I candidati rispondono
Riportiamo il video dell'incontro, tenutosi giovedi 28 maggio a Roma, tra i giovani dell'Italia dei Valori e i candidati al Parlamento europeo Niccolò Rinaldi, Cristina Scaletti, Carlo Rossetti, Milito Pagliara e Luisa Capelli.
L'idea dell'iniziativa è nata dalla necessità di dire alcune cose che ci stavano a cuore. Nessuno parla di Europa, e nessuno parla di chi andrà a rappresentarci. Le vicende di Noemi Letizia prendono la scena e il dibattito politico tralascia argomenti che meriterebbero una maggiore attenzione. Mentre c'è chi si batte per ottenere una norma Europea sul conflitto di interessi, gli altri partiti candidano veline e riciclati.
L'Europa è una argomento da sempre poco sentito in Italia. Il parlamento europeo viene percepito come qualcosa di lontano che poco ha a che fare con le nostre vite. Sono proprio diffusi atteggiamenti come questo che mettono in crisi l'istituzione europea.
Abbiamo organizzato questo dibattito per far capire che l'Europa ci è più vicina di quello che pensiamo: da quando andiamo a fare la spesa e compriamo prodotti alimentari a quando il nostro Ministero delle Finanze studia la legge finanziaria.
Noi giovani sentiamo l'Europa vicina, la sentiamo perché viaggiamo più dei nostri genitori, la sentiamo perché vediamo in essa una speranza per il domani, una speranza per le nostre possibilità lavorative. Siamo convinti che iniziative come questa diffondano l'idea dell'appartenenza a un Europa che può darci tanto se mandiamo le persone giuste a rappresentarci.
È facile comprendere perché sempre più giovani come me entrano nell'Italia dei Valori. Fra i giovani c'è ancora voglia di pulizia, voglia di trasparenza, voglia di partecipare mai come in questo caso ci viene dato lo spazio che cerchiamo.
Fannulloni, panzoni, e dormiglioni
I ministri del governo sono la fotocopia del loro Presidente del Consiglio. Anche nelle dichiarazioni che fanno dimostrano di essere lontani anni luce dai problemi del Paese e delle categorie di cittadini che dovrebbero rappresentare, e verso cui dovrebbero agire offrendo sostegno e comprensione per le loro problematiche.
Oggi Brunetta se ne esce con dichiarazioni offensive verso le forze di sicurezza definendo la Polizia di Stato composta da “panzoni e burocrati”. A queste parole rispondiamo “no a ministri cialtroni”. Brunetta dovrebbe vergognarsi delle sue affermazioni nei confronti di chi ogni giorno rischia la vita per garantire la sicurezza dei cittadini. Si occupi piuttosto di aiutarli aumentando l’organico carente con nuove assunzioni e a pagando gli straordinari al personale, che da mesi non ne percepisce i compensi.
A Brunetta si aggiungono le paradossali affermazioni del ministro Gelmini che, non da meno del suo collega, dimostra di non conoscere quel mondo della scuola con il quale dovrebbe confrontarsi ogni giorno, né tanto meno di avere consapevolezza delle gravi condizioni in cui versano molti istituti scolastici.
Mi chiedo invece se il ministro Gelmini sappia che in tutt’Italia i genitori sono costretti a pagare nelle scuole un contributo mensile per le attività di laboratorio, per i corsi d’inglese e per l’acquisto della carta igienica.
Se dovessimo applicare a questi ministri le loro regole e decisioni, allora dovremmo rispedirli tutti a casa con una pessima valutazione, e senza stipendio.
Il modello fantozziano del "ragionier Brunetta"
L'idea di Brunetta di vietare l’uso di Internet nei luoghi di lavoro è l’ennesima trovata pubblicitaria. La mia impressione è che si tratti solo di un nuovo spot elettorale, l’ennesima trovata d’effetto per infiocchettare di fronte ai cittadini la reale incapacità del governo di risolvere le svariate e gravi disfunzioni del mondo della pubblica amministrazione. Un mondo in cui, per altro, accanto a milioni di ‘fannulloni’ c’è tanta gente che lavora sodo, con serietà e senso della responsabilità.
Quest’ultima proposta non ha niente in più rispetto alle tante altre sparate sin dall’inizio della legislatura dal ministro, delle quali, però, fino al momento non si è visto un solo risultato. Solo proposte lontane dal toccare il mondo dei dirigenti, dal quale sarebbe necessario partire per rendere funzionante la pubblica amministrazione.
Ben lontano dal contestare a Brunetta la volontà di combattere gli abusi di cui la pubblica amministrazione è piena, non posso fare a meno di contestare il metodo, di cui questa trovata sull’uso di Internet è solo l’ultima espressione. Un metodo che ha una linea incresciosamente costante, quella dell’infondatezza, quella stessa filosofia che ha fatto uscire dalla bocca del ministro, durante il congresso del Pdl, parole come ‘basta con il piagnonismo del Sud’. Frasi e idee, insomma, che suonano come l’incitazione ad un malato terminale ad alzarsi e fare una passeggiata.
Il vero problema non è che il fannullone passa il suo tempo a giocare su Internet. La questione è ben più complessa: perché un dipendente ha il tempo di andare su internet? La risposta probabilmente sta nel fatto che egli è in esubero e appesantisce la macchina pubblica impedendo uno sviluppo che la tenga al passo con la necessità di sempre nuovi servizi. Quindi, signor Brunetta, si occupi di riformare la macchina pubblica, anche a costo di perdere qualche consenso, invece di inventarsi un ambiente di lavoro che ricorda lo stereotipo superato del dipendente fantozziano da umiliare e gestire come “sottoposto”.
Come parlamentare, come economista, come cittadino e come membro di un partito che guarda in faccia la realtà, ritengo che nella pubblica amministrazione, come in troppi altri settori, questo governo stia annebbiando gli occhi degli elettori con qualcosa di troppo aleatorio come le belle parole. I fatti, purtroppo, restano un miraggio.
Teleregime
In Italia c'è un regime, o almeno c'è un regime mediatico. Per alcuni no, per altri qualche rischio ci potrebbe essere. Agli scettici e ai cinici vorremmo proporre la cronaca di una giornata qualunque e vi giuriamo che non faremo neppure cenno al conflitto di interessi, anche per non turbare il riposo di quegli esponenti del centro sinistra che non sopportano questa orribile parolaccia.
Ebbene tra domenica sera e lunedì si sono consumati i seguenti episodi.
Le cronache sportive in tv, soprattutto sugli schermi della Rai, ci hanno deliziato con tutte le immagini possibili da San Siro in occasione di Milan Roma. Abbiamo saputo tutto sui fischi riservati da un gruppo di ultrà a Paolo Maldini, nel giorno del suo addio. Peccato che nello steso stadio altri firschi e beffardi striscioni dedicati alle veline fossero stati indirizzati nei confronti del Presidente del Consiglio, nonchè proprietario del polo unico Raiset, nonchè patron del Milan medesimo. Forse per non disturbare il riposo e la serenità dell'imperatore, alcune trassmissioni hanno deciso di non farne cenno. Eppure lunedì mattina la rosea, la Gazzetta dello sport, ha ritenuto di dedicare alla clamorosa contestazione una grande foto notizia con tanto di striscione.
Nelle stesse ore il servizio d'ordine mediatico di re Silvio ha sferrato una offensiva di rara violenza contro la trasmissione Report di Milena Gabbanelli, accusta di ogni nefandezza per aver osato mettere il naso nelle vicende delle frequenze tv, negli sprechi di Catania, nelle tante truffe quotidiane che travagliano la vita di milioni di italiani. La puntata, altro titolo di demerito, ha raggiunto punte record negli ascolti, un reato gravissimo per chi è Presidente del Consiglio e proprietario della concorrenza. Il ministro Bondi e Gasparri, per citare solo qualche nome si sono esibiti nell'abituale repertorio.
In realtà si tratta di un avviso diretto al direttore generale affinchè provveda, quanto prima, a rimettere in riga Rai Tre e il Tg3, buttando fuori dal video gli autori e i temi sgraditi al capo e indicati con grande precisione dal fedelissimo Marcello Dell'Utri in alcune interviste.
Come se non bastasse, il ministro La Russa ci ha fatto sapere che l'Unità assomiglia sempre più a Novella 2000 perchè continua ad occuparsi del caso Mills e di Noemi. La stessa sorte è stata riservata a Repubblica che ha osato solo pensare di poter porre domande all'attenzione del sovrano. Il ministro La Russa non apparve così indignato neppure quando alcuni giornali di famiglia, famiglia Berlusconi si intende, si dedicarono alla vita privata di Gianfranco Fini, con tanto di foto e di salaci commenti. Le vicende che riguardavano Fini non erano neppure lontanamente parogonabili a quelle di questi giorni, ma la cosa non suscitò grande emozione. Evidentemente anche a Fini poteva essere riservato qualche energico "massaggio mediatico". Per non parlare di quanto è stato detto, scritto e pubblicato sulla signora Veronica che, ricordiamolo, è stata la rpima a denunciare in modo circostanziato le stranezze del marito presidente, e non ci risulta che abbia ritrattato alcunchè.
Per completare il quadro basterà ricordare che quasi tutti i Tg ci stanno facendo ascoltare lo sdegno di Berlusconi e della sua corte, ma quasi nessuno ci ha letto qualche riga della sentenza Mills o i passi salienti delle accuse di Veronica o di Gino, il primo fidanzato di Noemi.
Chiunque continui a negare l'esistenza di un regime mediatico non può neache più implorare il beneficio della buona fede.
Per questo hanno fatto benissimo i sindacati dei giornalisti a convocare per giovedì prossimo a Roma al cinema Capranichetta, davanti alla Camera dei deputati, una manifestazione nazionale contro l'assalto in atto contro l'articolo21 della Costituzione e per radere al suolo quel poco che ancora resta della autonomia della Rai. Per questo vi invitiamo tutti a essere presenti.
Governo struzzo
Il duo “Berlusconi-corruttore” e “Tremonti-sul viale del tramonto” dicono che la crisi economica sia ormai superata. Forse per loro, che non soffrono i problemi della gente, ma non certo per i lavoratori che quotidianamente perdono il posto di lavoro, né per i piccoli e medi imprenditori, gli artigiani, i piccoli commercianti che devono chiudere, anche perché le banche non erogano credito. La crescita di suicidi tra disoccupati e piccoli imprenditori ne è una testimonianza evidente.
E’ curioso che il presidente del consiglio sia, oltre che cieco di fronte ai dati economici disastrosi, anche sordo di fronte alle parole di Emma Marcegaglia. La presidente di Confindustria ha di fatto sostenuto che è necessaria un’azione più incisiva da parte del governo. Quando il Cavaliere parla, testuali parole, di cose che ‘dovremmo fare, vogliamo fare’, dà conferma a quanto ormai chiaro, che il nostro paese è in gravissimo ritardo nell’affrontare questa crisi economica. Un capo di governo serio dovrebbe parlare al passato degli interventi messi in atto, per dare reale speranza al Paese. E’ chiaro che Berlusconi non possa farlo perché nella politica delle parole, caratteristica dell’esecutivo che egli presiede, la regola è costruire favole infiocchettate su dati inesistenti, al solo fine di ingannare gli elettori.
I dati parlano chiaro e illustrano una situazione fortemente allarmante. Altrettanto chiara, però, è purtroppo la strategia di questo governo: tenere la testa sotto la sabbia e nascondere la verità agli italiani. La verità è che l’immobilismo dell’esecutivo e la mancanza di una piano strutturale concreto e valido ci faranno pagare il prezzo più alto del panorama internazionale.
Tremonti dice che la fase apocalittica della crisi economica è finita, mentre molte fabbriche hanno già dovuto chiudere i battenti e molte altre sono a serio rischio. Dati alla mano si parla già della chiusura di una delle fabbriche Merloni di Nocera Umbra, della Indesit di Torino, della Michelin di Settimo Torinese, della Nuova Sirma di Porto Marghera, della Cortina Tex, uno dei capisaldi nel settore tessile del Lombardo, di una delle fabbriche di gomma e plastica di Regalbuto, in Sicilia. Mi fermo qui per ovvie ragioni.
Tutto ciò, se il ministro Tremonti lo ignorasse, significa migliaia di operai senza lavoro con conseguente stato di profondo disagio economico per intere famiglie. Ad un governo che continua a lanciare slogan e fare il gioco delle tre carte con fondi stanziati precedentemente, insufficienti a risolvere lo stato del Paese, facciamo presente che questi sono i fatti. Se lasciar morire di fame intere famiglie non è un problema della massima gravità, al signor ministro Tremonti chiediamo se dobbiamo arrivare a vedere queste persone chiedere l’elemosina per far sì che il governo si interessi davvero a quello che la crisi economica rappresenta per la gente comune.
Il crollo delle entrate fiscali nei primi due mesi dell’anno è solo in parte dovuto al calo dei consumi, ma è anche conseguenza dell’evasione fiscale. Questo risulta dal fatto che ci sia stata una diminuzione delle entrate provenienti dall’Iva. Il governo si affanna a dare la colpa del fenomeno esclusivamente alla crisi economica, per evitare di riconoscere la propria politica manchevole, ed anzi controproducente, nella lotta all’evasione, alla quale, di fatto, questo esecutivo, ha palesemente porto la mano, con una notevole diminuzione dei controlli.
Recuperiamo l'informazione
Informazione: questo è il punto da cui partire. Non per massimalismo, ma perché se andiamo a guardare l'informazione nel nostro Paese è sempre peggio e sempre meno. Se n'è accorta anche un'organizzazione americana, non politica ed indipendente, che ha il curioso nome di “Casa della libertà”, fondata tra l'altro da Eleonora Roosevelt, moglie del presidente Roosevelt. Ai tempi non esistevano molti dei fenomeni di cui si parla ora, ma nel 2009 questa Freedom House ha stilato una classifica, prendendo atto che 3 paesi, molto diversi tra di loro ma forse con alcuni punti in comune, Iran, Israele e Italia sono scesi di classifica.
L'Italia arriva al 76° posto, considerato quindi tra i paesi “parzialmente liberi”. Perché “parzialmente liberi”? Penserete che la Freedom House si basa su impressioni del momento, ma l'organizzazione si basa su dati di fatto, strutturali, e dice che l'Italia precipita al 76° posto per due ragioni molto pratiche e concrete. La prima riguarda una proprietà esorbitante, classica di un conflitto d'interessi gigantesco, del Presidente del Consiglio rispetto al sistema televisivo.
Quando si trattò di mandare avanti il disegno di legge Gentiloni sul sistema televisivo il centro sinistra si squagliava. Proprio ieri ho visto Gentiloni, e dicevamo che effettivamente il centro sinistra non volle opporre alla legge Gasparri una nuova legge che limitava la pubblicità nel sistema televisivo e che creava una fondazione che avrebbe dovuto governare la Rai.
L'altra ragione strutturale per cui l'Italia precipita tra i paesi parzialmente liberi è molto concreta. Le associazioni mafiose nel nostro Paese sono cosi forti e presenti nelle relazioni sociali che molti non raccontano le cose che dovrebbero raccontare perché hanno paura, direttamente o indirettamente.
Mi capita spesso di essere intervistato da giornali della destra italiana, e la cosa divertente è che tutte le volte che mi intervistano fanno delle interviste abbastanza pulite però inzeppano sempre qualcosa che non ho mai detto. Un esempio è l'ultima intervista rilasciata a Il Giornale dove viene scritto che Di Pietro non mi entusiasma. E già, “sono scemo, se Di Pietro non mi entusiasma perché dovrei aderire al progetto dell'Italia dei Valori per cambiare questo Paese”, sarebbe assurdo, ma loro la devono dire questa cosa perché altrimenti i loro padroni protestano.
Abbiamo un'informazione malata e non in grado di andare avanti, d'altra parte i dati sono strutturali. Quando di 6 canali televisivi il Presidente del Consiglio ne è proprietario e controllore è già un dato. Andando a guardare i quotidiani, che oggi sono diffusi meno di quanto lo erano nel 1936, alba dell'Impero italiano, e c'era un numero altissimo di analfabeti, le ricerche dei linguistici dicono che almeno il 60% della popolazione non è in grado di legge e comprendere i giornali. Questi giornali hanno un'altra caratteristica, ossia che sono di proprietà di gruppi industriali che hanno tutti interessi con il governo in carica, quindi non possono dare fastidio al manovratore.
Questo è un Paese senza informazione. Certo, ci sono alcuni blog come quello di Beppe Grillo e Antonio Di Pietro, o come Articolo21 e Antimafia2000 che mi piacciono tanto, ma hanno un numero di lettori troppo bassi rispetto a quello della carta stampata e della televisione.
Non esiste una situazione simile in Europa. E' vero che in tutto il pianeta c'è una concentrazione notevole dei media che costituisce un difetto per una democrazia effettiva, ma rispetto alla Francia, agli Stati Uniti, alla Germania, noi siamo ad un livello di sotto sviluppo. L'Italia è un Paese che in tanti momenti ha avuto una cultura capace di parlare agli italiani, agli europei e ai paesi occidentali, ma che oggi è un Paese gravemente malato sul piano dell'informazione. Parlare oggi del conflitto d'interessi gigantesco, che non ha soltanto il Presidente del Consiglio ma anche tanti altri uomini politici, non si può fare, come non si può parlare di questa asfissia informativa. Molte notizie non le sappiamo.
Durante una discussione di Articolo21 è intervenuta la Presidente della provincia de L'Aquila, la quale ha raccontato che il modo in cui la televisione parlò del terremoto e di come vivono i terremotati non corrisponde al “film” che lei vive sul campo. Aveva detto che la Commissione grandi rischi era andata a L'Aquila qualche giorno prima dicendo a tutti di stare tranquilli, tanto è vero che alla prima scossa delle 11 nessuno si era mosso perché la Commissione aveva detto che non c'era pericolo, ma nella seconda scossa è saltato tutto per aria. Però, dopo che la Presidente della provincia de L'Aquila ha detto tutto ciò in una trasmissione televisiva non l'hanno più invitata da nessuna parte perché diceva la verità, e la verità è una merce che non si può portare in giro in questo Paese.
Mi chiedo: se questo è il sistema dell'informazione, è possibile che tutti gli italiani lo accettino tranquillamente? Possibile che salvo 4 gatti, che siamo noi, nessuno faccia qualcosa per andare contro a questa situazione che non è quella di un Paese civile? Devo sempre ricordare che mi ha intervistato la televisione sud coreana perché preoccupata che il modello Berlusconi si instaurasse anche nella Corea del Sud, un Paese non europeo. La situazione è questa e peggiora sempre.
Un gruppo come quello de l'Espresso, che qualche anno fa era in una posizione di critica del sistema di potere dominante, ora lo vediamo molto più tranquillo, meno conflittuale, “bisogna andare d'accordo”. Ma con chi dobbiamo essere d'accordo? Con il grande monopolista delle televisioni? Ma è possibile pensare ad un accordo con un sistema pre-capitalistico? Questo non è un sistema capitalistico, è molto più feudale che capitalistico.
Sento un grande interesse ai discorsi che fa Luisa Capelli sulla Rete, dove anche io trovo qualche spazio maggiore. Però devo sottolineare che Rete e mezzi d'informazione hanno un loro legame. Infatti, si sentono attacchi contro i blog, che stanno dando fastidio in un sistema cosi blindato e organizzato in maniera corazzata.
Un Paese senza informazione non respira, non fa circolare la cultura. Un Paese come questo fa si che non si possano comunicare progetti culturali.
Non sono, nonostante questo, del tutto pessimista, però ritengo che il problema non sia soltanto di chi fa politica attiva, ma di tutti gli italiani. Che si rendano conto di questa situazione e facciano qualcosa insieme a noi per cercare di modificare le cose. La legge Gasparri sulle televisioni che il centro sinistra non ha messo in discussione e modificare è una legge abnorme.
Se uno legge il testo della legge Gasparri vede che la sua preoccupazione non è di porre i limiti antitrust, ma quello di allargare lo spazio che i duopolisti possono aggiungere alle loro trasmissioni,. Scrivere un legge di questo tipo significa non uscire dall'idea dell'abolizione di ogni effettiva concorrenza all'informazione, ma di trovare aggiustamenti all'interno dell'oligopolio.
Non bisogna disturbare John Neville Keynes o John Robbins per parlare contro gli oligopoli, basta leggere tutta la letteratura anche del governo precedente per rendersi conto che un Paese senza concorrenza e libertà informativa rischia di morire.
Lotta per i diritti - Luigi de Magistris
Riportiamo il video dell'intervento di Luigi de Magistris alla manifestazione "Lotta per i diritti".
Per un Europa senza pregiudizi
Noi donne siamo riuscite, con fatica e ancora solo parzialmente, a farci spazio nel lavoro, nel sindacato, nell'impresa, ma in politica rimaniamo delle quote, dei quarti di bue. Belle e giovani da consegnare alle pagine dei giornali come figurine di un album da dimenticare. I partiti fanno a gara nel cercare di apparire sempre più paritari nei confronti delle donne, ancora una volta utilizzandole. Ma se questa nuova coscienza nei partiti non fosse reale ma di facciata? Se questi continuassero a rimanere maschilisti e le candidature femminili non fossero altro che specchietti per le allodole? Noi abbiamo il dovere di dimostrare che oltre all'immagine c'è la competenza.
Questa è la volta buona, un varco si è aperto. Non dobbiamo accettare provocazioni, ne alimentare pregiudizi e pettegolezzi, proprio noi che ne subiamo le conseguenze. La legge elettorale europea ci da la possibilità di esprimere le preferenze. Certo i partiti hanno deciso chi candidare, ma siamo noi, elettrici ed elettori, a decidere chi siederà al parlamento europeo.
Mettiamo il nostro buon senso e la nostra concretezza al servizio della cosa pubblica. Noi donne dobbiamo capire che la politica ci appartiene più di quanto immaginiamo. Le politiche pubbliche sono decise dalle istituzioni e dai rappresentanti che decidiamo di darci. Se i servizi alle famiglie come gli asili nido, case di cura per gli anziani, orari di lavoro flessibili e congedi parentali risultano essere insufficienti è perchè troppe poche donne ci rappresentano. Questi servizi essenziali, se incrementati, ci consentirebbero di conciliare lavoro e famiglia in maniera ottimale.
Nei paesi in cui le donne hanno spazio nel potere decisionale, numerico e sostanziale, come accade nei paesi scandinavi, lo Stato viene incontro alle necessità familiari che non sono solo femminili.
Io vorrei un'Europa uguale nei diritti alle donne. Perchè l'Europa siamo noi.
La giornata sarà, condotta da Beppe Grillo, verrà trasmessa in diretta streaming da questo sito, da www.antoniodipietro.it e www.carlocostantini.it.
Parteciperanno:
Beppe Grillo
Sonia Alfano (candidata al Parlamento europeo nelle liste IDV)
Luigi de Magistris (candidato al Parlamento europeo nelle liste IDV)
Carlo Vulpio (candidato al Parlamento europeo nelle liste IDV)
Antonio Di Pietro (Presidente Italia dei Valori)
Clementina Forleo (magistrato)
Tara Gandhi (nipote di Mahatma Gandhi)
Libero De Rienzo (attore)
Abel Ferrara (regista)
Marzio Honorato (attore)
Salvatore Borsellino (fratello di Paolo Borsellino)
Gaetano di Vaio (Associazione "Figli del Bronx")
Antonio Marfella (tossicologo e oncologo dell' ospedale Pascale di Napoli)
Ulderico Dardano (docente presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II")
Interventi musicali di:
Enzo Avitabile e Cisco
Peppe Lanzetta & Joe Amoroso
E’ Zezi
Concerto finale dei Bandabardò
Sicurezza: clandestinita' elettorale
Recentemente la Camera ha approvato la legge sulla “sicurezza”. In realtà si tratta ancora una volta di una legge-manifesto che con la sicurezza del cittadino non c’entra nulla, ma che per le norme xenofobe che contiene servirà alla Lega per la prossima campagna elettorale. Riporto di seguito il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati in tema di sicurezza.
