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31 Dicembre 2008

Proponimento per il nuovo anno


Berlusconi vanta un consenso plebiscitario intorno al 70 %. Non importa che sia vero. Basta che la gente ci creda. Basta che l’opposizione sia rassegnata. Così ciò che in qualsiasi democrazia sarebbe stato impossibile in Italia diventa fatale.

Berlusconi non fa mistero di puntare al Quirinale. Meglio se con una Costituzione sfigurata in senso presidenzialista. Ma, anche a Costituzione invariata, gli piace lo stesso immaginare qualche suo protetto al vertice del potere politico e sé stesso assurto al vertice dello Stato.

Comincia un anno in cui il titolare dell’anomalia italiana si rappresenta in trionfo e schernisce un’opposizione che nel suo partito maggiore è avvilita dagli insuccessi e incrinata nella sua solidità. Questo è il momento di stabilire con la massima fermezza che non consideriamo inevitabile ciò che Berlusconi desidera a coronamento della sua resistibile ascesa. Se molti cittadini cominciano a pensare che non si può fare più niente, ci resta ancora la possibilità di dire. Cominciamo a dire che è impossibile che Berlusconi diventi presidente della repubblica.

Diciamo: un monopolista dei mezzi di comunicazione non può occupare il vertice dello Stato.
Ripetiamo: un soggetto ineleggibile e soprattutto incompatibile con l’esercizio del potere politico non può salire alla massima carica della Repubblica.
Affermiamo: l’uomo di parte non può svolgere il massimo ruolo al di sopra delle parti.

Siamo privi dei principali mezzi di comunicazione perché li ha tutti lui, ma usiamo i pochi e poveri mezzi che ci rimangono. Affidiamo il nostro messaggio alla rete. Scriviamolo dappertutto. Sulla carta e sul vetro, sulla plastica, sul cemento e l’asfalto.

Scriviamo e telefoniamo a tutti quelli che conosciamo. Persuadiamo i nostri amici a condividere l’esperienza. Allarghiamo la partecipazione. Non fermiamoci mai.
Ci resta solo la voce. Usiamola. Voci vicine e lontane possono unirsi. Possono diventare valanga: Berlusconi non può diventare presidente della repubblica.

Da parte mia, e dell'Italia dei Valori, auguro a tutti un buon 2009.


30 Dicembre 2008

La questione morale e i carri armati


Qualcuno aveva pensato che la “questione morale”, specie in un momento di grave crisi economica, fosse di più ridotto interesse per gli italiani.
Qualcuno aveva anche pensato che la “questione morale” fosse stata retrocessa, essendo gli italiani molto più preoccupati per la illegalità di strada e per la sicurezza individuale compromessa. Qualcuno aveva pure pensato che la “questione morale” fosse meno avvertita del “pericolo” della immigrazione irregolare.

I governanti hanno favorito questa opinione, parlando di emergenza economica, di emergenza sicurezza, di emergenza “clandestini”, senza alcuna attenzione per la “questione morale”.
Le scelte dei governanti sono state, in questi mesi, proprio in quest’ottica.
L’Italia dei Valori, non ha invece mai rinunziato a proporre, come tema di irrisolta attualità, la “questione morale”.

Nel nome delle asserite “vere” emergenze, la maggioranza politica del paese e il governo, hanno fatto le loro scelte e hanno dimostrato indifferenza per la “questione morale”.
Si ascrivono alla spregiudicata indifferenza, diversi fatti (dalla elezione di condannati e indagati, anche per mafia, alla impunità per il presidente del consiglio, al diniego alle richieste della magistratura di autorizzazione a provvedimenti giudiziari riguardanti parlamentari).

In quest’ottica, sono state con grande insofferenza recepite le iniziative della magistratura su questioni afferenti la “questione morale”.
Tutto è improvvisamente cambiato nel momento in cui Cristiano Di Pietro, ha raccomandato alcuni professionisti perché potesse valutarsi la loro nomina in commissioni di collaudo di alcune opere.
Ed ecco che la “questione morale” è stata scoperta dal centrodestra che proclama, che su questo tema andrà avanti “come un carro armato”.

Il proclama dovrebbe preludere a qualche dolorosa decisione. Facciamone un sommario, molto sommario, elenco:

a) sospensione dal gruppo del PdL alla Camera, del vice presidente del gruppo, on. Bocchino;
b) sospensione dal gruppo del PdL al Senato, del sen. Marcello Dell’Utri (condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per mafia) e voto favorevole dell’assemblea del senato alla richiesta della magistratura di utilizzazione delle telefonate del sen. Dell’Utri con alcuni familiari di mafiosi siciliani;
c) ritiro della nomina dell’on. Nicola Cosentino a sottosegretario, a causa delle indagini per collusione con la camorra che lo riguardano;
d) abrogazione della legge cosiddetta “Alfano” e, nel frattempo, sospensione dell’on. Silvio Berlusconi dal gruppo del PdL della Camera.


Ho fatto solo quattro esempi (ma i casi sono diverse decine) più significativi.
Ma, voi cittadini, pensate veramente alla storia del “carro armato” guidato dal sen. Gasparri? La verità è che la speranza del centro-destra (e non solo) è quella di depotenziare la battaglia dell’Italia dei Valori per un paese pulito e onesto, nella convinzione che ha l’Italia dei Valori che la politica debba offrire esempi e coerenza. Non si può combattere la mafia ed eleggere i condannati per mafia o fare sottosegretari, indagati per mafia. Non si può chiedere onestà, se il presidente del consiglio è imputato (ma il processo è sospeso grazie alla legge Alfano) di atti disonesti.

La forza della politica (anzi l’autorevolezza della politica) è nel prendere decisioni vestite di moralità, trasparenza, rispetto per i cittadini. Ma se la politica si autoassolve e protegge i suoi esponenti, non è e non sarà mai autorevole, bensì solo cialtrona. L’Italia dei Valori, ha questa autorevolezza e la esercita (anche dolorosamente), perché ha assunto un impegno con tutti gli italiani.

Noi ci battiamo e ci batteremo sempre per un paese che desideriamo onesto e pulito, senza sconti per nessuno. Nel nome e nel rispetto di questo nostro impegno, saremo con noi stessi ancora più rigorosi, anzi eccessivamente rigorosi. Noi rispettiamo i cittadini e vorremmo, però, che anche i cittadini pretendessero qualcosa dai partiti che hanno votato e chiedessero, ad esempio, a Gasparri di fare realmente il “carro armato” sulla questione morale.
Noi ne saremmo compiaciuti perché vorrebbe dire che la “questione morale” ha toccato il cuore dei politici.

Ma se così non fosse e se nessuna delle quattro ipotesi sopraindicate, trovasse una soluzione nel segno del rispetto, della correttezza e della coerenza, allora vorrebbe solo dire che a crescere non è la sensibilità per la morale, ma la cialtroneria e la solidarietà con i disonesti.

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29 Dicembre 2008

La nostra sensibilita' politica


Esprimo apprezzamento per la posizione assunta da Cristiano Di Pietro, che ha dimostrato intransigenza nel rispetto dei valori del partito fondato e guidato da Antonio Di Pietro.

Ad un eccesso di accanimento strumentale, Cristiano Di Pietro ha risposto con un eccesso di intransigenza. E' una scelta dolorosa e sofferta perché è conseguente all'accanimento da parte di chi non dovrebbe avere titolo morale, né giudiziario per esprimere giudizi e sferrare attacchi.

Con questa scelta oggi costosa, Cristiano, per chi non lo avesse ancora capito, conferma un'inconfutabile tensione etica e una straordinaria sensibilità politica.

Adesso è bene che tutti i sepolcri imbiancati tacciano, mentre noi dell'Italia dei Valori e Cristiano Di Pietro, che ne ha pieno titolo per la scelta che ha fatto, continueremo a denunciare senza guardare in faccia nessuno.

Postato da Leoluca Orlando in | Commenti (189) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

28 Dicembre 2008

Liberiamo la Rai dai partiti


Per giorni e giorni Re Silvio Berlusconiha brandito la questione morale contro i suoi avversari, invitando tutti a fare pulizia e a mettere fuori dal cesto le mele marce.
”Elezioni, elezioni” ha tuonato invitando gli amministatori napoletani del centro sinistra a lasciare il posto. Come si fa a non condividere questo appello e magari ad estenderlo anche a Marcello Dell’Utri? Per qualche istante ci eravamo davvero illusi che il vecchio sire avesse deciso di concludere la carriera con una improvvisa quanto commovente conversione.

L’illusione si è dissolta durante la conferenza stampa di sabato dove è tornato alla ribalta il vecchio ingiustizialista di sempre.
La giornalista Natalia Lombardo, del quotidiano l’Unità, gli ha chiesto notizie sul sottosegretario Casentino accusato da 5 attendibilissimi pentiti di essere vicino al clan dei Casalesi. Allo stesso modo ha sollecitato una sua riflessione sulla questione morale e sulle ipotesi di soluzione.
Il Sire, con il consueto garbo, ha definito provocatoria la domanda e provocatrice la giornalista. Non contento il sovrano ha anche aggiunto che sulla questione morale decide lui. Dei giudici e delle sentenze non gliene frega un bel nulla!

Quando uno dei suoi fedelissimi è inquisito o addirittura condannato per associazione mafiosa spetta a Lui e a Lui solo convocare il condannato e accertare la verità, secondo criteri che non vogliamo neppure immaginare. L’unto dal Signore ha potere di vita e di morte sui sudditi.

In questo contesto la funzione delle opposizioni, dei magistati, di quei giornalisti che ancora vorrebbero fare il loro mestiere è davvero superflua.
Il sovrano sogna una bella repubblica presidenziale a reti unificate. A nessuno, proprio a nessuno è neppure venuto in mente di ricordargli il conflitto di interessi, dal momento che non esiste al mondo una repubblica presidenziale nella quale il presidente potrebbe aspirare a mettere insieme potere, affari e media e, contestualmente, annunciare l’intenzione di ridurre il ruolo e l’autonomia dei poteri di controllo.

Berlusconi lo ha fatto, nella medesima conferenza stampa, con chiarezza esemplare.
Alla domanda sulle sorti di Riccardo Villari, eletto presidente della vigilanza dalle truppe del medesimo Berlusconi, il signore di Arcore ha risposto che questa situazione comincia a infastidirlo perché è davvero giunto il momento di mettere le mani sulla Rai e ripulire l’azienda da quelle brutte trasmissioni che gli fanno venire l’ansia, tra queste il posto d’onore spetta a "Annozero" dove Santoro e Travaglio si ostinano a non obbedire ai voleri del presidente editore.

Nelle prossime settimane, dunque, la destra liberale si dedicherà non a risolvere il caso Villari, come qualche anima bella si illude, ma assai più concretamente tenterà di convincere il centro sinistra a compartecipare alle spartizioni future, riservando qualche strapuntino in sala mensa o nelle cantine di viale Mazzini.
Invece di continuare a fare appelli a Villari e soci, sarebbe forse il caso di lanciare una vera e propria offensiva politica capace di schiacciare la destra sul fronte della peggiore partitocrazia e della conservazione di ogni conflitto di interesse. Villari o non Villari le opposizioni unite potrebbero chiedere una nuova legge capace di allontanare governi e partiti dal consiglio di amministrazione.

Qualora la maggioranza dovesse impedire qualsiasi riforma, sarà doveroso raccogliere la proposta di Giovanni Valentini che dalle colonne di Repubblica, ha invitato i segretari dei partiti del centro sinistra a riunirsi e a indicare per il consiglio di amministrazione una rosa di nomi di prestigio assoluto, donne e uomini immediatamente riconoscibili per le loro biografie e per le le loro competenze e magari anche per il loro impegno civile.
Di nomi simili ne esistono dentro e fuori la Rai, dentro e fuori gli attuali gruppi dirigenti.
Nei giorni scorsi Veltroni ha chiesto a Roberto Saviano di partecipare e magari dirigere la scuola di formazione del Pd. Perchè non chiedergli di portare la sua forza morale, il suo coraggio, la sua creatività dentro il servizio pubblico? Sarebbe un segnale forte, darebbe un messaggio di speranza a milioni di persone, sarebbe un colpo di piccone alla società chiuse, ai clan consolidati. Forse Saviano non accetterà, ma la ricerca dovrà continuare in questa direzione.

