dalla parte dei cittadini



20 Aprile 2009

Giommaria Uggias: mi presento


Ha conseguito il titolo di studio Laurea Giurisprudenza e svolge la professione di Avvocato. Già sindaco di Olbia dal 1995-1997, è' stato eletto nel Consiglio Regionale della Sardegna nel 2004 nella lista La Margherita Democrazia è Libertà nella circoscrizione Provinciale, collegio di Olbia-Tempio. Ha fatto parte del Gruppo La Margherita-Democrazia è Libertà, fino alla data del suo scioglimento per la confluenza nel PD. Scelta, quest'ultima, che Uggias non ha condiviso per la deriva dirigista e per le scelte non sempre democratiche che quel progetto ha comportato. Nel 2008 aderisce all’Italia dei Valori di Antonio di Pietro. Con Italia dei Valori si candida alle Elezioni Regionali del 2009 risultando il candidato IDV più votato della Sardegna con 2300 preferenze, ma nonostante questo non ottiene la carica di Consigliere in ragione della ripartizione su base demografica degli elettori che assegna alla Gallura solo 5 seggi in Consiglio Regionale. Nella passata legislatura, che vedeva Renato Soru Governatore della Sardegna, è stato componente della Commissione Sanità e Servizi sanitari e sociali; della Commissione Autonomia e Rapporti con lo Stato, Enti Locali e della Commissione Agricoltura e Tutela dell'ambiente Attualmente candidato nel Collegio Isole Sicilia-Sardegna alle prossime Elezioni Europee del 6-7 Giugno 2009. MI PRESENTO Guardando alle elezioni europee balzano immediatamente agli occhi le distanze che caratterizzano le istituzioni europee rispetto alle esigenze delle nostre popolazioni e dei nostri territori, e, purtroppo balzano agli occhi anche le distanze che esistono tra regioni anche le più vicine come Sardegna e Sicilia. Le due maggiori isole del Mediterraneo accomunate e divise dalle dominazioni esterne (dai fenici agli spagnoli) oggi hanno loro legami che passano sempre attraverso Roma o Bruxelles, hanno un collegamento fisico “penoso”: una nave indecente che sconsiglia rapporti economici e sociali; un unico collegamento aereo declassato e non quotidiano. Queste elezioni possono essere un’occasione per instaurare un virtuoso legale e combattere battaglie comuni: · Salvaguardare la specialità statutaria; · Superare l’isolamento con un sistema di continuità territoriale delle persone e delle merci; · Equiparazione del costo dell’energia; · Salvaguardia della specialità dell’ambiente naturale e delle produzioni. · Legalità sostanziale. Questi obiettivi si possono raggiungere affinando le identità specifiche e impegnandoci in un quadro generale per affermare i propri valori soprattutto in questo momento storico in cui il sistema economico basato sul capitalismo-spinto è arrivato al capolinea, è fallito. La storia ci sta mettendo davanti a una sorta di caos primordiale economico e sociale in cui si rinnova la lotta tra il bene ed il male, tra la giustizia e l’ingiustizia. Davanti all’ingiustizia il mondo si divide tra chi vuole trarre vantaggio dalle situazioni di ingiustizia e chi invece le combatte. Nel primo caso si sceglie di alimentare l’ingiustizia, mentre nel secondo caso si sceglie di combatterla. Nel primo caso non ci si preoccupa se il conto viene pagato dal popolo, mentre nel secondo caso invece ci si preoccupa che il conto non sia pagato dai più deboli ed indifesi. Davanti a ciò non possiamo essere ecumenici ma dobbiamo affermare da che parte stiamo. Ma non è facile distinguere tra chi lavora per la giustizia (sociale - economica – politica) e chi fa il contrario. La storia lo insegna (è un tratto comune a tutta la storia umana) che mai si è compreso subito chi fossero i portatori di ingiustizia, anche perché immediatamente dopo le bardane, le grassazioni, le scorribande, le corse (tutti momenti storici caratterizzati dall’assenza di regole o da minime regole come per i corsari) sono proprio i nuovi ricchi, i nuovi padroni del potere a scrivere le regole, in senso conservativo. Così è successo che i corsari e i grassatori prima hanno approfittato della violazione e dell’assenza, di norme, e successivamente hanno vestito i panni buoni della legalità. Se si guarda alla storia si vede che la nascita della mafia in Sicilia è dovuta alle prepotenze dei signori, dei colletti bianchi che vogliono aumentare le proprie ricchezze anche a discapito di chi lotta per i diritti degli ultimi anelli della catena sociale. Il caso Notarbartolo testimonia come il tentativo di coprire il crimine passi innanzitutto attraverso il tentativo di negarlo e di affermare che la mafia non esisteva. Guardando all’attualità il livello di attenzione e di allarme non va rapportato al ceto sociale, al censo, bensì all’individuazione delle situazioni di ingiustizia e soprattutto ai conflitti di interesse, che sono imbrogli, e smascherare quindi quelli che essendo in conflitto di interesse sono veri e propri imbroglioni. Situazioni vecchie e nuove particolarmente quelle emergenti allorché ancora non abbiano manifestato la loro vera natura. Se noi vogliamo essere operatori di giustizia sociale abbiamo il dovere di lottare contro l’ingiustizia dei grandi operatori, privi di valori perché un’azione spregiudicata comporta diffusi costi sociali, ambientali e talvolta la distruzione degli stessi tessuti sociali ed ambientali. Ma se è facile effettuare dei distinguo se si osservano le condotte e le operazioni economiche tradizionali, è più difficile discernere tra le categorie se si osservano le grandi speculazioni delle grandi società, alle grandi “ottimizzazioni”, alle grandi concentrazioni. Se poi distinguiamo le valutazioni sul fronte europeo e globale nascono inquietanti interrogativi: possiamo assistere impassibili a situazioni caratterizzate da assenza di punibilità? Possiamo accettare che il mercato e il profitto muovano tutto, tutto creano e quindi tutto possono distruggere? Possiamo accettare un attentato all’economia? Possiamo viceversa chiedere che i profitti dei manager devono andare di pari passo con la vitalità delle aziende, di lungo periodo e rapportata alla vitalità del sistema economico? Possiamo ristabilire un rapporto parallelo tra moderazione nello sfruttamento agricolo della terra o turistico delle spiagge e lo sfruttamento del sistema economico? Che ciò vale non solo per i grandi speculatori nel mondo della finanza, ma anche per quelli piccoli nelle piccole comunità che spesso causano danni, proporzionalmente maggiori, alle limitate risorse delle piccole comunità? SI! Una soluzione consiste nel percorrere la strada della legalità e l’educazione alla legalità che porti a leggi che dovrebbero nascere come espressione di giustizia, e dunque di difesa e di promozione dei diritti della persona, e da una superiore sintesi degli interessi comuni trasparenti e armoniosi con i valori della Costituzione.