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31 Luglio 2009

Fondi: la mafia ringrazia


Anche oggi abbiamo subito l'ennesima bugia di questo governo. Si era impegnato, nel passato Consiglio dei ministri, per dare una risposta per il comune di Fondi, dove il prefetto Frattasi, il primo cittadino della legalità, ci aveva informato con 500 cartelle che quel comune era un intreccio tra Camorra, N'drangheta, Mafia e tutte le persone che erano colluse con la criminalità organizzata, i consiglieri comunali, il sindaco, funzionari comunali e tante persone della famiglia Tripodo, che governa ancora oggi all'interno di questo comune.

Non dimentichiamoci che a Fondi c'è il MOF, il mercato ortofrutticolo più grande d'Europa, dove la criminalità organizzata è presente e si sta organizzando sul territorio. Questo è un mercato dove c'è una commissione tra politica locale, nazionale e la criminalità organizzata. Su questo stiamo facendo una battaglia, perché Fondi è un esempio di criminalità che si allarga in tutta Europa con il MOF, e con questa entratura lenta dal basso Lazio, da Latina a Fondi, arriva fino al nord, quella che dichiariamo come la nuova criminalità organizzata, quella fatta dai politici, dai colletti bianchi, quella che il Lodo Alfano ha salvato, quella che attraverso la non risposta del Consiglio dei ministri sta dando vita a questa nuova criminalità. Fatta da chi? Dai soliti noti: da un governo irresponsabile che non ha ancora dato una risposta ai cittadini di Fondi e all'Italia intera, fatta da quei personaggi, da quei ministri, che guarda caso sono consapevoli perché non dando una riposta danno una mano alla criminalità organizzata. Questo per noi dell'Italia dei Valori vuol dire “restare in silenzio”, e voi tutti sapete che per noi il silenzio è mafioso.

Continueremo la protesta. La prima settimana ero da solo, oggi eravamo 5 parlamentari, siamo andati dentro la sala stampa del Consiglio dei ministri, non ci hanno fatto entrare, hanno cambiato la sala stampa e noi, simbolicamente, abbiamo occupato quella principale. Il Presidente del Consiglio, perché aveva vergogna di dire che ancora oggi non era stato deciso su una cosa di cui tutti siamo a conoscenza, 17 arresti, 500 cartelle del prefetto Frattasi, ha rimandato tutto al prossimo Consiglio dei ministri. La Mafia ringrazia, che può prendere spunto: “seguiamo il modello Fondi perché si può delinquere, il Consiglio dei ministri, non sciogliendoci, vuol dirci che stiamo perorando una causa buona, quella della criminalità organizzata”.

Ricordatevi, la criminalità organizzata non ha colore politico, e noi lo stiamo dimostrando, mentre il governo dimostra di avere un colore politico, quello di aiutare con il silenzio quella criminalità che noi tutti stiamo combattendo. Ecco perché saremo ancora presenti. Settimana scorsa ero da solo, oggi eravamo in cinque, e saremo sempre più parlamentari a chiedere a questo governo bugiardo, a questo governo che aiuta la criminalità organizzata, a dirci se sta con l'illegalità o con la legalità. Noi tutti siamo dalla parte della legalità.

Oggi erano seduti 24 ministri, ed io, ironicamente, ho detto: “C'è un 25° ministro, quello della criminalità”. Questo non lo vogliamo, continueremo a combatterlo, e al prossimo Consiglio dei ministri saremo più numerosi come parlamentari e come cittadini.

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30 Luglio 2009

In Europa dalla parte dei cittadini


Buongiorno a tutti, vi saluto con un po’ di ritardo. Ci tenevo comunque a fare questo video, in maniera particolare perché credo sia opportuno condividere con voi le mie emozioni e le mie sensazioni e credo pure che oggi ci sia qualche altra cosina di cui parlare.

Intanto, quando sono entrata nell’aula del Parlamento, ho avuto un tuffo al cuore e ho pensato a tutti i mesi di campagna elettorale, a tutto quello che ci siamo detti ogni volta che abbiamo parlato di difesa della Costituzione e di democrazia, tutte le volte che, insieme a Salvatore Borsellino, abbiamo gridato la difesa rispetto a questi valori, tutte le volte in cui, con Genchi, con Clementina Forleo e con De Magistris abbiamo cercato di scuotere le coscienze delle persone, anche di quelle che magari non ci credevano più di tanto. E pensare che poi, in un attimo, tutto si stava concretizzando davanti ai miei occhi. E' stato veramente un colpo enorme.

In quel momento devo dire che il mio pensiero è andato immediatamente a chi ha creduto nei valori di questo Paese, a chi ha creduto non solo nella Costituzione, ma a chi è morto perché ha pensato che in questo Paese potesse essere davvero ipotizzabile una maniera diversa di vivere: di vivere in maniera onesta, diversa e onesta. Per cui il mio pensiero è andato a tutti i familiari delle vittime della mafia, a tutte le vittime della mafia e a tutte quelle persone che continuano a credere nei nostri valori, nella democrazia e nella Costituzione.

E’ stato un po’ strano trovarmi a qualche banco di distanza con gente come Mastella, però siamo molto diversi: ho dovuto rispondere a Mastella intanto per rispetto a tutti gli italiani che, mese per mese, lavorano faticosamente.

Mastella ha detto che 290 Euro di diaria per i Deputati sono veramente una miseria: vorrei dire che forse lui è abituato in maniera diversa, non forse, sicuramente era abituato in maniera diversa perché lui è stato Ministro, è stato Deputato, ha fatto di tutto, e venire qua a lavorare per circa 5.700 Euro netti al mese per lui è veramente una miseria. Ma il punto è che 298 Euro di diaria al giorno, che ti servono per pagarti il vitto e l’alloggio, non sono assolutamente pochi: credo che non ci devi guadagnare, non ci devi lucrare e affermare una cosa del genere e dire che è una miseria significa offendere e sputare nel piatto di tutte le persone, operai, precari, pensionati, gente che quotidianamente fa fatica e che forse quei 298 Euro che abbiamo al giorno li usa ogni due settimane per fare quadrare i bilanci.

Dico che, per quanto mi riguarda, la vera miseria italiana è che gente come Mastella ancora abbia libero accesso alle aule parlamentari e possa essere proclamato eletto in nome del popolo italiano a rappresentare il popolo italiano. Mi rendo conto che lui non ha mai fatto un buon uso del denaro pubblico e del denaro altrui e che è un uomo che ha sempre vissuto all’ombra della politica, però un minimo di buon gusto anche a lui non guasterebbe, soprattutto adesso! Insomma, quella caduta di stile avrebbe potuto evitarsela.

Per quanto mi riguarda vi rinnovo le mie promesse, aggiorno ogni giorno il blog, ed è veramente faticoso, però vi chiedo di seguirlo. Sto preparando la mia prima interrogazione parlamentare e vi assicuro che è una cosa veramente grossa: spero che vada in porto, sembra non ci debbano essere problemi. Per cui, rinnovo la mia promessa e mi sento non solo un servitore dello Stato, ma un servitore del popolo italiano.


29 Luglio 2009

Why Not e' morta


Le dimissioni del procuratore Luigi Apicella dalla magistratura ci hanno lasciati sgomenti. Ancora una volta, abbiamo dovuto constatare come i poteri forti riescano a tirare i fili e a condurre il gioco, in spregio a tutte le regole democratiche. Per questo, mi preme segnalarvi una riflessione di un bravo pubblico ministero che ha seguito, in prima persona, l’inchiesta Why Not: Gabriella Nuzzi. La sua considerazione è amara, ma veritiera.

Tra l’altro è bene ricordare che Gabriella Nuzzi è stata un pubblico ministero di Salerno, trasferita dal suo ufficio dal Csm, su richiesta del ministro Alfano, proprio per aver osato indagare sul malaffare giudiziario di Catanzaro.

Anche a lei va la nostra solidarietà per il coraggio dimostrato allora nel fare il suo dovere e per quello di oggi nel rivendicarlo.


"L’addio del Procuratore Apicella alla magistratura è un gesto che desta profonda amarezza e sconcerto, che non può e non deve essere “liquidato” nelle brevi, laconiche parole pronunciate dal Presidente dell’A.N.M.

Occorre riflettere a fondo sulle ragioni di questa “scelta” obbligata.

L’opinione pubblica e le forze sane interne delle istituzioni hanno il diritto di conoscere la verità, del perché un intero apparato istituzionale, sulla base di un’inaccettabile menzogna (l’inscenata “guerra tra Procure”) e con tanta unanimità di intenti, abbia attaccato così violentemente dei servitori dello Stato, tolto loro le funzioni inquirenti, bloccato le indagini nelle quali erano impegnati, messo in atto una meticolosa opera di distruzione della loro reputazione personale e professionale.

Siamo stati lasciati soli, nel silenzio e nella indifferenza di chi, per dovere istituzionale oltre che morale, avrebbe dovuto accertare i fatti e tutelarci, in balia di attacchi di ogni genere, senza alcuna possibilità di difesa, senza diritto alcuno (per quanto mi riguarda, neppure quello ad essere madre), folli artefici di un disastro istituzionale o, piuttosto, testimoni scomodi di una verità devastante, in attesa che, lenta e silente, giunga finalmente la nostra eliminazione, la quieti ritorni e la normalizzazione del “sistema” sia definitivamente compiuta.

Stiamo pagando un prezzo altissimo per quella verità ed è in nome di essa che è necessario fare al più presto chiarezza su quanto è accaduto e sta accadendo, perchè nessun magistrato sia più costretto a lasciare, per il proprio onore, il lavoro che ama.

Dott.ssa Gabriella Nuzzi
"

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28 Luglio 2009

Ronde: si sprofonda nel ridicolo


"La mia ronda ha più ragione della tua". Sembrerebbe una banale affermazione sulla quale poter fare commenti benevoli o su cui sorridere. Se non ci fosse invece da piangere. Nel comune di Massa, prima che altrove, si è purtroppo concretizzato ciò che, da un lato, si paventava e, dall’altro, era stato abbondantemente previsto e denunciato in Parlamento, non solo da Italia dei Valori.

Nella notte tra sabato e domenica scorsi, infatti, si sono verificati scontri tra ronde che hanno avuto tutto il sapore di un revival anni settanta, quando i ‘confronti dialettici’ erano tra fascisti e comunisti. Si tratta, c’è da temere, solo del primo degli episodi che con ogni probabilità caratterizzeranno questa corsa alla ronda.

Quello che hanno riportato finora le cronache giornalistiche, però, dà soltanto un’idea di quello che è successo. In verità oltre a una notte di guerriglia urbana che ha visto coinvolto anche turisti seduti ai tavoli di un bar, gli scontri sono proseguiti durante la notte con il risultato che alle 4 del mattino è stata bloccata la stazione ferroviaria, in mattinata è stata assediata la questura, cui sono seguiti arresti, e cinque poliziotti sono stati condotti in ospedale, per fortuna con ferite lievi.

Dunque, questo è il primo risultato dell’istituzione delle ronde volute dal ministro Maroni e inserite in un dispositivo del cosiddetto pacchetto sicurezza, dopo essere state in un primo momento bocciate a sorpresa, con votazione a scrutinio segreto. Non riusciamo a intravedere in tutto questo alcunché riferibile alla sicurezza; sembra, invece, si stia ingenerando insicurezza perché il paradosso evidente è che le stesse forze di polizia, piuttosto che impegnate in una lotta incessante contro la criminalità, gli spacciatori e quanti delinquono nella riviera apuo-versigliese, si sono trovate nella necessità di dover inseguire idioti alternativamente vestiti con una divisa diversa.

Così, mentre si sollecitano gli animi sulla mancanza di sicurezza e si costruisce il consenso sulla paura, questo Governo continua a trascurare le necessità delle forze dell’ordine, arrivando – addirittura - a lasciare senza benzina le volanti della polizia, per non parlare dei 7 euro per gli straordinari a poliziotti e carabinieri a fronte dei 27 dati ai soldati che fanno mostra di sé agli angoli di alcune città italiane.

Del resto, cosa ci si poteva aspettare di diverso? Un impegno così costante a innescare sensazioni di pericolo sociale e paura non poteva che trovare terreno fertile nella destra di questo Paese. E’ chiaro che l’approvazione della legge che riconosce l’utilizzazione delle ronde, sia pure non armate, per il controllo del territorio determinerà un’alterazione sia in termini di competenze in materia di sicurezza sia in termini di regressione culturale e giuridica.

Insomma, si attribuiscono ai privati fette di competenza statale in materia di servizi di sicurezza e ordine pubblico senza tuttavia risolvere i problemi, anzi creandone con riferimento soprattutto alla incostituzionalità di alcune norme. E proprio questa era anche il senso della preoccupazione del Presidente Napolitano espressa nella sua lettera alle alte cariche dello Stato, dopo aver promulgato il ‘pacchetto sicurezza’. Il ministro dell’interno deve farci sapere al più presto come intende correggere questo provvedimento per evitare che le ronde possano degenerare in milizie o squadracce di partito o, soltanto, sprofondare nel ridicolo.

Postato da Fabio Evangelisti in | Commenti (90) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

27 Luglio 2009

Banche: qual'e' il prezzo?


Riporto il video ed il testo del resoconto stenografico del mio intervento di oggi alla Camera dei Deputati in tema di banche.