Potremmo citare Sandra Bonsanti, coraggiosa giornalista e animatrice di Giustizia e Libertà, Tana De Zulueta, Miriam Mafai, Don Luigi Ciotti, Dacia Maraini, una scrittrice come Margherita Mazzantini, una grand artista come Carla Fracci, giornalisti coraggiosi quali Lirio Abbate, Rosaria Capacchione, Peter Gomez, Massimo Fini, Oliviero Beha, Marco Travaglio, Giovanni Valentini, Curzio Maltese, Michele Serra, Antonio Padellaro, autori senza padrini come Diego Cugia, imprenditori capaci e combattivi come Ivan Lo Bello e Tano Grasso, giuristi stimati in sede internazionale e nazionale come Alessandro Pace, Stefano Rodotà, Giuseppe Tesauro, Domenico d’Amati, Antonio Cassese, Nicola Lipari, Lorenza Carlassare... Questi sono solo alcuni esempi.

Li abbiamo scelti scelti anziani e giovani, donne e uomini, moderati e radicali, cristiani e non credenti, ma tutti uniti da una biografia caratterizzata dal grande amore per la qualità della comunicazione e da una forte passione civile. Sicuramente esistono centinaia di candidature simili, ma allora perché non aprire una discussione pubblica? Perche non promuovere delle primarie on line? Perchè non proporre e non utilizzare un metodo nuovo, davvero innovativo, capace di segnare quella discontinuità tanto invocata e assai poco praticata? Si poterbbe cominciare dalla Rai e poi proseguire con le aziende sanitarie e con tutti gli enti e le associazioni dove i partiti possono esercitare un diritto di nomina.
Non sarà la panacea, ma segnerà uno spartiaque tra diverse concezioni della politica e dell’etica.

Il nostro impegno sarà quello di animare la discussione, di raccogliere le indicazioni, di consegnarle ai risposabili delle forze politiche e di promuovere una campagna nazionale affinché non prevalgano le logge di ogni tipo e i signori degli appalti, veri e incontrasti dominatori di questa stagione politica e mediatica.

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27 Dicembre 2008

La deriva


Riporto un mio articolo, pubblicato su Micromega di mercoledì 24 dicembre, in tema di alleanze.

"Forse è ormai tardi per commentare il risultato elettorale dell’Abruzzo, ma la sequenza degli scandali di argomento urbanistico diffusi in varie regioni lo fa restare tema d’attualità. E purtroppo con qualche temibile proiezione verso il futuro.
Dopo la vicenda Del Turco, indipendentemente dal suo aspetto giudiziario, era impossibile per il centrosinistra vincere in Abruzzo. Allo stesso modo, ma in misura ancora maggiore, era stato impossibile vincere in Campania nelle ultime elezioni politiche: Bassolino e le montagne di spazzatura avevano precluso ogni speranza.
In Abruzzo, la battaglia elettorale è stata combattuta con grande intensità solo da Italia dei Valori. Tutti i testimoni attendibili raccontano che il Partito Democratico si è impegnato solo in parte. Molti pensano che la parte che ha dosato al minimo le sue forze l’abbia fatto con lo scopo di indebolire Veltroni. Ma anche senza immaginare retroscena maliziosi, resta il fatto di un risultato micidiale. Il 15 % di IdV è assai lusinghiero per il partito ma non compensa il 20 % del PD, catastrofico per la coalizione.
Il suggello sul risultato l’ha posto, il giorno dopo il voto, l’incriminazione del sindaco di Pescara, che era stato peraltro uno dei candidati più accreditati per la presidenza regionale prima che la coalizione scegliesse Costantini. Immaginiamo solo come sarebbe stata commentata la situazione abruzzese se al posto del deputato di IdV fosse stato candidato il sindaco di Pescara. La cui situazione giudiziaria ora alleggerita non comporta certo una rivalutazione politica della sua eventuale candidatura.
Ma la brutalità del risultato non solo non invita al silenzio ma addirittura scatena i sostenitori della scelta più autolesionista per il centrosinistra. C’è una varietà di posizioni che sostengono, con argomenti e obbiettivi diversi, la cosiddetta vocazione maggioritaria. Questa richiederebbe da parte del PD la scelta di andare da solo, necessaria per manifestare appieno tutta la sua natura riformista, sfigurata dall’alleanza con IdV. Ora sarebbe crudele infierire sulla base del voto abruzzese. Dove possa arrivare da solo il PD partendo dal 20 % dei suffragi lo vede ognuno da sé: non gli basterebbe nemmeno raddoppiarli, prospettiva ben lontana dalla sua portata.
Ma Follini propone al PD di lasciare IdV e allearsi stabilmente con l’Udc. Cosa che in Abruzzo significa aggiungere al 20 il 5%. Ecco, dopo aver aggiunto una cognata o un cugino, bisognerebbe raddoppiare il 25 per arrivare al 50 %, più uno, necessario a vincere. E sul piano nazionale? Al confronto con l’Abruzzo, qui Follini ha minori difficoltà, anche se non è semplice oggi valutare la somma delle due forze che vuole unire. Il PD oggi è dato dai sondaggi intorno al 28 % ma con un po’ di fiducia – e considerando, con un potente sforzo di volontà, ininfluenti le altre vicende giudiziarie in Campania, Basilicata, Toscana - si potrebbe assumere il 33 % raggiunto nelle ultime elezioni e sommarvi l’incerta percentuale nazionale dell’Udc: sempre meglio che in Abruzzo ma sempre al di sotto del 40 %. Una quota con cui non è possibile vincere in un sistema bipolare.
E’ inevitabile chiedersi: per quale motivo l’alleanza con l’Udc sarebbe preferibile a quella con IdV? Senza dubbio meno efficace sotto il profilo dei numeri, che in democrazia qualcosa contano, dovrebbe almeno essere assai più persuasiva dal punto di vista politico, quindi additare una prospettiva, magari meno a portata di mano, ma più suscettibile di ampliamenti futuri. Ma quale prospettiva può garantire l’alleanza con l’Udc se non la deriva verso un centrismo asfittico e per di più velleitario dato che tutto il lato destro del centro è saldamente presidiato dal centrodestra e dal suo monopolio mediatico?
Tuttavia Follini propone almeno un’alleanza. Nega la validità per il PD della scelta solitaria e invita a un rapporto per ora ben poco invitante dal punto di vista della percentuale ma, nelle sue intenzioni, dinamico nel futuro.
Ci sono invece i sostenitori della scelta solitaria presa sul serio, come unica via di uscita dalla situazione attuale. Il primo autore di questa scuola era lo stesso Veltroni, al quale però tutti i sostenitori della vocazione maggioritaria rimproverano fin dall’inizio scarsa coerenza per avervi rinunciato a favore dell’alleanza con IdV. Oggi, tutti costoro – con larga varietà di accenti ma con una intesa di fondo, che corrisponde alla presenza sulle pagine del Corriere e in parte di Repubblica – insistono sulla necessità per il PD di andare solo davvero, rinunciando ad alleanze che appaiono loro debilitanti. Nessuno di loro sa e vuole spiegare per quale alchimia un PD in calo, o al massimo stazionario, dovrebbe riguadagnare consensi solo perché rinuncia all’alleanza con IdV che porta alla coalizione il beneficio di un aumento dei consensi. E in ogni caso chi sostiene che il PD da solo può raggiungere la maggioranza dovrebbe almeno indicare quale parte dell’elettorato, che ora gli nega il voto, sarebbe indotto a premiare la sua solitudine.
Di fronte alla mancanza di una spiegazione razionale, qui si deve in realtà immaginare un nuovo regno della speranza. Una speranza moltiplicata, come la fede, dalla durezza degli ostacoli. Tanto più ardua la difficoltà, tanto più grande il merito. Così non solo si sopravanza di un balzo la terribile prospettiva di salire dal 28, o dal 33, sopra al 50 % con un partito senza alleati. Ma addirittura si ritiene la meta realistica per un partito che ora deve fronteggiare una crisi a tutti i livelli e che vede destituita di credibilità una porzione non piccola di quella classe dirigente nelle assemblee elettive regionali, provinciali e comunali, che era stata un giorno la sua forza originaria e diffusa.
Invece oggi appare sempre più chiaro come la connessione tra politica, amministrazione, gestione del territorio e affari rappresenti il comune terreno di coltura di una sterminata rete di conflitti d’interesse. Ciò forse aiuta a spiegare perché il centrosinistra sia stato sempre così refrattario a legiferare sul tema, anche quando ne aveva piena facoltà. Ed è un tremendo contrappasso che oggi solo il centrosinistra, nella sua parte cospicua impersonata dal PD, sia chiamato a rappresentare sulla scena pubblica tutte le tare possibili di quella rete di conflitti, quando il suo massimo esponente assiste dall’alto – incontaminato perché ormai sciolto dal vincolo delle leggi, trionfante e con la mente al Quirinale – alla macerazione dell’avversario che non ha saputo e voluto fermarlo quando poteva.
Si tocca qui con mano quanto pesi l’inerzia, l’irresolutezza, la sottovalutazione del pericolo, la mancanza di volontà nell’affrontarlo, che il centrosinistra ha manifestato negli ultimi quindici anni. Ma oggi, più che la rassegna ormai accertata degli errori commessi, preme un interrogativo che ha qualcosa di angoscioso: come può un partito indebolito, indeciso sulla strada da prendere, e con una classe dirigente scossa fin dalle sue fondamenta, rifiutare il contributo delle forze che avevano da tempo esercitato la lotta che lui non ha voluto e saputo fare?
In realtà chi pensa che il PD debba camminare senza alleati ritiene che esso debba competere sullo stesso terreno del centrodestra. E infatti si sprecano gli inviti ai colloqui su tutti i temi scottanti. Il PD collabori a una riforma della giustizia che limiti la magistratura nel controllo di legalità sull’operato della politica. Proponga una sua versione di rafforzamento del potere esecutivo accompagnato da qualche dolciastra compensazione per le diminuite potestà del Parlamento. Consideri con favore la scomparsa, possibilmente definitiva, della rappresentanza politica degli elettori di sinistra. Appoggi il ridimensionamento delle organizzazioni sindacali e si adatti alla crescente e irresistibile precarietà di quasi tutti i lavori. Acconsenta a privatizzare i beni comuni. E infine rinunci a incidere sul monopolio dell’informazione del presidente del consiglio e magari si adatti, in nome della pacificazione, a farlo salire alla massima carica dello stato. E chissà che così non si apra una nuova stagione di opportunità…
Certo, per questa prospettiva, non c’è davvero bisogno di alleanze. E soprattutto le alleanze non sarebbero nemmeno immaginabili con chi in questi anni ha promosso e accompagnato le lotte del protagonismo civile. Ma, sulla soglia di una scelta fatale, consideri il PD che se questa è la vocazione maggioritaria essa garantirà un eterno destino di minoranza. Minoranza impotente di fronte al dominio spettrale di un soggetto che non era eleggibile e che in qualsiasi democrazia sarebbe incompatibile con l’esercizio del potere politico.
"


26 Dicembre 2008

Siamo eversori, ma ci copiano


Ancora una volta, come per la quasi totalità delle norme sulla sicurezza e di quelle per la riforma del processo civile, il governo ricalca pedissequamente i disegni di legge presentati dall'Italia dei Valori: è accaduto anche per il ddl approvato lunedì 22 dicembre e relativo all'istituzione della banca dati del DNA.

Esprimo la mia soddisfazione per il varo del provvedimento che rappresenta uno strumento di enorme interesse per le forze dell'ordine, la magistratura e, quindi, per i cittadini.

La prassi della ricopiatura dei nostri disegni di legge da parte del Governo è destinata ad incrementarsi. Ricordo come il ddl, presentato dall'Italia dei Valori lo scorso 16 maggio, sia stato condiviso dal Governo (che ne ha presentato a luglio un testo "fotocopia") e da altri parlamentari proponenti.

La verità è che il Governo e la maggioranza non possono prescindere dalle proposte del nostro partito in materia di Giustizia. Il voto di lunedi è la più manifesta dimostrazione della strumentalità dell'accusa di eversione che ci viene fatta.

Insomma, siamo eversori, ma ci copiano!

Postato da Luigi Li Gotti in | Commenti (46) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

25 Dicembre 2008

I lupi non perdono il vizio


Il 23 dicembre, alla Camera dei Deputati, le Commissioni riunite Bilancio e Cultura hanno fatto regali di Natale. Tutto ebbe inizio quando, con l’ultima finanziaria del governo Prodi, Italia dei Valori ottenne l’abolizione della cosiddetta “legge mancia”.

Tale provvedimento (Legge n. 311 del 2004) è stata una delle peggiori leggi clientelari approvata dal governo Berlusconi. Prevedeva interventi a pioggia, senza alcuna trasparenza, su indicazione di singoli parlamentari, i quali, per ragioni di mera clientela, hanno distribuito somme ingenti per i più disparati micro-interventi nei loro collegi elettorali. Un grande esempio di cattiva politica.

