Alitalia: i capitani coraggiosi
La cordata preannunciata da Berlusconi in campagna elettorale dopo tanti mesi è finalmente realtà. Voglio segnalare, affinché tutti li conoscano, un breve profilo di alcuni tra i “capitani coraggiosi” che piloteranno Alitalia fuori della crisi.
Roberto Colaninno
Da manager diventa imprenditore senza capitali. Conquista Telecom facendo debiti. Insieme a Gnutti e Consorte non hanno soldi necessari, ma agganci politici: le banche concedono mega prestiti milionari e con un sistema di scatole cinesi conquistano il 51% di Telecom. Hopa (controllata al 51% da Colaninno e Gnutti, con dentro Monte dei Paschi di Siena, Unipol e Fininvest, nel miglior spirito bipartisan) possiede il 56,6% di Bell (oscura società con sede nel paradiso fiscale del Lussemburgo). Bell controlla il 13,9% di Olivetti, che possiede il 70% di Tecnost, che controlla il 52% di Telecom. Praticamente Colaninno e soci controllano Telecom detendone solo il 1,5%. C’è il dubbio che il controllo di Bell su Olivetti sia avvenuto per effetto di notizie riservate di Colaninno (reato di incidere trading, che tuttavia la Consob non ha accertato). Il Financial Times parla di “rapina in pieno giorno”. Telecom viene gestita così bene che dopo due anni affoga nei debiti, ma Colaninno riesce a venderla a Tronchetti Provera (Pirelli) e a Benetton, con una plusvalenza di 1,5 miliardi di Euro (praticamente esentasse). Naturalmente i veri sconfitti sono i piccoli azionisti della società. Nel 2005 la Consob lo condanna al pagamento di una sanzione per conflitto d’interessi.
Marco Tronchetti Provera
Subentra a Colaninno e lascia nel 2006 dopo aver causato danni disastrosi alla società (il titolo crolla) ed ai piccoli azionisti. Certo anche lui come azionista ci rimette (circa 100 milioni di euro), ma ne incassa 295, tra stipendi e stock options.
Carlo Toto
Parte dall’azienda di famiglia, la Toto costruzioni, che sotto la sua guida di Carlo negli anni '60 non perde una commessa da amministrazioni pubbliche (come le Ferrovie) ed enti locali abruzzesi. Carlo Toto è di casa all'Anas e piano piano passa dai semplici rifacimenti stradali alla costruzione di ponti, gallerie e corsie. Tutto fila liscio fino al 1981, quando lo arrestano con un funzionario Anas in una delle poche indagini pre-mani pulite. L'accusa per falso riguarda l'appalto del ponte sul fiume Comano (crollato nel giugno del 1980). Nel 1988 arriva la condanna in appello con i benefici di legge. Patteggia 11 mesi di condanna per le mazzette pagate per l'appalto di un mega-parcheggio. Nel giugno ‘94 comprò il suo primo Boeing a un fallimento per quattro milioni di dollari. Anche grazie a quel Boeing, che poi fu rimesso a nuovo dalle officine Lufthansa, Toto finì per firmare un preziosissimo accordo di partnership - era il 2000 - con la compagnia tedesca. Al matrimonio con Lufthansa Toto portava una dote ricca: Air One aveva occupato sistematicamente tutte le rotte nazionali «trascurate» da Alitalia. Quando tuttavia Toto si propone come acquirente di Alitalia, le banche che avrebbero dovuto sborsare 2 miliardi di euro, manifestano scarsa fiducia nell’operazione. Vanta una grande amicizia con il segreterio generale della Cisl Bonanni, uno di quelli che ha detto "no" all'accordo con Air France.
Francesco Bellavista Caltagirone
Lo troviamo socio di Hopa, sembra con i finanziamenti erogati dalla ex Popolare Lodi alla società off shore Maryland, utilizzata in passato anche per comprare Rcs e titoli della stessa Popolare Lodi. Risulta indagato nell' inchiesta sull' aggiotaggio Antonveneta. Insieme a Sergio Billè (già Presidente di Confcommercio) risulta coinvolto nelle vicende che riguardano il “furbetto del quartierino” Stefano Ricucci.
Gilberto Benetton
Partecipa con Tronchetti Provera all’operazione Telecom, acquistata da Colaninno. Nel 1999 acquista l’altra grande azienda pubblica privatizzata, cioè la società Autostrade. Anche in questo caso l’operazione avviene attraverso il debito, che poi dovrebbe essere pagato dalla nuova “gallina dalle uova d’oro” (Autostrade appunto). Nel 2005 la società insieme ad Argofin di Marcellino Gavio entra in Impregilo, alla vigilia della gara per il Ponte di Messina.
