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31 Marzo 2009

In difesa di Gioacchino Genchi


Sabato 28 marzo ho partecipato, insieme a Salvatore Borsellino e Benny Calasanzio, alla manifestazione nazionale in difesa di Gioacchino Genchi. Pubblico il video ed il testo della mia video testimonianza.

Testo dell'intervento

"Oggi siamo a Roma non soltanto per manifestare la nostra vicinanza e il nostro affetto nei confronti di un servitore fedele dello Stato come Gioacchino Genchi e non come Contrada.

Ma non siamo qui soltanto per dare il nostro affetto e la nostra vicinanza, siamo qui soprattutto per dimostrare a uno Stato che non ha voluto proteggere i propri uomini, li ha mandati a morire e che adesso cerca di far passare attraverso i casi Forleo, De Magistris, e adesso il caso Genchi, di far passare questo paese nel letargo più assoluto.

Genchi è stato descritto come un mostro, Genchi è stato descritto come la persona che ha origliato le telefonate di tutta Italia.

Questo solo ed esclusivamente perché ai poteri e alla casta serviva annientare moralmente questa persona.

Noi vogliamo dimostrare ai poteri forti, a questo sistema criminale, che non soltanto Genchi non è solo, ma che una parte dell'Italia, quella sana, si è svegliata, e che ha già cominciato a presidiare questo Paese, affinché nessuno possa più arrogarsi il diritto di far passare delle leggi o dei decreti criminali e che possa arrogarsi il diritto di parlare in nome di un popolo italiano, che no riconosce, in questo momento, alcune delle più alte cariche dello Stato.

Questo è un momento di assoluta emergenza democratica ed è opportuno, proprio per questo, che tutti gli italiani si sveglino, escano da questa forma di letargo, e che capiscano che sono stati cloroformizzati per troppo tempo.

Questo Paese è veramente in un momento molto particolare. Questo è uno Stato che dopo aver mandato a morire il giudice Paolo Borsellino, di tutti i suoi uomini e centinaia di agenti delle forze dell'ordine, di magistrati, di giornalisti e di cittadini comuni, non solo li ha mandati a morire ma adesso li priva addirittura della giustizia e della verità.

Noi siamo qui soltanto per dire che non ci stiamo, che non staremo zitti, e che questo è soltanto l'inizio di una forte resistenza."


30 Marzo 2009

Lavoro: suicidi inascoltati


Ieri, senza troppo clamore, un uomo, disperato per aver perso il posto di lavoro, si è tolto la vita. Soltanto nell'ultima settimana almeno altre tre persone si sono suicidate o hanno tentato di farlo per lo stesso motivo. E' una situazione preoccupante.

Il lavoro però non è stato uno dei temi dell'ordine del giorno nel recente congresso del Pdl. I delegati evidentemente erano troppo occupati ad adorare il loro Capo. Berlusconi, anziché autocelebrarsi, si occupi dei problemi veri del Paese, soprattutto della crisi economica e occupazionale.

E' quanto mai necessario agire in fretta prevedendo un sistema di ammortizzatori sociali per tutti coloro che perdono il posto di lavoro, compresi precari e lavoratori atipici, con un'attenzione particolare per tutti coloro che sono troppo giovani per la pensione e troppo vecchi per essere assunti altrove.

Altro che lavorare di più come pontifica Berlusconi. Li crei, i posti di lavoro, se ne è capace. Pensi a trovare alternative concrete, come i contratti di solidarietà legati alle riduzioni di orario. E' ora di passare dalle parole ai fatti, ma questo Governo non sembra in grado di farlo.

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29 Marzo 2009

Sicurezza: due pesi e due misure


Pubblico il video ed il testo di una mia intervista in tema di sicurezza e informazione nel nostro Paese.

Testo dell'intervista

D. Martinelli: Pino Arlacchi, in tema di legalità, l'Europa spesso emette sentenze che condannano l'Italia perché non rispetta determinati parametri o certe leggi, che invece dovrebbe rispettare. Sotto questo profilo della legalitàl'Europa come vede l'Italia?
P.Arlacchi: Come un fanalino di coda. Per lo standard di legalità che esiste a livello europeo. Non solo le condanne della Corte europea per i diritti dell'uomo, ma anche il fatto che nel nostro paese gli standard elementari di democrazia sono carenti. Il fatto macroscopico è che abbiamo un conflitto di interessi devastante con Berlusconi presidente del Consiglio e proprietario di Mediaset, abbiamo un continuo danno ai diritti di legalità dei cittadini, abbiamo sentenze lunghissime, un sistema giudiziario che non funziona e che costa moltissimo. Lei pensi soltanto che la Francia spende la stessa cifra che spendiamo noi, sette miliardi di euro per mantenere il sistema giudiziario, ma in Francia un processo dura poco, in Italia dura anni.
Abbiamo una situazione drammatica che riguarda lo standard e gli strumenti a disposizione delle forze dell'ordine per fare indagini più elementari, un governo che sta distruggendo lo strumento delle intercettazioni telefoniche, fondamentale per fare indagini contro la grande e contro la piccola criminalità. Sta venendo, di fatto, scippato ai magistrati inquirenti. Abbiamo l'intero pianeta della giustizia che non funziona per i potenti perché garantisce loro una pressoché completa impunità, e funziona solo nei confronti dei poveri e dei disgraziati. Basta vedere chi sta in carcere oggi.
Abbiamo poi un'opinione pubblica completamente drogata, con un'agenda falsa dei problemi del Paese, in cui si parla soltanto di stupri, di criminalità comune come se ci fosse un'ondata dilagante di criminalità, quando la realtà è esattamente opposta.
Abbiamo un a diminuzione della criminalità violenta nel nostro Paese che dura da venti anni.
Abbiamo una flessione degli omicidi che sfiora l'ottanta per cento.
Abbiamo una diminuzione anche di piccoli reati come gli scippi, furti d'auto che si aggirano attorno al settanta per cento.
Abbiamo una situazione, che è anche europea e internazionale, che è una flessione degli standard di criminalità, e una televisione, oltre che una carta stampata, che dedica pagine intere, o ore intere, di trasmissione a fatti che sì esistono e che non vanno sottovalutati, ma che comunque non sono sicuramente emergenze o fatti dilaganti, si invita la caccia allo straniero, ora c'è la caccia al romeno e a chiunque sia un immigrato che viene identificato come un criminale.
Tutto questo c'è solo in Italia! Non c'è un solo Paese europeo in cui ci sia un'ondata di populismo demagogico e falso come quello che esiste nel nostro Paese, e questo perché? Per evitare che la gente rifletta sui suoi problemi veri.

D. Martinelli: Forse si rifà al fatto che negli Stati Uniti per Madoff sono stati chiesti 150 anni di carcere per aver fatto quello che ha fatto Calisto Tanzi in Italia, che invece a quanto pare patteggia?
P.Arlacchi: Esatto. Processi su fatti assolutamente banali, di ordinaria criminalità, non si parla dei processi di mafia, non si parla dei processi di corruzione. La sentenza per l'omicidio Fortugno, vicepresidente della Regione Calabria assassinato alcuni anni fa, non c'era nessuno. La televisione ne ha parlato in un piccolo servizio, la stampa l'ha buttata lì in maniera distratta perché erano troppo occupati a parlare delle fesserie che avvengono sul processo di Garlasco o su quello di Cogne. Questa è l'Italia di oggi.
Guardi io non sono tra quelli che credono che la maggioranza degli italiani sguazzi nell'illegalità ed è felice, e questo è quello che Berlusconi, ma anche altri, ci vogliono far credere. Che loro rappresentino la volontà o gli interessi della maggior parte degli italiani. Non è affatto così. Loro rappresentano gli interessi di diversi milioni di italiani, che sono comunque una minoranza in un paese di 60 milioni di abitanti, che sguazzano sì nella delinquenza e nell'illegalità perché ci campano sopra, o nell'evasione fiscale, o nella corruzione e nella distribuzione delle risorse pubbliche. Sono milioni di persone che non sono da sottovalutare quanto a numero, ma non sono la maggioranza degli italiani. Semmai la maggioranza degli italiani è vittima di questo sistema, perché non riceve i servizi pubblici necessari, perché trova le sue risorse, le tasse che paga, buttate via in quanto poi molti servizi non vengono corrisposti dallo Stato.
Questa è la maggioranza degli italiani che soffre, che paga e che vede negati i suoi diritti.
Noi dobbiamo cercare di rappresentarla questa maggioranza, invece di dire che dentro tutti gli italiani c'è un piccolo Berlusconi.

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28 Marzo 2009

Informazione calpestata


Pubblichiamo il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, a Gianni Lanneso, giornalista de La Stampa, picchiato dal sindaco di Orta Nova per aver fatto il suo dovere: informare i cittadini.

Testo dell'intervista

Gianni Lannes è un cronista de La Stampa picchiato dal sindaco di Orta Nova FG, che si è visto chiedere la documentazione sulla situazione di ben 4 edifici scolastici pericolanti, senza nessuna certificazione, che ospitano 2 mila studenti, oltre agli insegnanti e al corpo non docente. Ad Orta Nova sono arrivati 2 milioni di euro per sistemare queste scuole; ma la giunta non ha speso un solo euro.

D.Martinelli: "Gianni Lannes è collega giornalista de "La Stampa" che si occupa anche di cronaca giudiziaria nella zona dell'alta Puglia, recentemente hai pubblicato alcuni articoli che non sono piaciuti al sindaco di Orta Nova che ti ha aggredito fisicamente vero?"
G.Lannes: "La questione è in questi termini: ai primi di gennaio, avendo ricevuto una segnalazione da genitori molto preoccupati, mi sono recato ad Orta Nova, in provincia di Foggia, un paese che ha problemi con addirittura quattro scuole pubbliche, la scuola media Pertini che è crollata parzialmente la notte del cinque gennaio due giorni prima della riapertura dalle vacanze natalizie, poi una scuola elementare, un liceo classico e l'istituto tecnico Olivetti.
Mi sono recato, ovviamente, in comune per richiedere la documentazione su queste scuole, che mi era stata promessa al mattino, invece dopo un'attesa durata l'intera giornata, alle 17:30 dell'otto gennaio, è giunto in comune il sindaco di Alleanza nazionale, Giuseppe Moscarella, primo cittadino dal '94, al terzo mandato, al quale ho chiesto della gravissima situazione di pericolo che metteva a rischio la vita di quasi duemila studenti, insegnanti e personale non docente.
Come ha documentato il filmato che avevo, poiché portavo con me una telecamera, questo signore mi ha insultato, mi ha strappato la telecamera, mi ha colpito la mano ed è scappato via protetto da un vigile urbano.
Sono rimasto per mezz'ora, durante la quale ho perso i sensi, ho perso sangue, non mi ha soccorso nessuno, pensate, in un municipio, e poi un ragazzo ha chiamato il 118, sono stato portato con un'ambulanza in ospedale e lì poi sono stato soccorso. Ho rimediato una frattura ad una mano, una lesione allo scafoide guarita in quaranta giorni.
Poi, ovviamente, quando sono rientrato al lavoro, ho ripreso in mano la questione e ho scoperto che in questo comune sono addirittura arrivati quasi due milioni di euro di finanziamenti per ristrutturare queste scuole, di cui il sindaco non ha speso un solo euro.
E' stata presentata un'interpellanza da Leoluca Orlando il 28 gennaio al presidente del Consiglio Berlusconi, al ministro Gelmini e al ministro delle infrastrutture Matteoli e a tutt'oggi, verificato anche stamattina (13 marzo 2009 n.d.r.) non è ancora giunta alcuna risposta.
Faccio presente che c'è un pericolo gravissimo perché la scuola media. Pertini è già i n parte crollata, ci sono 749 alunni oltre agli insegnanti e il personale non docente, così come per le altre scuole.
I vigili del fuoco hanno scoperto che queste scuole non sono mai state collaudate, sono prive di certificazione antincendio, praticamente sono totalmente illegali eppure sono aperte.
Per cui, fare domande indiscrete, alla fine, dà questi risultati. Ho portato questo caso in televisione, al Tg3 nazionale il 27 febbraio scorso e poi anche La7 ha ripreso questa vicenda.
In quella realtà mi ero occupato di rifiuti già l'anno precedente, perché c'era un'immensa discarica di rifiuti tossico nocivi provenienti dall'estero, che avrebbe dovuto ospitare un milione di tonnellate di rifiuti, il procedimento era illegale e infatti la delibera della provincia di Foggia è stata annullata grazie al movimento popolare, che ha occupato la discarica e intentato una battaglia legale che i cittadini hanno vinto. C'era un precedente, in effetti.
Questo sindaco è una persona che detesta la democrazia, i metodi democratici, ha pure una delega da assessore provinciale a Foggia quindi si occupa di agricoltura ma soltanto sulla carta, in sostanza."


D.Martinelli: "Fare informazione nella realtà provinciale del Sud com'è?"
G.Lannes: "Mah, io solo raramente mi sono occupato di vicende legate a quella provincia perché lavoro spesso all'estero per occuparmi di traffico di armi, di rifiuti, di esseri umani, di mafie e di ecomafie, poi toccare questi problemi in una realtà provinciale e approfondirli è molto complicato perché, non solo per difficoltà burocratiche, io ho chiesto della documentazione nel rispetto di una legge sulla trasparenza, la 241 del 1990, per cui qualunque cittadino potrebbe fare accesso immediatamente.
Invece è molto difficile proprio perché c'è una disattenzione. E' assai complicato.
"


27 Marzo 2009

Sicurezza sul lavoro, licenza di uccidere


Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo che modifica il testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, una vera e propria licenza di uccidere che dobbiamo respingere con tutte le nostre forze.

Questo Esecutivo non guarda in faccia a nessuno, nemmeno ai morti sul lavoro. Dopo essersi riempito la bocca di condoglianze, per apparire in TV ai funerali, Sacconi ha pensato bene di indebolire le, purtroppo ancora labili, responsabilità delle imprese sulla sicurezza del lavoro. Già le norme approvate dal governo sulla denuncia ritardata delle assunzioni favoriscono sfacciatamente il lavoro nero e il camuffamento degli incidenti sul lavoro.

Ora con queste norme, varate oggi, si restringe ancora di più l'intervento degli ispettori del lavoro e si indeboliscono e riducono notevolmente le sanzioni per gli imprenditori che non applicano la disciplina sulla prevenzione degli infortuni. E' un vero e proprio colpo di spugna che, nella sostanza, depenalizza il reato di omessa applicazione delle norme sulla sicurezza del lavoro e cancella l'aggravante di questi comportamenti sulla sanzione del reato.

Dopo i fatti della Thyssen Krupp di Torino era evidente che la via maestra da perseguire era quella dell'intensificazione dei controlli, della pulizia degli ispettori corrotti e della introduzione del dolo eventuale nel perseguimento dei comportamenti omissivi delle imprese che sono alla base dell'incremento e dell'aggravamento degli infortuni sul lavoro.

Il governo, per bocca di Sacconi, aveva detto che avrebbe dichiarato guerra agli infortuni sul lavoro. Non aveva detto però da quale parte l'avrebbe combattuta. Ora sappiamo che sta dalla parte degli omicidi.

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Riportiamo di seguito la lettera, firmata da Leoluca Orlando, Paolo Brutti, Stefano Pedica, Claudio Bucci, Giovanni Colagrossi, e rivolta a Guglielmo Epifani, a sostegno della manifestazione della CGIL del 4 Aprile prossimo a Roma.

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26 Marzo 2009

Testamento bio-illogico


Oggi abbiamo votato, dopo tre giorni di tentativi di far riflettere il centrodestra su cosa stava votando, quello che i cittadini non vogliono: la legge che impone una scelta sulla loro vita.

Questo è quello che noi abbiamo cercato di far capire durante questi tre giorni di lavoro e di tanti emendamenti, ma loro continuano a fare tanti spot senza risolvere i problemi.

