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30 Novembre 2008

Decreto anti-crisi ad personam


Il Governo, quando si occupa di televisioni, non fa l'interesse generale, ma quello particolare del Presidente del Consiglio, e non potrebbe essere altrimenti visto che il premier è anche il proprietario di Mediaset.

Se questo modo di agire è di per se molto grave, diventa gravissimo ed estremamente scorretto se il governo utilizza anche il decreto anti-crisi, che dovrebbe aiutare le famiglie, per danneggiare i concorrenti di Mediaset come Sky. Infatti mentre molte famiglie finiscono i soldi alla seconda settimana del mese il governo si inventa una norma che aumenterà gli affari dell'azienda del premier.

Che la pay per view non sia un genere di prima necessità e che in un momento di crisi si possano aumentare le tasse su questo servizio per finanziare misure di sostegno in altri campi è un principio che può essere condivisibile, è però inaccettabile che si aumenti l'Iva per la pay per view fornita da Sky ma non per quella fornita da Mediaset sul digitale terrestre.

Sia Sky che Mediaset trasmettono il calcio a pagamento, i film a pagamento, ma alla prima viene raddoppiata l'iva e alla seconda no, e il motivo è solo uno il conflitto di interessi mai risolto del Presidente del Consiglio.


29 Novembre 2008

Alitalia: due pesi e due misure


Si può solo sperare che non sia vero. Se lo fosse sarebbe purtroppo difficile impedirlo. Ma ci si dovrebbe impegnare a fare in modo che se ne parli ovunque il più possibile. Informare non ha mai fatto male a nessuno, fatta eccezione per chi ci guadagna a non informare.
Qual è la questione? E’ presto detta: pare che la parcella professionale del professor Fantozzi per la gestione della bad company Alitalia ammonti grosso modo a circa 15 milioni di euro. Tesoretto su cui si sono già sprecate vignette di prima pagina sui quotidiani.

Un confronto è immediato: è solo 9 milioni di euro la cifra stanziata per risarcire il danno ai soldati italiani contaminati dall’uranio impoverito sui teatri di guerra internazionali. Oltre ai 167 morti, sono ora 2536 i casi accertati di contaminazione. Ma è intuitivo che si tratta di una cifra provvisoria, destinata a crescere a causa della presenza di nuovi soldati in Iraq e Afghanistan.

Una sola persona riceverà dunque una cifra enorme e di gran lunga superiore a quella destinata, non ad alleviare le sofferenze, ma a compensare in modo largamente insufficiente i danni irreversibili subiti da migliaia di soldati italiani.

Potranno esserci smentite. O spiegazioni capziose. Speriamo ci siano solo le prime, magari ben documentate. Ma il passato non aiuta a sperare. Tanto per restare nei dintorni, l’antico manager dell’Alitalia, dottor Cimoli, noto per aver dato un sostanzioso contributo ad affossare la compagnia, fu ricompensato per i danni fatti con una liquidazione miliardaria.

Il professor Fantozzi ha dovuto essere protetto, con una precisa clausola della legge sulla sicurezza, dal rischio di subire azioni giudiziarie per responsabilità accumulate da chi lo ha preceduto nella gestione dell’azienda. Garanzia indiscutibile: perché dovrebbe pagare in sede giudiziaria per colpa di altri? Ma, appunto, se il professore è già stato messo al riparo dal rischio di eventuali processi, che cosa giustifica l’enormità della cifra?

Non si vede altro motivo se non l’enormità stratosferica del debito accumulato dall’Alitalia e insaccato nella sola bad company affidata alle sue cure. Più alto il debito, più alto il compenso. Insomma, occuparsi dei debiti è professione fruttifera.

Ai cittadini italiani due sole consolazioni: la sicurezza di contribuire al pagamento di quei debiti, su cui non hanno alcuna responsabilità, e la serena consapevolezza di dare non "minuscolo" contributo al benessere del professor Fantozzi.


28 Novembre 2008

La logica degli spot


Una persona che guadagna seimila euro l’anno che ci fa con 40 euro al mese?
C’è un detto che dice meglio poco che niente, ma in questo caso il poco e il nulla sono così simili che è difficile distinguerli.

Mi auguro davvero che nei provvedimenti anticrisi che il governo si appresta a varare non si proseguirà con la logica degli spot come si è fatto fino ad oggi in molti altri settori.

Purtroppo però la "social card", almeno per il momento, sembra più l’ennesimo spot che un provvedimento serio in grado di aiutare davvero chi ha bisogno.

Troppi gli aspetti che lasciano perplessi. Infatti la carta sarà rivolta ad una platea molto ristretta rispetto a quella che ne avrebbe effettivamente bisogno. Ne beneficieranno solo 1.300.000 persone su una platea si almeno 6.000.000.

Per il resto, a parte l’elemosina di 40 euro, è tutto molto fumoso. Si parla di sconti in negozi e catene convenzionati, ma quanti sono questi esercizi che si sono già convenzionati? Dove sono?

Se questi dati fossero stati già disponibili sarebbe stato opportuno fornirli per poter valutare sulla base dei fatti e non sulle parole a cui ci ha abituato il governo. Si parla di un bonus di due mesi arretrati per chi richiederà la carta entro dicembre, ma non si capisce se i moduli per richiederla saranno inviati agli aventi diritto in tempo utile.

Una notizia certa, però, c’è: si tratta della commissione che percepirà Mastercard sulla spessa effettuata con la social card. Almeno qualcuno sa già quanto potrà guadagnare dall’iniziativa.


27 Novembre 2008

La cultura della bancarella


Riporto una mia intervista, rilasciata a l'Unità di oggi, in tema di elezioni in Abruzzo e Vigilanza Rai.

Antonio Di Pietro: Silvio Berlusconi è un corruttore politico e il candidato Pdl in Abruzzo è espressione di quella cultura, la cultura della bancarella.

L'Unità: Di Pietro, la trovata della bancarella di Gianni Chiodi, il candidato Pdl, che ha chiesto il curriculum in cambio di un futuro professionale, secondo lei è frutto di una certa cultura. Quale?
Antonio Di Pietro: Partiamo dal soggetto proponente: il candidato del Pdl. E' chiaro che è applicato il “modello berlusconiano di governo” che paga il consenso attraverso il vecchio metodo della lottizzazione politica elettorale: una scarpa oggi e una dopo le elezioni, riducendo i cittadini a sudditi. O fai parte del gruppo di potere o non ti toccano nemmeno le briciole. Mi spiego: la loro logica è ”se fai parte del gruppo bene, altrimenti nemmeno le briciole”.

L'Unità: Se fosse cosi non ci sarebbe speranza...
Antonio Di Pietro: Infatti non sarò cosi perché loro fanno un ricatto elettorale e noi diciamo che il presidente del centrosinistra che governerà la Regione farà gli interessi di tutti i cittadini: è questa la differenza.

L'Unità: L'Abruzzo ha un rilievo politico ben maggiore dei suoi confini geografici. Berlusconi ci ha trascorso un intero fine settimana.
Antonio Di Pietro: Berlusconi va in Abruzzo a fare spot, non a presentare progetti per un rilancio di quella regione. Posso leggere la prima pagina di un provvedimento giudiziario?

L'Unità: A cosa si riferisce?
Antonio Di Pietro: All'ordinanza di misura cautelare che riguardava l'assessore regionale alla Sanità Vito Domenici. Inizia cosi: “intorno al finire dell'anno 2003 con deleghe alla Sanità riconosciute all'assessore Domenici iniziava la predisposizione di un vero e proprio apparato organizzativo voluto e attuato nell'ambito della giunta regionale del governatore Pace... di poteri idonei a intervenire e decidere ogni aspetto della sanità al di fuori degli ambiti istituzionali”. La nuova stagione di Tangentopoli in Abruzzo è iniziata nel 2003 con una giunta di centrodestra. Riconsegnare questa regione al Pdl è come consegnare il pronto soccorso a Dracula.

L'Unità: Berlusconi dice che Chiodi ha undici punti di vantaggio, lei sostiene che la luna di miele è finita...
Antonio Di Pietro: Il vantaggio di cui parla è tutto da dimostrare, mentre la luna di miele finisce sicuramente quando i cittadini si rendono conto che il premier sta giocando con i loro bisogni. Agli elettori diciamo che la nostra coalizione è composta di persone per bene, con il certificato penale e quello dei procedimenti pendenti puliti. Siamo la vera svolta rispetto alla storia Pace-Del Turco e siamo coerenti, come ha dimostrato la vicenda della vigilanza Rai. In questa storia non si muoverà foglia finché Berlusconi non vorrà. Villari è stato mandato li dopo aver dato ampie rassicurazioni che non avrebbe mollato la poltrona. Orlando è una proposta nobile avanzata dal segretario del Partito Democratico quando Orlando si è fatto indietro per mettere a nudo l'alibi di Villari. Veltroni ed io siamo stati vittime di un Giuda che ha tradito per trenta denari. Ma più che Villari denuncio il Diavolo tentatore...

L'Unità: Di Pietro, già il premier ha minacciato di querelarla...
Antonio Di Pietro: Non temo le sue querele. Le minaccia e non le fa. Per me sarebbe un onore, perché un tribunale dovrebbe finalmente stabilire se dico il vero o il falso quando lo definisco un corruttore politico: è reo confesso sul punto.

L'Unità: Reo confesso?
Antonio Di Pietro: Si, dopo aver negato per anni di avermi offerto un posto come ministro degli Interni, l'altra sera in Tv lo ha pubblicamente ammesso. Lo ha fatto due volte, nel 1994 e nel 1995. Ribadisco che ha tentato anche, attraverso il presidente del senato Schifani, un abboccamento con il candidato alla presidenza Orlando e lo ha fatto tre anni fa con De Gregorio dando alla sua associazione 6-700 mila euro, denunciati alla Camera, all'indomani della sua elezione a presidente della Commissione Difesa.

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26 Novembre 2008

Parliamo di Camorra


Durante un dibattito alla Camera dei Deputati, ho formulato una precisa richiesta al Presidente della Camera Gianfranco Fini, ovvero di convocare una seduta monotematica che trattasse esclusivamente dei rapporti tra Camorra e politica.

Da quindici giorni non ho avuto alcuna risposta. Non so perché, non vogliono portare davvero l'attenzione, alla Camera dei Deputati, sul problema della Camorra e della criminalità organizzata in Campania e nel Mezzogiorno in Italia. Probabilmente per com'è invischiato il Pdl con la Camorra e la criminalità organizzata, si cerca di non portare i riflettori della politica e delle istituzioni su questi temi che sono la vera emergenza della Campania e del Sud.

