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31 Luglio 2008

Misure antisociali


Se andiamo a guardare gli interventi in campo sociale di questo governo cadono per forza le braccia.

La questione di cui si sta discutendo, e sulla quale si spera di porre rimedio, riguarda i pensionati sociali, cioè coloro che non hanno potuto versare i contributi e non hanno una pensione, come le casalinghe che hanno passato la vita ai lavori di cura in casa e che come unico sostegno hanno questo assegno sociale, che ora rischiano di vederselo togliere.

Si tratta di 800 mila persone, e questo per la forsennata e continua ricerca della Lega di attaccare tutti gli immigrati per qualunque motivo, anche quelli regolari come in questo caso. Evidentemente non si sono resi conto che con l'emendamento che hanno fatto approvare alla Camera di fatto andavano anche ad escludere tutti i pensionati sociali italiani che non avevano almeno dieci anni di residenza e di lavoro nel nostro Paese.

Adesso si cerca di porre rimedio, però quando pensiamo che tutto ciò che è contenuto nella manovra finanziaria per le fasce più deboli è la cosiddetta “carta di povertà”, l'invenzione del nostro ministro “Robin alla rovescia” Tremonti, si pensa di umiliare chi è povero costringendolo di fatto a farsi vedere a fare acquisti con questa card, come un marchio sulla fronte con scritto “io sono povero”.

Si poteva fare ciò in maniera più elegante, dando direttamente a queste persone questi 200 euro, che corrispondono all'unico intervento in campo sociale fatto da questo governo che ha chiesto quattro miliardi attraverso la cosiddetta “Robin Hood Tax”, che poi pagheranno tutti i contribuenti. Quattro miliardi di cui hanno destinato al campo sociale solo 250 milioni attraverso questa card che, ripeto, è penalizzante perché pone un marchio di povertà sulla fronte dei cittadini.

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30 Luglio 2008

La corda al collo dei lavoratori


E’ davvero imbarazzante il modo di agire di questo governo con il Premier Berlusconi che parla di un tema fondamentale per il futuro di migliaia di famiglie italiane, come il piano di risanamento di Alitalia, in una cena conviviale con i senatori e non dice una parola alle parti sociali.

Poi c’è un ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, che farebbe bene ad interrogarsi sul suo ruolo in questo Governo, dal momento che dopo aver ignorato l’inserimento di una norma antiprecari in finanziaria ora dice di non sapere nulla dei 5.000 esuberi paventati dal premier.

Berlusconi la smetta con le manfrine e parli finalmente chiaro e nelle sedi opportune perché ogni giorno che passa appare sempre più evidente che su Alitalia la situazione è ancora in altissimo mare e che il gioco della cordata che appare e scompare rischia di diventare una corda al collo per migliaia di lavoratori.

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29 Luglio 2008

Abruzzo: si riparte dai cittadini


Venerdi 25 luglio, in una piazza di Pescara stracolma di cittadini, Antonio Di Pietro ha ribadito la necessita' di un ricambio generazionale della classe dirigente.L'Italia dei Valori ha scelto di aprire le proprie liste alla societa' civile abruzzese.

Il giorno dopo si è riunita a Pescara l'assemblea regionale del Partito Democratico, che ad assemblea conclusa ha proposto al Consiglio Regionale comatoso ed in via di sciogliemento di cambiare la legge elettorale. L'effetto della loro proposta consentirebbe ad alcuni loro Sindaci abruzzesi di candidarsi.
Quello che i cittadini non capiscono, e nemmeno noi dell'Idv francamente, è il motivo per cui si dovrebbe cambiare questa legge elettorale con tanta fretta lasciando per lo più la decisione ad un Consiglio Regionale uscente. Come mai si lasciano agli uscenti il diritto di scegliere le regole del cambiamento?

Nessun accenno del Pd in compenso al programma, al rinnovamento delle persone, delle facce, nessun accenno alla data delle elezioni. Un pensiero in sintonia con quello di Pier Ferdinando Casini, ieri in visita a Pescara, che ha annunciato l'imminente "reclutamento" in regione di numerose persone capaci di portare in dote un gran numero di preferenze. Uno sfacciato mercato dei voti insomma, privo di idee e proposto da una classe politica vecchia e superata. Lontana dai cittadini.
Decisioni prese da entrambi i partiti non in una piazza, aperta alla partecipazione dei cittadini, ma in una saletta riservata per parlare a pochi intimi. La paura è quella dei fischi ovviamente.

Non saremo soli e non ci presteremo ad alleanze strumentali con chi all'interno di Rifondazione Comunista vorrebbe utilizzare l'Abruzzo e l'Italia dei Valori per consumare "vendette". Non saremo soli nelle piazze, saremo con i cittadini abruzzesi perchè è da loro che si deve ripartire, il resto, è solo cenere che questo vento di rinnovamento spazzerà via in un soffio.

