Pino Maniaci assolto
Il direttore di Telejato, Pino Maniaci, non ha mai richiesto l'iscrizione nell'albo dei giornalisti. Il 30 marzo 2009 è stato rinviato a giudizio per esercizio abusivo della professione di giornalista, nonostante il 10 luglio 2008 fosse già stato assolto con formula piena in un altro processo per la stessa accusa, perché il fatto non sussisteva.
Chi vuole colpire la liberta' di stampa, in verita' vuole colpire al cuore la democrazia; perche' una democrazia per sopravvivere ha bisogno di una stampa indipendente e autorevole. Pino Maniaci e' un uomo libero e un giornalista con la schiena dritta che non obbedisce a padrini o a padroni, un giornalista che non ha timidezze o cautele nel raccontare i fatti. A Pino esprimo tutta la mia solidarieta' e mi auguro che prosegua serenamente, ed indisturbato, il suo prezioso lavoro di denuncia delle connivenze e delle collusioni tra criminalità organizzata e tessuto economico e politico.
Faccio solo notare che, così come è accaduto a Gioacchino Genchi, anche Pino Maniaci è stato ostacolato e screditato con l’unico scopo di intralciare il suo operato. Chi pagherà per le violente accuse e la denigrazione di Genchi? Perché tanta attenzione da parte del Copasir, o meglio del suo presidente Francesco Rutelli? Chi ha denunciato Pino Maniaci che ha collezionato più di 200 querele, un numero decisamente maggiore delle attestazioni di stima ricevute dalle istituzioni siciliane e nazionali?
![]() | "PARANOIE" | |
| Silvio Berlusconi contestato e fischiato a Napoli offre la sua spiegazione: comunisti! Ad ogni angolo una paranoia, un complotto, un giornale canaglia, un disoccupato comunista, un pessimista porta jella, un catastrofista estremista. Quando sei costretto a sorvolare una città distrutta dal terremoto, invece che scendere tra i senza tetto e toccare con mano le condizioni dei cittadini che rappresenti, allora è ora di togliere il disturbo. | ||
| Carlo Costantini | ||
Malati terminali: governo insensibile
Dopo l'inserimento del testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento nel calendario del prossimo trimestre di lavori della XII Commissione mi sembra giusto ribadire che questo Governo ha dimostrato, in quest'anno di legislatura, di essere molto più sensibile all'inizio-vita e al fine-vita piuttosto che al tratto intermedio, che verosimilmente interessa i comuni mortali ed in particolare a quel tratto terminale che riguarda i malati che soffrono.
L'aver sottratto le risorse economiche attraverso un'informale lettera del Presidente della Commissione Bilancio, On. Giorgetti che ha svuotato di fatto di ogni contenuto un testo condiviso in Commissione anche dalle opposizioni e al quale si è arrivati dopo mesi di lavoro, rappresenta a mio avviso un inequivocabile segnale di insensibilità di questo Governo a questioni per noi irrinunciabili in un Paese che si definisce civile. Garantire la terapia del dolore, anche a domicilio, a tutti i malati che lo richiedono sarà per noi un impegno costante sia in Commissione che in Aula.
Niente soldi, quindi, per hospice, rete di cure palliative, antidolorifici e tranquillanti utili ad alleviare le sofferenze dei malati terminali, ma nessun problema per acquistare sondini nasogastrici o soluzioni di aminoacidi per prolungare le agonie. Magari anche per legge!
L'ombra di un nuovo indulto
In Commissione Giustizia, nella qualità di capogruppo Italia dei Valori, ho posto un problema fondamentale per la democrazia e per i lavori parlamentari.
I disegni di legge presentati dall'intero gruppo Italia dei Valori, che a termine di regolamento dovrebbero essere fissati nel calendario dei lavori della commissione entro due mesi, a distanza di circa un anno non sono stati ancora fissati, e le nostre numerose interrogazioni parlamentari, atti ispettivi formulati al governo, non hanno ancora ricevuto risposta.
In Commissione Giustizia ho posto delle richieste di informativa, termine di regolamento al governo e al ministro della Giustizia, sul problema dell'edilizia penitenziaria e sul problema delle risorse finanziarie. Questo sistema di ignorare il lavoro dei parlamentare, di impedire che i disegni di legge vadano avanti e che vengano esaminati, ci ha veramente stancato. Ecco perché ho voluto porre il problema.
Abbiamo dei disegni di legge di estrema importanza, come il testo unico sulle misure di prevenzione antimafia, presentato il 16 maggio dello scorso anno, tredici mesi fa, dove è stato nominato il relatore che dal mese di ottobre non ha ancora iniziato a svolgere la relazione.
Abbiamo il disegno di legge sull'ufficio per il processo e per la riqualificazione del personale giudiziario. E' iniziata la relazione nel settembre dello scorso anno e poi non se ne è più parlato.
Non accettiamo che i regolamenti vengano calpestati in questo modo. La democrazia vive di istituzioni. Le istituzioni vivono di regolamenti e di diritti che possono essere esercitati. Tra i diritti fondamentali del Parlamento e dei parlamentari c'è quello di formulare atti ispettivi e di presentare disegni di legge, ma la maggioranza ed il governo non vogliono che ciò accada, pretendono che sono i disegni di legge dello stesso governo vadano avanti.
A questo stato di cose ci siamo ribellati, e la nostra protesta è stata condivisa da tutta l'opposizione e anche da alcuni parlamentari della stessa maggioranza che ritengono assurdo il silenzio del governo su temi di cosi grande importanza.
Non vorremo trovarci con un problema carcerario, che sta nuovamente esplodendo, e quindi con un nuovo indulto. Chiediamo al governo di sapere che cosa sta facendo in materia carceraria, considerando che alcune carceri appena costruite, che abbiamo visitato lo scorso giugno, che non sono state ancora aperte nonostante i lavori sono stati completati da anni, come il carcere di Reggio Calabria.
Minzolini, come rendere privato il servizio pubblico
Rendere privato il servizio pubblico. Questo obbiettivo domina la scena quando il monopolista della televisione privata può controllare la televisione pubblica dal vertice del potere politico. C'è chi si adatta alla servitù volontaria, e chi no.
Quando Minzolini così scriveva in un suo articolo su Repubblica del 29 ottobre 1994: "Oggi penso che, se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici, forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure andarsene. Non è stato un buon servizio il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia... La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico."
Da bravo dialettico, nei suoi primi giorni di esperienza alla direzione del Tg1, si cimenta ora nella confutazione pratica della regola allora enunciata. Di più: con la scusa di non invadere la vita privata del presidente del consiglio ha nascosto la notizia sul giro di donne a pagamento nelle abitazioni del capo del governo, che tutti gli organi di stampa italiani e internazionali davano con grande rilievo, e su cui perfino il Tg5 di Mediaset rinunciava a esercitare una completa censura.
Poi, non contento, ha risposto ai rilievi del presidente Rai, usando in modo improprio lo spazio del telegiornale da lui stesso diretto, per ribadire la necessità del suo silenzio stampa.
Incurante della contraddizione logica: sosteneva trattarsi solo di chiacchiericcio ma dava largo spazio alla polemica nata dal chiacchiericcio perché questa permetteva di coinvolgere nel polverone altri politici.
Così la polemica nata sulla base della notizia vera ma nascosta diventava a sua volta notizia principale. Ha poi toccato il colmo quando ha dato larghissimo spazio alla smentita che Berlusconi ha messo in scena sul suo settimanale "Chi". Per gli ascoltatori del solo Tg1 del tutto incomprensibile perché smentiva una notizia che il Tg1 non aveva voluto mai dare.
A tanto porta l'abnegazione della servitù volontaria: rendere privato il servizio pubblico, a vantaggio di una sola persona.
Azionisti Alitalia: cornuti e mazziati
Riporto il video ed il resoconto stenografico della mia interrogazione parlamentare, di giovedi 25 alla Camera dei deputati, sulle iniziative per elevare il rimborso a favore degli obbligazionisti Alitalia e misure a favore degli azionisti Alitalia.
Quesito
Antonio Borghesi: Signor Presidente, signor sottosegretario, la nostra interpellanza riguarda gli obbligazionisti e gli azionisti Alitalia e la loro situazione.
In particolare, per quanto riguarda gli obbligazionisti ricordo che la recente legge 9 aprile 2009, n. 33, ha previsto un parziale rimborso delle loro ragioni di credito basato, peraltro, sul valore dei bond negli ultimi trenta giorni di scambio prima della sospensione, per il 50 per cento del valore: significa in pratica circa un terzo del loro valore nominale.
Dobbiamo ricordare che più volte il Presidente del Consiglio dei ministri aveva dichiarato - cito in modo testuale - che non saranno abbandonati i piccoli risparmiatori che in Alitalia hanno creduto investendo in titoli azionari ed obbligazionari. La stessa dichiarazione è stata più volte ripetuta dal Ministro Tremonti. Più volte è stato ribadito questo concetto nel tempo.
Ora, il 3 luglio - sarebbe il 10 luglio, ma gli intermediari chiedono che il termine sia il 3 - gli obbligazionisti dovrebbero decidere se accettare questo minirimborso. Con l'accettazione del minirimborso rinunciano a qualunque altra pretesa nei confronti di Alitalia.
Per quanto riguarda gli azionisti, anche per questi è stata prevista la possibilità di accedere ad una sorta di risarcimento attraverso il Fondo per la tutela del risparmio alimentato dai cosiddetti conti bancari dormienti. Vi è da rilevare che, da un lato, questi fondi sono assai più limitati di quanto previsto dal Governo - sono 800 milioni di euro contro i 2 miliardi che erano stati stimati - e che inoltre questo fondo è stato già utilizzato a più riprese dal Governo attraverso vari provvedimenti nei riguardi dei risparmiatori, delle vittime delle frodi finanziarie, dei possessori di obbligazioni della Repubblica argentina, per la ricerca scientifica e persino per la social card e pertanto, di fatto, gli azionisti dell'Alitalia praticamente non hanno alcuna possibilità di venire rimborsati.
La nostra domanda al Governo è che cosa intende fare in particolare di fronte a questa scadenza molto ravvicinata che riguarda gli obbligazionisti.
Risposta del governo
Nicola Cosentino: Signor Presidente, con l'interpellanza urgente n. 2-00405 l'onorevole Borghesi ed altri chiedono se il Governo intenda elevare le misure di intervento statale già disposte a favore degli obbligazionisti Alitalia, per assicurare un rimborso almeno parziale per gli stessi azionisti anche in considerazione dell'esiguità dei fondi disponibili tramite il cosiddetto Fondo dei conti dormienti.
Al riguardo, si fa presente che l'articolo 7-octies del decreto-legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, ha disposto un indennizzo in favore dei titolari di obbligazioni convertibili Alitalia 7,5 per cento 2002-2010, mediante assegnazione, agli stessi, di titoli di Stato per un controvalore di concambio calcolato sulla base del prezzo medio di borsa dell'ultimo mese di negoziazione delle obbligazioni convertibili Alitalia, ridotto del 50 per cento e con un limite massimo di 100 mila euro per ciascun obbligazionista.
Al fine di assicurare una maggiore tutela ai piccoli risparmiatori sono in corso di definizione ipotesi di modifica della normativa vigente.
Replica
Antonio Borghesi: Signor Presidente, considerato che il Governo non ha risposto, sono assolutamente e del tutto insoddisfatto.
I giornali riferiscono le ipotesi che riguardano il prossimo Consiglio dei ministri, in cui si eleverebbe al 70 per cento la percentuale di rimborso. Se così fosse, saremmo di fronte ad un intervento assolutamente inaccettabile, perché si tratta di risparmiatori che spesso erano gli stessi dipendenti di Alitalia e spesso in questo modo sono state pagate le loro indennità di cessazione del rapporto di lavoro. In altri casi si tratta di pensionati che hanno investito i loro risparmi in un'azienda di proprietà dello Stato e che, dunque, ritenevano sicura e che ora si trovano, anche se venisse forse leggermente elevata questa percentuale, a ricevere in cambio una minima parte di quanto avevano investito mettendo da parte risparmi di anni di sacrifici.
Ancora peggio per gli azionisti: siamo di fronte, signor sottosegretario, me lo consenta, ad una truffa dello Stato ai danni dei creditori di Alitalia e, all'interno dei creditori, a danno dei risparmiatori, degli azionisti e degli obbligazionisti.
Lo dico perché con consapevolezza questo Governo ha creato una bad company, dove ha messo tutti i debiti e tutte le passività, per cedere la parte positiva a pochi azionisti, spesso molto chiacchierati, per salvare un azionista come quello di Air One, Toto, molto vicino al Governo e molto vicino al Presidente del Consiglio, che si trovava in gravissima difficoltà e che, tra l'altro, aveva una piccola medaglia anche lui, come altri azionisti della CAI, cioè quella di essere stato condannato per corruzione.
Dunque, ci siamo trovati di fronte al fatto che per favorire questi pochi, questo pacchetto di azionisti, si sono andati a danneggiare tutti i creditori, i normali fornitori e in particolare gli obbligazionisti, oltre che gli azionisti, per effetto di questa sciagurata decisione del Governo, che non ha accolto l'offerta Air France, che garantiva a questi obbligazionisti più di quanto garantisca oggi il Governo.