Sabato scorso sono stato invitato ad un convegno a Crispano, in provincia di Napoli, dal tema “Sicurezza e legalità”, dove ho avviato un iniziativa che proporrò in tutti i comuni della Campania: convocare dei consigli comunali con all'ordine del giorno il tema dei rapporti tra Camorra e politica.

In Italia, di Camorra ne ha parlato soltanto Roberto Saviano, che ha riportato i riflettori e l'attenzione della società su questo grande problema che flagella soprattutto il Mezzogiorno. E' una vergogna che di queste cose ne debba parlare solo un giornalista, mentre le istituzioni, e chi ne ha il dovere di parlarne non ne parla, se ne infischia.

Come vogliono fare davvero la lotta alla Camorra, al N'drangheta , alla Mafia, e alla criminalità organizzata, se non parte da qui, dal Parlamento, l'esempio? Che cosa si vuole fare? Questa gente bisogna buttarla fuori, ai criminali e camorristi non bisogna neanche stringere la mano, figuriamoci un caffè. Mentre noi, in Campania, abbiamo visto vertici del Pdl, nelle persone di Mario Landolfi, di Paolo Russo, di Cosentino, invischiati e compromessi in indagini nella direzione distrettuale Antimafia. Probabilmente, per questi rapporti e questa promiscuità che c'è tra la politica e la Camorra, non se ne vuole parlare perché fa comodo mantenere ancora il rapporto.

Cominciamo dal basso. Se non ne vogliono parlare in Parlamento cominciamo dai consigli comunali, dandoci delle regole comportamentali, a dire come bisogna fare la politica.

Sono d'accordo e solidale con il Procuratore Antimafia di Napoli, Roberti, che lamentava una carenza di normativa sui beni confiscati alla Camorra. Occorre un'agenzia ad hoc per poter velocizzare e rendere immediata ed efficace la lotta alla Camorra con il sequestro dei beni confiscati alla Camorra stessa. Presenterò una proposta di legge in tal senso, come pure per le infiltrazioni nei consigli comunali. Questo è un altro problema, dove la Camorra e la criminalità organizzata si annida all'interno delle istituzioni.

Nel mio territorio, nel Nolano, due consigli comunali, di San Paolo Bel Sito e Tufino, dove c'era la famosa discarica, sono stati sciolti alcuni anni fa per infiltrazioni camorristiche. Dopo qualche anno sono tornati gli stessi sindaci e le stesse amministrazioni che erano state sciolte. A che gioco vogliamo giocare? Vogliamo rendere ancora la Campania invivibile, dove la gente vuole scappare via?

Hanno incendiato quindici macchine a Napoli, nel rione Sanità, perché chiedono il pizzo per i cittadini che parcheggiano l'autovettura sotto casa propria. Si può vivere cosi?
In Campania c'è davvero una situazione drammatica, Napoli non è più vivibile perché c'è una presenza opprimente e asfissiante della Camorra, ma la responsabilità è della politica, perché spesso “la politica è la Camorra”.

Facciamo davvero iniziative concrete: cominciamo dal basso, dai consigli comunali, visto che in Parlamento non ne vogliono parlare.

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25 Novembre 2008

Giovani protagonisti


Il 30 e 31 scorso si è svolto a Stoccolma il congresso dell'ELDR, il partito liberal democratico e riformatore a cui aderisce l'Italia dei Valori.

A Stoccolma eravamo presenti con una delegazione prevalentemente composta da giovani Under 30. E' un motivo di grandissima soddisfazione, per il sottoscritto e per tutti i giovani che in questi anni, e in futuro, hanno contribuito e contribuiranno alla crescita dell'Italia dei Valori e al dipartimento Politiche Giovanili, grazie all'investimento che il Presidente Antonio Di Pietro ed il partito stanno facendo sul nostro segmento generazionale.

E' importante sapere che a Stoccolma eravamo presenti con una presenza giovanile straordinaria, perché tra tutte le delegazioni che aderiscono all'ELDR, e che hanno partecipato al congresso, eravamo la delegazione più giovane. Questo mi sembra un fatto straordinario, di una rilevanza sorprendente.

Anticipo, ma ovviamente ci torneremo a tempo debito, che ci siamo candidati, come Italia dei Valori, ad ospitare, il prossimo anno a Roma, il congresso europeo del Lymec, la propaggine giovanile dell'ELDR .
Come sapete, nella prossima primavera torneremo alle urne per le elezioni, amministrative da un lato, ma anche per il rinnovo del Parlamento Europeo. Per queste ragioni, è importante poter ospitare in Italia il congresso dei giovani liberal democratici e riformatori europei.

Mi limito a lanciare un appello a tutti i giovani, che ci seguono tramite la Rete, a collaborare e a partecipare alle attività del nostro dipartimento. Siamo presenti su Facebook, con i nostri profili e con un nostro gruppo specifico per le relazioni internazionali, che vi invito a visitare e ad iscrivervi.

Mi auguro di poterci ritrovare sempre più numerosi, sia sulla Rete che nel mondo reale, dove vogliamo dire la nostra, abbiamo già detto la nostra e continueremo a dirla.

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24 Novembre 2008

Governo ammazza precari


Flessibilità sul lavoro, ma senza sicurezza: e i nodi purtroppo vengono al pettine. Infatti, i primi a pagare la recessione saranno 400mila precari che sotto l'albero di Natale troveranno il licenziamento.

Altro che regalo di Natale in aiuti "cash". L'Esecutivo ha sistematicamente azzerato tutto ciò che il precedente Governo Prodi aveva prodotto a vantaggio delle fasce più deboli. Nel collegato alla Finanziaria sul lavoro, per esempio, ha soppresso tutte le norme sulla stabilizzazione dei precari, salvo poi annunciare il 'bonus fiscale'. E' un Governo in perenne contraddizione e che si muove in un'unica direzione: aiuta solo banche e imprese.

Intanto, gli italiani continueranno a pagare i mutui fino all'ultimo centesimo, la cassa integrazione sarà un beneficio per pochi e la detassazione degli straordinari, legata solo alle richieste di Confindustria, non taglierà certo le tasse per dipendenti e precari, specie dopo il taglio della produzione.

L'Italia è 'piegata' dalla crisi economica, ma anche da un Governo che non ha mai perso occasione per sopprimere risorse e diritti. Nel nostro Paese occorre un nuovo modello di "Stato sociale" che tuteli il diritto costituzionale al lavoro e a un reddito adeguato contro nuove povertà. Insomma, vita meno precaria e più sicurezza sociale.

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23 Novembre 2008

Il partito trasversale Raiset


Pubblico una mia intervista rilasciata ad Affaritaliani.it lo scorso giovedi 20 novembre.

Massimo Donadi: Sicuramente c'è una parte del Partito Democratico che è contro di noi. I fatti accaduti in questi ultimi giorni, penso in particolare all'elezione di Villari ma se andiamo più indietro nel tempo non solo... fanno capire che c'è davvero una parte del Pd che lavora per il "Re di Prussia".

Affaritaliani.it: Ovvero per Berlusconi...
Massimo Donadi: Sì, lavora ovviamente non in senso proprio. Due fatti si sommano in questo momento. C'è da un lato il partito trasversale Raiset (cioè Rai-Mediaset) che nel Centrodestra si impersona nello stesso blocco di comando, è Berlusconi, sono i suoi interessi e il gran ciambellano Romani. E più la situazione è difficile a causa della crisi e più si stringe il giogo sull'informazione che deve servire per mantenere il consenso. Dall'altro lato però c'è quella parte di politica nel Centrosinistra che nel corso degli anni ha pensato di contrastare Berlusconi non opponendo un modello diverso ma cercando di copiare il suo stesso modello. Cercando quindi di creare una rete di potere economica-finanziaria-mediatica che si potesse contrapporre a quella del Cavaliere, a partire dal controllo totale di quella parte della Rai su cui riuscivano a mettere le mani. E' quella parte che ha denunciato tre anni fa Arturo Parisi durante l'estate dei furbetti del quartierino, quando denunciò che c'era una questione morale non risolta in una parte dell'allora Ds.

Affaritaliani.it: Si riferisce a D'Alema e alla sua corrente?
Massimo Donadi: A un'area del Partito Democratico, della quale non penso proprio faccia parte Massimo D'Alema, ma persone che in questi giorni si sono spese per sostenere prima le ragioni di Villari, poi, quando noi ci siamo tirati fuori dalla partita della Vigilanza Rai, si sono scoperte tutte le frottole che sono state raccontate. Questa parte del Pd cerca di mantenere in piedi solo macerie. D'Alema è una persona intelligente e penso che abbia capito che quella battaglia è persa per sempre, nel senso che oggi di quella lotta il Pd ha ereditato solo macerie: contrapporre a Berlusconi un'armata di potere economico e mediatico è impossibile. Tutti quelli che erano stati messi insieme nel campo economico sono passati armi e bagagli con il premier, e lo si vede nell'operazione Cai e nel fatto che Berlusconi si ritrova un Corriere della Sera offerto dal suo direttore su un vassoio d'argento. Poi sul piano dell'informazione D'Alema si è fatto la sua tv.

Affaritaliani.it: Quindi contro chi punta il dito Donadi?
Massimo Donadi: Parlo di Latorre, Follini, Velardi e altri del Pd che, in virtù di una politica che ritengono solo come gestione di un potere, pensano sia più utile dialogare con chi il potere ce l'ha, anche se di una coalizione contrapposta, e contrattare briciole di potere piuttosto che contrapporsi con una forza politica come la nostra che poggia le ragioni etiche sul modo di fare politica. Chi ricerca la mediazione di interessi particolari vede l'alleanza con l'Italia dei Valori come il male assoluto perché toglie ogni speranza per quel tipo di governo nel quale credono.

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22 Novembre 2008

Brunetta: il primo fannullone


Sui fannulloni, che ora non ci sarebbero più, Brunetta continua ad usare spot trionfalistici assolutamente fuori luogo. A fornire un pessimo esempio c'è proprio lui, uno che somma due stipendi, quello da parlamentare e quello da ministro, ma il deputato non lo fa perché in Aula non ci viene mai. Il primo fannullone d'Italia è lui: Renato Brunetta.