Testo dell'intervento
Signor Presidente, signor rappresentante del Governo, colleghe e colleghi, vorrei fare una premessa: Italia dei Valori da quando esiste ha sempre attribuito grande importanza alle questioni della sicurezza dei cittadini, tant'è che il programma elettorale del lontano 2001, alla cui stesura ebbi modo di partecipare, comprendeva una parte molto importante su tale questione, nella quale si chiedeva la tolleranza zero, uno stretto controllo dei flussi dell'immigrazione e così via.
Ritengo tuttavia che vi siano questioni che attengono alla disumanità di una norma. Dico questo perché ritengo che ogni norma dovrebbe subire un processo cosiddetto di impact analysis, volto a verificare quali siano le conseguenze che la norma porta con sé.
In questo caso tale analisi non è stata fatta, oppure è stata fatta, il che è molto peggio, perché vorrebbe dire che vi è malafede. Se non è stata fatta, la mia esortazione è affinché si cerchi invece di porre rimedio, e lo faccia la stessa maggioranza. Qualche giorno fa, magari con colpevole ritardo, abbiamo cercato di analizzare le conseguenze, e siamo giunti alla conclusione che ci ha portato a dire che forse stiamo passando dai medici-spia ai presidi-spia. Non mi rassicurano affatto le considerazioni che dal Governo sono venute, cioè che si tratta di una cattiva interpretazione. Se è un'interpretazione cattiva è perché la norma permette di avere un'interpretazione di quel tipo. Dunque, se è così è meglio che poniamo rimedio e che poniate rimedio, che lo facciate con emendamenti, e che facciate in modo che la norma sia chiara.
Mi riferisco - ed è su questo che incentro la mia attenzione - all'articolo 45, comma 1, lettera f). Abbiamo appena approvato un provvedimento che parla di semplificazione, ma non v'è niente di più oscuro del modo in cui scrivete queste norme: alla faccia della semplificazione legislativa, che continuate a porre come un problema che va risolto.
La verità è che la norma di cui l'articolo 45, lettera f), reca la modifica, tradotta in pratica, prevede in sostanza che, fatta eccezione per i provvedimenti che riguardano attività sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelle inerenti agli atti di stato civile o all'accesso ai pubblici servizi, la carta e il permesso di soggiorno debbano essere esibiti agli uffici della pubblica amministrazione, al fine del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni e altri provvedimenti di interesse dello straniero, comunque denominati. In sostanza, la lettera di questo articolo elimina dalle eccezioni all'obbligo di esibizione gli atti di stato civile o relativi all'accesso ai pubblici servizi. Dunque, è evidente che l'impatto di tale esclusione è un impatto che porta, a mio modesto avviso, ma non credo solo a mio modesto avviso, effetti che sono davvero da considerare aberranti.
Penso, in particolare, a bambini appena nati: ma che colpa hanno? Ma è possibile che possiamo immaginare uno Stato così assurdo, che attua nei confronti di bambini e di neonati atti di vendetta trasversale, che sono esattamente uguali a quelli che sono praticati dalle associazioni mafiose?
Avevamo chiesto un ampliamento. Ma è possibile accettare che si arrivi a conclusioni di questo tipo nei confronti di bambini che sono messi nelle condizioni di nascere - perché per fortuna le prestazioni sanitarie si possono rendere a chiunque - ma di non poter poi essere denunciati all'ufficiale di stato civile? E quando un extracomunitario irregolare muore, cosa facciamo? Lo diamo in pasto ai pesci portandolo in mare, posto che non possiamo, in virtù di questo articolo, chiedere né la sepoltura né la cremazione? Siamo a queste aberranti conclusioni?
Dunque questa è la mia conclusione: vi prego e vi esorto, perché la sicurezza dei cittadini si fa in altro modo e non così, a porre rimedio a tale situazione e all'impatto che queste norme porteranno alla gente (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico).
La giornata sarà trasmessa in diretta streaming da questo sito, dal Blog www.antoniodipietro.it e www.carlocostantini.it.
Scaletta della manifestazione:
dalle 17:30 sugli schermi verranno proiettati i video riguardanti i temi affrontati nella serata.
Ore 18:15 – Beppe Grillo
Ore 18:40 – Sonia Alfano, candidato indipendente nell'Idv alle europee
Ore 19:05 – Luigi de Magistris, candidato indipendente nell'Idv alle europee
Ore 19:20 – Antonio Di Pietro, Presidente Italia dei Valori
Ore 19:40 – Enzo Avitabile e Cisco - intervento musicale
Ore 20:00 – Clementina Forleo - in video-collegamento
Ore 20:10 – Carlo Vulpio - candidato Idv alle europee
Ore 20:25 – Libero De Rienzo
Ore 20:35 – Peppe Lanzetta & Joe Amoroso - intervento musicale
Ore 20:55 – Tara Gandhi - collegamento telefonico
Ore 21:05 – E’ Zezi - intervento musicale
Ore 21:25 - Abel Ferrara
Ore 21:35 – Maurzio Honorato
Ore 21:45 – Salvatore Borsellino
Ore 21.55 - Gaetano di Vaio
Ore 22:05 – Antonio Marfella
Ore 22:15 – Ulderico Dardano
Ore 22:25 – Chiusura Beppe Grillo e Luigi de Magistris, Sonia Alfano
Ore 22:45 – Concerto Bandabardò
Aveva ragione sua moglie, sta veramente male
Questa volta il Sultano ha veramente superato i limiti della decenza. Definire il parlamento un'assemblea pletorica assolutamente inutile e controproducente è un attacco senza precedenti alla democrazia del nostro Paese.
Ma Berlusconi oggi ha fatto di più, attaccando contemporaneamente due poteri dello Stato su tre e salvando, ovviamente, solo quello che lui indegnamente rappresenta: il potere esecutivo. Oltre alle assurde critiche al Parlamento, all'assemblea di Confindustria il premier ha anche detto che la giustizia penale è una patologia nel nostro sistema. Ha ragione sua moglie a preoccuparsi: quest'uomo sta veramente molto male.
In realtà, però, il vero problema è che ogni volta che il premier sferra attacchi così violenti lo fa per deviare gli interessi dei media da altri argomenti. Oggi quello più rilevante era l'assemblea annuale di Confindustria e la relazione della sua presidente, Emma Marcegaglia. Proprio dal palco di Confindustria la Marcegaglia si è rivolta a Berlusconi chiedendogli riforme per superare la crisi economica. Sono bastati pochi minuti e, dallo stesso palco, il presidente del Consiglio invece di rispondere alle legittime richieste degli industriali, preoccupati per il destino delle proprie aziende, ha sferrato l'attacco a Parlamento e Magistratura per nascondere la carenza delle risposte da dare al paese.
Un esempio: l'home page del sito di Repubblica, prima dell'intervento del premier all'assemblea degli industriali, aveva come titolo di apertura: "Marcegaglia chiede riforme al governo". Nel momento in cui scriviamo invece la richiesta di Confindustria è finita nel sottotitolo della seconda notizia mentre i primi due titoli sono sullo scontro tra Fini e Berlusconi sul ruolo del Parlamento e sull'ennesimo attacco alla magistratura. La seconda notizia, invece, dà conto della reazione irritata della stessa Marcegaglia che Berlusconi ha definito una "starlette".
Insomma, lui punta tutto sullo scontro o sul gossip, i problemi e le domande dei cittadini e delle istituzioni passano in secondo piano. Quest'uomo sta veramente male e, finché avrà lo scettro del comando, il Paese starà ancora peggio.
|
|
Da Napoli a Ferrandelle un'unica menzogna
I rifiuti di Napoli sono spariti per consentire lo spot berlusconiano intitolato "l'emergenza rifiuti è rientrata". Menzogne, i rifiuti di Napoli sono finiti sotto il tappeto chiamato Ferrandelle, in una discarica immensa a cielo aperto piantonata dai militari come sito strategico. Ma le bugie a volte hanno le gambe corte, anzi cortissime, ed il 13 maggio un blitz notturno di Lega Ambiente filmava l’enorme scempio e disastro ecologico. I media ovviamente hanno silenziato la notizia arginando i danni per il governo. Italia dei Valori, nella persona del sottoscritto, ha depositato subito un'interrogazione parlamentare a risposta scritta alla Presidenza del Consiglio dei Ministri (n. 4- 03033) con oggetto: "Rifiuti tossici a Santa Maria la Fossa (NA) ", che sotto riporto.
Vi terrò informati sulla vicenda.
Testo dell'intervento
Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'interno, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
Premesso che:
informazioni e notizie dettagliate, provenienti anche da qualificati organi di stampa, evidenziano che in località Ferrandelle, ricadente nel territorio del Comune di Santa Maria La Fossa in provincia di Caserta, un terreno di complessivi 60 ettari circa sarebbe attualmente utilizzato quale discarica di materiali e rifiuti di vario ordine, natura e misura;
più in dettaglio dei complessivi 60 ettari dell'area, 40 apparterrebbero direttamente al patrimonio del demanio militare, mentre i restanti 20 sarebbero invece frutto della confisca di bene appartenuto e/o comunque di pertinenza della famiglia del boss Francesco Schiavone, meglio noto con l'appellativo di Sandokan.
Il Comune di Santa Maria la Fossa avrebbe siglato tempo addietro un accordo con il ministero dell'Interno per la nascita, nell'area in oggetto, di una fattoria sociale affidata ad uno specifico consorzio al fine di favorire la realizzazione di un'attività di commercio di prodotti tipici.
Sebbene fossero già stati avviati i primi lavori per dar corso all'iniziativa di cui sopra, il terreno veniva requisito, in piena emergenza rifiuti, tramite atto delle competenti autorità e/o per iniziativa del Commissario straordinario per l'emergenza rifiuti.
Detto terreno, che è bene segnalare, insiste significativamente in una zona ad alta densità criminale tra i comuni di Casal di Principe, Santa Maria La Fossa e Grazzanise, veniva, dunque, di fatto destinato all'utilizzo improprio di comune discarica.
L'area in questione, completamente recintata di diversi ettari, si trova attualmente sotto stretta sorveglianza e ne risulta inibito l'accesso perché formalmente sito di interesse strategico nazionale.
Attraverso un blitz dimostrativo curato da attivisti dell'associazione ambientalista denominata «Legambiente» si è evidenziata in loco la presenza di una montagna spropositata di rifiuti ammassati disordinatamente e senza alcun controllo, verosimilmente provenienti da tutto il territorio della Regione Campania; l'ammasso incontrollato di rifiuti, circa un milione di metri cubi in luogo degli iniziali 90 mila metri cubi inizialmente previsti, suscita ragionevole preoccupazione nella popolazione limitrofa residente, a causa dei possibili danni sanitari e ambientali a cui si trova inopinatamente esposta. Suscita in ogni caso perplessità l'accumulo di materie di per sé diverse, che dovrebbero in seguito venire separate per poter poi essere utilizzate negli inceneritori - termovalorizzatori che dovrebbero operare nella zona di riferimento.
Ciò premesso, intendiamo sapere:
-quali siano le notizie in possesso del Governo e dei Ministri competenti sullo stato attuale dei luoghi e sulla natura dei rifiuti ivi presenti;
-se risulti vero che nell'area in questione sia presente un disordinato accumulo di rifiuti, di quale ammontare complessivo esso consti e in che misura esso abbia, eventualmente, sforato il quantitativo previsto dalle autorizzazioni in corso;
-se sia prevista la successiva bonifica del terreno e/o comunque a quale utilizzo esso venga destinato nell'immediato futuro;
-quali azioni, interventi e misure nell'ambito delle rispettive competenze, si intendano intraprendere per garantire il diritto alla salute della popolazione residente.
PS: il 23 maggio diretta streaming della manifestazione "LOTTA PER I DIRITTI" a Napoli. Iscrivetevi all'evento in Facebook e fate promozione dalla Rete e con il passaparola.
|
|
Leoluca Orlando in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Perché? Perché Italia dei Valori deve essere presente in Europa? Perché l’Europa è esattamente la garante dei diritti dei cittadini europei, l’Europa nasce per garantire i diritti dei cittadini e delle cittadine d’Europa anche contro e anche nonostante i governi dei singoli stati.
L’Italia dei Valori, ormai tutto l’hanno capito, è il soggetto politico che più fortemente difende i diritti, non la legalità del diritto soltanto, ma la legalità dei diritti e oggi viviamo in un paese nel quale una maggioranza che governa l’Italia ha disprezzo per i diritti e ha fastidio per chi controlla.
La Corte Costituzionale controlla, dà fastidio, i magistrati controllano, danno fastidio, l’opposizione controlla, dà fastidio, l’informazione controlla, dà fastidio, l’Europa controlla, dà fastidio, noi vogliamo andare in Europa per dare fastidio a chi prova fastidio per il controllo.
Noi abbiamo bisogno di vedere affermati i diritti della nostra Costituzione, abbiamo bisogno che l’Italia sia una Repubblica fondata sul lavoro e non fondata sul lavoro come favore e non fondata sul lavoro come lavoro nero e non fondava sul lavoro come lavoro precario e non fondata sulle morti bianche e sulla mortificazione delle professionalità. Abbiamo bisogno di un’Europa che ci ricordi che il principio di eguaglianza è un principio della nostra Costituzione, ma è anche un principio fondativo del diritto di cittadinanza europea, tutti uguali davanti alla legge e non come quel vergognoso lodo Alfano, tutti uguali tranne 4, abbiamo bisogno che ci sia il rispetto del diritto di informazione, perché sia possibile essere informati senza che ci sia il monopolio di informazione e senza bavagli o censure nei confronti di chi esprime liberamente un’opinione sgradita o dissenziente, abbiamo bisogno di recuperare il diritto dell’imprenditore di fare impresa senza essere ostacolato dai monopoli e dai conflitti di interesse che rendono inutile lo sforzo, l’inventiva, l’investimento degli imprenditori, abbiamo bisogno di liberare gli imprenditori dai pizzi, dalle tangenti e dall’inefficienza della burocrazia, abbiamo bisogno di salvaguardare l’ambiente perché siamo tutti convinti, l’Europa è convinta, ma in Italia molti non sono convinti, che rispettare l’ambiente è promuovere risorse, la cultura dell’ambiente produce un’economia dell’ambiente e ancora abbiamo bisogno che sia chiaro che lo sviluppo e l’armonia di quello che hai e di come usi le cose che hai, in Europa questo si dice, ci vuole un’armonia tra quello che hai e come usi le cose che hai, in Italia invece troppe volte qualcuno pensa che lo sviluppo sia ricchezza come accaparramento di risorse pubbliche da parte di pochi privati.
Abbiamo bisogno di un’Europa che dica no al conflitto di interessi, perché il conflitto di interessi uccide la libertà di mercato, come posso fare io l’imprenditore se il mio concorrente è anche il politico da cui dipendono le convenzioni con le cliniche private e come posso gestire un albergo se il mio concorrente è anche l’albergatore politico da cui dipendono i contributi agli alberghi, dobbiamo in qualche modo fare appello all’Europa, perché in Europa il conflitto di interessi è un’anomalia, non basta combattere tangenti, le tangenti ci sono anche in altri paesi europei e sono un reato e si combattono andando dal Procuratore della Repubblica, ma occorre che l’Europa ci ricordi e ricordi una presenza forte del nostro partito in quel Parlamento, che il conflitto di interesse uccide la libertà di mercato, abbiamo bisogno in una parola di affermare il principio di libertà per evitare che la libertà diventi arbitrio o libertà del più forte, abbiamo ancora bisogno dell’Europa per attuare un altro articolo della Costituzione, l’Articolo 1 già citato, l’Art. 3, l’Art. 21, ma anche l’Art. 54, quest’ultimo dice, non lo cita nessuno l’Art. 54, che coloro che ricoprono pubbliche funzioni devono rispettare la legge, dovrebbe essere normale, ma devono adempiere alle pubbliche funzioni con disciplina e onore. Sono parole forse datata, ma il messaggio del nostro costituente è lo stesso messaggio che manda l’Europa quando dice: un governatore di una banca centrale non può accettare doni o regali da altre banche, ancorché questo non costituisca un reato, non può certamente violare questa norma etica, quella norma etica che fa diverso il nostro paese dal resto d’Europa perché da noi non esistono norme etiche e tutto finisce in Tribunale e così farabutti, personaggi che si comportano senza disciplina e senza onore, di fronte alle critiche rispondono: attendo con fiducia l’esito del processo.
Ma che attendi con fiducia l’esito del processo? Ti devi dimettere, ancorché sarai assolto, ancorché non sei incriminato perché il tema riguarda un sistema di regole etiche convenzionali che faccio la politica diversa e migliore nel nostro paese. L’Europa questo ci può dare, l’Europa soprattutto ci manda un messaggio molto importante: occorre rispettare il tempo e le regole, occorre rispettare il tempo, in Europa non esistono le proroghe e occorre rispettare le regole, in Europa non esistono le deroghe, noi siamo un paese pieno di proroghe, di deroghe e di condoni, in Europa faremo sentire la nostra voce e noi forti in Europa renderemo più forti i diritti dei cittadini italiani!
Nicola Tranfaglia
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Nicola Tranfaglia, ho insegnato nelle università di Torino e ho fatto seminari e convegni in tutto il mondo, ho scritto sulla storia dell’Italia e dell’Europa contemporanea, mi sono occupato di grandi temi della storia italiana, la mafia, i mezzi di comunicazione di massa, la storia dell’Italia repubblicana, la storia del fascismo, la storia della lotta al fascismo, la storia della Resistenza.
Nell’università di Torino sono stato a lungo Preside della facoltà di Lettere e per alcuni anni pro Rettore dell’università. In questo momento sto lavorando a altri libri e mi occupo soprattutto di quei problemi che hanno costituito una parte centrale della mia vita, da una parte l’analisi dei problemi dell’Italia repubblicana e tra questi quello della lotta alla mafia ha una centralità notevole perché è una lotta per la legalità e per la difesa della Costituzione, dall’altra l’analisi dei mezzi di comunicazione, di come i mezzi di comunicazione impediscono una libera politica nel nostro paese perché sono troppo dalla parte del potere e dall’altra ancora i problemi dell’educazione, sia dell’educazione civica che della ricerca scientifica di cui mi sono molto occupato facendo il Preside della facoltà di lettere dell’università di Torino, quindi un problema di sviluppo necessario delle nostre scuole, delle nostre università, che l’attuale maggioranza di centro-destra non sostiene adeguatamente.
Noi andiamo in Europa anche per puntare su questi grandi temi, la ricerca, la cultura, la lotta per la legalità e la difesa della Costituzione in tutta l’Europa.
Sono un candidato indipendente nella lista dell’Italia dei Valori, ho accettato la candidatura che mi ha offerto l’On. Di Pietro perché condivido il progetto complessivo dell’Italia dei Valori per quanto riguarda la difesa della legalità, la lotta contro la mafia, la bonifica della politica nazionale, d’altra parte penso che in Europa ci voglia una presenza nel gruppo dei Liberal Democratici per difendere il settore dell’educazione, dell’istruzione europea che è un fattore fondamentale per lo sviluppo economico di questi paesi.
In Europa si tratta di fare una battaglia per la cultura e per la difesa della legge e della legalità, in questo senso mi trovo d’accordo con l’Italia dei Valori.
Vincenzo Iovine in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Mi chiamo Vincenzo Iovine e sono un Dirigente di azienda, mi sono candidato con l’Italia dei valori perché voglio portare in Europa i miei valori umani e professionali. I principali cardini della mia azione politica in Europa saranno il lavoro, la solidarietà, la giustizia, l’ambiente.
Sono convinto che solo con il lavoro le persone potranno sentirsi veramente cittadini europei, la crisi economica che sta vivendo il nostro paese o l’Europa intera deve far riflettere tutti, non basta essere portatori di idee più o meno stereotipate del tipo: occorre ridurre la spesa pubblica che si traduce ovviamente in minor servizio per i cittadini, oppure occorrono maggiori entrate che inevitabilmente si tradurranno in maggiori tasse.
Occorre invece fermarsi un attimo e riflettere sull’attuale situazione di disagio dei lavoratori lasciati a casa in Cassa integrazione o con altri ammortizzatori sociali, che a fine mese riceveranno solo 750 Euro. Secondo me per poter uscire da questo stato comatoso dell’economia italiana europea, occorre dare possibilità a queste nostre aziende di essere competitivi sul mercato e a questo proposito penso si debba ricorrere a strumenti collaudati che per il passato hanno creato tanta buona occupazione nel nostro paese, penso al Credito di imposta e allo sgravio contributivo. La mia idea è quella di dare alle imprese questi strumenti a condizione che facciano rientrare in azienda tutti i lavoratori che si trovano fuori dal circuito produttivo, d’altronde oggi lo Stato spende circa 10 miliardi di Euro all’anno per ammortizzatori sociali senza che questa spesa possa incentivare i consumi che sono la vera chiave di volta per rimettere in moto l’economia e creare anche nuovi posti di lavoro per i nostri giovani.
Faccio un esempio, è ormai prossima l’estate e il nostro paese può essere il maggiore destinatario del turismo internazionale e non solo, purtroppo, però, risulta essere più caro di altri paesi in quanto i costi di gestione di una qualsiasi struttura turistica sono più alti che in altri paesi, al contrario con il credito di imposte e lo sgravio contributivo si abbatteranno i costi e si restituisce competitività al settore, vedete, oggi dare una modesta indennità con la quale i lavoratori non arriveranno alla seconda settimana, non serve a nulla e a nessuno, veramente abbiamo i nostri lavoratori che stanno attraversando una fase terribile, allora credo che veramente bisogna mettere tutta la buona volontà di tutti per poter ridare fiducia e speranza ai nostri lavoratori.
A proposito di solidarietà di cui molti si riempiono la bocca, ho disposto non atto pubblico che i compensi spettanti dal mio eventuale incarico di parlamentare europeo, siano devoluti a quelle famiglie monoreddito del nostro bello e sfortunato meridione d’Italia, il cui capofamiglia avendo perso il lavoro che era l’unico reddito e avendo superato i 50 anni di età, difficilmente troverà un altro lavoro, sono consapevole, però che questo come diceva Madre Teresa di Calcutta è soltanto una goccia nell’oceano, ma se non ci fosse quella goccia, all’oceano mancherebbe per sempre!
Di tutto questo piccolo grande gesto che sia di solidarietà, sarà data dettagliata comunicazione sul mio sito Internet con cadenza trimestrale, ovviamente il tutto nel pieno rispetto della privacy a tutela della dignità delle persone che ovviamente ne beneficeranno, pertanto vi invito veramente tutti a visitare il mio sito Internet www.vincenzoiovine.it.
Roberto Marcato in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Roberto Marcato, ho 55 anni, sono sposato con Paola e ho una figlia di 22 anni di nome Marta.
Ho accettato la proposta dell’Italia dei Valori per candidarmi al Parlamento europeo come indipendente, per mettere a frutto la mia esperienza, soprattutto nel campo della pubblica amministrazione, vivo ma Mira, in Provincia di Venezia dove sono stato Sindaco per vari anni, fino a due anni fa e seguo per conto dell’Associazione dei Comuni italiani, la finanza locale.
Credo che questo sia un argomento molto importante in un momento come questo che si possa portare a livello europeo, per rivedere i parametri del patto di stabilità che attualmente grava sulle nostre amministrazioni comunali che non sono in grado di fornire servizi e realizzare investimenti e opere pubbliche come sarebbe necessario. Inoltre ho fatto anche l’Assessore provinciale alle politiche comunitarie proprio in Provincia di Venezia, conosco quindi i meccanismi che regolano i rapporti internazionali e il funzionamento del Parlamento europeo e credo quindi con la mia esperienza trentennale, ormai, di poter dare un contributo e un punto di riferimento anche per tanta gente che magari sarebbe delusa o invogliata a astenersi dalle elezioni perché non si ritrova, essere un punto di riferimento per tutta questa gente e quindi unire forze e risorse che altrimenti andrebbero disperse.
