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31 Gennaio 2009

Estradizione per Battisti


Cesare Battisti è un ex terrorista. E' stato condannato all'ergastolo per aver commesso quattro omicidi durante gli anni di piombo. Attualmente risiede in Brasile, dove ha ottenuto lo status di rifugiato politico.

Pubblico il video ed il testo del mio intervento durante il sit-in tenutosi davanti all'ambasciata brasiliana lo scorso 24 gennaio.

"Quattro giorni fa abbiamo iniziato lo sciopero della fame per l'indignazione che questo Paese, e l'Italia dei Valori, sta provando e per dimostrare di essere arrabbiati contro una decisione del governo brasiliano di non estradare un assassino, che ha ucciso quattro persone e condannato una persona per trent'anni alla sedia a rotelle.
Su questo noi chiediamo che una persona condannata all'ergastolo debba scontare la pena nelle nostre galere, perché è un terrorista, perché ha vissuto i momenti bui di questo Paese contribuendo a far vivere il terrorismo.
Il Brasile dichiara che l'Italia è un Paese a rischio, che uccide addirittura i rifugiati politici. Il caso di Battisti non è quello di un rifugiato politico, ma di un assassino. Vogliamo l'estradizione di un assassino.
L'Italia dei Valori, e tutte le forze politiche, sta lavorando sia a livello diplomatico, politico e giuridico, affinché questo terrorista rientri in Italia e sconti la pena di quattro omicidi ad oggi impuniti.
Non possiamo vedere una persona che rischia di camminare libero in Brasile e dire che non torna in Italia perché non esiste la democrazie e la legalità nel nostro Paese. Questo è un Paese dove esiste la democrazia, la legalità, è un Paese che nella storia ha combattuto battaglie per portare avanti la parola democrazia. Vogliamo dimostrarlo ad un Paese che non ha capito cosa vuol dire la libertà.
Il Brasile e Lula, con la risposta al Capo dello Stato, ha dimostrato di non capire che cosa vuol dire essere un Paese libero e democratico come l'Italia. Dimostreremo davanti all'ambasciata brasiliana, fino a quando non sarà estradato il terrorista Battisti, e cominicaremo a raccogliere le firme di tutte le persone che vorranno dichiarare la loro indignazione ad un Paese che ci era amico e che oggi si sta trasformando un Paese che accoglie terroristi e banditi.
Il ministro Frattini deve tirare fuori il coraggio e ritirare il nostro ambasciatore in Brasile. Abbiamo presentato una mozione all'ambasciatore brasiliano, l'ha trasferita al governo, c'è stata una lettara d'indignazione da parte del Presidente della Repubblica Napolitano e la risposta è stata "a noi non interessa niente, il terrorista ce lo teniamo noi". E noi continueremo a combattere
."


30 Gennaio 2009

L'informazione e' morta. La Rete e' viva


Repubblica.it: "Una parte dell'Idv difende Napoletano"; La Stampa: "I colonnelli dell'Idv scaricano Di Pietro"; Il Giornale: "Di Pietro spacca l'Idv"; Corriere.it: "I dipietristi si spaccano su Napolitano".

Travisazioni e falsità orchestrate per arginare un successo che le prime stime attestano intorno ai 200 mila utenti collegati allo streaming di Piazza Farnese. L’informazione è morta. La Rete è viva.

Non c'e' nessuna spaccatura nell'Italia dei Valori, come riportato dai giornali che ci sognano, insieme ai nostri avversari politici, deboli, divisi, litigiosi, manettari, estremisti, populisti.

Questa è solo disinformazione, della più becera. E’ “l’arma di distruzione di massa” nelle mani dei partiti di cui accennava oggi Antonio Di Pietro. Condividiamo questa definizione dei media del Paese e li paragoniamo anzi ad un'arma chimica che paralizza le coscienze, un gas nervino.

Noi non ci allineiamo al sistema, ci allineiamo ai cittadini.
Confermiamo il sostegno ad Antonio Di Pietro, e il massimo rispetto nei confronti del Capo dello Stato.

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29 Gennaio 2009

Liberi di ...


Ancora una volta si tenta di colpire il ruolo di opposizione intransigente di Italia dei Valori, auspicando e costruendo inesistenti spaccature interne e ribadendo accuse di eversione. L'Italia dei Valori è stata ed è considerata strumentalmente dalla maggioranza una formazione politica 'eversiva' ed esclusa - essa sola - anche con atti noti di corruzione politica e di eversione istituzionale, da ogni ruolo parlamentare previsto per ogni forza di opposizione. Italia dei Valori ritiene di avere il diritto di manifestare dissenso e di esprimere denuncia per tale antidemocratica discriminazione.

L'Italia dei Valori ritiene di avere il diritto di manifestare dissenso, di esprimere denuncia e di promuovere ai sensi dell'art. 75 della Costituzione referendum abrogativo di una legge inaccettabile come il cosiddetto lodo Alfano, ritiene di avere il diritto di manifestare dissenso e di esprimere denuncia per la sistematica mortificazione della libertà di informazione, e ritiene di avere il diritto di manifestare dissenso e di esprimere denuncia per la organizzata e sistematica mortificazione della indipendenza e dell'autonomia della Magistratura.
L'Italia dei valori fa del rispetto della legalità e della legalità costituzionale la propria bussola, il proprio codice fondativo, e ribadisce, pertanto, l'importanza fondamentale del ruolo del Capo dello Stato e conferma la fiducia nella Istituzione.

A chi allora, se non 'rispettosamente' (come per ben due volte ha ripetuto Antonio Di Pietro nel suo intervento in Piazza Farnese), al Capo dello Stato, manifestare preoccupazioni e denunce? Forse dovremmo rivolgerci al Presidente della Confederazione elvetica? L'Italia dei Valori ha il dovere, ha il diritto, ha ancor di più interesse ad esprimere fiducia e, di fronte a gravi lesioni della legalità costituzionale e a modificazioni in atto della stessa Costituzione materiale, rivolgersi al capo dello Stato, rimasto, insieme ai cittadini elettori, il nostro ultimo 'giudice a Berlino'.

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28 Gennaio 2009

L'Alfano smemorato


Riporto il video e il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di ieri, martedi 27 gennaio, in merito alla relazione del ministro della Giustizia dei suoi primi mesi di governo, dove si è dimenticato di citare il primo provvedimento da lui emanato e che porta il suo nome: il "lodo Alfano".
Forse si è vergognato pure lui di quello che ha fatto.

Testo dell'intervento:

"Signor Ministro, ho ascoltato attentamente la sua relazione e proprio per questo non ho preparato preventivamente una risposta, proprio per non essere prevenuto nei suoi confronti.
Debbo innanzitutto complimentarmi con lei per la sua umiltà: ci ha fatto un elenco di provvedimenti di cui si è fatto promotore, ma ne ha dimenticato qualcuno di veramente importante, a cominciare dal primo provvedimento che lei ha emanato e che porta il suo nome, il «lodo Alfano».
Credo bisogna essere orgogliosi di quel che ha fatto: un milione di cittadini non sono d'accordo e hanno proposto un referendum abrogativo; i magistrati che stanno indagando e svolgendo i processi non sono d'accordo e hanno rimesso gli atti alla Corte costituzionale.
Credo che un Ministro che fa una legge che porta il suo nome, abbia tutto il diritto di dire in Parlamento che la rivendica; diversamente agisce, ne prendo atto, una persona che invece vorrebbe che ce ne dimenticassimo: ho voluto ricordarglielo.
Vorrei anche ricordare un'altra norma che lei, molto umilmente, ha dimenticato di riferire: la «salva-manager». Infatti, con la questione Alitalia, è stata introdotta anche quella norma in base alla quale, in questo periodo transitorio, si può fare tutto ciò che si vuole. In questi giorni, in queste ore, apprendiamo che decine di migliaia di persone, di cittadini piccoli risparmiatori che hanno buttato tutti i loro risparmi a mare, non possono prendersela con nessuno, nemmeno con quelle operazioni da insider trading compiute anche da qualche esponente di Governo che, ogni mattina, a seconda che si trovasse in Germania o in Francia, dava in vendita Alitalia a questo o a quell'altro e che, soprattutto, ha continuato a dire che Alitalia era viva quando, invece, è stata dichiarata fallita.
Credo che lei, che ha anche una competenza specifica su questa materia, dovrebbe fare una nota sul fallimento sostanziale di Alitalia perché, credo che lei lo sappia meglio di me, i libri sono al tribunale fallimentare di Roma, non altrove, e il commissario Fantozzi è un curatore che ha, a tutti gli effetti, le stesse responsabilità del curatore fallimentare, salvo quella penale.
Mi dispiace anche (anzi non mi dispiace, ma ne prendo atto) della sua umiltà di non aver ricordato neanche la norma cosiddetta «salva ministri», quel lodo Consolo che stiamo portando avanti in Commissione giustizia tutti giorni, e credo che il suo parere ci interessi molto.
Ci interessa, infatti, sapere se, anche con riferimento a questo provvedimento, vuole andare avanti e mettere la sua firma. Ci sono molti Ministri che si sono sentiti offesi: «Perché a lui sì ed a noi no? Perché a lui il lodo Alfano ed a noi no il lodo Consolo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)»?
Vorrei anche ricordare - ed allo stesso tempo vorrei complimentarmi ancora una volta per la sua umiltà - che lei, ancora oggi, ha detto che vuole presentare un altro provvedimento sulle intercettazioni su cui si sta discutendo. Ci sentiamo un po' presi in giro, in realtà, perché in Commissione giustizia ne stiamo già discutendo uno. Mentre discutiamo un provvedimento voi ci annunciate che ne presenterete un altro: allora, che stiamo facendo lì, stiamo giocando? Quel provvedimento all'esame della Commissione giustizia non va bene perché è troppo «pro-magistrati» e lo volete annacquare ancora di più?
Allora, è bene che glielo ricordi, signor Ministro, proprio perché possa apporre il suo nome a quel nuovo provvedimento sulle intercettazioni che vuol presentare, salvo che non lo voglia lasciare direttamente alla Presidenza del Consiglio (perché forse a «lui» interessa di più). È bene che le ricordi che questo provvedimento sulle intercettazioni non ha affatto contenuti di poco conto: esso prevede un tempo e una durata massima per le intercettazioni, sicché ogni latitante d'ora in poi saprà che dopo 15 giorni, grazie a Dio, potrà telefonare e ordinare al ristorante il piatto prelibato, in quanto sarà sicuro di non essere più intercettato.
Lo stesso vale per ogni persona che commette uno dei tanti reati, purché la pena prevista per gli stessi non sia superiore a dieci anni e, quindi, per la maggior parte dei reati.
«Lo so bene», lei ha affermato, «ma noi vogliamo combattere le associazioni mafiose e camorristiche». Ma se non volete neanche intercettarle (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
«Lo so bene», voi dite, «ma per quelle associazioni le intercettazioni sono possibili».
No, signor Ministro, non è possibile intercettarle, perché chi ha un po' di conoscenza delle tecniche investigative sa che un'investigazione non nasce sull'associazione, ma sul reato concreto il quale, sommato ad altri reati e moltiplicato per le persone che li commettono, una volta individuata l'identità del progetto criminoso, solo alla fine, fa scoprire l'associazione.
Allora, non prendiamoci in giro: voi non volete sconfiggere le associazioni criminali, non volete neanche scoprirle, perché non volete dare ai magistrati neanche il permesso di utilizzare le intercettazioni!
Addirittura siete arrivati al punto in cui le intercettazioni ambientali non si possono fare più se non per il caso concreto e specifico di un'attività criminosa in corso, non solo quando avvengono presso l'abitazione (e questo è comprensibile), ma anche quando avvengono al bar, quando avvengono in strada o quando avvengono in piazza. Insomma, le intercettazioni ambientali «non s'hanno da fare» perché se uno parla, anche per strada, non può esser ascoltato.
Allora, come si scoprono i reati? Questi sono i reati che si scoprono il giorno dopo, quando non è più possibile scoprirli.
Le dico ciò, signor Ministro, perché la sua relazione è una fotografia, è una fotografia della situazione di assoluta impossibilità per la giustizia di funzionare. Tuttavia, in concreto lei non ci ha offerto una proposta di soluzione; o, meglio, ha affermato che farà un esperimento sull'informatica con i fondi FAS, i fondi infrastrutturali.
Paradossalmente, i fondi veri, quelli che dovrebbero servire per la giustizia sono quelli provenienti dai reati. Non so se lo ricorda, signor Ministro, in quanto lo ha detto, ma l'ha fatto en passant. Lei ha affermato che quelle risorse serviranno per costituire il fondo giustizia. Peccato, però, che poi abbiamo approvato una serie di norme in cui si è affermato che tali fondi non sono destinati solo alla giustizia, ma anche a molte altre finalità e alla fine, visto mai che dovesse avanzare qualcosa per la giustizia, lo si destina a tale fine, salvo che il Ministro per l'economia e le finanze non ritenga di doverlo destinare ad ulteriori interventi.
Allora non ci prenda in giro! Allo stesso modo ci sentiamo presi in giro quando dice di aver affidato a un commissario il compito di costruire nuove carceri e di sistemare quelle esistenti: ma ci avete messo una lira? Con quali soldi lo farete? Ci avete messo una lira? Oggi lei questo ci doveva dire: se ci ha messo i soldi e dove ha preso i soldi, e non che farà appalti più svelti. Li può fare svelti quanto vuole, ma se non vengono pagati non li faranno i lavori (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
Signor Ministro, vorremmo ricordarle che, per far funzionare la giustizia, queste sono le nostre proposte; gliele facciamo noi, signor Ministro, hai visto mai! Lei ci ha detto che ha fatto qualche disegno di legge che giace (salvo il lodo Alfano, il lodo Consolo, il provvedimento sulle intercettazioni, il lodo salva-manager) e si discute in Parlamento. Noi le abbiamo preparato ventuno disegni di legge ed io le ho anche scritto una lettera personale per poterne discutere insieme. Abbiamo avanzato una serie di proposte ben chiare. Se volete far funzionare la giustizia ci vogliono, innanzitutto, le risorse finanziarie e queste ultime, signor Ministro (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania), a differenza del Governo precedente, sono state ridotte in bilancio del 27 per cento!
Non potete fare funzionare meglio la giustizia se riducete i fondi per far funzionare la giustizia: questa è logica matematica! Dovevate fare una proposta per risistemare l'organizzazione territoriale delle circoscrizioni giudiziarie. Ci sono un mare di tribunali piccoli (almeno un centinaio) che spendono tanti soldi soltanto perché devono sistemare l'urgenza e l'emergenza, ma non sono in grado di funzionare. Meno male che la criminalità organizzata non scopre ancora che si può sistemare territorialmente nei luoghi dove funziona il tribunale piccolo. Dite che ci sono la DDA e la DIA, ma solo dopo che si è scoperta la criminalità organizzata, perché fino a quando non si scopre deve procedere il tribunale piccolo il quale non ha, non dico quello che gli occorre per intercettare, ma nemmeno la benzina per la macchina, ma che dico, manco la carta da scrivere, ma che dico, manco la carta del cesso (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!
Ecco perché le risorse finanziarie sono necessarie, signor Ministro, così come (non l'ho detto io, ma i magistrati di Venezia, i quali si sono lamentati di questo per cui vi potete arrabbiare quanto vi pare) ci vuole un aumento delle risorse del personale.
Lei ha accennato che sistemerete anche le magistrature onorarie. Ma non è più urgente sistemare le magistrature onorarie piuttosto che i lodi salva-questo e salva quell'altro? Non possiamo pensare a vedere come agire per fare in modo che magistrati, magari bravissimi, come quelli militari possano servire a qualche cosa, visto che adesso non esiste più la naia?
Riteniamo che i fondi provenienti da reato debbano essere tutti destinati al fondo giustizia, che l'ufficio del processo debba essere un ufficio fondamentale, che la riduzione dei gradi di giudizio sia un passo che dobbiamo compiere il più presto possibile.
Riteniamo, certo, importante che le strutture penitenziarie possano e debbano aumentare e vi daremo il nostro sostegno se vi decidete a farle e al più presto, mettendoci i soldi, per l'appunto.
Ecco perché dico che la sua relazione è la fotografia dello stato dell'essere. Abbiamo bisogno di un Ministro della giustizia, invece, che ci indichi come fare per far funzionare meglio la macchina della giustizia.
Lei ci ha detto, all'inizio del suo discorso, che nel rapporto tra il Ministro e la magistratura al Ministro spetta la responsabilità dell'organizzazione. Ha rivendicato il ruolo di responsabile dell'organizzazione ed ha ragione, ma lo eserciti! Finora, si è esercitato molto nelle attività di inchiesta disciplinare nei confronti dei magistrati facendo di tutta l'erba un fascio. Credo sia necessario che si impegni anche per far funzionare l'organizzazione della giustizia e la macchina ordinaria della giustizia.
Per questi motivi, siamo delusi dal suo discorso. Infatti, si tratta di un discorso che semplicemente spiega come sta la giustizia e, alla fine, sostiene che si vorrebbe che la giustizia funzionasse (non abbiamo capito per chi). Lei, addirittura, ha indicato una serie di successi dell'articolo 416-bis nei confronti delle associazioni criminali.
Noi riteniamo che abbia fatto bene a restringere le possibilità di dialogo dei detenuti criminali mafiosi con il mondo esterno, ma non possiamo condividere l'idea per la quale si fa una norma e se, quando il magistrato la applica, la norma non convince, si prende di mira il magistrato e non la norma.
Ecco perché rispondiamo positivamente al suo appello «miglioriamo la giustizia per migliorare l'Italia». Il problema di fondo è che mi pare che, fino ad ora, l'attività di questo Governo (e anche i provvedimenti presi) non hanno migliorato né la giustizia, né l'Italia e, ogni volta che la giustizia cerca di fare qualcosa in più per scoprire come stanno in realtà le cose, si impedisce e si mette la museruola ai magistrati.
Guardi, per esempio, cosa ha fatto da ultimo con riferimento alle sedi disagiate. Non condividiamo questa idea sulla base della quale nelle sedi disagiate con attività monocratiche ci debbano andare soltanto i magistrati che abbiano un'esperienza passata (come se questo sia l'unico elemento di valutazione) e non i magistrati di prima nomina.
Citando Beccaria, lei ha detto che il processo è già una pena. Le ricordo, senza scomodare Beccaria, che la prima pena la subisce la vittima del reato e a questa dobbiamo pensare insieme all'imputato (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
"

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27 Gennaio 2009

Sicurezza di facciata


Chi credeva che l’emergenza sicurezza fosse stata risolta con un colpo di bacchetta magica è stato riportato alla realtà dai tristi episodi degli ultimi giorni: le strade delle città italiane rappresentano ancora un pericolo per i cittadini e soprattutto per le donne.

