dalla parte dei cittadini



1 Agosto 2008

Provvedimenti Matrioska


Riporto il video ed il resoconto stenografico della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori al Senato sulla manovra finanziaria.

"Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, oggi la maggioranza si avvia ad approvare la manovra finanziaria definita con un preventivo e malcelato trionfalismo: "disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria".

A dire il vero, dalla lettura della manovra non ci pare proprio di trovarci di fronte ad un trattato di economia. Ci sembra, piuttosto, che il Governo si sia esercitato al gioco dei contrari. Infatti, contrariamente ai buoni propositi enunciati non c'è la minima traccia di un possibile sviluppo e le agenzie di rating internazionali, quelle che il ministro Tremonti sbandierava in senso positivo, l'hanno capito bocciando la manovra. Non si semplifica un bel nulla, ma si concentrano e si centralizzano fondi, stanziamenti e decisioni. Non si vara alcuna norma per rendere il nostro sistema Paese più competitivo, per affrontare e vincere le sfide di una congiuntura interna e internazionale. La finanza pubblica viene depauperata e non potrà garantire livelli più dignitosi ai servizi resi ai cittadini. L'evasione fiscale viene nuovamente trascurata, e questo è un film già visto proprio come è avvenuto nel quinquennio 2001-2006, mentre la pressione fiscale torna a risalire in barba alle promesse elettorali da marinaio del Presidente del Consiglio e alle fantasiose lezioni del Ministro dell'economia, coppia perfetta di assenteisti dal confronto parlamentare. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

Signori del Governo, colleghi della maggioranza, la situazione del Paese è complicata perché ci troviamo di fronte ad una crisiprofonda che non è solo economica, ma anche sociale e di identità. Pensare di anteporre gli interessi di parte non è dell'Italia dei Valori perché abbiamo a cuore la ripresa del Paese. La nostra comunità nazionale non può, davanti a questa manovra, non dire che si tratta di una manovra brutta per imbellettare una realtà difficile. Ma ieri l'ISTAT ha diffuso i dati preoccupanti dell'inflazione, che ha raggiunto il 4,1 per cento, il livello più alto dal 1996. Altro che quella programmata dell'1,7! Come dovrebbe sapere il professor Tremonti, l'inflazione è, di fatto, un vero balzello che colpisce, prima di tutto, i ceti deboli ed è proprio una tassa aggiuntiva che si abbatte sulle fasce sociali in difficoltà.

Con queste premesse, l'Italia dei Valori non può che essere contraria al decreto-legge governativo, sbagliato sia nel metodo che nel merito. La prassi che ha caratterizzato questi primi tre mesi di legislatura è a dir poco desolante. Il Parlamento si è riunito e ha lavorato esclusivamente, se vogliamo lasciare da parte le ratifiche di Trattati internazionali e la costituzione di Commissioni d'inchiesta, solo per la conversione di decreti-legge, varati spesso in modo estemporaneo, se non confuso. A dire il vero, un disegno di legge il Governo lo ha presentato, approvato alla Camera in tre giorni e, con rito forzato, anche qui al Senato, ma riguardava la sua faccenda personale.

Ma oltre alla frequenza esasperata della decretazione d'urgenza, ormai senza limiti, che ci sta portando verso un presidenzialismo strisciante, senza i contrappesi di cui questo istituto avrebbe bisogno, e che soffoca comunque il Parlamento e il confronto nella società, questo Governo ha introdotto un'altra novità, che gli autorevoli costituzionalisti, pur presenti in quest'Aula, dovrebbero approfondire. Noi approviamo tutti provvedimenti matrioska, che vengono inseriti uno nell'altro e che rimandano sempre a successivi provvedimenti, anche di rito amministrativo. Ciò è clamorosamente avvenuto con i decreti Alitalia e con il decreto sui rifiuti. Poi ha raggiunto il massimo con il decreto milleproroghe, che è stata un'operazione ancor più sfrontata, con la fusione insieme di ben tre decreti-legge, con buona pace delle garanzie formali da parte dei Presidenti dei due rami del Parlamento.