Marco Fossati
La Star è l’azienda storica della famiglia. La finanziaria Findim entra nel giro Telecom, quando Tronchetti Provera lascia. Si dichiara convinto che la società nei prossimi due anni migliorerà fortemente. Si fa portatore di un piano alternativo per il rilancio Telecom, che prevede l’ingresso nella società di Mediaset. Per convincere Silvio Berlusconi, Fossati ha addirittura portato Alierta (della spagnola Telefonica socia di telecom) ad Arcore appoggiandosi al lavoro diplomatico di Alejandro Agag, genero dell´ex premier spagnolo Aznar ed ex segretario del Ppe, e di Flavio Briatore, entrambi amici del Cavaliere. Gli stessi uomini che tre anni fa fiancheggiavano la scalata di Stefano Ricucci al Corriere della Sera. Ma intanto il titolo scende.
Marcellino Gavio
I suoi successi “autostradali” prendono le mosse dai rapporti politici, in particolare con il Partito Socialdemocratico di Romita e Nicolazzi. All’epoca del Ministro Prandini (pluricondannato) ottiene mille miliardi di appalti pubblici. Nel 1992 il suo amministratore delegato Bruno Binasco è stato imputato in processi per corruzione (è stato infine condannato insieme a Primo Greganti per finanziamento illecito ai partiti, nell'ambito dei processi di Mani Pulite). Su di lui nel 1992 fu spiccato un mandato di cattura, per presunte tangenti a Gianstefano Frigerio, segretario regionale DC, riguardo l'appalto per l'allargamento della Milano-Genova. Gavio si rifugiò all'estero, a Montecarlo, fino al settembre '93, fino a quando decise di presentarsi ai giudici di Milano, dove si salvò grazie alle solite prescrizioni. Interessanti le intercettazioni con il Ministro Lunari ed Emilio Fede: dimostrano il suo metodo di lavoro. Risulta indagato, insieme a Ugo Martinat, nelle vicende della Torino-Lione. Attraverso Argofin controlla un terzo di Impregilo, in cui entra poco prima dell’appalto per il Ponte di Messina.
Salvatore Ligresti
Chiacchierato per i suoi presunti rapporti con la mafia, è finito in carcere per l'inchiesta Mani Pulite e condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Speculatore su aree edificabili, di lui si sa che passava le mazzette direttamente a Craxi propria manu e che è stato più volte salvato dalle grandi banche, prone la potere politico. Il suo ex rivale in affari Berlusconi lo nomina nel luglio 2004 amministratore delegato della Rcs Media Group, che controlla il Corriere della Sera, guarda caso. Insieme a Gavio e Benetton è socio di Impregilo, coinvolta nella vicenda dell’appalto per il Ponte di Messina.
Salvatore Mancuso
Nel 2007 la sua nomina alla Presidenza del Banco di Sicilia, con il consenso di Totò Cuffaro e le congratulazioni di Francesco Musetto, viene salutata come un evento. Ma di li a poco dovrà dimettersi. Ma il suo fondo Equinox, con sede in Lussemburgo, è presente in molte operazioni discutibili. Così Mittel, finanziaria guidata da Giovanni Bazoli (presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo), e il fondo Equinox di Salvatore Mancuso hanno sottoscritto un accordo con Banca Mps e Banco Popolare, creditrici di Fingruppo, per liquidare in bonis Hopa, la società della galassia del finanziere bresciano Emilio Gnutti - finito in disgrazia in seguito alla calda estate dei furbetti del quartierino, anno 2005, quando fu coinvolto nella vicenda giudiziaria delle scalate bancarie e delle intercettazioni telefoniche - e degli imprenditori a lui vicini. Qualche giorno prima di partecipare alla cordata Alitalia acquista il 65% di Air Four, compagnia aerea executive con sede a Milano.
Claudio Sposito
E’ uno degli uomini chiave del salvataggio di Fininvest dal fallimento all’inizio deglia anni ’90.All’epoca operava come plenipotenziario italiano per conto della banca d’affari Morgan & Stanley ed il rapporto con Berlusconi divenne così solido che nel 1998 diventerà amministratore delegato di Fininvest. Nel 2003 ritroviamo Sposito ed il suo fondo Clessidra ad operare con Gnutti, Presidente di Hopa, con l’intervento di Mediobanca. Sposito controlla oggi ADR, che gestisce gli aeroporti di Roma.
Emilio Riva
E’ il re italiano dell’acciaio. Non è sconosciuto alla giustizia, che lo ha condannato per il reato di inquinamento della Ilva Siderurgica prima a Genova e ora a Taranto. Inoltre nel 2006 veniva riconosciuto colpevole di frode processuale e tentata violenza privata nei confronti di numerosi dipendenti di Taranto. Pene mai scontate grazie ai vari indulti e sconti. Il suo metodo di lavoro è la privatizzazione dei guadagni e la socializzazione delle perdite: In una lettera al Governo del 14 dicembre Emilio Riva avverte che l'eventuale riduzione delle emissioni di anidride carbonica comporterebbe "la necessità di fermare parte significativa degli impianti in uso. Il personale - afferma - colpito da tali riduzioni non potrebbe essere inferiore, anche nell'ipotesi più conservativa, alle quattromila unità".
