonti lo aveva già proposto nel 2004, con esito fallimentare, con l'istituzione della banca del Mezzogiorno. Premessa la contrarietà del nostro gruppo all'istituzione di una banca del Mezzogiorno, considerata la sua inutilità, bisogna evidenziare alcune questioni.
Innanzitutto i precedenti: banche del Mezzogiorno ne abbiamo avute molte, molte e con esiti fallimentari. Partiamo dal Banco di Napoli, salvato in extremis, dal Banco di Sicilia, acquisito dal gruppo Unicredit, dalla Sicilcassa, già in liquidazione, e chi più ne ha più ne metta (ricordo le più grandi, ma vi sono anche le piccole).
Quindi, creare una nuova banca di questo tipo non si capisce quale utile e quale vantaggio possa costituire per il Mezzogiorno, anziché intervenire su questioni serie per il Mezzogiorno, come le infrastrutture, che invece sono state sottratte togliendo i fondi proprio alla Sicilia, alla Calabria e alle regioni del sud.
Premesso ciò, anche il tipo di banca pensata non ha veramente senso: si parla di 5 milioni di euro per la sua istituzione. I dati della Banca d'Italia prevedono che per istituire una banca di credito cooperativo con uno sportello unico occorrono almeno due milioni di euro di capitale sottoscritto: con cinque milioni ci facciamo due sportelli e mezzo in tutto il sud.
Poi guardiamo la situazione, per esempio, della Sicilia - sono sempre dati della Banca d'Italia - per capire se serve una nuova banca. In questo momento, in Sicilia sono operanti 79 banche, con 1.788 sportelli, che coprono 337 comuni. Banche di credito cooperativo ce ne sono invece 30 e sono quelle più radicate sul territorio, con 147 sportelli e coprono 119 comuni. Pensare a una nuova «bancarella», francamente non sappiamo a cosa serva.
Non solo: consideriamo la compagine sociale. Pensare che i soci siano gli enti locali (regioni, province e comuni) è anche questa una grande forzatura: da un lato gli enti locali non riescono a garantire i servizi essenziali, anche per colpa dell'attuale Governo, che ha sottratto loro i fondi e dall'altro lato li facciamo diventare i soci di una banca.
La vera finalità credo sia indicata nella norma istitutiva del Governo: acquisire rami secchi di banche meridionali e insulari. Vorremmo anche capire quali sono, forse l'unica che è rimasta è la Sicilcassa, gli altri sono chiusi o acquisiti già da altri.
Non solo: l'altra finalità probabilmente è nominare tre nuovi soggetti, tre nuovi posti di sottogoverno in una nuova banca (infatti si parla di un comitato promotore di tre soggetti). Ci avessero almeno detto come si chiamano, quanto meno sapremmo chi sono gli interlocutori e con chi parlare.
Cosa serve, invece, al sud? Serve una nuova politica finanziaria su cui il Governo non intervenga assolutamente. Serve una politica finanziaria che consenta al sud pari opportunità di accesso al credito: non una nuova banca, ma trattare con le banche che esistono per garantire tale pari opportunità.
Mi avvio a concludere senza, signor Presidente, che lei mi segnali che il tempo a mia disposizione sia terminato.
Il senso dell'ordine del giorno a mia firma è quello di salvare il salvabile. In altre parole, visto che in questo momento una banca inutile serve a poco (solo ad «occupare» cinque milioni di euro), è necessario provvedere immediatamente alla privatizzazione dell'intero capitale sociale, considerato che è stato prelevato, in egual misura, dal Ministero per i beni e le attività culturali per due milioni e mezzo di euro, e dal Ministero della salute per altri due milioni e mezzo di euro. Pertanto, si privatizzi immediatamente, per fare in modo che questi cinque milioni di euro, per pochi che sono, rientrino e vengano destinati alle finalità originarie, perché il sud non ha bisogno di nuove banche con trovate che garantiscano nuovi posti di sottogoverno, ma di una nuova politica che lo rilanci (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).
Lodo Alfano: aborto giuridico e politico
Riporto il video ed il resoconto stenografico della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori al Senato sul lodo Alfano.
Felice Belisario: Signor Presidente, signor Ministro della giustizia, colleghe e colleghi, dopo lo spiegamento di forze messo in atto dalla maggioranza per giustificare, legittimare e addirittura esaltare lo scudo giudiziario reso al Presidente del Consiglio, provo un certo imbarazzo nel prendere la parola, perché il provvedimento che è stato inventato, ma forse è meglio dire copiato, dal precedente lodo Schifani, blindato e difeso secondo un copione imparato ormai a memoria, è talmente insopportabile politicamente e brutto giuridicamente da ingenerare vergogna e preoccupazione. Si tratta di una norma confezionata a dovere per rendere sempre più profondo il solco tra il Paese reale e il Palazzo.
Io non so se nelle vostre coscienze, colleghi di maggioranza, vi sia stato lo spazio per un approfondimento sereno ed obiettivo, se davvero siete tutti convinti che il cosiddetto salva-Berlusconi sia una norma che fa onore al nostro ordinamento giuridico. Infatti, al di là delle dichiarazioni di stile, un principio simile, quello di salvaguardia del Presidente del Consiglio, è ignoto alle democrazie occidentali e, anche per quanto riguarda il Presidente della Repubblica, lo ritroviamo scarsamente applicato nella Costituzione greca, in quella portoghese e in quella francese. Per la Gran Bretagna e per la Spagna si tratta di immunità assoluta perché si parla di sovrani. In Germania, invece, il Cancelliere e i Ministri sono considerati titolari di una funzione pubblica e ad essi si applica la disciplina generale dei funzionari del pubblico impiego.
L'Italia dei Valori ha denunciato ovunque questa bruttura che voi, colleghi di maggioranza, vi accingete ad approvare e per questo tutti noi, perché lo abbiamo detto anche nelle piazze, siamo stati additati come espressione dell'antipolitica e come forze giustizialiste, anche questa mattina qualcuno lo ha detto. Ma a chi è ipocritamente bugiardo intendo restituire l'espressione "giustizialista" che non mi offende ma non mi appartiene e non appartiene neppure al mio partito (Applausi dal Gruppo IdV), a meno che a dire la verità, opporsi strenuamente alle leggi vergogna, chiedere di governare con trasparenza e sempre nel rispetto della legalità sia oggi sinonimo di giustizialismo. Inoltre, a coloro che sono pieni di orticaria perché l'Italia dei Valori è presente sullo scenario politico italiano, difendendo quei principi elementari di libertà ed uguaglianza voluti dai nostri costituenti e che migliaia di nostri eroi hanno difeso con la vita, diciamo di non farsi affliggere dalla disperazione ma di curarsi con pillole di democrazia, di rispetto di tutti gli organi costituzionali a cominciare dal Parlamento e soprattutto di eliminare il macroscopico conflitto d'interessi, vera metastasi di un Paese occidentale che non risolve i problemi della gente, ma solo quelli del Capo, padrone, Presidente. (Applausi dal Gruppo IdV).
Signor Presidente del Senato, onorevoli colleghi, l'Italia dei Valori ha dato prova in questi mesi di sapersi confrontare in queste Aule sui contenuti dei provvedimenti, coerente con i suoi princìpi e con il suo programma. E come emerso nel dibattito anche di questo provvedimento, abbiamo avuto la perseveranza e la determinazione di voler lavorare insieme ai colleghi del Partito democratico, mantenendo un rapporto leale e con la volontà - spero comune - di costruire una credibile alternativa di Governo con il coinvolgimento delle energie vive della società italiana.
Pur nelle reciproche differenze e con quelle criticità che sono emerse ad inizio legislatura, è questo il dato politico che emerge nel dibattito e che fa dispiacere a qualcuno e che anche l'informazione non ha sufficientemente e proficuamente sottolineato.
Ma veniamo a noi, signor Presidente del Consiglio, che dopo le belle e finte parole pronunciate al suo insediamento si è abilmente nascosto, forse arrossendo un pochino per la norma che lei non ha voluto, che hanno scritto i suoi parlamentari legali e che il ministro Alfano ha solo avuto l'onere di marchiare con il proprio nome.
Signor Presidente del Consiglio, o - se preferisce - signor numero 1816 della Loggia P2... ( Applausi dai banchi dell'opposizione. Vivaci commenti dei banchi da maggioranza).
Presidente: Colleghi, per cortesia, lasciamo completare l'intervento del senatore Belisario.
Felice Belisario: Riporto solo dati che ormai sono alla storia e agli atti parlamentari.
...o - se preferisce - signor numero... (Commenti del senatore Asciutti) ...signor numero 1816 della Loggia P2, il disegno del suo ispiratore si sta compiendo: impunità a vita, magistratura insultata e chiamata dai suoi mentori con il gentile appellativo di fogna; l'informazione a suo completo servizio e presto con il bavaglio; l'immunità alle porte per la classe parlamentare; intercettazioni legali da eliminare, mandando in galera chi le ordina e chi le fa conoscere alla pubblica opinione, anche quando fanno emergere il marcio che esiste nella nostra società. Altro che chiacchiere!
Questi sono oscurantismo e nebbia che cercano di avvolgere per far deviare le nostre coscienze. Questa norma è un errore. Continueremo a sottolinearlo; un errore marchiato, compiuto perché la sua megalomania, signor Presidente del Consiglio, la porta ad essere primo anche nelle smargiassate politico-istituzionali. E' una norma-privilegio quella per cui il Parlamento è stato di fatto sequestrato perché bisognava fare presto, perché lei aveva ed ha paura di essere giudicato.
Lei, signor Presidente del Consiglio, non passerà mai alla storia come statista, ma verrà riportato nel guinness dei primati per l'abilità con cui da slalomista provetto è riuscito ad evitare tutti i processi in cui è stato coinvolto.
L'anomalia italiana sta tutta qui, nel presentare al mondo un Presidente del Consiglio sempre più assente dalle Aule parlamentari perché indaffarato ad evitare quelle giudiziarie che, dopo la Cirami, la Cirielli, l'abolizione del falso in bilancio, il lodo Schifani, la bloccaprocessi, adesso ha configurato questa nuova norma firmata Alfano.
Signor Ministro della giustizia, lei ci ha anticipato in qualche sua battuta che in autunno il PdL farà la riforma della giustizia. Ma quale, quella che vuole introdurre l'immunità per la casta rendendo deputati e senatori sciolti da ogni vincolo di legge e che vuole mettere la mordacchia ai giudici separandone le carriere, oppure quella che pensa alle elezioni popolari dei giudici? Ed è possibile parlare di riforme, signor Ministro, di quella della giustizia o di quella sul federalismo, se il Ministro delle riforme è stato condannato per avere prima oltraggiato la bandiera e, l'altro ieri, persino l'inno nazionale? (Commenti dai Gruppi PdL e LNP).
Mi chiedo e chiedo a voi, senatori di maggioranza, con chi e su che cosa...
Presidente: Senatore Belisario, si avvii a concludere, mancano venti secondi al termine del tempo a sua disposizione. (Commenti dai Gruppi PdL e LNP). Colleghi, per cortesia, lasciamo concludere il senatore Belisario.
Felice Belisario: Con chi e su che cosa dovremo dialogare? Pensate davvero, come una Penelope al contrario, che si possa scucire di giorno con la proposta Alfano e tessere di notte sulle riforme? Riteniamo che ciò non sia possibile. Per questo diremo convintamente il nostro no a questo aborto giuridico e politico. (Vivaci commenti dei Gruppi PdL e LNP).
Voce dai banchi della maggioranza: Ma cosa dici? (Commenti dei senatori Collino e Asciutti).
Gramazio (PdL): Bravo!
Presidente: Per cortesia, colleghi, il senatore Belisario sta concludendo il proprio intervento, lasciamolo finire.