Non poteva essere altrimenti perché il governo al di là della propaganda ha fatto ben poco. Anzi ha tagliato risorse, mezzi e uomini alle forze dell’ordine. Così se con una mano ha mandato una manciata di militari in qualche città italiana a vigilare davanti ai tribunali o alle ambasciate, con l’altra ha ridotto drasticamente il numero di agenti che contrastano la criminalità sul territorio.

Annunciare una fase due sull’onda dello sconcerto provocato dai due stupri di Roma e Guidonia è una presa in giro, perché non c’è mai stata una fase uno.

Il governo rinunci alla politica degli annunci, che è alla base del fallimento attuale, e metta subito sul piatto più soldi, più mezzi e più uomini per le forze dell’ordine.

In particolare il premier dovrebbe avere la decenza di avere rispetto per il dramma di una donna che subisce violenza. Sostenere che per evitare gli stupri servirebbe un militare per ogni bella donna che vive in Italia è un’agghiacciante dimostrazione di scarsa serietà e altrettanto scarsa responsabilità.


26 Gennaio 2009

Il trattato con la Libia


Non v’è dubbio che il nostro Paese abbia necessità, oggi più che mai, in un quadro internazionale carico di problemi e tensioni, di portare avanti una politica di forti relazioni nell’area euro-mediterranea, con un ruolo deciso, chiaro e protagonista che per tradizione l’Italia ha sempre avuto, soprattutto nel sostenere il confronto tra le diverse culture dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Quello che, invece, è accaduto questa settimana alla Camera, chiamata a ratificare, in tutta fretta, il “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra la repubblica Italiana e la grande Giamahiria araba libica popolare socialista” non va in questa direzione, nel senso che quanto stipulato non appare nell’interesse di cittadini libici o italiani quanto piuttosto nell’interesse di lobbies trasversali che andranno poi a operare all’interno di quel paese per interessi personali (leggi: presumibilmente i soliti amici della cordata Alitalia).

Va detto che - da tempo - si avvertiva il bisogno di stringere un‘intesa con la Libia dopo anni di tensioni, incomprensioni, rivendicazioni che hanno caratterizzato i rapporti tra queste due Paesi ‘confinanti’. Un fatto che finalmente mettesse la parola fine a tutte le dispute e recriminazioni afferenti un periodo di occupazione coloniale, quello tra il 1913 e il 1943, che non è stata certo una bella pagina della nostra storia. Ma quello di cui parliamo è un Trattato che non ci piace. Alcune clausole contenute in esso, infatti, sono inaccettabili, ledono il nostro interesse nazionale. L’Italia , ripeto, con troppa fretta ha rinunciato a propri diritti e legittime pretese.

Ci aspettavamo che fosse scritto a chiare lettere che anche la Libia assumeva impegni chiari, incontrovertibili per frenare il flusso di disperati che , a un ritmo ormai insostenibile, partono da quelle coste per sbarcare sulle nostre (paradossalmente l’unico provvedimento concreto chiesto ai libici è la richiesta del rispetto dei protocolli di cooperazione e sul pattugliamento del mare firmati dal precedente governo Prodi); ci aspettavamo impegni concreti per il rispetto dei diritti umani in un Paese guidato in maniera non propriamente democratica.

Invece, ci ritroviamo a impegnare l’erario a un esborso di 5 miliardi di dollari, nell’arco di 20 anni, per la costruzione di infrastrutture a risarcimento dei danni conseguenti a un periodo di sopraffazione come quello coloniale. Chi pagherà questo denaro se non noi contribuenti in termini di incremento della bolletta energetica da parte dell’Eni (e’ infatti prevista un’addizionale del 4% sugli utili di questa società che si scaricherà sul consumatore utente); ci troviamo a portare avanti una collaborazione nel settore della difesa con un forte partenariato industriale, cioè in qualche modo andiamo a concedere tecnologie e conoscenze militari, non si capisce bene a quale titolo; ci troviamo a dover controllare i confini delle zone desertiche della Libia attraverso i satelliti, come a dire che rischiamo di regalare informazioni militari per un uso politico nei confronti dei paesi confinanti; ci troviamo con l’impegno di non concedere l’uso delle basi militari presenti sul nostro territorio senza sapere come questa norma si possa collocar nel quadro delle nostre alleanze, in particolare quella della NATO.

Insomma, il voto contrario di Italia dei valori su questo trattato è nato dalla convinzione che queste norme non tuteleranno affatto l’Italia dalla marea dei tanti disperati utilizzati cinicamente proprio per fare pressione verso i Paesi europei,
Italia dei Valori ha, tuttavia, convintamente sostenuto le proposte emendative in favore dei connazionali espulsi quarant’anni fa dalla Libia in termini di risarcimento anche se, come Gruppo volevamo che questo risarcimento avvenisse con un prelievo dal doppio rimborso elettorale scandalosamente riconosciuto ai Partiti eletti nel 2006, anche per i tre anni successivi, a quelle forze non più presenti in Parlamento piuttosto che mettere le mani nelle tasche dei cittadini.

Invece, il Governo ha preferito aumentare ulteriormente l’aliquota di tassazione dall’8,3 al 10,3 per mille dell’addizionale IRES.
Ancora una volta, dunque, saranno gli italiani a pagare gli spot propagandistici e le furbate di Berlusconi.

Postato da F.Evangelisti, Antonio Di Pietro in | Commenti (67) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

25 Gennaio 2009

Riforma della contrattazione: cortina fumogena


L'accordo sulla riforma della contrattazione, sottoscritto col governo da diverse organizzazioni sindacali e la Confindustria, senza la firma della CGIL, supera il celebre accordo del 23 luglio del 1993, realizzato al tempo del governo Ciampi. Ancora una volta la mancanza di soluzioni strutturali nelle proposte del governo determina una divisione del sindacato che speriamo si possa ricomporre quanto prima. Si sentono in giro affermazioni contrastanti sui contenuti dell'accordo, alcune che lo stroncano, altre che lo assumono come modello ideale delle future relazioni sindacali. Voglio dire subito che è una prassi consolidata, seppure deprecabile, degli accordi sindacali quella di avvolgere i punti effettivamente vincolanti da una serie di promesse e indicazioni di principio che ben difficilmente, poi, vengono mese in atto. Anche il celebrato accordo del 1993 aveva questi limiti.
Se depuriamo l'intesa appena realizzata dalle molte affermazioni semplicemente esortative e dagli auspici di ulteriori interventi del governo e delle parti, per altro del tutto facoltativi, il contenuto dell'accordo si riduce a due questioni essenziali.
La prima è l'assunzione che, per stabilire l'ammontare massimo degli aumenti contrattuali dei contratti nazionali di categoria, si utilizzerà un parametro elaborato da Eurostat e che si chiama IPCA, al posto del vecchio indice della inflazione programmata. Apparentemente sembrerebbe un miglioramento, perché l'inflazione programmata costituisce una decisione politica e non statistica. Ma l' indice IPCA viene depurato del contributo all'inflazione apportato dagli aumenti dei prezzi dei beni energetici (energia e materie prime energetiche). Tutti sanno che questi aumenti costituiscono la principale componente dell'inflazione e la loro depurazione determinerà una riduzione strutturale del potere d'acquisto dei salari e degli stipendi nei prossimi anni.
Se si aggiunge che il recupero della differenza tra inflazione reale e inflazione misurata dall'IPCA avviene nel triennio successivo a quello in cui si è avuta la perdita e che tale recupero non è automatico ma si ottiene per via negoziale, diventa chiaro che ogni contratto nazionale si occuperà di recuperare in parte il potere d'acquisto perduto nel triennio precedente e non anticiperà per nulla le perdite future di potere d'acquisto. La seconda questione essenziale è l'accettazione da parte del sindacato che la remunerazione degli aumenti di produttività del lavoro potrà essere presa in considerazione solo negli accordi aziendali. Oggi i contratti nazionali remunerano anche quella che si chiama la produttività media del settore. Domani non sarà più possibile. Inoltre la distribuzione territoriale delle imprese in cui si fa la contrattazione aziendale dice che esse sono solo alcune delle imprese medio grandi, preferibilmente collocate nel centro-nord. Questo poterà ad una progressiva diversificazione retributiva tra i lavoratori delle imprese più grandi e quelli delle imprese minori, che sono oltre il 90% di tutti i dipendenti e tra le imprese del centro nord e quelle del sud, riportando la situazione alle famigerate gabbie salariali.
Il resto dell'intesa è una cortina fumogena per mascherare questi due punti strutturali.
Per dire tutta la verità, ci sarebbe da dire qualcosa anche sulla norma che vieta le azioni sindacali durante la contrattazione, tal che essa si dovrebbe svolgere senza il consueto appoggio della pressione dei lavoratori. Ma questo è un argomento di stretta rilevanza sindacale e non voglio fare facili commenti. Dico solo che una trattativa sindacale non è un invito a un pranzo di gala, come diceva Lech Walesa.
Si capisce bene perché la CGIL non ha firmato e quanto sia avventuristico pensare di riformare la contrattazione senza l'accordo del sindacato che rappresenta la maggioranza del mondo del lavoro e dei pensionati.

Postato da Paolo Brutti in | Commenti (46) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Gennaio 2009

Nuova tassa Rete4


Francesco Di Stefano, coraggioso editore di Europa 7, e i suoi legali hanno espresso una legittima amarezza per la decisione del Consiglio di Stato di imporre al ministero un risarcimento di un milione di euro per i danni subiti da una emittente alla quale è stato impedito di esistere.
Non vi è dubbio che si sia trattata di una decisione singolare e quanto meno contraddittoria rispetto alle stesse premesse del medesimo consiglio. Nelle premesse, infatti, la medesima corte riconosce che l’emittente ha subito danni gravissimi dalla mancata applicazione delle sentenze della corte costituzionale e delle stesse direttive della comunità europea. Accertata la gravissima infrazione il consiglio ha sostanzialmente deciso di rinviare al Tar la questione delle frequenze e ha condannato il ministero al pagamento di una multa che appare lontanissima dal danno accertato dalla medesima corte. Non siamo abituati a dileggiare le sentenze, qualunque esse siano, ma questa ci sembra risentire in modo eccessivo, per usare un eufemismo dello spirito dei tempi. Sarebbe, tuttavia, pericoloso non cogliere alcuni elementi che pure emergono da questa decisione. Le violazioni sono state accertate in modo definitivo. Chi le ha denunciate, pochissimi, non era dunque un pazzo.
La decisione del consiglio di stato non annulla affatto la sentenza della corte europea, anzi rinvia ad essa.
Il governo non è stato assolto e dovrà provvedere a reperire le frequenze utili a consentire il corretto funzionamento della emittente.
Le decisioni sin qui assunte non hanno recepito le indicazioni dell’Europa. Bisognerà dunque riprendere una forte iniziativa per non lasciare solo l’imprenditore Di Stefano di fronte al presidente del consiglio editore e alle sue corazzate politiche e mediatiche.

Resta, infine, una domanda chi pagherà la multa sia pure esigua? Pagherà lo Stato? I cittadini dovranno versare il loro obolo sull’altare del conflitto di interessi? Subito dopo dovranno portare le fedi nuziali all’altare della patria per sanare le multe che arriveranno dalla comunità europea?


PS: La manifestazione dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella, a cui parteciperà l’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, Sonia Alfano, Beppe Grillo, Marco Travaglio, Carlo Vulpio ed altri sostenitori, deve trasformarsi in un momento per non lasciare sola la giustizia.
A sostegno di Luigi Apicella ma anche di Luigi De Magistris, di Clementina Forleo, contro il Lodo Alfano e contro l’ultima porcata governativa: il bavaglio alle intercettazioni.

Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 - 14.00 in piazza Farnese l’appuntamento è con la democrazia, ed i protagonisti saranno i cittadini che invitiamo caldamente a partecipare.

Postato da Giuseppe Giulietti in | Commenti (92) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Gennaio 2009

Aboliamo il contrassegno SIAE


Il gruppo dei Senatori dell'Italia dei Valori ha presentato un disegno di legge per l'abolizione del contrassegno S.I.A.E. su CD, DVD e su tutte quelle opere d'ingegno che oggi vengono distribuite su supporti informatici.

Perché lo abbiamo fatto? Innanzitutto, il contrassegno viene istituito oltre 50 anni fa e riguardava soltanto i supporti cartacei. Oggi, questo contrassegno sopravvive in pochissimi Paesi europei: la Romania, la Grecia e il Portogallo. Chi lo vuole mantenere dice che serve per contrastare la pirateria, specialmente quella informatica. Noi diciamo che il contrassegno è un inutile vantaggio per la S.I.A.E., non contrasta la pirateria e, purtroppo, da sanzioni penali a chi non rispetta quest'obbligo di contrassegno.

L'Italia dei Valori ritiene che l'abolizione del contrassegno sia innanzitutto un notevole risparmio, consente una circolazione più libera di questi prodotti, e altra cosa deve rimanere la lotta alla pirateria, che va irrigidita, che va sostenuta, con atti reali, non con l'apposizione di un bollino. E' un aggravio di costi che il cittadino non deve pagare.

D'altra parte, vi è una sentenza dell'otto novembre 2007 della Corte di Giustizia europea che dice: non si può far pagare ai privati per questo bollino, per cui di fatto è come se ci fosse un infrazione. A seguito di questa sentenza della Corte di Giustizia europea, anche la Cassazione ha detto che questo sovrapprezzo non è opponibile ai privati, quindi non va pagato. E se non va pagato, è giusto che il Parlamento si occupi di problemi concreti e cancelli questo odioso contrassegno.


PS:
Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 - 14.00 in piazza Farnese l’appuntamento è con la democrazia, ed i protagonisti saranno i cittadini che invitiamo caldamente a partecipare.
La manifestazione dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia a sostegno del Procuratore Capo di Salerno Luigi Apicella, a cui parteciperà l’Italia dei Valori ed io personalmente, deve trasformarsi in un momento per non lasciare sola la giustizia. A sostegno di Luigi Apicella ma anche di Luigi De Magistris, di Clementina Forleo, contro il Lodo Alfano e contro l’ultima porcata governativa: il bavaglio alle intercettazioni.

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22 Gennaio 2009

Lettera aperta a Carlo Costantini


Riporto di seguito una lettera aperta rivolta a Carlo Costantini, dove esprimo tutta la mia stima per la sua onestà ed il rispetto per i cittadini che ha dimostrato in seguito alla sua rinuncia all'incarico parlamentare per fare il leader dell'opposizione in Abruzzo.

"Caro Carlo,
desidero esprimerti tutta la mia stima per la tua decisione di rinunciare al seggio di deputato a Roma per dedicarti interamente alla tua regione. Dopo esserti candidato alla presidenza dell’Abruzzo, peraltro in una situazione molto difficile, ed aver portato l’Italia dei Valori e l’intera coalizione ad un risultato eccellente ora fai una scelta coerente con le promesse elettorali: rinunci ai ‘privilegi di Casta’, torni in Abruzzo a fare il leader dell’opposizione in Consiglio regionale.
Una scelta inusuale, rara, per il costume politico italiano. Hai dimostrato che ci sono valori più importanti della ‘poltrona’, come il rispetto per tutti quei cittadini abruzzesi che ti hanno votato. La tua scelta è la riprova che sei una persona onesta, leale, per bene, che mantiene fede agli impegni assunti.
Spero che questa tua decisione sia di esempio per tutti quelli che fanno politica in Italia. Ti ringrazio infine per il prezioso lavoro svolto in questi anni in Parlamento. Con stima e affetto.
Massimo Donadi
"

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21 Gennaio 2009

Da Piazza Navona a Piazza Farnese


Why not non s’ha da fare.

E’ toccato al pm Luigi De Magistris, a cui fu avocata l’indagine e poi trasferito. E’ toccato al procuratore capo di Salerno Luigi Apicella con sospensione dalle funzioni e dallo stipendio. E’ toccato infine, con un trasferimento cautelare, ai due pm di Salerno, Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani, che indagavano sulle ragioni per cui era stato impedito da De Magistris di fare il suo lavoro.

Quello che sta avvenendo sa dell’incredibile, e quella su Apicella è una decisione senza precedenti. il Consiglio Superiore della Magistratura che ha eseguito gli ordini del ministro dell’Ingiustizia Angelino Alfano.

Le ragioni della richiesta di sospensione per bocca di Alfano sono “gli atti abnormi – riferendosi al decreto di perquisizione e sequestro disposto dai pm di Salerno gli atti dell’indagine Why Not, atti mai rilasciati alla Procura di Salerno da quella di Catanzaro – nell'ottica di una acritica difesa del De Magistris con l'intento di ricelebrare i processi a lui avocati”. Parole senza senso, che un uomo di legge, quale lui dovrebbe essere, non avrebbe mai pronunciato.

In sostanza Angelino Alfano ha messo in discussione il contenuto di un atto, la perquisizione e il sequestro chiesti dal Procuratore capo di Salerno Luigi Apicella, invece di lasciarlo impugnare davanti al Riesame o davanti alla Cassazione dagli indagati perquisiti. Atto (decreto di perquisizione e sequestro) che per lo più, successivamente, il tribunale del Riesame di Salerno, nel silenzio mediatico più assordante, ha ritenuto legittimo. Quanto accaduto è un fatto gravissimo. Unico nella storia della nostra democrazia.

Mercoledì 28 gennaio 2009 dalle 9.00 - 14.00 Italia dei Valori ed io personalmente parteciperemo unitamente all’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, ad altre associazioni e ai cittadini alla manifestazione in Piazza Farnese a Roma a sostegno del Procuratore Capo di Salerno, Luigi Apicella. Chi ci vuole stare batta un colpo.

Iscrivetevi alla Manifestazione su Facebook (link).


diretta.gifPer chi non sarà presente, invito a seguire la giornata in diretta streaming dal Blog o dal sito www.italiadeivalori.it.

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20 Gennaio 2009

Due popoli, due stati e libera informazione


Il passaggio al nuovo anno è stato segnato dal violento riemergere del conflitto tra israeliani e palestinesi. Il conflitto si è protratto a lungo, in un momento di drammatica debolezza di Abu Mazen, di campagna elettorale in Israele, di attesa di insediamento negli Stati Uniti del Presidente Barak Obama e di coincidenza con il cambio di presidenza dell’Unione Europea. Agli atti di violenza di Hamas si è sommata la scelta bellica del Governo di Israele.

