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31 Ottobre 2008

Norma Salva-manager: ci riprovano


La norma Salva-manager, sparita dal decreto Alitalia dopo le prese di distanza del ministro Tremonti, torna in modo ancora più deflagrante in un altro provvedimento, questa volta presentato alla Camera dallo stesso Governo.

Nel disegno di legge la norma Salva-manager c’è, eccome! E questo nonostante le diverse affermazioni del ministro Scajola.Nella proposta, infatti, si prevede che l’equiparazione della dichiarazione dello stato di insolvenza alla dichiarazione di fallimento è limitata al caso “in cui si riscontri la falsità dei presupposti per l’ammissione alla procedura”.

Tale condotta non riguarda il commissario straordinario, in quanto non ancora nominato nella fase di verifica dei presupposti, bensì i manager, ossia gli unici che possono commettere la falsità.

Con questa modifica il governo cancella con un colpo di spugna tutte le diverse altre condotte illecite che hanno determinato lo stato di insolvenza in quanto tutte le altre condotte illecite non varrebbero per l’equiparazione dello stato di insolvenza alla dichiarazione di fallimento.

La norma proposta dal governo è di una chiarezza sconcertante e solo la coda di paglia può far dire che non esiste alcuna norma Salva-manager.

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30 Ottobre 2008

Testimoni pacifici


Ieri a Roma si sono registrati degli scontri all'interno di cortei pacifici, messi in atto da persone chiaramente infiltrate, al solo scopo di creare disordini tra i manifestanti. E questo è stato ampiamente documentato dalle testimonianze di chi era presente, ed ha reso pubblici i suoi video grazie alla Rete.

Noi dell'Italia dei Valori c'eravamo. Io, personalmente, ho passato diversi minuti in piedi su di una fioriera col megafono in mano a parlare con quegli studenti presenti davanti al Senato. Li ho invitati a non prestare il fianco alle strumentalizzazioni di chi vuole l'opinione pubblica contro i nostri ragazzi e a rivolgersi ai parlamentari Idv per coinvolgerli nei cortei come testimoni politici di proteste pacifiche.

Oggi estendo l'invito a tutta l'Italia, perché la protesta riguarda tutte le piazze del nostro Paese. Noi siamo con i ragazzi, con i docenti e con le famiglie che vogliono aprire un dialogo, che non accettano di essere governati da decreti legge.

Il decreto è uno strumento straordinario che serve a gestire situazioni di necessità e di urgenza. Invece, da quando il centrodestra è al governo, sembra che non ci siano state altro che emergenze, quasi tutte però di una sola persona. Il Presidente del Consiglio.

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29 Ottobre 2008

Non abbandoneremo la scuola


Da giorni stiamo combattendo contro il decreto Gelmini. Purtroppo una maggioranza prepotente, cieca e sorda alle richieste del Paese, ha deciso che la scuola deve morire. Per questo l'Italia dei Valori cercherà con tutti i mezzi previsti dalla Costituzione di ribaltare la decisione del Governo: se servirà, anche con un referendum abrogativo.

Studenti, siamo con voi, con le vostre famiglie, con le forze sane del Paese che chiedono di non distruggere il futuro. La riforma taglia fondi e risorse umane, ci riporta indietro di vent'anni. L'Italia dei Valori vuole ricostruire quello che Berlusconi, Tremonti e la Gelmini stanno distruggendo.

Pubblico il mio intervento di questa mattina al Senato, dove ho illustrato la dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori al decreto Gelmini.

"Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, onorevoli senatori, intervengo a conclusione di un deludente dibattito sulla conversione in legge del decreto n. 137, ormai purtroppo noto come decreto Gelmini per lasciare agli atti del Parlamento ed alla considerazione della pubblica opinione il rammarico e le preoccupazioni dell'Italia dei valori; dibattito deludente dicevo perché abbiamo assistito all'arroccamento su questo decreto da parte sua e del Presidente del Consiglio, sottraendo al Parlamento, non dico alla mia parte politica ma al Parlamento, la possibilità di un confronto propositivo, magari duro negli accenti ma con la possibilità di introdurre modifiche e miglioramenti.

Ma questo è il metodo del Governo e della maggioranza che lo sostiene, insensibile ad ogni volontà pur mantenendo marcate le differenze di fare da davvero il bene del nostro Paese. Ma tant'è! Ma deve stare tranquillo il signor Presidente del Consiglio che continua a sfuggire il confronto parlamentare; tranquillo! Partecipi alle conferenze-stampa in tutte le parti del mondo ma, contrariamente a quanto egli si augura, l'Italia dei Valori non si abituerà alle sue spocchiose provocazioni né al tentativo di ridurre i due rami del Parlamento ad esecutori acefali dei dictat dell'Esecutivo.

Abbiamo provato a comprendere le ragioni e le esigenze del Governo di prevedere per decreto il pastrocchio che poi è arrivato al nostro esame. Ma mi creda, ministro Gelmini: per tutti gli sforzi che abbiamo fatto non ci siamo riusciti. Una norma entrata in vigore ad anno scolastico ormai avviato e quindi senza la necessaria valutazione di impatto, la mancanza di ogni confronto con le parti interessate, ma soprattutto la grave volontà di indebolire la scuola pubblica con un testo di legge banale, sgangherato e inutile.

Vedete, colleghi di maggioranza: non è in discussione la libertà di insegnamento né la possibilità di dare vita ad una scuola o ad una università private. La Costituzione, che pur va rispettata nella sua integrità, in proposito parla chiaro ma state cercando di indebolire la scuola pubblica. Questo ormai è evidente, che è scuola democratica per definizione, che ha - come ricordava il più volte citato, a volte anche abusato Calamandrei - un carattere unitario: e la scuola di tutti crea cittadini e non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti né liberali, né nordisti, né sudisti.

Dicevo all'inizio del mio intervento che vi era nel mio Gruppo tutta la delusione per un decreto scritto in via XX settembre e che ella, Ministro, ha intestato al suo Dicastero per obbligo burocratico.

Sono state sventolate come innovazione e vere svolte la reintroduzione del grembiulino, il voto in condotta, come deterrente per combattere il bullismo, il ritorno ai voti. Comprenderà bene, signora Ministro, la pochezza di queste novità. Non siamo contrari in via di principio a queste note di colore, che tali restano, ma pensa davvero che basti il grembiule per livellare le differenze sociali? Ed è veramente convinta che mettendo voti ma omettendo una puntuale valutazione dello studente si migliorano le sue capacità di apprendimento?

Quanto poi al bullismo, è un fenomeno che non appartiene alla scuola in quanto tale ma ormai sta diventando un deprecabile fenomeno sociale, come la violenza negli stadi, per intenderci, e più in genere ogni forma di aggressione insensata alle regole di convivenza. Non basta quindi il voto in condotta che mira di fatto solo ad espellere gli studenti inquieti dalla scuola stessa ma è importante una parallela opera per il loro coinvolgimento nelle attività del gruppo. Voglio qui ricordare lo statuto delle studentesse e degli studenti approvato con decreto del Presidente della Repubblica n. 249 del 1998, che tende a sottolineare la funzione educativa della sanzione disciplinare, rafforzando la possibilità di recupero dello studente attraverso attività di natura sociale e culturale, in generale a vantaggio della comunità scolastica.

Sul maestro unico poi avete detto una serie di ovvietà senza pari. Negli ultimi vent'anni le ricerche di psicologia applicata dello sviluppo hanno illustrato la complessità e la ricchezza dei processi mentali ed emozionali del bambino, ma, invece di favorire più figure pedagogiche che si relazionassero con lui per un insegnamento plurimo e specializzato, in ragione della forte evoluzione della comunicazione delle forme di apprendimento, si ritorna al maestro tuttologo. Annullare le ore di compresenza significa quindi offrire minori opportunità di diversificazione della proposta educativa.

Vede, signora Ministro, questo è un decreto che in pratica, lo diceva l'oratore che mi ha preceduto, si allinea alla politica dei tagli alla quale dall'inizio di legislatura il Governo cui lei appartiene uniforma tutta la sua manovra. Infatti - ovviamente con un'informazione data da lei e dal Presidente del Consiglio assolutamente deviata - si dice: se si fa la riforma delle elementari, che c'entra la protesta delle università? Evidentemente tutti i provvedimenti vanno collegati e letti in sequela e certamente non in forma dissociata.

Pensiamo, per esempio, alla legge n. 133 dell'agosto del 2008, al blocco del turnover nelle università, che determinerà l'impossibilità di accesso ai giovani ricercatori e l'innalzamento dell'età media dei docenti a cinquantacinque anni, la possibilità di trasformare le università in fondazioni private, che causerà l'annullamento dei princìpi costituzionali sul diritto allo studio, l'accesso ai finanziamenti privati, con il rischio di limitare la libertà di ricerca.

Ecco allora che noi la invitiamo a restituire alla scuola la sua natura, la sua mission: organo centrale della democrazia per risolvere i problemi fondamentali della democrazia. Investendo nella scuola noi miglioriamo le future generazioni.

Infine, voglio fare un accenno alla tecnica informativa del «dai e vai», "ringraziando" anche le Forze dell'ordine per l'attenzione con cui hanno gestito questa situazione delicata, e che il Governo, mi creda Ministro, ha cercato di incendiare. Non è una protesta né sessantottina, tutta ideologica, né del 1977, ancora densa di richiami alle ideologie.

Questa è una protesta pacifica, una protesta che parte dal basso, una protesta orizzontale che non è controllata da nessuna formazione politica perché gli studenti, le famiglie, i docenti sono cittadini italiani e, in quanto tali, hanno il sacrosanto diritto di chiedere, insieme a noi e insieme al Parlamento tutto, una scuola migliore.

Per questo ieri eravamo profondamente delusi, eravamo profondamente arrabbiati, eravamo profondamente distaccati da quanto avveniva in quest'Aula, perché ritenevamo il Parlamento distinto e distante da quanto avviene nella società italiana. Io mi appello al Parlamento perché faccia sentire la propria voce, maggioranza e minoranza insieme, per richiamare il Governo alle proprie responsabilità su questi temi.

