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30 Settembre 2009

Via il canone e via l'un per cento


Se Annozero e Parla con me "portano voti" al governo allora il Presidente del Consiglio li lasci andare in onda e ritiri i suoi cani da guardia, e visto che c’è si riprenda il cavallo di Troia che ha piazzato alla concorrenza delle aziende di famiglia.

Anzi lui, che è al governo, aggiunga: "Via il canone Rai e via l’1% dei diritti delle concessioni per le frequenze di Stato a Mediaset che devono essere adeguate ad un congruo 30% del fatturato".

Se è vero che la Rai, con questa dirigenza oscurantista, non merita il canone dei cittadini è altrettanto vero che le reti Mediaset non possono saccheggiare l’erario retrocedendogli quattro spiccioli del fatturato di una società minore dell’impero mediatico Berlusconi, RTI, facendo passare un fiume di miliardi di euro di Pubblitalia senza pagare un cent.

Lo abbiamo scritto nel nostro programma e senza questa “svista” dell’1%, da parte dei vecchi governi di sinistra, oggi il Paese non sarebbe in mano alla parodia della parodia de “il Grande Dittatore”.

Mi chiedo come si possa aver appaltato il 50% del sistema radiotelevisivo nazionale in mano a uomini del calibro di Confalonieri e Berlusconi. Un comodato praticamente gratuito, stipulato dal sodale Craxi, ma siglato dai governi per decenni, che ha consentito ad una sola famiglia di controllare una nazione e cumulare immense ricchezze alle spalle dei cittadini.

Poi con calma dovremo tornare ad occuparci anche dei contributi pubblici all’editoria, perché anche quelli, con un’informazione supina, come quella della stampa attuale, sono del tutto ingiustificati.

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29 Settembre 2009

Legalita' e trasparenza amministrativa


Legalità e trasparenza amministrativa sono due potenti strumenti di democrazia che purtroppo sono stati - e sono - troppo spesso vituperati nell'Italia repubblicana.

Da tempo assistiamo a più o meno gravi fenomeni di corruzione: dalla classica "raccomandazione" ai processi "aggiustati" o sospesi per favorire il potente di turno, ai dipendenti fedeli a qualsiasi amministrazione, rimossi o "dimissionati" perché onesti osservatori dello stato e non del potere.

Molte amministrazioni pubbliche, divise per territori, funzioni o carriere, spesso diventano feudo di poteri politici che nulla hanno di democratico.

Nell'Italia di Berlusconi la situazione è anche peggiorata, siamo ormai alla denigrazione dei magistrati scomodi, all'impoverimento dell'amministrazione pubblica (vedi scuola e sanità) a favore dell'attività imprenditoriale privata degli "amici".

L'Italia dei Valori è contraria al neofeudalesimo, vogliamo tornare agli schietti valori repubblicani scolpiti nella Costituzione, perché se la res publica, in quanto tale, è di tutti, non può essere piegata agli interessi di pochi o, peggio, di uno solo.

Si tratta di una grossa battaglia democratica nella quale noi siamo in prima fila.

Ne discuteremo nel corso del convegno "Legalità e Trasparenza Amministrativa. Una normalità mai raggiunta", che l'Italia dei Valori ha organizzato a Milano il 1° ottobre, alle ore 20.30, presso la Sala Di Vittorio della Camera del lavoro, in C.so di Porta Vittoria, 43. Al convegno parteciperanno Luigi De Magistris, Nicola Tranfaglia, Basilio Rizzo, Flavia Fulvio, modererà il dibattito Peter Gomez.

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28 Settembre 2009

Kyoto: 900 mln di euro nel 2012


Alla sessione dell'ONU dedicata ai cambiamenti climatici prodotti dalle immissioni in atmosfera dei gas serra, mentre si allargava la consapevolezza, anche tra i paesi grandi inquinatori come gli USA e la Cina, della necessità di interventi immediati e improcrastinabili per ridurre le emissioni e salvare il futuro del pianeta da rischi catastrofici per la stessa nostra civiltà, Berlusconi si è detto sedotto dalle parole di Obama che, ha detto testualmente, “me le ha rubate”.
Ci si sarebbe aspettato, dunque, che al ritorno in Italia, confezionando la prossima legge finanziaria, Berlusconi desse prova della serietà dei suoi proponimenti adottando misure urgenti per ridurre le emissioni di gas serra dell'Italia, che è in difetto di quasi 40 milioni di tonnellate di CO2 rispetto agli impegni presi con la UE per il 2009, divario che aumenterà nel 2010 a quasi 60 milioni di tonnellate. Invece, per ammissione dello stesso ministro dell'Ambiente, la prossima legge finanziaria non conterrà niente del genere, anzi, cancellerà anche gli stanziamenti previsti dalle precedenti finanziarie.

Di fronte alle inevitabili censure della UE Berlusconi ha proposto di rinegoziare i limiti di emissione dell'Italia. Ma rinegoziare che?

Dopo le intese assunte in Europa per ridurre le emissioni verso l'obiettivo denominato “20-20-20” (cioè al 2020 meno 20% di emissioni, meno 20% consumi energetici e più 20% di energia da fonti rinnovabili) il governo italiano non ha fatto nulla. Le previsioni , di fronte a questa inerzia, indicavano chiaramente e in modo univoco che nel 2009 l'Italia avrebbe accumulato un eccesso di emissioni di oltre 60 milioni di tonnellate, cosa che ne avrebbe fatto il primo paese inquinatore d'Europa.
La crisi economica ha ridotto i fabbisogni energetici e la produzione di energia elettrica in quantità tale che le emissioni effettive sono risultate inferiori a quelle previste di oltre il 30%: venti milioni di tonnellate di CO2 di minori immissioni in atmosfera dall'Italia non come conseguenza delle misure di mitigazione del Governo ma per effetto della crisi globale. La riduzione dell'inquinamento l'Italia la paga in posti di lavoro e in ricchezza nazionale.
Berlusconi si fregava le mani, perché era convinto di rientrare nei parametri della UE usando gli strumenti di flessibilità previsti dal protocollo di Kyoto: in sostanza la possibilità di acquistare certificati di emissione venduti dai paesi virtuosi, quelli che inquinano meno di quanto potrebbero pur rispettando i parametri di Kyoto. Da buon mercante di tappeti Berlusconi si era accorto che il prezzo sul mercato di questi crediti di emissione era calato a valori molto più bassi dei costi unitari delle misure di mitigazione a cui l'Italia si era impegnata. Dunque si era buttato sull'”affare” di diventare un paese virtuoso rispetto alle emissioni di gas serra pagandosi sul mercato i propri costosi vizi ecologici. Vizi privati e pubbliche virtù. Un po' come quello che succedeva a Palazzo Grazioli.
Però anche stavolta la gatta ci ha rimesso lo zampino.
I prezzi dei certificati di emissione sono saliti nel frattempo molto sopra il livello che aveva attirato il senso degli affari di Berlusconi e per rimettersi in pari l'Italia deve oggi pagare almeno 550 milioni di euro, che saliranno a quasi 900 nel 2012, se seguiterà l'inerzia sulle misure di mitigazione, cioè il risparmio energetico, l'uso razionale dell'energia e il passaggio alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Con l'aggravante che dopo aver pagato il conto dei certificati il modello energetico del paese non sarà corretto per niente e scaricherà sui futuri bilanci dello stato e sui cittadini oggi ignari, enormi costi e crescenti.
Ecco allora il senso della rinegoziazione che Berlusconi vuole chiedere alla UE: o un permesso a inquinare di più o una riduzione del prezzo dell'”utilizzatore finale” dei certificati di immissione. Non avrà né l'una né l'altra ma non c'è da stare allegri.
Berlusconi ci prepara un conto salatissimo per il suo funerale politico.


27 Settembre 2009

Puzza di regime


Le intimidazioni del governo a Santoro puzzano di regime.

Annozero ha avuto il merito, prima trasmissione in Italia, di parlare di cose che fanno il giro, da mesi, di tutte le televisioni del mondo. Ora arriva l’ennesima intimidazione di Berlusconi, palesemente illegittima, che ha incaricato Scajola di convocare i vertici della Rai.

Scajola si occupi piuttosto delle aziende in difficoltà visto che non si ricorda un suo solo provvedimento per fronteggiare la crisi.

C’è una differenza sostanziale tra chi come noi rispetta l’autonomia dei giornalisti e chi vuole mettergli il bavaglio. Nonostante le aspre critiche e nonostante la minaccia di Vespa di non invitare più esponenti dell’Idv, non abbiamo mai pensato di chiedere la chiusura di Porta a porta.E’ questa la differenza tra noi e Berlusconi.

La libertà di stampa e l’indipendenza dei giornalisti sono in pericolo.

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26 Settembre 2009

Il vero Brunetta


Ma davvero tutti sanno chi è il Ministro Brunetta? Non ci sono dubbi sulla sua popolarità sia tra quelli che lo hanno apprezzato fin dall’inizio della sua (solo) dichiarata guerra ai fannulloni della Pubblica Amministrazione, sia tra i dipendenti pubblici che da lui si sono sentiti colpiti e minacciati (ora giustamente, tal’altra meno) nella loro professionalità e anche in qualche indubbio privilegio rispetto a chi lavora in fabbrica o in un ufficio professionale, in un negozio anziché in un supermercato. Resta il fatto, però, che in ogni ufficio pubblico ho sentito più d’uno inveire contro la furia moralizzatrice di questo Ministro, mentre a Cortina Incontra, così come al caffè della Versiliana, si sono uditi solo peana e visti molti suoi estimatori in solluchero ogni volta che ne sparava una delle sue.