Le macerie stanno sotto i nostri occhi. Più di mille morti in terra palestinese, gran parte dei quali civili indifesi. Le stesse organizzazioni umanitarie sono state oggetto di attacco e sono state messe nelle condizioni di non poter operare soccorsi. Intorno a questo terribile scenario si è manifestato un altro elemento altamente scoraggiante per la risoluzione del conflitto in Medio Oriente, e cioè quello dell’incapacità della politica e delle diplomazie internazionali a farsi ascoltare, a rendersi protagoniste di un’azione congiunta efficace per il ripristino della legalità internazionale e della pace. Come Italia dei Valori lo abbiamo espresso più volte e in più sedi.

Il destino di israeliani e palestinesi è, e rimarrà, intrecciato; l’esistenza dei due popoli, per quanto invischiati da troppi anni in odi e risentimenti reciproci, dipenderà dalla loro capacità di imparare a coesistere e riconoscersi come legittimi. Lo Stato di Israele, per vivere in pace, ha bisogno di un autorevole Stato palestinese e viceversa.
Purtroppo, quest’ultima guerra lascia esterrefatti per quella mancanza di lungimiranza che l’ha resa così cruenta e sproporzionata nell’uso della forza. Più di trecento bambini morti a Gaza peseranno come un macigno sulla qualità dei prossimi rapporti tra i due popoli e le due rappresentanze politiche. Non ci sono alibi, né politici, né militari: dai resoconti giornalistici e dalle testimonianze degli operatori umanitari sul campo è emersa una carica distruttiva ingiustificabile.

In Italia, purtroppo, abbiamo assistito, oltre che alla pavidità ed alla approssimazione della nostra politica estera, anche a una serie di minacce censorie, rivolte da alcune forze politiche e da alcune figure istituzionali, a trasmissioni televisive giornalistiche che hanno informato su scenari e ricadute importanti del conflitto mediorentale. Annozero di Michele Santoro ad esempio. Un simile atteggiamento ha tutti i caratteri del solito vizio del potere politico italiano che vuole condizionare il lavoro dei giornalisti e quello della libera informazione. Probabilmente riflette, anche, l’antico stratagemma del potere di turno che vuole far parlare d’altro per nascondere gli insuccessi del proprio operato. Ma rimane il fatto che una trasmissione che ha messo l’accento su una parte importante della realtà in questione, le vittime innocenti e l’inerzia della politica nazionale ed internazionale, è stata oggetto di diffide ed intimidazioni.

In Italia ci sono tanti organi di informazione, ognuno dei quali può mostrare una prospettiva particolare sugli accadimenti che intende far conoscere. Nessuna può essere considerata come testimone unico di verità. La migliore informazione è quella che dichiara su cosa vuole informare senza per questo sostenerne un primato di verità. Ad argomentazioni si risponde con argomentazioni. Il fatto che in Italia persistano pulsioni censorie e strumentali rispetto alla libera informazione ed alla libera opinione genera ancor più sdegno se si considera lo scenario all’interno del quale queste si sono ripresentate.


19 Gennaio 2009

Tremonti: un ministro tra le nuvole


Sta succedendo quello che si temeva. Anche per i Paesi dell’Unione europea la crisi finanziaria globale si è trasformata in recessione. L'Italia ha chiuso il 2008 con una riduzione del PIL dello 0,6% e la previsione è che nel 2009 il PIL precipiterà di un altro 2%. Siamo in recessione e ci rimarremo almeno fino al 2010. Le ripercussioni si fanno già sentire duramente sul sistema produttivo e sull'occupazione. L'apparato produttivo si rimpicciolisce e calano i redditi, sia per la caduta dell'occupazione, sia per l'aumento della cassa integrazione e la difficoltà a rinnovare i contratti di lavoro. In questa condizione l'Italia rischia una recessione più profonda e più prolungata di quella degli altri Paesi maggiori dell’Unione europea.

Il ministro Tremonti, beato lui, dice che non c'è niente di cui preoccuparsi e che al massimo finiremo ai livelli del 2005. Intanto però nuovi giovani si presenteranno sul mercato del lavoro e per questi, senza una crescita della base produttiva, non c'è speranza di occupazione. Tremonti fa molta filosofia ma le azioni pratiche da lui messe in atto si rivelano poco di più che dei pannicelli caldi.

Se l'Italia si rimpicciolisce e perde ancora di produttività, alla fine del ciclo negativo ci troveremo in grande svantaggio rispetto a quei Paesi che avranno approfittato della recessione per realizzare profondi processi di ristrutturazione e di innovazione, nella produzione e nei servizi.

Se i redditi disponibili continueranno a diminuire in modo strutturale, verrà intaccato anche il risparmio delle famiglie e si allontanerà la prospettiva di una ripresa dei consumi. In un quadro di questo tipo che senso ha concentrare gli interventi sulla defiscalizzazione degli straordinari, che si stanno quasi azzerando, sulla riforma del sistema contrattuale, mentre i contratti non si rinnovano o sull'aumento dell'età di pensionamento di vecchiaia per le donne, che di per sé riduce fortemente il turn over?

Servono, invece misure più semplici e più incisive.

Innanzitutto bisogna provvedere ad un aumento delle risorse per gli ammortizzatori sociali, insieme ad una loro estensione alle diverse forme di occupazione e un collegamento tra l'accesso delle imprese agli ammortizzatori sociali e piani di investimento volti all'innovazione produttiva e alla diversificazione. Il ministro Sacconi parla di una nuova disponibilità di risorse per gli ammortizzatori sociali, ma non dice da dove verranno prese. Tremonti fa capire che dovranno venire dalle regioni, con la conversione a questo scopo del Fondo sociale europeo per la formazione professionale. In questo caso non si tratterebbe di risorse aggiuntive e vedo molto difficile un accordo con le regioni per far gestire i loro fondi al ministero del Lavoro.

In secondo luogo è necessario un sostegno ai redditi mediante la restituzione del fiscal drag, l'aumento del sussidio di disoccupazione e la detassazione degli ammortizzatori sociali. E' paradossale che lo Stato intervenga per sostenere il reddito di chi perde il lavoro e poi glielo decurti con le tasse. E' da riflettere se invece che la detassazione degli straordinari non convenga pensare alla detassazione degli aumenti contrattuali nazionali e aziendali, legati alla produttività.

In terzo luogo bisogna mettere a punto un piano di opere pubbliche immediatamente cantierabili, facendo leva sugli investimenti promessi, con impegni solenni e vincolati alle tariffe, dai concessionari privati e pubblici al momento della sottoscrizione delle concessioni, sia nel sistema stradale che in quello aeroportuale e portuale, che in quello ferroviario. Anche qui Tremonti parla di cifre strabilianti. Ma anche queste non dovrebbero uscire dal bilancio statale ma da sovvenzioni dell’Unione europea. Il quadro è fumoso e imbrogliato. Quello che si vede per certo è che l'aggiustamento del rapporto tra il debito e il Pil e quello del rapporto deficit-Pil, sia pure nelle misure più abbondanti consentite dall’unione europea, avviene, nel bilancio dello Stato del 2009, attraverso riduzioni della spesa in conto capitale, soprattutto della spesa di cassa, che è quella che conta al fine della immediata cantierabilità degli investimenti.

Questi sono i fatti e i fatti hanno la testa dura. Tiriamo giù Tremonti dalla testa tra le nuvole delle sue filosofie e portiamolo a confrontarsi con la crisi e con i suoi effetti disastrosi sulla occupazione e sui redditi.

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18 Gennaio 2009

Contraddittorio si, contraddittorio no


Da qualche tempo i cosiddetti liberali della destra del conflitto di interessi non perdono occasione per chiedere la testa di questo o quel conduttore sgradito al capo supremo. Una volta chiedono la testa di Fabio Fazio perchè ha osato dare la parola al papà di Eluana Englaro, un’altra volta berciano contro Lucarelli che si è occupato della mafia e dei suoi protettori, un’altra volta urlano contro Santoro per non aver garantito il diritto al contraddittorio... Magari si dimenticano di dire che, pur invitati, hanno preferito non mettere piede nelle trasmissioni dove le domande non si concordano prima e dove le risposte bisogna saperle dare.

Quelli che chiedono la testa dei giornalisti sgraditi e invocano il diritto al contraddittorio non hanno ritenuto, invece, di far sentire la propria voce al termine della elegiaca puntata dedicata da Bruno Vespa a Giulio Andreotti. Alla trasmissione hanno partecipato, tra gli altri, il presidente Cossiga, il presidente Casini, il presidente Pisanu, e tanto per non sbagliare, anche la presidente della commisione giustizia della camera, nonchè avvocato di Giulio Andreotti, Giulia Bongiorno, con loro anche Emanuele Macaluso e il giornalista del Corriere Massimo Franco.

Nel corso della puntata dedicata al “divo Giulio” non sono mancati i prevedibili attacchi ai giudici di Palermo, a Giancarlo Caselli, indicati come i responsabili di ogni male, persone indegne di portare le toghe... ci mancava solo che qualcuno invitasse i cittadini a prenderli a calci nel sedere. Per l'ennesima volta si è parlato della completa assoluzione di Andreotti, di demolizione dell’impianto dell'accusa.

Un turista avrebbe pensato di trovarsi di fronte un santo scampato ad un complotto di un gruppo di forsennati, forse di terroristi. Nè al conduttore, nè agli altri ospiti è venuto in mente di ricordare che sia la Corte d’appello sia la Cassazione hanno scritto pagine inquietanti sul rapporto tra mafia e poltica e sullo stesso Andreotti. Nessuno ha ricordato che il presidente Andreotti medesimo ha ritenuto di avvalersi della prescrizione per alcuni dei reati contestati, a nessuno è venuto in mente che in qualsiasi altro paese la descrizione dei rapporti tra poltica e mafia, prima del 1980, avrebbero assunto il sapore di una pietra tombale sulla futura attività politica.
A nessuno è venuto in mente di ricordare che Giancarlo Caselli e i suoi collaboratori erano stati in prima linea contro il terrorismo e contro la criminalità. Quando molti scappavano, furono quei magistrati ad accettare la sfida e a rappresentare la parte migliore dello stato.

In ogni caso, al di là di simili considerazioni che si possono condividere o meno, resta la domanda: perchè non è stato previsto un contraddittorio? Perchè non si è pensato di dare la parola a quei giudici e al giudice Caselli? Perchè i censori dei Fazio e dei Santoro non hanno aperto bocca? Perchè il massacro dela dignità di Giancarlo Caselli e di tanti altri servitori dello stato deve, invece, essere accettata in silenzio, senza la minima reazione?
A differenza di quelli che vogliono la testa dei giornalisti sgraditi, a noi non interessa in alcun modo la via disciplinare al giornalismo, nei confronti di chiunque, fosse pure il nostro più acerrimo avversario.
Quello che non si può accettare, invece, è lo stravolgimento della realtà, la fucilazione mediatica degli assenti.

Dalla Rai, dal suo presidente, dal suo direttore generale, vorrei solo sapere quando, come e in quale trasmissione sarà consentito al dottor Caselli e altri magistrati di replicare alla sequela di ingiurie scagliate nei loro confronti. Se proprio non volessero dare loro il diritto di replica o di rettifica potrebbero chiedere al Tg1 delle 20 di leggere in diretta le ultime 30 righe della sentenza della corte d’appello, relative proprio al processo Andreotti.

La lettura di 30 righe, secondo i ritmi televisivi, non dovrebbe occupare uno spazio superiore ai due minuti. Dal momento che il presidente Andreotti, stando a quanto abbiamo sentito, ne sarebbe uscito pulito quasi come un giglio, non dovrebbe esserci alcuna difficoltà ad accogliere questa richiesta, consentendo così finalmente a milioni di italiani di sapere cosa abbia davvero scritto la corte d’appello a proposito degli intrecci tra mafia e poltica e sulle relazioni pericolose che hanno pesantemente inquinato e condizionato la storia di questo mezzo secolo.

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17 Gennaio 2009

Noi siamo sereni


Il partito sta vivendo in maniera molto serena le vicende di queste prime settimane del nuovo anno. Siamo sereni perché l’Italia dei Valori non ha nulla da nascondere. Stiamo ai fatti.

Ieri Di Pietro si è recato a Napoli per rilasciare deposizioni spontanee ai Magistrati che stanno indagando su Romeo e i suoi rapporti con la politica.
Ha spiegato i motivi per i quali è stato rimosso Mautone chiarendo ogni cosa, e la sua deposizione è stata definita dagli stessi magistrati di estrema utilità. E sono stati sempre loro a definire l’iscrizione al registro degli indagati di Cristiano “un atto dovuto per proseguire l’attività investigativa”.
Vorrei sottolineare, che Di Pietro ha esortato i giudici a non aver alcun riguardo nel portare avanti l’inchiesta nei confronti di Cristiano, parenti o esponenti del partito.

Ancora una volta, personalmente, ritengo che l’Italia dei Valori sta dimostrando con i fatti la sua diversità rispetto agli altri partiti.
Noi, come ha fatto Di Pietro, ci mettiamo a disposizione dei magistrati e offriamo loro tutti gli elementi che consentano di portare avanti più velocemente un’inchiesta. Altri preferiscono inventarsi leggi e leggine per bloccare l’operato della magistratura.

Cristiano Di Pietro si è dimesso dal partito non appena sono state pubblicate le intercettazioni, senza se e senza ma. E dimettersi dal partito rappresenta, a tutti gli effetti, un atto umanamente e politicamente più forte rispetto a quello di abbandonare la carica elettiva. Confesso di aver apprezzato molto il suo gesto.

Per quanto riguarda Napoli e la Campania, oggi su alcuni giornali si parla di alcuni nostri esponenti indagati, ma in alcuni casi si confonde tra l’essere citati nelle intercettazioni e l’aver ricevuto un avviso di garanzia. Ad ogni modo, c’è stato un nostro ex deputato, Porfidia, che si è autosospeso senza neanche aver ricevuto un avviso di garanzia, solo per salvaguardare l’onorabilità del partito.

Ciò che è fuor di dubbio, è che la dirigenza non coprirà mai nessuno del partito che si sia macchiato di un reato.
Certo risulta un po’ strano che quando la dirigenza nazionale apre un’inchiesta interna, proprio chi ha soffiato sul fuoco contribuendo ad esacerbare il clima di sospetto e tensione, non sia presente per argomentare le proprie posizioni ed offrire così l’opportunità di comprendere la realtà dei fatti.
Ritengo di fondamentale importanza sottolineare la decisione presa ieri dall’Ufficio di presidenza di sottoporre al prossimo Esecutivo nazionale la sottoscrizione di un codice etico nel quale, partendo dall’esempio di Cristiano Di Pietro e dell’on. Americo Porfidia: chiunque sia gravato da un’ipotesi di illegalità, si deve autosospendere, fino a quando non verrà dimostrata la sua piena estraneità.

Siamo tranquilli, e ci riesce ancor più facile esserlo alla luce dei 2 sondaggi pubblicati nei giorni scorsi. Secondo i dati rilevati nei primi 10 giorni di gennaio, dunque con la gente ampiamente a conoscenza delle vicende in questione, siamo a percentuali molto alte, addirittura al 10%. Una prova inconfutabile che i cittadini comprendono a pieno la differenza di comportamento e, soprattutto, distinguono le notizie dagli attacchi strumentali.

Siamo sereni, inoltre, perché con il nostro atteggiamento di piena collaborazione con la magistratura abbiamo dimostrato di essere coerenti con la nostra linea politica, anche con scelte umanamente difficili.

Antonio Di Pietro di fronte ad una feroce campagna mediatica di alcuni quotidiani, la cui proprietà è ben nota, ha reso pubbliche informazioni personali e familiari che nessun altro si sarebbe sognato di fare.
Il partito ha messo in piazza i suoi conti: sfido a chiedere le stesse cose che hanno chiesto a noi anche agli altri partiti, per vedere se si riceve la stessa ampiezza di informazioni.

Il Giornale’ che non posso che definire bugiardo, è riuscito persino a scrivere il 24 dicembre, come regalo di Natale, che in qualità di tesoriere nazionale del partito io stessa sarei stata rinviata a giudizio: cosa assolutamente falsa e motivo per cui ho fatto causa per diffamazione e ho chiesto un risarcimento per i danni di immagine subiti.

In questi giorni ho sentito un paio di nostri parlamentari invocare più democrazia interna. Ma la prassi democratica interna al partito non è mai venuta meno, ed oggi, con le modifiche apportate allo statuto è stata ulteriormente rafforzata.

Se questi appelli fossero giunti un paio di mesi fa, o meglio ancora quando queste persone hanno accettato una candidatura da loro fortemente richiesta, sono certa che i loro appelli sarebbero stati sicuramente più autorevoli e apprezzabili.


16 Gennaio 2009

Non e' un Paese normale


Ieri è stata una giornata importante di cui sono orgoglioso come cittadino, come parlamentare e come leader dell’Italia dei Valori.

Mi sono recato spontaneamente alla Procura della Repubblica di Napoli per dare il mio contributo e la mia testimonianza per consentire ai giudici di ricostruire al meglio i fatti su cui i magistrati stanno indagando (e soprattutto il ruolo dell’ex provveditore alle opere pubbliche di Napoli, Mario Mautone, che era ed è un dirigente del ministero delle Infrastrutture ove fui ministro per due anni). Appena gli atti saranno depositati, alla fine dell’indagine, richiederò copia della mia testimonianza e la renderò pubblica su questo sito.

In un Paese civile la mia collaborazione sarebbe considerata opera doverosa e meritoria. Gli stessi magistrati, come riportano le agenzie, hanno giudicato il mio colloquio “molto soddisfacente”. In Italia però, che non è un Paese normale sotto molti aspetti, men che meno quello dell’informazione, questa mattina giornali, tg e commentatori di professione, offrivano interpretazioni completamente e vergognosamente distorte dell’intera vicenda.

Non tutti, per dire il vero, tra questi un’intervista pubblicata oggi su La Stampa di Marco Travaglio offre al lettore un’interpretazione più vicina alla realtà di quanto sta accadendo. La riporto.



“Ma non confondiamo mazzette e favori”

La Stampa: Travaglio, allora, nessun imbarazzo per il Di Pietro che frequenta i tribunali?
Marco Travaglio: No... e perché? Mica è uscito e ha cominciato a inveire. Non mi risulta che abbia chiesto leggi “ad personam”.

La Stampa: No, dice di indagare a tutto campo. Figli e amici compresi.
Marco Travaglio: Appunto. Mi sembra un comportamento di grande coerenza. Mi felicito con lui. Anche perché non si ripara nella questione del penalmente rilevante. Ecco, almeno Di Pietro lascia che siano i magistrati a decidere che cosa è penalmente rilevante.