In occasione dell’ultima finanziaria del governo Berlusconi essa costò ben 222 milioni di euro. All’atto della sua abrogazione vi erano residui di circa 18 milioni di euro (12 per la Camera e 6 per il Senato). All’inizio di agosto vi fu un tentativo di deliberarne l’utilizzo: Italia dei Valori si oppose e così fu stabilito che venissero impiegati per l’adeguamento degli edifici scolastici alle norme di sicurezza. Ma si sa …il lupo perde il pelo ma non il vizio… ed in questo caso per “i lupi” è difficile rinunciare alla politica clientelare. E così, più o meno alla chetichella, due giorni prima di Natale i parlamentari di PdL, Lega, MpA e Pd hanno pensato bene che fosse ora di fare …doni natalizi.

Le Commissioni riunite, con il solo voto contrario di Italia dei Valori e Udc, hanno approvato circa 250 micro-interventi (mediamente meno di 50 mila euro ciascuno), apparentemente per adeguamento di edifici scolastici a norme di sicurezza. Una assurda dispersione di risorse per interventi che non adegueranno un bel nulla, mentre si sarebbero potute concentrare le somme disponibili su 3-4 edifici, garantendo una vera sicurezza degli studenti che li frequentano ed evitando nuove vicende come quelle del liceo Darwin di Rivoli, costato la vita ad un ragazzo di 17 anni. Invece si sono gettati al vento 18 milioni di euro in un momento di gravi difficoltà economiche del Paese. Non possiamo parlare propriamente di “costi della politica”, ma sicuramente siamo in presenza di “sprechi della politica”.

Buon Natale a tutti.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (79) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Dicembre 2008

Speranza nel cambiamento


Care amiche, cari amici,
scrivo solo poche righe per augurarvi buone feste. Un augurio non solo di serenità per i prossimi giorni, ma anche e soprattutto di speranza per il futuro.
Il nostro Paese sta attraversando una crisi economica dura e difficile, che investe le principali economie mondiali e per superarla c’è bisogno di speranza nel cambiamento e di impegno per realizzarlo.
Noi ce la stiamo mettendo tutta per arginare la deriva autoritaria del governo Berlusconi, proponiamo misure concrete per contrastare la crisi economica, per affrontare la questione morale in politica, per tutelare il lavoro e limitare il precariato, per difendere l’ambiente. Spesso siamo soli in queste battaglie, talvolta addirittura attaccati dai nostri alleati, ed è per questo che sento il bisogno, dopo gli auguri, di ringraziarvi.
Siete voi che con i vostri voti ed il vostro supporto, date concretezza e forza alla nostra azione politica. Insieme si può superare questo momento difficile e costruire davvero una società migliore, più giusta e solidale, in cui chi fa della legalità la propria stella polare non è considerato un eversore.
Vi auguro, a nome di tutto il gruppo parlamentare dell’Italia dei Valori, un Buon Natale di cuore ed uno splendido 2009.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (94) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Dicembre 2008

Presidenzialimo: arma di distrazione di massa


Alla riforma presidenzialista lanciata dal premier Berlusconi ci opporremo doppiamente quando e se verrà mai presentata in Parlamento.

In primo luogo perché è evidente la finalità di utilizzare questo tema come arma di distrazione di massa nei confronti di una crisi economica che morde e nei confronti della quale il governo sembra non sapere che pesci pigliare.

Sotto il profilo sistemico invece, al di là della genericità e confusione dell’accenno fatto dal presidente del Consiglio sabato, mescolando assieme premierato, semipresidenzialismo e presidenzialismo, Berlusconi sogna il presidenzialismo perché lo ritiene lo strumento migliore per istituzionalizzare il suo cesarismo e per disfarsi dall’impaccio rappresentato dal Parlamento.

Il Premier aveva parlato di riforma attuabile solo se condivisa al 100%, se è così può anche evitare di presentarla visto il dissenso pervenuto da tutta l’opposizione, dalla Lega e dal suo ministro per le Riforme istituzionali.

Postato da Silvana Mura in | Commenti (94) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

22 Dicembre 2008

Vigilanza Rai: lacrime di coccodrillo


Lo squallore delle posizioni e delle scelte assunte dal centrodestra sulla Commissione di Vigilanza Rai emerge con sempre maggiore nitore. I capi di quell'operazione imbrogliona, costellata di tante bugie e di proposte indecenti, di incontri segreti con il Presidente del Consiglio, sono caduti nella trappola del loro stesso imbroglio. Il Presidente del Senato, piuttosto che l'On. Bocchino, e altri ancora hanno lavorato per violentare le regole elementari della buona democrazia e adesso piangono lacrime di coccodrillo.

Il Presidente del gruppo dell'IdV al Senato, Felice Belisario, non parteciperà alla Giunta per il Regolamento del Senato riunita per esprimere parere sulla revoca del Presidente della Commissione di Vigilanza sulla Rai Riccardo Villari. Italia dei Valori non vuole assecondare l'oscenità istituzionale prodotta dai protagonisti dell'imbroglio sulla Vigilanza, anzi considera che si stiano profilando rimedi peggiori del male creato.

l'Italia dei Valori non solo continuerà a non partecipare ai lavori di una Commissione che ha delegittimato il servizio pubblico radiotelevisivo per asservirlo agli appetiti di 'Mediaset-Premier', ma continuerà a denunciare l'avidità di potere che spinge la maggioranza di governo alla spartizione dei posti di comando dell'azienda.


21 Dicembre 2008

Illusioni di comodo


La conferenza stampa di fine anno del premier Berlusconi, per i contenuti espressi, dovrebbe far preoccupare più gli alleati che gli avversari. Nel profluvio di parole pronunciate dal Presidente del Consiglio solo due sono gli aspetti davvero interessanti.

Il primo è stato il rumoroso schiaffo assestato da Berlusconi a Gianfranco Fini, estromettendo quest’ultimo in maniera abbastanza esplicita dalla corsa alla sua successione. Uno sfregio politico in piena regola reso ancora più doloroso dallo zelo con cui oggi gli onorevoli Gasparri e Bocchino sono costretti, a causa dei ruoli che ricoprono, ad esaltare l’annunciata riforma presidenzialista, un vessillo che da sempre è sostenuto da An, ma che probabilmente spetterà a qualcun altro issare sul pennone più alto dello Stato Italiano.

L’altro aspetto interessante è che tra le priorità del nuovo anno per Berlusconi ci sono riforma della giustizia e, appunto, presidenzialismo a tutto danno di quel federalismo sul quale Bossi e i suoi avevano spergiurato che entro quest’anno sarebbe stato approvato almeno da un ramo del parlamento, cosa che ancora una volta non è avvenuta visto che la riforma è insabbiata in commissione al Senato.


20 Dicembre 2008

Class Action: l'ennesimo slittamento


Italia dei Valori e' stanca di assistere alla politica scriteriata di un esecutivo che ha a cuore solo gli interessi del proprio presidente e quelli di chi commette illeciti finanziari. L'ulteriore slittamento della class action, appena stabilito dal consiglio dei ministri, ne da' conferma.

Non bastava la restrizione del campo d'azione per l'azione collettiva che introdurranno con un emendamento che, con la forte limitazione alla retroattivita', vietera' il ricorso collettivo sulle note vicende che hanno colpito i risparmiatori, quali Cirio, Parmalat e altre. Adesso arriva anche un nuovo slittamento.

Lo scandaloso rinvio della class action risulta ancora piu' grave alla luce della condanna a 10 anni di Tanzi e di un'altra ventina di persone, che pone un primo punto fermo su un furto da 14 miliardi di euro a danno di 40.000 piccoli risparmiatori che hanno perso tutto.

I truffatori ora sono chiamati a pagare il loro conto con la giustizia, ma non quello con i risparmiatori truffati. La nostra impressione, sempre piu' fondata, e' che il governo si stia impegnando con una serie di mosse strategiche per salvare i furbi e danneggiare gli onesti cittadini, aiutare i forti e calpestare i deboli.

Di fronte ad una vicenda cosi' grave la maggioranza che governa il nostro paese risponde con il rinvio della class action, unica speranza per i risparmiatori ed il tentativo, mai sopito, di salvare Tanzi, come i 'boiardi' delle aziende pubbliche, Alitalia e Cirio in testa.

Italia dei Valori non ci sta e fara' tutto quanto e' in suo potere a livello parlamentare per bloccare questa ennesima porcata.

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19 Dicembre 2008

La Casta non puo' difendersi


Chiedono all'Italia dei Valori perché preme sempre l'acceleratore sulla questione morale. Vedete amici, per far politica bisogna essere capaci e trasparenti, innanzitutto persone per bene con una forte professionalità.

E' una fase difficile per il nostro Paese, sotto il profilo economico, sotto il profilo politico e sotto il profilo etico. Scandali che coinvolgono ormai trasversalmente tutte le formazioni politiche, tranne l'Italia dei Valori, che fa di questa sua battaglia sulla trasparenza e sull'impegno delle regole la sua battaglia di civiltà.

La politica deve rigenerarsi. Non si può pensare di riformare la politica mantenendo in piedi le stesse facce. Se ci sono persone indagate, o rinviate a giudizio, i partiti abbiano il coraggio di metterle da parte, ed impongano ai loro sindaci, ai presidenti di provincia e di regione di dimettersi, perché se non ripartiamo da un bagno di umiltà non salveremo questo Paese.

E mentre la magistratura scopre scandali e corruzione, in Toscana piuttosto che in Liguria, in Basilicata piuttosto che in Campania, o in Abruzzo, cosa pensa di fare la politica in questo momento? La riforma della Giustizia, per mettere sotto i tacchi del potere esecutivo innanzitutto, e delle forze politiche, l'intero sistema giudiziario.

Noi facciamo un appello al Presidente Napolitano: non è questa la riforma della Giustizia che i cittadini chiedono. I cittadini vogliono processi più veloci, la certezza della pena, e recuperare i loro crediti in tempo reale.

L'Italia dei Valori ha presentato la sua riforma della Giustizia in Parlamento, ma non gioca sulla riforma del CSM ne sul controllo del Pubblico ministero. Noi chiediamo di abbreviare i tempi processuali, di evitare che gli avvocati e gli imputati allunghino i tempi fino a far prescrivere i reati. Vogliamo quindi più personale nella magistratura, nelle cancellerie, e più investimenti nelle tecnologie. In questa maniera, i tempi si abbreviano, e invece questo governo taglia i fondi per la Giustizia, taglia i fondi sul personale e pretende di fare la riforma perché ha paura che la classe politica venga messa sotto la lente d'ingrandimento. L'Italia dei Valori non ha queste perplessità.

L'Italia dei Valori chiede al Presidente Napolitano di essere garante delle istituzioni, garante delle separazioni dei poteri, ma soprattutto garante dei cittadini, che non capirebbero una riforma della Giustizia fatta contro i magistrati. I cittadini vogliono una legge uguale per tutti, e per questo l'Italia dei Valori si è impegnata per il referendum abrogativo contro il Lodo Alfano. Ne le quattro più alte cariche dello Stato, ne i ministri, ne i parlamentari, possono essere sciolti dal rispetto delle leggi. La gente queste cose le capisce, e non è possibile che le consideri e metta tutti sullo stesso piano. L'Italia dei Valori continuerà questa battaglia, che sarà durissima.

Questo fascicolo è stato presentato davanti alla Giunta per l'autorizzazione a procedere della Camera. Tutto questo pacchetto è stato licenziato in 24 ore, dopo mesi e mesi di indagini. La Casta non può difendersi: se vi è un'indagine giudiziaria su un parlamentare, il parlamentare, come tutti i cittadini, deve difendersi nelle aule giudiziarie e non contro i magistrati. Riteniamo che i processi si devono fare, e ci sono i gradi di giudizio che garantiscono agli imputati di difendersi. Il Presidente Di Pietro ha fatto un passo indietro, quando era Ministro della Repubblica, perché sottoposto ad una serie di indagini, tutte pilotate, da cui si è difeso, cosi che i cittadini italiani hanno capito che l'Italia dei Valori, il suo leader e i suoi parlamentari lavorano nell'interesse della gente. E' questo il nostro impegno. Per questo chiediamo al Presidente della Repubblica di guardare con attenzione a ciò che succede nel Paese.

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18 Dicembre 2008

Margiotta: un solo si a procedere


La Giunta per le autorizzazioni è un organismo che scaturisce dalla vecchia previsione costituzionale dell'impossibilità di arresto dei parlamentari, poi sostituita con l'introduzione dell'autorizzazione a procedere, che la Camera deve dare.

