Una centrale nucleare a Villa Certosa
Dopo il ministro Ronchi, oggi è toccato al ministro Scajola dichiarare di essere disposto perfino a mettersi una centrale sotto casa. A questo punto, immaginiamo che anche il Presidente del Consiglio desideri trasformare il suo vulcano di Villa Certosa in un' efficientissima e sicura centrale nucleare e a conservare le scorie nel suo mausoleo di Arcore. Ridicolo se non fosse drammatico.
La mappatura dei siti è stata più volte annunciata, ma mai presentata dal Governo che ha evidentemente sempre più paura della sindrome Nimby, ossia non nel mio giardino. Infatti le Regioni, già da tempo, sono sul piede di guerra per bloccare la realizzazione delle centrali nucleari, frutto dell'intesa bilaterale Berlusconi-Sarkozy.
Le centrali di terza generazione, che non entreranno in funzione prima di dieci anni, non sono affatto sicure come vorrebbero far credere ai cittadini perché sussiste sempre il problema dello stoccaggio delle scorie radioattive.
Il futuro del nostro Paese e' nelle energie pulite e rinnovabili come il solare l ’eolico e nella ricerca sull'idrogeno. La propaganda spicciola di questi sedicenti Governanti ormai fa solo sorridere e preoccupare.
Un punto dell'economia: la povertà in Italia
Si contano in Italia, nel 2008, oltre 8 milioni di poveri, il 13% della popolazione, con una spesa mensile inferiore a 999 Euro pro capite. Questo fenomeno è particolarmente diffuso nelle regioni meridionali: nel Mezzogiorno il 24% delle famiglie è al di sotto della soglia di povertà, cinque volte di più che nelle regioni settentrionali. Se consideriamo le famiglie con tre o più bambini minori, questa quota di famiglie povere nel sud supera il 40%. Il rischio di povertà in Italia cresce al diminuire dell’età, quindi si è molto più a rischio di essere poveri, se si è giovani rispetto agli anziani: si tratta di un fenomeno abbastanza nuovo, 30 anni fa la situazione era esattamente capovolta, era molto più probabile essere poveri, se si era anziani, rispetto ai giovani. Tra i minorenni in questo momento in Italia il 19% dei minorenni in Italia appartiene alla categoria dei poveri, mentre tra gli ultrasessantenni soltanto l’8, 5% appartiene ai poveri, per cui confermiamo che al diminuire dell’età aumenta la probabilità di essere poveri.
Questo fenomeno in particolare, ossia la povertà minorile, la povertà dei bambini, è un fenomeno che non ha eguali in nessun Paese d’Europa, l’Italia è una vera anomalia sotto questo profilo e questo spiega perché in Italia molte famiglie non possono permettersi di fare il secondo o il terzo figlio, perché così tante famiglie in Italia fanno soltanto un figlio o, addirittura, ci sono coppie che non fanno figli per niente. Perché? Perché avere un figlio in più può comportare il rischio di finire nella categoria dei poveri e, soprattutto, perché in Italia non ci sono strumenti di aiuto ai bambini, non ci sono strumenti di aiuto alle famiglie: gran parte del nostro sistema di welfare state è costituito a sostegno soprattutto delle persone più anziane. In generale, la povertà in Italia si associa a che cosa? A bassi livelli di istruzione, per cui quanto minore è il livello d’istruzione, tanto più è probabile che si sia poveri, a bassi profili professionali e al rischio di essere esclusi dal mercato del lavoro. Il 34% delle famiglie nelle quali il capofamiglia è disoccupato è povero. L’aspetto molto importante su cui concentrarsi è proprio la struttura del nostro sistema di produzione sociale, che è un sistema di produzione sociale che prevede una sorta di reddito minimo garantito per gli anziani: pensate alla cosiddetta pensione sociale, ma non prevede un reddito minimo garantito per i bambini o per i minori. Noi, di Italia dei Valori, pensiamo che questa sia una vera emergenza nazionale, non è tollerabile che un Paese membro dell’Unione Europea, che fa parte dei sette più grandi Paesi industrializzati, abbia una quota di povertà così estesa e così diffusa, per cui pensiamo che importante, che sia necessario ripensare il nostro sistema di protezione sociale, immaginando delle forme di sostegno al reddito mirate a ridurre queste aree di disagio sociale. Come si interviene per combattere la povertà? Bisogna intervenire innanzitutto sui grandi capitoli di spesa: uno dei grandi capitoli di spesa è rappresentato dalla spesa per l’affitto, per l’abitazione. Le spese di affitto rappresentano in media per le famiglie italiane il 26% della loro spesa mensile, per cui sarebbe importante e necessario introdurre forme di sussidio agli affitti, mirate alle famiglie più disagiate, forme di integrazione al reddito finalizzate a pagare gli affitti.
Un secondo grande capitolo di spesa è rappresentato dai generi alimentari, che sono il 20% della spesa mensile media delle famiglie italiane: anche in questo caso si tratterebbe di introdurre delle forme significative di sostegno al reddito, non i 40 Euro della social card introdotta da Berlusconi l’anno scorso, 40 Euro mensili di social card non sono niente per una famiglia che ha bisogno di acquistare alimenti. Si tratta di incidere sulla capacità di acquisto di beni alimentari.
In terzo luogo, si tratta di intervenire sulle tariffe dei servizi pubblici: penso, per esempio, al gas e all’elettricità. In molti Paesi d’Europa sono state istituite delle forme di cittadinanza sociale, per cui i poveri hanno comunque garantita una serie di servizi indispensabili per vivere, quali il gas, l’elettricità, la telefonia etc., magari con contratti particolari che riducono le opzioni, ma che assicurano la sopravvivenza alle famiglie più disagiate. Questi sono interventi che riteniamo necessari per intervenire su tre grandi capitoli di spesa ma, in generale, crediamo, come Italia dei Valori, che sia il momento di pensare a un vero e proprio reddito minimo garantito, a una forma di reddito che sostenga soprattutto le famiglie con bambini minori: è il momento di ragionamento del patto tra le generazioni e di sostenere le famiglie giovani che hanno bambini piccoli, bambini minori, con una forma di reddito minimo garantito. Questa è una delle questioni su cui noi, come riformisti italiani, pensiamo sia necessario interrogarsi immediatamente per sostenere le famiglie italiane.
La stupida guerra sul corpo delle donne
Sono, indignato, deluso, amareggiato. La decisione della maggioranza, Pdl e Lega, di bloccare l’utilizzo della pillola abortiva RU486 è insensata, sciocca, stupida per una serie infinita di ragioni. Indigna innanzitutto la motivazione “pseudoscientifica” che è alla base del respingimento, ovvero, perché non garantirebbe la salute delle donne. Prima colossale sciocchezza. La pillola RU 486 è stata approvata dall’Oms, dall’Ente europeo per il controllo dei farmaci e dall’Aifa e quindi introdotta progressivamente in quasi tutti i paesi europei, fatta eccezione per l’Irlanda ed il Portogallo. In Francia, dove è in uso da più di 20 anni, il numero degli aborti è diminuito.L’aborto per via farmacologia evita alla donna una serie di rischi per la salute che la strada chirurgica non le risparmia, per non parlare dell’aspetto psicologico. Ed arriviamo alla seconda ragione della mia indignazione profonda. Ancora una volta, la politica sceglie di non servire i cittadini ma altri padroni, quelli che stanno Oltretevere. Ancora un volta rinnega i suoi doveri di laicità e pianta bandierine ideologiche sul corpo delle donne le cui esigenze, bisogni, necessità e volontà vengono come sempre calpestate.Chi, come alcuni illustri esponenti di Governo, dice che la decisione parte dall’esigenza di tutelare la salute delle donne mente. La verità è che delle donne non gliene frega niente. Per loro, lanciare segnali antiabortisti a chi li attende è più importante di qualunque altra cosa ed è l’unica vera esigenza.Io credo che nessuna donna affronti con leggerezza un aborto e chi nega questo o è uno sciocco o non conosce le donne. Io credo che promuovere l’utilizzo di una tecnica alternativa di interruzione di gravidanza, ampiamente riconosciuta nella farmacologia dei paesi più avanzati, significhi rimettere alle donne e ai medici ogni decisione. Io credo che non sia mio dovere di legislatore passare al microscopio i sentimenti o le ragioni di chi si trova nella tragica necessità di dover abortire. Io credo che la tutela della salute dei cittadini attenga alla sfera del rapporto tra medico e paziente e che noi, come legislatori, abbiamo l’unico dovere di fornire ai cittadini gli strumenti più adeguati che la scienza mette a disposizione per le loro cure.Garantire l’uso della RU486 non significa promuovere l’aborto. Significa fare bene il proprio mestiere di legislatore al servizio dei cittadini, capace di mettere da parte i suoi valori e i suoi principi anche più profondi, ed indossare l’unica veste appropriata, quella della laicità.
ISPRA: non sparate alla ricerca
Pubblico il video della manifestazione dei lavoratori dell'ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, per protestare davanti a Palazzo Chigi contro i licenziamenti annunciati dall’Ente.
Al fianco dei lavoratori, travestiti da fantasmi della ricerca, con camice e maschera bianca, c'eravamo anche noi, per chiedere un intervento urgente e immediato del Governo che non può e non deve continuare a rimanere sordo alle legittime richieste dei lavoratori.
Dopo aver chiesto di essere ascoltati, un rappresentante dei ricercatori dell’ISPRA è stato ricevuto dal Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, Manlio Strano, per richiedere l’apertura di un tavolo di trattativa per affrontare la questione.
Questo Esecutivo sta ammazzando la ricerca con tagli indiscriminati ai fondi destinati al comparto e al personale. Per i lavoratori vogliamo risposte concrete e non vane promesse come è accaduto finora.
No B-Day: Sonia Alfano
Come tutti quanti sapete il 5 dicembre il mondo della rete ha fatto una sorta di chiamata alle armi e ha chiesto a molti italiani di scendere in piazza per manifestare il proprio disappunto, per manifestare non solo contro Berlusconi, ma per manifestare il proprio disappunto e dall'altro lato far capire che c'è una parte di Italia che vive e che continua ad esserci e che vuole continuare ad esserci e a dire la propria.
Vedete, io credo che giorno dopo giorno la situazione degeneri perchè da un lato abbiamo "uno" in fase di delirio!
Io credo che per il suo bene farebbe cosa gradita, intanto per la sua salute, a dimettersi.
Intanto perchè ha seri problemi di salute, a parte quelli che tutti quanti conosciamo perchè varie escort ce ne hanno parlato (ma a me francamente quelli non interessano) però ho notato, in questi ultimi mesi, che ha problemi di memoria, problemi di vista e soprattutto problemi di udito.
Andiamo con ordine:
problemi di vista: perchè lui da mesi sostiene che in Italia non c'è crisi economica.
problemi di udito: perchè qualcuno glielo deve aver detto che invece la crisi c'è, visto che lui ha cominciato da qualche settimana a dire che l'Italia sta uscendo dalla crisi economica e sarà il primo Paese ad uscirne fuori.
problemi di memoria: perchè evidentemente in questi due momenti lui si è dimenticato che la crisi è arrivata, perchè prima ha detto che non c'era, poi ha detto che ne stiamo uscendo. Manca il pezzo centrale!
Quindi ha dei problemi di memoria.
Una persona che ha problemi di salute così gravi e notevoli io credo che non possa assolutamente reggere il timone del nostro Paese, per cui gli consiglio di farsi un attimino da parte (visto che non ha mai reputato di doverlo fare per amore di verità e per amore di giustizia, anzi abbiamo visto cosa è stato capace di fare), molti italiani lo ringrazieranno.
Ci troviamo di fronte ad un ministro, Maroni, che va a Palermo a ringraziare i poliziotti della squadra "Catturandi" con le lacrime agli occhi e dice che ha visto i filmati, che in effetti la situazione è grave perchè non ci sono più soldi per le forze dell'ordine, poi dice che le intercettazioni sono utilissime non solo per la cattura dei latitanti ma per tutti i reati.
Allora io credo che qua un po' tutto l'esecutivo abbia dei problemi di salute, problemi precari di salute, perchè Maroni è stato colui il quale ha tolto i soldi alle forze dell'ordine addirittura istituendo le ronde e ha beffato le forze dell'ordine, perchè ogni qual volta escono le ronde spesso la polizia o i carabinieri devono andare a tutelare e proteggerle.
La nostra Carta Costituzionale dice che gli unici demandati all'ordine pubblico nel nostro Paese sono le forze dell'ordine. Ma non pensate all'umiliazione, all'imbarazzo che abbiano provato Carabinieri, Polizia, militari e Guardia di Finanza ogni qual volta abbiamo sentito parlare di questo decreto? Di ronde fatte nel nostro Paese? Ma dove siamo andati a finire?
Ci stiamo rendendo conto che queste persone prima le pugnaliamo e poi andiamo a chiedergli "Oh, mi dispiace che stai male, chissà chi è stato a pugnalarti"?
Maroni oggi (ndr: venerdì 20 novembre) è venuto a Palermo per dire una cosa del genere.
Guarda che lo sapevamo che soldi non ce ne sono, perchè TU ed il TUO Premier avete deciso così, non che gli altri governi abbiano fatto meglio, ma voi siete arrivati proprio al limite. E poi, scusa, Ministro dell'Interno, ma non ti ricordi che il tuo premier aveva detto che le intercettazioni non servono assolutamente a nulla, per una questione di privacy?
Oggi vieni qua a dichiarare che le intercettazioni servono non solo per la cattura dei latitanti, ma anzi servono per tutti gli altri reati? Ma veramente ci fate così cretini o avete un problema di salute voi?
Noi cretini non siamo quindi penso che voi abbiate un serio problema di salute.
La Lega dice che bisogna fare il Natale Bianco, quindi per Natale bisogna fare una ricerca porta per porta di immigrati, una caccia agli immigrati in modo tale da buttarli fuori.
Ho detto a Bossi e a tutti questi straordinari filosofi della politica:
"IO SARO' DALLA VOSTRA PARTE se il Natale Bianco piuttosto che farlo casa per casa agli immigrati lo fate in Parlamento, quindi in una zona molto più ristretta, e lo fate nei confronti dei pregiudicati e deicondannati.