TESTO DELL'INTERVENTO

"Signor Presidente, questo ordine del giorno nasce dal fatto che il presidente dell'ABI Faissola aveva definito le modifiche che le Commissioni avevano apportato come punitive per le banche. Immediatamente, il fido Ministro Tremonti ha detto «sì», forzando ogni regolamento, forzando la situazione e gli accordi presi, e ha praticamente imposto la cancellazione di parte di quegli interventi che riguardavano le banche.
A noi pare, come dire, davvero singolare la posizione del Ministro Tremonti perché solo qualche settimana fa, citando Bertold Brecht, ha dichiarato: «È un crimine più grande rapinare o fondare una banca?». In un'altra occasione, sempre qualche settimana fa, ha detto: «Basta, togliamo la cassa alle banche, stop! Dalle Ferrovie, alla RAI, alle Spa pubbliche non potranno più detenere liquidità sui conti correnti bancari». È evidente che in questo modo si è accreditato agli occhi dell'opinione pubblica come il vero Ministro che farà correre dritte le banche e che riuscirà ad intervenire perché si comportino meglio nei confronti dei risparmiatori. Lo aveva già fatto un anno fa con la Robin tax, che in realtà poi hanno pagato i piccoli imprenditori e gli artigiani, con maggiori commissioni e maggiori interessi passivi.
Questa singolarità mi ha fatto venire in mente un passo di una nota canzone di Fabrizio De Andrè «La città vecchia», che parlando di un vecchio professore recita così: «Quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie, quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie». Ecco, a me pare che il professor Ministro Tremonti assomigli molto a quel professore di cui si parla: pronto a parlar male delle banche di giorno, ma poi pronto ad andare a letto con loro la notte.
Pertanto, noi chiediamo al Ministro Tremonti quale sia il prezzo in questo caso per aver tradito i cittadini, gli artigiani, i commercianti, i piccoli imprenditori, i risparmiatori, impedendo che essi possano conoscere realmente il costo del servizio bancario? Perché c'è da dire che in un anno di Governo il Ministro Tremonti ha dato tutto alle banche: denaro a buon mercato, scarsa trasparenza delle condizioni di mercato, più detrazioni fiscali, rinvio della class action, più deducibilità agli interessi passivi ed altro.
Mi pare che questo, però, sia la sintesi del modo di governare di questo Governo. Berlusconi a L'Aquila ha detto: «Sì, mi pento, troviamo i soldi per darli ai Paesi poveri»; ieri, di fronte ai problemi del sud ha affermato: «Sì, troviamo immediatamente i soldi per il sud».
Allora a me pare che anche il Ministro Tremonti, come il Presidente Berlusconi, agisca in realtà per slogan, per spot mediatici, per dichiarazioni roboanti, ma poi in concreto sono forti con i deboli e deboli con i forti.
Pertanto, chiediamo al Governo che si impegni, nel rispetto delle prerogative del Parlamento, ad introdurre criteri di massima trasparenza nei rapporti tra istituti di credito e utenti, prevedendo un chiaro ed unico indicatore che riunisca le diverse voci di spesa a carico del cliente.
"

Leggi anche: "Tremonti: il servo delle banche"

flash2.jpg "Caso Bianzino: che sia fatta luce"
Rivolgo queste poche righe a tutti coloro che in questi giorni mi hanno scritto per ringraziarmi di aver presentato un’interrogazione parlamentare sul caso di Aldo Bianzino. Io ringrazio voi per le numerosissime lettere che mi avete inviato e vorrei dirvi che questo atto è il frutto di due principi che guidano ed ispirano il mio lavoro di parlamentare dell’Idv: la vita è sacra (oltretutto sono un medico, un ginecologo che dà vita alla vita!) e la giustizia è uguale per tutti... deve essere uguale per tutti. E solo basandomi su questi fondamenti che ho deciso, insieme ad Antonio Di Pietro, di scrivere e presentare questa interrogazione, che mi auguro avrà presto una risposta poiché, purtroppo, non si tratta di un caso isolato. Trovo atroce questa morte. Trovo atroce il modo in cui è avvenuta nell’indifferenza dei comuni cittadini e delle istituzioni. E per questo ritengo doveroso che sia fatta luce su questo oscuro episodio della nostra Italia.
Antonio Palagiano
Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (25) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

26 Luglio 2009

Omicidio Basile: un anno dopo nulla di fatto


Nella notte fra il 14 e il 15 giugno Peppino Basile, consigliere comunale a Ugento e consigliere provinciale dell'Italia dei Valori nella provincia di Lecce, è stato assassinato con 19 coltellate. Le prime reazioni di quell'omicidio furono immediatamente di dire che eravamo di fronte a un omicidio di tipo passionale e che ci fossero dietro moventi di natura personale e familiare.

Per la verità la prima voce che venne alla luce fu quella del sindaco. Noi non abbiamo mai creduto che dietro l'omicidio Basile ci fosse il movente passionale. In realtà Basile ha sempre denunciato quello che chiamava "il sistema" in una realtà come quella del Salento, che vedeva insieme l'illegalità di alcuni esponenti della Pubblica Amministrazione, gli interessi criminali e gli interessi dell'imprenditoria a discapito del territorio, della gente e dei cittadini ugentini.
Lo ha fatto denunciando le discariche, gli interessi della Erg intorno alla costruzione di un grande parco eolico nei pressi di Ugento. Lo ha fatto rispetto ad un mega villaggio che è stato costruito all'interno di un parco naturale.

A un anno di distanza stiamo ancora brancolando nel buio: non ci sono arresti, non ci sono indagati, non se ne conosce il movente. Sappiamo solo che 3 giovani sono stati fermati dalla Polizia. Interrogati e rilasciati, sono gli autori materiali delle scritte sui muri che per 2 anni hanno accompagnato la vita di Peppino Basile, che lo minacciavano di morte. Questi 3 giovani, sappiamo per loro stessa ammissione apparsa sui giornali locali, sono 3 esponenti di Alleanza Nazionale. Uno di questi è persino nipote del sindaco.

Per aver denunciato questa vicenda sono stato anche querelato dal sottosegretario Mantovano, che ha considerato in una sua intervista un omicidio dalla rapida soluzione.
A oltre un anno di distanza questa rapida soluzione ancora non c'è. Malgrado l'impegno di tante persone per bene. A cominciare da Don Stefano Rocca, il parroco di Ugento che insieme a noi con la sua capacità e la voglia di rompere il sistema di omertà che accompagna questo omicidio irrisolto, sta cercando di squarciare il velo. Cominciano a venir fuori anche le voci discordanti, le voci dissonanti, il dissenso rispetto a tutto questo. Compreso la pubblicazione di un libro che si chiama "Il sistema" dove sono raccolte le battaglie di Peppino Basile.

Peppino Basile non è morto perché qualcuno si è alzato di notte e ha deciso di ucciderlo, come disse il giornale "Il Messaggero", perché andava con le minorenni. Peppino Basile è un pubblico amministratore, è un consigliere comunale e provinciale eletto dai cittadini che faceva semplicemente il proprio dovere. Cioè quello di chiedere che la Pubblica Amministrazione fosse amministrata in maniera trasparente, legale. Che prima di tutto ci fosse il bene comune della collettività.

Postato da Pierfelice Zazzera in | Commenti (52) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

25 Luglio 2009

Condono mafioso


Riporto il video ed il testo del mio intervento di giovedi 23 luglio alla Camera dei Deputati sul vergognoso condono mafioso che si appresta ad approvare questo governo in aiuto della criminalita' organizzata.

Testo dell'intervento

"Signor Presidente, nell'illustrare il complesso degli emendamenti, voglio subito ricordare l'articolo 13-bis, ovvero quello riferito allo scudo fiscale. Lo abbiamo visto in questi giorni che siamo stati a Palermo per ricordare e commemorare Paolo Borsellino: stanno uscendo fuori, con il papello di Ciancimino junior, di Riina e di tanti pentiti, le trattative che una parte dello Stato voleva avviare con la mafia ed è questo, forse, il motivo vero per cui sono stati ammazzati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, perché non volevano che vi fossero mai contatti o trattative tra lo Stato, con la «S» maiuscola, e qualsiasi tipo di mafia. Invece, oggi dobbiamo purtroppo rilevare che, ancora una volta, questo Governo sta ammazzando Paolo Borsellino e Giovanni Falcone (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Una volta le trattative almeno erano segrete e non si conoscevano, invece oggi questo Governo, con lo scudo fiscale, non fa altro che dare una possibilità a quanti in modo clandestino hanno portato soldi all'estero.
Immagino che i soldi all'estero in modo clandestino non li portino i contribuenti onesti, le imprese oneste e le persone perbene, ma quelli che li hanno prodotti illecitamente o evadendo il fisco o ricavando denaro con attività mafiose, con la camorra, con la 'ndrangheta. Infatti, ormai, dagli accertamenti che sta facendo la magistratura registriamo sempre di più che la criminalità organizzata non opera più nei suoi territori di origine, ma su tutto il territorio nazionale e soprattutto all'estero.
Pensate che in Italia la quarta regione nella quale sono confiscati beni alle mafie è la Lombardia e che la 'ndrangheta investe tantissimo in Germania. Persino nei Paesi scandinavi la criminalità organizzata ha rilevato strutture sanitarie e cliniche, per non parlare della Spagna, dove ha investito il clan dei casalesi, dove ha investito la camorra nella Costa del Sol, come in Venezuela o in Brasile. Dunque, in questo modo si sta facendo una cortesia a tutti questi mafiosi e a tutti questi criminali che hanno portato capitali e patrimoni all'estero.
Ecco che lo Stato sta diventando una lavatrice, perché si sta facendo riciclaggio. Lo Stato ovvero il Governo Berlusconi sta sostituendo e facendo concorrenza alla mafia, perché consente ai criminali di riportare in Italia, con un modesto 5 per cento, i capitali provenienti da attività criminali della camorra, della mafia, della 'ndrangheta, della sacra corona unita.
È questo il motivo più grave per cui con quei giovani, con i quali sabato e domenica commemoravamo Paolo Borsellino, urlavamo: «Fuori la mafia dalle istituzioni! Paolo vive ancora! Giovanni Falcone vive ancora!». Noi vogliamo dirlo ancora qui in Parlamento, perché vogliamo continuare a rappresentare quegli italiani onesti, quegli italiani per bene, quei contribuenti per bene, quei cittadini che vogliono fare solo il loro lavoro e che non vogliono questo tipo di Italia berlusconiana, dove addirittura troviamo un'intesa con la mafia per far portare i capitali esteri qui in Italia. Infatti, questo è lo scudo fiscale: lo scudo fiscale non solo è un'operazione di condono mascherato, non solo è un'operazione con la quale si premiano come al solito i furbetti, i disonesti, gli imbroglioni, ma addirittura si fanno ritornare in Italia quelli che hanno portato clandestinamente i soldi anche della criminalità organizzata.
Allora, se sono stati confiscati al clan dei casalesi 139 milioni di euro in un anno e 50 milioni la settimana scorsa, ebbene i casalesi non avranno più necessità di nascondere il denaro, anzi da ora in avanti per le attività che hanno all'estero possono avvalersi tranquillamente dello scudo fiscale che questo Governo filomafioso sta mettendo in campo e che consentirà ai casalesi e a tutti i criminali e mafiosi di riportare il denaro in Italia, con il pagamento di un modesto 5 per cento (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Sto parlando della criminalità organizzata che viene aiutata dal Governo Berlusconi. Sto parlando dell'attività alla luce del sole che per la verità questo Governo, in modo molto coerente, non solo dimostra all'esterno con atteggiamenti del Premier «papi» e di tutti i suoi uomini, ma anche con atti istituzionali, parlamentari e governativi. Infatti, lo scudo fiscale è un modo per favorire le mafie, per aiutare la criminalità organizzata, per riportare in Italia i capitali che provengono da attività illecite e criminali.
Forse vi dispiace sentirlo, ma purtroppo, è la verità. È questo il ruolo che noi dell'opposizione dobbiamo svolgere, perché dobbiamo controllarvi, evitando, soprattutto, che continuiate ad ammazzare ogni giorno Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, ad alimentare e a tenere la mafia nelle istituzioni. Infatti, le mafie si aiutano con questi provvedimenti, ormai, alla luce del sole (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà).
Allo stesso modo, accade con l'articolo 24 del provvedimento in discussione, con il quale prorogate l'attività di controllo del territorio delle Forze armate. Se si vuole davvero distruggere la criminalità organizzata, non è necessario smantellare le forze di polizia, come avete fatto con i vostri precedenti provvedimenti; non è necessario togliere 3 miliardi di euro alle forze di polizia, ai carabinieri e alla Guardia di finanza (ad oggi, per effetto dei vostri tagli, nell'organico delle forze di polizia già vi sono 40 mila unità in meno); e, soprattutto, non serve finanziare le ronde per contrastare la criminalità organizzata, perché questa è solo una buffonata. Con le ronde, infatti, non si risolve la lotta alla camorra, alla mafia, alla 'ndrangheta. Sono necessarie, invece, iniziative serie.
Concludo signor Presidente. Non vogliamo più aiuti per il sud, vogliamo semplicemente qualità. Riguardo al turismo, non c'è bisogno di costruire industrie o capannoni, poiché esistono già le bellezze paesaggistiche ed architettoniche.
Concludo, caro Presidente, ringraziando il Governo, che ha ammazzato ancora una volta Paolo Borsellino e Giovanni Falcone (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
"

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24 Luglio 2009

Stanchi di ascoltare: vogliamo i fatti


Al termine del Consiglio dei Ministri, la Gelmini si è presentata in conferenza stampa per dare le notizie di propaganda in tema di università stilando una classifica dei buoni e dei cattivi nell'ambito degli atenei, dopo averli lasciati a secco di finanziamenti appena qualche mese fa.