In Italia c'è la tendenza, in questi temi, di imporre la fede anche a chi la fede non ce l'ha, ed è stato chiaro quando più persone del Partito Democratico hanno votato insieme a quelli del Pdl. Parlo dei Teodem, che avevano questo obbligo di votare secondo le continue ingerenze da parte del Vaticano durante questi tre giorni di lavoro. Noi dell'Italia dei Valori, attraverso il voto finale del Senatore Astore, l'abbiamo detto: questa è una legge scritta a più mani, e sicuramente da una mano che viene da una parte estera, che noi chiamiamo Vaticano.

Ci siamo presentati con quelle che sono le nostre idee, quelle che il nostro Presidente Di Pietro aveva manifestato in questi giorni e che io ho materializzato organizzando, con il Presidente Belisario, un sit-in all'interno del Senato con dei cartelli che esprimevano l'illogicità di questa legge: “Testamento bio-illogico”, “Testamento ideologico” e “Referendum”.

E' una legge incostituzionale, perché la Carta sancisce il diritto della persona di rifiutare le cure. Se i cittadini possono rifiutarsi di essere nutriti da un sondino non si capisce perché non possano avere più questo diritto nel caso non potessero più avere la capacità di esprimersi. Questa legge è inutile, perché il testamento biologico è nato con un solo obiettivo, ossia poter rifiutare la vita artificiale. Poiché alimentazione e idratazione forzata sono le condizioni indispensabili per mantenere la vita artificiale, di fatto questa legge nega l'obiettivo per cui è nata. E' un assurdità.

Vogliamo che la vita sia a disposizione dell'uomo e non di una legge e di uno Stato. Vogliamo che il cittadino si riprenda le proprie decisioni e non sia obbligato di far decidere allo Stato sulla propria pelle.

Vogliamo dare ai cittadini di poter esprimere la propria volontà nel caso si trovassero nelle condizioni di Eluana Englaro. Questo governo impedisce di fatto, con l'articolo 3, di esprimere la propria volontà in caso di tragedie simili a quella di Eluana Englaro. Queste persone sono talmente “sciacalli” che sfruttano anche la morte di una persona che ha sofferto e che solo lei poteva capire qual'era la sofferenza in quel momento. Ci hanno giocato sopra, come dicevo prima, per dare un messaggio alla Chiesa: “tutto ciò che Santa Madre Chiesa dice loro la trasformeranno in legge”.

La legge ritornerà alla Camera, dove ci sarà battaglia e dove ci sarà una persona che battaglierà sicuramente, Antonio Di Pietro. Ne vedremo delle belle.

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25 Marzo 2009

Contrastare la crisi, progettare il futuro


Pubblico una mia lettera rivolta alla Cgil, in merito alla manifestazione organizzata dal sindacato del prossimo 4 aprile, unitamente alla video intervista, realizzata dal nostro inviato, a Maurizio Mazzilli, ex dipendente Alitalia.

"Cari amici e compagni,
aderisco con convinzione alla manifestazione nazionale “Contrastare la crisi, progettare il futuro” indetta dal vostro sindacato per il prossimo 4 aprile.
La crisi, infatti, colpisce soprattutto i settori popolari e, per questo, servono politiche determinate e di rapida attuazione. Occorre costruire coesione sociale e l’unità di intenti degli operatori economici e di tutti gli attori sociali.
Il governo, invece, come voi giustamente ricordate, parla d’altro; alimenta paure e risentimenti; fa appello ad istinti securitari; divide il Paese e le organizzazioni sindacali al fine di mascherare la propria mancanza di idee, di proposte, e soprattutto di un qualsiasi progetto per un modello di sviluppo diverso basato sulla riconversione ecologica della nostra economia.
Anzi, ripropone vecchie ricette antipopolari e dannose per l’ambiente come l’innalzamento dell’età pensionabile per le donne, la revisione lassista delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, il rilancio delle centrali nucleari obsolete di terza generazione, la cementificazione ulteriore del nostro territorio, mentre abbandona le misure sulla riqualificazione energetica degli immobili, taglia le spese per l’istruzione, l’università e la ricerca, e le risorse per gli enti locali.
Il governo, non contento di avere sbagliato manovra economica, prosegue nella sua linea di sottovalutazione della crisi, non si impegna nel sostegno alle PMI a partire dai loro problemi di liquidità, licenzia i precari del pubblico impiego, e non procede con mezzi sufficienti all’estensione di ammortizzatori sociali adeguati a tutti i lavoratori, ai Co.co.pro. e alle altre figure di lavoratori parasubordinati.
In questo quadro, l’accordo separato sul modello contrattuale (quello che ha escluso la Cgil) porterà ad una riduzione delle retribuzioni mentre, anche dal punto di vista macroeconomico, servirebbero politiche volte a favorirne l’incremento: la riduzione della quota del lavoro sul reddito nazionale è, infatti, una delle cause – e non l’ultima – della crisi economica attuale.
Come Italia dei Valori abbiamo proposto al Governo, con uno specifico ordine del giorno, di riaprire le trattative con la Cgil, e comunque di favorire l’indizione di un referendum tra i lavoratori sull’accordo di Palazzo Chigi.
Non contento di ciò il governo vuole porre pesanti limiti al diritto di sciopero. In una nostra mozione, poi, abbiamo, tra l’altro, invitato il Governo ad applicare il blocco dei licenziamenti e la distribuzione dell’orario di lavoro, al fine sia di preservare l’occupazione che il bagaglio di professionalità ed esperienze lavorative a vantaggio delle stesse imprese, proponendo che la differenza oraria sia a carico della Cig o di altri ammortizzatori sociali.
Per tutti questi motivi, siamo e continueremo a essere al vostro fianco per ottenere concreti risultati a favore dei ceti sempre più in difficoltà non solo per gli effetti della crisi ma per le politiche inadeguate e antipopolari di questo governo.

Fabio Evangelisti"

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24 Marzo 2009

L'onesta' conquista Taranto


Pubblichiamo il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, ad "Enzo" Stefàno, sindaco di Taranto, che ha rinunciato allo stipendio da primo cittadino per risolvere i problemi della sua città e per testimoniare che la politica dev'essere al servizio dei cittadini e non per servirsi dei cittadini.

Testo dell'intervista

D.Martinelli: Enzo Stefano è sindaco di Taranto. Dopo la nota vicenda del crack comunale, un dissesto da oltre un miliardo di euro, lei ha rinunciato ufficialmente allo stipendio di primo cittadino per cercare di risolvere i problemi della città, che sono tanti. Tra l'altro l'Ilva, primo contribuente, non paga l'Ici da tredici anni. Che situazione si sta vivendo a Taranto?
E.Stefàno: Aver rinunziato all'indennità da sindaco è sì per dare qualche piccola risposta, naturalmente, ai problemi della città di Taranto, ma soprattutto e fondamentalmente per essere vicino alla sofferenza della città e testimoniare che la politica dev'essere al servizio dei cittadini e non servirsi dei cittadini. Questa piccola azione ha permesso di instaurare un rapporto di grande colloquio a livello morale con i cittadini, che hanno compreso. E questa comprensione ha fatto sì che i cittadini di Taranto hanno potuto sopportare i tanti diritti negati sapendo che il buio sarebbe passato in fretta. Infatti è stato così perché da un'analisi attenta, su quanti contribuivano a pagare correttamente le tasse della città, siamo riusciti a far entrare molte energie nel comune di Taranto, tanto è vero che gli introiti sono aumentati di quattordici volte. Abbiamo anche posto molta attenzione agli sprechi, tanto è vero che in rapporto al 2005 il comune di Taranto, questa amministrazione, nel 2008 ha risparmiato venti milioni di euro, che sono stati trasformati in servizi a favore dei cittadini.

D.Martinelli: Scusi, ma l'Ilva paga l'Ici o no?
E.Stefàno: L'Ilva adesso paga adeguatamente l'Ici, tanto è vero che ogni anno pagherà in più di quello che pagava, un milione e quattrocento mila euro.

D.Martinelli: E com'è potuto accadere che per così tanti anni ha evaso questa imposta comunale?
E.Stefàno: Non era stata fatta una attenta analisi, come noi invece abbiamo preteso dagli uffici, e siamo contenti perché non abbiamo agito contro nessuno, ma abbiamo agito con trasparenza guardando tutti nella stessa maniera.

D.Martinelli: Parliamo un po' della crisi occupazionale. Taranto, un po' come tutte le città del Sud come al Nord, vive il problema. Per carità, visto che non si sta molto meglio, lei che è primo cittadino come vive questa situazione con i cittadini che sicuramente le chiederanno aiuto e si presenteranno in Comune per chiedere aiuto?
E.Stefàno: Certamente. Taranto in tutto questo è una vittima privilegiata perché se pensiamo che ci sono diecimila operai in cassa integrazione sommati alla disoccupazione che già faceva paura, certamente i bisogni aumentano e quindi c'è particolare sofferenza. Ci siamo adoperati guardando anche all'aspetto sanitario, perché almeno vogliamo che almeno per la sanità finisca l'immigrazione verso il Nord. Abbiamo chiesto alla Regione, e ottenuto, reparti di alta specializzazione come la cardiochirurgia, che mancava nella nostra città e che nel giro di un anno ha salvato migliaia di vite umane e ha permesso alle tante famiglie di non emigrare almeno per questo. Abbiamo avviato una campagna di prevenzione dei tumori, in modo tale che le persone non debbano andare fuori dalla nostra città. Abbiamo posto attenzione al problema casa. Siamo riusciti a risolvere inventando, abbiamo cioè dato temporaneamente gli alloggi dei custodi nelle scuole, dove mancava il custode, abbiamo dato alle famiglie bisognose, in maniera temporanea, in modo tale di permettere loro di avere almeno un tetto. E con tante iniziative abbiamo la serenità di sapere che nella nostra città non ci sono persone che non hanno casa, e non ci sono persone che non hanno la possibilità di mangiare.

D.Martinelli: In molti comuni italiani ci si lamenta perché nel patto di stabilità non è possibile utilizzare i fondi che i comuni dispongono per poter fare opere pubbliche. A Taranto com'è la situazione?
E.Stefàno: Noi abbiamo grandi necessità ma come abbiamo detto prima, risparmiando, quello che non dipende da noi non possiamo dare risposte, però per tutto quello che dipende da noi lo stiamo facendo. Stiamo risparmiando anche nei lavori che il comune sta portando avanti trattando e controllando quello che gli imprenditori ci chiedono. Faccio un esempio: per il riscaldamento delle scuole che improvvisamente si era guastato durante il periodo invernale, ci era stato chiesto da alcune imprese circa cinquecentomila euro per rimetterli in moto, li abbiamo invece riattivati con ventinovemila euro. Un'attenzione oculata perché quello che risparmiamo lo dobbiamo ridare ai cittadini.

D.Martinelli: Due battute ancora per chiudere sulla sua esperienza di sindaco e di come sta vivendo il suo rapporto con i componenti della giunta comunale, che si ritrova a guidare.
E.Stefàno: Devo dire che una certa mentalità politica del passato di dire che cosa spetta a quel partito, in alcune persone ancora rimane, ma abbiamo dato dimostrazione concreta di non ascoltare queste richieste e di mantenere fermo l'impegno con i cittadini. Noi lavoriamo per i cittadini e quando non saremo più in grado di onorare questo impegno, siamo disposti ad andare a casa.

D.Martinelli: Perché lei oggi qui su questo palco dove c'è stato Antonio Di Pietro?
E.Stefàno: Perché si parla di legalità e siamo in prima fila a portare questa battaglia, onorati di farlo insieme a Italia dei Valori.

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23 Marzo 2009

Caso Parmalat: bastava saper leggere


Beppe Grillo ha ragione da vendere. Sul caso Parmalat ha detto cose con anni di anticipo e solo l'Italia dei Valori lo ha preso sul serio. Non c'era bisogno della palla di vetro per capire che Parmalat avrebbe fatto quella fine. Bastava saper leggere. E' triste che in Italia possa essere solo un comico a lanciare queste denunce mentre le autorità di controllo dormono se non sono addirittura conniventi.

"In quella azienda invece di fare il latte si facevano altre cose", ha detto Grillo questa mattina al processo Parmalat, riferendo inoltre di aver detto ai giudici di una confidenza che gli aveva fatto nel 2001 l'ex manager della Parmalat Barili: "Mi racconto' nel 2001 che debiti di Parmalat erano tali che in un regime di economia normale l'azienda sarebbe fallita l'indomani. Insomma, per il crac Parmalat, bisognerebbe risarcire almeno le mucche".

La cifra del debito, 13.000 miliardi di lire, ha sottolineato Beppe Grillo, erano sul sito della Banca d'Italia ed erano quindi accessibili a tutti, tanto è vero che "quando ho riportato le cifre nei miei spettacoli l'azienda non ha mai protestato".

E' una vergogna. Ma ci sono anche altri dati scandalosi: l'indulto, votato sia da Berlusconi che dal centrosinistra ma non dall'Italia dei Valori, non manderà in galera i bancarottieri truffatori, e i cittadini truffati non potranno neanche esercitare la class action perché il governo continua a rinviarne l'approvazione.

Postato da Felice Belisario in | Commenti (75) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

22 Marzo 2009

Non c'e' sicurezza senza diritti


"La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
La Repubblica (…) protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo”.


Così recita la nostra Carta Costituzionale (rispettivamente agli articoli 32 e 31). Due principi, quelli sanciti in queste righe, che sembra anacronistico e sciocco mettere in discussione oggi, nel terzo millennio. Due diritti fondamentali per i cittadini di uno Stato democratico. Due diritti imprescindibili per qualsiasi essere umano. Due diritti, di fatto, messi in pericolo se sarà approvato, nella sua forma attuale, il disegno di legge in materia di sicurezza pubblica redatto dal Governo.

Un provvedimento complesso ed esteso, che abbraccia i più ampi strati della nostra società e le più ampie tematiche (dalle modifiche al codice penale a nuove norme per il Codice della Strada, dalla regolamentazione dei sistemi di videosorveglianza al controllo dell’immigrazione clandestina) e che proprio per questo si fa fatica ad esaminare esaustivamente. Che si prefigge il nobile obiettivo di rendere più sicuro il nostro Paese nascondendo tra le righe, e neanche troppo velatamente, punte di incostituzionalità davvero gravi. Con la scusa di proteggere i cittadini si ingannano, privando degli esseri umani, spesso i più deboli, dei diritti più elementari.

Come uomo e come medico, prima ancora che come rappresentate istituzionale, resto esterrefatto di fronte ad alcune norme contenute in particolare nell’articolo 45 del disegno di legge del Ministro Maroni che modificano il “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero" del 1998 e che entrano palesemente in conflitto con quelli che sono alcuni diritti fondamentali dell’uomo e con quelli che sono alcuni principi cardine delle deontologia medica.

E’ vero che l’eliminazione del divieto di segnalazione all’autorità da parte del medico di situazioni di irregolarità non sancisce necessariamente l’obbligo di denunciare l’immigrato clandestino. Ma è pur vero, ed ipocrita negarlo, che la professionalità del medico sarà messa in pericolo da questo emendamento. Un emendamento crudele e razzista che va contro il giuramento di Ippocrate e che avrà conseguenze sulla salute pubblica gravissime. Non ci si rende conto che il dato che negli ospedali, in questo primo mese in cui la norma è venuta alla luce, i clandestini che hanno richiesto cure sono diminuiti quasi del 20% è allarmante, non certo una buona notizia. E’ allarmante perché ciò non significa che è diminuita l’immigrazione clandestina, ma soltanto che il 20% di quegli immigrati irregolari che ancora risiedono nel nostro paese ha deciso, per paura, di non curarsi, rischiando di morire. E mi sembra che questo sia un dato pericoloso perché l’unica conseguenza sarà l’aumento del mercato nero della salute e delle cure clandestine, che sarà sempre meno controllabile. Per non parlare della diffusione di patologie quali la Tbc, la malaria o l’Aids.