IO SARO' CON VOI se riuscirete a buttare fuori dal Parlamento gente comeMarcello Dell'Utri condannato a 9 anni per mafia.
Vi assicuro che sarò con voi e con me ci saranno tante altre persone.
Ma non ci prendete in giro, perchè ormai abbiamo capito non solo qual è il vostro modo di fare ma abbiamo soprattutto capito che questa è una farsa che vede indistintamente d'accordo gran parte delle forze politiche che sono in Parlamento.
Ma come si può andare a spiegare agli italiani lo scudo fiscale, il rientro dei capitali illeciti dall'estero pagando una minima somma?
Questo Paese è in grado di mettere in carcere gente condannata per bancarotta fraudolenta perchè magari il governo o le banche li hanno mangiati vivi e loro non ce la fanno più a pagare l'INPS o l'IVA.
Ma state veramente scherzando?!
Ma non vi rendete conto che ogni giorno che passa ci sono centinaia e centinaia di operai che protestano nelle piazze, che salgono sui tetti delle fabbriche per cercare di proteggere il proprio posto di lavoro?
Un posto di lavoro, spesso, il cui stipendio non supera i 1300-1400 euro al mese?
E voi continuate con la vostra bella faccia a dire "E' tutto a posto, faremo dei tavoli tecnici", continuate a prendere in giro questa gente, così com'è successo l'altro giorno a Termini Imerese, perchè bisogna chiuderne il polo per aprirne qualche altro in Russia.
Io ricordo che qualche settimana fa Mr. Berlusconi è andato in Russia, ufficialmente per una visita privata al suo degno amico Putin, però poi dalla stampa abbiamo saputo che ha incontrato degli industriali ai quali ha prontamente assicurato che la FIAT sarebbe tornata in Russia.
Ma chi gli ha dato ordine o chi gli ha dato mandato per parlare di una cosa del genere?
Vogliamo continuare a parlare?
Possiamo parlare dell'ambiente, possiamo parlare di tutto quello che sta accadendo al nostro Paese. Io credo che voi in questo momento stiate veramente cercando di darvi delle mazzate bestiali sui piedi, perchè la gente sta cominciando veramente a montare e ad incazzarsi in maniera seria e io non credo che riuscirete a fermarla.
State cercando di fermarla con le cariche da parte della Polizia, ma non vi riuscirà bene questo continuare a mettere l'uno contro l'altro perchè alla fine si troveranno di fronte l'operaio che difende il suo posto di lavoro e il poliziotto che per andare a lavorare ci deve rimettere di tasca propria.
Guardate che queste due persone hanno molto in comune e lo stanno cominciando a capire quindi vi consiglio di cambiare strategia, vi consiglio soprattutto di cercare di capire che prima ve ne andate e meglio è e soprattutto mi auguro che in questo Paese si possa tornare a votare ma votare in maniera democratica, cioè reintroducendo le preferenze.
E faccio un appello al popolo della rete: cerchiamo di seguire questi passaggi, perchè noi vogliamo votare in maniera democratica esprimendo la preferenza, nome e cognome.
Se i partiti politici non saranno d'accordo e io sono sicura che molti non saranno d'accordo, allora ricordatevi che ogni deputato, ogni senatore, ha un indirizzo mail, ha una segreteria politica.
Tartassateli!
Mettetevi in contatto con loro e chiedete per quale motivo questo deputato non firmerà o non vorrà firmare una legge del genere. Cerchiamo di far sentire la voce dei cittadini, perchè soltanto in questa maniera noi potremo continuare non solo ad essere partecipi ma potremo sperare di poter vivere in un Paese diverso.
Ci manca veramente poco, loro hanno paura della partecipazione attiva e diretta dei cittadini e noi invece vogliamo che questi se ne vadano a casa, perchè sono totalmente incompetenti e incapaci.
Io mi auguro che arrivi un medico che quanto prima possa dichiarare interdetto qualcuno al governo, ma fino a che tutto questo non accadrà penso che non resti altro che darci da fare e continuare a pretendere ed esigere che questo Paese cominci ad andare per il verso giusto e la smetta di andare al contrario.
Non sparate alla ricerca
Ieri, una delegazione dell’Italia dei Valori è stata a fianco dei ricercatori dell’ISPRA, Istituto Superiore di Ricerca Ambientale, costretti ad un gesto eclatante e disperato - occupare la sede di Roma e dormire sul tetto della stessa - per protestare contro i licenziamenti annunciati dall'Ente.
Il Prefetto Vincenzo Grimaldi, alla guida dell’Ente malgrado non abbia alcuna competenza in materia ambientale, ieri ha impedito l’ingresso nella sede ai giornalisti: un tentativo di mettere a tacere la protesta dei lavoratori. L’ISPRA oltre ad aver licenziato 200 precari si appresta a licenziarne altri 250 entro la fine dell’anno. Perché?
A detta del Governo mancano i soldi. Ma i fondi utilizzati per mantenere questo Istituto, che controlla la qualità dell’acqua che beviamo e dell’aria che respiriamo, vengono dalla comunità europea e, quindi, sono disponibili.
La vera ragione è che questo Governo, dopo aver deciso di vendere l’acqua, ora vuole esternalizzare anche i controlli ambientali. Al peggio non c’è mai fine!
Ci piace riportare qui le parole del Presidente Napolitano: “c’è necessità di investire in ricerca e innovazione, perché su questo ci giochiamo il nostro futuro, anche per uscire dalla crisi in condizioni migliori di come ci siamo entrati”. La maggioranza, purtroppo, la pensa diversamente.
L’ISPRA non deve chiudere. L’Italia dei Valori sarà vicina a tutti quei ricercatori che hanno deciso di non piegare la testa alla logica distruttiva del ministro dell’Ambiente Prestigiacomo che, pezzo dopo pezzo, sta sfasciando il nostro sistema ambientale. E, per questo, interverremo in Parlamento per continuare ad essere al fianco dei lavoratori e far valere le loro ragioni.
Consigliamo a tutti di vedere questo video realizzato dai precari che stanno rischiando il proprio posto di lavoro. Una satira amara che rischia di diventare realtà con questo Governo intenzionato ad ammazzare la ricerca e a ridurre sul lastrico i professionisti che a questa hanno dedicato la loro vita.
Tremonti e la Finanziaria che non c'e'
I ministri del Governo Berlusconi sono sul piede di guerra per i tagli inflitti ai loro dicasteri. Urlano e strepitano contro il collega dell’Economia. In realtà, è tutta una pantomima, un’ipocrita gioco delle parti. Il bastone del comando ce l’ha in mano Giulio. E’ lui che apre e chiude i cordoni della borsa e tutto è già stato deciso. Agli altri non resta che fingere di essere indignati.
E’ avvilente dover constatare che la politica economico-finanziaria di questo Governo si riconferma essere solo una politica di tagli, che colpisce nel mucchio, senza andare a distinguere il grano dalla gramigna.
Si taglia sulla sicurezza. A fronte dei 3 miliardi di euro soffiati alle forze dell’ordine negli ultimi tre anni, si ridà loro 100 milioni, una colossale presa per i fondelli.
Si taglia sulla giustizia. In tre anni, hanno ridotto del 40 per cento le spese correnti, però di contro pretendono di fare i processi in sei anni.
Si taglia sulla scuola. In quattro anni hanno tagliato 7 miliardi e mezzo di euro, dimezzando i fondi per le università e la ricerca, però di contro parlano di merito e qualità.
Le risorse messe in campo dal Governo in questa Finanziaria sono solo di 3 miliardi di euro. Il resto è affidato dal gettito che verrà, se verrà, dallo scudo fiscale. Di sgravi fiscali per i cittadini e le famiglie si parla eccome, anzi si fa solo quello, perché non c’è un soldo vero. Come e quanto sgravare dipenderà dall’andamento dello scudo fiscale, ovvero, da quanti soldi evasi rientreranno in Italia, grazie alla garanzia dell’anonimato e dell’impunità.
Con i soldi che forse verranno, quando e quanto non si sa, il Governo dice che farà di tutto, anzi di più. Rinnoverà il contratto del pubblico impiego, gli incentivi per il risparmio energetico, i fondi per l’Università, per le missioni all’estero, per diminuire le tasse sui lavoratori dipendenti e dei pensionati e la detassazione delle tredicesime. Tutte buone intenzioni, un po’ troppe forse, che, rimarranno tali, se il povero scudo non ce la farà, come è probabile, a coprire tutto.
Del promesso taglio dell’Irap si è persa ogni traccia. Così come dello sblocco dei fondi per la ricerca, la detrazione fiscale per il risparmio energetico degli edifici, le misure fiscali a favore del lavoro chieste dai sindacati e, infine, le risorse per la sicurezza e la giustizia.
Una cosa colpisce, però, di questa Finanziaria. Tremonti taglia qualunque voce di spesa, paralizza l’attività legislativa del Parlamento perché le leggi in discussione non hanno copertura finanziaria, ignora le legittime esigenze di tante famiglie e delle imprese, ma trova i soldi per rifinanziare la legge Mancia, quel caravanserraglio di onorevoli prebende, con ben 50 milioni di euro.
Alla faccia della finanziaria leggera e della gravità della situazione economica italiana. Noi non solo chiederemo, così come in passato, l’abolizione di questa scandalosa legge ma presenteremo la nostra Finanziaria che, con responsabilità e realismo, affronterà i reali problemi economici del Paese.
La sete in mano al profitto
Il Governo privatizza l'acqua. Non è un bene di tutti, non è una risorsa primaria.
Quando si rubano acqua ed aria si ha il furto di Stato ed il messaggio è chiaro: la sete la debbono governare le multinazionali. Coloro i quali hanno il governo dell'economia decidano sulla vita e la morte delle persone. Ancora una volta il Governo approva una legge in violazione della normativa europea, come avevo già evidenziato con il deposito di un'interrogazione alla Commissione. Per la politica degli affari l'acqua è un business ed anche molto redditizio.
Numerose inchieste giudiziarie, svolte anche in epoca recente, hanno evidenziato gli interessi criminali che ruotano nella gestione dell'acqua. Operano spesso le solite società miste pubblico-private del tipo di quelle che nel settore dei rifiuti hanno coinvolto per fatti di mafia il Sottosegretario PDL Cosentino - divenute perfetta sintesi tra la lottizzazione partitocratica e la borghesia delle professioni dominanti, con presenza, talvolta, di personaggi contigui alle mafie e magari, per offrire una forma di apparente legalità, inserendo nella compagine sociale magistrati in pensione oppure, per scongiurare controlli di legalità, parenti e affini in un incrocio tracotante tra controllori e controllati in un conflitto d'interessi permanente.
Il costo dell'inserimento della borghesia mafiosa nella gestione dell'acqua viene pagata dai soliti noti: gli utenti, il popolo. Che pagano ancora di più per avere quello che dovrebbe essere gratuito. Il controllo della gestione dell'acqua significa appalti e sub-appalti per miliardi di euro, nella potabilizzazione e depurazione delle acque, nella realizzazione delle reti idriche, nelle convenzioni con le multinazionali predatorie.
E volano le mazzette di Stato, stile scudo fiscale. Le multinazionali non investono denari per realizzare reti idriche in Africa in maniera tale da scongiurare il dramma dell'assenza di acqua che costringe alla fuga migliaia di migranti, ma colludono con i governi dell'opulenza senza regole per eliminare l'acqua quale bene pubblico. Avere il controllo dell'acqua vuol dire anche condizionare la vita di milioni di esseri umani.
L'acqua è come l'aria dicevano gli antichi. Beni primari. Tutto, ormai, vogliono toglierci: l'acqua, la salute, la natura. La violenza di questa politica affaristica non sembra avere uguali nell'era della democrazia: è la forma più deteriore della plutocrazia dei mercanti che governa, in una corsa verso la distruzione del globo, il destino degli uomini.
Dimostriamo che esiste ancora chi sogna un mondo diverso in cui l'amore per il prossimo sia la bussola dell'agire politico e la natura una risorsa di tutti e per tutti. Questo Governo sta realizzando il suo percorso autoritario e predatorio dei servizi e beni pubblici in spregio ai diritti ed utilizzando le norme in modo illegittimo. Distrugge le Costituzioni ed il diritto naturale con la legge. Nulla di più devastante anche sul piano morale.
Un punto dell'economia: il processo breve
Oggi farò riferimento di nuovo alla giustizia, di cui abbiamo parlato qualche settimana fa, e in particolare ad una recente proposta dal governo mirata all'estinzione dei procedimenti penali. La risposta che potrebbe venire in mente ad alcuni è che questo procedimento potrebbe far accelerare i tempi della giustizia.
In Italia il 40% dei processi penali, che sono arrivati ad una sentenza, sono durati più di tre anni. Ci si potrebbe domandare se questo provvedimento del governo in realtà cerca di favorire l'economia accelerando i tempi della magistratura. In realtà con questo provvedimento il governo cerca di porre rimedio alla sconfitta che ha subito il lodo Alfano, respinto dalla Corte Costituzionale.
Si tratta di un provvedimento che prevede l'estinzione dei processi penali che siano durati più di due anni. Ricordo che una volta estinto un processo non può essere ripetuto. Il fortunato imputato, con l'estinzione del processo, si troverebbe nella condizione che ha risolto i suoi problemi con la giustizia.
In Italia i tempi della giustizia sono molto lunghi, e questi tempi si traducono in costi elevati per i cittadini, per le imprese e per gli investitori internazionali. Condividiamo l'idea che sia necessario accelerare i tempi della giustizia, ma un conto è ragionare sull'idea di come accelerare e un conto è mettere in cantiere un provvedimento che ammazza i processi. E' come dire che “bisogna fare dieta per evitare di essere obesi e per evitare l'obesità diamo del veleno a chi supera un certo peso”.