Quindi, si tratta di creditori che sono stati truffati due volte: in primo luogo, sono stati truffati in quanto contribuenti, perché questa vicenda costerà ai contribuenti italiani qualcosa come tre o quattro miliardi di euro; inoltre costoro, questi piccoli risparmiatori, spesso dipendenti di Alitalia, che in molti casi hanno pure perso il loro posto di lavoro a causa di questa vicenda, oltre a partecipare in quanto contribuenti al salvataggio della parte buona di Alitalia, che è stata regalata ad alcuni speculatori (infatti non sono imprenditori del settore aereo), si troveranno a pagare doppiamente, perdendo di fatto il frutto dei loro risparmi, spesso conseguiti e realizzati in anni di attività. Infatti, ribadisco che molti di costoro erano pensionati, che oggi si trovano quasi sul lastrico di fronte a questo comportamento inaccettabile del Governo e dello Stato.
![]() | "GENCHI ASSOLTO" | |
| "Giustizia è fatta. Finalmente è stata smantellata la tesi dell’uso indebito da parte di Gioacchino Genchi per ciò che riguarda il suo archivio informatico. Non c’è stato alcun abuso. A questo punto ci chiediamo cosa farà il Csm nei confronti di quei magistrati che hanno bloccato il lavoro di Luigi de Magistris che aveva scoperchiato la pentola del malaffare di molti potenti. Espriamo solidarietà a Genchi." | ||
| Antonio Di Pietro | ||
La tassa occulta della corruzione
Il costo annuo della corruzione è pari a 50/60 miliardi di euro. La denunzia viene dalla requisitoria del Procuratore Generale presso la Corte dei Conti. Si tratta di una somma impressionante che, costituisce il livello, ormai insostenibile del degrado del paese.
Giustamente il Procuratore Generale presso la Corte dei Conti, ha definito il costo della corruzione una “tassa immorale e occulta pagata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini”. L’analisi e il giudizio sulla corruzione, porta però oltre. Con la corruzione, si verifica l’alterazione del mercato, della libera concorrenza, della sana competitività. Le conseguenze della corruzione, non sono solo una “tassa immorale” diretta per il corruttore ed un lucro per il corrotto, ma elimina dal mercato le imprese oneste, oltraggia il sacrificio e il lavoro.
Dobbiamo liberarci di questa malattia che infetta l’intero paese, l’economia, la burocrazia, lo Stato. Servono valori morali alti, senso della giustizia, rispetto per le istituzioni. Tutto ciò, oggi, è pesantemente pregiudicato in Italia. L’immoralità e l’amoralità hanno preso il sopravvento.
In questa direzione si pone il recente Disegno di legge sulle intercettazioni presentato dal Governo e già approvato dalla Camera dei deputati ( al Senato verrà esaminato verso metà luglio). Infatti il Governo e la maggioranza escludono, nel loro disegno di legge, la possibilità di procedere ad intercettazioni per il reato di corruzione per atto d’ufficio ( art. 318 codice penale), ossia proprio il caso della “tassa immorale”. Sono ammesse le intercettazioni per il reato di corruzione per atto contrario dei doveri d’ufficio ( art.319 ) solo se esistono “evidenti indizi di colpevolezza” e per un massimo di 60 giorni. Insomma si potrà intercettare ( ma solo per il reato previsto dal 319 ) se esistono già prove di colpevolezza del corrotto, quando cioè le intercettazioni non servono più.
Possiamo dire che alla denunzia pesantissima fatta dal Procuratore Generale presso la Corte dei Conti, il Governo e la maggioranza rispondono con leggi per facilitare la corruzione e non per combatterla. Questa è la misura dell’immoralità e della amoralità della politica che ci governa.
Sultanato a reti unificate
Riporto una mia intervista, rilasciata a "Altronline.it", sul "caso Minzolini" e sul tema dell'informazione.
Altronline: Giulietti, i silenzi dei tg “amici” di Berlusconi diventano un caso politico. L'informazione, dice l'opposizione, è drogata dal potere del Cavaliere. Qual è la novità?
Beppe Giulietti: Nessuna, questo è il problema. Non c'è nessuna novità, si tratta della riproposizione integrale dello schema che Berlusconi prima e Dell'Utri avevano già messo a punto dettagliatamente. Il premier disse: “È ora di finirla con programmi e tg che mandano in onda notizie ansiogene”. Via i servizi e gli approfondimenti su povertà, crisi economica e sociale, tutto ciò che dimostra che la realtà è diversa dalla finzione...
Altronline: Negli ultimi giorni però si è passato il segno. Il direttore del Tg1 è apparso in prima serata davanti agli italiani per giustificare la scelta di “basso profilo” sul Bari-gate. Era mai successo prima?
Beppe Giulietti: No, a mia memoria mai. È la prima volta che il direttore di un telegiornale firma un editoriale per spiegare agli italiani perché non ha dato una notizia. È vero che ha il direttore ha il potere di decidere la linea editoriale e di valutare quali notizie dare e quali no, ma quando scoppia un caso che finisce su tutti i giornali nazionali e internazionali, questi margini di discrezionalità decadono. Si tratta di un giornalista che non ha mai fatto mistero della sua simpatia per l'uomo più potente d'Italia.
Altronline: Non è un mistero neppure che le nomine Rai siano politiche. Perché ci si scandalizza soltanto ora?
Beppe Giulietti: È un'obiezione giusta che però non regge di fronte alla vera anomalia. La scelta di piazzare Minzolini al Tg1 è il frutto di un accordo fatto direttamente nella casa del presidente del Consiglio, quel Palazzo Grazioli oggi noto per altre ragioni. Non si tratta di un uomo qualsiasi, ma del proprietario delle reti televisive concorrenti.
Altronline: Garimberti ha convocato Minzolini per chiedere chiarimenti. Ma a giudizio di molti il presidente della Rai sembra avere le mani legate. È così?
Beppe Giulietti: Bisogna innanzitutto che qualcuno ci spieghi cosa mai si siano detti, visto che dopo l'incontro Minzolini si è alzato e ha fatto quell'editoriale. Quello che manca sono proprio le voci degli organismi predisposti al corretto funzionamento del servizio pubblico. Sono il presidente della Rai Garimberti e il direttore generale Masi, in qualità di uomini di garanzia, che dovrebbero convocare una riunione e discutere di una violazione delle regole senza precedenti, editoriale e deontologica.
Altronline: È d'accordo con chi chiede la testa del direttore?
Beppe Giulietti: Non mi appassiona il coro di personaggi politici che invocano licenziamenti e provvedimenti disciplinari. A me interessa la lotta sociale, professionale, sindacale. Perché qui è in atto una mistificazione, si sta facendo finta di non vedere qual è il vero problema, altro che Minzolini...
Altronline: Qual è il vero problema?
Beppe Giulietti: In Italia si sta portando avanti la costruzione di un sultanato a reti unificate, si sta procedendo a sottrarre ai cittadini le informazioni quotidiane, non se so è chiaro. Il problema sono i silenzi dell'autorità di garanzia, il girarsi dall'altra parte di chi avrebbe il dovere di intervenire. Ma c'è dell'altro.
Altronline: Cosa?
Beppe Giulietti: Questi episodi avvengono in un momento in cui il parlamento sta per varare la legge bavaglio sulle intercettazioni. Nel nostro paese c'è un'emergenza democratica, mi preoccupa che su questo tema le opposizioni procedano in ordine sparso.
Altronline: Che può fare l'opposizione?
Beppe Giulietti: Bisogna chiamare a raccolta tutti, organizzare davanti al Senato un manifestazione nazionale durante le votazioni sulla legge bavaglio. Per lanciare questo allarme le opposizioni devono essere unite, parlare con una voce sola. Serve un incontro immediato di tutte le forze politiche e sociali per mettere in piedi un'iniziativa comune.
Palermo come Napoli
Pubblichiamo un servizio del nostro inviato a Palermo.
In Sicilia il copione "monnezza" è lo stesso della Campania.
I rifiuti per le strade, ed il loro smaltimento, sono oramai emergenza nazionale, come lo furono, e lo sono tutt'ora, nella città partenopea.
Anche a Palermo la sensazione è quella di un "volontario abbandono" per ottenere obiettivi trasversali come il finanziamento e la costruzione di nuovi inceneritori, che faranno la fortuna di pochi affaristi e comprometteranno la salute di molti cittadini.
Nel servizio ascolterete Gabriele Dulcetta Presidente Apas (Associazione Protezione Ambiente Servizi), ciancialiolo. I cianciaioli si definiscono eco-volontari, e lo sono. L'attività del cianciaiolo la descriverà Gabriele nell'intervista. Dulcetta lanciò, mesi fa, un appello al sindaco forzista Diego Cammarata, appello che cadde nel vuoto. Una risposta mancata che lascia senza lavoro qualche centinaia di cianciaioli e senza pane le rispettive famiglie.
Dopo tutto, quando l'obiettivo è creare l'emergenza rifiuto, chi per lavoro la risolve, va fermato...
Testo intervista
G.Dulcetta: Mi chiamo Gabriele Dulcetta, sono amministratore unico della Cooperativa dei cianciaioli. I cianciaioli erano coloro che all'interno della discarica, già dagli anni '50, differenziavano i rifiuti e i materiali recuperabili a partire dal ferro, dal cartone, dalla plastica, gli indumenti, levando le lattine di Coca Cola, le bottiglie di vetro, le lattine di metallo... tutto quello che era un rifiuto che conteneva un suo commercio economico.
Dal 1996 i cianciaioli sono stati buttati fuori dalla discarica di Bellolampo perché non potevano stare secondo le norme di sicurezza. Quindi i cianciaioli si sono trasferiti dalla discarica alla città, andando a fare la cernita del rifiuto presso i cassonetti posti in strada, togliendo tutti i materiali in esubero ai cassonetti, perché a Palermo i cassonetti sono sempre stati in numero inferiore rispetto alla popolazione, perciò i cittadini hanno sempre buttato i sacchetti dell'immondizia agli angoli dei pali, nei cestini da turista, li accantonavano a cumuli. Il cianciaiolo arrivava, scartava tutto quello che era recuperabile e si portava via tutto con la sua moto Ape. Quindi andava a conferire il tutto presso le piattaforme che gli pagavano il materiale come materia prima.
Dal 19 gennaio 2009 il cianciaiolo non può più svolgere l'attività perché con l'emergenza rifiuti a Palermo e provincia con lo stesso decreto applicato in Campania. Il cianciaiolo è ritenuto totalmente abusivo, non può più effettuare la raccolta e il trasporto di tale materiale perché non è più ritenuto materia prima, ma rifiuto.
A questo punto ci vogliono le autorizzazioni per il trasporto dei rifiuti, che i cianciaioli non hanno perché tutti loro hanno sempre lavorato con una semplice partita Iva come ditta individuale. Una buona parte ha preso la denuncia penale con tre anni e mezzo di condanna, che come primo reato viene accantonata con l'affidamento ai servizi sociali. Come secondo reato la condanna viene espletata con l'obbligo di firma e una pena direttamente all'Ucciardone col sequestro del mezzo.
E qua cade il paradosso delle famiglie: solo a Palermo sono in 400 a vivere di questo lavoro. 400 famiglie che si ritrovano con problemi sociali veramente gravi. Ho visto famiglie in cui marito e moglie si lasciano, oppure il marito picchia la moglie perché non riesce a portare il pane a casa, i figli che non riescono ad andare a scuola e vengono richiamati dai servizi sociali. E' accaduto proprio un fenomeno così grave che nessun Ente ancora, sia la parte istituzionale sia comunale che regionale, ha preso il caso come una gravità vera e propria. La prendono in maniera superficiale, dicendo va bè prima o poi i cianciaioli si leveranno dalla testa quello che vogliono fare. Ma non è così perché noi siamo nati con questo mestiere. E' questo che noi facciamo e non sappiamo fare altro al di fuori che scartare immondizia perché noi con l'immondizia vediamo solamente soldi. Per noi è ORO l'immondizia!
Inviato Idv: Per cui secondo lei questo divieto ha a che vedere con il cumulo di rifiuti a Palermo?
G.Dulcetta: Certo, per buona parte ha a che vedere. Del resto la gente non riesce ancora a percepire bene che il cartone va spacchettato, va impilato e che va messo per bene. No, a Palermo c'è una situazione di inciviltà vera e propria, o di una mancata informazione corretta da parte dell'Ente, che tutti i materiali vanno sistemati per bene e separati. Questo non è mai accaduto.
Dal 5 marzo 2009 il sindaco di Palermo, Diego Cammarata, ha fatto un'ordinanza, la numero 86, che diceva che mandava in deroga per sei mesi tutte le norme previste sul trasporto e raccolta dei rifiuti per coloro che avviavano una procedura di raccolta ambulante, che è prevista nel Testo unico di igiene ambientale all'articolo 266, che come ambulantato si possono raccogliere tutti i rifiuti recuperabili e che concorrono al loro commercio. Bastava che il cianciaiolo avviava la procedura di regolarizzazione.
La procedura l'hanno fatta 320 cianciaioli su 400, ma oggi il sindaco di Palermo ha revocato l'ordinanza. Il cianciaiolo pur avendo fatto questo passaggio che gli hanno chiesto, cioè quello di mettersi come ditta individuale in ambulantato, è stata revocata l'ordinanza per cui decade il permesso di ambulantato.
Inviato Idv: Perché?
G.Dulcetta: Perché pare non sia appropriata al tipo di settore. Tra l'altro l'ordinanza doveva scadere il 5 settembre perché era in deroga per 6 mesi. L'ha ritirata proprio ora, al 18 di giugno.
