sei in: articoli > Dicembre 2009

 

31 Dicembre 2009

Per un 2010 fondato sul lavoro


Il 2009 tra poche ore sarà alle spalle. In quest'anno oltre un milione di cittadini hanno perso l'impiego ma, se si pensa anche a coloro che lavorano con la partita iva, agli artigiani e a chi è in cerca del primo impiego, la cifra raddoppia.

La disoccupazione in Italia è ad un livello spaventoso e, spesso taciuto,  che si aggira intorno al 15%. Questa percentuale equivarrebbe ad un numero ancor più grande di nuclei familiari scaraventati dalla crisi tra la povertà e gravi ristrettezze economiche, il tutto senza che questo governo abbia mosso più di un sopracciglio.

Il nostro augurio di un buon 2010 va a più di duecento aziende che abbiamo tentato di ricordare tralasciandone, sulla carta ma non nel cuore, sicuramente qualcuna.

Dietro questi nomi,  e quelli che mancano alla lista, c’è la vera economia italiana, quella di chi si sveglia la mattina presto ed esce per guadagnarsi il pane quotidiano mentre ha in mente l’affitto, il mutuo, l’assicurazione da pagare e non ha il tempo per pensare ad una via o ad un giardinetto da dedicare ad un latitante o alle escort del Premier.

In questi duecento nomi c’è un anno di incontri, di sit-in, di megafoni,  di trattative, di tante battaglie che l’Italia dei Valori ha condotto, spesso oscurata da gran parte dei media, cancello per cancello sotto l’afa estiva, la pioggia autunnale, ad ogni ora, nei giorni festivi così come nei feriali.

Il nostro augurio va a tutti i lavoratori onesti, a quelli che un lavoro l’hanno salvato nel 2009, a coloro che invece lo hanno perso, a chi poi lo ha ritrovato, a chi non ha mai avuto nemmeno il primo e a quelli che sono dovuti scappare dall’Italia per averne uno, agli imprenditori che non hanno approfittato della crisi per tagli selvaggi, a quelli che hanno diminuito gli utili pur di non lasciare a casa nessuno.

Un augurio di buon anno all’Italia vera, quella della Repubblica fondata sul lavoro.


Di seguito acune delle oltre 200 aziende che abbiamo incontrato nel 2009. Un augurio ai loro dipendenti e a tutte quelle che non sono in questa lista:

Yamaha di Lesmo     -     Fiat Mirafiori     -     Fiat Pomigliano     - Fiat Termini Imerese     -     Fincantieri Castellammare     -Fincantieri Palermo     -     Fincantieri Ancona     -     Fincantieri Muggiano     -Fincantieri Sestri Ponente     -     Fincantieri Monfalcone  - Agile/ex Eutelia di Roma, Napoli, Pregnana Milanese - Sirti istallazioni telefoniche di Torino, Milano, Treviso, Bologna, Roma, Napoli, Palermo -     Trafilati Martin di Cuneo     -     Alcoa Fusina     -     Alcoa Portovesme  -   Antonio Merloni   di Fabriano e Nocera Umbra  -     Tenaris di Dalmine e Piombino Rothe Erde di Brescia - Alfa di Arese -     Mahle di Volvera - CNH di Ancona - Sevel di Lanciano - Alupex Alupieve di Pieve Emanuele - Answers di Pistoia   - Radificil di Pistoia    Phonemedia di Novara - Ansaldo Breda di Pistoia e Napoli - Piaggio di Pontedera  - Honegger di Bergamo - Schneider di Bergamo - Donora di Bergamo - Sabil di Bergamo - Texfer ex Legler di Bergamo - Tessival di Bergamo -  Filatrice di Capriate     -     Promatech di Bergamo     -  Linificio e Canapificio Nazionale di Villa D’Almè     -     Radici tessuti di Bergamo  - Brandt Italia ex Ocean di Verolanuova     -     Ideal Standard di Brescia     -   Federal Mogul di Desenzano     -     Cometal di Brescia    -  Mac-Iveco di Brescia - Tessival di Ghedi     -     Marzoli di Palazzolo sull’Oglio - Glaston di Bregnano     - Giardina di Como     -     Ratti di Como     -     CLM di Como - Eridania di Casalmaggiore     -     Saco di Lecco     -     Guzzi di Lecco - Ghilardoni cilindri di Lecco -     Rompani di Lecco -     Grembo di Lecco     -MDG di Lecco    -     Ferretti di Forlì     -     Stylepack di Olginate     -Johnson control di Lodi     -     Riello caldaie di Lodi    -     Akzo nobel di Lodi     -    Paganelli Cinisello Balsamo     -     Lares e Metalli preziosi di Paderno Dugnano -   Ercole Marelli Power di Sesto San Giovanni - Bayer Milano     -     Roche Milano -   Bracco Milano     -  Nokia Siemens network Milano     -     Nortel Italia Milano     -   Electa spa Milano -  Italiana alimentari Milano - Ex-Celestica di Vimercate     -   Cartostrong di Monza     - Interfila di Limbiate-     Borghi trasporti di Vimercate e Cavenago     -     Mivar di Abbiategrasso     -     Cromos tintoria di Cerro Maggiore     -     Pulisystem di Legnano -  Biztiles Bondeno di Gonzaga - Pompea spa di Mendole - Cartiera di Torremenapace     -     Cartiera della Valtellina di Tirano     -     Sea Handling di Malpensa    -     Carlo Colombo di Agrate    -     Polynt di San Giovanni Valdarno     -     ENI Livorno     -     Alfa di Arese     -   Mecom S.R.L. di Pagani (SA)     -     Alcar di Lecce     -     Nuova Tecnoferro di Putignano - SOL.GE. S.P.A. di Rovereto -    Mollificio centro Italia di Frosinone     -A.M.T. di Moncalieri (TO)     -     Alenia Aeronavali di Napoli e Pomezia     - Alstom Ferroviaria di Savigliano (CN) - Hp di Bari - Imesi di Carini (PA)     -    Keller di Palermo - ST-microelectronics di Catania     -     Selfin Caserta     -  Ixfin di Marcianise  -  Delphi di Livorno   -     Severstal di Piombino  -  Richard Ginori di Firenze     -     Sabo di Vicchio -     Seves di Firenze  -     Malo S.p.a (FI)     -     Ma-Mecc di Fucecchio Safilo stabilimenti friulani     -     Manuli Rubber Ascoli Piceno - ILVA di Taranto     Petrolchimico di Porto Torres     -  Eurallumina di Porto Torres  -     Ideal standard di Belluno e Pordenone     -     Carraro di Campodarsego     -     Marzotto di Portogruaro     -     Myair di Vicenza     -     Cablelettra Sud di Benevento    -  Roccatura di Russotto     -  Meltem di Arzano Gruppo Ipm     -   Birra Peroni di Miano     - Icmi di San Giovanni a Teduccio     -     Cablauto di Mariglianella     -     Bitron di Morra de Santis    -     Scai Sud di Oliveto Citra  -     Eds-Hp di Bari     -Itierre di Isernia     -     Finmek di Santa Maria Capua vetere e l'Aquila - Oerlikon di Porretta Terme   -  Montefibre di Venezia     -     Alpi Eagles di Venezia     -     Safilo di Venezia     -     Ispra Roma     -     Videocon di Anagni     -     gruppo Malavolta di Ascoli Piceno     -     Transcom di L’Aquila     -     Atr di Colonnella     Natuzzi di Matera, Bari e taranto  -  LASME di Melfi -  Fiat-Sata di Melfi     -Lames di Chiavari     -     MCT (Porto Gioia Tauro)     -  Adapto di Chiavari -Frigomar di Marasco     -     Fpl trade di Sestri Levante     -     Italflex di Marasco     -     Cartello di Marasco     -     Versari & Delmonte di Rapallo     -     Industria di Leivi di Marasco     - Filmec di Sori - VASI srl di Teramo     -     ASSEMBLY srl di Chieti     -     Leomar srl di Poggiofiorito  -     LTA Meccanica di Chieti     -     Silver Car di Avezzano     -     Supermercati PAM de L'Aquila - Teknolamiere di Chieti - bentley security (AQ)     - Sitindustrie- ex Tonolli di Sulmona de L'Aquila - Technolabs de L'Aquila - SAT – Catania     -     Ave Industries di Spinea (Venezia)     -     Vinyls di Porto Torres     -     Glastom di Bregnano     -     Lanificio Veneto di Treviso   -     Nuova Pansac di Venezia     - Aprilia di Venezia   -     San Benedetto di venezia    -     Speedlene di Venezia   -  Visibilia di Venezia     -     Nuova Sirma  di Porto Marghera   -     Montefibre di porto Marghera     -     Solvay di Rosignano e Bussi sul Tirino  - Officine Beltrame di Porto Marghera    -  SPX Parma     - Berco di Ferrara     -     Vm Motori di Ferrara    -     LyondellBasell di Ferrara     -   Sielte di Cagliari -     Arconotrics Sasso Marconi     -     pastificio Russo di Napoli - MGM di Crevalcore

Antonio Di Pietro e Maurizio Zipponi

Postato da Maurizio Zipponi in | Commenti (83) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

30 Dicembre 2009

Quando le parole cambiano significato


Quando le parole cambiano significato o, peggio, quando si svuotano del loro senso autentico, stare fermi a guardare è da irresponsabili.

Abbiamo un partito, con la maggioranza di seggi alla Camera ed al Senato, che abusa, quotidianamente, della parola libertà. Ne hanno fatto un simbolo, loro, che in realtà la praticano e difendono solo in un senso. La libertà di fare quello che gli pare. E di giocare con i diritti dei cittadini.

Il popolo della libertà, bisognerebbe aggiungere, sottratta al prossimo. A chi non è allineato, a chi la pensa diversamente, a chi alza un dito soltanto per dire che forse così non va.
Oggi tocca alla Rete.

Hanno capito, ma lo sapevano già, che cittadini informati hanno idee più robuste di quelle che giornali di partito e tv del "padrone unico" contribuiscono a formare.
Quindi ogni pretesto diventa buono per demonizzare lo strumento.

Internet è questo. Uno strumento che milioni di persone, malgrado questo Governo pensi ai problemi di uno solo, usano ogni giorno per lavorare, fare acquisti, scambiarsi informazioni.
In poche parole Internet rappresenta, per questo paese alla deriva, una delle poche risorse rimaste per una ripresa economica di cui c'è disperato bisogno.

Per questo motivo siamo scesi in piazza per fare sentire la nostra voce contro quelle "manine" che sfruttano ogni occasione per restringere quei pochi spazi di libertà rimasti.

Sindaci che vietano ai giovani di chiacchierare nelle piazze con una birra in mano, altri ancora che vogliono decidere cosa si può mangiare oltre una certa ora. Ministri che non sanno usare la posta elettronica, ma parlano di facebook e di social network solo per proporne la chiusura.
Come se da domani al primo squilibrato che ferisce un passante con un cacciavite, si decidesse di proibirne la vendita in ferramenta.

Internet è un contenitore dove ci sta dentro di tutto. Le leggi per tutelare la dignità delle persone dalla diffamazione, dalle calunnie; per reprimere l'istigazione a delinquere o l'apologia di reato esistono già e la Cassazione, negli anno, ha dimostrato di sapere uniformare le interpretazioni dei primi giudici pur evidenziando vuoti normativi che vanno certamente colmati.
Non certo sopprimendo la libertà della Rete.


29 Dicembre 2009

Verso il congresso: progetti di buon governo


Eccoci qua, abbiamo chiuso a pancia piena, perché il Natale è appena passato, è passato anche Santo Stefano e sicuramente siamo riusciti a ritemprarci, come Italia dei Valori ripartiamo di slancio. Abbiamo ancora qualche giorno, prima di arrivare alla fine dell’anno, e vogliamo utilizzarlo al meglio: lo stiamo facendo, lo stiamo facendo anche raccogliendo quelli che sono i vostri suggerimenti, come quello che arriva da Alberto e dice “ caro Ivan - grazio del caro, contraccambio - le regalo quest’idea: perché IDV non lavora a un mega forum unico, dove far contenere anche il forum delle donne e il forum dei giovani, come pure varie sottosezioni regionali?”, potrebbe essere uno strumento comodo, sì, hai ragione. Abbiamo colto questa sollecitazione, ci stavamo, a dire il vero, già lavorando, perché non si improvvisano e non si inventano queste cose, dall’inizio dell’anno ci sarà un social network che metterà in comunicazione i vari dipartimenti, i vari livelli: quello degli eletti, quelli dell’organizzazione, dei giovani e delle donne. Per cui, caro Alberto, ti ringrazio di questa sollecitazione: lo faremo, promesso, nel 2010 questo forum sarà attivato e avremo un’ulteriore possibilità di scambio di informazione.