Introducendo un provvedimento di questo tipo si crea un problema legato al comportamento dei giudici. Cosa faranno i giudici? Si concentreranno soltanto su quei processi che potranno essere conclusi nell'arco di due anni o continueranno a lavorare su tutti i casi ben consapevoli che la maggior parte di essi saranno estinti nell'arco di due anni? In Italia vige il principio che di fronte ad un reato il giudice è obbligato ad aprire un azione penale, però se si introduce questo principio dell'estinzione dopo due anni si rischia di rompere l'obbligatorietà dell'azione penale. I giudici potrebbero avere, a loro discrezione, a non intraprendere determinate azioni penali piuttosto che altre. Si creerebbero, ovviamente, fenomeni di corruzione dei giudici: il criminale potrebbe decidere di corrompere il giudice cercando di far dilazionare l'azione penale perché decada.
L'altro elemento negativo fa riferimento all'azione della difesa, che avrà interesse a sollevare obiezioni per ritardare il procedimento penale fino ad arrivare alla scadenza dei due anni.
Un meccanismo di questo tipo non incide sul modo in cui è organizzata la giustizia, non prevede l'assunzione di nuovi giudici o la modifica di come sono ripartite le risorse tra i vari tribunali, ma introduce un principio generale di estinzione dei provvedimenti penali dando dei segnali preoccupanti agli investitori internazionali. L'Italia rischia di essere un Paese nel quale non è più certa l'azione giudiziaria contro i reati, e investitori internazionali potrebbero essere scoraggiati dall'investire le loro risorse in Italia ben sapendo che se si trovassero truffati o danneggiati da qualche impresa o cittadino italiano non si troverebbero nella condizione di far valere i loro diritti.
Si rischia di avere una situazione di incertezza giuridica. Pensate al caso Parmalat, che ha comportato costi molto gravi per migliaia di famiglie risparmiatrici. Se fosse stato in vigore questo provvedimento non si sarebbe arrivati ad una sentenza di condanna per i responsabili del caso Parmalat. Quanti scandali economici ci sono stati in questi anni in Italia i cui processi hanno richiesto più di due anni? Tutti questi provvedimenti sarebbero caduti semplicemente perché superano il periodo previsto dalla legge del governo.
E' evidente che il governo propone questa iniziativa per ragioni personali del Presidente del Consiglio. Introducendo questo provvedimento ammazza processi si vuole tutelare l'impunità di Silvio Berlusconi e degli altri politici che hanno in corso procedimenti penali, e non va nella direzione, che noi auspicavamo, di accelerare i tempi della giustizia per favorire l'economia italiana.
Ci auguriamo che il Parlamento non approvi questo provvedimento, o che la Corte Costituzionale lo possa censurare. L'Italia dei Valori farà di tutto per impedire che questo provvedimento crei danni permanenti all'economia italiana.
Tirrenia: una nuova Alitalia?
Da tempo sto inutilmente incalzando Matteoli, via agenzie, per avere sue risposte ed impegni precisi sulla privatizzazione di Tirrenia di Navigazione.
Riassumo le vicenda. Il Governo avvia il processo di privatizzazione della società Tirrenia, motivando la decisione con un obbligo in tal senso imposto da Bruxelles e, di fronte a qualsivoglia critica o richiesta, si rifugia sempre dietro tale obbligo. Chiariamo allora, da subito, che la Comunità Europea non ha mai imposto, né potrebbe imporre, la privatizzazione di una società, perché a Bruxelles non interessa se la proprietà è pubblica o privata. Alla Comunità Europea interessa, invece, che l’operazione di riassetto, qualunque essa sia, avvenga nel rispetto dei principi di trasparenza, di non discriminazione e di parità di trattamento previsti dalle norme comunitarie. Ed interessa che sia salvaguardato il fondamentale principio di continuità territoriale e che, quindi, non siano tagliati quei collegamenti con le Isole maggiori e minori che consentono ai cittadini ivi residenti di spostarsi liberamente nel territorio.
Capiamoci: Tirrenia cosi come è non funziona e ben venga privatizzarla, se lo scopo è quello di offrire un miglior servizio, reso in regime di concorrenza, ai passeggeri. E’ un problema di metodo, non di principio.
Punto primo: non è chiaro quali servizi essenziali di continuità con le isole saranno garantiti, né quali siano i centri di costo che devono farvi fronte; punto secondo: il Ministro dichiara genericamente che i livelli occupazionali, che si attestano a circa 3.800 unità, saranno salvaguardati, ma non risulta alcun accordo sindacale in tal senso. Terzo e ultimo punto: considerando che Tirrenia ha chiuso il 2008 con debiti per 725,1 milioni di Euro, bisognerebbe che il Ministro ci facesse sapere come intende impostare i bandi di gara che saranno emanati entro il 31 dicembre di quest’anno. Vi è, infatti, il rischio concreto che sia riproposto il modello Alitalia, con quella privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite che tanto piace a questo Governo. Per dirla con chiarezza, non vorremmo che Matteoli avesse in mente di creare una bad company a carico dei contribuenti italiani e una good company in mano al privato.
E siccome sulla vicenda Tirrenia la confusione regna sovrana, stiamo cercando di fare chiarezza (anche) con una interrogazione parlamentare al Ministro.
Pranzo sociale con i lavoratori ex Eutelia
Giovedi 19 novembre 2009 i Giovani dell'Italia dei Valori del Lazio hanno organizzato un pranzo sociale con i lavoratori dell'azienda occupata, ex Eutelia, a cui hanno partecipato anche il senatore Stefano Pedica, il vice presidente del consiglio provinciale di Roma Sabatino Leonetti e gli artisti Francesca Fornario e Enrico Capuano.
La sorte dei lavoratori Eutelia diventa sempre più preoccupante: 1200 di loro dal mese di agosto non percepiscono lo stipendio. I sindacati e alcuni dipendenti sostengono che Omega è un’azienda “killer” che acquisisce personale per tenerlo fermo mirando a fallire per non pagare le liquidazioni. Ad attirare l’interesse nazionale sullo scandalo dei licenziamenti mascherati è stata l’irruzione di Samuele Landi, ex amministratore delegato di Eutelia, nello stabilimento occupato. I lavoratori, madri e padri di famiglia sono costretti ad occupare la propria azienda, ma mai avrebbero pensato ad un’azione così importante se le condizioni finanziarie non si fossero aggravate a causa dell'errata gestione da parte della proprietà. L'Italia dei Valori è un partito vicino alle tematiche del mondo dell'occupazione e del lavoro. I Giovani Idv hanno sentito il dovere di parteciparie con passione a questa protesta perché la tutela e il diritto al lavoro sono principi inviolabili e fondamentali per una vita dignitosa, e per il futuro che ci si prospetta, come giovani lavoratori o come studenti che dovranno fare ingresso nel mondo del lavoro. E' necessaria una maggiore attenzione da parte delle istituzioni pubbliche affinché si tutelino i posti di lavoro.
Il Comune può e deve fare la sua parte a sostegno dei lavoratori, ma il suo ruolo è stato fin troppo timido, ed anche il Governo affronta con lentezza lo scandalo Eutelia.
Ci domandiamo perché tutta questa indecisione, e ci chiediamo se il conflitto d'interessi del Presidente del Consiglio, legato alle telecomunicazioni e all’informatica, settori di cui si occupa ex Eutelia, non possa avere, anche in questo caso, giocato un ruolo, diretto o indiretto.
Accanto ai lavoratori ci siamo oggi e ci saremo domani.
E assieme ai dipendenti dell’ex Eutelia attendiamo che dal tavolo ministeriale di giovedì si possa dare un nuovo futuro ad una risorsa umana e professionale che l’Italia non può e non deve permettersi di perdere.
Leoluca Orlando vicepresidente Eldr
Leoluca Orlando, portavoce nazionale di Italia dei Valori, e' stato eletto oggi, al congresso di Barcellona, vice Presidente dell'Eldr, Liberali democratici riformatori europei.
L'elezione di Leoluca Orlando a vicepresidente dell'Eldr e' un riconoscimento significativo per il lavoro svolto dallo stesso Orlando in campo internazionale e dal nostro partito nel campo della legalita' e dei diritti.
In un momento cosi' difficile per il nostro Paese, mortificato dalle scelte dell'Unione europea, la nomina del nostro portavoce e' un segnale importante e di conferma alla politica portata avanti dall'Italia dei Valori.
Caso Agile Eutelia: appuntamento il 27 novembre
L’Agile- ex Eutelia è un’azienda del gruppo Omega che ha sede in diverse città italiane e che opera nell’ambito dei call center e in settori strategici dell’information technology, vantando anche commesse da diversi enti della Pubblica amministrazione.
Si tratta di un tesoro di alta professionalità che rischia di sfumare oltre che per le politiche aziendali sbagliate, anche per l’incapacità dimostrata fino ad oggi dal Governo, che non ha ancora offerto la prospettiva di una politica industriale seria.
Sono circa 1200 le lettere di licenziamento che l’azienda ha inviato ai suoi dipendenti, da tre mesi senza stipendio e angosciati da un futuro che si fa per loro sempre più incerto. Per questo hanno scelto di mobilitarsi su tutto il territorio nazionale e a Roma, dove lo stabilimento è stato occupato, sono stati vittime di una aggressione notturna da parte dello stesso ex amministratore delegato Samuele Landi che, con un manipolo di uomini spacciatisi per forze dell’ordine, ha fatto irruzione per tentare di mettere a tacere la protesta.
Lunedì questi stessi lavoratori sono scesi in piazza, nella capitale, con i rappresentanti sindacali e l’Italia dei Valori è stata a loro fianco. Ora il Governo ha deciso di convocare un tavolo di confronto per il 27 novembre che affronti un “caso” che sta diventando, giorno dopo giorno, paradigma di una mancanza politica e industriale che non può essere taciuta.
In ballo c’è il destino di lavoratori altamente professionalizzati ma soprattutto di migliaia e migliaia di giovani che hanno vissuto prima il dramma della precarietà e che ora rischiano di vivere quello del licenziamento.
Privatizzazione dell'acqua: ribelliamoci
Il governo del malaffare ha colpito ancora. Il governo degli affari propri, degli intrallazzatori, questa volta ha colpito uno dei beni più preziosi del vostro patrimonio e dell'intera umanità. Quali sono i beni più preziosi? Verrebbe spontaneo rispondere: “l'acqua e l'aria”.
Verrebbe da chiedersi: “Si saranno rubati pure l'aria? Si saranno rubati pure l'acqua?”. L'aria l’hanno già “rubata”, deturpando l'ambiente, inquinandola con i rifiuti tossici, mentre l'acqua l’hanno “rubata” mettendo il voto di fiducia su un provvedimento che questo governo ha fatto approvare da un Parlamento con una maggioranza parlamentare asservita, venduta, comprata e ricattata, che, adesso, privatizza la gestione dell'acqua.
Secondo questi signori, l'acqua dovrebbe essere gestita da privati, da imprenditori che vendono un prodotto soltanto se ci guadagnano e, chiaramente, darebbero il prodotto-acqua solo a chi lo comprerebbe.
Se andate a comprare un pacchetto di sigarette, pagate e ve lo danno, ma se non pagate non ve lo danno. E se avete sete? Che fate se non avete i soldi? Non bevete? L'acqua e l'aria sono beni pubblici, sono beni dell'umanità e, in quanto tali, non si possono privatizzare. Ci sono beni essenziali nella vita, beni che non possono essere venduti ai privati. Il privato, per definizione, se ci guadagna vende, ma se non ci guadagna non vende. E' come con la banda larga in mano ai privati: in certi Paesi, poiché piccoli, non è vantaggioso portare la banda larga. E questo è un danno incredibile.
E figuriamoci se, in questi stessi Paesi, gli imprenditori si preoccupano di investire! Questi piccoli Paesi non sentono, non vedono e non bevono. Prima di rimanere assetati e morti di democrazia, ribelliamoci.
L'Italia dei Valori si oppone a questo provvedimento scellerato, così come si oppone ai provvedimenti che ristabiliscono le centrali nucleari e l'illegalità.
L’Italia dei Valori si accinge a raccogliere le firme per un referendum anche su questo provvedimento di privatizzazione dell’acqua.
Amici miei, ci dobbiamo svegliare! Se non ci pensiamo noi a salvare noi stessi non ci pensa nessuno.

Mozione di sfiducia per Cosentino
Italia dei Valori ha preparato una mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino (scarica e leggi la mozione). Molti collaboratori di giustizia avrebbero parlato del sottosegretario "come fiancheggiatore o concorrente esterno in associazioni criminali di tipo mafioso". E’ evidente che ragioni di opportunità e di precauzione dovrebbero indurre il governo a evitare che una persona sottoposta a indagini per così gravi delitti, espressivi di una collusione tra politica e sodalizi criminosi, in attesa di dimostrare la sua piena innocenza, possa continuare a esercitare le proprie funzioni di governo peraltro in un ruolo così delicato.
Per questo, chiediamo al Governo di invitare l'onorevole avvocato Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da sottosegretario di Stato per l'economia e le finanze.
Per essere presentata ufficialmente, la mozione ha bisogno di essere corredata da 63 firme. Al momento, ci sono tutte le firme dei deputati di Italia dei Valori. La mozione potrà essere messa all'ordine del giorno dei lavori dell'assemblea solo una volta che la Camera si sarà pronunciata sulla richiesta di autorizzazione a procedere.
Ci auguriamo che la Giunta per le autorizzazioni acconsenta alla richiesta d’arresto emessa nei confronti di Nicola Cosentino. Ma siccome conosciamo vizi e misfatti della Casta abbiamo scritto la mozione di sfiducia e la presenteremo. Chiediamo sin da ora a Pd, Udc e a quanti nel Pdl credono ancora nella legalità di votare la mozione di IDV nell’interesse del Paese.
I disabili esistono ancora
Italia dei Valori ha organizzato giovedì 3 dicembre il convegno denominato “Il Valore dell’Integrazione: le persone disabili, diritti, risorse e partecipazione. Nulla su di noi senza di noi”, che si svolgerà a Roma al Centro Congressi Frentani in Via dei Frentani 4 (zona San Lorenzo), dalle 15.00 alle 19.00.