Felice Belisario: Diremo il nostro no convinto a questo aborto giuridico e politico, lo faremo in Parlamento, utilizzeremo i mezzi referendari che la Costituzione repubblicana ci mette a disposizione e scenderemo nelle piazze, una, cento o mille se servirà (vivaci commenti dai Gruppi PdL e LNP), per continuare il nostro dialogo con la gente, lasciando voi a rimanere casta. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
Universita': premiamo il merito
Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati sul tema dei finanziamenti delle università.
"Signor Presidente, il motivo per cui oggi intendiamo esporre il nostro ordine del giorno è perché in Italia vi è sempre stata una scarsa propensione ad investire nella ricerca scientifica, quasi come se fosse qualcosa di opzionabile o uno spreco di energia.
Quei pochi soldi che arrivano negli atenei sono pochi e vengono distribuiti «a pioggia», senza alcun criterio di merito.
Mi dispiace che l'onorevole Bindi vada via, perché come ricercatrice universitaria, avevo impiantato il discorso proprio su qualcosa, a mio avviso, di condivisibile; rimarrà, tuttavia, agli atti.
Non dobbiamo stare qui ad esaltare o spiegare i motivi per cui l'investimento sulla ricerca è indispensabile per un Paese, in quanto sappiamo bene che oggi nel mondo siamo sei miliardi e mezzo di individui: ciò corrisponde ad una nascita di circa tre neonati al secondo e, pertanto, vi è più bisogno di energia e di fonti energetiche. La ricerca serve sia a migliorare la qualità della vita, sia perché - vi sono i risultati degli studi - l'età media è molto aumentata negli ultimi decenni, ma anche per costruire nuove fonti alternative di energia, che siano alternative a quelle a rischio, potenzialmente e non ancora sicuramente innocue per il resto della collettività e dell'umanità.
Sappiamo bene, inoltre - e ci rivolgiamo al Presidente che è subentrato all'onorevole Bindi - che è necessario operare dei tagli: sicuramente essi vanno eseguiti, ma il problema è come farlo. A nostro avviso (cioè dell'Italia dei Valori), è necessario distinguere, sul criterio meritocratico. Durante la campagna elettorale, avete tanto parlato del merito: secondo noi è indispensabile intercettare il merito e, quindi, premiare quelle università virtuose, che hanno requisiti particolari. Le università che dovrebbero ricevere meno fondi sono quelle in cui la durata del corso di laurea è sensibilmente più lunga, in cui l'abbandono degli studenti è maggiore, l'indice di gradimento dei professori è più basso e la ricerca - quella che viene espressa dalle pubblicazioni scientifiche - è più scarsa o di più scarsa qualità.
Pertanto, a nostro avviso, bisogna smetterla con il pullulare delle sedi distaccate delle università, che servono soltanto a sistemare i soliti figli dei soliti nomi illustri. Il nostro Paese, l'Italia, è il primo in Europa in cui si perpetuano sempre gli stessi cognomi: da noi vi è il più alto numero di notai figli di notai, di primari figli di primari, di dirigenti ASL figli di dirigenti ASL e di professori figli di professori. Non va bene così: non è questo il sistema d'intercettare il merito. Ormai vi sono una serie di dati: in tutte le università si moltiplicano i «libri bianchi», in cui viene dimostrato e testimoniato che, oltre alla perpetrazione dei soliti cognomi, la produzione scientifica di maggiore spessore appartiene alla fascia docente più bassa e, quindi, ai ricercatori piuttosto che ai professori ordinari.
In questa maniera crediamo non bisognerebbe andare avanti: quindi i fondi per la ricerca che il Governo vorrà stanziare, anche se in maniera sensibilmente minore a quella precedente, dovrebbero tenere conto della meritocrazia. Intercettare il merito è quindi l'invito dell'Italia dei Valori a voi del Governo. Come avete promesso in campagna elettorale: premiate le università più virtuose e meritevoli e concentrate su di esse le vostre risorse finanziarie! Se quindi un taglio deve esserci a tali fondi, deve essere a carico delle università meno meritevoli. In altri termini, onorevoli del Governo, fate in modo che in Italia più che i «ricercatori» vengano premiati i «trovatori» (Applausi dei deputati del gruppo dell'Italia dei Valori e del Partito Democratico)".
Lodo Alfano: diktat ipocrita
Riporto il resoconto stenografico del mio intervento al Senato sul lodo Alfano.
"Signor Presidente, il lodo è il prodotto di un arbitrato tra due parti che vogliono trovare un accordo. Questo è un diktat, per di più ipocrita, perché si promette a vantaggio di quattro cariche e in realtà funziona per una sola. Leopoldo Elia, nel corso di un'audizione in Commissione, ha insistito sull'unicità di questa norma nel panorama giuridico conosciuto, tant'è che sono protetti i capi di Stato e non i capi di Governo.
La modifica è possibile solo con legge costituzionale e ne è prova il fatto che la richiesta di autorizzazione a procedere fu modificata con legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3. Per infrangere la saldezza di questo principio, si dice che il Premier è stato scelto dal popolo e quindi deve poter svolgere il proprio mandato. Non è il Premier: la parola è ambigua e lede l'idea della natura collegiale del Governo. Al Titolo III della Costituzione, "Il Governo", la Sezione I reca il titolo "Il Consiglio dei Ministri", non "Il Presidente del Consiglio". Inoltre, non è vero che è stato scelto, perché è stato nominato dal Presidente della Repubblica e non è stato eletto con un'elezione diretta, anche se, come è già stato fatto rilevare, è stato un errore anche del centrosinistra aver accettato l'idea di porre il nome del candidato sulla scheda elettorale, peraltro con una forzatura rispetto alla tradizione.
In ogni caso, la vittoria elettorale non scioglie dal vincolo delle leggi. L'enfasi sulla scelta, su questa idea dell'elezione da parte del popolo, svilisce la natura collegiale del Governo e mette in pericolo anche la dialettica tra il Governo e le Camere. Far svettare su tutto il rapporto a senso unico tra capo e popolo costituisce una sorta di forzatura della dialettica democratica.
All'origine dell'unicità della storia del provvedimento sta l'unicità della vicenda giudiziaria che l'ha prodotta; ma questa, a sua volta, è prodotta dall'unicità di un'anomalia istituzionale che non ha pari nel mondo occidentale. Senatore Saro, l'anomalia istituzionale italiana non è data dalla magistratura, ma dal fatto che è salito al vertice del potere politico un soggetto che era del tutto incompatibile con l'esercizio di quel potere.
Da tutto ciò deriva una serie di forzature indicibili. Le ultime le vediamo e le vedremo nel prossimo periodo, con l'avanzare dei tempi e il susseguirsi di decreti‑legge, proroghe dei termini, voti di fiducia, il prossimo per scassare definitivamente la spesa pubblica, con danni incalcolabili.
Ci si appella al criterio della serenità: lui deve essere sereno. Ma lui sapeva di questa situazione già da molto tempo; quindi, se aveva una sensibilità tale da pregiudicare la sua serenità, già da tempo avrebbe dovuto smettere di essere sereno.
Il provvedimento dovrebbe svelenire il confronto. Niente di più sbagliato: in realtà lo avvelena alla radice e in modo irrimediabile. Con un atto di prepotenza non si può aprire un periodo di pace. Come si possono discutere le modifiche costituzionali con chi si mette la Costituzione sotto i tacchi? Si tratta di danni irreparabili ai principi costituzionali e l'eguaglianza viene calpestata.
Vi è un solo aspetto positivo: chi ha bisogno di protezione per svolgere semplicemente il proprio compito di Presidente del Consiglio non potrà mai aspirare davvero a superiori funzioni istituzionali.
Ci sorregge, infine, una speranza. Abbiamo di fronte a noi un impegno nobile e fondamentale: restaurare il primato dell'uguaglianza. Lo faremo. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni)."
Bocconi amari della Lega
E' certamente interessante vedere in questi mesi qual'è l'atteggiamento della Lega Nord nei confronti dei provvedimenti del governo, perché in realtà siamo di fronte ad un partito che ha preso tanti voti al nord, che in campagna elettorale ha parlato di federalismo e di interventi sulla sicurezza, che però agli atti pratici sta dimostrando di comportarsi in modo diverso.
I mezzi d'informazione lo dicono troppo poco. A partire dal caso Alitalia, in cui è stato fatto un regalo ad una società che non era più in grado di funzionare, dove la Lega ha votato a favore dei 300 milioni di euro presi dalle tasche dei cittadini per darli ad una società pubblica nazionale, cosi come non ha esitato a votare 500 milioni di euro per Napoli e non esiterà a votare 500 milioni per Roma capitale, anche questo un regalo del governo ad un sindaco amico, perché non si giustifica altrimenti un intervento di questo tipo.
In generale, abbiamo avuto un ministro come Tremonti, il nostro Robin Hood alla rovescia, che è riuscito a fare degli interventi che sono esattamente il contrario di ciò che si dovrebbe fare quando si è federalisti. Ha abolito l'Ici sulla prima casa, l'imposta più federalista che esisteva in Italia. Ma non solo, nella manovra economica che stiamo per approvare, sulla quale la Lega Nord in commissione bilancio si appresta a votare a favore, ci sono tutta una serie di interventi che di fatto riportano al centro, cioè a Roma, le decisioni che riguardano le entrate degli enti locali dove vengono addirittura stoppati nella loro autonomia perché viene assolutamente sospesa, cosi che nei prossimi anni non potranno intervenire con tasse sostitutive a quelle dello Stato. Eppure viene tolto agli enti locali una quantità rilevantissima di denaro, miliardi di euro, nei prossimi tre anni.
Per non parlare poi della sicurezza, un dato emblematico. La Lega ha fatto una campagna elettorale sulla sicurezza nel nord e dopodiché era pronta a votare la legge che conteneva il cosiddetto decreto “blocca processi”, con la quale dei reati che al nord sono particolarmente sentiti dalla popolazione come stupri, rapine e scippi, erano praticamente considerati cosi poco rilevanti da essere rinviati per un anno, anche per reati commessi da extracomunitari, uno dei temi rilevanti e cavalli di battaglia su cui la Lega gioca.
Sono stati pronti a votare il “lodo Alfano”, che io chiamo “dolo Alfano”, per salvare Berlusconi dal suo processo, ed erano pronti a votare il “blocca processi”. Questa è la dimostrazione che siamo in presenza di un partito che immagina di sacrificare una legge futura, ma molto futura secondo me, sul federalismo fiscale e intanto accetta tutte le schifezze che sta facendo questo governo in tema di sicurezza e legalità, ed è pronto ad accettare tutte le norme di natura economica che sono assolutamente norme antifederaliste.
Abruzzo: adesso tocca a Voi
Le dimissioni di Del Turco ci hanno fatto tirare un sospiro di sollievo!
Il partito trasversale - costituito a tempo di record da chi, dichiarandosi pronto al sacrificio di andare avanti per il bene dell’Abruzzo, voleva in realta’ prolungare l’agonia della nostra regione e restare in sella fino alla prossima primavera, nel tentativo di riorganizzarsi e magari anche nella speranza di far dimenticare cio’ che gli abruzzesi non potranno mai piu’ dimenticare ha subito un duro colpo.
Adesso tocca a Voi rendere questa sconfitta definitiva.
Tocca a Voi occupare gli spazi ed i ruoli che i principali partiti di centrodestra e di centrosinistra hanno dimostrato di voler occupare solo per scopi personali.
Tocca ai professionisti, ai lavoratori autonomi, agli imprenditori scendere in campo per dimostrare che, senza l’insopportabile oppressione di politici che pensano solo agli affari propri, l’economia abruzzese puo’ riprendere a crescere.
Tocca ai lavoratori dipendenti della Regione, delle ASL e di ogni altra istituzione pubblica scendere in campo per dimostrare che per raggiungere gli stessi livelli di efficienza del lavoro privato non serve il Ministro Brunetta, ma basta liberarsi di una politica clientelare che vincola tutte le attivita’ e tutte le decisioni al perseguimento esclusivo di scopi clientelari.