Sia chiaro, noi non abbandoneremo la scuola, l'Italia dei Valori continuerà, come ha fatto nei giorni scorsi, a schierarsi nelle piazze accanto agli studenti, ai docenti e alle famiglie anche dopo la deprecabile approvazione di questo decreto. Invitiamo il Parlamento, in un momento davvero d'orgoglio, a riflettere nell'interesse del Paese. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).
"

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28 Ottobre 2008

L'istruzione costa? Provate con l'ignoranza


I giovani no si possono fermare né con l’esercito né con le forze dell’ordine. Nessun poliziotto colpirà mai un ragazzo perché quel ragazzo potrebbe essere suo figlio. Il governo smetta con questa pantomima putiniana e faccia un passo indietro. Non si taglia il futuro, questa strada non è praticabile. Se non ci sono più i soldi si cominci da altre sacche enormi di sprechi, ma giù le mani dal futuro dei nostri ragazzi.
Pubblico il mio intervento di questa sera al Senato, dove il mio discorso è stato accompagnato dall’esibizione di cartelli di protesta da parte dell’Italia dei Valori.

Resoconto stenografico

Signor Presidente, sono rimasto un po' perplesso quando lei, in apertura di seduta, ci ha rammentato i tempi che dobbiamo rispettare per l'approvazione di questo decreto-legge. Non vorrei che a lei sfuggisse che la società italiana vive un momento particolare e se la scuola è un tema centrale della vita di questo Paese, probabilmente una riflessione che possa portare anche ad una calendarizzazione notturna dei nostri lavori, se serve ad approfondire e a ragionare sull'argomento, ce la deve consentire, senza voler cadere in tattiche ostruzionistiche che pure, come lei sa, sono ammissibili e possibili.
Vorrei ricordare, a me per primo, che il rapporto che passa tra la società e il Parlamento non si esaurisce soltanto nel giorno delle elezioni. La società italiana, e la società in genere, è in evoluzione continua nella sua complessità, va ascoltata, seguita, non solo accantonata, bisogna capirne fino in fondo le drammatiche vicissitudini. Il Paese, infatti, protesta dal Nord, al Sud, al Centro: non si tratta di poche persone, e anche se lo fossero meriterebbero di essere ascoltate comunque perché sono una componente di questa società. Ho l'impressione, invece, che noi tendiamo a trasferire il meccanismo maggioritario anche nei fenomeni complessi aggregativi e associativi della società. (Applausi dal Gruppo IdV).
Noi parliamo di fenomeni in evoluzione e li dobbiamo seguire. Per questo chiediamo al ministro Gelmini di soprassedere. Non ci è venuta neppure l'idea di trasformare il decreto‑legge in itinere in un disegno di legge che potesse avere dei tempi più lunghi per essere approfondito? No! Abbiamo davanti la chiusura, direi quasi l'incivile arroganza della maggioranza che si trincera dietro i numeri e la necessità di approvare il decreto. (Commenti dai Gruppi PdL e LNP).
Per quanto riguarda la conservazione e l'innovazione, nessuno di noi pensa che la scuola non meriti interventi, ma le abbiamo chiesto e le chiediamo ancora, signor Ministro, che riconosca la necessità di consultare preventivamente i soggetti in campo, senza prenderli in giro e incontrarli nel momento in cui è stato già avviato un percorso accelerato. Lei deve avere la voglia del confronto, la voglia di essere messa anche in discussione dai ragazzi, dagli studenti e dalle famiglie, senza trincerarsi dietro ai numeri, ed è per questo che l'Italia dei Valori chiede, come hanno chiesto i Presidenti dei Gruppi che mi hanno preceduto, una riflessione ulteriore. Noi non abbiamo intenzione di arroccarci ma di migliorare un provvedimento che per noi è assolutamente inaccettabile. Le chiediamo un atto, mi consenta, di ravvedimento operoso, cercando di trovare un punto d'intesa che possa favorire e tranquillizzare famiglie studenti e docenti. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

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Lodo Alfano: la parola agli studenti


Gli studenti oggi possono rappresentare validi argini, anzi una diga a questo straripare dittatoriale. Vogliamo spiegare ai giovani il modello di democrazia che si sta profilando non assicura loro un futuro, né sul piano professionale né su quello dell'etica professionale. Vogliamo far capire loro che imbavagliare l'informazione, bloccare la giustizia, ridurre gli spazi della democrazia parlamentare sono le classiche modalità con cui agiscono i regimi autoritari.

Riporto il video ed il testo delle interviste ai giovani in tema di lodo Alfano.

"Università Statale di Milano, facoltà di scienze politiche, siamo a due passi da piazza San Babila, nel cuore della città, da poco è arrivato Antonio Di Pietro per parlare agli studenti del decreto Gelmini e della raccolta firme per chiedere l’abrogazione, tramite referendum della legge Alfano, molti ragazzi non la conoscono, alcuni invece sanno già di cosa si tratta, all’esterno dell’università è stato allestito un gazebo al quale si fermano non soltanto gli studenti ma anche passanti. Alcune battute a caldo.

Domanda: Lei è uno studente della Statale?
Risposta: No, sono uno studente generico diciamo, sono qui per sentire Di Pietro per votare contro il lodo Alfano.
Domanda: Che ne pensa di questa legge?
Risposta: Se la Costituzione ha un senso e l’articolo tre dice che siamo tutti uguali di fronte alla legge, tra l’altro le più alte quattro cariche non esistono..

Domanda: Posso chiederle cos’ha votato alle ultime elezioni?
Risposta: (Ride)… no.

Domanda: Buonasera, studente della Statale?
Risposta: Si, di scienze internazionali.

Domanda: Conosce il lodo Alfano?
Risposta: Diciamo non molto…

Domanda: E' quella legge che ha isolato da tutti i processi Berlusconi, Fini, Schifani e Napolitano. Potrebbero commettere qualunque reato e non essere puniti. E’ giusto secondo lei?
Risposta: No, non sono assolutamente d’accordo, assolutamente.

Domanda: Lei sa che qui si stanno raccogliendo le firme per chiedere l’abrogazione di questa legge tramite referendum?
Risposta: Ah no non lo sapevo, adesso lo so.

Domanda: Che cosa le sembra come iniziativa?
Risposta: Penso buona ma non penso che porti a molto perché comunque sia al potere c’è la destra, per cui non credo. Però è una buona legge (??) sicuro…

Domanda: Secondo lei anche un referendum non potrebbe essere utile?
Risposta: Si potrebbe ma non credo che lo sia..

Risposta: Del lodo Alfano mi ha detto lei… televisione poi internet, unico mezzo per informarsi oggi.

Domanda: Ma lei l’ha capito dalla tv o da internet?
Risposta: Da internet, assolutamente.

Domanda: Che ne pensa?
Risposta: Sono assolutamente contraria al lodo Alfano, anche perché vanno a minarsi tutti i cittadini dell’uguaglianza di fronte alla legge. Non esiste che una persona, a maggior ragione se copre una certa carica, possa essere privata… non esiste proprio.

Domanda: Lei?
Risposta: Uguale, come si fa a non essere d’accordo? E’ normale no? Penso…

Domanda: Lei vedo che vuole due dritte sul lodo Alfano sa cos’è?
Risposta: Si si lo so cos’è ma è meglio…

Domanda: Cos’è?
Risposta: E' l’impunità per le tre cariche più importanti dello Stato.

Domanda: E' giusto che ci sia?
Risposta: Non è giusto però c’è non l’ho scelto io.

Domanda: Però c’è la possibilità di firmare per chiedere l’abrogazione lo sa?
Risposta: Si ma queste firme poi? Implicano?

Domanda: Implicano nessun costo…
Risposta: No no lo so nessun costo ma?

Domanda: Implicano che se il referendum passa sarà abrogata questa legge, per cui tutti i cittadini torneranno ad essere normali.
Risposta: Dove si mette la firma?

Risposta: …mi hanno dato prima il volantino ma mi voglio prima informare. Non voglio parlare prima di avere cognizione di causa.

Risposta: Son venuta qui apposta per cosa si diceva.

Domanda: Che cos’ha capito di questa legge?
Risposta: Oh Dio, che è solo un gran casino nel senso che c’è il discorso della Gelmini, poi c’è il discorso di Brunetta che si intersecano. Non si capisce chi per le ragioni dell’uno chi per le ragioni dell’altro adesso Di Pietro sembra quasi che stia facendo pubblicità per l’Italia dei valori. Per cui questo non è troppo etico secondo me.

Domanda: La legge Alfano sa cos’è?
Risposta: Il lodo Alfano? Si riguarda il processo di Berlusconi e non so com’è finita la storia…

Domanda: E' finita che non potrà essere più essere processato per qualunque reato. E’ giusto?
Risposta: Qui si entra nell’ambito delle opinioni politiche, personalmente non credo che sia giusto.

Domanda: Quindi firmerebbe per un referendum per abrogare questa legge?
Risposta: Si.

Domanda: Li si raccolgono le firme non costa niente.
Risposta: Qui? E’ questo? Si…

Domanda: Perché si è inventato questa legge?
Risposta: Perché Berlusconi nel processo Mills rischia una condanna a sei anni per corruzione in atti giudiziari, però ora con questo lodo il processo di Berlusconi è stato stralciato. Ora si sta processando soltanto Mills perché Berlusconi è protetto da questo lodo è giusto?

Risposta: Eh bè detto come me lo dice lei no, però dovrei vedere la situazione anche dall’altro punto di vista.

Domanda: La tv non glie l’ha spiegato?
Risposta: No, sinceramente non la guardo tanto.

Domanda: Comunque qui si stanno raccogliendo firme per chiedere l’abrogazione di questa legge palesemente incostituzionale viola ll’articolo tre della Costituzione, secondo il quale tutti i cittadini sono uguali di fronte alla Legge. In questo modo non lo sono più.
Risposta: No, in questo modo no, però, ripeto, per quello che mi sta dicendo lei.