Nel dibattito verranno affrontate le problematiche legate a quell’immensa periferia sociale che prende il nome di disabilità, le tematiche del sociale e le prospettive per una vera integrazione, con particolare attenzione alla tematica dell’assistenza e dell’inclusione. Sarà anche l’occasione per presentare la nascita dell’Ufficio delle Politiche per il Superamento dell’Handicap nazionale, diretto da Mario Dany De Luca, all’interno del Dipartimento Welfare nazionale dell’IDV. Con questa iniziativa si vuole mettere a disposizione del mondo della disabilità un ulteriore strumento di lavoro e progettazione politica per affrontare i problemi legati al mondo dell’handicap come il “Dopo di Noi”, che coinvolge i genitori di persone con patologie gravi e gravissime, la precarietà degli operatori del settore, l’inserimento lavorativo mirato delle persone con disabilità, l’assistenza nei percorsi scolastici e l’abbattimento delle barriere architettoniche e sensoriali e il tempo libero.
Al convegno parteciperanno membri della società civile, dell’associazionismo, come modello di partecipazione, e della cooperazione sociale e integrata. La gestione del Governo in tema di sociale rende necessario affrontare il tema dei diritti, dalla legge 104 all’attuazione dei principi contenuti nella Convenzione Onu per i diritti delle persone con disabilità, pericolosamente minacciati dalle politiche di centro destra.
Al convegno, interverranno:
Antonio Di Pietro Presidente dell’Italia dei Valori ,
Maurizio Zipponi Segretario Welfare nazionale IDV,
Mario Dany De Luca Responsabile IDV nazionale Dipartimento per il Superamento dell’Handicap,
Pietro Barbieri Presidente della Fish (Federazione Superamento Handicap),
Ida Collu Presidente nazionale ENS (Ente Nazionale Sordi),
Tommaso Daniele (Presidente Forum Italiano sulla Disabilità),
Giampiero Griffo rappresentante Italiano sulla Disabilità EDF (European Disability Forum),
Giulio Nardone Presidente nazionale Associazione Disabili Visivi,
Carlo Rossetti Presidente Onorario AISA nazionale (Associazione Italiana Sindromi Atassiche),
Luigia Civili Lavoratrice Cooperativa Sociale Integrata Capodarco,
Carlo Di Giusto Allenatore squadra del S.Lucia di Basket in carrozzina,
i genitori Giuseppe Ardizzone, Silvana Giovannini , Riccardo Rossi e l’operatrice sociale Tiziana Santoni.
Un punto dell'economia: l'innovazione
Oggi parliamo di innovazione, un attività che possiamo definire tipicamente umana, l'uomo da quando è sulla terra si è sempre sforzato di migliorare il modo di fare le cose. Generare l'innovazione è rappresentata da nuovi sistemi di produrre le cose che già sono disponibili e, ancora più importante, individuare nuovi prodotti o nuovi servizi che prima non esistevano.
Con l'apertura dei mercati, con la crescente integrazione internazionale, che oramai tutti chiamano globalizzazione, sono entrati sul mercato internazionale imprese localizzate in paesi dove il costo di lavoro è molto più basso rispetto a quello europeo o americano, pensiamo ai paesi come il Brasile, l'Indonesia, l'India la Cina e altri ancora. Questi paesi, in virtù del basso costo del lavoro, si sono specializzati prevalentemente in quei settori tradizionali nei quali il costo del lavoro rappresenta una componente importante per competere nei mercati. Ci sono molte imprese che producono prodotti tessili e prodotti tradizionali, lavorazioni a minor contenuto tecnologico e minor qualificazione della manodopera.
Questo processo di globalizzazione, e la presenza di questi concorrenti, ha avuto in questi anni un impatto molto forte sul commercio internazionale. Da un lato è aumentato il volume delle esportazioni complessive, una crescita complessiva del commercio mondiale rispetto ai decenni precedenti, ma se guardiamo con attenzione scopriamo che sono stati soprattutto i prodotti ad alta tecnologia a conoscere un aumento della domanda, in generale i prodotti legati ai beni capitali.
Un altro fenomeno che si ha avuto in questi anni è quello della redistribuzione delle quote di mercato. L'ingresso sui mercati mondiali di Cina, India, Indonesia, Brasile e altri, ha comportato una redistribuzione delle quote e delle esportazioni a favore di questi paesi e a danno di altri paesi di più antica industrializzazione. In particolare, l'Italia è tra i paesi che hanno sofferto di più per l'entrata nel mercato internazionale di questi paesi di recente industrializzazione, siccome l'Italia è un paese specializzato in lavorazioni di tipo tradizionale, tessile, abbigliamento, calzature e altro, le stesse lavorazioni con le quali hanno fatto ingresso Cina, India e altri paesi.
Un altro fenomeno che si è accentuato in questi anni è l'internazionalizzazione delle imprese. E' diventato sempre più frequente fare accordi internazionali: delocalizzazioni, investimenti internazionali, sono diventati una componente molto più importante sul PIL mondiale rispetto al passato. Per produrre un bene è sempre più importante essere presenti in più mercati, essere capaci di sfruttare le risorse e le competenze in paesi distanti tra loro. Anche su questo profilo l'Italia non è messa molto bene, sia sotto il profilo degli investimenti diretti in uscita, le nostre imprese sono meno internazionalizzate rispetto le imprese tedesche e francesi, sia sotto il profilo degli investimenti in entrata, siamo un Paese che attrae meno investimenti esteri rispetto agli altri paesi europei, questo perché in Italia è molto difficile fare impresa: alti costi burocratici, fisco troppo elevato, una pubblica amministrazione inefficiente, un settore di servizi meno moderno rispetto ad altri paesi.
Questo è lo scenario dove le imprese italiane si trovano ad operare, ed è evidente che vince chi è capace di innovare di più, e non su chi punta al costo del lavoro. Essere poco innovativi rischia di essere un fattore che porta le imprese a scomparire e ad essere cacciate dal mercato.
In Italia facciamo poca innovazione, complessivamente il rapporto tra gli investimenti e ricerca-sviluppo sul prodotto interno lordo è la metà dei grandi paesi europei, siamo quindi un Paese che investe pochissimo nell'attività innovativa, siamo poco presenti nei settori ad alta tecnologia e siamo poco internazionalizzati.
E' importante che l'innovazione sia al centro delle politiche industriali, è fondamentale che ci siano delle politiche che favoriscano l'attività innovativa, aiutando la nascita di imprese nei settori legati alla frontiera tecnologica, favorire una crescita dimensionale delle imprese, le imprese italiane sono troppo piccole e non sono in grado di fare innovazione, e incentivare l'entrata di investitori esteri in Italia, cosi da avere tecnologie più avanzate da paesi più avanzati.
Bisogna affrontare, inoltre, la riforma dell'istruzione. La scuola e l'università devono diventare vere e proprie fucine di attività innovativa. Bisogna riflettere sul modo in cui funzionano, sia sul profilo dei contenuti, aumentando le ore di materia scientifiche, sia sul profilo dell'organizzazione, facendo si che le università siano capaci di formare tecnici, ingegneri e scienziati di qualità paragonabile a quella di altri paesi, facendo in modo che le università siano in grado di dialogare con le imprese, sviluppando progetti comuni per produrre nuovi prodotti, nuovi servizi, nuovi metodi produttivi. Questa è una delle questioni fondamentali per affrontare la globalizzazione in positivo, trasformandola in un opportunità e non in una minaccia.
Il caso Fondi e la cultura dell'illegalita'
Quello di Fondi e' stato un sopruso, un atto di illegalita' sostanziale. Si e' fatta passare per dimissioni una decisione stabilita dalla legge per infiltrazione mafiosa: la necessita' di sciogliere il comune. Direttamente o indirettamente, alle prossime elezioni si presenteranno gli stessi soggetti e chissa' se ritroveranno un altro prefetto Frattasi. Noi presenteremo una lista per la legalita' contro la lista dell'illegalita' e chiediamo ai cittadini di fare una scelta di campo.
Pubblico il video e il testo degli interventi di Stefano Pedica e Leoluca Orlando durante il convegno "Politica e legalita': problemi e prospettive nella Pubblica amministrazione" tenutosi giovedi 12 novembre a Roma.
Stefano Pedica: Come sapete, ci siamo riferiti esclusivamente con questa tavola rotonda al problema del caso Fondi, un caso nazionale che riguarda la criminalità organizzata che si sta radicando nel territorio laziale. Abbiamo segnali forti di presenza nel viterbese, dove ci sono costruzioni importanti, tra cui gli aeroporti delle provincie, e nel Mercato Ortofrutticolo di Fondi.
C'è chi dice che il MOF non abbia rapporti con la criminalità organizzata, a noi invece risulta che sia gestito dalla criminalità organizzata. C'è un presidente, del PD, ma è un presidente ombra, a cui abbiamo chiesto le dimissioni, come gesto di responsabilità, per far luce da un commissario, possibilmente da un magistrato esterno alla procura.
Ci siamo indignati perché la nostra battaglia ha portato ad un successo a metà, un bicchiere mezzo vuoto: lo scioglimento del comune per dimissioni dei consiglieri comunali porta solo ad alimentare la criminalità organizzata a Fondi. Abbiamo chiesto lo scioglimento per infiltrazioni mafiose, ma a farlo per primo è stato il prefetto Frattasi, che merita un applauso per il coraggio dimostrato. Il governo ha tempo 90 giorni, che scadono il 9 dicembre, per accogliere la richiesta di scioglimento del prefetto. Sono due le cose: o ha detto bugie, o nel palazzo del governo c'è qualcuno che rappresenta la criminalità organizzata che viene ascoltata e riesce a cambiare il parere di un ministro dell'Interno, che pochi mesi prima aveva dichiarato di voler sciogliere il comune per infiltrazione mafiosa e poi ci ripensa dopo pochi giorni. Lo scioglimento del comune per infiltrazioni mafiose comportava una cosa: quei consiglieri comunali non potevano più candidarsi. Questo doveva avvenire un anno fa, il sindaco Parisella non sarebbe stato candidato alle provinciali e sarebbe andato a casa direttamente. Invece, è andato a casa come sindaco ma è rimasto consigliere provinciale. Si parla addirittura della sua candidatura alle regionali. E' una sfida allo Stato che stanno lanciando, e noi dobbiamo combatterla.
Leoluca Orlando: C'è ancora qualcuno che pensa che il papello tra lo Stato e la Mafia si fa in qualche stalla di Corleone o in qualche scantinato della periferia di Palermo tra ufficiali infedeli dello Stato e Boss mafiosi? Questa è archeologia.
La legge che si accinge ad approvare sui processi brevi, cosi come lo scudo fiscale, sono dei papelli tra Stato e Mafia che vengono realizzati con leggi dello Stato in Parlamento, e non in uno scantinato o in una stalla di Corleone. Normalmente la Mafia non chiede al politico di sparare, di fare il palo, o tanto meno di trasportare la refurtiva dalla banca in macchina durante una rapina. La criminalità organizzata chiede che lo Stato parli con il linguaggio di questo Governo, attraverso lo scudo fiscale e attraverso la legge dei processi brevi, perché passi il messaggio della cultura dell'illegalità, contrapposta alla cultura della legalità.
Credo che sia il caso di denunciare in questi termini questo provvedimento, un atto criminale, ricordando che la vera violenza, nella storia, non si fa contro la legge ma con la legge. E' una ragione per la quale, noi che siamo i sostenitori della cultura della legalità, abbiamo ritenuto di raccogliere un milione di firme per eliminare quella legge vergogna, il lodo Alfano.
Le uniche speranze che abbiamo nel nostro Paese per evitare la morte della democrazia si chiamano Europa e Corte Costituzionale. Se non ci fossero la democrazia in Italia sarebbe già morta.
Con queste leggi, se l'Italia fosse nella condizione di essere candidata ad entrare nell'Unione Europea non verrebbe ammessa. Altro che Turchia.
Scudo fiscale: denunciarlo e' un dovere
Pubblico il video e il testo, scritto assieme a Giommaria Uggias, sulla denuncia presentata dal nostro gruppo al Parlamento Europeo contro lo Scudo Fiscale.
Testo:
"Abbiamo sentito il dovere di denunciare il cosiddetto ‘scudo fiscale’ perché rappresenta l'ennesima anomalia italiana, anche rispetto a qualsiasi altra forma di amnistia fiscale presentata in altri paesi. Nella denuncia formale nei confronti della Repubblica italiana, sottoscritta da Luigi de Magistris e depositato dall'avvocato Giuseppe Giacomini presso la Commissione europea, affermiamo che il cosiddetto 'scudo fiscale' è incompatibile con le norme Ue sull'Iva, sul riciclaggio del denaro sporco e sugli aiuti di Stato. Lo scudo, infatti, permette l'evasione fiscale colpendo direttamente le risorse proprie con cui si finanzia l'Ue, favorisce aiuti di Stato mascherati e, attraverso l'anonimato, copre di non-punibilità reati come il riciclaggio. Dopo l’approvazione del provvedimento, con cui si legalizzano le attività finanziarie e patrimoniali detenute fuori dal territorio dello Stato italiano mediante il pagamento del 5% delle somme reimportate, avevamo già presentato un'interrogazione parlamentare chiedendo alla Commissione Ue di rispondere su alcuni quesiti:
1) se la norma e, in particolare la garanzia di anonimato, possa incidere negativamente e ledere i sistemi fiscali degli altri stati membri;
2) se la norma sia conforme alla normativa dell’Ue e ai principi generali dell´ordinamento nella parte in cui consente la possibilità di "comprare" l´impunità penale;
3) se la norma sia lesiva dei diritti fiscali dell´Ue, laddove la sanatoria in questione consente di evadere la quota di compartecipazione alle imposte (IVA);
4) se la garanzia di anonimato possa consentire di introdurre nel mercato finanziario europeo somme frutto di attività illecite.
Per noi lo Stato italiano deve essere lo scudo degli italiani onesti, al contrario di quello voluto dal governo Berlusconi per coprire i furbi. E proprio agli italiani onesti abbiamo pensato nel presentare la denuncia: se le istituzioni europee decreteranno l'illegittimità della sanatoria, infatti, sarà purtroppo la collettività italiana a risponderne finanziariamente e moralmente.
