All’arrembaggio dei pirati
Ancora un attacco di pirati somali ai danni di una nave italiana. Quattro assalti in pochissimi giorni: prima il Buccaneer, poi la nave da crociera Melody, e stamattina due attacchi nel giro di due ore ai danni del mercantile italiano Jolly Smeraldo. Per fortuna l’armatore, anche stavolta, non si è lasciato sopraffare e il fattore sorpresa l’hanno subìto i rapinatori del mare, che si sono visti spiazzati da tanta reazione imprevista: raffiche d’acqua e colpi di pistola.
In penisola sorrentina si mormora che qualche bucaniere (forse 2) sia stato colpito dagli ex 007 del Mossad assoldati, a giusta ragione, da Gianluigi Aponte patron della M.S.C.
Resta ancora ostaggio dei terroristi l‘equipaggio del Buccaneer (15 persone, di cui 10 sono italiani) il cui armatore non aveva previsto l’attacco dei predoni del mare.
L’Italia è il paese del continente europeo più bagnato dal mare e la sua flotta commerciale e del turismo da crociera è una tra le prime al mondo. Migliaia di cittadini italiani lavorano come personale qualificato su petroliere, portacontainers e transatlantici. Pertanto l’Italia è, con i suoi oltre duemila passaggi annuali al largo delle coste somale, uno dei Paesi più esposti agli attacchi.
Si sa bene che i barchini che sferrano gli assalti godono del supporto di navi appoggio che garantiscono loro l’autonomia in alto mare e si sa anche che quelle basi itineranti non possono sfuggire ai controlli dei radar. Qui non siamo di fronte alle carrette del mare straripanti di disperati che fuggono dalla miseria. Qui si tratta di organizzazioni criminali che hanno colpito ben 110 volte nel 2008 e con un giro d’affari di decine e decine di milioni di dollari l’anno! Il trend per il 2009 è in aumento, ma finora nulla è stato fatto di concreto. Mi domando perché il governo italiano non si faccia promotore di un’iniziativa presso l’ONU che autorizzi il contingente militare internazionale, che sorveglia una così vasta area di mare, a bloccare tali navi madre e ad attaccarle per catturare i predoni.
Questa situazione è diventata drammatica ed urgente. Non è il caso di attendere il rimpatrio dei primi morti prima di reagire.
Lorella Vezza in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Salve a tutti sono Lorella Vezza e vengo da Antey-Saint-André, un piccolo comune vicino a Cervinia.
La mia attività si è divisa in questi anni tra due esperienze, per certi versi connesse: quella amministrativa da assessore indipendente in un comune valdostano e quella sociale.
Queste esperienze mi hanno permesso di ampliare le mie competenze, ragione per cui ho accettato di candidarmi per le elezioni europee nella lista dell’Italia dei Valori.
In questi anni, purtroppo, ho avuto modo di verificare come i cittadini vengano considerati in modo marginale, di vedere con i miei stessi occhi le piccole stonature nel rapporto tra politica e cittadini, che sfiorano, quando non lo centrano in pieno, il clientelismo.
Avete presente le situazioni descritte nel libro “La Casta”? E' la realtà, sono cose che succedono quotidianamente.
Nelle piccole comunità ci si accorge dell’enormità di certe cose. Ho già avuto modo di fare emergere queste enormità e continuerò, durante la mia campagna a farlo con forza.
L’IDV candida nella sua lista per le elezioni europee persone che lavorano quotidianamente sul territori.
Persone con esperienza reale.
Questo permetterà quindi di portare all’attenzione del parlamento europeo problemi reali e concreti. Perché ce ne sono tantissimi, di problemi reali e concreti che necessitano di risposte.
Quando ero un’amministratrice mi occupavo di scuola, sanità, servizi sociali, mentre nel volontariato mi sono occupata di disabilità ed in primis di autismo e problemi correlati.
Le problematiche legate a questo mondo sono tantissime e riguardano un numero di persone molto elevato, alle quali però raramente viene data voce.
Il disagio e le difficoltà non colpiscono solo la persona disabile, ma tutta la famiglia, che normalmente cade nel più profondo isolamento: queste difficoltà continuano nella scuola e nel mondo del lavoro.
Il governo Berlusconi ha effettuato tagli pesantissimi nel settore scolastico e nel sociale, penalizzando in modo grave la socializzazione e l’inserimento in società dei portatori di handicap.
Togliendo risorse, sono diminuiti gli operatori e gli insegnanti di sostegno, riducendo in modo drastico le ore di supporto ai ragazzi portatori di handicap.
La scuola dovrebbe essere un luogo privilegiato per i disabili, perché possono vivere insieme ad altri ragazzi, acquisiscono competenze e possono sentirsi persone come gli altri, o meglio lì sono persone come gli altri.
Le famiglie, sapendo di avere il loro caro seguito in modo idoneo, possono godere di qualche ora di riposo. Perché l’impegno di una famiglia di un portare di handicap è di 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno.
Quando poi questi ragazzi diventano adulti, si trovano a gravare spesso totalmente sulle spalle delle famiglie, a quel punto si aprono le porte di centri dove sebbene diplomati o laureati vengono messi ad infilare perline.
Nel caso poi dell’autismo raggiunta la maggiore età i soggetti scompaiono, raramente si sente parlare di autistici dopo i 18 anni; questi vengono catalogati con i malati psichici, con cui nulla hanno a che fare.
La preoccupazione di tutti i genitori di un figlio autistico, e dei portatori di handicap in generale, è cosa succederà quando loro non ci saranno più. I centri di accoglienza sono pochissimi, naturalmente saturi e chiaramente di iniziativa privata. Lo stato è assente.
Il mondo del lavoro occupa solo ed esclusivamente il numero che per legge è riservato ai portatori di handicap, normalmente disabili motori, ma non crea nessuna possibilità di occupazione per ragazzi autistici o disabili psichici.
Il governo Berlusconi difende la vita strenuamente, quando si tratta di malati in stato vegetativo permanente,mentre non si riscontra lo stesso interesse per la vita dei disabili.
Per dirla tutta: un presidente del consiglio che a chi perde il posto di lavoro per la crisi, dice di trovarsi qualcosa da fare. Che interesse potrà mai avere per gli ultimi degli ultimi?
L'altro tema che mi sta particolarmente a cuore è: l'effettiva uguaglianza tra i sessi (seguendo principi di meritocrazia).
Il mio lavoro sarà quindi improntato anche sulle tematiche femminili: attraverso però, la responsabilizzazione di tutta la società, facendo emergere principi di merito al di là dell'appartenenza di genere. Non quindi immaginando la donna come una specie protetta, ma come una parte integrante della societa' e con tutti i diritti di poter emergere in qualsiasi campo ne abbia le competenze.
Il mio impegno nel parlamento europeo sarà quello di portare le problematiche legate al mondo dell'handicap, della scuola, della famiglia e dell'occupazione.
Cristina Scaletti in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Mi chiamo Cristina Scaletti, sono di Firenze, sono medico immunologo e lavoro presso l’Università degli studi di Firenze in qualità di ricercatrice e la tematica delle malattie rare mi sta particolarmente a cuore per una duplice motivazione, da una parte per una continuità professionale con quello che ho sempre fatto perché da anni mi occupo della ricerca e della cura delle malattie autoimmuni, molte delle quali sono malattie rare, e dall’altra per una motivazione purtroppo personale che mi ha sensibilizzato ulteriormente e che mi ha spinto a vedere il problema anche dall’altra parte, non solo e non più come medico ma anche come famiglia.
Detto questo, le malattie rare sono per definizione malattie poco frequenti colpendo un individuo ogni 2 mila, anche se questa definizione estremamente restrittiva l’Ue sta cercando di renderla più flessibile. Però nonostante l’incidenza scarsa delle singole malattie rare esse sono un fenomeno complessivo, le malattie sono un numero infinito, sono tra le 5 e le 10 mila malattie rare e impattano la popolazione con una incidenza del 6 – 8 per cento. Proprio a causa di questa discrepanza che esiste tra l’incidenza della singola malattia e il numero complessivo di casi di pazienti affetti da malattie rare, è necessario uno sforzo corale da parte di tutti i paesi membri dell’Ue, al fine di sostenere lo sviluppo, la ricerca e la terapia delle malattie rare. Purtroppo le malattie rare la maggior parte di queste sono malattie genetiche, molte sono malattie pediatriche e quindi colpiscono i bambini oppure persone in età giovanile e hanno un impatto disastroso e da un punto di vista personale, familiare, socio – economico e ancorché professionale per i pazienti e per le famiglie che le devono subire.
Pertanto vorrei andare al Parlamento europeo per cercare di sensibilizzare i seguenti punti, vorrei che la ricerca in assoluto diventasse in Italia una ricerca di tipo europeo sia per quanto riguarda le tematiche di ricerca in generale, sia per quanto riguarda le tematiche specifiche relative alle malattie rare. Vorrei che fossero promosse e finanziate le ricerche da parte delle case farmaceutiche sulla commercializzazione dei farmaci orfani, che sono farmaci la cui commercializzazione non determina un ricavo economico sufficiente per coprire il costo sostenuto dal loro sviluppo. Pertanto i pazienti non possono usufruire di queste cure, spesso sono cure specifiche, potrebbero essere molto utili per le malattie rare.
Vorrei che fossero creati centri di competenza laddove non esistono in ogni singolo stato membro, per potere garantire una diagnosi precoce per queste malattie e quindi una terapia interventistica in termini di tempistica.
Vorrei che fosse fatta una informativa ai medici di base per dargli gli strumenti affinché possano essere in grado di intuire la presenza di una malattia rara e quindi indirizzare i pazienti verso i centri di competenza. Vorrei che fosse disciplinata la mobilità dei pazienti affetti dalla malattia nel contesto europeo, se esiste un centro anche in Europa lontano dall’Italia dove quella malattia è seguita vorrei che ci fossero degli sforzi comunitari per fare sì che il paziente possa essere trattato e seguito lì senza costi aggiuntivi a spese del sistema sanitario o comunque con uno sforzo dell’Ue.
Vorrei che fossero creati dei data base di raccolta, dei dati epidemiologici della catalogazione delle malattie.
Infine vorrei che l’Italia diventasse un paese a tutti gli effetti europeo, che rientrassimo nell’Italia con forza, con dignità, con valore garantendo il diritto alla salute per questi malati che altrimenti potrebbe rischiare di essere veramente un diritto negato e noi non vogliamo un diritto negato e dall’altra anche essendo un paese all’avanguardia che affronta tematiche come il testamento biologico a livello europeo. Quindi con una apertura nei confronti della libera scelta sul come io posso morire e come voglio morire e non facendosi influenzare da condizionali che possono essere estremamente di parte, la libertà di scelta deve essere un valore primario sia sulla propria salute sia quindi sulla propria vita ma anche sulla propria morte. Vorrei anche che l’Italia diventasse un paese in grado di potere competere sulla ricerca con tutti gli altri paesi, vorrei che i ricercatori italiani non decidessero di andarsene perché qui in Italia non riescono a trovare posto o altrimenti sono sottopagati rispetto a tutti gli altri paesi dell’Ue. Vorrei che fossimo fieri di essere in Italia, rimanerci, avere le possibilità di poter lavorare, di poter studiare, di poter migliorare il paese.
Voglio andare in Europa per l’Europa affinché questa possa migliorare e anche per l’Italia affinché ci possa essere uno sguardo ampio che possa garantire a tutti i cittadini di essere veramente all’interno dell’Europa.
Dringa Milito Pagliara in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Faccio l’avvocato, mi occupo di diritto internazionale, comunitario e dei trasporti, ho deciso di candidarmi in Europa con l’Italia dei Valori perché appartengo a quella generazione che è cresciuta con l’Europa e ne ha visto realizzarsi il progetto, perché parlo le lingue e perché credo che dall’Europa e con l’Europa si possa insieme migliorare l’Italia e garantire quelle pari opportunità e quella meritocrazia di cui tutti sentiamo il bisogno.
Parlare in Europa in un momento di crisi qual è quello che stiamo attraversando può sembrare astratto e lontano, ma non è così, perché oggi le soluzioni e gli strumenti vengono individuati soprattutto in Europa e infatti se fino a dieci anni fa tutto veniva disciplinato dalle norme nazionali e gli atti della Comunità Europea costituivano un fatto eccezionale, oggi l’Europa legifera in quasi tutte le materie, faccio un esempio concreto che riguarda noi donne e ci tocca da vicino. I primi di maggio il Parlamento europeo discuterà una direttiva che prolunga il congedo di maternità a 18 mesi a stipendio pieno, mentre in Italia al momento è garantito l’80 per cento del reddito e estende i benefici alle lavoratrici in proprio, siano esse lavoratrici autonome, libere professioniste o imprenditrici.
Se questa direttiva verrà approvata l’Italia, come gli altri stati membri, dovranno adeguarsi a queste nuove norme. Analogamente accade nel settore di mia competenza, i trasporti, dove la programmazione e la legislazione oggi soprattutto europea.
Diversi studi dimostrano che investire nei trasporti aiuta la crescita dell’occupazione e la crescita dell’economia, soprattutto un paese quale l’Italia che costituisce una piattaforma logistica naturale del Mediterraneo deve investire nei trasporti e investire bene, utilizzando bene i fondi europei. Il fatturato indotto del settore è pari a 21 miliardi di Euro e il mondo delle infrastrutture dei trasporti genera posti di lavoro per 71 mila lavoratori.
È necessario quindi adottare misure e spendere soldi per migliorare la qualità di vita degli individui, per decongestionare il traffico nelle nostre città, per garantire che i pendolari possano arrivare puntuali al lavoro, per aiutare le nostre imprese nel commercio con l’estero e per rilanciare il turismo che è una risorsa fondamentale di questo paese e tutto questo non deve essere confuso con l’abusivismo edilizio né con una spartizione di poteri all’interno degli appalti.
Mi candido con Antonio Di Pietro perché l’Italia dei Valori è un partito non ideologico, è un partito che si spende quotidianamente in difesa della legalità, dello stato di diritto e delle istituzioni e per la tutela dell’individuo e del più debole.
Aniello Cusati in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Sono Aniello Cusati, sono dirigente medico presso la A.S.L. di Milano 2 in provincia di Milano, sono meridionale di origine più precisamente provengo dal Cilento, ma vivo in Lombardia dal lontano 1970 da quando fui ammesso al collegio universitario Plinio Fraccaro dove ho conseguito la laurea in medicina e chirurgia e le mie specializzazioni. Esiste un filo rosso che lega il mio impegno civico a quello dell’on. Di Pietro, in effetti nel mio lavoro nel 1996 precisamente ho contribuito in modo determinante alla realizzazione di una indagine nota come Sanipotoli. Una incresciosa situazione di corruzione nel mondo della sanità lombarda in cui mi sono impegnato con tutto me stesso, anche con il rischio della vita e ho pagato un esoso prezzo sotto forma di emarginazione, sia professionale e sia esistenziale.
Sono convinto che ognuno di noi debba, sul posto di lavoro, dare istanza alla forza del diritto, combattere le raccomandazioni, combattere le malversazioni, combattere i soprusi e quindi fare in modo che siano affermati i più forti intellettualmente, i quali devono a loro volta trascinare quelli meno forti però sicuramente non bisogna assolutamente dare spazio alla lottizzazione dei posti di potere.
Il mio interesse per l’Europa è legato a dare una soluzione ai problemi della gente che oggi vive in modo violento sulla propria pelle, innanzitutto mi interessa sviluppare la prevenzione, sono pochi i fondi a essa destinati, dalla prevenzione si verifica la qualità e la quantità della vita di una comunità dai soldi investiti, bisogna già partire dalla scuola. Bisogna dare seguito agli screening, alla ricerca dei tumori in fase precoce per evitare malattie possibili da evitare, bisogna lottare per l’abuso e contro l’abuso e l’uso delle droghe, già in fase scolastica primaria e secondaria.
Bisogna elevare anche lo standard assistenziale, noi tutti siamo stati a contatto con questa triste realtà, avere avuto un anziano oppure avere subito e patito un intervento chirurgico, orbene quando c’è il bisogno di sistemare un nostro anziano, quando c’è il bisogno di avere tempestivamente un intervento chirurgico ci troviamo in grosse difficoltà, il territorio non risponde adeguatamente, la spedalità non risponde adeguatamente, la sentiamo lontana, addirittura certe volte avversa, nemica. In realtà non è così perché il nostro Servizio sanitario nazionale è uno dei migliori nel mondo per cui bisogna tutelarlo e proteggerlo, ma bisogna assolutamente sburocratizzarlo, bisogna mettere i cittadini a contatto diretto tra domanda e offerta.
Noi viviamo il problema della migrazione, chi arriva in Italia sicuramente è personaggio, un individuo coraggioso, intelligente, ha avuto il coraggio di partire, ha avuto il coraggio di approdare da noi ma porta con se culture diverse. Bene queste culture, questa percezione dello star bene deve essere integrata nei servizi sanitari regionali, diversi sicuramente ma lì devono confluire perché perdere per strada, lasciare per strada anche un clandestino significa lasciare per strada qualcuno che non viene curato e quindi qualcuno che potrebbe essere un portatore di malattie che la comunità deve assolutamente evitare, è meglio tenerlo sotto controllo che non tenerlo allo sbando. Quindi le cure primarie, la spedalità, l’assistenza non va negata assolutamente a nessuno, quanto meno ancora di più ai clandestini.
Ma mi vedrete soprattutto impegnato in questa lotta spietata, lotta spietata senza quartiere proprio, alla medicina intesa come business spietato, quante volte vi è capitato di andare in ospedale e chiedere una visita, un ricovero e sentirsi dire “torni tra tre mesi, torni tra due mesi” però se uno mette mano al portafoglio quella visita, quel ricovero è immediato, lo stesso giorno se non il giorno successivo. In questo modo ragazzi la sanità nostra sta diventando una sanità per i ricchi e non dei poveri, stiamo perdendo proprio l’orientamento che deve essere quello della assistenza totale e globale tutti, da Agnelli fino all’ultimo, fino a Gennaro Esposito il netturbino della “livella” di Totò?
Mi piacerebbe infine portare un grande impulso alla ricerca nel campo privato e nel campo pubblico universitario, dobbiamo portare a casa i nostri ricercatori che sono apprezzatissimi nel mondo ma vorrei anche dare un forte impulso alla ricerca sulle cellule staminali. La ricerca sulle cellule staminali significa dare speranza a quei pazienti affetti da malattie impossibili da curare con i farmaci classici attualmente in commercio, ma soprattutto significa restituire allo Stato il senso della laicità che appartiene a noi tutti e che ci rende liberi.
Sono particolarmente sensibile alla sicurezza sul lavoro, sia perché faccio il medico competente sia perché nell’esercizio della mia professione eseguo i controlli, dopo la Thyssen (a cui è stata data grande attenzione mediatica) è calato un velo di silenzio sulle altre morti bianche, che non sono assolutamente figlie di un Dio minore, anzi il morto in Sicilia, il morto nel camion a Bari, il morto nella cava a Torino non sono assolutamente diversi e necessitano la stessa dignità mediatica.
Dobbiamo quindi risolvere un problema, il problema è la sicurezza sul lavoro che transita attraverso una rigorosa analisi del rischio e una altrettanto rigorosa sorveglianza sanitaria, i costi dei quali, sorveglianza e rischio, bisogna a mio modesto parere ripartirli soprattutto in questo momento di crisi economica.
Angelucci si e' fatto da se'
In queste settimane si è parlato molto del terremoto che ha gravemente colpito l’Abruzzo e L’Aquila in particolare. Molti forse hanno già dimenticato che circa un anno fa l’Abruzzo era stato colpito da un “terremoto politico”, che aveva portato all’arresto del Presidente della Regione, Del Turco e di parecchi assessori e dirigenti. Si tratta della cosiddetta “Sanitopoli abruzzese”, una vicenda di corruzione in un desolante quadro di malcostume, di irregolarità amministrative, di raccomandazioni.
Nella poco edificante storia risulta implicata la famiglia Angelucci. Per altro nel mese di febbraio l'imprenditore delle cliniche, Giampaolo Angelucci, finisce agli arresti domiciliari, insieme ad altre 12 persone, tra cui alcuni funzionari della ASL di Frascati e altri della Regione Lazio, il direttore della Asl Roma H, nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla procura di Velletri per truffa e falso in danno delle Asl, per 170 milioni di euro. Le manette, invece, non sono scattate nei confronti di suo padre, Antonio, fondatore dell'impero economico che porta il suo nome, in quanto deputato del Popolo delle Libertà, per il quale la Procura ha chiesto alla Camera l'autorizzazione a procedere in base all'articolo 68 della Costituzione. Ebbene nei giorni scorsi, nell’assoluto silenzio dei mezzi di informazione, la Camera ha respinto la richiesta di procedere agli arresti domiciliari nei suoi confronti con 316 voti a favore, 30 contrari e 59 astenuti. Hanno votato per il suo arresto Italia dei Valori, i Radicali e qualche sparuto deputato del Pd. La stragrande maggioranza del Pd, il Pdl, la Lega Nord e l’Udc compatti hanno votato contro. E così ancora una volta il principio che “tutti sono uguali davanti alla legge” è stato fatto a pezzi e ridicolizzato per salvare un esponente della casta.
Ma chi è Antonio Angelucci? Dopo un’attività che lo vede iniziare come commesso di una farmacia e poi portantino presso l’Ospedale S.Camillo, lo troviamo improvvisamente imprenditore e proprietario di case di cura. Grazie all’appoggio di banchieri come Cesare Geronzi (proprio lui, quello che ha perso i requisiti di onorabilità per essere amministratore di banche!) diviene anche immobiliarista (compra il palazzo di Botteghe Oscure del ex Pci) ed editore (tra gli altri compra L’Unità ed è proprietario di Libero e de Il Riformista). Viene implicato nella vicenda del finanziamento illecito dell’allora Presidente della Puglia Raffaele Fitto (oggi Ministro per gli Affari regionali), per il quale il magistrato chiede l’arresto (anch’esso negato dalla Camera nella scorsa legislatura). E’ incredibile ma 200 mila euro vengono versati proprio attraverso “Libero”, che incassa milioni di euro dallo Stato come contributi all’editoria.
La famiglia Angelucci opera attraverso Tosinvest S.A., società residente in Lussemburgo, uno dei tanti paradisi fiscali che il governo dice di voler colpire. Tra i suoi dirigenti la società annovera anche il fratello del Presidente della Camera, Gianfranco Fini. Un vero “self made man”, di quelli che piacciono tanto a Berlusconi, e con tutti questi precedenti si capisce che Angelucci ha tutte le medaglie ed i requisiti per essere ammesso tra i “capitani coraggiosi”, “salvatori” di Alitalia. Ed infatti detiene circa il 7% di Cai.