La Stampa: Sembra quasi di capire, Travaglio, che lei vede Di Pietro persino rafforzato da questa brutta storia.
Marco Travaglio: Guardi, premesso che non so niente di questa inchiesta, e che quindi non ho proprio idea di chi sia indagato e chi no, noto che Di Pietro non fa eccezioni per nessuno. Non era scontato. Le persone vanno messe alla prova dei fatti.

La Stampa: Resta il fatto che l'inchiesta ha tirato fuori una bruttissima storia.
Marco Travaglio: Lui dice che il suo partito è in grande espansione. E che ovviamente entra di tutto. Ecco, questo è un limite. Lo è per tutti i partiti, ma nel suo caso la questione è più grave. Perché da Di Pietro non ce lo si aspetta. Ci vorrebbero dei buttafuori all'entrata. E poi ci vorrebbe un serio collegio dei probiviri.

La Stampa: A essere davvero severi, però, pure Di Pietro dovrebbe cancellare mezzo partito.
Marco Travaglio: Ma almeno, quando gli segnalano una mela marcia, lui la caccia. Gli altri mica lo fanno. Quel Mautone, ad esempio: quando gli sono arrivate certe chiacchiere all'orecchio, l'ha fatto ruotare. E' una buona regola, visto che certi funzionari non li puoi licenziare. Poi naturalmente vedo che gli accollano pure questo...

La Stampa: La questione più delicata, e dolorosa, riguarda il figlio Cristiano.
Marco Travaglio: Mi pare giusto che sia dimesso dal partito. Ora, io non confondo chi prende mazzette, che è un reato, con una semplice raccomandazione. E allora, fermo restando che le raccomandazioni non si fanno, è chiaro che sono due cose di peso diverso.

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Legge 40: risultati e proposte


Si è conclusa la conferenza politico-scientifica indetta dall'Italia dei Valori sulla procreazione assistita e sul turismo riproduttivo, che abbiamo ribattezzato “esilio procreativo”. Il turismo è qualcosa di piacevole, questa invece è una necessità che la legge italiana purtroppo impone alle coppie che desiderano avere un bambino.

Quali sono stati i risultati? I risultati di questo confronto, che ha visto protagonisti scienziati di tutto il mondo, australiani, americani, europei, italiani, il registro italiano della sterilità dell'Istituto Superiore di Sanità, sono: l'aumento delle nascite trigemellari, la riduzione del numero delle PMA in Italia, e quindi l'aumento di chi è andato all'estero, e la riduzione dei tassi di gravidanza.

Sottolineerei la gravità dell'aumento delle gravidanze trigemellari, perché è un dato molto preoccupante. Ciò significa nascita di bambini che qualche volta sono in buona salute, qualche volta hanno dei postumi permanenti dopo la nascita, e qualche volta purtroppo muoiono nel grembo materno o dopo che sono nati per prematurità o per immaturità.

Gli americani e gli australiani hanno mostrato il costo sociale di questo dramma umano. Un bambino nato attraverso la fecondazione assistita costa alla società circa l'equivalente di 10 mila euro in Australia e l'equivalente di 38 mila dollari negli Stati Uniti se provengono da gravidanza singola o bigemina, cioè a due gemelli. Il costo sale vertiginosamente a 10 volte quello iniziale quando si tratta di gravidanze trigemellari e quadrigemellari. Quindi, un dramma e un costo per tutta la collettività.

Abbiamo anche sviscerato il problema degli embrioni orfani. Dai dati che ci fornisce l'Istituto Superiore di Sanità sarebbero circa 3500 gli embrioni sicuramente abbandonati, quelli in cui c'è una certificazione iscritta delle coppie che non desiderano più impiantare questi embrioni perché hanno già avuto una gravidanza andata a buon fine col primo tentativo. Ebbene, questi embrioni sono destinati a morire, lo Stato ha speso con i soldi dei contribuenti 450 mila euro per indire una banca, voluta da questo centrodestra con l'allora ministro Sirchia, presso l'ospedale Maggiore di Milano. Attualmente, nonostante i soldi degli italiani siano stati spesi per questo fine, non risulta che neanche un embrione sia arrivato a Milano, e risulta anche dalla contabilità emersa che sono stati spesi 74 mila euro per personale addetto alla crioconservazione.

L'Italia dei Valori è sensibile a questo tema, vuole dar vita a questi embrioni altrimenti destinati certamente a morire. Con la proposta di legge a mia prima firma, ma anche dell'On. Donadi, dell'On. Mura e del Presidente Di Pietro, proporremo al Parlamento italiano questa nuova legge affinché questi embrioni possano essere adottati dalle coppie italiane che hanno la sfortuna di non poter avere bambini.


Social Card: oltre al danno la beffa


Eppure i numeri forniti qualche giorno fa dall’Inps sono lì a testimoniare il fallimento di questa manovra, che pure sarebbe legittimo definire elemosina di Stato: 300.000 Social Card erogate, 520.000 domande ricevute, 140.000 respinte, 50.000 ancora da esaminare, 1.3000.000 gli aventi diritto previsti dal Governo.

Con gran fanfara e propaganda, diversi mesi fa venne presentata agli italiani, come chissà quale indispensabile aiuto per la quotidiana sopravvivenza, la Social Card, che altro non è se non una moderna tessera del pane, una impostazione estranea ai principi delle democrazie moderne, a uno stato liberale avanzato e civile. Ma gli indispensabili 40 euro, a tanto ammonta l’importo caricato mensilmente sulla carta prepagata, non sono per tutti: esistono criteri particolarmente restrittivi per la sua assegnazione e le modalità di attribuzione che, a detta dello stesso ideatore, il sedicente Robin Hood, Tremonti, sono un po’ complicate, alla faccia della semplificazione normativa.

Ma tant’è, la Social Card, per i numeri sopra elencati, appare sempre più un fallimento, un inganno, un provvedimento caratterizzato da scarsa informazione, norme complicate e di nessun aiuto contro la povertà. Insomma, oltre al danno la beffa. Tutto ciò senza considerare che, essendo a tutti gli effetti una carta bancomat, non sempre risulta utilizzabile, specie nei piccoli negozi dei piccoli paesini sparsi per il territorio italiano. Per non parlare della vergogna di andare via dal luogo della spesa perché senza saperlo ci si accorge che la carta non è stata tempestivamente caricata, come evidenziato da un articolo apparso su la Repubblica. Quella stessa vergogna che dovrebbe avere il Governo, che se avesse un sussulto di dignità dovrebbe chiedere scusa senza se e senza ma.

Davvero non si capisce ancora perché questi indispensabili 40 euro non vengano direttamente assegnati agli aventi diritto invece di fare un favore alla MasterCard, senza considerare che avremmo risparmiato dei soldi pubblici. Qui però siamo di fronte al fallimento di una manovra. E’ stato appena votato il decreto anticrisi, una miseria anche quella, che sconta tutta l'incapacità da parte del Governo di realizzare i propri provvedimenti. In questo caso, se non c'è l'incapacità, vi è addirittura il rischio che siamo di fronte a un vero e proprio dolo.

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15 Gennaio 2009

Andreotti, no grazie


Chi sia Giulio Andreotti non è un mistero per nessuno, basta aprire Wikipedia per farsi un’idea sul suo passato politico e sulle sue discutibili relazioni.

Se il Gruppo al Senato dell’Italia dei Valori non era ieri in Aula per festeggiare i 90 anni del Sen. Andreotti non è stato casuale, e non è stato certamente solo per una riunione interna, che pure c'è stata, come minimizzano i giornali (leggi trafiletto).

Noi non c'eravamo perché non volevamo esserci, perché per noi Giulio Andreotti non è il modello di uomo politico da cui vorremmo fossero rappresentati i cittadini italiani.

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14 Gennaio 2009

Protesta verde


Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento al Senato di ieri, martedi 13 gennaio 2009, sugli effetti occupazionali della crisi Alitalia.

"Signor Presidente. Il mio intervento riguarda Alitalia.

Oggi è nata una compagnia anomala, una compagnia che ha regalato solo cassa integrazione, licenziamenti e disperazione. Oggi non è nata una compagnia, ma una minicompagnia voluta da 16 persone, amici del presidente del Consiglio Berlusconi, tra i quali non ce n'è neppure uno che riesca a capire qualcosa di trasporto aereo. D'altronde, il PdL è favorevole a 10.000 esuberi, a due morti (visto che due donne si sono suicidate), ai 300 milioni con cui hanno regalato Alitalia ad Air France (visto che il 25 per cento della compagnia ormai è in mano ad Air France).

Voglio solo dire che questi mesi, compreso il Natale e il Capodanno, questi lavoratori non li hanno trascorsi bene. Ho augurato un buon anno al presidente Schifani, ma ho anche segnalato che molte famiglie, un indotto di circa 300.000 famiglie, non hanno festeggiato il nuovo anno: un 2009 fatto sicuramente di tragedie poiché le famiglie non vedono più un futuro. Durante questi mesi i dipendenti Alitalia sono stati illusi, mortificati ed uccisi nelle loro speranze.

Durante questi mesi, i 16 soci si sono impadroniti di Alitalia senza versare un euro. Collega Gramazio, ricordo che non verseranno un euro ma potranno incassare tra un anno o due esattamente 300 milioni, come dichiarato dai fratelli Fratini, mai smentiti. E alcuni di questi soci sono stati condannati per reati come truffa e corruzione. Alcuni di questi cosiddetti patrioti sono stati insigniti dal Capo dello Stato (fortunatamente non quello attuale) del titolo di Cavaliere del lavoro, che si riconosce a chi ha portato lustro ad un'azienda e non a chi l'ha prosciugata, come per Telecom e per altre società.

Ebbene, durante questi mesi i dipendenti con 10, 20 anni di anzianità sono stati messi in cassa integrazione straordinaria e sono stati assunti gli stagionali, amici dei politici (ma al riguardo indagheremo a fondo perché ci sono delle assunzioni politiche con le quali si torna al passato e non si guarda al futuro) aggravando così ulteriormente i costi.

Ebbene, durante questi mesi, il commissario Fantozzi dichiara su «L'espresso» di prendere 15 milioni di euro ed ottiene anche una consulenza per il suo studio dal curatore fallimentare.

Premetto solo che Fantozzi è stato anche Ministro e, proprio quando ricopriva un ruolo di Governo, ha nominato quegli amministratori che hanno rubato (come tante persone che sono state liquidate con 10 miliardi, come tante persone che si chiamano ad esempio Cimoli), contribuendo cioè ad indebolire finanziariamente una compagnia di cui oggi - guarda caso! - dicono di essere stati invece i salvatori: addirittura dieci persone su 16 sono state condannate per truffa, ma sono definite patrioti e, lo ripeto, insignite del titolo di Cavaliere del lavoro. Chiedo qui al Presidente della Repubblica di revocare questo titolo a chi è stato arrestato per truffa o aggiotaggio - e ce ne sono - individuando tra le 687 nomine del Quirinale quali eliminare e quali invece mantenere. Quelle cui ho fatto riferimento sono persone cui il titolo di Cavaliere del lavoro deve essere tolto.

Volevo solo stendere un velo pietoso, Presidente, su quanto fatto da questo Governo in questi mesi, con il suo agire non legittimo e non lecito, almeno ad avviso del Partito dell'Italia dei Valori. Ci auguriamo solo che il Governo si metta una mano sulla coscienza per quelle famiglie che con la legge n. 104 del 1992 sono costrette a lavorare in un'altra Regione e per i tanti cassaintegrati, che ci sono, ai quali do la mia parola che l'Italia dei Valori rimarrà al loro fianco fino a quando non sarà assunto l'ultimo di essi: oggi non è ancora così, mentre, in virtù di amicizie politiche si stanno assumendo altre persone.
"

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Proposta popolare, dovere politico


La proposta di legge di iniziativa popolare promossa con il Vday dell'8 settembre 2007 ha una validità di due legislature, qualora non venisse avviato l'iter legislativo. Il Parlamento, e la Commissione a cui questa legge è stata assegnata, ha il dovere di affrontare l'argomento, sono i cittadini che rappresentiamo che ce lo hanno chiesto. E' ingiustificata un attesa di oltre un anno per vedere semplicemente definita una data in cui la politica si degnerà di occuparsene.
Ieri ho scritto insieme a Francesco Pardi, come componenti della Commissione Affari Costituzionali, al Presidente Vizzini affinché questa discussione abbia finalmente inizio.

Riporto di seguito il testo della lettera.

"Onorevole Presidente,
come noto, la nostra Carta costituzionale, all'articolo 71 sancisce che il popolo esercita l'iniziativa delle leggi, mediante la proposta, da parte di almeno cinquantamila elettori, di un progetto redatto in articoli. Il popolo può, dunque, esplicare la funzione legislativa, oltre che attraverso i suoi rappresentanti nelle Aule parlamentari, anche mediante referendum e, soprattutto, attraverso l'iniziativa legislativa. È evidente che, in tal modo, non soltanto è valorizzato il momento della partecipazione democratica alla gestione della res publica, ma è condensato il principio supremo della sovranità popolare. Il punto cruciale del rapporto tra Popolo e Parlamento, intrinseco a questo potere diretto del corpo elettorale, si sostanzia, tuttavia, nel peso che l'iniziativa legislativa popolare riesce ad assumere nel meccanismo di decisione parlamentare e, segnatamente, nei Regolamenti Parlamentari. Il Regolamento del Senato - in modo assai più incisivo rispetto a quello della Camera dei deputati - contiene un significativo favor nei confronti di tale istituto. In particolare, impone alle competenti commissioni l'inizio dell'esame dei progetti di legge di iniziativa popolare entro e non oltre un mese dall'assegnazione (art. 74, 3 Reg. Sen.). Ci duole constatare, a questo proposito, che l'Atto Senato n. 3, di iniziativa popolare - concernente la Riforma della legge elettorale della Camera e del Senato in merito ai criteri di candidabilità ed eleggibilità, i casi di revoca e decadenza del mandato e le modalità di espressione della preferenza da parte degli elettori - assegnato alla 1ª Commissione permanente in sede referente il 22 maggio 2008, abbia iniziato il suo iter formale soltanto il 22 dicembre 2008: in grave ritardo, dunque, rispetto all'obbligo temporale sancito dalle disposizioni regolamentari vigenti. Questo ritardo non può, in alcun modo, essere giustificato e legittimato dalla "attività eccezionalmente intensa" della 1ª Commissione che - come da Lei comunicato, Signor Presidente, nella seduta del 22 dicembre u.s. - "non ha consentito, sinora, di dedicare la necessaria attenzione anche a (...) disegni di legge di iniziativa popolare". Peraltro, la mera illustrazione del disegno di legge di iniziativa popolare in seno alla Commissione, senza l'avvio della discussione generale, pur rappresentando il formale inizio dell'esame, non ne sostanzia il suo significato politico e giuridico. Rivela, tuttavia, la perdurante insensibilità delle Camere rappresentative nei confronti di cittadini che esercitano, responsabilmente, un diritto di sovranità riconosciuto dalla Carta costituzionale. Tale circostanza, dunque, oltre a costituire una mancata osservanza del nostro Regolamento - sia per il ritardo oggettivo con cui è iniziato l'esame in Commissione, sia per il vizio in procedendo rappresentato dal mero incardinamento del provvedimento - umilia un preziosissimo istituto di democrazia diretta: un istituto volto al pieno, libero e responsabile esercizio della sovranità popolare. La preghiamo dunque, Onorevole Presidente, di assumere tutte le iniziative di Sua competenza per disporre l'immediata calendarizzazione del seguito dell'esame, in seno alla 1ª Commissione permanente, dell'Atto Senato n. 3. La puntuale e corretta applicazione dei Regolamenti Parlamentari incide direttamente sulla democraticità del nostro ordinamento costituzionale. La centralità del Parlamento è rappresentata anche dalla concreta tutela degli strumenti a disposizione della sovranità popolare, nelle opportune forme e nei limiti previsti dalla nostra Carta fondamentale. Questo, anche per colmare un perdurante, e sempre più lacerante, vuoto tra i cittadini, la loro sensibilità e le Istituzioni rappresentative. Per recuperare il senso, oggi sempre più sbiadito, di democrazia rappresentativa.
Con i più cordiali saluti.

Sen. Felice Belisario, Sen. Francesco Pardi
"

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13 Gennaio 2009

Alitalia: gli amici del Cainano


Pubblico il video ed il testo del mio intervento di ieri, lunedi 12 gennaio, durante sit in organizzato davanti al Quirinale per la veglia funebre di Alitalia.

"Oggi è l'ultimo giorno di Alitalia. Noi la "festeggiamo" cosi, con una veglia funebre, ricordando una gloriosa compagnia, fatta morire per svenderla perché il signor Berlusconi ha preferito una cordata fatta da 16 soci, di cui 10 condannati, arrestati e indagati, e non un asta libera, quella che l'Italia dei Valori aveva chiesto da tempo.
Com'è avvenuta questa vendita di Alitalia? E' avvenuta con questi 16 imprenditori che non capiscono niente di trasporto aereo, quelli che noi abbiamo definito gli “amici del Cainano”. Oggi danno il 25% all'AirFrance, togliendosi qualche piccolo debito. Ma i soci Cai quanto hanno dato fino ad oggi? 10 mila euro l'uno, non hanno fatto niente, e hanno detto solo che tra due anni faranno cassa e incasseranno 300 milioni l'uno. Ebbene, questo 25% comporta la distribuzione, sempre agli amici del Cainano, di quattro volte il valore di un'Alitalia che oggi non esiste più.
A che cosa sono serviti i 300 milioni? A comprare Airone, con i suoi aerei, nuovi, che verranno utilizzati dalla Cai. E' un operazione a delinquere, illecita, che abbiamo sempre denunciato in questi mesi. Il Cainano ha colpito, ma l'Italia dei Valori lo ferirà fino a fargli dire la verità: “Si, ho truffato questo Paese e continuerò a farlo”, questo è il pensiero di Berlusconi.
Che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo lottare, dobbiamo continuare per i dipendenti, per i lavoratori, per i precari, e per tutto l'indotto perché, se va bene con Alitalia, questi useranno lo stesso sistema con la Videocolor d’Anagni, con la Telecom, e altre ancora. Noi dell'Italia dei Valori saremo sempre insieme e dalla parte dei cittadini.
"

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12 Gennaio 2009

Sei risposte a Libero


Pubblico le mie risposte (più una) a questo colloquio a distanza tra il direttore di Libero, Feltri, ed il sottoscritto. Lo faccio soprattutto per voi lettori e per l’opinione pubblica che ha il diritto di conoscere i fatti. Fatti e circostanze che invece vengono ogni giorno travisati e strumentalizzati da quelli de “Il Giornale” su ordine e mandato del loro padrone. Ad essi mi rivolgerò nelle sedi giudiziarie proprie, ove sono stati da me chiamati a rispondere per le gravi diffamazioni che sto subendo. A voi la valutazione di quanto di seguito riporto.