Invece Gianluca Visca ci dice, in sintesi, quali sono i rapporti con il PD: i rapporti con il PD sono quelli di un alleato per costruire una coalizione alternativa di governo, non entriamo nel merito di quale è la loro modalità di portare avanti l’opposizione a Berlusconi, noi abbiamo la nostra, crediamo che i cittadini stiano capendo la forza dell’azione dell’Italia dei Valori, il PD, l’Udc e i partiti che stanno dall’altra parte hanno delle loro modalità di esprimere una contrarietà al governo Berlusconi, al cittadino sta decidere quella che è meglio.

Noi abbiamo una responsabilità enorme nei confronti dei cittadini, nei vostri confronti: quella di costruire un’alternativa di governo e, per essere alternativa di governo, bisogna arrivare al 51%, se non facciamo questo continueremo a parlare, ma continueremo a avere qualcuno che governa sopra la nostra testa con un modello di governo che non ci piace. E allora il nostro rapporto con il PD - sta personalmente girando nelle varie regioni - è quello della costruzione di un’alternativa che si basa su che cosa? Su dei programmi, la nostra forza, le nostre idee e le nostre competenze sono soprattutto nell’ambito di alcuni settori: per quanto riguarda l’ambiente, abbiamo appena depositato due quesiti referendari, di cui uno che dice no al nucleare e l’altro che dice no alla privatizzazione dell’acqua; crediamo di avervi d’accordo, siamo convinti di avere d’accordo degli italiani che hanno ancora la capacità di pensare che sono contro questa impostazione del governo Berlusconi e quindi l’ambiente e il territorio sono uno dei progetti, dei settori dove Italia dei Valori darà il suo contributo. Un altro settore dove Italia dei Valori darà un suo contributo forte è quello del lavoro: abbiamo il dipartimento del lavoro, presieduto da Maurizio Zipponi, che ha presente molto bene quello che è l’allarme sociale ormai. C’è una schiera di disoccupati che stanno chiedendo a gran voce una soluzione, ci sono i precari che stanno chiedendo a gran voce una soluzione al loro precariato, ci sono dei lavoratori in cassa integrazione, con ammortizzatori sociali, che sono preoccupati del loro futuro. Su questi due temi, ambiente e lavoro, senza dimenticarci della giustizia, dell’istruzione, dell’informazione, Italia dei Valori darà questo contributo e è chiaro, allora, che sottoponiamo questo nostro progetto a chi, all’interno di questa coalizione di centrosinistra, ha la maggioranza relativa: il PD.

Il nostro rapporto con il PD deve essere un rapporto corretto e leale nella costruzione del 51%, se poi i cittadini riterranno che Italia dei Valori meriti un consenso ulteriore ben venga, vi ringraziamo, stiamo andando avanti in questa direzione. Abbiamo delle regioni importanti che non possiamo lasciare al centrodestra, abbiamo delle regioni come il Piemonte, dove Mercedes Bresso, da noi appoggiata, deve riuscire a spuntarla contro un Presidente leghista che, dopo per anni aver detto “ Roma ladrona”, oggi sa benissimo che anche quello schieramento è ben seduto sulla Roma poltrona, i cittadini lo stanno capendo. Abbiamo bisogno di affermare la nostra presenza in Liguria, dove dobbiamo fare in modo che, come centrosinistra, si possa vincere; dovremo fare altrettanto nelle Marche, dobbiamo dare un segno di discontinuità, chiedendo al PD di andare a individuare dei candidati alla presidenza diversi da Vendola, da Loiero, da Bassolino, perché hanno dimostrato di non aver interpretato al meglio quella richiesta di discontinuità, di cambio di marcia che il centrosinistra chiedeva in quelle regioni. Dovremo farlo anche nell’Emilia Romagna, in Toscana, nelle Marche e, per ultimo, anche in Lombardia, dove al quarto anno, alla quarta volta in cui Roberto Formigoni si presenta, forse è il caso che i cittadini diano uno stop, i cittadini che hanno capito che, a forza di governare sempre le stesse persone, si crea una nicchia di potere. Diamo una discontinuità, Italia dei Valori è un partito che è presente, è cosciente, è coerente, è determinato a vincere e a costruire un’alternativa di governo: lo può fare solo grazie a una coalizione allargata a chi, nel centrosinistra, ha a cuore i cittadini, anche al PD, ma lo può fare soprattutto grazie al consenso che voi, insieme a quello che saprete trasferire agli amici e ai parenti, saprete convogliare su Italia dei Valori. Forza, sarà un buon anno il 2010, che rimetterà al centro quella che è una giustizia sociale di cui i cittadini hanno bisogno.


28 Dicembre 2009

La cittadinanza è un diritto


La questione della revisione della disciplina in materia di cittadinanza ha assunto una rilevanza anche politica, se è vero, come è vero, che la ormai ben nota, e condivisibile, posizione del presidente della Camera sullo 'ius soli' (ovvero il diritto di cittadinanza per chi nasce in Italia, ha determinato una spaccatura all’interno della maggioranza parlamentare).

Il presidente Fini ha infatti, con molto buon senso, spiegato che "i figli degli immigrati sono il futuro …” e che certamente è il momento di non opporre rigidità e chiusura al cambiamento, invitando la destra “…a non essere pigra, a mettersi in discussione, a sfidare il futuro con coraggio, a partire da immigrazione e cittadinanza”.

E’ indubbio che, oggi, i migranti, anche se non formalmente esclusi dalla cittadinanza, sono in grave difficoltà e non riescono a vivere pienamente i propri diritti.

E allora, non possiamo ignorare il problema con un atteggiamento di chiusura: di questo non si parla, punto. Si tratta di un problema di rilievo tutt'altro che marginale. E invece, ancora si sente dire nella sedicente Padania: ‘piuttosto se ne tornino a casa loro’, lo abbiamo visto e sentito tutti attraverso le testimonianze e le interviste a giovani padani, recentemente trasmesse da alcune trasmissioni di approfondimento, e i cui contenuti non fanno certo onore né alla tolleranza né alla ragionevolezza.

Credo che su questo sia un bene in assoluto avviare, invece, una riflessione, una discussione aperta, che ci porti da qualche parte, non a rinchiuderci nelle rispettive posizioni di partito o di convenienza elettorale che siano.

Le questioni di cui da tempo si dibatte sono diverse: introduzione dello ius soli accanto allo ius sanguinis, dimezzamento dei tempi di concessione della cittadinanza da 10 a 5 anni, fare in modo che i minori che non sono nati nel nostro Paese ma che hanno compiuto un ciclo completo di studi possano accedere al termine della scuola alla cittadinanza, differenziare il trattamento dei coniugi di cittadini italiani che vivono in Italia rispetto a quelli che risiedono all’estero, soppressione della possibilità di avere doppia cittadinanza, come chiediamo noi dell’Italia dei valori.

Insomma, materia per discutere e decidere ce n’è. E allora perché dobbiamo sempre guardare alcuni Paesi europei, come la Danimarca, la Svezia, la Finlandia e l’Olanda, compiere quelle che sono considerate scelte coraggiose e lungimiranti quale l’estensione agli stranieri del diritto di voto in occasione delle elezioni locali e regionali? Perché ritenere che noi non siamo pronti per un gesto così, perché plaudere sempre alle scelte altrui?

Recenti dati Istat ci informano che ormai i cittadini stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2009 sono 3.891.295, pari al 6,5% del totale dei residenti. Sul totale dei residenti di cittadinanza straniera quasi 519 mila sono nati in Italia (72.472 nel solo anno 2008). Gli stranieri nati nel nostro Paese sono un segmento di popolazione in costante crescita: nel 2001, in occasione del Censimento, erano circa 160 mila. Essi costituiscono il 13,3% del totale degli stranieri residenti e, non essendo immigrati, rappresentano una “seconda generazione” in quanto la cittadinanza straniera è dovuta unicamente al fatto di essere figli di genitori stranieri.

Se non riusciremo a trovare una maniera diversa dal linguaggio abitualmente utilizzato, cui ho già fatto cenno, per parlare dell’immigrazione, resteremo con le stesse, note difficoltà nel gestire responsabilmente l’Italia che si va costruendo, dove è e sarà sempre più evidente la presenza di cittadini stranieri regolarmente soggiornanti e ai quali non si possono negare i diritti di cittadinanza.

Postato da Fabio Evangelisti in | Commenti (15) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

27 Dicembre 2009

L'idiozia della museruola ai social network


Da quando, il 5 dicembre, una manifestazione convocata in Rete ha sorprendentemente riempito Piazza San Giovanni in maniera straordinaria, ed anche straordinariamente pacifica, il Governo e la maggioranza hanno gli occhi puntati contro la Rete.
Evidentemente il Governo pensa di dovere avere il dominio assoluto dell'informazione, poiché l'unica cosa che sfugge alla sua presa, diciamo anche aldilà del monopolio privato - singolare - di Berlusconi, è la rete, sono i social network, adesso utilizzando in modo ipocrita la stupidissima aggressione in Piazza del Duomo (a Milano), loro vogliono mettere la museruola alla rete.
E lo fanno con un disegno di legge che, purtroppo, è stato presentato dal collega Lauro che considero una persona equilibrata, e che ricorre all'artificio di individuare nella comunicazione in rete il veicolo fondamentale dell'istigazione a delinquere contro la persona e l'aggressione, il ferimento, diretto alle persone.

Qui c'è un equivoco fondamentale: la Rete è come un enorme piazza in cui tutti parlano. Tutti, in parte, si parlano addosso. In parte comunicano molto intensamente. Non è possibile addossare alla Rete la responsabilità di qualche eventuale sciocchezza che possa essere detta all'interno del mezzo.
Del resto, quando uno dice sciocchezze, si presta - diciamo così - anche alla critica sociale. Ciò che ha detto verrà letto o sentito da molte persone ed è facile immaginare che una sciocchezza venga identificata come tale.
Ma pretendere, partendo da un fatto di cronaca limitato di bloccare l'autonomia della rete per poter, poi, impedire una libera comunicazione sociale, questo sì è davvero un delitto contro la libera comunicazione.

L'articolo 21 della Costituzione riconosci a tutti la libertà di esprimere liberamente il proprio pensiero. Se il Governo e la maggioranza vogliono continuare in questa iniziativa si dovranno misurare con la più determinata delle opposizioni non solo parlamentare, ma anche sociale.
"Giù le mani dalla rete!" - bisogna dire - nella maniera più chiara perché questa è una cosa che anche il cittadino non tollererà.

Inviato: "Hanno capito che qualcosa sta cambiando…"

Temono la libera comunicazione. Loro pensano che il Governo e la maggioranza devono avere il controllo totalitario sulla comunicazione.
Siccome la comunicazione in rete gli sfugge, perché non è predeterminabile a priori una possibilità di controllo, loro hanno il modo per cominciare a metterlo, un controllo sulla rete.
Ma questa è una cosa inaccettabile. Inaccettabile nel modo più totale.


26 Dicembre 2009

La Freccia è rossa dalla vergogna


La Freccia è rossa dalla vergogna, ridotta a un inutile pezzo di ferro nella tundra padana. La Transiberiana arriva in orario, la Freccia dopo un giorno: ha mancato il bersaglio e si è trasformata per i suoi clienti vip nella casa dei ghiacci del dottor Zivago. Ci vorrebbe Messner, col suo “altissima, purissima etc” e la sua attrezzatura da montagna per trovare in quello che è successo qualcosa di sublime. Forse nel treno veloce immobile nella piana del Po il riscaldamento, almeno, funzionava. Non era così nelle centinaia di treni pendolari e a lunga percorrenza, freddi gelati e senza toilettes agibili.

Chiedo al ministro Matteoli e al Governo: ma chi fa le manutenzioni a questi treni?
Chi li pulisce?
Quanto costano ai cittadini questi servizi pagati e non forniti. Il Governo lo deve dire agli italiani che sborsano ogni anno sette miliardi di euro per il funzionamento delle FS, al netto degli investimenti.
Che treni sono questi, che si fermano al primo freddo, e restano fermi anche quando la neve non c'è più, come un vecchio camion a gasogeno?
Dove sono stati comprati e con quali capitolati di gara?
Moretti dormiva quando si stabilivano i parametri di qualità?
Oppure bisogna pensar male?

C'è una razza di boiardi dei monopoli pubblici che non muore mai. Ricordo un a.d. della società autostrade che diceva agli automobilisti: quando c'è brutto tempo non andate in autostrada, se non a vostro rischio e pericolo. Lo ripete anche Moretti, dimenticandosi di essere responsabile di un servizio pubblico essenziale. A quello lo hanno mandato via. All'ingegner Moretti verrebbe proprio da dirgli che se i passeggeri devono pensare da sé per la loro sopravvivenza ferroviaria, lui dovrebbe restituire i soldi del suo compenso. Sì, perché Moretti dorme, cullato dal sogno dell'Alta Velocità e dal profumo di quei settecento mila euro (più benefits) che lo stipendiano come se fosse un capitano d'industria, mentre è solo il primo capo stazione d'Italia, alla testa di un inespugnabile monopolio assistito, una “fortezza vuota”, che rovina dentro le sue mura.