L’importanza di dedicare attenzione alle finanze dei comuni, capiamo tutti che è indispensabile, sapendo che i comuni sono una frontiera, trincea che deve essere garantita e quindi è la base su cui costruire la prospettiva per i nostri figli, i giovani, ma soprattutto per una società che abbia le condizioni per vivere meglio e ovviamente anche per essere in grado di competere e che l’Italia sia più competitiva nei confronti degli altri paesi europei.
Il mio impegno quindi è quello di portare in Europa i valori dell’Italia e fare in modo che l’Italia migliorando, possa rappresentarsi meglio a livello europeo, quindi si tratta di cambiare l’Italia per tornare in Europa, questo è il mio impegno!
Aldo Michele Radice in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Aldo Michele Radice, sono candidato alle europee per l’Italia dei valori, il Presidente Di Pietro ha ritenuto candidare la mia persona in questa competizione elettorale che ritengo sia molto, ma molto difficile, sono attualmente dirigente regionale e ricopro politicamente la veste di coordinatore regionale per la Basilicata dell’Italia dei Valori.
Di Pietro ha ritenuto candidare me, pensando che gli uomini e le donne di questa lista, possano essere le persone più giuste da portare in Europa, non solo per il loro bagaglio professionale umano e politico che hanno, ma anche per le idee, progetti che loro hanno in mente di portare avanti. Ritengo che abbiamo bisogno di un’Europa forte, di un’Europa sempre più presente, che possa intervenire con sempre maggiore autorevolezza a dirimere le tante, troppe guerre che vi sono su questo nostro pianeta, è indispensabile però che questa Europa provveda anche a dirigere le tante difficoltà che sono all’interno stesso di questa nostra Europa, immagino le tante difficoltà, le tante differenze che esistono ancora tra il nord e il sud, immagino le difficoltà ancora che esistono tra est – ovest e tutto questo va realizzato con politiche mirate, cercando di tenere presente sicuramente questo grande tema della globalizzazione, ma tentando anche di valorizzare molto quelle che sono le nostre risorse territoriali.
Ritengo che occorre intervenire su alcuni temi che sono fondamentali, uno dei temi fondamentali oggi che assilla, credo, il nostro meridione è quello dell’occupazione, dei tanti giovani, di tante famiglie che oggi avvertono la difficoltà di trovare un posto di lavoro per i propri giovani, l’incapacità di mettere in campo politiche che possa assicurare loro il futuro per l’occupazione, per il reddito, per creare una propria famiglia, mi riferisco anche alle questioni di ordine ambientale che stanno diventando sempre più forti, bisogna mettere in piedi un sistema di azioni politiche sempre più incisive verso un sistema che ricerca sempre di più risorse rinnovabili, piuttosto che sfruttare in maniera selvaggia quelle che noi abbiamo.
Il perché allora di una mia candidatura? Sicuramente anche perché c’è un mio c'è un mio trascorso politico sia come Sindaco del mio comune, ma anche con incarichi abbastanza elevati qui alla Regione Basilicata, ho ricoperto l’incarico di Assessore, nonché di Presidente del Consiglio regionale, ma al di là di questo ritengo che la mia presenza, se così dovesse essere, sia più legata alla mia azione professionale che ho svolto in tanti anni, mi sono occupato moltissimo di quelli che sono i fondi comunitari e soprattutto mi sono occupato dei fondi che si occupano della materia agricola sia per quanto riguarda l’orientamento e sia per quanto riguarda la garanzia.
Partecipare quindi a questa competizione elettorale significa portare dentro l’Unione Europea anche il bagaglio di esperienza umana sicuramente, ma professionale e anche politica e quindi ritengo di potermi impegnare in maniera concreta, non solo per la mia Regione, ma per tutto il meridione che è la mia circoscrizione.
I fatti separati dalle opinioni
La democrazia effettiva può poggiare solo sulla conoscenza perché solo il cittadino consapevole può prendere decisioni responsabili. Al contrario, il cittadino inconsapevole è facile preda della manipolazione.
Per garantire i vantaggi assicurati dalla conoscenza è necessario che i cittadini possano attingere a un'informazione il più possibile rispettosa della verità e aliena dalla falsificazione.
Poiché non esiste giudizio certo e indiscutibile per garantire la verità dell'informazione, è fondamentale che le sue fonti siano molteplici e di diverso orientamento. Ma ancora di più sarebbe necessaria l'indipendenza dal potere politico. E' davvero possibile?
Il dettato classico dell'informazione pura è: i fatti separati dalle opinioni. Facile a dirsi, meno a farsi. Gli editori e i direttori degli organi di informazione vivono nel mondo reale, avviluppati in una rete di rapporti economici, sociali, politici e quindi possono esprimere opinioni proprie, farsi liberamente portavoce di opinioni altrui, o possono appoggiare interessi contrapposti ad altri interessi.
Per questo, nel nostro paese, dove spesso prevale l'opacità, sarebbe essenziale la trasparenza.
In Italia l'informazione vive in una condizione infelice, per sé stessa e per i cittadini perché il potere politico coincide con il possesso dei più potenti strumenti d'informazione. Le sue possibilità di manipolazione sono vaste e profonde.
I cittadini consapevoli ogni giorno, di fronte all'ultima notizia, possono nutrire il legittimo sospetto: tutto ciò che credo di sapere potrebbe non essere vero.
Perciò è necessario lottare per un'informazione libera e indipendente dal potere politico.
Ne discuteremo domani 20 maggio, a Milano, presso il Circolo della Stampa, con il Presidente Antonio Di Pietro e i candidati alle europee Sonia Alfano, Luigi de Magistris e Carlo Vulpio.
|
|
Il sostegno alle famiglie
Diamo un po di numeri per capire qual'è il motivo, al di là della crisi economica globale che ha colpito l'Italia, per la quale le famiglie italiane si trovano in condizione di sofferenza.
Il primo dato, il più indicativo e importante, riguarda la ricchezza nazionale, il cosiddetto P.I.L., di cui il nostro Stato dedica al sostegno delle famiglie solo l'1%, a differenza di Germania e Francia dove viene dedicato il 3%. Cosa vuol dire? Che i nostri assegni famigliari, quelli che servono alle famiglie per campare, sono simbolici perché le cifre che ci erogano non sono sufficienti nemmeno per fare la spesa di una settimana.
Una mamma monofidataria in Francia riceve dallo Stato, come assegno familiare, 778,40 euro. In Italia, una mamma monofidataria che guadagna 800 euro al mese, e deve lavorare a tempo pieno, riceve come assegno familiare 130 euro. Un padre di famiglia che guadagna 1000 euro, per fare degli esempi concreti, e ha sei figli forse riesce a ricevere dallo Stato i famosi sette cento euro che i francesi riconoscono ad un solo genitore monofidatario.
Questa è la situazione e il sostegno che diamo alle famiglie. Cosa comporta? Siamo il Paese, rispetto agli altri paesi europei, con il tasso di natalità più basso. Se in Italia ti nasce un figlio sei in grossissime difficoltà.
In una famiglia dove entrambi i genitori lavorano il figlio viene mandato all'asilo nido. Ma oggi gli asili nido comunali, quelli a basso costo, coprono solo il 6% del bisogno. Tutti gli altri che fanno? La maggior parte sono in attesa di poter entrare in un asilo nido comunale, gli altri si rivolgono al privato che, non avendo in Italia nessuna sovvenzione da parte dello Stato, ha delle cifre esorbitanti. Che cosa deve fare una madre? Considera un investimento per mantenere il proprio lavoro l'asilo nido privato, girandogli l'assegno dello stipendio per poterlo pagare.
A fronte di questa situazione che cosa fa il nostro governo per aiutare le famiglie? Vara il piano casa. Ottimo, non c'è che dire, ma per chi è il piano casa? Per coloro che possono permettersi una casa, per coloro che hanno una villetta o una casa bifamiliare, altrimenti la casa non la si può ampliare in nessun modo. Se si vive in un bilocale o in un monolocale, come il 50% delle persone, che cosa si va ad ampliare?
Si vara il piano casa per dare lavoro ai costruttori, ma perché si è pensato a coloro che in questo periodo, alla luce della crisi economica e del precariato che c'è in giro, non si sono mai comprati una casa, o non riescono a pagare un affitto, o di coloro che hanno dovuto vendere la casa all'asta.
Davanti a tutto ciò non c'è una morale. A sentire raccontare questa storia sembra di sentire la classica commedia all'italiana che non fa ridere più nessuno. Gli unici che se la ridono sono i paesi della Comunità europea, che ormai ci considerano il terzo mondo dell'Europa, e hanno ragione.
Invito tutti quanti voi, me compresa, a non farsi più abbagliare dalle belle parole del governo quando viene a parlarci dell'importanza e dei valori della famiglia. Anzi, vi invito caldamente ad attaccarvi a questi numeri, e quando sentite che queste persone parlano di famiglia chiedetevi: ma di che famiglia stanno parlando?
Diaz, una ferita ancora aperta
Ci troviamo davanti alla scuola Diaz di Genova, alla quale ho dedicato una ricostruzione dei fatti del G8: un fumetto.
La ricostruzione si basa sul documento della Procura della Repubblica, la memoria illustrativa, che un amico Avvocato mi ha affidato dicendomi: devi assolutamente fanne uno spettacolo teatrale, perché le persone devono assolutamente sapere.
Ho cominciato a leggere questo documento e in breve sono stata assolutamente concorde con l’amico. Sì, le persone devono sapere, solo che lo spettacolo teatrale mi è sembrato poco. Ho voluto cercare un mezzo che fosse capace di diffondersi maggiormente, quindi sono arrivata all’idea del fumetto. Un lavoro basato tutto su documenti, e a questo ci tengo molto: non c’è una parola di mio, riprendo i verbali, riprendo i documenti, c’è solamente il commento di un agente che fa osservazioni di buonsenso, ma è molto riconoscibile e identificabile.
E’ un fatto, questo della Diaz, che porta ancora una ferita aperta per Genova e per l’Italia. Ne va molto della credibilità del nostro Paese. Teniamo conto che la maggior parte di questi ragazzi, che si trovavano presso la scuola Pertini perché era stata assegnata loro come dormitorio, erano in molti di loro addormentati e colti nel sonno, pestati in maniera sanguinaria: questo nessuno assolutamente lo nega.
Di fronte alla scuola Pertini abbiamo la scuola Pascoli, quella che di fatti si chiama scuola Diaz e che si compone di questi due edifici scolastici. Come si può vedere, dalla scuola Pascoli si può osservare quello che avviene alla scuola Pertini. La scuola Pascoli era stata assegnata dal Comune di Genova in maniera del tutto ufficiale al Genoa Ligal Forum e Genoa Social Forum che vi avevano posto i personal computer, le ricerche, la sala degli Avvocati, dove ricostruivano e raccoglievano le testimonianze di quanto era avvenuto durante quei giorni, dagli gli assalti della polizia e le vittime degli stessi.
Cos’è accaduto a questo punto? Che prima ancora, o contemporaneamente, all’incursione fatta alla scuola Pertini, la Polizia Municipale si era recata nella scuola Pascoli, sequestrando tutto il materiale con cui era possibile riprendere ciò che avveniva di fronte: telefoni cellulare, videocamere, macchine fotografiche. Inoltre, erano entrati nell’aula degli Avvocati distruggendo i personal computer, per cui c’è anche un aspetto di peculato perché sono stati distrutti personal computer che erano di proprietà del comune, quindi proprietà di noi tutti, rimuovendone le memorie e portate via in sacchi neri tipici della spazzatura.
Questo perché? In base a cosa? Una perquisizione del tutto arbitraria. Quello che sconvolge sono le spiegazioni: “Abbiamo sbagliato edificio, non dovevamo andare lì, ma non conoscevamo i luoghi e quindi…”. Uno sbaglio abbastanza articolato se si va con sacchi di plastica, si distruggono i personal computer e si rimuovono le memorie. Qualcuno, però, è riuscito a fuggire sui tetti, continuando la ripresa di quanto avveniva nella scuola Pertini. Questa ripresa ha costituito una testimonianza che ha costretto la polizia a cambiare le versioni dei fatti che avevano fornito in prima istanza: le versioni sono state cambiate e spesso ci si appellava a voci fantomatiche.
Cos’è accaduto? “Qualcuno aveva detto che succedevano alcune cose”. Chi l’ha detto? “Beh, chi l’ha detto non si sa, c’era confusione e quindi non è stato possibile poi risalire alla fonte di queste false notizie”. Ma false notizie sulla base delle quali la Polizia, che dovrebbe tutelarci, ha fatto veramente, lo sappiamo, una carneficina, sulla base di un qualcosa di assolutamente non ricostruibile.
L’incursione era stata consentita perché si sospettava vi fossero armi da guerra, che non sono state trovate per quanto la perquisizione abbia poi raccattato materiale di edilizia, assolutamente non sono confondibili con armi di nessun tipo, tanto meno da guerra. Per cui, a un certo punto, sono spuntate le fatidiche molotov, in realtà trovate durante il pomeriggio, in altro luogo, e sono state portate sui luoghi per creare la prova che in realtà non c’era.
Chi ha portato le molotov è stato poi condannato nel processo, ma chi le ha portate materialmente? I vertici della Polizia che le hanno utilizzate, riconosciute come prove, hanno invece detto: “Mah, a noi è stato detto che erano state trovate lì”. Da chi? “Mah, non si sa, c’era confusione e noi abbiamo pensato che se qualcuno ce le dava lì, queste erano state trovate lì”.
Sappiamo che anche questa prova si è volatilizzata e non l’abbiamo più a disposizione. Una cosa sconcertante è stata la difesa dei vertici della Polizia, perché non posso, io cittadina, accettare che le persone a cui affido la tutela della mia sicurezza poi producano cose come queste. Vi faccio vedere un verbale di arresto mendace, chiaro ed evidente, da nessuno smentito, firmato da 15 persone. Un documento di questa portata viene generalmente firmato con nome e cognome riconoscibili, stampati e poi accanto la firma. No, questo è firmato con una serie di scarabocchi indecifrabili, tanto che l’identificazione dei sottoscrittori ha richiesto un’indagine da parte della squadra mobile, e quindi, in realtà, da colleghi.
Tra tutte queste firme è molto visibile un punto interrogativo: c'è una firma che tutt’oggi rimane indecifrata. Vorrei far riflettere sull’assurdo: un atto pubblico anonimo è una contraddizione in termini e la Procura l’ha stigmatizzato. Nessuno si fa avanti e si assume la responsabilità di avere sottoscritto questo atto.
Bisogna essere per forza antimilitaristi per condannare l’operato dei vertici della Polizia in questo episodio? E' la domanda che ho fatto a Nando Dalla Chiesa, prefattore del fumetto, un uomo di sicura fede democratica ma anche figlio di un militare, il quale ha risposto: “No, non bisogna essere antimilitaristi, ma bisogna anzi amare le forze dell’ordine e la loro funzione, per essere i primi a ribellarsi di fronte a quanto è accaduto e quanto è stato fatto”.
I vertici della Polizia non sono stati chiamati a rispondere del loro operato, ma solamente chi ha ubbidito poi di fatto ha subito condanne, non chi ha comandato. Questo credo sia gravissimo, perché quando le forze dell’ordine agiscono in maniera così fortemente sovversiva è un fatto che dovrebbe coinvolgere veramente tutti. Non si può parlare di legalità e di garanzia se non c’è la responsabilità. Chi può agire, chi ha le armi in pugno, chi ha il manganello, deve essere più responsabile di qualsiasi altro del proprio operato, altrimenti nessuno di noi assolutamente è garantito!
Quello che ho voluto fare con questo fumetto è proprio fare arrivare ai fatti, non a chi su questi fatti aveva già una convinzione, ma a chi tutto sommato poteva essere esitante: coloro che portano con se valori che vanno nella direzione di una difesa delle forze dell’ordine, ebbene, dovrebbero essere veramente i primi a ribellarsi a quanto è accaduto.
Hanno agito in quale modo? Hanno agito certi di una copertura politica, certi dell’impunità. Questo è l’aspetto che dovrebbe veramente preoccuparci di più. Queste persone non solo non sono state chiamate a rispondere, ma sono state promosse. Sul fatto Diaz bisogna assolutamente ritornare, non possiamo andare avanti come se nulla fosse, portandoci dietro una ferita e un’immagine del nostro paese che veramente ci offende, che ci preoccupa.
In una delle pagine di questo fumetto abbiamo un esame comparativo dei certificati medici: da una parte i certificati che riguardano la Polizia, con 17 referti refertati in casa, dall'altra quelli che riguardano invece le vittime, 62 referti refertati in struttura ospedaliera.
Il documento della Polizia riporta: “spiegazione della dinamica lesiva da parte degli offesi: nessuna. Contusioni, distorsioni, stiramenti e una escoriazione. Presumibile causa accidentalità nel corso dell’operazione, in alcuni casi ammessa dagli agenti, difficile pensare a colluttazioni. Tempo di guarigione massimo 10 giorni”.
Il documento della struttura ospedaliera riporta: “spiegazione della dinamica lesiva da parte degli offesi: dettagliata. Traumi cranici e fratture agli arti superiori, ferite nella quasi totalità dei casi. Presumibile causa colpi ricevuti da soggetto a terra in posizione di difesa. 28 ricoveri di cui 3 in prognosi riservata”.
La domenica successiva in Questura c’è stata la conferenza stampa e durante la quale la portavoce del Dott. Sgalla, che è l’addetto alla comunicazione del capo ufficio stampa della Polizia, dichiara letteralmente questo: “Nella scuola Diaz sono stati trovati 92 giovani in gran parte di nazionalità straniera, dei quali 61 con evidenti e pregresse contusioni e ferite”.
La Polizia ci viene a dire che questi 62 giovani che hanno presentato ferite già le avevano. Vedendo quale era la gravità delle contusioni e delle ferite, questi giovani si sono, come minimo, trascinati moribondi alla scuola Diaz. Possiamo accettare che la Polizia ci dia una versione dei fatti di questo tipo? Credo proprio di no.
Torniamo in Europa ricostruendo la nostra immagine, la nostra credibilità, riportandoci allo stato di Paese dignitoso, democratico, sicuro, e non come Paese canaglia. Lo stato di diritto è stato compromesso, ma non possiamo lasciare aperta questa ferita: la dobbiamo risanare in maniera convincente per tornare in Europa dignitosamente.
Alessandro Borghetti in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Mi chiamo Alessandro Borghetti, ho 25 anni, sono uno studente di ingegneria informatica all’università Modena, lavoro come precario, sono un programmatore di siti Internet, il mio obiettivo in Europa sarà quello di portare la voce di un giovane, dei giovani, io sono giovane e non voglio portare in Europa quelli che sono gli obiettivi di persone che posso capire, li capisco perché sono in prima persona interessato a costruire il mio futuro e quello di tutti i ragazzi che hanno la mia età. C’è una differenza sostanziale tra il Parlamento italiano e il Parlamento europeo e gli altri parlamenti, nel Parlamento italiano ci sono persone di 70 anni che quando costruiscono e pensano a un futuro, costruiscono un futuro per delle persone che non saranno loro, io posso portare un contributo di una persona che costruirà un futuro che è il nostro, il mio per prima persona, bisogna avere delle idee nuove, innovative, bisogna portare avanti discorsi che siano sostenibili, per esempio il nucleare è una tecnologia vecchia, noi giovani lo sappiamo che non ha futuro, l’unico futuro che si prospetta è quello delle scorie nucleari che noi giovani ci dovremo sobbarcare sulle nostre spalle, il vero futuro, lo sappiamo e lo sappiamo tutti, è puntare sulle energie rinnovabili, sul geotermico, su tutte le tecnologie che possono permettere un futuro sereno e ecosostenibile, noi giovani sappiamo che Internet è il futuro, è il futuro per tante ragioni, è il futuro perché è un accesso cristallino all’informazione, senza tramiti, è una porta di comunicazione con tutti quelli che abitano in altri paesi, lontano da noi, paesi di altre culture, persone di altre culture e questo ci permette di arricchirci personalmente, di creare un forte arricchimento e accrescimento culturale e personale di ognuno di noi, bisogna creare innovazione, bisogna innovare, puntare verso il futuro, il futuro, un esempio pratico, tangibile e concreto subito che si può fare domani, è quello dell’open source, del software libero, questi nuovi sistemi informatici possono consentire di risparmiare centinaia di migliaia di Euro a tutte le amministrazioni comunali d’Italia, amministrative a qualsiasi livello, nazionali, in molti paesi europei questo già viene applicato con successo, ma questo potrebbe essere soltanto un primo passo, ma ce ne potrebbero essere tantissimi altri, se solo si volesse guardare seriamente al futuro con un’ottica alla volontà di cambiare le cose.
Sono uno studente e lavoratore, studio all’università ma ho sempre dovuto lavorare per mantenermi gli studi, non è più possibile che in un paese come l’Italia si continuino a fare tagli su tagli alle università, l’unica spiegazione che può essere trovata è che l’Italia non crede nei giovani, nel futuro, nell’innovazione, non crede negli studenti, nello studio e nell’università, bisogna crederci veramente come fanno altri paesi in cui gli studenti non sono costretti a dover lavorare per poter mantenersi gli studi, hanno la possibilità, gli viene data la possibilità dai loro paesi di studiare egregiamente senza dover lavorare.
Sono stufo di vedere che gli studenti italiani sono costretti ad andare all’estero per vedere riconosciuti i loro meriti, per vedere riconosciuto la loro importanza, il loro valore!
Voglio che anche gli studenti in Italia, qui, abbiano il riconoscimento dei loro meriti, voglio vedere finire la fuga dei cervelli all’estero perché l’Italia ha bisogno dei suoi giovani per crescere, rinnovare, per il nuovo futuro. Il mio impegno in Europa sarà quello di prendere le eccellenze in ambito scolastico che ci sono negli altri paesi ad esempio, perché il problema in Italia non sono i giovani, non sono gli studenti, il problema è il sistema e questo sistema va cambiato.
Dobbiamo innovarci per metterci al passo con gli altri paesi, per porre fine alla fuga dei cervelli, per fare sì che l’Italia possa avere un futuro competitivo nel panorama internazionale!
Carlo Bulletti in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Mi chiamo Carlo Bulletti, ho 55 anni, sono medico con un’esperienza di lavoro internazionale nell’ambito della ginecologia, mi candido come candidato indipendente con l’Italia dei Valori per il Parlamento europeo per focalizzarmi sui temi della sanità pubblica, della ricerca scientifica, due temi per i quali l’Italia ha una grande voce di spesa, ma ha un ritorno in carattere economico e sociale piuttosto scarso.
Il mio contributo in una campagna per l’elezione a parlamentare europeo, può lucrare sulla mia esperienza, sui temi della salute e della ricerca scientifica, due temi nei quali l’Italia langue nei confronti dei nostri partner europei per due ragioni fondamentali: la qualità dell’offerta sanitaria nel territorio viene troppo spesso esaltata, ma ha bisogno di un’omogeneizzazione tra nord e sud e per la ricerca scientifica siamo penalizzati, l’Italia spende molto di più come contributo all’Europa rispetto a quello che riceve, i fondi maggiori sono intercettati dalla democrazia del nord Europa, per un’assenza completa dei nostri parlamentari europei nell’intercettazione di progetti, di sviluppo e dei fondi che la comunità dedica alla sanità e alla ricerca scientifica in genere.
La possibilità quindi di intercettare progetti di sviluppo e soprattutto di canalizzare fondi della Comunità Europea per lo sviluppo e la ricerca scientifica in Italia, deve necessariamente legarsi all’intercettazione del merito nel paese e alla sua valorizzazione dedicando quindi risorse ai giovani talenti, impedendo loro all’immigrazione, ma soprattutto valorizzandoli nel territorio, non relegandoli nelle cantine nelle quali normalmente vanno a lavorare con condizioni di lavoro penose e senza fondi di ricerca sufficienti per fare in modo che la nostra ricerca ritrovi lo smalto che ha avuto negli anni 90 e che ha perso negli anni 2000.