Massimo Bernacconi in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Mi chiamo massimo Bernacconi, sono un funzionario internazionale di Eurocontrol che è l’organizzazione europea per la sicurezza della navigazione aerea.
Ho iniziato a fare politica con l’Italia dei Valori nel 2001 e dal 2002 rappresento Italia dei Valori a livello internazionale nel Consiglio dell'ELDR che è il partito europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori. Avendo vissuto parecchi anni all’estero anche per via della mia professione che mi ha portato a contatto con varie realtà europee a tutti i livelli, ho assunto la consapevolezza che queste differenze abissali che esistono tra l’Italia e gli altri paesi d’Europa, sono dovuti in larga parte anche alla qualità dei politici che rappresentano l’Italia in Europa.
Una cosa che certamente colpisce tutti gli italiani, tutti coloro che sono attenti alla buona gestione della cosa pubblica, sono le penalizzazioni che l’Italia riceve con cadenza quasi giornaliera, relativamente alla messa in opera, l’attuazioni del direttive comunitarie. Siamo inadempienti rispetto a tutta una serie di normative che avremmo dovuto attuare e che ci sono richieste dall’Unione Europea, questo ovviamente non è un buon biglietto da visita, se non riusciamo a prendere il treno dell’Europa, verremmo sempre più marginalizzati, quindi non saremo più come tradizione dell’Italia uno dei motori dell’Europa, una delle locomotive, uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea, ricordiamolo, ma saremo al traino, soggetti alle decisioni di altri, questo dobbiamo evitarlo, gli italiani troppo spesso vengono marginalizzati nelle posizioni che contano, c’è stata recentemente la polemica sull’italiano come lingua di lavoro, noi vogliamo fare in modo di rinverdire questa lunga tradizione di europeismo dell’Italia, la tradizione del manifesto di Ventotene, la tradizione dei padri fondatori dell’Europa, siamo qui per questo.
Per questo ritengo che come italiano all’estero, quindi posso portare un’esperienza e un valore aggiunto da mettere a disposizione del nostro Paese, mi metto a disposizione attraverso questa candidatura per l’Italia dei Valori, vorremmo vedere più valori in Europa, più valori europei in Italia.
Personalmente ritengo che una delle cose fondamentali che bisogna portare alla politica italiana per il suo rinnovamento è il concetto di valore, e il concetto di dovere, qui si parla sempre di diritti, sempre di cosa deve fare lo Stato per noi, cosa deve fare l’Europa per noi, ora bisogna rendersi conto che i diritti vanno accompagnati sempre da dove eri, la politica come servizio della comunità, collettività non solo nazionale ma della collettività europea.
Mi candido in Europa perché voglio rappresentare al meglio il cambiamento che vogliamo e che chiediamo come Italia dei Valori da parte della classe politica, passare da una politica di casta a una politica di doveri, di rappresentanza dei cittadini, di rappresentanza delle classi sociali che più ne hanno bisogno in questo momento, non vogliamo parlare sempre di diritti, non vogliamo parlare sempre di reclamare qualcosa di più, ma vogliamo portare un valore aggiunto.
Vogliamo dimostrare che in Europa possiamo portare anche i fatti e non soltanto le chiacchiere!
Giovanni Pesce in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Sono Giovanni Pesce, sono nato in Puglia, in Provincia di Brindisi, vengo da Oria, ho studiato a Roma, sono Avvocato amministrativista, ho una consolidata esperienza professionale svolta da Roma e Bruxelles nell’ambito del diritto amministrativo e pubblico.
Ho accettato la candidatura alle elezioni europee come indipendente, sono dunque un neofita della politica ma questo mi incoraggia e mi spinge con maggiore passione a affrontare questo impegno. Mi rivolgo al sud, dal quale provengo, e spero di far conoscere l’importanza delle istituzioni comunitarie alle imprese e ai cittadini dell’Italia meridionale, il 34% degli italiani non conosce cosa le istituzioni comunitarie fanno e è importante invece divulgare i principi giuridici e economici dell’Unione Europea perché ritengo siano indispensabili per lo sviluppo economico, sociale e culturale dell’Italia meridionale.
In particolare ritengo indispensabile promuovere lo sviluppo delle infrastrutture portuali, promuovere lo sviluppo delle energie alternative, intensificare e migliorare le erogazioni finanziarie verso il settore agricolo e della pesca, perché ritengo che siano delle risorse indiscutibili che il sud dell’Italia possiede e che fino adesso non sono state valorizzate, in ragione di una politica nazionale che ha invece puntato sull’industria pesante che, è sotto gli occhi di tutti, fino a oggi ha solo provocato disastri ambientali.
E’ bene ricordare che il Parlamento europeo approva il bilancio comunitario, sostanzialmente è l’atto più importante, bilancio comunitario vuole dire fondi, sostegno alle imprese, sostegno alle politiche sociali, promozione delle politiche culturali, le istituzioni comunitarie inoltre, come sappiamo, sono abilitate a promulgare leggi e regolamenti che indicono direttamente sulla vita dei cittadini, a prescindere da quale possa essere la volontà dello Stato italiano e è importante perciò contribuire anche al procedimento di formazione del direttive comunitarie dei regolamenti e in questo il Parlamento ha delle competenze, per meglio indirizzare un’azione comunitaria che diversamente appare essere distante e astratta dalla vita dei cittadini, anche dell’ultimo cittadino della provincia dell’Italia e è invece, anche nei confronti di quel cittadino, che la legge comunitaria è in grado di incidere.
Maurizio Zipponi in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Mi chiamo Maurizio Zipponi, sono nato a Brescia nel 1955, comincio a fare l’operaio, poi prendo un diploma con la scuola serale tecnica, inizio a lavorare nelle fabbriche, mi chiedono poi di occuparmi di come rappresentare i lavoratori nelle grandi crisi che ci sono state e da qui seguono una serie di responsabilità, Segretario Generale dei metalmeccanici a Brescia, poi a Milano, seguo tutte le grandi ristrutturazioni delle multinazionali in Italia, per quanto riguarda la trasformazione del lavoro e dell’impresa, quindi quello che so fare è tentare di rappresentare al meglio gli interessi dei lavoratori dentro un’impresa che cambia continuamente.
L’idea di partecipare a questa competizione elettorale nasce da un punto preciso, c’è una solitudine totale del mondo del lavoro oggi, in particolare di migliaia e migliaia di giovani che solo nel 2008 in 500 mila sono stati licenziati perché erano precari, anche se per loro non si usa la parola “licenziamento”, si prepara nel 2009/2010 una crisi terribile con più di un milione di ulteriori disoccupati in Italia, stanno chiudendo decine e decine di piccole e medie imprese, quindi è necessario che non solo la voce delle banche, non solo la voce dei governanti, ma la voce dei lavoratori, i loro diritti e i diritti delle piccole e medie imprese di essere rappresentate, trovino ascolto, rappresentanza e possibilità di parlare.
Questa solitudine, questo non essere ascoltati implica che ci siano persone che venendo anche da storie diverse e da esperienze diverse, si mettono d’accordo su un punto, sul fare e fare cose precise, chiare e importanti per quanto riguarda il mondo del lavoro.
L’Europa può aiutare i lavoratori italiani, perché in Europa, in Germania, in Francia, in nord – Europa c’è una cultura che è contro il licenziamento, si considera il lavoratore una risorsa per l’impresa, non un esubero come in Italia, quindi si considera l’impresa un bene sociale, non un luogo dove arraffare danari, quindi c’è una cultura del lavoro e quindi un valore del lavoro importante. In Europa c’è l’Euro, in Europa ci sono le grandi aggregazioni bancarie, industriali, manca una voce che è quella del mondo del lavoro, per questa ragione penso che l’Europa debba avere un contratto unico di lavoro per tutti i lavoratori, che definisca un salario minimo e un orario di lavoro massimo. E’ necessario che si escludano i licenziamenti dalle ristrutturazioni, è necessario che i lavoratori tornino protagonisti di un grande cambiamento, perché la crisi del 2009 e del 2010 sarà terribile e quello che accadrà nella crisi, segnerà anche i diritti, il salario, soprattutto di intere nuove generazioni.
Oggi l’Italia sta segando il ramo dove è seduta, sta cacciando dalle imprese, dai servizi, dai lavori tutte le nuove generazioni, per questa ragione è indispensabile che in Europa ci sia una voce alta, precisa, chiara che dice: noi siamo dalla parte di chi è la vera risorsa per uscire dalla crisi, cioè i giovani, donne, uomini, lavoratori, le piccole e medie imprese, gli artigiani che non ne possono più di una burocrazia terribile che ammazza qualsiasi possibilità di uscire dalla crisi.
Manuela Paladini in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Sono Manuela Paladini, vengo da Torino, sono pensionata però ho lavorato sempre nel campo delle multinazionali di componentistica per l’automobile, dove ho iniziato a 18 anni facendo una dura gavetta come impiegata e poi grazie all’impegno, a molteplici spostamenti di sede e cambiamenti e anche grazie a un impegno personale molto forte, sono riuscita a avanzare, a fare carriera, fino ad arrivare alla dirigenza che mi ha portato a lavorare in Italia e all’estero.
Mi candido per le europee per l’Italia dei Valori perché condivido le battaglie che questo partito da portando avanti e benché non abbia mai fatto politica sento la necessità di cimentarmi in prima persona per portare avanti queste battaglie. Sento la necessità di impegnarmi per i giovani perché ho avuto la fortuna di poter lavorare, di poter fare carriera, ma mi accorgo che i giovani d’oggi non hanno questa mia stessa fortuna, anzi incontrano moltissime difficoltà anche se hanno una preparazione eccellente perché non riescono più a trovare lavori che siano a lungo termine, incontrano una precarietà che li obbliga a molti compromessi e gli dà moltissima insicurezza.
Voglio portare avanti la battaglia in difesa di questi giovani, in modo tale che possano pensare al loro futuro con maggiore sicurezza, con maggiore tranquillità. Porto la mia esperienza e porto il mio impegno in Europa per garantire ai giovani un futuro migliore e che abbiano le stesse possibilità che ho avuto io nella mia vita.
Giovanni Muttillo in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Giovanni Muttillo, sono infermiere, sono coordinatore infermieristico dell’ufficio relazioni con il pubblico all’interno dell’Ospedale Maggiore Policlinico di Milano.
Ho un’esperienza anche come Presidente del Collegio Infermieri di Milano e Lodi con 13 anni. Siamo stati confermati per il quarto mandato alla guida del Collegio Infermieri di Milano e Lodi che ho l’onore di poter rappresentare con i nostri 20 mila iscritti.
La scelta che mi ha spinto a candidarmi per le elezioni europee è basata soprattutto su quello che è un aspetto legato all’esperienza di questo ruolo istituzionale del ruolo professionale, perché ogni giorno ci troviamo a registrare quelli che sono i problemi di salute dei cittadini e soprattutto le disuguaglianze che vivono i cittadini rispetto al problema dell’accessibilità ai servizi, quindi abbiamo un problema di disuguaglianze sia per l’accesso ai servizi, sia per le uscite delle prestazioni stesse.
Oggi registriamo queste sempre maggiori disuguaglianze di accesso del diritto alla salute in termini di accesso alle prestazioni sanitarie e sicuramente anche di quelli che sono poi i risultati in termini di salute. Mano a mano che aumenta l’utilizzo delle prestazioni sanitarie da parte dei soggetti più deboli, registriamo una corrispondente maggiore inappropriatezza delle prestazioni erogate e qui a Milano abbiamo purtroppo l’esempio anche di alcune strutture private che sono state oggetto anche di inchiesta della Magistratura e oggi quindi le istituzioni devono fare delle valutazioni anche rispetto a cosa è essenziale per il cittadino, quali sono le prestazioni e i livelli essenziali da garantire e quali sono quindi i livelli di cura e di prestazioni da garantire al cittadino.
Quindi come infermiere mi candido per dare voce attraverso anche la nostra professione, dare voce alla ricerca, all’innovazione, a quello che può essere un contributo come risorsa strategica che può dare l’infermiere all’interno del sistema sanitario.
Oggi abbiamo la necessità di dare voce agli infermieri perché gli stessi hanno la necessità il dovere etico e deontologico di poter esercitare al meglio la professione in Italia, noi viviamo una sofferenza, una situazione di grave emergenza, in Italia mancano oltre 60 mila infermieri, abbiamo un rapporto che rispetto alla media internazionale europea è più basso, abbiamo 5 infermieri per mille abitanti quando la media europea è di 8 infermieri per mille abitanti, di contro abbiamo il doppio del personale medico.
In Europa c’è bisogno di dare una nuova agenda della salute, un’agenda globale che possa dare maggiore responsabilità a chi oggi ha un ruolo nell’ambito delle scelte politiche che si fanno sul governo dei sistemi sanitari, c’è bisogno di maggiore innovazione, partecipazione con gli operatori, ma che abbiano come protagonisti poi gli utenti, i cittadini con la loro salute, c’è una necessità di difendere il diritto dell’autodeterminazione e della libertà di scelta della persona per garantire quindi a tutte le persone, a tutti i cittadini, a tutti gli operatori la possibilità di libera scelta e di libera coscienza.
C’è una necessità di scrivere, riscrivere regole per garantire un nuovo diritto alla salute, nuove regole che possano garantire dignità alle persone e qualità delle cure. A titolo esemplificativo possiamo pensare alle persone che oggi vivono in condizioni difficili, pensiamo alle persone che vivono in coma persistente, alle persone che vivono con patologie croniche degenerative, a queste persone noi vogliamo assicurare la possibilità di libera scelta, vediamo dei rischi.
Il nostro paese sta andando verso quello che può essere il superamento del vincolo, quindi non rendere più vincolate la dichiarazione anticipata di trattamento, noi vorremmo invece che questo non accadesse perché potrebbe rischiare di mettere una pietra tombale su quello che può essere il diritto di autodeterminazione della persona, noi vorremmo garantire in Italia e in Europa la libera scelta del cittadino rispetto a quello che può essere il progetto di vita e di morte con la libertà di scelta da parte degli operatori e con la libertà di coscienza.
Dare voce quindi oggi significa restituire la dignità alla parola salute, vuole dire comunque affrontare con una grande questione politica, nazionale e europea la possibilità di poter riconoscere i diritti elementari dei cittadini. Il mio impegno in Europa dunque come infermiere e come esperienza anche professionale rispetto a una professione che prende in carico le persone più fragili, più deboli per poter affermare il diritto alla tutela della salute come sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione e dunque oggi c’è necessità di uscire da un pensiero debole, per poter trovare un equilibrio, una ricerca di valori possibili tra economia e etica, tra scienza e tutela, tra servizi e cittadini, queste le sfide da portare avanti per un’Italia e un’Europa dei diritti.
Gustavo Franchetto in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Mi chiamo Gustavo Franchetto, sono nato a Verona, sono laureato in filosofia, giornalista per oltre 20 anni e dal 2000 impegnato in politica perché eletto in Consiglio regionale, oggi sono un Consiglio regionale dell’Italia dei Valori, sono impegnato nella Commissione Cultura, sono impegnato nella Commissione Agricoltura.
Credo che l’emergenza dopo la presentazione che la politica sta vivendo, sia un’emergenza legata alla sua credibilità, o oggi noi mettiamo sulla scena persone che sanno spendersi, sanno stare al servizio della gente, sanno essere trasparenti, che sanno rispettare le regole, che sanno recuperare questo rapporto di fiducia, o altrimenti rischiamo la debacle totale proprio dell’intero sistema politico, crolla la fiducia della gente, il distacco diventa sempre più grande, è una porta che si chiude.
L’impegno è anche questo, di accettare di correre per queste europee, per dire: mettiamo in campo il meglio del nostro io, del nostro animo, della nostra volontà di lavoro, è terribile sentir dire che chi va in Europa, specie magari parlamentari italiani, partecipano poco ai lavori, ci sono politico, chi si assume un impegno, chi riceve la fiducia dei cittadini ha l’obbligo di andare, di lavorare, di impegnarsi, qualunque sia il settore.
Guardate l’Europa ha dimostrato con questa crisi economica di essere tornata al centro dell’attenzione, la politica economica europea concordata, condivisa può aiutarci a uscire da questa crisi, i temi del lavoro, i temi dei diritti civili, i temi della legalità, dell’ambiente, tutte questioni che oggi animano le nostre discussioni e preoccupano le nostre teste, sono a livello europeo elementi centrali della riflessione delle decisioni.
Mandiamo in Europa gente che ha voglia di impegnarsi, mandiamo in Europa gente che vuole bene alla gente, gente che è vicina al territorio, gente trasparente e non avremo mai fatto uno sbaglio, scegliamo queste persone.
Dovrei dire quale sarà il mio impegno: innanzitutto la questione di fondo, la disponibilità al lavoro, la disponibilità all’ascolto, c’è proprio per predisposizione in tante persone la capacità di dedicarsi agli altri, di ascoltare gli altri, di essere attenti, di non fare casta, parte staccata del territorio, l’impegno primo è quello di assicurare e garantire la presenza e la partecipazione. Prioritariamente cosa sento? Sento che in questo momento mi occuperei veramente delle questioni relative al lavoro, al salario in particolare, in Europa ci sono delle diversità enormi per cui per esempio i lavoratori italiani hanno uno stipendio decisamente più basso di tanti colleghi della parte occidentale, loro là con la crisi ce la fanno, qui con la nostra crisi non si arriva alla fine del mese!
Poi le grandi questioni ovviamente dei diritti civili e dell’ambiente, sono 3 temi sui quali sento con umiltà, ma con forza, con generosità di poter dare veramente un contributo anche un po’ per l’esperienza fatta, per le battaglie già compiute in Consiglio Regionale del Veneto con dei risultati che spesso mi hanno anche dato soddisfazioni.
Luisa Capelli in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Mi chiamo Luisa Capelli ho 48 anni e vivo a Roma.
Quindici anni fa insieme a mio marito ho fondato la Meltemi Editore, Casa editrice che dal 2003 dirigo da sola con l’aiuto di un gruppo di collaboratori eccellenti e uniti che costituiscono per me dei riferimenti essenziali non soltanto per la vita professionale.
Dal 2005 con un contratto da precaria tento di insegnare il mio mestiere anche agli studenti dell’università di Tor Vergata.
Ho scelto di candidarmi come indipendente con l’Italia dei Valori poiché purtroppo non è più possibile in questo nostro Paese, vivere, lavorare, insegnare secondo regole di giustizia, onestà, libertà, quelle regole che hanno finora guidato le mie scelte e che certo anche di insegnare a mia figlia, ai suoi amici, ai miei studenti.
Diritti elementari come quelli al lavoro, allo studio, a una vita e a una morte serene, alla cura e al rispetto degli altri sono divenuti in Italia fantasie da difendere faticosamente giorno per giorno, costringendo tutti noi a rinunce e sacrifici che rendono difficile sognare una vita migliore per noi stessi, per i nostri cari, per le persone che ci stanno a cuore.
Questi diritti elementari, queste regole fondamentali della nostra esistenza comune, vanno ripristinati al più presto, la certezza della giustizia è una di queste regole, perseguire i responsabili dei reati e garantire che le leggi vengano applicate, anche quelle leggi non scritte che dovrebbero far vincere i migliori nei concorsi, che dovrebbero far pagare le tasse a chi le evade, che dovrebbe imporre si costruiscano edifici nel rispetto delle norme antisismiche, che dovrebbero farci sentire tutti responsabili dell’ambiente in cui viviamo.
Quelle leggi, cioè, non scritte, che fondano la convivenza tra donne e uomini, indipendentemente dal colore della loro pelle, dalla lingua che parlano, dalle scelte familiari e sessuali che compiono, dai valori e dalle religioni nei quali credono o non credono.
Rimettere ordine a questi principi basilari, recuperare la fiducia verso uno stato e un sistema di regole condivise che ne esige il rispetto, restituisce a tutti noi l’opportunità di sognare, di sognare un mondo giusto e migliore, che consenta al libero di spiegarsi delle idee e la tensione verso il progresso del quale noi umani abbiamo bisogno per dare senso al nostro stare al mondo, quelle idee e quella tensione che interpretano il cambiamento non come un momento di difficoltà, ma come una risorsa e che ci sottraggono alla mera difesa del nostro interesse particolare. Ripristinare quelle regole ci restituisce la possibilità di immaginare un mondo nel quale i nostri figli vadano a scuola felici, perché coscienti che la conoscenza che acquisiranno li aiuterà a vivere meglio e non solo a sperare di arricchirsi, perché nelle aule sapranno di poter incontrare degli adulti altrettanto felici di insegnare, rigorosi nel pretendere la partecipazione allo studio e non ridotti semplicemente a custodi del voto in condotta.
Rimettere ordine a quei principi significa essere certi che se avremo imparato a raccogliere i nostri rifiuti differenziandoli, questi verranno smaltiti e riciclati correttamente, cessando così di costituire l’enorme business che rappresentano per la criminalità organizzata, cessando di andare a finire nel fondo dei nostri mari o sepolti sotto la sabbia di qualche paese lontano che dal mondo più ricco può attendersi soltanto quasi di ricevere le nostre spoglie.
Significa ancora, ripristinare quelle regole minime, renderci consapevoli dei limiti con i quali dobbiamo confrontarci come specie, perché siamo tanti e mal distribuiti su un pianeta piccolo, perché le limitate risorse di cui disponiamo non sono accessibili equamente, aria e acqua, tecnologie e saperi non soltanto oro e petrolio, perché il talento delle donne nel dare la vita nel lavoro, nel prendersi cura degli altri, rappresenta un’opportunità quasi ovunque mortificata.
Perché alle generazioni più giovani è troppo spesso preclusa la costruzione del presente e ancora di più l’immaginazione del futuro.
Da parlamentare europeo con l’Italia dei Valori come indipendente, porterò la mia esperienza di una donna alla guida di un’impresa editoriale che ha guadagnato faticosamente la propria autorevolezza come laboratorio di qualità e relazioni tra le persone, quelle relazioni insieme a molte altre senza il cui conforto e appoggio non sarei qui oggi.
Quando sarò in Parlamento europeo continuerò a ascoltare le persone per comprendere i loro bisogni e porre le mie conoscenze al loro servizio, difenderò chi è più debole cercando proposte adeguate a affrontare le sfide di un mondo attraversato dalla crisi di un sistema che ci hanno venduto come infallibile, attraversato questo mondo da conflitti che sono stati appellati infiniti e necessari.