Forse non tutti, però, sanno che questo campione dei ‘doveri per tutti’ non è poi così coerente nella sua attività politica e ministeriale. Ad esempio, su proposta del Ministro dell'interno, il Governo avrebbe da tempo dovuto sciogliere il comune di Fondi (in provincia di Latina) per infiltrazioni mafiose. Chi vi si è opposto? Il Ministro Brunetta, insieme ai suoi colleghi Matteoli e Meloni. Il fatto è di una assoluta gravità per chi perora – a questo punto si può dire, strumentalmente e ipocritamente - la causa dell'amministrazione pubblica efficiente e trasparente. Per questo motivo, ho presentato un’interrogazione parlamentare, per sapere se sono peggiori quelli che lui chiama 'fannulloni' oppure i mafiosi. Ma non è finita qui. A parte gli insulti di quando si è augurato che la sinistra "vada a morì ammazzata" (salvo adombrarsi quando lo definiscono ‘energumeno tascabile’), a Venezia ( dove si è fatto allestire un sontuoso ufficio sul Canal Grande a spese del contribuente) ha attaccato i lavoratori dello spettacolo presenti al Festival del cinema e insultato un bravo attore e regista come Michele Placido e altri che, come lui, portano alta la bandiera della cultura italiana nel mondo.

La perla, però, è quella rivelata dal Corriere della sera, del 23 settembre 2009, dal quale si è appreso che, al costo per il contribuente di 40 mila euro annui, il Ministro Brunetta ha inserito tra i suoi collaboratori Gianni De Michelis, ex ministro craxiano ed ex parlamentare che gode già di un vitalizio di diverse migliaia di euro al mese.

Insomma, se si è fannulloni o parassiti o invece qualificati grand commis da strapagare dipende soltanto dalle soggettive valutazioni del ministro. Se si è parte della sinistra si deve "andare a morire ammazzati" mentre se si è parte degli ambienti malavitosi del Basso Lazio si è degni della pubblica Amministrazione moralizzata che il ministro immagina nel glorioso futuro del nostro Paese; se si è Gianni De Michelis si può ottenere il doppio stipendio e se si è amici dei Sindaci (com’è successo nella Palermo di Cammarata) del partito di Brunetta si ottiene un posto senza concorso.

Questo è davvero il ministro Brunetta.

Postato da Fabio Evangelisti in | Commenti (133) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

25 Settembre 2009

In Europa per difendere l'Italia


E' dovere degli eletti al Parlamento europeo dare seguito al mandato ricevuto dai cittadini anche denunciando il solco sempre più profondo che separa l’Italia dal resto d'Europa. E' interesse vitale di tutta l’Europa intervenire per correggere le profonde anomalie di uno Stato membro.

Il Parlamento europeo non può non recepire le ansie già espresse in numerosi Paesi dell’Ue e non esprimere l'inquietudine per le ripetute violazioni della libertà di informazione, per il conflitto d’interesse del Presidente del Consiglio, per il tentativo perpetrato dal Governo Berlusconi di asservire a sé anche il sistema radiotelevisivo pubblico, per gli abusi sui diritti elementari degli immigrati e richiedenti asilo.

L’Italia dei Valori sta lavorando seriamente in Europa per rappresentare gli interessi del mondo del lavoro e dell’economia del Paese e per dare slancio al progetto federalista. Sarebbe quanto meno paradossale che venisse censurata la promozione di dibattiti trasversali e trasparenti in seno all’istituzione democratica per eccellenza dell’Unione europea, anziché contrastare l’occultamento delle responsabilità da parte di chi sta portando il Paese alla deriva.

Non possiamo essere solo noi italiani a non accorgerci dello stato comatoso della democrazia nel nostro Paese. Per questo l’Italia dei Valori ha già portato il problema della libertà d’informazione all’attenzione dell’Europa.

I parlamentari europei dell’Italia dei Valori


24 Settembre 2009

Rai: i fantasmi dell’informazione


"Costretti ad andare davanti alla Rai perché dentro la Rai non ci stiamo più": Si potrebbe sintetizzare così la manifestazione che abbiamo organizzato davanti alla sede della Commissione di Vigilanza Rai a palazzo San Macuto, pochi istanti prima dell'audizione del direttore generale della Rai, Mauro Masi.

Abbiamo denunciato una verità drammatica: l'Idv e' sistematicamente oscurata da molti mesi dalla Rai, in particolare dalle edizioni principali di Tg1 e Tg2. Un partito dell'8 per cento ha il diritto di far sapere ai propri elettori e ai propri simpatizzanti il proprio punto di vista, ma la Rai, che e' servizio pubblico, ignora puntualmente le nostre posizioni.

Siamo presenti nella vita politica del nostro paese, facendo in Parlamento una opposizione dura e onesta, governando nelle realtà locali per mantenere gli impegni elettorali presi con i cittadini, e proponendo, in una proiezione futura, il nostro programma fatto di proposte valide e concrete per un’alternativa di governo.

Siamo presenti nella vita economica del nostro paese, manifestando accanto ai lavoratori e aiutandoli nelle vertenze ministeriali, lottando per difendere i consumatori e denunciando gli abusi degli affaristi.

Siamo presenti nella vita culturale del nostro paese, sia quando siamo con i precari della scuola che questa maggioranza sta lasciando senza speranze di futuro, sia quando teniamo conferenze tematiche di approfondimento su temi fondamentali come la parità, i diritti civili o il nucleare.

Siamo presenti, insomma, nella vita vera degli italiani.
Ma non siamo presenti nella vita mediatica del paese.

Noi siamo i fantasmi dell’informazione, e per questo davanti alla rai abbiamo protestato indossando dei lenzuoli bianchi.

Le nostre iniziative, la nostra linea politica, la nostra versione dei fatti non sono rappresentate dal servizio radiotelevisivo che dovrebbe essere pubblico ma che agisce solo su logiche privatistiche come portavoce del governo padre-padrone.

Ecco perché siamo dovuti andare davanti alla Vigilanza Rai che ospitava il Direttore Generale della TV: per denunciare che il servizio televisivo ed i telegiornali non riportano la realtà.

Una realtà in cui l’Italia dei Valori agisce come attore di primo piano e non come controfigura, quando invece in tre mesi sono andati in onda sul Tg1 soltanto due sonori dedicati a Italia dei Valori, e alla festa del partito a Vasto, in Abruzzo, non e' stata inviata nemmeno una telecamera.

Ma come fanno i cittadini a sapere cosa fa e cosa dice l’Italia dei Valori se la oscurano sistematicamente al fine di trovare lo spazio per le trasmissioni di Silvio Vespa e Bruno Berlusconi?

Per questo abbiamo sfidato Masi a dare prova che esiste il pluralismo, dandogli tempo un mese per dimostrare che ancora si può parlare di libertà di stampa.

Nella nostra protesta, inoltre, siamo partiti dall’ingiustizia che sperimentiamo quotidianamente per fare un discorso generale sul sistema-informazione italiano, che ogni classifica mette all’ultimo posto fra gli stati democratici.

Il problema dell’Italia dei Valori infatti è soltanto uno degli aspetti di questa informazione da regime, che toglie agli italiani il diritto sancito dall’articolo 21 della Costituzione.

Pensiamo alla vicenda 'Travaglio - Anno Zero', ancora in attesa di contratto, o ancora a quella di Report, a cui è stata negata la copertura legale per i suoi giornalisti, o infine alle mancate nomine dei direttori di Rai 3 e Rainews24.

Insomma, se sommiamo tutto, è facile capire che non solo di violata informazione si tratta, ma di asservimento della democrazia agli interessi di pochi, poiché ogni voce fuori dal coro, la nostra come quella dei programmi che fanno vero giornalismo di inchiesta, viene messa a tacere, grazie al controllo editoriale-dittatoriale di un gruppo di persone, dalla dirigenza al Cda ai direttori dei telegiornali, che sono indicate direttamente dal sistema dei Partiti, nella quasi totalità del centro-destra.

Dopo la nostra protesta Masi ha affermato: “io non sono un normalizzatore, verificherò il caso Idv e semmai rimedierò”.

Caro Direttore Generale, verificheremo se davvero saprai ristabilire la “parcondicio-sinequanon”!


23 Settembre 2009

Scudo fiscale: legge antitaliana


Il Senato ha approvato nella seduta del 23 settembre lo scudo fiscale.
Questa legge è gravemente immorale, dannosa e pericolosa per il nostro Paese.