Quello che colpisce è il degrado delle FS. Quando andavo all'università facevo ogni mese il viaggio tra Milano, dove studiavo, e Perugia, dove sono nato. Il viaggio durava cinque ore e mezzo, il treno arrivava puntuale, si poteva mangiare e fare la pipì. Ieri il treno da Milano, il Tacito, è partito alle due del pomeriggio ed è arrivato alle tre di notte a Perugia. I servizi erano inagibili. La stazione era sbarrata e i passeggeri, già allo stremo, hanno dovuto trovare un varco sulla staccionata di cemento che separa la linea ferroviaria dalla città. Erano più di cento. Alcune donne sono cadute sul ghiaccio. Quando hanno rivisto i loro parenti che le aspettavano sulla piazza ci sono stati abbracci e pianti come per i sopravvissuti di un naufragio.

Ingegner Moretti, la sua conduzione delle ferrovie di francese ha solo il nome di un profumo: “Arrogance”. Persino Matteoli, che dovrebbe esserle grato per la pubblicità che lei le paga del Ponte sullo Stretto e la favola, no so se oscena o ridicola, che lei racconta dell'AV da Torino a Trapani, lo scarica e lo irride per la sua visione di una ferrovia di pionieri, braccata da lupi famelici e difesa dal fuoco delle panche divelte e dalle fucilate dai finestrini. Matteoli che lo ha nominato ha più responsabilità di lei. Ma lei ci mette del suo, come ogni buon romagnolo e, mi perdoni, da dei consigli tecnici, caro ingegnere, per i quali non occorre essere l'a.d. delle FS, basta un capotreno.

Il mito della rinascita delle ferrovie italiane si disfa nel fuco di Viareggio e nel ghiaccio di Milano. Fuoco e ghiaccio, come nell'inferno di Dante. E Moretti a fare il conte Ugolino.


24 Dicembre 2009

Buon Natale Abruzzo: il futuro ci appartiene


Per l’Abruzzo questo e’ un Natale diverso dagli altri.
E’ diverso perche’ dopo il 6 aprile siamo cambiati.
E’ diverso perche’ e’ aumentata in noi la paura del futuro.
Abbiamo perduto, insieme ad una Citta’, uno dei nostri piu’ grandi tesori, anche se la tragedia che ci ha colpito ci ha consentito di scoprire il senso ed il valore della appartenenza ad un popolo che per la prima volta nella storia recente della nostra Regione ha avuto la possibilita’ di stringersi, senza distinzioni, intorno alla sua Citta’ Capoluogo.
La scelta di dimettermi da Deputato e di restare in Abruzzo mi ha regalato l’esperienza piu’ importante della mia vita, mi ha dato la possibilita’ di esserci, di condividere sul territorio il dolore, le paure e le speranze di una intera Regione, di scoprire che le grandi difficolta’ aiutano a far emergere la parte migliore che abbiamo dentro, ma che i problemi di tutti i giorni ci costringono a tenere ai margini della nostra esistenza.
Ora e’ essenziale che questo nuovo spirito duri nel tempo, che continui ad accompagnarci nella vita di tutti i giorni e che questa drammatica esperienza possa trasformare in ognuno di noi la paura del futuro nella consapevolezza che il futuro ci appartiene.
Ogni giorno, nel rapporto con il territorio e con l’ambiente che ci circonda, cosi’ come nell’utilizzo delle risorse pubbliche, bruciamo un pezzo di futuro: lo sappiamo tutti ma abbiamo paura di parlarne apertamente, forse perche’ proviamo vergogna ad ammettere che ci interessa il giudizio di oggi, molto piu’ del giudizio che daranno di noi i nostri figli ed i nostri nipoti, quando guarderanno quello che abbiamo ricevuto e quello che gli abbiamo lasciato.
E’ vero, il sistema dell’informazione e le logiche del consenso sociale, prima ancora che politico, puniscono inesorabilmente chiunque scelga di superare una visione solo “tattica” del presente e provi, invece, a vivere il presente in funzione del futuro.
Ma questa realta’ non e’ affatto insuperabile e restera’ tale solo fino a quando continueremo a pensare che altri possano decidere per noi, magari seduti in poltrona con un telecomando in mano a guardare “Porta a Porta”.
Il futuro e’ nella partecipazione diretta ed attiva dei cittadini, attraverso la rete e nelle piazze e prima ancora nelle scuole, nei luoghi di lavoro, in famiglia.
Il futuro e’ in un partito che metta proprio il futuro al centro della propria azione politica, un partito fatto da cittadini informati, consapevoli, protagonisti e determinati ad opporsi ai partiti delle lobbies economiche, degli inciuci, delle speculazioni finanziarie, dei monopoli dell’informazione, delle centrali nucleari, degli inceneritori, della privatizzazione dell’acqua.

Il mio augurio e’ che con il Natale ed il nuovo anno, in Abruzzo e dall’Abruzzo, possa finalmente crescere in tutti la consapevolezza che il futuro ci appartiene, come le nostre vite e quelle dei nostri figli.

Postato da Carlo Costantini in | Commenti (55) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Dicembre 2009

Si alle riforme se si discutono in Parlamento


Pubblico un'intervista rilasciata al quotidiano E POLIS e pubblicata a pagina 4 di oggi.

Introduzione EPolis: Altro che partito del no. Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, apre alle riforme necessarie al Paese. Ma con questa maggioranza, sostiene, parlare di compromesso è inutile e in fondo anche un po' ipocrita.

EPolis: Napolitano ha lanciato un nuovo appello per le riforme: «II clima non è buono ma servono».
Donadi: È un'affermazione pienamente condivisibile perché le riforme servono. Bisogna però prendere atto che negli ultimi quindici anni è stato soprattutto il centrodestra a impedire che si realizzassero, a partire dall'abbandono della Bicamerale. Se hanno cambiato idea portino le riforme in Parlamento e ci troveranno disponibili a discuterne.

EPolis: La bozza Violante può costituire una buona base di partenza?
Donadi: In linea teorica può esserlo ma anche in questo caso vogliamo capire le intenzioni del centrodestra. Verdini, in un'intervista, ha parlato di riforma della Consulta, della magistratura e di un modello presidenziale ritagliato su misura per Berlusconi. Insomma di un piano eversivo rispetto ai principi della nostra Carta.

EPolis: Si parla di una nuova Bicamerale...
Donadi: Non sono d'accordo per due motivi. Innanzitutto perché le Bicamerali hanno sempre fallito. E in secondo luogo perché in questo momento la politica italiana non mi sembra animata da un grande spirito costituente. Mettiamo da parte la solita ipocrisia e accontentiamoci di partire da un confronto in Parlamento.

EPolis: Però vi accusano di essere il partito del "no" a priori.
Donadi: La verità è che l'Idv è il solo partito dell'opposizione ad aver votato sì al federalismo fiscale, l'unica riforma seria che la maggioranza ha portato in Parlamento nell'intera legislatura. Al contrario il nostro no alle leggi ad personam sarà sempre irremovibile. Inchiodare il dibattito delle Camere sui processi del premier mentre è in atto una grave crisi economica rappresenta uno schiaffo ai lavoratori che rischiano il posto o che lo hanno perso.

EPolis: Parlando dell'aggressione subita, Berlusconi ha detto che «un clima d'odio influenzale menti labili».
Donadi: Berlusconi ha spaccato in due il Paese per controllarne la metà e su questo ha costruito la sua fortuna politica. Non siamo certo noi ad aver parlato di forze del bene contro forze del male e di anticomunisti contro comunisti. Il premier è artefice del clima di incomunicabilità e di contrapposizione frontale che regna in Italia.

EPolis: Oggi però un vostro deputato ha detto che per ogni disoccupato tirerà una statuetta al premier...
Donadi: Successivamente Francesco Barbato ha smentito questa frase, e ne prendo atto. Inutile sottolineare che si tratta di parole inaccettabili che non devono appartenere a un partito come il nostro che fa della legalità una bandiera.

EPolis: Prima dell'aggressione Udc e Pd parlavano di un "fronte di liberazione nazionale" da Berlusconi.
strong>Donadi: Alcuni di quelli che dieci giorni fa invocavano il fronte di liberazione oggi improvvisamente scoprono nel premier l'interlocutore per le riforme. Nella politica c'è grande ipocrisia, un finto "volemose bene" che non giova a nessuno. Noi siamo convinti che la nostra scelta dì coerenza pagherà e attendiamo la maggioranza in Parlamento per discutere delle riforme alla luce del sole.

EPolis: Però Napolitano ha sostenuto che il ruolo delle Camere è ormai compromesso...
Donadi: Il Parlamento è diventato una sorta di soprammobile del governo, che con 28 richieste di fiducia ha assunto interamente il potere legislativo stravolgendo la Costituzione. Non a caso le Camere si sono fermate per alcune settimane e questo è davvero paradossale nel bel mezzo dì una crisi.

EPolis: La frase di D'Alema su i "compromessi utili" ha alzato un polverone.
Donadi:Da quindici anni c'è una parte del centrosinistra che, con risultati scarsi, cerca un'intesa con Berlusconi. Penso alla Bicamerale e a quando si decise di non risolvere il problema del conflitto di interessi che invece continua a condizionare il gioco democratico.

EPolis: Su processo breve escudo costituzionale l'intesa è impossibile?
Donadi: Il governo non fa nulla per velocizzare la giustizia e il premier con i suoi problemi personali tiene le istituzioni in ostaggio. Il processo breve sarebbe una resa dello Stato alla criminalità.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (93) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

22 Dicembre 2009

Verso il congresso: risposte ai lettori


Ci siamo lasciati la settimana scorsa cercando di dare una rappresentazione del partito dell’Italia dei Valori e, soprattutto, di quella che è la prospettiva futura. Vi ringrazio, perché siete vicini all’Italia dei Valori e perché, attraverso la vostra partecipazione e soprattutto attraverso i post che lasciate sul video, che lasciate su quello che è stato il mio commento, ma anche sugli altri commenti del programma dell’Italia dei Valori, ci date la possibilità di crescere. Noi cerchiamo di farlo insieme a voi, perché in questi giorni c’è questa ipocrisia, c’è questo perbenismo di convenienza bipartisan che lascia da solo Italia dei Valori, tutti i partiti stanno imputando all’Italia dei Valori la colpa di essere un partito che dice la verità, che sa ascoltare il cittadino e che sa esprimere, nelle sedi appropriate e con fermezza, quello che il cittadino, la gente, voi pensate. E allora stiamo andando verso il congresso, l’avevamo detto nello scorso filmato: un congresso che ci ha portato a avere un raddoppio degli aderenti, qualche post ha messo in discussione il 192%, dicendo che era il triplo rispetto agli aderenti passati. No, il 192% è il raddoppio degli aderenti, perché chiaramente questo ci dice la matematica, ma quello che ci dice invece la sostanza è che il partito è cresciuto e è cresciuto in maniera forte. Qualche post di qualche amico e di qualche amica che vive in Olanda, anziché negli Stati Uniti, oppure è immigrato /a tempo fa ci dice grazie di esserci per affermare i valori che gli italiani nel mondo chiedono. Noi lo facciamo anche per gli italiani che vivono ancora nella nostra realtà e dice “ mirate a crescere: proporsi come partito di riferimento significa anche sapere esattamente il contenuto e la rispondenza al reale di ciò che è oggetto di comunicazione”, noi siamo consapevoli che bisogna essere consci di quello che sta accadendo e siamo anche consci di quello che il nostro partito sta facendo.

Qui Ascra 87 (nick del commentatore in You Tube al video di martedì 15 dicembre) ci dice “ ma perché il congresso nazionale, se latitano ancora i congressi provinciali e regionali?”, non è così, Ascra 87, non latitano i congressi provinciali e regionali, abbiamo fatto un percorso chiaro e abbiamo detto allarghiamo la base elettorale del partito attraverso le adesioni al progetto dell’Italia dei Valori. Con questa base elettorale interroghiamoci su quello che deve essere il nostro programma politico e è per questo che vi abbiamo chiesto di dare il vostro contributo ai dieci punti del programma. In molti l’avete fatto, ne terremo conto. Abbiamo detto che insieme a questo programma e dopo aver recepito le mozioni delle venti regioni italiane e di chi presenterà le mozioni in funzione di quello che è il regolamento congressuale, questo programma andrà a essere approvato e sarà eletto Presidente chi questo programma avrà sottoposto all’attenzione di oltre 3. 500 delegati. Ad oggi, mentre vi sto parlando, sono state celebrate già 34 assemblee provinciali, abbiamo già quasi 800 delegati eletti e, nei prossimi giorni, continuerà a arricchirsi questo numero.