Lilia Infelise in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Lilia Infelise un’economista industriale, nata in Calabria e impegnata in particolare nel campo dell’innovazione dei sistemi produttivi, delle aree fragili e deboli del mezzogiorno, tra cui innanzitutto la Calabria, impegnata sui sistemi educativi, sulle politiche dell’educazione della formazione.
Ho costituito un mio centro di ricerca e negli ultimi 20 anni ho lavorato intensamente e realizzato più di 40 grandi programmi europei, soprattutto per il mezzogiorno e in questo lavoro ho creato reti autorevoli con università, centri di ricerche, imprese, associazioni, il mondo pubblico, il governo locale. Nel 2005 mi sono accorta che era giunto il momento, era urgente, anzi, che gente come me, come noi, gente che ha dedicato cuore, passione e competenza alla costruzione del proprio paese, in particolare dei territori di origine, in questo caso per me, il mezzogiorno e la Calabria era giunto il momento di entrare a pieno titolo nella scena politica, soprattutto per promuovere il cambiamento del modello dell’agire politico, per cominciare a pretendere, chiedere, praticare nuovi modelli, nuovi spazi di partecipazione.
Ci siamo rivolti con instancabile impegno a chi si candidava a guidare un’area di riformisti e costruire un grande partito, progetto democratico per il nostro paese, ma abbiamo purtroppo dovuto verificare che ancora oggi vi è una forte resistente inespugnabile oligarchia nel nostro paese che ha un contrasto di interesse, soprattutto nel mezzogiorno d’Italia, ancora più nella sua regione più difficile, la Calabria, con le esigenze di crescita e di sviluppo dei suoi territori, ci sono risposte, non è vero che il sud è questo pozzo infinito che assorbe risorse senza mai restituire in termini di sviluppo, di crescita, di occupazione, di attrazione per i suoi giovani, non è vero, ci sono risposte, le stiamo promuovendo da anni, ma ciò che occorre oggi è una rigenerazione della classe politica, è oggi che lavoriamo per le elezioni europee, devo dire che in Italia dei Valori ho trovato questa opportunità, questa possibilità di avviare, di creare un movimento che porti in Europa le persone giuste, le persone che hanno le capacità, le competenze, non per stare una volta al mese in sessioni parlamentari con la mediazione e il filtro dell’interpretariato simultaneo, ma per starci come a casa propria, con la familiarità dovuta, con la capacità e la voglia di spendere tempo, energia per creare relazioni, per influire nelle sedi spesso informali dove si decidono, si esaminano soluzioni importanti per l’Europa e quindi per il futuro del nostro paese.
Persone che sono capaci di dialogare, di anche battere i pugni se serve e di partecipare attivamente in un momento, lo dobbiamo riconoscere, difficile e importante per tutto il nostro paese, per il mezzogiorno e per l’Europa, dobbiamo partecipare da protagonisti al ridisegno dei fondamenti del nuovo scenario politico, geopolitico che si deve affermare nei prossimi decenni.
Uno scenario in cui la pace, l’uguaglianza, la giustizia, l’inclusione, la legalità siano pienamente affermati e non solo a parole, ma nei fatti!
Queste persone dovranno essere nel nucleo dei nostri candidati e eletti, è per questo che vi chiedo di darci sostegno e vi do appuntamento per affrontare temi precisi con competenze, per parlare di mezzogiorno, di Calabria, di come ce la possiamo fare, perché se lo vogliamo, sono certa, ce la possiamo fare, vi do appuntamento sa questa rete, vi do appuntamento nei territori di questo nostro meraviglioso mezzogiorno d’Italia.
Alberto Lucarelli in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Ho accettato con grande entusiasmo l’invito a partecipare alla competizione per le europee del 6, 7 giugno perché mi sembra una continuità naturale con quello che ho fatto da anni nell’ambito dell’università, della ricerca e poi come militante e come persona impegnata nella lotta per la tutela dei beni comuni, ambiente, salute.
Quello che immagino è un’Europa politica, un’Europa non dei mercanti, un’Europa che sappia valorizzare i servizi pubblici essenziali, i diritti fondamentali, il ruolo delle istituzioni pubbliche, un’Europa che sappia veramente parlare di Europa federale, di un federalismo europeo. Un’Europa che, con convinzione, parli di un diritto all’acqua come diritto fondamentale dei cittadini, che parli di un diritto privo di rilevanza economica, di un servizio privo di rilevanza economica, di un servizio che deve essere gestito da un soggetto pubblico, da un soggetto formalmente e sostanzialmente pubblico e in questo caso invito a vedere la straordinaria esperienza della Ville de Paris, dove è stata la prima che hanno privatizzato l’acqua e il servizio idrico, ma è anche una delle prime che ha votato a novembre, ha avuto il coraggio a novembre di votare una vera ripubblicizzazione dell’acqua, affidando a un’azienda pubblica il servizio e la gestione.
Immagino un’Europa che faccia una politica di rifiuti veramente incentrata sulla politica delle “R” recupero, riuso, riutilizzo, riciclaggio, una politica dei rifiuti che bandisca definitivamente la pratica degli inceneritori e le pratiche del Cip 6 , delle pratiche che sono assolutamente insostenibili dal punto di vista ambientale e sanitario e che stanno provocando e determinando solamente un giro di affari colossale, il tutto a danno della collettività.
Immagino un’Europa che sappia prendere una posizione forte per quanto riguarda la scuola pubblica, l’istruzione pubblica, che sappia reagire al mercato che cerca sempre più di impedire la vera autonomia, come? Riducendo le risorse e l’autonomia finanziaria pubblica per la scuola e l’istruzione, ricordiamoci che questo, la scuola e l’istruzione rappresentano l’unico e vero presupposto per una crescita dei prossimi anni.
Immagino anche un’Europa che sappia scindere il ruolo della pubblica amministrazione dal potere politico e che la pubblica amministrazione possa effettivamente perseguire l’interesse generale e non subire, non essere servente ai partiti politici o a gruppi di partiti politici, alle lobby, alle multinazionali, una pubblica amministrazione che quindi abbia come sua bussola, come suo punto centrale il perseguimento degli interessi generali. Immagino anche un’Europa che sappia tutelare la posizione di soggetti deboli, dei perdenti, che sappia tutelare veramente il diritto di emigranti, che sappia intendere in una concezione universale il diritto fondamentalmente della persona, i diritti fondamentali della collettività, i diritti dei cittadini.
Immagino un’Europa che abbia la capacità dal punto di vista politico di avere una sua politica estera, di reagire alla forza e che limita la sovranità dell’Europa, che limita il potere dell’Europa, per esempio contrapporsi alle politiche di provenienza Nato e alcune volte alle politiche di provenienza direttamente del Pentagono che determinano sempre più una militarizzazione di aree del territorio sottraendole evidentemente alla collettività e sottraendole ai cittadini, penso a tutte quelle basi Nato, per esempio di recente le basi che si stanno pensando di installare a Napoli e Vicenza che sono evidentemente dei processi di militarizzazione che pongono un limite fortissimo alla libertà di informazione, di circolazione, di partecipazione.
Penso dunque a un’Europa fondata su una partecipazione vera, su una partecipazione che non sia mero confusionismo sociale, ma una partecipazione che sia in grado di esprimere quello che va definito il diritto fondamentale alla partecipazione, ai processi decisionali.
Mentire per governare
Soltanto chi, come Silvio Berlusconi, vive in una reggia dorata e non ha problemi ad arrivare alla fine del mese, può ignorare così spudoratamente il dramma di tante famiglie italiane e mentire sulla gravità della crisi economica.
I dati parlano chiaro ma altrettanto chiara è la strategia di questo governo: nascondere la verità agli italiani e raccontare la favola che il peggio è passato.
La verità è che l'immobilismo di questo governo e la mancanza di un piano di lungo e ampio respiro impedirà al nostro Paese di uscire rapidamente dalla crisi.
Saremo gli unici nel panorama internazionale a pagare il prezzo più alto.
Ma quel che è peggio è che il nostro Paese, quando uscirà dalla crisi, si ritroverà con gli stessi problemi con i quali vi è entrato: stipendi e pensioni da fame, imprese al collasso e un tasso di disoccupazione elevatissimo.
E' questa l'altra dura verità che questo governo vuole nascondere.
Salvatore Messana
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Salvatore Messana, sono il sindaco di Caltanissetta dal 1999, una lunga esperienza politica e amministrativa, un percorso che ho compiuto in rapporto di reciprocità con i miei concittadini. In questi anni ho cercato di lavorare per la mia città ma non solo per la mia città, per rappresentare anche ai comuni della mia regione, la Sicilia, sempre anteponendo gli interessi collettivi a quelli che possono essere interessi particolari.
Mi piace ricordare infatti che Caltanissetta è tra le città italiane che meglio si è contraddistinta per le politiche in favore dell’infanzia, un vero e proprio investimento realizzato non solo grazie all’impegno del comune di Caltanissetta ma grazie a una rete che siamo riusciti a mettere insieme con il sistema scolastico, con gli istituti religiosi, con le associazioni, con le altre istituzioni.
Un metodo di lavoro che ho portato avanti anche su altre tematiche, sulle tematiche dello sviluppo per esempio, sulle politiche culturali, elemento fondante del nostro progetto nella piena consapevolezza che una società colta è una società libera in grado di valutare, in grado di giudicare, che se la cultura può rappresentare una voce di spesa è un grande elemento che valorizza le comunità locali.
Ecco, questa esperienza legata all’identità municipale inserita in un contesto più ampio quale può essere una competizione per l’elezione del Parlamento europeo credo che possa rappresentare un vero e proprio valore aggiunto dell’impegno politico e io ho scelto di candidarmi al Parlamento europeo e ho scelto di farlo con Italia dei Valori perché coniugare regole, valori, programmi elettorali, politica, impegno personale credo che sia la sfida oggi che ci consente di superare quelle difficoltà che spesso esistono nel rapporto tra i cittadini e la politica.
Se la mia città si è contraddistinta per capacità di accogliere migranti, migliaia e migliaia di cittadini stranieri che attraversano Caltanissetta senza che un solo problema si sia verificato è anche il segno di una mentalità che mi piacerebbe portare in Europa e portare nel mondo. Costruire quindi ponti di pace, elementi che uniscono le comunità, che uniscono i popoli, che uniscono le genti, che uniscono le città. La meraviglia dell’Italia è data da 8 mila comuni, 8 mila diversità, 8 mila dialetti, 8 mila identità, 8 mila campanili che però sono serviti per costruire un paese straordinario.
Esportare questo in Europa e cercare di creare amicizia, di creare impegno, regole, valori io credo che sia un dovere e questa è una delle ragioni per le quali ho accettato volentieri di candidarmi al Parlamento europeo e questa è una delle ragioni per le quali lo sto facendo con entusiasmo, con impegno cercando di utilizzare questa grande esperienza maturata negli anni in un altro e diverso livello istituzionale sempre al servizio dei cittadini, sempre al servizio della nostra terra.
Carlo Rossetti in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Buongiorno sono Carlo Rossetti, sono candidato con l’Italia dei Valori alle prossime elezioni europee, ringrazio l’Italia dei Valori per avermi dato questa opportunità.
Ho condotto una vita normale, anzi molto piena da un punto di vista umano e anche professionale, nonostante una malattia neurologica rara che mi ha colpito intorno ai 10 anni, lentamente progressiva che mi ha accompagnato fino ai 33 anni, a 33 anni ho avuto purtroppo un aggravamento molto, molto forte, sono riuscito a riportare la pelle indietro da questo aggravamento e lì mi sono reso conto che noi disabili, io in prima persona dovevamo metterci in gioco con la società civile per accompagnare il cambiamento che c’era nel nostro paese da 15 anni mi sono impegnato in organizzazioni di volontariato, anche con incarichi nazionali per dare una risposta ai problemi, quelli veri delle persone con disabilità, per promuovere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica degli ausili.
Sono dell’idea e ho sempre portato avanti con forza questa mia convinzione che le persone con disabilità debbono essere protagonisti, debbono avere la possibilità di lavorare, di formarsi una famiglia, di avere hobby, di fare una vita il più normale possibile e non essere il privilegio, queste attività, solamente di alcuni, deve essere permesso a tutti di poter raggiungere questi obiettivi.
La cosa importante che è accaduta in questi ultimi tempi è stata la ratifica della convenzione delle Nazioni Unite sulle persone con disabilità, avvenuta proprio a marzo qui in Italia, è stata ratificata dal Parlamento italiano all’unanimità e per noi sarà uno strumento veramente incredibile per lavorare in Europa. Questa convenzione è composta da 50 articoli, più 18 del protocollo opzionale, dovremo cercare di farla ratificare in tutti i paesi europei al più presto, l’Italia è stata la prima e dovremo riuscire a far partire degli osservatori nazionali in tutte le nazioni per cercare di portare avanti diritti, le possibilità che vengono date alle persone con disabilità in maniera omogenea in tutta Europa, altrimenti noi ci troviamo, come spesso accade, che ci sono delle cose che vengono soddisfatte, dei bisogni che vengono soddisfatti in maniera egregia, magari in Inghilterra, però sono carenti in Francia, alle volte inesistenti in Italia, anche se la nostra legislazione è molto avanti.
Quindi Europa, Europa per portare l’Europa in Italia, questa è una cosa importantissima, lavorare con il Parlamento europeo, con i parlamenti delle nazioni europee, ma sempre sotto lo slogan “nulla su di noi senza di noi” quindi vogliamo essere presenti, consultati, vogliamo fare un lavoro costante di presenza, di ascolto dei bisogni, non promettiamo miracoli perché i miracoli non possono essere fatti, ma sicuramente in un paese come il nostro, l’Italia dove ultimamente i diritti vengono veramente stracciati, dove vengono fatti tagli alla sanità e all’assistenza in continuazione, c’è la crisi quindi si taglia sulla sanità, c’è la crisi si taglia sull’assistenza, come potremo soddisfare la convenzione delle Nazioni Unite se continuiamo a tagliare a livello nazionale e regionale i fondi destinati alla sanità, all’assistenza, alla ricerca scientifica, all’innovazione tecnologica.
C’è un concetto che mi ha colpito dati i miei trascorsi da progettista elettronico e nucleare, nella convenzione viene espresso il concetto di progettazione universale, che intende una progettazione per prodotti, servizi, programmi, che possa essere utilizzata da tutte le persone, nel più ampio spettro possibile, senza ricorrere successivamente a adattamenti oppure a una progettazione specialistica, questo, per portarlo avanti, questo concetto di progettazione universale, dobbiamo lavorare tantissimo, superare tutte quelle barriere che rendono le persone disabili, persone disabili in quanto coloro che portando una menomazione fisica, mentale, sensoriale, si trovano a non poter esprimere la loro dignità e avere pari opportunità, perché bloccati da barriere diverse e attenzione, le barriere sono barriere culturali, ambientali, strutturali, non sono solamente le barriere architettoniche delle quali noi normalmente siamo abituati a intendere.
Quindi per questo impegno per l’Europa noi vorremmo far ripartire questa macchina Italia, portarla in Europa in maniera efficiente, questo paese si sta fermando, si sta fermando specialmente anche per le persone con disabilità, è un paese che non crede più nella ricerca scientifica, nell’innovazione tecnologica come abbiamo detto, ma non crede nei giovani, la cosa più brutta, credo, in assoluto è che i giovani iniziano a non credere più in questo paese, quindi noi dobbiamo dare una spinta, una spinta concreta e professionale ripartendo, rimettendo in modo questa macchina dai diritti, dai doveri e dai valori.
Giommaria Uggias in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono stato il candidato dell’Italia dei Valori più votato in tutta la Sardegna, mi è stato chiesto di assumermi questo onere che io con spirito di servizio ho accettato, proprio in base alla rappresentatività e alla stima anche personale che nelle scorse elezioni gli abitanti della Galleria e quindi spero anche dell’intera Sardegna, mi hanno testimoniato e spero mi testimonieranno.
Non bisogna avere paura, quando ci proponiamo l’idea di far valore anche al Parlamento europeo i nostri diritti, la specialità del nostro Statuto, la nostra insularità, il nostro diritto a avere ascolto anche in Parlamento per quanto riguarda le reti dei trasporti, la ricerca, l’energia, tutte cose che ormai si discutono e si decidono soprattutto a livello europeo che vorrei ricordare, ormai decide sul 70% dei provvedimenti che sono vigenti in Italia, vuole dire che là si giocano i soldi anche della nostra isola, ecco perché vale la pena di impegnarsi fino in fondo in questa battaglia, senza nessuna rassegnazione, anche con l’entusiasmo di sapere che si può anche ottenere del risultato.
Stiamo già iniziando l’opera concreta per portare avanti una testimonianza di impegno politico di un intero gruppo di persone che si propone di migliorare le condizioni di questo territorio.
E’ un’avventura, è un’impresa alta che richiede grande sacrificio, grande impegno, ma è alto l’obiettivo, quindi con una serie di amici del partito, del territorio, amici personali la iniziamo con grande entusiasmo.
Rivolgo un appello agli amici, ai sostenitori perché si concentrino con la loro attenzione proprio perché un sardo possa rappresentare la Sardegna nel Parlamento europeo, una persona sarda, una persona che può rappresentare te stesso, le tue istanze, i tuoi desideri, le tue aspettative, una persona che vive le tue stesse difficoltà dal punto di vista strutturale, dell’isolamento e che quindi sa di cosa si parla.
Ho intenzione di farlo a tempo pieno proprio per superare ciò che nel passato ha rappresentato in Europa un’assenza dei nostri parlamentari e spero di poterlo fare degnamente.
Emanuela Rocchi in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Rocchi Emanuela, sono nata a Voghera il 7 aprile 1968, professione impiegata, sono sposata e ho una bambina.
Sono candidata per le elezioni europee del 6, 7 giugno 2009 per l’Italia dei Valori nella prima circoscrizione nord – ovest che è il Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta. Nel mio percorso politico vi è stata particolare attenzione per i giovani, per i lavoratori e i pensionati, uno dei problemi più drammatici della nostra società è quello di essere a conoscenza che ben 7,5 milioni di pensionati vivono con meno di 600 Euro al mese e nessuno si preoccupa per questo, neanche coloro che tanto sbandierano slogan in favore dei pensionati!
I pensionati hanno regolarmente versato i loro contributi e si ritrovano oggi a vivere con misere pensioni, con vedere i loro redditi vanificati nel tempo, data la scarsa rivalutazione delle pensioni e degli stipendi dopo l’avvento dell’Euro, le pensioni devono essere eque, dignitose e soprattutto rivalutate nel tempo, l’Europa dovrà seriamente occuparsi di questo problema ben sapendo che dovremo andare a unificare il sistema previdenziale, qui ci vogliono, secondo me, persone che sappiano affrontare il problema nella sua globalità.
E’ intollerabile che ben 430 miliardi di Euro eludano il sistema in positivo e che vi sia una politica impotente a rinnovarsi e noi sapremo rinnovarci? Dipende anche da voi raggiungere questo obiettivo, insieme a noi che intendiamo la politica come a un servizio per la collettività e se non sapremo rifondare questo Stato e questa burocrazia, ci ritroveremo infognati in una matassa burocratica che già oggi è arduo dipanare.
La nostra responsabilità ci fa volgere lo sguardo verso i nostri figli e i nostri nipoti, se non sapremo rifondare questo Stato e rinnovarci come hanno fatto gli Stati Uniti, lasceremo loro fardelli che li condanneranno a dover sopportare crisi impossibili. Dobbiamo avere il coraggio di superare il nostro egoismo e di pensare al bene comune come un obiettivo di salvezza per raggiungere una società di eguali e non di privilegiati.
La mia storia mi consente di rivolgermi a voi per ottenere quel consenso e quel voto che mi consentirà di combattere per la riforma della nostra società per un sistema pensionistico più equo e per dare nostre eventi causa una società migliore.
Elisabetta Rolli in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Salve, mi chiamo Elisabetta Rolli sono candidata alle europee per l’Italia dei Valori, mi occupo di architettura e soprattutto di gestione dell’ambiente, vengo dall’Abruzzo e quindi in questi giorni stiamo vivendo una situazione terribile che ha riguardato tutti quanti, non solo i cittadini de L’Aquila, il problema fondamentale è che non c’è abbastanza informazione su quanto è successo, vorremmo cercare di capire soprattutto come avverrà adesso la ricostruzione perché si punta molto sui fondi, ma non ne sappiamo effettivamente l’effettiva provenienza e vorremmo puntare soprattutto al controllo, alla questione di questi fondi nel senso di legalità.
Si parla di infiltrazioni di mafia, camorra e questo non è un argomento affatto impossibile e soprattutto siamo gestiti attualmente da un Presidente che ha riferito di non sentirsi all’altezza e che se avesse saputo del terremoto, non avrebbe sicuramente voluto fare il Presidente della Regione Abruzzo.
Quindi con una gestione simile anche a livello governativo mi sento proiettata direttamente e forse vorrei essere tutelata a livello europeo, proprio per saltare questo gradino che purtroppo ci rappresenta a livello nazionale.
Nella gestione europea mi auguro ci siano delle leggi e dei controlli sufficienti e delle normative che abbiano anche una programmazione a livello della ricostruzione, non è solo la ricostruzione delle case, ma è anche la ricostruzione di tutto ciò che circondava la Città de L’Aquila, penso alle università che avevano un livello elevatissimo, penso agli aspetti del commercio.
I problemi sono tanti, purtroppo si fa vedere un altro aspetto, quello che c’è stato subito un intervento veloce, ma in realtà è un intervento di facciata, si sono date le prime tende a chi era senzatetto, ma purtroppo la gestione sarà difficile e solo forse grazie all’Europa potremo riuscire a superare una sorta di intervento legislativo italiano che non so fino a che punto possa avere legalità, soprattutto questo chiediamo.
Le leggi ci sono, è che purtroppo non vengono fatti i controlli, questo è il problema, adesso mi occupa di architettura e quindi del campo delle costruzioni, vedo che la normativa c’è, è anche esagerata, ma purtroppo non ci sono i controlli successivi, vorrei puntare soprattutto a una legalità di gestione a livello europeo.
Nunzio Pacifico in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Nunzio Pacifico e sono un libero professionista, attualmente sono Assessore alla Provincia di Benevento, sono candidato per le europee in nome e per conto del nostro partito che è l’Italia dei Valori, il mio lavoro è quello di libero professionista, sono stato un dirigente della Regione Campania, commissario di risanamento di una Comunità Montana che è quella del Vallo di Lauro. Ho accumulato esperienze professionali importanti che proverò a mettere a disposizione della collettività anche in funzione di una rappresentanza parlamentale a Strasburgo.
Proveremo a vincere questa sfida con tutte le nostre forze nel dovere morale di raccogliere la preziosa eredità lasciataci da chi ha lottato perché la parola Europa diventasse una parola plurale. L’impegno dell’Italia dei Valori è quello di concentrare i propri sforzi affinché l’Italia ritorni in Europa in maniera fortemente competitiva, perché l’Italia è un punto importantissimo dell’Europa così come il sud è un punto importantissimo dell’Italia. Una delle grandi sfide che intenderemo portare in Europa, che lanceremo innanzitutto noi stessi e poi all’interno delle istituzioni, è quello dell’utilizzazione dei fondi strutturali, questo deve avvenire in maniera canalizzata, affinché queste risorse non vengono sprecate, sparpagliate in mille rivoli, l’obiettivo è quindi di concentrarle in un unico grande investimento a partire dagli approntamenti infrastrutturali, perché attraverso il potenziamento della funzione logistica possiamo far ripartire la macchina economica che purtroppo oggi cammina a doppia velocità, evitare quindi gli sperperi di denaro, esemplifico con un caso siciliano, è inutile costruire il ponte sullo stretto se non ci sono necessarie reti viarie che ci consentono di far funzionare al meglio il rapporto degli scambi nel territorio, è necessario evitare non solo gli sperperi, ma anche la cattiva utilizzazione del denaro pubblico, perché la nostra equazione è meno si ruba, più si guadagna.