Il cianciaiolo da oggi rischia di essere arrestato, di aver sequestrato il mezzo, non può più portare da mangiare alla famiglia, i cianciaioli si ritroveranno di nuovo sicuramente per strada, scenderanno nuovamente in piazza.
Dall'altra parte c'è un'altra categoria di cianciaioli, sono 80, che non avendo i requisiti morali per mettersi in regola come ambulanti, perché avevano precedenti penali e senza titolo di studio, hanno aperto una Cooperativa sociale Onlus basata sulla Legge 381/91 per il reinserimento nel mondo del lavoro. Io sono il presidente, siamo 80 persone che dovrebbero andare a lavorare ma è da un bel po' di tempo che attendiamo la convenzione a titolo gratuito, perché noi svolgiamo servizio pure per il Comune, se loro lo vogliono, di andare a prelevare i rifiuti recuperabili che concorrono al loro commercio, perché a noi interessa ricavare il rifiuto e il denaro per auto finanziare la Cooperativa e i dipendenti della Cooperativa, lo estraiamo col ricavato della vendita attraverso i consorzi della raccolta differenziata.
Non abbiamo mai chiesto un euro al Comune o alla Regione in quanto noi vogliamo solamente che ci aiutino in una fase di start-up.
Ora ci chiedono almeno i mezzi euro tre, noi abbiamo i mezzi un po' vecchi di trent'anni di vita, stiamo chiedendo se ci danno dei mezzi in comodato d'uso dal Comune o dalla Regione chiunque esso sia, stiamo aspettando una risposta. Stiamo chiedendo alcune cose essenziali. Visto che c'è la norma sulla sicurezza prevista sui luoghi di lavoro stiamo chiedendo il necessario perché abbiamo bisogno del vestiario: scarpe, guanti perché dobbiamo rendere questo lavoro a norma di legge, dobbiamo mettere in sicurezza il lavoratore. Se non ci danno aiuto saremo costretti a chiedere il finanziamento a qualche banca. Noi 80 siamo disposti a farlo se ci dessero la possibilità, e lo paghiamo ogni mese, basta che ci mettano in condizioni di andare a lavorare perché noi crediamo ciecamente ai rifiuti, come hanno creduto i nostri nonni, i nostri padri, ci crediamo pure noi. E vogliamo continuare a crederlo noi e farlo credere ai nostri figli perché ad oggi mio figlio mi chiede che cosa debbo fare, io gli rispondo che il lavoro che ha fatto tuo padre lo potrai fare pure tu se ci sarà uno sbocco futuro.
Stakanovisti e fannulloni
Vi ricordate il Ministro Brunetta e la sua polemica sui fannulloni? Bene. In Parlamento, ormai è accertato, i fannulloni sono i rappresentanti del Popolo della Libertà (vigilata). La conferma viene dall'Osservatorio civico sul Parlamento attraverso le cifre snocciolate nel primo Rapporto ‘Camere aperte’.
Di che si tratta? Del lavoro svolto per mesi dalle organizzazioni Openpolis, Controllo cittadino e Cittadinanzattiva che hanno indagato, con metodo e scrupolosità, l’attività parlamentare dall’inizio della legislatura misurando con grafici e classifiche l'efficienza di gruppi e singoli.
Attraverso l’indice di attività , elaborato in base a parametri quali il numero di proposte di legge presentate o cofirmate, di interrogazioni o interpellanze, degli interventi in Aula o in Commissione, della presenza alle votazioni, si evince molto chiaramente che i deputati dell'Italia dei valori sono i più attivi tra tutti i gruppi presenti alla Camera, e anche al Senato.Va anche detto che questo confortante dato non rappresenta certo una sorpresa per noi che, in Parlamento, ogni giorno ci impegnamo ad operare scelte forti e coerenti di opposizione a provvedimenti che ci hanno poco o nulla convinti: dal Lodo Alfano, alla legge sulle intercettazioni, al Decreto Abruzzo, tanto per fare degli esempi. Anche rispetto alle presenze, dopo la nostra battaglia contro i ‘pianisti’ e l’introduzione delle impronte digitali per poter votare, i risultati alla fine si sono visti: calano le presenze di quelli che si facevano votare dagli amici e affiora la verità che vede i deputati e i senatori dell’Italia dei Valori ai primi posti per impegno e produttività.
In questo contesto, tuttavia, c’è un dato avvilente a fare da sfondo e che ha condizionato non solo i punteggi relativi all’attività complessiva dei parlamentari evidenziati dal rapporto ‘Camere aperte’ ma anche le motivazioni di deputati e senatori a mostrarsi più attivi. Ci riferiamo al fatto che siamo in presenza di un Parlamento ormai in ginocchio, ridotto a un ruolo notarile e di ratifica di decisioni prese a Palazzo Chigi. Infatti, su 68 leggi approvate, 61 sono state quelle proposte dal governo in un anno, con una percentuale del 90%, a fronte delle sole 7 di iniziativa parlamentare, il 10%.
In ogni caso, pur dovendo lavorare e impegnarci in presenza di tali arroganti limitazioni, l’impegno dei parlamentari di Italia dei Valori da domani sarà ancora maggiore. Anche per onorare quello splendido otto percento di consensi che gli elettori ci hanno riconosciuto, in speranza e fiducia, alle elezioni europee.
Lavoro: governo dell'insicurezza
Il 15 giugno a Riva Ligure, in provincia di Imperia, due operai sono morti a seguito di esalazioni all'interno di una vasca di depurazione. Solo lo scorso 26 maggio è accaduto un incidente analogo in cui tre operai hanno perso la vita, per asfissia, nello spazio di pochi minuti, l'uno per salvare l'altro, negli impianti della Saras in Sardegna.
Voglio esprimere innanzitutto il cordoglio mio e dell'Italia dei Valori ai parenti delle vittime di queste immense tragedie, diventate ormai, purtroppo, quotidiane.
Voglio però aggiungere che non possiamo più continuare a fare finta di niente. Non possiamo più continuare a commemorare, a commuoverci per ogni nuovo morto sul lavoro e dimenticarlo il giorno dopo. Perché è questo ciò che fa questo Governo quando presenta un decreto legislativo come quello correttivo del T.U. sulla sicurezza sul lavoro, in discussione in questi giorni nelle Commissioni Lavoro del Senato e della Camera.
Un testo che stravolge il Dlgs 81/08, approvato dal Governo Prodi e bocciato, senza appello, senza aver emanato neanche uno, ripeto uno, dei numerosi provvedimenti attuativi richiesti.
Le modifiche apportate dal decreto correttivo del Governo al testo unico sulla sicurezza, sono talmente rilevanti da modificarne completamente l'asse fondamentale. Propone, di fatto, un abbassamento dei livelli di tutela dei lavoratori, deresponsabilizza in modo particolarmente grave i datori di lavoro, riduce i poteri e le funzioni degli organismi di vigilanza e, infine, determina una riduzione generalizzata dell'intero apparato sanzionatorio, in totale dispregio di norme costituzionali e direttive europee.
Tra le proposte di modifica si riscontrano norme su settori di attività che sono particolarmente significativi per l’andamento degli infortuni sul lavoro. Assistiamo, infatti, ad una riduzione delle regole di sicurezza nei cantieri, con l’espressa esclusione delle opere di ordinaria manutenzione degli impianti (elettrici, acqua, gas, riscaldamento, reti informatiche),e dei servizi portuali.
Non viene più richiesta la redazione del “piano operativo di sicurezza”, di cui si deve dotare ogni impresa esecutrice delle forniture di materiali e di attrezzature, in quanto considerate attività poco rischiose anche se svolte in cantiere.
Altre semplificazioni riguardano la prevenzione dei rischi nei piccoli cantieri e quelli che non comportano particolari ed evidenti pericoli per i lavoratori (come, invece, i lavori in pozzi, gallerie e con impiego di esplosivi). Analoghe riduzioni dei criteri di sicurezza vengono applicati nei casi di appalto o sub-appalto.
Allargare le maglie della vigilanza, così come ha fatto il Governo, significa aver dato in sostanza il via libera al non rispetto delle più elementari norme che tutelano la vita dei lavoratori. Intensificare i controlli è la vera urgenza di fronte alla strage continua nei luoghi di lavoro ed è altrettanto stringente cancellare la vergognosa norma salva manager contenuta nel famigerato articolo 15 bis.
Nelle norme del decreto correttivo, la riduzione dell'apparato sanzionatorio è indubbia e i limiti delle pene lo confermano. È preoccupante l'idea che complessivamente emerge dall'intero provvedimento, e cioè che la sicurezza sul lavoro rappresenti un costo (non remunerativo) per le imprese; un costo che va abbattuto per quanto possibile e, laddove non sia possibile, "proporzionato" al valore economico dell'appalto o alla sua breve durata, alla dimensione dell'impresa, al numero dei dipendenti e così via. In sintesi, secondo tale visione, la sicurezza sul lavoro rappresenta una sovrastruttura onerosa per le imprese, anziché essere - come dovrebbe - una necessaria infrastruttura dei processi produttivi.
Quel testo va cambiato radicalmente, ne va cambiata anche la filosofia per cui, di fatto, gli incidenti accadono per colpa dei lavoratori e le imprese non hanno praticamente più obblighi.
Quanti morti sul lavoro dovremo ancora contare, perchè si dica veramente basta? Quante famiglie dovranno piangere padri, o figli, prima che anche nel nostro paese si promuova una vera cultura della sicurezza fatta di prevenzione ma anche di regole severe e pene realmente commisurate al reato?
Questo testo è stato bocciato dalle Regioni, è stato bocciato dai sindacati, i giuristi hanno esecrato la cosiddetta norma salva manager.
E allora noi dell’Idv chiediamo che questo decreto venga ritirato, perché altrimenti quelle norme avranno una grave ricaduta sulla vita e sulla salute di tanti lavoratori.
Referendum: perche' votare no
Riporto il video ed il testo del mio intervento durante la trasmissione Uno Mattina sul prossimo Referendum Elettorale.
Testo dell'intervento
Uno Mattina: Perché dovrebbero vincere i NO? Spieghiamolo, anche tecnicamente.
Antonio Borghesi: In pratica, supponiamo ci siano 4 partiti che partecipano alle elezioni, 2 prendano il 25%, uno il 24% e uno il 26%, quest'ultimo si ritroverebbe immediatamente con il 55% della rappresentanza in Parlamento. Partiti praticamente uguali, ma soltanto uno controllerebbe l'intero Parlamento. In una situazione come quella attuale, dove un anno di governo Berlusconi ci ha portato ad un disegno di stampo autoritario, è qualcosa di inaccettabile. Per questo chiediamo di votare NO.
Uno Mattina: Non è che i partiti più piccoli abbiano paura di scomparire rispetto a quelli più grandi?
Antonio Borghesi: Non credo, perché proprio noi ci siamo sempre messi in gioco nonostante qualche anno fa eravamo un partito del 2% e non dell'8% come oggi. Ci siamo sempre messi in gioco perché crediamo che il cittadino debba avere una semplificazione politica, e non un grande numero di piccoli partiti dove poi, come dimostra l'esperienza del precedente governo Prodi, è difficile metterli d'accordo per governare il Paese. Bipolarismo si, bipartitismo no. Ci auguriamo che con la vittoria del NO il Parlamento metta mano ad una legge che ridia nelle mani dei cittadini, con il voto di preferenza, la possibilità di scegliersi i propri rappresentanti. Un anno di governo Berlusconi, con un preciso disegno di stampo totalitario che ha portato a svilire continuamente il Parlamento con il voto di fiducia, con dichiarazioni di inutilità dello stesso e con un continuo attacco alla magistratura, ci porta oggi alla necessità di resistere a questa deriva autoritaria. Votando No resistiamo a questa deriva, che altrimenti rischierebbe di consegnare a Berlusconi l'intero Parlamento.
![]() | "CONFINDUSTRIA: LACRIME DI COCCODRILLO" | |
| "Emma Marcegaglia e gli industriali denunciano la crisi economica pero' quando fanno le loro assemblee battono le mani entusiasti al governo che non ha fatto nulla per risolvere la crisi e pensa soltanto ai propri godimenti personali. Piangere il giorno dopo l'Assemblea di Confindustria con lacrime di coccodrillo, non serve a niente.". | ||
| Antonio Di Pietro | ||
Di balle ne abbiamo piene le tende
Il governo collezione fischi su fischi in qualsiasi apparizione pubblica. Oramai l’unico spazio che può racimolare senza essere contestato è quello di Porta a Porta o del megafono Emilio Fede.
In Abruzzo Silvio Berlusconi non è ben venuto ed è corretto che "sorvoli le le tendopoli compiendo una ricognizione dall'alto" perché di balle gli abruzzesi ne han piene le tende in cui li ha parcheggiati a tempo indeterminato. Balle, balle e ancora balle dopo gli spot di cui ha riempito Tv e giornali.
Del contributo per la sistemazione autonoma delle famiglie, che si sono fatte carico a proprie spese di rinunciare alla sistemazione negli alberghi o nelle tende, nessuna traccia: ad oggi neppure un euro e’ stato rimborsato.
L’ordinanza per la sistemazione delle unita’ immobiliari lesionate, con esiti di tipo B o C, ossia gravi, prescrive una serie di adempimenti burocratici che non consentiranno l’inizio dei lavori prima di settembre.
Altra amara sorpresa taciuta dal governo riguarda le riparazioni dei condomini per le parti comuni (strutturali o impiantistiche) che costituira’ una voce rilevantissima nella spesa complessiva per la sistemazione del fabbricato.Ebbene, questa spesa non sara’ oggetto di uno specifico contributo.