Molti degli imprenditori coinvolti risultano legati dal “filo rosso” della vicenda Telecom, che dunque merita nuovi e ulteriori approfondimenti. Molti degli imprenditori sono stati condannati, in più di un caso per vicende di tangenti e corruzione. Quasi sempre hanno fatto i loro affari a debito, cioè grazie a prestiti delle banche. In particolare di una e così sono debitori di Banca Intesa. Sarebbe interessante conoscere l’entità del prestito. Non è che in realtà Banca intesa stia soltanto cercando di recuperare i suoi crediti? Molti di loro sono Cavalieri del Lavoro. Nel sito ufficiale si legge che “Gli imprenditori insigniti di questa onorificenza, dalla sua istituzione ai nostri giorni, rappresentano l'élite imprenditoriale del paese e che “L'Ordine al "Merito del Lavoro" premia l'insignito non solo per una specifica attività intrapresa, ma lo vincola ad un impegno etico e sociale volto al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro del paese”. Complimenti!
C’è qualcuno che si aspetta che imprenditori siano mossi dall’intento di rendere un servizio alla collettività?
C’è qualcuno che non pensa che, comunque vadano le cose, alla fine usciranno dalla vicenda con la loro brava e ingente plusvalenza?
Disinteresse di Governo
Questo governo è decisionista su tutto tranne che sulle vere esigenze del paese. Le condizioni economiche in cui si trovano le famiglie italiane rappresentano l’emergenza più grande. Sono tante, troppe le famiglie che non arrivano a fine mese perché vedono continuamente erosi i propri stipendi dal carovita galoppante.
Una condizione questa che influisce pesantemente anche sugli indici di natalità. Se non hai i soldi per pagare l’affitto e le bollette è molto difficile che decidi di mettere al mondo un figlio. Ma questo al governo non interessa, che continua a flettere i muscoli solo su temi che lo riguardano da vicino, o nello sbandierare provvedimenti spot. L’abolizione dell’Ici è stato uno di questi provvedimenti patacca che il governo ha spacciato per un aiuto alle famiglie. Peccato però che le famiglie che sentono il peso della crisi economica, del caro petrolio, caro cibo e caro tutto, la casa di proprietà non ce l’hanno e quel provvedimento a loro non sposta nulla.
Un governo che ha davvero a cuore la sorte delle famiglie, visto che siamo alla fine di agosto, avrebbe potuto agire varando un provvedimento che stoppasse il caro libri. Ha stravolto le regole del mercato e della concorrenza per regalare la parte buona di Alitalia a 14 imprenditori assai poco coraggiosi, ha introdotto per decreto il ritorno ai voti nella scuola, avrebbe dovuto impedire la truffa legalizzata dei testi scolastici che aumentano ad ogni anno e ad ogni famiglia costano in media 430 euro.
Su questo fronte purtroppo si è scelta un’altra strada, ci si è limitati ad auspicare che il prezzo dei testi scolastici non aumenti, rinviando ogni intervento al futuro. Ma i libri si comprano adesso e le famiglie lo sanno bene!
Piu' cittadini e meno VIP
Nel mese di maggio abbiamo aperto uno spazio dedicato a dei quesiti specifici che i cittadini vogliono rivolgere ai nostri parlamentari. Abbiamo successivamente dato la possibilità agli utenti di poter selezionare i diversi deputati per regione o per area di competenza in base alla commissione di cui sono membri. Questa iniziativa, oltre ad essere unica, sicuramente in Italia, distingue i parlamentari dell'Italia dei Valori da quelli degli altri partiti. Parlamentari che sono più cittadini e meno VIP.
Di seguito riporto la mia risposta ad un quesito di estrema attualità e che rappresenta un trend destinato a consolidarsi vista la difficile situazione economica. Parlo della vendita al micro dettaglio volta a moderare i consumi e ridurre i costi.
Il quesito di Walter Paiano:
abito in provincia di Lecce e mi sono messo in contatto con i referenti IDV per la mia provincia, ma vorrei comunque avere il suo parere.
Attualmente quali sono gli incentivi e le iniziative a favore di alcuni aspetti che io ritengo molto importanti, come ad esempio:
- i farmer market, ovvero mercati ortofrutticoli in cui i contadini vendono i propri prodotti evitando di arrivare fino ai grossisti dei grandi centri e sprecando così litri di carburante per un prodotto che magri abbiamo vicino casa;
- la distribuzione "alla spina" di detersivi e altro, per iniziare, con lo scopo di iniziare a risparmiare sulla produzione di plastiche e contenitori: infatti, anche riciclare un contenitore costa e richiede tempo, non sarebbe meglio usarne uno che ci si porta da casa? Ecco, quali sono gli incentivi per aziende o centri di distribuzione?
- la raccolta differenziata porta a porta. In quali comuni si applica nella provincia di Lecce, che lei sappia?