Domanda: Sembra che non si fida.
Risposta: No, non è che non mi fido però giustamente bisognerebbe guardare tutti i lati della medaglia sbaglio?

Domanda: Qui ci sono i depliant che lo spiegano.
Risposta: Si, adesso lo prenderò.

Domanda: Ha per caso visto l’intervento di Di Pietro?
Risposta: Si.

Domanda: Che idea si è fatto?
Risposta: Direi che sta sostenendo la causa degli studenti contro questa riforma che non possiamo accettare come studenti del mondo dell’istruzione.

Domanda: La legge Alfano la conosce?
Risposta: Certo che la conosco e ho anche firmato per l’abrogazione di questo lodo Alfano che è inaccettabile

Risposta: Di Pietro è determinato nella battaglia che porta avanti.

Domanda: Il lodo Alfano lo conosce?
Risposta: Si, penso che è un po’ la morte della democrazia, perché comunque se coloro che ci devono rappresentare vogliono evadere dalla giustizia danno un cattivo esempio alla popolazione.
"

Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (32) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

27 Ottobre 2008

Scuola: favoletta di governo


I tagli alla scuola ci sono e la conferma giunge dallo stesso ministro dell’Istruzione. Nella sua intervista al Corriere della Sera infatti la Gelmini conferma quello che l’opposizione denuncia da tempo sui tagli delle risorse, che lei preferisce chiamare più gentilmente risparmi.

La ministra, nel tentativo di difendere il suo decreto ripropone la favoletta che una parte dei risparmi ottenuti, il 30%, potrebbe essere reimpiegato per pagare meglio i professori. Nel fare questo giochino però la ministra da le cifre e ci dice che il 30% dei tagli ammontano a 2 miliardi di euro. Ciò consente facilmente di calcolare che se al trenta percento aggiungiamo il restante 70% dei tagli arriviamo ad una somma che se non sono gli 8 miliardi che il governo nega, ci si avvicina molto e la manca di qualche spicciolo.

Sul fatto che noi dicevamo la verità e il governo raccontasse balle non abbiamo mai dubitato, ma certamente non ci aspettavamo che fosse lo stesso governo ad autenticare la nostra denuncia. Una prova ulteriore della confusione in cui sono piombati.

Postato da Silvana Mura in | Commenti (75) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

26 Ottobre 2008

Circo Massimo: le interviste ai cittadini


Riporto il video ed il testo delle interviste ai cittadini, durante la raccolta delle firme contro il Lodo Alfano, presso il Circo Massimo a Roma.

Ragazzo: Vengo da Soverato, provincia di Catanzaro.
D. Martinelli: E come mai è venuto alla manifestazione di Roma?
Ragazzo: Sicuramente per quello che sta succedendo alla scuola in relazione alla riforma del ministro Gelmini. E' sicuramente una cosa molto negativa in quanto verranno tagliati dei fondi al futuro dell'Italia e questo è il motivo principale per cui sono qua, e poi perché è anche una protesta contro il governo Berlusconi che sicuramente non sta facendo meglio del governo precedente, e quindi mi trovo d'accordo sia col Partito Democratico che con l'Italia dei Valori, soprattutto con quest'ultimo anche se nell'ultima settimana ci sono stati riscontri non proprio positivi.

D. Martinelli: Un Veltroni che dice: "basta alleanza" poi invece dice "speriamo che continui".
Ragazzo: Secondo me le strade sono separate, c'erano stati degli accordi che servivano ad entrambi sinceramente e Di Pietro h a avuto degli ottimi riscontri dalle elezioni, ha superato la soglia del quattro per cento, che invece partiti fondamentali come i Comunisti non ci sono riusciti. Quindi credo che può creare un grande partito anche Di Pietro, lui almeno ci crede e noi ci crediamo pure.

D. Martinelli: Come mai siete qua oggi?
Ragazzo: Per manifestare chiaramente.

D. Martinelli: Avete firmato per il Lodo Alfano quindi siete contrari.
Ragazzo: Assolutamente si. Per il concetto di avere persone immuni e diverse per legge. Questa è una cosa che va contro la Democrazia e contro la Costituzione, penso sia abbastanza scontato

D. Martinelli: Come giudica l'atteggiamento del Pd, Veltroni che dice "non aderisco a questa iniziativa" Parisi che invece aderisce?
Ragazzo: Non saprei cosa dire, non mi esprimo.

Signora: Si ho scelto di firmare il Lodo Alfano perché mi sembra una cosa giusta, perché tutte queste leggi sono fatte ad personam per Berlusconi, per cui sono a favore perché venga abrogato.

D. Martinelli: Sono costretto a chiederle, vedendo che ha addosso la bandiera del Pd, che ne pensa delle posizioni di Veltroni e di Parisi?
Signora: Beh, io ho la mia testa e penso, anche andando a sentire Veltroni, che il lodo Alfano venga abolito. Veltroni avrà delle idee nel senso che vorrà andare più morbido, però in questo caso è giusto fare un referendum.

Ragazzo: Vengo da Gemona del Friuli.

D. Martinelli: Vedo che ha deciso di firmare per il lodo Alfano perché?
Ragazzo: Si, decisamente, perché ritengo che non ci si possa assolutamente, assolutamente! Sentire al di sopra di eventuali proprie responsabilità. Chi non ne ha non ha bisogno del lodo Alfano, almeno che la Magistratura non sia un organo, qua in Italia, fuori controllo ma non mi sembra.

D. Martinelli: E ogg i è qui al Circo Massimo perché?
Ragazzo: Perché sono stufo della grande volgarità che stiamo dimostrando soprattutto ai nostri compagni europei, io non penso che l'Italia, con i problemi che ha, debba necessariamente avere paura sempre e solo di questa sicurezza criminalizzando chi problema non è.

Signore: Io sempre, da quando avevo 18 anni, da quando ho subito il fascismo con mio padre eccetera, ad ogni manifestazione importantissima penso sia necessario partecipare.

D. Martinelli: Che ne pensa del lodo Alfano?
Signore: Stavo cercando di firmare però mi era venuta quasi la voglia di non firmare più! Perché sempre i soliti pezzetti: quello lì c'è, là c'è coso.. là stanno i Socialisti, lì c'è l'Arci, là c'è... non è possibile! Quando ci sono queste cose importanti di tutti, ingiuste che ci vogliono far passare io penso che ci dovrebbe essere soltanto una cosa scritta. "Qui si firma per quella legge!"

D. Martinelli: Veltroni si è un po' dissociato da questa iniziativa
Signore: Ma vede, qui non si tratta di Veltroni, qui quando ci sono le cose vitali, per la vita e chi ha passato il fascismo e le persecuzioni è stufo di vedere tutti questi pezzetti, glielo ripeto. Guardi, ancora devo andare a fare la votazione, sono amareggiato devo dirlo.

D. Martinelli: Non ha ancora deciso se firmare?
Signore: No no! Firmerò senz'altro, però mi devo turare il naso perché non le posso vedere tutte queste cose.

D. Martinelli: Benvenuto, come mai oggi qui al Circo Massimo?
Signore: Perché io ho una storia di 40 anni di militanza nella Sinistra, sono stato sindaco 20 anni di un comune calabrese, consigliere comunale, provinciale, regionale, quindi è la mia storia.

D. Martinelli: Che ne pensa della legge Alfano?
Signore: Penso che è una schifezza e che serve soltanto per impedire di essere tutti uguali.

Postato da Felice Belisario in | Commenti (31) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

25 Ottobre 2008

Piu' dittatore che premier


Silvio Berlusconi ancora una volta conferma la sua concezione proprietaria delle istituzioni. Parla solo con se stesso e i suoi accoliti, non si confronta ne' con il Parlamento ne' con la piazza. Il risultato e' un'accentuazione autoritaria dei suoi comportamenti e delle sue dichiarazioni. Poi, appena si rende conto di averla sparata grossa, innesca la retromarcia e smentisce se stesso.

La verita' e' che nel piano Gelmini-Tremonti, anzi, Tremonti-Gelmini sulla scuola non vi e' traccia alcuna di riforma ma solo 8 miliardi di tagli brutali che mettono a serio rischio il futuro dei nostri bambini e dei nostri giovani.

Gli italiani di ogni eta', nonostante la melassa che i Tg di Berlusconi tentano di spargere sul Paese, lo hanno capito chiaramente.

Postato da Fabio Evangelisti in | Commenti (110) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Ottobre 2008

Referendum: la raccolta continua


Abbiamo già raccolto più di 30mila firme nella città di Milano e nella provincia. In parallelo, oltre alle firme degli elettori, vogliamo che il consiglio regionale della Lombardia chieda il referendum.

La raccolta sta andando benissimo perché la gente si avvicina spontaneamente ai banchetti che anche questo sabato e domenica saranno nelle piazza dei principali capoluoghi d’Italia, a Milano sicuramente in piazza Cordusio.

Domenica 26 ottobre, presso il Circolo della Stampa a Milano, terremo un convegno, introdotto dalla Senatrice Giuliana Carlino e concluso dal Presidente Antonio Di Pietro, dal titolo "La riforma Gelmini, ovvero la degradazione del sistema scolastico pubblico". Sarà un momento di confronto e di discussione tra quanti sono direttamente o indirettamente coinvolti nelle scelte scellerate del governo Berlusconi sulla scuola pubblica, a cui parteciperanno addetti ai lavori, genitori e studenti. Vi aspettiamo numerosi.

Consulta la locandina dell'evento:
invito_convegno_2.jpg

Postato da Stefano Zamponi in | Commenti (33) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Ottobre 2008

Federalismo da buffoni


Nel federalismo fiscale si tratta e si dovrebbe parlare di responsabilità di chi utilizza il denaro pubblico. Mi pare che, invece, qui ci sia esattamente il contrario, perché addirittura si salvano i manager e si è persino tentato, da parte di qualcuno, di salvare anche quelli del passato.
In questo provvedimento sono previsti 4 miliardi di euro, almeno 2 in più di quelli che si potevano immaginare con la vendita ad Air France, e mi pare che il peso per i cittadini sia abbastanza elevato.