Il fatto di fare, successivamente alle regionali, quelli che sono i congressi sul territorio è proprio perché questi congressi sul territorio debbono poter muovere da una prospettiva politica e da un progetto politico chiari, sanzionati e sanciti da quello che è un gruppo di 3. 500 delegati. Fare anche i congressi territoriali dopo le regionali vuole dire indirizzare le nostre energie per fare capire anche e dare un messaggio che il partito è compatto intorno a un progetto di alternativa di governo. Conseguentemente non è un “latitare” rispetto ai congressi, abbiamo molto ben chiaro in testa questo e Franco DG666 (nick del commentatore in You Tube al video di martedì 15 dicembre) dice che “ è ora di eliminare l’erba cattiva all’interno di Italia dei Valori”. In ogni contesto c’è erba buona e erba cattiva, in Italia dei Valori c’è erba più buona che cattiva, nel senso che le persone, i nostri dirigenti e i nostri aderenti sono persone perbene e oneste, è chiaro che ci sono anche quelle che arrivano pensando di prendere un autobus. Io voglio dire, in conclusione di questa prima chiacchierata insieme a voi, che se a Palermo bisogna fare una strada perché ci sono tante buche, non è che si possa dire non facciamo la strada, perché se dobbiamo fare la strada e aprire un appalto arriva la mafia. Dobbiamo fare la strada e evitare che arrivi mafia, dobbiamo allargare il partito, dobbiamo fare un percorso democratico e individuare e emarginare quelli che o da una parte bloccano la crescita del partito, oppure dall’altra quelli che arrivano per conquistare il lavoro fatto da quelli del partito. Il nostro partito, l’Italia dei Valori, è una formazione politica diversa: diversa dalle altre anche nei comportamenti e negli atteggiamenti, abbiamo chiaro in testa che bisogna avere un premio alla meritocrazia, un premio al merito e quindi su questi presupposti ci stiamo muovendo e vedrete che nel 2010, con gli strumenti che anche l’informatizzazione ci consente attraverso il web, sapremo costruire un progetto di valore, un’Italia dei Valori fatta da uomini, da donne e da giovani che sappiano esprimere al meglio i valori.

Tra qualche giorno è Natale, dobbiamo anche dire che Italia dei Valori non vuole costruire a prescindere un Partito dell’Amore, dove l’amore è un messaggio ipocrita che qualcuno utilizza per manipolare le menti: amore vuole dire anche rigore e allora noi diciamo che Italia dei Valori vuole essere il partito del rigore, un rigore a difesa di una giustizia sociale, un rigore a difesa di un’equità, un rigore a difesa del libero mercato, un rigore a difesa dell’informazione, perché avere amore per il prossimo, per la collettività -e noi siamo una forza politica che guarda alla gente e ai cittadini - vuole dire anche rigore e rispetto delle regole, perché solo con il rigore e con il rispetto delle regole si riesce a fare una politica al servizio dei cittadini.


20 Dicembre 2009

Democrazia e Libertà


Qualche volta in questi anni è sembrato che la libertà non fosse fra i valori fondanti del centrosinistra. Qualche volta è sembrato che anche i progressisti fossero ipnotizzati dalla retorica berlusconiana sulla libertà: dato che la destra si era data, contro ogni verosimiglianza, l’etichetta di “Casa delle libertà” e ora “Popolo della libertà”, il centrosinistra è talvolta sembrato accettare la tesi che altre dovessero essere le nostre priorità, le nostre insegne e i nostri valori.

La democrazia liberale non sarebbe quello che è senza le battaglie per la libertà degli individui condotte per due secoli dai liberali e dalla sinistra nei paesi dell’Occidente, spesso perfino quando importanti forze all’interno di quest’ultima si richiamavano a modelli e ideologie teoricamente contraddittori con quelle battaglie. Di fronte alla marea montante dei nuovi populismi e dei fondamentalismi di matrice religiosa (che sono i più feroci avversari delle libertà liberali) va ricordato che ogni forza politica davvero liberale o ogni forza politica del centrosinistra occidentale moderna si caratterizza essenzialmente per lo scopo di garantire in modo effettivo l’esercizio delle libertà individuali a chi ancora ne è escluso.
Questo vale innanzitutto per le libertà che un tempo una parte della sinistra definiva borghesi: la sfrontatezza con cui la destra ha agitato il tema del garantismo, solo perché tanti suoi esponenti a cominciare dal suo capo erano rincorsi da rinvii a giudizio, non può essere un motivo per concludere che la tutela rigorosa dei diritti di libertà dei cittadini sia naturalmente un valore della destra. È sempre stato vero il contrario.

La “mitezza” del diritto, assieme alla sua certezza, sono valori tipici della tradizione liberale occidentale e della migliore tradizione del centrosinistra nel nostro continente. Mitezza e al tempo stesso certezza del diritto sono anche la sola risposta possibile alla diffusa domanda di sicurezza e di tutela sia dalla grande criminalità terroristica che dalla grande criminalità politica e finanziaria, dalla corruzione ancora e nuovamente dilagante e dalla stessa criminalità di strada, una domanda che non ha bisogno, da parte nostra, di risposte demagogiche ed “esemplari”, ma di maggiore efficienza, di nuove tecnologie, di maggiore razionalità e soprattutto di maggiore fiducia nei valori illuministici che sono e devono rimanere una parte integrante della migliore tradizione liberale e democratica europea e italiana.

Le nostre risposte non possono essere quelle della destra, di cui si fece portavoce a suo tempo perfino uno dei suoi leader oggi fra i più avvertiti, quando disse: “Gli italiani dovranno abituarsi alla riduzione delle libertà individuali nella lotta al terrorismo”. Difendere le libertà e le garanzie costituzionali contro ogni stravolgimento della Costituzione e contro ogni tentazione autoritaria è il primo obbligo che grava su tutti noi.
Certezza oltre che mitezza del diritto, anziché calcoli compiacenti e azzardi politici rivelatisi nel passato disastrosi, dovranno guidarci anche nell’applicazione delle norme vigenti in materia di pluralismo dell’informazione, di incompatibilità ed ineleggibilità previste dalle leggi elettorali e nella elaborazione di rigorose normative antimonopolistiche nel campo dell’informazione politica.

Anche sul terreno della politica dell’immigrazione, anziché fluttuare fra retoriche meramente “buoniste” e rincorse della demagogia populista della destra, dobbiamo porci con assoluta priorità il problema dell’integrazione degli immigrati, spesso provenienti da contesti politici e culturali autoritari, nei valori etico-politici della democrazia liberale: non seguendo la linea della minore resistenza nell’attribuzione casuale e al tempo stesso indiscriminata di questo o quel diritto, bensì garantendo in modo rigoroso a tutti il pieno rispetto della dignità della persona umana, reprimendo severamente ogni forma di razzismo e di xenofobia e favorendo la piena, celere e coerente integrazione degli immigrati che ne manifestino espressamente la volontà nei diritti e nei doveri della piena cittadinanza. A condizione che essi accettino senza riserve i fondamentali principi etico-politici della democrazia europea, a cominciare dall’altrui libertà religiosa e dalla parità di diritti: anche per apostati, donne, minori, omosessuali.
Ma il terreno su cui è più urgente recuperare al patrimonio dell’area progressista italiana la battaglia per le libertà e i diritti è quello dei diritti umani, civili e individuali legati alla natura pluralistica e secolarizzata della nostra società.

Alla metà degli anni Settanta la grande avanzata elettorale progressista avvenne anche sull’onda delle grandi battaglie per i diritti civili – leggi su divorzio, aborto, obiezione di coscienza, riforma del diritto di famiglia, abbassamento della maggiore età ai diciott’anni – che la sinistra aveva finito per fare proprie (anche allora spesso superando un’iniziale riluttanza) e portato al successo. Da allora la società italiana non è certo tornata indietro, anzi, i processi di modernizzazione e di secolarizzazione, e con essi l’affrancamento da rapporti personali e sociali propri di una tradizione autoritaria e violenta, sono ulteriormente avanzati. L’Idv deve spingere l’intero centrosinistra a tornare a farsi interprete di questi cambiamenti sociali, deve proporsi come il partito della modernizzazione civile, senza timori di compromettere alchimie di vertice, o benevolenze ecclesiastiche. Dobbiamo incalzare la destra su questi terreni, e non consentirle più, come è perfino accaduto, di atteggiarsi impunemente a paladina della libertà e della modernizzazione del paese.

Su questioni come il diritto dei giovani a un’istruzione libera (cioè laica e non autoritativamente predeterminata da scelte altrui), la difesa rigorosa della laicità delle istituzioni (anche a livello locale), la libertà della ricerca scientifica, la lotta contro le discriminazioni e i diritti umani degli omosessuali, il riconoscimento delle loro unioni e delle famiglie di fatto eterosessuali e del carattere pluralistico dei modelli di famiglia, l’aborto per via non chirurgica e su tutte le gravi questioni della bioetica a cominciare dalla fecondazione assistita e dalla clonazione terapeutica, non c’è forza liberale del mondo occidentale che non si caratterizzi, in tutto o in parte, con maggiore o minore radicalità, attribuendovi maggiore o minore peso nell’ambito della propria proposta politica, per posizioni improntate, rispetto a quelle della destra tradizionalista, a una chiara e riconoscibile scelta di libertà.

Solo per fare un esempio, in materia di diritti umani degli omosessuali non c’è stato un solo caso in cui una forza politica liberale o progressista occidentale, giunta negli ultimi anni al governo del proprio paese, non abbia operato, nei limiti consentiti dalla situazione politica locale, riforme legislative importanti e significative: così hanno fatto, se c’è bisogno di ricordarlo, il Partito socialista francese, i partiti liberale socialdemocratico e verde tedeschi (il leader dei liberali tedeschi Guido Westerwelle, è un omosessuale dichiarato), i partiti liberale e laburista britannici; e, in paesi certo non meno cattolici dell’Italia, il Partito socialista spagnolo e il Partito socialista portoghese; per non parlare dei partiti liberali, socialdemocratici e verdi scandinavi e olandesi; e tale è stato altresì l’impegno di democratici americani, liberali canadesi, laburisti australiani e neozelandesi. Ma anche i partiti moderati di questi paesi, dai neogollisti francesi ai popolari spagnoli ai democristiani olandesi, a gran parte dei democristiani tedeschi e oggi anche dei conservatori britannici, hanno largamente condiviso tali riforme, o almeno appoggiato versioni più moderate di quelle riforme, ma che andavano comunque nella stessa direzione.

Allo stesso modo va pienamente recuperata la consapevolezza che in una società multiculturale e multireligiosa, come è ormai quella italiana, solo il più rigoroso rispetto della laicità delle istituzioni repubblicane può garantire un terreno comune per l’integrazione e la pari dignità sociale di tutti i cittadini. Lungi dal costituire la riproposizione di antiche e superate divisioni, la rigorosa laicità delle istituzioni è anche la condizione necessaria e primaria perché la nuova società multiculturale non si trasformi in un assemblaggio di microcomunità integraliste e settarie, ostili fra loro o meramente conviventi nell'attesa d’essere abbastanza forti per sopraffarsi a vicenda.

Certo la politica è anche il terreno del realismo e dei compromessi. Certo si dovrà magari anche tener conto delle posizioni politiche degli alleati e anche di sensibilità culturali distinte che pure sono presenti fra aderenti e militanti del nostro partito. Ma non si può accettare che, in nome della ricerca del minimo comun denominatore, la nostra sia la sola classe politica occidentale ad ammutolire su questi temi o a borbottare solo vaghi buoni propositi che non si traducono poi in iniziative di riforma puntuali o in decise campagne politiche: con il risultato, spesso, di pagare il prezzo della generica simpatia manifestata per la causa dei diritti civili, rinfacciataci dagli avversari, e di rinunciare, per sfiducia nelle nostre buone ragioni, a farle valere di fronte all’opinione pubblica. Esse sono patrimonio comune di tutte le forse politiche liberali, democratiche e di sinistra, anche delle più moderate, del mondo occidentale cui apparteniamo.

La politica italiana deve recuperare il ruolo di protagonista attiva della modernità e della libertà. Sono bandiere nostre, che non vanno più lasciate cadere nel fango, perché siano raccattate e agitate dal primo demagogo di passaggio.