Ma la norma che in queste ore sta facendo discutere è, in parte, ancora più sconvolgente. Con la modifica dell’articolo 35 comma 2 del “Testo unico sull’immigrazione”, si impedisce agli immigrati clandestini di riconoscere il proprio figlio, dando vita (nel senso più letterale del termine) a dei bambini che saranno discriminati sin dal primo momento della loro esistenza, che saranno invisibili, trasparenti sia giuridicamente che civilmente perché saranno, a tutti gli effetti, “figli di nessuno”. I bambini stranieri, figli di immigrati irregolari, che nasceranno nel nostro paese non avranno alcun diritto. Si correrà inoltre il rischio concreto che questi piccoli non verranno restituiti ai genitori naturali una volta venuti al mondo e siano dichiarati in stato di abbandono. Tutto questo avrà un’altra immaginabile conseguenza: molte donne immigrate eviteranno di partorire in ospedale compromettendo la propria salute e quella dei loro bambini. Proprio in una mozione sulle patologie femminili, che ho presentato in aula qualche settimana fa e che è stata respinta da questo Governo, ho proposto delle iniziative per tutelare la salute delle donne straniere, specie nel momento del parto. Per garantire quel diritto alla maternità e alla crescita del proprio figlio che spetta a tutte le donne, e non solo a quelle italiane e non solo a quelle regolarmente immigrate.

Un bambino non deve chiedere il permesso per nascere e per avere un’identità. Ad un bambino che nasce non si chiede il permesso di soggiorno.

Questo disegno di legge ed in particolare questi due emendamenti sono il frutto palese di una politica volta alla creazione e all’alimentazione di un clima di intolleranza verso il diverso, verso l’immigrato in particolare, che fin dall’infanzia viene relegato, secondo la riforma Gelmini, in classi differenziate. Una politica che non si rende conto di violare ogni giorno, ad ogni passo, con ogni norma, con ogni decreto dei diritti fondamentali dell’uomo. Diritto che uomini, prima di noi, hanno lottato per ottenere. Il non rispetto della vita, la non considerazione della vita umana si evince da queste due norme che, quando arriveranno in Aula alla Camera, noi dell’Italia dei Valori saremo pronti a contrastare duramente.

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21 Marzo 2009

I veleni della Campania


Pubblichiamo il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, ad Alessandro De Pascale, giornalista del settimanale "Left", dove illustra la situazione ambientale, disastrosa, tra le provincie di Napoli e Caserta.

Testo dell'intervista

D.Martinelli: Qui siamo sull'asse mediano che da Napoli porta verso Caserta.
A.De Pascale: Sì, è una superstrada che taglia in due le province di Caserta e di Napoli. Questa superstrada è una pattumiera. Da come si può vedere è totalmente sopraelevata, questo fa sì che ogni notte, da questa superstrada vengano scaricati milioni di metri cubi di rifiuti. Rifiuti ingombranti, tossici, solidi urbani, insomma di tutto.
Ci sono tre sistemi con i quali vengono scaricati illecitamente: il primo è quello di invadere una piazzola di sosta. Passa un camioncino, scarica sulla piazzola di sosta e venti minuti dopo passa un'altra persona che dà fuoco a quei rifiuti, in modo che il giorno dopo si sarà liberato lo spazio, e quindi si riprende a scaricare. Un altro sistema, con dei camioncini a sponda laterale, quindi i rifiuti si ribaltano lateralmente, da una piazzola di sosta viene segato il guard rail, e a quel punto il camioncino può scaricare i rifiuti lungo il dorso dei cavalcavia dell'asse mediano.
In Campania ci sono 2.557 siti potenzialmente inquinanti. Nonostante siano stati censiti, per alcuni di essi è stata effettuata la caratterizzazione. Significa che sono state fatte analisi per stabilire che tipo di rifiuti, e soprattutto per stabilire quali interventi di bonifica devono essere fatti. In realtà si parla da almeno dieci anni del progetto di bonifica regionale. Sono stati spesi centinaia di milioni di euro, allo stato attuale è stato bonificato lo 0,1%. Ai siti censiti bisogna poi aggiungere tutti quelli che nascono come funghi e che ancora non sono stati recensiti dalle autorità.

D.Martinelli: Per quanto riguarda i controlli, Berlusconi quando venne a Napoli disse che la città sarebbe stata ripulita.
A.De Pascale: Berlusconi tutte le volte che è venuto a Napoli non si è mai allontanato dal centro della città, e soprattutto nel primo periodo in cui veniva, il centro di Napoli veniva ripulito apposta. Questo lo possono confermare tutti i napoletani. Berlusconi della situazione critica dei rifiuti che c'è nelle province di Napoli ma soprattutto in quella di Caserta, non ha la minima idea di che cosa ci sia. La situazione a livello sanitario in Campania è degenarata perché dobbiamo tenere presente che gli effetti diretti sulla popolazione si vedono a distanza di cinque, dieci anni. Attualmente, praticamente in ogni famiglia c'è un malato di tumore, qualcuno che muore e gli esperti concordano sul fatto che siamo solo all'inizio.

D.Martinelli: Laggiù cosa c'è?
A. De Pascale: Quelle due ciminiere fanno parte dell'ormai famoso cantiere dell'inceneritore di Acerra, l'unico attualmente cantierizzato in Campania, per il quale l'attivazione della prima linea di smalitimento è prevista nei prossimi mesi.

D. Martinelli: E qua dietro ci sono coltivazioni?
A. De Pascale: Sì. Tutt'intorno agli inceneritori ci sono coltivazioni. Teniamo presente che l'unico essere umano morto a causa dell'inquinamento è di qui. Era un pastore che pascolava le pecore a fianco del cantiere dell'inceneritore. Perché dobbiamo tenere presente che a fianco del cantiere dell'inceneritore c'è ormai la tristemente famosa fabbrica della morte, la Montefibre. I suoi dirigenti sono tutti sotto inchiesta, ed è una fabbrica che ha prodotto un inquinamento spaventoso nella zona. I bidoni sono vuoti perché la raccolta dei rifiuti solidi urbani, anche quelli della differenziata viene fatta. Dato che molte discariche sono in costruzione a risolvere l'emergenza rifiuti in pochi giorni ci ha pensato l'esercito italiano. I rifiuti vengono raccolti dai bidoni, inviati ai cdr, che non fanno altro che incelofanarli trasformandoli in ecoballe. A quel punto le ecoballe sono state stoccate nella caserma di Persano (Sa) dell'esercito italiano, in un'area riservata alla Protezione civile che ci teneva le roulotte di emergenza in caso di calamità naturali. Al posto di quelle roulotte, le foto satellitari lo dimostrano, sono state accatastate le ecoballe. Per quanto riguarda la vicenda dei siti di trasferenza temporanea bisogna aprire una parentesi: nel momento in cui vengono create le discariche si fa tutta un'opera di coibentazione dei terreni per evitare che il micidiale percolato, possa inquinare le falde acquifere. Nel caso dei siti di trasferenza temporanei in nome della cosiddetta emergenza, teniamo presente che in italiano il termine emergenza indica una situazione temporanea, qui in Campania si parla di emergenza da ormai 14 anni, chiusa parentesi, ebbene in nome dell'emergenza e dell'urgenza questi siti non hanno subito nessuna coibentazione. Motivo per cui evitano accuratamente di far entrare i giornalisti.
Non dobbiamo dimenticare che con Decreto del governo Berlusconi, a presidiare tutti gli impianti del ciclo di trattamento dei rifiuti ci sono i militari dell'esercito. La cosa scandalosa è che non permettono l'ingresso nemmeno ai comitati cittadini, alle associazioni come Legambiente...
Ora, voglio dire, se le cose vengono fatte alla luce del sole, a norma e soprattutto se si realizzano impianti di qualità, non vedo perché la società civile organizzata non possa controllare impianti che magari vengono realizzati dietro la propria casa.


20 Marzo 2009

Chiaiano: Il killer silenzioso


Pubblichiamo il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, a Gerardo Ciannella, professore di Medicina del Lavoro e primario dell’ospedale Monaldi di Napoli.

Testo dell'intervista

Daniele Martinelli: Il professor Gerardo Ciannella dirige il reparto di servizio medico e prevenzione al Monaldi di Napoli. Lei è autore di una ricerca della quale le hanno chiesto, in Europa, la traduzione. Perché?

G.Ciannella: Infatti. E' una ricerca che è iniziata nel '97. Noi siamo azienda ospedaliera particolarmente indirizzata alla ricerca pneumocardiologica. Il Monaldi, lo voglio ricordare per chi non conosce questa struttura, è un polo di eccellenza. In base a questo noi cominciammo a raccogliere i dati afferenti dai ricoveri ospedalieri, dai riscontri anatomopatologici, relativi a una neoplasia dell'apparato respiratorio gravissima, incurabile, che si chiama mesotelioma pleurico, una malattia la cui mortalità prevede un'incidenza nel 2015 con 15 mila morti, è stata stabilita dalla Comunità scientifica internazionale, come rapporto causa effetto, che a monte di questa malattia è soprattutto da considerare il contatto dell'umano con un minerale pericoloso, che è l'amianto chiamato anche asbesto.
Noi lo chiamiamo killer silenzioso perché forse sarebbe stato meglio non estrarlo questo minerale dalla terra, però come l'opinione pubblica sa, quello che è successo in Piemonte, a Casale Monferrato, a Voghera, a Monfalcone già abbiamo contato migliaia di morti. Si calcola circa tre mila morti l'anno che forse si sarebbero potuti evitare.
Non per niente il lavoro è stato intitolato Mesotelioma pleurico, una morte prevedibile però evitabile, con la casistica clinica epidemiologica che abbiamo raccolto.
La cosa che ci ha sorpreso nel corso dei dieci anni, abbiamo esaminato 355 cartelle che abbiamo diviso in due periodi di osservazione, dal '97 al 2001, dal 2002 al 2006. Che cosa ci ha colpito nei mesi scorsi? Che negli ultimi cinque anni sono aumentati del 50% i casi di mesotelioma pleurico. Ci siamo interrogati sul perché. Abbiamo visto, incrociando i dati, che le zone di residenza erano limitrofe a luoghi dove notoriamente erano state fatte discariche abusive di rifiuti tossici, velenosi e nocivi, dove anche l'amianto è stato scaricato, basti pensare che in Italia, dalle stime fatte dai nostri colleghi di Medicina del lavoro, ci sono qualcosa come trenta milioni di tonnellate sparse in tutta Italia di questa sostanza. Si consideri soprattutto l'eternit. Molti non sanno ancora che eternit significa cemento più amianto. Le famose tettoie di eternit, le canne fumarie, le vasche d'acqua fatte con eternit. Il rischio di questa sostanza è che a contatto con le alterazioni meteorologiche vengono scompaginati questi tessuti compatti di amianto, per cui si liberano delle fibrille della lunghezza di cinque micron, cioè millesimo di millimetro, per cui entrano nei polmoni, si collocano negli alveoli come degli spilli, e portano nel tempo degli studati recidivanti della pleura, ematici, che sono inguaribili.
Per cui, purtroppo, sono morti annunziate e spalmate nel tempo, si pensi che il periodo di incubazione di questa malattia è di dieci, quindici e anche trent'anni.
Io e i miei colleghi ci siamo allertati soprattutto negli ultimi mesi dell'anno scorso, quando abbiamo saputo che a un chilometro e mezzo da questo ospedale, dove si lavorava per l'apertura di questa discarica, a detta di un personaggio eminente come il generale Giannini, collaboratore del sottosegretario Bertolaso, era stato riferito che dieci mila tonnellate di amianto erano state trovate in questa discarica di Chiaiano.
Per cui noi prima ci siamo allertati, non vi nascondo che abbiamo fatto una denunzia alla Procura della Repubblica nel mese di dicembre con altri colleghi geologi, il professor Ortolani, il professor De Medici dell'Università di Napoli, avvocati come il cassazionista Vignola, affinché fosse sequestrata questa discarica e anche per approfondire responsabilità eventuali di disastro ambientale cui si riferisce l'articolo 434 del c.p.p. oltre che attentato all'articolo 32 della Costituzione italiana "tutela della salute".
Non sappiamo ancora l'esito di questa nostra denunzia però abbiamo pensato bene di pubblicare i nostri dati scientifici. Abbiamo avuto il coraggio, e di questo ne riconosco il merito ai miei colleghi che hanno collaborato, di dire queste cose e di collocare soprattutto il rapporto di mortalità per questo tumore, con le zone che erano limitrofe, lo ripeto, alle discariche abusive. Per cui nulla toglie che ci sia stata la presenza di questo tossico e velenoso minerale nelle vicinanze di questi luoghi di abitazione, e che abbia potuto essere causa primitiva di questa neoplasia.
La nostra preoccupazione è quella di sollecitare le strutture responsabili regionali e territoriali a una bonifica attenta del territorio.
Immaginate che le norme italiane ed europee della bonifica dell'amianto prevedono una sequela di fasi di intervento lunghissime e scrupolosissime. Abbiamo qualche sospetto che nella discarica di Chiaiano sia stata fatta veramente una bonifica.
Quindi per il diritto che abbiamo alla difesa della nostra salute, poiché non dobbiamo più pensare di delegare ad altri questa funzione, dobbiamo essere noi protagonisti primi delle scelte sulla nostra salute. La salute non è una merce che si vende, non si compra. La salute è un valore, non è un bene personale ma è un bene che va condiviso. Io devo pensare anche alla salute dei miei figli, dei miei nipoti, di chi verrà dopo.
Ebbene l'incidenza attuale dei tumori è altissima. Immaginate che noi ogni anno in questa struttura stiamo facendo 750 diagnosi di tumore polmonare. Non tutte corrispondono a pazienti fumatori.
Sappiamo bene che Napoli, purtroppo, diventerà la prima città italiana per incidenza di morti di tumore polmonare. Se a questi ci aggiungiamo i morti per mesotelioma pleurico sarà una catastrofe.
E allora, senza creare allarmismi, in coscienza dobbiamo avere il coraggio di dirle queste verità. Verità scientifiche che partono da evidenze scientifiche. Parlo di cartelle cliniche, le quali per noi sono la Bibbia.
E' chiaro che bisogna aprire gli occhi su questa realtà per creare consapevolezza di questo problema e soprattutto esigere sul territorio un controllo particolare e dettagliato dell'igiene e della salute del territorio.
Fare prevenzione, secondo quello che io dico sempre ai miei studenti dell'università, è non tanto fare diagnosi precoce di una malattia che tanto non si può curare, ma pensare alla bonifica e alla salute del territorio.
La salute dipende dalla salute della nostra terra. L'acqua, l'aria, se la terra è inquinata noi produrremo malanni, malesseri.
E' una preoccupazione di coscienza anche perché io sono molto legato a un medico santo della nostra università, Giuseppe Moscati, il quale a noi medici disse una cosa importantissima anni fa. Dovete amare la verità, difendere la verità, portare avanti la verità scientifica pure se vi costa sacrificio. Pure se pagate in prima persona.
Io mi sentirei omissivo, quindi sono felice di aver fatto questo lavoro e ho invitato i colleghi medici ospedalieri e anche del territorio di approfondire altre ricerche.
Questa nostra ricerca non è l'ultima ma la prima. Vorrei invitare tutti a fare casistica, a tirar fuori dati scientifici certi, attendibili, affidabili perché abbiamo sicurezza di questi rapporti di causalità e perché possiamo prevenire questo disgraziatissimo male.


19 Marzo 2009

Il male minore


Pur con tutto il rispetto dovuto al Papa e al Suo Alto Magistero, si fa davvero fatica a essere d’accordo con l’affermazione relativa alla diffusione dell’Aids, che, testuale, “non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi, aumentano i problemi”. La vera risposta è la Chiesa, afferma il Pontefice, utilizzando, tra l’altro, per la prima volta il termine ‘preservativo’, corretto poi pudicamente dal sito del Vaticano in ‘profilattico’, quindi l’astinenza, posizione politica che per ora ha solamente contribuito ad aggravare la disastrosa situazione sanitaria in Africa.