Quando siederò nel Parlamento europeo mi farò interprete con responsabilità e passione delle buone idee di chi mi sarà accanto, me ne occorreranno molte di idee e vi inviterò a inviarmele subito, già durante la campagna elettorale, cosa che mi impegno a continuare a fare quando siederò nel Parlamento europeo.
Mi impegnerò a lavorare per un’Europa della conoscenza, per un’Europa con più coscienza dei nuovi tempi che ci aspettano e lo farò sulla base dell’esperienza che ho costruito nella mia casa editrice e come insegnante all’università.
Vincenzo Iovine: mi presento
Vincenzo Iovine, nasce a Francolise (CE) il 28 Dicembre 1955 da una famiglia con profonde radici cattoliche. L'educazione ricevuta ha, quindi, forgiato il suo carattere facendogli apprezzare e praticare l'amore verso il prossimo. È sposato dal 1981 con Rosa ed è padre di tre figli Adolfo, Luigi e Valerio. Ex cancelliere dell' amministrazione giudiziaria, inizia la sua carriera nel sociale assumendo nel '92 l'incarico di Segretario regionale del sindacato giudiziario. Dal 1996 è Segretario Generale della Federazione dei Pensionati Fe.N.P.I. (già denominata USPPI-Pensionati) e dal 1998 è Segretario Nazionale della Federazione del Personale dell' Agricoltura F.N.U.A. (già denominata USPPIAgricoltura). Nel 1999 assume l'incarico di Presidente dell'Ente Nazionale Confederale Assistenza Lavoratori. Nel 2000 fonda il CAF-USPPIDAP s.r.l., centro di assistenza fiscale per dipendenti e pensionati, ne assume la presidenza e tuttora dirige procurando lavoro a centinaia di operatori e consulenti fiscali nel meridione d'Italia. Nel 2002 fonda la UNIONCAF s.r.l., centro di assistenza fiscale per le imprese con l'obbiettivo di promuovere ed incrementare l'iniziativa industriale nel sud del nostro Paese. Nel 2003 costituisce l'Istituto di Patronato "Se.N.A.S." e ne assume la direzione generale proseguendo la sua vocazione di operare nel sociale dando lavoro ad altre centinaia di operatori sull'intero territorio nazionale. Rispondendo alla sua profonda vocazione meridionalista ha favorito, nel 2004, attraverso la Camera di Commercio italo-bosniaca di cui è componente, l'inserimento di industrie e manodopera proveniente dal meridione per il lavoro di ricostruzione in Bosnia. È socio promotore di Amnesty International ed è stato insignito dell' Ordine dei Cavalieri Crociati "Knight of Malta". La sua storia è una autentica testimonianza di impegno sociale nel solco dell'insegnamento della Chiesa Cattolica. La decisione di dare un contributo fattivo attraverso la partecipazione diretta alla vita politica, scaturisce dall'amore che nutre verso il meridione d'Italia e dalla predilezione verso il prossimo infusa dalla sua profonda fede cattolica. A tal proposito, è stato patrocinatore e redattore dei 4 volumi a carattere religioso dal titolo "La perla tra le righe" e dei volumi "Colloquio con Maria" e "I gradi di Maria". -FAMIGLIA -LAVORO -FEDE -SOLIDARIETÀ -AMBIENTE -LEGALITÀ saranno questi i cardini su cui svilupperà il suo impegno in caso di elezione presso il Parlamento Europeo. La sua partecipazione alla vita politica sarà dunque un dovere e non un ambizione personale, ragion per cui ha già disposto, con atto scritto, che in caso di elezione tutti gli emolumenti a lui spettanti dall'incarico di parlamentare europeo, vengano destinati ai meno fortunati del meridione d'Italia. Sogna un' Europa unita, vera, giusta, dove ogni cittadino possa vivere sereno e felice; un'Europa senza razzismo, barriere ideologiche, dove ognuno possa professare liberamente il suo credo religioso e politico nel rispetto di tutta la comunità, un'Europa che possa migliorare la condizione di vita delle famiglie del nostro Paese, che possa portare lavoro per i nostri giovani e i nostri dicoccupati, possa portare seri progetti industriali, la realizzazione di infrastrutture, sostegni all'agricoltura, scuole, ospedali, una terra più sana su cui poter crescere i nostri figli.
In difesa della Costituzione
Il 25 aprile è una data molto importante per tutti i cittadini italiani e per questo Paese, perché ci consente di tenere sempre nel cuore e nella mente la Costituzione repubblicana. Uno dei motivi principali che mi ha spinto all'impegno in politica con Antonio Di Pietro e l’Italia dei valori, insieme a tutti gli altri amici e a tutte le altre amiche che stanno formando con me questa squadra che cerca di dare un contributo per il miglioramento di questo Paese, è la difesa della Costituzione repubblicana. La Costituzione repubblicana è qualcosa di storico, qualcosa che pulsa ogni giorno e che noi dobbiamo contribuire a vivere.
La Costituzione repubblicana fu voluta da tante sensibilità democratiche, non è patrimonio di una parte politica, è patrimonio del popolo italiano che venne da un periodo molto duro e molto difficile. La Costituzione repubblicana è stata voluta da conservatori, moderati, comunisti, liberali, repubblicani, socialisti. Così come la Costituzione repubblicana che ci invidia tutto il mondo -così bella e così intrisa dei valori di uguaglianza, libertà, solidarietà e fratellanza- è stata attuata nel corso di questi anni, adesso è il momento di applicarla ulteriormente e soprattutto di difenderla. Per difenderla dobbiamo essere in tanti, non può essere questa difesa il patrimonio solo di una parte politica. Ma non vi è dubbio che nell’Italia dei valori in questo momento vi sono le sensibilità democratiche più importanti che consentono con entusiasmo di intraprendere un progetto di difesa della Costituzione.
Noi difenderemo innanzitutto le parti più importanti della Costituzione: l’articolo 1, che ci dice che la Repubblica italiana è fondata sul lavoro, perché dobbiamo riconoscere diritti ai lavoratori, dare occupazione, e dobbiamo stare dalla parte dei più deboli. E quando parliamo di più deboli, subito ci viene in mente l’articolo 3 della Costituzione, che afferma che la legge è uguale per tutti e anche che la Repubblica debba far si che vengano eliminati i fattori di disuguaglianza sociale, economica, di razza, di religione e di altro.
Quando parliamo di Costituzione repubblicana ci viene in mente la scuola, una scuola che sia patrimonio di tutti, che faccia cultura, che consenta a tutti – dai più ricchi ai meno ricchi, dai poveri a chi ha una condizione agiata- di poter avere un’istruzione. Quando parliamo di Costituzione repubblicana ci viene in mente l’università, la ricerca, la cultura immensa e l’ambiente di questo Paese, la tutela della salute e l’articolo 32 della Costituzione. Quando parliamo di Costituzione repubblicana ci viene in mente di difendere oggi -perchè sono ancora attaccate in queste ore dal presidente del Consiglio dei ministri- l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, baluardo e garanzia dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, e il pluralismo dell’informazione.
L’informazione di regime, che con un conflitto di interessi devastante vogliono imporci e ci stanno imponendo in questi anni, deve essere respinta: la Costituzione repubblicana garantisce la manifestazione del pensiero all’articolo 21 e vuole il pluralismo dell’informazione. La difesa della Costituzione sarà l’obiettivo principale di questa azione politica, perché attraverso la difesa della Costituzione avremo l’uguaglianza, lo sviluppo economico, la tutela e il rispetto dell’ambiente e il lavoro.
Tutti i lavoratori e i cittadini si devono unire in questa giornata così importante che è appunto il 25 aprile, e non devono disprezzarla, come è accaduto in questi anni, o ignorarla, quasi fosse un residuo o una sagra o qualcosa da ricordare nei momenti in cui non c’è altro da fare.
Ilaria Beretta in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Mi chiamo Ilaria Beretta, lavoro come professionista alla RAI da 9 anni se includo lo stage e mi sono candidata nell’Italia dei Valori perché voglio portare i valori italiani in Europa, che ritengo ci siano ancora e che non ci siano ancora abbastanza riconosciuti.
La mia esperienza alla RAI mi rende particolarmente sensibile al problema del lavoro, del precariato, dei collaboratori e in questo periodo di crisi in cui il lavoro non è una certezza, i giovani non trovano lavoro, i precari non hanno un futuro e c’è addirittura chi ha perso il lavoro, dobbiamo garantire un futuro a chi sta cercando un lavoro, a chi ha un lavoro precario e a chi l’ha perduto.
Dobbiamo elevare il mercato del lavoro italiano almeno a livello europeo, cercando di non fare il fanalino di coda che siamo attualmente, ma riproporci come Nazione che abbia un cercato del lavoro variato, forte e sicuro.
Il benessere non è una cosa da raggiungere, ma deve essere un punto di partenza per tutti, per la persona, per la famiglia, per la coppia. In Italia siamo indietro non solo per il lavoro ma anche per i diritti civili, come è avvenuto per i paesi europei, mi impegno a fare in modo che anche in Italia i diritti civili siano per tutti e non soltanto per una parte delle persone.
L’Europa ha già posto le linee guida per questi diritti, l’Italia è ancora inadempiente, l’impegno dell’Italia dei Valori in Italia e in Europa è e sarà quello di lavorare affinché questi diritti vengano pienamente riconosciuti.
Una bufala al contrario
Riporto un'intervista telefonica rilasciata oggi in merito alle dimissioni del Procuratore capo di Reggio Emilia, Italo Materia.
Inviato Idv: "Sonia Alfano, si è dimesso il Procuratore capo di Reggio Emilia, Italo Materia, attribuendo la responsabilità ai tuoi attacchi in un recente convegno a Reggio Emilia. Qual'è la tua posizione al riguardo?"
Sonia Alfano: "Io credo che questo sia soltanto un pretesto, probabilmente o per sottrarsi all'azione del CSM, o per uscire un po' da vittima in questa vicenda. Ritengo assolutamente infondati i suoi pretesti. Il dott. Materia non ha reputato opportuno chiarire la sua posizione rispetto alla vicenda della quale portai a conoscenza la cittadinanza reggiana. Non ho fatto attacchi, non ho fatto allusioni, nulla di tutto questo. Io mi sono limitata a fare informazione, e nella fattispecie a leggere un verbale di deposizione dello stesso Italo Materia nell'ambito del processo Lembo. In quella deposizione, Materia dichiara tranquillamente e serenamente che era stato a pranzo con un falso pentito, Luigi Sparacio, in favore del quale aveva rilasciato una relazione che è servita per far continuare ad avere a questa persona dei benefici di legge che non gli spettavano perchè è stato poi ritenuto appunto un falso pentito. Poichè dal punto di vista morale ed etico non reputo corretto che un magistrato abbia questa condotta, in virtù anche del fatto che magistrati di tutt'altra pasta, come Clementina Forleo, sono stati invece messi al bando per aver cercato di attaccare i poteri forti, allora ho semplicemente portato a conoscenza della cittadinanza e anche degli organi di stampa questa vicenda. Lui si è urtato, mi ha insultato su tutte le pagine dei giornali, dicendo che io ero un corvo, che ero arrivata là su commissione.
Io ho riletto i verbali, ho chiesto a Italo Materia un confronto, gli ho chiesto di motivare se per lui fosse normale essere andato a pranzo con un falso pentito. C'è stato solo il silenzio, silenzio che si è invece infranto qualche ora fa, quando ha inviato alla stampa una lettera di dimissioni, dicendo che era colpa mia. Se bastasse questo per far dimettere un magistrato, allora da domani ci metteremmo al lavoro per far dimettere magistrati dal passato molto nebuloso e poco trasparente. Ritengo invece che forse abbia pensato che la sua promozione a Procuratore capo della Repubblica di Bologna potesse essere messa in discussione, e allora per non assumersi le proprie responsabilità, correndo forse anche il rischio di essere oggetto di indagine, abbia cercato di trovare una via d'uscita alternativa."
Lettera aperta a Dario Franceschini
Pubblico una mia lettera aperta rivolta a Dario Franceschini in vista dell'appuntamento elettorale del 6-7 giugno.
Testo della Lettera
Caro Dario, ti scrivo per manifestare nuovamente la piena disponibilità dell’Italia dei Valori a raggiungere, con il Partito democratico, un’alleanza in tutte le amministrazioni che andranno al voto il prossimo 6 e 7 giugno. A prescindere dal fatto che l’alleanza già c’è nella quasi totalità delle amministrazioni, posso dirti, già da ora, senza se e senza ma, che anche alle elezioni provinciali di Potenza, Matera e Barletta, Idv è pronta a entrare in coalizione da subito.
E nelle rimanenti realtà, pochissime, vi è ancora lo spazio per evitare divisioni. Non posso nasconderti, però, l’amarezza provata nel leggere dai giornali le tue accuse, come quella che l’Idv sarebbe pronta a rompere la coalizione. Sai bene, invece, che proprio tu non hai nemmeno risposto alla richiesta di incontro che ti avevo sollecitato giorni fa, allo scopo di definire le alleanze ancora mancanti. Vedi Dario, non abbiamo alcuna intenzione di inseguire il Pd in una campagna elettorale «fratricida». Sarebbe una scelta miope e dannosa per il Paese che porterebbe alla vittoria di una destra autoritaria e illiberale, pronta a fare a pezzi la nostra Costituzione. Per cui questa risposta, che ritengo doverosa al fine di fare chiarezza nei reciproci comportamenti, sarà anche l’ultima da parte mia. Vorrei ricordarti, allora, che il tuo partito, ormai da mesi, con un interminabile numero di dichiarazioni, non ha perso occasione per ribadire che l’alleanza era finita. Nonostante questo, e solo per senso di responsabilità, ci siamo seduti costruttivamente al tavolo della coalizione nei circa 300, tra province e comuni con più di 15 mila abitanti, che andranno al voto il prossimo 7 e 8 giugno.
In questi 300 tavoli di coalizione, abbiamo accettato, di volta in volta e a seconda delle vostre convenienze, che si facessero le primarie di coalizione, oppure le primarie soltanto del Pd o che le primarie non si facessero per niente e il candidato lo scegliesse direttamente il Pd. Abbiamo preso atto che di queste trecento amministrazioni da rinnovare, soltanto in un paio di casi sia stato indicato un candidato dell’Idv. Abbiamo accettato in silenzio che il giorno dopo le primarie, come è successo un po’ in tutta Italia, il candidato del Pd perdente, uscisse dalla coalizione e facesse una propria lista, contro il vincitore, sempre del Pd. Mi rendo conto che non hai potuto accettare l’incontro che ti avevo chiesto, non per ostilità verso Italia dei Valori, ma perché spesso non siete in grado di dare indicazioni al territorio e di spiegare ai vostri rappresentanti che una coalizione deve scegliere il candidatomigliore e più autorevole, a prescindere dal partito. Comprendo la difficoltà dato che i vostri non ascoltano neanche la ragione dei numeri, quando non è a loro vantaggio. Come a Campobasso, dove noi abbiamo più del 30% dei voti e il Pd all’incirca il 20%, ma vuole comunque il sindaco.
Comprendo tutto questo. Mi sarei aspettato però che anche tu non solo comprendessi, ma che riconoscessi che solo degli ingenui, quali noi orgogliosamente siamo, avrebbero accettato di entrare in coalizione a queste condizioni in ben 290 amministrazioni su 300. Dopo aver rinunciato sostanzialmente dappertutto a esprimere nostri sindaci e presidenti di provincia, nonostante i numeri ci legittimassero ad averne a decine, mi sarei aspettato di tutto, ma gli insulti, quelli no. Un’ultima considerazione. In questi ultimi 10 mesi, i vari leader del Pd hanno spiegato che la vera alleanza riformista del futuro è quella con l’Udc. Non capisco perché oggi che il partito di Casini quasi ovunque è alleato con il Pdl o, al massimo, corre da solo, tacete tutti. Alla faccia del futuro asse riformista.
Antonio Di Pietro
Presidente Italia dei Valori
24 aprile 2009
Diretta streaming - Ricominciamo da L'Aquila
Causa inagibilità delle sale consigliari, la diretta inizierà in ritardo.
Appuntamento, oggi dalle ore 10,30 circa in poi, per la diretta streaming da L’Aquila del Consiglio Regionale della regione Abruzzo.
E’ possibile che la qualità delle immagini non sia la stessa delle precedenti dirette.
La nuova sede del Consiglio Regionale, quella attrezzata con le necessarie tecnologie, è completamente inagibile e devastata dal terremoto.
Dovremo, quindi, tornare nella vecchia sede che – cosi’ come avvenuto in troppi casi a L’Aquila – ha resistito molto meglio degli edifici nuovi o appena ristrutturati.
Ma la diretta, pur se con maggiori difficolta’ operative, andra’ in onda comunque.
Da L’Aquila ci siamo lasciati prima del terremoto e da L’Aquila ricominciamo.
Niccolò Rinaldi: mi presento
Sono un italiano che lavora all'estero, ma che ha sempre continuato ad avere rapporti frequenti con il proprio paese e che ha sviluppato uno sguardo critico nel difficile confronto fra l'Italia e il resto dell'Europa. Nato a Firenze nel 1962, a scuola m'impegnavo con i gruppi di aiuto ai paesi del sud del mondo e con le organizzazioni studentesche, militando anche nelle fila della Federazione Giovanile Repubblicana. Mi sono poi laureato in Scienze Politiche con una tesi sull'economia di strada di Dakar, frutto di una ricerca sul campo in Senegal. In Africa ho studiato come, in un paese povero, ci s'ingegna per lavorare e proprio a Dakar ho visto che il futuro è di quei giovani che credono nel proprio destino e sanno opporre un sorriso alle difficoltà della giornata. Dopo l'università ho superato un concorso per entrare alle Nazioni Unite, e ho accettato un posto che era vacante da mesi: responsabile dell'informazione in Afghanistan. Ho così vissuto tra Peshawar (turbolenta città pakistana alla frontiera con l'Afghanistan), Kabul e il resto del paese; ho conosciuto la dimensione quotidiana della guerra, con i suoi dolori e la sua solidarietà, e dunque l'importanza vera delle cose; ho conosciuto cosa sia una società di credenti, dove tutto o quasi ha o pretende di avere una relazione con la parola sacra; e ho conosciuto le contraddizioni e le potenzialità dell'Occidente. L'Afghanistan è stato un periodo duro e appassionante, una scuola di vita - ho scritto alcuni libri ("Islam, guerra e dintorni", edito da L'Harmattan Italia con una prefazione di Jas Gawronski e tradotto in francese col titolo di "Dieu, guerre e autres paysages", con la prefazione di Daniel Cohn- Bendit; "Droga di Dio", edito da L'Ancora; il racconto "Firenze, Herat e la forza di kabul", pubblicato in "Imago Mundi: Piazza di Guerra, edizioni Festina Lente). Scrivere dei viaggi mi è parso sempre un modo, non l'unico, di testimoniare e non disperdere più di tanto la propria esperienza. Nel 1991 ho lasciato le Nazioni Unite per cominciare a lavorare al Parlamento Europeo, come consigliere politico. Nel 2000, attraverso una selezione interna, sono divenuto uno dei Segretari generali aggiunti, credo uno dei più giovani funzionari con questo grado di questa istituzione. Al parlamento ho sempre lavorato presso il gruppo dei liberal-democratici europei, la famiglia laica ed europeista alla quale fa riferimento anche l'Italia dei valori. Nel mio ruolo ho competenze varie, fra le quali le relazioni con la Palestina e Israele (che visito regolarmente), l'Asia centrale, il coordinamento delle attività di politica estera e di networking con le altre istituzioni. Seguo molte questioni legate all'Italia e spesso mi rammarico nel constatare le tante occasioni perse - politiche, finanziarie, di informazione - dal nostro paese. Cerco di fare bene il mio lavoro, che è anche un privilegio perché tra l'altro mi permette di viaggiare spesso in aree difficili e di incontrare spesso persone eccezionali. Lavorare al Parlamento Europeo comporta una grande frustrazione: abbiamo parecchi mezzi, ma di continuo c'è molto, troppo da fare, in tutti i campi e in tutti i paesi; così alcune volte non si riesce ad approfondire, mentre altre si tralascia con rammarico. Sull'Africa, questo continente irriducibile al nostro stile di vita, e che ha le sue lezioni da offrirci, ho dedicato un altro libro "L'invenzione dell'Africa - un viaggio, un dizionario", edito da la Meridiana, con una prefazione di Walter Veltroni. Nel frattempo mi sono sposato - moglie milanese - ho avuto tre figli, che attualmente hanno nove, sette e mezzo e tre anni e mezzo, tutti nati in Italia. Da molti anni abbiamo avviato una domanda di adozione dal Madagascar, un paese nel quale ho lavorato durante la transizione democratica, e per ora aspettiamo ancora. I miei hanno vissuto in Italia per un certo periodo, e conosciamo molte delle piccole e grandi sfide quotidiane di una famiglia italiana con figli a scuola e asili nido. In Italia continuo a seguire su una base di volontariato alcune attività: alcune piccole, come l'appartenenza da parecchi anni al corpo di soccorso sci toscano; altre più impegnative, come l'attività con Equoland - di cui sono co-fondatore e consigliere d'amministrazione-, una delle principali cooperative di commercio equo e solidale italiane, che ha recentemente aperto una fabbrica in proprio per la produzione di cioccolato, realizzando la prima filiera integrale del commercio equo e solidale in Europa. Questa del commercio equo e solidale e in particolare della fabbrica è una bella storia, ma anche una storia di lotte con la burocrazia, le banche, le gelosie. Anche qui il confronto con il resto d'Europa è significativo. Ho anche curato la realizzazione di vari progetti a Firenze e altrove e non solo con installazioni multimediali per la memoria collettiva, questione a me molto caro, sui temi dell'assedio alle città ("Piazza di guerra", 2003), del genocidio ruandese ("Silence for Rwanda", 2004), della Shoah ("Anatomia di un genocidio", 2009, il cui testo è stato recentemente pubblicato dalla Giuntina col titolo "Piccola anatomia di un genocidio - Auschwitz e oltre"). Adesso mi candido al Parlamento Europeo con l'Italia dei Valori, accogliendo un invito inaspettato da parte di Antonio Di Pietro con il quale avevo lavorato durante gli anni nei quali fu euro-deputato e con il quale, nel suo ruolo di presidente di delegazioni interparlamentari per i rapporti prima con l'America del Sud, poi con l'Asia centrale e infine con il Sudafrica, ho viaggiato a lungo. Viaggi nei quali ho scoperto un Di Pietro che pochi conoscono, fatto d'instancabile capacità di lavoro, di vera curiosità per l'uomo ovunque esso viva, e di fratellanza con gli italiani che vivono all'estero. Nella mia scheda biografica di signor nessuno non ci sono né pacchetti di tessere né voti da portare all'IdV. Di Pietro ha apprezzato la professionalità, la conoscenza approfondita dell'istituzione. Gli impegni che intendo intraprendere, le cose che credo di saper e poter fare, sono indicate nel programma che segue. Adesso, sto cominciando a classificare le persone che mi circondano in tre categorie: gli indifferenti (pochi), coloro che invariabilmente mi chiedono "Niccolò, ma chi te lo fa fare?" (parecchi), e i tanti che subito mi dicono "bene, bravo, sono con te". 10 punti per un piano di lavoro al Parlamento Europeo Il Parlamento Europeo co-decide la legislazione europea con diretto impatto sulla vita dei cittadini (tuttavia nei 27 Paesi dell'Unione Europea il tasso di presenza al PE vede gli Italiani all'ultimo posto). Il PE è un ponte fra la società e le altre istituzioni europee. Il PE si svuota di significato se non è capace di salvaguardare e rafforzare il suo rapporto con il territorio. Bruxelles deve costituire un'opportunità per collocare nella dimensione dell'UE le battaglie per un'Italia che sia europea. 1. Partecipare assiduamente ai lavori del Parlamento Europeo (plenaria, commissioni, gruppi) ed informare puntualmente i cittadini sulle attività svolte ed i risultati ottenuti. 2. Organizzare al Parlamento Europeo iniziative (incontri, conferenze stampa, mostre, seminari) che portino a Bruxelles le battaglie su conflitto d'interessi, legalità, pari opportunità, evasione fiscale, laicità, efficienza della pubblica amministrazione, trasparenza, solidarietà. 3. Dare voce alla società civile in Italia e nel resto del mondo lavorando per i diritti delle minoranze e della persona sulla base di un impegno ventennale sul terreno in Africa, Medio Oriente, Asia e a favore della memoria storica. 4. Lavorare sistematicamente a contatto con il territorio del collegio elettorale con almeno due visite politiche annuali in ciascuna provincia e con un dialogo costante con i cittadini e i rappresentanti locali. 5. Creazione di un portale che permetta l'accesso ai progetti europei in favore di amministrazioni locali, cittadini, associazioni, ong, università, studenti, imprese, utilizzabile attraverso un semplice motore di ricerca che aiuti l'utente a conoscere la varietà di procedure, bandi, scadenze. 6. Rafforzare l'utilizzo dei numerosi finanziamenti europei anche organizzando brevi corsi di formazione per la gestione dei programmi UE per quadri e amministratori locali. 7. Aprire un osservatorio europeo sulla burocrazia per comparare l'attività della pubblica amministrazione italiana con quella di altri Paesi. 8. Apertura di un regolare programma di tirocinanti attraverso modalità di selezione trasparenti e pubblicate sul sito con tre borse di studio annuali denominate in omaggio ai protagonisti dell'Italia riformista. 9. Organizzare a Bruxelles un forum annuale di formazione per attivisti, quadri e dirigenti per facilitare la comprensione del sistema Europa. 10. Valorizzare il lavoro dei cittadini, funzionari europei, studenti creando una rete di lavoro fattivo coi parlamentari nazionali e gli eletti locali certi che occorre creare un sistema di "buone volontà e competenze".