E' venuta in conferenza stampa ad indottrinare i divulgatori delle loro verità per riferendo cosa il gotha di governo ha deciso piuttosto che dare risposte su ciò che i cittadini chiedono.

Ho chiesto spiegazioni alla Gelmini in questa sede in quanto membro di una riunione in cui si doveva prendere una decisione importante sullo scioglimento della giunta di Fondi per infiltrazione mafiosa.

L’Italia dei Valori continua a chiedere al Governo di sciogliere la giunta per infiltrazioni mafiose. Lo abbiamo chiesto in tutti i modi, interrogazioni, appello al ministro Maroni, manifestazioni in piazza, ma dall’Esecutivo l’unica risposta è stata il silenzio.

La situazione di Fondi è gravissima, segnata da un immobilismo che mette a rischio la sicurezza dei cittadini: il 6 luglio sono state arrestate 17 persone, tra le quali molti esponenti dell’amministrazione municipale, e il Prefetto ha chiesto, in più occasioni e nelle sedi preposte, l’immediato scioglimento del Comune.

Noi di "papelli" tra istituzioni e criminali non vogliamo scriverne nè siglarne, mi chiedo però, vista la reticenza a prendere la decisione sullo sciogliemnto se non ne esista già uno di cui non siamo a conoscenza.

Postato da Stefano Pedica in | Commenti (109) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Luglio 2009

Lì dove il mare luccica(va)…


Il mare è come il nostro liquido amniotico che ci avvolge fin da bambini, ma che quando s’infetta uccide chi vi è immerso. Alcuni delinquenti stanno attentando al mare e con la politica dello scaricabarile si rimbalzano a vicenda le responsabilità dello scempio di cui ciascuno di loro ha colpa. Privare il cittadino di un diritto così elementare, come quello di farsi un bagno quando magari non ha un euro in tasca, è intollerabile, poiché il bagno più rappresentare la salvezza, la gioia di vivere ed è un mezzo per chi vuole ritrovare un attimo di serenità. Privare del mare un bambino è un delitto e i responsabili devono essere puniti. Con questo spirito sto raccogliendo elementi da tutta l'Italia per preparare altre iniziative parlamentari che denuncino gli scempi, e facciano riacquistare il rispetto per il mare, il diritto di fruirne liberamente ed il dovere di lasciarlo pulito e fertile per le generazioni che verranno in futuro. E' un impegno che voglio prendere con me stesso e con i miei elettori ed anche con chi non vota il partito in cui ho l’onore di militare. Perchè è un mio preciso dovere in quanto come deputato ho una facoltà che molti di voi non hanno. Ho chiesto al Governo di fare qualcosa, di intervenire dinanzi a tale inerzia di alcuni amministratori. Ma sentite cosa mi hanno risposto.

Presentare un’interrogazione sul difficile momento che la mia terra, la terra che amo, sta affrontando non è stato semplice. Dover ripercorrere le tappe che hanno portato a questa disastrosa situazione, dover ricostruire tassello dopo tassello la strada che ha portato a questo totale disfacimento, mi ha fatto davvero male. Ma l’ho ritenuto un passo importante, fondamentale e soprattutto doveroso, per tutti quelli che la Campania la abitano, la vivono e la amano… come me!

Alla criminalità organizzata, ormai fardello incallito di questa Regione, e all’emergenza rifiuti, che ha portato in tutto il mondo un’immagine dell’Italia che sarebbe meglio dimenticare, ci si trova oggi di fronte all’emergenza acque sporche. Chilometri di costa completamente inquinati e non balneabili che stanno compromettendo la vivibilità di una Regione e ne stanno mettendo in pericolo il benessere, la salute e la stabilità economica. Il turismo è sempre stato una risorsa importante per la Campania, specie nel periodo estivo, ma oggi tutto sembra avviarsi alla fine… perfino la costiera sorrentina – la più bella del Golfo – è in serio pericolo a causa degli scarichi abusivi dei quali è evidentemente vittima.

Depuratori inesistenti, mal funzionanti (vedi il grave episodio del depuratore di Cuma del 17 e 18 giugno scorsi dove gli operai hanno protestato scaricando direttamente in mare i liquami non trattati), o totalmente inutilizzabili (come quello di Foce Sarno – il fiume più inquinato d’Italia - in fase di ristrutturazione da due anni ed ora sottoposto a sequestro probatorio), riversano in mare liquidi fognari e rifiuti di ogni genere, impedendo la balneazione e creando inevitabili psicosi tra gli abitanti della zona. Discariche abusive sulle rive dei fiumi e sulle coste hanno favorito l’insolito e vomitevole sviluppo di nidi di vermi, oramai fotografati dalla stampa locale. Ce n’è abbastanza per compromettere oltre alla nostra salute anche il futuro della Campania.

E allora è al Governo, attraverso il Question Time illustrato in aula questo pomeriggio, che noi dell’Italia dei Valori chiediamo di intervenire. Non alla Provincia, non alla Regione, che fino ad ora hanno dimostrato di non essere in grado di far fronte alla situazione né, men che meno, di saper gestire il territorio pubblico nella maniera più adeguata, ma direttamente al Governo chiediamo un intervento trasversale e concreto per risolvere questa emergenza, e dei provvedimenti seri contro quegli enti pagati dai contribuenti per effettuare il controllo della qualità delle acque, che spesso, grazie ad amministrazioni compiacenti, omettono le ordinanze di divieto di balneazione per evitare ricadute impopolari e negative sulla loro immagine.

Un vero attentato alla salute pubblica dei cittadini e all’immagine dell’Italia che avrà come unica conseguenza una più che prevedibile crisi economico-occupazionale che darà un nuovo, e duro colpo ad una delle Regioni più belle d’Italia.

flash2.jpg "Aldo Bianzino"
Con Antonio Di Pietro abbiamo depositato alla Camera un'interrogazione scritta al ministro della Giustizia Alfano sul caso Aldo Bianzino. Bianzino è morto in circostanze da chiarire, molto probabilmente un pestaggio delle guardie carcerarie nel carcere di Capanne, dove era stato rinchiuso poichè trovato in possesso, nella sua casa in campagna vicino Pietralunga, di una pianta di marijuana.Per chi volesse farlo può approfondire la vicenda nell'articolo "Omicidio di Stato" di Beppe Grillo o nel post di ieri nel suo blog che contiene, avverto, un video molto duro.
Antonio Palagiano

22 Luglio 2009

Lettera aperta a Giorgio Napolitano


Pubblico una mia lettera inviata al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

Gent.mo Presidente,

lo scorso 15 luglio Lei ha firmato e promulgato una legge in materia di sicurezza che la maggioranza parlamentare, sotto la mannaia del voto di fiducia imposto dal Governo Berlusconi, aveva da poco approvato.

In sede di promulgazione, però, Lei così aveva qualificato quel testo di legge (e cito testualmente quanto da Lei messo nero su bianco in una contestuale lettera indirizzata proprio a Berlusconi):

- “…dal carattere così generale e omnicomprensivo della nozione di sicurezza posta a base della legge, discendono la disomogeneità e estemporaneità di numerose sue previsioni che privano il provvedimento di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero invece dovuto caratterizzarlo…”;

- “…è indispensabile porre termine a simili prassi, specie quando si legiferi su temi che, come accade per diverse norme di questo provvedimento, riguardano diritti costituzionalmente garantiti e coinvolgono aspetti qualificanti della convivenza civile e della coesione sociale…”;

- “…è in giuoco la qualità e la sostenibilità del nostro modo di legiferare…”;

- “il nostro ordinamento giuridico risulta seriamente incrinato da norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione o non rispondenti ai criteri di stabilità e certezza della legislazione…”;

- “…aggiungo di aver ravvisato nella legge anche altre previsioni che mi sono apparse, sempre a titolo esemplificativo, di rilevante criticità e sulle quali auspico una rinnovata riflessione, che consenta di approfondire la coerenza con i principi dell’ordinamento e di superare futuri o già evidenziati equivoci interpretativi e problemi applicativi…”.

Fatte queste premesse Lei, sig. Presidente Napolitano, così conclude la sua lettera ufficiale:

“…Il Presidente della Repubblica non può restare indifferente dinanzi a dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di rilevante complessità ed evidente delicatezza solleva per taluni aspetti, specie sul piano giuridico…”.

A questo punto, qualsiasi persona normale si sarebbe aspettata che Lei, sig. Presidente, fosse conseguente con le premesse e le considerazioni da Lei stesso espresse e applicasse l’art. 74 della Costituzione che testualmente recita (e Lei lo sa bene!): “…il Presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione…”.

Insomma, a norma di legge costituzionale, poteva – e, secondo noi, doveva – non controfirmare né promulgare la legge ma rinviarla al Parlamento con le stesse identiche motivazioni con cui ha scritto la “letterina di rimprovero” al Capo del Governo Berlusconi (lettera, a nostro avviso, del tutto irritale giacchè la Costituzione assegna al Presidente della Repubblica il potere di inviare “messaggi” alle Camere (art. 74 Cost.) ma non al Governo).

Lei ha ritenuto di comportarsi diversamente ed a noi cittadini (e rappresentanti di cittadini, in quanto parlamentari eletti) non è restato altro che prenderne atto ed esprimere le nostre riserve e valutazioni.

Lei, però, è andato oltre e si è messo a polemizzare con me, che l’avevo invitata a non firmare né a promulgare la legge, affermando (anche qui cito testualmente):“…chi invoca polemicamente e di continuo poteri e perfino doveri che non ho, mostra di aver compreso poco della Costituzione…” (ovviamente scatenando una scontata litania di improperi nei miei confronti).

Ciò premesso, mi sia permesso – pur con il rispetto che qualsiasi cittadino deve avere nei confronti del Presidente della Repubblica – di ribadire la palese contraddittorietà tra le sue valutazioni sulla legge in questione (da Lei stessa definita piena di “…disomogeneità e estemporaneità di numerose sue previsioni…incoerenza con i principi dell’ordinamento…equivoci interpretativi…problemi applicativi…norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione, non rispondenti a criterio di stabilità e certezza della legislazione…) e la “decisione” adottata (sottoscrizione e promulgazione della legge).

Siccome però Lei conosce bene la Costituzione, Le chiedo:

- è vero o no che vi è contraddizione evidente (perfino letterale) fra la “motivazione” ed il “dispositivo” del suo provvedimento (dice che la legge è sbagliata ma la controfirma lo stesso)?

- è vero o no che, in questi casi, Lei ha il potere (e perfino il dovere, per usare le sue stesse parole) di non promulgare immediatamente la legge ma rinviarla alle Camere, con un messaggio motivato (art. 74 Cost.)?

- è vero o no che invece Lei non ha il dovere di inviare “messaggi” al Capo del Governo (e nemmeno letterine a mò di rimprovero come “piume d’oca”)?

- è vero o no che anche la legge sulle intercettazioni (e annesso bavaglio all’informazione) già approvata da un ramo del Parlamento è un’altra legge incostituzionale e contraria ai principi generali dell’ordinamento? E, se è vero, perché Lei si è chiamato il Ministro della Giustizia per esprimergli le Sue perplessità e non le ha esternate con un formale “messaggio” alle Camere (art. 87 Cost.) per far sapere anche a noi parlamentari eletti dal popolo le sue valutazioni?

- è vero o no che anche sul Lodo Alfano (quella legge ad personam che Berlusconi si è fatta fare per non farsi processare) Lei ha usato il “guanto di velluto” firmando e promulgando una legge che ora ogni Tribunale d’Italia sta contestando come incostituzionale?

è vero o no che - nelle more delle decisioni della Corte costituzionale sul predetto Lodo Alfano - lo stesso Presidente del Consiglio ed il Ministro della Giustizia hanno partecipato ad una “privatissima” cena proprio con due giudici della Corte Costituzionale? E, se è vero, vuole spiegarci Sig. Presidente della Repubblica, come intende assicurare ai cittadini (ed a noi parlamentari che li rappresentiamo) che la Corte Costituzionale non sia stata compromessa da interventi e condizionamenti esterni?

La prego, sig. Presidente Napolitano, mi risponda nel merito, invece di offendermi anche Lei gratuitamente.

Con ossequio.

Antonio Di Pietro
(Presidente Italia dei Valori)


flash2.jpg "Meglio la scimitarra che la piuma"
"Napolitano si era espressamente pronunciato, in occasione di un disegno di legge, sulla necessità di porre un termine alla prassi di provvedimenti eterogenei adesso ci si trova davanti ad un decreto, che più eterogeneo di così non poteva essere, che comprende la riforma delle pensioni, una sanatoria sulle badanti, uno scudo fiscale. Il Capo dello Stato ora cosa farà? Scimitarra o piuma?".
Antonio Borghesi

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21 Luglio 2009

Il nuovo mostro: LaRaiSet


Avremmo dovuto capirlo nel 2006 quale sarebbe stata l'evoluzione del conflitto di interessi, quando il governo Berlusconi finanziò con fondi pubblici l'acquisto di decoder (di produzione della Solaris, proprietario del fratello Paolo) per la diffusione del digitale terrestre.