Sara’ prelevata da una decurtazione dei rimborso dovuto ai condomini per la riparazione delle singole unita’ abitative: i relativi contributi risulteranno, quindi, drasticamente ridotti.
L’ultima balla in ordine di tempo proviene dal Sottosegretario Menia, secondo il quale a L’Aquila l’80% delle scuole sarebbe gia’ praticabile.
Ad oggi a L’Aquila nessuna scuola e’ interamente agibile, e nella perdurante inerzia del provveditorato alle Opere Pubbliche, incaricato da Berlusconi della ricostruzione delle scuole - pur di non incaricare una Provincia o un Comune governati dal centrosinistra, a settembre su 11.000 studenti al massimo il 10% potra’ trovare sistemazione nelle scuole risultate agibili al 100% o parzialmente.
Nel frattempo a L’Aquila fremono i preparativi per il G8 da parte del governo.
Italia dei Valori avrà un suo inviato in quei tre giorni (8, 9 e 10 luglio) per offrirvi un'informazione dettagliata e un’altra faccia dell’evento, quella reale, quella fatta dai cittadini, che quando i capi di stato se ne saranno andati, resteranno a combattere per tornare ad una vita dignitosa.
Il Presidente della Repubblica puo' rifiutare
Riporto il video ed il testo dell'intervista rilasciata ad Affaritaliani.it in tema di intercettazioni.
Testo dell'intervento
Affaritaliani: Napolitano potrebbe respingere il Ddl sulle intercettazioni perché ravvisa profili di incostituzionalità.
Luigi de Magistris: Ci sono alcuni profili di incostituzionalità a mio avviso indiscutibili. Il disegno di legge sulle intercettazioni intacca un fondamentale mezzo di ricerca della prova. Mina l'indipendenza della Magistatura e il principio dell'obbligatorietà dell'azione penale, principi previsti dalla Costituzione. Infine, entra in contrasto con l'art. 21 della Carta repubblicana, quello che garantisce la libertà di pensiero e il diritto di cronaca dei giornalisti.
Affaritaliani: Un ddl che sembra creare più grattacapi al centrosinistra che al Pdl. Il voto segreto alla Camera, più che la maggioranza, ha spaccato l'opposizione, che ora deve fare i conti con 17 franchi tiratori. Pd e Italia dei Valori si presentano con la stesso tipo di opposizione a questo disegno di legge?
Luigi de Magistris: Italia dei Valori si presenta in maniera assolutamente ferma e compatta. Non mi meraviglia che parte dell'opposizione abbiano votato a favore della legge. Non dimentichiamoci che il disegno di legge Alfano è in continuità con il ddl Mastella, la riforma sull'uso delle intercettazioni approvata nel 2007 dal governo di centrosinistra, molto simile a quella che ora è all'esame in Parlamento. C'è una spinta trasversale che non vuol far lavorare la magistratura e che non vuole una libera informazione.
Affaritaliani: Più di qualcuno ti indica come il successore di Antonio Di Pietro alla segreteria di Italia dei Valori. Se dovesse arrivarti domani la proposta che faresti? Resti in Europa o accetti?
Luigi de Magistris: E' una cosa che non sta proprio sul tappeto. Il leader è Antonio Di Pietro. Con lui e con altri personaggi del partito stiamo portando avanti questo progetto. C'è grande entusiasmo, siamo una grande squadra. Non si pone proprio il problema, e questa è una grande vittoria di Antonio Di Pietro.
Un Referendum antidemocratico
Il referendum sulla legge elettorale Calderoli, su cui si voterà il prossimo 21 giugno insieme ai ballottaggi delle elezioni amministrative, è stato proposto da Guzzetta e Segni come unico mezzo per liberarci da una pessima legge elettorale. In realtà se vincerà il Sì il referendum peggiorerà la legge e non ne eliminerà gli aspetti più pericolosi.
La legge Calderoli, detta “la porcata” dal suo stesso autore, attribuisce “alla lista o alla coalizione di liste” che prende più voti un robusto premio di maggioranza calcolato su base nazionale alla Camera e su base regionale al Senato. Con questa legge il centrodestra, che aveva ricevuto circa il 47% dei voti, ha ottenuto il 55% dei seggi: una grossa minoranza ha così avuto il vantaggio di vedersi attribuita la maggioranza in Parlamento. I rapporti tra maggioranza e opposizione sono stati alterati all’origine: nell’attribuzione dei seggi l’opposizione è ridotta in condizione molto più minoritaria di quanto sia in realtà. In sintesi, la legge Calderoli ha prodotto un bipolarismo coatto.
La stessa legge stabilisce il criterio delle liste bloccate: così le direzioni dei partiti possono gestire in piena libertà la scelta delle candidature. Quello attuale è un Parlamento di nominati assai più che di eletti.
Il fenomeno è aggravato dalla possibilità di candidarsi in più collegi. In questo modo chi è eletto in più di un collegio ha la possibilità di optare per quello preferito e quindi di decidere chi sarà il primo dei non eletti a salire negli altri collegi. Pare che almeno un 30% degli eletti sia stato scelto non dai cittadini ma dal collega che ha optato per un collegio diverso.
Solo su questo ultimo punto il referendum Guzzetta-Segni migliora la situazione perché elimina la possibilità delle candidature multiple. Ma non elimina le liste bloccate e quindi consegna ancora una volta alle dirigenze dei partiti il dominio sulla scelta delle candidature. Infine sono molto più gravi le conseguenze del Sì per il quesito principale, articolato in due quesiti separati, uno per la Camera e uno per il Senato. Infatti il Sì attribuisce il premio non più alla coalizione vincente ma solo alla lista che prenderà più voti.
Non é stabilita una soglia minima: se per puro caso le cinque maggiori forze politiche che stanno ora in Parlamento si dividessero quasi alla pari il suffragio elettorale, una lista con poco più del 20% potrebbe ottenere il 55% dei seggi (il fascismo andò al potere superando la bassa soglia del 25% fissata dalla legge Acerbo).
Ma è anche temibile che una lista con il 40% dei voti (questa è la stima attuale per il PdL) possa ottenere da sola la maggioranza assoluta. Così il potere di Berlusconi non avrebbe più limiti perché potrebbe fare a meno dell’apporto della Lega, suo attuale e decisivo alleato, con cui condivide ora il 55% dei seggi. La politica italiana avrebbe un unico padrone, rafforzato dal controllo quasi totale sull’informazione televisiva. Sul fronte opposto, la necessità di convogliare la maggior parte dei voti su una sola lista potrebbe far scomparire anche la minima pluralità all’interno dell’opposizione.
La rappresentanza politica delle opinioni dei cittadini già drasticamente semplificata dal bipolarismo coatto della legge Calderoli sarebbe schiacciata e ridotta alla scelta tra le due sole alternative possibili nel bipartitismo coatto prodotto dal Sì nel referendum Guzzetta.
Ora, se vincesse il Sì, si prospettano due futuri possibili. Il primo: entrambe le coalizioni danno vita ognuna a un solo listone riassuntivo di tutte le loro componenti. In questo modo si vanificano tutte le intenzioni semplificatrici del referendum, perché all’interno dell’unico listone si ritroverebbero tutte le forze politiche della coalizione originaria, e lì si replicherebbe con ogni probabilità la loro rissosità precedente. Il secondo: sui due fronti opposti le liste concorrono ognuna per proprio conto. E allora si verificherebbe il dominio incontrollato di una minoranza dotata degli strapoteri di una larga maggioranza. La democrazia ne uscirebbe sfigurata.
I promotori del referendum sostengono che già con il sistema attuale (premio di maggioranza a una lista o a una coalizione di liste) Berlusconi potrebbe raggiungere lo stesso risultato temuto sulla base del Sì nel referendum. Ma trascurano un punto decisivo: l’autonomia della Lega. Con la legge Calderoli, Berlusconi può sì tentare di prendere da solo il premio di maggioranza ma deve fronteggiare l’immediata ostilità della Lega. E’ difficile immaginare che il PdL faccia cadere il suo stesso governo per tornare al voto con la stessa legge, me se facesse ora questo tentativo la Lega mobiliterebbe tutte le sue forze di alleato vigile per non essere ridotta a mero contorno, fuori dall’eventuale 55% dei seggi acquisito dal solo PdL. Se invece passasse il Sì, a Berlusconi basterebbe battere da solo il PD anche di un solo voto per prendersi la maggioranza assoluta, e la Lega resterebbe come accessorio trascurabile. C’è un ulteriore ipotesi peggiorativa: se la Lega dopo il voto volesse comunque acconsentire a una nuova alleanza con il PdL, si potrebbe rischiare che insieme raggiungano la percentuale per cambiare la Costituzione senza dover passare, come nel 2006, attraverso il referendum confermativo. In questo caso la maggioranza potrebbe anche cambiare la Corte Costituzionale e asservire a sé stessa tutto il sistema politico: fine della democrazia, fine della Repubblica.
I promotori del referendum sostengono che la vittoria del Sì permetterà la scrittura di una nuova migliore legge elettorale. Non è vero. La legge uscita dalla modifica referendaria sarà immediatamente applicabile e non è credibile che Berlusconi rinunci al vantaggio di poter governare da solo con il 55% dei seggi.
I promotori del referendum rivendicano di perseguire l’unica via possibile per costringere il centrosinistra a stare unito sotto una direzione politica unica. Sostengono che l’esperienza precedente del centrosinistra è stata disastrosa e che solo col bipartitismo coatto il centrosinistra può sperare di battere Berlusconi.
E’ vero che il centrosinistra ha fatto di tutto per perdere e anche quando, con estrema fatica, ha vinto ha poi affossato i governi usciti dalla difficile vittoria elettorale. Ma sperare di riunire in un partito unico forze che non sono riuscite a stare insieme in una coalizione è prospettiva realistica? E sarebbe ancora più realistica la fantasia di una riscossa vittoriosa animata dal solo PD? E in nome di questo miraggio vale la pena di rischiare di consegnare il paese e la Costituzione a un padrone unico senza limiti e senza controllo?
Una cosa è certa: nelle condizioni attuali il Sì consegna l’Italia a un soggetto che in qualsiasi altro paese democratico non avrebbe mai nemmeno potuto accedere al Parlamento.
Vietato dissentire
Il presidente del consiglio, nonchè editore, ha pensato bene parlando ai giovani industriali, tra una facezia e l'altra, di invitarli a non acquistare pubblicità su quei giornali che si ostinanao a fare del catastrofismo, che tradotto in italiano sarebbero quei pochi giornali che ancora fanno qualche inchiesta e osano persino rivolgere una decina di domande all'imperatore. Si tratta di una vera e propria minaccia perchè scagliata dal presidente del consiglio, da un boss della raccolta pubblicitaria, da colui che ormai controlla i destini del polo Raiset. Naturalmente, dopo qualche ora, è arrivata una finta smentita che indicava in Franceschini il bersaglio della invettiva. Naturalmente non esiste nesso logico tra le due cose, ma il coro muto dei servi sciocchi e degli ignavi ha finto di tirare un sospiro di sollievo.
In realtà Berlusconi ha ripetuto quanto aveva già detto e quanto era stato ribadito dal fidatissimo Marcello Dell'Utri e cioè che non è possibile tollerare la esistenza di giornali e giornalisti che scrivono di temi "ansiogeni". Per non lasciare nulla di inespresso furono anche indicate le trasmissioni da colpire: Annozero, Ballarò, Che tempo che fa, il Tg3, Blob, la satira di Gene Gnocchi, di Serana Dandini, di Enrico Bertolino, di Maurizio Crozza, e qui fermiamoci... Adesso il regolamento dei conti si allarga a tutti quei giornali che hanno osato alzare la voce contro la legge bavaglio.
"Mi avete rotto le scatole,attenti a voi....", sembra dire il Berlusconi in versione editto bulgaro.
L'avvertimento sarà probabilmente seguito dalla ormai prossima conquista integrale della Rai e dalla spietata guerra scatenata contro Sky, diventata emittente ostile, mandante del complotto comunista mondiale.
A questo delirio si potrebbe rispondere con una battuta e ricordando le preoccupazioni espresse dalla signora Veronica sullo stato di salute del marito.
Al di là della ironia resta la gravità di una pubblica minaccia rivolta contro la libera informazione o meglio contro quel poco che ancora resiste.
Per queste ragioni ci permettiamo di chiedere, per l'ennesima volta, alle autorità di garanzia, se tutto questo possa essere considerato normale. Può l'autorità antitrust fingere di non avere sentito?
Non si tratta forse di una turbativa di mercato? Può un presidente editore consentirsi queste insolenze che comunque produrranno effetti perversi? Ricordano le autorità la stagione nella quale alcuni investitori ritirarono la pubblicità dalla Rai?
Quanto meno vogliono far sentire la loro voce e richiamare l'imperatore a comportamenti più consoni?
Il presidente Napolitano, il giorno dopo l'approvazione della legge bavaglio, ha sentito il bisogno di richiamare il valore della libertà di informaziome e del pluralismo editoriale, dalle autorità di garanzia continua a non arrivare il più flebile respiro sulla materia.
Probabilmente hanno deciso di autodimettersi, se non altro avranno finalmente deciso qualcosa.
Lezioni di democrazia
Comunque la si vuole vedere, la lunga visita ufficiale del Colonnello Gheddafi in Italia è apparsa ai più troppo lunga, a tratti pittoresca, nella forma e nei contenuti, e sostanzialmente con tributi e onori un tantino esagerati, frutto del dilettantismo del nostro governo che, come spesso capita, non salvaguarda abbastanza la dignità del nostro Paese.