La sua risposta pubblica, alquanto stizzita e burocratica, non fa altro che confermare quanto dico da tempo. Brunetta ribadisce che "sul doppio stipendio i ministri parlamentari hanno una indennità per la carica di ministro". Dalla lettura di questi dati, si evince, inequivocabilmente, che Brunetta alla Camera non ci viene quasi mai. La replica del ministro, infatti, non deve ingannare: Brunetta artatamente nasconde che il sottoscritto non è mai risultato in "missione", mentre lui è stato effettivamente presente in Aula in occasione di circa 18 votazioni su 100. Io sono stato presente nell'83,23% delle votazioni, e non mi sono mai nascosto dietro l'escamotage della "missione", che ti fa risultare presente al voto in Aula anche se fisicamente non lo sei.

Chiamare lo stipendio "indennità" (ma perché bisogna usare un altro termine?), inoltre, non cambia assolutamente la sostanza: Brunetta prende due stipendi, ma uno dei due lavori per i quali è retribuito di fatto non lo fa.

L´unica cosa seria che potrebbe fare, invece di affidarsi a delle inutili contorsioni linguistiche, sarebbe quella di dimettersi da parlamentare. Ogni senatore o deputato che ha anche incarichi di governo costa allo Stato oltre 255.000 euro all´anno, e spesso il lavoro da parlamentare non lo fa più o lo fa pochissimo. Che ne dice il deputato-fannullone Brunetta? La lotta ai costi della politica e ai fannulloni la vogliamo fare con atti concreti o solo con gli slogan?

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21 Novembre 2008

Orgogliosi della nostra lotta


Riporto una mia intervista rilasciata oggi a "l'Unità".

l'Unità: Onorevole Di Pietro, la storia della vigilanza, in pillole e come se dovesse spiegarlo a un bambino. Soprattutto, perché è significativa non solo politicamente.
Antonio Di Pietro: L'Italia dei Valori, 43 parlamentari eletti e rappresentanza completa a Camera e Senato, cosa che ad esempio non ha l'Udc, ha avuto un consenso elettorale tale per cui ha maturato il diritto di partecipare a ruoli e incarichi istituzionali e parlamentari. Come vuole la consuetudine e le prassi. Dopo il voto, però, ci è stato notificato che non era esattamente cosi. Ad esempio all'Idv non poteva andare una delle vicepresidenze della Camera. E noi abbiamo detto "vabbè, lasciamo stare". In cambio ci hanno offerto la Vigilanza, una commissione di garanzia importante, ci fu detto, anche per dare un messaggio a Berlusconi. Erano tutti d'accordo, Pd e anche Udc.

l'Unità: Cosi nasce la candidatura di Orlando.
Antonio Di Pietro: Quando abbiamo fatto il suo nome hanno gioito tutti, la sua storia come ex sindaco di Parlermo parla per lui. Questo lo dico per dire che è stata una candidatura dell'opposizione, tutta.

l'Unità: E qui, siamo a giugno, cominciano subito le barricate, le votazioni a vuoto, la maggioranza che fa mancare il numero legale.
Antonio Di Pietro: A dimostrazione che il problema non era Orlando ma l'Italia dei Valori. Non è vero che Berlusconi non vuole Orlando, Berlusconi non vuole l'Italia dei Valori. Una volta chiarito questo si capisce perché abbiamo tenuto la posizione e la candidatura di Orlando fino in fondo: è una questione di principio e di dignità politica, non gliela si può dare vinta.. Berlusconi non può fare il controllore e il controllato, non può scegliere lui chi dirige un organo di garanzia che per prassi istituzionale tocca all'opposizione. Per tutti questi motivi, a cui aggiungo il rispetto della dignità politica del partito e personale di Orlando, abbiamo scelto di non cedere.

l'Unità: Avete tenuto il punto. Nelle opposizioni tutti d'accordo?
Antonio Di Pietro: Tutti, lo dico con soddisfazione e con orgoglio.

l'Unità: Beh, ogni tanto qualcuno si è alzato per dire la sua...
Antonio Di Pietro: Sono stati casi singoli di mal di pancia. Io dico sempre che ci sono due categorie di persone: i protagonisti e quelli che parlano dei protagonisti per diventare protagonisti.

Leggi l'intervista completa >>



P.s. Pubblico un video-appello di Ivan Rota, deputato dell'Italia dei Valori, sulla raccolta firme contro il Lodo Alfano.

lodoalfano_rota.jpg

Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (70) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Non c'e' spazio per gli onesti


Riporto una mia intervista rilasciata ad EPolis Milano di oggi, venerdi 21 novembre, in tema di Vigilanza Rai.

EPolis: Villari ha spiazzato il PD. Lei si aspettava questa mossa?
Orlando: La vicenda conferma che viviamo in un Paese politicamente corrotto e sono coinvolti la maggioranza, il premier e la seconda carica dello Stato. Questa corruzione travolge un organismo di garanzia e mortifica il Parlamento. Nessuno può pensare di ricoprire un ruolo di garanzia se non ha un incontro con il capo della maggioranza.

EPolis: Ora il partito ha espulso Villari. Ma non è una decisione tardiva?
Orlando: In questa vicenda una certa dialettica perversa si unisce a comportamenti arroganti ed eversivi della maggioranza. Non c’è dubbio che il vero bersaglio dei "furbetti del bigliettino" fosse Veltroni, che ha sostenuto con coerenza e lealtà il principio per il quale la scelta del presidente della Vigilanza spetti all'opposizione.

EPolis: Non trova che anche l'opposizione abbia sbagliato qualcosa nella gestione dell'intera vicenda?
Orlando: Valuteremo alla fine. Certo, quando si ha di fronte una maggioranza che pretende di scegliere un presidente di garanzia che sia nel suo libro paga politico, ogni gioco rischia di apparire inadeguato. È l'azione della maggioranza che è stata perversa ed eversiva.

EPolis: Cosa dimostra l'episodio del "pizzino" di Latorre a Bocchino?
Orlando: Dimostra che qualcuno in maniera miope ha pensato di utilizzare le istituzioni per regolamenti interni ai propri partiti.

EPolis: L'alleanza con il Pd ne esce definitivamente compromessa?
Orlando: Noi abbiamo espresso la nostra gratitudine a Veltroni, poi se il partito farà altre scelte staremo a vedere. Sia chiaro, il segretario del Pd non ha difeso me né l'Idv, ma il principio che la scelta del presidente della Vigilanza spetta all'opposizione.

EPolis: Quali sono i motivi del suo scontro con Schifani?
Orlando: Schifani mi ha chiesto di vederci e mi ha proposto di avere un incontro con Berlusconi, assicurandomi che sarebbe stato riservato. Mi sono rifiutato, era in ballo un incarico parlamentare, perché avrei dovuto incontrare il premier? Schifani si è comportato nello stesso modo con altri parlamentari dell'opposizione, forse anche con Villari. Per questo ci siamo chiamati fuori dalla commissione: non vogliamo partecipare ad una vicenda in cui il premier punta a ridurre la Vigilanza a una dependance della villa di Arcore.

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20 Novembre 2008

Riconosciamo i diritti civili


Pubblico il video ed il resoconto stenografico della mia interrogazione parlamentare, rivolta al Ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito, in merito ad iniziative in materia di diritti civili, con particolare riferimento al testamento biologico.

Silvana Mura: Signor Ministro, la drammatica vicenda della povera Eluana Englaro ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica il grave problema dell'assenza di una legge sul testamento biologico.
A causa di questo vuoto la famiglia Englaro ha dovuto intraprendere un lungo percorso giudiziario per veder riconosciuta la volontà della figlia di non voler sopravvivere nello stato vegetativo in cui si trova da ben diciassette anni, una battaglia che si è finalmente conclusa con la sentenza della Cassazione.
Il tema del testamento biologico e le forti polemiche che questa materia continua a sollevare è solo uno degli aspetti che dimostrano come il nostro Paese sia clamorosamente privo di leggi adeguate in grado di tutelare i diritti civili. Manca, infatti, una norma che riconosca i diritti alle coppie di fatto, e la legge che regola la procreazione assistita è assolutamente inadeguata.
Con la presente interrogazione si chiede, dunque, di sapere quali sono gli impegni, anche legislativi, che questo Governo intende assumersi per regolamentare in particolare il testamento biologico e, più in generale, le questioni relative al riconoscimento dei diritti civili (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).


Elio Vito: Signor Presidente, l'interrogazione dell'onorevole Mura solleva problemi estremamente delicati. La tematica del consenso ai trattamenti sanitari, in particolare nelle situazioni di fine vita, investe valori di rango etico, prima ancora che costituzionale: il rispetto della vita, il rispetto della dignità umana, la solidarietà nei confronti della famiglia del soggetto in stato di grave malattia. Si tratta di questioni fondamentali in tutti gli ordinamenti giuridici, ma che hanno assunto una particolare rilevanza nel nostro Paese a seguito del caso di Eluana Englaro. La recente sentenza della Corte di cassazione ha, infatti, sancito (in assenza di una specifica disciplina legislativa) che possa essere accolta l'istanza diretta a ottenere l'interruzione dell'idratazione e dell'alimentazione assistita.
Il Governo ritiene che la questione non sia in alcun modo così risolta e che sia, quindi, necessario che il Parlamento approvi una legge specifica sulla materia. Auspichiamo, pertanto, che tale legge definisca una soluzione equilibrata, in cui la tutela del principio di libera determinazione e il divieto di accanimento terapeutico non determinino alcuna lesione del valore della tutela della vita umana.
In questa prospettiva, quindi, il Governo si augura che si possa giungere in tempi rapidi ad un'attenta disciplina della dichiarazione di fine vita, in grado di coniugare i diversi valori in gioco, come testimoniato, d'altra parte, anche dal documento del Comitato nazionale per la bioetica del 18 dicembre 2003 che è stato approvato all'unanimità.
Sulla necessità di una sollecita definizione del quadro legislativo in materia si è del resto manifestato un ampio consenso in Parlamento. Al riguardo, ricordo solo che il 1o agosto 2008 il Senato ha approvato a larga maggioranza una parte di un ordine del giorno presentato dalla senatrice Finocchiaro e che il 1o ottobre è già iniziato presso la 12a Commissione (Igiene e sanità) del Senato l'esame delle proposte di legge relative proprio alle dichiarazioni di fine vita, mentre quelle relative alle cure palliative, evidentemente connesse, sono all'attenzione della Camera.
In conclusione, il tema delle dichiarazioni di fine vita pone, evidentemente, questioni di coscienza di carattere più ampio rispetto agli orientamenti politici. È pertanto necessario che si sviluppi in Parlamento un confronto non condizionato dall'appartenenza ai rispettivi schieramenti. L'Esecutivo, per parte sua, assicura alle Camere la massima attenzione e la propria completa disponibilità affinché si raggiungano soluzioni tempestive, idonee e condivise (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).