Ed è su questo che anche il filosofo cattolico Guy Coq esprime tutta la sua perplessità, ma anche disagio, perché davvero non si può decontestualizzare la morale cristiana e trasferirla, sic et simpliciter, in un continente così fragile e minacciato non solo da questa epidemia. E’ tempo, come aggiunge il teologo Vito Mancuso, di guardare in faccia la realtà per quello che è, e la realtà ci dice che i rapporti sessuali sono largamente praticati al di fuori del matrimonio, e a partire dalla giovanissima età (come si evince anche da un indagine su giovani e amore, apparsa su Il Tirreno, dal quale risulta che in Toscana il 43,5 per cento degli studenti fra i 14 e i 19 anni dichiara di aver fatto sesso almeno una volta). Occorre quindi favorire una protezione di tali rapporti proprio per contrastare il diffondersi di questa malattia.

La posizione del pensiero cattolico ha radici profonde, certo, e vanno rispettate, ma la scelta del male minore, appare anch’essa degna di rispetto soprattutto quando ci si trova in un momento di così drammatica emergenza sanitaria. Così, come era ampiamente prevedibile, la polemica internazionale si è immediatamente innescata. Sì, perché l’Africa che sta visitando il Papa rimane l’epicentro globale dell’Aids e non mostra evidenti segni di riduzione della malattia. Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’Unaids (il programma congiunto delle Nazioni Unite e dell'Organizzazione mondiale della sanità sull'Hiv/Aids) sono 33 milioni le persone affette da Hiv nel mondo e il 67% dei malati vive nei Paesi dell'Africa sub-sahariana; oltre 2 milioni sono i malati deceduti per Aids lo scorso anno e di questi il 72% si concentra in questa zona dell'Africa. Ma c’è anche un aspetto positivo ed è che in Paesi come il Ruanda, il Zimbabwe, il Camerun, l’Etiopia si registrano segnali di miglioramento dovuti anche al maggior uso del preservativo che ha provocato un sensibile calo del numero dei nuovi infetti da Hiv in questi Paesi.

I governi di Francia, Germania hanno già espresso la loro preoccupazione (e anche indignazione) per le ripercussioni che le parole di Benedetto XVI potrebbero avere contro la faticosa lotta all’Aids. La cattolicissima Spagna, per tutta risposta, ha annunciato che invierà un milione di preservativi per contribuire a questa lotta.

E dall’Italia? Un più che significativo e equilibrato silenzio. Bipartisan.


Dalla parte della societa' civile


Il senato ha discusso ieri sugli "strumenti della legislazione" fin qui usati: si tratta di una sorta d'analisi delle norme fin qui approvate: il quadro che ne esce, in termini succinti, è di un larghissimo abuso di decreti, previsti dalla Costituzione per condizioni di straordinarietà ed urgenza, utilizzati invece come strumento ordinario e prevalente.

Come a dire: anziché affidarsi al Parlamento che propone e discute disegni di legge, il Governo ha scavalcato le Camere e ha prodotto decreti legge a tutto spiano su molteplici argomenti, interpretando a modo suo il concetto di necessità ed urgenza.

Il risultato? Dall'inizio della XVI legislatura sono stati approvati dalle Camere 58 provvedimenti legislativi: 30 conversioni di decreti legge, 6 disegni di legge ordinari ma di iniziativa governativa, 19 sono disegni di legge di ratifica, ovviamente presentati dal governo (altri 4 risultano in corso di pubblicazione).

Vi sono, a dire il vero, anche 3 leggi di iniziativa parlamentare, 2 delle quali hanno però limitatissima portata "esterna" in quanto istitutive di Commissioni parlamentari di inchiesta. Resta di significativo, la sola legge di parziale riforma del sistema elettorale per le imminenti consultazioni elettorali europee.

Per tirare le somme: eccettuate le leggi ordinarie di bilancio, quelle di ricostituzione di commissioni d'inchiesta e una legge delega Camera e Senato sono stati convocati dai rispettivi Presidenti per approvare una (di fatto l'unica) proposta di legge ordinaria rilevante, seppur di iniziativa governativa: quella per salvare il Presidente del Consiglio dai suoi procedimenti penali in corso. Norma esaminata in soli 3 giorni – con una forzatura regolamentare senza precedenti - alla Camera dei deputati e licenziata dal Senato con altrettanta celerità.

Si è messa in azione una vera e propria "macchina di ratifica" dei provvedimenti del governo, in cui il Parlamento è affannato nel ricorrere i provvedimenti da convertire in legge.

E' quindi dimostrato che il governo manifesta un poderoso disinteresse verso le Camere rappresentative. All'ultimissimo posto degli interessi della maggioranza ci sono poi le proposte di legge di iniziativa popolare.

L'Atto Senato n. 3, riguardante una proposta di iniziativa popolare sul limite alle legislature e sull'incandidabilità dei condannati nonché sulla scelta delle candidature, derivante dall'iniziativa di Beppe Grillo e gruppi della società civile, è stato portato all'attenzione del Parlamento il 22 maggio 2008, formalmente avviato il 22 dicembre 2008 e tuttavia attende ancora penosamente di essere discusso, nonostante sia stato già sollecitato l'esame in sede di ufficio di presidenza della commissione competente Affari Costituzionali.

Quanto finora ottenuto grazie ai nostri interventi sembra essere una prossima audizione di Beppe Grillo in commissione, ma se vi fosse almeno la metà della determinazione dimostrata per le leggi "care al Presidente", si dovrebbe avere un esame spedito ed efficiente.

Abbandonare a volute lungaggini le leggi di iniziativa popolare in un contesto di approvazione a velocità siderali per i provvedimenti del governo porta ad una sola conclusione: vi è una antipatia atavica e un'allergia malcelata verso i metodi democratici. Ma questa non è una novità.

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18 Marzo 2009

L'aziendalizzazione del sapere


Ronde xenofobe e manganelli fascisti: questi sono gli unici strumenti che il Governo conosce per affrontare i problemi del Paese. La protesta degli studenti e del movimento dell'onda, che in questi giorni sta manifestando nelle università, andrebbe ascoltata e non repressa.

Le ragioni della protesta degli studenti sono sacrosante. Questo Governo taglia i finanziamenti all’istruzione e alla ricerca, trasforma le università in fondazioni e, con il disegno di legge Aprea, in discussione in Commissione, vuole trasformare i consigli di istituto in consigli di amministrazione e imporre l’assunzione diretta degli insegnanti da parte dei presidi.

La nostra Costituzione stabilisce che tutti i cittadini hanno diritto alla migliore istruzione pubblica. L’aziendalizzazione del sapere che ha in testa il Governo è inaccettabile perché tradisce il dettato costituzionale.

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Carlo Vulpio in Europa


Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo il nostro candidato che ha una storia umana, professionale ed etica, e che potrà rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento:

"Sono Carlo Vulpio e faccio il giornalista, o almeno cerco di fare questo mestiere in un Paese in cui fare il giornalista è diventata una cosa molto difficile. L'informazione e la libertà d'informazione sono elementi fondamentali per tutte le società democratiche e liberali, sono due pilastri strategici per la democrazia di questo Paese.
Siamo agli ultimi posti in tutte le classifiche, europee e mondiali, sulla libertà d'informazione. Questo deve essere più che un campanello d'allarme, ci deve far capire che oggi, con una Costituzione come la nostra, nella quale l'articolo 21 garantisce non solo la libertà di fare informazione ma anche la libertà e il dovere di essere informati in quanto cittadini, queste tutele costituzionali corrono un rischio come mai prima è accaduto.
Oggi abbiamo bisogno di capire un altro fatto importante: l'informazione non riguarda soltanto coloro che vogliono essere informati o soltanto coloro che per mestiere la fanno, ma riguarda indistintamente tutti i cittadini. Attraverso l'informazione si giocano delle partite fondamentali per un Paese che vuole definirsi democratico e che vuole rimanere in Europa. Dal punto di vista della libertà d'informazione, l'Italia è in Europa soltanto perché ci sono le Alpi a tenerla attaccata al Continente, se non fosse cosi saremmo già “scivolati attraverso lo stretto di Gilbilterra verso il Sudamerica”. Abbiamo bisogno di un'informazione libera, un'informazione vera, affinché tutti i cittadini abbiano la possibilità di far valere i loro diritti nel campo dell'uguaglianza sociale, del lavoro, della giustizia. Sono tutti problemi che passano oggi per questo snodo fondamentale.
Perché uno come me si candida? Non mi candido per un seggio a Strasburgo, è l'ultimo dei miei pensieri. Mi candido perché capisco che forse, permettetemi di dirlo, una faccia e un nome pulito sono spendibili in questa battaglia. Io ho già vinto dal momento in cui le mie idee e questa battaglia per l'informazione libera si affermano nell'agenda quotidiana di una campagna elettorale, del dibattito pubblico quotidiano, del discorso pubblico che tutti i cittadini fanno nelle loro case quando guardano la televisione e quando leggono i giornali. Di conseguenza, se il seggio a Strasburgo verrà, saremo contenti, se non verrà lo saremo ugualmente. Oggi per me è una giornata importante perché ho la possibilità di dire queste cose a voi e a tutti coloro che ritengono che queste cose siano importanti per il presente e per il futuro di tutti noi."

Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (49) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

17 Marzo 2009

Luigi De Magistris in Europa


Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo il nostro candidato che ha una storia umana, professionale ed etica, e che potrà rappresentare la migliore Italia in Europa.

Testo dell'intervento:

"La prima cosa in questo momento importante per la mia storia personale e professionale è la ragione per la quale ho scelto di impegnarmi in politica, la politica con la "P" maiuscola.
Lascio un lavoro al quale ho dedicato quindici anni della mia vita e che è stato il mio sogno, come ha detto qualcuno, la missione di questi anni.
Ritengo che non mi sia stato consentito di esercitare le funzioni che amavo, in particolare quella di Pubblico Ministero, che mi consentivano di investigare, di accertare i fatti, di fare quello che ho sempre sognato nella mia vita.
Sono stato in qualche modo ostacolato in questa attività che non mi è più possibile esercitare da alcuni mesi. Quello che ancora mi inquieta di più, in questo momento storico, è l'attività di delegittimazione, di ostacolo e di attacco nei miei confronti e della mia professione, e nei confronti di tutti coloro che hanno cercato, in questi mesi, in queste settimane e in questi anni di accertare i fatti. Da ultimo, quello che è accaduto ai magistrati di Salerno che sono stati o sospesi o esiliati in altre parti del territorio nazionale.
Mi sono, in sostanza, reso conto che non ci sono più le condizioni per esercitare, almeno per quanto riguarda la mia persona, le funzioni che amo e, quindi, di riuscire a fare qualcosa di importante come magistrato in questo Paese.
Cercherò di portare la mia esperienza personale, la mia passione civile e il mio amore per la giustizia e la mia attenzione ideale in quella che è la realtà principale in cui si possono modificare le cose, i fatti e anche la storia di un Paese, che è appunto la politica con la "P" maiuscola.
Sono contento del progetto che mi è stato proposto da Antonio Di Pietro e dall'Italia dei Valori e dell'impegno richiestomi dalla società civile. E' l'impegno della società civile che entra in politica e che, quindi, vuole fare qualcosa di concreto. Un progetto che vorrà mettere le prime fondamenta, le prime basi nelle elezioni europee, ma che di certo punta ad una nuova politica in Italia. Questa politica della trasparenza, dell'onestà, della legalità e delle cose concrete è l’opposto del sistema di casta nel quale ci troviamo ormai immersi da anni.
Voglio dare la disponibilità, con coraggio, per fare qualcosa di diverso, di rischioso, ma entusiasmante. Credo che possa essere importante.
L'Europa è un luogo dove bisogna assolutamente portare un'altra immagine di questo Paese, che non è quella di coloro che hanno depredato i finanziamenti pubblici europei. E' un’Italia che vuole cambiare, che vuole dare un'immagine, non solo di apparenza, ma di sostanza e fare una politica assolutamente diversa.
L'Europa è un luogo dove dobbiamo e possiamo difendere la Costituzione. Questo è un altro dei motivi per i quali ho scelto di impegnarmi in politica, perché ritengo che ci troviamo in una fase in cui c’è un autoritarismo molto forte che ho definito, in alcune circostanze, “prefascismo”. Cosi come fu importante nel secolo scorso creare la Costituzione, che fu scritta da sensibilità democratiche diverse e alla cui stesura parteciparono socialisti, democristiani, liberali e comunisti, adesso è il momento in cui la società civile si deve impegnare per difendere in Europa la Costituzione, che deve essere ancora attuata, soprattutto nei principi fondamentali come quelli della libertà, della solidarietà e dell'uguaglianza. Su questi temi bisogna portare in Europa idee, che spiegherò poi nei dettagli nei vari incontri che farò in questi mesi sul territorio, ma anche attraverso la Rete. Ritengo che la Rete sia fondamentale, perché non è solo una “rete di rapporti virtuali tra soggetti”, ma dietro ad ogni persona c'è un cuore che pulsa. Anime, coscienze e sensibilità, su cui bisogna lavorare e dare entusiasmo, soprattutto ai giovani.
Mi occuperò di giustizia, legalità e trasparenza. Sono convinto che questo sia un momento storico per poterci impegnare tutti, contribuendo con le proprie forze a cambiare questo Paese. Sono convinto che si possa fare sia impegnandosi quotidianamente, come ho sempre detto, nel proprio lavoro, nelle proprie professioni, nelle proprie relazioni, ma anche impegnandosi per il bene pubblico, nella politica per essere protagonisti del cambiamento. Sono convinto che la democrazia partecipativa è ciò che può cambiare questo Paese.
L'impegno in Europa non significa disimpegno in Italia. Sono convinto che questo progetto si debba costruire in Italia, per cambiare veramente questo Paese, per portare idee nuove e soprattutto per stare vicino ai più deboli, a coloro che hanno sete di giustizia, a coloro che attendono di poter ottenere un posto di lavoro, a coloro che attendono di poter raggiungere la verità. La mia azione sarà quella di portare le istanze di giustizia e di verità in tutto il Paese e soprattutto in quelle aree dove queste esigenze sono più necessarie.
"

Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (124) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

La menzogna del nucleare


Le aperture del Governo al nucleare hanno sollevato un dibattito serio ed articolato, all’interno del quale trovano spazio riserve, critiche, suggerimenti che non devono rimanere inascoltati.
Serve una risposta ferma contro i soliti “buoni propositi” ammantati di progresso e ineludibile necessità, indirizzati a meri fenomeni speculativi per l’affarismo più bieco ed insensibile. Il diritto alla salute è un diritto primario ed inalienabile che non può lasciare il passo ad un business mortale. La percentuale di malattie tumorali è in forte crescita e la presenza sul territorio di centrali radioattive, con annessi problemi di stoccaggio, sarà fonte di ulteriori emergenze e di futuri affari relativi allo smaltimento delle scorie letali.
L'Italia dei Valori stringerà, sul territorio, alleanze con i partiti che avranno una concomitanza di valori e di principi come il rispetto all'ambiente con le energie rinnovabili, il no al nucleare, il rispetto della legalità, dei diritti del cittadino, della libera informazione, sempre e comunque dalla parte dei cittadini.

Pubblico il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, a Paolo Canducci, giovane assessore alle Politiche Ambientali del comune di S.Benedetto del Tronto.

Testo dell'intervento

"Mi trovo a San Benedetto del Tronto, di fronte al Comune, e sono venuto a parlare con l'Assessore alle Politiche Ambientali, Paolo Canducci, perché ho rispolverato un documento prodotto dal CNR, dal ricercatore Francesco Meneguzzo, esperto di energia, e da un team di esperti e specialisti tra i quali figurerebbero i responsabili delle politiche nazionali sull'energia e l'ambiente. Questo studio assegna a San Benedetto del Tronto, all'area della Sentina - una bellissima riserva naturale - una nomination che non so se farà piacere ai suoi abitanti: la candidatura ad ospitare una centrale nucleare di media generazione, circa 800 MW."

Claudio Messora: "Come nasce questo studio del CNR datato 20 marzo 2008 che identifica nel comune di San Benedetto del Tronto una possibile location per la costruzione di una centrale nucleare di media potenza?"