Oggi diamo quattrini ad un'azienda decotta, senza molte proteste, prelevandoli dalle tasche dei cittadini, in modo indiretto (con la fiscalità), ma anche in modo diretto, giacché chi viaggia oggi paga 3 euro per ogni tratta, proprio per raccogliere denaro. Quindi, i cittadini pagano direttamente. Ieri ero a Potenza, dove ho ascoltato un intervento sul federalismo del Ministro Fitto, il quale ha detto sostanzialmente che quasi tutti sono oggi d'accordo, ma ciò perché quel progetto che era partito inizialmente è completamente cambiato, ma al punto tale che chiedo ai colleghi della Lega Nord, che ne hanno fatto una bandiera, se abbia ancora senso parlare e intitolare quel provvedimento come un provvedimento di federalismo fiscale.
Ce lo chiediamo, perché i cordoni della borsa restano saldamente in mano allo Stato. Il concetto di «costo standard» non è più un costo unico per tutto il territorio nazionale, ma varia a seconda dei territori e, quindi, è evidente che siamo di fronte ad un federalismo di tipo virtuale.

Allora, resta il federalismo reale, quello praticato in questi sei mesi. Vorrei ricordare i 300 milioni già dati ad Alitalia, più i 4 miliardi che diamo oggi, i 500 milioni per i rifiuti di Napoli, i 500 milioni dati a Roma senza alcun titolo, avendo un debito pro capite esattamente simile a quello di Milano, gli altri 350 milioni che sono stati dati a Palermo per i rifiuti, i 140 milioni dati al comune di Catania in decauzione. Anche in quest'ultimo caso, parliamo di responsabilità che sarebbe prevista dal provvedimento di federalismo fiscale, ma chi è accusato nei due anni passati di aver falsificato il bilancio del comune di Catania oggi siede in questi banchi. Parliamo poi della legge finanziaria, nella quale non dovrebbe essere presente alcun intervento localistico, ma in cui sono previsti 40 milioni di euro per il terremoto del Belice, di cui quest'anno ricorrono i quarant'anni da quando è avvenuto.

Allora, voglio utilizzare un'immagine dell'onorevole Bersani, che ha detto di non aver mai visto maiali con un solo prosciutto. Mi piace molto questa immagine, per dire che, a questo punto, se tutti sono d'accordo, qualcosa non va. Vuol dire che, alla fine, con questo provvedimento, i costi della spesa pubblica aumenteranno e a pagare saranno i cittadini e i contribuenti, ai quali aumenteremo ancora le tasse. Ma l'Italia dei Valori, quel giorno, sarà a protestare insieme a quei cittadini.

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22 Ottobre 2008

Anacronismo di governo


Per fortuna il pacchetto clima sarà adottato in codecisione con il Parlamento europeo, come ha confermato oggi Sarkozy, ma l'Esecutivo ha fatto fare all’Italia l’ennesima figuraccia tentando il ‘colpo di mano’ per rimettere la decisione finale al vertice Ue dei capi di Stato e di Governo.

Il Governo non ha ancora capito che bloccare l’innovazione ambientale significa anche impedire la crescita dell’economia ecologica e di conseguenza dell’occupazione. Con questa strategia miope l'Italia si troverebbe comunque ad affrontare domani, e a costi maggiori, quel che può risolvere oggi in un quadro di solidarietà con i maggiori Paesi europei.

E' anche grave che il rifiuto di ridurre le emissioni a livelli meno stringenti rispetto agli stessi obiettivi di Kyoto venga espresso da un Paese che finora è riuscito solamente ad aumentare del 6,5% le proprie emissioni rispetto al 1990, perdendo terreno sul fronte dell'innovazione tecnologica e della ricerca industriale.

Con i mutamenti climatici in atto le politiche ambientali del Pdl sono anacronistiche e rischiano di far precipitare l’Italia al posto di fanalino di coda dei Paesi europei. L’Italia dei Valori userà tutti gli strumenti parlamentari per far cambiare la rotta sul pacchetto clima.


21 Ottobre 2008

Alleanze e salotti televisivi


Pubblico una mia intervista rilasciata a EPolis Milano in riferimento alle dichiarazioni di Walter Veltroni di scioglimento dell'alleanza con l'Italia dei Valori.

Massimo Donadi: La frittata è fatta, o almeno così parrebbe, se non fosse per l'insolita tranquillità che pervade l'Idv di Tonino Di Pietro. Veltroni spara a zero. Niente paura, è solo un falso allarme. Veltroni parla di rottura definitiva. Non esageriamo, è stata solo una svista. Meno male che c'è Donadi, che mitigando i toni, aspetta soltanto una semplice rettifica da parte del leader piddino.

EPolis: Quindi il divorzio non è ufficiale􀃇
Massimo Donadi: Questo dovrebbe chiederlo a Veltroni. A noi non risulta nemmeno che ci sia una rottura: le alleanze non si costruiscono o si sciolgono da un salotto televisivo. Certo che abbiamo preso atto delle dichiarazioni di Veltroni che hanno un valore politico molto preoccupante, anche perché l'intempestività di questa rottura risulta sospetta: si addebita oggi, come causa di una rottura, un fatto avvenuto 5 mesi fa, e cioè il non aver fatto un gruppo unico. Suona un po' strano.

EPolis: Quindi a cosa addebita questo ripensamento? Una scelta tattica?
Massimo Donadi: Secondo me sì. La sensazione è che il Pd stia vivendo una fase di grande difficoltà e indecisione sul profilo della propria forma di opposizione. Il nostro rapporto è diventato quello di un'alleanza competitiva: cerca, prendendo le distanze, di scaricare su di noi questa situazione di debolezza.

EPolis: Tra l'altro c'è la questione della Vigilanza Rai. Per Veltroni non è un problema "prioritario" per l'Italia.
Massimo Donadi: A prescindere dal fatto che, così dicendo, non rende certo merito al presidente della Repubblica (che solo pochi giorni fa ha definito questo una situazione allarmante). Si tratta più di un atto di debolezza che di vera e propria volontà di rompere con l'Idv: prima dice “sì” rompiamo l'alleanza, e poi “ma anche no” a livello locale. Siamo noi a questo punto a voler un confronto: certe logiche per cui si è divisi al centro ma uniti in periferia non vanno bene.

EPolis: Il leader del Pd parla pure di incompatibilità "sull'Abc della buona creanza democratica di sinistra".
Massimo Donadi: In realtà su temi come l'integrazione o la sicurezza, la sinistra ha saputo più che altro balbettare: secondo loro dietro ad ogni reato, dietro l'immigrazione clandestina o i disagi sociali, bisogna sempre e comunque fare prima un'analisi sociale. Noi riteniamo che tutto questo sia utile e importante, ma che prima di tutto ci sia il diritto naturale dei cittadini di potersi sentire sicuri e garantiti nel proprio Paese. Ci interessa ben poco se questo principio sia di destra o di sinistra.

EPolis: Ieri il Pd insorgeva contro il Lodo Alfano, oggi Veltroni dice che "Di Pietro ne è ossessionato".
Massimo Donadi: Mi pare che il Pd ultimamente di simili cambi di rotta ne abbia compiuti parecchi. Il “ma anche” fa parte della loro essenza politica. Quell'alleanza competitiva di cui parlavo credo dipenda proprio da questo. Il Pd in questi mesi ha faticato a trovare una propria linea di opposizione, al contrario dell'Idv. Anche i sondaggi lo dimostrano: credo che il Pd si sia voluto smarcare proprio da questo, pensando forse che se siamo alleati sia più difficile un travaso di consenso da un partito all'altro. Ma è un errore. Spezzare l'opposizione sarebbe solo un grandissimo regalo a Berlusconi.

EPolis: I partiti extraparlamentari, ma anche l'Udc, esultano proclamando la fine del bipolarismo.
Massimo Donadi: Spero che non sia così. Ci siamo alleati con il Pd per due motivi. Primo, per la totale condivisione del programma: di fatto in aula sul 99,9% delle votazioni siamo sempre stati allineati. Secondo, con Veltroni abbiamo sposato un altro presupposto: fino a quando la sinistra radicale rimarrà prigioniera dell'ideologismo del “no”, difficilmente sarà possibile pensare ad alleanze. L'unico modo di ridare al centrosinistra una prospettiva di governo è quella di puntare non tanto al bipartitismo, che pure è stata una tentazione, ma ad un bipolarismo maturo, fatto da partiti che condividano la stessa visione della società. Oggi Pd e Idv più che il merito, non condividono i toni. Mi sembra assurdo che i toni possano essere la ragione della rottura.

EPolis: Sabato l'Idv scenderà in piazza gomito a gomito col Pd. Sarà dura?
Massimo Donadi: Ieri alla Camera i colleghi del Pd mi dicevano "ma no, non voleva dire questo, l'alleanza c'è ancora...". Non credo sia la fine di un'alleanza, faremo opposizione dura per i prossimi cinque anni.

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20 Ottobre 2008

Le mani sulla consulta


In una Repubblica normale sarebbe difficile spiegare ai cittadini come si possa immaginare un baratto tra le nomine, da una parte, del giudice da anni mancante nella Corte Costituzionale e, dall’altra, del presidente della Commissione di vigilanza sulle telecomunicazioni.

La prima è carica di assoluto rilievo costituzionale: la Corte, come si sa, è l’unico organo che possa giudicare la costituzionalità delle leggi. La seconda è al massimo una carica di rilievo istituzionale, ma soprattutto di rilievo politico: la consuetudine infatti attribuisce all’opposizione la presidenza delle commissioni cosiddette di controllo e quindi anche della Vigilanza sulle telecomunicazioni. Sono entità incommensurabili, non solo per profonda differenza di rango ma anche perché non c’è motivo al mondo per cui i componenti della Corte Costituzionale debbano essere scelti in base all’appartenenza politica, mentre il criterio di scelta politica è naturale e inevitabile nel caso della Vigilanza. Anche se per quest’ultima le parti politiche di solito si impegnano a proporre persone dotate di equilibrio e capacità di dialogo.