Entrando nel merito, siamo convinti che proprio la manovra di finanza pubblica possa avere effetti depressivi, perché non affronta il recupero del potere di acquisto dei redditi fissi, ma neppure viene incontro alle esigenze delle imprese, certamente non a quelle piccole e medie. Si tratta di una stangata di quasi un punto di PIL del 2009, che rischia di non agganciare la ripresa economica prevista per il prossimo anno.

È evidente che l'Italia dei Valori intende favorire il risanamento della finanza pubblica, ben avviato dal precedente Governo. Ma si tratta di scegliere una via equilibrata e non ideologica. L'obiettivo del pareggio di bilancio non può essere imposto, lo ricordiamo ai colleghi della Lega, dai banchieri e dai tecnocrati europei. Bisogna puntare alla crescita complessiva della nostra economia, non solo facendo leva sui tagli di spesa, che si sono abbattuti con ferocia sulle amministrazioni pubbliche, oppure ricorrendo agli aumenti, sia pur lievi, della pressione fiscale, come sta avvenendo.

Puntare sulle riforme strutturali delle pubbliche amministrazioni, sull'abolizione di enti locali intermedi, sugli investimenti nelle infrastrutture, sull'incremento del potere di acquisto, sulla riduzione del carico fiscale delle imprese: questo, a nostro avviso, è il fil rouge che andava e va seguito. Invece il Governo si limita ad introdurre la carta elettronica di mendicità, aiuta i disattenti amministratori di Poste Italiane a mandare a casa decine di migliaia di lavoratori, non risolve il problema del precariato, taglia i fondi alle forze dell'ordine, ai militari, ai vigili del fuoco e, per non farla funzionare meglio, così come in tutte le sedi, anche quelle istituzionali, si va dicendo, perfino alla giustizia.

Non c'è dubbio che la spesa pubblica possa e debba essere tagliata, tuttavia, e mi rivolgo ai colleghi di tutte le forze politiche, dobbiamo accettare una sfida.

Bisogna tagliare inefficienze, sprechi e corruzione ancora dilagante, specie in alcuni settori come la sanità che non risparmia destra e sinistra: Abruzzo docet. Le sforbiciate non possono essere alla cieca con un livellamento senza priorità.

Se poi vogliamo fare qualche esempio della contraddittorietà e della superficialità della manovra è il caso di ricordare che, dopo il taglio di quasi 2 miliardi di euro alle risorse dedicate alle infrastrutture di Sicilia e Calabria per coprire l'abolizione dell'ICI, dopo lo svuotamento del credito di imposta (importante strumento per favorire gli investimenti imprenditoriali del Sud), si revoca la programmazione dei fondi per le aree sottoutilizzate, passando da un quadro di certezza ad uno di incertezza.

Andando a concludere, un altro esempio va qui ricordato ai senatori della maggioranza e ai loro elettori calabresi e siciliani: il taglio dell'ICI é stato possibile tagliando 1,4 miliardi di euro destinati alle infrastrutture per il trasporto in Calabria e Sicilia. Si cerca di costruire il ponte, ma non le strade e i binari per arrivarci. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

In un momento in cui tutti si sciacquano la bocca parlando di federalismo fiscale equilibrato, responsabile e solidale si vara una manovra che ha un'impronta dirigista e centralista che stravolge il processo programmatorio centro-periferia con la mortificazione del ruolo delle Regioni e degli stessi Ministeri, a partire da quello dell'istruzione, con la concentrazione di ogni potere nelle mani di una sola persona, il ministro Tremonti, che potrà così decidere da solo come spendere 30 miliardi di euro. Il tutto avviene nel grave silenzio delle fonti di informazione.

L'Italia dei Valori ovviamente voterà no alla richiesta di fiducia che è venuta dal Governo e lo farà, come al solito, in modo determinato, coerente e fermo. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).