Guadagna in termini di efficienza e di efficacia della pubblica Amministrazione, questo è l’impegno dell’Italia dei Valori in Europa, affinché al nord, al centro e soprattutto al sud, quanti emarginati della malapolitica e della maleconomia hanno il diritto di reclamare il giusto spazio per lavori e produzioni serie, questo è il compagno di un partito serio, non della carità personale privata, cambiano l’Italia, torniamo in Europa!
Annamaria Catino in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Anna Maria Catino, sono medico oncologo e lavoro a Bari nella sanità pubblica e mi occupo anche di ricerca, ho deciso di candidarmi per l’Italia dei Valori perché credo nella scelta di Di Pietro di coinvolgere persone della società civile, ciascuno di noi nell’ambito della propria professionalità e esperienza può essere utile al nostro paese rappresentandolo degnamente in Europa. Non siamo professionisti della politica e infatti per me è la prima esperienza di candidatura in una istituzione, ma oggi non è più secondo me il tempo di stare alla finestra, dobbiamo contribuire alle scelte che riguardano il nostro paese.
Il Parlamento europeo è il luogo dove oggi si decidono le cose che poi da cittadini viviamo tutti i giorni, leggi, finanziamenti, regolamenti, tutto passa da Bruxelles, posso affermare che noi nel sud abbiamo nella sanità pubblica luoghi di eccellenza ma allo stesso tempo assistiamo al tentativo, tutti i giorni, di privatizzare la salute dei cittadini. Queste sono scelte politiche e credo che l’Italia dei Valori, la società civile vogliano più sanità pubblica, migliore sanità pubblica evitando che della salute dei cittadini si faccia un business.
Per questi motivi credo di potere partecipare al lavoro di questa squadra, credo anche che più donne nelle istituzioni possano migliorare e fare crescere la nostra democrazia, la difesa dei valori della salute e del futuro dei nostri giovani sono secondo me le cose principali di cui la politica con la p maiuscola si deve occupare oggi, per questo ho deciso di candidarmi.
Emilio Arcuri in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Emilio Arcuri, sono nato, vivo e lavoro a Palermo, sono dirigente medico della A.S.L. 6 della Regione Siciliana, mi sono impegnato a promuovere nella mia città in Sicilia e nel resto del paese iniziative da sempre per la lotta contro la mafia, per la difesa della legalità e a tutela dei diritti dei cittadini.
Sono candidato per l’Italia dei Valori nella circoscrizione delle isole Sicilia e Sardegna, in piena sintonia con il percorso di Italia dei Valori fin da quando abbiamo dato vita insieme a altri al coordinamento nazionale delle liste civiche.
Sono stato dal 1993 al 2000 Vicesindaco e assessore al centro storico, all’urbanistica e ai beni culturali della mia città a Palermo, Sindaco Leoluca Orlando e oggi capolista di Italia dei Valori nella circoscrizione delle isole. Proprio da assessore al centro storico in particolare ho avuto la possibilità di promuovere, attraverso gli aiuti dell’Ue, attraverso cioè i fondi comunitari iniziative per la riabilitazione del tessuto economico, sociale, urbanistico ovviamente della città antica, utilizzando così risorse comunitarie dei progetti del quadro comunitario di sostegno ma anche utilizzando fondi destinati per lo sviluppo delle città, per esempio i fondi destinati a Urban.
L’Ue è una grande istituzione democratica, la più grande istituzione democratica, i principi fondativi del trattato dell’Unione Europea pongono infatti al centro di ogni azione la difesa dei diritti dell’uomo individuando come punti decisivi la democrazia, la solidarietà, l’ambiente sostenibile, il superamento delle disuguaglianze.
L’Europa è così un punto di riferimento per i governi dei vari paesi ma l’Europa non può essere soltanto e non deve essere l’Europa dei governi ma deve essere anche l’Europa delle regioni, l’Europa dei popoli, l’Europa dei cittadini, in questo quadro le politiche di coesione promosse e sostenute dall’Ue sono il segno più tangibile di quanto si possa fare per ridurre i divari tra i paesi e i divari tra le regioni e ridurre le disparità tra i cittadini. La Sicilia fa parte insieme a altre regioni cosiddette svantaggiate dell’Obiettivo 1, cioè fa parte di quelle regioni che dall’Europa hanno ricevuto e riceveranno ancora con il prossimo programma operativo 2007 – 2013 notevoli finanziamenti, risorse finanziarie per uno sviluppo vero, per uno sviluppo equilibrato, per la tutela dell’ambiente sostenibile, per la crescita della occupazione, per la riduzione delle disuguaglianze e delle disparità tra i cittadini. Crescita e lavoro per tutte le regioni e le città d’Europa sono i fondamenti della politica di coesione del periodo 2007 – 2013 e vengono riconfermati gli obiettivi del Consiglio europeo di Lisbona e di Goteborg che dovranno sostenere il tenore di vita dei cittadini europei e ridurre i divari di sviluppo. Obiettivo irrinunciabile per me sarà quello di battermi per un controllo efficace della destinazione delle risorse europee e quindi per un corretto uso di queste risorse, per una politica ambientale sostenibile, per uno sviluppo economico e culturale che consenta alle regioni e alla mia regione, alle regioni del Mezzogiorno e alle aree oggetto di questo intervento che consenta di lasciare definitivamente la politica del malaffare, delle clientele e dell’assistenzialismo.
Il governo Berlusconi non sembra volere tenere in gran conto questa Europa, operando in aperto contrasto proprio con i valori fondanti dell’Europa e cioè per esempio sui temi della informazione, del lavoro, della sicurezza, dell’ambiente. L’Europa è, e sempre più può diventare, un punto di riferimento nella lotta alla mafia, nella lotta alla legalità contro tutti i tipi di mafia e per la tutela dei diritti, il voto dell’Italia dei Valori è un voto utile per l’Europa ma è anche un voto di cambiamento utile per l’Italia e un voto utile per le nostre regioni.
Sicurezza: gioco cinico di governo
La sicurezza è diritto fondamentale di ogni essere umano, e tocca allo stato, come suo compito fondamentale, garantirla. Non può dunque essere dato in “appalto”, tramite norme maldestre e ambigue.
Privare le forze dell’ordine di mezzi uomini e strutture e istituire ronde dei cittadini significa affidare ad altri questa funzione essenziale dello stato, col rischio di trovarci di fronte ad un inaccettabile controllo del territorio da parte di cittadini appartenenti ad un colore politico e magari “graditi” in alcune regioni del nostro paese alla criminalità organizzata.
Temo infatti che mafiosi, camorristi ed esponenti della ‘ndrangheta tenteranno sicuramente di influenzare le formazione di ronde amiche, facendo magari ricorso ad amici e parenti con la fedina penale in ordine.
In secondo luogo, il pacchetto sicurezza non può essere utilizzato dal governo per alimentare nei fatti un clima di intolleranza e di lesione di diritti fondamentali. Il reato di immigrazione clandestina rischia infatti di affidare il diritto alla salute degli immigrati (e indirettamente anche la salute dei cittadini italiani) a medici stregoni, piuttosto invece che a medici-medici del servizio sanitario nazionale.
Infine, la deportazione con la forza di immigrati, senza alcun rispetto di regole poste a presidio della prevista espulsione in conformità alle leggi del nostro stato e alla normativa internazionale, di fatto affida in appalto alle autorità libiche un compito che dovrebbe essere proprio dello stato italiano e ciò anche con riferimento a carrette del mare (non necessariamente provenienti dalla Libia), che trasportano disperati (non solo di nazionalità libica).
Il diritto alla sicurezza non può essere trasformato in un gioco cinico che mortifica i diritti di essere umani colpevoli solo di vivere in paesi dove esiste fame, miseria e persecuzione politica.
Ore 15:00 diretta streaming da Piazza Maggiore a Bologna (ore 16:30 intervento di Antonio Di Pietro).
Informare per resistere
Stanno fagocitando il nostro paese. Razziando ogni risorsa disponibile. Indebitando noi ed i nostri figli. Ripristinando le leggi razziali. E nessuno né da notizia. Giornali e televisioni continuano a riportare le farneticanti menzogne di destra e sinistra mentre Freedom House bolla l'Italia come “parzialmente libera” in quanto a libertà d'informazione.
Bisogna resistere e per resistere è necessario conoscere. Ed è proprio per informare su quello che ci sta accadendo intorno, per dire a gran voce tutto quel che ci viene sapientemente nascosto, che oggi alle 21 sarò a Palermo, al Giardino Inglese, insieme a Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Luigi De Magistris e Gioacchino Genchi.
L'informazione libera è il perno centrale della democrazia e quando diviene “parzialmente libera” vuol dire una sola cosa: regime.
L'Europa è l'unica arma che ci resta contro il regime ed è per questo che mi candido al Parlamento Europeo.
Lo sto facendo nelle liste di Italia dei Valori rispondendo ad un progetto di straordinaria importanza come quello che Antonio Di Pietro sta attuando aprendo il proprio partito a persone come me, Carlo Vulpio, Luigi De Magistris e dunque alla società civile.
In Europa non sarò sola. Sarò in compagnia di tutte le persone del Movimento Grillo e di tuytte le persone che condividono i nostri stessi ideali, perchè è con loro che ho iniziato il mio percorso ed è al loro fianco che vorrò continuare a resistere. Andiamo in Europa, tutti insieme, per impedire ai nostri politici di rubare i fondi europei stanziati per l'Italia, per fermare l'ascesa delle mafie nell'economia dei paesi membri ma sopratutto per difendere la Democrazia e la Costituzione in memoria della quale migliaia di italiani hanno donato la propria vita. La resistenza riparte da Palermo, le cui strade odorano ancora del sangue di migliaia di persone morte in difesa della democrazia.
Lottizzazione del Parlamento europeo
La deriva istituzionale italiana mette piede in Europa: PD e PDL si distinguono nel peggiore dei modi, rendendosi protagonisti della spartizione delle nomine di cinque alte cariche amministrative del Parlamento Europeo.
I sindacati del personale delle organizzazioni europee (SGPOE e Renouveau et Démocratie) hanno denunciato l’esistenza di procedure irregolari in cinque bandi di concorso per altrettanti posti di direttore al Parlamento Europeo, pubblicati il 27 marzo scorso. I posti in questione sono stati oggetto di una vera e propria spartizione abusiva tra il PSE e il PPE nel peggior stile del manuale Cencelli e i sindacati puntano l’indice anche contro un funzionario italiano in “quota” al PD, risultato vincitore.
I bandi si caratterizzano per l'assenza di ogni criterio di selezione basato sulla qualità dell'esperienza specifica, per le condizioni di partecipazione prive di ogni logica e per un termine di presentazione delle domande di una sola settimana. I nomi dei vincitori finali, decisi in base ad una ragionata considerazione delle loro appartenenze politiche, sono stati naturalmente decisi prima che le “procedure” fossero iniziate. I bandi sono al momento all’attenzione dei sindacati che stanno valutando le azioni più opportune per tutelare la regolarità dei procedimenti di assegnazione.
L’Italia dei Valori, membro dell’ELDR, ritiene importante informare i cittadini italiani ed europei di quanto sta succedendo al Parlamento Europeo, non per alimentare insensati euroscetticismi, al contrario! Noi di IDV vogliamo fermare sul nascere l’utilizzo politico e strumentale delle procedure di nomina di alte funzioni amministrative che appartengono alle istituzioni comunitarie nel loro insieme e la cui azione trova come referenti ultimi tutti i cittadini europei, non Partiti, gruppi o fazioni. C’è un limite a tutto e non è pensabile lottizzare tout court gli incarichi di alta responsabilità istituzionale.
L’Italia dei Valori esprime pertanto sdegno e preoccupazione per quello che sta succedendo, manifestando la sua solidarietà verso i tanti lavoratori onesti, di cui tanti italiani, che operano nelle istituzioni europee e che si aspettano, così come tutti i cittadini europei, che i diritti di accesso alle opportunità lavorative – anche e soprattutto a quelle in ambito europeo – siano effettivi e sostanziali, non solo formali.
Mentre PD e PDL tentano di lottizzare anche il Parlamento Europeo (il lupo perde il pelo ma non il vizio) noi di Italia dei Valori vogliamo far giungere a tutti, da una parte, la nostra inquietudine per una deriva politica e istituzionale che rischia di varcare i confini italiani e di diffondersi anche a Bruxelles e a Strasburgo; dall’altra, la nostra determinazione a vigilare con attenzione e a combattere con ogni mezzo l’utilizzo di bieche logiche di spartizione politica per invadere abusivamente le istituzioni, siano esse italiane o europee.
|
Messaggio dallo staff. Italia dei Valori. Domani 15 maggio, su questo sito e quello di Antonio Di Pietro, verrà proiettata la diretta streaming dell'evento sottostante. Invitate gli altri siti a dare spazio alla diretta pubblicando il banner dell'evento. |
|
| |
|
Diffondi sul tuo sito: |
Diretta streaming: |
Paola Calorenne in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Ci sono persone che vevono le cose come sono e si chiedono: perché? Altre invece riescono a immaginare le cose come vorrebbero che fossero e si chiedono: perché no? Sono Paola Calorenne, mi candido in Europa con l’Italia dei Valori convinta che saprò dire qualcosa di diverso, di nuovo, di utile, sì la mia candidatura abbassa l’età media della lista e dà un contributo importante a tingerlo ancora più di rosa, ma non serve solo a questo, serve soprattutto a scuotere l’orgoglio di chi, come me, non è né un raccomandato, né un politico di professione.
Io per mantenermi all’università ho un contratto a progetto che qualcuno definisce atipico, ma è pur sempre lavoro precario; vorrei rappresentare noi giovani studenti e lavoratori che sentiamo di avere meno diritti e meno servizi rispetto ai nostri coetanei europei, chiedo il tuo sostegno perché nessuno conosce i nostri problemi meglio di noi, che pure siamo il futuro dell’Europa.
Contattami con facebook, scrivimi una mail pubblica sul mio blog o chiamami, raccoglierò idee e proposte, scegli l’Italia dei Valori, scegli il futuro dell’Europa e vota Me, Paola Calorenne perché l’Europa siamo noi!
Andrea Zanoni
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Andrea Zanoni, ho 43 anni, una bambina di 6 anni e risiedo in Provincia di Treviso.
Da 20 anni lavoro in un’azienda tessile all’interno della quale occupo una mansione di responsabile per gli impianti tecnologici e per il settore dell’ambiente.
Da oltre 25 anni di occupo di volontariato per la tutela dei diritti dei cittadini, della salute, dell’ambiente, degli animali da affezione e degli animali selvatici.
Negli anni ho partecipato a un centinaio di processi in sede penale come test dell’accusa, come denunciante per i più disperati reati: reati ambientali in particolare, abusivismo edilizio, inquinamento dei fiumi, bracconaggio, maltrattamento animali e anche per detenzione di armi illegali.
In questi anni ho partecipato con il Corpo Forestale dello Stato e con i Carabinieri a molti blitz, in quanto sono stato nominato ausiliario di Polizia giudiziaria, per espletare perquisizioni e sequestri relativi a questi reati. Negli anni ho effettuato decine di esposti alla Commissione Europea, al settore ambiente della Commissione Europea e ho potuto incontrare anche dei funzionari del dipartimento ambiente per denunciare abusivismi e violazioni delle direttive comunitarie, ottenendo anche importanti pronunciamenti come dei provvedimenti della Commissione Europea e come anche alcune sentenze della Corte di Giustizia Europea.
Voglio portare in Europa le istanze dei cittadini che lavorano per la salute dei propri figli, che vogliono l’aria pulita, che vogliono il verde pubblico, che vogliono un territorio e un ambiente non più minacciato dalla cementificazione per la tutela degli animali, gli animali da affezione, gli animali selvatici e per il diritto ai cibi sani, senza Ogm, senza pesticidi.
Credo sia giusto operare per un’Europa delle energie alternative, un’Europa dell’agricoltura biologica, per il diritto all’acqua come bene pubblico, per il riciclo dei rifiuti, con l’obiettivo dei rifiuti zero, per la lotta importantissima all’effetto serra, l’Europa purtroppo è il fanalino di coda, il sud – America ha degli obiettivi molto più importanti di quelli europei.
Voglio portare in Europa l’incentivazione per quanto riguarda la bioedilizia, bisogna pensare al risparmio del suolo perché il nostro pianeta ha delle risorse che sono finite, bisogna poi pensare alla democrazia che purtroppo in Italia comincia a essere minacciata e a un’informazione senza censura, credo che tutti questi principi, obiettivi abbiano bisogno di legalità, legalità che è un tema che è stato da sempre il cavallo di battaglia di Italia dei Valori, troppo spesso le province, le regioni, l’Italia, lo Stato quindi adottano dei provvedimenti, delle leggi che anno contro le direttive comunitarie, che vanno a valore delle lobby e quindi vanno contro gli interessi di tutti i cittadini, non a caso l’Italia è lo stato membro della Comunità Europea che ha il maggior numero di procedimenti di infrazioni che ha il maggior numero di sentenze di condanna della Corte di Giustizia per le più disparate violazioni alle direttive comunitarie.
Un altro impegno importante sarà quello del lavoro, stiamo attraversando una crisi economica e ambientale immane, dove c’è il rischio che molte persone perdano il lavoro, dove ci saranno sempre più famiglie in difficoltà, anche qui bisogna operare urgentemente per attuare una politica che vada incontro alle esigenze di questi cittadini, anche per evitare problemi di ordine pubblico, problemi sociali, scontri sociali dovuti alla mancanza della cosa fondamentale delle famiglie che è il lavoro.
Ringrazio naturalmente Italia dei Valori, credo che il progetto di inserire persone del mondo civile sia importantissimo perché riavvicina all’attività politica la gente che troppo spesso ormai è demotivata, credo che sarà veramente una bella avventura, credo che tutti avranno soddisfazioni da questa campagna elettorale e spero di avere molte persone, molti amici, molti cittadini che con me, insieme a me, porteranno avanti questi temi per arrivare a portare la voce e queste istanze in Europa per un futuro migliore!
Georg Schedereit in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Georg Schedereit, detto Schede, come le schede elettorali, mi presento in questa formazione, 4 lingue in cui modestamente mi sento a mio agio, 3 figli, 2 passaporti, ma un dettaglio perché ho una passione soprattutto oltre al giornalismo che è una passione che non ti lascia mai e è la passione della difesa della democrazia parlamentare, dello stato di diritto anche nella culla del diritto che è l’Italia, avete intuito subito a cominciare dal nome, dall’accento che sono un germanofono, ho il privilegio di essere nato nella città più bella del mondo Venezia, ho un altro secondo privilegio di vivere nell’unica città del mondo che ha pari numero, una popolazione germanofona, come me, e italofona, italiani e tedeschi che convivono a Merano, in questa bella città di Merano.
Due privilegi e c’è questo privilegio di vivere da 60 anni, tutti noi se ci pensiamo bene, i giovani soprattutto dovremmo farglielo ricordare più spesso, da 60 anni viviamo in questo clima di vera pace nell’Europa occidentale e anche di benessere crescente fino a poco fa, ahimè, quando mai nella storia dell’Europa siamo riusciti a avere questo? Oltre 60 anni di pace, per secoli e lo sappiamo benissimo noi di lingua tedesca, non abbiamo fatto altro che scannarci tra tedeschi, francesi, polacchi, russi, italiani, austriaci etc., basta! C’è voluta l’Europa, ci sono voluti i grandi padri fondatori dell’Europa come Altiero Spinelli, De Gasperi e tanti altri a creare questo miracolo, è un grosso successo e non ascoltate quelli che vi dicono: ma chi se ne frega, il Parlamento europeo non conta niente eccome conta! Secondo me, me lo sono un po’ studiato, ho lavorato per due anni a Strasburgo come portavoce di un eurodeputato e guardandoci bene, leggendo per esempio l’ultimo libro del Segretario Generale del Parlamento europeo, si capisce che questa è la storia di successo più grande del parlamentarismo europeo, non c’è nessun altro Parlamento, che io sappia, ho fatto un po’ di scienze politiche e continuo a farlo, in Europa che ha avanzato tanto come questo nostro Parlamento europeo.
Dal 1979 lo eleggiamo direttamente, anche se ahimè con una partecipazione sempre minore, però non tutto quello è il male che viene dall’Italia, lo dico io con l’accento tedesco che per esempio la partecipazione elettorale dell’Italia, in questo caso non siamo tra gli ultimi della classe, in altri casi sì. Una seconda grande cosa, positiva che vorrei menzionare dell’Italia tanto messa male, lo dico da padre di un bambino down, l’Italia non secondo me, ma anche secondo gli esperti, professori universitari di tutta Europa, è all’avanguardia nella cultura dell’inclusione anche dei portatori di handicap, questa è l’unica lobby per la quale mi batterò se sarò eletto al Parlamento europeo, per il resto per le lobby… ce ne sono già 15 mila di lobbisti ufficiali registrati presso la Comunità europea, non è che ci vuole qualcun altro che sostiene, che vi prende in giro dicendo: io andrò lì a Strasburgo, farò vedere i sorci verdi per la nostra vallata, per la nostra Comunità Montana, non credeteci, in Europa tra 735 eurodeputati, non è che fa strada quello che fa il suo particolare interesse privato o quello di un piccolo gruppuscolo.
Veniamo invece al punto dolente, per il quale mi candido io, l’Italia purtroppo è messa male in Europa, non dobbiamo cospargerci il capo di cenere, se non abbiamo votato le persone e i partiti sbagliati, perché non è colpa dell’italiano meglio, però l’Italia non ha quella rappresentazione in Europa che si merita, questa grandissima cultura millenaria, umanitaria, fortissima nel volontariato, anche a livello internazionale, è un nano economicamente ormai lo è diventato o lo è ancora più in senso politico. Nessuno togliere naturalmente il privato del più grande raccontatore di barzellette che ci sia tra i G8, i G20 o anche tra tutti i paesi del mondo, quel primato lì dello showman più grande non ce lo toglie nessuno, come showman benissimo, come personaggio divertente, macchietta, avanspettacolo siamo bravissimi, come lo siamo anche nella gastronomia, però in Europa dobbiamo difendere i nostri interessi con un po’ più di professionalità e con un certo multilinguismo, ho visto lì a Strasburgo personalità anche abbastanza note in Italia, anche capi partito, grandi stelle dello spettacolo che lì si sono trovati spaesati, ma come? Ma qui non parlano soprattutto l’italiano? Qui ci sono 23 lingue ufficiali, ma come facciamo? Il governo deve fare qualcosa, deve salvarci? Ma che ci stanno a fare? Perché si candidano per l’Europa, l’Europa è una cosa seria, non è mica l’avanspettacolo, non si va lì a dire agli altri in faccia: voi siete turisti della politica!
Dobbiamo darci da fare e congratulazione con l’Italia dei Valori che ha messo sulle sue liste in tutta Italia personalità non solamente di anzianità partitica, la gran parte sono indipendenti come me e ci credono nell’indipendenza, ho imparato il mio mestiere alla BBC, radio Londra, lì non sapevo neanche come erano orientati politicamente i miei colleghi e loro non lo sapevano per me, perché? Perché eravamo al servizio di tutti, come il buon pizzaiolo, in Italia non può mica dire: a te ti servo perché sei di sinistra, di destra, ma come? Facciamo il nostro lavoro e poi magari ci si può prestare, dopo aver dimostrare quello che si vale nella propria professionalità, ci si presta per 5/10 anni già basterebbe in totale per tutti, nelle situazioni in cui ci troviamo e poi lasciare e poi dire: arrivederci, abbiamo compiuto il nostro compito, possiamo uscircene a testa alta e non dobbiamo sentirci quasi come dei criminali.