Tre sono gli aspetti più gravi:

1) I disonesti sono premiati e pagheranno l'1% annuo sul denaro illegalmente portato all'estero e per un massimo di 5 anni. Ossia mentre gli italiani onesti, i lavoratori subordinati e le imprese leali pagano le tasse con aliquote che possono arrivare al 43%, i disonesti pagheranno al massimo il 5%. I disonesti vengono premiati ulteriormente. Infatti non sono punibili, con il pagamento dell' 1% (massimo 5%) i reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o di altri documenti per operazioni inesistenti, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici, occultamento o distruzione di documenti contabili, falsità materiale commessa dal privato, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, falsità in registri e notificazioni, falsità in scrittura privata , uso di atto falso, soppressione , distruzione o occultamento di atti veri, falsità in documenti informatici e copie autentiche in luogo di originali mancanti, false comunicazioni sociali, false comunicazioni in danno della società, dei soci o dei creditori e falso in prospetto. Questo è un indulto. Ma la nostra Costituzione all'articolo 79, prevede che l'indulto debba essere votato dai due terzi del Parlamento. La legge approvata dal Senato è, oltre che immorale, anche incostituzionale.

2) E' stato abolito l'obbligo di segnalazione di cui all'articolo 41 del decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231. Tale decreto ha attuato la direttiva europea "concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo". In virtù del decreto ora non obbligatorio, si era obbligati a denunziare le operazioni sospette di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo ( articolo 41 del decreto suddetto). Il voto del senato consentirà alle organizzazioni criminali, anche a quelle terroristiche, di costituire liquidità nel nostro Paese per finanziare ulteriori operazioni criminali o azioni terroristiche. Invero, in questo modo il denaro sporco e quello destinato ad attività terroristiche, viene ripulito con Legge dello Stato. La legge votata dal Senato è quindi gravemente dannosa per il nostro Paese, è pericolosa, è in violazione di una direttiva europea di contrasto alle organizzazioni criminali e terroristiche. Il provvedimento aiuta la mafia, le organizzazioni criminali e quelle terroristiche, e in cambio lo Stato si fa pagare l' 1% annuo del denaro sporco e illecitamente depositato all'estero.

3) Si stabilisce che la procura della Corte dei Conti potrà iniziare le indagini per danno erariale solo "a fronte di specifica e concreta notizia di danno" con la conseguenza ulteriore che anche in grado di appello potrà annullarsi l'esito di un accertamento di grave danno erariale sostenendosi che l'inizio delle indagini non era relativo ad una notizia "specifica e concreta", anche se le indagini hanno portato all'evidenza di un gravissimo, specifico e concreto danno erariale. Questo prevede la legge.

Il giudizio che l'Italia dei Valori da di questo provvedimento è che esso si caratterizza per essere contro gli italiani onesti, a favore della immoralità, permissivo con il terrorismo e con la mafia: è una legge anti italiana.

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22 Settembre 2009

Non fu guerra tra procure


Dal provvedimento del GIP di Perugia si può trarre la conclusione che magistrati di Catanzaro -destinatari di una legittima attività d'indagine da parte della Procura di Salerno- indebitamente indagarono me e gli stessi magistrati di Salerno, producendo un mostro giuridico che non si è mai visto neanche nei Paesi in cui vige il codice militare di guerra.

Quella operazione illecita serviva per delegittimare e fermare le inchieste di un pool di magistrati che aveva il solo torto di ricercare la verità. I magistrati di Catanzaro indagati per fatti gravissimi - alcuni dei quali ancora al loro posto grazie ad un CSM che si dimostra molto zelante nel trasferire i magistrati onesti - addirittura ipotizzarono una sorta di complotto della Procura di Salerno del quale io sarei stato l'ispiratore, semplicemente perchè da uomo delle istituzioni mi sono recato a testimoniare in un ufficio giudiziario.

L'operazione era chiaramente strumentale per fermare le indagini di Salerno. Di fronte ad uno scempio giuridico di questa specie le Istituzioni competenti – CSM in testa - sarebbero dovuti intervenire per consentire ai magistrati di Salerno di lavorare serenamente e sanzionare le abnormi condotte dei magistrati indagati; la stampa di cui oggi difendiamo libertà e pluralismo fece passare il messaggio - tranne quei giornalisti che raccontarono con onestà e professionalità la verità - che era in atto una guerra tra procure (addirittura avallando letture che facessero intendere che vi fosse chi sa quale legame tra me e la Procura di Salerno); per non parlare della condotta dei vertici istituzionali sulla vicenda.

Questa archiviazione (leggi il documento) non fa altro che confermare che le indagini di Salerno erano doverose. Questo mostro giuridico fu creato per fermare i magistrati di Salerno che stavano arrivando ad una verità sconvolgente - obiettivo raggiunto con evidenti complicità istituzionali - ed attraverso una strumentale fuga di notizie, quando il fascicolo si trovava presso la Procura di Roma , fu data notizia che ero indagato poche ore dopo che era stata resa nota la mia candidatura al Parlamento Europeo.

Le menti raffinatissime che ancora operano nelle Istituzioni - la cui vicenda Boffo è quasi una barzelletta rispetto a quello che dall'interno delle Istituzioni si è fatto e si fa per colpire servitori onesti dello Stato - hanno tentato anche di inquinare la mia campagna elettorale: in ogni trasmissione, in ogni luogo, in ogni dibattito mi si chiedeva conto del fatto che ero indagato insieme ai magistrati di Salerno.

Per questi fatti, per queste condotte (attive ed omissive) esterne ed interne alle Istituzioni, ci sono magistrati che sono stati esautorati dalle loro funzioni, addirittura il Procuratore della Repubblica di Salerno è stato sospeso. Una vergogna di cui il Paese dovrebbe chiedere conto a chi, dall'interno delle Istituzioni, ha consentito tale delitto.

Il provvedimento di Perugia disvela la polpetta avvelenata. I magistrati onesti che ancora si stanno occupando di queste vicende, se andranno a fondo, vedranno quali opacità contraddistinguono pezzi delle Istituzioni e magistrati che hanno agito ed ancora agiscono per inquinare ed impedire che siano rese pubbliche vicende nelle quali si evince un intreccio mortale tra criminalità organizzata e pezzi delle Istituzioni avvinte dalla forza eversiva di poteri occulti.

Postato da Luigi de Magistris in | Commenti (90) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

21 Settembre 2009

Chi ha paura di Tarantini


Chi ha paura di Tarantini?
La notizia dell'arresto di Tarantini crea preoccupazioni all'interno della politica. Evidentemente è la preoccupazione di chi teme che sia rilevato qualcosa di cui si ha paura che venga divulgato.

Il sistema sanità in Puglia è stato gestito, come dice il procuratore capo Laudati, da un sistema criminale quasi mafioso. La sanità rappresenta l'85 bilancio regionale, un flusso enorme di denaro rispetto al quale non ci sono controlli e spesso finisce per l'arricchimento personale o della politica. Per questo hanno timore per l'arresto di Tarantini. Hanno timore che Tarantini parli, è quello che ha pensato di entrare nel sistema sanità utilizzando in maniera spregiudicata le escort, per avvicinare il Presidente del Consiglio, e la cocaina, per avvicinare una serie di soggetti, imprenditori e politici, tra cui il vice presidente della regione Puglia Frisullo, per mettere in discussioni e conquistare una fetta di mercato, quello della sanità.

Chi può temere, oggi, che Tarantini parli? Certamente la criminalità organizzata barese, da cui probabilmente ha preso la cocaina. Qualcuno teme che vengano detti i nomi dei criminali, mentre dall'altra parte tremano quei colletti bianchi che hanno utilizzato Tarantini per raggiungere il Presidente del Consiglio, per raggiungere Bertolaso, per raggiungere il vice presidente della regione Puglia e per partecipare alle cene e alla pignata con D'Alema e con il sindaco Emiliano per avere in cambio una corsia preferenziale verso gli appalti, verso le forniture sanitarie e verso le direzioni generali e sanitarie.

In Puglia, di fronte a questo mercimonio della sanità e della salute dei cittadini, bisogna voltare pagina.
Dunque: chi ha paura di Tarantini? Tutti i partiti, eccetto Italia dei Valori.

Postato da Pierfelice Zazzera in | Commenti (47) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

16 Settembre 2009

Immigrazione: come se niente fosse successo


Sulla questione dei rifugiati respinti in Libia il nostro Governo ha più volte ribadito, a fronte dei rilievi avanzati dalla Commissione UE, che tali azioni sono del tutto ''conformi al diritto comunitario e alle convenzioni internazionali vigenti, con particolare riguardo alla tutela delle persone richiedenti asilo o protezione internazionale”.

Come se, da quando il 7 maggio scorso sono iniziati primi respingimenti verso le coste libiche e proseguiti per tutta l’estate con esiti anche tragici, la portavoce della sezione italiana dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Laura Boldrini, non avesse mai fatto rilevare che il principio di non respingimento vale anche in acque internazionali e non conosce limitazione geografica.

Come se tutto ciò non fosse contenuto anche nella normativa europea e nell'ordinamento giuridico italiano.

Come se il Rappresentante in Italia dell'Unhcr non avesse, più volte, incontrato il Ministro Maroni per ricordagli che "dal punto di vista del diritto internazionale, l'Italia è responsabile per le conseguenze del respingimento".

Come se i chiarimenti richiesti il 15 luglio scorso dalla Commissione UE in merito agli episodi di riaccompagnamento in Libia di gruppi di migranti irregolari, intercettati in alto mare, non fossero mai stati trasmessi al nostro Governo.