All'alba dello spegnimento del sistema televisivo analogico, il presidente del consiglio non ha più remore: il digitale terrestre è diventato terreno di conquista dell'etere con l'obiettivo di annichilire la concorrenza, rappresentata non più dalla Rai ormai piegata da anni di corrosione negli acidi berlusconiani, ma da Sky, azienda di Rupert Murdoch, magnate del satellitare.

Archiviati i manierismi, si è arrivati alla prima bordata a novembre quando il primo pacchetto anticrisi del governo ha imposto l'aumento dell'Iva al 20% per le tv satellitari, proprio quando il governo Brown, per arginare la crisi, la diminuiva. A settembre sarebbe previsto un secondo intervento del governo a favore di Mediaset, per risollevare le sorti dell'azienda proprio lì dove risulta da tempo carente: un provvedimento del Viceministro Romani che diminuisca il tetto pubblicitario per le tv con canone (Rai) o abbonamento (Sky). Questo è solo l'inizio.
Infatti, la vera genialità del pubblicitario che alberga nel premier si esprime nella neonata Tivùsat.

Si tratta di una nuova cordata che nasce dall'unione di Rai (48%) Mediaset (48%) e Telecom media (La7) (4%) che ha come obiettivo la conquista del mercato satellitare.

C'è da riflettere: quelli che nel mercato della tv analogica sono concorrenti, si uniscono per dominare un nuovo mercato con l'intento - nemmeno tanto celato - di affondare Sky.
A margine della nascita del "mostro digitale" c'è la trattativa Rai-Sky, per definire la permanenza o l'uscita della Rai dal pacchetto Sky, contravvenendo peraltro al principio della neutralità tecnologica, per cui i canali pubblici dovrebbero essere presenti in chiaro in ogni settore.

Quello che stiamo vendendo nascere è un conflitto di interessi all'ennesima potenza: una piattaforma satellitare dominata dal padrone di Mediaset, Presidente del Consiglio e controllore dell'emittente pubblica.

Inutile chiedersi dove finiranno la libertà di stampa e di espressione, la garanzia del pluralismo dell'informazione.
Tutto schiacciato sotto gli affari privati di Silvio Berlusconi, che ancora una volta utilizza la tv pubblica, stavolta come testa d'ariete, per affossare il concorrente dell'azienda di casa e contemporaneamente assumere il controllo capillare del nuovo panorama digitale dal primo di agosto.

Gli indizi a favore della tesi appena esposta sono molteplici.
Il direttore di Tivùsat è Alberto Sigismondi, ex direttore dei contenuti digitali di Mediaset.

Davide Bogi, proveniente dal settore Marketing di Mediaset è direttore marketing di Tivù.

L'associazione DGTVi, che ha lo scopo di promuovere la transizione da analogico a digitale, e ha come soci Rai, Mediaset, Telecom, Aeranti Corallo, ha per presidente Andrea Ambrogetti, già Direttore delle relazioni istituzionali Italia Mediaset.

Con il digitale terrestre si libererà un corposo numero di frequenze, che potrebbero essere utilizzate per la banda larga, direzione intrapresa da tutta Europa, ma per ora l'Italia ha deciso di non investire in questo senso, dando tutte le frequenze alle sole tv.

A sancirlo è una delibera dell'AGCOM, che destato perplessità nel commissario Nicola D'Angelo, che ha infatti dichiarato all'Espresso: "Io e Sebastiano Sortino siamo stati i soli ad aver votato contro. Siamo contrari perché si stabilisce che ci sarà una gara, non un'asta vera e propria, per assegnare le frequenze liberate, inquadrate in cinque multiplex, e perché potranno parteciparvi solo le tv. Di conseguenza, non resta nessuna frequenza libera per i servizi innovativi in banda larga e si lasciano intatti gli attuali rapporti di forza televisivi, senza spazio per il nuovo".

Come se tutto questo non bastasse, l'ultimo atto della vicenda Rete4 - Europa7 si è consumato ai danni di Rai uno, che ha dovuto cedere le proprie frequenze per fare spazio al canale di Di Stefano, che ovviamente non potrà accettare di entrare nel mercato analogico in vista del suo prossimo tramonto.

Di fronte al rischio della "strategia della tenaglia" che Berlusconi ha escogitato ai danni di Sky, pensando di poter utilizzare la Rai come se fosse a sua esclusiva disposizione, è stata presentata dal sottoscritto, capogruppo in Vigilanza Rai di Idv, una risoluzione in cui la commissione invia degli "indirizzi" alla Rai.

I punti cardine sono elementari: via i partiti dalla Rai. Via le appendici di Mediaset. No all'utilizzo della Rai per la costruzione di un mostro oligopolista. No agli sprechi per il passaggio al digitale.


20 Luglio 2009

Stagione stragista: la politica ebbe un ruolo


Nel momento in cui le indagini dell’autorità giudiziaria sembrano essere arrivate a una svolta per fare luce sulla stagione stragista di Cosa nostra, Totò Riina interviene pesantemente per tentare di depistare le indagini. E’ passato quasi un ventennio da quella stagione stragista. In quella tragica storia anche la politica ebbe un ruolo. Come lo ebbero, probabilmente, anche pezzi delle istituzioni. E’ il tempo ormai che anche da questi mondi arrivino testimonianze di verità.

Riporto di seguito una mia intervista rilasciata al quotidiano "La Stampa":

La Stampa: Avvocato Li Gotti, partiamo da Riina e dalle sue esternazioni: la trattativa e il papello.
Luigi Li Gotti: «Riina sostiene di essere stato l’agnello sacrificale di questa trattativa. Il primo problema gravissimo che dobbiamo ancora risolvere è la collocazione temporale di questa trattativa. Abbiamo due fonti diverse che ci offrono due scenari diversi. La prima è rappresentata dal generale dei carabinieri, Mario Mori, che colloca il primo incontro con Vito Ciancimino il 5 agosto del 1992, cioè dopo le stragi Falcone e Borsellino. In aula, a Caltanissetta, Mori ha sostenuto che Borsellino non gli ha mai parlato di una trattativa. E che dopo Capaci, strinse con lui un rapporto privilegiato. Mori e il capitano De Donno furono convocati, il 26 giugno di quell’anno, alla caserma Carini dei carabinieri. E, in quell’occasione, Borsellino, secondo quanto riferito da Mori, disse loro che bisognava riprendere in mano il rapporto del Ros su “mafia e appalti"».

La Stampa: L’altra fonte colloca a prima della strage di via D’Amelio l’inizio della trattativa.
Luigi Li Gotti: «Fu lo stesso capitano De Donno a dirlo in Aula, a Firenze. Se la trattativa effettivamente fu avviata tra le stragi Falcone e Borsellino, allora si può ipotizzare che Borsellino fu eliminato perché si opponeva alla trattativa».

La Stampa: E se invece fosse iniziata dopo le due stragi?
Luigi Li Gotti: «Quale sarebbe stato l’oggetto di questa trattativa? La cattura di Riina? In cambio magari della mancata perquisizione della casa di via Bernini? Oppure la fine dello stragismo? Sappiamo però che le stragi continuarono».

La Stampa: Avvocato Li Gotti, quella stagione fu solo farina del sacco dei Corleonesi?
Luigi Li Gotti: «E’ fuori discussione che su Falcone e Borsellino pendesse da tempo la condanna a morte del tribunale di Cosa nostra. Ciò che porta a ipotizzare la presenza di soggetti esterni alla mafia è l’introduzione di una metodologia stragista nel portare avanti la carneficina».

La Stampa: Quali sono state le motivazioni di questa presenza esterna a Cosa nostra?
Luigi Li Gotti: «Intanto la necessità di neutralizzare una minaccia incombente rappresentata dalla volontà di Borsellino di riprendere le indagini del Ros sui rapporti mafia e appalti. Attenzione, di quel rapporto si conosceva solo la versione spurgata dei nomi dei politici, non quella completa».

La Stampa: Un po’ riduttiva questa interpretazione.
Luigi Li Gotti: «Ho parlato di neutralizzazione di una minaccia. Paolo Borsellino, nella sua ultima intervista parlò di nuovi soggetti che emergevano. Parlò dello stalliere di Arcore, Vittorio Mangano, di Marcello Dell’Utri. Il paese, intanto, stava marciando spedito a un ricambio di assetto politico. Di un nuovo soggetto politico già si parlava in quel tragico 1992».

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19 Luglio 2009

Riciclaggio di Stato: schiaffo ai lavoratori


Il terzo riciclaggio di Stato, varato dal ministro Tremonti per far ripulire dalla lavanderia statale soldi illecitamente esportati nei paradisi fiscali e negli Stati canaglia, è l’ennesimo favore fatto alle organizzazioni criminali che, in forma anonima, potranno lavare capitali (ma anche beni mobili ed immobili quali yacht e case) per poterli poi reimpiegare in lucrose attività estere senza neppure trasferirli in Italia.

Oltretutto, questa operazione sarà fatta a costi irrisori. Infatti, mentre lo scudo fiscale promosso qualche anno fa in Germania venne tassato al 25% senza prevedere l’anonimato, il nostro ministro tributarista (che predica l’etica al G8 e due giorni dopo introduce la sanatoria per evasori e criminali) fissa al solo 5% il prezzo per dare un colpo di spugna al riciclaggio di attività illecite e apporre il sigillo di Stato su capitali che invece andavano sequestrati come previsto per i proventi della malavita organizzata.

Promuovere questa autentica sanatoria rappresenta inoltre uno schiaffo ai lavoratori dipendenti e pensionati che faticano ad arrivare a fine mese. L'Italia dei Valori combatterà con tutte le sue forze, contro questo terzo riciclaggio di Stato che dimostra la contiguità del Governo con i grandi evasori e con quella Confindustria che, festante, stappa bottiglie di champagne a sostegno dell’illegalità.

Postato da Elio Lannutti in | Commenti (92) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

18 Luglio 2009

Clandestini: propaganda a carico dei cittadini


Il disegno di legge su cui già sono caduti gli strali del Presidente della Repubblica, più che mirare a salvaguardare la sicurezza dei cittadini, fa pericolosissime chiacchiere. Il governo, infiocchettandolo con una serie di belle parole ad effetto, ha concepito un provvedimento che di fatto andrà a peggiorare la situazione della clandestinità, gravando, per altro, sulle tasche dei cittadini.

La mia impressione, è, purtroppo, che questo disegno di legge sulla sicurezza sia solo un manifesto ideologico, un provvedimento all’apparenza feroce, privo, in realtà, di alcuna sostanza.

Solo nel 2002, dal cilindro magico di un altro governo Berlusconi, è venuta fuori la Bossi-Fini, legge in apparenza spietata contro immigrazione e clandestinità, in sostanza del tutto inefficace ed anzi controproducente. Il risultato è stato un mare di clandestini nel nostro paese, che ha costretto poco dopo, il governo ad emanare una megasanatoria per la regolarizzazione di 650 mila clandestini.

Oggi, a sette anni di distanza, altro giro, altro involucro d’effetto, altre parole di facciata, stessa identica storia: una nuova legge dalla finta faccia crudele, priva di sostanza, una propaganda per appagare la pancia leghista. Un altro buco nell’acqua, che genererà solo danni alla popolazione. Il reato d’immigrazione clandestina ha trasformato milioni di clandestini che vivono in Italia in criminali, ma con impossibilità per lo stato di identificarli e trasferirli. Ve l’immaginate un milione di processi nella nostra Italia dalla giustizia sgangherata?

Il governo ha generato, forse senza valutarne le conseguenze, un mostro. Ora, spinto dal timore di non riuscire a gestirlo, si è visto costretto ad un’ennesima sanatoria, quella che mira, solo a parole, alla regolarizzazione delle badanti, ma che finirà per coinvolgere anche tante finte badanti o veri e propri delinquenti. La stima del governo è di 200 o 300 mila persone, ma, stando ai dati sulle presenze irregolari, forniti dalle associazioni del settore, i numeri potrebbero almeno raddoppiare.

Agli italiani, da tutto ciò, deriverà, oltre all’inganno, anche un profondo danno economico, 500 euro a famiglia, proprio in un momento in cui la crisi dovrebbe portare in tutt’altra direzione. Saranno i cittadini infatti a dover pagare, se bisognosi del servizio reso dalle badanti, il costo economico del reato d’immigrazione clandestina imposto dal governo.

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17 Luglio 2009

Tremonti: il servo delle banche


Ieri mi è successa una cosa per un certo verso interessante ed inatteso. Si discuteva il decreto anticrisi e di banche, dove ci sono stati dei tentativi di regolare i tassi d'interesse, le commissioni e quant'altro. Ho avuto un'idea, che si è trasformata in emendamento: ogni banca, per ogni operazione che fa ai clienti, deve dare il Siaeg, ossia il saggio di interesse annuo effettivo.

In sostanza, il cittadino si presenta alla banca e chiede a quanto ammonta il tasso d'interesse per avere un prestito, e la banca risponde “il 2%”. Oggi, invece, la banca dice che applica un tasso d'interesse del 6% e poi, tra commissioni e spese che ci sono dietro, il tasso raddoppia. Con questo indicatore, invece, so quanto mi costa globalmente l'operazione con la banca. E' una cosa innovativa e rivoluzionaria, perché il cittadino o il piccolo imprenditore sa immediatamente quanto gli costa all'anno, in percentuali, una certa operazione.