Ultimo punto, ho tentennato un po’ prima di accettare questa proposta, che mi lusinga peraltro, di rappresentare l’Italia del nord – est da un punto di vista mitteleuropeo se non prettamente europeo di Antonio Di Pietro, perché ho tentennato? Perché ormai se ti dai alla politica anche solo candidandoti ti dicono: ah adesso anche tu sei uno di quelli che pensano solo a arricchirsi, che pensano solo ai fatti propri. Penso che sarà coerente, dovrò farlo da buon germanofono, come diceva Lutero, "tu devi dire ja, ja oder nein, nein", non ci sono mezzi termini su certe questioni etiche centrali, è una questione etica centrale per me, è questo super privilegiamento da record non solo europeo ma mondiale dei politici italiani. Questa casta di cui scrivono tanti bravi colleghi qui in Italia non può andare avanti così. Già si intravede la possibilità che dopo il 9 giugno, quando entrerà in vigore il nuovo Statuto degli eurodeputati deciso dal Parlamento europeo, l’Italia vorrà fare eccezione e mantenersi questo livello per un bel po’ di anni.
Su questo ognuno deve trarre le sue personali conclusioni secondo me, secondo un’etica delle responsabilità. Io certamente devolverò come minimo il 20% di quello stipendio da record del mondo in un fondo di beneficenza, altrimenti mi sentirei proprio incoerente!
Ultima cosa da giornalista, perché mi candido? Soprattutto perché la libertà di opinione, il pluralismo soprattutto in Italia è gravemente minacciato e questa non è una questione che riguarda solamente la categoria da giornalisti o solamente l’Italia, riguarda tutta l’Europa perché ricordiamoci cos’è successo 90 anni fa, il fascismo l’ha inventato l’Italia, non so se possiamo andarcene fieri di essere stati all’avanguardia lì del tolitarismo, perfino Lenin a sinistra e soprattutto Hitler ha imparato moltissimo, Hitler che per tutta la sua vita è stato un grande ammiratore, il più grande e il più nefasto ammiratore del Duce Benito Mussolini, stiamo attenti affinché l’Italia non ridiventi di nuovo il laboratorio per una rinazionalizzazione dell’Europa, perché dappertutto ci seguono e qualcuno prende anche per esempio questa idea di ritornare all’uomo solo al comando che deve comandare tutti e così noi possiamo tornarcene a mangiare la pizza e non occuparci per niente della nostra personale responsabilità.
Tornati indietro di cento anni
L’Italia non vuole una società multietnica, tuonava appena ieri il Premier concedendo un assist elettorale agli alleati della Lega Nord. Cosa importa se poi la Storia ci dice che siamo di fatto una società multietnica e multiculturale. ‘Il sonno della ragione genera mostri’ è una celebre espressione del grande pittore spagnolo Goya che ci invita ancora una volta a riflettere sulla realtà che si sta delineando nel nostro Paese nei confronti dell’immigrazione.
Nel nostro Paese, a più riprese, si sta manifestando una insofferenza, un imbarbarimento dei rapporti umani nei confronti delle diverse etnie presenti sul nostro territorio. Si stanno adottando provvedimenti che cominciano ad avere una connotazione sempre più escludente: si sta procedendo ad alzare mura sempre più alte alle nostre frontiere per difenderci dalla minaccia dei flussi migratori, identificando così l’immigrazione come una minaccia sociale. Ma, un conto è il contrasto all'immigrazione clandestina e il rispetto delle regole, che comprende anche il legittimo respingimento di clandestini alla frontiera, altra cosa e' quello che è accaduto nei giorni scorsi: una sorta di deportazione di massa, con la piena violazione dei diritti fondamentali della persona.
E quando assistiamo, con l’approvazione alla Camera del cosiddetto pacchetto sicurezza, all’assopimento della ragione e dell’intelletto, dobbiamo prepararci ad affrontare conseguenze disastrose come quella di considerare l’immigrazione un pericolo sociale, di ordine pubblico, alla stregua di una deriva criminale. Quella della legalità e della sicurezza ci sembrano francamente delle scuse perchè tutto questo non c'entra più nulla con la lotta contro la clandestinità. Siamo piuttosto in presenza di un disegno che si caratterizza sempre più nella sua inaccettabilità: rendere impossibile qualunque politica di integrazione.
Ce lo conferma anche la presentazione di una mozione, a firma leghista of course, per impedire la costruzione di nuove moschee. Ma sono tanti i segnali che si sono succeduti in questi ultimi mesi che consentono certamente e definitivamente di annusare l’aria che tira. Ed è l’aria di un regime che sta avanzando, quasi strisciando perché non faccia troppo rumore, e sta assorbendo, facendola lentamente e inesorabilmente propria, la cultura che fa da pilastro a questa impalcatura di stampo razzista, quella leghista.
Siamo tornati indietro di cento anni con questo provvedimento quando a fare la storia eravamo noi italiani descritti nella relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano, nel 1912, né più né meno di come vengono descritti oggi i migranti in questo Paese: brutti, sporchi e cattivi.
E poco importa se l'Alto Commissariato per i rifugiati dell'Onu, il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il Consiglio d’Europa e anche il Vaticano hanno espresso 'grave preoccupazione' per quanti cercano protezione internazionale e invece vengono respinti senza verificare la presenza dei requisiti del diritto di asilo, in violazione di quel principio fondamentale di non respingimento previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951.
Tutte queste critiche vengono, invece, respinte al mittente con arroganza e prosopopea tanto dal Premier quanto dai ministri interessati: che tacciano questi signori che hanno sempre da ridire su ciò che fa il Governo italiano! Noi tiremm innanz!
Ronde ad personam
Ora si comprende la grande ostinazione della Lega per regolarizzare le ronde.
Maroni, Bossi e Calderoli sono ancora indagati dalla procura di Verona per fatti risalenti al 97 quando Maroni, oggi ministro dell’Interno, in quel periodo reclutava volontari per la guardia nazionale padana. E’ evidente che regolarizzare le ronde significa legalizzare la guardia nazionale padana e quindi anche cancellare con un colpo di spugna quell’inchiesta. Maroni ha imposto al Parlamento una sorta di Lodo Alfano per sé e per i vertici della Lega.
Negli atti della procura di Verona è scritto che Bossi, secondo l’ex presidente della Camera Irene Pivetti, volesse fare delle camicie verdi l’esercito padano. Tanto che agli iscritti era richiesto il porto d’armi. Alla luce di questi fatti la fiducia imposta al Parlamento è ancora più grave ed irresponsabile perché le ronde non migliorano la sicurezza dei cittadini, ma sottraggono fondi alle forze di polizia.
La Lega non solo non fa nulla di concreto per tutelare la sicurezza dei cittadini, ma pensa a risolvere le proprie questioni giudiziarie con lo stesso metodo di Berlusconi.
Verso una Societa' della conoscenza
“La Cultura e l’Europa - Verso una Società della conoscenza” è il convegno organizzato da Italia dei valori, oggi alle 11 a Roma, nella sala Capranichetta dell’hotel Nazionale, e in diretta streaming da questo sito
Il convegno/dibattito vedrà a confronto quattro euro candidati dell’Italia dei Valori, esponenti illustri della cultura italiana, impegnati sui temi della libertà, della cultura, dell’informazione, dell’università e della ricerca, in Italia e in Europa.
Partirà Luisa Capelli, che da anni si occupa delle libertà e dei diritti connessi alla diffusione delle tecnologie digitali, col tema: ‘Libertà di conoscenza: diritto all'accesso e alla condivisione’.
Seguirà poi l’intervento di Giorgio Pressburger, regista, scrittore, drammaturgo e giornalista, con ‘La cultura in vendita - Arte, società, spettacolo’.
Nicola Tranfaglia, deputato al Parlamento italiano e componente della Commissione cultura, scienze, istruzione e della Commissione per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, svilupperà invece l’argomento ‘Un paese senza informazione’.
E per finire Gianni Vattimo, filosofo e politico, già membro della Commissione temporanea sul sistema d’intercettazione satellitare “Echelon”, parlerà di ‘Università e ricerca: no al mito americano’.
A moderare l’incontro il senatore dell’Idv Pancho Pardi che affiderà le conclusioni ad Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori.
Sostieni Italia dei Valori in Europa
Invito i sostenitori dell'Italia dei Valori, e i ragazzi che condividono il nostro programma di 12 punti, a fare richiesta di un kit (1.500 volantini) che provvederemo a spedire ad un vostro indirizzo.
Pubblico una lettera ricevuta qualche giorno fa da Andrea, studente dell'Università Statale di Milano.
Prendendo spunto dalla sua lettera per presentare un'iniziativa avviata da Italia dei Valori per coinvolgere i cittadini, e quindi anche gli studenti, nella campagna elettorale per elezioni europee del 6 e 7 giugno. Questa iniziativa risponde anche alla volontà di Andrea di scendere in campo concretamente.
Testo della lettera
Caro Antonio,
perdonami se ti do del “tu”, ma una persona come te che sta sempre in mezzo alla gente in piazza non posso fare a meno di sentirti come “uno di noi”.
Mi chiamo Andrea, ho 21 anni e sono uno studente universitario presso l'università Statale di Milano, università che tu stesso hai visitato ai tempi della raccolta di firme contro il Lodo Alfano per parlarci di politica, quella vera.
Antonio, la crisi si fa sentire, eccome. La respiro a casa, mio padre deve rimanere un giorno a settimana a casa dal lavoro in una sotto forma di “cassa integrazione a giornata”, mia madre cerca di tenersi stretta il suo lavoro da precaria. Faccio qualche lavoretto qua e la per non gravare troppo sulla mia famiglia, ma come ben sai studiare e lavorare allo stesso tempo non è facile al giorno d'oggi, e a livello europeo posso tranquillamente dire che siamo ancora una volta gli ultimi per quanto riguarda il diritto allo studio. Basti pensare al sistema svedese, dove solo gli studenti che lavorano pagano le tasse universitarie, al sistema tedesco, dove la tassa è semestrale ed è intorno ai 60 euro a seconda dell'università, o al sistema austriaco, dove si paga una tassa fissa a semestre di soli 365 euro.
Come vedi, gli studenti europei sono comunque più agevolati e possono permettersi di studiare senza troppe preoccupazioni finanziarie, finendo i corsi con ottimi risultati ed in tempo utile per essere ancora “giovani” per il mercato del lavoro.
Sono felice che tra i candidati al Parlamento Europeo tu abbia candidato uno studente, Alessandro Borghetti, tra l'altro scelto dalla base stessa dei giovani del tuo partito, al contrario di quanto avviene nelle solite segreterie di partito. E' un atto che ti differenzia dagli altri partiti, che invece pensano di risolvere i nostri problemi senza conoscerli veramente, dove la loro esperienza si ferma ai tempi jurassici in cui studiavano (se studiavano).
Voglio darti una mano, insieme ai miei amici e compagni di corso, cosi come avevo fatto ai tempi del Lodo Alfano, prelevando i volantini nei banchetti e distribuendoli nei locali di Milano, e ai tempi delle elezioni 2008 quando chiesi al tuo staff di inviarmi il kit elettorale. Abbiamo già stampato il materiale che hai reso disponibile dal tuo sito, ma spero che la possibilità che ci hai dato alle politiche del 2008 con l'operazione Io Sostengo IDV si possa ripetere, cosi da poterci muovere tranquillamente e senza preoccupazioni di budget che, come ben sai, per noi giovani studenti, soprattutto se lavoratori, è una questione abbastanza spinosa.
Grazie di tutto.
Andrea G.

Marylin Fusco in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Marylin Fusco, ho 36 anni, sono laureata in giurisprudenza, attualmente sono Consigliere comunale al Comune di Genova con una delega alla promozione e sviluppo delle opportunità occupazionali dei giovani. Sono coordinatrice regionale delle donne di Italia dei Valori e coordinatrice regionale per l’Informagiovani di Anci, nonché membro nazionale del Coordinamento nazionale Anci per l’Informagiovani.
La mia nuova avventura con la candidatura alle europee, nasce dal voler portare un contributo che deriva dalla mia esperienza attuale a contatto con i giovani, che rappresentano la risorsa sulla quale la politica nazionale ed europea deve puntare, perché soltanto attraverso le loro idee e la loro creatività si può ancora accendere quella fiamma che può portare ancora speranza per il futuro dei nostri giovani. Sarà opportuno impegnarmi sulle collaborazioni tra università nazionali ed europee per promuovere la ricerca e l'innovazione, al fine di poter arrivare anche ad elaborare delle normative che possano aiutare i giovani a trovare lavoro il più velocemente possibile. Ormai i giovani, con le nostre università italiane, sono un po troppo “vecchi” per il mercato del lavoro, bisogna adeguarsi agli standard dei giovani europei.
Il mio impegno vuole essere anche un impegno per le donne, in maniera tale che anche a loro sia garantito un giusto equilibrio tra la vita famigliare e la vita lavorativa. Ma non solo, il compito di chi rappresenta le istituzioni deve esser quello di aumentare la presenza femminile nella politica. Come coordinatrice regionale di Italia dei Valori Donne mi sono prodigata affinché potesse esserci una presenza maggiore delle donne nelle nostre istituzioni. Le donne non devono spaventarsi di quello che deve essere l'impegno politico, ma devono essere portatrici di idee e di una sensibilità diversa, che può essere un ottimo e valido contributo per le strategie che devono essere attuate in politica.
In un momento storico come questo, in cui la crisi economica è molto forte, è importante elaborare programmi comunitari che possano aiutare le aziende ad assumere di più, non soltanto i giovani ma anche persone nella fascia di età over40 che purtroppo, a causa di questa crisi, hanno perso il lavoro e si trovano davanti ad un mutuo ed una famiglia da portare avanti.
Un altro tema sul quale vorrei impegnarmi fortemente è quello dei piccoli risparmiatori, ovvero di salvaguardare i risparmi di ciascun cittadino che ha investito nelle proprie banche, attraverso la costituzione di un organo di controllo e di supervisione del loro operato.
Le idee sono ottime idee, ma se non si trasformano in fatti concreti rimangono dei sogni nel cassetto. Tengo molto a questa frase perché è sempre stato il motto ed il principio ispiratore del mio impegno politico al servizio della gente che deve essere svolto con impegno e dedizione, ma soprattutto con spirito di sacrificio.
Viviana Caponigro in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Viviana Caponigro, sono di Salerno, ho 33 anni e sono Avvocato matrimonialista. Mi sono candidata con l’Italia dei Valori per l’elezione al Parlamento europeo perché sposo in pieno quelli che sono gli ideali e gli obiettivi di questo partito.
Sono una donna impegnata da tanti anni nell’avvocatura, e principalmente nell’avvocatura matrimonialista, perché ritengo che bisogna dare un contributo, soprattutto nel mezzogiorno, alle famiglie e alle persone che incontrano tanti problemi. Oltre a quello dell’occupazione, il problema principale sono quelli familiari, ci scontriamo tutti i giorni, il mio contributo è questo, dare un aiuto alla persona in senso lato, quindi alla famiglia, al minore, un contributo alla maternità e anche alla paternità. Ritengo che con la mia esperienza, sebbene giovane, possa portare qualcosa nel Parlamento europeo, perché com’è lo slogan del nostro partito: non c’è futuro senza la società civile, non c’è futuro senza l’opposizione, i diritti civili, non c’è futuro senza una struttura familiare che possa avere riscontro quotidiano nella società civile. Il nostro impegno, il mio come quello di altri candidati, è quello di creare una nuova classe dirigente che possa portare in Europa il nostro contributo e trasmetterlo e trasferirlo in Italia, tutte le normative a livello europeo, così all’avanguardia, soprattutto nel settore sociale, non sono recepite da noi e è giusto e opportuno che l’Italia e il mezzogiorno che rappresento, in cui vivo, non sia più il fanalino di coda dell’Europa, ma possa riscattarsi e quindi fare proprie quelle che sono le normative, le disposizioni già attualmente applicabili e applicate in tutta Europa.
Faccio un esempio rispetto a questo dicevo innanzi di evoluzione sociale e acquisizione di valori soprattutto per un’effettiva società civile, un esempio pratico è la maternità, la tutela della maternità, delle donne, delle professioniste e quindi donne il cui lavoro non è garantito da un impiego statale, le quali sono spesso costrette a rinunciare alla maternità perché non hanno un effettivo contributo, un aiuto, non lo ricevono dallo Stato, allora il nostro impegno, l’impegno dell’Italia dei Valori in Europa, ovviamente è quello di portare avanti i diritti civili e quindi il rispetto della famiglia attraverso la maternità, garantire alle giovani madri, alle madri italiane, a chi ha il desiderio di essere madre, di poterlo attuale, realizzare con una normativa che ci tuteli e garantisca a tutte la possibilità di soddisfare questo legittimo desiderio.
Come avviene in tutta Europa, nei paesi europei, mi riferisco alla Francia, ma dico anche la Svezia, siamo, purtroppo sebbene un paese fondato sulla famiglia, a livello costituzionale che dovrebbe rispettare la famiglia, non rispetta la maternità, non la garantisce la maternità, chi come me è una libera professionista si deve scontrare con quelli che sono i problemi effettivi di avere un figlio e di non avere un contributo dallo Stato.
Pietro Adami in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Mi chiamo Pietro Adami, sono un Avvocato, prima di essere Avvocato insegnavo ai ragazzi non vedenti che studiavano giurisprudenza, a parte il mio lavoro sono sempre stato impegnato in movimenti prima, poi in associazioni che si sono impegnate a loro volta sui problemi della giustizia, infine contemporaneamente anche in parte sul volontariato.
Da un lato vedo quelli che sono i problemi del mondo della giustizia, problemi che si riferiscono a difficoltà che ci sono in Italia, a vedere soddisfatti i propri diritti, a vedere riconosciute le proprie ragioni in tempi ragionevoli e anche difficoltà dopo che le ragioni sono state riconosciute, a eseguire molte volte quelle sentenze che danno ragione. Questi problemi riguardano la giustizia civile, amministrativa di cui mi sono sempre occupato direttamente, ma queste sono questioni che riguardano tutti i cittadini e quindi alla fine arrivano da me persone, imprese, immigrati, lavoratori, persone rassegnate, persone che si sono convinte che nulla può cambiare.
Ritengo che il primo dovere di uno stato sia quello di far rispettare tutte le proprie leggi. Il dovere dello Stato di darti la giustizia civile, amministrativa, è un dovere primario, quando il cittadino trova difficoltà nel vedere riconosciuti i propri diritti, si convince che esistano altre strade per ottenere la soddisfazione dei propri interessi e viene meno proprio l’idea di convivenza civile, molti vengono da me lamentando una lesione di un proprio diritto, non tutti si rendono conto che per ogni diritto c’è un dovere, è chiaro che le cose non possono cambiare senza un impegno diretto.
L’Europa è importante perché riguarda questioni apparentemente minime, ma attenzione perché l’Europa è anche il luogo dove maturano le direttive sul lavoro, dove si decidono delle cose che hanno incidenza sulla vita quotidiana di ognuno di noi e non solo, è dovere dell’Italia essere presente in quei momenti, cosa che non è stata fino a oggi.
Il nostro impegno in questa lista significa non rassegnarci alle spese inutili, i soldi e i fondi europei spesso sono stati buttati. Non rassegnarci al fatto che si sia sempre fatto così, ma oggi l’Italia con la crisi non si può più permettere questo, opere inutili, ponti costruiti a metà, fondi destinati a strane imprese, stipendi da favola a manager, a politici, non si può permettere migliaia di auto blu, non ci possiamo permettere fondi alle imprese private quando le imprese private non garantiscono un ritorno sociale, non garantiscono che si impegneranno su prodotti che sono veramente utili alla crescita globale della Nazione e soprattutto l’Italia non si può più permettere la rassegnazione dei suoi cittadini.
Anna Maria Colocci in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Annamaria Colocci nata a Roma il 22 ottobre 1949, la mia professione è sindacalista, Segretario Generale del trasporto aereo, proprio solo esclusivamente a tutela dei lavoratori.
Ho deciso di mettermi in gioco con questa candidatura Italia dei Valori, questa scelta di candidarmi all’Europa perché proprio come trasporto aereo dove sono impegnata dal 1994 come Segretario Generale, la mia esperienza negli anni indietro invece di essere gli ultimi in Europa, avevamo un’ottima collocazione.
Oggi siamo quasi gli ultimi, quindi questa cosa a livello sindacale mi preoccupa molto, avverto che c’è una preoccupazione oggettiva perché vediamo poi in questo settore e in altri settori dove industrie che chiudono, posti di lavoro, livelli occupazionali che vengono sempre a meno, quindi proprio dallo slogan che vediamo Italia dei Valori che senza occupazione non andiamo da nessuna parte, di questo ne sono molto, molto preoccupata. Cerco di dare il mio contributo sia come anni di esperienza, sia come la militanza nel sindacato, la tecnologia avanza vorticosamente, mentre la professionalità del dipendente rimane ferma a quella di 20 anni fa.
Tutto questo ci porta indietro e non siamo più al passo con l’Europa, quindi voglio capire di persona, attraverso questa mia candidatura, perché non possiamo fermare la tecnologia, perché è importante, la tecnologia soprattutto nel trasporto aereo ci porta sempre più sicurezza, tranquillità, sia di volare, sia nei servizi, sia nelle società di gestione etc..
Con grande impegno, con grande determinazione cerco di rappresentare assolutamente solo, solo la classe dei lavoratori, voglio attraverso l’Europa far scattare quella molla perché le aziende si rinnovino, gli italiani abbiano garantito il lavoro e di non avere più queste perdite come vediamo oggi di livelli occupazionali.
Amalia Cocchini in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Mi chiamo Amalia Cocchini, ho 51 anni, vivo in Abruzzo a Martin Sicuro e sono medico specialista in medicina del lavoro, lavoro presso l’A.S.L. di Teramo nel servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro e quotidianamente affronto i problemi legati alle microillegalità di cui il mondo delle imprese piccole e grandi è intriso e di cui l’attuale Governo sembra essere il protettore istituzionale.
Mi occupo di infortuni sul lavoro, di morti sul lavoro, di malattie professionali che si potrebbero evitare con il semplice rispetto delle norme esistenti. Lo spregio con cui la vita umana viene considerata fa da contr’altare all’ipocrisia di chi invece difende il mantenimento in vita a ogni costo. Le leggi che vengono emanate non tutelano in a sufficienza i lavoratori, tanto che a volte vengono riviste, e corrette dopo condanne o sanzioni da parte della Corte Europea per il mancato recepimento di norme, altre volte si tentano dei colpi di mano, sperando che nessuno se ne accorga, come recentemente ha tentato di fare il Ministro Sacconi con la cosiddetta norma Salva Manager.
Il Presidente Napolitano, i familiari dei morti della Tyssen non ne avessero parlato cosa sarebbe accaduto? Qualcuno si è accorto che se passerà questo Decreto correttivo ridurrà le sanzioni per tutte le figure responsabili della sicurezza sul lavoro, tranne che per i lavoratori, per i quali invece, le sanzioni saranno aumentate? L’impressione è che le varie modifiche introdotte rispondano a una precisa filosofia ispiratrice, quella che considera la sicurezza sul lavoro una nemica dell’impresa, un lacciolo imposto da vincoli costituzionali, ma di per sé portatore soltanto di oneri e di costi per l’impresa.
Questa concezione non solo è in contrasto con il messaggio che proviene dalle istituzioni europee, che mirano invece a un modello imprenditoriale che si distingua anche per la qualità della sicurezza sul lavoro, ma è una concezione errata proprio sui suoi presupposti, ogni 15 secondi del mondo un lavoratore muore per infortunio o per malattia professionale, in Europa ne muore uno ogni 3,30 minuti, in Italia nel 2007 abbiamo avuto 1200 morti e oltre a quelli mortali abbiamo i gravi infortuni invalidanti, abbiamo le malattie professionali e tutto questo ha un costo altissimo, tanto non solo dal punto di vista sociale, ma dal punto di vista strettamente economico, tanto che incide in misura all’incirca del 5% del Pil nazionale, europeo e mondiale.