Paolo Canducci: "Nasce da un'iniziativa di alcuni collaboratori del Ministero dell'Ambiente che chiedono al CNR uno studio di fattibilità per la costruzione di una centrale nucleare, e individuano San Benedetto del Tronto. Molto probabilmente si riferivano alla zona della Sentina perché altrimenti mi sorge il dubbio di capire dove c'è lo spazio, perché San Benedetto purtroppo è fortemente edificata, quindi spazi per strutture del genere, tranne in quell'area, non ci sono. E' chiaro che il CNR ha fatto uno studio di fattibilità esclusivamente legato all'approvvigionamento di acqua, alla vicinanza di infrastrutture. Forse, ritengo che non abbia approfondito l'elemento qualificante di quell'area, che è una riserva regionale, che ha dei vincoli importanti, anche per cose molto più piccole di una centrale nucleare. E' quindi chiaro che in un contesto normativo di riferimento regionale e locale di questo tipo, le complicazioni per un intervento del genere sono notevoli. Questo solo per rimanere sotto l'aspetto formale, per non dire che non c'è quel consenso sociale sul nostro territorio che possa accettare o condividere l'installazione di una centrale di questo tipo.
Nel novembre scorso una mozione che chiedeva al Consiglio Comunale di votare contro l'installazione di una centrale nucleare, contro la realizzazione di un deposito di scorie, contro il passaggio delle scorie nel nostro territorio è stata votata all'unanimità. Significa che è stata votata anche dall'opposizione, ovvero dagli stessi partiti che invece a Roma sostengono la necessità di tornare al nucleare. Questo che cosa significa in termini spiccioli? Che a Roma si fa semplicemente propaganda, perché quando si va a focalizzare bene dove realizzare queste grandi opere energetiche, poi o ci si scontra con quelle che sono le esigenze territoriali. Da ultimo, il nuovo Presidente della Regione Sardegna, che tutto si può dire tranne che non sia fortemente legato al Presidente del Consiglio, se non altro almeno per i rapporti che il Presidente ha col papà commercialista, anche lui il giorno dopo le elezioni ha detto 'Caro amico Silvio, da noi la centrale non la puoi fare'. Pur se ci fosse l'accordo sulla linea teorica, le difficoltà di realizzazione di una centrale nucleare sarebbero enormi. Tant'è che mi viene il sospetto che l'accordo sottoscritto qualche giorno fa, oltre che una cosa che può succedere solo in Italia: quando è ancora in vigore il risultato di un referendum, il Presidente del Consiglio fa un accordo contro il risultato del referendum senza avere fatto prima una legge che supera il referendum. Si fa cioè un accordo ufficiale contro legge! Estremizzando e con le debite proporzioni sarebbe come se Berlusconi e Sarkozy avessero fatto un accordo per rendere lecito l'omicidio senza prima cambiare la legge che punisce l'omicidio. E' chiaro che è un'iniziativa che ha un effetto propagandistico più che pratico.
Ci presentiamo con una proposta vecchia, superata, che è quella di un nucleare di terza generazione, che quando verrà inaugurata, quando verrà tagliato il nastro all'inaugurazione, molto probabilmente nemmeno dallo stesso Presidente del Consiglio considerata l'età, le tecnologie saranno andate avanti e noi staremo ancora a inaugurare una cosa già oggi vecchia ancora prima che parta il progetto. Oggi il ricorso al nucleare inteso come quella tecnologia che produce scorie di cui oggi nessuno ancora sa cosa farne se non nasconderle da qualche parte, con costi enormi per la collettività, poi ci sarebbero le spese da sostenere per lo smaltimento delle scorie, e le spese da sostenere dopo trent'anni per la messa in sicurezza della centrale in smaltimento. Spese che guarda caso in Finlandia, dove stanno costruendo la centrale in questi anni, la società che la costruisce non si è voluta accollare. Il rischio dei costi di smaltimento e della messa in sicurezza della centrale nucleare se li è accollati lo stato. L'impresa non se li è voluti accollare, a dimostrazione della diseconomicità di questa tecnologia.
Uno dice, ma allora cosa si deve fare? L'Italia ha bisogno di energia. La risposta è intervenire sull'efficienza e sul risparmio energetico degli edifici residenziali e produttivi. Intervenire sul ciclo produttivo delle aziende, fare in modo che la produzione sia meno impattante, in termini sia di materie prime da consumare che anche di imballaggi e di prodotti. Dopo aver fatto tutto questo, dopo ossia avere messo in efficienza energetica gli edifici industriali, residenziali, quelli pubblici, le scuole... a quel punto produrre l'energia che necessita, perché ce ne sarà ovviamente una quota necessaria, attraverso le fonti alternative, che ormai hanno raggiunto uno sviluppo elevato, sia in termini di tecnologia che anche di diffusione e di solidità tecnologica ed economica. Quindi pannelli fotovoltaici, impianti eolici, geotermia, piccole centrali di cogenerazione e trigenerazione, in quella che è la logica dell'energia diffusa. Non grandi centrali, che creano problemi nel territorio dove vengono realizzate, ma piccoli insediamenti che permettono di avere energia dove serve, quando serve e quanta ne serve, evitando gli sprechi e le speculazioni, perché grandi centrali possono essere realizzate solo da grandi gruppi che poi alla fine decidono il prezzo. Piccole centrali possono essere realizzate anche da piccole imprese o anche da consorzi all'interno di un nucleo produttivo, di una zona industriale, e quindi sono loro a stabilirsi il prezzo. Io con simpatia la chiamo l'anarchia dell'energia, in senso positivo, ossia ognuno si fa l'energia di cui ha bisogno, e quindi non è schiavo di chi te la vende, quando vuole e al prezzo che vuole. L'abbiamo visto con i problemi con la Russia per quanto riguarda l'approvvigionamento del gas. Se sei troppo dipendente da un grande fornitore, il fornitore fa il prezzo, il fornitore decide i tempi, il fornitore decide le quantità."


Claudio Messora: "Noi vorremmo sostituire la dipendenza dal petrolio con la dipendenza dall'uranio, che già adesso viene ricavato nella quantità di 40.000 tonnellate all'anno, mentre il consumo delle 438 centrali nucleari attualmente a regime è di 65.000 tonnellate all'anno, quindi c'è un gap da colmare, che andrà acuendosi nel tempo con l'eventuale costruzione di nuove centrali. Il prezzo dell'uranio potrebbe lievitare alle stelle se non esaurirsi direttamente la materia prima."

Paolo Canducci: "E' verissimo quello che dici, tant'è vero che l'equazione "centrali nucleari = prezzo dell'energia più bassa" è una menzogna, ma non perché sono sicuro che il prezzo dell'energia sarà più alto, ma perché io non sono sicuro che sarà più basso. E' una menzogna in questo senso, perché nessuno oggi ci sa dire quanto costerà smaltire le scorie, o quanto costerà rimettere in sicurezza la centrale una volta esaurita, e quelli sono costi che in un business plan, nella realizzazione di un progetto, vanno considerati per stabilire quello che dev'essere il costo al chilowatt. In più, nessuno ci dirà tra quindici o vent'anni quanto costerà l'uranio. Nessuno ce lo può dire oggi come nessuno ci poteva dire che a luglio il petrolio stava a 150 dollari e oggi sta a 50 dollari. Quindi dice una grande bugia, e chi la dice sa di dirla, e questo è ancora più grave, chi dice che con le fantomatiche quattro centrali nucleari di Berlusconi e Sarkozy il costo al chilowatt sarà più basso. E' una grande menzogna, perché loro non ne possono essere sicuri. La soluzione c'è, ed è quella di non farle le centrali nucleari, a meno che non si scopra che si possa fare energia senza l'uranio e senza produrre scorie. Questa fantomatica quarta generazione di cui tanto si parla ma di cui nessuna ha ancora spiegato bene di cosa si tratta, dovrebbe avere a che fare con un modello di centrale che consuma meno uranio e non produce scorie. Questo però è solo sulla carta. In realtà le centrali che fanno oggi sono quelle vecchie, che consumano uranio come hanno sempre fatto e che producono scorie che non sono in grado di essere smaltite."

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16 Marzo 2009

L'alba di un nuovo indulto


L'allarme lanciato dal Ministro Alfano, in merito al sovraffolamento carcerario, impone immediatamente una riflessione evidente come il sole: l’indulto è stato un provvedimento inutile per risolvere il problema, ma quanto mai dannoso per la sicurezza dei cittadini. Dunque, ancora una volta, viene confermato che l’Italia dei Valori aveva avuto ragione ad organizzare un strenua opposizione a tale misura.

Alla luce di ciò le parole del ministro Alfano vanno inserite d’ufficio nella categoria lacrime di coccodrillo, dal momento che il suo partito fu uno tra i più strenui sostenitori dell’indulto e contribuì in maniera determinante ad approvarlo con il voto in parlamento.

Poiché il piano carceri è irrealizzabile per mancanza di fondi e per la lunghezza dei tempi di realizzazione, le tante carceri che già esistono rimangono vuoti perché manca il personale per consentire di aprirle, ci domandiamo con preoccupazione se l’allarme di Alfano non voglia preparare il terreno ad un altro indulto.

Certamente va riconosciuto che il governo si sta già dando da fare per ridurre considerevolmente gli arresti. Infatti, se la formula "ne intercetto 10 e ne salvo 90" verrà introdotta nella legge sulle intercettazioni, si farà un passo avanti molto importante in questa direzione.


Una proposta contro l'economia tossica


Pubblichiamo il video ed il testo dell'intervista, realizzata dal nostro inviato, a Marco Saba, ricercatore indipendente sui sistemi monetari e bancari.

Testo dell'intervista:

"Io sono ricercatore del Centro studi monetari, sito internet www.studimonetari.org mi occupo della comunicazione delle ricerche che stiamo facendo. Abbiamo già pubblicato cinque libri negli ultimi quattro anni sempre in tema di quella che è la situazione dell'economia con un occhio al sistema bancario e monetario.
Cominciamo subito dicendo che ieri è fallita la diciassettesima banca degli Stati Uniti dall'inizio dell'anno, sui media non se ne è parlato molto, anzi direi quasi per niente, solamente su Internet si trovano i riferimenti. E questo è un segnale che il 2009, come tra l'altro ha ammesso anche Tremonti, sicuramente si sta avviando su una strada ancora peggiore rispetto al 2008.

Dati che ci arrivano dall'Inghilterra, ad esempio, ci dicono che gli immobili hanno perso il trenta tre per cento del loro valore nell'ultimo anno. In una città degli Stati Uniti, Denver, dove ci sono le industrie delle automobili, oggi le cause si vendono all'equivalente di seimila euro, si comprano con le carte di credito. Quindi si sta assistendo ad un'accelerazione della crisi dovuta in particolare alle politiche delle banche centrali, mi riferisco alla Banca centrale europea e alla Banca d'Inghilterra, che aumentando la dose di emissione di moneta basata sul debito, non stanno facendo altro che aggravare il problema.

Cosa abbiamo fatto noi? Noi abbiamo elaborato insieme all'ufficio legislativo della Regione Lombardia una proposta di Legge per instaurare un buono regionale di solidarietà. Perché? Per immettere liquidità sul mercato non gravata da debito. Un titolo che è a circolazione libera e non forzosa, cioè accettato da chi accetterà di riconoscere il circuito, che servirà davvero per dare quell'iniezione di liquidità che sta mancando nel sistema.

Stiamo aspettando l'ok dall'ufficio legislativo della Regione, lo abbiamo pubblicato sul nostro sito, proprio per cercare di dare non solo una liquidità senza debito al mercato, considerando che la Lombardia rappresenta da sola un terzo del PIL italiano, ma anche per dare alla stessa Regione e alle stesse istituzioni uno strumento utile proprio quando con la contrazione dell'economia avranno un minor gettito fiscale.

Bisogna tener presente che è stato difficile elaborare quel disegno di Legge, perché c'è un fattore limitante molto grave, che è l'articolo cinquanta del regolamento regionale. L'articolo cinquanta dispone che il cittadino non può fare proposte di Legge per temi che hanno a che vedere con la fiscalità, con le finanze e col bilancio. Quindi sostanzialmente è un'interpretazione estensiva dell'articolo della Costituzione che limita il referendum abrogativo proprio per quanto riguarda le materie di fiscalità e bilancio. Quindi il voler estendere questo divieto non solo al referendum abrogativo, che è un intervento mortificatorio, ma all'iniziativa vivificatoria che è la proposta di Legge popolare, è un'interpretazione estensiva che a nostro giudizio non è regolare. Quindi noi contestiamo la validità di questo articolo cinquanta, in ogni modo siamo riusciti lo stesso a proporre questo Buono regionale di solidarietà aggirando il problema legale come vedrete nel testo della Legge che abbiamo proposto.

Perché mantenere sotto segreto le cose che riguardano il debito pubblico, che riguardano le politiche monetarie anche internazionali che riguardano l'Italia eccetera? Se è vero che la Democrazia rappresenta l'espressione del popolo e il consenso del popolo sulle iniziative dei governi, d'altra parte se io non dico le cose al popolo come faccio a ricevere questo consenso? Non solo, ma c'è un pregiudizio che è quello che se io non voglio far sapere al popolo alcune cose cruciali, come ad esempio i temi che riguardano le politiche economiche, sono cruciali in una società basata sul denaro, ci sono 32.000 coincidenze che sono non possono essere solo coincidenze, che tendono ad indicare che il sistema monetario attuale è un trucco abbastanza elaborato per socializzare le perdite e privatizzare i profitti.
Si vede molto bene nell'ordinamento degli Stati Uniti perché nel 1913 l'anno in cui venne stabilita la Federal Reserve, che è privata, nello stesso anno venne anche stabilita la tassa sul salario, la Inncom tax, un sistema elaborato per far sì che la rendita monetaria della produzione della moneta, dollaro, che veniva addebitata al popolo attraverso l'emissione dei Buoni del Tesoro americani, venisse pagata dal popolo attraverso la tassazione. E' troppo evidente! Ora non voglio addentrarmi in un tema così vasto come quello della fiscalità, ma teniamo presente che una cosa è tassare le rendite, una cosa è tassare il salario.

Il salario è un'indennità per quell'ora di vita persa perché la no stra vita ha un termine ben preciso, non è infinita. E' un po' diverso dal tassare chi ha quindici immobili commerciali che dà in affitto, per fare un esempio, e quindi ha introiti che non dipendono dalla qualità di vita che lui perde facendo quell'attività. E' tutta una cosa diversa. Ora, ovviamente, in un sistema sostanzialmente ipocrita com'è il nostro, in cui possiamo ormai dirlo perché è abbastanza evidente che la famosa unità d'Italia è stata fatta per fare l'unità della Lira, cioè per creare un monopolio sulla Lira, come la stessa cosa è successa in Europa in cui si è creato l'Euro, non interessa l'Europa politica come non interessa l'Italia politica senonché per essere una base di monopolio per l'emissione di una moneta. Ormai questo disegno si è capito. E' ovvio che non è un caso, che della famosa notizia di rendere di nuovo pubblica la Banca d'Italia come si dove va fare entro dicembre dell'anno scorso, oggi non ne parli più nessuno. Perché e chiaro che nel momento in cui la Banca d'Italia diventa veramente nazionalizzata, a quel punto il debito pubblico non avrebbe più senso e verrebbe fuori il giochetto.