LA POLITICA ESTERA DI ITALIA DEI VALORI
La politica di Italia dei Valori è una creazione collettiva, aperta al contributo di chiunque crede nei valori di legalità, eguaglianza sociale e democrazia. La nostra politica si forma nelle discussioni “di base”, con i cittadini. E si forma facendo proprie le migliori idee utili a concretizzare il nostro messaggio.
Stiamo crescendo, e dobbiamo attrezzarsi per un futuro di maggiore responsabilità. E’ per questo che abbiamo deciso in dicembre di creare tre nuovi Dipartimenti tematici – lavoro, sicurezza internazionale e istituzioni – che abbiamo affidato ad esperti molto noti ed affermati.
Questa volta parliamo della nostra piattaforma di politica estera, che il sottoscritto, candidato alle Europee con IdV - ha elaborato e discusso all’interno dell’Italia dei Valori. Questa piattaforma non è altro che la prosecuzione in campo internazionale del nostro impegno in Italia. Si ispira agli stessi valori e ci impegna alle stesse battaglie. Al suo centro c’è la pace. La pace internazionale garantita dal rispetto dei diritti umani di giustizia e di eguaglianza.
L’Italia dei Valori ha una visione positiva del futuro. Non crede ai profeti di sventura, che vedono crisi e apocalissi dietro ogni angolo. L’Italia dei Valori non ha una visione catastrofista della sicurezza umana, che porta alla necessità di più protezione, più armamenti e a un aumento dell’ uso della forza nelle relazioni internazionali. Al contrario, è schierata per il rafforzamento degli strumenti della legalità e del governo internazionali. Come ci battiamo contro la semi-dittatura berlusconiana in Italia, così ci battiamo per l’allargamento della democrazia globale. Non crediamo allo strumento militare come soluzione delle crisi. Promuoveremo perciò iniziative di sostegno al disarmo ed ai processi di pace, a cominciare dal Medio Oriente.
Il messaggio da trasmettere è chiaro. L’Italia dei Valori vuole rafforzare le Nazioni Unite ed i Trattati che proibiscono le armi di distruzione di massa. Promuoveremo una serie di iniziative sull’ abolizione delle armi nucleari, sulla giustizia internazionale, e sulla crisi economica globale.
Accanto alla pace c’è il principale veicolo per realizzarla su scala mondiale: l’Unione Europea. Questo è il secondo pilastro della nostra idea internazionale. Non pensiamo esista un’Europa-fortezza, assediata da nemici mortali e da paesi e civiltà ostili. Il grande successo dell’Unione Europea si deve alla sua vocazione di potenza civile, che non si sente minacciata né aggredita da nessuno, e che non minaccia né aggredisce nessuno. L’Europa è la base della stabilità mondiale, perché provvede al 55% dell’ assistenza allo sviluppo. E’ l’Unione Europea che fornisce la maggior parte delle forze di mantenimento della pace e dei fondi per la ricostruzione in ogni angolo del mondo.
Lavoreremo perciò per accrescere l’integrazione politica dell’Europa, e per allargare ulteriormente le sue frontiere. Siamo favorevoli alla rapida ratifica del Trattato di Lisbona, ed alla creazione di uno spazio economico e politico euro-mediterraneo.
Da quanto detto finora ne consegue che il terzo pilastro della nostra visione di politica estera è il multipolarismo. Una parola non molto sexy per dire che ci piace l’idea di un mondo non diviso in blocchi. Vogliamo un mondo più articolato di quello del passato, dove non ci sono guerre né nemici mortali, e dove tutti gli stati si rispettino l’un l’altro, da eguali, senza che alcuni siano più eguali degli altri. Siamo per la continuazione dell’alleanza con gli Stati Uniti, ma da amici, non da servi. Ed amici dobbiamo essere altresì delle potenze emergenti come l’India e il Brasile. E dobbiamo anche sostenere la partnership strategica che l’Unione Europea può instaurare con la Russia.
Ci sono molti altri punti da trattare su questo tema, ma ci saranno tempi e modi per farlo. L’importante è che abbiamo iniziato un processo, un viaggio, che ci porterà lontano.
Referendum: inciucio criminoso
Ieri, Dario Franceschini si è scandalizzato per le parole di Di Pietro che denunciava “l'inciucio criminoso” tra Pd e Pdl sul rinvio del referendum elettorale. Bene, oggi in Aula a Montecitorio sono saltate fuori le prove e l'arma del delitto. Infatti, a difendere l’assurda e scandalosa leggina Cicchitto-Cota che, di fatto, permette di fissare l’appuntamento con le urne al 21 giugno, e contro le argomentate obiezioni di Italia dei valori, ad intervenire è stato l’On. Roberto Zaccaria, il costituzionalista del Pd. Quelli del Popolo delle (loro) Libertà, dunque, non hanno nemmeno avuto bisogno di sporcarsi le mani con ‘sta robaccia, ne' sprecare fiato. E' inutile, quindi, che il leader del Pd perda tempo a scandalizzarsi perché l'inciucio c'è, eccome. Neanche il terremoto in Abruzzo e l’esigenza di farvi fronte con tutte le risorse economiche disponibili (comprese le diverse centinaia di milioni di euro sprecate per tenere elezioni separate) è riuscito a contrastare il ricatto della Lega che su questo punto aveva minacciato di far cadere il Governo.
I fatti di ieri a Montecitorio: il regolamento della Camera prevede che, in caso di attribuzione della sede legislativa a una Commissione, si esprimano un oratore a favore e uno contro. Chi scrive ha preso la parola per affermare il totale dissenso da questo ennesimo aggiramento del regolamento parlamentare e della Costituzione. Ci si sarebbe aspettato che a parlare a favore fosse un esponente della maggioranza, magari lo stesso Cicchitto che ne aveva presentato il testo di concerto con il capogruppo leghista Cota, quando, a sorpresa, ha preso la parola l’On. Zaccaria, il quale ha dato appunto sostanza, all’inciucio. Così, ieri, in tarda mattinata, a dispetto di quanto previsto dall’art. 72 della Costituzione, ovvero il divieto di assegnare in sede legislativa i disegni di legge in materia costituzionale e elettorale, il provvedimento è stato votato e passato, poi, al Senato.
Almeno Bettino Craxi, all’inizio degli anni ’90, incalzato dai referendari, ebbe il coraggio di alzare i toni e di invitare gli elettori ad “andare al mare”. Questi, invece, di fronte a un furto di legalità e di democrazia, imposto dalla Lega, non urlano: belano.
Niccolo' Rinaldi in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Il parlamento europeo di cui tanto si parla adesso, in campagna elettorale, è un po' un animale sconosciuto nel nostro paese. Io ci lavoro dal 1991, e dal 2000 sono segretario generale aggiunto presso il gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa (ADLE), che è il gruppo più federalista, più europeista di questa istituzione. Precedentemente ho lavorato per due anni alle Nazioni Unite, come responsabile dell'informazione in Afghanistan, ed è stato un altro lungo periodo per me molto formativo per capire come vanno le cose nel mondo rispetto ai dibattiti, alle tante chiacchiere che si fanno in Italia.
Ho avuto questo invito da parte di Antonio Di Pietro di candidarmi come capolista per l'Italia dei Valori nel collegio dell'Italia centrale. E' un invito che mi ha fatto molto piacere e che nasce da una valutazione comune con Antonio Di Pietro. Da una parte questa è una istituzione che conta, che ha un'influenza diretta sulla vita di tanti cittadini, e inoltre è un'istituzione che sempre più fa da ponte da una parte rispetto a organizzazioni non governative, associazioni di categoria, studenti, enti locali e dall'altra rispetto alle istituzioni europee. Ci sono molte opportunità che l'Italia ancora non coglie in Europa. Opportunità di mobilità, di informazione, di contatto, di scambio, opportunità importanti di finanziamenti. Io voglio mettere a disposizione anche dell'Italia la mia professionalità, la mia conoscenza di questo mondo per cercare di fare il miglior lavoro possibile.
Vorrei ad esempio aprire un sito molto semplice da utilizzare, nel quale si può scrivere la propria identità (studente, associazione di disabili, ente locale), il proprio campo di interesse (ambiente, consumatori, scuola, casa) e avere immediatamente tutte le informazioni su quelle che sono le opportunità date dalle istituzioni europee sia in termini di accesso ai programmi, sia in termini di finanziamento e di possibilità di sviluppo per il nostro paese. E' un progetto al quale tengo molto e spero che si possa realizzare anche con il vostro aiuto.
Ma se ho accettato questa candidatura con l'Italia dei Valori è perché sono convinto che le battaglie ormai storiche di questo partito ci portano tutte quante a un'unica considerazione, ed è un dato molto preoccupante del quale in Italia non si parla, sul quale il nostro paese non vuole avere un vero dibattito. L'Italia, piano piano, pezzo per pezzo sta uscendo dall'Europa. Noi siamo purtroppo sempre meno un paese europeo.
Prendete il problema della legalità. Spesso si parla dell'Italia dei Valori sul tema della legalità come di un partito che fa una battaglia demagogica, giustizialista, populista ma in realtà il conflitto di interessi che c'è in Italia non esiste in nessun altro paese europeo. Le interferenze nella magistratura da parte della politica, ma in generale tutta una assenza di cultura della legalità e il fatto che tante regole siano ignorate, non siano rispettate, rappresentano un insieme di comportamenti che ci pongono fuori dall'Europa. Altrove, vi posso assicurare, non è così.
Prendiamo il livello dell'evasione fiscale, che è calcolato dalla nostra Agenzia delle Entrate come superiore a 200 miliardi di euro. Beh, questo è un dato che non ha corrispettivo nel resto del continente. Ci sono paesi europei in cui l'evasione fiscale è considerato un'infamia, un crimine che pone la persona fuori dalla comunità. Altri in cui il fenomeno esiste ma a livelli incomparabilmente inferiori rispetto a quanto accade da noi. E se questa dovrebbe essere la madre di tutte le battaglie politiche, soprattutto in un momento di crisi, di difficoltà dove le risorse finanziarie non devono essere sprecate, quello che mi preoccupa ancora di più è il dato politico e antropologico: il fatto che questo tipo di comportamento sia così forte in Italia e negli altri paesi europei sia invece inesistente o presente a un livello inferiore.
Prendiamo anche il costo della politica, i suoi privilegi, le spese per le istituzioni. Ancora una volta siamo su livelli che non hanno corrispondenti in Europa. Ma posso continuare. Se prendiamo la nostra percentuale di spesa nella ricerca, la condizione della nostra scuola... Io ho tre figli, tutti e tre sono nati in Italia. Tutti e tre hanno vissuto per un certo periodo in Italia, e quando devo comparare l'esperienza dei miei figli in Italia con l'esperienza dei miei figli nel resto dell'Europa, come qui a Bruxelles o in Francia dove anche hanno abitato, francamente vedo che tante cose devono essere riviste nel nostro paese per riuscire ad agganciarci alla modernità.
Vogliamo parlare della burocrazia? Tutti noi abbiamo cattive esperienze con un numero eccessivo di procedure amministrative, con le continue scadenze, a volte anche con una scarsa qualità della prestazione offerta dalla pubblica amministrazione. Ancora una volta, tuttavia, quando devo vedere la burocrazia che ho come cittadino europeo fuori dall'Italia, e come italiano nel mio paese, mi cadono le braccia perché mi rendo conto che per numero dei procedimenti, durata delle procedure, costo e qualità del servizio siamo agli ultimi posti.
C'è anche un altro dato che mi colpisce sempre molto, ma potrei continuare a lungo. Parlo di quella che è la grande rivoluzione del ventesimo secolo, ovvero l'emancipazione della donna, che in Italia fa ancora fatica ad affermarsi. Ho letto una statistica in base alla quale, come tasso di coinvolgimento delle donne in politica e nell'economia, il nostro paese su 27 paese dell'Unione Europea, si occupa al 26° posto. Il 27° è di Malta. Quanto ancora dobbiamo fare in questa direzione!
Le battaglie che l'Italia dei Valori sta conducendo, spesso contro poteri molto forti, contro interessi che sono più grandi di un partito che ha bisogno del consenso di tutti noi, perché trova grandi difficoltà dentro e fuori dal parlamento italiano, queste battaglie devono essere portate anche in Europa. Una volta che noi mettiamo questi dati italiani nel contesto europeo, questi paradossi diventano ancora più esplosivi, e attraverso l'Europa possiamo sicuramente trovare un modo per far capire a tutti gli italiani che o ci riappropriamo di un rapporto con la modernità, con le regole dello stato di diritto, con una democrazie e una società davvero aperte, oppure il nostro paese è perso.
Tutto questo non basta però. Noi possiamo raccontarla giusta, lavorare bene al Parlamento Europeo, possiamo conoscere le cose, possiamo dire la verità agli italiani, possiamo impegnarci ciascuno di noi per quello che possiamo fare con il massimo della serietà e dell'impegno civile. Credo però ci voglia anche qualcos'altro. Quando vado in giro per il mondo, e il mio lavoro mi porta a viaggiare costantemente, quello che mi colpisce molto spesso è quanto in paesi che stanno molto peggio dell'Europa, con popolazioni che sono spesso in grande difficoltà, si vedono molti giovani che comunque credono nel proprio futuro, credono nel proprio destino, ce la mettono tutta, ce la vogliono fare. Hanno in fondo a loro e anche sul volto una sorta di sorriso. Hanno speranza.
Io credo che l'Italia dei Valori debba assumersi anche questo compito. In un momento nel quale c'è così tanto distacco dalla politica, c'è tanta sfiducia per quello che le istituzioni possono o non possono fare, si guarda all'Italia dei Valori come a un nuovo partito che incarna in questo momento una grande speranza, e questa non va tradita. La speranza noi dobbiamo farla vivere attraverso una passione positiva, se volete, usando una parola un po' grossa, anche attraverso un grande amore. L'amore per il paese e, visto che parliamo di elezioni europee, l'amore per l'Europa.
Discrezionalita' della pedofilia
Il Governo e la maggioranza si sono ripetutamente vantati di aver affrontato e sanzionato il reato di stalking, ma in realtà, approvando senza modifiche il decreto sicurezza, hanno adottato una misura che va a vantaggio dei pedofili. Infatti, da oggi il reato più grave e odioso, quello nei confronti dei minori di dieci anni, in flagranza di reato prevede solo l'arresto facoltativo e non quello obbligatorio. È una vergogna!
Il Pdl ha rivendicato anche in Aula, e lo ha fatto con una certa verve, l'importanza di aver previsto l'arresto obbligatorio in flagranza per il reato di violenza sessuale. Ma la denuncia che è stata fatta dall'Italia dei Valori, e in particolare dal collega Luigi Li Gotti, sull'assenza del 609-quater che riguarda i reati contro i minori, non ha ricevuto alcuna risposta.
Il Governo insomma, oltre a infischiarsene del ruolo del Parlamento, non ha rispettato per l'ennesima volta le indicazioni dei parlamentari. È vero che nel testo del decreto abbiamo ritrovato interi brani di proposte già avanzate dall'Italia dei Valori, per cui il nostro voto - anche per non far decadere un provvedimento che punta a tutelare le donne e più in generale le persone più deboli - è stato, doverosamente, a favore dell'approvazione del provvedimento. Ma la tecnica del copia-incolla non può venir considerata dalla maggioranza un tributo alla capacità di lavoro delle Camere!
Comunque, per riparare a questa norma vergognosa nei confronti dei minori, passata nel silenzio, nell'indifferenza e nella trascuratezza della maggioranza, l'Italia dei Valori presenterà immediatamente un Disegno di legge per inserire norme più stringenti contro i pedofili.
Gianni Vattimo in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa, ascoltiamolo:
Testo dell'intervento
Mi chiamo Gianni Vattimo, sono professore di filosofia teoretica all’università di Torino. Mi presento come indipendente alle elezioni europee nella lista Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.
Indipendente vuole dire che non sono un iscritto di Italia dei Valori, per giunta ho una tradizione personale politica di sinistra, ma credo che sia importante che molta gente di sinistra voti per me e per la lista Di Pietro che mi sembra l’unica opposizione verosimile oggi in Italia perché le altre o si sono dimenticate di esserlo, come i grandi partiti tradizionalmente di sinistra o non riescono a esserlo come i partiti piccoli di sinistra, quindi tengo molto a sottolineare anche questo significato della mia candidatura.
Il mio lavoro si è svolto principalmente all’università anche se per un certo periodo sono stato già deputato europeo tra il 1999 e il 2004 della lista degli allora Democratici di Sinistra, un partito che adesso non esiste più tra l’altro. Cosa credo di avere fatto? Intanto ho scritto una quantità di libri tradotti in molte parti del mondo, il che mi inorgoglisce molto ma mi dà anche un senso di responsabilità, nel senso che se ho detto delle sciocchezze mi dispiace e chiedo scusa a tutti!
Ho cresciuto degli allievi filosofi che hanno scritto a loro volta dei libri, prodotto della ricerca scientifica, ho lavorato soprattutto in questo terreno ma per un periodo, 10 anni fa ho fatto anche politica attiva e mi sono già occupato, relativamente di Europa. Cosa porto da quell’esperienza europea? Soprattutto l’idea che l’Europa possa aiutare i paesi membri dell’Unione a aggiornare la loro legislazione in certi terreni in cui sono ancora deficitari, io per esempio sono convinto che se mettessimo dei parametri di Maastricht per le università, se un’università ha più di tot studenti non vanno bene le sue lauree perché se ci sono troppi studenti non funziona tanto bene, se ha meno di tante borse di studio non accettiamo i suoi titoli, se non ci sono abbastanza collegi per gli studenti etc…. c’è tutto un discorso di mettersi a livello degli altri paesi europei su certi temi.
Sul piano dell’università la cosa mi interessa di più direttamente anche perché soprattutto per la ricerca scientifica, per esempio importa moltissimo un intervento pubblico nell’istituzione accademica perché l’educazione privata mira ovviamente a produrre delle abilità tecnico – scientifiche immediatamente utilizzabili per le ditte che finanziano etc., sono per un’educazione di base più intensa, difendo la disciplina umanistiche, faccio queste cose.
Sul piano generale dell’Europa mi aspetto che l’Europa possa diventare un soggetto politico forte, capace non di contrastare gli Stati Uniti, nel senso che non esageriamo, poi non abbiamo delle gravi ragioni di opposizione, ma certo di non essere totalmente a loro disposizione, a loro sottomessi in tutto e quindi questo non lo può fare né l’Italia da sola, va beh, forse la Francia o la Germania ma non certo i paesi europei da soli non possono farlo, possono farlo insieme, alleandosi con altri paesi del mondo, penso soprattutto all’America Latina, alle nuove democrazie latino – americane che ci possono aiutare a non essere semplicemente dei succubi, dei grandi imperi che sono tradizionalmente quelli degli Stati Uniti, ma oggi sempre di più anche la Cina, l’India, abbiamo bisogno di acquistare delle dimensioni più vaste, quindi intensificazione del discorso sui diritti civili in relazione alla nostra appartenenza all’Europa, intensificazione di una politica della ricerca e del lavoro ovviamente dell’immigrazione, per esempio a livello continentale e dall’altra parte costituzione di un polo europeo capace di essere riconoscibile, quello che diceva sempre Kissinger era: se voglio chiamare l’Europa, le telefono!