Per capire come un fatto impossibile possa invece accadere in Italia, basta svelare a chi non lo sa (forse quasi tutti) che la maggioranza ritiene che il giudice da eleggere deve essere da essa stessa proposto, perché a suo tempo si era dimesso un giudice costituzionale che per generale ammissione era in quota al centrodestra. Si tratterebbe dunque di una sostituzione, anche se procrastinata nel tempo.
Ma in ogni caso non si capisce perché i due atti debbano essere così strettamente connessi. Appare massima l’intenzione di far apparire all’intera opinione pubblica l’evidenza dello scambio reciproco: Pecorella alla Consulta in cambio di Orlando alla Vigilanza. L’avvocato di Berlusconi, e promotore sostanziale di provvedimenti ad personam a suo favore, deve andare a giudicare la costituzionalità delle leggi, se il centrosinistra vuole alla presidenza della Vigilanza Leoluca Orlando, già sindaco di Palermo e deputato dell’Italia dei Valori.

E siccome la votazione per la Corte Costituzionale è stata un discreto disastro per Pecorella, ora Berlusconi dice: scordatevi Orlando alla Vigilanza. Era evidente la duplice debolezza della candidatura Pecorella: coinvolto in un’indagine per favoreggiamento al suo difeso Zorzi, imputato nella strage di Brescia, e per di più gravato da un conflitto d’interessi evidente.
Ma il gioco è truccato. Il disastro nel voto per Pecorella dipende non dal centrosinistra ma dal centrodestra che ha fatto mancare all’appello circa un centinaio di voti: forse metà dovuti alla partenza obbligata dei parlamentari prima dello sciopero dei voli aerei, ma l’altra metà spiegabile solo con disaccordi interni.
Qualche fine interprete immagina che la candidatura Pecorella fosse imposta da opportunità interne alla maggioranza ma che al tempo stesso ne fosse anche previsto il fallimento, per far avanzare altre candidature meno ingombranti e più conformi allo scopo. Se avanza questo gioco, la maggioranza pretenderà comunque un giudice costituzionale favorevole a Berlusconi e al tempo stesso considererà superata la candidatura Orlando per la caduta del “patto di scambio”. Patto impossibile, inesistente e tuttavia accreditato.

Accreditato, ma non da tutti. Qualche giorno fa Berlusconi proclamava: non voglio Orlando a nessun costo; datemi una rosa di nomi, purché non ci sia Giulietti, deputato eletto nell’Italia dei Valori. Il che ha permesso a Giulietti di ribattere, in replica elegante, di sentirsi onorato dall’ostracismo.
Alla fine risalta più che esplicita la pretesa di Berlusconi di mettere le mani sulla Consulta. Vuole garantirsi un controllo amichevole sulle leggi ad personam e in particolare sul Lodo Alfano che lo rende immune e impunibile qualsiasi cosa abbia fatto e faccia. Vuole aggiungere al suo smisurato potere extraistituzionale e al suo altrettanto smisurato potere politico anche il potere di controllo sulla legittimità delle leggi, in particolare quelle che lo riguardano.

E siccome c’è sempre qualcuno disponibile ad aiutare chi ha già mezzi bastanti per aiutarsi da solo, il presidente emerito Cossiga propone uno scambio solo in apparenza simmetrico: la maggioranza voti Violante al posto del mancato Pecorella e il Presidente Napolitano, appena si libererà un posto in Consulta, nomini lui stesso Pecorella.
Non è affatto detto che Napolitano accetti il suggerimento. La proposta è sfacciata: se riuscisse sarebbe la soluzione finale per la Consulta.

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18 Ottobre 2008

Lettera dal 'fronte'


Pubblico una lettera che ho ricevuto da Marco Bazzoni, un operaio che molti di voi conoscono in Rete per il suo instancabile attivismo a difesa della sicurezza nei luoghi di lavoro. Riceviamo moltissimi appelli da parte di cittadini che chiedono provvedimenti urgenti in materia. La nostra ricetta sul tema è chiara, controlli serrati, certezza della pena per chi espone i lavoratori a rischi sul lavoro, responsabilizzazione del lavoratore.

La lettera:

"Ieri altri 8 lavoratori morti, di cui 6 operai, sdegno unanime di tutti, e poi domani si ricomincia come nulla fosse.
Adesso ci rifileranno i soliti discorsetti, manca la cultura della sicurezza sul lavoro, mancano i controlli, manca la formazione, ma nessuno che a livello politico e sindacale, faccia qualcosa di concreto per fermare queste stragi.
Oggi mi è capitato di leggere un intervento del Presidente del Senato Schifani a Cernobbio, davanti alla Coldiretti, riportato in una nota dell'Agenzia Stampa ASCA, da titolo "Morti bianche: Schifani, verificare controlli ed educare la classe operaia", nota nella quale Schifani dichiara: "che le leggi ci sono....occorre verificare la qualita' e l'intensita' dei controlli e fare in modo che la stessa classe operaia venga formata ed educata al rispetto delle regole"
Vorrei rispondere al Presidente Schifani, che non è solo la classe operaia che deve essere educata e formata al rispetto delle regole, ma anche la classe imprenditoriale"
Come mai questo non l'ha detto nel suo intervento? Sono mesi che vien da chiedersi cosa deve ancora succedere, perchè si facciano fatti, e si smetta di fare solo parole. Cosa?
Perchè davvero non riesce di comprenderlo.
Se guardiamo i dati Inail, negli ultimi 5 anni, cioè dal 2003 al 2007 compreso, sono morti ben 6.604 lavoratori.
Se poi facciamo il raffronto agli ultimi 10 anni, cioè dal 1998 al 2007 compreso, i decessi sul lavoro sono ben 13.864.
Per l'anno in corso, siamo a 837 morti.
Sono numeri da bollettino di guerra!!!
In un paese civile, questi numeri sono una vergogna!!!
Quello che si sta facendo per la sicurezza nei luoghi di lavoro è troppo poco.
E' l'ora di finirla con le parole, vogliamo i fatti!!!
E' così difficile da capire?
Al Festival del Cinema e del Lavoro di Terni, Paolo Berizzi, giornalista de La Repubblica ha auspicato che anche i mezzi d'informazione mettano una rubrica fissa sul tema della sicurezza sul lavoro.
Io dico che sarebbe l'ora.Voi che ne dite?

Marco Bazzoni
Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza."

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17 Ottobre 2008

Beni pubblici, raggiri privati


Europa 7 ha vinto nel 1999 la gara per l’assegnazione della frequenza sulla quale trasmette oggi Rete 4 e ne ha diritto. Già nel novembre del 2002 la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 466, stabiliva che Rete 4 doveva dismettere definitivamente le trasmissioni terrestri entro il 31 dicembre 2003.
Tale sentenza è stata ripetutamente disattesa, prima con il decreto legge “salva Rete 4” del 24 dicembre 2003, successivamente con l’approvazione nel 2004 della legge Gasparri, e, infine, con la mancata approvazione nel corso della XV legislatura di una legge che affermasse in Italia il pluralismo dell’informazione.

Secondo la Corte di Giustizia Europea il regime di assegnazione delle frequenze in Italia non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati. Per questo ha condannato l’Italia al pagamento di una multa di 127.000 euro al mese, con la sentenza dello scorso 31 gennaio 2008 nella causa che opponeva l’emittente privata Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni.
Nel giugno scorso Berlusconi ha tentato di inserire in un decreto legge un emendamento salva Rete 4, che ha poi dovuto ritirare grazie alla ferma opposizione di Italia dei Valori.

Ora la fervida mente del Presidente del Consiglio ha partorito una nuova idea a danno degli italiani, prendendo in giro ancora una volta i principi di legalità, E lo potrà fare perché oggi è il padrone non solo delle reti Mediaset ma anche di quelle pubbliche. In poche parole la Rai, spendendo soldi dei contribuenti, riorganizzerà i suoi impianti in modo da far utilizzare le sue frequenze anche ad Europa 7. E così, facendo a pezzi la legalità, formalmente sarà applicata la sentenza della Corte Europea e Rete 4 continuerà a trasmettere indisturbata su frequenze che occupa illegalmente.

Diciamo “no” a questo ennesima beffa alla giustizia ed agli Italiani. Se la Rai libererà delle frequenze esse dovranno essere messe all’asta, un’asta alla quale anche Rete 4 potrà partecipare. Ma Europa 7 ha diritto di utilizzare quelle occupate da Rete 4, che deve intanto trasferirsi sul satellite.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (104) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

16 Ottobre 2008

Dalla parte dei cittadini


La Rete è disintermediazione e trasparenza. Non tutti i politici e non tutti i partiti politici possono permettersi l'utilizzo di un blog senza censura. Io posso permettermelo, cosi come l'Italia dei Valori.

Perché abbiamo deciso di utilizzare il blog? Innanzitutto per tenervi informati su cosa stiamo facendo, per farvi conoscere i nostri appuntamenti, l'agenda del candidato, le nostre idee, per consentirvi di condividere le mie decisioni e non a subirle, ma aiutandomi a costruirle, e per garantirvi trasparenza.

Il prossimo governo regionale sarà come una casa di vetro. Ci sarà una webcam che trasmetterà in diretta e vi consentirà di seguire non solo i lavori del Consiglio regionale, ma anche della Giunta e delle riunioni più importanti. Dovrete sapere tutto, perché sono convinto della necessità della trasparenza nella gestione della cosa pubblica e perché sono convinto della natura preziosa del vostro potenziale contributo, fondamentale per arrivare alle soluzioni migliori per il futuro della nostra Regione.