Siamo sicuri che "esiste un giudice a Berlino" e che la Commissione europea, garante dell´applicazione dei Trattati, riconoscerà l'incompatibilità delle scudo con le norme comunitarie."
Giommaria Uggias e Niccolò Rinaldi
Nave dei veleni: troppi sospetti
Il Ministro Prestigiacomo converrà con me che una nave di 136 metri, di recente costruzione, con due stive piene di fusti come quelli delle scorie radioattive difficilmente può essere confusa con una nave passeggeri di 96 metri, affondata un secolo fa al largo di Cetraro. La spiegazione più semplice è che i relitti siano due e che si tratti di un errore umano degli operatori della nave Mare Oceano che non hanno calcolato bene il punto di immersione degli strumenti di osservazione e non hanno ben interpretato i risultati strumentali.
In questo caso le ricerche devono essere proseguite, dopo un confronto pubblico anche con i tecnici incaricati delle prime ricerche dalla Regione, così diverse nelle modalità e nei risultati da quelle del Ministero. Dobbiamo questa ricerca della verità senza sotterfugi innanzi tutto alle popolazioni di quei luoghi inquinati, che soffrono oggi anche delle conseguenze economiche di questi gravissimi fatti e che soffriranno negli anni futuri, loro ed i loro figli, di quello che oggi abbiamo lasciato accadere.
Insistere per considerare chiusa la vicenda senza ulteriori indagini alimenta il sospetto che non si sia trattato di errore umano ma di voluto depistaggio, fatto per coprire responsabilità di apparati dello stato e di funzionari di importanti enti pubblici, che poterebbero essere stati coinvolti nella vicenda. In casi come questi, che riguardano atti devastanti commessi dalla criminalità organizzata, che spesso agisce in nome e per conto di terzi, la trasparenza degli atti e dei comportamenti è essenziale. Procedure affrettate, rilevamenti segretati, scarso o nullo contraddittorio, tutto questo lascia aleggiare il sospetto che non si voglia scoprire tutta la verità.
Non sta a noi proporre ipotesi sul perché il governo si voglia far compromettere in una questione così oscura e pericolosa. Certo non ci sfugge la possibile connessione tra questi affondamenti di rifiuti o di scorie pericolosissime e l'avvio del nuovo programma nucleare italiano, che subirebbe un colpo pesantissimo se si scoprisse che già i modesti rifiuti radioattivi attuali richiedono per essere smaltiti l'intervento della Ndrangheta. Immaginiamoci cosa potrebbe succedere quando saranno in funzione le tante centrali nucleari che il Governo ha intenzione di costruire.
Convegno: ''Il lavoro... un valore''
La crisi, purtroppo, non è alle spalle, come questo Governo vorrebbe farci credere e la situazione del mondo del lavoro costituisce la tragica prova di ciò.
Più volte in Parlamento, discutendo i documenti di Bilancio, abbiamo provato, dalle file dell'opposizione, a lanciare un allarme sull'effetto della crisi sul mondo del lavoro.
Un allarme basato non su impressioni o visioni ideologiche, ma sulla semplice lettura delle cifre che fotografavano, e fotografano tutt'ora, una drammatica realtà.
Il Governo (e la maggioranza che docilmente lo sostiene) conosce perfettamente i dati contabili e statistici, ma altre e più urgenti sembrano essere le sue priorità e nessuna di esse riguarda il lavoro.
Di fronte ad un immobilismo che viene contrabbandato come una rigorosa politica di controllo della spesa; di fronte a proposte e polemiche di evidente sapore propagandistico-elettorale, come le recenti chiacchiere sull’abrogazione dell’IRAP, o l'apologia, tutta teorica, del posto fisso, non possiamo che ribadire la necessità di affrontare i problemi concreti del mondo del lavoro nel suo complesso e le nostre proposte per un deciso cambio di marcia nella politica economica.
Dei tanti altri problemi che affliggono il mondo del lavoro e delle soluzioni proposte dall'Italia dei Valori parleremo nel corso del convegno "Il lavoro... un valore!", che si terrà il prossimo 13 novembre a Milano dalle ore 20:30 presso la "Casa della Cultura" in via Borgogna 3 (guarda la mappa). Modera Davide Romano (Editorialista La Repubblica), intervengono Susanna Camusso (Segretario Confederale CGIL) Maruska Piredda (Responsabile Regionale Dipartimento Lavoro IdV), Antonio Pizzinato (Presidente Regionale ANPI Lombardia), Maria Sciancati (Segretario Generale FIOM Milano) e Maurizio Zipponi (Responsabile nazionale Dipartimento Lavoro-Welfare IdV).
Non e' un Paese per giovani
Noi giovani dovremmo rappresentare la parte dinamica della società, gli innovatori e - io direi anche - i custodi del pensiero critico.
Abbiamo visto in televisione la caduta del muro di Berlino, i processi di Tangentopoli e le stragi di mafia, non ci siamo formati nella prima Repubblica e non ci siamo costruiti false illusioni sulla seconda.
Viviamo l'era della globalizzazione e del consumismo, del conformismo e dell'apparire, ma pochi di noi si rendono conto del fatto che dovremo rivedere al ribasso le nostre aspettative.
L'operazione di rapina nei confronti delle giovani generazioni, inizia alla fine degli anni '70, con il ridimensionamento del welfare, per continuare negli anni '90 con le riforme pensionistiche, che lasciando invariato il trattamento previdenziale delle vecchie generazioni, hanno addossato sui giovani tutto il peso dell'invecchiamento della popolazione.
Da ultima la riforma Gelmini è l'esempio emblematico di come la cattiva gestione della cosa pubblica possa produrre effetti disastrosi, non sui privilegiati, ma sui più ricattabili, studenti e precari.
Le responsabilità degli attuali sessantenni, abili a mantenere le posizioni di potere, sono chiare e facilmente dimostrabili.
In un simile contesto, la reazione e lo scontro generazionale sarebbe naturale, invece troppo spesso ci accontentiamo di essere figli, mentre dovremmo capire che siamo cittadini.
Viviamo in una società ingiusta e iniqua, che non investe sulle sue risorse, giovani e meritevoli.
Centinaia di giovani ogni anno vengono, in qualche modo, cacciati via da questo paese, per andare a lavorare all'estero.
I giovani italiani rispetto ai loro coetanei europei, contano meno: socialmente, economicamente, politicamente.
Secondo il rapporto Luiss 2008 "Generare classe dirigente", il 45% dei leader italiani, nella politica, nelle istituzioni e nel mondo produttivo, ha più di 70 anni.
I Giovani italiani hanno il minor peso politico dei paesi occidentali. Siamo l'unico grande paese in cui solo un 25enne su 4 è occupato, e quel 25enne impiegato è sempre precario. Perché alla flessibilità non sono state affiancate misure di protezione sociale.
Siamo l'unico paese europeo, insieme alla Grecia, a non avere a livello statale il reddito minimo di cittadinanza.
Ai giovani non resta che appoggiarsi fino ai capelli bianchi alle famiglie d'origine - l'unico vero ammortizzatore sociale delle giovani generazioni.
Siamo giovani nel momento sbagliato e rischiamo di diventare vecchi nel modo peggiore.
L’Italia dei Valori mette oggi il partito nelle mani delle nuove generazioni, l’obiettivo è rinnovare la classe dirigente del nostro paese.
Il 6 e 7 febbraio, a Roma, durante il congresso nazionale, i delegati under 35 sceglieranno insieme il percorso dei Giovani dell'Italia dei Valori, confrontandosi sul percorso da intraprendere.
Pensiamo in grande, diventeremo adulti insieme.
"Uno sguardo al passato, i piedi nel presente, dritti verso il futuro".

Un nuovo revisionismo storico
Augusto Minzolini può dire quello che vuole, ma non mentire al pubblico. Quella che è andata in onda ieri, oltre ad essere una colossale farneticazione storica e costituzionale, è stata soprattutto una ignobile fesseria. Il direttore del Tg1 ha affermato, infatti, che 'l'immunità è stata cancellata dalla nostra Carta Costituzionale': questa è una sciocchezza, perché l'immunità parlamentare è viva e vegeta, tant'è che, come ha dimostrato il caso Mattioli, e come dimostrerà il caso del sottosegretario Cosentino, la magistratura ha richiesto alla Camera dei Deputati l'autorizzazione a procedere, che potrà essere concessa o negata con un voto. La ricostruzione storica minzoliniana, poi, tocca la meschinità quando definisce tangentopoli un''operazione mediatica' che sottomise il parlamento alla magistratura, a quanto pare il direttore del tg1, e chi lo ha messo dov’è, rimpiangono i bei fasti della corruzione dei partiti.
Ritengo che gli italiani siano più tranquilli nel sapere che i parlamentari non godono di un odioso privilegio, ma che sono tutelati nell'esercizio delle loro funzioni e per tutto il resto sottoposti al giudizio della magistratura come tutti i cittadini.
Ritengo che gli organi preposti al controllo e alla tutela dell’azienda pubblica, dal CdA alla Commissione di Vigilanza Rai, di cui faccio parte, debbano intervenire dopo questo ennesimo indecente esempio di parzialità e di revisionismo storico deviato offerto dal direttore del Tg1 per rimuoverlo dall’incarico. Non vedo altra soluzione che un provvedimento che porti al suo allontanamento dato che le sue esternazioni vanno esclusivamente in una direzione, con l’utilizzo della menzogna e ledono irreparabilmente la credibilità ed i bilanci di un servizio di pubblica utilità ma anche di pubblico finanziamento.
A breve pubblicherò una lettera rivolta alla dirigenza degli organi sopra nominati.
Mafia: un grande problema per l'Europa
Riporto una mia intervista rilasciata al quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung, di venerdi 6 novembre, dove spiego come la politica di Berlusconi favorisca la mafia e metta in pericolo anche le imprese tedesche.
Sueddeutsche Zeitung: On. Orlando, lei è spesso all’estero. Si sente a disagio quando si parla del suo presidente del Consiglio?
Leoluca Orlando: Oramai il tempo di parlare dell’immagine di Berlusconi è superato. Tutti sanno chi è. Spero soltanto che non si dimentichi che esiste un’altra Italia.
Sueddeutsche Zeitung: Il Capo del Governo si comporta come se incarnasse lo stato. Per questo dire ”Viva Berlusconi”, per lui equivale a dire “Viva l’Italia!”. Nel frattempo, si può dire che il suo paese sia diventato una sorta di Demokratur (dittatura della democrazia)?
Leoluca Orlando: È un fatto. Una dittatura nel 2009 è del tutto diversa dalla dittatura di Mussolini o di Hitler. Abbiamo nuovi mezzi di comunicazione, una nuova mafia e una nuova dittatura, ma tutto appare con le sembianze della democrazia, e Berlusconi ne è un simbolo.
Sueddeutsche Zeitung: Può fare altri esempi?
Leoluca Orlando: In Italia non c’è più differenza tra ciò che privato, ciò che è pubblico e ciò che è politico. Normalmente, a noi non interessa cosa succede in camera da letto. Tuttavia per Berlusconi è normale incontrare Putin nello stesso posto dove tiene sedute del Consiglio dei Ministri e dove organizza feste private con escort che vengono portate da aerei di Stato. Si tratta di una questione etica, non giuridica, nel senso di penalmente rilevante. Il presidente del consiglio non dovrebbe agire in questo modo.
Sueddeutsche Zeitung: Nonostante questo, molti italiani lo votano, ritenendo che sia accettabile che egli da singolo sfidi lo Stato.
Leoluca Orlando: Una tale convinzione rende la situazione ancora più pericolosa. Berlusconi è un cattivo esempio per tutti. Coltiva valori negativi. Egli si trova in perenne conflitto di interessi, essendo al tempo stesso un potente imprenditore della comunicazione e il Presidente del Consiglio. E ciò produce ulteriori conseguenze. Nel frattempo, il nostro problema è che crescono tanti piccoli Berlusconi che spadroneggiano nei quartieri e nei territori, politicamente tanto di destra e di sinistra. E’ diventato normale che un politico contemporaneamente sia anche un privato imprenditore. Comportamenti simili alimentano una cultura altra rispetto a quella democratica.
Sueddeutsche Zeitung: Con quali conseguenze?
Leoluca Orlando: Non c’è più nessuna normale competizione. Si tratta di una corruzione etica della democrazia. Berlusconi controlla i media, domina nelle inchieste e soprattutto dà al popolo ciò che il popolo vuole avere. E’ come Ponzio Pilato che ha sacrificato Gesù, pur magari convinto della sua innocenza. Ma non vi può essere in alcun modo una democrazia da Ponzio Pilato. Non si può approfittare del consenso dei cittadini e con questo governare contro il diritto. Un politico deve avere una visione del bene.
Sueddeutsche Zeitung: La visione di Berlusconi è che lo Stato sia simile ad una azienda privata guidata da un amministratore carismatico.
Leoluca Orlando: Sì, ma in realtà così ha pervertito il ruolo del premier, utilizzando la televisione per dare alla gente ciò che vuole, e al tempo stesso illudendola. E intanto controlla la televisione privata e pubblica.
Sueddeutsche Zeitung: Lo scorso anno lei avrebbe dovuto guidare la Presidenza della Commissione di vigilanza dei servizi radio televisivi, che si occupa della libertà di informazione e della RAI. Per quale motivo non è stato possibile?
Leoluca Orlando: Glielo voglio chiarire: questo incarico spetta ad un membro dell’opposizione ed io ero il candidato designato per diventarlo. Questa è la regola. I partiti dell’opposizione erano tutti d’accordo che io dovessi essere il Presidente della commissione. Due volte al giorno, per sei mesi sono andato in Parlamento giornalmente per essere eletto, ma questo non avveniva mai. Poi a settembre il Presidente del Senato mi ha consigliato di parlare confidenzialmente con Berlusconi. Vi era un veto sul mio nome, ma con quell’incontro tutti i problemi avrebbero potuto risolversi.
Sueddeutsche Zeitung: Cosa le propose Berlusconi?