Quindi in questo momento lo Stato e le istituzioni stanno correndo un grosso pericolo. Cioè, il pericolo che la cittadinanza si renda conto di questo giochetto , in cui il debito pubblico inutile perché stampare moneta o anche crearla col computer non ha nessun costo, e non si vede perché soltanto nel 2008 abbiano pagato 307 miliardi di euro di interessi su un debito che si poteva evitare restituendo al poligrafico dello Stato la sua funzione di emissione delle banconote, anche mantenendo la quantità decisa da questi esperti della Banca centrale europea, ma stampate dallo Stato senza l'emissione dei Bot.
Invece questi Bot che vanno proprio a costituire le rendite di posizione, cioè non il salario dell'operaio della Fiat, ma i tre milioni di euro di mezzi in chi ha questi titoli di Stato, è un altro modo per creare due classi di cittadini, cioè la classe che lavora che deve guadagnarsi da vivere, e la classe sfruttando la rendita dei titoli del tesoro, praticamente va a pescare di nuovo attraverso le tasse che pagano gli operai attraverso la busta paga. Si crea una parte di cittadini che approfitta di un'altra parte di cittadini, quindi il modello è veramente sbagliato.

E' servito, credo, per mantenere in piedi una struttura piramidale di potere, una gerarchia di potere, si è stabilito probabilmente che in Italia c'è un èlite che val la pena sia mantenuta da tutto il resto della cittadinanza, non solo in Italia, ma anche in Inghilterra e negli Usa, si è inventato un sistema sofisticato per mantenere questa èlite senza capire bene quali sono i motivi retrostanti."


Il problema degli interessi è molto semplice: quando le banche centrali iniettano questa moneta debitoria che poi verrà venduta con interessi, non c'è il simbolo econometrico per pagare questi interessi. Cosa vuol dire sostanzialmente? Che per fare in modo che il debito venga pagato, siccome non esiste il simbolo monetario per pagare gli interessi, questo si trasforma automaticamente nell'esproprio di beni reali alla popolazione. Stiamo parlando di immobili attività, immobili commerciali, chiaramente è la fase finale di una predazione.

E' chiaro che le banche, o comunque chi ha liquidità, oggi sta aspettando, perché quando vedi che i prezzi stanno diminuendo tu aspetti per comprare al prezzo migliore. Non compri subito. Quindi, allo stesso tempo, chi ha liquidità se la tiene proprio per poter fare un buon affare quando il mercato sarà ulteriormente crollato. E' illusorio quello che pensa Obama o anche altri capi di Stato, che dando soldi alle banche queste si metteranno a prestarli a tutti.

Come facciamo a risolvere il problema di questi interessi? Come facciamo ad impedire che si inneschi una spirale distruttiva dell'intera economia, per cui ad un certo punto ci troveremo in uno Stato di tipo sovietico, o anche peggio, perché ci troveremo che magari non ci sarà più la proprietà privata ma non ci sono nemmeno gli ammortizzatori sociali.
Voglio dire, nella Russia sovietica, per quanto se ne possa parlar male, il sistema degli ammortizzatori sociali, le cure mediche erano previste per tutti, anche addirittura, quelle di chirurgia estetica che noi consideriamo voluttuarie. Quindi noi rischiamo di ritrovarci in un sistema sovietico peggiorato dalla mancanza di ammortizzatori sociali. Questa è la strada che ci stanno prospettando.


15 Marzo 2009

Crisi: combattiamo l'evasione


Berlusconi racconta le solite favole. Il Governo ha messo poco spiccioli per affrontare la crisi. Il soldi per il piano casa, infatti, erano quelli di Prodi, i 16 miliardi per le opere vengono per metà da privati e per metà dal governo Prodi, dei 9 miliardi per gli ammortizzatori sociali e 8 sono delle regioni.

La verità è che per affrontare questa crisi servono tanti soldi. Per trovarli ci sono due strade. O seguire la via sbagliata del Governo, ovvero, quella di far pagare sempre gli stessi, aumentando l’età pensionabile per i lavoratori dipendenti, tassando i ceti più poveri e ponendo i costi a carico dei cittadini meno abbienti.

Oppure, intraprendere una seconda via, quella di far pagare anche a chi oggi, pur detenendo grandi patrimoni, non paga una lira perché evade le tasse. L’evasione fiscale è un vizio che non possiamo più permetterci. Intraprendere una seria lotta all’evasione fiscale non solo farebbe reperire enormi risorse per affrontare la crisi ma ristabilirebbe un minimo di giustizia sociale in questo Paese.

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14 Marzo 2009

Banche: chi sbaglia deve pagare


Tremonti insiste, ma non c'è solo il fatto che non tutti i prefetti si intendono di economia: ci sono da considerare anche aspetti politici non indifferenti, come quello di un esasperato intervento dello Stato su un settore così delicato e di un sostanziale commissariamento di Bankitalia. E' il ruolo della Vigilanza, invece, che deve essere recuperato per evitare comportamenti scorretti da parte degli istituti di credito.

Bankitalia deve cambiare, ma Tremonti e Maroni non possono chiedere ai prefetti di surrogare il suo lavoro senza averne nemmeno le competenze. Ben venga anche il controllo da parte della Bce, ma è l'intero sistema che va modificato: vanno inasprite le sanzioni per far sì che anche nel nostro Paese, così come avviene ad esempio negli Usa, i banchieri che sbagliano paghino per il loro comportamento irresponsabile o truffaldino. Così come deve pagare anche chi doveva vigilare sul loro operato e non l'ha fatto.

Come Italia dei Valori stiamo presentando una proposta per la riforma della governance tesa a superare questo stato di cose. Se sarà discussa in tempi brevi e senza stravolgimenti capiremo se il Governo e la maggioranza di centrodestra intendono effettivamente monitorare meglio il settore del credito o se anche in questo caso Tremonti si limita ad abbaiare alla luna.

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13 Marzo 2009

Minori: invisibili per legge


E' singolare come questa maggioranza tanto attenta al 'fine vita' con il testamento biologico sia poi così incurante dell'inizio vita' e della salute della donna. Il Governo, infatti, vorrebbe i figli degli immigrati irregolari invisibili per legge.

Se venisse approvata la norma inserita in modo subdolo nelle pieghe del ddl Sicurezza, che impedisce la registrazione all'anagrafe dei figli degli immigrati irregolari, avremo in Italia bambini senza il diritto all'identità, né alle cure mediche, in palese violazione della Convenzione Onu sui diritti dell'Infanzia.

Inoltre, tale norma li priverebbe del loro futuro in quanto, dovunque essi si trovino, non ci sarebbe nulla per dimostrare il rapporto con i genitori, quindi non potranno prendere la cittadinanza e con essa tutti i diritti conseguenti.

Una condizione di invisibilità che li porterà ad essere molto più esposti ad abusi, allo sfruttamento e alla tratta di minori, aberrante fenomeno ormai diffuso e tristemente noto a tutti.

Postato da Giuliana Carlino in | Commenti (85) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

12 Marzo 2009

Pulsioni extraparlamentari


Conosciamo da tempo le pulsioni non propriamente parlamentariste del presidente Berlusconi che, per sua scelta, si distingue per una cronica assenza dalle sedute del Senato e anche della Camera.

Vedete, quanto è successo ieri non è il frutto della fantasia delle opposizioni: il Presidente del Consiglio, in maniera chiara, ritiene che il Parlamento sia una palla al piede per lui e per il suo esecutivo e lo vuol ridurre ad una dependance del Governo.

Voglio in proposito ricordare che un precedente niente affatto democratico, a cui evidentemente si ispira Berlusconi, è quello della Cina Popolare in cui l’Assemblea Nazionale viene convocata una volta l'anno per ratificare le decisioni del Governo.

L'Italia è un Paese diverso. È un Paese nato dalla Resistenza, con una democrazia consolidata, che non può essere insultato da dichiarazioni estemporanee del Presidente del Consiglio. Stop and go: afferma e poi ritira, afferma e poi ci sono gli interpreti autentici del suo ragionamento che lo giustificano.

Non va bene così, signor Presidente del Consiglio: ce lo venga a dire in Aula che non dobbiamo più votare. Ce lo venga a dire in Aula che non è ammesso neppure il voto elettronico e che devono votare solo i Capigruppo per tutti. Ci venga a dire che il Parlamento è un orpello che non serve più alla sua concezione di Stato. Noi dell’IdV vogliamo sfidare il Presidente del Consiglio in Aula in un dibattito serio su questi temi, non con le chiacchiere. Sono pendenti disegni di legge costituzionali per la riduzione del numero dei parlamentari, ma Berlusconi propone di presentare una legge di iniziativa popolare, quando può tranquillamente fare la legge in Parlamento visto che tutti sono d’accordo. È il solito volgare mezzuccio per ingannare mediaticamente il Paese ma, inganna oggi inganna domani, il Paese capisce e capirà ancora meglio nei prossimi mesi e si ribellerà.

Su questi temi tutte le forze politiche hanno l'obbligo di difendere il valore e l'orgoglio del Parlamento repubblicano e, quindi, devono favorire una legislazione più veloce, che rispetti l’opposizione e che non si trasformi in un pericoloso autoritarismo. Il Presidente del Consiglio deve però smetterla con questo stillicidio di dichiarazioni che rischiano ogni giorno di indebolire sempre più il ruolo del nostro Parlamento.

Postato da Felice Belisario in | Commenti (145) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

11 Marzo 2009

La Puglia per la legalita'


Venerdì 13 marzo, alle ore 10:00 a Bari in Piazza San Ferdinando, la Puglia si mobilita per la legalità. Metteremo a disposizione di movimenti e associazioni uno spazio di libertà per testimoniare il proprio impegno, la propria esperienza, la propria storia. Parleranno le voci libere di chi lotta quotidianamente per salvare l'ambiente e la salute dei cittadini, di chi da anni si impegna per il rispetto della legalità sul territorio, di chi da sempre contrasta la pericolosa commistione tra affari e politica, di chi mette in guardia dai vecchi e nuovi conflitti d'interesse.

Da un anno a questa parte l'illegalità in Puglia rialza la testa, si sente forte, minaccia le istituzioni, uccide per strada, intimidisce la società civile. Sono tanti i sindaci pugliesi che hanno ricevuto in questi mesi minacce di stampo mafioso fino a determinarne le dimissioni come nel caso del Sindaco Morlacco di Lucera, il comune di Ennio Festa coordinatore cittadino della CGIL più volte minacciato e ospite sul palco. O ancora come il giornalista de La Stampa Gianni Lannes da anni impegnato contro le discariche abusive nel foggiano e picchiato dal sindaco di Orta Nova per aver denunciato i rischi sulla sicurezza di alcuni istituti scolastici.

L'Italia dei Valori ha perso persino un proprio uomo, il consigliere provinciale Peppino Basile di Ugento (LE), impegnato contro l'abusivismo edilizio e la devastazione del territorio ad opera di imprenditori senza scrupoli che hanno trasformato il Salento nella pattumiera d'Italia.

Ma l'impegno per la legalità è anche il difficile incontro tra la tutela della salute e il mantenimento del posto di lavoro. E per questo abbiamo voluto ospitare la voce di Peacelink che a Taranto da anni combatte affinché l'ILVA rispetti le regole, il territorio, la sicurezza sul lavoro. Legalità è anche la voce del riscatto di detenuti che attraverso la Cooperativa "Vita Nuova" hanno potuto riscattarsi dall'illegalità.

Il 13 marzo ascolteremo la voce di Carlo Vulpio, giornalista pugliese del Corriere della Sera, a cui è stato esplicitamente imposto di non occuparsi più delle inchieste calabresi (Poseidone, Why not, Toghe Lucane), esattamente come è stato imposto al pm Luigi De Magistris condannato dal CSM ad andar via dalla Calabria colpevole di aver scoperto una nuova tangentopoli.

Il palco di piazza San Ferdinando ospiterà la voglia della Puglia di non rimanere in silenzio attraverso la voce salentina di Nando Popu leader del gruppo musicale dei Sud Sound System. E' la Puglia che non vuole farsi incatenare alle logiche dell'illegalità, che vuole rompere l'omertà, che non vuole rassegnarsi.

Venerdì 13 marzo a partire dalle ore 10 a Bari in Piazza San Ferdinando alzeremo la testa e parleremo a voce alta.

Postato da Pierfelice Zazzera in | Commenti (65) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Bergamo: dalla parte dei lavoratori


Pubblico il video ed il testo del servizio realizzato dal nostro inviato presso la sede Comital di Nembro (BG) per raccogliere le testimonianze delle proteste contro gli ormai annunciati licenziamenti e procedure di mobilità di ben 97 dipendenti Comital a partire dal prossimo 5 maggio.

Testo dell'intervento:
"La Comital è un'azienda che produce alluminio per uso domestico e nel settore edilizio. Da 50 anni una delle sue sedi si trova a Nembro, in Val Seriana. Nelle scorse settimane, la proprietà riconducibile a Carlo De Benedetti, ha annunciato licenziamenti e mobilità per tutti i suoi 97 dipendenti a partire dal prossimo 5 maggio.
La trattativa per cercare di scongiurare il provvedimento, con l'ausilio dei sindacati, vivrà il suo momento topico giovedì 12 marzo in regione Lombardia, quando la proprietà della Comital incontrerà sindacati ed alcuni esponenti della politica regionale lombarda al Pirellone.
Ma le speranze di salvare quei posti di lavoro sono ridotte al lumicino. Ufficialmente l'azienda trasferirà la sua operatività fondendola nella sede storica di Volpiano, vicino a Torino. Ma fra i dipendenti c'è il dubbio che la Comital si trasferisca all'estero.
"

Appuntamento domani, giovedi 12 marzo, presso la sede della regione Lombardia. Noi ci saremo.

Postato da Sergio Piffari in | Commenti (31) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

10 Marzo 2009

Lo Stato e' laico


Su un tema cosi delicato, come le dichiarazioni anticipate di trattamento che riguarda la cosa che ci sta più a cuore, la nostra vita, avrei auspicato e mi sarei immaginato un dibattito più pacato, più serio e maturo, perché sull'onda mediatica del caso Englaro c'è il rischio che venga preso un provvedimento emotivo, ingiusto e restrittivo.

Non possiamo negare che esiste uno scontro in atto tra i sostenitori del valore della vita umana e i sostenitori del valore dell'autonomia della persona. Il primo è un concetto piuttosto religioso della vita, che conferisce alla vita stessa una sorta di sacralità che parte dal momento del concepimento al momento della morte naturale, anche se non è facile stabilire qual'è il momento della morte naturale, specie oggi che attraverso la tecnologia è possibile prolungare artificialmente la vita dalle malattie e dalle sofferenze.

Ci sono persone, al contrario, che sostengono il potere decisionale, l'autonomia e la libera scelta di ciascun individuo di come e in che maniera morire, che si ritengono possessori e titolari della propria vita. Quest'ultimo gruppo di cittadini, che meritano lo stesso rispetto per coloro che professano un credo religioso, rivendicano l'autonomia decisionale perché si rifanno al valore della dignità della persona, un qualcosa che non si acquista e che non si tramanda, è qualcosa che si costruisce giorno per giorno attraverso le nostre azioni.

E' triste pensare che, negli ultimi giorni della propria vita, questa dignità ci venga sottratta, costringendoci in un letto di ospedale in un corpo non più controllabile, ed è triste pensare di consegnare questa ultima immagine senza dignità di noi ai nostri cari. Crediamo che anche questi cittadini, visto che viviamo in una società composta da credenti, non credenti e diversamente credenti, meritino rispetto. Anche la “dignità del morire” dipende dal senso di dignità che abbiamo dato alla nostra vita. Oggi c'è il rischio di perdere per legge la possibilità di morire con dignità. Noi ci opponiamo a questo rischio, e vogliamo che ogni cittadino possa scegliere come morire, se con l'ausilio della fede o in maniera laica.

Oggi, in molte corsie di ospedale, viene praticata una dottrina chiamata “vitalismo medico”, dove l'oggetto non sono le condizioni di salute del malato, ma la vita in sè a prescindere della qualità della vita stessa. Non siamo d'accordo con questa dottrina, non siamo per l'accanimento terapeutico, ma siamo per una medicina giusta finché c'è la possibilità di guarigione. Siamo per un'idea di libertà, dove ciascun individuo possa scegliere fino a che punto debba spingersi la scienza medica per aiutarlo a vivere.