Il leader libico, d’altronde, aveva fatto capire subito quale e come sarebbe stata la sua visita presentandosi, in maniera a dir poco ostentata, con una foto sul petto raffigurante il capo della resistenza libica che gli italiani impiccarono nel 1931. Ci sembra, francamente, che la diplomazia italiana non si può dire abbia ben governato questa pur storica visita.
Che dire degli eccessi verbali pronunciati in varie sedi istituzionali (grazie all’opposizione, non nell’Aula del Senato come era previsto dal protocollo)?Rileggendo una sua affermazione, tra le tante: ‘Il partitismo è un aborto della democrazia’, insomma basta partiti! Viene il sospetto che, dopo Putin, il prossimo punto di riferimento culturale e politico per il nostro Premier possa essere rappresentato proprio dal Raìs.
L’incontinenza verbale di Gheddafi, proprio lui che ha attaccato i nostri alleati internazionali, giustificato il terrorismo e schernito il rispetto dei diritti umani, di sicuro ha procurato non pochi imbarazzi, distinguo e prese di distanza nel mondo politico e istituzionale.
E’ legittimo chiedersi allora: era così necessario preparare una visita lunga come il Festival di Sanremo, sotto il benevolo sguardo ridanciano e accondiscendente del nostro Presidente del Consiglio? Non era il caso, visto che siamo parlando di un personaggio, un attore, un esagerato, un provocatore, come è ritenuto nella quasi unanimità dei giudizi fin qui espressi dalla stampa, di prevedere con più attenzione i tempi e i modi che una visita del genere presupponeva, proprio per evitare che diventasse, come è stato, uno show del Colonnello? E, comunque, non era opportuno, da parte di tutte le istituzioni coinvolte, oltre che sottolineare il carattere di amicizia e collaborazione tra le due nazioni, rimarcare l’inopportunità di alcune sue dichiarazioni pasticciate?
Per carità, nessuna sprovveduta e improvvisa ingenuità. Sappiamo bene quali interessi economici, a cominciare dal petrolio dell’Eni, legano questi due Paesi mediterranei, obbligati a dialogare, anche in forza di un Trattato recentemente ratificato dal nostro Parlamento, che ci ha convinto solo in alcuni passaggi, soprattutto sul fronte dell’immigrazione clandestina. Ma qualcuno ha chiesto al Colonnello Gheddafi notizie sulle condizioni umane e igieniche in cui versano i migranti respinti qualche tempo fa e rispediti in Libia senza neanche peritarsi di verificare la presenza di richiedenti asilo politico? C’è da dubitarne visto che in questo momento sembra più importante non perdersi le indimenticabili lezioni di democrazia del Raìs.
Il bavaglio colpisce anche la Rete
Tutti uniti contro Berlusconi, avevamo scritto: dopo i risultati elettorali. Invece non basta più, bisognerà essere davvero uniti ma per riaffermare i valori costituzionali, non si tratta più di contrastare il delirio di una persona, ma di riaffermare i principi medesimi della legalità repubblicana. Quanto è accaduto nelle aule della Camera dei deputati non è solo l'ennesima legge ad personam e neppure una delle tante puntate della berlusconeide, si tratta invece di un passaggio chiave nella realizzazione di quel sultanato a reti unificate.
Non bastava il controllo assoluto dell’informazione radiotelevisiva ma era necessario colpire anche la Rete. Le recenti elezioni hanno dimostrato come Internet sia oramai rimasto il solo strumento utile per accedere ad una libera informazione, priva di controllo o censura, anche sui temi della politica. Evidentemente il Governo ha ritenuto di dover intervenire per reprimere anche l’ultimo spazio di democrazia attraverso un provvedimento che, pur non riguardando affatto la Rete, imbriglia e censura la libertà di opinione e di accesso alle informazioni, tutelata dalla Costituzione. Altro che conflitto di interessi.
Sotto il profilo giuridico, se ci riferiamo all’attività di informazione svolta dai mezzi di informazione tradizionali, la disciplina dell’accountability delle informazioni in vigore è già molto rigida ed ampiamente disciplinata poiché i giornalisti sono soggetti alla legge sull’ordinamento della professione di giornalista (legge n. 69/1963) e alla Carta dei doveri del giornalista e alla vigilanza da parte dell’Ordine.
La tutela dell’informazione in ambito comunitario arriva al punto che la stessa Corte europea ha dato risalto all’interesse generale alla divulgazione dei documenti nonostante la loro provenienza illecita.
Per quanto riguarda invece i siti di informazione “non tradizionali” costituiti perlopiù da semplici utenti (blogger amatoriali) va evidenziato che:
1. La norma proposta è in violazione di uno dei principi fondamentali espressi dalla nostra carta costituzionale (art. 21 Cost.) che autorizza la libera manifestazione di pensiero in tutte le sue forme salvo che non si tratti di attività contrarie al buon costume.
2. In caso di informazione veicolata attraverso siti informatici “non tradizionali”, la norma in vigore (art. 16, D.Lgs. 70/2003) dichiara che il prestatore del servizio (hoster) non è responsabile dei contenuti memorizzati salvo che non sia a conoscenza dell’illiceità dell’informazione. Con “informazione illecita” si intende una informazione contraria alla legge: le informazioni non veritiere o lesive della persona non sono sempre illecite.
3. L’articolo 10 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali sancisce, infatti, che il diritto alla libertà di espressione, tra cui si menziona la libertà di ricevere informazioni (dalle fonti della notizia), è tutelato senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche.
Ulteriore criticità è la concreta applicazione della norma proposta relativamente a:
1. La definizione e identificazione di siti di informazione, poiché la norma stessa risulterebbe di difficile applicazione nel caso di piattaforme che tipicamente ospitano contenuti realizzati da utenti terzi, perlopiù non identificabili direttamente ma tramite un indirizzo e-mail, come Youtube, Facebook, ecc.
2. La vigilanza per il rispetto del dettato normativo, soggetta ad eccessiva discrezionalità, o che rischierebbe di creare facili discriminazioni tra alcuni siti, probabilmente i più diffusi o gestiti da utenti “scomodi” rispetto all’intero universo dei blogger presenti in rete.
Tra l’altro giova portare a conforto di tale considerazione, il dibattito in corso a livello internazionale:
1) negli Stati Uniti, l’accountability dell’informazione fornita da siti di informazione “non tradizionali” o non di stampo giornalistico viene demandata alla capacità di discernimento della stessa utenza, con il risultato di perdita di utenti/credibilità di fronte ad una costante veicolazione di informazioni ritenute non veritiere;
2) in Francia, la Corte Costituzionale ha censurato proprio ieri la discussa legge su Internet, ribadendo la validità dei diritti fondamentali della libertà di espressione e comunicazione (che può essere limitata solo dall’Autorità giudiziaria) e confermando – al contrario di quanto sostenuto dal Ministro della Cultura francese - che Internet è un diritto fondamentale.
In queste ore tutti questi temi sono rimasti in ombra e le informazioni sostanziali non sono neppure arrivate ai diretti interessati. Le norme relative alla rete costituiscono un altro aspetto della aggressione in atto nei confronti del pluralismo editoriale già, profondamente sfigurato dai conflitti di interesse e dalle concentrazioni della proprietà e delle reti in pochissime mani.
In ogni caso non possiamo aspettare l'aiuto di una divinità e ancora meno di qualche pentito della maggioranza. Adesso è davvero giunto il momento di chiamare a raccolta e di unire quanti hanno davvero a cuore la Costituzione e in particolare l'articolo21 della Costituzione.
Contro questa legge è necessario attivare tutte le iniziative individuali e collettive possibile: dall'obiezione di coscienza alla costituzione di appositi siti per garantire ogni informazione di rilevanza sociale, dall'assistenza legale alla presentazione di denunce ed esposti alle competenti autorità internazionali e nazionali.
Vigliacchi
Ieri è stato approvato alla Camera il disegno di legge anti-intercettazioni e pro-delinquenti. Chi l’ha votato lo ha fatto perché probabilmente è a conoscenza di situazioni in cui questa legge tornerà utile a lui personalmente, ai suoi amici o ai suoi padroni. Non c’è altra spiegazione per cui una legge così ignobile possa essere stata approvata in Parlamento. Non basta, 20 membri "dell’opposizione", che all’opposizione non appartengono, hanno utilizzato l’anonimato del voto per seguire i propri interessi ancor prima dei propri ideali. Abbiano almeno il coraggio delle proprie azioni, ed escano allo scoperto, da uomini.
La sicurezza del Paese è stata azzerata. La falsità della Lega e di Umberto Bossi, ombra di un uomo ex-libero, ha toccato il fondo con dichiarazioni che avrebbero fatto tremare i polsi ai suoi elettori prima del 6 e 7 giugno: "Berlusconi ha avuto fiuto...buon gioco perche' alla gente non piace essere ascoltata".
Balle.
La gente comune, che lavora onestamente, che non arriva a fine mese e paga le tasse dal primo all’ultimo cent non teme nulla.
Per i politici affaristi, cospiratori, intrallazzatori, disonesti, per questi politicanti che siedono nelle amministrazioni locali ed in Parlamento e gestiscono affari e relazioni con la criminalità organizzata una legge così è manna dal cielo.
Vergogna Umberto Bossi, hai svenduto la vera sicurezza dei cittadini per quattro ronde.
Vergogna Niccolò Ghedini che ipocritamente hai difeso un provvedimento di cui conosci bene gli esiti nefasti, ad unico vantaggio dei tuoi amici e di un tuo cliente.
Vergogna Ministro Alfano che passerai alla storia come l’uomo ha ucciso la Giustizia, piuttosto che difenderla come il tuo ruolo avrebbe richiesto.
Ora il destino del Paese è in mano al Capo dello Stato, ultimo baluardo di speranza prima che sia troppo tardi.
Vergogna
Riporto il video ed il testo della dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori al disegno di legge sulle intercettazioni.
Testo dell'intervento
"Signor Presidente, oggi una maggioranza irresponsabile e cinica sta per approvare una legge vergognosa, una legge che getta due macigni contro due pilastri del nostro Stato democratico.
Il primo è il macigno contro la libertà di stampa, quel poco, quei brandelli di libertà di stampa che ancora nel nostro Paese esistevano. Con l'approvazione del provvedimento in esame i reati che riguardano la politica, la finanza, l'industria, i reati insomma dei ricchi, dei forti, dei prepotenti e degli arroganti non potranno più nemmeno essere conosciuti dagli italiani. Non sarà più possibile per i giornali, neppure se fosse arrestato un parlamentare, un sindaco o un amministratore, nemmeno parlarne, nemmeno raccontare quali sono le ragioni e i fatti che hanno portato a tale arresto cautelare. Questo è il bavaglio finale su una stampa che già oggi era la meno libera d'Europa.
Il secondo macigno terribile che voi lanciate contro un altro pilastro della democrazia nel nostro Paese è quello con il quale cancellate le intercettazioni telefoniche. È inutile fare tanti giri di parole: voi le cancellate, perché quando si prevede che la condizione per fare intercettazioni telefoniche nel nostro Paese sia quella di aver già scoperto chi è il colpevole e di usare le intercettazioni per averne conferma, di fatto le si sono abolite.
Voi, abolendo le intercettazioni, abolite un pezzo, forse il più importante oggi, tra gli strumenti di indagine di cui la nostra magistratura dispone per contrastare il crimine in Italia, per arrestare i delinquenti, per fermare i malfattori. Voi disarmate lo Stato con questa legge infame!
Con questa legge d'ora in avanti creerete degli impedimenti con riferimento ad una molteplicità di reati. Soltanto per ricordarne alcuni che hanno particolarmente scosso la coscienza degli italiani in questi ultimi anni: da quelli orrendi della clinica Santa Rita, la clinica degli errori, ai tanti stupri commessi e scoperti solo grazie alle intercettazioni, per passare ai tanti atti di violenza, a quella tratta di uomini scoperta grazie alle intercettazioni e della quale ieri, non anno fa, il Ministro Maroni portava pubblico vanto, proprio per aver scoperto, grazie alle intercettazioni telefoniche, una rete che tra l'Italia e l'estero faceva tratta di schiavi, di uomini.
Tutto questo voi lo distruggete. Ciò che fate è qualcosa di più di una brutta legge, è togliere, pezzo dopo pezzo, la libertà agli italiani in ogni sua forma: la libertà personale, perché non vi è libertà in un Paese in cui voi cancellate la sicurezza personale; la libertà di informazione, perché non vi sarà più una stampa intesa come stampa libera capace di informare; la libertà fatta di conoscenza e consapevolezza, perché voi volete che gli italiani non sappiano che intorno a loro vi è solo il silenzio, un silenzio che, sempre più, sembra omertà.
Pertanto, questa - lo ribadisco - non è una brutta legge: è un vero e proprio atto eversivo. State compiendo un atto eversivo della Costituzione italiana. Voi siete un Governo che dovrebbe rispondere - semmai vi fosse un tribunale deputato a questo - della violazione, nella forma più profonda, dei valori e dei principi della nostra Costituzione.
Anche se questo disegno di legge è pronto da quattro mesi, non avete avuto il coraggio di portarlo in Aula prima delle elezioni, perché vi vergognate di ciò che state facendo. Sapete che nessun italiano vi avrebbe capito né giustificato. Con questa legge, infatti, amputate, in modo forse mortale, quella parte dell'organizzazione dello Stato che è deputata al contrasto della criminalità, a individuare i colpevoli, ad assicurarli alla giustizia, ad impedire che nuovi reati vengano commessi. Stabilite per legge l'impunità ai peggiori criminali e delinquenti in questo Paese e togliete garanzie di sicurezza ai cittadini. Questo state facendo.