Postato da Franco Grillini in | Commenti (53) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Un punto dell'economia: la riduzione delle pensioni


Parliamo oggi di alcuni cambiamenti che avranno luogo per i pensionati: dal 1 gennaio 2010 entreranno in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione.
Dal 1995, con la riforma Dini, è stato introdotto in Italia per i lavoratori che, al 31 dicembre del 1995, avevano meno di 18 anni di contributi, un nuovo sistema di calcolo delle pensioni che viene definito sistema contributivo. Il sistema contributivo prevede che la pensione venga calcolata sulla base dell’insieme dei contributi che sono versati durante tutta la vita lavorativa da ciascun lavoratore.
Quindi, al momento di andare in pensione, ossia al termine della vita lavorativa, i contributi che sono stati versati da ciascun lavoratore vengono sommati: in questo modo si ottiene quella che si chiama la base contributiva complessiva, ovvero il montante individuale sul quale si calcola poi la pensione. Va tenuto conto di due elementi molto importanti: il primo è che i contributi annuali sono rivalutati ogni anno in base al tasso di variazione quinquennale del prodotto interno lordo. Questo procedimento dovrebbe, in teoria, servire per consentire di recuperare la diminuzione del potere d’acquisto legata all’inflazione, quindi ogni anno i contributi versati dal lavoratore vengono rivalutati sulla base di questo tasso di variazione del Pil. Il secondo elemento di cui dobbiamo tenere conto è che il montante, ossia questa somma di contributi annuali, viene a sua volta moltiplicato per i cosiddetti coefficienti di trasformazione. Questi coefficienti di trasformazione trasformano, in pratica, il montante, cioè questa somma complessiva, in una rendita: se ci pensiamo un attimo, la pensione che è una rendita che viene derivata da un capitale che viene accumulato negli anni dal lavoratore. Quello che succederà dal 1 gennaio dell’anno prossimo, del 2010, è che verranno introdotti dei nuovi coefficienti di trasformazione: si tratta di vere e proprie tabelle che fissano dei coefficienti moltiplicativi basati sull’età della persona al momento in cui va in pensione, che tengono conto dell’aspettativa di vita. Per fare un esempio, se al 1 gennaio 2010 si va in pensione con 59 anni di età e un certo numero di anni di contributi, si avrà un coefficiente di trasformazione che è più piccolo rispetto a quello di un altro lavoratore che andrà in pensione con gli stessi anni di contribuzione, ma magari con un’età pari a 61 anni, ovvero quanto più alta è l’età e tanto più alto è il coefficiente di trasformazione, quanto più bassa è l’età nella quale si va in pensione, tanto più piccolo è questo coefficiente di trasformazione.

Quale è l’idea? L’idea è che, se c’è un’aspettativa di vita che calcoliamo oggi, per esempio, pari a 81 anni e uno va in pensione a 59 anni, ci si aspetta che godrà dell’assegno di pensione per almeno 22 anni, cioè 81 anni di speranza di vita e 59, che sono gli anni nei quali lui inizia a andare in pensione. Chi va invece in pensione a 61 anni avrà soltanto venti anni di pensione, ossia due anni di meno, per cui i coefficienti di trasformazione tengono conto, in qualche modo, di questa diversa aspettativa di vita. Per mantenere in equilibrio il sistema pensionistico si applica un principio per cui, quanto maggiore sarà il numero di anni in cui si godrà della pensione, tanto più piccolo sarà questo coefficiente di trasformazione.
Periodicamente, cioè ogni tre anni, queste tabelle saranno riviste in modo meno favorevole per i nuovi pensionati: mano a mano che, con il passare degli anni, avremo un’aspettativa di vita che migliora, cioè vivremo più anni, queste tabelle nuove terranno conto di questa maggiore aspettativa di vita, di questo maggior numero di anni di pensione e saranno, in qualche modo, meno favorevoli per i pensionati.
Dobbiamo dire innanzitutto che questo cambiamento, che avviene dal 1 gennaio 2010, si applica soltanto ai nuovi pensionati, quindi coloro che sono già in pensione non sono toccati da questa riforma. Questo nuovo sistema si applica in particolare a coloro che andranno in pensione con il sistema contributivo, quello che ho appena illustrato, per cui coloro che avevano meno di 18 anni di contributi il 31 dicembre 1995. Sostanzialmente si applica soprattutto ai giovani, a quelli che hanno un minor numero di anni di contribuzione e a quelli che, in futuro, andranno via via con il sistema contributivo.

Quali sono le questioni che sorgono?

Alcune stime recenti, fatte nei giorni passati, dimostrano che con queste nuove tabelle di trasformazione chi andrà in pensione il 1 gennaio 2010, ripeto, con il sistema contributivo, quindi non i lavoratori più anziani, che hanno maturato quaranta anni di contributi e vanno in pensione con il sistema retributivo, ma soltanto i nuovi pensionati che avevano meno di diciotto anni al 31 dicembre 1995, questi nuovi pensionati avranno una pensione che, sulla base di questi nuovi coefficienti di trasformazione, sarà tra lo 0,8 e il 3,7% inferiore rispetto a coloro che, per esempio, andranno in pensione o saranno andati in pensione a novembre o a dicembre di quest’anno, del 2009, con lo stesso numero di anni di contribuzione. Questi nuovi coefficienti di trasformazione comportano una diminuzione della pensione netta, che verrà ricevuta da chi andrà in pensione l’anno prossimo.
Quale è la questione che sorge? La questione che sorge fa riferimento a due aspetti: un primo dubbio che molti hanno è come mai il sistema di rivalutazione dei contributi, che ho illustrato prima, è calcolato sulla base dell’andamento del prodotto interno lordo, cioè perché per tenere conto del rischio di una svalutazione dei soldi versati si tiene conto del tasso di crescita del Pil, e non si è invece scelto un indicatore o un indice di infrazione, come tipicamente si fa per tenere conto dell’andamento del potere d’acquisto. In particolare, l’Italia un tasso di crescita del Pil che è molto basso da vari anni: pensate che nel 2008 il Pil è diminuito dell’1%, nel 2009, nell’anno in corso, probabilmente il Pil italiano diminuirà del 5, 4%. Quindi i futuri pensionati, i giovani di oggi che andranno in pensione tra qualche anno avranno per questi anni, per il 2008, per il 2009 e forse anche per il 2010, una diminuzione del loro valore dei contributi relativi a questi anni perché, come ho spiegato, la rivalutazione di questi contributi viene fatta sulla base dell’andamento del Pil nei cinque anni presi in considerazione, per cui si può anche avere una situazione di svalutazione di questi contributi. Una domanda che sorge è: è giusto, è corretto, è lecito utilizzare i tassi di crescita del Pil come sistema per rivalutare i contributi versati dai lavoratori nel sistema contributivo? Prima domanda.
Seconda domanda: è sensato che questo sistema di rivalutazione venga calcolato non soltanto sugli anni a partire dai quali effettivamente viene introdotto il sistema contributivo, ma sull’intero montante e quindi venga retrospettivamente applicato anche sugli anni precedenti? Anche sotto questo profilo è equo un sistema di calcolo di questo tipo? Questo anche con riferimento ai coefficienti di trasformazione, i quali non è che si applichino soltanto ai tre anni relativi alla loro introduzione, ma vengono applicati su tutto quanto il montante.
Ci sono dei problemi sotto il profilo dell’equità, del trattamento equo per chi andrà in pensione a partire dal 1 gennaio dell’anno prossimo con un sistema contributivo. Lo ripeto ancora una volta: stiamo parlando soprattutto dei giovani.
Detto questo però, non ci dobbiamo nascondere alcuni problemi di natura strutturale che riguardano il sistema pensionistico: la spesa pensionistica in Italia è il doppio rispetto a quella degli altri Paesi dell’area dell’Ocse, cioè degli altri Paesi ricchi. In Italia il rapporto tra le pensioni e il prodotto interno lordo è pari al 14%, contro il 7% della media Ocse. Le pensioni complessivamente assorbono in Italia il 30% del bilancio pubblico, contro circa il 16% in media dei Paesi Ocse e, anche sotto il profilo dei contributi pagati dai lavoratori, dobbiamo tenere conto che è molto costoso, perché circa il 33% dei salari lordi finiscono a finanziare i contributi previdenziali, la media Ocse è il 21%, quindi è molto più bassa. Questa maggiore spesa per le pensioni ovviamente va scapito di altre spese che potrebbero essere fatte: spese sia sul fronte sociale - e pensiamo al sostegno delle famiglie più povere - sia spese come l’istruzione, la ricerca, l’innovazione tecnologica. Se si utilizza questa grande somma di soldi per le pensioni vuole dire che non si possono fare altri investimenti.
Altra considerazione: l’età teorica di pensionamento in Italia è, ormai, simile a quella degli altri Paesi, parliamo di 65 anni per gli uomini, che è l’età che è adottata in gran parte dei Paesi avanzati. Ma se andiamo a guardare l’età media effettiva di pensionamento, ossia l’età in cui effettivamente i lavoratori italiani vanno in pensione, scopriamo una grande anomalia: in Italia l’età effettiva media di pensionamento per gli uomini è di 58 anni, per le donne è di 57, quindi vuole dire che vanno molto prima in pensione rispetto alla data teorica, all’età teorica. Per avere un’idea di confronto, in Germania l’età media effettiva di pensionamento è di 63 anni, 63 contro 65, cioè solo tre anni prima; in Italia è di 58 anni contro 65, i maschi in media vanno in pensione sette anni prima del tempo. Questo è un problema e è un problema molto serio, molto grave e è una delle ragioni per le quali andrebbe affrontato con coraggio un provvedimento che cerchi di innalzare il prima possibile l’età anagrafica minima effettiva di pensionamento. Se il governo avesse la forza e il coraggio di innalzare quest’età minima effettiva, si potrebbe anche pensare di ricalcolare in parte questi coefficienti di trasformazione di cui abbiamo parlato e di rendere il sistema in qualche modo più equo. Pensiamo che nel 2011 l’età anagrafica minima per andare in pensione in Italia sarà 60 anni, nel 2013 passerà a 61 anni e così via, quindi sarà un procedimento molto lento di adeguamento dell’età pensionabile. Quello che forse bisognerebbe avere è il coraggio di innalzare l’età di pensionamento e, in questo modo, di liberare risorse aggiuntive che potrebbero servire per rendere più equo complessivamente il sistema pensionistico, soprattutto a tutela delle giovani generazioni, che rischiano di andare in pensione con un tasso di copertura, quindi con una pensione che sarà pari al 30 /35% dello stipendio di quando erano lavoratori, un tasso di copertura che è molto inferiore rispetto al 75 /78% delle generazioni precedenti. C’è un problema di equità tra le generazioni, c’è una mancanza di coraggio da parte del governo a affrontare questa questione e a parlare in maniera chiara e trasparente agli italiani e ai giovani di come stanno le cose in questo momento.


19 Dicembre 2009

I disabili: la rimozione culturale


I disabili nel nostro paese sono 3 milioni di persone, un fenomeno che interessa il 15% delle famiglie italiane. Eppure la politica e in particolare l’attuale governo sembrano non accorgersene.

È in atto una vera e propria opera di rimozione culturale prim’ancora che politica. Per queste ragioni, per dar nuovamente voce, a un pezzo consistente d’Italia che oggi si sente giustamente abbandonata, nel nostro partito è stata istituita e mi è stata affidata un’area che si occupi di superamento dell’handicap.
Presentata lo scorso 3 dicembre in un convegno cui hanno partecipato rappresentanti della società civile, della cooperazione e del mondo dell’handicap, è stata l’occasione per fare il punto della situazione e per delineare le priorità di intervento.
Che il momento non sia dei più facili lo dimostra il taglio degli insegnanti di sostegno, il non rispetto della legge 68/99 sul collocamento mirato obbligatorio, l’atteggiamento discriminatorio dei dipendenti che usufruiscono della legge 104/92, la grande difficoltà in cui versano le cooperative sociali e la decurtazione di circa il 70% operata dal governo Berlusconi al fondo per le politiche sociali.
Tutte cose su cui mi impegnerò, così come mi impegnerò affinché l’Italia istituisca la commissione sui diritti umani, così come previsto dalla convenzione ONU sulla disabilità: oggi il nostro paese è tra quelli sviluppati l’unico a non averla ancora approvata.
Così come ci impegneremo per difendere e non mortificare il mondo della cooperazione sociale e il lavoro importantissimo di tutti gli operatori del settore che oggi vivono un momento particolarmente difficile. Ma soprattutto vogliamo lavorare di concerto coi disabili per pensare delle proposte che vadano a incidere direttamente e in maniera positiva sulla loro vita. Lo faremo ascoltando, capendo, mettendo in campo risposte per far sì che i diritti riconosciuti dalla legge siano un qualcosa di sostanziale e non un qualcosa che vive sulla carta ed essere sempre più quella forza politica che sta dalla parte dei cittadini.


18 Dicembre 2009

"Chi ha paura della rete?"


"Chi ha paura della rete".
Evento organizzato da Luigi de Magistris, Eurodeputato di Italia dei Valori, e dai Meetup di Beppe Grillo di Napoli.



All'evento hanno partecipato:

Dino Bortolotto
Assoprovider - Associazione provider indipendenti

Nicola Conenna
Presidente di Europe Conservation e fondatore dello European Blu Network

Andrea D'Ambra
Presidente dell'Associazione Generazione Attiva

Luigi de Magistris
Europarlamentare - Presidente della Commissione Controllo Bilancio dell'UE

Roberto Fico
Organizer del Meetup di Napoli

Claudio Massora
www.byoblu.com

Informare per resistere
Comunità virtuale di informatori liberi non professionisti

Nicola Izzo / Wikipedia
Wikimedia Italia - Associazione per la diffusione della conoscenza libera

Gianni Lannes
Giornalista direttore di Terranostra

Riccardo Luna
Direttore Wired Italia

Gianfranco Mascia
Organizzatore del NO B DAY

Guido Scorza
Promotore della Carta dei 100

moderatore: Giovanni Occhiello
Giornalista RAI

Postato da IDV Staff in | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

17 Dicembre 2009

Doppio appuntamento su Torino e Napoli


Domani venerdì 18 dicembre vogliamo segnalarvi due eventi organizzati da Italia dei Valori. Uno a Torino dal titolo "Casa Europa", l'altro a Napoli: "Chi ha paura della Rete".