Tocca ai precari, ai giovani in attesa di un lavoro ed agli stessi lavoratori del settore privato scendere in campo per dimostrare che per il progresso della nostra societa’ solo il merito, non le raccomandazioni, deve essere il criterio selettivo nella ricerca di un posto di lavoro e che la competitivita’ del nostro sistema produttivo e’ compatibile con la flessibilita’ del lavoro, ma non con la sua congenita ed ormai cronica precarieta’.
Tocca alle scuole ed alle universita’ abruzzesi scendere in campo per dimostrare che con la formazione e le competenze, di oggi e di domani, gli abruzzesi saranno in grado di sostenere e vincere le sfide della globalizzazione.
Tocca alle famiglie abruzzesi scendere in campo per dimostrare che un progetto credibile di cambiamento della nostra societa’ conta mille volte di piu’ di una promessa di un posto di lavoro o di un incarico, quasi sempre costruito e conferito con lo scopo di mortificare la stessa dignita’ di chi e’ destinato a ricoprirlo.
Per noi dell’Italia dei Valori il partito non e’ mai stato il fine, ma solo il mezzo, lo strumento da mettere a disposizione dei cittadini per affermare valori all’interno delle istituzioni, per promuovere dal basso il cambiamento della nostra societa’.
Per questo siamo pronti a raccogliere la sfida, a fare tutto quanto e’ nella nostre possibilita’ per contribuire al superamento del baratro tra presente e futuro che la drammatica situazione in cui versa la nostra regione ci ha messo di fronte.
Lo faremo aprendo le nostre liste e contribuendo, con la nostra organizzazione, anche alla nascita di liste civiche espressione di movimenti, di associazioni e di liberi cittadini animati dallo stesso nostro desiderio di rinnovare in profondita’ la politica regionale.
Lo faremo riconsiderando alla radice la stessa idea di alleanza, rendendo nostri alleati le persone e non i partiti.
Lo faremo con l’orgoglio e la determinazione tipica di un popolo, quello abruzzese, ferito, profondamente ferito, ma non ancora sconfitto.
Mi autotasso
Devolverò una somma pari a una mia indennità mensile alle forze dell'ordine della zona nolana, in provincia di Napoli, per contribuire, nel mio piccolo, ad aiutare i commissariati e le caserme più impegnate contro la criminalità a superare le enormi difficoltà economiche che sono costretti ad affrontare a causa dei tagli di bilancio operati dal governo.
Mai si era vista una mobilitazione così ampia di tutte le rappresentanze delle forze di polizia, a dimostrazione della gravissima riduzione di risorse al comparto attuata dal governo di centrodestra, che con una mano difende la Casta riproponendo l'immunità parlamentare e con l'altra mette in ginocchio le forze dell'ordine. Mi sembra quindi doveroso aiutare i poliziotti, i carabinieri e i finanzieri che ogni giorno combattono la criminalità, ma che spesso non ricevono i fondi necessari nemmeno per comprare la benzina, pagare gli straordinari, riparare le auto e acquistare materiale di cancelleria per gli uffici.
Nei prossimi giorni, quindi, andrò a effettuare una donazione al ministero dell'Interno, al comando generale dell'Arma e della Guardia di Finanza, chiedendo che venga indirizzata ai presidi di polizia del mio territorio. Sarebbe quantomai utile che anche altri parlamentari provvedano a loro volta ad autotassarsi per sostenere, con un gesto concreto, l'attività di poliziotti, finanzieri e carabinieri e garantire davvero più sicurezza ai cittadini.
Nell'interesse di tutti i cittadini
E’ uno dei più brutti momenti della storia della Repubblica italiana. Un uomo ha deciso di piegare il parlamento ai suoi voleri introducendo prima una norma canaglia per bloccare il suo processo fermandone centomila, poi ha deciso di darsi l’immunità o meglio l’impunità a vita con il lodo Alfano, o meglio la vergogna Alfano. Berlusconi è un uomo discutibile che ha scalato le massime vette delle istituzioni senza avere un minimo di etica dei comportamenti, piegando tutto e tutti.
Il lodo Alfano, la prossima settimana, approderà al Senato, lì faremo un’opposizione uguale e se possibile più dura di quella che c’è stata alla Camera. Quanto meno dovrà essere una opposizione che continuerà a guardare e a dialogare con il paese, un dialogo sulle riforme con persone che hanno fatto dello stato una loro succursale, quasi una bottega commerciale ed impossibile. Impossibile in un momento in cui salari e pensioni sono ai minimi termini, in cui il Paese è in ginocchio e bisogna cercare di venir sù non con riforme istituzionali di cui non i cittadini non avvertono la necessità, ma con riforme di sistema che riguardino l’economia e quindi meno banche, meno petrolieri, meno assicurazioni e più lavoro dipendente e stabile, accessibile ai giovani senza precarietà.
Per questo l’Italia dei Valori è scesa nelle piazze e continuerà a farlo perché questi sono i bisogni dei cittadini: ridurre i costi della politica, mettere all’angolo tutte le caste, a cominciare da quelle della politica che pensa di essere il centro del mondo. Al centro del mondo ci sono i bisogni, le passioni, le insicurezze delle italiane e degli italiani. L’Italia dei Valori continuerà a lavorare,a parlare, a capire, ad ascoltare le esigenze del territorio e allo stesso tempo, nelle aule parlamentari, continuerà a produrre il massimo sforzo possibile nell’interesse di tutti i cittadini.
Lontani dalla legalita' e dall'Europa
Questa mattina il ministro Tremonti è venuto in Aula a raccontarci che il federalismo fiscale sarà strumento efficace per la lotta all’evasione. Ci perdoni il ministro Tremonti, ma non riusciamo proprio a dargli un minimo di credibilità ma, quel che più conta, è che credibilità non gliela attribuisce neanche la Corte di Giustizia Europea che, proprio oggi, ha condannato senza appello la Finanziaria 2003 voluta da Tremonti perchè ha indotto i contribuenti o a dichiarare soltanto una parte del debito effettivamente dovuto o a versare una somma forfetaria invece di un importo proporzionale al fatturato realizzato.
I giudici della Corte di Giustizia Europea hanno respinto la giustificazione avanzata dall’Italia che attribuisce al condono fiscale il merito di avere consentito all'erario di recuperare immediatamente e senza la necessità di avviare lunghi procedimenti giudiziari, una parte dell'IVA non dichiarata inizialmente, ritenendo, al contrario, che la misura in questione, introdotta appena dopo la scadenza dei termini entro cui i soggetti passivi avrebbero dovuto pagare l'Iva e implicante il pagamento di un importo assai modesto rispetto a quello effettivamente dovuto, consente ai soggetti passivi di sottrarsi definitivamente agli obblighi in materia di IVA, perfino quando le autorità fiscali nazionali avrebbero potuto individuare le irregolarità.
Non serve altro per dimostrare che, ancora una volta, Tremonti e la sua politica ci portano lontano dalla legalità e lontano dall’Europa.
Via libera alla criminalita'
Riporto il video e il resoconto stenografico dell'interrogazione parlamentare rivolta al Ministro per il rapporti con il Parlamento Elio Vito.
L'interrogazione (guarda il video)
Fabio Evangelisti: Signor Presidente, noi abbiamo presentato l'interrogazione a risposta immediata in esame perché come Italia dei Valori siamo preoccupati per l'attività legislativa del Parlamento che ci sembra vieppiù sacrificata dall'iniziativa legislativa del Governo che procede, tra l'altro, a colpi di fiducia. Ne abbiamo appena parlato poco fa in Conferenza dei capigruppo. Basta ricordare il voto di fiducia della scorsa settimana, quello della settimana in corso e un altro è già preannunciato in ordine alla manovra economica e finanziaria.
Si tratta, per lo più, da parte del Governo di leggi ad personam, «leggi pernacchio», «leggi vergogna», dolo piuttosto che lodo, norme «salva Premier» e via dicendo. Queste, tra l'altro, sono solo una minima parte delle etichette che giustamente sono state assegnate ai provvedimenti voluti da questa maggioranza e dal suo datore di lavoro, l'amministratore delegato Silvio Berlusconi. Perciò affermiamo - lo facciamo dinanzi al Paese - che state espropriando l'Aula di Montecitorio.
Poco fa l'onorevole Volpi ha parlato del cosiddetto «decreto-legge sicurezza». Mi riservo di esporre in fase di replica cosa ne penso, ma siamo di fronte ad un decreto-legge che potremmo ribattezzare «decreto via libera alla criminalità».
Presidente: Il Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha facoltà di rispondere.
La risposta (guarda il video)
Elio Vito: Ministro per i rapporti con il Parlamento. Signor Presidente, non si può negare che il decreto-legge, come strumento normativo di natura eccezionale utilizzabile solo in casi straordinari di necessità e urgenza, abbia visto, nelle ultime legislature, un largo ricorso.
D'altra parte, la significativa presenza della decretazione d'urgenza è ormai un sintomo costante, onorevole Evangelisti, di tutte le legislature più recenti come emerge dal raffronto dei dati dalla XIII legislatura alla XIV alla XV sino ad arrivare alla legislatura in corso.
Anzi, è un sintomo anche dell'avvio di legislatura, un ricorso particolarmente frequente alla procedura d'urgenza, proprio per fare fronte alla necessità di risolvere ed affrontare i problemi che non hanno trovato risposta dai precedenti Governi.
È il caso della necessità che il Governo Berlusconi ha dovuto affrontare per avviare a soluzione i problemi dell'emergenza rifiuti in Campania e l'emergenza sicurezza (per la quale si è fatto ricorso alla decretazione di urgenza) oltre all'esigenza di abolire l'ICI, la cui rata di pagamento era in scadenza.
D'altra parte, se si raffronta l'attività in questi primi mesi del Governo Berlusconi con quella del Governo precedente emerge che il Governo Berlusconi ha fatto ricorso a dieci decreti-legge, di cui un numero minore è stato portato alla conversione da parte delle Camere, a fronte di quattordici disegni di legge. Il Governo Prodi, nello stesso periodo, aveva adottato, invece, sei decreti-legge e cinque disegni di legge. Era stato fatto, nello stesso periodo, un ricorso maggiore al voto di fiducia, ma soprattutto, onorevole Evangelisti, in un quadro corretto di collaborazione tra Governo, maggioranza e Parlamento l'ampio ricorso per ragioni obiettive alla decretazione d'urgenza, pur minore di quello della legislatura precedente, non ha leso i diritti dell'opposizione e della minoranza parlamentare per quanto attiene al calendario dei lavori. Emerge, dai dati pubblici della Camera, infatti, che è stata non solo rispettata la quota prevista dai Regolamenti parlamentari, ma che tale quota è addirittura superiore al 30 per cento.
Non vi è stata, quindi, alcuna lesione delle prerogative parlamentari. Pertanto, comunque il Governo conviene che sePag. 144si realizzasse, nel corretto rapporto di collaborazione tra maggioranza, opposizione e Governo, quel regime di riconoscimento che l'indirizzo politico è fondato sul consenso si potrebbe fare un minore ricorso a procedure che comunque riducono l'attività legislativa delle Camere. Inoltre, l'attività parlamentare può essere improntata a una procedura dialettica fra maggioranza e opposizione che è in grado di raggiungere risultati positivi quando è fondata su un atteggiamento di sostanziale collaborazione, quanto meno nel diritto del Governo di affrontare temi essenziali per il Paese.
Presidente: L'onorevole Evangelisti ha facoltà di replicare.
La replica (guarda il video)
Fabio Evangelisti: Signor Presidente, ringrazio il Ministro Vito per la sua risposta. Onorevole Vito, lei è stato tanti anni sui banchi dell'opposizione; i precedenti che lei deprecava sempre sono tuttora deprecabili e, nonostante, i toni garbati che lei ha voluto utilizzare per rispondere, non dimentichi che lei gode, insieme al suo Governo, della maggioranza più ampia che la storia repubblicana ricordi.