Per facilitare la lettura delle mie risposte, riporto di seguito i link alle domande:

1) "Come potè acquistare la casa di Bergamo all’Inail se la legge glielo impediva?"
2) "Come spiega la doppiezza fra l’associazione IDV e il Movimento politico IDV?"
3) "Come spiega la gestione dei contributi elettorali al partito? Chi li ha incassati?"
4) "Come spiega che fosse lui, Di Pietro, ad approvare i rendiconti IDV, senza altri controlli?"
5) "Come spiega il giallo dell’IDV che pagava l’affitto della sede di Roma alla famiglia Di Pietro?"
6) "Come spiega che Di Pietro seppe in anticipo che Mario Mautone, Provveditore alle opere pubbliche in Campania, era sotto inchiesta a Napoli?"
7) "Mi riferisco all’ultima “perla” de “Il Giornale” secondo cui avrei dato o comunque mi sarei interessato a far avere all’avv. Ascione di Brescia una consulenza da una società autostradale."

La lettera
"Caro Direttore, eccomi ancora qui a rispondere alle altre domande che domenica scorsa Lei mi ha pubblicamente formulato. Come ha detto Lei, “abbiamo fatto trenta, facciamo trentuno”. Anzi, giacché ci siamo, facciamo “trentadue”, visto che nel frattempo quelli de “Il Giornale” mi hanno sparato altra melma addosso (miei presunti favoritismi da Ministro). Eccomi, dunque, pronto a rispondere alle sei domande che mi ha posto (più una) carte e documenti alla mano che, ovviamente, le metto a disposizione come ho già fatto la volta scorsa.

Prima domanda: "Come potè acquistare la casa di Bergamo all’Inail se la legge glielo impediva?"

Risposta: E chi l’ha detto che la legge me lo impediva? Ah sì, sempre quelli de “Il Giornale”, ma sono frottole. Ricostruiamo i fatti. Il 10 novembre del 2004 ho partecipato ad un’asta pubblica, indetta dalla SCIP per conto dell’INAIL. Fra tanti altri immobili messi in vendita c’era anche un appartamento a Bergamo in via Locatelli 29. Trattavasi di una gara indetta per la seconda volta perché la prima era andata addirittura deserta (si vede che all’epoca nessuno lo voleva a quel prezzo). Il prezzo a base d’asta era di 204.085,00 euro. Io feci un’offerta di euro 261.661,00 che risultò essere la più alta. Il secondo in graduatoria offrì 245.000,00 euro. L’ufficiale rogante però assegnò inizialmente l’asta al secondo in graduatoria perché ritenne non sufficiente la documentazione da me fatta produrre. Feci ricorso e sia il TAR che il Consiglio di Stato mi dettero totalmente ragione. Fu così che finalmente il giorno 16 marzo 2006 sottoscrissi davanti al notaio Santangelo di Bergamo il relativo atto notarile di compravendita, subito dopo il verbale di aggiudicazione. Tutto qui. Cosa mai c’è di illegale o di sbagliato in tutto questo? Ah sì, secondo quelli de Il Giornale ci sarebbe che io non avrei potuto partecipare a quella gara in quanto “pubblico amministratore” e quindi “la legge me lo impediva”. Ma non è vero che io all’epoca fossi un pubblico amministratore. Non lo ero né alla data in cui è avvenuta la gara (10 novembre 2004) né alla data in cui è avvenuto il rogito notarile (16 marzo 2006). Come a tutti noto, divenni Ministro della Repubblica – e cioè Pubblico amministratore - il giorno 17 maggio 2006! Peraltro all’epoca (nel 2004 e fino al 10 aprile 2006) non ero nemmeno parlamentare italiano. Ero sì parlamentare europeo ma dove sta scritto che un parlamentare europeo (o italiano che sia) per ciò solo non possa partecipare ad una gara? Nessuna legge lo vieta in quanto appunto gli eletti non sono per ciò solo anche pubblici amministratori. Pure le pietre sanno che sono Pubblici Amministratori i Ministri e gli assessori comunali, provinciali e regionali in carica ma non anche i consiglieri comunali, provinciali o regionali e nemmeno i semplici parlamentari. Sempre con riguardo a questa vicenda, mi è stato pure contestato che io mi sarei servito di un “prestanome”, ma nemmeno questo è vero. In gergo tecnico - ed ancor più in quello comune e giornalistico - per “prestanome” si intende un “uomo di paglia” una “testa di legno”, una persona insomma che viene messa a capo di una qualche attività imprenditoriale o di una proprietà immobiliare per occultare chi ne è il reale beneficiario o proprietario. Invece nel caso di specie il “disciplinare d’asta pubblica” ed il relativo “modulo di partecipazione” predisposti della SCIP prevedevano la possibilità di avvalersi, ai sensi del’art. 1401 e segg. c.c., dell’ istituto del “contratto per persona da nominare” per l’espletamento delle formalità preliminari e solo per il tempo necessario ad esse: da nominare appunto, e non da nascondere, occultare, rendere inconoscibile. Ho allora incaricato Claudio Belotti a partecipare alla gara per mio conto (e solo per queste preliminari formalità). Poi al momento dell’aggiudicazione (nello stesso giorno) ho provveduto, come prevede la legge, anche ad indicare la mia persona come acquirente ed infatti l’atto di compravendita è stato fatto esclusivamente e direttamente a mio nome (come da atto notarile che le invio). Non vi è mai stato fatto quindi alcun acquisto per interposta persona o per “prestanome” che dir si voglia.


Seconda domanda: "Come spiega la doppiezza fra l’associazione IDV e il Movimento politico IDV?"

Risposta: Ma non vi è alcuna doppiezza. Sono la stessa cosa. Come potrà anche Lei riscontrare dalla documentazione che Le metto a disposizione, essi hanno un unico codice fiscale ed unica partita IVA; una unicità dei conti corrente ove sono stati fatti affluire i rimborsi elettorali e da cui sono state effettuate le relative spese elettorali e di gestione; una unicità dei bilanci presentati agli Organi di controllo (Camera dei Deputati e Corte dei Conti); una unicità dei rendiconti presentati con riferimento alle spese elettorali sostenute nelle varie campagne elettorali; una unicità di documentazione con la quale la Tesoriera ha depositato i rendiconti ed i bilanci agli Uffici della Camera dei Deputati; una ed una sola sede sociale, Milano (mentre quella di Roma, alla pari di tante altre sparse in giro per Italia è solo una sede politica e di rappresentanza). Al di là dei documenti formali, sul piano sostanziale aggiungo che – se avessi voluto davvero trasferire ad altre associazioni i rimborsi elettorali ricevuti – ne avevo pure lo strumento legislativo a cui ovviamente non ho fatto mai – dico mai – ricorso. Il comma 4 dell’art. 39 quaterdecies del D.L. 30.12.2005 n. 273 convertito con modificazioni dalla legge 23.02.2006 n. 51 permette, infatti, ai partiti politici di poter cedere i propri crediti anche ad altre realtà politiche e culturali (a proposito, ma perchè qualcuno in Parlamento nel febbraio 2006, pensò di emanare una norma del genere?). Faccio anche notare che tutti gli organi amministrativi e di controllo hanno sempre riscontrato la legittimità dello Statuto di IDV così come adottato e la correttezza delle appostazioni di bilancio e della rendicontazione presentata. In particolare, lo Statuto e l’atto costitutivo sono stati consegnati al Ministero dell’Interno a cui è stato depositato in occasione del deposito del simbolo e della presentazione delle liste; alla Camera dei Deputati,a cui sono stati depositati sia in sede di richiesta di rimborso che di presentazione di rendiconto delle spese sostenute ed ancora più in generale ogni anno in occasione della presentazione periodica dei bilanci annuali. E’ stata la stessa Camera dei Deputati, investita formalmente della questione, ad affermare con deliberazione n. 35 del 29 luglio 2008 (che ovviamente pure Le invio) che “l’asserita distinzione soggettiva tra Associazione e Movimento Italia dei Valori non risulta allo stato rilevante ai fini del soggetto elettorale avente titolo ai rimborsi (e cioè la lista elettorale “Italia dei Valori – Lista Di Pietro”) e delle persone fisiche titolate a ricevere i rimborsi per conto di detta lista”. Insomma per noi di IDV il partito e l’associazione sono sempre stati la stessa cosa, un solo e medesimo soggetto giuridico. In sostanza, l’Italia dei Valori si è comportato alla stessa stregua di tanti altri partiti, prevedendo clausole statutarie di garanzia per metterlo al riparo dai tanti soggetti strani che girovagano di partito in partito alla ricerca di occasioni propizie per spillare qualche quattrino (come appunto si è cercato di fare da parte di alcuni anche ai danni di IDV). Confronti, la prego, gli Statuti degli altri e riscontrerà che – specie nella fase iniziale della loro nascita – hanno sempre previsto clausole di garanzia. Anche nello Statuto di IDV vigente fino all’altro ieri c’erano clausole di garanzia a maglie molto strette ma mi pare normale che ciò possa avvenire almeno all’inizio di un’avventura politica così complessa, qual è indubbiamente la costituzione ed il decollo di un partito ad aspirazione nazionale. Peraltro, ora che l’Italia dei Valori è finalmente diventato maggiorenne, mi è parso giusto modificare lo Statuto in quella parte in cui riservava ai soci fondatori specifiche ed esclusive clausole di salvaguardia (tra cui la tesoreria). Il nuovo Statuto, emanato anche grazie ai Suoi apprezzati consigli, è consultabile ora sul sito ufficiale del partito.

Terza domanda: "Come spiega la gestione dei contributi elettorali al partito? Chi li ha incassati?"

Risposta: I contributi elettorali ricevuti sono stati sempre, solo ed esclusivamente incassati dal partito dell’Italia dei Valori . Ribadisco quanto ho già avuto modo di precisarLe e documentarle la volta scorsa: i contributi pubblici incassati da IDV a tutto il 2007 sono stati pari a 19.908.596 euro e sono stati incamerati nei suoi specifici conti corrente (e precisamente il c/c n.ro 10633 aperto presso la Banca S. Paolo di Napoli – ag. 1 Montecitorio ed il c/c n.ro 29695 presso il Credito Bergamasco di Bergamo). Sempre sugli stessi conti sono stati incassati a tutto il 2007 ulteriori 761.909,00 euro a titolo di interessi attivi e per contributi degli aderenti ed eletti del partito. Da questi medesimi conti corrente è anche uscito il denaro per pagare tutte le spese (che ad oggi, come pure Le ho specificato nella precedente mia lettera, ammontano a tutto il 2007 ad euro 16.233.853 (come da copia dei bilanci che pure le ho già messo a disposizione). Ovviamente la differenza attiva, pari a euro 4.436.652, trovasi tuttora depositata presso le due banche predette, sempre, solo ed esclusivamente su conti di IVD, come può rilevarsi dai relativi estratti conto.

Quarta domanda: "Come spiega che fosse lui, Di Pietro, ad approvare i rendiconti IDV, senza altri controlli?"

Risposta: Eh no! Non è così. Una cosa sono le clausole statutarie restrittive a suo tempo inserite in via cautelativa, altra cosa è il sistema dei controlli. Questi ci sono stati eccome, a iosa, come posso dimostrare e documentare. Vediamo innanzitutto cosa prescrive la legge al riguardo. L’art 8 legge 2/1992 e art. 1 legge 157/99 prescrive che il Tesoriere ogni anno deve predisporre il relativo “Rendiconto di esercizio” e annesse “Relazione della gestione” e “Nota integrativa al rendiconto”. Questi documenti devono essere poi sottoposti al vaglio di un “Collegio dei Revisori dei Conti”, scelti da appositi elenchi pubblici, ai quali compete per legge il controllo formale e sostanziale della veridicità del bilancio e della correttezza della relazione predisposta dal Tesoriere. Dopo la loro positiva verifica, il Rendiconto (o bilancio che dir si voglia) deve essere pubblicato su due quotidiani, di cui almeno uno a tiratura nazionale (evidentemente allo scopo di rendere noto a qualsiasi associato ed a tutta la collettività la gestione economica del partito). Poi la documentazione, unitamente alla relazione dei Revisori dei Conti va trasmessa alla Camera dei Deputati per il successivo controllo pubblico. Controllo che viene effettuato dall’apposito “Collegio parlamentare per il controllo dei rendiconti dei partiti” previsto dal predetto art. 8, comma 14 legge 2/97. Infine le decisioni del Collegio vengono resi di dominio pubblico (anche nei siti della Camera e del Senato). Per quanto riguarda le spese che i partiti sostengono in occasione delle campagne elettorali, esse vengono analiticamente valutate dalla “Corte dei Conti – Collegio di controllo sulle spese elettorali”. Ebbene, nel caso specifico dell’Italia dei Valori, il Tesoriere del partito (on.le Silvana Mura) ha sempre adempiuto ai predetti adempimenti ed ha sempre reso noto a tutti gli iscritti e simpatizzanti – e tutti i cittadini – il contenuto della predetta documentazione attraverso la pubblicazione sul sito internet del partito (italiadeivalori.it) ove e’ presente una apposita sezione denominata “Bilancio e Finanze”. Le metto a disposizione al riguardo, gentile Direttore, copia della relazione del “Collegio dei revisori” per la gestione finanziaria relativa agli anni dal 2001 al 2007, ove si dà conto di tutti i controlli da loro effettuati (anche sui conti bancari e le relative corrispondenze) e del loro giudizio favorevole. Le invio anche la certificazione della Camera dei Deputati per gli anni dal 2001 al 2006, in cui il Collegio parlamentare di controllo certifica le regolarità dei nostri bilanci. Trasmetto infine il Referto del “Collegio di controllo sulle spese elettorali della Corte dei Conti” che pure conclude, dopo approfondita analisi e verifica dei conti, sulla bontà e regolarità di quelli dell’Italia dei Valori (a proposito, ma lo sa che, con riferimento ad altri partiti, in tutti questi anni ci sono stati e ci sono vari problemi?). Infine mi preme far rilevare che – quantunque l’originario Statuto di IDV prevedesse norme restrittive per l’approvazione dei bilanci - in realtà io, in tutti questi anni, ho sempre condiviso tale responsabilità con le strutture nazionali del partito (di fatto quindi, sperando le stesse clausole statutarie), come può rilevarsi esemplificativamente proprio con riferimento al bilancio 2004 approvato dall’Esecutivo nazionale IDV con delibera del 18/6/2005, che metto a sua disposizione. Come può constatare, Direttore, gli organi del partito sono sempre stati informati ed i controlli ci sono stati eccome – anche da soggetti terzi, con cui non ho né ho mai avuto alcun rapporto personale – ed essi hanno sempre certificato la correttezza della contabilità di IDV.

Quinta domanda: "Come spiega il giallo dell’IDV che pagava l’affitto della sede di Roma alla famiglia Di Pietro?"

Risposta: Nessun giallo. Tutto alla luce del sole e tutto regolare. Anzi, con vantaggi proprio per IDV e senza alcun fine speculativo da parte mia (che anzi mi sono fatto pure carico per i primi anni di vita del partito, di sostenerlo economicamente, anche fornendo gratis le relative sedi, come per esempio avvenne all’epoca in cui la sede di IDV era a Busto Arsizio). Nel merito, è successo che nel 2005 il partito – che in quel periodo era in affitto a Roma in via dei Prefetti 19 – dovette provvisoriamente ed in via di urgenza trovare un’altra sistemazione in quanto il proprietario dell’immobile aveva dei problemi con la giustizia legati proprio a quella proprietà. Siccome io nel frattempo avevo acquistato – tramite la società ANTOCRI a me facente capo – un appartamento a Roma in via Principe Eugenio ho provveduto conseguentemente a metterla temporaneamente a disposizione del partito. La locazione è durata meno di due anni ed infatti dall’estate 2007 il partito ha trasferito la propria sede in via di S. Maria 12, sempre a Roma. L’affitto è avvenuto alla luce del sole, con ratei semestrali sempre regolarmente fatturati e per importi che ho volutamente tenere al di sotto di quelli di mercato, proprio per evitare critiche. L’Italia dei Valori non ha ricevuto alcun nocumento da tali affittanze. Ne è riprova il fatto che la locazione del nuovo ufficio ove IDV si è successivamente trasferita ed ove trovasi tuttora (in zona sì più centrale ma molto più piccolo) prevede un canone annuo di 78.000 euro, a fronte dei 54.000 euro che invece pagava prima (come da contratti e ricevute che le invio). Come può constatare la locazione di ANTOCRI ad IDV non era una speculazione finanziaria, come qualcuno ha voluto surrettiziamente insinuare. D’altronde, se non avessi affittato a IDV, ben avrei potuto affittare ad altri, quanto meno alle stesse condizioni.

Sesta domanda: "Come spiega che Di Pietro seppe in anticipo che Mario Mautone, Provveditore alle opere pubbliche in Campania, era sotto inchiesta a Napoli?"