Come se, recentemente, l'Alto Commissario Onu per i diritti umani, Navi Pillay, non avesse denunciato le politiche nei confronti degli immigrati, adottate anche dall’Italia, con la constatazione che questi sono "abbandonati e respinti senza verificare in modo adeguato se stanno fuggendo da persecuzioni, in violazione del diritto internazionale".

Eppure l'articolo 4 del IV protocollo della “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”, vieta espressamente le espulsioni collettive. Così come, elemento che indica un dato di schizofrenia politica, l’articolo 10, comma 4 del Testo unico sull’immigrazione (la famigerata Bossi-Fini, oggi in rotta di collisione su questo tema, ma un tempo uniti nel sostenere la loro legge e sbandierarla come panacea di ogni male quando, invece, come sappiamo tutti, ha soltanto aggravato i problemi dell’immigrazione), ebbene, questo articolo continua a vietare il respingimento in frontiera “nei casi previsti dalle disposizioni (…) che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari”.

Insomma, ormai anche le parole si sono vuotate di senso. Per questo il Gruppo de l’Italia dei Valori alla Camera ha depositato una mozione (a prima firma Di Pietro) che invita il Governo ad rigorosa azione di contrasto all’immigrazione clandestina colpendo soprattutto le organizzazioni criminali che stanno dietro la tratta di esseri umani e lo impegna a non proseguire in questa folle pratica di respingimento, in spregio ai trattati internazionali oltre che dello spirito umanitario.

La risposta di Maroni, al momento, è e rimane: “Andiamo avanti con i respingimenti, del problema si faccia carico l'Unione Europea”.

Appunto. Come se niente fosse successo.

Durante le dirette streaming non sarà possibile commentare dal blog. Invitiamo tutti ad inviare le proprie domande attraverso il sistema di chat.

Postato da Fabio Evangelisti in | Commenti (77) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

15 Settembre 2009

Acqua pubblica: rispondiamo a Padre Zanotelli


L'acqua è un bene non sostituibile e un diritto. Non si può fare mercato dei diritti, questa mercificazione dell'acqua colpisce in queste ore “Sorella acqua” ad Assisi. San Francesco d'Assisi, santo patrono d'Italia che ha cantato nelle sue lodi la bellezza di “Sorella acqua”, resterebbe amareggiato se dovesse apprendere che venisse privatizzata e inserita in un processo internazionale di privatizzazione che costituisce il nuovo affare del terzo millennio.

L'acqua in mano a multinazionali private è il nuovo petrolio, con conseguenti costruzioni di rapporto di potere nel mondo intero. Per questo Italia dei Valori ha sempre sostenuto la battaglia per la pubblicità dell'acqua, e abbiamo fatto nostro, condiviso e sottoscritto, quanto contenuto nella proposta di legge di iniziativa popolare che ha raccolto ben 400 mila firme. Siamo relatori di questa proposta di legge, ma nonostante questo va avanti questo scellerato percorso di privatizzazione dell'acqua.

Ecco perché condividiamo i 5 punti di Padre Alex Zanotelli. Condividiamo la sua richiesta di protestare, come protestiamo da tempo, contro la decisione del governo. Protestiamo perché ritarda la discussione in Parlamento della proposta di legge di iniziativa popolare per una gestione pubblica e partecipata dell'acqua, fatta dormire in commissione Ambiente della Camera in dispregio della volontà espressa da ben 400 mila cittadini elettori.

Chiediamo con insistenza, come chiede anche Padre Alex Zanotelli, alle altre forze politiche di opposizione che dimostrino di essere opposizione anche in questa circostanza, e dicano la loro sulla gestione dell'acqua e sulle paventate modifiche alla 23 bis.

A livello locale siamo impegnati con i nostri consiglieri comunali, provinciali e regionali perché ci sia sul tema dell'acqua, come bene comune e diritto, un dibattito e una presa di posizione, e perché si dichiari con molta forza che il servizio idrico sia privo di rilevanza economica, cioè sottratto alle logiche del profitto.

Cosi Padre Alex ci ha chiesto, abbiamo premuto, premiamo e premeremo ancora sui consigli comunali perché facciano la scelta dell'Azienda Pubblica Speciale a totale capitale pubblico. E' l'unica strada che ci rimane per salvare l'acqua.

Credo che Padre Alex Zanotelli, opportunamente, ci invita a partire dal basso. In attesa di poter costruire un'alternativa di governo che faccia della pubblicità dell'acqua uno dei punti qualificanti, dal basso, dalle realtà locali e dall'opposizione continueremo a sostenere che l'acqua sia un diritto fondamentale umano e uno strumento per salvare la nostra democrazia: in breve tempo scopriremo che le mortificazioni delle democrazie nel mondo, a causa dello strapotere dei padroni del petrolio, saranno sostituite dalle mortificazioni da parte dei proprietari privati dell'acqua.


14 Settembre 2009

Fenomeni di disagio sociale del Paese


Roma capitale d'Italia è tra le grandi città che hanno bisogno di ascolto. I grandi agglomerati sociali manifestano per primi i segnali di disagio sociale che in realtà sono del Paese intero. Le grandi metropoli sono le antenne del cambiamento, le precursori dell'evoluzione, o dell'involuzione sociale, tecnologica, economica, etica.
"Roma contro l'intolleranza e tutti i razzismi" è lo slogan della fiaccolata che si terrà giovedì 24 settembre, alle 19,00, da piazza SS. Apostoli al Colosseo a cui Italia dei Valori aderirà, coerentemente con i propri valori culturali e politici che proclama ogni giorno.

Il razzismo, l’intolleranza, l’odio per chi è diverso dal proprio modo di pensare e di vivere, sono stati la linfa che ha alimentato le tragedie e gli orrori peggiori del XX secolo.
Poiché la Storia è sovente costituita da corsi e ricorsi, c’è l’obbligo morale di non dimenticare e di opporsi con tutte le proprie forze ad ogni forma di discriminazione, violenza e negazione dei diritti.
Il razzismo è un male molto pericoloso perché, come un virus estremamente contagioso, è in grado di passare da un individuo ad un altro con grande velocità. Sovente assume forme assai diverse e di volta in volta prolifera all’ombra della degenerazione dei concetti di nazione, religione, politica e morale.
Esiste però un minimo comune denominatore che consente di individuarlo sotto le forme più disparate e di combatterlo: l’odio e la violenza che inevitabilmente produce.
A Roma si sono verificati una serie di episodi di violenza che hanno visto vittime persone alle quali gli aggressori rimproveravano un orientamento sessuale diverso dal loro.
Contro questo odioso fenomeno è giusto e doveroso che le istituzioni, la politica, ma soprattutto la società civile scendano in piazza per gridare con voce forte e chiara tutta la loro riprovazione e condanna.
Se questo non avvenisse si rischierebbe di alimentare con l’indifferenza l’odioso fenomeno del razzismo, ponendo le basi per il verificarsi di nuovi episodi di discriminazione e di violenza che oggi hanno come motivo scatenante l’omofobia, ieri avevano il colore della pelle, e domani potrebbero avere come scusa il colore dei capelli o il modo di vestire.
Proprio perché credo profondamente nell’articolo 3 della Costituzione Italiana che proclama l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, aderisco pienamente e senza riserve alla fiaccolata del 24 settembre contro l’intolleranza e tutti i razzismi e in qualità di parlamentare e presidente di un partito politico quale l’Italia dei Valori, prendo solenne impegno a favorire quanto prima l’approvazione di una legge nazionale contro l’omofobia e a realizzare ogni provvedimento che consenta di affermare la cultura delle pari opportunità e del pieno rispetto dei diritti da parte di ogni cittadino.

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13 Settembre 2009

Perche' il nucleare non e' la soluzione


Il governo Berlusconi, coerentemente (bisogna dirlo), con il suo programma elettorale si presenta con una riedizione del nucleare in Italia.

Inizialmente, si pensava alla ennesima boutade governativa, con un Presidente del Consiglio tradizionalmente iperattivo ed ipercinetico che vuole pontificare su tutto, perfino sulla fisica atomica. Poi ci si è resi conto che le cose stanno procedendo: il Ministro dello Sviluppo economico Scajola ha firmato un decreto che fa partire la macchina; ora, il prossimo step, è quello di pubblicare la lista dei siti e qui, penso, ne vedremo delle belle poiché nessuno vuole avere una centrale termonucleare nel proprio giardino. Nel frattempo, il giro vorticoso delle superconsulenze ha ripreso il suo corso; studi di fattibilità milionari, magari dati ai soliti “amici degli amici”, si susseguono a ritmo incessante.

Cosa succederà in futuro? Il nucleare berlusconiano veramente ripartirà in Italia o è una specie di “Ponte sullo Stretto” perenne di cui tutti parlano perché intanto non si farà mai? Questi gli interrogativi che attendono risposte.