Allora non può venire qui e riproporsi esattamente come si propone il suo Presidente del Consiglio che dice: «sì al il dialogo, se si fa come dico io». Noi dell'Italia dei Valori, così come spero qualsiasi altra formazione politica responsabile, non possiamo che opporci. Non cadiamo in tentazione od ammiccamenti: non abbiamo alcuna difficoltà ad affrontare a muso duro i diktat, gli aut aut e i colpi di spugna da qualunque parte vengano.
Però, volevo tornare un attimo al fatto che poco fa è stata illustrata un'interrogazione rivolta al Ministro Maroni nella quale si esaltava il decreto-legge sulla sicurezza che è stato imposto grazie all'ennesima furbata, all'ennesimo coupe de theatre, a quella che forse è stata la peggiore e più irresponsabile azione della maggioranza che ha preferito imporre al Parlamento e al Paese un preciso e becero ricatto: o accettare il «lodo Alfano» oppure, pur di salvare Berlusconi, sarebbero stati bloccati 100 mila processi.
Ora, qualcuno forse si congratula, come abbiamo sentito, perché non siamo più di fronte ad un provvedimento «blocca processi», ma la realtà è che ora siamo di fronte ad unPag. 145decreto-legge che potremmo ribattezzare «decreto-legge via libera alla criminalità», aggravato dal fatto che il ministro Tremonti, che domani verrà qui in Aula ad annunciarlo, ha tagliato tre miliardi di euro per quanto riguarda le dotazioni alle forze di polizia e di sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Un grande momento di confronto
Stiamo lavorando per le donne assiduamente, stiamo organizzando diverse cose, sia un momento elettivo all'interno del partito, per ricreare un organismo che si occupi delle politiche al femminile, ma vogliamo che sia un organismo non chiuso, perché siamo sicure che quando inizieremo ad essere presenti sul territorio a fare iniziative, a fare proposte di legge sulle tematiche al femminile, ci saranno tante donne che si avvicineranno al partito. Quindi non vogliamo un organismo statico che non possa aprirsi ad altre capacità e professionalità, per questo stiamo pensando di creare una struttura organizzata ma nello stesso tempo capace di attrarre nuovi soggetti che arriveranno nel partito nel prosieguo delle attività, e che vorranno impegnarsi sulle politiche al femminile.
Le donne che stanno lavorando a questa nuova organizzazione, a questo nuovo settore del partito, stanno anche organizzando un grande evento, un momento pubblico a Vasto quando avremo la festa nazionale del partito il 12, 13, 14 settembre.
A Vasto ci sarà un momento ritagliato sulle politiche al femminile, e questo sarà per noi un momento importante dal punto di vista mediatico. Stiamo lavorando a questa organizzazione, ci vogliamo occupare di lavoro e le donne, della famiglia e le donne. E' emerso recentemente da un indagine a livello europeo che le donne ancora occupano, o meglio sono occupate, in settori lavorativi sempre un pò ghettizzati, non riescono ad accedere a tutti i tipi di lavoro. Le donne sono anche retribuite meno degli uomini ed hanno più difficoltà ad accedere a livelli dirigenziali. Inoltre penso ad esempio ad altre tematiche che in qualche modo mettono in difficoltà la categoria nella carriera sul lavoro. I temi su cui lavorare sono molti.
Noi lavoreremo questa estate per organizzare l'evento e speriamo che ci siano molte donne che vogliano lavorare con noi perchè nella nostra idea non vogliamo creare qualcosa di chiuso ma un momento di confronto in cui le donne non si sentano più un minus rispetto il genere maschile ma veramente in grado di potersi confrontare su temi qualunque esso sia con la società.
Questo è un messaggio importante perchè troppo spesso fino ad oggi la politica al femminile è stata una politica di tutela delle donne basta le quote rosa basta alle pari opportunità. Le donne hanno coscienza delle loro valore delle loro capacità, della loro professionalità, si tratta solo di farle valere e noi stiamo lavorando in questa direzione.
La politica abruzzese è marcia
La politica abruzzese è marcia.
Le prime notizie parlano di milioni di euro di tangenti, che avrebbero interessato trasversalmente sia il centrodestra, che il centrosinistra.
Il centrodestra avrebbe ideato un sistema illegale di gestione di affari nel mondo della Sanità, finalizzato a produrre tangenti per i politici.
Il centrosinistra avrebbe la responsabilità altrettanto grave di aver proseguito con lo stesso andazzo.
In questo contesto sentiamo il dovere in primo luogo di ringraziare la magistratura pescarese, che ha avuto il merito, con professionalità e capacità investigativa, di far emergere un sistema di illegalità che aveva ormai irrimediabilmente inquinato le istituzioni regionali.
Ed il ringraziamento è ancora più forte in un momento di forte attacco da parte della politica alla Magistratura, una politica che contesta il medico e non si occupa del male, una politica che sempre trasversalmente torna a parlare di immunità per i Parlamentari. Una politica che non dialoga più con la gente, con le piazze, che si sente sempre di più una casta intoccabile e che di una casta intoccabile rivendica i privilegi.
Noi da anni, pur se da alleati del Partito Democratico, denunciamo un rapporto tra istituzioni e politica incompatibile con il rispetto dei principi di legalità e di rispetto nei confronti dei cittadini.
I fatti hanno confermato che avevamo ragione e l’unico rammarico che ci portiamo dietro è quello di aver pensato, soli pochi giorni fa, di poter svolgere questa funzione di sentinelle, di garanti dall’interno.
La velocità degli sviluppi delle indagini non ce lo hanno consentito, i fatti sono stati molto più veloci delle nostre intenzioni.
A fronte di quanto emerso l’Italia dei Valori chiude definitivamente ogni rapporto con l’attuale gruppo dirigente del PD in Abruzzo.
Il dialogo, questo PD, se lo vuole, lo insegua con il centrodestra, così come stanno facendo a livello Nazionale e così come hanno fatto fino ad oggi alle nostre spalle a livello locale.
Noi continueremo a parlare con la gente e tra la gente nelle piazze e nelle assemblee pubbliche, poichè è innegabile il bisogno di un radicale rinnovamento di uomini, di idee, di proposte, di un modello di gestione della Pubblica Amministrazione rivelatosi fallimentare.
In coerenza con questo quadro abbiamo già deciso di preparare immediatamente una mozione di sfiducia da sottoporre al voto del Consiglio Regionale e di ritirare la nostra rappresentanza in Giunta”.
La nostra e' vera politica
Pubblico il video ed il testo della prima parte del mio intervento di chiusura del 1° Forum Giovani dell'Italia dei Valori a Bellaria.
"Facciamo un po il punto della situazione, il resoconto di questi due giorni. Oggi e ieri abbiamo fatto un primo incontro, il primo Forum, tra i giovani dell'Italia dei Valori, quindi questa prima parte del mio intervento sarà dedicata a questo aspetto organizzativo. Non deve essere un incontro una tantum per passare due giorni in compagnia, ma deve essere un momento fondativo e fondante di qualcosa che sarà e che dovrà essere l'azione politica dell'Italia dei Valori, cioè il coinvolgimento dei giovani attraverso l'Italia dei Valori nell'azione politica. Se questo è l'obiettivo, permettetemi alcune brevi precisazioni su cosa faremo prossimamente.
Primo, questa realtà giovanile deve avere una sua funzione e una sua partecipazione diretta nell'azione delle attività di partito. Quindi, ci accingiamo ad una modificazione statutaria complessiva nell'ambito della quale anche il dipartimento delle politiche giovanili troverà una sua collocazione, identità, azione, individualità e una sua responsabilità di gestione. Questa è la prima delle prime decisioni che possiamo prendere per trasformare quello che è un momento d'incontro e di conoscenza collettiva in una strutturazione all'interno di un partito che c'è.
Ho detto modifiche statutarie, si, perché il nostro statuto è nato veramente tra quattro mura con grande impegno di chi fin dall'inizio ci ha creduto e che ha dovuto per forza fare da mamma, da papa, da fratello maggiore per fare questo partito, ma ormai il risultato elettorale che abbiamo ottenuto e gli impegni che ci aspettano in futuro, con le grandi responsabilità di giovani e meno giovani che sono coinvolti nel partito, ci impongono a liberare lo statuto dalla azione delle responsabilità del primo giorno per passare ad una seconda fase, quella appunto di una maggiore democratizzazione e responsabilizzazione di tutti gli organi di partito all'interno delle attività dello stesso.
Inizia da un percorso importante nel congresso che faremo a Vasto, dove sarà proposta una nuova versione statutaria nell'ambito della quale appunto il dipartimento giovanile avrà una sua identità sia nelle organizzazioni regionali sia in quella nazionale. Nell'ambito di questo non sceglieremo noi, se non dalla primissima fase un comitato che si dovrà occupare cominciando da voi, e per tutti quelli che ci vogliono stare, di autodeterminarvi anche nella scelta e individuazione delle vostre rappresentanze all'interno del partito. Creeremo un gruppo di lavoro che avrà questo scopo tecnico attraverso una procedura che ci auguriamo possa essere pronta per il congresso del 12, 13, 14 settembre a Vasto. Siete invitati tutti, voi e quelli che non ci sono."
A breve il testo completo dell'intervento.
1, 10, 100, 1000 Piazze
Pubblico il video ed il testo del mio intervento all'apertura del 1° Forum Giovani dell'Italia dei Valori a Bellaria.
"Salve ragazzi.
Il discorso a nuora per far sapere a suocera ve lo vengo a dire domani. Oggi è solo un breve intervento, un saluto e un assaggio, anche perché noto che qualche infiltrato c'è, nel senso che qualcuno qua dentro ha più di trent'anni.
Abbiamo voluto questo incontro con i giovani perché, come diceva mia sorella “una lezione dal passato, piedi fermi sul presente, dritto verso futuro”, il futuro dell'Italia dei Valori siete voi, siete voi giovani che potete cambiare non solo migliorare l'azione dell'Italia dei Valori ma potete contribuire a cambiare la credibilità delle istituzioni nel nostro Paese. Voi dell'Italia dei Valori e tutti quanti i giovani che lavorano negli altri partiti, perché mi auguro davvero che si possa trovare un Paese pacificato dove i giovani si possano confrontare sulle idee e non più sulle furbizie.
Credo che quel che sta accedendo in questi giorni non sia un buon esempio per la gioventù, l'utilizzo personale delle istituzioni, il sequestro delle funzioni parlamentari, l'approfittamento del bisogno. Ecco perché noi dell'Italia dei Valori abbiamo voluto questo incontro per i giovani perché volevamo e vogliamo che tra di voi vi conosciate un po e vi rendiate conto che non siamo soli. Qualcuno in questi giorni, guardando quella piazza sconfinata di persone, ha detto “sono pochi, sono tre quattro”. Tre quattro li, tre quattro qui, saremo la maggioranza di coloro che vogliono affrontare responsabilmente le proprie responsabilità e quindi l'impegno verso il Paese.
Abbiamo voluto questo incontro perché siamo convinti che il nostro scopo e ragion d'essere è contribuire al ricambio generazionale della classe dirigente nel nostro Paese attraverso di voi.
Questo incontro di oggi è stato organizzato oltre che da Silvana Mura, da me e dalle persone qui presenti, da una persona che qui non c'è e che vi voglio presentare lo stesso. Si chiama Jean-Leonard Touadi. Ve lo voglio presentare perché dovete sapere esattamente da me come stanno i fatti, perché altrimenti se provate a leggere quello che sta sui giornali c'è una disinformazione totale. Jean-Leonard Touadi è una persona che non conoscevo, e quando avevamo fatto l'accordo con il Partito Democratico Veltroni mi ha detto che non riusciva a candidarlo nelle file del suo partito. Chissà perché, ma comunque non riusciva. Mi disse di fargli un favore, candidarlo per farlo eleggere nelle mie e poi però resterà del Partito Democratico. Cosi è stato candidato, eletto, e insieme me, a Silvana e a tutti gli altri ha organizzato questo incontro.