Come potete aiutarmi attraverso l'utilizzo del blog? Innanzitutto aiutandomi a costruire un programma che parta dai vostri bisogni e dalle vostre aspettative. Un programma che non sia l'espressione di slogan vuoti, gli stessi che in ogni campagna elettorale i partiti politici vi trasmettono. Voglio costruire un programma condiviso, e per questo nel blog è riservato uno spazio specifico per il vostro contributo.
Mi sono limitato ad indicare per le materie principali tre punti fermi a cui non intendo rinunciare. Tutto il resto lo faremo insieme, voi ed io, in un periodo di tempo anche abbastanza esteso: ho deciso di tenere aperto questo canale di collegamento diretto con voi fino al 30 ottobre. Avremo cosi la possibilità di costruire insieme il programma del futuro governo della regione Abruzzo.

Inoltre potrete aiutarmi stampando il materiale che troverete sul blog, con le mie dichiarazioni, gli articoli, gli stessi contributi degli spunti del programma, diffondendoli dappertutto: nelle università, nelle scuole, nelle stazioni, ...

E' importante che siate d'accordo sui contenuti e vi riconosciate in essi. E' importante che i contenuti siano espressione diretta delle vostre idee, delle vostre volontà, delle vostre aspettative e delle vostre speranze di futuro.

Postato da Carlo Costantini in | Commenti (21) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

15 Ottobre 2008

I giovani della Sardegna


Domani Antonio Di Pietro sarà a Cagliari, seconda tappa dopo Piazza Navona per la raccolta firme contro il Lodo-Alfano. saremo in piazza fin dalle ore 11:00 della mattina (leggi agenda)

La violenza nelle istituzioni e nella società, ormai radicata nella nostra Sardegna, è la principale responsabile dell´arretratezza economica e sociale. Incendi dolosi che devastano il nostro prezioso patrimonio ambientale, attentati e intimidazioni agli amministratori locali, speculazione edilizia e cementificazione delle coste, sono solo pochi esempi dell´illegalità pervasiva e del conseguente degrado che opera in tutti gli ambiti.
La ricerca della legalità, per cui il nostro partito viene continuamente accusato di essere "manettaro", è un elemento irrinunciabile, il primo presupposto per favorire lo sviluppo economico e, soprattutto, per dare una speranza ai giovani sardi che sempre più numerosi lasciano l´isola in cerca di lavoro. Senza legalità vengono meno tutte le regole del vivere civile.
All’interno dei valori della "Giornata nazionale della legalità" a Cagliari, domani 16 ottobre, Antonio Di Pietro incontrerà i cittadini e tra questi la nostra speranza per il presente e per il futuro, i giovani e gli studenti, che rappresentano la speranza del territorio, ma con poche opportunità di occupazione.
Sarà un invito a non lasciarsi andare, a combattere le arroganze e le scelte di una classe politica che non riesce più a difendere la costituzione, a non lasciarsi condizionare da una terra che per colpa di pochi sembra offrire oggi poche speranze ai giovani se non l'esodo.
Sarà un invito a lottare, insieme e compatti, per rivendicare i propri diritti.

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14 Ottobre 2008

Tutti uguali davanti alla legge


Udine Genova

Teramo

Torino

Parma

Novara


Piazza Navona, in un solo giorno 250 mila firme. Si parte da qui, da un risultato straordinario per raggiungere un obiettivo oggi possibile, un milione di firme. E’ la dimostrazione che c’è una parte significativa del Paese, non minoritaria, che è con noi, che decide di scendere in piazza per dire no ad una legge profondamente sbagliata che vìola i principi fondanti della nostra democrazia.

Ma c’è di più in questa piazza Navona. C’è il segnale forte e chiaro di una piazza unita non nel nome dell’antiberlusconismo, come certa informazione vuole lasciar credere, ma della giustizia sociale e della verità.

E’ una piazza che chiede non solo di abrogare una “legge profondamente ingiusta” ma anche di occuparsi dei problemi reali della gente, di chi non arriva alla fine del mese, di chi ha stipendi troppo bassi e sopravvive, di una scuola fatta a pezzi, di famiglie abbandonate al loro destino, di ospedali che chiudono, di processi troppo lenti, di una burocrazia asfissiante.

E’ di questo che un Governo responsabile dovrebbe occuparsi prioritariamente, non di sistemare gli affari del Capo. Per questa ragione, invitiamo tutti i cittadini italiani e le forze politiche a raccogliere con noi le firme per il referendum abrogativo contro il Lodo Alfano e contro il “regime dolce” di Berlusconi, fatto di “interessi privati” in atti di ufficio.
Postato da Massimo Donadi in | Commenti (51) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

13 Ottobre 2008

Gli effetti del regime autoritario


Il Presidente del Consiglio Berlusconi è sempre più preda di un delirio da autoritarismo: cerca in modo premeditato di svuotare il ruolo del Parlamento, togliendogli la possibilità di esercitare il controllo di bilancio ed impedendogli di intervenire sui provvedimenti, governando solo per decreti legge (che la Costituzione ammette solo in casi di urgenza); mette sempre più il bavaglio all’informazione, come vuol fare con la nuova legge sulle intercettazioni; cerca di sottomettere i Pubblici Ministeri al potere politico, come vuol fare con la riforma del sistema giudiziario. Sempre più risponde con il “me ne frego” di mussoliniana memoria.

Ministri neofascisti come La Russa, che insieme al sindaco di Roma Alemanno elogiano la Repubblica di Salò. "Farei un torto alla mia coscienza", dice La Russa, "se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell'esercito della Rsi, ...combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto... di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d'Italia".
E Alemanno parla di italiani civili e militari che "per primi eroicamente cominciarono la lotta di liberazione della nostra patria", dopo l'armistizio di Cassibile.

Un partito di governo, la Lega Nord, che sempre più mostra la faccia del razzismo, in ogni occasione ed in ogni legge, dove trova sempre il modo di accanirsi contro gli stranieri per motivazioni spesso di chiaro contenuto xenofobo. L’ultima conferma viene dagli elogi alla scomparso Heider, leader della destra razzista in Austria, definito “patriota” dal sindaco di Verona Flavio Tosi.

In questo clima da dittatura dolce, realizzata senza apparenti strappi, ma con provvedimenti continui, uno dopo l’altro, è fin troppo evidente dove tragga alimento l’odio razzista sempre più espresso negli stadi italiani, ma dall’altra sera, anche in uno stadio straniero, a Sofia, durante l’incontro di calcio Bulgaria-Italia. Cinque italiani sono in stato di fermo dopo i disordini scoppiati prima e durante la partita: i cinque tifosi sono stati fermati per “vilipendio alla bandiera” bulgara, riferiscono fonti diplomatiche. A motivazione della rissa uno di loro ha spiegato: “Ce la prendiamo con quelli del Cska perché sono comunisti, noi invece siamo fascisti e siamo amici del Levski”. I cori dedicati al Duce sono poi continuati all’interno dello stadio. Non è molto rilevante il fatto che il Ministro La Russa sia dissociato. Come gli ha ricordato il suo ex camerata e leader della Destra, Francesco Storace, i cori di quel un gruppo di ragazzi a Sofia sono esattamente simili a quelli che intonava anche lui quando era giovane come loro. Suscitano poi molte perplessità le dichiarazioni rilasciate dal direttore dell'Osservatorio del Vicinale, per forza di cose vicino a La Russa e Maroni, che ha sostenuto che “i cori inneggianti al duce e i saluti fascisti non sono un reato in Bulgaria “.

Questi sono gli effetti del regime autoritario che si sta costruendo in Italia. Mi auguro che gli Italiani inizino finalmente ad accorgersene e ritrovino lo sdegno necessario per protestare in massa prima che sia troppo tardi. Vengano intanto in moltissimi a firmare per il referendum abrogativo sul Lodo Alfano. Sia questo il primo sintomo da cui parta una opposizione dura e ferma per mandare a casa un governo sempre più neofascista.

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12 Ottobre 2008

Intercettazioni e giustizia: doppio bavaglio


Berlusconi dice che alla presidenza della Commissione parlamentare di Vigilanza sulle telecomunicazioni (ricordiamo: deve vigilare non solo su Rai ma anche su Mediaset) non ci vuole Leoluca Orlando. Incurante dell'inammissibilità di ciò che dice si premura perfino di spiegare: non lo stima perché è giustizialista. Per la verità Orlando ha appena ricevuto in Germania il premio Adenauer che non è esattamente un premio per assatanati.
Ma non basta. Aggiunge: datemi una rosa, basta che non ci sia incluso Beppe Giulietti. Allora ecco una rosa possibile: Gasparri, Buonaiuti, Romani. Faccia lui, la scelta sarà sempre la migliore. In nome del dialogo può chiedere all'opposizione di approvarla.

Non sia motivo di stupore la sua pretesa di stabilire il candidato dell'opposizione. Da quando ha scoperto che la sinistra non è all'altezza delle sue aspirazioni e dei suoi meriti (non della sinistra, di lui stesso), ritiene di farsi carico anche di rappresentare la sinistra, convinto di essere meglio anche lì. Sarà per questo motivo che taglia i finanziamenti alla stampa meno ricca di risorse. Non è per ostilità che pone le condizioni per la chiusura del Manifesto e di Liberazione, ma per magnanima aspirazione a dare degna espressione a chi non sa garantirsela. Se i poveri non ce la fanno ci penserà il ricco. Se poi ci vanno di mezzo alcuni giornali di centrodestra, poco male: quel lato è già tutto coperto da lui in persona.

Stona in questo quadro di armonie prestabilite l'inchiesta de L'Espresso a partire dalle confessioni di Gaetano Vassallo. Il camorrista pentito rivela di aver appestato la sua regione anche con la complicità dei poteri locali e fa i nomi di Landolfi e Cosentino. Il primo, esponente di An in Vigilanza Telecomunicazioni nella legislatura precedente si difende in modo toccante: mi sono sporcato le mani ma non l'anima. Il secondo, nel governo attuale sottosegretario a Economia e Finanze (l'uomo giusto al posto giusto), sta zitto. Ma lo conforterà sapere che ai giornalisti dell'Espresso sono stati perquisite case, auto e scooter, e requisiti gli hard disk dei computer. Perquisita anche la redazione del settimanale. I giornalisti, accusati anche di aver favorito la camorra casalese, devono pur misurarsi con le difficoltà delle inchieste. Così si tempra la professionalità.
A questo proposito riporterò qui domani sentenze della Corte di Strasburgo su perquisizioni e libertà di stampa.

