dalla parte dei cittadini



15 Febbraio 2009

Crisi nuova, incentivi vecchi


Esprimo la mia solidarietà ai lavoratori dell'INNSE di Milano, che da mesi lottano per la difesa del posto di lavoro.

Purtroppo l'unica risposta delle istituzioni alla loro richiesta di lavorare sono state le cariche delle forze dell'ordine e le manganellate dei giorni scorsi. Gli strumenti di intervento adottati dal Governo per sostenere i settori in crisi, per gli ammortizzatori sociali e per la stabilizzazione del precariato sono inadeguati e si rischia di far alzare in maniera esponenziale la tensione sociale nel Paese.

Non c'è ad oggi un intervento incisivo ma solo piccoli provvedimenti tampone, assolutamente insufficienti. Provvedimenti che tra l’altro, fino ad oggi hanno portato vantaggio solo all'industria e a quegli imprenditori che come Genta, proprietario dell'INNSE, stanno speculando sulla pelle degli operai, utilizzando gli ammortizzatori sociali anche quando le aziende godono di ottima salute.

È ormai evidente che questo Governo non ha la capacità di rispondere efficacemente a questa crisi che sta mettendo a dura prova i lavoratori e le loro famiglie. Se si vuole davvero affrontare questa crisi, e trovare soluzioni, è necessario, come sta accadendo negli Stati Uniti, voltare pagina. Il Governo deve prevedere un piano organico in particolare nel campo delle infrastrutture e dell'ambiente.

Dobbiamo prendere esempio dal presidente Obama che nei prossimi tre anni raddoppierà la quota di energie rinnovabili, creando così nuovi posti di lavoro e rimettendo in moto l'economia, nel rispetto dell'obiettivo di ridurre drasticamente le emissioni di gas serra.
In Italia, come già sta accadendo negli Stati Uniti, è necessario coniugare sviluppo e ambiente, puntando su nuove tecnologie che ci permettano di competere con le sfide del mercato globale e di assolvere ai doveri di efficienza energetica, imposti anche dall'Unione Europea.

Occorrono investimenti nelle energie rinnovabili per creare occupazione e risparmiare energia; investimenti nelle tecnologie pulite per rilanciare i settori dell'edilizia e dell'industria automobilistica; investimenti nelle infrastrutture e nell'interconnessione per promuovere l’efficienza e l’innovazione.

Per essere competitivi sul mercato internazionale dovremo avere prodotti più ecocompatibili di quanto non avvenga oggi, prodotti che, in qualche modo, rendano i mercati dei Paesi più industrializzati meno dipendenti dai prodotti cinesi di qualità inferiore.

Purtroppo in Italia stiamo facendo, in molti casi, esattamente il contrario di ciò che l'Unione europea ci sta chiedendo per uscire dalla crisi, e di ciò che stanno realizzando gli Stati Uniti con investimenti massicci.

Un esempio: con l'approvazione del cosiddetto decreto milleproroghe il Governo, ieri, ha cancellato una norma introdotta in Finanziaria nella scorsa legislatura, dal governo Prodi, che prevedeva l'obbligo per i nuovi edifici di avere, almeno in parte, una alimentazione da fonte rinnovabile.

Inoltre con gli incentivi sull'acquisto delle auto, approvati nell'ultimo consiglio dei ministri, ci troviamo davanti alla rottamazione vecchio stile che non risolleva l'industria automobilistica nazionale, nè disincentiva l'acquisto di auto inquinanti, come i Suv o le auto diesel, che emettono comunque piu' polveri sottili anche rispetto a una vecchia auto a benzina, nè tanto meno sostiene l'innovazione tecnologica del settore, visto che non prevede incentivi a produrre nuovi modelli ecologici e tecnologicamente avanzati.

Così facendo l'Italia rischia di rimanere il fanalino di coda dei paesi europei, e non avendo investito in tecnologie ed innovazione, nel momento in cui l’economia mondiale riprenderà,
l’Italia rimarrà al palo e si ritroverà vecchia di 20 anni rispetto alle altre nazioni ed ancora dipendente da altri Paesi soprattutto a livello energetico.