Di questo costo il 40% grava sul cosiddetto sistema paese, il restante 60% invece grava sull’impresa, basti pensare che il costo complessivo di una giornata di lavoro persa per infortunio è superiore di circa 6 volte a quello della retribuzione lorda della stessa giornata lavorativa, questo calcolo semplicissimo dovrebbe bastare e convincere e per giustificare un forte interesse delle imprese su cui grava il 60% dei costi, tesi a attuare delle misure che possano rendere reale la prevenzione e lo stesso interesse dovrebbe averlo lo Stato, che continuerebbe in assenza di adeguate norme a farsi carico del restante 40%.
L’intervento del governo, incredibilmente, va nella direzione opposta che è quella di liberare le imprese dei laccioli della sicurezza, quindi lo sforzo che dobbiamo fare è quello di smetterla di considerare la sicurezza e la prevenzione un costo e non un investimento per le imprese addirittura i costi della non sicurezza, superano di gran lunga quelli per gli investimenti in sicurezza e in tempi di crisi economica, la sicurezza conviene.
Purtroppo manca la cultura della sicurezza, questo sarà il mio impegno, la sicurezza sul lavoro in Europa e in Italia, perché credo nel concetto alto e nobile della politica e sono convinta che mettersi al servizio della società, tendendo realmente al bene comune sia un dovere e non un obbligo, perché credo che dedicare una parte della mia esistenza a dare qualcosa agli altri non significhi fare beneficenza, ma sia un’assunzione di responsabilità perché non è più possibile tollerare un mondo abitato da gnomi e da fate, da maggiordomi e di giullari che come tutti sanno, appartengono al mondo delle favole, quella italiana da un po’ non è più una favola e credo che tocchi a noi tutti ridarle una parvenza di storia che valga la pena di essere vissuta.
Difendere Pomigliano, difendere l’Italia
L’iniziativa organizzata dall’Italia dei Valori l’11 maggio a Napoli assume un significato nazionale. Quanto sta accadendo nel capoluogo campano suona infatti come un monito di carattere più che locale. Su Napoli si concentrano processi di de-industrializzazione e di crisi dell’apparato produttivo nei punti di alta qualità, come ad esempio la società Atitech (elevata professionalità nel campo della aeronautica) oppure lo stabilimento di Fincantieri a Castellamare di Stabbia. In questo quadro di terremoto produttivo, che genera uno stato di preoccupazione comprensibile tra lavoratori e lavoratrici, domina la vicenda dell’Alfa Romeo di Pomigliano d’Arco.
Quando l’Italia dei Valori sollevava l’allarme sul rischio chiusura di importanti siti industriali nazionali, il governo non prestava orecchie a questa richiesta di attenzione. Oggi che lo stesso allarme è stato lanciato dai sindacati tedeschi -che nel caso di alleanza fra Fiat e Opel ventilano il pericolo di una chiusura dello stabilimento campano e di quello siciliano di Termini Imerese- ecco che il governo decide finalmente di rispondere. In modo inadeguato, però. Il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola in merito al tema ha pronunciato parole quanto mai generiche e inutili, affermando la volontà di voler difendere la centralità degli stabilimenti italiani. La domanda, anzi le domande che si pongono sono allora: stabilimenti centrali per produrre cosa? Con quanti occupati? Con quali investimenti?
Napoli rappresenta il pericolo vero di quello che può accadere a macchia d’olio nell’intero Mezzogiorno di Italia, cioè un ulteriore e grave allontanamento dalla versione migliore dell’industria europea, con derive verso economie non certo legali, conseguenza della distruzione dei siti di punta dell’industria nazionale.
L’iniziativa dei lavoratori napoletani e le denunce che stiamo avanzando verso un governo impotente e imbelle, che non attua nessuna misura paragonabile a quelle decise negli Usa, in Francia o in Germania per difendere gli interessi nazionali, vanno dunque sostenute.
Per queste ragioni ci incontreremo al Teatro Piccolo di Fuorigrotta, a Napoli, nel pomeriggio del 11 maggio. Un luogo simbolo per il mondo del lavoro, soprattutto per i ferrovieri. Un’occasione per ribadire che la lotta alla criminalità, la lotta per la legalità, l’applicazione e la difesa della Costituzione italiana passano attraverso la riaffermazione del diritto al lavoro per tutti in tutta Italia. Per questo Luigi de Magistris ed io, insieme ai rappresentanti delle organizzazioni sindacali della Fiom, del Slc e della Filcams, incontreremo i lavoratori e le lavoratrici e la cittadinanza. Difendere Pomigliano d’Arco significa difendere l’occupazione e la legalità del Mezzogiorno, o meglio dell’intero Paese.
Marianna Anastasia in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Marianna Anastasia, ho 28 anni, vivo e lavoro a Foggia, città nella quale ho anche condotto i miei studi fino a laurearmi in giurisprudenza. Ho scelto poi di specializzarmi come giurista di impresa e del lavoro e ho recentemente sostenuto l’esame di abilitazione per l’esercizio della professione forense.
Ho un passato politico che mi ha vista impegnata al fianco dei lavoratori nel sostenere battaglie importanti per l’affermazione dei diritti, soprattutto dei più giovani che sono ovviamente legati a dinamiche interne al mercati o del lavoro che spesso li vedono soccombenti, rispetto a una serie di prerogative che normalmente dovrebbero associarsi alla figura del lavoratore, non necessariamente del lavoratore dipendente.
Durante la mia esperienza politica ho avuto modo di occuparmi anche di pari opportunità, di politiche giovanili, avendo ricoperto l’incarico di Assessore provinciale presso l’amministrazione provinciale di Foggia, credo che non sia difficile constatare che in politica gli spazi di espressione per i più giovani siano assai limitati, evidentemente non solo per il disinteresse che si tende ad associare alla figura dei più giovani rispetto alla gestione della cosa pubblica.
Ritengo che in molte occasioni la politica in generale abbia fatto scelte assai limitate rispetto a questo tipo di ambizione, anche lì dove i giovani avevano volontà e passione di impegnarsi, di spendersi direttamente, quindi hanno spesso visto tradire le loro speranze, lasciando il passo alle illusioni. Credo invece che l’Italia dei Valori in tutto questo abbia fatto scelte coerenti, fortemente aperte rispetto anche alla spendibilità dei più giovani. Auspico dunque di poter rappresentare in Europa le istanze dei miei coetanei, di tanti giovani professionisti, dei ricercatori, dei troppi disoccupati ma anche di tutti quei lavoratori precari che hanno ovviamente la necessità, non soltanto di avere dei punto di riferimento nuovi, ma di trovare anche degli stimoli che siano vincenti da questo punto di vista, per riacquisire un senso di fiducia nelle istituzioni, nella politica in generale, soprattutto in quelle che possono essere le aspettative legate al loro futuro, che spesso i giovani sono condannati a progettare senza una scadenza ben precisa.
Trovo che sia assolutamente opportuno intervenire per ridare nuovi slanci all’economia del nostro paese, di farlo dando una valenza particolare a quelle che possono essere le risorse migliori del mezzogiorno, del sud della nostra Italia, ci sono due fattori particolarmente importanti che ho considerato alla base della scelta di candidarmi alle prossime elezioni europee con l’Italia dei Valori che sono la voglia di continuare a impegnarmi in politica e il forte amore che ho per il mio paese, per la mia terra di origine.
Trovo dunque che per il sud dell’Italia, per il mezzogiorno in particolare, si possa fare molto, si possa fare tanto partendo dalla valorizzazione di quelle che sono le nostre risorse migliori, puntare e investire per ridare stimoli nuovi al tessuto produttivo significa in particolare per noi trovare nuove occasioni di confronto e di espressione per tutte le realtà che già funzionano, ma che potrebbero funzionare meglio, per tutte quelle che potrebbero cominciare a funzionare a partire da ora. Credo che si possa avviare un confronto proficuo che possa restituire al nostro paese la centralità che merita, che possa metterla nella condizione di poter dialogare e di poter diventare anche punto di riferimento per molti altri paesi membri della Comunità Europea.
Voglio con voi, con il vostro aiuto, fiducia, passione e l’entusiasmo che mi animano portare avanti questo mio progetto, vorrei poterlo veder crescere insieme a voi, vorrei poter portare l’immagine di un’Italia che non soffre di continue emergenze, ma che trova stimoli sempre nuovi e vincenti per portare a casa risultati importanti, per restituire al territorio e alle sue realtà migliori, la dignità che merita, mi piacerebbe pensare a un’Italia sempre più ricca, competitiva, che possa essere sempre più europea, sempre più centrale negli sviluppi dell’economia mondiale.
Gloria Bardi in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Sono Gloria Bardi, sono un’insegnante. Sono nata a Genova, vivo in una piccola città, in una cittadina del ponente ligure, quindi sono una persona di mare, legata al mare.
Il mare per noi rappresenta una condizione della mente, una condizione mentale, un qualcosa che da una parte definisce e dall’altra collega, mette in relazione, mi sembra una bella metafora per l’Europa, per l’impresa per cui sono partita per la circoscrizione del nord – ovest come indipendente per l’Italia dei Valori. Credo che le identità siano importanti, siano fondamentali, le identità dei luoghi intendo, che vadano tutelate e valorizzate, identità culturali, storiche, economiche, etiche, di immaginazione.
Penso che la parola “immaginazione” debba essere centrale nella politica perché il mondo attuale è un mondo complesso, è un mondo che presenta molte sfide, sfide tecnologiche, di vario tipo, la globalizzazione… proprio per questo occorre affrontarlo con altre chiavi di lettura, altre strategie che non sono quelle tradizionali.
Le identità vanno valorizzate, ma l’isolamento castiga, perché i nostri problemi non sono solo nostri, e così anche le soluzioni ai problemi non possono essere solo nostre. Questo vale per tutte le cose fondamentali dell’oggi, vale per la tutela dell’ambiente, vale per il lavoro, per il mercato del lavoro, vale per la giustizia, per la lotta alla criminalità organizzata, vale per la formazione, per lo sviluppo economico, sviluppo economico e sviluppo umano insieme, vale per la tutela dei diritti, per le politiche di protezione, per le politiche relative alla sicurezza in tutti i sensi in cui si può parlare di sicurezza. Quindi vale per tutto questo, ecco perché in Europa.
In Europa per agire dall’Italia, quindi dall’Italia in Europa e dall’Europa in Italia, l’Europa e l’Italia delle regioni, dei comuni, dei rapporti di buon vicinato, non l’Europa distante, ma l’Europa vicina, l’Europa delle città e dall’Europa agire a livello mondiale, agire nel mondo.
Vengo da 5 anni dopo aver svolto un’attività politica all’interno dei movimenti, di opposizione in Consiglio Comunale, quindi nella realtà più piccola, se vogliamo, dello scenario politico e lì ho potuto toccare con mano un qualcosa che risulta evidente anche dalle recenti vicende, anche dalla tragedia dell’Abruzzo, come il sistema sia costituito da una serie di piccoli e meno piccoli atti, decisioni illogici o perlomeno che obbediscono a logiche che non sono le nostre logiche, a logiche che sono lontane dal buonsenso, esempi: ospedali neanche accatastati, 400 milioni gettati adesso per il rifiuto del referendum day, le tante altre cose che abbiamo visto cadere come il testamento biologico che non dispone nulla. Tutti questi sono atti illogici che costituiscono una trama assurda. Anche le leggi buone, le buone leggi, hanno tutto un rimbalzo verso il peggio a forza di deroghe, di eccezioni, poi producono una realtà che è una realtà pessima. Questo quando sono buone leggi, immaginiamoci quando poi invece le leggi partono già distorte, vediamo come molto spesso le leggi tradiscono poi la Costituzione. Che dire poi della Costituzione? Quest’ultima è minacciata di stravolgimento a colpi di maggioranza, eppure è la Costituzione che può salvaguardare la democrazia e impedire che si trasformi in una dittatura dei numeri, della maggioranza, anche per questo in Europa, perché la nostra Costituzione che va modificata perché non è ovviamente stata confezionata per questo mondo, che è un mondo molto diverso, va quindi in alcune parti modificata, però non può essere incoerente con questo testo che è la carta dei diritti dell’Unione Europea, una carta verso cui noi siamo spesso inadempienti, siamo spesso un paese canaglia, chiedere all’Europa è chiedere noi come italiani all’Europa di essere rigorosa con gli stati come l’Italia.
Leggo solamente a conclusione, il primissimo articolo della Carta dei Diritti europei e con questo chiudo questo mia breve discorso “la dignità umana è inviolabile, essa deve essere rispettata e tutelata”.
Corrado Farina in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Il nuovo rapporto Eurostat, promosso dalla Commissione Europea e riguardante la situazione riassuntiva dell’utilizzo di Internet nei paesi membri, vede una leggera retrocessione dell’Italia rispetto all’anno scorso e in generale non ne usciamo bene su tutte le voci prese e analizzate.
Il rapporto fornito da Eurostat all’inizio del 2009, prende in esame l’utilizzo di Internet da parte delle famiglie dei vari paesi che compongono l’Unione Europea, i dati mettono in evidenza oltre alle statistiche che vedremo dopo, come ormai ci sia la tendenza di utilizzare la rete per una moltitudine di scopi quali: l’Internet Banking, fare la spesa, prenotare un viaggio o un biglietto aereo o fare anche semplicemente un utilizzo conoscitivo – informativo e a carattere culturale.
Le statistiche fornite dal rapporto 2008, primo trimestre, statistiche che sono state distribuite a inizio di quest’anno, dicono che rispetto al 2007 a livello europeo, oltre il 60% delle famiglie utilizzano regolarmente la rete, contro il 54% del 2005 e il 49 del 2006, la crescita è quindi regolare.
Ma se analizziamo il rapporto paese per paese, scopriamo delle differenze notevoli che purtroppo vedono l’Italia non solo in lieve rescissione, ma addirittura ci posizionano agli ultimi posti della classifica generale, al primo posto per utilizzo di solo molti paesi del nord Europa, la Danimarca, Svezia, Germania, Lussemburgo, Olanda che si attestano intorno al 75%. Agli ultimi posti invece vi sono i paesi del sud Europa, Grecia, Romania, Bulgaria che viaggiano intorno al 30%, l’Italia è l’unico paese preso in esame che è retrocesso dal 43% del 2007 al 42% del 2008, non solo l’utilizzo della rete in Italia per usufruire dei servizi è molto basso rispetto alla media europea. Perché vi ho letto questo lungo documento? Il motivo è che sono rimasto scioccato, visto che lavoro nel settore informatico, dallo scoprire che l’Italia credo sia l’unico paese al mondo in cui la diffusione di Internet è diminuita da un anno all’altro.
Mi presento. Mi chiamo Corrado Farina, ho 41 anni, sono laureato in economia e commercio, da 10 anni lavoro nel settore informatico e delle tecnologie Internet. Da 5 anni circa lavoro in Microsoft a Milano e sono un funzionario commerciale. Il motivo per cui ho deciso di scendere in politica è molto banale, o quasi. Ne avevo parlato tante volte con i colleghi, con i clienti, con gli amici, finché un giorno ho deciso di prendere l’iniziativa, così ho scritto una mail a un responsabile locale dell’Italia dei Valori, ci siamo incontrati, la mia mail evidentemente ha attratto la sua attenzione, ho spiegato cosa volevo fare e cosa portavo, la mia faccia, il mio nome e il mio curriculum, è strano a dirsi, ma sono stato inserito nella lista delle europee del 2009.
Ho letto il programma dell’Italia dei Valori e chiaramente l’ho condiviso, altrimenti non starei qui a parlarne, ma mi sono anche chiesto cosa potevo portare io, quale esperienza potevo portare, perché questa era la condizione per me fondamentale per mettermi in gioco, sono 10 anni che lavoro in questo campo con grande soddisfazione, ma se l’ho fatto è perché pensavo e penso chiaramente di poter portare qualcosa. Uno dei punti che la Lista Di Pietro la messo nel suo programma è l’abbattimento del digital divide, di quella distanza tecnologica che purtroppo sta allontanando i cittadini italiani o almeno molti di essi, dalle ultime tecnologie, le ultime tecnologie non sono l’ultimo telefonino alla moda, le ultime tecnologie significa poter navigare liberamente come avviene pressoché in tutto il mondo con il wi-fi in un bar, perché in tutte le capitali europee e non solo europee si può stare al bar a bere un caffè e navigare gratuitamente in Internet e invece in Italia non lo si riesce a fare?
Perché da noi, per uno strano motivo, le leggi sembrano quasi spingere l’utente a allontanarsi dall’accesso invece che avvicinarsi. Credo di poter portare in questo campo una grande esperienza, esperienza fatta dal lavoro in un’azienda privata con dei sistemi di controllo che spingono a fare qualcosa e poi a verificare che sia fatto. Vado in Europa, mi candido alle elezioni europee con l’Italia dei valori nel Collegio nord – ovest proprio con questo intento!
La morale al tempo di Porta a porta
E’ sempre colpa della sinistra! A prescindere, avrebbe aggiunto Totò.
Per la prima volta, nel lessico del Premier, scompare il sostantivo comunista, utilizzato ogni qual volta c’è stata necessità di lanciare accuse di remare contro, per far posto a un più generico la sinistra. Che fa perfettamente il paio con la signora, termine con il quale Berlusconi ha liquidato la propria consorte all’inizio della prima botta e risposta tra i due dopo l’esternazione pubblica di Veronica Lario contro il ‘ciarpame senza pudore’, riferendosi alla prevista presenza delle veline nelle liste Pdl per le elezioni europee. Anche in questo caso è stata colpa della sinistra che avrebbe sobillato e riempito la testa di strane idee controrivoluzionarie la propria consorte, come se la questione della qualità delle candidate non fosse stata posta in primis dalla Fondazione FareFuturo del Presidente Fini rivendicando, appunto, di aver posto un problema culturale e politico, non di aver fatto gossip.
E non è certo di gossip che voglio parlare ma certamente una riflessione tra ciò che è pubblico e ciò che è privato è necessaria. Fin dagli anni ’70 si è sviluppato un dibattito su questa questione e la sintesi tra le due contrapposizioni si concretizzò nel famoso “il personale è politico”. Il nostro Presidente del Consiglio, dalla dirompente discesa in campo nel 1994 a oggi, ha scelto di vivere una vita pubblica la cui apoteosi fu ben rappresentata da quella pubblicazione fatta avere a milioni di italiani nel 2001 e che raccontava, anche per immagini intime e familiari, il suo percorso imprenditoriale e politico. Questa scelta, tutta politica appunto, gli ha procurato il consenso e la popolarità che con sapienza, e insipienza della sinistra, ha rafforzato in questi anni anche con l’accondiscendenza di una stampa ben addomesticata (la stessa stampa che si è poi scagliata, come si fa con una muta di cani, volgarmente e ignobilmente contro la Lario, sprezzantemente definita velina ingrata, e probabilmente quella che ci fa meritare di essere classificati, in quanto a libertà di stampa, dietro al Benin).
L’ultimo episodio giornalistico è proprio l’apparizione del Premier alla recente puntata di Porta a porta, palcoscenico ideale per i suoi accessi narcisistici e per quelli di Bruno Vespa, senza contraddittorio, con giornalisti fin troppo benevoli e per di più in palese violazione della par condicio. Quello che colpisce molto in questa vicenda è l’assenza di commenti della maggioranza politica che lo sostiene, ben nascosta dietro il “Non possiamo interloquire, sono fatti privati tra moglie e marito”, soprattutto con riferimento alla grave e reiterata accusa della, si può dire, ex moglie sui rapporti tenuti in passato da Berlusconi con una ragazza oggi diciottenne, che lo definisce "Papi".
Non è più una vicenda privata quella che si sta dipanando tra il Cavaliere e la Lario in virtù del fatto che proprio quest’ultima ha pubblicamente denunciato (l’aveva già fatto due anni fa sempre su Repubblica) la discutibile etica politica, la superficialità nei comportamenti e, aggiungo, le esternazioni che in questi anni hanno fatto il giro del mondo, di Berlusconi. Quando si giunge, e poi lo si rafforza e lo si coltiva con cura, al degrado politico e morale cui Berlusconi sta abituando una buona fetta di italiani e allora, senza esagerazione, mala tempora currunt.
Lotta per l'informazione, lotta per la sopravvivenza
Siamo stati così abituati, dalla nostra educazione moralistica, a distinguere l’informazione dalla “formazione”, che non ci viene più nemmeno in mente di mettere in dubbio che sia così. Sarebbe ora di cominciare a dubitare che la "formazione”, cioè l’educazione che tocca profondamente la personalità, che la struttura in vista dell’assunzione i responsabilità sociali ed etiche, sia qualcosa di veramente distinto dalla informazione. Chi ha sempre sostenuto la distinzione sono quelle agenzie educative che si presentano come depositarie di un nucleo di verità – sull’uomo, l’esistenza, la vita e persino l’al di là – indipendente dalla casualità delle vicende storiche. I maestri di spiritualità, per lo più nella nostra tradizione i cristiani, hanno sempre messo in guardia dalla "curiositas" – o, come anche l’hanno talvolta chiamata,il “prurito di udire”. Dimenticando che lo stesso Vangelo è, anzitutto, lieta novella, cioè informazione, notizia.
Si può cominciare di qui una riflessione sul tema “cultura e informazione”, anzitutto per sottolineare l’importanza che l’informazione ha nella costruzione di una cultura, intesa come quel patrimonio stabile di convinzioni, credenze, valutazioni, che stanno alla base di una personalità e che sono anche il nocciolo di una “cultura” in senso antropologico, quella intelaiatura di idee, ideali, valori che distinguono una società da un’altra e che sono, in tanti sensi, la “sostanza” su cui noi tutti ci reggiamo. Il diritto a un’informazione non manipolata è dunque un diritto umano fondamentale, senza di cui non si costruisce nessuna personalità capace di sussistere nel mondo con una propria continuità e dunque anche con una capacità di progettarsi la vita.
La lotta per l’informazione è una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Di qui la centralità che, per un programma politico, non può non avere la libertà dei flussi di informazione, la molteplicità delle voci, la lotta contro ogni monopolio informativo e contro le pretese di una verità di stato. Un politica rispettosa della cultura e del diritto all’informazione non può che essere una politica “babelica”; cioè consapevole che il modo migliore per dire e conoscere la verità è rifiutarsi di identificarla con una qualche espressione unica e definitiva. Non ci sono “fatti” ultimi su cui si possa verificare la verità di una proposizione. Possiamo solo difendere la possibilità che ci siano molte e libere interpretazioni Sarà un po’ più faticoso che aspettare che qualcuno – papi, governi, comitati centrali, scienziati – ci dica la verità. Ma senza Babele non saremmo più nemmeno umani.
Abruzzo: soldi veri, soldi subito
Pubblico il testo del mio intervento alla seduta solenne del Consiglio regionale abruzzese, tenutasi stamane a L'Aquila a un mese dal terremoto.
Testo dell'intervento
Il 6 aprile 2009 e’ un giorno che rimarra’ scolpito per sempre nella memoria di tutti gli abruzzesi. E’ un giorno che ha cambiato la vita dei familiari e degli amici delle persone che in quella notte hanno perduto la vita; e la loro memoria siamo oggi riuniti per onorare. Ma e’ anche un giorno che cambiera’ la storia dell’abruzzo e degli abruzzesi.
Come cambiera’ la storia del nostro abruzzo ed in che misura riusciremo a fare in modo che il dramma vissuto in questi giorni possa consegnarci nei prossimi anni un abruzzo migliore di quello che abbiamo lasciato il 6 aprile 2009, dipendera’ in larghissima parte da noi.
Da noi che rappresentiamo le Istituzioni locali, la Regione, lo Stato. Da noi che abbiamo il dovere, non solo la responsabilita’, di garantire ai nostri fratelli aquilani il loro diritto di tornare a vivere. E per tornare a vivere a L’Aquila c’e’ bisogno di tutto.
Delle case, all’interno delle quali riscostituire la vita familiare; delle scuole e dell’Universita’, alle quali riconsegnare il futuro dei bambini e dei ragazzi; delle imprese, alle quali affidare il compito di ricominciare a produrre ricchezza.