Risposta: Nessuno mi ha mai detto che Mautone era sotto inchiesta a Napoli e men che meno che era sotto intercettazione (almeno fino a quando non furono proprio alcuni giornali e agenzie a darne illecitamente notizia) . E’ semplicemente successo che, quando divenni Ministro delle Infrastrutture, il Ministero era stato diviso in due (l’altro, quello dei Trasporti, venne affidato al collega Bianchi) e quindi bisognava ridefinire gli organici. Io, allora, utilizzai l’occasione per prendere una nutrita serie di provvedimenti di “rotazione” e “trasferimenti” di dirigenti ministeriali della cui opportunità nel frattempo mi ero reso conto (alcuni perché da troppo tempo rivestivano lo stesso incarico, altri – specie nel “delicato Sud” - perché erano da troppo tempo nello stesso posto, altri perché destinatari di inchieste interne, segnalazioni ed esposti, altri ancora per scadenza del mandato ed altri infine perché ritenuti più adatti a rivestire certi ruoli o certi uffici (non tutti possono fare tutto, giacchè c’è chi è più portato a fare una cosa e chi un’altra). Ho preso tali decisioni in assoluta autonomia e nell’ambito delle responsabilità istituzionali che mi competevano proprio in quanto Ministro (magari facessero tutti così!). D’altronde in alcuni Ministeri (come per gli Interni, la Difesa e l’Economia) le “rotazioni” e i “trasferimenti” sono da sempre una prassi codificata (i questori, i prefetti e gli Ufficiali superiori dei Carabinieri e della Guardia di Finanza ne sanno qualcosa, con tutti i traslochi che devono sopportare). Nell’ambito di questa complessa e complessiva operazione (riguardante decine di casi) ho provveduto a spostare anche l’ing. Mario Mautone che, da Capo del Provveditorato di Napoli (incarico che egli già rivestiva allorchè io divenni Ministro), è così passato a Capo della Direzione edilizia statale del Ministero e quindi con la stessa qualifica e con funzioni dirigenziali analoghe (d’altronde non averi potuto fare diversamente giacchè egli è un funzionario pubblico e la legge, i TAR ed il Consglio di Stato impongono che chi ha una certa qualifica debba occupare la relativa funzione). Le ragioni personali riguardanti l’inserimento anche dell’ing. Mautone nella “rotazione” non avevano nulla di trascendentale e riguardavano all’epoca solo apprezzamenti di opportunità rispetto a notizie e segnalazioni che erano pervenute al Ministero (peraltro anche di minore rilevanza rispetto a talune segnalazioni riguardanti altri dipendenti). Di esse, comunque, nello specifico renderò testimonianza alla magistratura se me ne farà richiesta, trattandosi (come Lei capirà bene) di atti interni d’ufficio, peraltro in costanza di attività giudiziaria ancora coperta da segreto istruttorio. Ribadisco, infine, che non ci sono mai stati rapporti – né personali né politici – tra me e Mautone. C’è stato solo e sempre un reciproco, doveroso e corretto rapporto istituzionale in relazione ai ruoli ed agli incarichi che ciascuno di noi rivestiva. E’ falso quindi che io l’abbia nominato in una Commissione di collaudo per favorirlo. Egli era un Dirigente del Ministero (anche tecnicamente qualificato ed esperto) e dovendo io formare tante Commissioni di collaudo – ho dato un incarico anche a lui che ne aveva anche meno degli altri. Provi a chiedere ai Sindacati di categoria interni al Ministero e avrà la riprova della trasparenza che riportai nel settore. Altrettanto stucchevole e denigratoria è l’affermazione – pure riportata da quelli de Il Giornale - secondo cui la prova Mautone “sarebbe un mio uomo” deriverebbe dal fatto che egli era presente ad una cerimonia pubblica a Montenero di Bisaccia per presentare i lavori di restauro di un’antica torre saracena diroccata. E chi altro del Ministero doveva esserci se non il funzionario competente, e cioè il Direttore dell’edilizia statale? E chi altri dovevo portarmi appresso, come Ministro, se non il funzionario Mautone che da Provveditore aveva programmato le fasi ed il progetto di restauro?

Settima domanda: mi riferisco all’ultima “perla” de “Il Giornale” secondo cui avrei dato o comunque mi sarei interessato a far avere all’avv. Ascione di Brescia una consulenza da una società autostradale.

Risposta: Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Questa circostanza è già stata smentita in tutte le sedi. Ribadisco che non ho dato mai alcuna consulenza ministeriale ad Ascione, né mi sono mai interessato a fargliene avere da qualcuno. Ed infatti egli non ha avuto mai alcun incarico dal Ministero. Egli ha avuto un incarico dalla “società concessionaria autostradale Brescia-Padova” (che col Ministero non c’entra nulla) per assisterla nelle questioni legali che la vedevano contrapposta alla Commissione Europea ed all’Anas e, tramite essa, anche ai Ministeri delle Infrastrutture, dell’Economia ed al CIPE. L’avv. Ascione è un ex magistrato, ora noto ed affermato legale che esercita nel Veneto e che non aveva e non ha certamente bisogno di me per le sue relazioni. E’ illogico ed offende il senso comune solo pensare che tutti coloro che – avendo avuto, come Ascione, oramai quindici anni fa, rapporti con me da magistrato - ora se fanno un’altra cosa, questa debba dipendere da me. Altro non so e non posso dire proprio perché non ho avuto alcun ruolo ed alcun rapporto al riguardo e mi dispiace davvero per le umiliazioni a cui vengono sottoposte terze persone che non c’entrano nulla, solo per attaccarmi. Fin qui la parte che riguarda me. Attendo ora quella che riguarda gli altri. Potrei fare mille esempi ma ne cito uno solo una a cui LIBERO potrebbe dare risalto: ma le pare giusto che il Parlamento abbia varato una legge che permette l’erogazione dei rimborsi elettorale per tutti e cinque gli anni della legislatura anche quando questa nel frattempo si è interrotta e ne è subentrata un’altra? I partiti, oggi, dopo la caduta del Governo Prodi, stanno prendendo i rimborsi elettorali sia per la vecchia legislatura che per la nuova. L’Italia dei Valori si impegna a fare in Parlamento una specifica battaglia politica per l’eliminazione di questo iniquo balzello.
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11 Gennaio 2009

Procreazione assistita


Sono quasi 5 anni che la legge 40, sulla procreazione medicalmente assistita, è entrata in vigore. Eppure il dibattito è ancora molto acceso e aperto, lo scontro anche fra le forze politiche è molto alto. Il dibattito della comunità scientifica è molto controverso, e anche nella comunità di uomini e donne che desiderano fortemente un figlio ma che non possono procrearlo naturalmente.
E' un tema di grande attualità. Nell'aprile del 2008, la ministro Turco aveva emanato le nuove linee guida di applicazione della legge 40, che in qualche modo rinnovavano e innovavano dalle linee guida che erano state emanate in prossimità dell'entrata in vigore della legge nel 2004.

Le linee guida del ministro Turco avevano molti punti di rinnovamento, ma ad un punto in particolare ha aperto il dibattito e lo scontro, ovvero sul divieto dell'indagine eugenetica che è stato introdotto dalle linee guida del ministro. Questo divieto ha creato e sollevato molti dubbi di costituzionalità. Diversi tribunali, in particolare quello di Firenze, hanno recentemente pronunciato ordinanze di legittimità costituzionale, davanti alla Corte Costituzionale, della legge 40. Recentemente, nel settembre del 2008, il tribunale di Firenze, con alcune ordinanze, ha chiesto il pronunciamento alla Corte Costituzionale. Era stata fissata l'udienza al 4 novembre, poi rinviata a data da destinarsi proprio perché sono giunte diverse pronunce dei tribunali di merito. In particolare, i giudici del tribunale di Firenze hanno appuntato la loro attenzione su questo divieto dell'indagine eugenetica. Vi leggo che cosa hanno detto i giudici del tribunale di Firenze: “La richiesta di procedere con la diagnosi di preimpianto su una coppia ad alto rischio, quindi che cerca di evitare la nascita di un figlio che possa avere problemi di salute, e che abbia poi la necessità di affrontare un aborto terapeutico, non può essere considerata eugenetica”. Secondo il giudici del tribunale di Firenze esulerebbe dal divieto che oggi invece oggi è previsto. L'ordinanza dei giudici di Firenze ripropone in modo preciso il problema del limite della creazione di soli tre embrioni, che risulta gravemente lesivo della salute delle donne, e in violazione degli articoli 32, 2 e 13 della Costituzione. I giudici del tribunale di Firenze si spingono oltre, e propongono una riscrittura di questa norma.
Come capite, l'importanza del tema è tanta, riguarda tantissime coppie, tantissime donne e tantissimi uomini, e credo che debba essere affrontata con un approccio sicuramente e altamente scientifico, ma anche un approccio laico. Per questo l'Italia dei Valori ha organizzato, per le giornate del 12 e 13 gennaio a Roma, un dibattito scientifico-politico su questo tema, dal quale speriamo che alla fine dei lavori escano delle idee, un confronto sano e positivo, sull'opportunità o meno di modificare questa legge per fare in modo che le coppie, gli uomini e le donne italiani, non debbano più andare all'estero per pensare di procreare un figlio, ma soprattutto possano costituire in Italia e nel loro Paese serenamente la loro famiglia.
Sarà un momento importante per evidenziare le criticità e le soluzioni che la legge 40 deve poter dare.


10 Gennaio 2009

Precari in svendita


Si calcola che con la fine dell’anno circa 300.000 lavoratori precari hanno visto scadere il loro contratto senza più alcuna possibilità di rinnovo. 300.000 persone hanno perso il lavoro e da due giorni l’Istat li considera ufficialmente iscritte tra coloro che sono “in cerca di occupazione”.
Tra di essi ci sono anche molti giovani per i quali si può parlare anche di “perdita della speranza”, ma anche meno giovani, che vivevano precariamente da anni, specie nella Pubblica Amministrazione, forse padri e madri di famiglia, per i quali, in ragione della loro età, diventerà ancor più difficile il futuro anche a breve termine. Per quasi tutti non vi sarà nessuna forma di ammortizzatori sociali. Per pochissimi scatterà una qualche forma di sostegno, prevista dal decreto “anti-crisi”, che complessivamente mette in campo circa 5 miliardi di euro, mentre noi di Italia dei Valori stimiamo che dovrebbero essere almeno il quadruplo. Abbiamo anche indicato al governo come reperire tali risorse: oltre ai 5 miliardi stanziati dal governo, altri 5 potrebbero arrivare da procedure speciali per incassare quanto non versato da chi tra il 2001 ed il 2005 ha fatto domanda di condono senza versare le somme previste, 3 miliardi dalla sospensione per due anni della abolizione dell’Ici sulla prima casa se di una certa dimensione (quindi a carico di famiglie benestanti), 3 miliardi da una più serrata lotta all’evasione fiscale reintroducendo le norme sulla tracciabilità dei pagamenti, 4 miliardi dalla riduzione degli interessi passivi sul debito pubblico. Certo con queste risorse si possono prevedere più estesi ammortizzatori sociali anche per i precari, oltre che in generale per le famiglie a reddito più basso. Una recente ricerca a permesso di calcolare in circa 2.800.000 i lavoratori precari al 30 settembre scorso, con un aumento in 5 anni di circa il 17%. Di essi 900 mila sono al Sud (il 34,4%), 700 mila nel Nord Est (24,6%), 600 mila al Centro (21,5%) e 550 mila nel Nord Ovest (20,4). In media i lavoratori precari sono occupati per 31 ore alla settimana, contro le 37 dei lavoratori a tempo indeterminato. La prossima settimana inizierà in Parlamento la discussione del decreto anti-crisi. Ci auguriamo che il governo accetti le nostre proposte e lo modifichi profondamente.

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9 Gennaio 2009

Legge 40 e turismo riproduttivo


Sono passati quattro anni dall'applicazione della legge 40 del 2004, quella sulla fecondazione assistita, e abbiamo ritenuto opportuno noi dell'Italia dei Valori di fare un punto sulla situazione e vedere perché queste donne scelgono l'estero per le loro pratiche di PMA, e se vale ancora la pena oggi andare all'estero per ottenere una gravidanza e se è giusto andare all'estero per lo stesso scopo.

Abbiamo creato un convegno, Italia-Resto del mondo, in cui le varie tecniche che sono consentite nei vari Paesi vengono messe a confronto, dove vengano pacatamente analizzati i risultati da scienziati provenienti dall'Australia, dagli Stati Uniti e da tutta l'Europa, insieme a dei politici. Quindi farli sedere tutti attorno ad un tavolo per discutere quelle che sono le reali conseguenze di questa legge su cui converrebbe fare una riflessione.

Gli argomenti spinosi sono davvero tanti. Innanzitutto, esiste una possibilità reale per le donne di ottenere una gravidanza? La legge 40 agevola la riproduzione umana? Agevola le speranze di queste donne di ottenere un bambino oppure è una legge repressiva?

Esiste il problema della diagnosi pre-impianto. L'Italia è un Paese in cui è vietata la diagnosi pre-impianto, con il quale le famiglie e le coppie portatrici di malattie genetiche come l'anemia mediterranea, di cui è ricco il bacino mediterraneo, potrebbero avere dei bambini sani attraverso la fecondazione assistita. Invece la legge italiana è un po strana, non consente la diagnosi pre-impianto e consente invece l'aborto terapeutico fino alla ventitreesima settimana. La legge di Stato è crudele, e costringe queste donne o ad andare all'estero, in quasi tutti i Paesi dov'è possibile la diagnosi pre-impianto, e se non hanno i soldi per affrontare questi viaggi della speranza le costringono ad abortire o a scegliere di non avere figli.

Esiste la questione spinosa degli embrioni abbandonati, che oggi sono stati censiti. Ce ne sono almeno 2527, e dico “almeno” perché ce ne sarebbero altrettanti che non sono stati dichiarati abbandonati dai genitori, i quali hanno espresso per iscritto alla rinuncia all'embryo-transfer, ma di genitori irrintracciabili. Questi embrioni hanno una vita limitata di alcuni anni, man mano nel tempo le possibilità di un empianto reale si affievoliscono e di conseguenza sono destinati a morte sicura. Noi dell'Italia dei Valori stiamo pensando di dare una vita a questi embrioni, di rendere felici migliaia di coppie italiane attraverso una embriodonazione, attraverso un'adozione precoce che abbiano gli stessi paletti che hanno le adozioni dei bambini: famiglie affidabili, con un reddito che possa consentire la loro educazione, una serie di accertamenti sullo stato di salute dei genitori, sulla qualità di vita, dell'abitazione, dando un futuro certo a questi bambini.
Per questo ci stiamo muovendo, con la nostra proposta di legge che verrà presto presentata alla Camera dei Deputati e di cui siamo orgogliosi.

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Calunnie, solo calunnie


Riporto di seguito la mia risposta alla lettera del direttore di Libero, Vittorio Feltri, e pubblicata oggi dal suo quotidiano.

Ho diviso la mia risposta in capitoli, per facilitare la lettura delle mie risposte alle calunnie mosse nei miei confronti in questi giorni da stampa e politici:

- Gestione dei finanziamenti
- Rimborsi elettorali
- Tutti gli immobili
- La società Antocri
- Conclusioni: la formichina

La lettera:

"Gestione dei finanziamenti

Caro direttore, eccomi.
Ieri Lei dalla pagina di Libero mi ha chiesto due spiegazioni e mi ha dato un consiglio. Cominciamo dal consiglio che era il seguente: “Le sollecito a darci prova della sua trasparenza e affidare i milioni del finanziamento ad un collegio di ragionieri eletti nel suo partito”. Mi pare proprio un buon consiglio, la ringrazio e mi attivo immediatamente. Ho oggi stesso disposto la modifica dello Statuto che ora prevede che tutte le finanze del partito e tutti i contributi elettorali (sia futuri che pregressi beninteso), siano gestiti non più dai soci originari che hanno dato vita al partito ma dall'intero Ufficio di Presidenza dell'Italia dei Valori che è composto da 7 persone, individuato non nominatamente ma – pro tempore – per il loro ruolo, la loro funzione e la loro elezione: il Presidente del partito, il Capogruppo della Camera, il Capogruppo al Senato, il Portavoce nazionale del partito, il Tesoriere, un rappresentante degli eletti nelle Regioni (da loro nominato) ed un esperto contabile nominato dall'Ufficio di Presidenza stessa (su proposta dell'Esecutivo nazionale di Idv che è il massimo organo assembleare del partito). Provi a visionare gli Statuti degli altri partiti e vedrà che tutti hanno adottato – specie all'inizio della propria attività – misure di cautela per evitare l'assalto alla diligenza (come peraltro “Libero” ne ha dato atto proprio ieri, informandoci delle beghe interne fra Margherita e Ds per la suddivisione dei rispettivi fondi e beni). Ho già preso appuntamento per domani da un notaio di Bergamo (che conosce pure Lei) per la relativa statura notarile. Appena sottoscritto Le invierò in anteprima copia del nuovo Statuto di Idv: se ha qualche ulteriore consiglio da darci le sarei davvero grato e provvederà di conseguenza.
E veniamo, caro direttore, alle domande che mi ha posto e che possono essere cosi riassunte: come sono stati gestiti i contributi ricevuti finora da Italia dei Valori e come “è la storia dei 10 appartamenti” che avrei acquistato. Rispondo subito, inviandole a parte la relativa documentazione per le verifiche che riterrà opportune effettuare.


Rimborsi elettorali

Idv non riceve finanziamenti da imprenditori o sponsor che sia (da noi non troverà i Romeo di turno). Riceveremo invece – come tutti gli altri partiti che hanno rappresentanza parlamentare – i finanziamenti pubblici previsti dalla legge. Sono tanti. Per noi e per gli altri (ed infatti nella scorsa finanziaria abbiamo chiesto inutilmente al Parlamento di dirottarli a favore degli ammortizzatori sociali). Essi vengono introitati da Idv tutti ed esclusivamente sui 2 conti correnti della tesoreria dell'Italia dei Valori e da questa utilizzati solo ed esclusivamente per esigenze del partito e della sua azione politica (come, da ultimo è avvenuto per la raccolta delle firme per promuovere il referendum contro il Lodo Alfano). Inoltre riceviamo le quote di partecipazione dai nostri iscritti, dai nostri parlamentari e dai nostri eletti e amministratori. Infine riceviamo gli interessi attivi del denaro che rimane parcheggiato in banca fino al suo utilizzo. Più in concreto finora abbiamo incassato – dal giorno in cui ci siamo presentati alle elezioni la prima volta nel 2001 e fino a tutto il 2007 – contributi pubblici per 19'908'596 euro, a cui si devono aggiungere ulteriori 761'909,00 euro a titolo di interessi attivi e per contributi degli aderenti ed eletti del partito. Di converso, abbiamo speso a tutto il 2007 euro 16'233'853. Il nostro partito, quindi, non solo non ha debiti ma è in attivo di euro 4'436'652, somma che trovasi depositata presso le due banche predette, sempre, solo ed esclusivamente sui conti di Idv, come può rilevarsi dai relativi estratti conto. Per l'anno 2008 appena trascorso, la stesura del bilancio è in corso (per noi come per qualsiasi altro partito o ente o azienda) e verrà pure reso pubblico nelle forme e nei tempi previsti dalla legge. Come noto, infatti, tutti i bilanci dei partiti devono essere regolarmente pubblicati in giornali a tiratura nazionale. Quelli di Idv, peraltro, sono sempre stati (e lo sono ancora) visionabili alla voce “Bilanci e Finanze” sul sito del partito Italiadeivalori.it. Comunque – e ad ogni buon conto – glie ne invio copia (specificandole fin d'ora che quest'anno chiederò di pubblicare proprio su Libero il bilancio 2008, come previsto per legge, se Lei me lo permetterà). Specifico che i bilanci annuali dell'Italia dei Valori sono sempre stati tutti regolarmente approvati dall'Organo di controllo del Parlamento, come rilevasi esemplificativamente dalle attestazioni del Presidente della Camera dei Deputati per gli anni 2001-2002-2003-2004-2005-2006-2007 che le invio a parte. Specifico anche che la Corte dei Conti - a cui spetta per legge approvare i Conti consuntivi delle spese elettorali dei partiti - nel referto trasmesso al Presidente della Camera sui consuntivi presentati dalle formazioni politiche ha finora sempre approvato i rendiconti presentati dall'Italia dei Valori.