Voi oggi tradite il Paese, tradite l'Italia, tradite gli italiani. State abbandonando gli italiani al loro destino, soli e non più difesi contro il crimine. Da oggi, gli italiani dovranno avere paura, non sono più sicuri in nessun luogo. Dovranno avere paura nelle loro case, dovranno avere paura nelle strade, dovranno avere paura nei luoghi in cui lavorano, perché lo Stato li ha abbandonati e la criminalità organizzata sa che, da oggi, può affondare il colpo con garanzia di impunità. Ladri, stupratori, assassini, mafiosi, camorristi sanno che, da oggi, voi - voi di questa maggioranza, voi di questo Governo - avete disarmato lo Stato. Questo avete fatto.
In questo momento, è addirittura impossibile prevedere la vastità e l'enormità della devastazione che avete arrecato all'ordinamento dello Stato. È impossibile anche solo prevedere ed immaginare: si sa solo che saranno tanti, tantissimi, saranno migliaia, i reati che non sarà più possibile scoprire né identificare e i criminali che la faranno franca e che potranno, imperterriti, continuare ad imperversare con le loro azioni delittuose a danno degli italiani.
Ministro Alfano, mi rivolgo a lei con grande forza e con grande chiarezza: ogni morte che resterà impunita in questo Paese per colpa di questa legge, lei la porterà sulla coscienza.
Ogni ladro che resterà impunito in questo Paese per colpa della sua legge, lei lo porterà per sempre sulla sua coscienza! Ogni stupro di cui sarà vittima una donna italiana e che resterà impunito per colpa della sua legge, lei lo porterà per sempre sulla sua coscienza. E insieme a lei lo porterà anche la Lega, che, per mesi, ha ingannato gli italiani, raccontandogli frottole sulle ronde e quant'altro e che, poi, per un piatto di lenticchie - cioè, la promessa di Berlusconi di affossare il referendum - ha venduto la sicurezza degli italiani. Come avete potuto scambiare per questo l'interesse, la sicurezza, la vita di tanti milioni di italiani?
Ma insieme a voi risponderà anche il Presidente del Consiglio. Risponderà non certo la sua coscienza, questo non lo chiediamo e non ce lo aspettiamo, ma risponderà la storia. Egli, finalmente, ha vinto la sua battaglia contro la giustizia ed ormai è impune a tutto, a ogni processo, a ogni indagine, anche alle possibili intercettazioni e, soprattutto, è sopra la legge, è sopra la morale, è sopra l'etica di questo Paese, ma lo fa a costo di aver distrutto la giustizia e di governare in un Paese coperto di macerie. Di questo risponderà e risponderete tutti voi davanti alla storia.
Non serve a niente quel velo di menzogne e di bugie che state stendendo, da anni, sopra il Paese, un velo fatto di controllo dell'informazione, di controllo delle televisioni, di bugie e di menzogne sistematiche. La verità prevarrà: questo velo verrà squarciato e la verità vi travolgerà.
La verità travolgerà questo Presidente del Consiglio che, alla fine, entrerà sì nei libri di storia, ma con poche righe, tutte scritte con il colore rosso, il colore rosso della vergogna.
Ci dissociamo
Ieri Beppe Grillo ha discusso la legge di iniziativa popolare in Commissione affari costituzionali di cui è presidente il senatore Carlo Vizzini (Pdl), lo stesso senatore che oggi compare sulle prime pagine di tutti i giornali al fianco di Cuffaro, Cintola e Romano (Udc) per aver ricevuto mazzette da parte di Ciancimino.
Beppe ha utilizzato un linguaggio semplice, ruvido ma comune, nulla di scandaloso, magari alcuni passi meno condivisibili di altri. Il suo discorso ed il video sono sul suo blog, potete leggerlo ed ascoltarlo senza intermediari parziali. Nel suo discorso ha rivolto appellativi ai politici e ai Parlamentari dicendo che “sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato e senatore, hanno scelto 993 amici, avvocati e scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti.” e per questo le “donne di Palazzo Madama, compatte”, scrivono i giornali, lo hanno querelato.
Le parlamentari dell’Italia dei Valori non aderiranno a questa querela, primo perché condividono larga parte del discorso di Grillo, secondo perché non sappiamo se ci sia “qualche zoccola” in Parlamento, terzo perché ci riteniamo fuori da quel “qualche” che molto onestamente lascia spazio ad un distinguo.
Auguri Beppe per la proposta di legge popolare di cui ci faremo garanti dell’iter sia in Commissione che in Parlamento.
![]() | "Delinquenti in libertà, blogger in galera" | |
| "Il Ddl intercettazioni è un regalo alla mafia ed alla criminalità. Assassini, ladri, corruttori, violentatori, e delinquenti in genere ringraziano sentitamente il Pdl. Mentre i delinquenti resteranno impuniti, i blogger finiranno in galera ed ogni sito internet sarà equiparato ad una testata giornalistica. In un colpo solo si mette il bavaglio alla stampa ed alla rete. Siamo di fronte ad una norma vergognosa che premia i delinquenti, diminuisce la sicurezza, mette il bavaglio all’informazione e limita la libertà d’espressione. Abbiamo presentato un ordine del giorno per evitare il bavaglio alla rete, ma chiaramente il centrodestra lo ha bocciato. Non ci daremo per vinti ed offriremo tutto il supporto ai blogger ed agli utenti di internet attraverso i nostri siti perché non accettiamo limitazioni alla libertà di espressione". Massimo Donadi | ||
Gheddafi go home
I senatori del PD si sono detti contrari e abbandoneranno l'aula al momento del discorso di Gheddafi. Noi dell'Italia dei Valori non ci pensiamo nemmeno ad abbandonare l'aula, faremo in modo che avvenga il contrario.
Testo dell'intervento
"Abbiamo chiesto una conferenza dei capigruppo perché, evidentemente, non ci si rende conto di quello che potrebbe avvenire nella giornata di domani.
Assistiamo a delle celebrazioni un po auliche e probabilmente fuori tempo della visita di un dittatore che calpesta i diritti umani nel suo Paese e che anche per quanto riguarda i diritti fondamentali dei suoi, purtroppo, sudditi non vengono rispettati.
Abbiamo posto un problema serio: mai, senza l'unanimità dei gruppi parlamentari, qualcuno è venuto in aula per parlare. Non si può trattare quest'aula come se fosse una sala stampa piuttosto che un cineteatro, qui non si recita nessuna commedia. Per cui, insisto, passeremo a forme di protesta eclatanti a difesa del Parlamento perché riteniamo che non si possa assistere e, anche, essere sbeffeggiati da questo signore che viene in Italia e dice che viene perché gli abbiamo chiesto scusa. Scusa di che? Di quanto il fascismo aveva fatto nel suo Paese è una cosa, ma lui venga a chiedere scusa a noi perché sta calpestando, nel suo Paese, i diritti fondamentali.
Se il governo italiano sta insistendo cosi tenacemente vogliamo sapere cosa c'è sotto di reale perché venga in Parlamento. Può andare in qualsiasi altra sala pubblica per parlare, ma non nel nostro Parlamento, che è un baluardo della democrazia."
Ennesima fiducia: non se ne parla
Oggi il governo ha chiesto l'ennesima fiducia su provvedimenti che riguardano il bavaglio alle intercettazioni e alla libertà di stampa. Anche domani non si parlerà di economia, ma di giustizia, di problemi legati al governo e di come rendere il sistema del malaffare blindato e sicuro, lontano dal pericolo di essere sventato da chi per mestiere è designato a combattere la criminalità.
Domani si aggiungerà un altro tassello alla cristallizzazione della corruzione, argomento che il governo si è occupato di agevolare fin dal primo giorno del suo insediamento.
Riporto di seguito il mio intervento in aula che preannuncia, anche questa volta, il voto contrario alla fiducia.
Testo dell'intervento
"Signor Presidente, sia pure in modo irrituale mi pare che sia come se il Governo abbia chiesto la fiducia, anche se formalmente non si è ancora alzato il Ministro a chiederla. Il primo sentimento che io provo è un sentimento di costernazione poiché voglio ricordare che sono passati solo tre giorni dalle elezioni per le quali il Presidente del Consiglio ha chiesto al popolo italiano la fiducia, chiedendo di votare, perlomeno per il 40 per cento, a suo favore; invece il popolo italiano ha detto di no, perché gli ha dato molto meno.
Allora questa ennesima fiducia è un pugno in faccia agli italiani. Il Presidente non è il padrone dell'Italia come vorrebbe, gli italiani hanno detto «no» tre giorni fa a quella sua richiesta di plebiscito, ma ancora una volta, nonostante questo, continuiamo a vilipendere il Parlamento che su una questione delicata come quella delle intercettazioni viene ancora una volta messo nell'impossibilità di discutere. Trovo che tutto questo sia vergognoso nei confronti del popolo che ha votato, solo tre giorni fa, in un certo modo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)."
Bisogna conoscere per deliberare
La campagna elettorale è finita. Abbiamo assistito ad un po di “Babilonia”, falsi problemi e finti scoop. C'è un problema vero, invece, ed è la crisi economica dilagante nel nostro Paese.
Le famiglie, specie quelle meridionali, non riescono ad arrivare alla fine del mese, i giovani precari hanno perso il loro posto di lavoro, gli ammortizzatori sociali lasceranno senza tutela oltre un milione 600 mila lavoratori. Il Presidente del Consiglio continua a dire che è una crisi psicologica, quasi tutti gli italiani fossero malati, da curare. La verità è che, cosi come secondo la moglie di Berlusconi, lui non sta bene, perché se non si rende conto che il Paese è in ginocchio non è in grado di governarlo perché non ha contezza delle difficoltà del Paese o mente, preoccupato di Noemi, delle intercettazioni telefoniche e altri problemi giudiziari che lo riguardano.
Come mai un Presidente del Consiglio, che ha un Paese in ginocchio, prende ancora tanti consensi? Perché gli italiani non sono informati. Sarà un pallino dell'Italia dei Valori, ma l'informazione è il sale della democrazia. Diceva un mio maestro: “conoscere per deliberare”, e gli italiani per votare con coscienza devono conoscere i problemi, ma nei telegiornali di crisi del Paese non se ne parla. Si parla di tutt'altro, delle faccende private del Premier e non dei problemi che riguardano i cittadini.
Italia dei Valori torna in Europa alla grande. Non vogliamo vantarci, sono i numeri che ci danno questo risultato. Tornando in Europa, al Parlamento europeo, dobbiamo alzare il tiro contro l'informazione malata del nostro Paese. Come? Probabilmente dovremo creare un Authority europea, una sorta di “banca centrale dell'informazione”, che metta in condizione i cittadini di conoscere e che obblighi i mezzi d'informazione a parlare e di dire la verità.
Noi di Italia dei Valori cerchiamo di dirvi la verità, ed evidentemente riusciamo ad essere convincenti se ci avete dato il consenso che ha fatto eleggere sette europarlamentari, tutte prime scelte, tutte persone di qualità, provenienti dalla società civile, e saranno queste persone che tuteleranno gli italiani da questo strapotere berlusconiano e da questo berlusconismo dilagante. Noi ci proviamo, anche perché per costruire un'alternativa al sistema bisogna essere credibili, bisogna essere sorridenti nelle certezze, senza inciuci e senza manomissioni ideologiche.
L'alternativa riformista nelle amministrative non è stata colta, forse perché le coalizioni di centrosinistra avevano un po di materiale riciclato, persone che non avevano convinto e programmi un po demodè. Italia dei Valori vuole costruire l'alternativa, e per farlo bisogna partire da una piattaforma programmatica certa e da uomini che vengono riconosciuti come nuovi, nell'animo e non nel carrierismo politico, persone che vogliono lottare per il Paese. Come ha lottato, nell'interesse degli italiani, Beppe Grillo quando con il V-Day lanciò una proposta di legge di iniziativa popolare dove si chiedevano tre cose: un Parlamento senza condannati, la reintroduzione delle preferenze ed un limite di mandato per evitare di ritrovarci per decenni le vecchie cariatidi.
Domani, anche grazie alle pressioni fatte dal gruppo Italia dei Valori del Senato, riusciamo a far porre in discussione, alla I° Commissione Affari Costituzionali, questa proposta di legge. Ci sarà Beppe Grillo, che potrà illustrare questa sua proposta, il Senatore Pancho Pardi ed il sottoscritto in quanto capogruppo Italia dei Valori al Senato. Potrete seguire in diretta questa vostra commissione sul canale Sky 525 e in diretta da questo sito.
Speriamo di poter contribuire a mettere una pietra angolare per il cambiamento dell'Italia. Questo è il compito dell'Italia dei Valori.
Informazione ed intercettazioni: le prossime battaglie
Cari amici, oggi è una giornata bellissima per noi di Italia dei Valori, da festeggiare e conservare nella memoria. Un piccolo partito nato 9 anni fa che solo da tre anni è entrato in Parlamento e ha quadruplicato i propri consensi, diventando il quarto partito italiano con l'8%. E' un risultato che dobbiamo all'impegno, alla passione, all'amore per le idee e per i valori che ci sostengono, e di tutti voi, due milioni e mezzo di italiani che, in un momento in cui l'affluenza è stata bassissima, hanno testimoniato la loro fiducia in Antonio Di Pietro, in Italia dei Valori e nel nostro impegno politico.