Ultima domanda, che è una segnalazione. Si potrebbe informare riguardo la situazione dei cassonetti della differenziata a Galatone? Ci sono per il paese, ma molti dicono che in realtà vengono mischiate con la spazzatura normale, dato che il comune non ha preso accordi per la differenziata con l'azienda che si occupa dello smaltimento.
La ringrazio, se trovo un passagio vengo a Vasto.
Walter Paiano"
la ringrazio per la sua riflessione che condivido a pieno. Andiamo per gradi. La sicurezza alimentare è certamente uno dei temi a cui noi siamo da sempre sensibili, non fosse altro perchè al centro della nostra politica c'è il cittadino-consumatore. E' opportuno per prima cosa che il prodotto sia sempre più riconoscibile attraverso la tracciabilità. Mi viene in mente il noto episodio citato nel libro Gomorra del Burro napoletano adulterato con la plastica o del grano adioattivo messo sul mercato. Sui farmer market ammetto la mia iognoranza. Ho letto qualcosa ultimamente e in Puglia mi risulta essercene uno a Taranto. Sulla distibuzione alla spina di alcuni prodotti, come dire di necessità virtù, il consumatore comincia a farlo spontaneamente perchè mancano i soldi e poi perchè si paga la confezione più del prodotto. Sulla raccolta differenziata invece ritengo che bisogna spingere fortemente attraverso il premio fiscale a chi la compie, ma poi bisogna controllare che fine fa quella differenziata raccolta perchè spesso finisce in discariche illegali. Allora bisognerebbe chiudere il ciclo della differenziata con il riuso, cosa che poche amministrazioni fanno veramente.
Chiudo con la segnalazione di Galatone. Ho provveduto a verificare quanto da te segnalato.
Cordiali saluti."
Alitalia: truffa di Stato
Il Consiglio dei ministri, convocato per domani, approverà un ddl delega ad hoc per il commissariamento di Alitalia e deroghe alla legge antitrust. Altro che risanamento della compagnia di bandiera, Alitalia è una vera e propria truffa di Stato a danno dei contribuenti.
Nell'indifferenza di una ormai asservita stampa di regime, il “trucchista” di Arcore, dopo aver sfilato dalle tasche degli italiani 600 miliardi delle vecchie lire per un contributo a fondo perduto ad Alitalia, oggi è il primo sponsor di una nuova e pulita compagnia aerea che conserva a costo zero il marchio e le rotte, scaricando i debiti sullo Stato e sugli altri azionisti privati e mettendo sul lastrico 7000 dipendenti. Alla faccia del libero mercato e della tutela dei risparmiatori e dei lavoratori.
E' una vergogna senza limiti per favorire, nel silenzio delle autorità di vigilanza, una cordata che sembra avere molti padrini negli schieramenti solo a parole contrapposti.
Piu' trasparenza alla politica
Tutti i deputati e i senatori dovrebbero essere di esempio e rinunciare al privilegio parlamentare in base al quale le eventuali intercettazioni telefoniche a proprio carico possono essere usate dalla magistratura solo dopo il via libera della Camera d'appartenenza.
Ad oggi, però, al comitato 'intercettateci tutti', oltre al sottoscritto, hanno aderito solo Di Pietro e Giulietti. Un dato che fa riflettere. La politica dovrebbe essere più trasparente, ma evidentemente va ancora in una direzione opposta.
Vale dunque ancora la pena di ribadire che chi vuole aderire all'iniziativa può inviare una lettera alla Segreteria di presidenza della Camera di appartenenza in cui chiede di rinunciare espressamente a questo privilegio. In alternativa il parlamentare può intestare ad una società o ad un terzo il proprio numero di cellulare: questo permetterà l'utilizzazione da parte della magistratura di eventuali intercettazioni telefoniche a carico del parlamentare stesso, senza la necessità dell'autorizzazione della Giunta della Camera o del Senato.
I cittadini chiedono più trasparenza alla politica, è ora di dire basta con la Casta. Ma i politici remano contro.
Dialogo impraticabile
La strada per le riforme è ormai impraticabile per la mania del governo di disseminarvi ostacoli di ogni genere.
Nessuna sorpresa se Berlusconi si comporta coma il padrone del bastimento Italia. Ha occupato la nave, ha scelto la rotta, si e' circondato di marinai ubbidienti e non ha nessuna volonta' di confrontarsi con il Parlamento che abitualmente non frequenta.
Sorprende invece che, nell'opposizione, ci sia ancora chi crede possibile un confronto serio e produttivo sulle riforme istituzionali. Dopo il lodo Alfano e il menefreghismo della manovra finanziaria nei confronti delle famiglie e delle forze dell'ordine a settembre non resta che dar voce ad un'alternativa possibile e credibile, senza inciuci sottobanco ed ammiccamenti inutili che rafforzerebbero il governo indebolendo l'opposizione.