Postato da Carlo Costantini in | Commenti (82) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Responsabilita' politiche del G8 di Genova


Diversi nostri lettori ci hanno chiesto le ragioni per cui l’Italia dei valori ha votato contro la costituzione di una Commissione di inchiesta sulle violenze del G8 di Genova.

Assicuro che noi dell’Italia dei Valori abbiamo sempre sostenuto la necessita’ di fare piena luce sui fatti verificatisi in occasione del G8 di Genova e soprattutto di ben individuare le responsabilità a tutti i livelli di quanto è accaduto. Noi pretendiamo e continueremo a pretendere la verità sulle responsabilità politiche. Lo pretendiamo per le vittime di un vero e proprio massacro, ma lo pretendiamo anche per restituire dignità ad uno Stato uscito umiliato a livello internazionale dalle violenze di Genova.

Ciò che ci ha lasciato a suo tempo perplessi è che ad accertare fatti penalmente rilevanti potesse essere un organo parlamentare quale la “Commissione di inchiesta”, che per definizione è di parte e dipende dalla maggioranza numerica del momento, e non invece la Magistratura, che essendo terza garantisce migliore obiettività circa il risultato, a cui poi poteva e ben può affiancarsi una “Commissione di indagine”.

A questo punto, però, è bene fare chiarezza sulla distinzione concettuale che noi abbiamo posto tra una “Commissione parlamentare di inchiesta”, su cui all’epoca abbiamo espresso riserve, e una “Commissione parlamentare di indagine”, verso cui noi invece propendevamo e che ancora oggi siamo disposti a sostenere. La Commissione parlamentare di inchiesta e’ titolare di poteri analoghi a quelli della Magistratura, compresi gli interrogatori, le perquisizioni e quant’altro di investigativamente rilevante, e sull'attività della Magistratura può interferire, pur essendo, spesso, del tutto priva della necessaria autonomia ed indipendenza, in quanto espressione dei partiti e di maggioranze politiche, variabili per definizione.

Oggi, a distanza di solo pochi mesi, possiamo dire che i fatti hanno dimostrato che le nostre preoccupazioni erano fondate. La magistratura ha processato e sta processando i responsabili mentre la Commissione di inchiesta sul G8 di Genova, se costituita, sarebbe oggi nelle mani blindate di chi nel 2001 aveva la responsabilità dell’ordine pubblico, di chi avrebbe interesse personale a fare emergere verità diverse da quelle che comunque cominciano ad emergere dai processi, di chi avrebbe addirittura la possibilità di interferire con la stessa attività dei Giudici.

La Commissione parlamentare di indagine che noi auspichiamo, invece, avrebbe compiti di sola valutazione politica sulla base dei risultati di indagini acquisite dalla magistratura senza interferenze e nel rispetto della diversità dei ruoli. A nostro avviso questa soluzione sarebbe lo strumento più efficace per accertare responsabilità politiche ormai quasi inequivocabili, anche grazie a quanto continua ad emergere dai processi. La verità non e’ certo emersa dall’indagine conoscitiva “farsa” messa in campo dal precedente governo Berlusconi. Ma la verità non sarebbe emersa neppure da una attività di inchiesta contrapposta a quella dei Giudici e pilotata di volta in volta dai Partiti al potere.

Forse abbiamo fatto bene, forse abbiamo sbagliato. Ma l’abbiamo fatto con totale buona fede e concreto spirito costruttivo.

Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (97) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

28 Luglio 2008

Porcate d'autunno


L'Italia dei Valori è Opposizione a questo governo e a questa maggioranza. E' l'Unica Opposizione che in maniera chiara e determinata, fin dall'inizio, si opposta alle finte promesse e alle finte aperture di Berlusconi e dei suoi sodali. Su che cosa l'Italia dei Valori avrebbe dovuto dire di si? Al decreto “salva-Rete4” che continua a dare contro alle sentenze italiane ed europee, al decreto “blocca-processi” che serviva a bloccare cento mila processi per bloccare quello di Berlusconi, o avrebbe dovuto dire si alla norma immorale del “lodo Alfano” che ha voluto garantire al presidente Berlusconi l'immunità, o meglio l'impunità, fino al resto dei suoi giorni?

E' chiaro che l'Italia dei Valori dirà sempre no e parlerà chiaro al Paese, e lo farà in piazza. Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: noi scenderemo in piazza, perché è li che c'è il vero confronto con la gente. Continueremo i nostri ragionamenti con il mondo della Rete, accettando i suggerimenti e quando necessario anche in rimproveri.

D'altra parte questo governo su cosa si è distinto, oltre che su questi opinabili, vergognosi, sgradevoli ed immorali provvedimenti? Si è distinto per l'abolizione dell'ICI, dove ha tolto da una mano per riprendere dall'altra, perché i comuni non avranno più soldi e dovranno aumentare le tariffe dei servizi, delle mense scolastiche, delle piscine, dell'assistenza agli anziani. Hanno cercato di introdurre nuove norme in materia di sicurezza, ma hanno tolto i soldi per le forze dell'ordine, che in pratica non potranno combattere la malavita perché non hanno le divise, non hanno le vetture, non hanno persino i soldi per acquistare il gasolio.