Leoluca Orlando: Avrei dovuto vederlo ma mi sono rifiutato. Poi voleva telefonarmi, mi sono anche in quel caso rifiutato. Le mie motivazioni? Non può essere possibile che un capo di Governo decida di una questione che spetta esclusivamente al Parlamento, che decida cioè di un incarico parlamentare. Non può essere possibile, peraltro, che il più potente imprenditore della comunicazione decida di utilizzare il suo incarico politico per controllare la sua impresa e l’impresa pubblica televisiva concorrente. Com’è noto, a causa del mio rifiuto di scendere a compromessi non sono diventato Presidente della Commissione di vigilanza Rai.
Sueddeutsche Zeitung: La politica di Berlusconi è fare provvedimenti che possano giovargli. Così si è giunti alla legge sull’immunità che lo difende dall’essere perseguito e che gli assicura protezione dalla prosecuzione di processi in corso. Ma questa legge recentemente è stata annullata dai vostri giudici costituzionali.
Leoluca Orlando: Accanto all’Europa la nostra seconda speranza è la Corte Costituzionale. Senza quei giudici la democrazia morirebbe.
Sueddeutsche Zeitung: Berlusconi insulta i giudici definendoli “comunisti”, affermando che non sarebbero indipendenti.
Leoluca Orlando: Simili esternazioni sono ciò che la criminalità e la mafia culturalmente richiedono, che così cioè parli un presidente del consiglio. È una polemica senza senso. Invece vorrei ricordare che il vero problema in Italia non è il diritto, ma le leggi ad personam. Anche la Germania e l’Europa ne pagheranno le conseguenze.
Sueddeutsche Zeitung: Cosa intende con questa affermazione?
Leoluca Orlando: Una di queste leggi prevede che i capitali criminali vengano rimpatriati per essere riutilizzati se il possessore paga il cinque per cento di tasse per il rientro, con il diritto all’anonimato. È un premio all’illegalità. Insomma, chi ha portato illegalmente soldi all’estero adesso viene anche premiato! I normali lavoratori devono pagare, invece, dal trenta al quaranta per cento di tasse. Pensate che cosa accadrà adesso. Il denaro illegale è fuggito all’estero in lire ed è rientrato in euro. Questo denaro finirà con l’essere investito a Parigi, Londra, Monaco. Posso soltanto dire: Buona fortuna! Finirà per comprare l’Europa, grazie al sostegno di Berlusconi. Questo è un grande problema per l’Europa intera.
Sueddeutsche Zeitung: Non è troppo pessimista?
Leoluca Orlando: Aspettiamo sei mesi e poi si vedrà come molte imprese tedesche saranno acquistate dagli italiani col denaro sporco fatto rientrare. La guardia di Finanza valuta la somma di denaro nero che potrà rientrare nei termini di trecento miliardi di euro.
Sueddeutsche Zeitung: Anche il patrimonio di Berlusconi ne trarrà beneficio?
Leoluca Orlando: Non mi meraviglierebbe se approfittasse di questa legge.
Sueddeutsche Zeitung: Con la politica di governo di Berlusconi l’Italia è ritornata a combattere la mafia ?
Leoluca Orlando: La mafia ha bisogno di Berlusconi. La lotta contro quest’organizzazione è condotta dalla polizia e dai procuratori. L’attuale governo, al contrario, non promuove più soltanto la cultura della vecchia mafia, ma finisce con il sostenere la cultura della nuova criminalità. Come lei sa, la vecchia mafia pervertiva valori tradizionali come l’onore, la famiglia o l’amicizia.
Sueddeutsche Zeitung: E la nuova?
Leoluca Orlando: La nuova mafia perverte valori moderni non strettamente locali e regionali, come libertà o competizione. Il dramma è che non vi è separazione, ma vi è un ponte tra vecchia e nuova mafia. La mafia agisce infatti tanto localmente tanto globalmente.
Sueddeutsche Zeitung: Così come a Duisburg nel 2007, dove comandi criminali di alta professionalità della mafia hanno ucciso sei persone.
Leoluca Orlando: I mafiosi uccidono in maniera moderna ormai, con semplicità ed efficienza, ma in modo comunque brutale. Così come un tempo i terroristi della Baader-Meinhof o le Brigate rosse. La nuova mafia non ha bisogno di persone che si chiamino Pietro o Francesco ma Peter, Wolfang e Jurgen. Dopo la strage di Duisburg, i tedeschi hanno capito che non è più possibile confinare la mafia all’interno della gastronomia italiana. In un locale italiano, ormai si rischia prevalentemente soltanto di mangiare una pessima pizza. Ma gli interessi di questa mafia sono diventati così grandi che una pizza è troppo piccola.
Sueddeutsche Zeitung: Dove sarà attiva la nuova mafia a suo avviso?
Leoluca Orlando: Nella borsa di Francoforte, nelle banche, nel settore immobiliare. E molti hanno risolto i loro problemi di liquidità grazie a questa nuova legge di garanzia per il denaro sporco (cosiddetto scudo fiscale).
Sueddeutsche Zeitung: Cosa può fare l’Unione europea contro tali comportamenti?
Leoluca Orlando: Bruxelles deve chiaramente difendere le regole di competizione che dovrebbero valere anche per l’Italia. Pensi cosa è accaduto con l’Alitalia. Questa compagnia aerea era in una grave crisi e dopo una gara avrebbe dovuto essere acquistata da Air France. Ma sono arrivate le elezioni del 2008, Berlusconi ha vinto e i suoi ricchi amici hanno fondato una società attraverso la quale hanno comprato Alitalia. Sostanzialmente non pagando nulla. Tutti i debiti sono stati caricati e sopportati dallo stato e dai contribuenti. Anche gli amici che sono politicamente di destra si vergognano di questa perversione della cultura liberale. Il sogno di tanti italiani è quello di poter vivere in uno stato di diritto e magari fare una buona opposizione.
Sueddeutsche Zeitung: L’unione europea ha la possibilità di fare qualcosa se Berlusconi insiste?
Leoluca Orlando: Sicuramente l’Europa non è ancora abbastanza forte ma per noi è una garanzia; senza l’integrazione europea la situazione da noi sarebbe catastrofica, ci troveremmo a vivere come in un paese latinoamericano con strutture democratiche deboli o inesistenti. Non prendiamoci in giro. Se l’Italia non fosse già da tempo parte dell’Europa, con questo deficit di legalità, democrazia e legalità rischierebbe di non poter essere ammessa nell’Unione. La realtà è anche però che l’opposizione in Italia opera contro Berlusconi in modo incerto e debole.
Sueddeutsche Zeitung: La vostra opposizione è debole e litigiosa.
Leoluca Orlando: Il mio partito, l’Italia dei valori, viene considerato la più intransigente forza di opposizione. Anzi, questa intransigenza diventa anzi spesso un’accusa. Ma il nostro partito può contare soltanto sull’8 per cento. Il più grande partito di opposizione, il Pd ha perso molto tempo per capire quanto fosse pericoloso Berlusconi. Gli esponenti di quel partito hanno creduto che Berlusconi facesse incredibili errori, e alla fine finisse col farsi fuori da solo. Non è stato così.
Sueddeutsche Zeitung: Una valutazione sbagliata. Qual è allora la vostra proposta per arginare Berlusconi?
Leoluca Orlando: Noi dell’Italia dei valori non ci stanchiamo di ribadire che il governo di Berlusconi è sostanzialmente antidemocratico. È una realtà che viene percepita da un numero crescente di italiani. E quando ci si mobilita si ottiene un consenso crescente. In quale paese europeo, d’altro canto, protesterebbero quattrocentomila persone per difendere la libertà di stampa?
Un punto dell'economia: i costi della Giustizia
Vorrei parlare oggi delle conseguenze negative che ha nell'economia italiana l'inefficienza della Giustizia.
L'economia italiana non cresce da molti anni, e questo è riconducibile ad una serie di ragioni strutturali che vanno al di là della crisi in corso negli ultimi due anni. Ci son ragioni legate ad una mancanza di un adeguata struttura di infrastrutture, alla scarsa attività di innovazione che viene svolta dalle imprese o dalle università, e in generale c'è un problema di inefficienza del settore pubblico.
In Italia ci sono un numero eccessivo di leggi. Si contano complessivamente 21700 leggi, mentre in Germania ce ne sono soltanto 4500. Questo eccesso di norme crea molte difficoltà, dove è difficile orientarsi e su quale comportamento seguire. Se andiamo a guardare la natura di queste leggi, spesso prevedono regole molto vincolanti per chi vuole fare impresa. I costi amministrativi legati a queste norme hanno un elevatezza significativa, e costituiscono una barriera per chi vuole avviare un impresa.
Nella classifica dei paesi sulla base della qualità della regolamentazione pubblica, stilata dalla Banca Mondiale, l'Italia è posizionata al 65° posto. Per avere un idea, i Paesi dell'Ocse, i paesi europei e più avanzati, sono in media intorno al 27° posto. Noi siamo al 65° mentre i nostri concorrenti al 27°.
Per recuperare un credito commerciale in Italia ci vogliono in media, secondo una stima fatta nel 2008, 1210 giorni. Nei paesi Ocse in media ci vogliono 463 giorni. Questo per dare un idea di quanto sono lunghi i tempi della giustizia in Italia.
Questi lunghi tempi di attesa fanno si che anche quando qualcuno ha palesemente torto in partenza preferisca farsi citare in giudizio confidando nel fatto che i tempi per arrivare ad una sentenza sono talmente lunghi, sufficienti per trovare un escamotage per farla franca.
I tempi lunghi della giustizia accrescono di fatto la litigiosità degli italiani. Siamo un Paese molto litigioso, che frequentemente finisce in tribunale perché tempi cosi lunghi incentivano comportamenti illeciti. Coloro che commettono atti illeciti confidano nel fatto che ci verrà molto tempo per arrivare ad una sentenza da parte del tribunale.
Tempi lunghi creano un circolo vizioso, dove aumenta la domanda di giustizia che finisce per ingolfare i tribunali stessi. Sul lato dell'offerta ci sono delle considerazioni da fare. Il numero dei magistrati non è distribuito in modo efficiente sul territorio. C'è un eccesso di magistrati in tribunali nei quali il numero dei casi è ridotto, mentre scarseggiano nei tribunali dove il numero delle cause pendenti è elevato. Scopriamo che c'è, inoltre, un grado di disparità di efficienza dei nostri tribunali: ci sono tribunali come quelli di Trento, Torino e Bolzano, dove riescono a giungere a sentenze in tempi molto rapidi, al contrario di altri tribunali come quelli di Messina e Taranto.
Perché ci occupiamo di inefficienza della Giustizia? Una Giustizia inefficiente finisce per creare incertezza sui contratti.
Un'economia di mercato si basa essenzialmente sui contratti tra gli operatori, e quando i tempi della Giustizia sono particolarmente lunghi, e si deve aspettare tantissimo per capire chi ha torto e chi ragione, si crea un incertezza sul modo di comportarsi di fronte alla controparte.
L'inefficienza della Giustizia influisce sul comportamento dei finanziatori. Pensiamo alle banche: è chiaro che in un Paese nel quale per recuperare un credito, o un mutuo finito male, ci vogliono molti anni, le banche finiscono per attuare comportamenti molto prudenti, al contrario delle banche dei Paesi nei quali la giustizia è molto più rapida. Questo comporta costi maggiori del credito e dei mutui, più alti rispetto ai costi degli altri Paesi.
Questa inefficienza della Giustizia incentiva comportamenti illegali, anche sul lavoro. Si assumono lavoratori in nero sapendo che, anche se si viene scoperti, passeranno molti anni prima di essere puniti. Nelle compravendite si crea un rischio frequente di essere truffati perché si sa che tanto la Giustizia è molto lenta.
Si riducono le opportunità di scambi via Internet. Il nostro Paese ha un livello di commercio elettronico molto più basso di altri Paesi avanzati: se qualcuno viene truffato in Internet dovrà aspettare tantissimo tempo per arrivare ad una decisione risarcitoria.
L'inefficienza della Giustizia si traduce in maggiori costi per le imprese e per gli operatori. Questi costi, aggiuntivi legati all'inefficienza della Giustizia, vengono stimati a 2,3 miliardi di euro l'anno, quasi 400 mila euro all'anno per ogni impresa attiva all'anno.
Bisognerebbe adottare una strategia di razionalizzazione dei tribunali, accorpando tribunali di dimensione troppo ridotta, concentrando le risorse in tribunali dove il carico di lavoro è significativo, ridistribuendo magistrati sul territorio in maniera più efficiente. Aumentare gli organici della magistratura, assumere un maggior numero di magistrati, e immaginare una specializzazione dei tribunali. Ad esempio, sui temi dell'economia è pensabile che si creino dei tribunali ad hoc con dei magistrati specializzati sui temi dell'economia e che siano in grado di giungere con maggiore rapidità a quelle decisioni che stanno a cuore agli operatori economici.
Un'altra proposta è quella che vede l'istituzione di un manager organizzativo, una persona altamente qualificata che sia in grado di organizzare il carico di lavoro all'interno del tribunale, non necessariamente un magistrato.
Altro elemento importante è l'adozione di tecnologie telematiche. E' ora che i nostri tribunali entrino nel 21° secolo, utilizzando il computer, internet e i processi telematici. Anche questo è un modo per accelerare i tempi della Giustizia.
Che cosa fa il Governo? Nulla, si è piuttosto preoccupato di lavorare sul lodo Alfano, un provvedimento che voleva sospendere i processi per il capo del governo, una questione lontanissima dall'inefficienza dei nostri tribunali e che non ha nulla a che vedere con l'emergenza che il nostro Paese sperimenta tutti i giorni.
Il Governo sta lavorando ad una proposta di riforma della Giustizia e della magistratura che prevede di sottoporre i pubblici ministeri al controllo del governo stesso. Anche in questo caso non c'è nulla che fa riferimento all'efficienza della giustizia, ma si intende sottoporre i pubblici ministeri ad un maggior controllo dell'esecutivo probabilmente per proteggere quei politici corrotti che sono oggetto di processi da parte della magistratura.
L'economia italiana, le imprese italiane e i cittadini italiani avrebbero bisogno di un grande progetto di riforma della giustizia che consenta di ridurre i costi amministrativi connessi e consentano l'economia italiana di crescere a ritmi più sostenuti.