E' un buon risultato che si affianca ad un altro dato, che vediamo con grandissima soddisfazione. Berlusconi aveva trasformato queste elezioni in una sorta di referendum pro o contro di lui, affermando al congresso del Pdl che sarebbe arrivato al 50% dei consensi, soltanto una settimana fa citava sondaggi che lo davano al 45%. Ebbene, si risveglia dopo una notte, dove sicuramente si è sentito preso a ceffoni dagli italiani, con ben 10 punti al di sotto di quel risultato, tre punti in meno delle elezioni politiche di un anno fa.
E' un fatto politico che non va disgiunto dal risultato dell'Italia dei Valori, dove per la prima volta gli italiani cominciano a capire che questo è il governo della bugia, degli inganni, il governo di chi in un anno non ha governato e ha fatto campagna elettorale facendo credere agli italiani di fare i loro interessi mentre faceva soltanto i propri.
Oggi siamo più forti, ma non dobbiamo mollare la presa. Con più passione, entusiasmo, forza e determinazione di prima, e con il consenso che ci hanno dato gli italiani, dobbiamo saper contrastare in ogni momento lo strapotere di quest'uomo che prova disprezzo senza paragoni per la democrazia, per i suoi organi rappresentativi e per tutti i contrappesi della Costituzione, dalla magistratura al Presidente della Repubblica.
La nostra lotta continua, dove ogni giorno cercheremo di contenere e arginare lo strapotere mediatico di quest'uomo. La libera informazione è il nostro prossimo passaggio. In un Europa che sempre più si preoccupa per l'anomalia italiana, che come un virus espande sempre di più quel legame perverso e antidemocratico tra potere politico e potere mediatico, i nostri sette europarlamentari si batteranno anche per questo.
Con rinnovato impegno pensiamo alle tante battaglie dei prossimi giorni, partendo da quella che forse è l'emblema più chiaro del modo di governare di Berlusconi: la legge sulle intercettazioni. Proprio il governo che ritiene di tenere al tema della sicurezza si sta apprestando a varare una legge che la riduce a brandelli, che cancella di fatto ogni potere della magistratura, che farà brindare e stappare bottiglie champagne alla criminalità organizzata e impedirà che ogni anni migliaia di delinquenti vengano aggiudicati alla giustizia.
Questo è il Premier che ritiene un eroe il pluriassassino di mafia Mangano, che per anni è stato lo stalliere di Arcore. Quel Mangano che, guarda caso, tre giorni prima delle elezioni Berlusconi sentì di qualificare come eroe, forse dovendo mandare un messaggio a qualcuno. I nostri eroi sono altri, i nostri eroi sono Falcone e Borsellino, e anche in memoria loro continueremo a combattere per la giustizia e la libertà in questo Paese.
Sardegna, Sicilia: su la testa
Italia dei Valori deve essere in Europa perché l’Europa è la garante dei diritti dei cittadini europei. L’Europa nasce per garantire i diritti delle cittadine e dei cittadini europei anche contro e anche nonostante i governi dei singoli Stati europei. L’Italia dei Valori è il soggetto politico che più difende i diritti, non la legalità del diritto soltanto, ma la legalità dei diritti. Noi abbiamo bisogno di vedere affermati i diritti della nostra costituzione. Abbiamo bisogno che l’Italia sia una Repubblica fondata sul lavoro, e non fondata sul lavoro come favore, non fondata sul lavoro come lavoro nero, non fondata sul lavoro come lavoro precario, non fondata sulle morti bianche e sulla mortificazione delle professionalità. Abbiamo bisogno di un’Europa che ci ricordi che il diritto di eguaglianza è un principio della nostra Costituzione ma è anche uno dei principi fondativi del diritto di cittadinanza europea. Abbiamo bisogno che ci sia il rispetto del diritto all’informazione, perché è necessario potere essere informati senza che ci sia il monopolio dell’informazione, né tanto meno i bavagli e le censure a chi vuole esprimere la propria opinione ed il proprio pensiero. Abbiamo bisogno di garantire il rispetto dell’ambiente, perché la cultura dell’ambiente è una garanzia di sviluppo economico. Perché lo sviluppo non è e non può essere inteso come accaparramento di risorse pubbliche per soddisfare interessi privati. Abbiamo bisogno di liberare gli imprenditori dai pizzi, dalle tangenti e dalle inefficienze della burocrazia. Abbiamo bisogno di recuperare il diritto dell’imprenditore di fare impresa senza essere ostacolato dai monopoli e dai conflitti di interesse, perché i conflitti di interesse uccidono la libertà di mercato. Abbiamo bisogno, in una parola, di affermare il principio di libertà per evitare cha la libertà diventi arbitrio o libertà del più forte. In Europa faremo sentire la nostra voce, e noi forti in Europa renderemo più forti i diritti di tutti i cittadini italiani.
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Un voto per la liberta'
Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato in questa campagna elettorale: Beppe Grillo, Antonio Di Pietro, Italia dei Valori, i Meetup di Beppe Grillo, e tutti i sostenitori della società civile e i cittadini che hanno consentito questa straordinaria esperienza.
Testo dell'intervento
E’ l’ultimo giorno di campagna elettorale. Cosi come l’ho cominciata la chiudo tra la gente, in un mercato a Napoli nel quartiere dove sono nato, il Vomero. E’ stato bellissime, in queste settimane, girare tra le persone, in una contaminazione sociale dove parlare, ascoltare, confrontarsi ed avere un contributo. E’ stata una campagna elettorale entusiasmante, dove ho conosciuto tanti giovani e tante persone in cerca di speranza, che vogliono un’Italia diversa, che vogliono quello che Paolo Borsellino chiamava “il fresco profumo di libertà”. Voglio ringraziare tutte le persone che si sono date da fare con grande entusiasmo sulla rete, che mi hanno dato idee, una grande linfa vitale e, ne sono convinto, che mi daranno un contributo determinate per mettere le fondamenta a questo grande progetto. Ringrazio Beppe Grillo, con il quale sono stato insieme in questi giorni e con il quale ho fatto delle cose interessantissime. Credo che potremo riprenderci il Paese se riusciamo a creare una grandissima alleanza tra la società civile, tra le espressioni più mature e più entusiastiche della società civile che si impegna in politica e chi si assume un ruolo di rappresentanza politico istituzionale. Attraverso questa sinergia potremo far crollare il sistema che attualmente governa il Paese ,che offusca le coscienze narcotizzando le libertà del nostro Paese.
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Resistere per essere orgogliosi
Vorrei ringraziare tutte le persone che, in questi mesi, mi hanno aiutato facendo campagna elettorale a porta a porta e attraverso i blog. Li ringrazio ancora di più, se penso alla censura pressoché totale da parte della stampa italiana: a questo punto è d’obbligo ingraziare la stampa estera per quello che sta facendo, perché sta cercando di portare fuori il marcio che c’è dietro il governo italiano. Un governo, secondo me, fascista, piduista e razzista. Rivolgo le mie scuse alla stampa estera per le accuse rivoltegli dal Presidente del Consiglio, per quanto io non mi senta rappresentata da Berlusconi, però purtroppo Berlusconi parla a nome di tutti gli italiani. Poiché mi sento profondamente orgogliosa di essere italiana, rivolgo io le scuse per quest’individuo e chiedo loro, invece, di continuare a occuparsi di questo Paese. Non ha importanza, ne stiamo uscendo veramente male nei confronti degli altri Paesi, però è meglio parlare di quello che c'è e dire le cose in maniera molto chiara.
Quello che più mi fa stare male, che più mi indigna, non sono tanto le vicende personali e intime del Presidente del Consiglio: quello che più mi indigna è che lui è un piduista, tessera 1816, e con lui, all’interno di quel governo, ci sono tanti altri piduisti. Mi fa stare male che non ne abbia mai parlato nessuno.
In Italia l’informazione, anziché rappresentare il quarto potere, si è limitata a fare il cane da compagnia anziché il cane da guardia. La stampa estera sta dimostrando che cosa significa fare informazione: sta a dimostrando che chi fa il giornalista non può parteggiare da una parte o dall’altra, il giornalista ha il dovere di riportare le notizie nell’esclusivo interesse di un popolo. Ringrazio anche il capo dello Stato Napolitano che, il 2 giugno, ha lanciato un monito durissimo e ha fatto bene: ha detto che questa è stata una campagna elettorale fuori tono e che non si è parlato di programmi elettorali e di europee. Mi dispiace anche che, proprio il 2 giugno, il capo dello Stato sia stato oltraggiato dalle più alte cariche dello Stato e dai Ministri, tra i quali Roberto Maroni, che nonostante sia un pregiudicato, però purtroppo è anche un Ministro di questa Repubblica, Ministro dell’Interno tra le altre cose e lui, come sempre, ha disertato il 2 giugno. Probabilmente perché a lui la Repubblica italiana non dice assolutamente nulla!
A questo punto faccio una riflessione: vorrei ricordare che Maroni è il Ministro della Repubblica Italiana e che prende i soldi, prenderà un lauto stipendio e lo prende in nome dei cittadini italiani, pagato dai cittadini italiani e lo prende proprio in nome della Repubblica Italiana. Per cui, se a lui la Repubblica Italiana non dice nulla, lo inviterei a essere un po’ più coerente e a dimettersi dalla sua carica istituzionale.
Ho notato per l’ennesima volta degli atteggiamenti inqualificabili da parte di Silvio Berlusconi, che ieri non solo è arrivato in ritardo alla parata, ma per lui è un’abitudine: lui ha sempre degli impegni molto più importanti degli altri, ma nei suoi atteggiamenti, che sono stati mandati ieri su tutte le tv, lui più volte ha dimostrato con i fatti e non solo con le parole, qualora ce ne fosse bisogno, che non stima e non nutre ammirazione per nulla, tanto meno per quelle persone che ieri, con addosso una divisa, sfilavano in nome della Repubblica Italiana.
Vedete, non so cosa accadrà: sono molto fiduciosa, e devo dire che in questi mesi ciò che più mi ha fatto felice è che gli italiani con cui ho parlato cominciavano a parlare tutti di resistenza. Questa è la vittoria più grande. Parlare di resistenza significa oggi difendere la nostra Costituzione, Costituzione per cui ricordo che sono morti tantissimi italiani; parlare di resistenza oggi significa parlare di democrazia, di rispetto democratico e rispetto dei diritti umani: vi ricordo che, per la democrazia, per la Costituzione, per l’Italia, per quel tricolore sono morte migliaia di persone e io è con loro che prendo un impegno, a loro e a tutti gli italiani: non solo non smetterò mai di difendere questo Paese come posso, ma non mollerò mai! La democrazia e la nostra Carta Costituzionale sono al primo posto nella mia battaglia e vorrei ricordare che l’Italia dei Valori è stato l’unico partito a parlare di economia verde, è stato l’unico partito a parlare di acqua pubblica, a parlare di raccolta differenziata e di strategia rifiuti zero. Noi abbiamo detto no agli inceneritori, ai rigassificatori, alle centrali nucleari, a tutte quelle opere inutili e straordinarie come il ponte sullo Stretto di Messina. Vogliamo parlare di lavoro, vogliamo parlare di occupazione: ho parlato con i lavoratori della FIAT di Pomigliano d’Arco, con i lavoratori della Safi, ho fatto visita a tantissimi presidi che erano tra gli stabilimenti che stavano per chiudere. In Italia quotidianamente centinaia di persone sono in cassa integrazione o rischiano il licenziamento e è a quelle persone che devo dare le risposte e alle persone a cui ho garantito un impegno totale, soprattutto all’interno di quel Parlamento europeo. Voglio che i cittadini italiani possano sapere che cosa accade all’interno del Parlamento europeo, voglio che sappiano quanti soldi vengono stanziati per il nostro Paese e dove vanno a finire. Vorrei soltanto dirvi, a questo punto, che nel 2010 arriveranno in Italia dall’Unione Europea 138 miliardi di Euro: chissà dove andranno a finire!
Voglio continuare a garantire a tutte le persone che, come me, continuano a credere in questo Paese, vogliono essere orgogliose e soprattutto intendono battersi per il futuro di questo Paese che non è vero che i giovani sono il futuro di questo Paese: alla parte più giovane di questo Paese stiamo regalando la deriva morale, dobbiamo impegnarci tutti, dobbiamo sbracciarci tutti e dobbiamo ripartire, dobbiamo costruire un Paese, dobbiamo costruire una coscienza, una sensibilità e soprattutto dobbiamo capire che un Paese che non ha memoria è un Paese che non ha futuro. Ecco perché vi voglio chiedere di continuare a stare con noi in prima fila, noi abbiamo tante risposte da dare, ma abbiamo soprattutto da dare un esempio ai nostri ragazzi. Sono morte tantissime persone, voglio cominciare a sperare che quel fresco profumo di libertà, di cui parlava Paolo Borsino, sia oggi più che mai vicino: dipende soltanto da noi e ecco perché vi chiedo di andare a votare e di votare non le ideologie, ma le idee. Vi chiedo di andare a votare le persone che, in questi anni, si sono impegnate a difesa di questo Paese e hanno continuato a mantenere la schiena dritta. Vi chiedo di non abbassare la testa, di non abbassare mai lo sguardo.