Silvana Mura: Signor Ministro, mi dichiaro insoddisfatta della risposta del Governo, una risposta che - a dire il vero - mi aspettavo, perché l'orientamento di questo Governo è molto chiaro in materia di temi etici e di diritti civili.
In Italia abbiamo una legge sulla procreazione assistita restrittiva e scientificamente arretrata, che costringe le coppie (peraltro solo quelle che possono permetterselo) ad andare all'estero per avere quel figlio che le leggi italiane non consentono loro di concepire. Non vi è, invece, alcuna legge che riconosca i diritti di chi decide di formare un'unione familiare senza ricorrere al matrimonio, come pure manca da troppo tempo una legge che regoli il tema del testamento biologico.
La vicenda di Eluana ha riportato in primo piano la questione dei temi etici, una questione che, purtroppo, continua ad essere affrontata in maniera ideologica anche dal Governo, che in questa materia si mostra molto distante non solo dai canoni della democrazia liberale, ma anche da un'elementare visione laica che deve essere propria di uno Stato.
Due giorni fa il Ministero della salute ha presentato un glossario sullo stato vegetativo e sullo stato di minima coscienza, un documento ufficiale che afferma in maniera netta la contrapposizione tra la politica e la scienza, perché prelude ad una chiusura netta nei confronti di qualsiasi forma di testamento biologico.
La questione fondamentale che si pone, e alla quale si deve dare una risposta al più presto, non è eutanasia «sì» o eutanasia «no» (come anche il Governo sembra voler far credere), ma è completamente diversa. Essa consiste nel fatto se vada riconosciuto il diritto di una persona di far valere la propria volontà, ovviamente a condizione che questa sia stata espressa in maniera chiara ed inconfutabile con l'affermazione di non voler continuare a vivere in stato vegetativo. Si deve stabilire se il diritto che viene riconosciuto ad una persona cosciente di rifiutare le cure mediche o l'alimentazione scompaia quando la stessa sia in stato di incoscienza. Noi riteniamo che la volontà dell'individuo, pur con le opportune garanzie, debba prevalere su tutto il resto, perché questa è la visione laica che deve essere propria di uno Stato moderno e questo è uno dei principi fondamentali della democrazia liberale (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).


19 Novembre 2008

Soccorso rosso


Il 14 novembre scorso partecipo, insieme ai parlamentari Bocchino (Pdl) e Latorre (Pd) alla trasmissione Omnibus su La7. Tavolo a tre, si discute della Vigilanza Rai. In collegamento il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani.

Mentre attacco il collega Bocchino e il centrodestra per aver negato a Leoluca Orlando la presidenza della Commissione di Vigilanza, accade qualcosa di cui al momento non mi accorgo ma che, nei giorni a seguire, Striscia la notizia mostra ai tutti i telespettatori.

Il vicecapogruppo Pdl Bocchino ruota nervosamente tra le mani una penna. Evidentemente è in difficoltà. Alla sua sinistra c'e' il collega Latorre. Il vicepresidente del gruppo al Senato del Pd si muove in soccorso di Bocchino. Ripreso dalle telecamere, gli sfila di mano la penna e il giornale. Quindi scrive poche parole sul bordo inferiore del quotidiano. A quel
punto lo ripassa a Bocchino e con la penna gli indica il messaggio “vergato” a mano. E' il consiglio di Latorre a Bocchino di tirare in ballo la nostra contrarietà alle elezioni di Gaetano Pecorella alla Corte Costituzionale. Bocchino si illumina di colpo e chiede la parola per replicare. "Se voi ci avete detto no a Pecorella- dice Bocchino- perche' noi non possiamo fare altrettanto con Orlando?".

Passa qualche minuto e Latorre toglie ancora di mano a Bocchino il giornale. Questa volta e' per strappare il bordo scritto a mano. Ma commette un errore. Non cancella la prova e i giornalisti di La7 recuperano il foglietto. Questa mattina, Antonello Piroso, il direttore di La7, svela cosa c’era scritto sul quel pezzo di giornale “Io non lo posso dirlo. Ma il precedente della Corte? Pecorella?”.

Questi i fatti, a voi il giudizio.

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18 Novembre 2008

Tra veti, censure e proposte indecenti


Ho pubblicato nel 1990 un volume dal titolo Palermo, edizioni Mondadori. Il libro, curato dai giornalisti Antonio Roccuzzo e Carmine Fotia, è un’analisi della mia esperienza e della situazione politica palermitana e nazionale lungo tutti gli anni 80.
Il testo fa riferimento a un’importante stagione di impegno politico e culturale contro il sistema politico-affaristico-mafioso rappresentato anche da personaggi poi anche coinvolti in Tangentopoli.
Il libro è stato venduto in oltre centomila copie, in pochi mesi.I responsabili della casa editrice, in considerazione del successo di vendite, hanno curato e immesso nel circuito anche un’edizione tascabile (collana Oscar Mondadori). La Mondadori viene, nel frattempo, acquistata dal dottor Silvio Berlusconi e il libro viene ritirato dal commercio, scompare dai cataloghi e dalla rete distributiva.

Nel 1992, il movimento per la democrazia La Rete organizza oltre cinquanta incontri pubblici in tutte le regioni italiane per denunciare il rapporto, nelle singole realtà locali e a livello nazionale, tra Politica, Affari, Mafia e Massoneria (PAMM) e organizza una forte mobilitazione, nel pieno della stagione di Tangentopoli, in Parlamento e nel Paese per l’abolizione della immunità parlamentare.
E’ superfluo ricordare, essendo noti, i rapporti del dottor Silvio Berlusconi con esponenti di quei mondi e con personaggi emblematici di Tangentopoli.
L’iniziativa conclusiva della Rete si è tenuta in Arezzo, per sottolineare e denunciare il ruolo della P2 di Licio Gelli.

Il Questore di Arezzo del tempo mi informa di atteggiamenti minacciosi del figlio di Licio Gelli, volti ad impedire la mia presenza davanti la loro abitazione.
A seguito di tali escandescenze ed accogliendo la richiesta del Questore, l’iniziativa viene spostata in centro città e la mia annunziata sosta davanti la villa dei Gelli si protrae, al termine dell’incontro pubblico in città, soltanto per alcuni minuti in considerazione delle ragioni di sicurezza invocate dal Questore.
Il signor Licio Gelli per reazione si esibisce in esternazioni alla stampa, offensive nei riguardi miei e di mio padre. Mio padre adisce le autorità giudiziarie competenti e ottiene la condanna, passata in giudicato, del Gelli per diffamazione.
Le stesse diffamanti affermazioni del Gelli vengono pubblicate su “Il Giornale” (quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi) il giorno 1 agosto 2008, a distanza di oltre quindici anni, e proprio nel pieno della procedura di formazione della Commissione di vigilanza Rai; le posizioni del Gelli vengono utilizzate per denigrare me e dichiaratamente per contrastare la mia elezione a Presidente di quella Commissione.
Gelli viene assunto a criterio di riferimento per le scelte parlamentari.
Ho subito annunziato, e ho dato mandato ai miei legali, di agire giudiziariamente contro quel quotidiano.

Mi limito, ancora, a ricordare che nei giorni scorsi il signor Licio Gelli ha espresso fiducia nei riguardi dell’On. Silvio Berlusconi e fiducia/auspicio che lo stesso possa realizzare oggi il noto “piano di rinascita democratica” della loggia P2 con devastanti progetti nel campo dell’informazione..
Non risulta, a tutt’oggi, alcuna personale presa di distanza dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri da tali gravissime affermazioni e preoccupanti auspici.

Nel 2001, dopo la cessazione dall’incarico del Professor Pino Arlacchi, si avvia il procedimento per la nomina del Vicesegretario Generale della Organizzazione delle Nazioni Unite con delega al UNDCP, con sede a Vienna e competente nel mondo per la prevenzione e il contrasto al traffico di droga.
Diplomatici americani, italiani ed esponenti delle Nazioni Unite vengono informati e, per le rispettive competenze, incaricati di informare il Governo italiano della intenzione del Segretario Generale Kofi Annan di procedere alla mia nomina a Vice segretario Generale dell’ONU, nomina vista con favore dal Dipartimento di Stato USA (entrambe realtà, ONU e USA State Department, con le quali avevo da anni collaborato sin dall’incarico rivestito dalla signora Madeleine Albright e continuavo a collaborare, per l’affermazione di cultura della legalità e per l’azione internazionale di contrasto alla criminalità organizzata).
L’On. Silvio Berlusconi, all’epoca Presidente del Consiglio dei Ministri, esprimeva il proprio irriducibile veto a tale nomina, così come mi veniva confermato dal dottor Gianni Letta nel Gennaio 2002, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel corso di una conversazione telefonica.
E’ superfluo ricordare lo stupore a me personalmente manifestato da quanti, esponenti anche non italiani, erano stati informati di quel veto.
Nel 2008 vengo indicato da tutti i gruppi parlamentari dell’opposizione quale Presidente della Commissione di Vigilanza Rai. Si scatena su di me e sul mio partito Italia dei Valori una incredibile quantità di opposizioni e veti, in vario modo e sempre genericamente motivati.
Mi vengono, altresì, rivolti ripetuti inviti a mezzo stampa (da me ovviamente mai raccolti) a dissociarmi dalle posizioni e dalle dichiarazioni del Presidente Antonio Di Pietro quale condizione perché la mia candidatura possa essere accettata.
Protagonisti di tali esternazioni sono stati e sono ancora oggi esponenti del Governo nazionale e del PDL, taluni notoriamente indicati come legati all’organizzazione o come coinvolti nelle attività della P2 di Licio Gelli.
Con mia nota riservata del giorno 8 luglio 2008 ho informato doverosamente il Presidente della Repubblica sulle anomalie di tali critiche e “sull’irrituale ostruzionismo di maggioranza”.
Analoghe considerazioni ho espresso successivamente al Segretario Generale presso la Presidenza della Repubblica, nel corso di due conversazioni telefoniche.

Dopo le ferie di agosto, vengo contattato dal presidente del Senato che chiede di incontrarmi e al quale ribadisco – come ho ribadito anche al Presidente della Camera dei Deputati – di essere un esponente dell’opposizione, di un’opposizione intransigente, e di essere anche consapevole della natura parlamentare di garanzia dell’incarico che avrei dovuto ricoprire e consapevole degli obblighi che su di me sarebbero gravati in considerazione di tale natura (tale posizione è stata da me espressa con chiarezza in due interviste rilasciate al quotidiano “La Stampa” il 7 ottobre 2008 e al quotidiano “la Repubblica” il 13 novembre 2008, nelle quali confermavo la consapevolezza di quel ruolo parlamentare di garanzia, preannunciando le mie dimissioni dall’incarico di Portavoce nazionale dell’Italia dei Valori nel caso di assunzione dell’incarico di Presidente della Vigilanza).