Immigrazione: legalita' e lavoro
L'Italia dei Valori ha lavorato molto in questi anni per la presentazione di una propria proposta di legge relativa all'immigrazione. Abbiamo valutato la situazione, abbiamo compreso che cosa non funziona e siamo convinti che in Italia entrano, purtroppo, delinquenti, ma entrano anche tante persone che hanno voglia e bisogno di lavorare, che sono in condizioni di soddisfare le esigenze del sistema produttivo nazionale e delle famiglie.
Molte sono le cose che non funzionano nella Bossi-Fini, come il rilascio dei permessi di soggiorno richiede tempi burocratici enormi e l'incrocio tra domanda e offerta è imposto attraverso la sottoscrizione di un contratto che i datori di lavoro devono firmare senza avere la possibilità di conoscere il proprio assunto. C'è una situazione di grande confusione che ci ha indotto a presentare una nostra proposta.
E' una proposta che punta a due obiettivi fondamentali. Il primo è quello di separare la buona e la cattiva immigrazione: non si possono adottare provvedimenti che sparano nel mucchio e che colpiscono in maniera indiscriminata tutti. Penso al reato di immigrazione clandestina e l'aggravante di clandestinità inserita nel recente pacchetto sicurezza approvato dal Parlamento. Dobbiamo tenere ben distinti, anche fisicamente, gli stranieri che vengono in Italia per delinquere dagli stranieri che vengono o che sono già in Italia solo ed esclusivamente per lavorare e disponibile ad integrarsi.
Per questo abbiamo previsto la figura di un reato specifico che colpisce lo straniero che rifiuta di farsi identificare. Lo straniero che viene in Italia e si rifiuta di farsi identificare è quello che per definizione rifiuta di integrarsi nella nostra società e che di conseguenza viene esclusivamente per delinquere. Questa persona deve essere colpita sul piano penale e deve essere detenuta in condizioni diverse da quelle che invece interessano gli altri immigrati, quelli che sono venuti per lavorare e che eventualmente hanno visto scadere il permesso di soggiorno per aver perso il lavoro. Per questo, insieme a questo reato specifico prevediamo la netta separazione tra i centri di permanenza temporanea rispetto ai centri di identificazione amministrativa. Non possiamo mettere in un unico luogo di detenzione persone che hanno storie, obiettivi e propositi diversi.
Perseguiamo un altro obiettivo fondamentale per colmare le evidenti lacune della Bossi-Fini: favorire l'incrocio tra domanda ed offerta di lavoro. Oggi per un datore di lavoro è impossibile assumere un lavoratore straniero solo ed esclusivamente attraverso la firma nel contratto di lavoro senza aver avuto la possibilità di conoscere il lavoratore. Il sistema produttivo italiano, le imprese e soprattutto le famiglie che occupano tante badanti fanno fatica ad accettare l'idea che una persona possa venire a lavorare nella propria casa o azienda senza aver avuto la possibilità di sperimentarlo. Questo è l'unico strumento offerto dalla Bossi-Fini.
Abbiamo previsto una serie di misure che tendono a costruire le migliori condizioni perché chi cerca un lavoro e chi cerca una persona disposta a lavorare possano incontrare i loro bisogni e le loro esigenze. L'idea è quella dello sponsor: consegnare all'imprenditore italiano la possibilità di farsi carico di un periodo di prova e di rispondere anche patrimonialmente dell'eventuale rimpatrio nel caso questa prova non giunga a buon fine. E' questa l'unica soluzione possibile perché sappiamo come vanno le cose in Italia, dove il reclutamento del lavoro straniero è esclusivamente in nero, che favorisce la manodopera illegale, lo sfruttamento e gli infortuni sul lavoro, straordinariamente superiori, dove le condizioni sono pressanti, insicure e dove non ci sono controlli.
Siamo convinti di dare una doppia risposta: far entrare chi vuole lavorare e consentire alle imprese italiane di avere immediatamente una risposta. Oggi le imprese sono costrette ad aspettare uno anno e mezzo per avere un lavoratore straniero nel proprio territorio, cosi come le famiglie italiane sono costrette ad aspettare un anno e mezzo per avere una badante dentro casa.
Chi vuole venire a lavorare deve avere la possibilità di venirci e di poterlo fare in tempi brevi. Chi viene in Italia per delinquere deve essere immediatamente separato dalle persone per bene, punito penalmente se rifiuta di farsi identificare e deve essere immediatamente rimpatriato nel suo Paese d'origine.
Stangata d'autunno
Invece di tagliare le tasse ed impostare una manovra economica per restituire il potere di acquisto falcidiato, il Governo ha tagliato la sanità, la sicurezza, l’istruzione, aumentato la pressione fiscale, senza intaccare la speculazione che viene favorita smaccatamente con il rinvio della class action alle calende greche.