Tutti gli immobili

E veniamo alla "storia dei 10 appartamenti" (che poi non sono dieci, perché se ne vendi uno per comprarne un altro con i soldi del primo, non ne hai due ma sempre uno). È vero che qualcuno negli anni passati ha alluso ad un utilizzo indebito da parte mia dei rimborsi elettorali, ma - come potrà prendere atto leggendo il decreto dei Gip di Roma n.4620/07 del 14.03.2008 che le invio integralmente - non solo è stata disposta nei miei confronti - su conforme richiesta del pm - l'archiviazione perché il fatto non sussiste ma addirittura sono stati rimessi gli atti alla Procura per la valutatone circa il reato di calunnia nei confronti del denunciante.
Ma, potrebbe obiettare lei e giustamente: d'accordo, la gestione della tesoreria di Italia dei Valori sarà pure corretta ma i soldi per gli appartamenti dove li hai presi? Ecco, allora, l'elenco delle mie proprietà, il loro valore di acquisto e la provenienza dei relativi fondi. A Montenero di Bisaccia sono proprietario di una azienda agricola (lasciatami in eredità da mio padre e mia madre) con circa 15 ettari di terreno e casa colonica annessa (che ho ben ri­strutturato a mie spese, con i fondi (e le pietre) provenienti proprio dall'azienda: produco in proprio, infatti dalla morte di mio padre (1987) soprattutto, olio e grano (quest'anno oltre 400 quintali). A Curno, in provincia di Bergamo ho una villetta a schiera in via Lungobrembo 62, acquistata alla fine degli anni '80 e quindi per definizione con soldi non del partito (che, come noto è stato fondato ne! 2000 ed a cui i primi contributi sono cominciati ad affluire nell'autunno del 2001). Sempre a Curno, in via Lungobrembo 64 (contigua alla precedente) vi è una vecchia casa con giardino, di proprietà di mia moglie che l'ha comprata nel 1985 per 38 milioni di vecchie lire e che e stata dalla stessa (e con il mio contributo, anche manuale) ristrutturata nel 1986 (e quindi in epoca anch'essa non sospetta). È il luogo dove siamo andati a vivere dopo sposati. A Bruxelless sono comproprietario di un piccolo appartamento in via Scarabee 3, acquistato nel 1999 per 204 milioni di vecchie lire (di cui la metà con prestito bancario della Bbl di Bruxelless, sede del Parlamento europeo) quand'ero parlamentare europeo (ed a tal fine). Anche questo immobile è stato acquistato in epoca precedente alla costituzione di Idv. A Bergamo sono proprietario di un appartamento in via Locateli, da me acquistato, a seguito di gara pubblica, ad un'asta indetta dalla Scip per conto dell'Inail in data 10 novembre 2004 (rogito 16.03.2006) per euro 261'661,00 oltre spese e tasse. Non sono invece proprietario di alcun altro immobile in tale città, come invece pure era stato scritto. Vi sono invero lo studio e la casa di mia moglie (che, come Lei sa, fa l'avvocato da una vita e fa pane di una famiglia benestante di avvocati e prima di notai che Lei, gentile direttore, essendo di Bergamo, credo conosca molto bene).

La società Antocri

A Milano ho comprato nel 2004 (tramite la società Antocri) un appartamento in via F. Casati 1/a, per euro 614'500,00, di cui 300'000,00 con mutuo Bnl ed il resto con parte dei fondi provenienti dalla vendita di due appartamenti di mia proprietà che avevo a Busto Arsizio (acquistati nel 1999 - e quindi sempre in epoca antecedente alla costituzione di Idv - per lire 845'166'000 e rivenduti nel 2004 per 655'533,46 euro). Gli atti notarili sono a sua disposizione. Quanto alla provenienza dei fondi per acquistare gli appartamenti di Busto Arsizio, non me ne voglia ma lei dovrebbe ricordarla bene essendo stata una delle persone che vi hanno in qualche modo contribuito (ricorda i 400 milioni di lire che l'editore de "II Giornale" (ove egli faceva all'epoca il direttore responsabile) mi versò, a titolo di risarcimento danni con assegno circolare? All'epoca peraltro furono in molti a versarmi denaro per risarcirmi dei danni provenienti da articoli di giornali ritenuti diffamatori dai giudici o comunque, in via di transazione bonaria). L'altra parte dei soldi provenienti dalla predetta compravendita li ho usati per acquistare (tramite la società Antocri) a Roma nel 2005 un appartamento in via Principe Eugenio per euro 1'045'000,00 (il resto della provvista è stato reperito da un mutuo bancario Bnl di 400'000,00 euro e dai miei risparmi di cui in appresso). Tale immobile è stato rivenduto nel 2007 a 1'115'000,00 e con la relativa provvista, una volta estinto il mutuo, ho comprato l'anno scorso una casa ai miei due figli più piccoli a Milano, in zona Bovisa, per studiare. Ho anche aiutato mio figlio maggiore, con donazioni in denaro (per un totale di circa 80 mila euro) in parte quando si è sposato ed in parte quando sono nati i suoi tre figli trigemini. Soldi che egli, coscienziosamente ha utilizzato per pagare l’ anticipo di una casa a Curno quando abitava li e che poi ha rivenduto ricomprandosi, a minor prezzo, casa a Montenero, quando si è trasferito al paese natio. Sempre a Roma, sono attualmente proprietario dell’appartamento di via Merulana, ove abito quando mi reco li per ragioni legate al mio lavoro parlamentare. L’ho comprata, nel 2001 - e quindi ancora una volta prima dei rimborsi elettorali confluiti in questi ultimi anni al partito - per 800 milioni di vecchie lire ( di cui, come al solito, parte in mutuo) Queste sono,- o sono stata- le mie proprietà. Mi si dirà. D’accordo hai fatto delle compravendite ed hai stipulato dei mutui, ma per il resto dove hai preso i soldi? Ebbene, i miei redditi pubblici e che possono essere consultati presso il sito della camera dei Deputati e del senato ammontano dal 1996 ad oggi ad oltre 1'000'000,00 di euro ( al netto tasse), come da tabella riepilogativa che le invio a parte. A tutto ciò devono aggiungersi ulteriori rinvenienze attive, tra cui una donazione mobiliare per circa 300 milioni di vecchie lire ricevuta nel 1996 dalla contessa Borletti ( i fatti sono notori in quanto hanno riguardato come beneficiari anche altri personaggi pubblici) e come detto plurimi risarcimenti danni ricevuti ( da me e dai miei familiari) per circa 700'000,00 euro negli anni in relazione alle varie diffamazioni subite nel tempo nonché i frutti dell’agenzia agricola e dei relativi cespiti immobiliari lasciatimi in eredità dai miei genitori dopo la loro morte.

Conclusioni: la formichina

Tutto qui. Alcuni giocano, altri speculano, altri evadono le tasse e altri ancora girano il mondo o se la godono e si divertono. Io ho preferito e preferisco fare la formichina come mi hanno insegnato i miei genitori, risparmiando ed investendo i guadagni in immobili( almeno questi nono ti mandano sul lastrico, come è successo per le azioni e le speculazioni in borsa!). Mi scuso per la prolissità e se necessario sono ancora e sempre pronto a fornire tutte le risposte che riterrà necessarie. Con Lei, caro direttore lo faccio volentieri per tre ragioni: primo perché sono certo della sua buona fede e del suo sacrosanto diritto di pormi le domande che mi ha posto; secondo perché sono convinto che ogni personaggio pubblico deve rispondere nel merito alla pubblica opinione (ed agli organi di informazione indipendenti come “Libero”); terzo, perché è cominciato il nuovo anno e voglio avvicinarmi alla terza età nel migliore dei modi. Buon anno a lei ed ai suoi lettori.
"

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8 Gennaio 2009

Riforma universitaria: Governo di baroni


Sono passati solo pochi mesi dal ddl Gelmini sulla riforma scolastica e ci ritroviamo nelle stesse condizioni iniziali: uno spot elettorale. Il lupo perde il pelo ma non il vizio! Questo Governo continua a manifestare con i fatti l’espressione più ampia della libertà dell’uomo: l’incoerenza! Questa riforma universitaria l’hanno definita un passo avanti verso la meritocrazia. Ma in che maniera può esserlo, se l’unico cambiamento in materia universitaria è quello di portare da tre a cinque i membri della commissione esaminatrice per i concorsi di prima fascia? Se ci fosse stata davvero la volontà di dare un’innovazione autentica all’università italiana, che langue sui bassi fondi delle classifiche europee, avrebbero dovuto prevedere i concorsi su base nazionale e non locale; avrebbero dovuto riformare il criterio della valutazione dei titoli ed inficiare le pubblicazioni con 10/20 nomi che servono solo a traghettare persone estranee alla ricerca nell’Olimpo dei più famosi scrittori. Bamboccioni onniscienti che spaziano nelle più svariate discipline, risultando sempre presenti in ogni lavoro. La riforma non prevede alcuna verifica che attesti che gli studi siano avvenuti realmente, né quale sia il contributo di ciascun autore. Non è prevista l’abolizione dei profili professionali di comodo, quelli che in gergo universitario vengono definiti “medaglioni” cuciti su misura sui candidati destinati a vincere i concorsi. Persiste l’eccessiva frammentazione dei settori scientifico disciplinari che conferiscono autonomia e potere a comunità piccolissime di studiosi, altro che i “macro-settori” da noi auspicati! La nuova normativa ignora totalmente gli studiosi europei esperti e scienziati nel settore per la valutazione dei candidati, limita la selezione oggettiva del candidato e conferisce uno strapotere tutto italiano ai professori di prima fascia che, nel giro di tre o quattro concorsi ritornano ad essere i giudici indiscussi di tutte le competizioni che avvengono nei nostri Atenei: "questa volta ti sistemo il figlio di Tizio, la prossima volta mi fai vincere il figlio di Caio!"
Queste sono solo alcune delle modifiche sostanziali necessarie a cambiare in meglio la nostra università che ci saremmo aspettati, e quella dell’Idv, non è una critica pregiudiziale al provvedimento di questo Governo che, anche nel campo dell’università e della ricerca ha inteso per la nona volta porre la fiducia.
È necessario convincersi che bisogna per prima cosa stroncare il fenomeno del nepotismo, se vogliamo davvero aprire le nostre università ai più virtuosi ed intercettare il merito. Nelle università italiane si perpetuano da anni sempre gli stessi cognomi e si effettuano le programmazioni concorsuali ad hoc, prima ancora che il rampollo di turno giunga alla laurea. Da più parti d’Italia ci segnalano che già durante la scuola di specializzazione i figli della baronia al potere vincono il concorso per ricercatore. Discenti e docenti allo stesso tempo! È qualcosa di incredibile! Sarebbe bastato inserire un solo articolo nel provvedimento, che ora si è trasformato in legge attraverso la fiducia, per vietare l’accesso al ruolo di ricercatore a chiunque non abbia effettuato un dottorato post-specializzazione. Ma purtroppo questo non è stato fatto e ancora oggi dovremo assistere al fenomeno, solo italiano, che gli specializzandi-ricercatori di chirurgia insegnino chirurgia nelle nostre facoltà di medicina pur non avendo nessuna esperienza chirurgica. Oppure, sarebbe bastato impedire, con un altro articolo, la partecipazione ai concorsi nelle università ai candidati che hanno un parente stretto che riveste un ruolo apicale in quell’ateneo . Ma nulla di fatto! Ancora oggi, dopo l’approvazione di questo decreto legge, i trucchi per vincere i concorsi universitari sono tutti possibili: il predestinato vincitore, non appena laureato, viene inserito in tutte le pubblicazioni scientifiche, gli si fortifica il curriculum e quando le carte sono a posto gli viene bandito il concorso. Un concorrente per un solo posto!
Non è questa la strada per intercettare il merito, cari signori del Pdl, e quello della riforma universitaria appare più un mero spot elettorale che una reale volontà di cambiare le cose da parte di questo Governo… di baroni!

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7 Gennaio 2009

L'amarezza degli ulivisti


Riportiamo una notizia d'agenzia che esprime il pensiero di Arturo Parisi sull'iniziativa di referendum dell'Italia dei Valori contro il Lodo Alfano. Come molti di voi sapranno, oggi una delegazione dell'Italia dei Valori ha depositato in Cassazione (guarda il video: referendum, un dovere civile) le firme per il referendum. Firme raccolte in tutta Italia. Firme per la libertà. Firme per la democrazia. Firme per rendere "tutti uguali di fronte alla legge".
Il pensiero di Parisi ci lusinga e ne condividiamo gran parte delle parole che sono espressione degli italiani che appartengono al popolo della democrazia.

Testo agenzia:

"Dobbiamo rinnovare purtroppo la nostra amarezza per la decisione dei dirigenti del Pd di non prendere parte all’iniziativa" per promuovere un referendum contro il Lodo Alfano. Lo scrive Arturo Parisi in un articolo che sara' pubblicato domani sul Riformista. Parisi sottolinea che oggi Di Pietro ha consegnato in Cassazione "le firme di più di un milione di cittadini che chiedono l'indizione di un referendum per l'abrogazione del Lodo Alfano. Questo risultato - aggiunge - premia certamente l'impegno politico e la capacità organizzativa dell'Italia dei Valori che di questo referendum e' stato da subito il primo promotore. Di questa iniziativa gli ulivisti che all'interno del Pd si battono da "Democratici per la Democrazia" hanno condiviso da subito lo spirito e l'idea. Ad essa hanno partecipato con convinzione incoraggiando i democratici a prender parte ai comitati che si sono costituiti nei diversi territori, promuovendo essi stessi la raccolta delle firme, e ancor più sottoscrivendo la richiesta senza alcun riguardo alla connotazione partitica degli organizzatori".
"I cittadini hanno risposto - continua l'ex ministro - e tra essi in prima fila gli elettori democratici. Il risultato di oggi e' perciò per noi già di per sé una vittoria della democrazia".
"Mentre condividiamo con Idv e con le altre forze che a questo fine si sono spese la soddisfazione per questo risultato - prosegue Parisi - dobbiamo rinnovare purtroppo la nostra amarezza per la decisione dei dirigenti del Pd di non prendere parte alla iniziativa. Non si può riconoscere nella uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge un principio inderogabile della nostra Costituzione e rifiutare una iniziativa con l'argomento della possibile sconfitta.


Rifiutare di battersi e' già di per sé una sconfitta. Rifiutare di continuare la lotta su una questione che in Parlamento abbiamo denunciato con parole quanto mai severe, equivale a trasformare una sconfitta provvisoria in una sconfitta definitiva
".


"Come dicemmo fin dall'inizio - aggiunge Parisi - anche a proposito della discutibile e discussa iniziativa di Piazza Navona, non si può alimentare l'indignazione per le forzature e la torsione antidemocratica impressa da Berlusconi al nostro sistema politico e poi non dar seguito a questo con una azione adeguata all'interno delle istituzioni. Non si possono spingere i nostri elettori nelle piazze e avanti ai banchetti e lasciarli poi da soli o in mani altrui. Se una domanda non trova risposta nelle istituzioni, prima o poi la cerca fuori di esse. L'istituto referendario e' stato pensato dai nostri costituenti appunto per questo. Per questo il risultato di oggi - conclude - e' una vittoria della democrazia".


Muore Alitalia, nasce AliCAI


Anche ieri abbiamo manifestato a favore dei dipendenti di Alitalia, e abbiamo denunciato quello di cui anche la Lega se ne sta accorgendo: una grande truffa organizzata da Berlusconi, che ha fatto nascere una società, con i suoi amici, chiamata CAI, che per noi sta per “Condannati arrestati indagati”. Di fatto, dei sedici soci CAI, dieci sono condannati per reati di truffa e mazzette. Questo la dice tutta. In questo Paese si riesce anche a fare una società con i condannati.

Ci siamo appellati al Capo dello Stato, come Italia dei Valori e come tutti cittadini, perché alcuni di questi sono stati insigniti come Cavalieri del Lavoro, cioè per avere espresso l'italianità delle imprese. E' una vergogna, e chiediamo al Capo dello Stato di ritirare questa nomina.

Che cosa stiamo facendo? Noi andremo avanti. Il 12 faremo la veglia funebre di Alitalia, con i cartelli “Muore Alitalia, nasce AliCAI”, fatta dai condannati, arrestati e indagati. Proseguiremo per tutti i cittadini, tutti i dipendenti, per i 9000 esuberi della Telecom, poi per quelli delle amministrazioni e quelli della Sanità.

Noi andremo avanti. L'Italia dei Valori continuerà la lotta, dalla parte dei cittadini.

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6 Gennaio 2009

I veri giornalisti non hanno padroni


Su una cosa ha davvero ragione il direttore de Il Giornale, Mario Giordano. Nel suo caso, non è possibile parlare di paranoia. La paranoia prevede infatti che chi ne è afflitto creda davvero in quello che dice.
Nel nostro caso, invece, siamo difronte a qualcosa di molto più subdolo e pericoloso. Siamo di fronte a mezzi di informazione che, abbandonata ogni autonomia e libertà di pensiero, trasformano se stessi in armi improprie per perseguire fini che con il giornalismo e con l’informazione non hanno nulla a che vedere. In un’epoca in cui tutto è mosso e condizionato dalla comunicazione di massa nulla, infatti, fa male e ferisce come le parole pronunciate in una televisione o scritte su un giornale. Ed ecco allora che, secondo uno schema non molto dissimile da quello del ventennio mussoliniano, se qualcuno dissente da pensiero del leader maximo, se qualcuno osa criticare, o, cosa ancor più odiosa, dire la verità, scatta impietosa la repressione che non è più fatta di manganelli e olio di ricino, ma di attacchi, insinuazioni, calunnie, denigrazione che tendono a distruggere l’avversario.
E quindi, più che giornali, sono fogli di regime di stampo sovietico all’insegna del principio che il modo migliore per distruggere il nemico è quello di denigrarlo, delegittimarlo e distruggerne la reputazione e la credibilità. Questa è l’azione che, con metodo certosino, il Giornale svolge quotidianamente. Un’azione della quale già hanno pagato il prezzo sia gli alleati, ne sanno qualcosa Fini e Casini, quando hanno osato mettere in discussione il potere del padrone, sia oggi con una violenza che non conosce precedenti chi, come Italia dei Valori e Antonio Di Pietro, ha il coraggio di dire agli italiani che il Re è nudo.
Per questo è paradossale e grottesco che a parlare di atti di squadrismo sia proprio Mario Giordano lui che, da direttore de il Giornale, è stato ed è regista di veri e propri attacchi politici agli avversari del suo padrone che con il giornalismo ci sembrano davvero aver poco a che vedere.
Oggi più che mai capiamo le ragioni che spinsero Indro Montanelli al gran rifiuto. Montanelli aveva un’idea precisa del giornalismo e sapeva che i giornalisti, quelli veri, non hanno padroni.