Il legislatore aveva previsto che i parlamentari non potessero essere arrestati, quindi sottratti al loro lavoro di parlamentari, per garantire che non vi fosse un'alterazione tra il risultato elettorale e le rappresentanze del corpo elettorale. Se c'è una maggioranza, per esempio, di tre parlamentari, eletti dal popolo italiano, e questa maggioranza, per fatti non fondati, potesse vedere arrestati 5 parlamentari: in quel caso la maggioranza diventerebbe minoranza. Qual'era lo scopo del legislatore? Mettere in condizione i parlamentari di non poter essere arrestati per non poter essere alterato il rapporto che deriva dal mandato elettorale. Questo era in origine la previsione, poi vi è stata la riforma secondo la quale, in presenza di determinate fattispecie, occorre l'autorizzazione della Camera di competenza per procedere.

Noi abbiamo sostenuto due tesi in Giunta. Nella prima, la Giunta doveva soltanto verificare che non vi fossero interventi che limitassero la libertà personale tendenti ad alterare il rapporto che ne usciva dal corpo elettorale, senza entrare nel merito delle contestazioni mosse al soggetto. Le prove e/o le ipotesi di reato appartengono esclusivamente ai magistrati che procedono, e la Camera non può diventare un altro giudice in più rispetto ai giudici che la Costituzione ha previsto. La verifica che deve fare, in questa occasione, è se vi è o meno l'infondatezza totale del provvedimento che limita la libertà personale ai fini della notifica degli equilibri cosi come sono usciti dal corpo elettorale. E' abbastanza agevole capire che, in questa situazione dei numeri del Parlamento, la privazione di un voto, o anche se fossero dieci, per la minoranza non altera il rapporto che il corpo elettorale ha determinato, e quindi non si verifica la preoccupazione che il legislatore si era posto.

Nella Giunta per le autorizzazioni di stamattina, c'era da parte di un magistrato, procedente nei confronti dell'On. Margiotta, una richiesta di custodia cautelare domiciliare per le motivazioni che egli ritiene di aver sviluppato nel corso delle indagini e nel corso del provvedimento con il qualche ha chiesto alla Camera l'autorizzazione.
Ferma restante che la necessità che l'On. Margiotta dimostri in tutte le sedi la sua estraneità ai fatti contestati, e considerando il fatto che la sottrazione di un numero rispetto agli attuali equilibri di forza nel Parlamento non si altera il rapporto che il popolo ha fissato con le elezioni, abbiamo ritenuto di non ostacolare la richiesta del magistrato, e quindi consentire alla magistratura di svolgere il suo lavoro in quanto organo autonomo rispetto a quello politico.

A breve il resto dell'intervento

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17 Dicembre 2008

La svolta mancata


Riporto una mia intervista rilasciata ad EPolis di oggi, mercoledì 17 novembre, in tema di elezioni abruzzesi e rapporti con gli alleati.

EPolis: Conti alla mano, chi è il vero vincitore in Abruzzo? Chiodi o l'Italia dei Valori?
Carlo Costantini: Gli astensionisti. Sono loro che hanno determinato il risultato del voto che ha premiato sia il candidato del Pdl che il mio partito, l'Italia dei valori.

EPolis: Oltre all'astensionismo, molti del Pd inputano la sconfitta all'Idv perché gli avrebbe eroso voti.
Carlo Costantini: La sconfitta è da imputare esclusivamente al fatto che il numero dei votanti del centrosinistra non è stato sufficiente a determinare la vittoria. Se molti non sono andati a votare è il caso che qualcuno si faccia un esame di coscienza. Ricordo solo, per fare un esempio, la recente decisione del consiglio regionale di stabilizzare i portaborse dei politici, che è piombata sulla mia campagna elettorale come un macigno e che certamente non ha agevolato il lavoro di costruzione del nuovo centrosinistra che avevo appena avviato.

EPolis: I rapporti di forza nell'opposizione sembrano cambiati. Il "caso Abruzzo" può fotografare anche una tendenza nazionale?
Carlo Costantini: Io credo di sì, anche se forse non nelle dimensioni che si sono manifestate in Abruzzo.

EPolis: L'alleanza tra Pd e Idv esce rafforzata o indebolita da questa tornata elettorale?
Carlo Costantini: Per me esce rafforzata nel senso che Idv e Pd continuano a portarsi dietro la grande responsabilità di costruire un nuovo progetto riformista, con al centro la questione morale, alternativo al Pdl.

EPolis: Quanto hanno pesato sull'esito del voto le vicende giudiziarie che hanno coinvolto il Pd nella regione? Al suo posto doveva esserci il sindaco di Pescara D'alfonso che è stato arrestato.
Carlo Costantini: Le vicende giudiziarie hanno pesato enormemente, se solo si considera come due mesi e mezzo fa il centrosinistra era indietro di 15, 20 punti rispetto al centrodestra. Un grande recupero c’è stato, ma evidentemente non è stato sufficiente.

EPolis: Molti hanno optato per il voto disgiunto: Pd al consiglio regionale e Pdl per il presidente.
Carlo Costantini: La mia candidatura non è stata gradita a tanti dirigenti del Pd e qualcuno ha reagito in maniera scomposta, promuovendo il voto disgiunto. Personalmente ho fatto campagna elettorale quasi esclusivamente al fianco del Partito democratico convinto di avere ricostruito un clima positivo. Evidentemente mi ero sbagliato.

EPolis: Di Pietro vuole aprire alla sinistra radicale. La sua esperienza a livello locale è proponibile anche in ambito nazionale?
Carlo Costantini: A livello locale le amministrazioni di centrosinistra tengono, ma non sempre queste esperienze risultano riproducibili al livello nazionale. In Abruzzo anche il centrodestra si è presentato in modo difforme, con la Lega Nord che ha presentato un suo candidato presidente alternativo al candidato del Pdl, poi escluso dalla competizione per motivazioni formali.

EPolis: E' vero che il modello che l'Idv vuole prendere ad esempio è la Lega?
Carlo Costantini: È vero in parte. La Lega esprime una forte caratterizzazione territoriale, l’Idv vuole esprimere una forte caratterizzazione valoriale. Sono diversi gli obiettivi, ma è simile l’energia ed il rigore con i quali intendiamo perseguirli.

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16 Dicembre 2008

Il quesito di Vincenzo


Riporto il quesito, a me rivolto, di Vincenzo Agnusdei in tema di Giustizia e Magistratura.

Vincenzo Agnusdei:
Gentile Onorevole, lei che e' a contatto con i nostri "giustizieri" ringrazi da parte mia e dei miei colleghi la quinta sezione del tribunale di Roma, presieduta da Maria Luisa Ianniello che ha pensato bene di dare meno di 3 anni al nostro benefattore Ricucci e di mandarlo a casa con una bella faccia da indulto.
In un periodo di social card, tiro la cinghia, spendo il meno che posso e' un chiaro esempio di paese ingiusto, ipocrita e accanito sui piu' deboli.
Grazie ancora quinta sezione del tribunale di Roma. A buon rendere.

Federico Palomba:
Gentile Sig. Agnusdei,
i magistrati applicano le leggi. E’ ingiusto prendersela con i magistrati. Se vuole trovare dei responsabili per queste sentenze che tanto colpiscono l’opinione pubblica, deve risalire a quei partiti politici, di tutti gli schieramenti, che hanno fortemente voluto l’indulto. Come Lei sicuramente saprà, Italia dei Valori si è battuta in tutti i modi, sia in Parlamento che in altre sedi, per contrastare la legge sull’indulto, prevedendo, due anni fa, quello che è successo in questi giorni e che tanto la sconcerta. Come ha scritto, a suo tempo, il nostro presidente Antonio Di Pietro “…Questo clima ha trovato alimento e sbocco nell’indulto: se non si riusciva a sottrarsi in altro modo alle regole, almeno se ne evitavano le conseguenze. Compresa la concessione di un ‘bonus’ di tre anni su qualunque condanna ancora da pronunciare, che ha intasato la giustizia con processi sentiti come sostanzialmente inutili ed ha depresso magistrati, polizia, vittime e testimoni, certamente non invogliati ad istruire processi destinati a finire senza possibilità di applicare la pena”. I magistrati sono dunque anch’essi vittime di un provvedimento tanto scellerato, approvato per salvare, tra l’altro, taluni da alcuni reati legati alla “disobbedienza” e salvare altri con l’impegno di non abrogare le leggi sulla giustizia approvate dal centrodestra nella precedente legislatura. Dei poveracci che stavano in galera e per i quali anche il Papa aveva chiesto un gesto di clemenza, non gliene importava niente a nessuno. Chi ha voluto l’indulto non pensava certo a loro, ma ai faccendieri, ai corrotti, ai corruttori ed ai disobbedienti di tutte le risme, compresi diversi parlamentari. Inoltre deve considerare che, nel nostro Paese, le pene per i reati finanziari sono irrisorie e assolutamente inadeguate ai danni economici e sociali che questi reati producono. Queste pene, poi, possono essere ridotte di un terzo, spesso in base ad una semplice scelta processuale del difensore. E in tutto questo il magistrato non ha alcuna discrezionalità.

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15 Dicembre 2008

Donne: garantiamo la parita' di trattamento


Il problema non è quello dell'età pensionabile, visto che prima o poi dovremo adeguarci alla sentenza della Corte di giustizia europea, bensì quello di dare alle donne la possibilità di svolgere il proprio lavoro in modo più sereno, cioè con la garanzia di effettiva parità di trattamento e usufruendo di tutti i servizi sociali necessari per conciliare tempi di lavoro e di cure familiari.

Prima di arrivare all'equiparazione, è comunque opportuno studiare con attenzione la situazione, attuando provvedimenti ad hoc: ad esempio, rendendo il periodo di maternità facoltativo fino a tre anni, retribuito e computato figurativamente ai fini pensionistici; finanziando la costruzione di nuovi asili nido e favorendo orari degli stessi asili più consoni alle attività femminili; favorendo corsi per l'aggiornamento professionale delle donne in maternità e per il loro reinserimento al lavoro; rendendo retribuiti i permessi per la cura dei figli e dei familiari a carico in caso di loro malattia.

Non si possono affrontare discussioni astratte, avanzate solo per far quadrare i conti, mentre lo stato sociale fa acqua da tutte le parti. L'adeguamento dell'età pensionabile, insomma, non deve rappresentare solo una forma di risparmio per lo Stato, come vorrebbe Brunetta, ma deve essere finalizzata ad un obiettivo ben preciso: la non discriminazione uomo-donna.

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14 Dicembre 2008

Tasse di Natale


Ancora una volta complimenti a questo governo! La legge che ha introdotto in via di sperimentazione la tassazione secca del 10% sugli straordinari per i lavoratori dipendenti con meno di 30mila euro di imponibile scadrà il 31 dicembre 2008 e non è stata prorogata, se non per i premi di produttività. Per altro si può parlare di fallimento di questo provvedimento, sbandierato dal punto di vista mediatico come una delle più significative misure economiche di questo governo.

A tale strumento si è fatto ricorso in pochi casi e non poteva essere diversamente, data la crisi generalizzata della nostra economia. Ciò che tuttavia resta ora e per il futuro è che per finanziare la detassazione degli straordinari era stata abolita la norma che permetteva di erogare liberalità ai propri dipendenti, anche sotto forma di beni o servizi, in occasione di festività o ricorrenze, in esenzione d’imposta e di contributi fino a 258,23 euro all’anno.

Noi di Italia dei Valori avevamo inutilmente tentato di opporci a questa norma, tra l’altro sostenendo che toglievamo in via definitiva questa opportunità a fronte di un intervento, come quello sugli straordinari, dichiarato dalla legge stessa “sperimentale”.

Risultato: le imprese che in occasione del Natale o di altre ricorrenze usavano dare doni ai propri dipendenti, ora dovranno considerarli retribuzione ed assoggettarli a imposta sul reddito ed a contribuzione. Complimenti!

Ancora una volta un'ennesima presa in giro di questo governo. Con un spot pubblicitario dà un piccolo vantaggio ai lavoratori e dopo pochi mesi lo toglie, ma intanto ha tolto per sempre qualche altro beneficio.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (70) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

13 Dicembre 2008

Meditate abruzzesi, meditate


A proposito della notizia circolata oggi, se venisse confermata, in base alla quale il noto corruttore Angelini avrebbe invitato i suoi dipendenti a sostenere il candidato della Pdl, Mauro Febbo, chiedendo loro di partecipare ad un incontro conviviale in un noto ristorante di Chieti. E' interessante riscontrare questo nuovo “posizionamento” di Angelini direttamente da quanto emerso dagli atti processuali a carico di Del Turco & Co. In un colloquio telefonico tra il senatore Di Stefano, di Alleanza Nazionale, e Angelini, quest'ultimo invitava il Di Stefano ad organizzare un incontro “a tre” con Mauro Febbo. Era il 20 aprile quando Angelini iniziava a collaborare con la magistratura e già si preoccupava di individuare i nuovi referenti politici, percorso poi sfociato nell'appoggio a Chiodi e Mauro Febbo.
Morale della favola: riconsegnar e l'Abruzzo al centrodestra sarebbe come riconsegnare la refurtiva al ladro. Meditate abruzzesi, meditate prima di andare a votare.