E' un governo tragedia per il Paese, che ci fa mettere alla berlina in Europa e che non ha risolto nessun problema. Gli stipendi, i salari, le pensioni ormai non hanno più forza per portare le nostre famiglie a fine mese, mentre Berlusconi e i suoi si preoccupano sempre della Casta, di mantenere e tutelare i privilegi dei Parlamentari. Essi vogliono introdurre un'altra porcheria in autunno: l'immunità parlamentare, dove i parlamentari saranno sciolti da qualunque vincolo di legge e non saranno perseguibili nel corso del loro mandato anche per reati gravi che dovessero commettere. Vogliono inoltre fare la riforma della giustizia per mettere sotto i tacchi la magistratura e imporre successivamente, fermando le intercettazioni, il bavaglio alla stampa.

L'Italia dei Valori, il presidente Antonio Di Pietro e i due gruppi parlamentari saranno una barriera, che insieme ai cittadini liberi di questo Paese faranno sentire alta la voce dell'Opposizione.

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27 Luglio 2008

Nucleare: basta con gli imbrogli


Basta con gli imbrogli. Le dichiarazioni acrobatiche del Ministro Scajola, che definisce "enfatizzazione" eccessiva le forti preoccupazioni espresse dall`opposizione per l`incidente nella centrale nucleare francese, sono inquietanti.

Il Governo chieda, piuttosto, per la sicurezza dei cittadini italiani, all'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica di riferire su quanto accaduto, senza omissioni. Infatti, non è possibile considerare "una fortuna" il fatto che il livello di contaminazione di cento operai non sia di livello particolarmente grave. La verità è che l'energia atomica è fallimentare sia dal punto di vista dei costi e del rischio sicurezza delle centrali nucleari a fissione di terza generazione, sia per il problema dello smaltimento delle scorie radioattive.

I cittadini sono stanchi di chi governa con annunci inconsistenti e demagogici. Il futuro del nostro Paese e', come abbiamo detto più volte, nelle energie pulite e rinnovabili come il solare l'eolico e nella ricerca sull'idrogeno.


26 Luglio 2008

Il tradimento del programma


In questi ultimi giorni sono stati approvati due sistemi di norme, entrambi vergognosi: il cosiddetto "decreto sicurezza" ed il "lodo Alfano". Con l'ultimo provvedimento si consente di fatto l'immunità al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, introducendo una norma che ci allontana dall'Europa.

In maniera ingannevole è stato detto che questa norma ci allineerebbe a tutti i paesi europei. E' falso. Solo la costituzione portoghese e quella greca contengono una norma che tutela il capo dello Stato. Nessuna normativa costituzionale in nessun paese dell'Europa prevede l'immunità per il Presidente del Consiglio.

Questa norma ci allontana dall'Europa e della quale dovremmo dare conto, dato che abbiamo fatto un sistema con il quale noi italiani possiamo perseguire e processare Zapatero per un eventuale reato commesso in Italia, mentre gli spagnoli non potranno perseguire un reato commesso dal nostro Presidente del Consiglio. E' una norma che va contro l'Europa.

Poi il decreto sicurezza, in cui il nostro voto è stato nettamente contrario non solo perché contiene una connotazione razzista, ma perché alla fine è stata introdotta una norma che consente la riapertura del patteggiamento anche sin dal momento in cui il giudice entra in camera di consiglio, con un risultato che sommando lo sconto per il patteggiamento, pari ad un terzo della pena, con l'indulto, pari a tre anni, ci saranno imputati che pur condannabili a sette anni e mezzo in giù per i reati commessi non faranno neanche un giorno di carcere. Questo è il contrario della sicurezza.

Noi ora vorremo vedere come Alleanza Nazionale e Lega Nord riusciranno a giustificare questa norma che è contro la sicurezza e per il tradimento del programma ai loro elettori.

Noi dell'Italia dei Valori sappiamo come si fanno le norme per affermare il principio della sicurezza e in questa direzione ci muoveremo, con i nostri disegni di legge con i quali la maggioranza sarà costretta a confrontarsi.

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25 Luglio 2008

Servi silenziosi


E' iniziato, in commissione giustizia alla Camera, l'esame del disegno di legge Berlusconi sulle intercettazioni.

In questi tre mesi abbiamo avuto le aule parlamentari intasate dai problemi del Presidente del Consiglio. Prima la “blocca processi”, che avrebbe bloccato 100 mila processi per reati gravissimi solo per bloccare un processo, quello che interessa il Presidente del Consiglio. E poi il "Lodo Alfano" che di lodo non ha assolutamente nulla perché è una legge dello stato che impedisce che il Presidente del Consiglio venga processato. Se non avessimo avuto le aule parlamentari intasati dai problemi del Premier probabilmente il disegno di legge sulle intercettazioni sarebbe già legge dello Stato.