Intanto vediamo perché, tecnico – politicamente, questo nucleare governativo non ci piace.
Il primo punto è che l’accordo tra l’Enel e l’omonima società francese di elettrcità, sembra fatto su misura per rifilare all’Italia (che del resto è storicamente abituata) un bidone tecnologico: infatti il nucleare francese è di terza generazione mentre ora già gira la versione 3.5 e fra qualche anno addirittura la 4.
Quindi all’Italia capiterà un nucleare in sostanziale “disuso” mondiale. Il nucleare di terza generazione poi presenta ancora problemi relativi alla sicurezza e quindi è un nucleare pericoloso.

Il secondo punto è che il nucleare, al contrario di quanto sbandierato dal Ministro Scajola e da Berlusconi costa e costa molto alla comunità, cioè a noi tutti.
Infatti, nel computo dei costi, si deve mettere anche la costruzione e lo smantellamento della centrale con il che il costo unitario di Kwh prodotto non è affatto così conveniente come si vuol fare pensare.

Il terzo punto è che la gestione in sicurezza delle scorie non è affatto risolto se è vero che nessuno sa più dove buttarle, a partire dagli usa del presidente Obama che le nasconde nel sito salino di Yucca Mountains.

Quarto punto le emissioni evitate di CO2, cioè di anidride carbonica, il gas serra responsabile principale dei Cambiamenti climatici, non sono conteggiabili per il Protocollo di Kyoto.

Il quinto punto è che le centrali nucleari sono degli obiettivi terroristici molto sensibili e che quindi richiedono una sorveglianza “h 24” militare molto costosa .

Il sesto punto, ma certo non meno importante degli altri, è che, guidato dagli Usa, il mondo sta dirigendosi con decisione verso le fonti rinnovabili e cioè solare, eolico, biomasse, piccolo idro, energia mareale.

Il settimo punto è che il nucleare civile fa, spesso, da traino al nucleare militare e non vorremo che Berlusconi, saputolo, volesse una bella bomba con il suo faccione.

L’ottavo punto, ma forse anche più importante, è che i cittadini italiani si sono espressi contro il nucleare con un referendum più di venti anni fa.

Insomma, appare chiaro che il nucleare è una scelta di vera retroguardia scientifica, politica, civile ed umana ed occorra una forte opera di mobilitazione dei cittadini per impedirla.

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12 Settembre 2009

Berlusconi ha perso il Quirinale


La situazione politica italiana è pessima, però c'è un punto buono che ci deve rallegrare.

Con tutto il pasticcio delle donne a pagamento nelle sue residenze, e dall'enorme ricattabilità a cui si è esposto a questa vicenda, che è il fatto più importante, non il fatto sessuale ma la ricattabilità del detentore del potere politico, ne viene fuori il fatto buono: Berlusconi ha perduto definitivamente il Quirinale.

Se mai aveva il sogno, e lo ha avuto, di diventare Presidente della Repubblica, questo sogno lo ripone nel cassetto. Al massimo potrà tentare di rovinare l'Italia come Presidente del Consiglio, ma non da Presidente della Repubblica.

Questo è un fatto che bisogna far circolare e sostenere, perché è un fatto vero che diventerà sempre più vero quante più persone lo pensano e lo dicono.


11 Settembre 2009

Il silenzio di Fondi e' mafioso


Oggi il Prefetto di Latina, Bruno Frattasi, ha consegnato l’ennesima relazione sulla situazione del Comune di Fondi.

Il Prefetto ha confermato la sua precedente opinione a riguardo e ha dipinto un quadro ancora più grave rispetto all’anno precedente. Sono emersi elementi che coinvolgono rappresentanti del Governo Berlusconi che in quest’ultimo anno ha rifiutato di decidere sullo scioglimento del Consiglio Comunale di Fondi, mancando al suo ruolo di responsabilità politica.

Noi dell’Italia Dei Valori riteniamo scandaloso che prosegua questa vergognosa situazione di stallo e continueremo a protestare finché il Consiglio dei Ministri non si pronuncerà.

La piazza che ci ha accolto ha dimostrato di attendere con ansia questa decisione e di voler tornare a vivere in un paese dove sia ripristinata la legalità e il rispetto delle istituzioni.

L’Italia dei Valori sosterrà sempre chi, come il Prefetto Frattasi, lavora nelle Istituzioni rifiutando di piegarsi alle pressioni indebite di una classe politica che è ben lontana dal conoscere l’etica della responsabilità.

Postato da Stefano Pedica in | Commenti (40) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

10 Settembre 2009

Tempo di valige


Il ministro degli esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, ha dichiarato che è tempo di fissare una data per il ritiro dei 4200 soldati del suo paese dall’ Afghanistan. Dopo l’ elezione del nuovo Presidente afghano, secondo il ministro, il contingente internazionale dovrà decidere quanto tempo rimanere, dato che è impensabile una permanenza indefinita in loco.
La posizione di Steinmeier riflette uno stato d’animo diffuso in Europa e negli stessi Stati Uniti. La maggioranza degli elettori tedeschi vuole il ritorno a casa delle proprie truppe, e si sono levate di recente varie autorevoli voci bipartisan favorevoli al ritiro, tra cui quella dell’ ex-ministro della difesa appartenente al partito di Angela Merkel. Secondo un sondaggio commissionato dell’ Independent, il 52% degli inglesi la pensa allo stesso modo, e il 58% degli stessi ritiene che non sia possibile vincere la guerra in Afghanistan. Negli ultimi mesi, i sondaggi d’opinione americani si sono capovolti. Una rilevazione CBS-New York Times di fine luglio ha trovato il 33% che pensa che la guerra stia andando bene e il 57% che ritiene stia andando male o molto male. Dopo l’ 11 settembre quasi tutti gli americani erano a favore dell’ intervento in Afghanistan, ed Obama ha vinto le elezioni nel 2008 sostenendo che era giusto per gli Stati Uniti combattere in quel paese.
D’ altra parte, l’ idea che sia impossibile vincere in Afghanistan è quasi unanimemente condivisa dai conoscitori di quel paese, e in primo luogo dai militari che operano sul campo. A cominciare dal comandante in capo delle truppe americane, il generale Stanley McChrystal, il quale ha dichiarato -semi-smentendo poi la sua affermazione al Wall Street Journal – che i Talebani hanno preso il sopravvento costringendo gli Stati Uniti a cambiare la propria strategia dall’ attacco ai Talebani alla difesa della popolazione dei centri urbani. L’ opinione di Mchrystal è la stessa del segretario alla difesa, Gates, del generale Petraeus e di molti leader politici americani, che vedono aleggiare lo spettro del Vietnam sull’ intera faccenda afghana.
Perché questa visione così negativa? Perché al di là della propaganda bellica e dell’ auto illusione dei media occidentali, dopo otto anni la situazione è davvero disastrosa. La forza militare impiegata è al suo massimo – 100mila soldati NATO e USA, 220mila militari e poliziotti afghani – e la sicurezza dell’ Afghanistan è al suo minimo. I Talebani operano non solo a est, ma anche nel nord e all’ ovest, e stanno prendendo il controllo della capitale del sud, Kandahar. I Talebani si vanno sempre più convincendo nella possibilità di una vittoria militare e di un loro trionfale ritorno al potere, dopo avere affibbiato agli americani la stessa cocente sconfitta che i loro padri hanno imposto all’ Unione Sovietica.
Tra pochi giorni, McChrystal presenterà ad Obama un rapporto su cosa occorre per vincere in Afghanistan. Anche se c’è la NATO sul terreno, il rapporto terrà conto del solo punto di vista americano. Noi europei verremo informati dopo, e si tratterà di decidere cosa fare. Ma non per vincere, bensì su come riuscire a venir fuori dalla trappola afghana.
Quasi certamente il generale scriverà che la vittoria richiederà migliaia di uomini in più, miliardi di dollari in più, e molti morti in più. E se Obama è ancora convinto che questa è una guerra indispensabile e che l’ America non può permettersi di perderla, ordinerà l’ escalation. Mettendo a rischio la sua reputazione e la sua presidenza in omaggio all’ unico sicuro beneficiario della tragedia afghana: l’ industria militare USA e le sue propaggini nel Congresso e nel Pentagono.
E’ fondamentale che l’ Europa non assecondi questa escalation. Non esiste in Afghanistan alcuna minaccia vitale agli interessi del nostro continente, e neppure a quelli degli Stati Uniti. Esistono solo una guerra civile e un movimento insurrezionale endemici, che durano da decenni, che nascono da fattori locali e che non sono eliminabili con lo strumento militare e con l’appoggio a governi corrotti. L’ Unione Europea è portatrice di un modello di sicurezza internazionale alternativo a quello americano. E’ tempo di farlo valere.


Cittadini Fondi: un esempio per il Paese


Nel pomeriggio del 9 settembre Italia dei Valori ha organizzato, nella piazza centrale di Fondi, una manifestazione pubblica, con numerosi interventi e con la conclusione di una rappresentante dei funzionari prefettizi e dell'on. Antonio Di Pietro.

La piazza era stracolma, come mai si ricorda sia stata in occasione di iniziative politiche.

Migliaia di cittadini, giovani e anziani, intere famiglie sono accorse per testimoniare indignazione contro interessi malavitosi e per chiedere l'immediato scioglimento del Comune di Fondi.