Ma sarebbe troppo semplice se tutto si fermasse alla presa sull'informazione. Regge sempre il principio essenziale che il bavaglio all'informazione deve essere completato col bavaglio alla giustizia. Così si prepara il divieto all'uso delle intercettazioni (vada per mafia e terrorismo ma mai per corruzione).
E siccome alla fine, dall'alto, su tutto veglia la Corte Costituzionale, si deve mettere la mani sulla Consulta. Un giudice manca da tempo, e per questo Pannella fa lo sciopero della sete, ma tra poco ne scadrà un altro che andrà rinnovato. Candidati Pecorella e Violante. Da quel giorno la Consulta potrebbe non essere più la stessa.


11 Ottobre 2008

L'ambiguita' del PD


Sono a Pescara a promuovere i banchetti per la raccolta delle firme contro il lodo Alfano e nel pomeriggio sarò a L'Aquila, dove mi riferiscono che centinaia di persone hanno già sottoscritto la proposta di referendum.

Proprio oggi, sempre a Pescara, in tutte le vie principali della città è comparso il manifesto di un convegno, organizzato dal presidente del consiglio regionale e futuro candidato alle regionali del Partito Democratico Marino Roselli, nell'ambito del "premio Borsellino".

Il manifesto annuncia la presenza come ospite d'onore del ministro della giustizia Angelino Alfano, insieme al ministro ombra del PD Lanfranco Tenaglia (guarda il manifesto).

Il PD ed il PDL sono ormai la stessa cosa.

Si scambiano offerte e proposte d'aiuto, condividono la responsabilità dello sfascio delle nostre Istituzioni, inclusa quella regionale abruzzese, inseguono lo stesso obbiettivo di piegare la magistratura al potere politico, rivendicano incredibilmente l'eredità di Paolo Borsellino ed ormai organizzano manifestazioni unitarie anche nel corso della campagna elettorale abruzzese che li vedrà solo apparentemente avversari.

Il ministro Alfano in questo momento dovrebbe essere a Piazza Navona, a farsi giudicare dai cittadini Italiani e non certo al fianco del "protettivo" ministro ombra del Partito Democratico.

Postato da Carlo Costantini in | Commenti (87) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Piazza Navona a gonfie vele


Pubblichiamo il video del nostro inviato qui a Piazza Navona. Diamo spazio nel filmato alle opinioni dei cittadini per una manifestazione che è dalla loro parte.

Questa prima giornata di raccolta firme è stata un successo su tutte le piazze dei comuni d'Italia.

La raccolta firme continua fino a dicembre.


9 Ottobre 2008

Ridurre i tassi è fondamentale


Italia dei Valori auspicava da tempo un intervento della Banca Centrale Europea per la riduzione dei tassi. Ora e' fondamentale che si vada avanti su questa strada.

Su questo punto abbiamo piu' volte tentato di richiamare l'attenzione del governo e in particolare del ministro Tremonti, sempre sordi ai veri problemi degli italiani. Eravamo convinti da tempo, e lo siamo sempre di piu', che il taglio dei tassi non generera' nuova inflazione, che e' dovuta a fattori speculativi sulle materie prime, ma aiutera' un po' la crescita della domanda interna, di cui abbiamo assolutamente bisogno.

Sollecitiamo governo e Bce a proseguire su questa strada. Ne troveranno sollievo anche le famiglie poiche' si contrasteranno gli aumenti delle rate dei mutui.

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8 Ottobre 2008

Palermo: vittima di un sistema corrotto


Gli arresti effettuati a Palermo confermano quanto da tempo denunciato da Leoluca Orlando, con esposti formali per le irregolarità intervenute durante lo svolgimento di operazioni elettorali e in sede di spoglio. I brogli elettorali a Palermo sono stati anche oggetto di denuncia da parte di un comitato spontaneo di giuristi e di cittadini che, a suo tempo, aveva rivolto anche un appello al Capo dello Stato in visita a Palermo.
Dopo l'arresto di due presidenti di seggio nei mesi scorsi, adesso la magistratura ha disposto altri quattro provvedimenti a carico di esponenti di liste a sostegno del candidato del Pdl a sindaco.

Esprimo tutta la mia solidarietà a Leoluca Orlando, vittima di un sistema corrotto nel quale, accanto a voti comprati e a voti estorti, si accompagna un fenomeno vistoso e intollerabile di voti manipolati nei seggi. Mentre si attende che la magistratura amministrativa decida in ordine al ricorso presentato da Orlando per l'annullamento delle elezioni, sono certo che i giudici e le forze dell'ordine sapranno, nei casi già evidenziati e in ogni ulteriore caso oggetto di denuncia, verificare la fondatezza delle denunce.

Ciò che è emerso nelle elezioni amministrative di Palermo è una sommatoria di voti estorti e comprati, ma anche una macroscopica irregolare organizzazione della procedura elettorale con una manipolazione del consenso che costituisce un insulto alla libertà e segretezza del voto e un danno per la democrazia e per la credibilità delle istituzioni.

Italia dei Valori, presente con Leoluca Orlando candidato sindaco e con propria lista alle elezioni comunali, annuncia la costituzione, non appena proceduralmente possibile, come parte civile nei processi penali. Ciò a tutela della libertà del voto e del corretto confronto democratico in una realtà ancora condizionata dal controllo mafioso e clientelare, reso ancora più soffocante dalla presenza nelle istituzioni di complici e di collaboratori interessati

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7 Ottobre 2008

Abruzzo: no al Centro Oli e inceneritori


Durante la conferenza stampa di lunedi 6 ottobre, tenutasi a Pescara, ho risposto alle domande di un giornalista in merito al Centro Oli abruzzese. Riporto di seguito il testo dell'intervento.

Giornalista: In questa regione abbiamo un emergenza ambientale come quella del Centro Oli, dove si combattono varie posizioni e forse non conciliabili. Questo tema del cosiddetto dialogo sulle cose concrete come lo vede su questo punto?
Carlo Costantini: Il Centro Oli investe complessivamente un approccio culturale che il prossimo governo regionale dovrà mettere in campo rispetto allo sviluppo e rispetto all'ambiente.
Noi siamo stati sempre contrari, ma la nostra contrarietà non è ideologica. E' una contrarietà che tiene in considerazione quelli che sono i punti di forza della regione. Siamo convinti che i punti di forza della regione non siano ne il Centro Oli ne i Call Center, ma il suo territorio, il suo ambiente, la sua natura, la miriade di piccole imprese che garantiscono la tenuta di una economia che per altri versi, e con riferimento ad altri settori, corre il rischio di fare dei grandi passi indietro.
Il Centro Oli è oggettivamente incompatibile con le vocazioni migliori della regione Abruzzo, cosi come il principio della perforazione dei nostri mari in prossimità della costa, cosi come sono incompatibili anche quelli che chiamano “termo-valorizzatori”, che in realtà sono inceneritori. Abbiamo un patrimonio naturalistico e ambientale straordinario che rappresenta il vero punto di forza della regione, che non possiamo disperderlo per 35 posti di lavoro. Se andate a studiare la realtà della Basilicata, parliamo di occupazione in pianta stabile con contratti a tempo indeterminato, interessano poche decina di persone, e dall'altra parte mettiamo in discussione la sopravvivenza di centinaia di aziende agricole, di consorzi e di cantine. Non c'è discussione, ma ripeto che il nostro “no” non è ideologico, come per tutto, ma è basato sui numeri e sui fatti: quello che sacrifichiamo per questo investimento è troppo rispetto a quello che ci rientra. Un ragionamento estremamente pratico e concreto.


6 Ottobre 2008

Manfrine di governo


Berlusconi, ancora una volta, per farsi bello rende dichiarazioni false, come quella di un accordo europeo sulla sua proposta di creare un fondo europeo per salvare le banche. La Merkel lo ha immediatamente smentito ed ha garantito i depositanti, come già hanno fatto anche Irlanda, Svezia e Danimarca.

Proceda nello stesso modo anche il Governo italiano invece di fare la manfrina, con l'idea di dare soldi alle banche, salvandole dagli errori commessi. I depositanti ed i risparmiatori in genere non hanno alcuna colpa. Non sono loro ad aver effettuato operazioni bancarie avventate e non è giusto che ne sopportino le conseguenze.

Si incominci, piuttosto, a mandare a casa gli amministratori di banca che hanno perso l'onorabilità a seguito di condanne, sia pure di primo grado, per reati finanziari e che invece continuano ad agire indisturbati ai vertici del sistema bancario italiano.

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5 Ottobre 2008

Morti sul lavoro: non sono fatalita'


Ha ragione Marco Bazzoni, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza. Ce lo dice, senza stancarsi, ogni giorno. Tutto ciò che si fa per le morti sul lavoro è pochissimo, è niente. E’ vero. E si ha la sensazione che non ci sia rimedio.
Le morti sul lavoro appaiono come le morti sulla strada. Accadimenti casuali e fatali. Inevitabili. La casualità generica induce alla percezione e alla sintesi generica. E intanto una quota, ignota, delle morti sulla strada appartiene al novero delle morti, se non sul lavoro, per il lavoro. E’ perfino inutile spiegare.

Ma è la casualità stessa una categoria offensiva. Si può ammettere che se milioni di persone transitano sulle strade a tutte le ore, in tutte le condizioni climatiche, con tutta la gamma dei mezzi possibili e tutta la varietà delle condizioni di manutenzione, una parte incontri per sua sfortuna il caso nefasto. Tuttavia la frequenza statistica con cui lo si incontra è però modificabile con tanti accorgimenti: maggiore sicurezza dei mezzi, rispetto delle norme di circolazione, guida in condizioni non alterate da alcool o stupefacenti, eccetera. Una previsione statistica non ha in sé nulla di fatale: la si può modificare con l’applicazione dei mezzi opportuni. Ma lasciamo pure che una quota di morti sulla strada sia inevitabile sempre e comunque.