C'è una tensione nei rapporti tra alleati per le ragioni che voi sapere, e Jean-Leonard Touadi che era stato candidato in nome e per conto del Partito Democratico nel nostro partito non poteva fare diversamente che essere coerenti con le ragioni di quella candidatura. Un ospitalità nei nostri confronti. Sono convinto che se lui fosse qui, anche non essendo qui, vi abbraccerebbe tutti. Ho avuto modo di conoscerlo in questi mesi dove ha lavorato con noi. E' una persona per bene, brava, che ha sofferto. Una persona che proprio alle incomprensioni della politica ha messo in un dramma umano che noi dobbiamo comprendere e apprezzarlo.
Ho detto questa mattina, e lo ripeto davanti a voi, che noi abbiamo dovuto dargli ospitalità perché non è e non era del nostro partito, ma siamo orgogliosi di aver portato una persona come Touadi in Parlamento. Ve lo dico perché l'Italia dei Valori continuerà in quest'opera. Alcuni di voi potrebbero anche ripensarci o conoscere tante altre persone che non vogliono essere etichettate dall'Italia dei Valori, ma sono persone per bene. L'Italia dei Valori è uno strumento attraverso il quale persone per bene devono andare nelle istituzioni. Se fanno parte dell'Italia dei Valori va bene, ma l'importante è che nelle istituzioni ci siano persone per bene.
Ecco perché voi non dovete sentirvi legati all'Italia dei Valori per diventare consigliere comunale o il parlamentare, ma dovete entrare in quelle funzioni per il bene del Paese, non per il bene vostro o dell'Italia dei Valori.
Noi cosi come abbiamo fatto con Touadi, cosi come con altre personalità che abbiamo candidato in queste elezioni, non dell'Italia dei Valori, a cui abbiamo dato ospitalità e ne siamo orgogliosi. Pensiamo a Beppe Giulietti con Articoli 21, con Pancho Pardi in nome dei movimenti e cosi via. Lo continueremo a fare perché l'Italia dei Valori non si chiude dentro ad una conta all'interno di un parco buoi dove c'è chi porta più voti o soltanto chi è più ligio ad alzare la mano quando il padrone lo dice anche se deve votare delle leggi vergogna che gli fanno schifo. Noi invece vogliamo portare in Parlamento delle persone che hanno una testa e che sanno ragionare."
A breve il testo completo dell'intervento.
Fiaccolata per Peppino Basile
Un mese fa, nella notte tra il 14 e 15 di giugno, in un paese della Puglia, Ugento, veniva barbaramente ucciso a coltellate un iscritto dell'Italia dei Valori, un amministratore consigliere comunale e consigliere provinciale, che per noi è l'amico Peppino.
Impegnato soprattutto in battaglie per la propria terra, ricordo ancora il manifesto dell'ultima campagna elettorale: “Vota il figlio del popolo”. Ecco, Peppino Basile era cosi, e pur mantenendo la piena fiducia nell'azione della magistratura e degli inquirenti, indipendentemente dal movente che ci sta dietro ad un omicidio cosi efferato voglio ricordarlo come un amministratore intransigente, un amministratore corretto, come un amministratore che ha fatto battaglie per la trasparenza ed il rispetto del territorio.
Voglio ricordarne un paio, perché sono significative. Aveva denunciato un grosso villaggio turistico che sarebbe stato costruito in un parco naturale che da appena un anno la regione Puglia aveva individuato in quelle terre. Aveva chiesto ed ottenuto il sequestro di un area di tutela ambientale, una macchia mediterranea, sbancata da privati per farci un albergo. Ecco, Peppino Basile era una persona che amava il territorio e che chiedeva alle istituzioni, prima degli interessi economici, la tutela del territorio. Ecco perché mi lascia senza parole e con la rabbia di chi forse conosce bene Peppino Basile, leggere quello che il sonato giornale nazionale “Il Messaggero” ed il giornalista Nino Cirillo ha voluto scrivere una sorta di presa di pulsione per cercare la notizia facile andando a scavare nella storia personale di Basile.
Presenterò un'interrogazione parlamentare a risposta scritta al governo, chiedendo se nel contesto di Ugento, della città dove Basile operava, viveva e svolgeva il ruolo di pubblico amministratore, vi fossero le condizioni idonee per svolgere il proprio compito. Dovete sapere che Basile, nel proprio comune, per due anni e mezzo dopo l'elezione del centrodestra ha dovuto camminare per le proprie strade leggendo minacce, che il sindaco di quella città ha dovuto cancellare il giorno prima dei funerali di Peppino, gravemente premonitrici: “Basile devi morire”, “Basile muori”. Ecco perché chiederò a questo governo attraverso questa interrogazione di sapere se c'era il clima per poter svolgere il ruolo di pubblico amministratore e per poter svolgere il suo ruolo di opposizione.
Dovete sapere, e forse questo la stampa non ve lo dice, che in quel paese che il sindaco vuole far passare per sereno era anche un luogo dove appena un anno fa un ordigno rudimentale esplodeva davanti al portone del municipio.
Noi dell'Italia dei Valori, il 14 luglio, vogliamo ricordare Basile ritornando sul proprio territorio, e vogliamo ritornare ad Ugento per fare una fiaccolata per la legalità, che era l'obiettivo di Peppino Basile. Noi della Puglia, ma ci auguriamo anche tanti amici di altre regioni, saremo in quelle strade, in silenzio con le fiaccole ad illuminare il ricordo di Peppino Basile, e con quella luce cercare la verità perché Peppino non diventi un altro Peppino Impastato.
La triste cordata Lodo Alfano
Con prepotenza, arroganza, prevaricazione, sottomissione del Parlamento Italiano ai suoi voleri, ancora una volta ce la ha fatta. Da ieri Berlusconi e fino a che sarà Presidente del Consiglio non è più perseguibile per i processi in corso.Non un "lodo" dunque (che sarebbe una cosa buona) ma un "dolo" (cioè una colpa grave), che marchierà per sempre l’immagine di questo Ministro della Giustizia (che bacia i mafiosi).
Da quindici anni questo signore, spergiuro poiché è provato che già in passato aveva dichiarato il falso ai giudici che lo interrogavano sulla sua appartenenza alla P2, sfugge ai tribunali ed ai suoi processi, anche attraverso parecchie legge fatte a suo uso e consumo, e falsifica la realtà sostenendo che viene sempre assolto. In realtà finora se la è sempre cavata grazie agli ostacoli frapposti a chi indagava su di lui (come con gli impedimenti alle rogatorie internazionali), a svariati meccanismi che costringevano a rinviare le udienze dei suoi processi (come il fatto che non potesse essere presente perché impegnato in attività di governo), al gioco delle prescrizioni (da lui perfezionato dimezzandole).
E’ triste vedere l’intera classe politica della sua maggioranza ridotta ad una accolita di domestici pronti a qualunque cosa per accondiscendere al padrone di casa.
E’ triste vedere Gianfranco Fini, Maurizio Gasparri, Ignazio La Russa ( e tutta Alleanza Nazionale) ridotti a fare i servitori di casa Berlusconi, mentre nel 1993 inneggiavano a Di Pietro ed alle sue inchieste e firmavano la legge che toglieva l’immunità ai membri del Parlamento, dichiarando che “L'uso dell'immunità e soprattutto l'abuso del diniego dell'autorizzazione a procedere vengono visti ...come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia".
E’ triste vedere Umberto Bossi, Roberto Maroni, Roberto Castelli (e tutti i leghisti) ridotti oggi a fare i servitori di casa Berlusconi, mentre nel 1993 inneggiavano a Di Pietro ed alle sue inchieste e firmavano la legge che toglieva l’immunità ai membri del Parlamento, dichiarando la “inaccettabile degenerazione nell'applicazione dell'immunità parlamentare trasformata in immotivato e ingiustificato privilegio" con "conseguenze inaccettabili e aberranti" che vanno "eliminate" al più presto.
E’ triste vedere Pier Ferdinando Casini, ridotto oggi a fare il mendicante che bussa all’uscio di casa Berlusconi, mentre nel 1993 fu relatore della legge che abrogava l'immunità dichiarando che "Il principio del princeps legibus solutus (cioè il principe non è soggetto alla legge) è medievale e quindi superato. Se vi è istanza di eguaglianza, quindi, essa deve riguardare in primo luogo gli autori della legge".
Chi siede in Parlamento
Oggi in Parlamento si sono susseguiti molti interventi della maggioranza che tentavano di spiegare la ragionevolezza della lodo Alfano. Ragionevolezza che non esiste. Tra gli interventi che mi hanno preceduto particolarmente provocatoria è stata la difesa del provvedimento da parte di Mario Landolfi. A questa persona io ho risposto duramente perché non è possibile accettare spiegazioni da personaggi che mi vergogno di chiamare colleghi. Riporto il video e il resoconto stenografico dell'acceso dibattito con questo "parlamentare".
Mario Landolfi: Signor Presidente, è indubbio che ci troviamo di fronte ad uno snodo importante della legislatura: è qui, oggi, in questa sede, in queste ore, che connoteremo il prosieguo dell'attività della Camera; stabiliremo adesso, cioè, se sarà possibile intraprendere e percorrere in questa legislatura un cammino riformista o riformatore. Il campo è pieno di macerie; lo è per responsabilità della politica e della magistratura. Ma oggi non dobbiamo chiederci a chi tocchi scagliare la prima pietra, piuttosto, a chi tocchi rimuoverla, sapendo che quella che ci accingiamo ad approvare oggi è una soluzione, non è la soluzione. Lo ha spiegato l'onorevole D'Alema: non ho alcun mistero o imbarazzo a dirmi d'accordo con lui su questa tesi. Anzi, ne apprezzo e ne colgo l'apertura.
Possiamo e dobbiamo ragionare sulle anomalie del caso italiano; ce ne sono tante e di diverso segno. È sicuramente un'anomalia l'onorevole Di Pietro, che oggi, da politico, fa opposizione a quell'uomo che, da pubblico ministero, voleva «sfasciare»; è un'anomalia un Consiglio superiore della magistratura che disattende platealmente le indicazioni del Capo dello Stato; è un'anomalia il triplice «resistere, resistere, resistere» lanciato da un procuratore generale in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario, che istigava i cittadini a resistere contro le decisioni assunte da poteri legittimamente e costituzionalmente garantiti.
Il problema oggi, onorevole D'Alema e colleghi, non è quello di dividerci tra garantisti e giustizialisti. Nessuno di noi ha talmente a cuore le esigenze della sicurezza da sottovalutare quelle delle garanzie in un processo, e nessuno di noi è talmente garantista da nascondersi le sacrosante esigenze della sicurezza dei cittadini. Il problema è un altro: la riaffermazione del primato della politica, che deve trovare in se stessa la capacità di riformarsi, di emendarsi, ma che deve essere consapevole del proprio ruolo.
La politica ha infatti un primato, non perché sia più bella ma perché è un potere che risponde, è un potere che si confronta con i cittadini, che dà conto ai cittadini, a differenza di altri poteri che non rispondono: non rispondono le banche, non rispondono i giornali, non risponde la magistratura, perché è giusto che sia così. Risponde la politica.