Per farvi comprendere cosa accadrà, se e quando questo disegno di legge diventerà legge dello Stato, posso farvi un riferimento specifico al caso Abruzzo.
Nel caso in cui, al momento dell'arresto del Presidente della Regione, questa legge fosse già stata approvata i cittadini abruzzesi saprebbero dell'arresto del Presidente ma non potrebbero conoscere le ragioni. Alternativamente, se qualche giornalista avesse avuto il coraggio di informare l'opinione pubblica sarebbe in galera agli arresti anche lui.
I procuratori della Repubblica Nicola Trifuoggi e i sostituti Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli sarebbero esautorati dalle indagini, e l'indagine sarebbe probabilmente morta perché sarebbe scaduto il termine improrogabile dei tre mesi previsto dalle intercettazioni.

Non sto facendo riferimenti generici a situazioni generiche. Sto facendo riferimenti specifici e puntuali al disegno di legge Berlusconi in esame alla Camera.

L'opinione pubblica non saprebbe nulla perché all'articolo due è previsto il divieto della pubblicazione su qualsiasi organo di stampa degli atti delle indagini. Il Presidente è in galera e gli abruzzesi impossibilitati di sapere il perché.

Perché dico che i giornalisti che avrebbero sentito forte il diritto ed il dovere d'informare l'opinione pubblica sarebbero agli arresti? Perché l'articolo 13 prevede e punisce con l'arresto il giornalista che viola questo divieto.

Perché dico che il procuratore della Repubblica e tutti i magistrati che stanno indagando sarebbero esautorati dalle indagini? Perché l'articolo 1 di questo stesso disegno di legge prevede l'obbligo di astensione da qualunque atto da parte dei magistrati che vogliono informare l'opinione pubblica. Il procuratore della Repubblica ha informato l'opinione pubblica e ha reagito agli attacchi e insulti che gli sono piovuti addosso dalle massime cariche dello Stato, e mi riferisco a Silvio Berlusconi.

E' una situazione francamente inaccettabile. Il Paese al quale pensa Berlusconi è un Paese fatto di servi silenziosi, di magistrati impossibilitati ad esercitare la loro funzione giurisdizionale e di giornalisti imbavagliati, privati del loro diritto e dovere d'informare, di far sapere ai cittadini e all'opinione pubblica. Le cose di cui vi ho parlato sono i fatti. Solo ed esclusivamente i fatti, che probabilmente non riuscirete ad apprendere dagli organi d'informazione di regime.

Sono i fatti, tutto il resto è solo ed esclusivamente propaganda di regime.

Postato da Carlo Costantini in | Commenti (118) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Luglio 2008

No alla Banca del Mezzogiorno


Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati, di martedi 22 luglio, sull'istituzione di una "Banca del Mezzogiorno".

"Signor Presidente, l'ordine del giorno in esame riguarda un tema caro al Governo, perché lo stesso Ministro Tremonti lo aveva già proposto nel 2004, con esito fallimentare, con l'istituzione della banca del Mezzogiorno. Premessa la contrarietà del nostro gruppo all'istituzione di una banca del Mezzogiorno, considerata la sua inutilità, bisogna evidenziare alcune questioni.
Innanzitutto i precedenti: banche del Mezzogiorno ne abbiamo avute molte, molte e con esiti fallimentari. Partiamo dal Banco di Napoli, salvato in extremis, dal Banco di Sicilia, acquisito dal gruppo Unicredit, dalla Sicilcassa, già in liquidazione, e chi più ne ha più ne metta (ricordo le più grandi, ma vi sono anche le piccole).
Quindi, creare una nuova banca di questo tipo non si capisce quale utile e quale vantaggio possa costituire per il Mezzogiorno, anziché intervenire su questioni serie per il Mezzogiorno, come le infrastrutture, che invece sono state sottratte togliendo i fondi proprio alla Sicilia, alla Calabria e alle regioni del sud.
Premesso ciò, anche il tipo di banca pensata non ha veramente senso: si parla di 5 milioni di euro per la sua istituzione. I dati della Banca d'Italia prevedono che per istituire una banca di credito cooperativo con uno sportello unico occorrono almeno due milioni di euro di capitale sottoscritto: con cinque milioni ci facciamo due sportelli e mezzo in tutto il sud.
Poi guardiamo la situazione, per esempio, della Sicilia - sono sempre dati della Banca d'Italia - per capire se serve una nuova banca. In questo momento, in Sicilia sono operanti 79 banche, con 1.788 sportelli, che coprono 337 comuni. Banche di credito cooperativo ce ne sono invece 30 e sono quelle più radicate sul territorio, con 147 sportelli e coprono 119 comuni. Pensare a una nuova «bancarella», francamente non sappiamo a cosa serva.
Non solo: consideriamo la compagine sociale. Pensare che i soci siano gli enti locali (regioni, province e comuni) è anche questa una grande forzatura: da un lato gli enti locali non riescono a garantire i servizi essenziali, anche per colpa dell'attuale Governo, che ha sottratto loro i fondi e dall'altro lato li facciamo diventare i soci di una banca.
La vera finalità credo sia indicata nella norma istitutiva del Governo: acquisire rami secchi di banche meridionali e insulari. Vorremmo anche capire quali sono, forse l'unica che è rimasta è la Sicilcassa, gli altri sono chiusi o acquisiti già da altri.
Non solo: l'altra finalità probabilmente è nominare tre nuovi soggetti, tre nuovi posti di sottogoverno in una nuova banca (infatti si parla di un comitato promotore di tre soggetti). Ci avessero almeno detto come si chiamano, quanto meno sapremmo chi sono gli interlocutori e con chi parlare.
Cosa serve, invece, al sud? Serve una nuova politica finanziaria su cui il Governo non intervenga assolutamente. Serve una politica finanziaria che consenta al sud pari opportunità di accesso al credito: non una nuova banca, ma trattare con le banche che esistono per garantire tale pari opportunità.
Mi avvio a concludere senza, signor Presidente, che lei mi segnali che il tempo a mia disposizione sia terminato.
Il senso dell'ordine del giorno a mia firma è quello di salvare il salvabile. In altre parole, visto che in questo momento una banca inutile serve a poco (solo ad «occupare» cinque milioni di euro), è necessario provvedere immediatamente alla privatizzazione dell'intero capitale sociale, considerato che è stato prelevato, in egual misura, dal Ministero per i beni e le attività culturali per due milioni e mezzo di euro, e dal Ministero della salute per altri due milioni e mezzo di euro. Pertanto, si privatizzi immediatamente, per fare in modo che questi cinque milioni di euro, per pochi che sono, rientrino e vengano destinati alle finalità originarie, perché il sud non ha bisogno di nuove banche con trovate che garantiscano nuovi posti di sottogoverno, ma di una nuova politica che lo rilanci (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).