In piazza, uno sparuto gruppo di scalmanati ha - vociando - provocato , chi si alternava al microfono per chiedere la liberazione del territorio di Fondi da infiltrazioni criminali mafiose.

Quello sparuto gruppo di scalmanati era guidato dal Sindaco ancora in carica ed era composto da alcuni esponenti della amministrazione e da qualche affarista “disturbato” dalla relazione del Prefetto e dalla proposta di scioglimento.

Le forze dell'ordine presenti per il servizio di ordine hanno dovuto faticare 7 camicie per isolare quello sparuto gruppo e per difendere oratori e cittadini ...dalle intemperanze del Sindaco!

I cittadini , però , non si sono fatti intimidire, sono rimasti nella piazza sino al termine della manifestazione e hanno coperto , con continui applausi agli oratori ,le voci e le provocazioni di quel gruppetto, sempre più chiaramente ormai visibilmente isolato dalla indignazione civile dei presenti.

Il Sindaco e i suoi sparuti e nervosi compari, registrato l'isolamento e lo sdegno dei cittadini, si è allontanato.

Ritengo doveroso esprimere gratitudine ed ammirazione per i cittadini di Fondi, civilmente e democraticamente impegnati per chiedere legalità e libertà'.

Noi di Italia dei Valori continueremo a dimostrare gratitudine e ammirazione per i cittadini di Fondi , incalzando e denunciando senza tregua il Governo nazionale sin tanto che non venga data risposta a quella ansia di legalità che fa della cittadinanza di Fondi, a dispetto di una minoranza, un esempio positivo per l'intero Paese.

Postato da Leoluca Orlando in | Commenti (46) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

9 Settembre 2009

Stipendi manager: avevamo ragione


Un Governo agonizzante e in stato confusionale. Un passo avanti e uno indietro. Questo è il modo in cui l’esecutivo di Berlusconi sta tentando di tenere a galla questo Paese.

A dimostrarlo, se ancora ce ne fosse il bisogno, è la norma che pone un tetto agli stipendi dei manager e degli alti dirigenti pubblici. La legge porta la firma dell’Italia dei Valori ed è uno dei provvedimenti inseriti nella Finanziaria 2008 del governo Prodi.

Uno dei primi atti dell’esecutivo in carica è stato proprio quello di congelare questa norma e ripristinare gli stipendi stratosferici di molti burocrati della pubblica amministrazione che ogni anno guadagnano anche cento volte in più di un operaio. Un provvedimento che ha da subito segnato la politica di Berlusconi e dei suoi ministri: favorire tutte le caste e i loro privilegi a discapito dei cittadini onesti e delle famiglie italiane.

Oggi, dopo un anno e mezzo, nel bel mezzo di una crisi economica, il governo è costretto ancora una volta a tornare sui suoi passi e nel prossimo consiglio dei Ministri rimetterà un tetto alle retribuzioni dei manager pubblici.

Questo dimostra ancora una volta come il Governo Prodi abbia lavorato bene e nel solo interesse del Paese, mentre ancora una volta vengono a galla i pasticci di un esecutivo, quello di Berlusconi, che ormai esercita il potere barcollando, senza avere una visione complessiva del Paese, paralizzato com’è dalle divisioni interne e dagli interessi di parte.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (97) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

8 Settembre 2009

Due giornate da politico, vero


Dopo la passerella politica fischiata al presidio organizzato sul terrazzo del provveditorato agli studi di Benevento i precari della scuola hanno lanciato un appello:

i politici che vogliono davvero stare al nostro fianco diano un segnale concreto di solidarietà trascorrendo una notte all’addiaccio con noi.

Dopo un’ora dall'appello, alle 18,00 di giovedì 3 settembre ero su quel terrazzo,divenuto il simbolo della lotta degli insegnanti-precari. Sono arrivato senza tv al seguito, senza fare comunicati stampa e partecipando,in modo anonimo, ad un'assemblea in corso. Quando i precari mi hanno riconosciuto mi hanno chiesto se volessi seguire il copione dei politicanti da passarella o condividere le loro esigenze senza megafoni armato solo di serie intenzioni per comprendere e farmi portavoce del loro disagio nelle istituzioni. Ho replicato chiedendo semplicemente se c’era uno spazio per passare la notte tra loro,non tralasciando di offrire il mio contributo di proposte e di idee per dare esito positivo alla protesta.

Ho spiegato loro che i politici non sono tutti uguali, e nemmeno i partiti e glie lo stavo dimostrando. Trascorse la notte. Al risveglio di venerdì fui tentato di lasciare il presidio per impegni di partito nella mia regione, la Campania, ma sono rimasto nella convinzione che la politica sia credibile se onora gli impegni, se rispetta con i fatti i cittadini, nel tempo. Altrove avrei potuto dare il mio appoggio in quella giornata ai lavoratori della Fincantieri a Castellammare o agli operatori e ai pazienti del dell’ospedale Cardarelli, ma concentrandomi sul buon risultato di Benevento, e sapendo che i miei colleghi, Antonio Di Pietro in primis, avrebbero dato appoggio alle altre due situazioni, ho ritenuto di fare la cosa migliore.

Sono rimasto anche la notte successiva utilizzando la mia macchina come giaciglio. Il sabato mattina al risveglio ho preso parte ad un corteo che, partendo da quel terrazzo sarebbe arrivato alla prefettura. Ero provato, come loro, ma c’erano in gioco il futuro di 700 cittadini della mia città, una piccola, ma importante parte degli 8000 precari della scuola in Campania, e dei 120.000 in tutt'Italia.

In questa partita contro la scellerata riforma Gelmini della scuola sono a rischio le strutture pubbliche, la cultura ed il futuro, non solo dei docenti, ma degli alunni, dei nostri ragazzi, perchè sono soprattutto loro ad aver bisogno di istruzione per non finire risucchiati dalla legge della strada e della criminalità.

Ritengo che il ruolo di un politico e di un partito come Italia dei Valori, ora all’opposizione, quella vera, non debba mai scostarsi dal fianco dei cittadini e delle loro ansie, dei loro bisogni. Io non l’ho mai fatto da quando ho iniziato il mio percorso politico e, se dovesse capitare, non avrei esitazione ad uscire di scena.

Postato da Francesco Barbato in | Commenti (54) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

7 Settembre 2009

Precari in mutande, Italia in crisi


I precari della scuola, scesi in piazza in tutta Italia, e a Palermo in mutande, per contestare le scelte scellerate del duo Tremonti- Gelmini, costituiscono la più efficace immagine del nostro Paese, devastato dal Governo Berlusconi.
Con la c.d. riforma "Gel – monti" si colpiscono, con un colpo solo, due diritti costituzionalmente garantiti: lavoro e istruzione.
Con una aggravante: l'attenzione demolitrice della legalità costituzionale si è scatenata sul settore pubblico.
Il messaggio è chiaro: la scuola pubblica – e chi essa frequenta e in essa opera – deve oscillare tra precarietà e dequalificazione...perché, alla fine, è bene che crescano, vengano rispettate le istituzioni private di istruzione, le scuole a pagamento, quelle cioè accessibili agli italiani che hanno e che sono casta.
Si salvi chi ha e chi è casta. Chi non ha o chi non è casta...resti pure in mutande e si rassegni ad essere cittadino di serie B. La scuola viene così uniformata all'economia.
Ogni tanto qualche fonte internazionale, o qualche centro studi estero, segnala che si sta superando la grave crisi internazionale del 2008.
E i “ragazzi del coro berlusconiano” sfoggiano sembianze rifatte al silicone e sfavillanti protesi dentarie, con la sufficienza di chi ricorda al popolo italiano : "Avete visto ? Avete visto quanto bene sta operando il Governo Berlusconi?".
Si è visto mai qualcuno riuscire a saziarsi soltanto con l'odore del cibo ...mangiato dal vicino?
Tutte quelle previsioni di superamento della crisi, infatti, fanno riferimento a realtà diverse da quella italiana!
In Italia, in verità, la crisi è già superata ( anzi, non ci è mai stata ) per le caste degli evasori fiscali e dei conflitti di interessi, per i finti imprenditori foraggiati con denaro pubblico elargito da ministri amici e , talora anche tecnicamente, soci, per gli utilizzatori di scudo fiscale e di falso in bilancio depenalizzato...
La crisi, invece, non è superata ( e si aggrava ogni giorno di più ) per gli italiani che pagano le tasse , per i veri imprenditori che rischiano senza protezione di casta, per le famiglie monoreddito, per i lavoratori che perdono il lavoro a causa di imprese che si volatizzano ad arbitrio dei titolari.
La crisi non è superata ( e si aggrava sempre più ) per vecchi e nuovi poveri, ai quali vengono elargite abbondanti razioni quotidiane , soltanto di informazione drogata.
Che si dovrebbe fare, e non si fa ?
Oltre a pensare di foraggiare istituzioni e scuole private con denaro pubblico, basterebbe applicare alle stesse l'obbligo di reclutare il personale insegnante da graduatorie pubbliche, stipulando regolari contratti di lavoro, piuttosto che erogare denaro pubblico a chi assume in nero e arbitrariamente, senza il rispetto di alcuna graduatoria di merito.
E, con riferimento al campo economico, basterebbe avere più Stato nello Stato e più mercato nel mercato, in un Paese dove vi è troppo Stato nel mercato e troppo mercato nello Stato.
Basterebbe, in sintesi, evitare di generalizzare il “modello Alitalia” : il contribuente paga le perdite prodotte da finti manager super pagati e un gruppetto di imprenditori amici e soci del Governo rilevano a prezzi di scampolo una azienda senza debiti e incassano utili, senza rischi.