Sono noti alla cronaca i tentativi di subordinare e collegare la mia elezione alla elezione di un Giudice della Corte Costituzionale.
Un tale collegamento è del tutto arbitrario in considerazione della diversa natura ( e delle diverse modalità di copertura) dei due incarichi e in considerazione della improponibilità (espressa oltre che dall’On. Antonio Di Pietro e dall’IdV anche dall’On. Walter Veltroni e dal PD) di un candidato a Giudice Costituzionale in ragione di una nota pendenza giudiziaria e in ragione del ruolo di difensore di fiducia dell’On. Silvio Berlusconi rivestito dallo stesso candidato.

Si è altresì utilizzato a pretesto, per impedire la mia elezione, il testo di una mia intervista sul “Corriere della Sera” del 29 settembre 2008. In tale intervista, quale esponente dell’opposizione, ho denunciato (come hanno, peraltro, fatto e ripetutamente autorevoli esponenti di tutte le opposizioni e anche taluni autorevoli esponenti dell’attuale maggioranza) il rischio di autoritarismo nel nostro Paese per l’indebolimento del ruolo del Parlamento e per l’affermarsi di una forte leadership personalista senza adeguati bilanciamenti istituzionali. Specificavo, in quell’intervista che, così come il giorno prima aveva fatto l’On. Veltroni parlando del “rischio Putin” per l’Italia, il mio riferimento al modello argentino era un “espediente comunicativo”, modello quale descritto in tutti i manuali di diritto e di scienza costituzionale.

Non mi soffermo, in questa sede, sul “consiglio” a me rivolto da autorevolissimi esponenti istituzionali della maggioranza di essere disponibile a un contatto …. “riservato” con il Presidente del Consiglio dei Ministri, anche soltanto limitato a una conversazione telefonica.
La natura parlamentare dell’incarico di Presidente di Commissione di Vigilanza - ho più volte obiettato, rifiutando quei “consigli” – rendeva istituzionalmente non corretto ogni mio contatto con esponenti del Governo e ciò sin tanto che tale contatto non fosse divenuto necessario a cagione del ruolo da me eventualmente (e non ancora) ricoperto di Presidente.

Nonostante l’atteggiamento di distacco che in questa vicenda il Presidente del Consiglio dei Ministri cerca di far apparire, ricordo che l’On. Silvio Berlusconi ha esternato pubblicamente un veto nei riguardi miei e di altri candidati del mio partito (tra le innumerevoli esternazioni si rinvia alle agenzie di stampa del 7 e del 8 ottobre 2008).
Il resto è cronaca a tutti nota, sulla quale avrò e avremo tutti modo di tornare successivamente.
Ho ritenuto doveroso rendere pubblica la presente nota per rispetto della verità e per consentire di cogliere, al di là di ogni pretestuosità, la gravità della situazione che si è venuta a determinare, a tutto danno della credibilità delle istituzioni e del regolare svolgimento dell’attività e dei ruoli parlamentari.
Ritengo doveroso, inoltre, esprimere ad Antonio Di Pietro e al mio partito gratitudine per l’attenzione e il sostegno, così come ritengo dover esprimere gratitudine per l’attenzione e il sostegno al PD e all’UDC.

Comunico, infine, che ho deciso di rassegnare le mie dimissioni da componente della Commissione Parlamentare di Vigilanza quale mio contributo personale e politico alla denuncia, la più forte possibile, di una inaccettabile mortificazione del Parlamento e di una inaccettabile mortificazione della Commissione di Vigilanza chiamata a garantire nel settore radiotelevisivo e con riferimento al servizio pubblico principi di libertà e di pluralismo sanciti dall’art. 21 della Costituzione

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17 Novembre 2008

Bufale di tremontiana invenzione


Tra le misure anticrisi, che il Governo starebbe valutando per aiutare le famiglie, c’è ne è una che, più delle altre, sfiora il ridicolo: ridurre gli acconti delle imposte da versare alla fine di novembre.

Si tratta, come al solito, di una bufala gigantesca di tremontiana invenzione. A parte il fatto che i lavoratori dipendenti, che compongono la stragrande maggioranza delle famiglie italiane, non hanno generalmente acconti da versare e quindi tale misura sarebbe del tutto inutile e priva di significato concreto, mentre tutti gli altri lavoratori e le imprese si ritroveranno a pagare a maggio ciò che non hanno pagato a novembre.

Si tratta, in buona sostanza, di una prestito fittizio che prima o poi si ritroveranno comunque a dover pagare e che potrebbe ingenerare una deriva pericolosa, ovvero, quella di far spendere soldi in virtù di una disponibilità economica che in realtà è solo temporanea.

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16 Novembre 2008

Cittadini senza voce


Credo che si è assistito ad un fatto gravissimo, mercoledi 12 novembre al Senato, alla mia richiesta legittima di leggere una lettera di una dipendente Alitalia: sono stato bloccato dai senatori di centrodestra per togliermi la parola. Ma quello piu' grave e' che il presidente di turno ha acconsentito al veto richiesto dal centrodestra, nello sconcerto e stupore di molti parlamentari.

Se e' finita la possibilita' di rappresentare le istanze dei cittadini nel luogo dove siamo stati preposti a farlo, allora e' tutto finito.

Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento.

Stefano Pedica: Signor Presidente, ho preso la parola perché voglio leggere ai colleghi una lettera che ho ricevuto da una dipendente dell'Alitalia, per far aprire gli occhi a qualcuno che oggi ce li ha ancora chiusi. (Vivaci proteste dai banchi della maggioranza).

Paravia (PdL): Vergogna! Vada a lavorare!

Presidente: Senatore Pedica, se vuole intervenire sull'ordine dei lavori può brevemente illustrare il senso della lettera, altrimenti l'argomento verrà affrontato quando vi sarà il relativo dibattito.

Stefano Pedica: Ma si tratta di una lettera inviata ai senatori.

Presidente: Può farla distribuire ai colleghi. È legittimo.

Stefano Pedica: Signor Presidente, io la posso leggere prima o dopo, decida lei, ma ho il compito e il dovere di leggerla perché mi è stata inviata per esprimere quello che una mamma e una dipendente di Alitalia vuol far capire a chi non vuole capire. (Vivaci proteste dai banchi della maggioranza). Se ho il diritto di spendere un minuto sull'ordine dei lavori lo faccio subito, altrimenti decida lei.

Gramazio (PdL): Si fa dare qualche biglietto dell'Alitalia! Vergogna!

Presidente: Spenda un minuto sull'ordine dei lavori, ma riassumendo il senso della lettera.

Stefano Pedica: È una lettera che riguarda l'attuale problema dell'Alitalia, signor Presidente. Decida se vuole farmela leggere o meno.

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15 Novembre 2008

Vigilanza Rai: il vizio originario


La storia recente della Commissione parlamentare di vigilanza sulle telecomunicazioni è esemplare. Intanto quasi tutti la chiamano Vigilanza Rai. Non solo per brevità, ma perché pensano che solo quello debba fare. Invece la Commissione deve vigilare sulle telecomunicazioni: quindi anche su Mediaset e le altre emittenti minori. So che affermo l’esistenza di un compito impossibile, almeno nei confronti di Mediaset, ma l’impossibilità ne esalta la necessità.
Dall’inizio della legislatura la Commissione si è riunita per eleggere il presidente e i segretari. Una consuetudine istituzionale mai negata dà all’opposizione la presidenza delle commissioni cosiddette di controllo. L’opposizione attuale ha indicato in Leoluca Orlando, deputato di IdV, il proprio candidato per la Vigilanza. Ma Orlando non è stato eletto.
Infatti per circa quarantacinque volte in Commissione è mancato il numero legale. Lo faceva mancare con monotona regolarità l’assenza della maggioranza. Lo scopo era dichiarato: impedire la nomina del candidato alla presidenza indicato dall’opposizione e imporre invece un candidato, sempre scelto nell’opposizione, ma gradito alla maggioranza.
E’ un vizio originario di Berlusconi: la pretesa di volere un’opposizione diversa da quella reale. Il ritornello “con questa sinistra non si può dialogare” lascia intendere che se lasciassero fare a lui saprebbe ben fare una vera sinistra, naturalmente “moderna” e all’altezza della situazione. La pretesa reale è di essere allo stesso tempo maggioranza e opposizione.
Ma, per quanto desiderata, l’ubiquità politica è impossibile anche per lui. Dunque per porre rimedio la maggioranza ha fissato una regola di scambio tra la nomina del membro mancante, da più di due anni, in Corte Costituzionale e quella del presidente nella Vigilanza. Regola del tutto priva di fondamento: la prima carica è di assoluto rilievo costituzionale, mentre la seconda ha semmai rilievo istituzionale e, ancora di più, politico. Sono entità incommensurabili.
Il candidato della maggioranza per la Corte era Pecorella, avvocato di Berlusconi e deputato, specializzato nel difendere il suo cliente dai processi e soprattutto nel costruire leggi a sua favore in Parlamento. E’ stato a lungo addirittura presidente della Commissione Giustizia: monumento scultoreo al Conflitto d’Interessi, secondo solo a quello del suo datore di lavoro. Per di più Pecorella aveva, ed ha ancora, un procedimento a suo carico. Era immaginabile che un soggetto gravato da un procedimento giudiziario diventasse membro della Corte Costituzionale? Se ne sono viste di cotte e di crude, ma questa era veramente troppo. Non solo per l’opposizione ma soprattutto per la Consulta stessa.
Pecorella è stato poi affondato dalla stessa maggioranza, che gli ha fatto mancare un centinaio di voti, ed è stato così eletto l’avvocato Frigo, anche con i voti dell’opposizione. Dunque l’opposizione ha dato dimostrazione di serietà istituzionale. Ma la maggioranza ha continuato imperterrita a far mancare il numero legale per la Vigilanza.
Solo l’altro ieri si è decisa a comparire e a garantire il numero legale. Con perfetta faccia di bronzo ha perfino vantato il proprio comportamento come atto di responsabilità. Ma la sua comparsa non ha significato rinuncia al disegno di scegliere nell’opposizione il candidato da imporre. Dopo breve schermaglia di schede bianche, ha gettato la maschera concentrando i suoi voti su Villari, senatore campano del PD. Ci si può chiedere il perché della scelta. Forse aiuta la sua stessa biografia politica: ha fatto parte della corrente di Buttiglione, è passato a Mastella (che lo giudica “intelligente ma sfaticato”), è stato per un momento il candidato di De Mita per la carica di sindaco a Napoli, è entrato nella Margherita e da quella è approdato al PD.
Dunque la maggioranza ha interrotto una mai violata consuetudine istituzionale e ha imposto il proprio candidato alla Vigilanza. Qui si apre il sipario sulle debolezze dell’opposizione. Dal momento in cui c’è stato il numero legale questa non ha mai assicurato il pieno dei suoi voti: ci sono state alcune assenze e, peggio ancora, voti dispersi e schede bianche o nulle. Nel momento chiave sono mancati a Orlando cinque voti. L’opposizione non ha dunque mostrato la fermezza minima necessaria per sostenere il suo unico candidato.
Dentro le sue debolezze si annidano forse manovre che ancora è difficile decifrare. Qualsiasi candidato dell’opposizione votato in massa dalla maggioranza avrebbe avuto il dovere di dimettersi immediatamente. Invece Villari ha dichiarato che riferirà ai presidenti delle Camere e poi si rimetterà alla decisione dei gruppi parlamentari del suo partito.
Se ne deduce che non esclude una propria accettazione di quel voto del tutto anomalo. Nella repubblica dell’anomalia istituzionale sistematica, fondata non sul lavoro ma sul conflitto d’interessi, una scelta simile può essere perfino vantata come comportamento da uomo delle istituzioni.