Supponiamo che oggi un piccolo imprenditore va in banca e chiedere un prestito su un conto corrente e domanda quanto gli costa. La banca, supponiamo, risponde “il 6%”, ma poi per contratto c'è il massimo scoperto, le commissioni e quant'altro, alla fine il cliente non si rende neanche conto quanto paga. Con questo meccanismo e con questo indicatore la banca dovrebbe dire subitoil 12%”.

Il principio vale anche per il cittadino, che vuole aprire un conto corrente e gli offrono il 2% del depositato e si ritrova a fine dell'anno senza aver ricevuto nulla. Con questo meccanismo la banca dovrebbe dire subito “il -2%”, perché tra commissioni e quant'altro, in realtà, non si riceve niente e si devono pagare le spese.

Questo meccanismo creerebbe una reale competizione tra le banche, perché a questo punto basta che entri in una banca e chiedo il Siaeg dell'operazione che mi serve e poi vado da un'altra banca il confronto è immediato.

La proposta è piaciuta cosi tanto anche ai rappresentanti del governo che hanno dato il loro parere favorevole a votare. Naturalmente la cosa si è saputa, e quanto si discute di questi temi c'è sempre un insieme di lobby che circolano nei corridoi del palazzo. Quando è stato il momento di votare, due ore dopo, il governo ha chiesto di poter fare un approfondimento, e li ho capito che erano iniziate le grandi manovre.

Da quello che mi è stato detto, durante la notte si sarebbe scatenato l'inferno delle banche e Tremonti in persona avrebbe dato ordine di porre il parere negativo alla mozione. Quello stesso Tremonti che predica contro le banche, ma si rivela sempre il loro servo, perché quando è il momento di fare un operazione realmente significativa fa quello che le banche dicono di fare.

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16 Luglio 2009

Fondi: perchè questa esitazione?


Diciassette arresti dentro e fuori il comune di Fondi, tra politici e mafiosi, mentre il governo tace sullo stato delle cose.
Il silenzio è mafioso.
Abbiamo protestato il 5 di giugno a Fondi per rendere nota agli italiani, nome e cognome, l'identità celata da un numero impressionante di arresti: diciassette. Ma un numero rimane pur sempre un numero, mentre il nome e cognome rappresentano un volto che, se denunciato, viene allo scoperto.
Il governo tace. E' dal mese di febbraio 2008 che il ministro Maroni si ripropone, in attesa del nulla osta del Consiglio dei Ministri, di procedere allo scioglimento della giunta, ma ancora nessun segnale: perche?
Chi non vuole scioglierlo? Chi c'è nella giunta? Ve lo dico io: c'è una maggioranza di centro destra formata da esponenti del Pdl e dell'Udc di Cuffaro, quel partito "centrista" a cui il Pd strizza l'occhio.
Noi non abbasseremo la guardia su Fondi finchè non sarà "dispersa" l'attuale formazine politica. Manifesteremo per non lasciare soli i cittadini ed il prefetto Frattasi che ha denunciato il fatto appellandosi a Italia dei Valori di cui, evidentemente, sapeva di potersi fidare.
Non li deluderemo, nè l'uno nè gli altri: saremo ad ogni Consiglio dei Ministri per tenere alta l'attenzione finchè l'obiettivo non sarà raggiunto.

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15 Luglio 2009

I Signori dello scranno


Questa mattina ho parlato durante una manifestazione dei precari della scuola in piazza Montecitorio. Ho spiegato loro che non voglio fare promesse che poi non posso mantenere: non voglio illuderli. Il motivo è semplice, dentro i palazzi delle istituzioni, alla Camera, al Senato, nelle Commissioni, i politici sono sordi, mostri senza orecchie, che se ne fregano della parte debole del Paese, dell’opinione dei cittadini, della disoccupazione, e delle istanze che Italia dei Valori porta avanti nel vostro interesse. Loro, i Signori dello scranno, pensano soltanto a leggi ad personam, per loro, per i loro amici e per le lobby che li foraggiano.
Ho aggiunto che l'Italia dei Valori è emarginata, come si fa con “il diverso” che fa paura, ma a noi questa emarginazione ci fa onore, visti i personaggi.
Loro vanno dritti per la loro strada, e allora noi andremo per la nostra: nelle piazze, utilizzando la disubbidienza civile, e punendo questa casta al momento giusto, alle elezioni, ricordandoci di questa loro “sordità”. Perché l’unica arma che possiamo utilizzare, nel rispetto della democrazia, finchè respira anche se agonizzante, è il voto, non dimenticatelo: riponetelo ancora, in quei due giorni che avet a disposizione per votare, nell’urna sbagliata e vi fregheranno per altri 5 anni.
Non basta, oggi hanno consumato un’altra colossale porcata, come volevasi dimostrare: lo scudo fiscale, che il Ministro dell’Economia aveva negato, ora è arrivato.
E non è solo uno scudo per gli evasori fiscali, ma anche un’impunità bella e buona per tutte quelle persone che, dopo aver guadagnato illecitamente denaro, ora, pagando una misera tangente allo Stato, si rifanno la verginità e il portafogli. Insomma, da oggi in poi, questi signori dobbiamo pure ringraziarli perché porteranno in Italia i frutti delle loro rapine.

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14 Luglio 2009

La scuola non e' un indice economico


Domani Italia dei Valori parteciperà al sit in organizzato dai precari della scuola che si terrà alle ore 10: 30 in Piazza Montecitorio.

Italia dei Valori supporterà i precari, perché ritiene che la scuola abbia bisogno di una riforma, di essere riformata. Vogliamo una scuola che tenda alla valorizzazione del merito, all’innovazione, ad elementi di modernità con un’autonomia scolastica vera, che non sia soltanto finanziaria, ma che si basi soprattutto sulle scelte, sulle azioni che questa istituzione deve compiere e che il governo dovrebbe rispettare perché rappresentano le esigenze delle famiglie.

Ad esempio, c’è stata una forte richiesta del “tempo pieno” da parte delle famiglie: questo significa che i genitori vogliono far trascorrere più tempo a scuola ai loro figli; questo cosa comporta? Più personale scolastico ovviamente. Di contro cosa fa il governo? Riduce i posti di lavoro: 87.000 posti in meno per i docenti e 45.000 in meno per il personale Ata.

Che cosa vogliono in realtà i precari? Vogliono, semplicemente, che ci sia un piano triennale di assunzioni a tempo indeterminato che garantisca l’esaurimento della graduatoria dei supplenti, ossia che quei docenti, che hanno avuto la supplenza annuale nell’anno 2008 /2009, abbiano nuovamente il loro posto di lavoro per l’anno scolastico 2009 /2010.

Italia dei Valori è per una scuola che sia inclusiva e egualitaria, quindi una scuola per tutti, e che pensi alla qualità del servizio; e questo lo si può fare soltanto stabilendo le risorse adeguate e pensando che la scuola è uno dei luoghi fondamentali anche di un riscatto sociale. Per questi motivi vogliamo una scuola pubblica, per tutti.

E come si può arrivare a questo modello di scuola? Innanzitutto investendo sulla scuola dell’infanzia, perché è da lì che parte la lotta alla dispersione scolastica: è dalla scuola dell’infanzia che l’individuo comincia a maturare la consapevolezza che la scuola può essere piacevole.

In una parola vorremmo che la scuola fosse “attraente”, rivolta anche per adulti, per garantire lo sviluppo della cultura, una scuola alla portata di tutti, certo, c’è poco da essere contenti delle bocciature. Vedete, un insegnante, un docente prepara il suo bel programma con diversi obiettivi per renderlo idoneo a ciascun ragazzo, anche attraverso un insegnamento individuale, quasi personalizzato. Per contro la scuola “minima” della Gelmini non offre questo, non garantisce affatto questo aspetto: più alunni per classe con meno discipline, con meno ore di insegnamento, come se si dicesse: “a noi interessa fare cassa”, certo non lo dice la Gelmini, ma sicuramente lo pensa Tremonti; poi, che il popolo italiano sia un po’ più ignorante, pazienza.

E allora il governo dovrebbe capire che sono molto importanti i temi come la scuola, la formazione, l’educazione, anche per migliorare l’economia di un Paese, ma soprattutto è importante la scuola per lo sviluppo della civiltà di un popolo.

Postato da Anita Di Giuseppe in | Commenti (56) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

13 Luglio 2009

L'istruzione è per tutti, ed è pubblica


Mercoledì 15 luglio, alle ore 10.30, saremo in piazza Montecitorio al fianco dei lavoratori precari della scuola e parteciperemo al sit in di protesta da loro indetto, per unire la nostra voce a quella dei docenti e difendere l'occupazione e la qualità del sistema d'istruzione pubblico.

Un momento imprescindibile, quello della difesa dell’occupazione, che deve essere sostenuto e tutelato così come il diritto al lavoro è difeso dalla Costituzione.

La scuola è una risorsa fondamentale del Paese ed è nostro dovere difenderla.

I tagli e le riduzioni di organico non possono essere l’esclusivo elemento di una riforma che investe il processo educativo delle nuove generazioni.

Il Governo toglie risorse al settore e si proclama a favore della selezione, ma i problemi antichi restano e le riduzioni degli organici violano le stesse leggi della Stato. In tre anni si storneranno 6 miliardi di euro agli investimenti per la scuola pubblica.

In pratica: 145.000 posti in meno.

Diminuire il tempo prolungato, aumentare il numero degli alunni per classe a 33, in aperto contrasto con le norme sulla sicurezza degli edifici scolastici, far regredire il sistema pedagogico di oltre vent’anni attraverso il reimpianto del maestro unico e l’abolizione della compresenza, significa marginalizzare e dequalificare la scuola pubblica.

I ministri Gelmini, Tremonti e Brunetta stanno perpetrando un disegno criminale da cui il sistema d’istruzione uscirà annientato.

E’ ora che il Governo si assuma le proprie responsabilità e ci spieghi il motivo per il quale vuole trasformare la scuola pubblica in fondazioni, creando un sistema aziendale e verticistico del personale docente, perché taglia il numero di migliaia di insegnanti e personale Ata, perché priva l’istruzione di fondi per le supplenze e per il sostegno ai diversamente abili.

La scuola pubblica è un bene comune che va tutelato e su cui è necessario investire.

Difendiamo il diritto allo studio, all’educazione plurale, alla libertà d’insegnamento, per una scuola che sia finalmente inclusiva, competitiva e soprattutto di qualità.

La scuola italiana deve essere efficiente nel rispetto della nostra Costituzione, la quale garantisce un trattamento uguale a tutti gli studenti, e deve essere contro una riforma che invece favorisce i “paganti”.

Un sistema scolastico ispirato alla qualità, alla libertà, alla laicità e al pluralismo è il più saldo presupposto di uno Stato moderno, ma sembra che l’importanza di una scuola pubblica statale non sia stata compresa dall’attuale governo, che non si accorge di quanto potenziale stia soffocando, con atteggiamento tanto disinvolto quanto pericoloso.

Bisogna promuovere una scuola pluralista, fruibile da tutti: come possono le classi ponte per gli stranieri favorirne l’integrazione e promuovere il rispetto per la multiculturalità?
Non sono forse i giovani i primi e i più pronti al confronto senza pregiudizi e al dialogo costruttivo, in un mondo sempre più simile ad un immenso network?
Se l’accesso alla professione sospenderà il ciclo di specializzazione per gli insegnanti, cosa ne sarà della loro preparazione, a cosa si ridurrà la loro offerta didattica?
Attualmente, in Italia, a maestri e professori non sono garantiti gli strumenti e i mezzi per migliorarsi, né quelli per tutelarsi. E’ inaccettabile questo tentativo di gettare la classe docente verso un futuro di precarietà stagnante. I criteri di adeguamento del numero di insegnanti sono davvero spregiudicati, perché sono ispirati a una logica di bilancio e non agli obiettivi della qualità e del merito.
In questo modo, il problema dei tagli alla scuola pubblica non colpirebbe solo il personale, ma anche le strutture: il 42% degli edifici scolastici non è agibile. Come si può razionalmente prevedere di affollare palazzi pericolanti? E com’è possibile non destinare risorse perlomeno sufficienti per garantirne la messa in sicurezza? Il Governo ha stanziato solo 300 milioni, a fronte dei 14 miliardi richiesti dal responsabile della Protezione civile.



Antonio Di Pietro, Anita Di Giuseppe, Pierfelice Zazzera, Stefano Pedica


12 Luglio 2009

Beppe Grillo: una bella candidatura


Apprendiamo con favore la notizia della candidatura di Beppe Grillo alla presidenza del Partito Democratico. Finalmente un volto nuovo con cui potremo dialogare e che non avrebbe, nei confronti dell’Italia dei Valori, un comportamento opportunistico, come sommatoria di voti di coalizione in prossimità di appuntamenti elettorali, ma di alleato coerente con cui condividere un programma politico. Una bella candidatura che metterà alla prova lo spirito riformista e democratico di un partito, oppure porterà alla luce, attraverso il ricorso a mille scuse e cavilli statutari dei suoi governanti, l’atteggiamento di chiusura di una casta dirigenziale. Timore che, come temo, non verrà smentito.

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Riciclaggio di Stato


E’ in arrivo una nuova “legge porcata”, ammantata anche questa volta da un velo di umanità, come avvenne in occasione dell’indulto, formalmente per sovraffollamento delle carceri, in verità per evitarlo ai soliti noti. Ora la nuova porcata viene giustificata con la necessità di trovare i fondi per la ricostruzione dell’Abruzzo.
Anche questa volta il Governo ha fatto ricorso al solito collaudato escamotage: far filtrare la notizia per vedere “che effetto fa”, salvo poi smentire quando ancora una volta si viene presi con le “mani nella marmellata”.