Questo è il problema ancora noi, la Costituzione, una certa unificazione delle istituzioni politiche, un’intensificazione anche di una legalità comune, questo è un tema che con Di Pietro mi sembra fondamentalmente già nel programma perseguibile, una legalità più intensa, un rispetto per le costituzioni, per la nostra Costituzione italiana di cui le attuali maggioranze fanno scempio in qualche modo.
Una giornata in Iveco
Inviato Idv: Maurizio Zipponi a Brescia, davanti alla Iveco, un'azienda storica della città che sta affrontando un momento di difficoltà.
M.Zipponi: sì un'azienda storica, piena di giovani, piena di operai e di impiegati che vivono come tutti gli operai e impiegati italiani l'ansia del futuro. Sono in cassaintegrazione, prendono 750 euro al mese, mentre Montezemolo prende 500 volte il loro stipendio. Per questo noi siamo difronte alla fabbrica, perché è qui che si costruisce il futuro del Paese, è qui che si dà valore al lavoro per rispondere ai problemi della crisi.
Inviato Idv: crisi che secondo Tremonti sembra bloccarsi perché, dice lui, che le Borse hanno arrestato la loro caduta.
M.Zipponi: Tremonti lavora di fantasia. Sta di fatto che questa crisi ha generato molte macerie e in queste macerie rischiano di rimanerci solo i lavoratori precari, gli artigiani, le piccole medie imprese, mentre le grandi imprese come la Fiat magari si salvano. Tremonti deve pensare un po' di più al Paese e un po' meno allo spettacolo.
Inviato Idv: quali sono le iniziative politiche proponibili in un contesto europeo in vista di questa crisi?
M.Zipponi: in un contesto europeo, innanzitutto, dato che esiste la moneta unica il parlamento europeo e la banca europea, ci dev'essere anche un contratto unico per tutti i lavoratori. Bisogna che le imprese abbiano la certezza che l'Europa riesca a finanziare chi è capace di fare l'imprenditore, bisogna, insomma, che l'Europa abbia anche una sua Costituzione sociale.
Inviato Idv: qui fuori dai cancelli dell'Iveco quanto rimarrete?
M.Zipponi: rimaniamo per il cambio turno per parlare con gli operai, per consegnare loro le nostre proposte, per far sì che in fabbrica discutano. Soprattutto vogliamo dire agli operai che a noi non interessa la campagna elettorale, a noi interessa un progetto che serva a dar voce al mondo del lavoro adesso, durante e dopo la campagna elettorale, perché i lavoratori non possono rimanere soli.
Inviato Idv: i lavoratori cosa vi chiedono?
M.Zipponi: chiedono di avere serenità per il loro futuro, uno stipendio dignitoso, anche quando lavorano e fanno tre turni, alzandosi alle cinque del mattino per prendere 1.100 euro, e ne pagano 600 euro di affitto o di mutuo, con il loro guadagno non reggono più neanche l'economia familiare. Chiedono uno stipendio dignitoso, di non essere sbattuti in cassaintegrazione e dicono ai grandi manager e ai grandi imprenditori: "Se vi siete arricchiti nel passato, adesso dovete distribuire un po' di ricchezza anche al lavoro".
Inviato Idv: i manager corrono dei seri pericoli, secondo lei, o no?
M.Zipponi: come ha detto un lavoratore della Fiat di Napoli "Se noi rapissimo i manager della Fiat ce li lasciano qui due o tre anni, li dovremmo pure mantenere..." quindi non corrono nessun pericolo.
Dipendente Iveco: ...vada a avanti che va benissimo!
Inviato Idv: lei è dipendente Iveco è in cassa integrazione?
Dipendente Iveco: sì, nelle ultime quattro settimane ho lavorato una settimana e nelle altre tre sono rimasto a casa. Spero solo che questo investimento venga fatto, perché altrimenti il futuro dello stabilimento, secondo me, è a grande rischio. E' fondamentale e strategico per lo stabilimento perché oltre ai 3.000 dipendenti che lavorano qui, ne lavorano altri 10.000 fuori.
Inviato Idv: lei, personalmente, che prospettive si è dato per il futuro?
Dipendente Iveco: io ho ancora dieci anni di lavoro, il mio futuro è rimanere qui in azienda e finire qui. Questa è una fabbrica che a Brescia ha radici trentennali e ha fatto la sua storia. E' un dispiacere per tutti se dovesse chiudere.
Inviato Idv: da quanti anni lavora qua'
Dipendente Iveco: trent'anni
Inviato Idv: quanto prende al mese?
Dipendente Iveco: 1.300 euro.
Inviato Idv: contento?
Dipendente Iveco: no no! dopo trent'anni pensavo di prendere qualcosa in più. Noi siamo tutti in cassaintegrazione, vanno anche i capi
Inviato Idv: e che idea si è fatto dopo trent'anni di esperienza di lavoro acquisita?
Dipendente Iveco: quelli che mi hanno deluso di più sono i giovani che non lottano. Noi abbiamo lottato tanto per avere delle piccole conquiste. I giovani di oggi non hanno gli attributi.
Inviato Idv: e quindi che futuro si prospetta?
Dipendente Iveco: nero. Io ringraziando Dio, fra quattro o cinque anni, da questo manicomio esco. Ma voglio vedere loro! Anch'io ho una figlia di quell'età e ho paura veramente.
Inviato Idv: è vero che i giovani d'oggi non hanno più gli anticorpi dei giovani di una volta?
Dipendente Iveco: non è un discorso di anticorpi o di giovani, secondo me è cambiato il quadro dei lavoratori. Più precari, più insicuri e quindi più ricattabili. Perciò la cosa è un po' diversa.
Inviato Idv: secondo lei che futuro si pone qui in azienda?
Dipendente Iveco: non lo so. Al di là della campagna denigratoria che c'è stata in questi giorni sul Giornale di Brescia, secondo il quale gli accordi sindacali non si fanno per colpa della Fiom, invece, io che lavoro in fabbrica, so che non è colpa della Fiom, ma è della Uil che non vuole fare questo accordo unitario. Però, obiettivamente, mi sembra molto da ridere per non dire altro, che una ditta come la Fiat si pone di non investire venti milioni di euro per rifiutare l'accordo unitario.
Inviato Idv: da quanti anni lavora qui lei?
Dipendente Iveco2: dal '91
Inviato Idv: lo stipendio che prende le basta per arrivare a fine mese?
Dipendente Iveco2: io sono separato, se vuoi ti faccio vedere che sono sotto di 500 euro e oggi siamo solo al 20 di aprile.
Ti faccio vedere, non ho problemi, questo è il mio estratto conto aggiornato a stamattina, separato divorziato, si vede? Quanto c'è scritto? Leggi! Meno 500 euro. E qui ci sono ancora due o tre scontrini da stornare. Non so.
Inviato Idv: ci hanno detto che i giovani d'oggi non hanno gli stessi anticorpi dei giovani di trent'anni fa, è vero?
Dipendente Iveco2: non sono più tanto giovane perchè ho quarant'anni. Dico solo che Tonino doveva far fuori Silvio ancora ai tempi di Tangentopoli...
Inviato Idv: senza televisioni però
Dipendente Iveco2: già senza televisioni non si può far niente però...
Inviato Idv: che prospettive avete qua in azienda?
Dipendente Iveco2: le prospettive nostre sono d i continuare a rimanere qua a lavorare non solo oggi ma anche un domani
Inviato Idv: posso sapere quanto prendete al mese?
Dipendente Iveco2: 1.200 tirati tirati dopo vent'anni di lavoro.
Dipendente Iveco3: io prendo sui 1300 perché ho un figlio a carico.
Inviato Idv: riuscite ad arrivare a fine mese?
Dipendente Iveco3: ah no... ho mia moglie che lavora e sono stato fortunato perché non ho mai avuto un mutuo da fare da quando sono partito, quindi mi attacco alle generazioni prima di noi che ci hanno aiutato.
Inviato Idv: che aria si respira in azienda?
Dipendente Iveco4: aria un po' preoccupata per quanto riguarda questa storia dei finanziamenti e di tutto quanto insomma. Siamo tutti preoccupati
Inviato Idv: che messaggio vuole dare alla politica?
Dipendente Iveco4: è un po' dura... l'unica cosa vorrei dire che, secondo me, sarebbe meglio firmare per tutelare il nostro posto di lavoro . Ecco tutto qua.
Inviato Idv: come giudica lei questa crisi?
Dipendente Iveco4: logicamente per noi lavoratori è il salario che va perso.
Inviato Idv: posso sapere quanto prende lei al mese?
Dipendente Iveco4: io faccio il part time quindi non basta perché poi c'è il mutuo, ci sono i figli...
Inviato Idv: secondo lei la politica, per questa crisi e per i lavoratori, può fare qualcosa?
Dipendente Iveco4: la politica dovrebbe fare qualcosa! Incentivare i salari, cercare di darci una mano insomma..
Inviato Idv: secondo lei i giovani di oggi sono abbastanza nervosi e cattivi per reagire e per farsi sentire ad alta voce oppure si sono un po' accomodati?
Dipendente Iveco4: penso che oggigiorno i giovani siano abbastanza arrabbiati per questa crisi. Infatti ci sono iniziative in corso, abbiamo fatto comunque delle assemblee qui in fabbrica, insomma ci ribelliamo, però dall'altra parte non ci vogliono sentire.
Gianni Vattimo: mi presento
Globalizzazione, capitalismo in crisi che troppi vogliono salvare anche con i nostri soldi. Ciò che viviamo sulla nostra pelle e leggiamo in giornali e libri è che siamo tutti più poveri. La proletarizzazione profetizzata dal vecchio Marx si sta purtroppo realizzando in tutto il mondo globalizzato. Ecco perché mi candido con Antonio Di Pietro: per riprendere con forza il discorso politico sul lavoro, i diritti, la cultura, la ricerca e la giustizia, messo a tacere dalle lobby della finanza. Berlusconi, coinvolto nel caso Mills, sostenuto dal condannato Dell'Utri e padrone dell'editoria italiana, ha campo aperto per leggi ad personam e per i suoi interessi finanziari ed economici. La destra italiana sta attuando il piano di rinascita democratica della P2. Stiamo diventando tutti proletari non solo perché molti perdono il lavoro e la casa, ma anche a causa dell'intensificazione dei controlli su tutti gli aspetti della nostra vita. Ci si dice che i controlli sono necessari perché cresce l'insicurezza, legata al dilagare della povertà. Ci può salvare solo una società dove il potere sia davvero condiviso, senza più barriere di classe, privilegi e ingiustizia. I governi si preoccupano solo di sostenere le banche, controllare i cittadini, garantire quello che essi chiamano ordine. Il mondo è nelle mani di un capitalismo securitario a cui troppi ormai sembrano rassegnati. Anche la cosiddetta sinistra italiana, l'ex PCI, PDS, ora PD, si è omai suicidata per l'ossessione di essere forza di governo, succube di una logica politica elettoralistica e incapace di praticare una vera opposizione. Ciò che non fanno certo i gruppi della sinistra "radicale", privi di qualunque incidenza politica e dilaniati dalle rivalità di piccole burocrazie. Intendo andare in Europa cercando di fare di là qualcosa per l'Italia, dove per ora, data la situazione del Parlamento, non ci sono molte speranze. L'Unione europea deve anzitutto occuparsi di alcune priorità. Cultura, università, ricerca scientifica devono svilupparsi fuori dalla persistente dipendenza verso gli Stati Uniti e la concezione privatistica dell'istruzione – messa al servizio dell'industria interessata solo a profitti a breve scadenza. Cultura umanistica e ricerca di base possono svilupparsi solo in una università pubblica. Immigrazione e politiche del lavoro sono un altro terreno in cui solo l'Unione europea può intervenire efficacemente, superando la xenofobia che ispira oggi la destra e limitando i anni delle delocalizzazioni selvagge che gettano nella disoccupazione intere regioni dell'Europa. E anche sui diritti civili, solo l'Unione potrà aiutarci a uscire dal dominio vaticano, spingedo il nostro Paese a legiferare in modo finalmente laico su coppie di fatto, fecondazione assistita, decisioni di fine vita. E contro la criminalità – comune, e specialmente finanziaria – occorre una lotta europea integrata, che stronchi le mafie nelle cui mani ormai sta una parte prevalente dell'economia. In Italia, c'è il problema reale della difesa della Costituzione. Basti pensare a come Bondi, Cicchitto e compagni trattano la Corte Costituzionale, che secondo loro interviene indebitamente sulla volontà del Parlamento. Ma possiamo buttare a mare la divisione dei poteri, e legittimare uno Stato assoluto, nel quale la maggioranza fa quel che vuole? È così che pensa Berlusconi ma non ascolta la base, la società civile che chiede il rispetto dell'uguaglianza davanti alla legge e dell'indipendenza della magistratura. In Calabria, mi onoro di aver contribuito a far nascere "la Voce di Fiore", un movimento di giovani attivo nell'antimafia, da tempo nella rete delle associazioni che denunciano i rapporti fra politica, poteri occulti e criminalità organizzata. Intendo essere vicino ai giovani e a quanti rischiano per il loro impegno civile, anzitutto ascoltandoli e sostenendo le loro proposte, i loro progetti. Mi candido per questi motivi anche perché sono cristiano. Il motto della rivoluzione francese – «libertà, uguaglianza, fraternità» – è di derivazione cristiana. La Chiesa gerarchica, non i fedeli, lo ha sempre contrastato, col rischio di far odiare il vangelo. Dobbiamo reagire alle ingerenze del papa, alle sue posizioni sul preservativo e sul testamento biologico. Dobbiamo aver chiaro che la laicità è il frutto migliore e più maturo del messaggio cristiano; e contribuire a salvare la Chiesa dal suicidio per delirio di onnipotenza. Per queste ragioni, ho scelto di lottare con Di Pietro. Sono più a sinistra di lui? Forse sì, ma sto con lui perché me ne fido come guida dell'unica opposizione oggi esistente in Italia; in uno spirito come quello del vecchio Comitato di liberazione nazionale; quello di cui ancora oggi abbiamo estremo bisogno.
Pino Arlacchi: mi presento
Voglio andare in Europa con Italia dei Valori per proseguire l’ impegno di una vita. Ho iniziato l’ impegno per la legalità e i diritti umani attraverso i miei studi sulla mafia imprenditrice che sono stati la base della legge Rognoni-La Torre del 1982 sulla confisca dei beni di origine illecita. Ho proseguito collaborando con il pool antimafia di Falcone, Borsellino e Caponnetto, creando la DIA, la Direzione Investigativa Antimafia, mentre Falcone creava la Procura Nazionale Antimafia nel 1991. Sono stato all’ ONU dal 1997 al 2002, ed ho lanciato la strategia di eliminazione delle colture illecite e di riduzione della domanda di droghe che è stata recentemente riconfermata, con voto unanime, per altri dieci anni, fino al 2019, dalla Commissione ONU sui narcotici. Sempre nel corso del mio mandato all’ ONU, ho promosso il primo Trattato internazionale contro le mafie, firmato a Palermo da 124 paesi ed oggi pienamente operativo. Dal 2002 ad oggi ho collaborato con vari governi intorno al tema della sicurezza umana. Ho contribuito, assieme ad altri tre studiosi, alla formulazione del piano per la sicurezza dei Giochi Olimpici di Pechino del 2008, ed ho progettato, nel 2004, l’ Agenzia antiriciclaggio del Kosovo su incarico della Commissione Europea. Se eletto al Parlamento europeo, lavorerò per rafforzare la vocazione di pace dell'Europa, un continente che non conosce guerre da 64 anni, una potenza civile che non crede alle soluzioni militari delle crisi internazionali. Mi batterò per l’ ulteriore riduzione delle spese militari europee, che sono già tra le più basse del mondo. Mi batterò anche per estendere l'esperienza del Parlamento europeo a livello mondiale, per costruire cioè il Parlamento universale: una camera che sia diretta espressione di tutti i cittadini del mondo, eletta a suffragio universale, che affianchi l'attuale Assemblea generale delle Nazioni Unite, composta soltanto da stati. Mi batterò per la denuclearizzazione dell’ Europa e per l'eliminazione totale delle armi nucleari, cioè dell’ incubo che ci perseguita ormai da più di 60 anni. Mi batterò anche per rafforzare la giustizia internazionale, tramite l’ introduzione del reato di aggressione nella giurisdizione della Corte penale internazionale.
Giommaria Uggias: mi presento
Ha conseguito il titolo di studio Laurea Giurisprudenza e svolge la professione di Avvocato. Già sindaco di Olbia dal 1995-1997, è' stato eletto nel Consiglio Regionale della Sardegna nel 2004 nella lista La Margherita Democrazia è Libertà nella circoscrizione Provinciale, collegio di Olbia-Tempio. Ha fatto parte del Gruppo La Margherita-Democrazia è Libertà, fino alla data del suo scioglimento per la confluenza nel PD. Scelta, quest'ultima, che Uggias non ha condiviso per la deriva dirigista e per le scelte non sempre democratiche che quel progetto ha comportato. Nel 2008 aderisce all’Italia dei Valori di Antonio di Pietro. Con Italia dei Valori si candida alle Elezioni Regionali del 2009 risultando il candidato IDV più votato della Sardegna con 2300 preferenze, ma nonostante questo non ottiene la carica di Consigliere in ragione della ripartizione su base demografica degli elettori che assegna alla Gallura solo 5 seggi in Consiglio Regionale. Nella passata legislatura, che vedeva Renato Soru Governatore della Sardegna, è stato componente della Commissione Sanità e Servizi sanitari e sociali; della Commissione Autonomia e Rapporti con lo Stato, Enti Locali e della Commissione Agricoltura e Tutela dell'ambiente Attualmente candidato nel Collegio Isole Sicilia-Sardegna alle prossime Elezioni Europee del 6-7 Giugno 2009. MI PRESENTO Guardando alle elezioni europee balzano immediatamente agli occhi le distanze che caratterizzano le istituzioni europee rispetto alle esigenze delle nostre popolazioni e dei nostri territori, e, purtroppo balzano agli occhi anche le distanze che esistono tra regioni anche le più vicine come Sardegna e Sicilia. Le due maggiori isole del Mediterraneo accomunate e divise dalle dominazioni esterne (dai fenici agli spagnoli) oggi hanno loro legami che passano sempre attraverso Roma o Bruxelles, hanno un collegamento fisico “penoso”: una nave indecente che sconsiglia rapporti economici e sociali; un unico collegamento aereo declassato e non quotidiano. Queste elezioni possono essere un’occasione per instaurare un virtuoso legale e combattere battaglie comuni: · Salvaguardare la specialità statutaria; · Superare l’isolamento con un sistema di continuità territoriale delle persone e delle merci; · Equiparazione del costo dell’energia; · Salvaguardia della specialità dell’ambiente naturale e delle produzioni. · Legalità sostanziale. Questi obiettivi si possono raggiungere affinando le identità specifiche e impegnandoci in un quadro generale per affermare i propri valori soprattutto in questo momento storico in cui il sistema economico basato sul capitalismo-spinto è arrivato al capolinea, è fallito. La storia ci sta mettendo davanti a una sorta di caos primordiale economico e sociale in cui si rinnova la lotta tra il bene ed il male, tra la giustizia e l’ingiustizia. Davanti all’ingiustizia il mondo si divide tra chi vuole trarre vantaggio dalle situazioni di ingiustizia e chi invece le combatte. Nel primo caso si sceglie di alimentare l’ingiustizia, mentre nel secondo caso si sceglie di combatterla. Nel primo caso non ci si preoccupa se il conto viene pagato dal popolo, mentre nel secondo caso invece ci si preoccupa che il conto non sia pagato dai più deboli ed indifesi. Davanti a ciò non possiamo essere ecumenici ma dobbiamo affermare da che parte stiamo. Ma non è facile distinguere tra chi lavora per la giustizia (sociale - economica – politica) e chi fa il contrario. La storia lo insegna (è un tratto comune a tutta la storia umana) che mai si è compreso subito chi fossero i portatori di ingiustizia, anche perché immediatamente dopo le bardane, le grassazioni, le scorribande, le corse (tutti momenti storici caratterizzati dall’assenza di regole o da minime regole come per i corsari) sono proprio i nuovi ricchi, i nuovi padroni del potere a scrivere le regole, in senso conservativo. Così è successo che i corsari e i grassatori prima hanno approfittato della violazione e dell’assenza, di norme, e successivamente hanno vestito i panni buoni della legalità. Se si guarda alla storia si vede che la nascita della mafia in Sicilia è dovuta alle prepotenze dei signori, dei colletti bianchi che vogliono aumentare le proprie ricchezze anche a discapito di chi lotta per i diritti degli ultimi anelli della catena sociale. Il caso Notarbartolo testimonia come il tentativo di coprire il crimine passi innanzitutto attraverso il tentativo di negarlo e di affermare che la mafia non esisteva. Guardando all’attualità il livello di attenzione e di allarme non va rapportato al ceto sociale, al censo, bensì all’individuazione delle situazioni di ingiustizia e soprattutto ai conflitti di interesse, che sono imbrogli, e smascherare quindi quelli che essendo in conflitto di interesse sono veri e propri imbroglioni. Situazioni vecchie e nuove particolarmente quelle emergenti allorché ancora non abbiano manifestato la loro vera natura. Se noi vogliamo essere operatori di giustizia sociale abbiamo il dovere di lottare contro l’ingiustizia dei grandi operatori, privi di valori perché un’azione spregiudicata comporta diffusi costi sociali, ambientali e talvolta la distruzione degli stessi tessuti sociali ed ambientali. Ma se è facile effettuare dei distinguo se si osservano le condotte e le operazioni economiche tradizionali, è più difficile discernere tra le categorie se si osservano le grandi speculazioni delle grandi società, alle grandi “ottimizzazioni”, alle grandi concentrazioni. Se poi distinguiamo le valutazioni sul fronte europeo e globale nascono inquietanti interrogativi: possiamo assistere impassibili a situazioni caratterizzate da assenza di punibilità? Possiamo accettare che il mercato e il profitto muovano tutto, tutto creano e quindi tutto possono distruggere? Possiamo accettare un attentato all’economia? Possiamo viceversa chiedere che i profitti dei manager devono andare di pari passo con la vitalità delle aziende, di lungo periodo e rapportata alla vitalità del sistema economico? Possiamo ristabilire un rapporto parallelo tra moderazione nello sfruttamento agricolo della terra o turistico delle spiagge e lo sfruttamento del sistema economico? Che ciò vale non solo per i grandi speculatori nel mondo della finanza, ma anche per quelli piccoli nelle piccole comunità che spesso causano danni, proporzionalmente maggiori, alle limitate risorse delle piccole comunità? SI! Una soluzione consiste nel percorrere la strada della legalità e l’educazione alla legalità che porti a leggi che dovrebbero nascere come espressione di giustizia, e dunque di difesa e di promozione dei diritti della persona, e da una superiore sintesi degli interessi comuni trasparenti e armoniosi con i valori della Costituzione.
