Riporto il video ed il testo del mio intervento di oggi al Senato in seguito all'informativa del Ministro della Giustizia sul decesso di Stefano Cucchi. Avrei potuto leggere ad Alfano le domande che avevo preparato come Italia dei Valori ma ho preferito esporre quelle passatemi da Ilaria Cucchi e dalla sua famiglia poichè a loro, per primi, e poi alla comunità, queste istituzioni devono una spiegazione.
Testo dell'intervento
Signor Presidente, il Governo è in prima linea per accertare la verità: sono queste le sue prime parole, signor Ministro, che accolgo con soddisfazione, ma questa seduta, oggi in quest'Aula, non avrebbe mai dovuto aver luogo; se però questa tragedia si è consumata ed è arrivata fin qui, mi conforta pensare che tutto questo possa avere un senso. Tutti noi, colleghi, dobbiamo sentirci in dovere di chiedere che la verità sia certa e rapida e che la giustizia sia avvertita chiara, giusta e tangibile da parte delle vittime e del Paese: sono sicuro infatti che quello che il Paese soprattutto chiede e vuole da noi è di poter continuare a fidarsi dello Stato e della giustizia.
È davvero triste, infatti, al di là dell'umana compassione, constatare che in questo caso è lo Stato - e lo Stato di diritto - ad uscirne sconfitto: si è sconfitti quando viene tradito il dovere della sanità pubblica di curare e guarire; si è sconfitti quando viene infranto il dovere delle forze dell'ordine di proteggere e tutelare dalla violenza tutti, nessuno escluso; si è sconfitti quando viene ignorato il dovere del Governo di perseguire il bene pubblico di tutti i cittadini, che si realizza anche attraverso l'accertamento della verità; si è sconfitti quando lo stesso Governo, nella persona di un Ministro, assolve acriticamente alcuni membri di un'Arma senza che la giustizia abbia fatto il proprio doveroso corso.
Tutto ciò è stato commesso, signor Ministro, nei confronti di Stefano Cucchi: ecco perché sento il dovere di non porle tutte le domande che vorrei, le quali non vengono dalla lettura dei quotidiani, ma sono nate dalle mie personali visite in carcere e nelle caserme e dai quesiti che ho potuto rivolgere direttamente alle persone coinvolte in questi giorni. Proprio perché ho toccato con mano e visto con i miei occhi la fine dello Stato di diritto, signor Ministro, io ed il mio partito sentiamo il dovere di leggerle non le nostre domande, ma quelle che le pongono Ilaria Cucchi e la sua famiglia. Forse sono le stesse domande che Ilaria avrebbe voluto rivolgere a suo fratello, ma le è stato impedito, ai medici dell'ospedale dov'era ricoverato, che però si sono sottratti, e alle guardie penitenziarie, ma le è stata chiusa la porta in faccia.
In queste due paginette che ho in pugno, scritte a mano dalla famiglia e da Ilaria, che è qui in Aula che ci ascolta e la sta osservando, signor Ministro, si dice: «Premesso che in un Paese civile e democratico come l'Italia non deve e non può succedere che un uomo venga consegnato sotto la tutela dello Stato in normali condizioni fisiche e psicologiche e dallo Stato venga poi restituito dopo soli sei giorni morto e in condizioni di un'atrocità disumana; in quali circostanze esatte mio fratello, Stefano Cucchi, si sarebbe procurato quelle molteplici lesioni? Perché la famiglia di Stefano ha saputo della sua morte solo ore dopo il suo decesso e soprattutto tramite il decreto del pubblico ministero di nomina del medico legale per l'autopsia? Perché viene dichiarato che Stefano era senza fissa dimora? Perché non è stato chiamato l'avvocato che Stefano aveva richiesto assegnandogli invece l'avvocato d'ufficio? A Stefano, profondamente religioso, è stata data l'estrema unzione?».
Queste domande non hanno avuto risposta per la famiglia. Ne seguono altre, di domande, che deposito e che saranno oggetto di interrogazione parlamentare.
Risponda lei, alla famiglia, a Ilaria che è qui presente, signor Ministro, e così facendo risponda a tutti i cittadini. Ci chiarisca una storia ancora oscura, e lo faccia non ripetendo la formula che ha usato il 27 ottobre, ossia «una caduta accidentale», perché non possiamo accettarla, signor Ministro, ma aiuti l'emergere della verità utilizzando ogni strumento a sua disposizione per il compiersi rapido di una giustizia che in Italia è stata veloce spesso solo per assolvere chi aveva potere e sempre lenta per condannare chi era protetto dal potere.
La storia di Stefano è una storia fatta di orari che non tornano, come quello dell'arresto: è avvenuto alle ore 22 come si legge nel verbale di convalida dell'arresto inoltrato al tribunale o alle ore 23,30 come sostengono i Carabinieri?
È una storia di lividi che appaiono sul viso, sul collo e dietro la nuca e che si vedono chiaramente nelle foto scattate all'arrivo di Stefano nel carcere di Regina Coeli, che io stesso ho visto con i miei occhi, ma che non c'erano quando lui è uscito di casa 18 ore prima.
E' una storia di malasanità, che assegna il codice verde, quello per le non urgenze, all'accettazione di Stefano in ospedale ed è poi costretta ad assegnare il codice "nero" all'uscita dall'ospedale 5 giorni dopo. Io sono convinto che alla base di questo fallimento dello Stato ci sia la paura, la paura delle istituzioni nei confronti dei cittadini, tanto che vengono chiuse loro le porte. E la paura dei cittadini nei confronti delle istituzioni, che sempre più appaiono capaci di fare ciò che sono invece chiamate a contrastare.
La paura, signor Ministro, nasce dall'ignoranza, e quindi solo con la verità la paura può essere dissipata. Ecco perché chiedo a lei, signor Ministro, di farsi carico che la verità giunga subito; sono passati venti giorni. Ma la paura può essere fugata anche da leggi giuste, ecco perché chiedo a voi colleghi di impegnarvi per far sì che queste leggi giuste vengano introdotte nel nostro ordinamento. Penso alla legge che istituisce il reato di tortura e lo punisce severamente, non dovendo così obbligare la giustizia a procedere per omicidio preterintenzionale. Penso anche ad una legge che permetta di superare le difficoltà burocratiche che si frappongono all'umano incontro fra famiglia e il detenuto in condizioni critiche.
Fino alle condanne definitive della magistratura, non è in nostro potere né in nostro diritto esprimere dei giudizi su quanto compiuto da chi ne è responsabile. La giustizia deve fare il suo corso, e per farlo velocemente non può venire delegittimata ogni giorno. La nostra condanna per ora si può limitare solo a quanto non è stato fatto, perché è chiaro che Stefano Cucchi è morto e ciò che doveva essere fatto dalle istituzioni che lo avevano in custodia ed in cura è stato disatteso.
Ma si può morire così? In Italia si può morire di malattia ma non si può morire di carcere o di malasanìtà.
Ecco, allora, che mi chiedo e le chiedo: se scopo essenziale tra quelli dello Stato è assicurare l'incolumità ai cittadini (non certo agire per infrangere questo diritto) quello di Stefano Cucchi è ancora Stato, signor Ministro?
La verità vera... o la dite oggi o la cercheremo noi per Stefano e per tutti quelli che da oggi dubitano della verità non vera che sta uscendo. (Applausi dal Gruppo PD. Congratulazioni).