Quello di Torino, "Casa Europa: verso un nuovo modello di coinvivenza tra solidatierà e libertà"(ore 15:00 - Palazzo Lascaris, Via Alfieri 15), organizzato dall'eurodeputato Idv Gianni Vattimo, sarà un incontro di due giorni (18-19 dicembre) in cui parteciperanno, oltre allo stesso Vattimo, Antonio Di Pietro (Presidente dell’Italia dei Valori), Umberto Morelli (Docente di Storia dell’integrazione europea, Università di Torino), Luciano Gallino (Sociologo, Università di Torino), Sonia Alfano (Deputato al Parlamento europeo; diretta streaming), Giorgio Schultze (Portavoce europeo della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, Movimento Umanista), Mariacristina Spinosa (Consigliera Regionale del Piemonte),
Leoluca Orlando (Vicepresidente ELDR, Deputato al Parlamento italiano), Gianni Vattimo (Filosofo, Deputato al Parlamento europeo), Fernando Savater (Filosofo, Università dei Paesi Baschi), Coordina Federico Vercellone (Filosofo, Università di Torino).


Vi alleghiamo il dettaglio degli interventi dei relatori ed una lettera di presentazione dell'evento di Gianni Vattimo. Ulteriori dettagli li troverete nel suo blog giannivattimo.blogspot.com.



Quello di Napoli, "Chi ha paura della Rete" (ore 17:30 - Teatro Mediterraneo), organizzato dai Meetup di Napoli e dall'europarlamentare Luigi de Magistris vedrà gli interventi di Nicola Conenna (fisico e presidente di Europe Conservation e fondatore dello European Blu Network), Roberto Fico del Meetup di Napoli, Gianni Lannes (giornalista e direttore di Terranostra), Guido Scorza (promotore della Carta dei 100), Riccardo Luna (rivista Wired), Gianfranco Mascia del NBD, Andrea D'Ambra (presidente di Generazione Attiva), Nicola Izzo (Wikimedia), Claudio Messora (byoblu.com), Dino Bartolotto (Presidente Assoprovider), Andrea Violetti (Presidente Associazione Informatici Professionisti), la community "Informare per Resistere", ed altri ancora.
A seguire, dalle 20:30 circa, performance teatrale di Giulio Cavalli e le performance musicali di Eugenio Bennato e Giovanni Block.
Oltre la diretta streaming da questo sito (ORE 17:30) è prevista la diretta web con scambio interattivo attraverso un forum e collegamenti con le webcam degli utenti sintonizzati anche da altri paesi lontani dall'Italia.



16 Dicembre 2009

Finanziaria: le tristi realta'


Pubblico il video ed il testo del mio intervento di oggi, alla Camera dei Deputati, dove ho presentato la dichiarazione di voto dell'Italia dei Valori sulla questione di fiducia legata alla Finanziaria 2010.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, signori Ministri, sono un piccolo imprenditore, la mia azienda è sana, ma le banche non mi fanno più credito e le pubbliche amministrazioni non mi pagano. Tra qualche settimana dovrò chiudere, lasciando senza lavoro i miei dieci dipendenti. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non ha fatto nulla per me e per gli altri piccoli imprenditori che come me faticano quotidianamente per continuare a sopravvivere.
Sono un lavoratore cassintegrato, ormai vicino alla scadenza delle cinquantaquattro settimane a 700 euro al mese. Fra qualche settimana sarò disoccupato e non so più cosa potrò mantenere la mia famiglia. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è nulla per aumentare gli ammortizzatori sociali per i lavoratori che come me stanno perdendo il posto di lavoro.
Sono un padre di famiglia con tre figli a carico e sono l'unica fonte di reddito. Non ce la faccio più ad arrivare a fine mese. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è nulla per aumentare il potere d'acquisto delle famiglie, non ci sono maggiori detrazioni fiscali per carichi familiari, non c'è neppure una minima detassazione delle tredicesime, non c'è alcuna riduzione delle tasse e nemmeno il recupero del fiscal drag.
Sono un precario della pubblica amministrazione il cui contratto non è stato rinnovato dopo anni. Non so come mantenere la mia famiglia e dico «no» al Governo Berlusconi, perché per me non ci sono ammortizzatori sociali o, quando ci sono, sono poco più che una mancia.
Sono un agricoltore che vede di giorno in giorno i prezzi dei prodotti agricoli a livelli che non coprono più i costi di produzione. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è alcun sostegno ad un settore vitale per il nostro Paese.
Sono un pensionato che negli ultimi anni ha visto falcidiata la sua pensione dagli aumenti di beni di prima necessità, come la pasta, e che è costretto a pagare costose medicine. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è nulla per alleviare la situazione mia e di tutti i pensionati.
Sono un pendolare che vive quotidianamente la drammatica situazione dei trasporti ferroviari in treni vecchi, sporchi e sempre in ritardo. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è nulla per investimenti mirati a risolvere la situazione di milioni di italiani.
Sono un giovane e mi sono laureato da poco. La disoccupazione giovanile negli ultimi mesi è salita ormai sopra il 25 per cento. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è nulla per aiutare chi si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro.
Sono un sindaco. Ho i conti in ordine e non devono incassare ICI, poiché sulla prima casa l'avevo già tolta.
Il Patto di stabilità mi impedisce di continuare a dare ai miei cittadini i servizi sociali e culturali di cui hanno bisogno. Dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria neppure per i comuni virtuosi è stato previsto un aumento di risorse.
Sono un terremotato de L'Aquila: dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non mantiene le promesse e non dà gli stessi termini di sospensione delle imposte dati in altre occasioni per gli stessi motivi.
Sono un rappresentante delle forze dell'ordine e dico «no» al Governo Berlusconi, perché in questa finanziaria non c'è praticamente nulla per dare il dovuto a chi rischia la vita tutti i giorni per il bene del Paese e non c'è nulla per permettere al comparto sicurezza e giustizia di svolgere il suo lavoro in modo efficace.
Sono uno speculatore finanziario: dico grazie al Governo Berlusconi, perché ho approfittato della crisi per acquistare titoli a prezzi bassi; ora li rivendo con utili giganteschi, senza pagare alcuna tassa o, al massimo, pagando il 12,50 per cento.
Sono un corruttore di funzionari pubblici per ottenere i grandi appalti delle pubbliche amministrazioni: dico grazie al Governo Berlusconi, perché, facendo falsi in bilancio, ho portato il denaro all'estero e ora, grazie allo scudo fiscale, non sono perseguibile e potrò riportarlo in Italia pagando solo il 5 per cento (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Sono un grande evasione fiscale e ho portato i soldi all'estero, sottraendo redditi a una tassazione di circa il 50 per cento: dico grazie al Governo Berlusconi, perché mi permetterà di continuare a farlo, avendo eliminato la tracciabilità dei pagamenti, e mi permette poi di riportare i soldi in Italia, pagando solo il 5 per cento.
Sono l'amministratore delegato di una grande impresa: dico grazie al Governo Berlusconi, perché mi ha dato somme rilevanti attraverso gli incentivi e senza alcun vincolo; così posso investire all'estero e chiudere le fabbriche in Italia. Il Governo mi anche promesso che continuerà a farlo.
Sono un mafioso e ho costituito all'estero il frutto della mia attività criminale, legata principalmente al commercio della droga: dico grazie al Governo Berlusconi, perché ora, con lo scudo fiscale, mi permette di «lavare» il denaro sporco, pagando solo il 5 per cento, e in più, dopo questa finanziaria, con quel denaro potrò riacquistare i beni che le forze dell'ordine hanno sottratto alla mafia, invece che destinarli ad iniziative socialmente utili (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Sono un amministratore siciliano dell'area del Belice: dico grazie al Governo Berlusconi, perché qui il terremoto c'è stato 40 anni fa. Abbiamo ricostruito tutto il possibile, ma con quella scusa ci mandano ancora del denaro. Sono uno speculatore immobiliare: dico grazie al Governo Berlusconi, perché con la vendita dei beni della difesa a trattativa privata farò affari d'oro.
Noi dell'Italia dei Valori non abbiamo dubbi e sappiamo bene da quale parte stare; non dalla parte degli speculatori finanziari, dei grandi evasori fiscali, dei corruttori, delle grandi imprese che prendono gli incentivi e chiudono le fabbriche, dei mafiosi e dei camorristi, degli speculatori immobiliari e dei «furbetti del quartierino».
Noi dell'Italia dei Valori stiamo dalla parte dei piccoli imprenditori, dei lavoratori cassintegrati, dei padri e delle madri di famiglia che non arrivano alla fine del mese, dei precari della pubblica amministrazione, dei pendolari, dei disoccupati privi di sostegno, e in particolare dei giovani privi di qualunque prospettiva, delle donne, che nella crisi pagano sempre più di tutti, dei sindaci virtuosi che devono togliere servizi ai loro cittadini, dei terremotati veri, in particolare di quelli de L'Aquila, delle forze dell'ordine a cui non pagano neanche gli straordinari.
Stiamo, insomma, dalla parte di tutti coloro che, a causa della crisi o delle azioni di questo Governo, stanno soffrendo. Per questo, noi dell'Italia dei Valori diciamo «no» a questo Governo piduista, che si occupa solo degli affari del Presidente del Consiglio e dei poteri forti dell'economia, invece di affrontare e risolvere i problemi del Paese (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (128) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

15 Dicembre 2009

Verso il congresso



Cari frequentatori del web è un momento importante, è un momento di assunzione di responsabilità perché l’Italia sta attraversando un momento difficile, delicato e si può tutelare il nostro futuro solo attraverso la nostra e la vostra partecipazione a quelle che sono la vita e le attività della politica.

Abbiamo lanciato una campagna di adesioni che recita “Il coraggio di essere libero, il coraggio di essere liberi, libere, di essere dei cittadini che sanno ancora distinguere da ciò che è vero e da ciò che è falso. Il coraggio di sapere e di informarsi per distinguere cosa è giusto e cos’è sbagliato” allora oggi questa nostra libertà è compromessa, è compromessa da un regime che tende a imbavagliare le espressioni, che tende a inebetire le menti, un regime che ha distolto l’attenzione dei cittadini dalla libertà di informazione, una libertà di informazione che grazie allo strumento Internet e grazie alla navigazione che voi state facendo e che fate anche nel visitare l’Italia dei Valori è invece ancora oggettiva e obiettiva e sa ancora riportare il cittadino alla necessità di una libertà che passa attraverso la partecipazione.

Questa è la cosa importante che è quello che hanno fatto migliaia di voi, hanno fatto migliaia di donne, di giovani, di uomini in tutta Italia aderendo alla nostra campagna di adesioni, siete liberi, siamo liberi ancora di affermare la voce di una libertà che va oltre le difficoltà del posto di lavoro, del libero mercato, di informazione, oggi dobbiamo riappropriarcene, allora attraverso questa rubrica che attraverso il web voglio fare da responsabile dell’organizzazione, voglio rappresentare una realtà di Italia dei Valori che è una realtà che dobbiamo costruire insieme, voglio darvi due dati in attesa di rispondere poi a quelle che saranno le vostre domande attraverso il vostro post a questo mio video, lunedì prossimo risponderò, risponderemo ogni lunedì a quello che è un avvio verso il congresso.

Sappiate che l’Italia dei Valori rispetto al 2008 fatto 100, noi siamo riusciti a avere una campagna di adesione che rispetto al 2008 è cresciuta notevolmente del 192%, chi crede nell’Italia dei Valori nel 2009 rispetto al 2008 è quasi raddoppiato nei termini dell’adesione al nostro progetto politico, questa è una cosa importante, fondamentale, ma è anche importante e fondamentale sapere com’è composto il nostro partito in tutta Italia, sappiate che è radicato in 110 province e potete trovare l’organizzazione andando a visitare questo sito anche in quella che è l’organizzazione territoriale ben radicata, con dei riferimenti precisi, con la possibilità anche di dirci, laddove ci sono delle cose che non vanno, sta a voi farlo, sappiate però che il 37% dei nostri tesserati, aderenti sono donne, questo è importante e il 63% sono uomini, questo è un dato importante, molte donne si avvicinano al nostro partito, hanno fiducia nell’azione dell’Italia dei Valori, sono donne di valore, come altrettanto sono giovani di valore e sappiate che abbiamo un 13% di ragazzi tra i 16 e i 25 anni aderenti all’Italia dei Valori, se andiamo poi dai 26 ai 30 anni anche qua abbiamo un altro 8% di ragazzi e ragazzi sono pure chi arriva fino a 35 anni, quindi nella fascia 31 - 35 anni abbiamo un altro 9%, ecco qua 13, 21, 30% sono i nostri giovani in tutta Italia, sono tanti e consideriamo poi che abbiamo altrettanti giovani un po’ più maturi, ma giovani fino ai 50 anni che corrispondono ancora al 29% e infine per chiudere la nostra rappresentazione della nostra realtà, un 41% over 50 anni, direi che è un dato importantissimo, quindi è un partito che dalla Valle d’Aosta fino alla Puglia, dal Friuli Venezia Giulia fino alla Sicilia, passando attraverso tutte le regioni italiane ha questi dati in maniera omogenea rispetto alle donne, rispetto ai giovani.