A sostegno dei lavoratori Agile Eutelia
Ieri mi sono recata al presidio dei lavoratori di Agile Eutelia di Torino, dove da qualche giorno, come in altri uffici di tutta Italia, sono in assemblea permanente perché la situazione lavorativa è diventata incresciosa.
Italia dei Valori si sta occupando di questa situazione ormai da diverse settimane. Il Presidente Di Pietro ha incontrato i lavoratori a Torino e a Roma, presentando una richiesta formale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri perché si attivi un tavolo di crisi per risolvere la situazione di questi lavoratori, di cui quasi 1200 nei confronti dei quali è stata avviata una procedura finalizzata al licenziamento.
Questa situazione richiede una presa di posizione forte da parte del Governo, si tratta di lavoratori con ottime professionalità, si tratta di un'azienda che ha e aveva commesse importanti, soprattutto con la pubblica amministrazione. Italia dei Valori ha chiesto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri di attivarsi intanto per mantenere le commesse, che sono il lavoro principale di questa azienda, e per attivarsi a trovare imprenditori veri, non come quelli che ci sono adesso, che vogliano acquisire l'azienda e portare avanti il lavoro per queste 1200 persone e tante altre che fanno parte del gruppo.
La proprietà attuale non può definirsi imprenditoria, ma semplicemente degli approfittatori che stanno svendendo questa azienda, che stanno facendo perdere le commesse e stanno lasciando sul lastrico decine e decine di famiglie.
In Regione Piemonte, sempre su sollecitazione dell'Italia dei Valori, si terrà un incontro con gli assessori competenti per fare in modo che anche la regione si attivi e prenda una posizione concreta per aiutare questi lavoratori.
Assoporti: la lezioncina del Ministro Matteoli
Rientro dall’assemblea Assoporti (Associazione dei porti italiani), il settore marittimo sta risentendo molto della crisi che si è abbattuta sul sistema economico e richiede quindi interventi concreti e immediati per aiutare la ripresa. Mi sarei aspettata che il Ministro Matteoli, che era incaricato della chiusura dei lavori, desse risposte chiare e certamente alle istanze del cluster marittimo portuale, che già è uscito con diversi comunicati stampi formulando una serie di richieste e di proposte al Ministro. Il Ministro, invece, ha tenuto una relazione didattica e si è ben guardato sia da dire quali provvedimenti intende adottare, sia da dire in quali tempi intende adottarli, uno per tutti la tassa di ancoraggio, ci chiediamo quando il Ministro intende revocare, o quanto meno sospendere, l’aumento inopinato della tassa, che fa perdere competitività ai nostri porti rispetto agli altri hub europei.
Dringa Milito Pagliara (Responsabile nazionale trasporti IDV)
Acqua pubblica: un patto di lealta'
Non e’ stato certo un emendamento bipartisan, quello del Pd appoggiato da Pdl, Lega e Governo, perche’ il Gruppo dell’Italia dei Valori ha votato no con convinzione!
Sulla liberalizzazione del servizio idrico, contenuta nel decreto legge approvato mercoledi al Senato, l’ opposizione dell’IdV e’ stata ferma e determinata perche’ lobby e multinazionali non devono avere spazio.
Non si puo’ svendere in questo modo il bene piu’ prezioso oggi esistente sulla terra. Viene tolto alle istituzioni pubbliche il pieno controllo nella gestione di una delle risorse fondamentali per la vita cedendolo a enti privati capaci solo di ragionare in termini di profitto immediato. Significa dare un’arma potentissima nelle mani di soggetti estranei agli interessi locali, con conseguenze negative non sempre prevedibili.
Come Italia dei Valori continueremo a insistere anche alla Camera per impedire questa porcheria, ma il timore e’ che il governo ponga la fiducia sull’intero decreto vanificando ogni possibilita’ di cambiamento. In tal caso ci appelleremo comunque alle amministrazioni locali e alle Regioni per costituire un cartello di enti e associazioni affinche’ quanto prima si possa ripubblicizzare la gestione dell’acqua.
Una Tredicesima senza tasse è possibile
Per mettere in campo una risposta alla crisi economica bisogna innanzitutto riconoscerla. Il Governo Berlusconi, invece, l’ha negata per mesi, ammettendone l’esistenza soltanto recentemente. Un’ammissione però parziale, visto che oggi il Governo dichiara che la fase critica sarebbe stata superata. La realtà, al contrario, è un’altra: la crisi economica non solo c’è stata, ma i suoi effetti negativi si faranno sentire per tutto il 2010. Risulterà ancor più evidente che a pagarne il prezzo (salato) sono stati e saranno soprattutto i precari e le donne, le piccole-medie imprese e il mondo degli artigiani. Per questo agire subito è indispensabile per compensare il ritardo e l’incapacità dell’Esecutivo.
L’Italia dei Valori ha fin dall’inizio lanciato l’allarme sugli effetti che la crisi avrebbe generato sul tessuto produttivo e sociale del nostro Paese, definendo delle proposte di intervento che non depredino le casse dello Stato ma che, comunque, siano di sostegno a quelle realtà produttive e a quei soggetti sociali che maggiormente sentiranno il peso della contrazione economica.
Il nostro partito ha costruito proposte sul lavoro che intendono recuperare la più grande rottura generazionale degli ultimi cinquant’anni che sta cacciando migliaia di giovani dal lavoro. Quindi partiamo dal riconoscere diritti agli invisibili. A categorie come quelle dei precari e delle “vere” partite IVA che non hanno nessuna certezza per il proprio futuro lavorativo, sono esclusi da qualsiasi forma di protezione sociale e che in questa crisi sono i primi ad essere penalizzati. Poi ci battiamo per impedire licenziamenti di massa con proposte efficaci e sostenibili economicamente visto che l’INPS (l’ente che eroga gli ammortizzatori sociali) ha chiuso in attivo con 6,2 miliardi il 2008 e chiuderà il 2009 con altri 9,2 miliardi.
Infine chiediamo che, come avviene nelle migliori democrazie occidentali, il Governo metta all’ordine del giorno l’emergenza economica e sociale predisponendo politiche di settore capaci di difendere il patrimonio professionale, di ricerca, di sperimentazione e di produzione italiana.
Le due facce delle Ferrovie dello Stato
Le Ferrovie dello Stato sono come il dottor Jekill e mister Hyde. Una decina di avveniristici treni sfrecciano a trecento chilometri l'ora e migliaia di treni per pendolari viaggiano lentissimi e stipati, come moderni vagoni piombati.
Può funzionare così un servizio pubblico essenziale? La stessa cosa vale per le merci. Le due facce delle FS possono distruggere la natura di servizio pubblico del treno. Vediamo perché.
L'Alta Velocità ferroviaria è una tecnologia di trasporto di passeggeri e di merci di enorme importanza per il futuro dell'Europa. In Italia le FS hanno interpretato questa trasformazione tecnologica in modo completamente sbagliato, costruendo una contrapposizione e un conflitto tra l'Alta velocità e il resto del trasporto ferroviario.
Diciotto anni dopo l'avvio del progetto dell'Alta Velocità, il primo treno veloce andrà da Roma a Milano in meno di tre ore. Poi settanta coppie di Freccia Rossa lo seguiranno nelle sedici ore giornaliere in cui si effettuerà il servizio. Un treno ad alta velocità ogni 15 minuti. Sembra un sogno. Ed infatti lo è. Questa medaglia ha un rovescio.
I Freccia Rossa occupano tutte le tracce orarie della linea ad Alta Capacità Milano Napoli. Tolto il tempo delle manutenzioni, resteranno libere si o no pochissime ore di notte, utili per far passare al massimo tre o quattro treni merci.
Ho detto linee ad Alta Capacità perché la linea veloce fu concepita per portare un formidabile carico di merci, oltre che di passeggeri. Per questo fu progettata senza pendenze e con una robustezza dell'infrastruttura civile utile a sostenere i grandi carichi per asse dei convogli merci. Anche per questo, ma non solo per questo, i suoi costi furono il doppio delle equivalenti linee francesi o spagnole.
Ora si scopre che i treni merci andranno sulle vecchie linee e, sotto Firenze, dove i treni tradizionali vanno oggi sulla Direttissima, verranno dirottati sulla vecchissima linea lenta. Stessa sorte per i treni intercity e per gli interregionali, che per di più verranno ridotti. I treni per i pendolari saranno più lenti e più affollati, con un aumento del tempo di viaggio anche del 50% e dell'affollamento anche del 90%. Altrettanto per i treni merci, che seguiteranno a passare nelle città vicino alle case, con i terribili rischi che abbiamo conosciuto.
Il fatto è che ogni giorno Trenitalia istrada sulla rete più di mille treni, tra merci e passeggeri e la rete ferroviaria è lunga più di 15 mila chilometri. I settanta Freccia Rossa e i seicentocinquanta chilometri della rete AC sono una frazione modesta della ferrovia reale. Eppure su questa frazione limitata di rete e di treni si è concentrato tutto lo sforzo di investimento delle FS negli ultimi quindici anni, mentre tutto il resto è stato lasciato deperire, come comfort, come pulizia e soprattutto come sicurezza.
Ora si profila un altro gravissimo pericolo. Le FS chiedono che l'Alta Velocità, sotto la pressione della concorrenza del treno di Montezemolo e Della Valle, diventi una società a sé stante della FS Holding. Niente di male se non ci fosse un sottoprodotto avvelenato: l'abbandono del resto della rete, senza valore economico e messa a totale carico delle regioni o dello stato.
Oggi con gli introiti delle tratte più remunerative si compensano le perdite del trasporto dei pendolari e quelle di quasi tutta la rete del mezzogiorno. Domani, mancando gli utili della parte ricca, la parte povera peserà tutta sui bilanci dello Stato e delle regioni, che non riusciranno a mantenerla. Il buon senso vorrebbe che questo non accada e che chi usa l'infrastruttura di Alta Velocità, costata qualcosa come trentacinque miliardi di euro allo Stato, remuneri allo Stato questo investimento, fornendo la risorsa necessaria per mantenere in esercizio anche il resto del servizio pubblico ferroviario che strutturalmente non sta sul mercato.
Non so se Matteoli si sta rendendo conto di questa situazione. A guardare da come ha reagito alla privatizzazione dell'acqua c'è da pensare che questo per lui non sia un rischio ma una benefica opportunità.
La lettera di Ilaria Cucchi al Senato
Riporto il video ed il testo del mio intervento di oggi al Senato in seguito all'informativa del Ministro della Giustizia sul decesso di Stefano Cucchi. Avrei potuto leggere ad Alfano le domande che avevo preparato come Italia dei Valori ma ho preferito esporre quelle passatemi da Ilaria Cucchi e dalla sua famiglia poichè a loro, per primi, e poi alla comunità, queste istituzioni devono una spiegazione.
Testo dell'intervento
Signor Presidente, il Governo è in prima linea per accertare la verità: sono queste le sue prime parole, signor Ministro, che accolgo con soddisfazione, ma questa seduta, oggi in quest'Aula, non avrebbe mai dovuto aver luogo; se però questa tragedia si è consumata ed è arrivata fin qui, mi conforta pensare che tutto questo possa avere un senso. Tutti noi, colleghi, dobbiamo sentirci in dovere di chiedere che la verità sia certa e rapida e che la giustizia sia avvertita chiara, giusta e tangibile da parte delle vittime e del Paese: sono sicuro infatti che quello che il Paese soprattutto chiede e vuole da noi è di poter continuare a fidarsi dello Stato e della giustizia.
È davvero triste, infatti, al di là dell'umana compassione, constatare che in questo caso è lo Stato - e lo Stato di diritto - ad uscirne sconfitto: si è sconfitti quando viene tradito il dovere della sanità pubblica di curare e guarire; si è sconfitti quando viene infranto il dovere delle forze dell'ordine di proteggere e tutelare dalla violenza tutti, nessuno escluso; si è sconfitti quando viene ignorato il dovere del Governo di perseguire il bene pubblico di tutti i cittadini, che si realizza anche attraverso l'accertamento della verità; si è sconfitti quando lo stesso Governo, nella persona di un Ministro, assolve acriticamente alcuni membri di un'Arma senza che la giustizia abbia fatto il proprio doveroso corso.
Tutto ciò è stato commesso, signor Ministro, nei confronti di Stefano Cucchi: ecco perché sento il dovere di non porle tutte le domande che vorrei, le quali non vengono dalla lettura dei quotidiani, ma sono nate dalle mie personali visite in carcere e nelle caserme e dai quesiti che ho potuto rivolgere direttamente alle persone coinvolte in questi giorni. Proprio perché ho toccato con mano e visto con i miei occhi la fine dello Stato di diritto, signor Ministro, io ed il mio partito sentiamo il dovere di leggerle non le nostre domande, ma quelle che le pongono Ilaria Cucchi e la sua famiglia. Forse sono le stesse domande che Ilaria avrebbe voluto rivolgere a suo fratello, ma le è stato impedito, ai medici dell'ospedale dov'era ricoverato, che però si sono sottratti, e alle guardie penitenziarie, ma le è stata chiusa la porta in faccia.
In queste due paginette che ho in pugno, scritte a mano dalla famiglia e da Ilaria, che è qui in Aula che ci ascolta e la sta osservando, signor Ministro, si dice: «Premesso che in un Paese civile e democratico come l'Italia non deve e non può succedere che un uomo venga consegnato sotto la tutela dello Stato in normali condizioni fisiche e psicologiche e dallo Stato venga poi restituito dopo soli sei giorni morto e in condizioni di un'atrocità disumana; in quali circostanze esatte mio fratello, Stefano Cucchi, si sarebbe procurato quelle molteplici lesioni? Perché la famiglia di Stefano ha saputo della sua morte solo ore dopo il suo decesso e soprattutto tramite il decreto del pubblico ministero di nomina del medico legale per l'autopsia? Perché viene dichiarato che Stefano era senza fissa dimora? Perché non è stato chiamato l'avvocato che Stefano aveva richiesto assegnandogli invece l'avvocato d'ufficio? A Stefano, profondamente religioso, è stata data l'estrema unzione?».