Non sono affatto stupito dal dato odierno dell’Istat, che segnala una diminuzione del prodotto interno lordo in termini reali, con una crescita relativa al primo semestre del 2008 tra lo 0,1% e lo 0,2%, a concretizzare la stagnazione economica se non una vera e propria recessione.
Per i consumatori dal primo settembre scatterà una stangata vera e propria con l'economia che già va male. Si andrà dai 175-180 euro in più all'anno per il riscaldamento ai 120 euro per gli alimentari, dai 90 euro di gas ed elettricità ai circa 60 euro per i testi scolastici e gli accessori per la scuola. E a questo bisogna poi aggiungere gli aumenti di nettezza urbana e acqua. Le famiglie italiane sborseranno così per gli aumenti di prezzi e tariffe complessivamente 600 euro in più.
Il dato peggiore è che il Governo non sta fecendo nulla mentre in Spagna Zapatero è rientrato dalle vacanze per mettere a punto una manovra per evitare la recessione. Da noi invece il governo elude il problema con la carta dei poveri e in realtà non fa nulla. La Robin tax è stata solo uno spot elettorale e non ha fatto niente per eliminare il 'pizzo' del massimo scoperto. Prende solo in giro i consumatori.
Vento di censura
Il tribunale di Milano ha respinto la richiesta del sequestro del libro di Marco Travaglio e Peter Gomez "Se li conosci li eviti" presentata dal deputato leghista Matteo Brigandì che aveva chiesto di far sparire il volume per il suo "contenuto diffamatorio". Una decisione giusta e assolutamente inevitabile.
Quello di Travaglio e Gomez è un libro documentatissimo scritto da due autori che tra l'altro vincono tutte lo loro cause per la serietà con cui compiono la verifica delle fonti. Sarebbe stato davvero singolare se si fosse arrivati al sequestro.
Tuttavia, il solo fatto che qualcuno arrivi a chiederlo ci fa capire qual è lo spirito dei tempi e che il vento di intolleranza che si è abbattuto contro Famiglia Cristiana e tanti altri dimostra che non è una vento passeggero ma che è destinato a soffiare ancora più forte nel prossimo autunno.
Per quanto ci riguarda continueremo a contrastare con la massima durezza tutti i tentativi di questo genere.
Sceriffi da operetta
Siamo proprio conciati male. Da un lato Berlusconi e la sua dittatura dolce, il mito dell' "uomo solo al comando", ma che in realtà appare agli occhi del mondo come un dittatore da parodia, con Tremonti che fa il suo portaborse. Dall’altro, grazie al celodurismo leghista di Maroni, sindaci che si travestono da sceriffi, ma che con i loro provvedimenti appaiono sempre più agli occhi del mondo come "sceriffi da operetta".
Il decreto legge n. 92, effettivo dal 5 agosto, ha dato più poteri ai sindaci, che in passato potevano emanare «atti che gli sono attribuiti dalle leggi e dai regolamenti in maniera di ordine e sicurezza pubblica», mentre ora sono incaricati della vigilanza «su tutto quanto possa interessare la sicurezza e l'ordine pubblico, informandone preventivamente il prefetto».
Ecco uno spaccato del Paese Italia, dopo i primi decreti emanati da molti sindaci: a Forte dei Marmi è vietato tagliare l'erba nel weekend o nelle ore pomeridiane, ad Eraclea è vietato fare castelli di sabbia e scavare buche in spiaggia, a Novara è vietato sostare in più di due persone nei giardini pubblici dopo le 23.30, mentre a Eboli è vietato persino baciarsi in automobile, dove si può arrivare fino ai 500 euro di sanzione.
Vi sono anche sindaci che hanno emanato provvedimenti in larga parte condivisibili, come, ad esempio, il divieto di danneggiare o rubare i cartelli che recano messaggi di divieto, vendere abusivamente qualsiasi merce sulle spiagge, il divieto di imbrattare pareti di edifici o monumenti e il divieto di prostituirsi con multe anche ai clienti. Premesso che in molti casi si tratta di regole di buona educazione, per le quali non si dovrebbe ricorrere a decreti dei sindaci, non sarebbe meglio in questi casi che il Ministro degli Interni emanasse un provvedimento valido su tutto il territorio nazionale?
Tuttavia merita di essere sottolineato che i provvedimenti dei sindaci assumono connotati grotteschi. Ciò che essi hanno in comune è il fatto di avere effetti meramente propagandistici, privi di qualunque efficacia sul piano pratico. Sotto il profilo penale, infatti, chi si ritrova a fare i conti con una denuncia ha ben poco da temere. Ad esempio, prendiamo i clienti delle prostitute: per loro, salvo che non siano colti durante l’atto sessuale, non è configurabile alcun reato, e dunque alcuna condanna o punizione. Lo stesso dicasi per i vandali o "writers": in tali casi il reato previsto è quello di "deturpamento" (art. 639 del cp) e le pene vanno da 5 a 103 euro o da 5 a 1.032 euro, se il bene colpito è "pubblico". Di fatto le inchieste si concludono sempre con decreti penali da 50 euro, nei casi peggiori, o con l’archiviazione, se manca la querela di parte.