E’ qualcosa di importante che abbiamo fatto e che avete fatto e che quindi oggi ci mette in condizione di guardare con fiducia e con prospettiva alla costruzione di un partito, quello dell’Italia dei Valori che è nato e continua a mettere le proprie energie, le proprie forze per essere un partito diverso, a disposizione della collettività, in ascolto delle fasce sociali più deboli, quelli che gli altri non vogliono proprio ascoltare, non ne vogliono sentire parlare e vanno a derubricare tutte le azioni anche quella grandiosa manifestazione del 5 dicembre del No B Day dove c’eravamo e dove c’eravate che ha fatto proprio capire che i cittadini sono ancora in grado di indignarsi, di reagire in maniera democratica per lanciare un grido di allarme per costruire un qualcosa che vada nella direzione di una politica al servizio dei cittadini.

Allora Italia dei Valori insieme a voi vuole costruire questo partito diverso, andando oltre le ideologie con la capacità di coinvolgere quei cittadini per bene, quelle persone oneste e sono la maggior parte, provenienti dalla società civile che è quella che non si è mai affacciata alla politica che ha sempre delegato e che oggi si rende conto che deve riappropriarsi nella passione della politica e di incidere nel cambiamento insieme a altre persone oneste, per bene, che magari sono rimaste orfane di partito ma che condividono gli stessi nostri valori, gli stessi nostri ideali, quindi tutte le persone per bene, oneste insieme per costruire questo grande partito che superando le ideologie, andrà a contrapporsi a quei politici che utilizzano le istituzioni per sfruttare la collettività.

Allora abbiamo bisogno anche di coinvolgere, di formare quelli che abbiamo, di costruire insieme a altri che arriveranno una nuova e sana classe dirigente fatta da responsabili sul territorio, da bandierine in ognuno degli 8100 comuni in Italia, dove abbiamo dei punti di riferimento di persone che vogliono avere questa capacità di incidere, dobbiamo avere anche degli amministratori che sappiano entrare nel istituzioni e svolgere il proprio ruolo di opposizione, se in opposizione si sarà, in maniera non accondiscendente per affermare quelle che sono le malefatte, laddove ci sono degli altri e di prepararsi senza vergogna a essere alternativa di governo, perché si può incidere meglio e rispondere meglio ai cittadini, se si è all’interno delle istituzioni e se si è all’interno delle maggioranze che governano e fanno le scelte nei confronti dei cittadini, noi vogliamo farle a favore dei cittadini.

Quindi in questo percorso, in questo passaggio con il 20 novembre si è chiusa la nostra campagna adesioni che prosegue comunque fino al 31 dicembre, ma che a questi che si erano iscritti entro i tempi, si avvieranno queste assemblee territoriali, hanno già iniziato a essere celebrate sul territorio, nell’apposito spazio sul sito trovate il calendario e le date di tutte e 110 le regioni italiane, alcuni sono fatti, altri ne faremo per andare a eleggere i delegati, i rappresentanti dei cittadini che hanno aderito all’Italia dei Valori che si recheranno a Roma il 5, 6, 7 febbraio presso l’Hotel ?Mariot? per andare a licenziare un programma politico che sappia guardare al perché no al nucleare, che sappia dare risposte a perché l’acqua deve essere pubblica, non può essere privatizzata perché è un bene di tutti, deve trovare delle risposte rispetto a quello che è il mondo del lavoro, dove ci sono tanti precari dove non hanno delle prospettive, dove ci sono tanti giovani che non trovano il posto di lavoro, un programma che si arricchirà dell’attenzione a quelli che sono i disperati che vogliono venire a lavorare in Italia, quindi all’immigrazione, a una solidarietà, al fatto che la giustizia deve essere una giustizia uguale per tutti, questa costruzione del programma e l’elezione del Presidente nazionale insieme a quello dei giovani e delle donne, saranno il nostro momento principale, saranno il nostro momento importante che avvierà quelle che sono le elezioni delle regionali del 28/29 marzo, dobbiamo trovarci pronti, dovete, insieme a noi, trovarvi pronti, non è più possibile che deleghiamo a altri, pensando che la politica è sporca e i politici sono tutti ladri e noi toglierci con la presunzione di essere i più bravi e i più onesti, coinvolgiamoci, coinvolgetevi, venite a seguire insieme a noi quello che è un percorso, partecipate anche se non siete ancora iscritti all’Italia dei Valori le nostre assemblee provinciali saranno aperte anche a te, vieni a assistere, dai un tuo contributo anche attraverso il web a quello che è il nostro programma.

Questa fase dopo aver individuato i delegati nelle assemblee provinciali avrà un suo momento importante nella costruzione di mozioni, di contributi congressuali da portare all’assemblea nazionale, al congresso nazionale, il 23 e il 24 gennaio, dove avremo in tutto il territorio nazionale i 20 incontri regionali con tutti i delegati, una giornata intera per approfondire il programma e sappi che anche tu, già da ora, già da questo momento, andando sull’apposito programma in 10 punti, puoi lasciare il tuo contributo, puoi lasciare quella che è la tua visione rispetto a delle tematiche che riguardano anche te, che riguardano la collettività, entra nel sito, lascia un post e vedrai che il partito Italia dei Valori, chi si candiderà alla presidenza dell’Italia dei Valori, saprà tenere nella giusta considerazione il contributo anche tuo, quindi fallo, è inutile aspettare che lo faccia qualcun altro, fallo direttamente, partecipa a questo percorso, perché il percorso dell’Italia dei Valori è un percorso in mezzo all’ipocrisia dilagante che consente ai cittadini di far sentire la propria voce!


14 Dicembre 2009

Gli sciacalli sono ancora loro


DERATTIZZIAMO FACEBOOK
di Stefano Pedica

Stanno inquinando Facebook mutando nomi a gruppi costituiti con altri obiettivi. Verificate i gruppi che state sostenendo perché qualche migliaio di fan in FB si è ritrovato fregato da cambi di finalità del gruppo stesso senza preavviso. “Derattizziamo Facebook” disiscrivetevi da questi gruppi che sfruttano il vostro nome per la propaganda dei giornali.

L’ISTIGAZIONE HA I COLORI DEL GOVERNO
di Sonia Alfano

Ribadisco la mia ferma condanna ad ogni forma di violenza, ma al contempo ribadisco che non esprimo la mia solidarietà nei confronti di Berlusconi e di chi sta strumentalizzando le mie parole per alimentare una polemica faziosa. In quanto a violenza e clima avvelenato, gli esponenti del Governo sono stati maestri: Berlusconi solo il 29 novembre ha infatti dichiarato di voler strozzare, se li avesse incontrati, gli autori della Piovra e dei libri dedicati alla mafia; La Russa meno di un mese fa ha augurato la morte ai giudici di Strasburgo; Bossi più volte ha incitato alla violenza secessionista proponendo di imbracciare i fucili e, nel lontano ’93, dichiarò che la vita di un pm che indagava sulla Lega valeva quanto una cartuccia; Maroni è un pregiudicato per aver azzannato violentemente il polpaccio ad un poliziotto: chi è allora che soffia sul fuoco dello scontro e avvelena il clima politico?

UCCIDIAMO A SPRANGATE DI PIETRO
di Antonio Di Pietro

Sporgerò denuncia per la nascita di questo gruppo su Facebook alle autorità competenti. Le leggi per difendersi da male intenzionati ci sono già, non c’è bisogno di demonizzare la Rete sfruttando pochi squilibrati per mettere il bavaglio a milioni di cittadini. Dopo tutto Ministro Maroni, se avessi ricevuto un proiettile in busta, come è già avvenuto qualche mese fa, non mi sarei sognato di chiedere la chiusura delle poste italiane..... Ma io non ho doppi fini in quello che faccio, né strumentalizzo la situazione per accelerare leggi e comportamenti liberticidi.


L'alba di una nuova Resistenza


La conferenza di sabato 12 dicembre a Palermo, intitolata "L'alba di una nuova Resistenza", ha voluto trarre il bilancio di questo ultimo anno. Pubblico alcune video testimonianze dei protagonisti, tra cui quelli di Peter Gomez, Petra Reski, Felice Lima e di Benny Calasanzio.

E' stato un 2009 molto forte e molto intenso, perché la società civile è scesa in piazza sentendo il dovere di difendere la democrazia e la Costituzione, che ha subito un assalto costante dall'inizio dell'anno ad oggi, e a farlo sono state proprio le più alte cariche dello Stato.

Oggi hanno parlato magistrati, giornalisti, avvocati, gente comune che è stata censurata e a cui, in un modo o nell'altro, è stato impedito di fare il proprio mestiere, e a farlo non è stata solo la Mafia, ma soprattutto gli organi dello Stato, quello Stato deviato che purtroppo vorrebbe prendere il sopravvento su quello che invece vorremmo liberare.

Postato da Sonia Alfano in | Commenti (30) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

12 Dicembre 2009

La lucida follia di Berlusconi


Silvio Berlusconi è fuori di sé, ormai straparla. Le frasi pronunciate ieri a Bonn sono un attacco di una violenza inaudita ai maggiori organi di garanzia del Paese, Quirinale, Corte Costituzionale e Csm. A nulla valgono le giustificazioni avanzate dai suoi. Tentare di sminuire le affermazioni del premier, sostenendo che le ha pronunciate non in un contesto ufficiale ma durante una riunione di partito, è patetica e fa ridere.Ma sarebbe un errore ridurre lo spettacolo messo in scena ieri dal premier ad una macchietta da avanspettacolo. Così come sarebbe riduttivo derubricare le sue esternazioni a quelle di un pazzo. Quella del presidente del Consiglio è una lucida follia che nasconde un piano preciso: andare ad elezioni anticipate per un nuovo plebiscito su di sé.Silvio Berlusconi è sempre più solo, si sente assediato, abbandonato dal suo alleato Fini, ricattato dalla Lega. I suoi onorevoli-avvocati annaspano, ormai da troppo tempo, alla ricerca di una soluzione per tirarlo fuori dai suoi enormi guai giudiziari. E’ ad un passo dalla galera, sente l’orologio giudiziario che avanza, ha paura perché sa che tutti i lodi, lodini e ddl brevi del mondo stavolta non lo salveranno.Ed è qui che scatta il disegno folle di Silvio Berlusconi. Di fronte ai suoi problemi, che stanno immobilizzando l’attività di governo ormai da tempo immemorabile, invece di pensare al bene del Paese, così come qualunque uomo di Stato penserebbe primariamente a fare, sparge veleno e trascina nel fango le istituzioni. Più fango pensa gli venga buttato addosso, più lui trascina il Paese e le istituzioni verso il baratro. Nutre ormai un fastidio profondo ed incontrollato per il Parlamento, quel luogo dove per lui si perde tempo ad esercitare la democrazia. Lancia strali contro la prima carica dello Stato, il presidente della Repubblica, invitandolo ad occuparsi delle toghe comuniste che sono comuniste perché lui è comunista e comunisti erano pure i tre presidenti prima di lui. Questo è il vero comportamento criminale di Silvio Berlusconi che non è certo uno statista e mostra, se mai ce ne fosse bisogno, totale disprezzo per il bene del Paese e degli italiani. Berlusconi sta mettendo a rischio la pace sociale e sta massacrando le istituzioni. Invece di occuparsi della crisi economica che sta mettendo in ginocchio le imprese e impoverendo famiglie e lavoratori, costringe il Parlamento ad occuparsi delle sue vicende e dei suoi interessi personali. Vuole cambiare la Costituzione ed è disposto a garantire l'impunità a migliaia e migliaia di criminali solo per sfuggire ai suoi processi.  L'Italia non può permettersi di rimanere in balia di quest'uomo che, per salvare se stesso, sta sfasciando lo Stato. L’Italia merita qualcosa di meglio.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (262) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

11 Dicembre 2009

Economia e ambiente: un binomio vincente


In questi giorni a Copenhagen è in corso la 15/a Conferenza Onu sul clima. Il vertice iniziato lunedì 7 dicembre, vede in campo 193 Stati con 15mila delegati e 110 capi di governo. I dati scientifici raccolti sino ad ora sui cambiamenti climatici evidenziano quello che si sospetta da diversi anni, cioè che l’effetto serra ed il conseguente surriscaldamento globale stanno incidendo fortemente sul naturale avvicendamento climatico. L’utilizzo delle fonti energetiche fossili e la loro combustione stanno portando ad un aumento della temperatura globale, che avrà come conseguenza ondate di caldo e incendi, siccità in alcune zone ed alluvioni in altre, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari.