Queste domande non hanno avuto risposta per la famiglia. Ne seguono altre, di domande, che deposito e che saranno oggetto di interrogazione parlamentare.
Risponda lei, alla famiglia, a Ilaria che è qui presente, signor Ministro, e così facendo risponda a tutti i cittadini. Ci chiarisca una storia ancora oscura, e lo faccia non ripetendo la formula che ha usato il 27 ottobre, ossia «una caduta accidentale», perché non possiamo accettarla, signor Ministro, ma aiuti l'emergere della verità utilizzando ogni strumento a sua disposizione per il compiersi rapido di una giustizia che in Italia è stata veloce spesso solo per assolvere chi aveva potere e sempre lenta per condannare chi era protetto dal potere.
La storia di Stefano è una storia fatta di orari che non tornano, come quello dell'arresto: è avvenuto alle ore 22 come si legge nel verbale di convalida dell'arresto inoltrato al tribunale o alle ore 23,30 come sostengono i Carabinieri?
È una storia di lividi che appaiono sul viso, sul collo e dietro la nuca e che si vedono chiaramente nelle foto scattate all'arrivo di Stefano nel carcere di Regina Coeli, che io stesso ho visto con i miei occhi, ma che non c'erano quando lui è uscito di casa 18 ore prima.
E' una storia di malasanità, che assegna il codice verde, quello per le non urgenze, all'accettazione di Stefano in ospedale ed è poi costretta ad assegnare il codice "nero" all'uscita dall'ospedale 5 giorni dopo. Io sono convinto che alla base di questo fallimento dello Stato ci sia la paura, la paura delle istituzioni nei confronti dei cittadini, tanto che vengono chiuse loro le porte. E la paura dei cittadini nei confronti delle istituzioni, che sempre più appaiono capaci di fare ciò che sono invece chiamate a contrastare.
La paura, signor Ministro, nasce dall'ignoranza, e quindi solo con la verità la paura può essere dissipata. Ecco perché chiedo a lei, signor Ministro, di farsi carico che la verità giunga subito; sono passati venti giorni. Ma la paura può essere fugata anche da leggi giuste, ecco perché chiedo a voi colleghi di impegnarvi per far sì che queste leggi giuste vengano introdotte nel nostro ordinamento. Penso alla legge che istituisce il reato di tortura e lo punisce severamente, non dovendo così obbligare la giustizia a procedere per omicidio preterintenzionale. Penso anche ad una legge che permetta di superare le difficoltà burocratiche che si frappongono all'umano incontro fra famiglia e il detenuto in condizioni critiche.
Fino alle condanne definitive della magistratura, non è in nostro potere né in nostro diritto esprimere dei giudizi su quanto compiuto da chi ne è responsabile. La giustizia deve fare il suo corso, e per farlo velocemente non può venire delegittimata ogni giorno. La nostra condanna per ora si può limitare solo a quanto non è stato fatto, perché è chiaro che Stefano Cucchi è morto e ciò che doveva essere fatto dalle istituzioni che lo avevano in custodia ed in cura è stato disatteso.
Ma si può morire così? In Italia si può morire di malattia ma non si può morire di carcere o di malasanìtà.
Ecco, allora, che mi chiedo e le chiedo: se scopo essenziale tra quelli dello Stato è assicurare l'incolumità ai cittadini (non certo agire per infrangere questo diritto) quello di Stefano Cucchi è ancora Stato, signor Ministro?
La verità vera... o la dite oggi o la cercheremo noi per Stefano e per tutti quelli che da oggi dubitano della verità non vera che sta uscendo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).
Cucchi, la verita' e' un dovere
Le immagini di quell'esile e giovane corpo, pestato e tumefatto, sono talmente eloquenti e drammatiche che ogni commento risulta retorico (guarda le foto).
Ma il sentimento di pietà, misto al dolore e alla rabbia che mi hanno suscitato, non posso proprio tacerlo. Lo dico da ex pm che crede non solo nella giustizia ma nel prezioso lavoro delle Forze dell'Ordine.
Eppure alcuni, fra quanti sono preposti alla sicurezza dei cittadini, sembrerebbe si siano macchiati - purtroppo non per la prima volta - della violenza e dell'abuso più intollerabile perché compiuto proprio da chi è delegato ad un compito delicato e importante: proteggere e vigilare sul rispetto della legge. Su questo, da democratici e sostenitori della giustizia, non possiamo restare in silenzio.
E la richiesta di verità che viene avanzata dalla famiglia Cucchi, perché sia chiarita la causa della morte del giovane Stefano e individuati i responsabili, deve essere anche nostra.
Si deve far luce su come sia stato possibile che un giovane consegnato alla tutela dello Stato sia potuto morire mentre era appunto in regime di detenzione, nel tempo di una settimana, senza che i suoi familiari lo abbiano potuto incontrare o parlare con gli operatori sanitari che lo hanno avuto in cura.
Si deve sapere il perché e soprattutto chi ha ridotto il suo corpo così come ci appare dalle foto pubblicate sui giornali. La morte di Stefano oggi, quella di Federico Aldovrandi ieri: la ricerca della verità è un dovere primario verso le famiglie, ma anche nei confronti del Paese.
Il carcere non può diventare una terra di nessuno dove si sospende lo Stato di diritto, perché è soprattutto in carcere che lo Stato di diritto deve essere garantito: ne va del senso democratico di una nazione. Di fronte a questa urgenza di chiarezza, la caduta accidentale dalle scale di cui ha parlato il ministro Alfano (rispondendo mercoledì ad un'interrogazione presentata alla Camera e rifacendosi al referto del medico carcerario) appare quasi offensiva. Aspettiamo comunque domani di ascoltare cosa dirà il Guardasigilli al Senato nella speranza che ci siano forniti elementi che consentano di far luce su una vicenda preoccupante.
La procura di Roma ha aperto un'indagine, i carabinieri hanno avviato un'inchiesta amministrativa interna e il Garante dei detenuti ha presentato un esposto. L'unica cosa che ci aspettiamo è di sapere. Come sempre ci siamo aspettati di sapere cosa accadde nel 2001 a Genova nella caserma Bolzaneto e alla scuola Diaz, così come a Napoli nella caserma Raniero, convinti che lo Stato non debba avere paura di se stesso, delle forze anche deviate e insane che possono annidarsi al suo interno, come organismi interni ma parassitari che vanno non solo allontanati ma, appurate le loro responsabilità, anche perseguiti.
Perseguiti per mezzo di quella giustizia e di quella legge che hanno cercato di infangare, gettando nel dolore famiglie intere senza rispetto per la storia coraggiosa del corpo a cui appartengono.
![]() | "Stefano Pedica: il caso Cucchi al Senato" | |
| Appuntamento domani in diretta streaming dal Senato della Repubblica, dalle ore 12:45, dove interverrò durante l'informativa del Ministro della giustizia sul decesso di Stefano Cucchi. Stefano Pedica | ||
Un punto dell'economia: il debito pubblico
Oggi per la video-rubrica "Un Punto dell’Economia" parleremo di rapporto tra debito pubblico e Pil e dell’insostenibilità della situazione italiana.
Il debito pubblico oggi è un indice mostruoso di cui i cittadini ignorano le conseguenze.
Per la popolazione il Golem del debito è lì, sanno che “è un problema” ma non sanno come può cambiare le sorti dell’Italia e sconvolgere le loro quotidianità.
Non sanno, perché nessuno vuol approfondire e scendere nel dettaglio: nessuno vuol avvilire un termine da professionisti del mestiere, da competenti finanzieri e di cui parlano solo i notabili dell’economia mondiale. Falso, il debito pubblico è una priorità dell’operaio, del lattaio, del commerciante, della massaia, il debito pubblico deve far paura, può evocare l’esclusione dall’euro-zona come l’assalto alla diligenza argentina, come il blocco dei conti correnti o un più intangibile declino dei servizi e della qualità dello Stato, meno autobus, sanità scadente, l’assenza dell’informatica nelle scuole d’infanzia, la chiusura delle scuole nei piccoli borghi, l’aumento delle tariffe dovute a privatizzazioni di beni pubblici. Buona visione.
Pubblico di seguito anche una lettera aperta al Presidente della Confederazione Nazionale dell’Artigianato, della Piccola e Media Impresa, Ivan Malavasi scritta a quattro mani con Antonio Di Pietro.
In breve l’amara conclusione circostanziata nel testo che sotto riporto: questo governo, per l’ossatura e la struttura portante del sistema economico italiano, la piccola e media imprenditoria, non ha fatto nulla di nulla se non accelerare la chiusura e il fallimento delle attività per migliaia di realtà.
Caro Presidente Malavasi,
nella sua Relazione del 22 ottobre, lei ha richiamato con forza l’attenzione sul ruolo fondamentale che le piccole e medie imprese ricoprono nell’economia italiana. Condividiamo pienamente l’idea che 4 milioni e 400 mila piccole imprese e gli 11 milioni e 800 mila lavoratori che in esse sono occupati costituiscano la vera ricchezza del Paese.
Partire dalla Piccola Impresa è il motto al quale lei vorrebbe che fosse ispirata l’azione di politica economica, perché se si affrontano e risolvono i problemi dei piccoli imprenditori si affrontano e risolvono gran parte dei problemi dell’Italia.
La sua Relazione, Presidente Malavasi, riassume con efficacia i nodi che vanno assolutamente sciolti per evitare che la crisi si trasformi in crollo catastrofico.
- Uno Stato più snello: è assurdo e troppo costoso “avere nove livelli di decisione politica (circoscrizioni, comuni, associazioni di comuni, comunità montane, aree metropolitane, province, regioni, Stato, Europa)” (pag.9)
- Basta con i monopoli, soprattutto se originati da società pubbliche, come i servizi pubblici locali (pag. 11)
- Occorre riformare la Pubblica Amministrazione (pag. 12)
- Meno norme formali e più controlli sostanziali (pag.12)
- Ridurre il carico fiscale sulle imprese, iniziando dall’IRAP (pag.12)
- Basta con un fisco iniquo che periodicamente ricorre a forme di condono su redditi e capitali sfuggiti all’accertamento (p.12)
- Accrescere l’efficienza della giustizia (“attendere in media, come devono fare gli imprenditori italiani, quasi tre anni per vedere concluso un processo civile di primo grado, sostenere costi per oltre 1 miliardo di euro solo per il ritardo della riscossione dei crediti” sono fattori che rendono meno competitive le imprese) (pag.13)
- Impedire che il 25 per cento della nostra ricchezza nazionale sia prodotta da un’economia sommersa, con tutti gli effetti di concorrenza sleale che ne derivano per le imprese oneste (pag. 13)
- Dall’emergenza deve nascere un nuovo sistema di tutele sociali, contrattuali, legislative (pag. 25)
- Dalla cassa integrazione in deroga si deve passare alla riforma degli ammortizzatori sociali (pag. 25)
- Serve un’azione per favorire la patrimonializzazione delle imprese e una più ampia deducibilità degli interessi passivi (pag. 26).
- Va riattivata la misura automatica di sostegno delle spese in ricerca e innovazione riservata alle piccole imprese (pag. 26)
- Va all’allargato l’ambito di applicazione del regime dell’IVA per cassa (pag. 26)
- Servono tempi di pagamento della Pubblica amministrazione che siano rapidi.
Ebbene alle sue domande non c’è stata risposta. Il Governo anzi ha fatto la sua solita politica degli annunci: si è annunciato il taglio e la morte dell’IRAP ma nell’arco di due giorni tutto è svanito come una bolla di sapone.
Berlusconi risponde agli artigiani e alle imprese con le promesse per nascondere il totale vuoto dell’azione di Governo per le piccole e medie imprese.
Il Governo non ha fatto nulla per le piccole imprese, ma ha fatto molto per salvare una grande impresa come l’Alitalia, usando un fiume di soldi pubblici.
Il Governo non ha fatto nulla per le piccole imprese, ma ha fatto un condono fiscale/amnistia a tutela dei grandi evasori che hanno portato all’estero milioni di euro e commesso reati penali come il falso in bilancio. Così, oggi, il piccolo commerciante che per la terza volta viene colto in fragrante per non aver emesso uno scontrino fiscale di pochi euro deve subire la chiusura del proprio negozio mentre il grande evasore, che ha evaso il fisco per milioni di euro, può mantenere l’anonimato e pagare un piccola somma per mettersi in regola.
Il Governo non ha fatto nulla per assicurare il credito alle piccole imprese visto che i Tremonti-Bonds sono stati un flop clamoroso.
Il Governo non ha fatto nulla per creare un sistema di ammortizzatori sociali universale che si applicasse a tutti i lavoratori.
Il Governo non ha fatto nulla per le piccole imprese ma ha concesso incentivi per la rottamazione delle autovetture e si accinge a rinnovare il provvedimento.
Ma il paradosso è che a fronte di questo immobilismo il Governo è stato capace di far crescere il debito pubblico italiano di oltre 10 punti di PIL!! Siamo passati da un rapporto debito/PIL che era 105 nel 2008 a un rapporto di 115 nel 2009. La Commissione europea ha, da poco, aperto una procedura d’infrazione per eccesso di disavanzo pubblico contro il Governo italiano. Quindi non è vero che si è rimasti fermi perché si volevano mettere al sicuro i conti pubblici.
Il Governo Berlusconi tratta gli imprenditori come dei minori incapaci di distinguere tra le chiacchiere e i fatti.
Lei, Presidente Malavasi, oggi ha detto che: “ Il Governo gode di un’ampia maggioranza parlamentare”. Ci aspettiamo che la utilizzi per fare quelle riforme che servono al Paese e al suo apparato produttivo”(pag.23)
“Il rischio è la perdita definitiva di molte imprese artigiane oggi attive.”
Sappiamo che questo Governo non ha a cuore le sorti del Paese, ma solo gli interessi personali del Capo del Governo.
I piccoli imprenditori sempre più apertamente stanno comprendendo il grande inganno di cui sono stati vittime ad opera del centro-destra.
E’ ora di un riscatto morale e collettivo per evitare che l’economia italiana subisca un tracollo.
Antonio Di Pietro, Sandro Trento



