Ci riferiamo alla bozza di un emendamento che il solito “deputato-sherpa” avrebbe dovuto presentare – se quelli di “Repubblica” non se ne fossero accorti e non l’avessero denunciato in tempo – in coda al decreto anti-crisi attualmente in discussione in Parlamento.

L’emendamento – nella sua attuale bozza, che esiste davvero, che proviene dagli Uffici del ministero dell’Economia e di cui “Repubblica” ha copia - prevede una sanatoria con “esclusione di punibilità” per coloro che, avendo denaro all’estero, provvedono a farlo rientrare in Italia acquistando titoli di Stato (Bot e Cct).

La norma a prima vista potrebbe trarre in inganno per il suo dichiarato “buon fine” ma se solo si riflette un istante ci si può subito rendere conto che ci troviamo – semplicemente e terribilmente - di fronte ad un ennesimo riciclaggio di Stato, un reato che finora è (era) punito ai sensi dell’art. 648 bis del codice penale, sostituzione di denaro di provenienza illecita con altro denaro, ovvero ai sensi dell’art. 648 ter: impiego di denaro di provenienza illecita in attività economiche e finanziarie.

Già, perché l’unico denaro depositato all’estero che finora non poteva e non può essere fatto rientrare in Italia è quello di provenienza illecita, giacché tutti coloro che hanno acquisito o depositato legalmente utili all’estero possono tranquillamente farli rientrare in Italia.

Invece il denaro di cui parliamo è solo ed esclusivamente quello proveniente da evasioni fiscali, falsi in bilancio, bancarotte fraudolente, emissione di fatture false, o ancor peggio traffico di droga, traffico di armi, di organi, di sfruttamento della prostituzione e simili.

Insomma stanno consentendo ai mafiosi, ai camorristi, ed ai potenti della ‘ndrangheta di riportare proventi criminali in casa e di “sbiancarne” la provenienza. Non solo: stanno consentendo anche ai tanti “furbetti” del quartierino come Tanzi, come Cragnotti, come Fiorani di fare altrettanto.

Qualche ingenuo dirà: ma che ci guadagna il Governo a fare ciò?
Semplice: tra i possibili “beneficiari” della decisione c’è anche la più potente nomenclatura economica finanziaria italiana, come la famiglia Agnelli, la famiglia Marcegaglia, lo stesso Silvio Berlusconi (basta leggere la sentenza Mills o le dichiarazioni di questi giorni di Mariella Agnelli o i resoconti giudiziari del gruppo Marcegaglia, quello a cui appartiene l’attuale Presidente di Confindustria, per rendersene conto). Bastano nomi come questi per comprendere il perché la maggior parte degli organi di informazione, la cui proprietà spesso appartiene proprio a evasori fiscali conclamati, tacciono.

Il risultato sarà ancora una volta un danno ed una beffa per gli onesti cittadini italiani. In barba alle migliaia di cittadini che pagano le tasse e non arrivano a fine mese, ci ritroviamo con uno Stato che patteggia con i delinquenti e usa il pugno di ferro con gli onesti imprenditori. Chi ha guadagnato legalmente, pagando le relative tasse fino all’ultimo cent, passerà ancora una volta da fesso e la prossima volta si riprometterà anche lui di adeguarsi al mal-costume di governo: quello dell’evasore e del “riciclatore” di proventi illeciti.

D’altronde le sanatorie sono una costante dei governi Berlusconi: ne ha già fatta una nel 2001 ed una nel 2003. Ora vuole riprovarci nel 2009. Insomma egli, ogni volta che è al Governo, per far fronte alle necessità economiche e finanziarie di cui ha bisogno – invece di ridurre gli sprechi e far pagare il fisco a tutti – favorisce gli speculatori e gli evasori fiscali in cambio di una “tangente di Stato” del 5%, tanto sarebbe il contributo che verrebbe richiesto a chi fa rientrare i capitali dall’estero per avere il famigerato “certificato di esclusione di responsabilità”.

Non volendo affrontare lotte all’evasione, per DNA del proprio padrone, la maggioranza preferisce optare per il riciclaggio di Stato, chiedendo una “mazzetta pubblica” ai delinquenti, da investire in Bot, Cct. e aziende pubbliche.

Questi sporchi soldi in un uno Stato di diritto non dovrebbero essere condonati, bensì sequestrati e confiscati e quindi assegnati per la ricostruzione de l’Aquila.
Faccio appello alla dignità degli aquilani affinché rifiutino questi soldi sporchi, proventi illeciti di evasori, truffatori, ma anche venditori di morte, con droga ed armi, e di magnaccia senza scrupolo e pretendano che il Governo ci metta soldi veri e puliti per la ricostruzione.

Fatte queste premesse, mi dispiace, sig. Presidente della Repubblica, Napolitano, ma noi dell’Italia dei Valori sentiamo il dovere di declinare il suo nuovo appello “dopo la tregua per il G8, ora serve, nell’interesse del Paese, un clima più civile, corretto e costruttivo tra Governo ed opposizione”. Non so cosa ci trovi Lei, ma noi non ci troviamo nulla di “civile, corretto e costruttivo” in questi comportamenti del Governo e della sua maggioranza parlamentare e per questa ragione continueremo a fare opposizione senza sconti alcuno, dentro e fuori del Parlamento.

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11 Luglio 2009

Raiset: informazione di convenienza


"The Guardian e' un oscuro giornale della provincia inglese", come ci ha raccontato qualche giorno fa il "presidente editore", oppure e' un prestigioso quotidiano inglese che non guarda in faccia ai potenti e racconta senza remore le loro malefatte? La domanda sorge spontanea dopo aver visto il diverso trattamento che tanta parte della stampa italiana e del polo Raiset hanno dedicato agli ultimi due scoop del giornale inglese.

Qualche giorno fa infatti "The Guardian" aveva preso di mira Berlusconi, aveva raccontato le sue vicende private e politiche e aveva dato fiato all' insoddisfazione dei governi europei nei confronti del presidente italiano.

L'odiosa censura e' ormai stata superata. Da ieri "The Guardian" non e' piu' un oscuro giornale inglese, ma uno dei fari della libera stampa nel mondo. Il miracolo e' accaduto un minuto dopo la pubblicazione sul medesimo quotidiano di una rigorosa e documentata inchiesta sulle malefatte di Murdoch e sull'utilizzo di spie per delegittimare gli avversari e tutelare i suoi conflitti di interesse.

Resta inevasa la domanda iniziale: per quale ragione "The Guardian" e' un oscuro giornale inglese quando si occupa di Berlusconi e diventa, invece, un grande giornale da esibire in diretta tv quando prende di mira quello che oggi viene considerato il suo nemico giurato?

Dal momento che non vogliamo credere che si tratti di una altra manifestazione del conflitto di interessi, restiamo in trepida attesa di vedere come sara' raccontata agli italiani la prossima inchiesta che il giornale inglese dedichera' alla Italia e al suo governo.

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10 Luglio 2009

G8 a L'Aquila: spot inutile e costoso


Il G8 inutile e costoso. Collocato all'Aquila da una mossa pubblicitaria. Già il terremoto sessanta giorni prima delle elezioni aveva permesso a Berlusconi di andare sedici volte all'Aquila complicando a dismisura il già gravoso impegno dei pompieri e di tutti gli altri impegnati nei soccorsi. Vendeva la propria immagine di salvatore e così ha occupato in pianta stabile i telegiornali. Poi l'idea pubblicitaria per eccellenza: il G8 all'Aquila.

Non c'è motivazione razionale del gesto. Tralasciamo per il momento le spese prodigate nel luogo prima previsto in Sardegna e i lavori lì interrotti. In un luogo in cui tutti gli sforzi dovrebbero tendere a sollevare le condizioni dei terremotati, ad affrontare in modo tempestivo le urgenze dei prossimi mesi, a preparare gli alloggi e le scuole e l'ospedale prima del prossimo inverno, si deve invece assistere a uno sforzo insensato per organizzare un summit internazionale nel posto meno adatto del mondo.

In senso minimalista, si potrà al massimo sostenere che qualche struttura prodotta potrà essere utilizzata anche in seguito: qualche strada, l'aeroporto. Ma l'Aquila è ingombra di milioni di tonnellate di macerie, un numero sterminato di case rimaste in piedi sono lesionate e per precauzione ritenute inagibili. La ripresa autunnale porrà il problema delle scuole; dove andranno i bambini, i ragazzi, gli universitari? Si può pensare di sospendere anche un solo giorno la cura di queste urgenze in nome dei bisogni del G8?

C'è poi il problema dell'accentramento dei poteri nelle mani del plenipotenziario delegato dal capo del governo. E' in palese contrasto con il ruolo delle autonomie. La ricostruzione, come insegna limpidamente l'esperienza friulana, è dimensione squisitamente pluralistica. Il suo successo dipende dal coinvolgimento di tutti i soggetti attivi: il popolo ricostruisce la sua città. Invece l'accentramento dei poteri fa intravedere un orizzonte di appalti pilotati dove un piccolo stuolo di roditori privati si appresta a percepire profitti incalcolabili. Dove la retorica della concorrenza coprirà le prassi di cartello.

La stasi viscosa dei lavori favorisce la diaspora degli abitanti. E questa a sua volta è premessa di dispersione futura. Intanto chi resta in città è sottoposto a vincoli crescenti. Il G8 impone misure di sicurezza che fissano un mosaico di barriere invalicabili. Ci vogliono pass, permessi, documenti di identificazione. Perfino nel capannone in cui sono insediati i presìdi delle diverse funzioni amministrative gli stessi funzionari e gli assessori sono assoggettati a un regime di controllo parossistico. Ingressi e uscite differenziati, sbarramenti ripetuti, regolamenti. Il controllo sui fruitori degli insediamenti provvisori diventa sempre più stringente e si è sentito perfino il richiamo opposto a chi vuole discutere: qui non si parla di politica.

Con le vesti dell'efficienza avanza in realtà una visione che ha già qualcosa di totalitario. Tutto questo per il dominio dell'apparenza televisiva. Un capo del governo screditato sulla scena internazionale guiderà rapidi passeggi dei suoi colleghi tra le macerie reali della città distrutta e gli splendori apparenti dei progetti irrealizzabili. Il G8 svolgerà il suo ruolo caduco di spot televisivo e sarà rapidamente dimenticato. Quando le sue luci si saranno spente gli aquilani si rimboccheranno la maniche e, finanziati con fondi insufficienti dal governo chiacchierone, cercheranno di ricostruire la loro città per dare un tetto alle famiglie, mandare i figli a scuola, ridare vita alle piazze della loro socialità sospesa.


9 Luglio 2009

Nucleare: spaventoso passo indietro


Oggi è stata scritta un’altra pagina nera: il governo Berlusconi ha imposto agli italiani il ritorno al nucleare attraverso il disegno di legge sviluppo, approvato in via definitiva al Senato. Questa proposta oscena era stata già respinta dai cittadini, attraverso un referendum, nel 1987.

Insomma, mentre Obama va avanti con la sua politica verde, il nostro governo ha fatto fare al nostro Paese un passo indietro spaventoso, mettendo a rischio la salute e la sicurezza dei cittadini, al sol fine di rimpinguare le casse di pochi imprenditori senza scrupoli e di assoggettarsi alle lobby del nucleare.

L’Italia dei Valori è contro il nucleare, senza se e senza ma, consapevole che la scelta di questa energia obsoleta non è un segnale di sviluppo, né di risparmio. Il nucleare di terza generazione è pericoloso, dispendioso, ambientalmente distruttivo e, sul piano della salute, una bomba ad orologeria. E non è sicuramente la risposta giusta al problema energetico esistente. Non sappiamo ancora neanche come smaltire le scorie radioattive, e nessuno in merito ha mai trovato una risposta. E di fronte a tutto questo e ai pericoli scientificamente provati del nucleare di terza generazione, il governo Berlusconi che fa? Approva una legge per riportarlo in auge.

Il nostro Paese ha una posizione geografica invidiabile, al centro del Mediterraneo, ricco di fonti alternative e innovative. Avremmo potuto investire in quello che la natura ci ha donato, nel solare, nell’eolico e creare nuovi posti di lavoro e nuove opportunità per l’imprenditoria. Ma così non è stato, perché questo Governo pensa agli interessi dei soliti furbetti e non ai cittadini.

Tra l’altro, l’Italia ha bisogno di investimenti concreti nelle energie pulite perché è inadempiente rispetto agli obblighi comunitari relativi al protocollo di Kyoto e anche perché sarebbero un volano di innovazione e nuove occupazioni, come dimostrano le esperienze della Spagna, della Germania e di molti altri Paesi tecnologicamente avanzati.

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Boicottiamo il Tg1 di Minzolini


La stampa estera si sta occupando dell’Italia, per fortuna, altrimenti la cortina di ferro issata dai media che ovatta la vera informazione nel Belpaese ci getterebbe in una dimensione parallela, completamente astratta dalla realtà. E non esagero quando lo sostengo anche in questo video. Basta guardare cosa abbiamo in casa: tralasciamo le reti Mediaset, quelle per definizione, e proprietà, sappiamo che tipo di informazione prediligono, ma se guardiamo alla Rai, da qualche tempo le cose non sembrano diverse.