Giustizia: vaniloquio di governo


Quando qualcosa non funziona o funziona male, chi ha la responsabilità non può limitarsi a ripetere che le cose non funzionano o funzionano male. Chi ha responsabilità di governo deve, invece, proporre soluzioni e discuterle. Quello che avviene per la Giustizia è esattamente una sterile denuncia arcinota da anni. Il governo non propone, limitandosi a partecipare al lamento.

L’Italia dei Valori, sin dal 16 maggio 2008, ha presentato numerose proposte di legge per migliorare il sistema giustizia. Le nostre proposte di legge (in numero di 21) sono facilmente consultabili sul nostro sito. La ricerca ha la seguente procedura: cliccate sulla vice “i 42 parlamentari IDV”, poi cliccate sul mio nome, poi cliccate sulla voce “iniziativa legislativa” (i numeri dei disegni sono: 579, 580, 581, 582, 583, 584, 586, 838, 1004, oltre altri disegni su materie più specifiche. Potrete, disegno per disegno, leggere la relazione, l’articolato e lo stato di lavoro). I disegni di legge sono tra l’altro sulla modifica del processo penale, sul processo civile, sul processo del lavoro, sul processo fallimentare, sull’istituzione dell’ufficio per il processo e la riorganizzazione delle cancellerie, sul testo unico per le misure di prevenzione antimafia, etc.

Sono state già approvate dal Senato (lo scorso 22 dicembre) le nostre proposte di legge per l’istituzione della banca dati del DNA (n. 586) e per disciplinare il prelievo per l’estrazione del profilo del DNA (n. 580), nonché il DDL 853. L’esame dei nostri disegni di legge sulla riforma del processo penale, sull’ufficio per il processo e la riorganizzazione delle cancellerie e sul testo unico per le misure di prevenzione antimafia, è già iniziato (da ottobre) in Commissione Giustizia del Senato. Peraltro, proprio su mia richiesta, il Presidente della Commissione Giustizia del Senato, ha sollecitato il Governo a presentare le sue proposte. Ha fatto il sollecito a ottobre 2008, ma il Governo non ha ancora risposto. A fronte della concretezza delle nostre proposte di legge, il Governo, la maggioranza e il PD discutono se sia o meno possibile discutere insieme sulle riforme della giustizia e sulla forma del tavolo. È un teatrino. Ma di cosa dovrebbero discutere, se ancora non sono state presentate proposte, ossia disegni di legge? È veramente una situazione surreale.

Il luogo ove si discutono le riforme legislative, è il Parlamento. In Parlamento ci sono le proposte di legge dell’Italia dei Valori, ma la maggioranza (e il governo) cercano tavoli per discutere del niente col PD. Proprio del niente, perché non esistono altre proposte di legge, oltre quelle dell’Italia dei Valori.

Il problema è, però, molto più complesso. Partiamo da una considerazione: non esistono riforme che possano farsi a costo zero. Il governo e la maggioranza hanno, con la finanziaria, tagliato le risorse per la Giustizia nella misura del 20% per il 2009, del 30% per il 2010 e del 40,5% per il 2011. Poi il Governo ha tagliato il personale della giustizia del 10%. Nel nostro paese pendono circa 10 milioni di processi (Spagna, Francia e Inghilterra hanno, tutte insieme, lo stesso numero di processi) e i magistrati togati sono 8000 (meno di un terzo di quanti ne hanno la Spagna, la Francia e l’Inghilterra, messe insieme).

La cruda realtà dei numeri, imporrebbe serietà di analisi e di proposte, oltre che di risorse. Alcune cose possono però farsi senza risorse (ad esempio le notifiche – per il difetto di notifica saltano il 13% dei processi – con la posta elettronica certificata). Nel nostro disegno di legge n. 584 (perché ci vuole una legge) questo si prevede e disciplina.

Noi siamo il partito del fare, con umiltà e pronti al confronto e ai contributi migliorativi. Ma loro parlano, parlano, parlano. Sono parole al vento. Sono una presa in giro dei cittadini. Un vaniloquio irrispettoso.

Postato da Luigi Li Gotti in | Commenti (53) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

5 Gennaio 2009

Firme e fermali: missione compiuta


Il 7 gennaio alle ore 10:00 davanti al Palazzo di Giustizia, a 88 giorni dalla grande manifestazione di Piazza Navona che aveva dato il via alla raccolta firme contro il Lodo Alfano, l'Italia dei Valori, guidata dal presidente Antonio Di Pietro, consegnerà le firme presso la Corte Suprema di Cassazione. In risposta ad un provvedimento tanto immorale quanto anticostituzionale, le firme dei Cittadini onesti che in modo forte hanno detto NO! No allo stravolgimento dell'articolo 3 della Costituzione, no alle leggi ad personam di Silvio Berlusconi.
Con grande merito di tutta l'organizzazione, che ha dimostrato efficienza e capacità di mobilitazione, ecco completati gli ultimi controlli formali per certificare, controllare, organizzare le centinaia di migliaia di firme raccolte agli oltre 5000 tavoli organizzati su tutto il territorio nazionale.
Tra poche ore il deposito... da subito grazie a tutti per l'impegno.


Medioriente in fiamme


Quanto sta avvenendo in queste ore a Gaza è drammatico. Ancora più lutti, ancora più feriti, ancora più angoscia per le troppe vittime innocenti.

Siamo di fronte al fallimento di quanti finora, a cominciare dal presidente Bush, hanno ritenuto che, per la risoluzione di un conflitto così antico, andava utilizzata la politica delle armi anziché le armi della politica. In questo lembo di terra martoriato prosegue l’attacco di terra da parte dell’esercito israeliano, quello stesso attacco che il ministro Frattini ci aveva assicurato che non ci sarebbe stato. Il ministro aveva anche illustrato la possibilità di un’iniziativa italo-francese ma alle parole non sono seguiti i fatti. Anche dando atto al titolare della Farnesina del merito di aver mantenuto una posizione moderata rispetto all’unilateralismo e alla radicalizzazione delle posizioni, all’interno del PdL, pregiudizialmente a favore di Israele, è troppo timida l’iniziativa diplomatica italiana.

Certo a nessuno sfuggono le responsabilità e le colpe di Hamas per la rottura della tregua, ma come non rimanere colpiti dalla sproporzionata reazione di Israele anche solo considerando le oltre 500 vittime, di cui troppi bambini. Mai come in questi giorni appare evidente come da anni, soprattutto dopo gli attentati dell’11 settembre, manchi una forte iniziativa politica e diplomatica nella risoluzione di una questione drammatica come quella che stiamo rivivendo e che si trascina dal 1948. Piuttosto,si è data voce alle armi, ai bombardamenti aerei, alle occupazioni militari come se ciò avesse potuto rivelarsi risolutivo. L’Europa sta tentando la carta dell’offensiva diplomatica, dopo l’impossibilità dell’Onu di trovare un accordo anche solo per imporre una tregua, con l’obiettivo di fermare l’escalation e consentire l’ingresso degli aiuti umanitari.

E anche l’Europa continua ad apparire divisa e incerta sull’inizio delle operazioni di terra da parte di Gerusalemme. A livello diplomatico il premier ceco e presidente di turno dell'Ue, Mirek Topolanek, ha annunciato una missione in Medio Oriente per disinnescare il conflitto nella Striscia di Gaza. Ma la missione coinciderà anche con il viaggio del presidente francese, Nicolas Sarkozy, che nella giornata odierna sarà in Egitto, Israele e Cisgiordania per poi recarsi in Libano e in Siria. Lo scopo del presidente francese è quello di ottenere una tregua umanitaria nel conflitto di Gaza mentre quello della missione Ue è quello di avviare un dialogo con gli interlocutori in Medio Oriente.

Il punto – a livello italiano – è che mentre Sarkozy (noto estremista di sinistra) si muove, incalza gli interlocutori, è attivo, Berlusconi è silente e Frattini va a sciare.
Foto: Repubblica.it

Postato da Fabio Evangelisti in | Commenti (127) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

4 Gennaio 2009

Malpensa truffata


"Cornuti e mazziati' dal Governo Berlusconi. Così sono finiti i lavoratori di Malpensa e tutte le imprese e i cittadini della Lombardia e del Nord alla conclusione della vicenda Alitalia.

La scorsa primavera Berlusconi e la Lega, quand'erano ancora all'opposizione, bloccarono la vendita di Alitalia ad Air France perché, a loro dire, avrebbe penalizzato lo scalo di Malpensa e, quindi, tutta l'economia lombarda. Ora che sono al Governo hanno chiuso l'affare proprio con Air France, con l'aggravante però che i debiti della vecchia Alitalia (pari ad oltre 3 miliardi di euro) sono stati messi a carico dei contribuenti italiani, mentre prima se li accollava Air France, e con l'ulteriore aggravante del licenziamento in corso per oltre 12 mila dipendenti Alitalia e più del doppio che ci saranno nel mercato dell'indotto attorno allo scalo di Malpensa. Inoltre, c'è da considerare che attraverso il finanziamento ad Expo 2015 sono venuti a mancare i soldi per il potenziamento al sistema autostradale e ferroviario, fondi voluti fortemente dal governo Prodi.

Insomma, è la solita "truffa alla Berlusconi", di cui gli italiani sono tenuti all'oscuro solo perché i mezzi di informazione o sono in mano allo stesso Berlusconi o , come nel caso del servizio pubblico, sono sottoposti ai suoi veti e alla sua influenza.

L'Italia dei Valori già dal prossimo giovedì 8 gennaio parteciperà alla manifestazione pubblica di protesta e denuncia, che farà proprio a Malpensa per sollecitare l'opinione pubblica a vigilare su quest'altro misfatto a favore dei 'furbetti del CAI', a cui Berlusconi ha voluto regalare la nostra compagnia di bandiera.

E ci auguriamo che anche la Lega – sulla cui onestà intellettuale nell'avere a cuore l'economia del Nord non dubitiamo – sappia trovare la forza per opporsi al disastro economico imprenditoriale che sta per abbattersi attorno allo scalo milanese di Malpensa. E l'augurio è che la Lega questa volta voti con coraggio gli emendamenti che tendono a liberalizzare il mercato su Malpensa aprendo a tutte le compagnie aeree. Coraggio non avuto nei provvedimenti cosiddetti 'Salva Alitalia', proposti dal governo Berlusconi l'estate scorsa, lasciando così l'IdV sola in questa battaglia.

Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (33) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

3 Gennaio 2009

Il paranoico direttore


Ho riflettuto sulla paranoia e ho cercato di documentarmi consultando un buon manuale di psichiatria. La paranoia è «un’anomalia costituzionale che rimane latente in gioventù e si manifesta col maturare degli anni rivestendo la forma di un delirio a lenta evoluzione, coerente e fanatico (…) L’intransigenza nei giudizi, la critica velenosa, la superbia smodata, la tendenza ai litigi e alla ritorsione giganteggiano, alimentando alla base il delirio di persecuzione o di rivendicazione».

La paranoia è un’infermità mentale caratterizzata da «quadri di delirio sistematizzato». In psichiatria forense, la paranoia esclude «la capacità, se non di intendere, certo di volere: perché la volizione e quindi l’azione del malato sono coartate dall’idea delirante che prevale». Insomma i paranoici sono persone abbastanza pericolose per sé e per gli altri.

Si racconta in giro, infatti, che il direttore de Il Giornale, Mario Giordano, abbia sofferto moltissimo la festività del Capodanno, a causa della quale i giornali non sono usciti. Si racconta che il suddetto direttore Giordano, volesse stamparsi, solo per sé, una speciale edizione del Giornale per il primo dell’anno, quando le edicole erano chiuse, interamente dedicata ad Antonio Di Pietro. Avrebbe infatti molto sofferto per la disumana costrizione d’astinenza determinata dalla festività.

Ci dispiace. Il sapere che un uomo soffre, mentre il mondo gioisce, turba umanamente. Si racconta pure che, avendo appreso che Silvio Berlusconi aveva offerto ai suoi ospiti di Villa Certosa, ben mezz’ora di fuochi d’artificio, tali da “illuminare il cielo della Costa Smeralda”, il direttore Mario Giordano sia andato in furiosa escandescenza (al punto da rischiare di diventare lui stesso un gioco pirotecnico), urlando odio e disappunto per feste e festaioli. Fortunatamente per lui, il 2 gennaio, le edicole sono state riaperte e così, per il decimo giorno, il paranoico direttore, ha potuto dedicare il titolo a tutta prima pagina, ad Antonio Di Pietro.

Siamo preoccupati anche dalla notizia che i giornalisti, prime vittime del direttore, sarebbero stati colti, pur se a gerarchie invertite, dalla sindrome che ben venne descritta nei films della Pantera Rosa e che colpiva l’ispettore capo Dreyfus a causa delle azioni dell’ispettore Jacques Clouseau. Comunque, tolta l’umana comprensione per il malato, ci stiamo divertendo moltissimo. Possiamo, felici, dire anche noi “domani è un altro giorno”. Per favore direttore Giordano, non ci deluda.


2 Gennaio 2009

Il Forum delle donne


Oggi finalmente parte il Forum su iniziativa del coordinamento donne. Un Forum aperto a tutti, uomini e donne, in cui inizieremo a discutere di alcuni temi.

Intanto tratteremo il diritto delle donne a poter fare un percorso lavorativo che consenta loro di accedere al mondo del lavoro, di rimanerci, di fare carriera al pari degli uomini. Per fare questo bisogna dare loro le opportunità, quindi il sostegno finanziario, il sostegno in tema di asili, in tema di strutture e strumenti che aiutino le donne a fare un percorso lavorativo adeguato alle loro competenze, alle loro capacità e professionalità. E poi vogliamo parlare anche del diritto della coppia ad avere figli.

Spero che siate in tanti, uomini e donne, che ci contattiate. Contattate anche i nostri riferimenti del coordinamento donne sul territorio, per entrare più in rapporto diretto con noi e conoscerci meglio.

Prendo l'occasione per augurarvi buon anno a nome del coordinamento donne. Spero siate in tanti a volerci scrivere e a suggerirci nuovi temi su cui confrontarci. E' intenzione del coordinamento donne dell'Italia dei Valori di preparare nei prossimi mesi, anche con i vostri suggerimenti, un manifesto programmatico di 10 punti su cui vorremmo lavorare e fare le nostre battaglie come Italia dei Valori.

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Postato da Patrizia Bugnano in | Commenti (73) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Gennaio 2009

Riforme: distrazione di governo


Il centrodestra sinora sulle riforme ha fatto solo chiacchiere e provocazioni, con inviti al dialogo la mattina e insulti e minacce il pomeriggio. Una gran confusione che serve a mascherare due cose: le divisioni interne e la palese volontà di parlare di tutto fuorché della crisi economica, per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica e mascherare l’incapacità del governo di dare risposte su questo tema.

La politica deve riflettere. Il Paese ha bisogno di più giustizia sociale, che da quando c’è questo governo si è persa completamente e non di presidenzialismo e riforma delle intercettazioni e della giustizia, che questo governo utilizza solo come specchietti per le allodole.

Riporto un articolo del quotidiano francese "Le Monde" dal titolo "Gli Italiani si impoveriscono e lo Stato stenta a venir loro in aiuto". Articolo che condivido.

"Il rapporto annuale sui redditi e sulle condizioni di vita, redatto dall’Istituto nazionale di statistica (Istat), conferma l’impoverimento degli Italiani. Pubblicata lunedì 22 dicembre, questa indagine è stata realizzata nel biennio 2006-2007 con un campione rappresentativo di 20 982 famiglie (circa 52 772 persone). Anche prima dell’impatto della crisi economica nel 2008 e 2009, le cifre dell’Istat erano state giudicate “allarmanti” dall’opposizione, che accusava Silvio Berlusconi di non essere “all’altezza della situazione”.
Nel 2006 il reddito medio delle famiglie italiane si è fissato intorno ai 28 552 euro, circa 2 379 euro al mese. Come sempre, al nord e al centro i redditi annuali si sono rivelati essere i più elevati (quasi 30 000 euro), mentre al sud e nelle isole ammontano in media a 23 584 euro. In Italia settentrionale, il reddito medio di una coppia con due bambini è pari a 46 185 euro contro i 28 909 euro nel Mezzogiorno. I pensionati e le persone sole sono le più esposte alla povertà.
L’Istat ha ugualmente chiesto agli Italiani circa la percezione del loro tenore di vita nel 2007. Il 15,4% di essi (contro il 14,6% del 2006) ha dichiarato di “arrivare alla fine del mese con difficoltà”. Nel dettaglio, il 5,3% confessa di non aver avuto il denaro sufficiente per le spese alimentari (4,6 % nel 2006), l’11,1 % (10,4 % nel 2006) per le spese mediche e il 16,9 % (contro il 18,8%) per gli acquisti d’abbigliamento. Infine, il 32 % dichiara di non essere in grado di “affrontare una spesa imprevista di 700 euro”.
Questo sondaggio conferma altri studi che rivelano un impoverimento degli Italiani. Il rapporto della Caritas e della fondazione Zancan [Centro di studi e ricerca sociale ONLUS, N.d.T.] del 15 ottobre sulla “povertà e l’esclusione sociale in Italia” indicava che “il 13% della popolazione italiana vive con meno della metà del reddito medio mensile, che va dai 500 ai 600 euro al mese”. Analogamente, la Caritas rileva l’aumento sempre più forte dei “quasi poveri”, vale a dire le persone che superano la soglia di povertà per una cifra che va dai 10 ai 50 euro.
Sul campo, le associazioni che si occupano di venire in aiuto ai più disagiati riscontrano un peggioramento della situazione. I volontari della comunità di Sant’Egidio, che distribuiscono pasti e aiuti alimentari in tutta Italia, constatano che ormai hanno a che fare con una nuova popolazione. “Non distribuiamo più gli aiuti alimentari solo agli immigrati o alle persone che vivono per strada, ma anche a coloro che posseggono un casa e uno stipendio”, spiega un funzionario della comunità a Roma.
Di fronte a questa situazione, le risposte del governo appaiono modeste. L’Italia è, secondo la Caritas, uno dei paesi d’Europa dove le politiche sociali hanno meno impatto sulla riduzione della povertà. I sindacati temono che la situazione, già critica nel 2006 e 2007, sia peggiorata. Il governo mette in atto, a partire dal 1 dicembre, l’assegnazione di una “social card” del valore di 40 euro al mese in favore dei più bisognosi, per dimostrare che “sono state intraprese delle misure”.
"
Articolo tradotto da Italiadallestero.info.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (79) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif


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