Postato da Ignazio Messina in | Commenti (82) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Luglio 2008

Lodo Alfano: aborto giuridico e politico


Riporto il video ed il resoconto stenografico della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori al Senato sul lodo Alfano.

Felice Belisario: Signor Presidente, signor Ministro della giustizia, colleghe e colleghi, dopo lo spiegamento di forze messo in atto dalla maggioranza per giustificare, legittimare e addirittura esaltare lo scudo giudiziario reso al Presidente del Consiglio, provo un certo imbarazzo nel prendere la parola, perché il provvedimento che è stato inventato, ma forse è meglio dire copiato, dal precedente lodo Schifani, blindato e difeso secondo un copione imparato ormai a memoria, è talmente insopportabile politicamente e brutto giuridicamente da ingenerare vergogna e preoccupazione. Si tratta di una norma confezionata a dovere per rendere sempre più profondo il solco tra il Paese reale e il Palazzo.
Io non so se nelle vostre coscienze, colleghi di maggioranza, vi sia stato lo spazio per un approfondimento sereno ed obiettivo, se davvero siete tutti convinti che il cosiddetto salva-Berlusconi sia una norma che fa onore al nostro ordinamento giuridico. Infatti, al di là delle dichiarazioni di stile, un principio simile, quello di salvaguardia del Presidente del Consiglio, è ignoto alle democrazie occidentali e, anche per quanto riguarda il Presidente della Repubblica, lo ritroviamo scarsamente applicato nella Costituzione greca, in quella portoghese e in quella francese. Per la Gran Bretagna e per la Spagna si tratta di immunità assoluta perché si parla di sovrani. In Germania, invece, il Cancelliere e i Ministri sono considerati titolari di una funzione pubblica e ad essi si applica la disciplina generale dei funzionari del pubblico impiego.
L'Italia dei Valori ha denunciato ovunque questa bruttura che voi, colleghi di maggioranza, vi accingete ad approvare e per questo tutti noi, perché lo abbiamo detto anche nelle piazze, siamo stati additati come espressione dell'antipolitica e come forze giustizialiste, anche questa mattina qualcuno lo ha detto. Ma a chi è ipocritamente bugiardo intendo restituire l'espressione "giustizialista" che non mi offende ma non mi appartiene e non appartiene neppure al mio partito (Applausi dal Gruppo IdV), a meno che a dire la verità, opporsi strenuamente alle leggi vergogna, chiedere di governare con trasparenza e sempre nel rispetto della legalità sia oggi sinonimo di giustizialismo. Inoltre, a coloro che sono pieni di orticaria perché l'Italia dei Valori è presente sullo scenario politico italiano, difendendo quei principi elementari di libertà ed uguaglianza voluti dai nostri costituenti e che migliaia di nostri eroi hanno difeso con la vita, diciamo di non farsi affliggere dalla disperazione ma di curarsi con pillole di democrazia, di rispetto di tutti gli organi costituzionali a cominciare dal Parlamento e soprattutto di eliminare il macroscopico conflitto d'interessi, vera metastasi di un Paese occidentale che non risolve i problemi della gente, ma solo quelli del Capo, padrone, Presidente. (Applausi dal Gruppo IdV).
Signor Presidente del Senato, onorevoli colleghi, l'Italia dei Valori ha dato prova in questi mesi di sapersi confrontare in queste Aule sui contenuti dei provvedimenti, coerente con i suoi princìpi e con il suo programma. E come emerso nel dibattito anche di questo provvedimento, abbiamo avuto la perseveranza e la determinazione di voler lavorare insieme ai colleghi del Partito democratico, mantenendo un rapporto leale e con la volontà - spero comune - di costruire una credibile alternativa di Governo con il coinvolgimento delle energie vive della società italiana.
Pur nelle reciproche differenze e con quelle criticità che sono emerse ad inizio legislatura, è questo il dato politico che emerge nel dibattito e che fa dispiacere a qualcuno e che anche l'informazione non ha sufficientemente e proficuamente sottolineato.
Ma veniamo a noi, signor Presidente del Consiglio, che dopo le belle e finte parole pronunciate al suo insediamento si è abilmente nascosto, forse arrossendo un pochino per la norma che lei non ha voluto, che hanno scritto i suoi parlamentari legali e che il ministro Alfano ha solo avuto l'onere di marchiare con il proprio nome.
Signor Presidente del Consiglio, o - se preferisce - signor numero 1816 della Loggia P2... ( Applausi dai banchi dell'opposizione. Vivaci commenti dei banchi da maggioranza).