Ancora peggio è l’effetto che i provvedimenti producono sul turismo e all’estero, come dimostra un recente articolo del giornale inglese Independent, dal titolo "Turisti attenti: se una cosa è divertente, l'Italia ha una legge che lo vieta", dove viene commentata la "tempesta di nuove regole e regolamenti che rischiano di trasformare il bel paese nel più grande stato-babysitter". Gli stranieri inconsapevoli rischiano pesanti multe se fanno cose che sono perfettamente legali da qualsiasi altra parte del mondo, eccetto in quella città o paese dove si trovano.
Una nuova occasione di dileggio dell’Italia, il cui prestigio a livello internazionale sta scendendo sempre più giù a causa delle politiche da burletta che questo governo pone in essere.
Ma anche a voler essere "nazionalisti", ci chiediamo come farà il semplice cittadino italiano a districarsi in questa sequela di divieti e di multe, quando si muove per turismo o lavoro sul territorio nazionale. A meno che l’uso delle forze armate nelle città non preluda all’istituzione di posti blocco all’ingresso di ogni agglomerato urbano per informare chi arriva delle regole valide solo per quel territorio.
Vasto: giovani, futuro, lavoro e innovazione
Volevamo qualcosa di nuovo e credo che chi era presente a Bellaria lo ha percepito, una ventata e un desiderio che travolgerà una Casta che si oppone all'affermazione dei giovani continuando a dire che sono il futuro. A Bellaria abbiamo sottolineato e dimostrato che questa storia che i giovani sono il futuro, tenendoli al palo aspettando di dire loro “ormai siete troppo vecchi per essere giovani, è sbagliata: i giovani sono il presente.
Mi avete fatto passare due giorni di gioia, di spensieratezza, di freschezza. Ho vissuto insieme a voi e gli altri parlamentari e colleghi un qualcosa che in altri partiti non c'è. Ho colto l'eterogeneità della vostra presenza, il fatto che non eravate irregimentati come in altri partiti accade, il vostro approssimarvi sul palco in maniera autogestita e il desiderio di partecipare a questa politica.
Essendo cosi occupato nell'organizzazione di questo partito e come parlamentare ho constatato come in 40 giorni si può cambiare la struttura di un partito attraverso una ventata di originalità.
Sappiate che Bellaria è stato un successo grazie a voi. Non dimentichiamo che l'ingrediente principale di un successo è la partecipazione. Eravamo liberi, ma da cosa è derivato questo nuovo percorso? Dal fatto che ci siamo interrogati se i giovani hanno bisogno di una struttura codificata come accade nel partito tradizionale o come deve essere in un organizzazione di partito? No, i giovani hanno bisogno di una linea, di una strada di valori e punti di riferimento.
In 40 giorni abbiamo chiesto alle varie provincie due riferimenti, un ragazzo ed una ragazza, e poi abbiamo chiesto a voi di tirarci assieme. E' stato qualcosa di incredibile, siamo andati in overbooking. Chi c'era l'ha vissuto, e chi non c'era non vede l'ora che si ripeta un occasione del genere per poter essere presente.
Abbiamo voluto questa organizzazione leggera ed orizzontale, senza tappi intermedi, ma con dei riferimenti che dal territorio, in maniera più agevole, meno ingessata e meno costosa, si possono comunicare e correlare.
Ci aspettano altri appuntamenti. Abbiamo vissuto Bellaria, la vostra festa giovani, avete sentito i contributi di Antonio di Pietro e degli altri presenti, avete partecipato ai forum e vi siete arricchiti come mi sono arricchito io. Il nostro prossimo appuntamento sarà il 12-13-14 settembre a Vasto. E' il terzo anno che ci incontriamo in questa bella cittadina e lo faremo ancora più determinati.
L'Italia dei Valori è un punto di riferimento per tutti quei cittadini che non hanno perso la speranza di poter pensare ad una politica più vicina alla Polis. Chi fa politica nel tempo si dimentica l'attenzione e il piacere di fare qualcosa di buono per la collettività e, lo dico a voi giovani, il piacere dei giovani di coinvolgersi per riuscire a fare qualcosa. Vasto sarà un qualcosa di molto coinvolgente e lo sarà ancora di più se ci sarete anche voi, proprio perché non siete il futuro, ma il presente. E' giusto che ci sia questa partecipazione, oggi e subito, per poter cominciare a contribuire in questo cambiamento.
Qual è il nostro obiettivo? Scomporre un sistema vecchio e lontano dai cittadini. Probabilmente negli altri partiti i generali si guarderanno dietro e non troveranno nessuno. Quella gente che osserva i generali che non li ascoltano guarderanno con attenzione noi dell'Italia dei Valori e voi che sul territorio riuscirete a far passare questo messaggio.