Postato da Alfonso Mascitelli in | Commenti (62) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

12 Dicembre 2008

Seguiamo il modello tedesco


Il governo italiano prenda esempio da quello tedesco per andare realmente incontro alle famiglie. Mentre, infatti, nel nostro paese molti lavoratori rimarranno senza stipendio, con la sola magra consolazione della cassa integrazione, che può far sfiorare i livelli di povertà, in Germania il governo ha previsto un piano di salvataggio per i dipendenti delle aziende in crisi, che prevede la riduzione delle ore di lavoro, pagate dagli imprenditori, mentre il resto dello stipendio sarà interamente coperto dalle casse dello Stato.

La Germania, inoltre ha previsto una serie di interventi in campo ecologico, mentre nel nostro Paese il governo ha ben pensato di annullare la deducibilità al 55% in interventi di ristrutturazione per risparmio energetico.

Quanto all'arma di difesa che il governo usa per difendersi dalle accuse di chi, come noi dell'Italia dei Valori, sostiene che non fa abbastanza per andare incontro ai cittadini in questo momento di grave crisi, noi rispondiamo che i soldi per gli interventi che noi chiediamo ci sono e sono quei 5 miliardi di euro non pagati dei precedenti condoni di Tremonti, che si possono rendere immediatamente esecutivi.

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11 Dicembre 2008

Una lezione dagli Usa


Chi in Italia sproloquia sulla necessità di riformare la giustizia con il fine unico di sterilizzare i poteri della magistratura, ma soprattutto chi ancora pensa di poter dialogare su questo tema, farebbe bene a prendere esempio dagli Usa.

Il governatore dell’Illinois ha provato a mettere all’asta il seggio senatoriale di Obama in cambio di tangenti, e l’FBI in un batter d’occhio prima ha scoperto il tentativo con le intercettazioni e poi l’ha sbattuto in carcere ed ora rischia una condanna a venti anni.

Soprattutto, non c’è stato un Democratico dell’Illinois, ad iniziare da Obama, che si sia azzardato a criticare l’operato delle polizia federale e della magistratura.

Dagli Usa, ancora una volta, il nostro paese e i garantisti pelosi hanno molto da imparare, non per quanto riguarda la corruzione, che esiste forse in misura maggiore che in Italia, ma per come si combatte e, soprattutto, per come si fa rispettare la legge.

Da noi tra Lodo Alfano, autorizzazioni a procedere e immunità varie il buon Blagojevic avrebbe incassato la sua mega mazzetta e avrebbe vissuto felice e contento.


10 Dicembre 2008

Abruzzo: un modello virtuoso


Riporto una mia intervista pubblicata sul quotidiano "Libero", di oggi mercoledì 10 dicembre, in tema di giustizia ed elezioni abruzzesi.

Libero: Nel PD si discute della questione morale, una dozzina di loro amministratori sono finiti sotto inchiesta. Se l'aspettava?
Antonio Di Pietro: Non mi piace parlare di questione morale. Ma non sono per niente sorpreso. La sorpresa, semmai, sta nel fatto che solo oggi si parli di qualche diessino coinvolto nelle indagini. Dagli anni Novanta dico che il malcostume è trasversale e coinvolge tutti i partiti.

Libero: Ma, scusi, chi doveva “parlarne” se non i magistrati?
Antonio Di Pietro: Il magistrato è come il chirurgo, opera quando il timore ormai è manifestato. Bisogna fare una attività di prevenzione, la classe politica doveva farlo.

Libero: Una volta, durante Tangentopoli, i politici finivano in galera. Molti di questi li ha portati dentro lei. Perché non succede più?
Antonio Di Pietro: Una volta era accettata l'idea che chi ruba deve pagare. Quando Mario Chiesa o Duilio Poggiolini sono finiti in galera, l'opinione pubblica ha considerato quell'atto come un atto di giustizia. Adesso, a furia di criminalizzare la magistratura, sembra che la colpa sia di chi scopre i reati e non di chi li commette. Il fatto più eclatante? Quello di Catanzaro. C'era una inchiesta che colpiva tutti ed è stata fermata. Ciò dimostra che poi, alla fine, esiste un “partito unico della mazzetta”.

Libero: Ma lei pensa davvero che esista una nuova P2 che coinvolge militari, magistrati, politici, Vaticano, come sostiene Luigi De Magistris?
Antonio Di Pietro: Soltanto una inchiesta approfondita poteva accertarlo. Ma risolvere la faccenda in maniera extraprocessuale è una ammissione di colpa del sistema, dimostra che qualcuno ha la coda di paglia...

Libero: Torniamo al Pd e ai suoi guai. Bassolino e gli altri. Qualcuno, a sinistra, sospetta che si tratti di una “inchiesta politica”. Lo è?
Antonio Di Pietro: Non mi stupisco. Già con Mani pulite furono quelli di sinistra i primi a dire che i magistrati abusavano delle loro funzioni. Poi arrivò la destra, infine Silvio Berlusconi. Le inchieste di questi giorni, quelle che coinvolgono i sindaci del Pd (di Bassolino ho chiesto le dimissioni), dimostrano che bisogna rendere obbligatorie delle regole etiche.

Libero: Ma non dovrebbero bastare le leggi?
Antonio Di Pietro: Fatta la legge, trovato l'inganno. Il messaggio che ci trasmettono queste inchieste è che il sistema è ingegnerizzato. Perché dico che la situazione è più grave che nel '92. Allora c'era la banale bustarella, ora c'è un sistema che rende legale ciò che non lo è.

Libero: A cosa si riferisce?
Antonio Di Pietro: Alle consulenze, agli incarichi conferiti dalle società di capitale. Ce ne sono 4800, costituite con soldi pubblici. Poi, ovviamente, mi riferisco ai finanziamenti ai partiti. Certo, sono dichiarati. Ma se un imprenditore contribuisce alla campagna elettorale di un politico lo fa per amore ideologico o perché vuole qualcosa in cambio? E se, come ci sono, esistono imprese che mandano soldi a tutti i partiti? E' un tentativo di compravendita.

Libero: Veniamo al suo codice etico, che l'Idv vuole imporre agli alleati.
Antonio Di Pietro: Lo abbiamo già presentato anche come proposta di legge. Prevede la non candidabilità delle persone condannate e la non possibilità di svolgere incarichi centrali o locali per chi sia stato rinviato a giudizio per reati gravi.

Libero: Il codice è già stato sperimentato in Abruzzo dove l'Idv, per la prima volta, esprime il candidato governatore.
Antonio Di Pietro: Il modello Abruzzo è una formula shock, un modello con cui cerchiamo in via spontanea di frenare il fenomeno. Perché, non dimentichiamolo, lì non si va a votare normalmente, ma perché “è piovuto, governo ladro”. E le cose poco chiare sono cominciate con il centrodestra e continuate con il centrosinistra. Tutti i nostri candidati hanno presentato certificato penale e dimostrato che non hanno carichi pendenti. Lo stesso hanno fatto tutti gli alleati. Non vogliamo gente che la mattina va al consiglio regionale e il pomeriggio in Procura.

Libero: I sondaggi dicono che l'Idv quadruplica i consensi. Il candidato di Italia dei Valori e Pd, Carlo Costantini, potrebbe pure farcela. Pensa che Veltroni, qualora doveste vincere, si rimangerà quell' “ex alleato” che le riservò qualche settimana fa?
Antonio Di Pietro: Il risultato in Abruzzo è un messaggio all'Italia di domani. Se vinciamo, questa metodologia di lavoro, questa alleanza, può essere esportata nel resto del Paese. Berlusconi, tra l'altro, ci sta dando una mano con le sue passerelle continue, abusa della pazienza degli abruzzesi.

Libero: Ma l'Udc, corteggiatissima da parti del Pd, non vi vuole. Sareste disposti a sedervi al loro tavolo e studiare alleanze future?
Antonio Di Pietro: Noi ragioniamo oltre le sigle dei partiti, non faccio il giudice per gli altri. Certo, io con Bruno Tabacci discuto, con Totò Cuffaro no.

Libero: Il sindaco di Firenze, che non è nemmeno indagato, ha dovuto incatenarsi per protestare contro il giustizialismo dei giornali.
Antonio Di Pietro: Io stimo Leonardo Domenici e, tra l'altro, su di lui non c'è nulla. Ma chi fa politica sa che, nel bene e nel male, viene spogliato di tutto. E sono pure contrario all'idea di mettere il bavaglio all'informazione: si rischia che il cittadino non possa più sapere di chi si può fidare e di chi no.

Libero: Sempre a Firenze, un candidato alle primarie del Pd è indagato. Dovesse vincere lui la competizione, diventare il candidato sindaco, voi cosa fareste?
Antonio Di Pietro: Noi dell'Italia dei Valori alle prossime amministrative adotteremo ad ogni livello il codice etico. Che applicheremo, ovviamente, per primi a noi stessi. Qualora dovesse vincere un candidato con pendenze, andremo da soli.

Libero: Veniamo alla riforma della giustizia. La proposta della Pdl è quasi pronta, Fini pensa sia possibile arrivare ad una “riforma condivisa” e Veltroni apre al confronto. Lei come la pensa?
Antonio Di Pietro: Non si può parlare di riforma senza conoscere i contenuti. Anche perché sulla giustizia hanno sbagliato tutti, compreso il centrosinistra con l'indulto e le intercettazioni. Io, comunque, sospetto che più che a una riforma stiano pensando ad una deformazione della giustizia.

Libero: I processi durano troppo...
Antonio Di Pietro: Separare o non separare il Csm, dividere pubblica accusa dalla parte giudicante, introdurre la discrezionalità dell'azione penale: nessuna di queste cose accelera i tempi della giustizia. Servirebbe una cosa sola: più risorse. Invece tagliano.

Libero: Soldi a parte, come vorrebbe la riforma?
Antonio Di Pietro: Servono la ristrutturazione delle circoscrizioni giudiziarie, il potenziamento dell'ufficio del processo, una legge che impedisca le impugnazioni faziose, quelle fatte soltanto per far cadere i reati in prescrizione. Ciò che abbiamo sempre detto, insomma, e scritto sotto forma di proposta di legge. Mai discussa.

Libero: Non è disposto a discutere di giustizia nemmeno ad un tavolo bipartisan.
Antonio Di Pietro: Non ci siederemo ad un tavolo per discutere perché in nome di una riforma non riformeranno, ma fermeranno. Noi a questo inciucio non ci stiamo, siamo pronti a tornare in piazza Navona cento volte.

Libero: Anna Finocchiaro dice: basta non cambiare la Costituzione. Non è sufficiente?
Antonio Di Pietro: Senza modificare la Costituzione la “riforma” l'hanno già fatta. Se vanno avanti cosi, a ridurre le risorse a disposizione dei tribunali del 20% all'anno, tra cinque anni avranno abolito i tribunali.

Libero: Sulla giustizia civile, però, c'è la proposta sua e del suo compagno di partito Luigi Li Gotti, che piace anche al centrodestra. L'intesa, almeno su questo, è possibile?
Antonio Di Pietro: Certo. Ma quel provvedimento non lo mettono mai all'ordine del giorno. Pensare che perdiamo ore a discutere del “Lodo Consolo”, l'immunità ai ministri. La vuole sapere una cosa?

Libero: Dica.
Antonio Di Pietro: Sono appena uscito dalla commissione Antimafia, dove ho contestato il presidente. Come primo atto abbiamo buttato 75 mila euro per consulenze a persone che ci spieghino cosa è la mafia. Paghiamo consulenze per sapere il sesso degli angeli invece di studiare una proposta di riorganizzazione, usare quei soldi per fare investigazioni.

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9 Dicembre 2008

Bologna: gli ospiti del Paladozza/2


Pubblichiamo il video ed il testo delle interviste, rilasciate sabato 6 dicembre al Paladozza di Bologna, a Moni Ovadia, Oliviero Beha e Aldo Pecora ("Ammazzateci Tutti").

D.Martinelli: Moni Ovadia ha aperto le danze in questa giornata, com'è andata?
M.Ovadia: Bene, mi sembra ci sia bella gente che non sopporta di vivere nell'illegalità di governo. Sono persone che sono determinate a fare opposizione a questo governo, che vive intorno ai problemi di un solo uomo, che sta bloccando il Paese e tutto il suo sviluppo attorno ai propri problemi e narcisismi, alla propria idolatria. Persone per bene, semplici che dicono "Vogliamo vivere una Democrazia vera" non in una caricatura di Democrazia.