Il Presidente Berlusconi fu indebolito nel 1994 quando fu raggiunto da un avviso di garanzia in cui veniva ipotizzato un reato di corruzione nel momento in cui presiedeva una Conferenza mondiale sulla corruzione. È capitato a noi nel 1994, ma è capitato a voi nel 2008, quando il Ministro Guardasigilli è stato costretto a dimettersi perché nel giorno in cui veniva a relazionare al Parlamento gli fu arrestata la moglie! La sua Commissione bicamerale, onorevole D'Alema, non cadde per i capricci del Presidente Berlusconi, ma perché fu impallinata da un plotone d'esecuzione che trovò culmine e sfogo in un'intervista di un pubblico ministero di Milano: questa è la verità! E allora dobbiamo oggi decidere qui se consentire alla politica di riappropriarsi del proprio primato, sapendo che è una strada lunga, è una stata in salita, è una strada faticosa, ma ci dobbiamo provare; altrimenti non siamo degni né di stare qui né di esercitare la nostra funzione di legislatori. Questo è il dato!
E allora io ho apprezzato, e come me tanti, le aperture che oggi sono arrivate dall'intervento dell'onorevole D'Alema, che ha voluto isolare le pulsioni estremistiche, che si è detto disponibile a confrontarsi su strumenti che meglio di questo possono rappresentare la soluzione per riequilibrare finalmente i poteri tra politica e magistratura, e questo è l'inizio. Ma oggi ragioniamo in uno stato di eccezione. Oggi dobbiamo sgombrare il campo dalle macerie, e ci accingiamo a farlo anche col provvedimento in esame (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Presidente - Rosy Bindi: Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Barbato. Ne ha facoltà (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Colleghi, scusate, non mi sembra il vostro il vostro incipit un modo per chiedere all'onorevole Barbato...
Francesco Barbato: In queste condizioni...
Presidente - Rosy Bindi: ...toni pacati e sereni (Applausi di deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Francesco Barbato: Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere buono al massimo, e quindi farò una proposta molto concreta, vista la direzione verso la quale ci state portando: estendete il lodo Alfano anche all'onorevole Landolfi, visto che ho letto la settimana scorsa su alcuni giornali (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)... Ho letto su Il Mattino che è stato eletto con i voti della camorra. Tre pentiti hanno detto che è stato eletto con i voti della camorra (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Allora, estendiamolo anche all'onorevole Landolfi (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). E allora...
Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Barbato, un attimo (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Scusate, abbiate pazienza! Colleghi, scusate, l'onorevole Landolfi avrà tutta la possibilità di intervenire, alla fine della seduta, per fatti personali (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Colleghi, abbiate pazienza, l'onorevole Barbato termina l'intervento (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Onorevole Barbato, continui il suo intervento (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Colleghi, no (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Dopo, dopo...
Francesco Barbato: Nel 2007, la Corte dei conti ha stabilito che ha recuperato (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)... Ma non si può fare così, signor Presidente (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Nel 2007 la Corte dei conti ha detto che l'Italia ha recuperato il maggior (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)...
Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Barbato, il suo intervento resta comunque agli atti. Lei lo svolga, quando terminano i cinque minuti le tolgo la parola...
Francesco Barbato: No, no!
Presidente - Rosy Bindi: ...e gli altri intervengono.
Francesco Barbato: Non potete togliermi la parola! Il Parlamento non può togliermi la parola (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!
Presidente - Rosy Bindi: Ha cinque minuti, le ho detto! Ha cinque minuti (Vivi commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)! Prego, onorevole Barbato.
Francesco Barbato: Onorevoli colleghi, non un giornalino di paese o l'inciucio di piazza, ma la Corte dei conti ci ha detto che il 2007 è l'anno in cui si è avuto il maggior recupero di capitali e soldi sequestrati alle mafie. Nel 2007: sotto il Governo Prodi. Quando vi sono governi seri e persone che dicono e fanno le cose serie, come Romano Prodi, abbiamo dato risultati all'Italia (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Noi dell'Italia dei Valori riconosciamo che bisogna fare una politica di sicurezza per i cittadini: non una politica per gli interessi del nostro Premier. Bisogna smetterla con queste leggi canaglia, con queste leggi ad personam, con queste leggi ad aziendam, con queste leggi ad vergognam che ci stanno propinando in questo Parlamento (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)! Io con piacere sono stato l'altro giorno in piazza proprio per intercettare il bisogno e l'esigenza dei cittadini, che vogliono un Governo diverso, che vogliono una politica diversa e una sicurezza vera per i cittadini (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)...
Nicolò Cristaldi: Vergogna! Vergogna!
[Intervento di un deputato non riportato dal resoconto stenografico al minuto 9:34 del video: "Extracomunitario!"]
Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Barbato, prosegua per favore: ha ancora un minuto (Proteste dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
Onorevole Barbato, la prego: continui.
Antonio Di Pietro: Deve dargliene la possibilità!
Presidente - Rosy Bindi: Onorevole Di Pietro, la possibilità all'onorevole Barbato è stata data: se però lancia accuse così pesanti ai colleghi, non può aspettarsi che non vi sia la reazione (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania). Onorevole Barbato, termini l'intervento: resta agli atti e poi procediamo. Ha ancora un minuto.
Francesco Barbato: Con il Governo Prodi abbiamo avuto risultati concreti: ecco perché io ritengo, caro Veltroni, che bisogna resistere, resistere, resistere. Perché ci piacciono persone come te, che dicono e fanno cose serie: abbiamo detto cose serie e abbiamo fatto cose serie. In questo momento bisogna solamente resistere. Walter, ha da passa' 'a nuttata! e dopo che sarà passata questa nottata, il tempo, che è galantuomo, ci darà ragione e andremo avanti davvero dalla parte dei cittadini.
Mario Landolfi: Chiedo di parlare.
Presidente - Rosy Bindi: Ne ha facoltà...
Mario Landolfi: Presidente...
Presidente - Rosy Bindi: Lei sa, onorevole Landolfi che per Regolamento posso riservarmi la possibilità di... ma le do la parola subito.
Mario Landolfi: Ne sono consapevole, signor Presidente, e proprio per ciò la ringraziavo. Vorrei anzitutto che venisse tutelato, al pari degli altri, il mio diritto a poter intervenire alla Camera senza che un cane rabbioso, come ha dimostrato di essere in più occasioni (Proteste dei deputati del gruppo Italia dei Valori) - Poi mi risponderete! - l'onorevole Barbato. Perché la polemica mi piace e mi piacciono le interruzioni: faccio politica da troppo tempo perché non riesco a capire queste cose (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Naturalmente, annuncio in quest'Aula, e sono contento di farlo, che l'onorevole Barbato risponderà in tribunale delle sue accuse, con ampia facoltà di prova (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Mi dispiace, onorevole Barbato, ma lei non sa leggere, evidentemente. Perché se lei avesse letto o saputo leggere o avesse frequentato delle scuole, nelle quali avrebbe imparato come si sfoglia un giornale o un libro, si sarebbe reso conto del fatto che proprio quelle affermazioni che lei oggi utilizza per accusare me sono la formidabile prova - a mio discarico - della mia assoluta onestà, della mia assoluta trasparenza e del mio impegno di sempre in favore della legalità, contro la camorra e contro tutti questi fenomeni degenerativi (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Non so lei da dove viene, qual è il suo percorso: da dove è uscito, insomma. Però, onorevole Barbato, una cosa gliela posso raccomandare: impari a leggere, perché lei non sa leggere neppure un giornale (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà)!
Libero pensiero in libera piazza
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Pubblico alcuni interventi della manifestazione di martedi 8 luglio 2008 in Piazza Navona, a Roma, di Marco Travaglio, Beppe Grillo, Pancho Pardi, Paolo Flores d'Arcais, Fiorella Mannoia, Moni Ovadia e Ascanio Celestini. Riporto il seguito il testo del mio intervento.
"In queste ore si sta realizzando all'interno del nostro Parlamento un reato politico gravissimo che si chiama “sequestro di funzioni parlamentari a fini estorsivi”. L'estorsione politica che si sta realizzando è composto da un ricatto e da un riscatto. Il ricatto è di non far lavorare il Parlamento e il governo sui problemi che interessano davvero ai cittadini. Il riscatto è: “Caro Parlamento, puoi lavorare se però prima fai una legge che serve a me, perché sto qua apposta per questo”.
Questa mattina è stato presentato e messo in discussione in Parlamento la legge che si vuole fare, ancora una volta incredibile, incostituzionale ma soprattutto immorale in uno Stato di diritto. La legge dice testualmente cosi: quattro persone, cittadini italiani, per il solo fatto che diventano Presidente della Camera, Presidente del Senato, Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica non possono essere processati per qualsiasi reato. Per cui possono ammazzare la moglie, stuprare bambini, violentare donne, spacciare droga. Possono fare di tutto. Penso che abbiamo bisogno di alte cariche dello Stato che siano innocenti, non che siano impuniti.
Noi crediamo che se il Paese è bloccato su questo tema da 15 anni non è perché da 15 anni vogliamo portare avanti solo i problemi che riguardano la giustizia, ma perché da 15 anni un gruppo di persone utilizzano le funzioni pubbliche per risolvere i loro problemi di giustizia. E ricordatevi che non è un operazione estemporanea. Andate a rileggervi le proposte della P2. Sono esattamente quelle di una giustizia asservita al potere, quelle di uno Stato antidemocratico dove una Casta comanda sul popolo, che non è più cittadino ma suddito. Questo è un comportamento da nuova P2, anzi, sempre quella è perché sono sempre quelli che erano scritti alla P2.
Il cittadino italiano non li ha mandati in Parlamento e al governo per violare la legge, per farsi una legge per non essere processati, per poter fare il corruttore di testimoni nei processi penali o per fare lo stupratore. Il cittadino li ha mandati in Parlamento per risolvere i suoi problemi. Nella relazione di oggi c'è scritta una giustificazione molto semplice: “dobbiamo fare urgentemente questa legge perché chi svolge funzioni cosi delicate deve essere lasciato sereno”. E' vero, c'è bisogno di serenità, ma la serenità costituzionale non riguarda il singolo, bensì riguarda la collettività. E' la collettività che deve essere serena pensando che chi è al governo non sta li per rubare e per non farsi processare. La serenità costituzionale è con riferimento a questa piazza, non con riferimento al Palazzo."
Riporto le testimonianze di due ragazzi che parteciperanno al 1° Forum dei giovani dell'Italia dei Valori il 12-13 luglio a Bellaria.
Non mi dissocio da Piazza Navona ma rispetto la Chiesa
Ieri Piazza Navona era piena di cittadini che, per una volta, hanno avuto la possibilità di protestare contro la deriva antidemocratica del Paese. Sul palco si sono alternate diverse voci. Non erano voci allineate. Non erano - come non dovevano essere - interventi concordati. Non c’era la censura dei partiti e di quella parte dei media a loro asservita.
Le decine di migliaia di persone presenti hanno applaudito gli interventi, tutti gli interventi, chi più chi meno, a seconda della condivisione o meno dei concetti espressi dagli oratori. E c’è anche chi ha dissentito sui modi e sui toni di qualche oratore, quando non ne ha condiviso i concetti o le espressioni usate.
Era una piazza finalmente libera: libera di sorridere per la satira, di indignarsi per le leggi ad personam, di condividere proposte e proteste, di dissociarsi quando non condivideva, di ascoltare in riverente silenzio le severe poesie di Camilleri (che - provate a riascoltarle - erano ancor più dissacranti delle battute satiriche di Sabina Guzzanti).
Insomma, ieri abbiamo assistito ad un magnifico e splendido atto di democrazia diretta, senza formalismi e senza ipocrisie.
Oggi, sui giornali e sulle reti unificate radio-Tv abbiamo letto e sentito tutt’altra musica. La manifestazione è stata descritta come una associazione a delinquere, i suoi partecipanti come pazzi esaltati ed invasati, i suoi organizzatori dei cospiratori, tanto da aver indotto la Procura della Repubblica a ritagliare i fondi di giornali per aprire un’indagine penale per vilipendio alle istituzioni. Per inciso: ben vengano, le inchieste penali: serviranno alla fine ad avere una sentenza che – con il conseguente inevitabile proscioglimento – sanzioneranno la legittimità e la bontà della manifestazione stessa.