Scomporremo questo vecchio modo di far politica insieme a voi per ricomporlo, aggregando attorno i valori di legalità, di giustizia e trasparenza, valori di riferimento per qualsiasi azione politica veramente positiva e su cui costruiremo il nostro percorso futuro.
Il mio auspicio, con la passione che mi deriva dal sentirmi giovane come voi, è di costruire qualcosa assieme. Sono sicuro che ce la faremo, stiamo facendo la nostra parte e sono sicuro che anche voi farete la vostra nel territorio.
Vasto: la politica economica
Il 12-13-14 settembre ci sarà l'ormai tradizionale incontro dell'Italia dei Valori a Vasto. La prima delle tavole rotonde riguarderà le questioni dell'economia e le priorità del Paese. Ci saranno illustri ospiti, parlamentari di maggioranza e di opposizione, ed economisti stranieri, che parleranno di un argomento cruciale.
Il nostro Paese si trova in una situazione di stagflazione, cioè abbiamo un inflazione alta, oltre il 4%, mentre l'economia non si sviluppa, dove la crescita è pari a zero. In questa tavola rotonda ci chiederemo quali sono le “ricette” per uscire da questa crisi. Qualche idea ce l'abbiamo anche noi e le abbiamo espresse in sede parlamentare. E' evidente che in una situazione di questo genere bisogna trovare il modo di dare più potere d'acquisto alle famiglie. I consumi sono fermi, l'inflazione aumenta, e si mangia soprattutto il reddito fisso delle famiglie, e l'economia che non ha più il volano dei consumi interni.
E' evidente che bisogna trovare il modo di finanziare e ridurre le tasse o trovare delle forme che permettano le famiglia alla fine del mese di avere una disponibilità di denaro più elevata che verrebbe immessa immediatamente nel circuito economico perché si trasformerebbe in acquisti.
Credo che questo sia il tema più importante: come fare perché ci sia più potere d'acquisto a disposizione delle famiglie? E' interessante comprendere anche il punto di vista dei cittadini su questo tema, magari di quelli che lo vivono arrivando a fatica a fine mese. Può essere interessante che anche voi poniate dei quesiti a questa tavola rotonda fatta di persone ed economisti illustri. Quello che garantiamo è che i video quesiti saranno proposti a Vasto e la loro risposta verrà poi pubblicata sul sito dell'Italia dei Valori.
Vasto: le donne tra lavoro e politica
Siamo arrivati ad un buon punto. Abbiamo iniziato le assemblee regionali, programmatico ed elettive, in cui stiamo eleggendo le responsabili regionali del coordinamento donne dell'Italia dei Valori.
Il 13 settembre, alla festa nazionale del partito, avremo la prima assemblea programmatica nazionale donne Italia dei Valori. Sarà un momento importante dove ci sarà l'elezione della coordinatrice nazionale, un momento democratico in cui tutte le donne iscritte al partito potranno partecipare non solo alla votazione ma anche candidarsi con un documento programmatico se riterranno di avere idee da esprimere in questo settore.
Speriamo che la partecipazione a Vasto sia importante, che tante donne vengano a partecipare a questo momento di confronto dove discuteremo sui temi in cui vogliamo impegnarci a tutti i livelli. Troverete su questo sito la bozza del primo manifesto programmatico che sarà discusso a Vasto. Sarà il documento guida delle donne dell'Italia dei Valori in cui troverete alcuni temi su cui abbiamo iniziato a fare delle riflessioni su cui abbiamo dato delle proposte e dei suggerimenti per la soluzione dei problemi.
Siamo partite ad affrontare il tema delle politiche di genere, della conciliazione dell'occupazione della donna con l'impegno di cura verso la famiglia, che è uno dei temi principali che più attanaglia le donne. Gli obiettivi di Lisbona ci dicono che nel 2010 dovremmo arrivare ad un 60% di occupazione femminile. L'Italia è ancora molto lontana, ma soprattutto il lavoro delle donne, a parità di impegno e professionalità, viene pagato il 15% in meno degli uomini.
Un'altra questione fondamentale sono gli scarsi investimenti nel campo del sociale. In Italia ci sono pochi asili e pochi servizi che possano sostenere le donne e consentire loro di lavorare ma nello stesso tempo far si che i loro figli siano accuditi adeguatamente.
Questi sono solo alcuni spunti su cui vogliamo interloquire con tutti voi. Nei prossimi giorni avrete la possibilità di registrare alcuni video con domande, suggerimenti, in vista appunto dell'assemblea programmatica di Vasto, che poi saranno votati da tutti coloro che accederanno al nostro sito. Le iniziative e i suggerimenti più votati verranno portati a Vasto e discussi nell'assemblea programmatica.
Crediamo che questo sia un modo importante per interloquire con tutti, per non chiuderci in noi e aprirci al mondo della rete, in modo che ci arrivino tanti e tanti suggerimenti.
Coordinamento Donne IdV
Manifesto programmatico Donne IdV
Regolamento elettorale