D.Martinelli: Il pubblico di Bologna risponde sempre bene non è vero?
M.Ovadia: Bologna è una città civile con una grande tradizione e grande sentimento di indipendenza, di orgoglio, il tutto con grande buonsenso.

D.Martinelli: Una breve fotografia del comportamento di questo governo, pur rendendomi conto non sarà semplice, alla luce di questo inventato scontro fra procure pubblicato sui giornali?
M.Ovadia: E' un governo che governa perché deve farlo ma i suoi obiettivi non sono quelli governare ma quelli di garantire i privilegi di uno solo.

D.Martinelli: Olviero Beha qui a Bologna per questa serata dedicata all'informazione, con questo governo sembra quasi scontata la domanda, nel panorama giornalistico informativo è cambiato qualcosa? E' migliorato o è peggiorato?
O.Beha: E' peggiorato per forza perché l'Italia è su un piano inclinato e perciò per forza di gravità rotola verso il basso. E' successo con Berlusconi, poi con Prodi, poi ancora con Berlusconi e Prodi, ora di nuovo con Berlusconi. L'Italia sta rotolando sotto gli occhi di tutti. L'informazione è un lato del triangolo, l'informazione, potere politico economico e l'altro è la magistratura. Da quanto so sono dell'idea che assolutamente non si può parlare di uno scontro f ra procure, serve soltanto a confondere la gente. Sotto c'è un magistrato come De Magistris che ha tirato fuori delle cose scottanti per il potere, un po' come è stato per Clementina Forleo un anno e mezzo fa', e quindi chi tocca i fili muore. La conseguenza è questa. Io temo che con le procure di Salerno e di Catanzaro, col presidente della Repubblica che pretende le carte come presidente e non come presidente del Csm, peccato sia sempre lui, sembra quasi una gag da un certo punto di vista istituzionale, anche se è tutto è normale, ma l'impressione è che andrà tutto in unica direzione, che il dossier finirà a Roma e se non sbaglio, Roma è chiamata il porto delle nebbie.

D.Martinelli: La Rete secondo lei sta dando un contributo alle coscienze degli italiani opppure no?
O.Beha: La Rete sta dando certamente un contributo, è una via d'uscita, alla sensibilità degli italiani temo ci vo glia ancora un po' di tempo perché gli italiani per svegliarsi hanno bisogno di più "cazzotti" senno non ragiona, indipendentemente da Berlusconi piuttosto che da Veltroni a scanso di equivoci, credo che sia sufficiente ad impaurire il potere se già circolano di nuovo le voci che Berlusconi, come Prodi prima, vuole mettere mano alla Rete.

D.Martinelli: Aldo Pecora qui a Bologna per questo dibattito sulla mafia, tu sei calabrese, come si vive in Calabria?
A.Pecora: In Calabria si vive come in tutta Italia, si vive in una regione bellissima dove pochi delinquenti fanno parlare male di noi, questi delinquenti non sono soltanto i mafiosi, io lo dico sempre, ci sono una serie di connivenze che rendono forte la 'ndragheta. In Calabria il problema è la politica, troppo debile e l'economia troppo connivente, il sistema di potere gestito dalla massoneria più o meno deviata, quindi meno commissariati di polizia e caserme dei carabinie ri che logge massoniche in Calabria.
Ormai lo "scontro fra procure" è un caso nazionale, forse De Magistris aveva inciso bene con quel bisturi toccando fili scoperti.

D.Martinelli: Ma ai calabresi manca De Magistris o non se ne sono accorti?
A.Pecora: Io parlo con molta schiettezza, i giovani sono sicuramente vicini a De Magistris, continuano a seguire il suo lavoro, De Magistris è vicino alla Calabria. Tuttavia gran parte della Calabria vorrebbe dimenticarselo perché uno come De Magistris è meglio portarselo via in una regione dove si vogliono nascondere tanti problemi, ciò non vuol dire che le giovani generazioni si siano schierate, non tanto con lui, ma tanto per quello che De Magistris diceva, cioè Why not la conoscono anche i ragazzi di 15 16 anni, è una cosa molto importante conoscere i nostri polli. Per questo dobbiamo ringraziare Luigi De Magistris.


8 Dicembre 2008

Bologna: gli ospiti del Paladozza


Pubblichiamo il video ed il testo delle interviste, rilasciate sabato 6 dicembre al Paladozza di Bologna, all'On.Silvana Mura, ad Antonio Ingroia, procuratore Antimafia Palermo, e a Giuseppe Maniaci, direttore di "Tele Jato".

D.Martinelli: Onorevole Silvana Mura a Bologna per questa giornata con Antonio Di Pietro, c'è un teatro che si sta riempendo di persone, mi risulta che lei è l'organizzatrice di questo evento.
S.Mura: Si spetta a me l'organizzazione nel momento in cui sono segretaria regionale in questa regione, tuttavia in questa giornata di affermazione della legalità, non c'è soltanto il leader dell'Idv Antonio Di Pietro ma anche numerosi ospiti, da Pino Maniaci, Antonio Ingroia, Aldo Pecora, Marco Travaglio, Peter Gomez, Oliviero Beha, Moni Ovadia, Shel Shapiro, tutte persone che per la loro storia di vita, o per le loro lotte contro la mafia, sono qui a testimoniare il bisogno in questo Paese di legalità.

D.Martinelli: Bologna come risponde?
S.Mura: Bologna vedo che risponde bene, anche se la manifestazione di oggi è a carattere regionale, riempire il Paladozza è stato davvero confortante ed esaltante.

D.Martinelli: Dott. Ingroia qui a Bologna per questa serata in questo teatro. Qual è stato il tema che ha toccato durante il suo intervento?
A.Ingroia: Di una mafia che non è soltanto un problema meridionale criminale, ma nazionale perché è diventata da semplice criminalità di intimidazione e di omicidi a criminalità finanziaria, con forti radicamenti in Italia e anche fuori, e quindi la necessità di un im,pegno globale contro la mafia.

D.Martinelli: Come si stanno comportando i giornali e l'informazione in questi giorni, rispetto a quello che sta accadendo fra le procure di Catanzaro e Salerno, secondo lei?
A.Ingroia: Si rischia di frastornare l'opinione pubblica non dando l'informazione corretta e facendo sembrare che il problema è una magistratura come se i magistrati fossero tutti uguali, una magistratura di qua e una politica di là. Così non è, la situazione &e grave; più complessa l'intervento immediato del Csm dimostra che il sistema funziona, ciò che occorre è dare ai cittadini una giustizia rapida altrimenti rimangono in questa situazione di frastornamento mediatico.

D.Martinelli: A suo avviso la separazione delle carriere fra giudici e pm è un bene o un male?
A.Ingroia: Io credo che, per quanto ho sentito prima, ciò che occorre è la riforma della giustizia, in realtà la riforma che si andrà a fare è quella della magistratura, ma è la giustizia che va riformata la giustizia per essere più rapida e più efficiente. E' questo di cui hanno bisogno i cittadini.

D.Martinelli: Pino Maniaci a Bologna in questa giornata, sul palco per il suo intervento, lei è editore di un'emittente locale vicino a Palermo ed è stato spesso oggetto di intimidazioni e di vicende poco piacevoli, come si vive nella sua realtà pa rlando di notizie scomode?
P.Maniaci: Si vive male perché poi si subisce le conseguenze di ciò che sono le notizie. Un esempio pratico? Noi siamo abituati a fare i nomi e cognomi delle famiglie mafiose del nostro territorio, sia di quelle che sono in galera che di quelle in libertà, poi scendi al bar incontri un loro esponenti e ti senti dire: "Ti sei divertito? Ma non potresti metterti un tappo in bocca e uno in culo?" E' questo il rischio di fare un'informazione scomoda. Avere una macchina bruciata, le gomme tagliate, si deve decidere semplicemente se continuare a informare o meno. Noi abbiamo deciso di continuare.

D.Martinelli: Le persone non mafiose che la incontrano per strada cosa le dicono?
P.Maniaci: Ci dicono di andare avanti, stiamo cercando di cambiare la nostra realtà e ci stiamo riuscendo egregiamente perché sta cambiando la mentalità. Le persone cominciano a denunciare e questo ci fa piacere.

D.Martinelli: Lei organizza trasmissioni con politici? Come si comportano le istituzioni e la politica locale nei suoi confronti?
P.Maniaci: Con la politica sia di destra che di sinistra non andiamo molto d'accordo perché noi facciamo i nomi anche dei politici collusi con la mafia. Però si comportano bene , nel senso che lo hanno capito. Stiamo cercando di cambiare la mentalità anche prendendo le distanze da questi pezzi di merda.

D.Martinelli: Ci sono nomi nuovi che farà nei suoi notiziari? Ci può dare qualche anteprima?
P.Maniaci: Diciamo che stiamo assistendo all'election day, si gioca sul nostro scacchiere l'elezione del mafioso che prenderà il posto di Pino Provenzano. Noi abbiamo nel trapanese Matteo Messina Denaro, Matteo Raccuglia nel parlamitano, ma molto probabilmente vincerà queste elezioni Giuseppe Salvatore Riina, figlio del boss Totò Riina che sovrasta tutti.

D.Martinelli: Lei pensa di aver vinto la sua battaglia?
P.Maniaci: Penso che per vincere la mia battaglia sarà opportuno sconfiggere la mafia, e questo obiettivo, per ora, è ancora molto lontano.


7 Dicembre 2008

L'allievo supera il maestro


Asfissiante come un tormentone stantio, si riaffaccia ogni tanto sulla scena Licio Gelli. Indugia nel ricordo di quando tutti i vertici delle forze armate e dell’ordine erano affiliati alla sua Loggia P2 e lui stesso faceva il burattinaio della politica italiana. Rimpiange di non aver portato a termine il suo compito e si compiace che lo faccia ora Berlusconi, cui semmai rimprovera scarsa determinazione.

Come dobbiamo pesare le sue parole? Certo il suo potere di ricatto su molti potenti deve essere ancora efficace. Non sappiamo a quanti soggetti parli, né quanto stringente sia il suo richiamo. Chi ne è toccato lo saprà.
Ma, dopo decenni di maneggi oscuri e coperti, il suo rappresentarsi come pioniere della nuova destra è ormai più stucchevole che temibile. Ed è addirittura fonte di equivoci interpretativi l’insistenza dell’opinione pubblica di centrosinistra a fargli il credito di una potenza in realtà ormai svanita.

L’anziano esponente della politica deviata fa l’elogio del fascismo ma non è più fonte di imbarazzo primario: Ciarrapico lo fa direttamente dal Senato e se ne vanta. Rammenta l’iniziazione con la spada e i guanti bianchi di Berlusconi nella sua Loggia P2 ma conferma solo un passo che il titolare della tessera 1816 ha cercato invano di far dimenticare. Perfido è il suo accenno affettuoso alla serietà del giovane Cicchitto ma, giunto al punto dov’è, l’interessato sarà ormai capace di vergognarsi meno della sua affiliazione alla loggia coperta (tessera 2223) che non del suo ruolo di promessa della corrente socialista lombardiana. Ed è vero che il centrodestra dovrebbe pagargli il copyright del suo programma, ma che ne sappiamo che non l’abbia già fatto?

Alla fine occorre chiedersi che cosa Gelli potrà mai prevedere o minacciare che non sia già avvenuto. I mezzi di comunicazione pubblici sono sotto il controllo del possessore dei mezzi di comunicazione privati (l’esistenza di Sky è l’unico limite al monopolio ma non trasmette in chiaro). Il possessore-controllore è al vertice del potere politico. Da lì esercita uno sfacciato uso privatistico dello stato e non gli basta. Vuole addomesticare i sindacati (antico sogno padronale mai svanito) e non gli mancano i mezzi per incrinare il loro fronte. Ma soprattutto progetta e realizza un piano di riduzione del Parlamento a strumento docile di trasmissione e attuazione della volontà governativa. Esercita la dittatura della maggioranza sulle assemblee elettive e costruisce la dittatura del governo sulla maggioranza. Immagina per sé il coronamento definitivo con l’ascesa al Quirinale.