Purtroppo, la politica, spesso in questi momenti, non si avvale della società scientifica, non si avvale della scienza medica, ma procede nel fare le leggi con una approssimazione pericolosa che spesso sfocia nell'ignoranza. Nel caso Englaro ho sentito il ministro Sacconi che si appellava addirittura alla convenzione Onu per i disabili, quando la povera Eluana non era affatto disabile ma malata terminale affetta da un coma vegetativo permanente, e sappiamo che da un punto di vista medico questa condizione è ben sancita, che ha dei sintomi, ha una prognosi, ha un carattere di irreversibilità, e non ha niente a che vedere con una persona disabile.

Vorremmo che la politica o imparasse i termini o si rivolgesse alle società scientifiche, come avviene negli Stati Uniti e in Australia dove hanno un ruolo determinante nell'indicare al legislatore i provvedimenti da un punto di vista tecnico, per il benessere e la salute della popolazione.

Oggi viene a mancare, spesso nei dibattiti e nella maniera in cui si legifera, il rispetto. Crediamo che tutti i cittadini, specialmente in queste scelte, meritino rispetto, che spesso non c'è. “Rispetto” significa non ritenersi possessori della verità, significa rispettare le opinioni degli altri, altrimenti, se ognuno di noi pensa di essere il detentore della verità, correremo il rischio di sfociare nel fondamentalismo, che troppo spesso riconosciamo solo a chi abbraccia un credo diverso dal nostro.

Siamo contro il fondamentalismo, siamo per il rispetto di ciascuna scelta. Crediamo nel diritto alla vita ma siamo anche per una morte dignitosa.
Personalmente, sono soprattutto per il rispetto delle scelte individuali, specie su temi cosi delicati che riguardano la fine della cosa che ci sta più a cuore, la nostra vita.

Da parte di una condizione di irreversibilità di un coma, dovremmo poter scegliere se vegetare in un letto per un anno, 10 o 17 -come accaduto alla povera Eluana- in attesa che la morte sopraggiunga o si scelga di optare per una morte senza vergogna. L'articolo 32 della Costituzione tutela tale diritto, e la legge che si accingono a varare non può prescindere dalla Costituzione.
Viva la Costituzione, viva la libertà di scelta.


Dalla parte dei lavoratori


L'Italia dei Valori ha incontrato, venerdi 6 marzo a Napoli, i rappresentanti di molte imprese campane a rischio, tra queste la Fiat di Pomigliano, l'Atitech, la Selfin, la Telecom, la Tirrenia. Come responsabile delle Politiche del lavoro del partito ho avuto la conferma di quello che già pensavamo: la situazione è drammatica.

Anche in un'area di lunghe tradizioni industriali, come quella di Napoli, l'impatto della crisi sul lavoro può avere conseguenze devastanti. Chi esce dal ciclo produttivo oggi rischia davvero di non rientrarvi mai più. Qui a Napoli anche la cassa integrazione è vista con grande preoccupazione, perché se non è accompagnata da piani di investimento e di innovazione può essere solo l'anticamera del licenziamento. Il governo sembra non capire davvero la portata e l'entità dell'impatto della crisi nelle regioni meridionali.

Eppure questi lavoratori chiedono una cosa semplice, di cui noi ci faremo portatori nelle istituzioni. Chiedono alle loro aziende e al governo semplicemente di approntare un piano industriale che dia una prospettiva. Chiedono che gli ammortizzatori sociali, specie la CIG ordinaria, abbiano una durata maggiore dell'attuale, per coprire tutto il periodo della crisi e della ristrutturazione e che il tetto retributivo del sussidio di integrazione sia adeguato ai valori correnti delle retribuzioni, perché, così come è oggi non copre più del 50% della retribuzione.

Perdere a Napoli attività fondamentali come quella dell'auto, delle manutenzioni aeree o dell'Information Technology vuol dire dare un colpo mortale all'economia meridionale ma anche a quella dell'intero Paese. Per questo ci siamo impegnati a chiedere al governo di aprire tavoli di confronto e di andare oltre la logica della semplice assistenza.

Non possiamo permettere che manchi al governo qualsiasi idea di politica industriale innovativa e di programmazione delle risorse. Se proseguirà questo stato di cose, interi settori fondamentali delle attività industriali del nostro paese verranno colpiti in modo irreversibile e alcune aree del mezzogiorno andranno incontro a d una vera e propria desertificazione industriale.

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9 Marzo 2009

Falsa generosita' e teatrino di partito


Quella di Presidente della Rai è di fatto una carica priva di poteri reali. E’ una poltrona molto comoda e prestigiosa, certamente ben pagata, ma niente di più. Non potrebbe essere altrimenti dal momento che il Presidente è ostaggio di un Cda in cui è in minoranza.

Per questo Silvio Berlusconi, che come è noto non fa mai niente per niente, si mostra generoso e chiede apertamente al Pd di proporgli un nome che lui sarà lieto di far eleggere. Dario Franceschini si sorprende di tanta grazia e annuncia di avere molte idee. E’ il solito teatrino che periodicamente i partiti mettono in scena quando c’è da spartirsi la Rai, con buona pace della libera informazione.

Italia dei Valori è troppo impegnata a svolgere ogni giorno il ruolo di vera opposizione, in parlamento e nelle piazze, e per questo si è tirata fuori da molto tempo dalle pastette e dai bizantinismi dai quali scaturiscono le nomine Rai.

Italia dei Valori ha offerto il suo contributo al cambiamento, quello vero, con la candidatura di Leoluca Orlando alla Presidenza di Vigilanza Rai. Una volta respinta quella candidatura che, evidentemente, faceva troppa paura, abbiamo detto arrivederci e grazie abbiamo cose più importanti di cui occuparci nell’interesse dei cittadini.

Però davanti a questo minuetto sulla presidenza della Rai un consiglio spassionato e a titolo personale mi sento di darlo agli amici del Pd. Franceschini vuole smascherare la generosità pelosa di Silvio Berlusconi? Vuole dimostrare con i fatti che anche il Pd, come l’Italia dei Valori, si sottrae agli inciuci? Bene avanzi due o tre nomi di rottura che diano un chiaro segnale di cambiamento.

Chi meglio di un premio nobel come Dario Fo, che fu anche uno dei primi artisti a subire la censura della tv di stato. Oppure un giornalista davvero indipendente come Marco Travaglio che non fa sconti a destra e sinistra. Penso anche ad un giornalista-coraggio come Pino Maniaci che ogni giorno rischia la pelle per sfidare la mafia. Di nomi giusti ce ne sono tanti, i tre proposti sono solo un esempio e mi scuso con loro per averli citati, basta avere la volontà e il coraggio di avanzarli.


8 Marzo 2009

Per le donne e con le donne


L'8 marzo è una data molto importante per le donne, anche se recentemente ha assunto connotati commerciali e folcloristici. L'origine della celebrazione risale all'8 marzo 1857, data nella quale un cospicuo numero di donne lavoratrici tessili a New York organizza una feroce protesta contro le condizioni di lavoro e i modesti salari. L'8 marzo da giornata newyorkese e poi americana si è diffusa oltreoceano per poi diventare la Festa Internazionale delle Donne. Anche le Nazioni Unite hanno riconosciuto l'importanza dell'8 marzo e nel 1975 la data è stata celebrata come Giornata Internazionale delle Donne. Due anni dopo, nel dicembre 1977, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato attraverso una risoluzione l'8 marzo come "Giornata delle Nazioni Unite per i Diritti della Donna e per la Pace Internazionale". Il simbolo della mimosa è stato adottato successivamente, nel secondo dopoguerra, dall'UDI, l'allora Unione delle Donne Italiane (oggi Unione delle Donne in Italia per comprendere anche le immigrate).

L'8 marzo deve continuare ad essere ricordato non come una data semplicemente commemorativa, ma come una tappa di un percorso verso l'emancipazione femminile da realizzare per le donne e con le donne.

L'8 marzo per evitare di essere banalizzato deve contribuire a sostenere l'immagine della donna come persona e non come oggetto. L'immagine della donna è cambiata, si è evoluta nel corso del tempo: da oggetto corporale e riproduttivo la donna è diventata un soggetto pensante e produttivo, fondamentale nella nostra società. La donna rappresenta un'opportunità di crescita e sviluppo della nostra società grazie alla sua sensibilità e alle sue doti.

Costituzionalmente la donna ha un cervello in cui ambo gli emisferi funzionano in modo molto sincronizzato permettendole di elaborare il cosiddetto pensiero complesso, ovvero quella capacità di fare collegamenti e di integrare vari ambiti conoscitivi. Quest'aspetto è importante, perché le permette di non cadere facilmente nella trappola dell'autoritarismo e del pensiero unico che il nostro Paese ha vissuto più volte nel corso della storia.

In un contesto sempre più globalizzato il modello "women friendly" risulta vincente, perché è inclusivo considerando le donne non solo in quanto rappresentanti il 50% dei cittadini di un Paese, ma anche una risorsa per la crescita economica, sociale e culturale. Il lavoro delle donne rappresenta un volano che stimola al contempo la produzione, il consumo e l'integrazione delle donne nel tessuto sociale e culturale.

Occorre puntare con determinazione su tre ambiti per favorire l'emancipazione femminile: il lavoro, la salute, la politica e la famiglia.

Il lavoro è un ambito fondamentale della vita di una donna, perché rappresenta la conquista dell'emancipazione, dell'indipendenza economica e culturale e anche uno strumento che allontana, in caso di eventi negativi, dal rischio povertà ed esclusione sociale.

La salute della donna è un ambito che interseca sia la sfera privata che quella pubblica della persona, perché non riguarda solo questioni intime come la sofferenza e il dolore, ma anche l'accesso ai servizi socio-sanitari e le barriere comunicative e culturali frapposte tra le donne e le istituzioni sanitarie.

La politica è quella sfera che sembra ancora molto distante dalle donne, perché non offre spazio e chance alle stesse. Anche le poche che sono entrate in politica spesso non sono inserite in posizioni strategiche oppure vengono messe nelle condizioni di non poter decidere.

La famiglia sembra essere l'ambito in cui la donna oggi è sovrana, ma in realtà tutto questo è una chimera: molte donne infatti subiscono violenza domestica e sono costrette a non proferire parola, perché non hanno alternative. La violenza che un uomo può infliggere ad una donna può rivelarsi triplice: fisica, psicologica ed economica. Questo strisciante fenomeno sociale e culturale deve essere combattuto alla luce del sole, perché è necessario individuare chiaramente le situazioni critiche e porvi rimedio. Le donne non possono e non devono subire violenza, perché dietro ogni corpo ci sono persone, non oggetti. Dire donna è affermare pensiero, sentimenti, principi, valori.

Postato da Patrizia Bugnano in | Commenti (81) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

7 Marzo 2009

Impronte: abbiamo fatto il nostro dovere


Da martedì 18 sarà attivo il nuovo sistema di voto antipianisti, voluto dal Presidente della Camera Gianfranco Fini e fortemente sostenuto da Italia dei Valori.

Non è un caso, infatti, che tutti i deputati di Italia dei Valori abbiano già da tempo depositato le proprie minuzie, ovvero, il rilascio dell’impronta del dito. Ad oggi, mancano all’appello 59 deputati che hanno tempo di rimediare fino a martedì, quando si svolgerà il primo voto con il nuovo sistema su una mozione bipartisan relativa alla situazione in Tibet.

Sempre fino ad oggi sono 19 gli obiettori, coloro cioè che hanno rifiutato di sottoporsi al prelievo dell'impronta prevista dal nuovo sistema. Questo, ad ora, il dettaglio delle tessere rilasciate, tanto per essere chiari e dare un quadro completo:

IDV: TUTTI;
LEGA: 48 su 60;
Gruppo misto: 13 su 20;
PD: 213 su 218;
PDL: 219 su 271;
UDC: 32 su 34.

Da martedì, ne vedremo delle belle. Non ci sarà più scampo per quei deputati con il vizietto, ovvero, con la pessima abitudine di essere assenti ma con il vantaggio di non perdere i soldi, grazie alla mano amica del collega che vota per lui.

Triste che si sia dovuti arrivare ad un misura del genere. Ma non era più tollerabile continuare a pagare con i soldi dei contribuenti italiani i deputati fannulloni e magari a passeggio per le strade di Roma. Succede così per tutti i lavoratori italiani. Da oggi, non c’è più via di scampo neanche per i deputati. Era ora.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (165) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

6 Marzo 2009

Gelmini: per strada insegnanti e bambini


La riforma della scuola elementare del ministro Gelmini e' un vero e proprio capolavoro di insipienza. Con un colpo solo, e' riuscita nel difficile intento di buttare sulla strada insegnanti e bambini.

Secondo i calcoli del mensile “Tuttoscuola”, basati sulle pre-iscrizioni alla prima elementare, nel 2009 saranno circa 500 mila i bambini che inizieranno il primo ciclo scolastico. Secondo un sondaggio ministeriale il 90% delle famiglie ha chiesto il tempo “lungo” o “prolungato”. Il Ministro aveva garantito che le richieste delle famiglie sarebbero state accolte. Ora invece, secondo “Tuttoscuola”, basandosi sugli organici previsti dal Ministero, 300 mila famiglie non potranno usufruire dell’offerta richiesta e cioè di un orario di 30 ore settimanali. Per molte di esse si aprirà la scelta drammatica di dover lasciare i bambini soli o per strada, se non possono permettersi di sostenere i costi di una baby sitter.

Nel frattempo circa 30 mila insegnanti precari della scuola saranno licenziati. Come avevamo osservato al momento del varo della riforma in realtà questa legge aveva solo lo scopo di “fare cassa”. Eppure basterebbe poco per rispondere ai bisogni delle famiglie. Il Ministro “Tremonti sul viale del tramonto” non è ancora stato capace di recuperare 5 miliardi di euro dagli evasori che si erano autodenunciati con il suo condono del 2003. Basterebbe rendere esecutive le somme autodenunciate e decaduti tutti coloro che hanno pagato una o poche rate di quel condono, agendo immediatamente con il sequestro dei loro beni ed in sede penale. Si potrebbero già licenziare meno precari ed accontentare tante famiglie.

Il Ministro Gelmini va iscritto di diritto alla “Lista dei furbetti” di questa nostra povera Italia per essersi recata a Reggio Calabria a fare l’esame di stato per diventare avvocato. Non ha ancora risposto alle nostre richieste di indicarci quale fosse la sua residenza a Reggio (obbligatoria per legge), poiché è evidente che se questa fosse inesistente (notoriamente vi era un fiorente commercio di residenze false), passerebbe dalla “Lista dei furbetti” alla “Lista degli indagati”. Nel frattempo compia almeno un ravvedimento operoso, ammetta di aver sbagliato e si faccia dare un po’ di soldi da Tremonti per rispettare gli impegni assunti con i cittadini.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (101) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

5 Marzo 2009

Napoli: dalla parte dei lavoratori


Per il lavoro e per il Mezzogiorno”: è questa la parola d’ordine che guiderà la manifestazione di Italia dei Valori domani in piazza dei Martiri a Napoli. Dal capoluogo partenopeo, l’Italia dei Valori lancia un messaggio chiaro e forte a questo Governo che di fronte ad una crisi economica senza precedenti propone misure del tutto inadeguate.

Domani, Italia dei Valori sarà al fianco dei lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco, dell’Atitech di Capodichino e della Selfin Ibm, per testimoniare, attraverso di loro, la nostra vicinanza a tutti quei lavoratori, pensionati, lavoratori e cassintegrati che in ogni parte d’Italia rischiano o hanno perso il proprio posto di lavoro.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro, riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Lo dice forte e chiaro la nostra Costituzione. Le risorse per promuovere le condizioni per rendere effettivo questo diritto inalienabile ci sono. Quello che manca è un Governo capace di interventi strutturati e mirati.