Per tornare a vivere a L’Aquila c’e’ bisogno che l’Aquila torni ad essere quella di prima. Una Citta’ piena di storia, di arte, di cultura. Una Citta’ Capoluogo di Regione, sede di tutte le rappresentanze istituzionali.
Questo e’ quello che si aspettano i cittadini aquilani: che L’Aquila torni ad essere come prima e che le loro vite tornino ad essere quelle di prima.
E questo e’ il nostro dovere, esattamente questo. Gli abruzzesi sanno che i tempi della ricostruzione non saranno brevi. Ma gli abruzzesi meritano, soprattutto in questo momento di grande dolore, rispetto a lealta’.
Occorrono soldi, soldi veri e soldi subito.Non a rate in 24 anni, come prevede il decreto 39, ma subito, al massimo in 24 mesi. Occorre dare certezze a chi deve riparare o ricostruire la propria abitazione. Non indicazioni di principio e generiche, ma la certezza di poter disporre di indennizzi pari al 100% del danno subito. Occorre assicurare a tutti la possibilita’ di uscire dalle tende prima del prossimo autunno, non solo attraverso la realizzazione di case provvisorie, ma anche mettendo nelle mani dei singoli proprietari – immediatamente e non a partire dal 2010, come prevede il decreto 39 – i soldi necessari per riparare in tempi rapidi le abitazioni ed i condomini. Occorre dare certezze alle imprese che vogliono ricostruire le loro sedi produttive e ripartire, per non perdere tutto l’avviamento e per consentire che gli aquilani tornino a lavorare. Non i crediti di imposta per 5 anni, ma soldi veri e soldi subito. Occorre garantire alle popolazioni, attraverso i propri organi elettivi, il Presidente della Provincia, i Sindaci, la possibilita’ di partecipare alla realizzazione del progetto di ricostruzione ed alla sua esecuzione.
Non sentirli per ottenere l’avallo su decisioni gia’ prese, ma renderli partecipi e protagonisti delle decisioni piu’ importanti. Occorre assicurare che almeno i ragazzi, con turni diversificati, nelle poche sedi disponibili, possano riprendere a settembre l’anno scolastico. Non una campanella suonata in una tenda per far pensare al resto dell’Italia che il peggio e’ passato.
Il peggio non e’ passato. Quasi una intera citta’ e’ costretta e sara’ costretta nei prossimi mesi a vivere nelle tende, in condizioni ambientali ed igienico sanitarie difficilissime o in alberghi della costa ad oltre 100 km. di distanza da tutto cio’ che rappresenta la propria vita.
Io sono convinto che il modo migliore per commemorare i morti sia quello di rispettare la dignita’ dei vivi, dei sopravvissuti a questa immane catastrofe.
Di rispettare il loro desiderio di tornare a vivere al piu’ presto in condizioni almeno accettabili. Di rispettare soprattutto la loro speranza di credere ancora nel futuro. Un futuro che e’ soprattutto nelle mani delle Istituzioni che noi oggi, qui rappresentiamo. In mani che non hanno saputo proteggere i giovani morti nella Casa dello Studente e tutti quelli che hanno perso la vita in fabbricati che non dovevano crollare. In mani che, di fronte a questo drammatico appuntamento con la storia, non possono piu’ permettersi di fallire.
Gli abruzzesi sono grati a tutto il popolo Italiano per la straordinaria prova di solidarieta’ che ha saputo mettere in campo. La gestione dell’emergenza e’ stata assicurata anche grazie a loro. Si deve avere rispetto dei cittadini, facendo in modo che alle promesse ed agli annunci seguino i fatti, esattamente gli stessi fatti promessi, senza nulla in piu’, ma anche senza nulla in meno. Noi sentiamo fino in fondo il peso di questa grande responsabilita’ e faremo fino in fondo il nostro dovere. Ed il nostro dovere ci impone di sostenere le iniziative che rispetteranno le aspettative dei nostri corregionali colpiti da questa immane tragedia.
Ma ci impone anche di difenderli da chi non puo’ permettersi di tradire la loro speranza di futuro.
Noi faremo il nostro dovere e lo faremo nel ricordo dei fratelli aquilani che ci hanno lasciato il 6 aprile 2009. Perche’ il modo migliore per commemorare i morti del 6 aprile del 2009 e’ quello di rispettare la dignita’ di chi e’ sopravvissuto e vuole tornare a vivere, a L’Aquila, ad Onna ed in tutti gli altri centri colpiti dal terremoto.
Ringrazio Abruzzo24ore.tv per le riprese video.
Energia e ambiente: per uno sviluppo sostenibile
Oggi, mercoledì 6 maggio alle ore 10, si terrà a Roma (in piazza G. G. Belli 2) il convegno di Confcommercio dal titolo “Ambiente ed energia: scelte strategiche e fattori di sviluppo”. Intervengono Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, Giuseppe Vatinno, Responsabile Nazionale Energia e Ambiente di Italia dei Valori, Luigi Paganetto, presidente Enea.
La politica in generale, e quella energetico ambientale in particolare, ha l’importante compito di guidare, sia attraverso i programmi politici, che l’attività legislativa che, quando chiamata, tramite l’attività esecutiva di governo, l’intero processo industriale di sviluppo e le sue delicate interazioni con l’ecosfera.
Italia dei Valori ha fatto e sta facendo dell’Ambiente uno dei cardini strategici e non meramente tattici (come è avvenuto per alcuni partiti) della sua azione politica ed istituzionale, declinandolo non solo a livello nazionale, ma anche a livello internazionale ed europeo in particolare.
Abbiamo una sola Terra e dobbiamo fare molta attenzione a preservare il nostro unico habitat.
Nell’ambito delle scelte strategiche per combattere i cambiamenti climatici, supportare il modello di sviluppo sostenibile, ma anche di raggiungere il maggior livello possibile di indipendenza energetica, occorre, come noto, impegnarsi per sviluppare al massimo le fonti di energia rinnovabile e l’efficienza (energetica).
Queste opzioni sono quelle principalmente individuate a livello internazionale dalle Nazioni Unite –tramite l’ IPCC (International Panel on Climate Change)- e dall’Unione europea.
Per “fonti rinnovabili” intendiamo principalmente il solare (nelle due declinazioni di fotovoltaico e termodinamico), l’eolico, le biomasse (a “filiera corta” per preservare le grandi aree verdi del pianeta, come l’Amazzonia) , il mini idroelettrico (con potenza installata minore di 1 MW) e le energie del mare (ondose e di marea propriamente dette).
Per “efficienza energetica” intendiamo tutte quelle misure messe in atto per aumentare l’efficienza di motori, edifici, utensili, elettrodomestici.
In questa ottica, l’Unione europea ha lanciato il suo famoso programma del “20 – 20 – 20 al 2020” che intende raggiungere appunto per l’anno 2020 il 20% di fonti rinnovabili primarie (cioè non solo elettriche o termiche), e la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990 ed, infine, l’obiettivo di un aumento del 20% della efficienza energetica.
Del pacchetto poi fanno parte altre misure che riguardano i trasporti, con l’opzione del limite dei 130 grammi di CO2 per Km al 2012 e poi, 95 grammi per il 2020 per le nuove auto e la quota del 10% di biocarburanti, sempre al 2020.
Inoltre, nelle linee guida del Protocollo di Kyoto, l’utilizzo di fonti rinnovabili e dell’incremento di efficienza energetica rappresentano i punti cardine dell’azione mondiale per combattere l’effetto serra che è la causa principale dei cambiamenti climatici.
Il Convegno su “Energia ed Ambiente” di Confcommercio nazionale -che associa 820.000 imprese)- è un’occasione importante (anche per la sua diffusione territoriale) per sensibilizzare gli attori pubblici e gli associati a mettere in atto quelle misure che possono dare un contributo sensibile allo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica.
Ad esempio, misure relative all’installazione di pannelli fotovoltaici e misure di efficienza energetica presso i consociati darebbero una grossa mano all’Italia a raggiungere i propri obiettivi ambientali nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.
Per informazioni:
Giuseppe Vatinno
www.giuseppevatinno.it
cell.: 338-7275363
Acqua pubblica, anche a Torino
Pubblico una mia video intervista, realizzata dal nostro inviato, in merito alla delibera della fusione Iride-ENIA e la privatizzazione dell'acqua a Torino.
Inviato IDV: Raffaele Petrarulo cosa è successo negli ultimi due giorni a Torino in tema di acqua?
R.Petrarulo: E' successo che è passata una delibera della fusione Iride-ENIA, che contemplava anche la privatizzazione dell'acqua. Noi, come Italia dei Valori abbiamo presentato un emendamento molto importante: che l'acqua rimanga in mano pubblica. C'è stato negato, nonostante questo a Genova fosse avvenuto. Naturalmente il voto dell'Italia dei Valori, senza se e senza ma, è contro la privatizzazione dell'acqua in maniera pubblica, le reti devono essere pubbliche a garanzia dei cittadini e a garanzia di tutte quelle persone che non possono pagare delle tariffe non concorrenziali.
Inviato IDV: Avendo votato contro poi cosa è successo?
R.Petrarulo: C'è stata la dichiarazione del sindaco Chiamparino che ha detto che siamo fuori dala giunta. Noi abbiamo risposto che non ci ha mai fatto entrare in giunta. Sicuramente non accetteremo nessuna imposizione perché sui temi della privatizzazione dell'acqua la posizione del presidente Antonio Di Pietro è chiara: no alla privatizzazione, l'acqua deve restare in mano pubblica. Avremo dei chiarimenti col sindaco da lunedì in avanti. Sicuramente noi siamo alleati per il programma con il Pd, ma non accettiamo imposizioni per quanto riguarda reti pubbliche, acqua, idriche e termiche.
Inviato IDV: Se passerà cosa succederà poi nei fatti?
R.Petrarulo: Noi abbiamo dei problemi a livello nazionale perché se il controllo dell'acqua non verrà dato effettivamente in mano pubblica, come quell'emendamento che noi volevamo bloccare del 51%, sicuramente dovremo fare dei lavori, sia a livello nazionale che locali, affinché questa maggioranza sia finalmente pubblica, o che ci sia una maggioranza pubblica che poi nei fatti diventa privata.
Inviato IDV: Nei fatti cosa accadrebbe? Ci sarebbe un aumento delle bollette e del costo dell'acqua a carico dei cittadini? E quanti sarebbero i cittadini coinvolti?
R.Petrarulo: Bèh, lei pensi questo: nei fatti tutto questo può essere opinabile, ma sicuramente in mano pubblica i consigli comunali hanno il dovere e il diritto di poter incidere sulle tariffe perché vengono sancite anche dai consigli comunali.
In mano privata, mi permetto di dire, decidono i Cda, e i Cda non sempre sono l'espressione dei cittadini che hanno votato i partiti politici. Che sia la politica pubblica a dare quei segnali seri di pubblicità per quello che riguarda l'acqua a livello globale. E si ricordi che qui non stiamo parlando di diecimila persone, ma parlamo di milioni di persone che verrebbero investite da questa grande area di fusione, che Iride-ENIA, quindi Torino Genova, con tutte le reti che poi ne saranno conseguenti.
Inviato IDV: Chi ci guadagnerebbe da questa operazione?
R.Petrarulo: Se viene fatta in una maniera opulata e seria possono guadagnarci tutti, è naturale che se noi non abbiamo un controllo, di fatto, dalla partenza, non potremo sapere chi alla fine ci va a guadagnare. Vi assicuro che se c'è il pubblico, il pubblico decide e può fare tariffe. Se c'è un privato, nessun privato, che io conosca come professionista, va a fare un lavoro in perdita per garantire qualcun altro.

Il futuro dell'Europa passa per Roma
Lymec è l'abbreviazione per European and Liberal Youth, è una organizzazione paneuropea che promuove i valori liberali in Europa attraverso le associazioni giovanili dell’ European Liberal Democrat and Reform Party (ELDR).
Il Congresso Annuale del Lymec è un evento molto importante nel panorama delle associazioni giovanili europee ed è la prima volta, dopo diversi anni, che si tiene in Italia. Questo appuntamento rappresenta l'occasione per inaugurare la nuova campagna del Lymec in vista delle elezioni europee e lanciare tutti insieme un forte messaggio liberale.
Dal 5 all’8 Maggio a Tivoli si terrà un seminario da titolo: “Civil Rights and Liberties in the Information Age, Choice, Information, Privacy: three great challenges for future decision makers” con l'obiettivo di analizzare lo stato delle libertà civili nel contesto delle nuove tecnologie d'informazione.
A Roma, l’8 Maggio presso l’Hotel Palatino ( ore 14 - via Cavour n. 213/M), il Congresso sarà aperto da Aloys Rigaut, Presidente del Lymec, e Massimo Romano, responsabile del dipartimento per le politiche giovanili IdV. Interverranno tra gli altri Annemie Neyts, presidente dell’ ELDR, l’On. Leoluca Orlando, portavoce nazionale dell'Italia dei Valori, e Niccolò Rinaldi, Segretario Generale Aggiunto dell’ALDE e candidato alle elezioni europee per l'Italia dei Valori. Seguirà la discussione con Flo Clucas, Leader del gruppo ALDE al Comitato delle Regioni.
Questo appuntamento europeo, in Italia, rappresenta l'occasione giusta per vivere un’esperienza internazionale nel nostro paese, approfondire le tematiche europee e lanciare un forte messaggio: noi giovani siamo il presente e il futuro dell’Europa!
Il dipartimento giovani dell'Italia dei Valori aderisce al progetto del Lymec nella convinzione di poter essere da esempio nel panorama politico italiano: pensiamo di poter portare il modello vincente dell'Italia dei Valori, un partito che crede nei sui suoi giovani e su di essi investe davvero.
12 punti per tornare in Europa
Torniamo in Europa. E' lo slogan che Italia dei Valori ha scelto per rappresentare la distanza dell'operato e delle scelte strategiche che il nostro Paese sta facendo in tema di sviluppo economico, ambientale e sociale.
Dobbiamo tornare in Europa perché il nucleare, il Lodo Alfano, la riforma della Giustizia, i finanziamenti pubblici all'editoria, il sistema di informazione del Paese e molti altri aspetti ci hanno portato lontano dalle scelte di sviluppo che gli altri paesi hanno intrapreso senza esitazione.
Torniamo in Europa con un programma di 12 punti e con dei candidati degni di rappresentare i cittadini a Strasburgo. Vi invito a commentare e offrire il vostro contributo ai punti che troverete di seguito.

L'Italia non e' un Paese libero
Nel rapporto 2009 di Freedom House (organizzazione non-profit e indipendente fondata negli Stati Uniti nel 1941 per la difesa della democrazia e la libertà nel mondo) l’Italia viene retrocessa per la prima volta da Paese 'libero' (free) a 'parzialmente libero' (partly free), unico caso nell'Europa Occidentale insieme alla Turchia.
Un declino che dimostra come anche democrazie consolidate e con media tradizionalmente aperti non sono immuni da restrizioni alla libertà. Su un punteggio in scala a 100 (i meno liberi), l’Italia ottiene 32 : è l’unico Paese occidentale con una pagella così bassa. I migliori restano le nazioni del Nord Europa e scandinave: Islanda, Finlandia, Norvegia, Danimarca e Svezia.
Secondo Karin Karlekar, la ricercatrice che ha diretto lo studio, il “problema principale dell’Italia è Berlusconi, poiché il suo ritorno nel 2008 ha risvegliato i timori sulla concentrazione di mezzi di comunicazione pubblici e privati sotto una sola guida”, sostiene. “La libertà di parola è stata limitata da nuove leggi, dai tribunali, dalle crescenti intimidazioni subite dai giornalisti da parte della criminalità organizzata e a causa dell'eccessiva concentrazione della proprietà dei media".
Poco più di un terzo dei 195 Paesi esaminati garantiscono attualmente la libertà di stampa: sono classificati 'free' solo 70 Stati, il 36% del campione. Sessantuno (il 31%) sono 'parzialmente liberi' e 64 (il 33%) sono 'non liberi'. Secondo l'indagine, solo il 17% della popolazione mondiale vive in Paesi che godono di una stampa libera.
Clementina Forleo disinnescata
Siamo un Paese meraviglioso, una delle più riuscite costruzioni geopolitiche alla rovescia. Solo da noi, per dirne una, è possibile, che tolgano la scorta al giudice Clementina Forleo e la mantengono ad Emilio Fede. In Italia, che per magistrati ammazzati è seconda soltanto alla Colombia, Forleo non ha la scorta, e nemmeno la più attenuata forma di protezione che si chiama tutela, mentre Fede ce l'ha.
Forleo e tanti altri magistrati a rischio, perché fanno bene e con onestà il proprio lavoro, non hanno nessuno che li protegge, mentre tanti altri magistrati e politici, a cui non serve, esibiscono questa forma di protezione come status symbol, come segno del potere.
Voi tutti sapete che Clementina Forleo è il giudice che si era occupata, quando era giudice per le indagini preliminari a Milano, delle scalate bancarie dei furbetti del quartierino Ricucci, Coppola, Fiorani, con la complicità dell'ex governatore della banca d'Italia Fazio, mentre Consorte, Latorre, Fassino e D'Alema da sinistra, Comincioli, Cicu e Grillo da destra.
Voi tutti sapete che in seguito a tutte queste vicende la Forleo è stata ingiustamente trasferita da Milano a Cremona. Ma non sapete però, e nessun giornale o TV ve lo ha raccontato e probabilmente non ve lo racconterà, che la presunta incompatibilità ambientale che le è costata il trasferimento, con una decisione del CSM che non ha nulla di giuridico ma sembra un referto medico visto che dice che la Forleo era emotiva, nasce il 6 giugno 2007 in una riunione “segreta” tenuta nella stanza di Anna Finocchiaro in Parlamento. In quella circostanza, testimonianza resa dall'ex parlamentare e magistrato di Cassazione Fernando Imposimato, si sono visti la stessa Finocchiaro, Mastella, Latorre, Guido Calvi (ex parlamentare e avvocato di D'Alema) e altre persone. Tra queste persone la più prudente sembrava essere Mastella, perché in quella circostanza si discuteva se predisporre o meno un'ispezione al Palazzo di Giustizia di Milano, ovviamente un'ispezione che avesse come obiettivo la Forleo, visto che certe telefonate che iniziavano ad essere trascritte preoccupavano diverse persone. Mastella è stato più prudente degli altri perché di fronte all'idea di predisporre un'ispezione avrebbe detto che era giusto attendere le determinazioni di altre e più alte cariche dello Stato. Tradotto dal politichese significava che Mastella riteneva che si potesse procedere soltanto con l'appoggio di altre figure istituzionali, un appello che non si è fatto attendere perché nella stessa giornata, 6 giugno 2007, è immediatamente arrivata una lettera, a firma del Presidente della Camera Bertinotti e del Presidente Senato Marini, che esprimeva la preoccupazione del Parlamento per queste telefonate sulle scalate bancarie.
L'ispezione poi viene eseguita e sappiamo tutti com'è andata a finire, ma in quell'estate caldissima del 2007 succedono altre cose: alla Forleo arrivano minacce, proiettili calibro 38, viene incendiato il raccolto dell'azienda agricola di famiglia in Puglia, e soprattutto che venga preannunciata la morte con una lettera anonima di entrambi i genitori della Forleo, cosa che avviene in uno strano incidente stradale nel quale i suoi genitori muoiono e il marito della stessa Forleo finisce addirittura in coma. Nello stesso periodo, la Forleo viene denunciata da un tenente dei carabinieri di Francavilla Fontana, comune popoloso della provincia di Brindisi in cui la Forleo è nata, per presunte offese nei confronti di questo tenente incaricato delle indagini sulla morte dei genitori del giudice. In questa vicenda accade un'altra cosa strana: a denunciarla, insieme al tenente dei carabinieri, è anche Alberto Santacaterina, pm della procura di Brindisi, che oggi, per questa vicenda, a sua volta denunciato dalla Forleo, è stato rinviato a giudizio a Potenza per abuso d'ufficio e falso ideologico.
Nonostante tutto questo e nonostante sia chiaro a tutti che con la Forleo sono in tanti a dover chiudere i conti, nonostante sia chiaro a tutti che sia stata disinnescata sul piano giudiziario adesso si vorrebbe annichilirla sul piano umano e personale, il 25 aprile arriva una telefonata da un maresciallo dei carabinieri che la informa di due provvedimenti. Non solo non si fa una notifica, come chiede la legge, personalmente nelle mani della Forleo, ma con una telefonata le si comunicano due cose: un provvedimento, a firma del prefetto di Milano Gianvalerio Lombardi, con il quale si revoca la tutela alla Forleo e si mantiene invece un servizio di vigilanza radiocomandata con l'abitazione di Milano; un altro provvedimento, che sembra contraddire il primo, con la quale il prefetto di Cremona, Bruno di Clarafond, comunica che non soltanto viene revocata la tutela ma viene mantenuto soltanto il servizio di sorveglianza radiocollegato con il tribunale di Cremona.
Tutto questo cosa significa? Che Clementina Forleo viene lasciata completamente sola, viene oscurata ogni informazione su ciò che la riguarda, oscurata ogni informazione su ciò che lega la necessaria protezione di questo magistrato, e abrogata ogni memoria recente e meno recente su tutte queste vicende che invece stanno producendo delle conseguenze incredibili e pericolose.
Perché non scriviamo al ministro dell'Interno Maroni, inondando il Ministero dell'Interno di mail, e chiediamo al ministro se non sia il caso di togliere la scorta a Vespa, a Fede, e a quei magistrati e politici a cui la scorta non serve assolutamente, e venga mantenuto il servizio di protezione per un magistrato come Clementina Forleo, soprattutto quando esce dal tribunale di Cremona e va in giro per l'Italia e magari torna nella sua Puglia nella quale sono diversi a non amarla e avere con lei dei conti in sospeso?
Poniamo questo semplice quesito, che possa valere anche per tutti quei magistrati e per tutte quelle persone che sono in prima linea e rischiano davvero senza alcuna scorta ne protezione da esibire come status symbol e segni del potere.
Primo maggio in difesa dei lavoratori
Oggi, insieme con Antonio Di Pietro, abbiamo partecipato al Primo maggio organizzato a Torino, mentre una nostra importante delegazione era presente all’appuntamento di piazza San Giovanni a Roma per entrare in contatto con migliaia e migliaia di giovani.
La lotta che stiamo portando avanti in Parlamento e nel Paese contro la precarietà e per difendere i lavoratori colpiti dalla crisi è la carta di identità dell’Italia dei Valori verso un mondo del lavoro che oggi subisce enormi tagli di salari e pensioni, dovuti alla crisi che ancora colpisce duro.
La nostra presenza a Torino vuole essere un segnale per ribadire come, nell’accordo Fiat-Chrysler, deve trovare spazio e dignità il lavoro italiano: siamo infatti contrari alla chiusura degli stabilimenti in Italia e alla lunghissima cassa integrazione che colpisce tutte le fabbriche. Saremo a Torino per denunciare la nullità del governo italiano nel difendere gli interessi del Paese.
I governi degli Usa, della Francia, della Germania e della Spagna vincolano gli aiuti di Stato a precise condizioni di difesa dell’occupazione: al contrario il governo Berlusconi è l’unico che garantisce soldi alla Fiat, attraverso aiuti diretti e indiretti, senza la forza di affermare verso i dirigenti del Lingotto che devono investire anche in Italia.
La nostra presenza a Torino sarà poi un modo per affermare che difendiamo anche i lavoratori di Napoli, di Termini Imerese, della Iveco, cioè tutti coloro che hanno bisogno di essere rappresentati. Sarà un’occasione per ricordare le nostre proposte: estendere la cassa integrazione anche alle aziende che ne sono prive, elevare l’assegno della cassa integrazione e bloccare i licenziamenti.
L’Italia dei Valori è sempre più un partito che, attraverso trasparenza, rigore e onestà, tende a far valere regole e norme anche nel sistema italiano, come unico modo per difendere i diritti fondamentali dei lavoratori e quelle imprese che agiscono onestamente sul mercato.


