Però quanta gelosia e quanta invidia da parte del mondo politico sconfitto dalla piazza! Tutti a criminalizzare questa o quella pagliuzza di frase, estrapolata dal contesto per nascondere la trave delle vergognose leggi ad personam che si stanno approvando, l’umiliazione di un Parlamento prostrato ai voleri di un caudillo, la mutilazione dell’Informazione dal suo diritto-dovere di informare i cittadini. Questi comportamenti costituiscono vilipendio e oltraggio alle istituzioni, non chi si oppone ed essi chiamando a raccolta il popolo sovrano.
Da Piazza Navona, perciò, non voglio dissociarmi perché mi sono sentito a casa mia. Sia quando ho condiviso ciò che gli altri oratori hanno detto, sia quando non l’ho condiviso. Ed in effetti non ho condiviso chi ha tirato in ballo la Chiesa ed il Papa e l’ho detto. La manifestazione era, doveva – e deve - rimanere una discussione aperta e serena per criticare politicamente il Presidente del Consiglio Berlusconi che non c’azzecca nulla con il Papa e che al contrario rischia – come sta rischiando – per dare l’occasione ai professionisti della disinformazione di spostare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle questione vera che in quella manifestazione chi vi ha partecipato ha voluto evidenziare.
Da qui, però, a criminalizzare gli oratori che hanno espresso idee diverse non ci sto! Da più parti sento dire che noi organizzatori – conoscendo la storia personale degli oratori - non dovevamo invitare alcuni di essi. Accidenti, che lezione di democrazia! Secondo questi sapientoni del giorno dopo, dovevamo prima obbligarli a mettere per iscritto le loro dichiarazioni e quindi censurare ciò che poteva dare fastidio al potere costituito.
No, non ci sto! A mio avviso la vera democrazia c’è solo e fin tanto che a tutti viene riconosciuto il diritto di esprimere il proprio pensiero!
Ed allora, lasciatemelo gridare ad alta voce: io non mi dissocio dalla manifestazione di ieri. Non mi dissocio dalle parole di Grillo. Non mi dissocio dalle parole di Travaglio. Non mi dissocio dalle persone di Piazza Navona. Certo, non avrei fatto ricorso alle espressioni utilizzate da Sabina Guzzanti (ed anche questo ho precisato pubblicamente) ma io di mestiere non faccio satira come lei e quindi non ho bisogno di ricorrere ai paradossi ed alle iperbole per meglio far comprendere il problema.
Esiste un diritto di critica e ieri è stato esercitato. Si può essere d’accordo o meno, ma vanno valutate le ragioni della critica, non i toni utilizzati, o quantomeno entrambi. Certamente non solo i toni. Altrimenti si fugge dal problema. O peggio, si è accondiscendenti.
Ed il problema politico che abbiamo di fronte oggi è molto semplice: Il centro sinistra ha perso le elezioni. Berlusconi ha vinto e sta facendo le leggi che gli servono per i suoi interessi, aziendali e giudiziari. Non possiamo pensare che sia tutto un destino ineluttabile. Se la coalizione riformista ha perso le elezioni è proprio perché – quando governava - non sempre ha saputo distinguersi dalle politiche berlusconiane. L’apertura a Berlusconi prima, durante – e addirittura dopo la campagna elettorale è stato ed è un errore politico, signori dirigenti del Partito Democratico. Vogliamo discuterne? Ieri è stato affermato in piazza che la legge sull’indulto e la legge blocca processi hanno la stessa origine, la stessa matrice politica trasversale: servono a salvaguardare la Casta. Ed è vero, non lo si può negare.
Il centro sinistra ha perso consensi nel Paese, e forse anche le elezioni, per aver appoggiato l’indulto. Vogliamo discuterne o, invece, demonizzare chi lo ha gridato? E dire, scrivere, insinuare che in piazza c’erano i fascisti mentre alcuni di questi, insieme ai condannati, siedono anche in Parlamento?
Oggi, molti ripropongono il dialogo con Berlusconi e criticano noi che non lo vogliamo. Vogliamo confrontarci su chi ha ragione? E vogliamo informarci meglio su cosa ne pensano i nostri elettori?
Nessuno pensi di poter intimidire l’Italia dei Valori, con aut-aut di sorta! La nostra forza ci proviene direttamente dai cittadini che ci hanno votato e solo ad essi dobbiamo ubbidire, non ad altri!
In diretta da piazza Navona
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Verso Bellaria: per un Italia moderna
"Smontalecaste, rimontalitalia". E' questo il titolo che abbiamo pensato di dare al primo Forum Nazionale dei giovani dell'Italia dei Valori che si svolgerà a Bellaria i prossimi 12-13 luglio.
L'iniziativa di Bellaria sarà il momento costitutivo del dipartimento nazionale per le politiche giovanili. Un luogo di aggregazione e di confronto che il Presidente Antonio Di Pietro ha voluto fortemente anche in ragione dell'attenzione che alle ultime elezioni politiche il segmento generazionale a cui facciamo riferimento ha voluto dedicare e riservare al nostro partito, l'Italia dei Valori.
La due giorni di Bellaria sarà organizzata su alcuni temi centrali, fondamentali, che rappresentano un po la spina dorsale, culturale e programmatica del nostro partito. Il tema dell'accesso, inteso come il valore della meritocrazia, del merito e del talento. Quello dell'informazione, per rafforzare sempre più l'esigenza che anche il nostro Paese possa disporre e godere di un'informazione libera ed indipendente. E il tema della legalità, invitando appunto tanti soggetti delle associazioni che si occupano di promuovere questo valore imprescendibile .
Sul mio Blog (www.massimoromano.net) ho promosso l'adesione a questo forum di Bellaria, e il riscontro che abbiamo avuto sulla Rete è stato come al solito straordinario. Per questa ragione invitiamo a tutti gli amici e simpatizzanti che parteciperanno al forum di Bellaria a promuovere questo evento nella propria rete di blogger, e successivamente a raccontare a posteriori l'esperienza, le emozioni e le sensazioni riguardo alla due giorni che ci auguriamo sia un momento senz'altro di confronto e dibattito politico, ma anche di aggregazione sociale tra tanti giovani.
A Bellaria lanceremo l'idea di un Italia diversa, di un Italia moderna, di un Italia che rifiuta le logiche d'appartenenza, che punta al merito ed al talento come fattore di mobilità sociale. Un Italia nuova che ha voglia di cambiare, di investire sui giovani e che ha voglia di puntare sul proprio futuro.
Per questo vi invito ad utilizzare la Rete, che ci sta aiutando cosi tanto nell'arrivare a migliaia di ragazzi che parteciperanno a Bellaria, per fare Rete tra una generazione che vuole cambiare, che merita di più e può dare di più.
La norma dell'ipocrisia
Che la norma blocca processi fosse disastrosa e scandalosa era evidente, un sondaggio pubblicato oggi dalla Demos, però, ci dice che fa schifo anche al 73% degli italiani.
Davanti a questo dato incoraggiante, che il governo ignorerà perché troppo impegnato a difendere gli interessi personali del suo premier, forse giova aggiungere che la blocca processi è anche una norma profondamente ipocrita. Ipocrisia che le deriva da uno dei suoi due presentatori.
Mi riferisco al Senatore Filippo Berselli che nell'ormai lontano aprile 1993, quando era deputato del MSI-DN, fu tra quelli che nell'aula di Montecitorio svolse un lungo e appassionato intervento per chiedere che l'autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi venisse concessa.
Berselli all'epoca spiegò al leader del PSI che ci si difende nei processi e non dai processi. Appunto. E in tutta coerenza con quella posizione di allora a quindici anni di distanza è uno dei due firmatari di una norma che di processi ne blocca 100.000 per impedirne uno solo. Forse è un altro miracolo di San Silvio Martire della giustizia.
Verso Bellaria: facciamo Rete
Sono Alessandro Corazza, consigliere regionale del Friuli Venezia Giulia. Sono uno dei giovani politici dell'Italia dei Valori in quanto ho 28 anni, e rappresento quindi una di quelle eccezioni della politica che purtroppo, e per troppo tempo, lascia fuori i giovani dalle istituzioni.
Un giovane non deve disinteressarsi dalla politica. E' giusto che prenda in mano quella che è la sua realtà e che quindi si dia da fare attivamente: se la politica si disinteressa di lui, almeno lui deve cercare di interessarsi della politica.
L'Italia dei Valori ci da una grande possibilità organizzando questo Forum che si terrà a Bellaria il 12-13 luglio. E' una scommessa che questo partito fa sui giovani, che ci permette di creare e di cambiare l'Italia mettendo le nostre facce nella politica.
Ci sta dando degli spazi, che ci prenderemo, di ricambio generazionale in una classe politica gerontocratica che ha bisogno di un iniezione di nuove idee e di speranze per il futuro. Questa speranza la vogliamo e la dobbiamo dare responsabilmente, sempre nell'ottica di un confronto anche con quelle che sono le altre realtà, non solo italiane, ma anche verso l'Europa perché la vocazione internazionale nei giovani è più forte di quelle generazioni più vecchie della nostra che sono cresciute in una dimensione territoriale più chiusa.
Oggi, anche grazie a internet, abbiamo l'occasione e la possibilità di vivere una dimensione mondiale della nostra esistenza. Tantissimi di noi fanno esperienza, grazie all'Erasmus, di studio all'estero ed esperienze di lavoro in tutto il mondo. Questa vocazione internazionale la faremo nostra e daremo in questo senso molte risposte. Ci confronteremo con le altre realtà giovanili europee e del mondo, da cui trarre tutti i vantaggi e le possibilità da portare in Italia per cercare di darci un futuro dignitoso. Per far questo abbiamo bisogno di darci forza.
Bellaria sarà l'occasione per darci forza e fare Rete. Noi giovani riusciamo a creare soprattutto anche a livello mediatico e informatico, perché abbiamo più sensibilità per quei strumenti come internet che ci danno spazio e ci permette in seguito di incontrarci fisicamente, cosa che è sempre da prediligere, ma che non sempre si ha la possibilità di fare proprio perché essendo giovani non abbiamo un reddito che ci aiuta. Useremo anche queste tecnologie per aiutarci, creeremo una grande Rete di giovani collegando i nostri blog, aprendo forum e spazi di confronto da cui ci nascerà un contenuto che sarà il cuore della nostra discussione.
Bisogna lottare per l'indipendenza della magistratura dal potere politico, lottare contro i conflitti d'interessi e contro tutte quelle cose che non ci permettono di accedere al sistema e alle istituzioni, per poter portare la nostra voce e le nostre sensibilità all'opinione pubblica e nell'agenda dei governi locali. Partiamo noi come Italia dei Valori, partiamo con questo forum giovanile per dare delle risposte a questi grandi temi che riguardano noi e soprattutto il futuro dell'Italia, perché noi giovani siamo il futuro di questa società.
Voglio essere intercettato
La Casta si difende, si chiude: c'era la richiesta dei magistrati che dovevano seguire indagini che riguardano la mafia e avevano bisogno di acquisire dei tabulati. La Camera, ieri, ha rigettato questa richiesta della magistratura, ieri la Casta ha fatto squadra. Proprio rispetto a queste questioni che sono davvero intollerabili, dove cittadini non sono cittadini, ma sono Casta, ho fatto la mia prima riforma che mi sono approvato da solo in Parlamento. Non utilizzo come tutti gli altri queste immunità, questi favori, queste opportunità che si hanno dentro il Parlamento, ovvero di non essere cittadini normali e di non poter utilizzare le mie intercettazioni.
Ho fatto la mia riforma: ho ancora il mio numero di telefonino che è intestato alla mia società, che non ho cambiato e che non ho intestato a me come parlamentare, perché in quel caso avrei avuto i privilegi della Casta. Invece io voglio essere intercettato come tutti i cittadini, perché io non sono un deputato: sono un cittadino e come tutti devo avere gli stessi diritti e gli stessi doveri. Gli uomini politici non sono tutti uguali, io perciò cerco di non essere uguale, di non essere la Casta.