14 Novembre 2008

Fannulloni: tornelli al Senato


E' assurdo! Si invoca il rispetto della prassi parlamentare per giustificare i senatori fannulloni della maggioranza che non erano presenti in aula e che hanno bloccato l'esame del ddl sicurezza.

I parlamentari prendono lauti stipendi, per cui devono stare in aula quando si discutono provvedimenti di così ampio interesse. Il ministro Brunetta dovrebbe fare un decreto anche per loro, invece di prendersela con chi magari guadagna poco più di mille euro al mese. Faccia mettere i tornelli anche al Senato.

Ieri è stata chiesta più volte la verifica del numero legale, non per un problema di poltrone, come vuol far credere la maggioranza che cerca di far ricadere sull'opposizione un disinteresse per il ddl sicurezza che è solo suo. Il nostro auspicio è che i tempi e i ritmi di lavoro, anche a Palazzo Madama, siano più conformi a quelli della società reale.

Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento rivolto al Presidente Schifani.

Felice Belisario: Signor Presidente, il suo intervento non ci convince perché il rammarico lo dovrebbe usare anche per altre vicende che hanno interessato l'Aula nella giornata di ieri. Ma, soprattutto, non ci convince perché la sua maggioranza ha un Ministro che dichiara...

Schifani: Senatore Belisario, io non ho nessuna maggioranza. Io sono il Presidente del Senato e dipendo dall'Aula del Senato. Non ho nessuna maggioranza, la prego. (Vivi applausi dai Gruppi PdL e LNP).

Felice Belisario: Lei ha una maggioranza che ha un Ministro che fa la guerra ai fannulloni, per cui il Parlamento deve lavorare, e lavorare sodo, non stare a casa! (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

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13 Novembre 2008

Costi della politica: la Casta si difende


Ieri, in Aula , sono stati respinti tutti gli emendamenti presentati da Italia dei Valori in materia di tagli ai costi della politica, da quello sull’abolizione della legge Mancia, che disperderà 70 milioni di euro per piccoli interventi di natura "clientelare", a quello sull’abolizione delle comunità montane, per finire con quello relativo alla riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti.
Al voto contrario della maggioranza sui nostri emendamenti si è aggiunto anche quello del Partito Democratico. Ciò rende evidente che, al di là delle buone intenzioni di facciata, quando si tratta di dare una seria sforbiciata ai costi della politica la Casta si difende e dice no, in maniera trasversale e bypartisan.

Riporto il video ed il resoconto stenografico del mio intervento.

Signor Presidente, piaccia o no ai colleghi presenti in Aula, noi da sempre abbiamo considerato una delle nostre battaglie quella contro i costi della politica, che sono cosa diversa dai costi della democrazia. Qualcuno tende ad identificare i due aspetti, ma non è così.
Noi vogliamo essere il sensore di quei cittadini che da tanto tempo ci stanno dicendo che siamo andati oltre il lecito. Questo articolo aggiuntivo cerca di porre un riparo ad una arroganza del potere che si è espressa con riguardo ai rimborsi elettorali ai partiti. Mi riferisco al fatto, già verificatosi nella scorsa legislatura, che in caso di scioglimento anticipato del Senato e della Camera il versamento delle quote annuali continua, come se non vi fosse stata alcuna interruzione della legislatura.
Credo che siamo in presenza di una vera e propria arroganza del potere, in quanto è come se noi stabilissimo per legge che un dipendente o un lavoratore licenziato il 15 febbraio abbia il diritto di conservare lo stipendio di tutto l'anno anche quando è stato licenziato. Credo che ciò vada non solo contro la logica, ma rappresenti anche uno schiaffo alla gente, alle famiglie e a tutti coloro che hanno difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Credo che non sia tollerabile il fatto che noi possiamo accettare una situazione di questo tipo.
Potrebbe succedere perfino che anche questo Governo cada - può succedere, non poniamo limiti - il che vorrebbe dire addirittura una triplicazione dei rimborsi elettorali ai partiti. Ciò è assolutamente inaccettabile!
Per questo motivo chiediamo a questo Parlamento di valutare, di riflettere e di sentire ciò che pensa la gente per le strade.
Abbiamo raccolto un milione di firme e abbiamo incontrato un milione di persone in queste settimane.
Questo rappresenta uno dei principali temi che sta a cuore alla gente.
Inoltre, con il comma 1 chiediamo anche che il rimborso sia collegato non tanto al numero degli elettori, ma al numero di coloro che esercitano il diritto di voto. È una piccola variazione ma significativa, perché quanto meno lega il rimborso a coloro che effettivamente vanno a votare.
"

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12 Novembre 2008

Vigilanza Rai: pretesti di governo


La candidatura di Leoluca Orlando è la candidatura espressa da tutte le forze di opposizione, ed è espressione del principio per il quale spetta alle opposizioni indicare il nome del presidente della commissione di Vigilanza.

Dopo quattro mesi di ostruzionismo della maggioranza, che ha impedito l'elezione di Leoluca Orlando con le più diverse motivazioni ed anche con un veto a qualunque esponente dell'Italia dei Valori a ricoprire un tale incarico parlamentare, da qualche settimana si utilizza come pretesto per un veto inaccettabile un’intervista rilasciata da Leoluca Orlando al Corriere della Sera nella quale il portavoce nazionale dell'Italia dei Valori parla di pericolo di "modello argentino". Con una manipolazione pretestuosa, si pretende di far dire a Leoluca Orlando ciò che Leoluca Orlando non ha detto e non è stato in alcun modo pubblicato nella predetta intervista.

Leoluca Orlando non ha mai parlato dell’esperienza Videla, ha invece fatto riferimento, come espediente comunicativo, al cosiddetto modello argentino che secondo tutti i testi di scienza politica è caratterizzato, anche negli anni dei governi democratici di Alfonsin e Alvarez , ad una limitazione del ruolo del Parlamento e a una tendenza a leadership carismatiche.

Il riferimento a tale modello è presente in numerose analisi di studiosi politici e di numerosi esperti delle attuali opposizioni. Utilizzare tale pretesto e porre un siffatto veto è una violazione del principio democratico di rappresentanza e costituisce una palese ignoranza della cultura istituzionale di Leoluca Orlando che ha assicurato che svolgerà il ruolo al quale è indicato con imparzialità, dichiarando che rinuncerà all’incarico di portavoce di Italia dei valori.

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11 Novembre 2008

La Casta resiste


Il 24 giugno ho presentato una proposta di legge per limitare ad un massimo di 2.065,83 euro la somma che può essere erogata come liberalità ai partiti, usufruendo della detrazione del 19% in dichiarazione dei redditi. Attualmente in base alla legge si può arrivare sino a 103.291,38 euro, a cui corrisponde una detrazione d’imposta di 19.625,33 euro. Per intenderci, il limite da me proposto è il medesimo che è previsto per le associazioni umanitarie, per quelle che fanno ricerca sulle malattie, e così via. Condizione prevista dalla legge è che si tratti di partito politico che abbia almeno un rappresentante eletto in Parlamento.

Ebbene, l’Agenzia delle Entrate con una risoluzione del 30 ottobre scorso ha dato una interpretazione estensiva della norma permettendo che fino alla fine dell’anno ne usufruiscano anche i partiti che, pur non essendo presenti oggi in Parlamento, lo erano fino alle ultime elezioni dello scorso aprile. Noi di Idv avevamo già fermato in passato un tentativo in tal senso del deputato Sposetti (Pd), che voleva rendere possibili le erogazioni anche ai DS, alla Margherita ed all’Ulivo, non più presenti in Parlamento.

Di questa vicenda ha parlato Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 7 novembre scorso, che cita appunto il fatto che il mio disegno di legge giace da oltre quattro mesi nel cassetto. Secondo Rizzo “tutto lascia prevedere che lì dentro sia destinato a rimanerci ancora per un bel pezzo”.

Trovo la cosa inaccettabile, tanto più che ho appena depositato una interrogazione parlamentare, poiché un contribuente mi ha scritto che in data 02/05/2008 ha chiesto al suo Comune di residenza e all’Agenzia delle Entrate il rimborso dell’addizionale comunale IRPEF per gli anni 2002 e 2005. Si è sentito rispondere da entrambi che sono costretti a sospendere il procedimento fino alla data di pubblicazione del Decreto Ministeriale previsto dall’art. 1 del D Lgs. N. 360 del 28/9/98 con il quale dovranno essere definite le modalità operative con le quali adempiere a questa previsione normativa.

Da 10 anni, ripeto 10 anni, nessuno dei governi che si è succeduto ha ritenuto di adempiere a quest’obbligo di legge, stabilendo le modalità con le quali restituire al cittadino che ne abbia diritto, le addizionali comunale e regionale. Trovo tutto ciò sia scandaloso e dimostri come il cittadino sia trattato da suddito. Poiché voglio stare “dalla parte dei cittadini” pretenderò che alla mia interrogazione sia data risposta urgente.