Dicono che il nuovo direttore del Tg1, Augusto Minzolini, abbia inventato uno stile, il cosiddetto minzolinismo, ovvero quella forma di giornalismo che si basa sulla raccolta di dichiarazioni anche informali di uomini politici, senza alcuna verifica delle affermazioni raccolte.
Quando il prode Augusto non era ancora approdato alla corte di Re Silvio, nell’ormai lontanissimo 1994, scriveva su la Repubblica questa perla di saggezza: “La distinzione fra pubblico e privato è manichea: un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”. Una perla di saggezza del prode Minzolini, finita nella rete, quel fantastico occhio sul mondo che qualche volta fa da ufficio delle cose smarrite. Era bravo il nostro, uno squalo tra tanti tonni, come lo definì il suo maestro.

Dal quel lontano 1994, molto è cambiato. Oggi Augusto Minzolini, colui che scriveva che ogni aspetto della vita di un politico è pubblico, ha trasformato il Tg1 nel megafono del Governo, mettendolo al servizio del padrone, come neanche il Tg4 di Emilio Fede è mai riuscito a fare. Il neo-direttore del Tg1, nasconde, manipola, cancella ogni notizia e ogni voce scomoda al Governo. Ha bandito la verità e la notizia. Passa solo ciò che serve ed è utile al sovrano. Con un colpo solo, ha cancellato la voce dell’opposizione.

Vi sarete chiesti perché, dal giorno dopo le Europee non avete più visto o sentito un volto o una voce di Italia dei Valori parlare ai microfoni del Tg1. Italia dei Valori, forza politica dell’8 per cento, premiata dal voto di 2 milioni e mezzo di cittadini alle elezioni europee, è sparita d’incanto dai servizi politici del Tg1. Ma quel che è più grave è che si tratta del principale telegiornale del servizio pubblico nazionale e, come tale, avrebbe l’obbligo di dare voce anche alle forze di opposizione.

Nascondere, manipolare, oscurare, cancellare voci e notizie scomode. Questo è il nuovo corso del Tg1 del prode Minzolini. Ed è per questo che lancio un appello dal mio blog: boicottiamo il Tg1. Facciamolo anche per quei giornalisti rigorosi e seri che vogliono ancora fare il loro mestiere correttamente.

La politica, men che meno l’opposizione, non ha strumenti validi per combattere questo nuovo corso. Voi cittadini e spettatori sì. Avete uno strumento in mano straordinario, il telecomando. A tutto può resistere un direttore di telegiornale, per quanto asservito al padrone, tranne che al crollo degli ascolti. Già siamo un pezzo avanti. Gli ascolti del Tg1 sono in calo. Facciamoli crollare. Solo così facendo, il prode Minzolini dovrà cedere di fronte al potere della vostra scelta.

Questo è il nuovo corso di Italia dei Valori per combattere chi nasconde, manipola, oscura, cancella la verità. Fai girare la voce. Diventi un tam tam: boicottiamo il Tg1. Non guardiamo più chi nasconde, manipola, oscura, cancella la verità.


8 Luglio 2009

Londra, andata e ritorno


Politica, giustizia, legalità e informazione. Di questo ho discusso a Londra, pochi giorni fa, in una serie di appuntamenti che mi hanno dato conferma dell’attenzione che, anche fuori dall’Italia, suscitano questi temi.

Incontri intensi, alla presenza di moltissimi giovani come al King’s college, a cui si sono affiancate l’intervista alla Bbc Radio e la conferenza stampa. Sono state occasioni importanti, di conferma appunto di quanto il progetto per un Paese diverso, più giusto e trasparente, susciti attenzione oltre Manica. Non ci sono infatti confini geografici che possano nascondere agli occhi del mondo esterno lo squallore, politico ed etico, che investe l’Italia del "sovrano" in decadenza.

Non sfugge allo sguardo extra-italico l’attacco, ormai consolidato, all’informazione libera e alla magistratura di cui questo esecutivo è promotore, ogni giorno in modo sempre più virulento. Ma parallelamente, tra i nostri connazionali all’estero e non solo, cresce e si fa più forte la speranza e il convincimento che un riscatto è possibile e va inseguito ad ogni costo.

Senza tentennare, senza timore, soltanto animati dalla certezza che non c’è realismo più grande di un sogno da realizzare.

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7 Luglio 2009

Lettera aperta al Capo dello Stato


On. Presidente,

per parecchi anni mi sono battuta, da semplice cittadina, nel denunciare le collusioni di apparati del potere ufficiale con il gruppo mafioso dominante a Barcellona Pozzo di Gotto, città nella quale mio padre l’8 gennaio 1993 venne ucciso affinché non infastidisse più con il suo impegno giornalistico le dinamiche criminali di alto livello che trovavano sede o sponda in quel territorio.

In particolare, ho denunciato le notorie contiguità che hanno legato importanti magistrati di quella città ad esponenti apicali della criminalità organizzata. Ciò facevo già prima del 2 ottobre 2008. In quella data arrivò, poi, la tragica morte del prof. Adolfo Parmaliana, che con l’ultima lettera lasciataci prima del suo suicidio urlò al paese intero la sua riprovazione per le pratiche criminali di certa “magistratura barcellonese/messinese”. Signor Presidente, Adolfo Parmaliana era un militante politico, del Suo stesso partito, che aveva assunto il sacro rispetto della legalità quale stella polare del proprio impegno pubblico.

Per effetto della sua morte, sono stati avviati, dal Consiglio Superiore della Magistratura e dall’Autorità giudiziaria competente, i doverosi approfondimenti su alcuni magistrati del distretto di Messina. Uno di questi, il dr. Olindo Canali, fin dal 1992 in servizio alla Procura della Repubblica di Barcellona P.G., è oggi indagato (come ufficializzato, nel silenzio censorio degli organi di stampa, da numerosi siti internet e blog) dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria per falsa testimonianza e per favoreggiamento del capomafia barcellonese Giuseppe Gullotti. Entrambe le contestazioni a carico del dr. Canali sono aggravate dal fine di aver agevolato l’associazione mafiosa operante a Barcellona P.G..

Il dr. Canali è anche oggetto di una procedura del Consiglio Superiore della Magistratura, ancora in fase preliminare, di incompatibilità ambientale e funzionale. Sennonché, si è da ultimo appreso che egli, al fine di porre nel nulla il procedimento paradisciplinare a suo carico, abbia avanzato al CSM domanda di trasferimento volontario presso altra Procura della Repubblica siciliana: in particolare, addirittura, avrebbe espresso gradimento per due Procure distrettuali, come Catania e Caltanissetta; una sorta di promozione per meriti sul campo. Se ciò davvero accadesse, cioè se il dr. Canali venisse trasferito su sua richiesta ad altra Procura della Repubblica, il CSM da Lei presieduto, Signor Presidente, scriverebbe l’ennesima pagina nera della sua pur non sempre commendevole storia.

Negli ultimi anni ho contestato pubblicamente l’operato di questo Consiglio Superiore della Magistratura, responsabile di aver operato una rappresaglia contro magistrati responsabili solo di aver fatto il proprio dovere (Forleo, De Magistris, Apicella, Nuzzi e Verasani) e di aver deliberato nomine poco decorose ad importanti vertici giudiziari (la peggiore, senz’altro, quella del barcellonese Antonio Franco Cassata quale Procuratore generale a Messina). A fronte della cacciata sommaria deliberata contro alcuni magistrati integerrimi, però, se il Consiglio Superiore della Magistratura omettesse di decidere per il dr. Olindo Canali il trasferimento d’ufficio ed il cambio di funzioni assesterebbe un intollerabile sfregio alla memoria di mio padre, Beppe Alfano, e di Adolfo Parmaliana, oltre che al decoro dell’ordine giudiziario.

Perché ciò non accada, allora, mi rivolgo a Lei, Signor Presidente, perché un’ipotesi così indecente non diventi realtà. Dopo aver lottato per anni da comune cittadina, mi sentirei alla stregua di un disertore se, oggi che ho la responsabilità di rappresentare l’Italia al Parlamento europeo, sulla scorta del voto di decine e decine di migliaia di cittadini, non mantenessi alta l’attenzione su un blocco giudiziario filomafioso che continua a imperversare nella mia Barcellona Pozzo di Gotto.


6 Luglio 2009

Economia: vietato informare


Un articolo di poche righe (art. 11) dell’ennesimo decreto anti-crisi (D.L. n. 78 dell’1 luglio 2009) ed il governo di regime mette il bavaglio anche alla comunicazione dei dati sull’andamento dell’economia italiana.

Tutti gli organismi mondiali segnalano da tempo con i loro dati l’andamento negativo in tutti i paesi industrializzati, la crescente disoccupazione, il rischio per la coesione sociale. Lo dice l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico): “L'Italia sta attraversando un periodo di recessione «molto forte» che continuerà «fino alla fine del 2009», poi, nel 2010, ci sarà una «lenta ripresa». Nell'anno in corso il Pil scenderà del 5,5% per poi tornare a salire dello 0,4% il prossimo anno.”. Questi dati sono in linea con quelli del FMI (Fondo Monetario Internazionale). Ma lo dicono anche molti organismi e centri studi nazionali.

Così Mario Draghi, Governatore della Banca d’Italia, citando il proprio ufficio studi, conferma la caduta del Pil 2009 "attorno al 5%, se non succede nulla", ma avverte che per superare la crisi bisogna sostenere i consumi e l'occupazione: "La condizione per non far peggiorare le cose è che tengano i consumi. Per questo è essenziale una tenuta del mercato del lavoro". Così Emma Marcegaglia, in base alle analisi del centro studi di Confindustria. Così Giorgio Guerrini, Presidente di Confartigianato. E ancora Carlo Sangalli, Presidente di Confcommercio: “Lo scenario continua ad essere quanto mai difficile per l'economia italiana: nel 2009 i consumi delle famiglie italiane si contrarranno dell'1,5%, previsione che l'associazione rivede in senso peggiorativo rispetto alla stima precedente (-1,4%)”. Lo dice la Corte dei Conti: “In Italia "il percorso di riduzione del disavanzo si è arrestato". Gli indici 2008 "hanno purtroppo disatteso" l'auspicio della "prosecuzione di un percorso virtuoso a riduzione del debito e deluso l'aspettativa di un miglioramento dei conti pubblici". Lo dice infine l’Istat, Istituo centrale di statistica, l’organismo pubblico preposto per legge alla elaborazione e diffusione delle statistiche ufficiali del nostro Paese (in diretto coordinamento con Eurostat, che lo fa a livello di Unione Europea): “ il consuntivo su base annua del fatturato industriale ha accusato flessioni a due cifre (-22,2%), la flessione più alta dal 2005. Nei primi quattro mesi del 2009 il fatturato industriale segna un calo complessivo del 22,3%. Gli ordini restano in caduta, L’Istat ad aprile ha rilevato la nona flessione congiunturale consecutiva pari al -3,7%. Il rapporto con il 2008 è preoccupante: -32,2% il calo medio annuo degli ordini”.

Apriti cielo! Questo è troppo! Al Principe Manovratore (Berlusconi) ed ai suoi cortigiani (Tremonti, Sacconi e Scajola) questi dati non piacciono. “Non sia mai – potrebbe aver detto Berlusconi – che gli Italiani ci credano e scoprano così che il governo non ha fatto nulla per contrastare la crisi.” E così partono gli attacchi pianificati. Il 26 giugno, al termine del vertice di Corfù, Berlusconi attacca: “"C'è un circuito vizioso di crisi per paura, alimentato dalle dichiarazioni di governi, opposizioni e di istituzioni economiche, nazionali, europee e internazionali che continua a dare numeri sul deficit e sul prolungarsi della crisi. - ha insistito Berlusconi - I media che le riprendono complicano la situazione diventando fattori che alimentano queste paure". Il premier ha quindi rivolto un "appello" ai responsabili istituzioni internazionali, "al loro buon senso e al senso di responsabilità".
"Non è la prima volta che attacca gli organismi internazionali. La reazione più appropriata ci sembra quella di non commentare per non alimentare nuove polemiche", cosi un portavoce della Commissione europea ha replicato all'ultima esternazione del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Ieri a Parigi, sede dell'Ocse, a Bruxelles, sede della Commissione europea, a Washington, sede del Fondo monetario internazionale, sono rimasti sorpresi e increduli. Ma anche zitti. Perché nessuno ha avuto voglia di entrare in polemica con un capo di governo. Certo una critica di questa natura non l'avevano mai ricevuta. Il loro mestiere è anche quello di studiare le crisi, fare previsioni statistiche, aiutare le decisioni di coloro che da quelle parti chiamano i policy maker, i politici. Loro, invece, sono tecnici di altissimo livello. "D'altra parte - osservano chiedendo un assoluto anonimato - anche il governo italiano farà le sue previsioni nell'imminente Dpef. E che scriverà?". In precedenza Tremonti aveva attaccato Draghi dicendo: «Silenzio sulle cifre fino a settembre», è l’invito di Giulio Tremonti in un’intervista al Tg2. «Facciamo passare almeno l’estate. Ne guadagnerebbero gli economisti in salute, ma soprattutto la gente. Non è censura, è igiene». Dare troppi dati «è un modo per fare del male alla gente, diffondendo sfiducia e incertezza, quando l’economia deve essere invece fiducia e certezza», aggiunge polemicamente il ministro. E l’informazione? «Troppe informazioni diventano deformazioni» dice Tremonti. Anche Berlusconi lo aveva censurato: "Questa è un’informazione del Governatore che non corrisponde alle cose che emergono dalla nostra conoscenza della realtà italiana".Il riferimento era al dato che secondo Draghi, se non si adottano misure straoprdinarie, entro il 2009 1,6 milioni di persone si ritroveranno senza lavoro e senza una tutela economica, tipo la cassa integrazione.