Basta per capire che Berlusconi è infinitamente più pericoloso di quanto sia mai stato Licio Gelli? E che ormai non sono più da tempo la sua affiliazione alla P2 e l’affinità col suo programma la macchia sulla sua figura? Insomma è l’anomalia italiana il problema e non il fatto che questa sia stata tenuta a battesimo da Gelli. E qualsiasi cosa abbia fatto questi per incoraggiarla e favorirla non basta a dargli la primazia su di essa. Gelli ormai potrebbe benissimo non essere nemmeno esistito, ma l’anomalia italiana non solo esiste ma ha inquinato alla radice la democrazia e la repubblica. E’ più grave che Gelli abbia potuto immaginare di condizionare o fare eleggere presidenti del consiglio e della repubblica, o che Berlusconi abbia fatto già tre volte il presidente del consiglio e cerchi di diventare presidente della repubblica?
La classe dirigente di centrosinistra ha indugiato spesso alla retorica sull’appartenenza di Berlusconi alla P2: come se quello fosse il suo difetto principale. Come se un Berlusconi senza P2 fosse un soggetto normale in una democrazia normale.

Ma la retorica era solo fumo negli occhi della sua gente. Infatti quella classe dirigente non si è mai fatta scrupolo di intrattenere con lui rapporti compromettenti e sempre autolesionisti per l’intero centrosinistra. Ha dato una mano decisiva a risollevarlo tutte le volte che è stato davvero in difficoltà. I suoi leaders ci si sono scottati; D’Alema con la Bicamerale del 1996, Veltroni nel 2007-2008 con l’attribuzione a Berlusconi del ruolo di interlocutore unico.
Entrambi hanno sperimentato quale sia il valore della sua riconoscenza. Ma non è affatto detto che abbiano imparato la lezione.

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6 Dicembre 2008

Il Governo delle tre scimmiette


La legge Finanziaria 2009, approvata in commissione Bilancio, è una manovra sbagliata, che non risolvera' e nemmeno ridurra' i problemi economici che gli italiani si troveranno a dover affrontare.

Il provvedimento era stato impostato prima dell'estate e quindi prima dell'avvio della fase critica sui mercati finanziari, ma il Governo non ha apportato alcuna modifica al testo presentato in Parlamento. L'opposizione, in particolare l'Italia dei Valori, ha tentato di inserire qualche emendamento migliorativo, ma nessuno di questi e' stato approvato. Le nostre proposte prevedevano una riduzione del 2% della spesa pubblica e l'utilizzo di una cifra pari all'1% del Pil per agevolare il rilancio.

Tra gli emendamenti non accolti c'era l'incremento del fondo per gli interventi straordinari di edilizia scolastica, il rifinanziamento del Piano casa e quelli a favore delle politiche abitative; tutti quelli per ridurre i costi della politica, dall'abolizione del cumulo tra indennita' da ministro e indennita' da parlamentare, alla soppressione delle comunita' montane, all'obbligo per i Comuni di consorziare i servizi, alla riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti politici. Non e' stato accolto nemmeno l'emendamento per la restituzione del fiscal drag e quelli per aumentare le detrazioni fiscali sui mutui e sugli affitti prima casa, ma quel che e' peggio e' che e' stato escluso anche l'aumento del 10% delle indennita' per i non vedenti e quello del fondo per le vittime del dovere e della criminalita' organizzata.

In compenso la maggioranza non ha voluto reintegrare nemmeno il finanziamento per l'attivita' dell'Antitrust lasciando cosi' il mercato piu' libero da controlli. Ma ancor piu' e' stata concessa agli enti locali la possibilita' di rinegoziare i contratti stipulati sugli strumenti finanziari derivati e quel che succedera' tra un anno e' facilmente immaginabile.

Il Governo si ostina a fare la parte delle tre scimmiette non vede, non sente, non parla: o meglio, parla male, continuando la propria irrealistica propaganda mediatica a sostegno di provvedimenti non risolutivi e cercando di iniettare fiducia nei consumatori per una ripresa dei consumi difficilmente realizzabile, visto che i soldi non ci sono.

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5 Dicembre 2008

Why Not deve andare avanti


Nel tentativo di spargere fango, in modo che non si distingua l’erba buona da quella cattiva, oggi alcune agenzie stampa hanno riportato quanto segue:

DE MAGISTRIS: SALADINO, HO AVUTO RAPPORTI ANCHE CON DI PIETRO
…In effetti anche con l'On. Di Pietro ho avuto pregressi rapporti fino alla data in cui non mi e' stato notificato il primo avviso di garanzia, ragion per cui ho comunicato ad un soggetto attualmente vicino a Di Pietro come fosse inopportuno l'incontro precedentemente fissato, proprio per non creare imbarazzo all'On. Di Pietro". Lo afferma Antonio Saladino, imprenditore ed ex presidente della Compagnia delle Opere in Calabria, principale indagato dell'inchiesta Why Not…”


Si vuol fare di tutta l’erba un fascio, al fine di confondere le idee, e buttare all’aria tutta l’inchiesta? Tra l’altro, queste notizie circolavano già in rete da parecchi mesi e non mi sembra che abbiano mai avuto chissà quale rilievo. Non so se Saladino abbia commesso qualcosa di penalmente rilevante e mi auguro, per lui e per il Paese, che non sia così. Certo è che i miei rapporti con lui non sono stati né opachi né illeciti. Non sono solo io a dirlo. Ecco, infatti, cosa hanno riportato alcune agenzie on line all’epoca, circa i miei sporadici, e solo per fini elettorali, incontri con lui:

“…Il nome di Di Pietro compare sull’agenda di Saladino, le cui copie circolano nella redazione di un grande settimanale della sinistra italiana. In esse sono annotati tre incontri: un primo avvenuto durante la prima campagna elettorale (2001) del leader del neonato partito dell’Italia dei Valori. Di Pietro e Saladino si incontrarono all’aeroporto di Lamezia Terme e viaggiarono insieme fino all’hotel Capo Suvero di Gizzeria (Catanzaro). Si discuteva di politica e Di Pietro propose a Saladino un accordo di tipo elettorale. La cosa, però, non andò a buon fine e non se ne fece nulla. Un secondo contatto avvenne invece in occasione della campagna per le politiche del 2006, e i due si ritrovarono a Roma. Era presente all’incontro anche un aspirante candidato nelle liste di Di Pietro e il leader dell’Italia dei Valori chiese di nuovo a Saladino se fosse interessato ad accordi di tipo politico. Ma, anche questa volta, la proposta non sortì effetti. Un terzo abboccamento avrebbe dovuto svolgersi invece nel marzo dell’anno scorso, quando già era scoppiato il caso Why not. Un intermediario, che lavorava nella segreteria di Nicola Mancino, si fece avanti con Saladino per chiedere un incontro. Ma fu lo stesso imprenditore a suggerire di rimandare a tempi migliori, anche per evitare imbarazzi all’onorevole Di Pietro…”


Tutto qui. Nient’altro che incontri elettorali, senza alcun altro fine. Ed allora ribadisco che è estremamente necessario ricostruire fatti e rapporti di persone citate nell’inchiesta. Chi, come me, non ha nulla da nascondere non può che auspicare che ‘Why Not’ vada avanti. Anzi, buon senso vorrebbe che a proseguire le indagini fosse proprio De Magistris, il magistrato che, avendo iniziato l’indagine, conosce a menadito tutte le carte ed ogni risvolto processuale. E’ un’inchiesta che non deve essere lasciata nel limbo perché, ogni giorno, vengono tirate in ballo centinaia di persone, a volte a proposito, ma tante altre a sproposito.
Solo la magistratura può dipanare la matassa tra rapporti leciti e illeciti. Se non può più farlo De Magistris lo si lasci fare alla Procura della Repubblica di Salerno che ha dimostrato con i fatti di non aver timore reverenziale per nessuno.

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4 Dicembre 2008

Osservanza di comodo


Pubblico il video ed il testo del mio intervento di ieri, alla trasmissione "Transatlantico" su RaiNews24, dove ho risposto alla domanda del giornalista in merito alle dichiarazioni di Silvio Berlusconi sul contenuto del provvedimento che colpisce gli abbonamenti Sky.

Transatlantico: Berlusconi è soddisfatto. Dice: “Avete visto. Ho ragione io. Mi avete accusato di fare gli interessi miei, e invece alla fine mi sono comportato da uomo di stato e in coerenza con ciò che prevede la normativa europea. Lei che cosa ha da aggiungere?
Antonio Borghesi: Naturalmente non condivido. Che strano, le regole dell'Unione Europea valgono quando fa comodo. Quando c'è da mandare Rete4 sul satellite, con una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, allora non si applica. E' davvero strano, cosi com'è strano che, al momento in cui si doveva decidere quale percentuale di Iva dare, allora erano in gioco ancora gli interessi del Presidente Berlusconi, che pretendeva il 4%. Tanto che il 10% fu, a quel punto, una mediazione. A me pare che, guarda caso, non sbagliano mai contro Mediaset. Sbagliano sempre a favore. Questo la dice lunga sull'eventuale buona fede in questa materia.

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3 Dicembre 2008

Il Governo delle banane


Ieri il Governo ha chiesto la fiducia per i provvedimenti a contenimento della spesa sanitaria. Fiducia che è mancata da parte dell'Italia dei Valori. Ma la nostra è una fiducia, come ha dichiarato alla Camera il deputato dell'Italia dei Valori, Antonio Borghesi, che manca da lungo tempo e su molti fronti. Sono innumerevoli gli ambiti, citati nel discorso di Borghesi, che non ci trovano in sintonia con questo "Governo delle banane", ambiti che hanno scritto una brutta pagina della democrazia di questo Paese, screditando l'immagine dell'Italia in tutto il mondo.

Testo dell'intervento:

"Signor Presidente e signor Presidente del Consiglio, che con la sua assenza ostenta la sua disistima verso il Parlamento della Repubblica italiana. Questo banco del Governo vuoto ne è la dimostrazione. Non possiamo dare la nostra fiducia ad un Governo che fa continuamente a pezzi la nostra Costituzione, oltraggiata al di là di ogni misura dalla scarsa considerazione che il Presidente dimostra di avere per il Parlamento, considerato un organo inutile, un fastidioso ostacolo a decisioni prese con pochi accoliti, con poteri più o meno occulti, con banchieri privi dei requisiti di onorabilità, con imprenditori il cui unico intento è la speculazione senza alcun rischio dei propri capitali, spesso nascosti in paradisi fiscali.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che presto perderà la fiducia della sua stessa maggioranza: vi sono in quest'Aula, anche nella maggioranza, persone perbene, competenti, capaci e rispettabili, a cui sta a cuore la dignità del Parlamento e la loro stessa dignità e che, se per il momento si limitano ad alzare la voce contro il loro Governo in Commissione, mi auguro presto non accetteranno più di fare i burattini di qualcuno che li comanda a premere un pulsante (qualche volta anche due).