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10 Novembre 2008

Udine: no alle intimidazioni


Solidarietà al sig. Marco Chiavon e una critica alla dirigenza dell’ABS (Acciaierie Bertoli Safau, in provincia di Udine) per il tentativo di imbavagliare il dissenso politico espresso nel legittimo esercizio di ruoli istituzionali.

Marco Chiavon, consigliere comunale di Pozzuolo, durante la discussione su un contributo pubblico per un’indagine ambientale nella ZIU (Zona Industriale Udinese), nell’assestamento di bilancio del 22 novembre 2007, aveva solo detto che egli non avrebbe mandato suo figlio a passeggiare nel bosco dell’ABS, creato per mitigare l’impatto ambientale dell’acciaieria, per le preoccupazioni che l’area rimanesse insalubre nonostante l’intervento di piantumazione arborea: critica suggestiva, ma lungi dall’essere un’offesa penalmente rilevante. E’ notorio, piuttosto, il difficile equilibrio che quell’industria ha avuto negli anni non solo con l’ambiente circostante per le immissioni atmosferiche, ma anche al suo interno, ove un luogo di lavoro oggettivamente insidioso è stato teatro di gravi incidenti, di frequente mortali.

L’ABS sbaglia a prendersela ora con il consigliere comunale di Pozzuolo Chiavon, come in passato sbagliò a trascinare in giudizio il sindaco di Pavia di Udine, Mauro Di Bert: l’abuso della querela può rivelarsi un mezzo intimidatorio odioso, e qui l’azienda metalmeccanica ha voluto insistere nella richiesta di un processo penale nonostante il PM avesse proposto l’archiviazione.

Come Italia dei Valori abbiamo offerto al sig. Chiavon, a prescindere dalla sua appartenenza ad altro partito, la nostra solidarietà e l’assistenza difensiva gratuita, convinti che l’art. 21 della Costituzione, che tutela il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, sia ancor più forte e vitale quando si sviluppa in un contesto politico come quello del Consiglio comunale.

Ho interessato del caso anche il Presidente on.Giuseppe Giulietti della “Associazione art.21 per la difesa della libera informazione”, che sostiene a sua volta questi valori. All’ABS evoco l’insegnamento del grande filosofo illuminista: “Non approvo ciò che dici ma lotterò fino alla morte per difendere il tuo diritto di dirlo” (Voltaire).

Nella foto, da sinistra a destra: Schiratti (consigliere provinciale Idv), Corazza (consigliere regionale Idv), Chiavon, Monai (deputato Idv) e Agnola (consigliere regionale Idv)


9 Novembre 2008

Il Terzo Ramo del Parlamento





Martedi 4 novembre, alle ore 15 in Corsia Agonale, il passaggio che davanti al Senato porta a Piazza Navona, si è riunito per la prima volta il "Terzo Ramo" del Parlamento: quello dei cittadini che non vogliono farsi zittire e che vogliono partecipare attivamente e costruttivamente alla vita politica del Paese.

Nessun bavaglio, nessuna imposizione. Sono stati finalmente i cittadini e i loro liberi pensieri ad avere la meglio sulla deriva politica ed istituzionale avviata dall'attuale Governo. Dopo una discussione generale sui temi di maggiore attualità, ogni decisione che verrà presa si trasformerà in una proposta di legge che il Parlamento della Piazza invierà al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, ai Presidenti delle Camere e al Ministro di riferimento. Italia dei Valori vuole voltar pagina mettendo fine all'era della politica 'di Palazzo' e inaugurandone una nuova: quella della gente e per la gente.


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8 Novembre 2008

Fieri della nostra politica


Riportiamo due lettere pubblicate su “Il Riformista” di oggi. Sono valutazioni che danno ragione alla linea politica portata avanti in questi mesi dall’Italia dei Valori. L’intransigenza e la determinazione della nostra azione vengono premiate dai sondaggi, ma soprattutto dalle parole di quei cittadini che vedono uno spiraglio di luce di fronte all’arroganza di un governo che sta procedendo allo smantellamento delle regole e dei principi democratici. L'Italia dei Valori non è un partito nè manettaro nè eversivo, come molti vogliono farlo apparire e crediamo che le battaglie, portate avanti in questi mesi con trasparenza e senza tentennamenti, vengano riconosciute, apprezzate e condivise dai cittadini.

Adesso abbiamo davanti due obiettivi da perseguire: il primo riguarda la conclusione della raccolta firme per il referendum che abrogherà il Lodo Alfano, una battaglia che conclamerà l’incostituzionalità di questa legge, ma soprattutto l’immoralità della norma; il secondo riguarda la vittoria delle elezioni in Abruzzo. E’ chiaro che la scelta di imporre in quella regione ai nostri alleati una linea all’insegna della trasparenza e dell’etica della politica è un’operazione che diventa il banco di prova su tutto il territorio nazionale.
Carlo Costantini sarà un buon presidente che garantirà gli abruzzesi e non i partiti.
Possiamo essere fieri del ruolo svolto dalla nostra forza politica: oggi più che mai il Paese ha bisogno di chiarezza del linguaggio e determinazione dell’azione. Questo è l’unico modo per contrastare il chiaro progetto antidemocratico di questo Governo.

Le lettere pubblicate:
- Lettera di Ennio Simeone
- Lettera di Ettore Bianchi


7 Novembre 2008

Alitalia: la parola ai cittadini


Durante la giornata di ieri, giovedi 6 novembre, ho partecipato ad un incontro dei naviganti Alitalia presso il centro equipaggi di Fiumicino. Pubblico il video ed il testo del mio intervento.

"Sapete tutti quello che sta facendo Antonio Di Pietro per l'Alitalia e per tutti quanti voi. Oggi alle 15:30 interverrà, in diretta dal sito, con un'interpellanza parlamentare rivolta sempre alla vostra tutela, di fronte ad una compagnia di bandiera che di fatto è stata rubata.

Siamo tutti d'accordo per non farci rubare dai soliti noti, da queste 19 persone, la maggior parte inquisite e condannate, che sono entrati dentro la CAI per svenderla o rubare quello che c'è da rubare all'interno. Non ci si può fidare di una cordata rappresentata da delle persone condannate. Quale futuro ci può essere con delle persone che nelle loro condanne ci sono stati vizzi come quello di sfruttare, di assorbire e succhiare tutto ciò che è buono all'interno di qualsiasi società per poi mandarla al macero. Non dobbiamo permetterlo, chiedendo un'asta vera, e non un imposizione fatta data ai soliti noti. Vogliamo una cosa regolare, quella che Berlusconi e questo governo non ha voluto fare.

C'è di più. Sono vicepresidente della Commissione delle Politiche dell'Unione europea , e mi indigno ancora di più che il commissario, che dovrebbe tutelare tutti voi, non è altro che il clone di Berlusconi. E' una persona che sta rovinando la compagnia e sta rovinando tutto ciò che ci sta intorno. Non riescono a capire, come non riescono a capire per la scuola e l'istruzione, che è in atto la distruzione di questo Paese con questo governo, e noi non glielo vogliamo permettere. Siamo qui per presidiare, giorno dopo giorno, questa nostra legittimazione.

Abbiamo fatto una considerazione: se i rami del Parlamento vengono esautorati dall'unico potere che hanno, e cioè quello di creare un dialogo tra la maggioranza e un opposizione per far ragionare un governo, che va avanti solo a colpi di decreti, tappando la bocca a noi dell'opposizione ma anche quelli della maggioranza. Siamo con voi, siamo tutti per una grande famiglia che non venga esautorata per questa grande compagnia che ci rappresenta nel mondo.

Che cosa abbiamo fatto? Abbiamo fatto nascere il "Terzo ramo del Parlamento". Un ramo che deve significare un'apertura, l'idea di una democrazia diretta, cioè che la parola ai cittadini, ai lavoratori, deve entrare all'interno di un dibattito parlamentare.

Il Terzo ramo del Parlamento preparerà dei documenti, con le proposte che nasceranno dai cittadini, che noi dell'Italia dei Valori presenteremo al capo dello Stato, al capo di questo finto governo e ai suoi Ministri. Condurremo una battaglia con la vostra voce.

Questa sarà la nostra battaglia, come abbiamo fatto con la scuola. Non ci riusciremo come con la scuola? Andremo avanti a colpi di referendum, ma non dobbiamo svendere questa compagnia a delle persone che sono state condannate per reati che comportano la fine di un economia gloriosa. Noi non lo permetteremo.

Tra poco tornerò al Senato, ma per portare la vostra voce, e la vostra indignazione, e per parlare con quelle persone che non hanno capito che cosa vuol dire cambiare l'Alitalia in un'associazione a delinquere fatta dai soliti amici comuni. Noi non vogliamo, non li vuole parte del centrodestra e non li vuole l'Italia intera.
"

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6 Novembre 2008

Crisi finanziaria: proposte per il G-20


Non è solamente la più grave crisi finanziaria e bancaria della storia. Tutti i settori dell’economia stanno per essere investiti, intaccando produttività, redditi e consumi. Senza regole precise e condivise, i salvataggi scompaiono nel buco nero dei debiti e della speculazione.

La liquidità da sola non basta. Occorre da subito affrontare l’emergenza “hedge fund” e la bolla dei derivati finanziari, a cominciare dagli OTC (over the counter), cioè quelli negoziati fuori dai mercati regolati e che non figurano sui libri contabili, che vantano un valore nozionale totale di oltre 600.000 miliardi di dollari.

Non si può pensare di salvare il malato e anche il tumore. Questo deve essere rimosso. Occorre intervenire globalmente con i metodi del curatore fallimentare, proteggendo le parti sane e congelando le parti “tossiche”.

Vogliamo riprendere il percorso di studio e di proposte tracciato in Parlamento dalla mozione (1-00320) per una “Nuova Bretton Woods” dibattuta e approvata già nel 2005 e indicare nuove regole finanziarie e monetarie internazionali e il progetto di un nuovo modello di sviluppo economico.

Mercoledi 12 novembre, presso Palazzo San Macuto, Sala del Refettorio, l'Italia dei Valori organizza un Seminario di Studi che intende affrontare alcune di queste tematiche e presentare una serie di proposte di lavoro per l’imminente summit del G-20 a Washington.

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5 Novembre 2008

Morale di governo


Le dichiarazioni di Marcello Dell’Utri sanciscono la perdita di ogni pudore e di ogni principio morale della destra al Governo.

Mussolini, pur essendo corresponsabile con l’approvazione delle leggi razziali della deportazione e del piano di sterminio di più di sei milioni di ebrei, è dipinto come un uomo di valore dal punto di vista umano e culturale. Primo Levi si suicidò col pensiero che gli uomini avrebbero scordato l’inferno dell’Olocausto.