Sull’Istat hanno addirittura sparato in tre. Ha aperto le danze il solito Tremonti sostenendo l'inaffidabilità dell'indagine sulle forze lavoro. Che, dopo quattordici anni, segnalava il calo del tasso di occupazione e la crescita di quello della disoccupazione. Insomma, con i numeri, raccontava la gravità della crisi nel mercato del lavoro. (Come ha replicato il Presidente dell’Istituto le procedure sono quelle di Eurostat). Poi hanno continuato Claudio Scajola (Sviluppo economico) e Maurizio Sacconi (Lavoro): troppe stime e troppo frequenti - secondo il governo - tali da non riuscire a offrire un quadro reale della crisi economica. Alle indagini campionarie (quelle che fa l'Istat) andrebbero affiancati e rafforzati - è sempre la tesi del governo - i dati amministrativi ricavabili dalla fisco e dall'Inps.

E così detto e fatto. Con l’articolo 11 del DL 78 dell’1 luglio 2009 si mette il bavaglio a tutti coloro che per legge sono autorizzati a produrre dati in modo indipendente (Istat, Banca d’Italia). Si crea alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio una banca dati che raccoglie i risultati di tutti. Da quel momento i dati sull’andamento dell’economia sarà solo il Governo a darli. State certi che saranno in linea con l’ottimismo di Berlusconi e contro il catastrofismo delle istituzioni internazionale nazionali, che fanno parte del complotto plutocratico mondiale contro il “Salvatore della Patria” o “L’unto del Signore”. Italia dei Valori cercherà di contrastare questo disegno piduista.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (41) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

5 Luglio 2009

I cortigiani di Re Silvio


La vicenda della cena tra massimi esponenti politici del governo e della maggioranza con due giudici costituzionali assume toni da farsa. Mentre gli esperti di bon ton istituzionale raccomandano di affrontare la situazione "con passo felpato", il giudice Mazzella, nella cui casa si è svolto il convivio, applica il consiglio a modo suo: rompe gli indugi e rivendica il diritto di invitare il "caro Silvio" tutte le volte che vuole e vorrà.

Lo fa con un proclama in cui sostiene che solo un dominio totalitario potrebbe impedirgli questa libertà personale. Il giudice Mazzella non avrà letto l'articolo su Europa in cui Federico Orlando ricorda che da bambino nelle passeggiate col padre sulla via della stazione incontrava un signore che scambiava al massimo con chiunque un breve saluto di convenienza. Alla sua richiesta di spiegazioni il padre rispose che era il procuratore del Regno e non poteva parlare con nessuno senza ledere l'immagine di imparzialità della giustizia. Qui giunge opportuna la precisazione di Tania Groppi su l'Unità: in Germania la Corte Costituzionale risiede a Karlsruhe, lontana dalla capitale.

Alcuni commentatori hanno sostenuto che Di Pietro, con la sua richiesta di dimissioni dei due giudici, avrebbe invaso l'autonomia della Corte Costituzionale. Curiosa logica: se la Corte deve essere autonoma non si capisce come due giudici costituzionali possano comprometterla esponendola al sospetto che possa essere condizionata proprio dalla loro fisica partecipazione a un irrituale incontro con esponenti dei poteri esecutivo e legislativo.

La questione non è solo teorica. Tra breve la Corte dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano (ministro presente alla cena) con cui il presidente del consiglio viene sollevato da tutti i numerosi e infamanti provvedimenti giudiziari a sua carico. Il cittadino preoccupato potrebbe temere che la decisione della Corte possa essere influenzata da contiguità che non avrebbero mai dovuto verificarsi. Ma in un certo senso la lettera di Mazzella fa involontariamente chiarezza e rende evidente che i due giudici presenti alla cena non possono più partecipare alla decisione sul Lodo Alfano. E si potrebbe aggiungere: se vogliono andare a cena col presidente del consiglio sono liberi di farlo ma liberino la Consulta del loro ingombro. Da parte sua la Corte Costituzionale saprà esercitare la sua autonomia.


4 Luglio 2009

Bambini invisibili


Il Senato ha scritto una delle pagine più brutte di questa legislatura. Con ben tre fiducie, è passato il pacchetto sicurezza, un provvedimento moralmente inaccettabile e lesivo della dignità umana.

Infatti, in netto contrasto con una società multietnica e multiculturale sono state approvate norme aberranti dal punto di vista della sicurezza e dell’ordine pubblico. La più aberrante è quella che, con l'odiosa istituzione del reato di immigrazione clandestina, renderà invisibili le migliaia di bambini, figli di stranieri, che nasceranno in Italia: neonati sottratti a ogni controllo di legalità e sconosciuti all'anagrafe, di fatto dei fantasmi agli occhi del mondo.

Siamo davanti ad una evidente violazione della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo che prevede espressamente l’obbligo di registrazione della nascita di un qualsiasi bambino nato in un qualsiasi paese che abbia sottoscritto la Convenzione stessa, a prescindere dalla cittadinanza dei genitori e ovviamente dalla regolarità del loro soggiorno.

Condividiamo le preoccupazioni della Chiesa: non c'è sicurezza senza il rispetto dei diritti umani di ogni persona.

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3 Luglio 2009

Contro la mafia una rivoluzione culturale


Chi tace e piega la testa muore ogni volta che lo fa. Chi parla e cammina a testa alta muore una volta sola”. E' la frase, solenne e profonda, di Giovanni Falcone, che fa da cornice alla grande iniziativa che si terrà domani a Pomigliano D'Arco, in provincia di Napoli, alle ore 16.30 presso la sala consiliare del Comune.

Il convegno, promosso dai “familiari delle vittime della mafia” al quale parteciperanno, tra gli altri, Sonia Alfano, Gioacchino Genchi, Salvatore Borsellino e il sottoscritto, rappresenta un'occasione preziosa di riflessione: non un ricordo tout court, solo rituale, dei drammi del passato, ma anche un momento per riaccendere i riflettori, ribadire ad libitum l'imprescindibilità di valori, come quello della giustizia, della legalità, dell'antimafia, sempre più umiliati ed offesi da una politica imbarbarita, svilita, avvitata su se stessa, incapace – perchè spesso non è suo interesse - di rispondere ai veri bisogni dei cittadini e di impegnarsi per costruire proposte concrete di rafforzamento dei diritti e della tenuta democratica.

Un incontro, quello di Pomigliano, che sarà un momento non solo di commemorazione ma anche un'occasione di coraggioso e fiero riscatto: da una città della profonda provincia di Napoli, un territorio segnato troppo spesso dal degrado sociale, dalla presenza invasiva della camorra e dove ad ancora troppi giovani è stato rapita anche la speranza per un futuro meno incerto, deve venire un segnale di speranza, di grande forza. Di ritorno del primato dell'etica nella politica.

L'antimafia deve tornare tra le priorità della politica perchè la mafia, la camorra, la 'ndrangheta ogni giorno continuano a prosperare, a diffondersi, a uccidere. Nel silenzio di tanti, troppi. Questo governo ha appena approvato dei provvedimenti iniqui, assurdi e contrari ai valori della Costituzione, utili solo ad alimentare una propaganda becera ed insulsa e che di fatto renderanno ancora più debole chi lo è già e ancora più feroce chi è già forte. La vera lotta alla criminalità e all'illegalità – al contrario - si fa innanzitutto colpendo i tentacoli di questo “mostro”, una vera e propria metastasi presente nella politica, nelle istituzioni, nella società, nell'economia. Una piovra che contamina, distrugge, influenza, che va affrontata non solo con leggi serie e risorse economiche adeguate (sebbene il governo Berlusconi abbia clamorosamente fallito anche su queste priorità, su cui peraltro si era impegnato in campagna elettorale. Alla faccia della sicurezza!) ma anche, e soprattutto, investendo nel grande capitale umano, quello sano, per arrivare ad una grande rivoluzione culturale.

Sostenere chi merita e isolare la subcultura della violenza e delle commistioni di comodo. Un nuovo senso di comunità, un nuovo vigore alla battaglia antimafia: principi fondamentali per misurare la qualità di una democrazia. Qualità che in Italia è messa sempre più a dura prova da un sistema politico inquinato, tossico, grigio, che avviluppa anche un'informazione troppo spesso prona alle esigenze della propaganda. E quando un diritto viene squalificato a mero strumento di esercizio del potere, significa che la democrazia è in pericolo. Ed allora è giunto il momento di dire basta, di cominciare a ribellarsi, di lavorare insieme per riscattare territori piegati dalla violenza, dalla sopraffazione, dalla subcultura.

Diceva Paolo Borsellino: “La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale dell'indifferenza, delle contiguità e quindi della complicità”. Ogni giorno, in Italia, ognuno di noi viene privato di un pezzettino di libertà: quella di riuscire a trovare un lavoro sano, di poter vivere con tranquillità nella propria città, di non dover essere costretto ad aver paura. Ed un diritto negato a un cittadino è un diritto negato ad un'intera società. E l'antidoto per una società in pericolo è unirsi, tutti. Facendo, ognuno per il suo ruolo e le sue responsabilità, fronte comune per debellare un cancro che continua ad innervare la nostra bella Italia. Una ribellione necessaria per condurre una grande, magnifica, fondamentale, corale battaglia di civiltà.

Postato da Francesco Barbato in | Commenti (64) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

2 Luglio 2009

Ronde: insicurezza medievale


Il problema della sicurezza dei cittadini dovrebbe essere al centro delle politiche di qualsiasi tipo di governo. Per l'Italia dei Valori è un tema fondamentale su cui intendiamo da sempre - e lo faremo anche per il futuro - porre la nostra attenzione. Devo dire però che ci sembra di vivere in un incubo in queste settimane: stiamo affrontando il tema delle ronde.

Le ronde non sono un'invenzione della Lega, le ronde sono associazioni di cittadini che nel Medioevo, pensate, e si occupavano della sicurezza del territorio. Ma stiamo parlando appunto del Medioevo, quando non c'era lo stato di diritto, quando non c'era la democrazia, quando la legalità non si sapeva cosa fosse, cioè stiamo parlando del Medioevo. E oggi la Lega col governo di centrodestra ripropone le ronde.

Io non so se vi è capitato di vedere un film che è uscito nelle sale cinematografiche dal titolo "L'onda". E' una storia vera di un professore che ebbe l'idea di organizzare i ragazzi della sua classe in una sorta di gruppo militarizzato, in modo da poter spiegarsi come mai così tante persone avessero potuto soggiacere al potere di Hitler. Bene, in poche settimane, ci racconta questo film, i pochi ragazzi galvanizzati dall'idea di far parte di un gruppo organizzato e militarizzato hanno incrementato il loro livello di violenza in modo esponenziale, e questo stava rischiando di andare verso una deriva pericolosa.

Ecco questo sono e saranno le ronde. C'è il rischio che gruppi di cittadini, in buona fede, possano diventare violenti. Le ronde, poi, saranno più violente tanto più sarà la debolezza dei soggetti con cui verranno in contatto. Per cui questo è un altro tema pericolosissimo. Per non parlare poi delle ronde che saranno al fianco dei partiti politici. Nelle scorse settimane già l'Msi Destra Nazionale ha presentato la sua Guardia nazionale, che - dicono loro - si affiancherà alla Guardia nazionale padana per fare sicurezza sul territorio.

Bene, l'Italia dei valori è assolutamente contraria alle ronde, e farà di tutto per fare in modo che la sicurezza dei cittadini venga tutelata dallo Stato, così come previsto dalla nostra Costituzione, in modo che la nostra democrazia e la legalità rimangano i capisaldi del nostro ordinamento giuridico.

Postato da Patrizia Bugnano in | Commenti (92) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Luglio 2009

G8: appello alle first ladies


Anche le donne del''Italia dei Valori aderiscono alla richiesta proveniente dal mondo della cultura, in particolare dalla professoressa Chiara Volpato, rivolta alle First Ladies del mondo che dovrebbero venire al G8.

Vogliamo unirci a questo appello per sollecitare l'attenzione di queste donne, che rivestono un ruolo importante accanto a uomini importanti, per evidenziare la totale disgregazione che sta avvenendo nel nostro Paese a seguito degli ultimi eventi e delle ultime notizie sui comportamenti tenuti dal nostro Premier, Silvio Berlusconi.

Non stiamo parlando di reati, ci penserà la magistratura ad accertarli, ma questo non ci interessa. Come donne dell'Italia dei Valori ci sentiamo di affermare che i comportamenti tenuti dal Premier sono deprecabili dal punto di vista morale ed etico. Credo che le First Ladies darebbero un bel segnale, forte, se facessero loro l'appello fatto dalla cultura italiana su questo argomento.

Non si tratta di essere bacchettoni. Si tratta di tutelare la dignità delle donne, e non dare questa immagine della donna che, per fare carriera politica o per raggiungere altri obbiettivi, è disposta a vendere il proprio corpo.

Nell'Italia dei Valori e nella nostra società ci sono tante donne per bene, capaci, competenti, intelligenti, e credo che il mondo femminile non meriti questa figuraccia che il Premier ci sta facendo fare.



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