Presidente: Colleghi, per cortesia, lasciamo completare l'intervento del senatore Belisario.

Felice Belisario: Riporto solo dati che ormai sono alla storia e agli atti parlamentari.
...o - se preferisce - signor numero... (Commenti del senatore Asciutti) ...signor numero 1816 della Loggia P2, il disegno del suo ispiratore si sta compiendo: impunità a vita, magistratura insultata e chiamata dai suoi mentori con il gentile appellativo di fogna; l'informazione a suo completo servizio e presto con il bavaglio; l'immunità alle porte per la classe parlamentare; intercettazioni legali da eliminare, mandando in galera chi le ordina e chi le fa conoscere alla pubblica opinione, anche quando fanno emergere il marcio che esiste nella nostra società. Altro che chiacchiere!
Questi sono oscurantismo e nebbia che cercano di avvolgere per far deviare le nostre coscienze. Questa norma è un errore. Continueremo a sottolinearlo; un errore marchiato, compiuto perché la sua megalomania, signor Presidente del Consiglio, la porta ad essere primo anche nelle smargiassate politico-istituzionali. E' una norma-privilegio quella per cui il Parlamento è stato di fatto sequestrato perché bisognava fare presto, perché lei aveva ed ha paura di essere giudicato.
Lei, signor Presidente del Consiglio, non passerà mai alla storia come statista, ma verrà riportato nel guinness dei primati per l'abilità con cui da slalomista provetto è riuscito ad evitare tutti i processi in cui è stato coinvolto.
L'anomalia italiana sta tutta qui, nel presentare al mondo un Presidente del Consiglio sempre più assente dalle Aule parlamentari perché indaffarato ad evitare quelle giudiziarie che, dopo la Cirami, la Cirielli, l'abolizione del falso in bilancio, il lodo Schifani, la bloccaprocessi, adesso ha configurato questa nuova norma firmata Alfano.
Signor Ministro della giustizia, lei ci ha anticipato in qualche sua battuta che in autunno il PdL farà la riforma della giustizia. Ma quale, quella che vuole introdurre l'immunità per la casta rendendo deputati e senatori sciolti da ogni vincolo di legge e che vuole mettere la mordacchia ai giudici separandone le carriere, oppure quella che pensa alle elezioni popolari dei giudici? Ed è possibile parlare di riforme, signor Ministro, di quella della giustizia o di quella sul federalismo, se il Ministro delle riforme è stato condannato per avere prima oltraggiato la bandiera e, l'altro ieri, persino l'inno nazionale? (Commenti dai Gruppi PdL e LNP).
Mi chiedo e chiedo a voi, senatori di maggioranza, con chi e su che cosa...

Presidente: Senatore Belisario, si avvii a concludere, mancano venti secondi al termine del tempo a sua disposizione. (Commenti dai Gruppi PdL e LNP). Colleghi, per cortesia, lasciamo concludere il senatore Belisario.

Felice Belisario: Con chi e su che cosa dovremo dialogare? Pensate davvero, come una Penelope al contrario, che si possa scucire di giorno con la proposta Alfano e tessere di notte sulle riforme? Riteniamo che ciò non sia possibile. Per questo diremo convintamente il nostro no a questo aborto giuridico e politico. (Vivaci commenti dei Gruppi PdL e LNP).

Voce dai banchi della maggioranza: Ma cosa dici? (Commenti dei senatori Collino e Asciutti).
Gramazio (PdL): Bravo!