Un lodo Alfano per la Thyssen
I morti della Thyssen, della Umbria Olii, e in generale tutte le vittime di incidenti sul lavoro, vengono uccisi per la seconda volta da una norma che il governo ha inserito all'articolo 10 bis del decreto legislativo sulla sicurezza sul lavoro.
Nel decreto è stata introdotta una norma per cui, di fatto, i livelli più alti delle aziende non sono più responsabili di quanto accaduto in caso di incidente sul lavoro. In questo modo in tutti i processi in corso, a cominciare dalla quello sui morti alla Thyssen, gli alti dirigenti e i manager non sono più processabili.
Si tratta di un lodo Alfano applicato al mondo del lavoro. Bisogna opporsi in tutti i modi a questa norma barbara perché le responsabilità delle morti bianche non ricadano sulle stesse vittime.
Normalizzazione informativa di governo
E’ proprio così, o si fa parte del coro unanime plaudente alla magnifica opera di soccorso, alla superba e tempestiva efficienza dei soccorsi ai terremotati dell’Abruzzo da parte di Governo e Protezione civile (che, va detto, pure ci sono stati), o altrimenti si finisce per essere accusati di remare contro l’azione governativa e sottostare agli strali della furia censoria che mal tollera quanti si rifiutano di fare da pilastro al pensiero unico, all’unanimismo dal sapore fortemente anti-democratico.
Naturalmente i portatori d’acqua al Governo non mancano mai, soprattutto nell’informazione, e nel caso della trasmissione di Annozero dedicata al terremoto, quella dello scandalo e delle offese, si sono visti più che mai all’opera con accuse di indecenza, faziosità e sciacallaggio rivolte al conduttore. Si può legittimamente dissentire da quello che pensa Santoro o da come conduce la sua trasmissione, ma le accuse appaiono francamente pretestuose, segnale evidente di irritazione e intolleranza per quel giornalismo non accomodato che fa un apprezzabile sforzo per districare le notizie dalla melassa delle immagini e commenti stucchevoli di dolore e rovina.
Dove è allora lo sciacallaggio? Nel preferire di far vedere quei volti di giovani sopravvissuti al crollo della Casa dello studente, arrabbiati per non essere stati ascoltati? Nel mostrare quei pilastri sottodimensionati, confezionati con sabbia, questa sì indecente? Oppure, mostrare con solerzia e dovizia le passerelle elettorali di ministri e funzionari nei paesi distrutti? La qual cosa, si apprende, ha anche provocato il risentimento del Premier, il quale ha ribadito che sul luogo del terremoto ci si deve andare solo per fare. Ma, occorre purtroppo rilevare che ormai lo scontro sulla ‘corretta’ informazione in questo Paese sembra alzare sempre più il tiro e questo appare in linea con la richiesta di una puntata ‘riparatrice’ di Annozero a favore della Protezione civile, tanto ‘bistrattata’ nel corso della prima puntata dedicata al disastroso terremoto in Abruzzo (disastroso, va detto, non per la magnitudo del sisma, giudicato di grado medio, ma da come sono state costruite le case e dalla sottovalutazione di alcuni allarmi inascoltati che lo hanno preceduto).
La censura al vignettista Vauro, sospeso dalla trasmissione, è stata poi la conclusione ingloriosa di questa vicenda che speriamo non rappresenti l’inizio di una normalizzazione informativa che stabilisce d’imperio ciò che è ‘indecente e disgustoso’ e ciò che non lo è. Ma su questo c’è da dubitare molto se, a quanto pare, a rischio è anche la trasmissione condotta dalla tenace Milena Gabanelli che con il suo Report sembra aver ultimamente recato palese fastidio al titolare dell’economia, Tremonti, la sera in cui ha mandato in onda un servizio giornalistico, molto efficace e documentato, sulla reale situazione della distribuzione della cosiddetta social card.
Come dire: al peggio non c’è mai fine.
Un venerdi nero per l'Abruzzo
Venerdì 17 aprile il TG 1 mostrava le immagini dei terremotati abruzzesi che si spartivano le cuccette di un angusto scompartimento di un vagone ferroviario di Treno Notte.
Nello stesso momento, presso i ministero delle infrastrutture, auspice Matteoli, si stava firmando l'accordo-contratto per avviare la fase finale (progettazione esecutiva e realizzazione) del Ponte sullo Stretto di Messina.
Perché questo accostamento? Perché il Ponte sullo Stretto costa già adesso, senza calcolare gli imprevisti, 7 miliardi di euro, più o meno quanto costa la ricostruzione dell'intera area colpita dal sisma e per la quale il governo si esercita in trovate impudenti e un po' oscene per reperire i soldi che ci vorrebbero e che non ci sono.
Ghedini, ad Anno Zero, con il suo sguardo inquietante da extraterrestre, ci ha mostrato giovedì sera un disegnino a colori nel quale, come in una torta nuziale a più piani, si descriveva la futura new town che dovrebbe sostituire la città dell'Aquila, lasciata evidentemente come un rudere abbandonato sul colle, monito di una passata grandezza.
Prima Ghedini poi l'accordo sul Ponte. E' stato un venerdì nero per gli sfollati nelle tende.
Adesso capiscono cosa vuol dire chiamarsi Impregilo. Lo sapevano già gli abitanti della Campania, che erano in credito verso l'Impregilo del fallimento della costruzione dell'inceneritore di Acerra. Ora lo sanno anche gli aquilani. Vai a vedere che alla fine il general contractor cui sta pensando Berlusconi per la costruzione della new town è proprio la cara, vecchia Impregilo?
Mentre si svolgono queste grandi manovre la situazione sui campi è sempre meno sopportabile. L'impegno che vorremmo venisse preso da Berlusconi non è quello della luna nel pozzo di una ricostruzione in 28 mesi ma almeno quello di passare dalle tende ai ricoveri duraturi, entro un mese dal sisma, poiché dopo qualche settimana la vita sotto le tende diventa disagevole e i tempi della ricostruzione non sono di qualche mese ma di qualche anno.
Bisogna entro un mese sostituire le tendopoli con dei villaggi formati da unità edilizie prefabbricate, possibilmente monofamiliari, dotate di tutti i servizi ritenuti essenziali per gli standard di vita attuali. I containers non vanno bene per essere adibiti ad abitazioni: il loro impiego deve essere limitato all'uso per uffici, sevizi o magazzini.
Facciamo subito queste cose essenziali. E' un debito che abbiamo innanzi tutto con il coraggio e con la forza d'animo di quelli che nel terremoto hanno perduto quasi tutto, affetti e beni. E' un debito da pagare anche per cancellare l'impressione che la passerella infinita dei ministri e di Berlusconi nei luoghi del terremoto sia stata solo uno spot pubblicitario.
I perche' della mia candidatura
Pubblico una mia intervista, rilasciata al quotidiano Il Tempo, in tema di giustizia, d'informazione e dove illustro le 4 ragioni della mia candidatura alle prossime elezioni europee.
Il Tempo: De Magistris, ha fatto un grande salto. Dalla magistratura alla politica. Che cosa l'ha spinta a fare questa scelta?
Luigi de Magistris: «Le ragioni fondamentali solo 4. La prima è la più amara. Quando ho preso atto che non mi si consentiva più di fare il mestiere che ho sempre sognato di fare ho capito che dovevo dare una scossa alla mia vita. Non ero più messo nelle condizioni di poter lavorare come volevo. Certo non ero relegato nello scantinato, sono giudice del riesame ma non era quella la mia passione»
Il Tempo: E le altre motivazioni?
Luigi de Magistris: «Continuava un'attività di ingiuste iniziative disciplinari nei miei confronti per fatti inconsistenti. Non volevo restare nell'angolo nei prossimi anni. Ma questo è nulla. Il terzo motivo è il più importante. La sorte che è toccata ai magistrati di Salerno che stavano ricostruendo la verità sulla vicenda che mi ha visto inquisito. Loro per circa un anno hanno fatto un'attività invasiva e penetrante nei miei confronti alla quale io mi sono sottoposto e difeso. Alla fine tutto è finito in nulla. Hanno capito che era quasi impossibile trovare una verità rispetto a quello che è successo»
Il Tempo: Ma non ci ha parlato ancora di Di Pietro
Luigi de Magistris: «Questo è il quarto punto. Tonino è l'unico che guarda al positivo. Era il 6 marzo quando Di Pietro mi chiese non solo di candidarmi alla Europee ma anche di contribuire alla realizzazione, assieme a tante personalità della società civile con culture e sensibilità diverse, di una nuova classe dirigente per l'Italia. Un aspetto che mi ha sinceramente colpito molto»
Il Tempo: Un impegno molto ambizioso. Ce la farete?
Luigi de Magistris: «Questo progetto mira, nel breve e medio termine, a consolidare un'opposizione democratica in difesa della costituzione. Poi, un domani, l'ambizione, qualcuno la definisce utopia, sarà di governare il Paese facendo una politica alternativa non solo a questo governo ma anche al centrosinistra che su molti aspetti, come giustizia e informazione, non si differenzia dal centrodestra»
Il Tempo: Durante gli ultimi diciotto anni ci sono state ben cinque legislature, tre delle quali chiuse prima della scadenza naturale a causa di vicende legate a vicissitudini tra politica e giustizia. Crede che la giustizia sia uno strumento di lotta politica?
Luigi de Magistris: «Non c'è dubbio di questo... ma non solo la magistratura ha stravolto la storia politica, anche le stragi di mafia ne hanno cambiato il corso. Non dimentichiamo che furono gli omicidi di Falcone e Borsellino a far cadere la prima repubblica. Io credo che la politica aiuti comunque la magistratura ad andare avanti. Al tempo stesso però spero che la politica non interferisca con la magistratura»
Il Tempo: Si schiera a favore o contro della separazione delle carriere?
Luigi de Magistris: «Sono convinto che in una democrazia compiuta la separazione delle carriere non sia un tabù. Anzi dovrà essere un traguardo al quale bisogna arrivare. Ma dopo quello ci dovrà essere anche la discrezionalità dell'azione penale e l'indicazione sui reati da perseguire. Si ovvierebbe così al fatto che il magistrato dipenda dalla politica.
Il Tempo: Tra i motivi della sua discesa in politica con Di Pietro c'è la difesa della costituzione?
Luigi de Magistris: «Io sono convinto che la costituzione non sia attuata in pieno e ora vi è un tentativo di forte vulnus nei confronti di alcuni principi costituzionali che sono baluardo di uno stato di diritto come ad esempio l'indipendenza e l'autonomia della magistratura e la libertà di informazione. Non c'è dubbio che su questi temi sia alcuni disegni di legge presentati dal centrosinistra sia dal governo di centrodestra vanno nella direzione di ridimensionarli. Io credo, e non lo dico con la cultura del sospetto tipica del pubblico ministero, che siccome la riforma della costituzione è difficile da attuare, si sta procedendo a svuotarla con una legge ordinaria»
Il Tempo: Ritiene sia in corso un attentato alla Costituzione?
Luigi de Magistris: «So solo che nell'agenda politica del governo c'è una riforma che mi preoccupa moltissimo. Se passerà andrà a stravolgere il codice di procedura penale voluto da Giovanni Falcone. Il Pm non potrà più prendere autonomamente notizie di reato ma solo quelle che arrivano su input dalla polizia giudiziaria»
Il Tempo: E questo cosa comporterebbe?
Luigi de Magistris: «Da quello che ho visto in anni e anni di lavoro ho capito che è difficile che arrivino segnalazioni di reato dalla polizia giudiziaria. Non mi è mai successo di sentire poliziotti dire: "Indagate su quello o quell'altro presidente della giunta regionale. Potrebbe essere corrotto". E non lo fanno, non perché non siano professionalmente preparati, ma perché loro, a differenza dei magistrati che sono tutelati dalla costituzione, dipendono dal potere esecutivo. Così rischiamo di snaturare il nostro lavoro. Certo è che il disegno di legge portato avanti dalla maggioranza piace, oltre che alla sinistra, anche a quella magistratura burocratizzata che dice: "Qua non mi arriva niente quindi non faccio niente"»
Il Tempo: E che timori ha sulla libertà di informazione?
Luigi de Magistris: «Non posso dimenticare il disegno di legge Mastella che fu approvato quasi all'unanimità e ora sta per essere ripreso. Credo che sia giusto, come previsto dal disegno, limitare la pubblicazione di vicende private fermandosi al solo oggetto del reato. Ma reputo esagerato non consentire che fatti di cronaca oggettivi possano essere conosciuti dall'opinione pubblica non prima della fine del processo. La storia democratica mondiale insegna che un giornalista venuto a conoscenza di un fatto, anche se furbescamente, non lo può tacere. Noi, con la lentezza dei nostri processi, non avremmo saputo tante cose, come ad esempio il caso del governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio»
Il Tempo: Allora che cosa consiglierebbe?
Luigi de Magistris: «Diamo la possibilità di indagare su tutti, dal rumeno al politico. Garantiamo un processo che dura tre anni così da azzerare la custodia cautelare che potrebbe essere limitata ai reati di grande allarme sociale»
Il Tempo: Ha mai avuto la sensazione che qualche suo collega sia stato manovrato o abbia subito pressioni da politici?
Luigi de Magistris: «Non lo escludo. Ci saranno stati nel passato e ci saranno dei futuro dei rapporti patologici tra magistratura e politici. Se vedessi una cosa del genere la segnalerei alle attività competenti. E non è detto a quella giudiziaria penale. Magari opterei per quella disciplinare proprio per evitare strumentalizzazioni politiche»
Il Tempo: Non crede che un magistrato sulla cresta dell'onda avrebbe dovuto aspettare un po' prima di scendere in politica?
Luigi de Magistris: «Il magistrato deve rispettare la legge che oggi mi consente di mettermi in aspettativa e di ritornare a svolgere il mio lavoro dopo il periodo dedicato alla politica. Comunque io indipendentemente dal risultato elettorale ho fatto una scelta definitiva, lascerò la magistratura. Non l'ho ancora fatto perché le dimissioni date ora mi sembrano un gesto sgradevole. Sarebbero state interpretate come disprezzo della toga»
Il Tempo: Ma quando si dimetterà?
Luigi de Magistris: «Non mi faccio dire da altri quando le formalizzerò. Ma le darò.»
Il Tempo: Qualche giorno fa 20 mafiosi sono stati scarcerati perché un giudice non aveva il tempo di scrivere una motivazione. Le sembra possibile vedere ancora queste scene?
Luigi de Magistris: «Le dirò di più. C'è anche il caso di un magistrato che aveva depositato una sentenza otto anni dopo. Io sono totalmente estraneo a questo modo di lavorare. Pensi che perfino il mio accusatore disciplinare in sede di Csm, Vito D'ambrosio, ex politico che veniva da dieci anni di presidenza della giunta delle Marche di centro sinistra, me ne diede atto: "De Magistris, un grande lavoratore"»
Il Tempo: Lei è quindi favorevole ai tornelli per i magistrati come vorrebbe il ministro Brunetta?
Luigi de Magistris: «Io ne avrei guadagnato lavorando 14 ore al giorno, ma non credo che il nostro sia un lavoro a tempo. Molti giudici si scrivono le sentenze a casa»
Il Tempo: Altro tema molto discusso è il Csm. Crede stia svolgendo bene il suo compito?
Luigi de Magistris: «Sono molto critico su quello che vedo. Da una parte mi auguro che la componente laica, nominata dal parlamento, mantenga la propria indipendenza. Dall'altra vedo uno scimmiottamento che le correnti della magistratura hanno fatto delle degenerazioni politiche. Quando vedo la spartizione delle poltrone da procuratore della Repubblica tra correnti capisco che ho fatto sempre bene a non aderire mai al corporativismo. Il Csm deve dare una risposta che miri alla chiarezza. Le maggiori interferenze che ho avuto sono venute proprio dall'interno della magistratura»
Il Tempo: Ha figli?
Luigi de Magistris: «Si due»
Il Tempo: Preferirebbe che un domani diventassero magistrati o politici?
Luigi de Magistris: «Le persone devono fare quello che sentono dentro. È quello che mio padre mi ha insegnato»
Il Tempo: Crede che aver contribuito alla caduta del governo Prodi le abbia aperto la strada per la politica?
Luigi de Magistris: «Non si è mai visto che un ministro della Giustizia (Mastella, ndr), coinvolto in un procedimento, chieda il trasferimento del magistrato che lo sta indagando. Credo però che, nella mia vicenda, sia stato determinante l'aver indagato su magistrati. Ho dimostrato di essere autonomo dalle correnti»
Il Tempo: Ha detto di aver scelto l'Idv perché portatore di determinate garanzie. Come vede il fatto però che tra gli eletti del partito ci siano persone indagate per mafia o che si siano macchiate di abusivismo edilizio?
Luigi de Magistris: «Di Pietro mi ha convinto nell'ultimo anno e mezzo, o meglio da quando è caduto il governo Prodi. Sta facendo un'opposizione molto chiara e precisa. Poi non dimentichiamo che io sono un candidato indipendente e chiedo discontinuità anche a livello amministrativo nella speranza che si candidino persone non chiacchierone ma desiderose di lavorare»
Il Tempo: Se dovesse essere eletto al parlamento Europeo quale sarà la prima proposta che farà?
Luigi de Magistris: «Aprire un osservatorio per capire come viene gestito il finanziamento pubblico in Italia. In questi anni avremmo potuto rendere Puglia, Calabria, Sicilia e Basilicata delle piccole Svizzera. Solo che i soldi stanziati sono stati o spesi male o bloccati perché non utilizzati in tempo o addirittura sono finiti nelle tasche della criminalità organizzata»
Il Tempo: Ricostruzione in Abruzzo. Non le sembra che sia prematuro lanciare accuse sull'utilizzo dei fondi dato che ad ora che non è stato ancora stanziato un solo euro?
Luigi de Magistris: «A lei sembra normale che un terremoto del 5.9 sulla scala Richter faccia 300 morti? In Giappone e California non sarebbe successo nulla. In questo momento la priorità è capire due cose. La prima se ci sono state falle nella prevenzione, poi perché opere pubbliche come un ospedale, le scuole e il palazzo di giustizia si siano sgretolate. Dobbiamo evitare che la criminalità organizzata metta mano fino a riproporre il sacco edilizio nelle opere pubbliche»
Il Tempo: Che effetto le hanno fatto le vignette di Vauro ad Annozero?
Luigi de Magistris: «Per me è assolutamente sbagliato e inquietante sospendere una persona che fa satira. Non è da paese democratico»
Il Tempo: Ma le sono piaciute?
Luigi de Magistris: «Non è quello il tema. A me piace il pluralismo dell'informazione. Ho visto delle puntate di Porta a Porta per le quali altro che sospensione»
Il Tempo: Quali?
Luigi de Magistris: «Eh, diverse. Mi sembra un po' unilaterale questa crociata. Ho tanto rispetto per i soccorritori ma al tempo stesso denuncio chi ha responsabilità sulla morte di trecento morti. Se poi vogliamo parlare di cose sgradevoli sto vedendo passerelle di politici che sono andati là solo per farsi vedere»
Il Tempo: Lei è stato uno di quelli che ha difeso Vauro, ma perché, secondo lei, è stato sanzionato lui e non Santoro? Luigi de Magistris: «Lo dovrebbe chiedere a Masi. Non lo so. Io personalmente sono addirittura contrario al reato di opinione. Da magistrato ho chiesto molte volte l'assoluzione riguardo a casi che implicassero tale reato. E non ho mai querelato nessuno. Il pluralismo è lo scheletro della democrazia. La censura su Annozero non mi è piaciuta»
Il Tempo: Lei e Di Pietro siete proprio agli antipodi. Lui dicono si sia arricchito grazie alle querele.
Luigi de Magistris: «Non ci siamo mica sposati io e Di Pietro. Ho accettato il suo invito perché mi ha convinto del suo progetto. Poi lo conosco solo dal 6 marzo e non mi piace stare qui a fare il gioco delle similitudini. Le diversità ci saranno di sicuro e si vedranno con il tempo»
Abruzzo: io non mi pento
Io comprendo le difficoltà che sta vivendo il Presidente della Regione, che sono poi le difficoltà che sto vivendo anch'io e che sta vivendo tutta la popolazione abruzzese, in particolare i nostri fratelli aquilani. Tuttavia non posso esimermi dall'esprimere la mia contrarietà rispetto ad una serie di dichiarazioni che si stanno accumulando giorno dopo giorno e che credo possano raggiungere un risultato inverso al risultato che tutti gli abruzzesi vogliono raggiungere.
Anzitutto la fiducia. C'è bisogno di restituire, recuperare, alimentare la fiducia dei cittadini aquilani, delle classi dirigenti, degli amministratori locali. Bisogna infondere la convinzione che l'Abruzzo portà farcela, e in un'occasione come questa per Gianni Chiodi dichiarare che se avesse saputo del terremoto non si sarebbe mai candidato alla Presidenza della Regione costituisce una specie di ammissione alla fuga, una sorta di disimpegno francamente inaccettabile. Dal mio punto di vista sono invece felicissimo di avere invece rinunciato alla carica di deputato, e di avere avuto l'opportunità straordinaria di essere nel Consiglio Regionale, qui in Abruzzo, al fianco degli abruzzesi. Non si può dire quindi "abbiate fiducia" e al tempo stesso annunciare che se avesse saputo di questa disgrazia avrebbe evitato di candidarsi a questo ruolo. E' un ruolo che gli abruzzesi gli hanno assegnato ed è un ruolo che deve continuare ad esercitare fino in fondo.