Io, per uno strano gioco del destino, mi ritrovo a volermi occupare tenacemente di fondi europei: per uno strano gioco del destino, perché tanti anni fa è stato ucciso un giornalista dalla mafia perché aveva scoperchiato anche delle truffe perpetrate ai danni dell’Unione Europea, truffe ai danni di Agenda 2000. Oggi voglio che quell’opera venga continuata, voglio che gli italiani sappiano che cosa accade all’interno del Parlamento Europeo e, soprattutto, spero e ci credo: spero che gli italiani possano ritornare a appropriarsi della politica, quella vera, quella con la P maiuscola, quella che si può fare in mezzo alla gente, quella che si deve fare quotidianamente e non quella tessuta sulle teste degli italiani. Io è a tutte queste persone che lancio un appello e a cui faccio una sola promessa non nell’interesse dell’individuo, ma nell’interesse della collettività: provo un amore spassionato per il mio tricolore, provo un amore incredibile per la mia Costituzione e per il mio Paese. Non solo voglio continuare a essere orgogliosa, ma voglio che i nostri figli possano continuare a essere orgogliosi del proprio Paese!
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Intercettazioni: un triste risveglio
Il governo delle menzogne sta preparando un nuovo inganno per i cittadini italiani. Ci hanno fatto credere di avere a cuore la sicurezza di questo Paese, che sarebbe una cosa buona e giusta. Lo hanno fatto soltanto con spot, in modo demagogico con le ronde e i militari per le strade che non servono a niente. Il provvedimento vero, quello che conta, arriva adesso, ed è un vero e proprio schiaffo nella faccia dei cittadini italiani, che renderà di fatto impossibili le intercettazioni nel nostro Paese, una legge che consentirà a decine di migliaia di criminali, mafiosi e terroristi, di farla franca ogni anno. Non sarà più possibile, nel nostro Paese, scoprire un gran numero di reati, e tutto questo alla faccia della sicurezza. Oggi le intercettazioni sono lo strumento più importante, diffuso ed efficace che ha la magistratura per combattere sia la criminalità diffusa, la microcriminalità spesso legata all'immigrazione clandestina, sia quella della grande criminalità, quella delle mafie, della camorra e della N'drangheta. Con questa legge, che forse ci aiuta a capire perché a due giorni dalle elezioni il nostro Presidente del Consiglio disse che lui aveva un eroe e che questo eroe era Mangano, il famoso stalliere di casa Arcore riconosciuto pluriomicida di mafia, il Presidente del Consiglio oggi paga un prezzo e fa un disegno di legge che rende disarmato il Paese davanti alla criminalità. I magistrati non potranno più avviare gran parte delle indagini per mafia perché, se è vero che dal punto di vista astratto questa legge salva la possibilità di fare le intercettazioni per i reati di mafia e terrorismo, nella stragrande maggioranza dei casi se non possono disporne dall'inizio non potranno capire se dietro ad un reato, come l'omicidio o un incendio premeditato, si nasconda la criminalità comune o la mafia. Le intercettazioni servivano proprio a questo, cioè capire il tipo di reato. E' un provvedimento che rende il Paese più debole, e gli unici a festeggiare domani saranno i criminali e i mafiosi. Non si era mai fatto, in nessun Paese democratico al mondo, un favore come questo alla criminalità organizzata. L'Italia dei Valori si opporrà con tutte le sue forze a questo provvedimento e soprattutto a questo colossale inganno di un governo che non ha il coraggio di dire in campagna elettorale quello che sta per fare, che chiede il consenso sulla base di menzogne, e una volta ottenuto il voto degli italiani il giorno dopo commette l'ennesima truffa provandoli, questa volta in maniera pesante e definitiva, di una parte importante della loro sicurezza. Abbiamo ancora modo di fermarli, opponiamoci a questo provvedimento, opponiamoci a questa maggioranza, un voto per l'Italia dei Valori è un voto per la libertà.
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Guardate facce e programmi
Siamo alla fine delle Elezioni europee e voi dovete andare a votare, ma anche io dovrò andare a votare. Mi chiedo: quale sarà il criterio di voto? Per quale motivo dobbiamo scegliere di votare un partito piuttosto che un altro? In questi giorni, invece di parlare dei programmi, del perché e dell'importanza di andare a votare per l'Europa, abbiamo sentito parlare di gossip in abbondanza, pochissimo, purtroppo, del processo Mills e ancor meno dei programmi.
Non solo non sappiamo i programmi, tanto meno ci hanno presentato i candidati. Ci chiediamo: perché non dire che candidate persone come Bonsignore e Mastella? Perché non li presentate pubblicamente e non ci fate sapere quali sono i loro programmi?
Noi dell'Italia dei Valori siamo gli unici ad avere un programma, serio e riassumibile in 12 punti fondamentali, tra i quali l'insegnamento della seconda lingua nelle scuole. E' una cosa fondamentale, siamo ancora uno dei pochi Paesi europei che hanno difficoltà a parlare la seconda lingua e addirittura l'inglese. E' un punto fondamentale, cosi come le energie rinnovabili e la giustizia.
Andate a votare e fatelo con consapevolezza. Quando siglate il simbolo fatelo perché sapete cosa state facendo, le elezioni europee sono importanti perché l'Europa ci può veramente aiutare. L'Italia dei Valori ha candidato persone validissime della società civile, ed è opportuno che andiate sul sito www.europee2009.it a vedere quali siano i profili di queste persone, che sono essenzialmente persone pulite, lavoratrici, di cultura, persone che sanno quali sono i problemi dell'Italia e che sanno come l'Europa ci possa aiutare.
Se ritenete che anche io possa esservi d'aiuto, il 6 e 7 giugno vi prego di scrivere il mio nome accanto al simbolo barrato. Il mio programma lo sapete, e si rifà ad un accordo quadro che già nel 1999 il Consiglio europeo aveva siglato a favore del lavoro flessibile, che diceva comunque, come premessa, che il modello di lavoro a cui auspicare, e che noi oggi speriamo si possa finalmente ottenere, è il lavoro a tempo indeterminato.
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Ticino atomico
Siamo agli sgoccioli di questa fenomenale campagna elettorale che ci ha visto attraversare le cinque circoscrizioni d'Italia, andando nelle città e nei paesi più lontani, per scoprire che c'è un bisogno reale di democrazia, di giustizia e di solidarietà sociale.
Ci sono degli aspetti inquietanti che abbiamo scoperto durante la campagna: mentre si facevano i gossip personali sul Premier si scoprivano invece decreti davvero preoccupanti per quello che è la democrazia, per quello che è il rispetto del diritto internazionale e la difesa del territorio e dell'ambiente.
Faccio solo un esempio: le centrali nucleari. Nella distrazione generale hanno approvato un decreto che nel corso dei prossimi sei mesi imporrà la costruzioni di 4 nuove centrali nucleari in Italia, dopo il referendum del 1987 dove l'80% della popolazione aveva detto NO, dopo Chernobyl, che aveva avvelenato i nostri territori.
Dopo tutto quello che è successo, la popolazione italiana si trova a ridiscutere questa vicenda. Impianti obsoleti, vecchi e pericolosi, che lasceranno in eredità per i prossimi cento mila anni le loro scorie radioattive. Costi spaventosi, 25 miliardi di euro per 4 centrali che copriranno soltanto il 2% del fabbisogno energetico nazionale, destrutturando completamente quello che è il tessuto occupazionale, professionale, e tutto quello che serviva per le fonti energetiche e rinnovabili, tra termo tecnici, termo idraulici, edili, tutti quelli che in questi anni avevano sviluppato le nuove tecnologie.
Dall'altra parte, negli altri Paesi, ci viene un segnale ben preciso: le fonti rinnovabili saranno il futuro dell'umanità. Qui, invece, andremo a costruire delle centrali nucleari senza sapere dove metterle. Un territorio sismico, un degrado idro geologico, un dissesto nel quale non c'è la possibilità fisica per costruire le nostre centrali. Si pensa addirittura che la centrale del nord Italia verrà costruita in Provincia di Novara, nel Trino Vercellese in prossimità delle risaie, prosciugando quel poco d'acqua che c'è, magari proprio quella del parco del Ticino e nel cono d'atterraggio di Malpensa.
Questo è quello che questo governo dissennato sta facendo nel nostro territorio. E' proprio qui che dobbiamo andare in difesa della nostra terra, per noi e per i nostri figli. Per quello dobbiamo invitare tutti a votare, dobbiamo fare l'ultimo salto, lanciare il cuore al di là dell'ostacolo. Invitare davvero tutti, soprattutto quel 30% della popolazione sfiduciata e che non crede più nella politica, ad andare a votare per l'Italia dei Valori. Abbiamo la possibilità di mettere tre preferenze, che possono dire giustizia, pace, diritti umani, la possibilità dell'uso delle fonti rinnovabili e della difesa delle nostre acque.
Da qui nasce la nostra vera battaglia, e lo dobbiamo fare per i padri della nostra Patria, che con il sangue hanno costruito e difeso questa Costituzione e questa Repubblica, lo dobbiamo a noi stessi, per un futuro davvero migliore in Italia ed in Europa. In tutte le circoscrizioni abbiamo la possibilità di dare un segnale forte a tutto il Paese. Forse adesso, in queste ultime ore, abbiamo la possibilità di convincere ancora parte di quel popolo progressista, ma sfiduciato, che può cambiare il nostro Paese.
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Elisabetta Lazzari in Europa
Torniamo in Europa, ma torniamo in Europa con degli italiani di valore, di cui essere orgogliosi, per questo presentiamo il nostro candidato che ha una sua storia umana, professionale, etica che può rappresentare la migliore Italia in Europa.
Testo dell'intervento
Tornare in Europa: facciamolo, con la consapevolezza degli strumenti preziosi che questa Istituzione ci può dare.
In questi ultimi anni il ruolo del Parlamento Europeo si è notevolmente ampliato: non solo quanto a numero di competenze, ma anche in relazione al raggio specifico d’azione.
Il Parlamento Europeo, per esempio nell’ambito delle procedure di adozione degli atti comunitari, è passata da un’attività limitata ed alquanto marginale (cd. procedura tradizionale, cd. procedura di consultazione) ad un’attività ben più incisiva e specifica.
Addirittura, nella procedura denominata di codecisione, il ruolo del Parlamento è parificato a quello del Consiglio Europeo (che è l’organo tipicamente deputato all’emanazione di atti normativi): senza un accordo fra le due istituzioni, l’atto non è approvato.
Ci rendiamo, dunque, conto dell’importanza che ha l’elezione di europarlamentari, che andranno a decidere delle sorti del nostro Paese nei campi più disparati, dall’ambiente, all’investimenti economici, alla cultura ecc.?
Il nostro Paese fa parte dell’Unione Europea: e questo può essere un vantaggio incalcolabile, se saremo in grado di sfruttare appieno le possibilità che da tale appartenenza derivano.
Si deve, però, essere attenti e preparati, poiché, per come è strutturata l’istituzione del Parlamento Europeo occorre saper calibrare al meglio l’azione di intervento per ottenere ottimi risultati. Azione che dovrà essere indirizzata e guidata verso i temi al nostro Paese più cari ed utili; mentre dovrà essere sapientemente…rallentata in merito ad altre tematiche, peggio rispondenti agli interessi italiani.
Per fare questo ci vogliono impegno, competenza specifica, disponibilità di tempo ed energia: affinché l’Italia torni in Europa, fattivamente e con orgoglio.
Nasce Folder
L’economia è scomparsa dal dibattito pubblico. Questo governo non ha le competenze e le carte per risolvere una crisi senza precedenti, può solo concepire manovre aggravanti come la social-card, la Robin tax o svendere le compagnie di bandiera ad amici di amici. O peggio ancora utilizzare risorse di Stato, aerei inclusi, per festicciole private alla faccia di un Paese che tira la cinghia ed è vicino ad un tasso di disoccupazione reale del 10%.
Oggi nasce Folder, il Forum Liberal Democratico per l’Economia e le Riforme, un’associazione indipendente, composta da parlamentari, studiosi e professionisti, che hanno un obiettivo comune: promuovere studi, ricerche, note tecniche, workshop, dibattiti e convegni sui principali temi economici, sociali e istituzionali per il rilancio del sistema Paese.
Folder è il serbatoio di pensiero che Italia dei Valori ha come riferimento per i temi della nostra economia, sulle riforme, una base economica e programmatica da cui partire per rilanciare il sistema economico del Paese e costruire un’alternativa di Governo.
Folder nasce oggi con il battesimo de “ Il Libro Bianco su un anno di Governo Berlusconi”, un rapporto di 60 pagine, che vi invitiamo a scaricare gratuitamente, una raccolta precisa e dettagliata di tutte le menzogne e le scelte economiche inadeguate di questo Governo, costate miliardi di euro ai contribuenti.
Dal caso Alitalia, costato 4 miliardi di euro alle casse dello Stato, alle promesse non mantenute sulla riduzione delle tasse. E poi ancora, dagli investimenti promessi e non mantenuti sulle infrastrutture, alla scelta scellerata di abolire le leggi anti-evasione fiscale. Per finire, con i casi eclatanti della Robin tax, che ha aumentato la tassazione di due punti percentuali, e della Scip 2, la mega operazione di svendita degli immobili pubblici, che si è chiusa con un saldo negativo di 1,7 miliardi di euro.
Il Centro studi Folder parte oggi e porterà avanti una forte azione di semina culturale. E’ la risposta di responsabilità di Italia dei Valori ai cittadini: costruire un’alternativa programmatica per un modello di governo riformista, liberale e solidale di cui Italia dei Valori sarà promotore.

