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che sistematicamente toglie ai poveri per dare ai ricchi, come con il provvedimento sull'ICI, che Prodi aveva limitato nell'esenzione, per il quale i comuni italiani attendono ancora adeguato ristoro (infatti, non sono certo i 260 milioni presenti nel decreto-legge in esame a darlo) ed intanto stanno tagliando i servizi ai cittadini per far quadrare i conti. E Robin Tremonti se la ride, contento per aver tolto, dice lui, i soldi a petrolieri, banchieri, ed assicuratori, in realtà pagati dai cittadini con i prezzi di benzina, di polizze assicurative e di interessi passivi.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che per un ignobile calcolo elettorale ha rifiutato di cedere Alitalia ad AirFrance, per darne la polpa ad alcuni imprenditori, in larga parte pregiudicati ed indagati, addossando la fiscalità ai cittadini, quindi con un costo aggiuntivo di 2 o 3 miliardi (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che distingue tra il federalismo delle parole, promettendo la responsabilità di chi amministra, e il federalismo dei fatti, che regala 500 milioni alla Campania, con la scusa dei rifiuti, 150 milioni a Palermo, 140 milioni al decotto comune di Catania, il cui ultimo amministratore, come premio per il disastro compiuto, siede nei banchi del Parlamento, 500 milioni a Roma, non meno indebitata di altre grandi città, e 38 milioni al Belice, per un terremoto di quarant'anni fa.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, con il giusto intento di colpire i fannulloni, in realtà toglie, dal primo giorno, il pane al lavoratore ammalato e l'assistenza familiare ai disabili, ma salva i dirigenti pubblici dal principio di responsabilità, cancellando nei decreti ogni punizione nei loro riguardi, quando sbagliano.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, con la scusa di salvare i risparmiatori, dà soldi alle banche (e ben più di quelli prelevati da Robin Tremonti), senza alcuna condizione, neppure quella di garantire più credito alle piccole e medie imprese o di eliminare i vergognosi bonus di manager capaci solo di pensare ai propri interessi con i soldi degli altri. Mi riferisco, in particolare, alle cifre da capogiro incassate, ad esempio, dal signor Passera, deus ex machina di tante operazioni finanziarie e politiche. Si tratta di cifre che sono schiaffi continui in faccia alle famiglie che faticano a sopravvivere.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che, dopo avere sbandierato agli italiani che avrebbe loro abbassato le tasse, alza, a livello intollerabile, la pressione fiscale su coloro che le pagano, ma nel contempo emana provvedimenti oggettivamente di collusione con l'evasione fiscale, quali la riduzione della tracciabilità dei pagamenti e l'eliminazione dell'elenco clienti ai fornitori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori). Eppure, in Italia, sfugge al fisco una rilevante quantità di ricchezza che, se acquisita, permetterebbe di dare sostegno ai sette milioni e mezzo di italiani che vivono sulla soglia di povertà.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che assume provvedimenti che, sempre, recano vantaggi all'azienda del Presidente, in un così rilevante conflitto di interessi. Non siamo fessi, Presidente, e non crediamo alle favole, e anche se fingete di pentirvi ci provate ogni volta, come con l'aumento dell'IVA a Sky, che è tra i pochi competitori di Mediaset. La verità è che mai avete sbagliato al contrario, facendo leggi contro Mediaset, e ciò toglie ogni dubbio sulla buona fede delle vostre azioni.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che, appena può, cerca di dettare leggi ad personam, sia che si tratti del Presidente del Consiglio Berlusconi, con l'ignobile provvedimento che va sotto il nome di «lodo Alfano», gli svariati tentativi di salvare Retequattro o il decreto sulle intercettazioni, sia che si tratti di salvare i suoi accoliti, con i provvedimenti salva-manager per salvare personaggi impresentabili come Cragnotti, Tanzi, Ricucci e i loro dirigenti, i quali hanno rapinato tanti piccoli risparmiatori, spesso con l'aiuto di banchieri compiacenti come Geronzi del quale, pure, si cerca oggi il salvataggio, depenalizzando la legge fallimentare.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che rapina persone debolissime, come i danneggiati da sangue infetto, i talassemici, i danneggiati da vaccinazioni e le loro famiglie. Dove sono finiti, Presidente, i 150 milioni di euro a loro destinati per il 2008, in aggiunta ai 180 previsti dall'ultima finanziaria del Governo Prodi e di cui si sono perse le tracce? Togliere soldi destinati a persone sofferenti è come perpetrare un furto due volte.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che taglia indiscriminatamente i fondi a scuola, università e cultura e che elimina migliaia di precari dopo averne richiesto i servizi per tre, cinque e persino dieci anni.

(Guarda il video) Non possiamo dare la fiducia ad un Governo che commette continui reati politici di riciclaggio di somme che altri Governi avevano già destinato. State letteralmente imbrogliando, questa è la parola giusta, gli italiani, lasciando credere di fare interventi da 80 miliardi di euro, quando in realtà si tratta di somme già destinate e previste da altri Governi, che ripresentate come nuove: in realtà non avete fatto nulla, a differenza di tutti gli altri Paesi europei, intervenuti con misure strutturali.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che sa solo inventare la Social Card, o meglio la carta di povertà. Ci dica, signor Ministro Robin Tremonti, se si è fatto dire il costo di emissione di ciascuna di queste carte che rischia, per una pubblica amministrazione inefficiente come la nostra, di costare più del misero valore che conterrà e che dovrà essere speso, altra "meravigliosa" idea di stampo liberale, in esercizi convenzionati e a prezzi prefissati.
In molti casi, tali prezzi saranno superiori a quelli praticati dai negozi discount e dai mercatini dove la povera gente va a rifornirsi.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo che istituisce un Ministro per la semplificazione legislativa, che afferma di tagliare le leggi e poi chiede a pensionati e a famiglie a basso reddito - al fine di ottenere la card di cui sopra - la compilazione di moduli e la richiesta di documenti per i quali ci vuole uno studio di consulenza. Signor Ministro Tremonti che non c'è, signor Ministro Calderoli che non c'è, fate come ho fatto io nel fine settimana e provate voi a compilare le carte che chiedete alla povera gente.

(Guarda il video) Non possiamo dare fiducia ad un Governo il cui Presidente del Consiglio pratica da sempre tentativi di corruzione politica. Non ci interessa se essi abbiano o meno valenza di reato penale ma, sul piano politico, restano tentativi di corruzione politica. Forse qualcuno si è già dimenticato che nel 1995, quando la Lega iniziò il disimpegno che portò alla caduta del suo primo Governo, venne messo in atto il più rilevante tentativo di corruzione politica che la nostra Repubblica ricordi nei confronti dei parlamentari di quel partito? Forse qualcuno si è già dimenticato che nella scorsa legislatura lei fece sistematici tentativi di corruzione politica nei confronti di senatori del centrosinistra per far cadere il Governo Prodi? Forse qualcuno si è già dimenticato del tentativo in essere riguardo alla Commissione di vigilanza RAI?

(Guarda il video) Non possiamo dare la nostra fiducia ad un Governo il cui Presidente del Consiglio chiede, ad ogni pie' sospinto, di annientare Di Pietro e l'Italia dei Valori che, evidentemente, iniziano a spaventarlo, per il crescente consenso che stanno ricevendo dagli elettori italiani. La rassicuriamo, signor Presidente: noi non spariremo, perché siamo un partito di uomini liberi che non devono rendere conto né a padroni né a potentati economici o sindacali né a corporazioni o, meglio, sappiamo e vogliamo rendere conto ai cittadini, che sono l'unico soggetto al quale pensiamo quando dobbiamo decidere come votare. Ed è a loro che pensiamo anche oggi esprimendo un «no» fermo e deciso al suo Governo, con la certezza che gli elettori stanno ben comprendendo di essere stati, ancora una volta, imbrogliati e presi in giro da lei e con la consapevolezza che molto presto, già dalla prossima primavera, potremo dire, in modo documentato, che lei non gode più non solo della nostra fiducia ma neanche di quella della maggioranza degli italiani (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni)
".

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2 Dicembre 2008

Una nuova politica per l'Abruzzo


Riportiamo due interviste, rilasciate ieri a Montesilvano, in provincia di Pescara, rivolte al candidato presidente della regione Abruzzo Carlo Costantini e alla senatrice dell'Italia dei Valori Patrizia Bugnano.

C.Costantini: (intervento) Tranne che da voi! Da voi cittadini gli ordini li prenderò sempre. Non li prenderò da chi ha agito con prepotenza, da chi ha rovinato il nostro Abruzzo, da chi l'ha portato nelle condizioni disastrose in cui si trova.

D.Martinelli: Onorevole Carlo Costantini, candidato alle elezioni regionali abruzzesi, ci attende un futuro abbastanza duro, sappiamo che un tema molto caro in questa regione riguarda l'occupazione.
C.Costantini: Si, certamente la ricetta non è quella che ci è vcenuta a presentare Silvio Berlusconi, il quale la settimana scorsa è venuto qui a colpevolizzare i cittadini abruzzesi, sostenendo che la crisi dovrebbe essere convenuta nella loro tirchieria, la loro indisponibillità a spendere e a consumare, evidentemente non è stato informato che gli abruzzesi i soldi non li hanno, che le famiglie non arrivano più alla terza settimana, che i pensionati non ce la fanno più e i nostr i ragazzi non trovano opportunità di lavoro e quando la trovano è precaria. Questo è l'Abruzzo col quale dobbiamo confrontarci. Io credo che l'incapacità di fare una disamina e un'analisi seria delle difficoltà del momento, costituiscano la mancanza di presupposti. Se non si conoscono i problemi eviedentemente non si è neppure capaci di presentare proposte, ed è questa la causa del silenzio assordante del candidato del Pdl che fino ad oggi non ha presentato proposte concrete.

C.Costantini: (intervento) Noi non possiamo rinunciare a questa grande opportunità così come non possiamo rinunciare a fare una ferma opposizione in parlamento, contro l'ultimo provvedimento che ha coperto finanziariamente una manovra assolutamente insufficiente, riducendo le detrazioni fiscali per un risparmio energetico, un provvedimento pericolosissimo, un provvedimento contestato dalle categorie economiche e sociali. Ci sono operatori economici e cittadin i che hanno investito del denaro con un affidamento della possibilità di poter beneficiare di detrazioni fiscali, oggi quelle detrazioni fiscali non ci sono più.

D.Martinelli: Quale sarebbe il primo provvedimento che adotterebbe come presidente dell'Abruzzo?
C.Costantini: Liberare le risorse economiche che sono presenti nei cassetti della burocrazia regionale, provinciale e comunale. Ci sono centinaia di milioni di euro che devono essere spesi con rapidità, ci sono opere pubbliche bloccate, ci sono pagamenti che devono essere eseguiti nei confronti dei fornitori della pubblica amministrazione, ci sono banche che lavorano con la Regione, Regione che mobilita trem miliardi di euro, ci sono banche che devono assumersi la responsabilità di ricominciare a prestare denaro, c'è la regione che può svolgere un ruolo molto importante, bisogna alimentare i circuiti finanziari e fare in modo che il sistema bancario e credit izio torni a prestare denaro, bisogna rilanciare i consumi rimettendo nelle tasche delle famiglie qualche euro in più.

C.Costantini: (intervento) Voglio mettere al centro di ogni decisione i diritti dei cittadini. Lo voglio fare nella sanità, nella tutela del lavoro, nei precari, nelle condizioni di difficoltà in cui versa la nostra economia. La scorsa settimana è venuto qui il presidente del consiglio (Berlusconi n.d.r.) a colpevolizzare gli abruzzesi. Ha detto agli abruzzesi: la crisi è colpa vostra! I consumi crollano perché voi non tirate fuori soldi dalle mattonelle.

D.Martinelli: Una battatua ancora sulla vicenda di Ortona e delle possibili trivellazioni.
C.Costantini: Io sono preoccupato perché la settimana scorsa alla Camera dei deputati è stato approvato il disegno di legge 1441, che stabilisce il potere assoluto dello Stato nella regolarizzazione delle autorizzazioni anche di procedure di valutazione di impat to ambientale anche per la ricerca e la perforazione per l'estrazione del petrolio. E' una scelta scellerata, un federalismo alla Berlusconi che evidentemente rivendica il dovere delle regioni di rivedere i conti quando si tratta di erogare denaro, però rivendica allo Stato il diritto di devastare l'ambiente delle regioni e di decidere in nome e per conto degli abruzzesi. Io farò in modo che tutto questo non avvenga e farò un'opposizione durissima qui in regione nei confronti di Berlusconi perché sono gli abruzzesi che devono decidere del loro futuro.

D.Martinelli: Senatrice Bugnano in questi giorni la Camera ha approvato il disegno di legge 1441 che di fatto esproprierà, in materia ambientale, la competenza delle regioni, di fatto un provvedimento che va contro il concetto di federalismo che anche Idv sta difendendo, e questa legge sta approdando in Senato.
P.Bugnano: Si noi proprio in settimana avremo l'inizio della discu ssione di questo provvedimento in Commissione attività produttive, sicuramente questo è un provvedimento su cui Idv farà la sua battaglia anche in Senato, infatti pensiamo di presentare degli emendamenti soppressivi proprio di questa norma, che espropria le regioni di questo compito importante. Un provvedimento che va proprio in direzione contraria delle politiche federalistiche, da una parte questa maggioranza di governo di centrodestra, che con la Lega vuole portare avanti una politica federalista, dall'altra continuano ad adottare provvedimenti, come quello sulla scuola, in cui espropriano le regioni e gli enti locali del loro potere, ma soprattutto la valutazione di impatto ambientale è molto importante e va fatta in modo rigoroso. Ebbene visto che le regioni hanno la conoscenza e le competenze sul loro territorio, non si può centralizzare tutto a Roma con questo provvedimento.

D.Martinelli: La scommessa dell'ambiente è importante anche perché si sta parlando molto di rifiuti, e diverse regioni italiane sono purtroppo interessate da questo problema a partire dalla Campania. A suo avviso le politiche che si stanno attuando come sono?
P.Bugnano: Il governo, come si è visto, ha fatto la politica degli annunci e dei grandi titoli, ci ha raccontato che ha tolto i rifiuti da Napoli ma sappiamo benissimo che nei vicoli dei piccoli paesi della provincia di Napoli ci sono ancora e purtroppo, questo governo, ancora una volta sta dimostrando che la politica degli annunci e non del fare sta incantando gli italiani, perché dai sondaggi pare che Berlusconi stia riscuotendo un "grande" successo, però noi lo aspettiamo ai prossimi appuntamenti elettorali perché sono sicura che gli italiani capiranno che questo governo non potrà portarli al successo e ad un miglioramento della qualità di vita, soprattutto per le classi sociali meno abbienti.



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