C'è poi un'altra dichiarazione imbarazzante, pericolosa, ed è la dichiarazione che tende a sottovalutare il rischio di infiltrazioni criminali, mafiose nella gestione degli aiuti. Non è un rischio paventato da cittadini comuni. E' un rischio al quale ha fatto riferimento il procuratore nazionale antimafia. E' un rischio al quale ha fatto riferimento il procuratore della Repubblica dell'Aquila. E' falso affermare che in Abruzzo non esiste questo pericolo. Ci sono quindici immobili sequestrati alla mafia soltanto nella provincia dell'Aquila negli ultimi mesi. E quindi se in condizioni normali la popolazione abruzzese ha vissuto il tentativo di infiltrazione della mafia, figuriamoci in un contesto che vedrà riversare sul nostro territorio una quantità elevatissima di investimenti. Ieri si parlava di 12 miliardi di euro. Io quindi sono invece preoccupatissimo dal rischio che la criminalità organizzata guardi all'Abruzzo come a una grande opportunità. Tutti dobbiamo essere preoccupati. Questa preoccupazione evidentemente deve servire a stimolare la voglia di controllare, la voglia di sapere, la voglia di seguire le procedure, e la voglia di fare in modo che questo pericolo resti un pericolo e non si consumi realmente nel nostro territorio.
C'è poi un altro aspetto che non ho condiviso, e devo necessariamente dirlo. Si parla dell'elevazione dell'aliquota IRPEF sui redditi molto alti, per costruire la cassa per trovare le risorse necessarie alla ricostruzione. Oggi il Presidente della Regione ha dichiarato di non essere d'accordo e di preferire lo scudo fiscale. Praticamente il rientro dei capitali di provenienza illecita, dall'estero, dovrebbe essere l'occasione per rilanciare la ricostruzione in Abruzzo. Io credo che questa proposta sia semplicemente folle. E' inaccettabile che il terremoto dell'Abruzzo e le difficoltà che gli abruzzesi stanno vivendo diventino un'occasione, uno spunto, la scusa per consentire a chi ha evaso il fisco accumulando capitali ingenti portandoli all'estero attraverso attività illecite di fare rientrare capitali sporchi. Molto più trasparente, molto più accettabile per noi abruzzesi una tassa sull'IRPEF riferita ai redditi medioalti.
In questi giorni dovrò continuare a sottolineare il mio dissenso fortissimo rispetto ad una serie di prese di posizione che vanno nella direzione esattamente contraria rispetto a quella che dobbiamo mettere in campo. C'è bisogno di fiducia, ma per dare fiducia agli abruzzesi dobbiamo essere noi i primi a credere in noi stessi. C'è bisogno di legalità, ma per affermare la legalità in un momento difficile come questo bisogna bandire, eliminare, cancellare la prospettiva che la ricostruzione debba passare per l'approvazione di uno scudo fiscale e per la legalizzazione del rientro di capitali illeciti dall'estero. C'è bisogno di tanta consapevolezza rispetto al rischio che questa quantità enorme di denaro che arriverà in Abruzzo possa stimolare le attenzioni e gli interessi economici della criminialità organizzata.
Sono convinto di queste cose. Continuerò a dirle in futuro, così come continuerò ad esercitare quella funzione di controllo spietata della quale ci sarà bisogno nelle prossime settimane e nei prossimi mesi.
Santoro ha riportato realta'
Che su Michele Santoro si abbattano pesanti critiche politiche non è una novità ma, mai come nel caso della puntata di Annozero sul terremoto in Abruzzo, queste sono assolutamente ingiuste e ingiustificate.
Il giorno di Pasqua mi è capitato di vedere un servizio del Tg 1 che aveva per protagonista una signora abruzzese a cui il premier aveva promesso di fare avere in tempi brevi la dentierà che aveva perso nella notte del terremoto. E il servizio dava conto del mantenimento della promessa, con l’invio di una speciale equipe di un ospedale romano specializzato nelle cure ortodontiche.
Se giustamente il più importante Tg della Rai ha ritenuto di dover seguire e dare conto a milioni di italiani di un caso così particolare, ma che poteva costituire una nota di ottimismo e speranza in tanto disastro, perché nessuno avrebbe dovuto dare voce alle persone che si trovavano in luoghi dove i soccorsi non sono arrivati, o a coloro che ponevano interrogativi su una mancata prevenzione anche a seguito di denunce e avvertimenti?
Personalmente come ritengo giusto aver mandato in onda quel servizio del Tg 1, ritengo assolutamente ineccepibile la trasmissione di Santoro e trovo incredibile che si possano prendere in considerazione l’applicazione di sanzioni. Il compito dell’informazione è dare conto della realtà in ogni suo aspetto, sia delle cose positive che di quelle purtroppo negative.
I primi atti della nuova Rai ed in particolare del suo direttore generale sono molto preoccupanti soprattutto per quanto attiene la libertà di informazione. La decisione di sospendere Vauro lascia sconcertati perché in primo luogo non spettava al direttore generale comminarla, ma al Cda, ed in secondo luogo perché tappa la bocca ad una voce caustica e scomoda per molti.
Ci rifiutiamo di pensare che il terremoto in Abruzzo sia stato il pretesto per far pagare a Vauro le tante vignette che in passato hanno suscitato l’ira di esponenti di governo, maggioranza e non solo, ma l’atto posto in essere dal direttore generale è talmente enorme da meritare una risposta altrettanto netta e chiara, come la dissociazione forte da parte di tutti i membri del Cda espressi dall’opposizione e dello stesso presidente della Rai.
Quando un atto ha una chiara motivazione politica deve essere evidente a tutti chi è contro e chi è a favore.
Intolleranza al pensiero libero
Purtroppo non è la prima volta che il Presidente Fini interviene per censurare Annozero - testimonianza di un'informazione libera e pluralista - sintomo di un'evidente intolleranza alla manifestazione del pensiero quando sgradita al Potere.
Io sono vicino al popolo abruzzese, ai tanti soccorritori - vigili del fuoco, appartenenti alle forze dell'ordine, militari, medici, infermieri, protezione civile e volontari - che ci fanno sentire orgogliosi di essere italiani.
Spero che Fini e Berlusconi, invece di attaccare l'informazione libera di questo Paese, facciano ogni sforzo al fine di contribuire ad individuare politici, persone delle istituzioni, professionisti ed imprenditori che hanno realizzato costruzioni o che non le hanno messe in sicurezza che si sono frantumate come castelli di sabbia e si impegnino concretamente affinchè nel futuro - visto che loro non sono affatto estranei ad un "sistema politico" che governa da anni ed anni il nostro Paese - non succeda più quello di evitabile che è accaduto in Abruzzo.
Abruzzo: norme chiare per la ricostruzione
C'e' voluto il dolore dell'Abruzzo per ripensare il piano casa del governo, perche' fosse introdotto all'ultimo minuto una norma per le misure antisismiche.
C'e' voluto il dolore dell'Abruzzo perche' all'interno del governo a qualcuno venisse qualche dubbio sulla necessita' delle grandi opere pubbliche, a partire dal ponte di Messina.
I terremoti forse non saranno prevedibili, ma sono prevedibili le loro conseguenze. Il problema dell'Aquila non e' solo nostro ma di tutta l'Italia. Tre milioni di italiani vivono in zone a elevato rischio sismico. Ben 75.000 edifici pubblici non sono a norma, 22.000 scuole sono a rischio e di queste 9.000 sono al di fuori di ogni regola di controllo sismico.
In Italia le regole scritte sono spesso violate. Vigileremo sulla ricostruzione, perche' gli esempi del passato non ci confortano ne' ci aiutano. Per i terremoti di Belice, Friuli, Irpinia e Basilicata, Marche e Umbria sono stati spesi 140 miliardi di euro. Ci sara' bisogno di norme chiare, della massima trasparenza, di rigore amministrativo.
Luigi Ferrante in Europa
Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo il nostro candidato che ha una storia umana, professionale ed etica, e che potrà rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
"Sono Luigi Ferrante. Sono produttore documentarista, scrittore e ricercatore spirituale. Da anni mi occupo delle varie realtà che ci sono nel mondo, miseria e povertà, dove c'è effettivamente bisogno di aiuto. Oggi mi rendo conto che c'è questo bisogno nel nostro Paese, nella nostra amata Italia.
Credo che sia arrivato il momento di dare un grande contributo al nostro Paese, ma soprattutto credo nei giovani, perché in loro c'è la grande speranza, il grande futuro. Credo sia importante e indispensabile che venga data una grande carica ai nostri giovani, ai nostri studenti, perché sono loro il futuro, i leader del domani, sono loro il futuro della politica.
Oggi siamo di fronte ad un bivio, i ragazzi, che hanno grandi capacità, hanno bisogno di essere ascoltati, hanno bisogno di fiducia in se stessi. Oggi il Paese è afflitto da questa crisi economica, sociale e lavorativa. Credo che se riusciamo a dare fiducia e forza ai nostri giovani riusciremo a costruire il nostro Paese anche attraverso la Comunità europea. Per questo mi candido, perché credo in questi valori e principi, per dare voce a chi non ha voce. Voglio, e ritengo che sia opportuno già da oggi, incominciare a ricostruire la nostra Italia, ma soprattutto a portare i nostri valori umani di verità, di rettitudine, di pace, di amore e di non violenza all'interno delle nostre scuole e del nostro sistema educativo, perché quello che si sta perdendo, oggi, sono proprio questi valori e principi. Se la nostra politica non è in grado di tutelarci, di proteggerci e di darci una mano in questo momento in cui ne abbiamo maggiormente bisogno, allora questa forza, questo contributo, ce lo andiamo a prendere dall'Europa. Se i nostri politici italiani non ci prestano ascolto, e forse sono diventati tutti sordi, è arrivato il momento di iniziare a smuoverci. Credo che sia importante costruire una nuova formazione ai nostri giovani, costruire oggi una nuova scuola, stanziando tanti soldi a favore delle scuole e del sistema educativo, formando anche i nostri stessi insegnanti.
Credo che sia indispensabile che la scuola possa crescere con questi valori e principi di verità, rettitudine, pace, amore e non violenza. I grandi ce lo hanno insegnato, come anche Mahatma Gandhi dicendo “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Bene, io ho iniziato il mio cambiamento, e tutti insieme possiamo cambiare se lo vogliamo, se amiamo la nostra patria, la nostra nazione. Abbiamo compreso quanto è importante cambiare tutto questo sistema che a noi non piace. Cambiando noi, dalla nostra mente e dal nostro cuore, potremo cambiare il nostro sistema educativo, economico, lavorativo e sociale, potremo crescere e trovare un nuovo Paese che ci possa dare la speranza e la possibilità di una nuova politica.
Tocca ai nostri giovani. Oggi stiamo preparando un terreno, ma lo stiamo preparando per i nostri figli, per i nostri nipoti, perché si trovino un sentiero già preparato.
“Noi siamo ciò che pensiamo”, come hanno detto i grandi, e se cominciamo a pensare in positivo e con ottimismo riusciremo a vincere questa battaglia."
Tremonti dorme, le banche evadono
Non si finisce mai di stupirsi ed indignarsi. Nel mentre le banche chiedono aiuti di Stato e li ricevono grazie ai “Tremonti Bond”, pretendendo pure di riceverli senza condizioni ed accettando solo generici protocolli per futuri “codici etici” sulla remunerazione di manager ed amministratori, salta fuori che con una sola operazione riescono ad eludere/evadere milioni di euro, attraverso i soliti “paradisi fiscali”.
Così un sito internet documenta un accordo stipulato il 2 marzo 2007 tra Barclays Milano, Unicredit e Banca Intesa, grazie al quale le banche eludono (o evadono) il pagamento in Italia di tasse per circa 30 milioni di euro. L’operazione è assai complessa (denominata Project Brontos), ma praticamente consiste nella trasformazione di un rendimento in investimento, che, più o meno legalmente, non sconta alcuna tassazione. L’operazione è assai ingente :3,5 miliardi di Euro – Lira turca equivalenti per Unicredit e 1 miliardo di Euro Sterlina inglese equivalenti per Banca Intesa e passa attraverso società costituite in Lussemburgo. E così la storia inizia con Tremonti-Robin Hood, che doveva colpire le banche con più tasse, e che invece diventa Tremonti-Sceriffo di Nottingham, perché a pagare sono i cittadini e le imprese. Poi si scoprono due infortuni che portano Tremonti sul Viale del tramonto: il suo condono del 2003 con evasori auto dichiarati che non hanno pagato rate per 5 miliardi di euro ed il fallimento delle sue cartolarizzazioni sugli immobili pubblici (Scip1 e Scip2), che rischiano di costare 1,7 miliardi di euro ai contribuenti. Ed ora viene fuori il Tremonti dormiente, incapace persino di impedire alle banche di eludere/evadere le tasse. Dormiente come i conti dormienti, che usa come un bancomat per finanziare qualsiasi cosa: dai risarcimenti ai risparmiatori danneggiati, agli azionisti Alitalia ed ora persino alle quote-latte. Così alla fine non ce ne sarà per nessuno.
La nuova P2
Sono convinto che è il momento che i cittadini debbano riflettere su un fatto. Il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli, individuato da coraggiosi magistrati di Milano nel 1981, presso la residenza di Gelli, è stato in gran parte attuato. Per altra parte lo stanno attuando e per altra parte ancora lo hanno perfezionato.
I cittadini si devono ribellare a questa nuova P2. Perchè? Perchè innanzitutto opprime tutti gli spazi di libertà. Punta al pensiero unico, all'omologazione del pensiero, al culto della personalità del leader. Ne abbiamo avuto alcuni segnali inquietanti, in versione contemporanea, anche negli ultimi giorni, quando il Presidente del Consiglio ha sostenuto che devono manifestare la propria opinione politica solamente i capigruppo. Questo è pericoloso perchè ogni parlamentare è portatore di proprie idee, di proprie opinioni, di propri ragionamenti, quindi è un modo per restringere gli spazi di libertà all'interno del parlamento. Così come vogliono restringere gli spazi delle autorità di controllo, della Corte Costituzionale, e dare invece spazio alle figure apicali, alle figure presidenziali, perchè stanno costruendo il mantello per quello che dovrà essere il futuro premier designato di tutto il popolo italiano. Ma il popolo italiano questo non lo vuole. Il popolo italiano si deve ribellare a questa nuova deriva autoritaria, e deve far sì che gli spazi di libertà non vengano annichiliti.
La nuova P2 passa attraverso la soppressione di due baluardi dello stato democratico: l'indipendenza e l'autonomia della magistratura, e la libertà di stampa. Ridimensionare l'autonomia della magistratura significa sopprimere l'Art. 3 della Costituzione che vuole che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge, significa che non ci sarà più la distinzione dei poteri come voluta da Montesquieu tra potere esecutivo, potere legislativo e potere giudiziario. Annientare, sopprimere definitivamente il pluralismo dell'informazione significa dare la cornice formale all'omologazione del pensiero, e ovviamente il popolo italiano potrà intuire quale sarà il pensiero dominante, il pensiero unico, che sarà quello del futuro Presidente della Repubblica. A questo ci dobbiamo ribellare, in modo pacifico, in modo democratico, manifestando sempre il nostro pensiero fin quando ci sarà l'Art. 21 della Costituzione, e soprattutto mandando a casa i signori della nuova P2 attraverso uno strumento piccolo ma eccezionale: il voto.
Italia dei Valori ha scelto una strada importante, che è quella di aprire le liste alla società civile, a personaggi di cultura democratica sincera, con sensibilità diverse, magistrati, giornalisti, intellettuali, professori, sindacalisti, esponenti della società civile. Questo è il momento nel quale ognuno si deve sentire protagonista di un cambiamento epocale che spazzi via i signori della nuova P2 e apra il paese a quel fresco profumo di libertà.

Paolo Brutti in Europa
Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo il nostro candidato che ha una storia umana, professionale ed etica, e che potrà rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento:
"Sono Paolo Brutti, ho passato e dedicato la mia vita quasi completamente ai problemi del lavoro e dell'occupazione. Mi sono impegnato perché i lavoratori potessero avere quello di cui hanno diritto: una sicurezza sul lavoro e delle retribuzioni che li consenta di portare avanti la loro vita e quella delle loro famiglie.
Mi candido per l'Italia dei Valori alle elezioni europee perché penso che il problema dell'occupazione e del lavoro si possano risolvere con l'impegno di tutta l'Europa. Forse non basterà l'impegno dell'Europa per affrontare i problemi della crisi, è una crisi globale che ha bisogno di risposte globali. Oggi cominciano a venire dagli Stati Uniti delle indicazioni importanti in questa direzione, l'Europa deve saper corrispondere a quello che il Presidente degli Stati Uniti sta dicendo, l'Europa deve sapere che da quello che farà dipenderà la soluzione dei problemi dell'occupazione e del lavoro in tutto il continente.
Oggi abbiamo dei grandissimi problemi da affrontare. La crisi distrugge giorno per giorno posti di lavoro, occupazione e reddito. Se alla caduta delle rendite finanziarie e delle rendite immobiliari si aggiungesse una caduta drammatica dei redditi del lavoro e della pensione allora l'intero continente si avviterebbe in una prospettiva di gravissima recensione, che sappiamo porta con se chiusura di aziende, diminuzione drammatica delle attività, una spirale negativa che si avvita fino a portare alla distruzione dell'economia.
Che cosa dobbiamo fare? Dobbiamo cercare, con uno sforzo comune di tutti i Paesi europei di mantenere al lavoro e all'occupazione la maggior parte dei lavoratori. Bisogna saper distribuire il lavoro che c'è, bisogna fare in modo che le riduzioni di reddito che la distribuzione di lavoro porta con se vengano compensate da ammortizzatori sociali capaci di restituire una dignità anche economica alle attività lavorative. Questo oggi non si sta facendo, osserviamo che in Italia, e in altri Paesi europei, siamo molto al di sotto delle esigenze che la crisi oggi pone. Penso che se lavoreremo in Europa e se avremo di avere una forza rappresentativa capace di portare avanti questi problemi anche il nostro Paese dovrà fare quello che stanno facendo i più grandi Paesi, cioè uno sforzo all'altezza dei problemi che la crisi pone alla questione del lavoro e all'occupazione.
Dicono che il Parlamento europeo non serva a nulla, dicono che non ha poteri e che quelli che vanno in Europa a rappresentare l'Italia e gli altri Paesi ci vanno soprattutto per fare turismo, e non della politica. In parte questo è vero, perché non è stata approvata ancora una Costituzione europea e i poteri del Parlamento europeo sono ancora insufficienti. L'impegno di coloro che vanno in Europa, che sarà anche il mio, sarà fare in modo che la democrazia del continente, i poteri del Parlamento configurino sempre di più un Europa che sia simile a quella che abbiamo in mente: gli Stati Uniti d'Europa. Soprattutto, è necessario che coloro che vanno in Europa non pensino che andando cosi lontano possano dimenticarsi del proprio elettorato. Oggi se qualcuno vi domanda di dire quattro nomi di parlamentari che conoscete penso che avreste grosse difficoltà a sapere quali sono i parlamentari italiani che si sono distinti nell'attività legislativa europea. Tra cinque anni, se sarò eletto, vi farò questa stessa domanda. Se mi risponderete di non conoscere ancora neanche quattro nomi e, soprattutto, il mio, allora potrò dire di aver fallito completamente l'obiettivo per il quale vi chiedo in questo momento il consenso ed il voto."
Acqua Pubblica
L’acqua non può essere un bene di mercato. L’acqua è un diritto, lo abbiamo detto e lo ripetiamo.
Oggi ha avuto luogo un incontro tra i rappresentanti del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e una delegazione dell’Italia dei Valori.
Nel corso di tale riunione è stata ribadita la linea politica del partito finalizzata a modificare la normativa in vigore, per raggiungere l’obiettivo di rendere nuovamente pubblica la gestione delle risorse idriche.
Proprio riguardo l’eventuale fusione di Enia e Iride che rischia di consolidare il sistema privatistico di gestione del servizio idrico a Torino, Genova, Parma, Piacenza e Reggio Emilia, l’Italia dei Valori ha ribadito che, vista l’attuale legislazione in materia (legge n 133 del 6 agosto 2008 e n. 126 del 24 luglio 2008), diventa condizione irrinunciabile che il partito si batta affinché negli statuti delle società che gestiscono l’acqua la quota spettante ai poteri pubblici sia formalmente prevista come maggioritaria.
Insomma il diritto all’acqua è inalienabile, è un bene che appartiene solo ai cittadini.
Leggi i precedenti articoli:
L'acqua e' un diritto (www.antoniodipietro.it)
Beni pubblici, profitti privati dei concessionari (www.antoniodipietro.it)
Abruzzo: evitiamo ulteriori catastrofi
Tre giorni dopo il terremoto dell’Irpinia, quasi trent’anni fa, ero a Laviano con la squadra dei primi aiuti. Cominciava a nevicare. Le bare erano allineate una dietro l’altra sul margine della strada e cominciavano tre chilometri prima dall’abitato. Un piccolo paese rovinato giù per una pendice di una montagna, con le case che stavano più in alto cadute su quelle di sotto, come un domino. Più di mille morti solo lì. Una catastrofe.
Ora di nuovo il terremoto sull'Appennino. Non è il momento delle polemiche, ma della partecipazione e dell’aiuto alle popolazioni dell’Abruzzo colpite dal sisma. Certo colpiscono quelle immagini di scuole, case dello studente ed edifici pubblici, Anas ed altri, accartocciati al suolo. Ma con quale criterio si costruiscono le scuole in un territorio sismico? Perché gli edifici pubblici vengono giù come se fossero fatti di sabbia? Non è che c’entrerà qualcosa la trasparenza degli appalti? A pensar male…
Se invece di un piano casa per aumentare le cubature facessimo un piano casa perché non ci caschino addosso durante un terremoto? Una stanza in più o una vita in più: cosa è meglio?
In quell’Irpinia di trent’anni fa, quando il pianto si asciugò sugli occhi, i soccorritori cominciarono a trovare nei serbatoi dei mezzi di soccorso la sabbia nel gasolio. Era arrivata la padrona della ricostruzione: la Camorra, che portava in processione lo stendardo del comune e il santo protettore. Uno mi disse: “Sono povera gente, abituati da sempre ad appoggiarsi su un potente”.
Scendendo verso il basso corso del Sele, mi pareva di fuggire da un mondo perduto.
Mentre pensiamo ai soccorsi e alle risorse necessarie per l’immediato e la ricostruzione, rammentiamoci dell’Irpinia e del Belice. Evitiamo alle popolazioni dell’Abruzzo, già duramente colpite, l’agonia civile e morale di quei fatti e di quei territori.