Bisogna smontare la Casta, tutti devono essere uguali di fronte alla legge. C'è una dittatura strisciante in Parlamento, e per queste ragioni vediamoci martedi a Piazza Navona per questa grande e importante manifestazione con la quale dobbiamo riportare democrazia e legalità, altrimenti il Caimano continuerà a lavorare in Italia contro gli italiani.

La Lewinsky non divento' ministro
Pubblico una mia intervista rilasciata oggi a Repubblica Tv.
Paolo Garimberti: E' vero che lei ha detto a Radio Radicale che Clinton non avrebbe fatto ministro Monica Lewinsky?
Massimo Donadi: Ho detto non solo che non l'ha fatta, ma ho anche detto che quando si parla della privacy di un uomo politico, in primis di un capo di Governo, la sfera del privato da un lato è veramente sottile, dall'altro veramente labile. Dove finisce questa privacy? Allora ho fatto scherzosamente questo esempio, volutamente riferito all'America per toglierlo da ogni riferimento e fatti o intercettazioni che potrebbero arrivare.
Tiziana Testa: Diciamo che c'è un tam tam di voci di nuovi intercettazioni che riguardano il Premier e alcune esponenti donne del Pdl. Intercettazioni che non configurerebbero alcun reato, ma semplicemente sono rapporti privati.
Massimo Donadi: Ci sono state due sole procedure di impeachment negli Stati Uniti d'America, una delle due ha riguardato il caso Clinton-Lewinsky. Voglio dire che per l'opinione pubblica americana la cosa tanto irrilevante non era. Aveva mentito sul fatto se avevano avuto rapporti sessuali.
Paolo Garimberti: Il discorso è sempre quello. Anche per Nixon e il Watergate il vero problema non era stato tanto lo scasso ma la menzogna: il Presidente non può mentire.
Massimo Donadi: E' evidente che il lato di partenza era una relazioncina sessuale. Mi pongo questa domanda: ma se poi Clinton avesse fatto la Lewinsky ministro? L'aspetto privato passava in secondo ordine e quello pubblico, di governo e dell'etica di un Presidente degli Stati Uniti che fa venire a quel punto il dubbio a tutti i cittadini americani se questa ci è andata perché è brava o perché prima è passata per lo studio ovale in modo non certo irreprensibile. Credo che questo debba interessare un'opinione pubblica attenta.
Paolo Garimberti: In conclusione cosa vuole dire? Vuol dire che se queste intercettazioni sul favoreggiamento esistono e vengono pubblicate sui giornali lei non si scandalizza?
Massimo Donadi: No. Non mi scandalizzerei.
Paolo Garimberti: Le considera politicamente rilevanti?
Massimo Donadi: Se riguardassero in modo diretto vicende che attengono anche la dimensione politica non solo le riterrei rilevanti ma riterrei doveroso che vengano pubblicate. Se sono solo pettegolezzi di vita privata saremo evidentemente al trash.
Betancourt simbolo di forza e speranza
Una gioia profonda ed incontenibile e l’orgoglio di aver presentato, il 29 aprile scorso, come primo atto di legislatura di Italia dei Valori, la mozione per la liberazione di Ingrid Betancout.
La vicenda di Ingrid dimostra quanto sia importante che le istituzioni per prime tengano sempre accesi i riflettori sulle barbarie, sulle violenze, sulle ingiustizie e su quanti immolano la propria vita in nome dei diritti e delle libertà per questo, dopo la fine della prigionia di Ingrid Betancourt, è nostro dovere rivolgere la massima attenzione verso quelle altre realtà dove la tirannia, le prevaricazioni e le violenze obbligano la popolazione a vivere nel dolore e nella sofferenza. Penso al popolo tibetano e a quello birmano, in particolare ad Aung San Suu Kyi, penso ai bambini soldato del Burundi, del Sudan, della Somalia e a quelli delle favelas sudamericane; penso al popolo ceceno e a quello kurdo, e a quanti oggi hanno nel nostro impegno, nella nostra voce, l’unica possibilità di essere liberati dalla sofferenza di questa ‘non-vita’.
Ingrid Betancourt è simbolo di forza e speranza per quanti, nel mondo, ancora subiscono ingiustizie. Per questo, Italia dei Valori continuerà il suo impegno affinché le venga assegnato il Premio Nobel per la Pace, perché nella sua esile quanto energica figura ogni uomo, donna e bambino che aspirano alla pace, alla libertà e ai diritti, possa riconoscersi.
De Luca: un altro intoccabile
Oggi la Camera nega l'acquisizione dei tabulati telefonici del deputato del Pdl, Francesco De Luca, indagato per concorso in tentata corruzione. L’Italia dei Valori è favorevole all’acquisizione dei tabulati (il voto no) ed il sottoscritto puntualizza la posizione del partito relativa al fatto che nessuno può sostituirsi alla magistratura nei processi.
Chiaramente, per non creare precedenti che un domani potrebbero trovare nella situazione del pidiellino De Luca altri deputati, il Parlamento vota compatto la non autorizzazione a fornire i tabulati (il voto sì), o non si pronuncia, lasciando spazio a una votazione da risultati scontati.
Per essere certi di ottenere il risultato atteso e per evitare che qualcuno possa confondersi il Presidente Fini ricorda che: “chi intende votare per la concessione dell'autorizzazione deve esprimere un voto contrario (ossia no) , mentre chi intende votare per il diniego dell'autorizzazione deve esprimere un voto favorevole (ossia si). Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sulla proposta della Giunta di negare l'autorizzazione all'acquisizione dei tabulati telefonici del deputato De Luca.”
Il risultato:
Presenti 537
Astenuti 152
Votanti 385
Hanno votato sì 341
Hanno votato no 44
Da oggi i deputati hanno aggiunto un altro tassello alla loro intoccabilità, tassello tolto dalle fondamenta della democrazia.
Riporto il resoconto stenografico del mio intervento:
"Signor Presidente, intervengo soltanto su un punto, e cioè quello del corretto rapporto tra poteri costituzionali. La Giunta per le autorizzazioni - e il Parlamento, quindi - non possono sostituire la magistratura nel fare i processi e nell'emettere le sentenze. Il punto su cui la Giunta e il Parlamento sono chiamati ad intervenire è soltanto quello della verifica se vi sia o meno fumus persecutionis, e cioè, ad esempio, l'eventualità in cui i fatti addebitati siano totalmente al di fuori di una qualunque ipotesi di contestazione di reato. Ma la Giunta e il Parlamento non possono sostituirsi al giudice nel valutare la rilevanza della prova e nell'emettere le sentenze. Non mi pare che a questo principio costituzionale di corretto rapporto tra i poteri dello Stato si sia attenuta la Giunta, come risulta dalla relazione. Ne leggo solo alcuni passi salienti: «concludendo sul punto, non appare verosimile configurare un tentativo di corruzione per il tramite dell'articolo 56 del codice penale; men che meno può configurarsi il tentativo di istigazione (...)» (e questa è già una sentenza bella e buona); in secondo caso, «non è prova alcuna che un contatto o una proposta sia stata (...) neanche rivolta al giudice (...)»; «in sostanza, gli elementi contenuti nella documentazione pervenuta rivelano solo preliminari e forse non autentici scambi di intese tra soggetti vari (...)».
In questo modo la Giunta - e quindi l'Aula - oggi si arroga il potere di emettere una sentenza in sostituzione del potere che, per Costituzione, è deputato ad emettere sentenze e a formulare giudizi, e cioè la magistratura. Il potere politico si lamenta delle invasioni di campo della magistratura, a mio giudizio ingiustificatamente, ma poi è esso a entrare a piedi giunti e a piedi uniti, in maniera molto pesante, sulle attività della magistratura, arrogandosi il potere di decidere al posto di essa. Questo, signor Presidente, è un punto fondamentale che credo dovrebbe essere sempre tenuto presente nei corretti rapporti tra istituzioni dello Stato, in modo particolare tra poteri costituzionalmente rilevanti e garantiti. Per questa ragione, signor Presidente, per evitare anche in futuro, oggi e in avvenire, che vi siano invasioni di campo, è necessario riaffermare che i giudici devono fare i giudici e i politici devono fare i politici. Per questa ragione, signor Presidente, per il rispetto dei rapporti tra poteri costituzionali Italia dei Valori voterà contro la proposta della Giunta (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)."
La tolleranza alla corruzione
Il Governo, con il decreto legge sulla manovra, sopprime l’Alto Commissario per la prevenzione ed il contrasto della corruzione ed altre forme di illecito all’interno della pubblica amministrazione.
Il fatto è gravissimo, e risulta perfettamente in linea con la totale assenza di volontà da parte della maggioranza di stigmatizzare e punire la corruzione, derubricando la cancellazione come "riduzione di organismi collegiali".
La cancellazione è il segnale dell’endemica tolleranza e convivenza con la corruzione, che ha caratterizzato la vita politica dei governi Berlusconi. Dalla depenalizzazione del falso in bilancio ai due emendamenti salva-premier, assistiamo sconcertati all’abuso delle leggi ad-personam: questa volta le due astuzie condurranno il Presidente del Consiglio alla prescrizione, sospendendo i processi per reati ritenuti, solo dal governo, "minori" quali estorsione, associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, frodi fiscali, falsificazione di documenti pubblici, corruzione, corruzione in atti giudiziari, abuso d'ufficio, peculato, rivelazione di segreto d'ufficio, truffa comunitaria.
Per manifestare contro queste leggi-vergogna, scenderemo l’ 8 luglio alle 18:00 in Piazza Navona.
8 luglio: Atene e' con voi
Pubblichiamo una lettera tra le migliaia che stiamo ricevendo di solidarietà da tutta Europa. Per i molti cittadini stranieri e nostri connazionali che ci guardano da fuori emerge il quadro di un Paese che sta discutendo di giustizia, democrazia, diritti, elementi che sono alla base di ogni democrazia e che dovrebbero oramai essere scontati e assodati.
Non capiscono i nostri conflitti di interesse di Berlusconi, le sue leggi ad personam, non capiscono la monnezza di Napoli, non capiscono il dualismo antagonista tra magistrati e politici, non capiscono come possano mancare le basi del vivere comune e si chiedono dove siano i cittadini, dove sia la loro voce.
La loro voce esiste rispondiamo noi dell’Idv, bisogna solo trovare l’occasione per ascoltarla in una nazione dove manca l’informazione libera. Negli Stati Uniti e tutti gli stati occidentali i media sono i cani da guardia del buongoverno, in Italia nella maggior parte dei casi cani al guinzaglio della politica.
L’8 luglio in piazza Navona ascolteremo la voce dei cittadini.
Alessandro vive ad Atene e ci scrive perché scenderà anche lui in piazza a qualche centinaio di chilometri di distanza:
"Sono un ragazzo residente in Grecia da 5 anni. Recentemente, sono venuto a conoscenza dell'iniziativa del sig. Di Pietro per l'8 luglio alle ore 18...Dopo aver consultato amici e parenti abbiamo deciso di sostenervi sfilando in piazza Syntagma ad Atene, con lo scopo di ricordare a Berlusconi che, anche se a 3000 km di distanza, non ci dimentichiamo delle sue azioni e delle sue magre figure all'estero. Alle ore 18 italiane, quindi, saremo presenti in piazza Syntagma per sostenervi. La mia unica richiesta e di spargere la notizia in Italia cosi che la nostra iniziativa non risulti inutile... Sosterremo la giustizia italiana fino alla fine e il sig. Berlusconi dovra' pagare il prezzo delle sue azioni...ATENE E' CON VOI
Alessandro Kartsiaklis"

