Postato da Leoluca Orlando in | Commenti (101) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

6 Settembre 2009

L'importanza dell'Unione Europea


Nel nostro Paese vi è la diffusa consapevolezza che il Parlamento Europeo non serva a nulla: un posto in cui vengono collocati a riposo politici sulla via del tramonto oppure persone scomode da esiliare.

Non c’è dubbio che in questi anni una fetta considerevole di italiani eletti al Parlamento europeo ha utilizzato il mandato per prendersi le diarie e fare solo attività politica in Italia, nonostante il lavoro del Parlamento europeo possa essere rilevante per la crescita di un’Europa dei diritti e per lo stesso nostro Paese.

La lotta alle mafie in quanto cancro che si sta estendendo velocemente in tutta Europa. Come presidente della Commissione controllo del bilancio comunitario, ho messo in chiaro da subito che il ruolo della Commissione non è quello burocratico di far quadrare i conti, bensì di operare un concreto controllo per la trasparenza e la legalità nell’utilizzo dei fondi pubblici che provengono dalle tasche dei cittadini europei.

Dall’Europa può giungere un contributo per recidere il nesso denaro pubblico-mafie.

Postato da Luigi de Magistris in | Commenti (86) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

5 Settembre 2009

De Profundis per Berlusconi


E´ risaputo che quando nell’antichità si aveva una situazione di grave crisi interna, il sovrano scatenava una guerra per allontanare l’attenzione dei cittadini. Così come sappiamo che le guerre moderne si fanno anche distruggendo l’immagine degli stati o delle persone.

Partendo da queste considerazioni si può ragionare sulla consecutività tra l´episodio del mancato incontro a L´Aquila, quello tra il Presidente Berlusconi e il Cardinale Bertone, e l´episodio dell’attacco a Boffo, direttore di Avvenire.

A chiarire il collegamento è stata una lettera, clamorosamente firmata, con cui si dipanava la matassa dei dubbi e alla fine si concludeva che l’unica ragione vera dell´attacco de Il Giornale contro il direttore di Avvenire è costituita dal tentativo di sollevare una cortina fumogena. Ovvero di coprire il fatto politico più significativo degli ultimi 15 anni: la fine politica di Berlusconi. Più esattamente l´attacco mediatico tenta di tacitare il rumore sordo prodotto dalla rottura del legame tra Berlusconi e la Chiesa Cattolica.

In realtà a nessuno è sfuggito come, dopo il fallimento del risultato maggioritario atteso alle elezioni europee e gli scivoloni di popolarità, durante la scorsa estate, Berlusconi abbia fatto di tutto per coltivare la propria immagine, presentando se stesso all’opinione pubblica come buon padre di famiglia, tutto casa-e-lavoro, tutto digiuno-e-assistenza ai terremotati.

Insomma l’ennesima scenografia da propinare alla pubblica opinione che però, nel momento in cui ci si aspettava l’apoteosi, si è trasformata in un sonoro tonfo. Tanto disastroso quanto inaspettato: Berlusconi ha consumato la rottura del rapporto con la Chiesa e con il mondo cattolico.

Tutto era pronto: presentare la Perdonanza come momento di espiazione e rinascita della nuova immagine di Berlusconi, il quale nel passaggio sotto il Portale di Celestino V, alla presenza del Segretario di Stato Vaticano, avrebbe ottenuto il pubblico perdono.

Ma con un secco e chiaro comunicato stampa della Segreteria di Stato, passato quasi silenziosamente e subito coperto dal vile attacco a Boffo, è stato cancellato l’incontro, ha implicitamente sancito l´annullamento del perdono e decretato il de profundis, la fine politica di Berlusconi.

E’ un terremoto politico che fa seguito alle innumerevoli manifestazioni di disagio nelle comunità cattoliche, alle espressioni quotidiane di sacerdoti e laici non indifferenti al ragionamento sulla coerenza tra il dire e il fare, fra l’essere e l’apparire dei potenti.

E´ accaduto quindi che dopo il distacco dalla base, anche i vertici della Chiesa cattolica hanno rotto il rapporto ideale con Berlusconi, emblematicamente, come la Chiesa sa fare bene, rifiutando l’incontro della Perdonanza previsto a L´Aquila, e dimostrando di non volere dispensare indulgenze di medievale memoria.

La svolta era nell´aria e, nonostante tutti i tentativi di censura e intimidazione da tempo attuati dal regime, fa seguito alla conoscenza della vera natura di Berlusconi, rivelatasi ultimamente anche per mezzo delle politiche contro i migranti, e quindi contro il Vangelo, che il Governo ha sostenuto.

Così la Chiesa ha scelto, per calcolo o per vocazione, come io credo, di stare con gli ultimi.

Postato da Giommaria Uggias in | Commenti (242) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

4 Settembre 2009

L'undicesima domanda, su Fondi


Nel comune di Fondi, provincia di Latina, la Mafia continua a farla da padrona e per ricordare a tutti chi comanda ha fatto esplodere un furgone carico di esplosivo.

Il governo intanto fa finta di nulla ed ignora questo chiaro atto intimidatorio nei confronti di quei pochi che avessero intenzione di ribellarsi, così come da sette mesi ha fatto finta di nulla in merito alla richiesta di scioglimento del comune per infiltrazione mafiose, che il prefetto di Latina gli ha inviato tramite un documento di 500 pagine, e si è girato dall’altra parte per non vedere i 17 arrestati dalla polizia.

Oggi infatti si è svolto il primo consiglio dei ministri dopo le ferie estive, ma non è stato preso alcun provvedimento in merito allo scioglimento dell’amministrazione comunale.

Noi parlamentari e tanti militanti dell’Italia dei Valori eravamo davanti a Palazzo Chigi per denunciare all’opinione pubblica questa vergogna e per protesta abbiamo occupato idealmente la sala stampa dove si doveva svolgere l’abituale conferenza.

Se ci avessero consentito di incontrare il Presidente Silvio Berlusconi gli avremmo chiesto se, dopo aver screditato l’Italia in campo internazionale prima con le sue performance private, poi con le strampalate quanto gravi minacce alla commissione e al consiglio d’europa, se ora voleva screditare il nostro paese anche per lo scarso impegno nel combattere la mafia.

Se invece avessimo potuto incontrare il Ministro Maroni, dopo avergli chiesto di dimettersi immediatamente per salvare almeno un minimo di decenza, gli avremmo ricordato che è facile fare i forti con i deboli, negando l’asilo ai disperati che tentano di sfuggire alla morte sulle carrette del mare, ma a quanto pare è molto più difficile mostrare i muscoli con la Mafia, che intanto ringrazia e a Fondi continua a fare ottimi affari.

Il governo, però, oggi ha commemorato l’anniversario dell’assassinio del generale Dalla Chiesa, e tanto basta per aver fatto finta di combattere la mafia.

Chiedo al Presidente del Consiglio se, dopo aver messo alla berlina l’Italia con le sue vicende personali, voglia anche renderla più rinomata di quanto non sia già, per il fatto di avere un protettore e difensore della criminalità organizzata a capo del Governo.

Postato da Silvana Mura in | Commenti (68) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

3 Settembre 2009

I giovani e il welfare: mamma cacciami di casa


Le famiglie, in Italia, rappresentano l'unico ammortizzatore sociale per le giovani generazioni.

Lo Stato lascia alle famiglie il compito di provvedere ai ragazzi che hanno anche più di trenta anni.

I genitori diventano così la "punta di diamante del Welfare" , sgravando, di fatto, le istituzioni da un problema collettivo.

Il 75% dei giovani italiani tra i 15-24 anni, dichiara di dipendere economicamente dai genitori, contro un 60% in Francia e meno del 50% in Germania*.

La Banca d'Italia ha evidenziato come il rischio povertà si sia spostato dalle fasce più anziane a quelle più giovani della popolazione.

Scarsa dinamicità del mercato del lavoro e minore copertura sociale: sono queste le ragioni che rendono i trentenni italiani incapaci di uscire dal nido materno.

I giovani disoccupati, o con lavoro instabile, vivono in famiglia o ci ritornano dopo il mancato rinnovo di un contratto.

Nel resto d'Europa una maggiore flessibilità lavorativa è affiancata da un sistema di Welfare che garantisce protezione sociale (sussidi per disoccupati atipici e reddito minimo garantito).

I dati Eurostat dimostrano che in Italia viene riservata all'assistenza sociale una quota pari al 10% del Pil, la più bassa d'Europa.

Il nostro sistema di Welfare è palesemente sbilanciato nei confronti delle vecchie generazioni e l'invecchiamento della popolazione non dovrebbe far ben sperare per il futuro.

Lo stato sociale debole risulta anche ingiusto perché svantaggia soprattutto quei giovani che provengono da famiglie economicamente disagiate.