Presidente: Per cortesia, colleghi, il senatore Belisario sta concludendo il proprio intervento, lasciamolo finire.

Felice Belisario: Diremo il nostro no convinto a questo aborto giuridico e politico, lo faremo in Parlamento, utilizzeremo i mezzi referendari che la Costituzione repubblicana ci mette a disposizione e scenderemo nelle piazze, una, cento o mille se servirà (vivaci commenti dai Gruppi PdL e LNP), per continuare il nostro dialogo con la gente, lasciando voi a rimanere casta. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

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22 Luglio 2008

Universita': premiamo il merito


Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati sul tema dei finanziamenti delle università.

"Signor Presidente, il motivo per cui oggi intendiamo esporre il nostro ordine del giorno è perché in Italia vi è sempre stata una scarsa propensione ad investire nella ricerca scientifica, quasi come se fosse qualcosa di opzionabile o uno spreco di energia.
Quei pochi soldi che arrivano negli atenei sono pochi e vengono distribuiti «a pioggia», senza alcun criterio di merito.
Mi dispiace che l'onorevole Bindi vada via, perché come ricercatrice universitaria, avevo impiantato il discorso proprio su qualcosa, a mio avviso, di condivisibile; rimarrà, tuttavia, agli atti.
Non dobbiamo stare qui ad esaltare o spiegare i motivi per cui l'investimento sulla ricerca è indispensabile per un Paese, in quanto sappiamo bene che oggi nel mondo siamo sei miliardi e mezzo di individui: ciò corrisponde ad una nascita di circa tre neonati al secondo e, pertanto, vi è più bisogno di energia e di fonti energetiche. La ricerca serve sia a migliorare la qualità della vita, sia perché - vi sono i risultati degli studi - l'età media è molto aumentata negli ultimi decenni, ma anche per costruire nuove fonti alternative di energia, che siano alternative a quelle a rischio, potenzialmente e non ancora sicuramente innocue per il resto della collettività e dell'umanità.
Sappiamo bene, inoltre - e ci rivolgiamo al Presidente che è subentrato all'onorevole Bindi - che è necessario operare dei tagli: sicuramente essi vanno eseguiti, ma il problema è come farlo. A nostro avviso (cioè dell'Italia dei Valori), è necessario distinguere, sul criterio meritocratico. Durante la campagna elettorale, avete tanto parlato del merito: secondo noi è indispensabile intercettare il merito e, quindi, premiare quelle università virtuose, che hanno requisiti particolari. Le università che dovrebbero ricevere meno fondi sono quelle in cui la durata del corso di laurea è sensibilmente più lunga, in cui l'abbandono degli studenti è maggiore, l'indice di gradimento dei professori è più basso e la ricerca - quella che viene espressa dalle pubblicazioni scientifiche - è più scarsa o di più scarsa qualità.
Pertanto, a nostro avviso, bisogna smetterla con il pullulare delle sedi distaccate delle università, che servono soltanto a sistemare i soliti figli dei soliti nomi illustri. Il nostro Paese, l'Italia, è il primo in Europa in cui si perpetuano sempre gli stessi cognomi: da noi vi è il più alto numero di notai figli di notai, di primari figli di primari, di dirigenti ASL figli di dirigenti ASL e di professori figli di professori. Non va bene così: non è questo il sistema d'intercettare il merito. Ormai vi sono una serie di dati: in tutte le università si moltiplicano i «libri bianchi», in cui viene dimostrato e testimoniato che, oltre alla perpetrazione dei soliti cognomi, la produzione scientifica di maggiore spessore appartiene alla fascia docente più bassa e, quindi, ai ricercatori piuttosto che ai professori ordinari.
In questa maniera crediamo non bisognerebbe andare avanti: quindi i fondi per la ricerca che il Governo vorrà stanziare, anche se in maniera sensibilmente minore a quella precedente, dovrebbero tenere conto della meritocrazia. Intercettare il merito è quindi l'invito dell'Italia dei Valori a voi del Governo. Come avete promesso in campagna elettorale: premiate le università più virtuose e meritevoli e concentrate su di esse le vostre risorse finanziarie! Se quindi un taglio deve esserci a tali fondi, deve essere a carico delle università meno meritevoli. In altri termini, onorevoli del Governo, fate in modo che in Italia più che i «ricercatori» vengano premiati i «trovatori» (Applausi dei deputati del gruppo dell'Italia dei Valori e del Partito Democratico)".


Lodo Alfano: diktat ipocrita


Riporto il resoconto stenografico del mio intervento al Senato sul lodo Alfano.

"Signor Presidente, il lodo è il prodotto di un arbitrato tra due parti che vogliono trovare un accordo. Questo è un diktat, per di più ipocrita, perché si promette a vantaggio di quattro cariche e in realtà funziona per una sola. Leopoldo Elia, nel corso di un'audizione in Commissione, ha insistito sull'unicità di questa norma nel panorama giuridico conosciuto, tant'è che sono protetti i capi di Stato e non i capi di Governo.