Attribuire alle morti sul lavoro la stessa inevitabilità dovrebbe essere invece inaccettabile. Anche lasciando al caso la sua libertà incontrollabile, le condizioni di lavoro sono ben più prevedibili. Il rischio vi è molto più definibile e individuabile. O almeno dovrebbe. L’applicazione dell’ingegno, l’osservazione minuziosa delle precauzioni, la formazione professionale adeguata, lo studio dei tempi, la verifica preliminare delle condizioni: tutto potrebbe aiutare a ridurre il rischio e a confinarlo davvero all’azione del caso.

Ciò che vediamo appare invece come il prodotto della necessità. Lavorare uccide. Lavori, dunque puoi morire. E in certi casi: lavori, dunque devi morire.
Poi può arrivare la retorica (esercitata da chi non muore) sulle vite spezzate di chi se ne va e le vite orfane di chi resta. Lamentazioni che sanno di esorcismo non per annichilire il fato inevitabile ma per attenuare il dolore di chi soffre.

Eppure tutti sanno, tutti sappiamo perché le morti sul lavoro non diminuiscono, aumentano, si ripetono con la regolarità dei fenomeni atmosferici. Perché la vita di chi svolge lavori a rischio vale poco. E la sua salvaguardia conta meno della velocità d’esecuzione dei lavori. E la stanchezza non è misurata con il metro della resistenza umana ma con i tempi medi di produzione. E il costo delle misure di sicurezza è eccessivo per l’economia della produzione. E la sorveglianza pubblica sulla fisiologia delle imprese è ridotta ai minimi termini.
Si possono spendere miliardi per incoraggiare il consumo, ma non si trovano fondi per prevenire gli incidenti sul lavoro. Sono fatali. Devono accadere. Accadono.

Si trovano capitali per le aziende in crisi, ma solo poche lire vanno ai risarcimenti per le morti sul lavoro. E capita che i morti possano essere rimproverati di non aver attivato in tempo un’assicurazione (privata).
La sacralità della vita, che sentiamo invocare in qualche angolo d’ospedale dove un corpo immobile da anni non può più neanche immaginare il sollievo di una fine misericordiosa, nel mondo del lavoro normale, faticoso, poco pagato, non esiste.


4 Ottobre 2008

Campania: sulla pelle dei cittadini


L'annuncio del premier sulla necessità di un quinto termovalorizzatore in Campania, che fonti localizzerebbero addirittura nel territorio di Taverna del Re a Giugliano, una zona già gravemente compromessa, rappresenta una vera e propria provocazione e uno schiaffo ai cittadini che lottano per difendere il proprio territorio.

La verità è che le grandi lobbies economiche vogliono solo fare soldi sulla pelle dei cittadini attraverso l'infernale meccanismo degli incentivi statali agli impianti di incenerimento. Numeri alla mano, già quattro termovalorizzatori sono estremamente sovradimensionati rispetto alla produzione di rifiuti della Campania, figuriamoci cinque.

Peraltro di sola acqua necessaria per il raffreddamento e la manutenzione di una tale impiantistica, come segnalano autorevoli pareri, occorrerà una portata di acqua pari a non meno il 10% del fabbisogno idrico di una città come Napoli.

Berlusconi vuole dunque legalizzare un enorme scempio sulla pelle dei cittadini e dell'ambiente.


3 Ottobre 2008

Insulto all'intelligenza dei cittadini


Ho rilasciato un intervista a PolisBlog sulle prossime elezioni europee e sulla raccolta firme per il referendum contro la Lodo-Alfano, una delle tante leggi salva-premier, ma umilia-cittadini.
Alle elezioni europee Silvio Berlusconi ed i suoi alleati di governo propongono uno sbarramento, che non ha alcun significato, e vuole anche che i cittadini non scelgano i candidati, ossia chi mandare. Vuole insomma meno rappresentanza possibile (visto che il parlamento Europeo è puramente rappresentativo) e di conseguenza meno opposizione possibile, e vuole essere sicuro di mandarci chi è certo farà i suoi interessi, non certo quelli degli italiani.
Per il referendum, l'11 ottobre verrà avviata la campagna di raccolta con più di 2500 banchetti in tutti i comuni d'Italia. La raccoltà si protrarrà nei mesi di ottobre e novembre. Questa firma dimostrerà al governo che gli italiani vogliono una democrazia e non un modello putiniano di gestione dello Stato.


PolisBlog:- Presidente Belisario, qual è la posizione dell’Italia dei Valori sul dibattito in corso relativo alla modifica della legge elettorale per le Europee prospettata dal presidente Berlusconi?
FB:-“La posizione dell’Italia dei Valori relativa alla modifica della legge elettorale per le Europee è, e non può che essere, di netta opposizione. I cittadini sono stanchi di essere governati dalla “casta”: privarli delle preferenze anche alle europee, determinerebbe una ulteriore comprensibile perdita di fiducia nella classe politica”.


PolisBlog:- La preoccupa anche lo sbarramento al 5%? I sondaggi vi danno in netta ascesa ma il risultato delle politiche si attesta poco oltre il 4%: non temete di restar fuori da questa partita?
FB:-“Lo sbarramento al 5% non ci preoccupa. Gli ultimi sondaggi, che non fanno capo a noi, ci attestano ben al di sopra di questa cifra. Ed in ogni caso non abbiamo mai guardato il nostro orticello ma gli interessi dei cittadini che vogliono un sistema politico semplificato non credono ancora nel bipartitismo coatto. PdL e PD sono la prova delle contraddizioni interne ai partiti nati da una aritmetica sommatoria di formazioni già esistenti”.


PolisBlog:- In Europa dove vi collocherete?
FB:-“All’interno del Parlamento Europeo l’Italia dei Valori fa parte dei Liberali, Democratici e Riformatori Europei (ELDR). La nostra posizione quindi è, come sempre, ben definita. Lo stesso non si può dire del PD le cui diverse anime si dividono tra i liberali, i popolari ed i socialisti europei. Ritengo che, fino a quando il PD non avrà superato una pur comprensibile frammentazione interna, potranno permanere elementi di differenza anche sostanziali”.


PolisBlog:- Nella prossima primavera si terrà un referendum per il quale IdV ha raccolto le firme per restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. C’è qualche speranza di riuscire nell’impresa?
FB:-““Se riusciremo a far capire che questa operazione può restituire loro parte della sovranità perduta a vantaggio dei partiti e della “casta”, probabilmente il referendum verrà appoggiato non solo dall’IdV ma anche da altre forze politiche che non potranno sottrarsi, anche per paura di perdere consensi, ed invitare i loro aderenti a votare. La partita è aperta e va giocata fino in fondo”.


PolisBlog:- L’11 ottobre sarete nuovamente in piazza contro il Governo. Che senso ha convocare una manifestazione quindici giorni prima di quella del PD?
FB:-“La manifestazione di Piazza Navona non contrasta con quella del 25 ottobre, e prova ne è il fatto che il nostro Presidente Antonio Di Pietro ha specificato, in più di un’occasione, che noi saremo presenti in piazza a fianco al PD. La scelta di tenere un evento come quello dell’11 ottobre, a due settimane dall’altra manifestazione, nasce invece dall’esigenza di promuovere la raccolta delle firme già dal primo giorno utile e far partire il referendum con il piede giusto per l’abolizione del Lodo Alfano, un autentico insulto alla nostra Costituzione e alla intelligenza degli italiani, per dimostrare che tutti siamo uguali davanti alla legge”.

Postato da Felice Belisario in | Commenti (60) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

2 Ottobre 2008

Catania: premio al clientelismo


Il prestito a Catania e' un premio al clientelismo e agli sprechi. Il comune di Catania e' un buco nero, ha debiti per un miliardo di euro, pari quasi a quelli di Alitalia. Una voragine dovuta ad uno scandaloso saccheggio delle risorse pubbliche.

In questa situazione devastata, al posto di attivare le procedure previste dal Testo Unico per gli Enti Locali, il Cipe ha erogato un prestito di 140 milioni di euro a fondo perduto. Abbiamo presentato un ordine del giorno per impegnare il governo affinche' il prestito diventi rimborsabile in tempi brevi e per attivare, d'intesa con la Regione, le procedure previste per gli enti locali in stato di dissesto.

La Corte dei Conti ha denunciato piu' volte le gravi responsabilita' degli amministratori e dell'ex sindaco Scapagnini, al centro anche di indagini della magistratura, ed ha rivelato un quadro di clientelismo disastroso: un dipendente comunale ogni 72 abitanti. E' intollerabile che una situazione del genere sia sostenuta dal centrodestra con ulteriore sperpero di denaro pubblico.

Con questo prestito si premia il comune piu' sprecone d'Italia e si incentiva il clientelismo. E' l'antitesi dei principi del federalismo che a parole tutti dicono di voler realizzare.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (100) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Ottobre 2008

Concezione padronale della democrazia


Berlusconi da un lato attacca volgarmente i magistrati che con le proprie attività d'indagine, secondo il premier, vorrebbero colpire politicamente alcuni rappresentanti del Pdl invischiati in indagini sui rapporti tra la politica e la camorra in Campania, ma dall'altro rivolge alla stessa magistratura i complimenti per le brillanti operazioni contro i Casalesi.

Tutto ciò è davvero indegno, perché testimonia la strumentalità e la bassissima concezione che il premier ha della nostra democrazia, che è buona quando gli fa comodo ma da liquidare quando tocca i suoi affari personali e politici.

La magistratura, che è autonoma e indipendente, fa solo il suo dovere contro l'illegalità, l'affarismo e per far rispettare la legge, che è uguale per tutti, e qualcuno al premier dovrebbe sempre ricordarlo. Ancora una volta Berlusconi mostra di avere una inquietante concezione padronale della democrazia.

Postato da Francesco Barbato in | Commenti (49) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif


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