Agenda della manifestazione Ore 15:00 Intrattenimento musicale con il maestro Espedito De Marino
Ore 15:30 intervento on.Nicola Tranfaglia
Ore 15:40 intervento Sonia Alfano
Ore 15:50 intervento on. Pino Arlacchi
Ore 16:00 musica con Espedito De Marino
Ore 16.30 intervento on. Paolo Brutti
Ore 16.40 intervento operaio Fiat
Ore 16.50 intrattenimento con Lino D’Angiò
Ore 17.40 comizio Antonio Di Pietro
Ore 18.45 finale musicale con Enzo Avitabile ed i Bottari
Postato da Aniello Formisano in | Commenti (75) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

4 Marzo 2009

Malpensa dimenticata


Da quando si è insidiato questo governo ogni giorno si parla di emergenze, che poi vengono smentite dai fatti e dalle statistiche. Quando invece l'emergenza è vera, come quella che abbiamo a Malpensa, il governo non ne parla assolutamente.

A Malpensa si stanno perdendo posti di lavoro, ci sono sempre più disoccupati, i precari non riescono più ad avere neanche un sussidio che gli permetta di sopravvivere dopo il licenziamento. Questi non sembrano problemi del nostro governo.

Che non siano problemi del nostro governo possiamo anche comprenderlo, ma che non siano problemi dei rappresentanti eletti per difendere i nostri interessi a Roma non è assolutamente comprensibile. Ricordiamoci che questi rappresentanti hanno sempre detto che erano andati a Roma per difendere il nostro territorio e i suoi interessi.

Gli interessi del nostro territorio non si difendono abbandonando Malpensa, l'unica risorsa che riesce ancora a portare ricchezza nel nostro Paese: qui abbiamo le industrie che devono esportare, le industrie che devono mantenere i rapporti internazionali, gli operatori industriali che devono riuscire a comunicare con tutto il mondo. Qui togliamo questa risorsa, qui impediamo che tutto questo si possa fare, e coloro che avrebbero dovuto difenderci non ci sono, che quando vengono chiamati non presenziano.

Domandiamoci come dobbiamo fare per far valere gli interessi della nostra provincia. Possibile quando ci sono stati da pagare i debiti lasciati da Alitalia i soldi si siano trovati? Possibile che quando c'è stato da pagare il debito di Roma, il debito di Parlermo, il debito di Catania, i soldi si siano trovati? E' mai possibile che si siano trovati i 27 miliardi per fare il ponte di Messina?

Quando si parla di opere importanti per la Lombardia e per la nostra provincia, parliamo delle opere infrastrutturali messe in campo dal precedente governo di centrosinistra, quando c'era il ministro Antonio Di Pietro alle infrastrutture, lui che ha pensato a questo territorio non avendo qua le sue radici, preoccupato per gli interessi dei cittadini e dei lavoratori. Lui ha fatto una politica in questo senso, e non coloro che continuano a gridare che questo è il loro territorio, che qui sono loro a dover comandare: questi sono a Roma e vivono la dolce vita romana, ma non si preoccupano della laboriosa vita lombarda, anzi, se ne sono assolutamente dimenticati.

Non si capisce per quale motivo non si possano trovare i 6 miliardi per la Pedemontana, i 7 miliardi per la Brebemi, i 2 miliardi per l'Expo, oppure quella manciata di milioni di euro che servono semplicemente per mettere Malpensa in comunicazione con il Ticino? Com'è possibile che queste opere cosi fondamentali ed importanti si possano dimenticare per portare avanti proposte senza senso? A cosa serve il ponte di Messina quando mancano le infrastrutture per arrivarci? Non è possibile continuare con questi percorsi esclusivamente perché ogni giorno bisogna fare propaganda politica. Al cittadino servono altre strutture, al cittadino servono per forza di cose infrastrutture che portino lavoro, profitto, ricchezza, perché il nostro Paese si basa esclusivamente sul suo lavoro, non ha altre risorse, sul suo lavoro e sui suoi operatori nel mondo dell'industria, del commercio e della ricerca. Qui bisogna lavorare, e su questi settori bisogna investire, non sulle utopie e sulle cose ininfluenti per il nostro Paese.

Da qui pensiamo che gli unici che possono ringraziare in questo momento la Lega sono quelli che vivono a Roma, quelli che a Roma godono di interessi non creati da loro ma dalla laboriosa Lombardia e dall'ancora più laboriosa provincia di Varese.

Postato da Alessandro Milani in | Commenti (73) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

3 Marzo 2009

Sciopero virtuale, beffa reale


Pubblico una considerazione "semiseria" sullo sciopero virtuale.

La tradizione del movimento operaio aveva inventato molto tempo fa lo sciopero bianco. Quando il padrone era insensibile alle rivendicazioni, in certi momenti gli operai non avevano altro mezzo per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica se non proclamare una forma di agitazione speciale: andare a lavorare, far funzionare la fabbrica, mettere in moto le macchine, produrre le merci, tutto questo senza percepire il salario giornaliero. Perché facevano così? Per mettere in evidenza il loro insostituibile ruolo di produttori, mostrare in un certo senso l’inutilità del padrone.

Era una posizione non priva di ingenuità, ma non doveva essere tanto apprezzata dal padronato se questo spesso richiedeva che la polizia impedisse agli operai l’accesso alla fabbrica. Non pagare il lavoro della giornata veniva quindi considerato meno importante dell’impedire agli operai la strana libertà di lavorare gratis.

Lo sciopero bianco fa dunque parte delle forme non cruente della lotta di classe. Il suo equivalente nel mondo contadino fu, nell’immediato dopoguerra e fino alla riforma agraria, l’occupazione e la lavorazione delle terre incolte e mal coltivate. I paesi contadini del Sud riversavano il loro popolo con arnesi e bestiame sulle terre del latifondo: zappare e seminare era il più delle volte il primo atto di un dramma in cui mancava poi la raccolta. Ma aveva un forte valore simbolico e ha dato forte impulso alla necessità della riforma.

Lo sciopero virtuale di oggi vorrebbe, nelle intenzioni di chi lo propone, rinnovare quel certo non so che di nobiltà delle lotte del passato. Ferrovieri, tranvieri, operatori dei trasporti pubblici proclamano l’agitazione ma assicurano la regolarità del servizio: sono in sciopero ma lavorano. Potrebbero fermare il paese e invece lo fanno muovere come un orologio. L’unica differenza con una condizione normale è che lavorano gratis.

Nessuno degli utenti si accorgerà della mobilitazione: treni, tram, navi, aerei saranno tutti in movimento. Pagheranno il biglietto ma la (minima) quota che dovrebbe andare a chi li trasporta rimarrà nelle casse delle aziende oppure, facendo un giro macchinoso, finirà in improbabili opere di beneficenza o in fondazioni o in chissà cos’altro. L’importante è che non finisca nelle tasche degli scioperanti. Questo è il punto essenziale: che lavorino senza essere pagati. Di questa rinuncia gli utenti sapranno solo se la stampa vorrà dare rilievo alla cosa, altrimenti la vicenda resterà circondata dall’ignoranza dei più.

E’ emozionante vedere con quale partecipazione morale aziende che hanno lasciato scadere per interi bienni o trienni contratti da rinnovare, che hanno asciugato le buste paga dei propri dipendenti fino alla loro rarefazione, trovino le parole più convinte per lodare questa nuova forma di lotta che garantisce loro l’esecuzione quotidiana del lavoro e al tempo stesso il risparmio sulle paghe. La crescente massa dei lavoratori, che tra poco sarà la maggioranza, sommerà quindi alla precarietà sempre maggiore della propria condizione contrattuale una sola certezza: che non solo sarà pagata poco e male quando lavora in modo normale, ma che quando adotterà lo sciopero virtuale l’unica sicurezza sarà di lavorare senza essere pagata affatto.

Gli apologeti della funzionalità, per essere onesti, dovrebbero almeno impegnarsi a stabilire, con la stessa legge, che il giorno prima dello sciopero virtuale e il giorno stesso della mobilitazione invisibile, tutti i mezzi di comunicazione pubblici e privati dovrebbero essere obbligati a trasmettere ogni ora notizie aggiornate, inchieste dirette e a garantire il commento della giornata ai suoi protagonisti. Vi immaginate un telegiornale RaiSet che invece di intervistare Cicchitto e Giovanardi fa parlare il tranviere di Quarto Oggiaro per farsi spiegare quanto salario ha perso in giornata e l’impiegata trasportata per farsi raccontare quant’è meraviglioso arrivare in orario per merito del tranviere non pagato?

Postato da Pancho Pardi in | Commenti (87) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

2 Marzo 2009

Ronde: sicurezza appaltata


Questo governo sta approvando provvedimenti in serie che spostano a carico dei cittadini molti dei servizi che dovrebbero essere a carico dello Stato, ma non riduce comunque la pressione fiscale.

Un esempio: si stanno appaltando al cittadino, attraverso i comuni, anche aspetti rilevanti della giustizia, ma non quelli che interessano ai cittadini. Legiferano sul mettere il coperchio ai magistrati, impedire ai giornalisti di pubblicare le notizie che sanno, anche con gravi pene, prevedendo anche delle risorse, risorse che vengono tolte alle forze dell'ordine, ben 300 milioni in meno, per un complessivo di 3 miliardi in meno in tre anni per la sicurezza dei cittadini, e danno il via alle ronde, più o meno “padane”.

Pensiamo che sia sbagliato innanzitutto anche l'uso dei militari, che non dovrebbero servire per funzioni di ordine pubblico, solo nei paesi totalitari troviamo i militari che pattugliano le strade. La cosa “bella”, e strana, è che per i militari hanno trovato risorse, per cui succede che militari e forze dell'ordine pattugliano assieme, mentre questi ultimi sono pagati meno.

Le ronde di cui vogliamo parlare non sono queste, ma quelle costituite da cittadini, che oggi sono diventate possibili per legge. Che cosa succederà? In molti comuni, specialmente di base leghista, essendo la Lega uno dei patrocinatori di questo provvedimento, formeranno queste associazioni di cittadini che pattuglieranno le strade con dei cellulari, unica arma a loro disposizione. Ma a carico di chi?

Penso alle grandi città del nord come Verona, dove il sindaco Tosi ha già parlato di qualcosa come 10 mila euro al mese per sostenere l'attività delle ronde. Questi sono soldi prelevati dalle tasse dei cittadini attraverso il comune, quindi il cittadino paga le tasse perché gli sia garantito l'ordine pubblico. Lo Stato versa pochi soldi alla sicurezza, al punto che abbiamo casi clamorosi in cui la polizia non ha neppure i fondi per pagare la benzina delle autovetture (guarda il video), permettendo queste forme di trasferimento di una competenza che deve essere dello Stato, la sicurezza, ai cittadini, comportando una duplicazione dei costi.

Siamo veramente di fronte ad un fatto senza senso. La Lega dovrebbe preoccuparsi un po di più di quello che sta succedendo e di quello che sta permettendo, come il trasferimento di ingenti somme di denaro a comuni dissestati del Sud e non si preoccupa della sicurezza dei cittadini al Nord attraverso un adeguato finanziamento alle forze dell'ordine.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (142) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Marzo 2009

Condannati al silenzio


Nei giorni scorsi, riprendendo le denunce di Marco Travaglio e di Pancho Pardi, abbiamo raccontato il quasi tombale silenzio Raiset in merito alla condanna per corruzione dell’avvocato Mills. Di quella condanna non si doveva parlare perché non doveva essere pronunciato il nome del compare. In questo caso specifico non si è neppure atteso il lodo Alfano bis sulle intercettazioni per procedere al sequestro dell’articolo 21 della Costituzione. Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato.

In queste stesse ore, sulla vicenda delle centrali nucleari, si sta ripetendo lo stesso copione. Qualsiasi punto di vista critico, divergente dal pensiero unico nuclearista, è stato cancellato. Gli scienziati, i ricercatori, i rappresentanti dei comitati che promossero il referendum sono stati condannati al silenzio o alla marginalità, fatte salve naturalmente alcune lodevoli eccezioni che ancora resistono sulle poche piazza mediatiche non ancora occupate dalle truppe berlusconiane.

La condanna al silenzio riguarda anche il passato, e coinvolge anche la vita e le opere di alcuni grandi italiani che hanno letteralmente sacrificato la loro esistenza al bene comune e alla lotta contro le mafie e i loro mandanti. Ci riferiamo, in questo caso, al giudice Borsellino e alla sua misteriosa agenda rossa, zeppa di annotazioni e mai più ritrovata. Qualche giorno fa questa vicenda è stata archiviata, nell'indifferenza quasi totale, perché anche questa è considerata una pagina da strappare dal libro della nuova vecchissima Italia di Berlusconi, Dell’Utri e Mangano.

Da Palermo, un vecchio amico giornalista che per tante ragioni preferisce non firmarsi, ci ha inviato una lettera angosciata e indignata che ci permettiamo di pubblicare e di dedicare alla memoria del giudice Borsellino e degli altri eroi che hanno perso la vita per garantire davvero a tutti noi il diritto alla legalità e alla sicurezza.

Via d'Amelio: quella sentenza coperta dal silenzio
Colpo di spugna su uno dei più grandi misteri delle stragi mafiose del '92. L'agenda rossa di Paolo Borsellino, vista in via d'Amelio, scompare per sempre per una sentenza e nella disattenzione dei media. Palermo, 19 luglio 1992. Un uomo in abiti civili si allontana, a passo svelto, dall’inferno di fiamme di via D’Amelio. Tiene stretta una borsa di pelle. E’ quella del giudice Paolo Borsellino, appena trucidato insieme agli agenti della scorta. Dentro la borsa c’è l’agenda rossa dalla quale il magistrato non si separava mai. Quelle immagini riprese dalle telecamere dei primi reporter giunti sul posto, hanno rappresentato, in questi lunghi 17 anni, la speranza di giungere a una verità superiore, di capire quali interessi esterni alla mafia abbiano scatenato, due mesi dopo l’eliminazione di Giovanni Falcone, i macellai di Cosa nostra.
Ebbene, quella verità non la conosceremo mai. Con una sentenza passata nel silenzio, praticamente ignorata da giornali e TG, con gli italiani, forse ipnotizzati dal festival di Sanremo o impegnati a sbirciare nel buco della serratura del Grande Fratello, la Corte di Cassazione ha passato il definitivo colpo di spugna sulle stragi che hanno cambiato il volto dell’Italia.
L’uomo che sottrasse dall’auto blindata di Borsellino quella borsa era il capitano dei carabinieri Giovanni Arcangioli, oggi colonnello. La suprema corte ha respinto il ricorso della Procura della Repubblica di Caltanissetta contro il proscioglimento dell’ufficiale. Non ci sarà un processo. Dunque, quelle immagini è come se non fossero mai esistite. E perciò l’agenda rossa sulla quale Borsellino annotava riflessioni, intuizioni, notizie, è un’invenzione.
Arcangioli si è sempre difeso sostenendo di non aver mai preso l’agenda e che la borsa fu consegnata subito dopo. Un fatto è certo però: l’agenda non è mai stata ritrovata.
Carico di rabbia e di amarezza il commento di Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, un uomo coraggioso che ha speso questi 17 anni, alla ricerca della verità. “La giustizia è morta – dice – e ogni volta che viene negata si rinnova quel massacro. E ci sono giudici che in questi anni sono stati eliminati senza bisogno di tritolo, quando hanno osato avvicinarsi ai fili scoperti della corruzione”.
Paolo Borsellino era a un passo dall’aprire la porta dei “santuari” della mafia, quel terzo livello su cui si era rotto la testa prima di lui Giovanni Falcone.
Con la sentenza della Cassazione è stata messa la pietra tombale sulla stagione delle stragi. E Borsellino è sparito dall’agenda della nostra italietta.


Il 21 marzo prossimo a Napoli Libera, la gloriosa associazione fondata da Don Ciotti, terrà a Napoli la consueta giornata della memoria e del rispetto dedicata alle vittime della mafia e della camorra.
Quest’anno ci sarà un motivo in più per esserci e per ribellarsi al tentativo di oscurare persino i ricordi “scomodi".

Postato da Giuseppe Giulietti in | Commenti (102) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif


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Anita Di Giuseppe
Anita Di Giuseppe (Deputato)
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Antonio Borghesi
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Antonio Di Pietro
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Giovanni Paladini
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