La modifica è possibile solo con legge costituzionale e ne è prova il fatto che la richiesta di autorizzazione a procedere fu modificata con legge costituzionale 29 ottobre 1993, n. 3. Per infrangere la saldezza di questo principio, si dice che il Premier è stato scelto dal popolo e quindi deve poter svolgere il proprio mandato. Non è il Premier: la parola è ambigua e lede l'idea della natura collegiale del Governo. Al Titolo III della Costituzione, "Il Governo", la Sezione I reca il titolo "Il Consiglio dei Ministri", non "Il Presidente del Consiglio". Inoltre, non è vero che è stato scelto, perché è stato nominato dal Presidente della Repubblica e non è stato eletto con un'elezione diretta, anche se, come è già stato fatto rilevare, è stato un errore anche del centrosinistra aver accettato l'idea di porre il nome del candidato sulla scheda elettorale, peraltro con una forzatura rispetto alla tradizione.

In ogni caso, la vittoria elettorale non scioglie dal vincolo delle leggi. L'enfasi sulla scelta, su questa idea dell'elezione da parte del popolo, svilisce la natura collegiale del Governo e mette in pericolo anche la dialettica tra il Governo e le Camere. Far svettare su tutto il rapporto a senso unico tra capo e popolo costituisce una sorta di forzatura della dialettica democratica.

All'origine dell'unicità della storia del provvedimento sta l'unicità della vicenda giudiziaria che l'ha prodotta; ma questa, a sua volta, è prodotta dall'unicità di un'anomalia istituzionale che non ha pari nel mondo occidentale. Senatore Saro, l'anomalia istituzionale italiana non è data dalla magistratura, ma dal fatto che è salito al vertice del potere politico un soggetto che era del tutto incompatibile con l'esercizio di quel potere.

Da tutto ciò deriva una serie di forzature indicibili. Le ultime le vediamo e le vedremo nel prossimo periodo, con l'avanzare dei tempi e il susseguirsi di decreti‑legge, proroghe dei termini, voti di fiducia, il prossimo per scassare definitivamente la spesa pubblica, con danni incalcolabili.

Ci si appella al criterio della serenità: lui deve essere sereno. Ma lui sapeva di questa situazione già da molto tempo; quindi, se aveva una sensibilità tale da pregiudicare la sua serenità, già da tempo avrebbe dovuto smettere di essere sereno.

Il provvedimento dovrebbe svelenire il confronto. Niente di più sbagliato: in realtà lo avvelena alla radice e in modo irrimediabile. Con un atto di prepotenza non si può aprire un periodo di pace. Come si possono discutere le modifiche costituzionali con chi si mette la Costituzione sotto i tacchi? Si tratta di danni irreparabili ai principi costituzionali e l'eguaglianza viene calpestata.

Vi è un solo aspetto positivo: chi ha bisogno di protezione per svolgere semplicemente il proprio compito di Presidente del Consiglio non potrà mai aspirare davvero a superiori funzioni istituzionali.

Ci sorregge, infine, una speranza. Abbiamo di fronte a noi un impegno nobile e fondamentale: restaurare il primato dell'uguaglianza. Lo faremo. (Applausi dal Gruppo IdV. Congratulazioni)."


21 Luglio 2008

Bocconi amari della Lega


E' certamente interessante vedere in questi mesi qual'è l'atteggiamento della Lega Nord nei confronti dei provvedimenti del governo, perché in realtà siamo di fronte ad un partito che ha preso tanti voti al nord, che in campagna elettorale ha parlato di federalismo e di interventi sulla sicurezza, che però agli atti pratici sta dimostrando di comportarsi in modo diverso.

I mezzi d'informazione lo dicono troppo poco. A partire dal caso Alitalia, in cui è stato fatto un regalo ad una società che non era più in grado di funzionare, dove la Lega ha votato a favore dei 300 milioni di euro presi dalle tasche dei cittadini per darli ad una società pubblica nazionale, cosi come non ha esitato a votare 500 milioni di euro per Napoli e non esiterà a votare 500 milioni per Roma capitale, anche questo un regalo del governo ad un sindaco amico, perché non si giustifica altrimenti un intervento di questo tipo.

In generale, abbiamo avuto un ministro come Tremonti, il nostro Robin Hood alla rovescia, che è riuscito a fare degli interventi che sono esattamente il contrario di ciò che si dovrebbe fare quando si è federalisti. Ha abolito l'Ici sulla prima casa, l'imposta più federalista che esisteva in Italia. Ma non solo, nella manovra economica che stiamo per approvare, sulla quale la Lega Nord in commissione bilancio si appresta a votare a favore, ci sono tutta una serie di interventi che di fatto riportano al centro, cioè a Roma, le decisioni che riguardano le entrate degli enti locali dove vengono addirittura stoppati nella loro autonomia perché viene assolutamente sospesa, cosi che nei prossimi ann