Continua dunque a rimanere importante la famiglia in cui si nasce e nella quale si è destinati a rimanere a lungo. Come aspettarsi dunque da noi giovani italiani una costruttiva lotta generazionale?

Genitori italiani "cacciate di casa" i vostri figli ormai adulti, forse andranno a chiedere allo Stato la soddisfazione dei loro bisogni, com'è giusto che sia.

Paola Calorenne, referente IdV giovani

* dati Eurostat

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2 Settembre 2009

L'Europa tutela la liberta' di espressione


La difesa dell’informazione come difesa della libertà in quanto tale. E’ ormai evidente che il regime di Berlusconi, come ogni regime che si rispetti, sta procedendo ad una aggressione della stampa e dei media che travalica le Alpi.

Dopo la crociata interna, ora lo sguardo del premier, politicamente barcollante, si rivolge all’estero, e la crociata diventa transnazionale. Così oltre a La Repubblica e L’Unità, i nemici si chiamano anche The Times, Le Figaro, The Guardian ma soprattutto, stando alle dichiarazioni del suo fido avvocato Ghedini, Le Nouvel Observateur ed El Pais. Una virulenza tale da interessare ormai tutto il Vecchio Continente.

Non a caso proprio il portavoce della Commissione Ue, Leitenberger, in riferimento alle denunce del presidente del Consiglio verso la stampa estera, ha ricordato (e ammonito) che l’Europa tutela la libertà di espressione. In un clima di guerra ormai aperta a tutta l’informazione, le istituzioni comunitarie non possono non reagire restando in silenzio.

Per questo ho informato la Commissione Cultura e Istruzione, per mezzo di una lettera (leggi) indirizzata alla sua presidente, l’On. Doris Pack, dell’appello pubblicato su La Repubblica e promosso dai tre giuristi Cordero, Rodotà e Zagrebelsky, già sottoscritto da migliaia di cittadini e cittadine, esponenti politici, uomini e donne della cultura e dello spettacolo, personalità pubbliche.

Nel mio intervento odierno alla Commissione Cultura, nel quadro della presentazione del programma della presidenza svedese, ho fatto riferimento alle famose 10 domande che il quotidiano diretto da Mauro ha avanzato al presidente del Consiglio, pagando per questo il prezzo della denuncia da parte di Sua Emittenza, e ho suscitato l’interesse della presidenza svedese stessa, che per tramite dei suoi ministri ha definito l’anomalia italiana un problema che merita di essere discusso e del quale si discuterà.

La minaccia alla libertà, quella primaria di sapere ed essere informati, è ormai un’emergenza non solo italiana. Per questo il Parlamento europeo deve essere pienamente a conoscenza di quanto sta accadendo per poter intervenire. Si è celebrato nelle scorse ore l’anniversario della II Guerra mondiale, che chiama in causa anche quella politica dell’appeasement che l’Europa adottò verso l’allora nascituro nazismo.

Oggi l’Europa è in dovere di non ripetere la debolezza passata e di non sottovalutare i semi che, in Italia, potrebbero far germogliare l’insana pianta del regime. Sotto altre vesti, forse, ma non meno dannosa e tragica.


Voglio essere denunciato insieme ad Antonio Di Pietro


In data 1 settembre 2009 Antonio Di Pietro ha denunciato, con un comunicato stampa, l’uso strumentale che Berlusconi fa delle risorse pubbliche e delle forze armate nazionali per sostenere i rapporti con paesi esteri laddove imprenditori di sua conoscenza, o imprese di sua proprietà, possono trarre profitti economici tramite la conclusione di contratti vantaggiosi.

In particolare Di Pietro si riferiva alla Libia, che il premier ha “omaggiato” con un Trattato-truffa - al quale solo il partito dell’Italia dei Valori si è opposto in sede di Ratifica parlamentare - che ha destinato al dittatore libico 5 miliardi di soldi pubblici in cambio di contratti prestigiosi per l’Eni e per le imprese costruttrici che edificheranno autostrade ed infrastrutture in Libia.

Il riferimento era, inoltre, alla decisione di far esibire le frecce tricolori nel cielo di Tripoli in omaggio al quarantesimo anniversario della rivoluzione di Gheddafi, evento che ha segnato l’instaurazione di una dittatura sprezzante dei diritti umani e macchiata dal sangue delle tantissime vittime degli attentati internazionali.

Le dichiarazioni di Antonio Di Pietro rappresentano il pensiero dell’Italia dei Valori e quello di milioni di cittadini italiani, invitiamo, quindi, l'avvocato Rossello a denunciare dapprima l'intero partito a livello nazionale, locale e tutti coloro che sottoscriveranno il comunicato stampa.

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1 Settembre 2009

Sostituitelo, per amor di Patria


Dopo la risposta di Silvio Berlusconi ai portavoce Ue "di stare zitti", avvenuta in seguito alla richiesta di spiegazioni sui respingimenti dei barconi di migranti attuati dall’Italia e da Malta, è seguita la minaccia di bloccare il Consiglio europeo come se fosse il motore del suo falciaerba ad Arcore.

A questo punto ritengo che il Presidente del Consiglio abbia bisogno di una perizia psichiatrica per poter continuare a governare il Paese.

Ormai Berlusconi è in guerra con il mondo intero: la Chiesa, l’Europa, i cittadini, la stampa estera e nazionale. Sta isolando l’Italia a livello internazionale, fatta eccezione per gli Stati a cui paga a suon di miliardi la propria amicizia, quali la Libia.

L’idea che l’Ue si sta facendo dell’Italia è drammaticamente squallida e reca danni d’immagine sia alle imprese italiane all’estero, o che comunque con l’estero commerciano, sia ai cittadini italiani che ci vanno per una vacanza. Il comportamento di Silvio Berlusconi provoca danni economici al nostro Paese e lo esclude dagli importanti tavoli internazionali.

Pertanto la maggioranza parlamentare si decida a ripensare alla leadership, l’opposizione saprà accontentarsi di un governo tecnico per amor di Patria. Tutto purchè si interrompa questo harakiri giornaliero ad opera di un Presidente del Consiglio che sembra affetto dai sintomi della paranoia.

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Un testamento biologico laico


La fine della vita è un tema estremamente delicato che riguarda ogni essere umano e con il quale ogni essere umano si rapporta in maniera assolutamente personale e originale.

Proprio per questo è necessario evitare di approvare una legge sul testamento biologico che trasformi in norma, e quindi imponga a tutti i cittadini, principi etici e morali che, per quanto rispettabili, sono propri solo di una parte della popolazione.

La Camera dei Deputati dovrà modificare il testo approvato dal Senato per tre semplici motivi.

Il primo e il più importante sta nel fatto che se dovesse passare così com’è, non ci sarebbe alcuna legge sul testamento biologico, ma si tratterebbe di una legge truffa che non consentirebbe ad una persona di decidere come e quando dire basta alle cure mediche. Infatti l’art. 3 al comma 5 afferma che l’alimentazione e l’idratazione artificiale sono da considerarsi forme di sostegno vitale e non possono mai essere oggetto di dichiarazione anticipata di trattamento (testamento biologico).

Che senso ha approvare una legge che non consente al paziente di stabilire quando dovrà essere interrotto ogni trattamento che lo tiene in vita artificialmente quando si troverà in stato di incoscienza?

Non solo non avrebbe nessun senso, ma darebbe vita ad un paradosso inaccettabile creando una disparità tra il malato cosciente e quello in stato di incoscienza, ovvero tra il soggetto più forte e quello più debole.

Come riconosciuto dal Comitato nazionale di Bioetica nel 2008, al paziente cosciente viene riconosciuto il diritto di rifiutare anche cure vitali. Lo stesso diritto, invece sarebbe negato dalla legge attuale, alla persona in stato vegetativo anche quando questa ha lasciato una precisa indicazione delle sue volontà.

Il secondo motivo per cui è necessario modificare questa legge lo si deve alla tempistica del tutto particolare nella quale fu approvata dal Senato.

L’esame iniziò immediatamente a ridosso della morte di Eluana Englaro e di quella drammatica vicenda, ma soprattutto delle roventi polemiche che ha prodotto il dibattito, ha risentito pesantemente e ne è stato influenzato ad iniziare dalla velocità con cui si è arrivati all’approvazione del testo, durata meno di un mese. Si tratta, dunque di una legge che potremmo definire drogata dalla vicenda della povera Eluana, divenuta suo malgrado un feticcio per opposte fazioni di estremisti. Oggi invece le condizioni sono completamente diverse e c’è la possibilità di dar vita ad un esame davvero sereno e libero da imposizioni ideologiche.

Il terzo motivo riguarda infine la stessa dignità della Camera dei Deputati. Sarebbe grave, infatti, se alla Camera fosse impedito di esaminare con scienza e coscienza una legge delicata come quella sul testamento biologico, e di apportare tutte le modifiche che si riterranno necessarie.

Quando si discute di temi che toccano direttamente la vita e i diritti dei cittadini, non si debbono sventolare bandiere ideologiche, ma ci si dovrebbe preoccupare di garantire ad ogni persona la massima libertà di scelta.

Spero davvero che almeno questa volta la politica lo capisca.

Postato da Silvana Mura in | Commenti (59) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif


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