Giorgio Pressburger in Europa
Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo il nostro candidato che ha una storia umana, professionale ed etica, e che potrà rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento:
"Sono Giorgio Pressburger, giornalista, regista televisivo, di teatro, cinematografico, scrittore, i miei libri son stati tradotti in quasi tutti i Paesi europei. Italia dei Valori mi ha invitato a candidarmi come candidato indipendente, e ho accettato volentieri. Credo nei valori. Quali sono questi valori? Libertà, giustizia, verità, cultura, istruzione. Nel Parlamento Europeo l'Italia dei Valori combatte per questi valori, facendo un'opposizione coraggiosa, ferma, determinata e civile. Io farò altrettanto adoperandomi soprattutto per istruzione e cultura, che sono il fondamento della nostra società. L'istruzione e la cultura sono i pilastri della società civile, i principi alla base di una corretta informazione e di una vera equa giustizia sociale. Non è possibile ammettere che i nostri ragazzi, i nostri studenti, i nostri bambini, siano messi in difficoltà per gli studi, per l'istruzione, soltanto a causa di una speculazione che ha messo in crisi l'Italia, l'Europa e tutto il mondo. Con il vostro voto mi adopererò con tutte le mie forze in difesa di questi valori."
Maruska Piredda in Europa
Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo il nostro candidato che ha una storia umana, professionale ed etica, e che potrà rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento:
"Sono Maruska Piredda, ho 32 anni e sono attualmente assistente di volo della nuova Alitalia, che come ben sapete ha subito un passaggio di mano che ha comportato ai lavoratori una totale assenza di diritti e per alcuni addirittura mancanza di lavoro .Ciò che stava accadendo alla vecchia Alitalia era un banco di prova che si sarebbe presentato a tutto il mondo del lavoro italiano.
Avevo avuto da subito, perché lo stavo vivendo sulla mia pelle insieme a molti dei miei colleghi, la percezione che tutte le lotte fatte dai nostri genitori da trent'anni a questa parte, per garantirci un mondo del lavoro qualitativamente migliore, sarebbero state annullate. Ciò che sta succedendo oggi in Italia è che il lavoratore precario potrebbe essere paragonato ad una forma di “schiavo”: non può alzar la testa, non può richiedere i suoi diritti, non può usufruire di ferie, non può chiedere un aumento e quando andrà in pensione, forse, potrà vedersi riconosciuta una minima parte di ciò che ha maturato negli anni lavorativi che sicuramente non gli consentiranno di fare la spesa del mese.
Questa flessibilità non deve agevolare soltanto le aziende. Questa flessibilità deve agevolare il giovane, il lavoratore in generale che oggi non ce la fa più. L'economia del nostro Paese è a pezzi, non soltanto per una serie di contingenze generali, ma anche perché questo lavoratore, con la schiena piegata, non ha più ne tempo ne voglia di perdersi in cose futili, soprattutto non ha più i soldi per farlo. A maggior ragione il discorso femminile all'interno di questo contesto, di una donna che ha il diritto di essere madre e che a quel punto si vede mettere i bastoni tra le ruote dovendo prendere una decisione, a volte triste, di dover rinunciare al proprio posto di lavoro proprio perché incapacitata di andare avanti.
Sono scesa in campo per rappresentare non soltanto i miei colleghi, molti dei quali sono a casa con l'incertezza, o la certezza, di non poter riprendere domani quello che è stato il loro lavoro per 15 anni. Sono qui anche perché questa esperienza l'ho vissuta sulla mia pelle. E' assolutamente mortificante, e non parlo per i soli lavoratori di Alitalia, ma per tutti i lavoratori in generale, vedere annullare la propria professionalità e i propri diritti andando a lavorare a testa bassa sotto padrone.
Devo dire che, da questo punto di vista, gli unici a scendere in campo con noi a darci man forte, a sprecare quelle parole e a portare la nostra voce e realtà, che non era quella che traspariva nelle pagine dei giornali, è stato il partito dell'Italia dei Valori. E' per questo che ho fatto questo tipo di scelta.
Se mi sarà data la possibilità, proporrò al Parlamento europeo che per tutti i lavoratori precari vengano assolutamente sottoscritti, in maniera chiara ed inequivocabile, i loro diritti. Il lavoratore precario deve essere pagato più di un lavoratore regolare, perché il suo rischio di perdere il lavoro è altissimo e, vista la condizione lavorativa che c'è in Italia, non ha la certezza di essere reimpiegato. E' questa la cosa più triste: la flessibilità che si è promossa in Italia non è stata sostenuta da un sistema che garantisca effettivamente al lavoratore precario di poter usufruire di un nuovo lavoro qualora gli si presentasse un licenziamento. E' importante che questi giovani, che non sono più giovani avendo anche più di 40 anni, possano avere la certezza di un futuro per se stessi e per le loro famiglie."
Incensurato di Rete
Pubblico il video ed il testo di una mia intervista, realizzata dal nostro inviato, in tema di informazione.
D. M: Carlo Vulpio giornalista del Corriere balzato agli onori della cronaca suo malgrado perché abbiamo saputo di questa vicenda di Why not che ti è stata tolta. E' cambiato il tuo lavoro da quel momento o no?
Carlo Vulpio: Beh, diciamo che alcune cose sono cambiate, è ovvio che dovesse essere così perché quando ti tolgono una inchiesta di cui ti stai occupando, senza voler fare un paragone così alto è come se a un magistrato togliessero un fascicolo dell'inchiesta di cui si sta occupando insomma, è sempre una cosa negativa e grave.
Ci sono però anche, come sempre accade, delle ripercussioni, quelle come l'onda di uno stagno. Una volta che vi si getta un sasso dentro si allargano anche altre questioni ad altri fatti. Voglio dire che se ti tolgono un'inchiesta come Why not, Toghe lucane o come Poseidone, ti tolgono anche la possibilità di occuparti di cose che somigliano a quelle. Diciamo di tutte quelle cose che sono all'incrocio fra la politica e la giustizia, per le quali, magari perché hai lavorato bene, sei visto un po' come un pericolo.
Devo dire che io essendo uno di quelli che scrive sulla carta stampata per lungo tempo potesse essere solo quello lo strumento per arrivare a tutti, poi anche, e nonostante le vicende che mi hanno toccato in prima persona, ho sperimentato positivamente le capacità e le virtù della rete, per cui mi sono trovato ad esserne beneficiato pur essendo all'inizio uno di quelli che non aveva ancora capito bene l'enorme potenzialità.
Mi sono accorto che è uno strumento formidabile, anch'io a quel punto ho aperto un blog carlovulpio.it e su quel blog ho potuto anche scrivere, comunicare con quel pubblico al quale arrivavo con la carta stampata per quelle questioni che sulla carta stampata non mi vengono fatte fare più.
Quini non solo ritengo che lo strumento della rete sia molto positivo, ma ritengo di aver potuto addirittura allargare il pubblico che mi seguiva sul giornale, pur ritenendo che carta stampata e rete non siano due mezzi in conflitto, due mezzi alternativi, ma che possono benissimo completare l'uno o l'altro.
D. M: Mi sembra quasi scontata allora, la risposta, se dovessi chiederti un parere su questi emendamenti, leggi e leggine delle varie Carlucci, D'Alia, Levi Prodi eccetera.
Carlo Vulpio: Bè, io sorrido perché voglio dire: ci aveva provato il governo Prodi con il suo sottosegretario alla presidenza Levi, che fra l'altro è un giornalista che veniva pure dal Corriere della sera, e fatto da un giornalista insomma... ci ha provato Masi che ha coperto la stessa carica col governo Berlusconi, e poi D'Alia, Carlucci, come dire ormai è un elenco sterminato. E tutti quanti dicono la stessa, inutile e oserei dire eversiva cosa, cioè quella di imbavagliare i blogger, imbavagliare la rete, tutta questa voglia di controllo che hanno è in realtà una paura che ci deve rendere felici. Cioè hanno capito che sulla rete si forma una opinione pubblica che non c'era più, che non esisteva più e questo fa paura a loro. Non fa paura a chi, invece, ritiene che il sale della democrazia (dirò cose banali e ripetute ma sono fondamentali) è proprio questo: cioè la possibilità non so lo di informare, ma di essere informati da parte di gente che oggi da un sistema radiotelevisivo e di carta stampata non lo è più come dovrebbe essere. Questo è sotto gli occhi di tutti!
Anche qui, non è che diciamo cose sovversive, anzi quasi mi vergogno a dire cose così normali.
D. M: L'articolo 21 della Costituzione, infatti, dice che la stampa non può essere sottoposta a censura. Il Decreto ormai imminente, per non dire ormai passato, sulle intercettazioni va contro questo articolo.
Dal tuo punto di vista come cambierà l'informazione quando passerà questo decreto?
Carlo Vulpio: Mah io ritengo che fin quando non passa una cosa dobbiamo sempre dire "se passerà" poi se si vorrà fare una prova di forza non diamo per scontato che sia passato.
La cambierà l'informazione, la sta già cambiando. Intanto per un atteggiamento di tutta quella che, dico io, dovrebbe essere la categoria dei giornalisti, che avrebbe dovuto ribellarsi come un sol uomo di fronte a questo problema, perché il problema non è, diciamolo ancora una volta, quello delle intercettazioni non pertinenti ai reati o coperte ancora da segreto, e quindi quelle intercettazioni che riguardano la sfera privata. Questo nessuno vuole che siano pubblicate. Il problema però è che si usa questo argomento per ostacolare le intercettazioni come strumento di indagine, che sono le intercettazioni pertinenti ai reati, che riguardano una fase del procedimento non più coperto da segreto, e quindi la gente deve conoscere perché non deve conoscere "babbo morto" gli effetti di una scalata bancaria illegale perché quella è una scalata bancaria che danneggia ad esempio i piccoli risparmiatori. Se i pi ccoli risparmiatori non sanno cosa sta succedendo sono bell'e truffati nel momento in cui il fatto è compiuto.
Allora il punto è: non soltanto le intercettazioni come strumento d'indagine per la loro durata, che siano pertinenti ai reati, che non siano più coperte da segreto ma anche ma anche il momento della pubblicazione! Su questo poche persone spiegano. Il momento della pubblicazione è importante, quando non sono più coperte da segreto. Perché il momento della pubblicazione consente che alcuni reati in corso vengano sventati.
Quindi che serve dire: "aspettiamo la fine del processo o aspettiamo il rinvio a giudizio" serve semplicemente a occultare ancora una volta, a non far sapere. Questo è il vero dibattito sulle intercettazioni! Se permetti detto da uno che se ne intende perché è stato intercettato illegalmente su fatti non pertinenti a reati, non trova nessuna Bergamini che proponga il carcere per chi lo ha fatto, carcere al quale io sono comunque contrario su questo tipo di reati, allora, come dire, tutto ciò ci deve suggerire che c'è più di uno conto che non torna.
Legge 40: fine di una legge crudele
La notizia che aspettavamo da tempo e che finalmente metterà fine ad una legge crudele, oscurantista ed illiberale come la Legge 40 sulla Pma. Le donne italiane potranno avere, non appena le indicazioni della Consulta saranno recepite dai legislatori, le stesse chances delle donne del resto del mondo e non saranno costrette ad andare all’estero per cercare di concepire un figlio attraverso la fecondazione assistita.
Quattro anni di applicazione della legge 40 hanno portato a quadruplicare il numero delle coppie che hanno deciso di investire nel turismo procreativo poiché in Italia non avrebbe potuto avere il giusto trattamento terapeutico e le stesse possibilità di riuscita.
Con la decisione della Suprema Corte salta il teorema che è alla base della legge 40: il limite massimo dei tre embrioni. I medici potranno finalmente usare criteri diversi per le 25enni e per le 40enni e si ridurranno, soprattutto, le pericolosissime gravidanze trigemellari (in Italia il 3,5%) che mettono a repentaglio la vita della madre e dei feti, e che hanno un elevato costo per la società.
Chi fino a ieri non ha fatto altro che tessere le lodi alla Legge 40, dopo la sentenza della Consulta, sarà costretto a farsi un esame di coscienza e valutare se sia davvero il caso di continuare a rappresentare gli interessi e i diritti delle donne italiane in Parlamento. A cominciare dal Sottosegretario Roccella che, dopo la presentazione dei dati sulla Pma in Italia presentati la scorsa settimana, ha continuato a dare un’interpretazione distorta e distorcente della realtà e che ancora adesso, dopo la decisione della Consulta, si limita a risposte ambigue non affrontando realmente il punto: la Legge 40 va cambiata, e al più presto; per dimostrare pieno rispetto per la libertà di scelta individuale e per la salute della donna prima che dell’embrione.
Per l'autonomia della Magistratura
La Magistratura, come la Costituzione italiana prevede, è indipendente e autonoma da ogni altro potere. Dobbiamo difendere con fermezza l'indipendenza e l'autonomia della Magistratura, che non è un privilegio di una casta o di una corporazione di categoria professionale, ma una garanzia per tutti i cittadini. L'articolo 3 della Costituzione sancisce che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. Questo è un principio fondamentale, ma per dargli sostanza bisogna far si che la magistratura sia autonoma e indipendente.
Se la Magistratura non è indipendente non si può avere una legge uguale per tutti. Il rischio, nel caso la Magistratura dipendesse dal potere politico, sarebbe avere una giustizia forte con i deboli e debole con i forti. Questo in parte in Italia già avviene, dove abbiamo processi rapidi e celeri nei confronti delle persone più deboli e processi lunghissimi, che spesso terminano con la prescrizione, nei confronti dei colletti bianchi e dei poteri forti.
Ci sono poi, e su questo bisogna vigilare, una serie di tentativi per svuotare e depotenziare questo principio costituzionale attraverso la legge ordinaria. Ad esempio, in Parlamento si discute in questi giorni un disegno di legge molto pericoloso, che vuole impedire che la Magistratura possa investigare di propria iniziativa. Questo è un principio importante, introdotto nel codice nella fine degli anni '80 e voluto da Giovanni Falcone, pubblico ministero titolare delle indagini preliminari, il Dominus delle indagini, e quindi di propria iniziativa, proprio perché è un organo indipendente da ogni altro potere, poter investigare senza avere condizionamenti da parte di nessuno.
Questo disegno di legge prevede che il pubblico ministero possa muoversi solo nel caso di segnalazioni da parte della polizia giudiziaria. Perché è pericoloso? Non perché la polizia giudiziaria non abbia professionalità e capacità, anzi, la mia esperienza di magistrato mi insegna che Magistratura e polizia giudiziaria lavorano assieme per la ricerca della verità e per le esigenze di giustizia, però la polizia ha anche una dipendenza dal potere esecutivo. C'è il rischio che il potere esecutivo decida su quali reati investigare e quali no. E' intuibile che indagini di corruzione, sul malaffare politico e indagini sulla criminalità dei colletti bianchi, non ci possano essere più in questo Paese.
In Europa è importante vigilare affinché i processi non durino tantissimo come in Italia e che ci sia la certezza della pena. Questo è un tema importante, che va consolidato e che può avvenire soltanto con una Magistratura autonoma ed indipendente.
E' importante che questa nuova politica che cerchiamo di rappresentare noi esponenti della società civile, insieme ad Antonio Di Pietro e l'Italia dei Valori, stia vicino ai giudici e ai magistrati impegnati in prima linea. In questi anni abbiamo assistito spesso ad una politica che interviene per ostacolare le attività giudiziarie o, in qualche modo, per cercare di impedirne il naturale decorso. La politica deve stare vicino ai magistrati in prima linea, non solo fornendo loro mezzi e risorse, ma evitando di approvare leggi che ostacolano il funzionamento della giustizia e soprattutto evitando delegittimazioni improprie della Magistratura, cosi come anche tentativi di interferenza nelle attività giudiziarie come sta avvenendo in questi giorni attraverso l'ispezione che il ministro Alfano ha disposto presso la Magistratura barese, che sta facendo indagini importanti in materia di pubblica amministrazione.
Bisogna invertire la rotta: non una politica contro i giudici, ma una politica a favore dei magistrati impegnati in prima linea, e mi riferisco in particolare a quei magistrati che operano in realtà molto difficili come quelle dell'Italia meridionale, la Sicilia, la Calabria e la Campania in particolare.
Pino Arlacchi in Europa
Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo il nostro candidato che ha una storia umana, professionale ed etica, e che potrà rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento:
"Mi chiamo Pino Arlacchi, sono un sociologo e impegnato da qualche anno nella lotta alla criminalità organizzata e contro i grandi poteri criminali. Sto con l'Italia dei Valori, e mi sono candidato per le elezioni europee, perché è la mia sede naturale.
I temi per i quali si batte l'Italia dei Valori, cioè la legalità, la giustizia, la lotta contro la criminalità organizzata e l'informazione corretta, sono i temi della mia vita. Sono i temi per i quali sono andato alle Nazioni Unite come Segretario generale, dal 1997 al 2002, sono i temi con i quali mi sono impegnato per molti anni a Palermo con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sono i temi su cui studio e lavoro tutti i giorni.
Il tema della disinformazione, che nel nostro Paese gioca un ruolo decisivo nel cambiare la percezione delle persone, è fondamentale. Oggi, tutti noi pensiamo che viviamo in un mondo catastrofico, di vivere in una società senza un futuro positivo, pensiamo di essere sommersi dalla violenza e dall'ingiustizia, pensiamo in definitiva che “domani sarà peggio di oggi”. Ho scritto un libro per dimostrare che la realtà è completamente diversa: non siamo mai stati cosi sicuri come adesso, la grande violenza delle guerre, dei massacri, dei genocidi e del terrorismo diminuisce regolarmente da molti anni, e anche la piccola delinquenza non cresce affatto, mentre tutti siamo convinti di credere il contrario.
In realtà un mondo più decente si può costruire, le forze che si battono in questa direzione, e l'Italia dei Valori è una forza importante da questo punto di vista, hanno grandi possibilità di farcela. Non sono un catastrofista, credo che andare in Europa significhi rafforzare la vocazione di pace dell'Europa, un continente che non conosce guerre da 64 anni, un continente che svolge un ruolo di potenza civile che non crede alle soluzioni militari delle crisi internazionali, che ha sviluppato una forma originale di promozione dei diritti. Andare in Europa significa andare a combattere per disarmare, per ridurre ancora di più le spese militari europee, che sono già tra le più basse del mondo, dove siamo sotto del 2% del Pil europeo contro l'8% di quello americano. Abbiamo un futuro molto importante da costruire, noi europei insieme agli Stati Uniti e la Cina, ed essere in Europa con un messaggio di rafforzamento della pace, dell'identità europea, e nell'unico parlamento sovra nazionale del pianeta, è molto importante.
Mi batterò anche per costruire il Parlamento universale, cioè estendere l'esperienza del Parlamento europeo a livello mondiale. Se esiste un Parlamento degli europei, perché non deve esistere un Parlamento di tutti i cittadini del mondo, eletto dai cittadini, che affianchi l'attuale assemblea generale delle nazioni unite, composta soltanto da Stati.
Mi batterò perché l'estensione della pace, che cresce dappertutto anche per merito dell'Europa. Mi batterò per l'eliminazione delle armi nucleari, un tema decisivo e importante che è presente nell'agenda politica. Obama l'ha messo nella sua piattaforma elettorale, e l'Europa può dare un grande contributo per liberarci da questo incubo che ci perseguita ormai da più di 60 anni.
Mi batterò anche per rafforzare la giustizia internazionale, introducendo il reato di aggressione tra i temi della corte penale internazionale.
Farò questo, insieme agli amici dell'Italia dei Valori di cui sono responsabile sicurezza internazionale, certo di trovarmi insieme a degli uomini liberi. Sono una persona che intraprende delle sfide consapevole che queste sfide si possano vincere. Non siamo una minoranza di estremisti che crede in cose che non si realizzeranno mai, siamo delle persone positive, concrete, che fanno battaglie che si vincono e perché sappiamo di avere dalla nostra la maggioranza degli italiani."

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Giorgio Schultze in Europa
Torniamo in Europa, ma con degli italiani di valore di cui essere orgogliosi. Per questo presentiamo il nostro candidato che ha una storia umana, professionale ed etica, e che potrà rappresentare la migliore Italia in Europa.
Giorgio Schultze, portavoce europeo del Nuovo Umanesimo, dal novembre 2008 è stato nominato portavoce europeo della Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza (www.marciamondiale.org).
Testo dell'intervento
"Sono Giorgio Schultze, architetto, e da oltre vent'anni mi occupo di fonti rinnovabili, di pianificazione energetica, di risparmio ed efficienza energetica nella pianificazione.
Ho accettato questa candidatura perché penso che stiamo vivendo, in Italia e in Europa, una delle maggiori crisi: un'emergenza democratica che ci sta togliendo i diritti, un'emergenza economica finanziaria che ci sta togliendo la possibilità di lavorare e prospettare un futuro, un'emergenza di pace e di violenza che ci sta togliendo, addirittura, la possibilità di vivere.
Il mio impegno, in tutti questi anni, è stato affiancato da quelli che sono i temi dei diritti umani, ma anche di quello di un bene insostituibile: la pace. Per questo pensiamo che andare in Europa rappresenti un obiettivo specifico: ridurre gli ingenti costi per la corsa agli armamenti. Oltre 1300 miliardi, l'equivalente quasi del PIL dell'Italia intera e quello che è attualmente il buco finanziario creato dalle banche americane, investiti in armamenti. Per questo bisogna andare in Europa, per smantellare le basi nucleari, per smantellare quelli che sono nuovi investimenti per l'allargamento e la creazione di nuove basi militari. Pensiamo che questa non sia la risposta alla crisi economica finanziaria, siccome non sta dando posti di lavoro e non garantisce il futuro dei nostri figli.
Per questo pensiamo che l'impegno dell'Italia, e dell'Europa intera, debba dirigersi in questa direzione: portare solidarietà e cooperazione negli stati e nazioni che necessitano, e non armi di ulteriore distruzione. Questo è l'obiettivo che una regione di pace e di accoglienza come l'Europa deve darsi.
Noi sappiamo che una possibilità, una via di uscita, c'è. Purtroppo non lo possiamo fare solo come cittadini, abbiamo bisogno di una rappresentanza politica vera, forte, e questo in Europa lo possiamo realizzare. Per questo invitiamo tutti a ribellarsi in maniera non violenta, dare veramente una riposta che crei dialogo tra le culture, un vero rapporto di comunicazione tra i popoli, e questo lo possiamo costruire come valore principale.
Vorrei chiudere con quello che è il principio ispiratore di tutti quanti noi: “tratta gli altri come vorresti essere trattato”. Credo che questo valore dovrebbe essere, non soltanto in Italia ma in Europa e nel mondo, la regola d'oro, quella che dovrebbe ispirare non soltanto i governi ma tutti quanti noi. Vi invito a votare per l'Italia dei Valori per questo valore specifico, ossia trattare gli altri come vorresti essere trattato."

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