Vittorio Mangano, condannato in primo grado all’ergastolo per mafia e omicidio, è anch’esso considerato come un eroe, nonostante la maggior parte della politica italiana debba ancora dimostrarsi all’altezza del sacrificio di Falcone, Borsellino e degli uomini della loro scorta.

A fronte di tutto ciò possiamo quindi sorvolare sul fatto che la mente di quest’uomo, capace di formulare pensieri di tal levatura, abbia partorito l’intenzione di sostituire i giornalisti del Tg3 perché avversi alle direttive e ai costumi dettati dall’attuale Governo.

Le affermazioni di Marcello Dell’Utri sono ancor più vergognose, in quanto proferite da un Senatore della repubblica italiana, ma forse è soltanto una pagina aggiuntiva del piano di “rinascita democratica” ideato da Licio Gelli.

Postato da Fabio Evangelisti in | Commenti (120) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

4 Novembre 2008

Concorsi pubblici: denunciamo le irregolarita'


Una classe politica che ha a cuore il futuro del Paese, deve impegnarsi ad una seria riforma dell’Università, a cominciare dal rinnovamento profondo del sistema dei concorsi pubblici per accedere alle carriere di professore.

Per avere un’università di migliori, e non di migliori raccomandati, sarebbe sufficiente escludere dai concorsi pubblici tutti quei candidati che non abbiano citazioni internazionali. Basterebbe questo piccolo ma fondamentale escamotage, per vedere in un solo colpo dimezzarsi il numero dei candidati.

Quando si parlerà finalmente di riforma universitaria e se questo Governo avrà il coraggio di confrontarsi fino in fondo con l’opposizione, Italia dei Valori sarà in prima linea per portare avanti la battaglia per concorsi puliti.

Se davvero, come sostiene oggi Giavazzi, i vincitori dei concorsi universitari già banditi sono noti, più che chiamare in causa la politica per bloccare tale scempio, bisognerebbe recarsi alla Procura della Repubblica e denunciare, prove alla mano, le eventuali irregolarità.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (61) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

3 Novembre 2008

Ribelliamoci alle banche


Parlare di etica e moralità nel sistema bancario è come parlare di corda in casa degli impiccati. Voglio ricordare che ci sono banchieri che hanno guadagnato, l'anno scorso, qualcosa come 26 mila euro al giorno, quanto guadagna una famiglia in un anno, dove lavorano in due. Rispetto a questi guadagni enormi, non hanno prodotto quello che il mestiere del banchiere porta, ossia valutare il rischio del credito e aiutare le piccole medie imprese nel tessuto economico a svilupparsi. Le banche non danno credito a chi ne ha bisogno, richiedono anche il rientro dell'affidamento, soprattutto in momenti come questi, con un preavviso di 24 ore, cosi che molte piccole medie imprese sono strozzate dalle banche, cosi come i mutuatari, tre milioni e duecentomila famiglie, indebitati a tassi variabili per precise responsabilità delle banche.

Al Senato abbiamo fatto una serie di audizioni alla commissione finanze per capire qual'è lo stato reale dei fatti, perché c'è questa grande bolla speculativa partita dagli Stati Uniti d'America. Ricordiamo: i mutui subprime, i prodotti derivati, i prodotti fuori bilancio, che sono due volte il Pil del mondo.
Sono venuti Draghi, governatore della Banca d'Italia, uomo di Goldman Sachs, quella banca che l'anno scorso ha dato 600 mila dollari di premio ad ogni dipendente, salvata da un signore di nome Polson, ossia il segretario del tesoro americano che decide quali sono le banche che devono fallire: di fatti la Lehman Brothers è fallita, GPMorgan e Goldman Sachs non sono fallite, appunto perché lui è parte in causa, siccome è stato presidente ed amministratore delegato, per 27 anni, della Goldman Sachs. Un intreccio incestuoso senza precedenti.

Tornando alle audizioni: dalla Consob, all'ISVAP, l'istituto di vigilanza sulle assicurazioni che dovrebbe essere sciolto, all'ABI, l'associazione bancari italiana, tutti hanno scaricato la responsabilità sugli altri. Quindi, non esiste un colpevole.
Durante l'audizione ho chiesto al Presidente di “audire il Ris di Parma”: se c'è il delitto perfetto, quali sono i colpevoli? Questi non si trovano. Ci sono i fiancheggiatori, che sono le autorità di controllo, le banche centrali e le agenzie di rating, ci sono i mandanti, ossia le banche d'affari e i complici, però non si trova l'autore di questo delitto che mette in ginocchio l'economia sana degli Stati, anche dell'Italia. Molti imprenditori stanno soffrendo questa crisi, perché gli si tagliano i rubinetti del credito proprio nel momento in cui c'è maggior bisogno.

Quello che noi diciamo è: ribelliamoci alle banche se ci chiedono il rientro dell'affidamento con un preavviso di 24 ore. In questo momento non subiamo! Perché se il governo fa il decreto “Salva-Banche”, e impegna 40-60 miliardi di euro che andranno, come con l'Alitalia, sulle spalle dei contribuenti, ed emetteranno titoli pubblici per aumentare la grande mole del debito pubblico, che sono 1650 miliardi di euro, 28 mila euro ogni abitante, se si salvano le banche bisogna salvare anche le imprese e le famiglie. Il governo dovrebbe anche vigilare le banche, che non si fidano di loro stesse e hanno la pretesa che gli utenti, i consumatori e le piccole medie imprese si fidino di loro. Non si fidano di loro stesse, non prestano soldi neanche nel mercato interbancario, e preferiscono alimentare un fondo della BCE ad un tasso d'interesse inferiore di un punto e mezzo piuttosto che offrire capitale di rischio.

Come Italia dei Valori lo ripetiamo: è una vergogna. Abbiamo posto un atto d'accusa contro le autorità vigilanti alla Commissione finanze, e continueremo a difendere i diritti. L'appello che lanciamo, sia ai mutuatari, a chi ci ascolta, e alle piccole medie imprese, perché la Fiat non ha bisogno di aiuti ne raccomandazioni: ribelliamoci al potere delle banche, ribelliamoci alla dittatura di un sistema bancario che non ha molta differenza con il sistema mafioso.

Tre milioni e duecentomila famiglie, indebitate a tasso variabile, sono strozzate dalle banche. I tassi d'interesse sono troppo alti: rispetto al tasso IBOR sono più alti di un punto, rispetto a quello della BCE sono più alti di un punto e quindici. Stanno aumentando pignoramenti ed esecuzioni immobiliari in tutti i tribunali con punte dal 39 per cento.

Questo governo che salva le banche, che fa i decreti scritti sotto la loro diretta dettatura, si dovrebbe vergognare perché non sta facendo nulla ne per le piccole medie imprese ne per le famiglie che né avrebbero un urgente bisogno.

Postato da Elio Lannutti in | Commenti (82) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Novembre 2008

Riforma Gelmini: macelleria scolastica


L’approvazione del decreto Gelmini non chiude la questione della scuola. Italia dei Valori è andata in piazza, giovedi 30 ottobre, accanto agli studenti, ai professori, ai genitori e agli operatori della scuola, per protestare contro le pseudo riforme e i tagli indiscriminati attuati da questo governo arrogante, che dimostra sempre di piu' la volonta' di alimentare un clima di tensione per nascondere gli effetti devastanti delle proprie azioni.
Pubblico il video ed il testo del mio intervento, della senatrice Giulana Carlino e del senatore Stefano Pedica, durante la manifestazione a Roma di giovedi 30 ottobre.


Giuliana Carlino: Oggi purtroppo è passata la riforma Gelmini. Diciamo “riforma”, ma per noi è una pseudo-riforma fatta senza sentire gli studenti, gli insegnanti e i genitori. Ci siamo battuti fino all'ultimo, non ci siamo riusciti, però andremo avanti e saremo sempre accanto al mondo della scuola.
E' soltanto una legge di tagli che non rispetta la scuola, anzi, la riporta indietro di 30 anni, al conservatorismo degli anni 60-70. Vogliamo una scuola di qualità e ci batteremo perché questo avvenga.


Domanda: Perché il governo parte dai tagli sulla scuola e non dai tagli alle province?
Giuliana Carlino: L'abbiamo sempre chiesto. Gli sprechi nella pubblica amministrazione sono tanti, non possiamo però tagliare sui futuri cittadini. Cominciamo proprio dalle province e dagli enti inutili, cosi da trovare le risorse per investire invece nel mondo della scuola e nel mondo della ricerca, che sono il futuro dei nostri ragazzi.

Carlo Monai: Siamo in piazza con gli studenti, gli insegnanti e i sindacati, per trasportare questa battaglia che abbiamo fatto in Parlamento nelle piazze. E' a dir poco sconcertante che il governo, di fronte a tutta questa mobilitazione che abbraccia il nord e il sud, al di là del federalismo, ma in una unità nazionale ritrovata, faccia orecchie da mercante e continui in questa politica dissennata che attacca proprio i fondamenti di una collettività che vuole crescere. La scuola, l'istruzione e l'università non si può riformare con l'accetta. Bisognava sedersi ad un tavolo, con i sindacati e con le forze di opposizione, che sono sempre disponibili al dialogo, per ragionare in che modo portare delle risorse aggiuntive o ridimensionamenti di spesa senza fare macelleria scolastica. Siamo contrari a questo tipo di politica, e ci auguriamo che il governo abbia un momento di rimeditazione. C'è la finanziaria alle porte, e ci auguriamo che questa battaglia sia un segnale importante per il governo affinché le nostre richieste, che sono le richieste di questa gente e di queste piazze, siano ascoltate.

Stefano Pedica: Questi tre giorni al Senato sono state giornate di tensione. Hanno cercato di spaccare il popolo dei giovani. Attraverso il decreto Gelmini, l'istruzione, l'informazione e la scuola verranno portati verso la distruzione, che noi, insieme al popolo di piazza Navona e dei giovani, abbiamo cercato di contrastare in tutti i modi. Non ci siamo riusciti, ma insieme a loro creeremo la grande battaglia del referendum. E' iniziata insieme a loro, a questi ragazzi, una grande battaglia per cancellare un decreto che sta uccidendo la scuola. Noi questa riforma non la vogliamo, i giovani non la vogliono. L'Italia dei Valori condurrà una battaglia insieme a loro, insieme alle famiglie e a tutti quelli che dicono no a 8 miliardi di tagli e no a quei 5 miliardi dati alla Libia togliendoli alla scuola: questa è una cosa che dobbiamo denunciare.



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