Più di 300 milioni di persone sono già gravemente afflitte dai cambiamenti climatici. La maggior parte vive nei paesi in via di sviluppo. Entro la metà del secolo, più di un miliardo di persone si troverà ad affrontare la fame e la scarsità d'acqua di cui 600 milioni nella sola Africa.

Per sbloccare la situazione occorre che siano i Paesi industrializzati a fare il primo passo impegnandosi a ridurre le emissioni di gas serra.

Anche l'Italia deve fare la propria parte e promuovere politiche volte all’utilizzo di energie alternative a favore di uno sviluppo sostenibile a lungo termine.

E, in questo periodo di crisi, coniugare sviluppo e ambiente sarà un bene per la Terra e un bene per la nostra economia, puntando su nuove tecnologie che ci permettano di competere con le sfide del mercato globale e di assolvere ai doveri di efficienza energetica, imposti anche dall'Unione Europea, prevedendo investimenti nelle energie rinnovabili per creare occupazione e risparmiare energia, investimenti nelle tecnologie pulite per rilanciare i settori dell'edilizia e dell'industria automobilistica, investimenti nelle infrastrutture e nell'interconnessione per promuovere l'efficienza e l'innovazione.
Se vorremo essere competitivi sul mercato internazionale dovremo avere prodotti più ecocompatibili di quanto non avvenga oggi, prodotti che, in qualche modo, rendano i mercati dei Paesi più industrializzati meno dipendenti dai prodotti cinesi di qualità inferiore.

Purtroppo in Italia stiamo facendo, in molti casi, esattamente il contrario di ciò che l'Unione europea ci sta chiedendo per uscire dalla crisi, e di ciò che stanno realizzando gli Stati Uniti con investimenti massicci.

Ne discuteremo insieme il prossimo 14 dicembre, alle ore 20.30, a Milano, presso l'Auditorium San Carlo, in Corso Matteotti 14.

Postato da Giuliana Carlino in | Commenti (38) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

10 Dicembre 2009

Caso Cosentino: le dichiarazioni dei pentiti


Pubblico il video ed il testo del mio intervento di oggi alla Camera dei Deputati, dove ho illustrato la posizione favorevole del gruppo dell'Idv alla Camera alla richiesta di arresto del sottosegretario Nicola Cosentino, citando le dichiarazioni dei pentiti che si inseriscono in un quadro secondo il quale il clan dei Casalesi, con l'appoggio di alcuni imprenditori organici alla camorra e con l'appoggio di alcuni politici organici collaboratori e sostenitori dell'azione camorristica, avrebbero realizzato una gestione totalmente illegale e totalmente in violazione dei più fondamentali principi della libera concorrenza e della legalità del ciclo dei rifiuti in Campania.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, il gruppo dell'Italia dei Valori voterà contro la proposta della Giunta, perché ritiene che la domanda di arresto presentata dal GIP di Napoli nei confronti dell'onorevole Cosentino sia giusta e vada accolta. Vorrei però prima fare una premessa, nella quale si inserisce per noi anche un metodo di comportamento quando arrivano all'esame di questa Assemblea richieste da parte della magistratura di atti restrittivi della libertà nei confronti di singoli parlamentari.
Dal 1993 ad oggi la magistratura ha presentato ben 18 richieste di arresto nei confronti di parlamentari di destra, di centro e di sinistra. Per tutte e 18 le volte questa Camera ha votato contro la richiesta di arresto. Possiamo dunque dire, dopo quasi vent'anni e di fronte a una molteplicità di casi nei quali le indagini erano state condotte in modo ineccepibile e con riscontri probatori gravi, molteplici e tutti riscontrati, che questo Parlamento si è ogni volta voluto trasformare in qualcosa di diverso da quello che la Corte costituzionale aveva voluto che fosse: non in un luogo di verifica che, nei confronti dell'organo di rappresentanza politica del Paese, non arrivassero dalla magistratura atti di carattere persecutorio, ma in qualcosa di diverso, una sorta di Camera che si è appropriata dello stesso potere giurisdizionale, una sorta di casta che sempre e comunque nega la possibilità che la giustizia faccia suo corso e che garantisce un'impunità che non ha limiti e non ha regole; un'impunità che va oltre le regole della giurisdizione.
Anche oggi abbiamo sentito da parte del relatore per la maggioranza una serie di argomentazioni che non vanno minimamente a cercare di ricostruire quello che la Corte costituzionale sostiene, cioè se vi siano o meno gravi indizi di colpevolezza, se vi sia o meno fumus persecutionis nei confronti dell'onorevole Cosentino. Qui si vuole ricostruire il processo, si vuole esaminare punto per punto il provvedimento del giudice per le indagini preliminari di Napoli per emanare una sentenza che è una sentenza politica, sempre e comunque l'unica soluzione.
Noi, rispetto a tutto questo, per principio diciamo che fino a quando non ci sarà una riforma di quella che si definisce autodichia - cioè il potere di autodecisione del Parlamento che questo Parlamento ha dimostrato di non saper meritare e di non saper governare e che in futuro dovrà essere attribuita ad un organo terzo come la Corte costituzionale - fino ad allora, a meno che non ci si trovi di fronte a casi eclatanti di giustizia e di persecuzione, voteremo sempre per i provvedimenti richiesti dall'autorità giudiziaria. Meglio che i parlamentari siano cittadini come tutti gli altri, piuttosto che una casta sempre impunita, sempre sciolta dal rispetto delle leggi e delle regole (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).
Tanto più lo faremo in questo caso, perché proprio in questo caso appare evidente come la procura di Napoli abbia svolto indagini serie, importanti, articolate, basate sulle dichiarazioni di sei pentiti le cui reciproche dichiarazioni hanno trovato riscontro sia fattuale, sia nelle ricostruzioni complessive che emergono dei fatti raccontati da parte di queste persone.
Sono pentiti o testimoni che sono stati riconosciuti autorevoli per le conseguenze stesse delle loro dichiarazioni. Ricordiamo a quest'Assemblea che uno dei pentiti sulle cui dichiarazioni si basano le accuse qui oggi portate in Aula ha pagato con la vita il prezzo delle sue dichiarazioni. Un altro di questi pentiti con le sue dichiarazioni prima di tutto ha portato al sequestro del suo intero patrimonio (personale e della famiglia), portando così al sequestro di beni per 41 milioni di euro.
Questi sono i dati che hanno portato la procura prima, e i giudici dopo, a ritenere fondate le loro dichiarazioni. Ma allora vediamo di capire quali sono queste dichiarazioni che si inseriscono in un quadro secondo il quale il clan dei Casalesi, con l'appoggio di alcuni imprenditori organici alla camorra e con l'appoggio di alcuni politici organici collaboratori e sostenitori dell'azione camorristica, avrebbero realizzato una gestione totalmente illegale e totalmente in violazione dei più fondamentali principi della libera concorrenza e della legalità del ciclo dei rifiuti in Campania.
Allora andiamo a riprendere alcune singole dichiarazioni, come quella di Gaetano Vassallo che dice: «Confesso che ho agito per conto della famiglia Bidognetti quale loro referente nel controllo della società ECO4 gestita dai fratelli Orsi. Posso dire che la società era controllata dall'onorevole Cosentino».
Ancora Michele Orsi (poi ucciso) dice: «Una volta costituita l'ECO4 fu necessario renderla concretamente operativa, rendendosi necessario ottenere gli affidamenti da parte dei comuni. Intervenne anche qui Valente Giuseppe, il quale ci consigliò di riferirci ai suoi referenti politici». Cita diversi politici tra i quali l'onorevole Cosentino, affermando che era necessario tale sostegno per gli interessi della società.
Ancora dall'interrogatorio di Vassallo: «Mi sono ricordato di una riunione nel 2007 presso il domicilio di un parente di Bidognetti. Alla mia presenza, in quella riunione, Raffaele Bidognetti e alla presenza di Di Tella Antonio, riferì che alcuni onorevoli, tra i quali Nicola Cosentino, facevano parte del nostro tessuto camorristico».
E ancora Gaetano Vassallo dice: «Presenziai personalmente alla consegna di 50 milioni di lire in contanti da parte di Sergio Orsi all'onorevole Cosentino a casa di quest'ultimo a Casal di Principe». Ancora Michele Orsi (poi ucciso) dichiara: «I politici ebbero, altresì, a spartirsi il consiglio di amministrazione per quanto concerne le componenti personali pubbliche. Ricordo che Cosentino individuò nel sindaco di San Nicola La Strada un altro componente del CdA. Rappresento che le tangenti da pagare alla camorra erano ai miei occhi inevitabili, mentre il nostro impegno con i politici poteva essere largamente garantito attraverso le assunzioni nelle società ed incarichi di consulenze, oppure ancora nel consentire la scelta a loro degli amministratori di questa società».
Ancora Michele Orsi: «L'ECO4 si rivelò una società che faceva comodo a tutti. Rappresento che circa il 70 per cento delle assunzioni che vennero operate per la ECO4 erano inutili e motivate per lo più da ragioni politico-elettorali richieste, tra gli altri, dall'onorevole Cosentino».
Gaetano Vassallo dice: «Ho conosciuto Cosentino perché me lo aveva presentato il geometra Cirillo Bernardo prima del 1992, il quale disse che il parente Bidognetti Francesco aveva chiesto di aiutare Cosentino per le elezioni che all'epoca si stavano per svolgere. Mi disse di raccogliere le maestranze che lavoravano per me, organizzare un buffet, indurre i miei uomini a fare volantinaggio e a promettere il loro voto».
E poi ancora Michele Orsi: «Come accadde in tutti i casi in cui fu necessario sostenere un candidato della camorra per le elezioni ci impegnammo affinché tutte le maestranze della GMC seguissero le nostre indicazioni. Disponevamo di un pacchetto di voti pari alle 60 unità più i loro familiari, ma il bacino di voti controllato attraverso la ECO4 era persino superiore, potendo contare su 250 dipendenti e i loro familiari. Tra gli impegni elettorali dei diversi candidati nelle rispettive elezioni ricordo il sostegno a Forza Italia attraverso l'onorevole Cosentino alle politiche del 2001, il sostegno di Brancaccio alle regionali del 2005 e quello di Cosentino alle provinciali del 2005».
Ecco, questi credo che siano alcuni degli elementi che hanno portato i GIP di Napoli a ritenere che in questo caso ci fossero i gravi indizi di colpevolezza e sappiamo tutti che, a fronte di ipotesi di mafia, di fronte ad esigenze di custodia cautelare, il carcere non ha alternative.
Mi pare che in questo caso possiamo anche ritenere con assoluta serenità che in nulla di queste 300 pagine (che dettagliatamente, analiticamente e puntualmente ripercorrono i legami tra l'onorevole Cosentino e alcuni gruppi camorristici facenti parte del clan dei casalesi) non sono affetti da alcun fumus persecutionis. Sono tutti fatti e circostanze puntuali e comprovati, inseriti all'interno di un'indagine - questo dovrebbe essere determinante -, che non hanno riguardato soltanto il parlamentare del Popolo della Libertà, ma politici di tutti gli schieramenti, sia di destra che di sinistra, dimostrando così - casomai ve ne fosse stato bisogno - che da parte di quella Procura si è agito avendo un unico obiettivo quale proprio scopo, cioè quello di appurare e accertare la verità e far prevalere la giustizia.
Per queste ragioni, anche se vediamo oggi un'aula gremita soprattutto nei banchi del Governo abitualmente deserti da parte di un Esecutivo che in quest'aula è sempre latitante (Commenti dei deputati del gruppo Popolo della Libertà) oggi, invece, quei banchi sono riempiti in tutti i loro ordini e gradi da parte di ministri e sottosegretari qui giunti per garantire ancora una volta l'impunità a un parlamentare che poi riveste un ruolo così grave rispetto alle responsabilità che gli vengono attribuite di sottosegretario all'economia.
Oggi il gruppo dell'Italia dei Valori a voterà favore della concessione dell'arresto così come richiesto dalla Procura di Napoli (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (70) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

9 Dicembre 2009

No Corruption Day


Dal 2003, dopo la firma a Merida in Messico della Convenzione Onu contro la Corruzione, si celebra - ogni 9 dicembre - la Giornata contro la Corruzione. Quest'anno l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha invitato me ad essere relatore e testimonial a Bogotà della Giornata Anticorruzione.

Tale scelta cade nel decimo anniversario della nascita e teorizzazione, a Palermo negli anni della mia sindacatura, della Cultura ed Economia della Legalità, in occasione di un grande Incontro internazionale organizzato dal Comune di Palermo e che vide, tra gli altri, la partecipazione di Hillary Rodham Clinton, Romano Prodi e Balthazar Garcon.

Tale scelta fa riferimento, altresì, alla firma a Palermo, nel dicembre del 2000, della prima Convenzione mondiale per il contrasto alla criminalità organizzata. La Convenzione ONU di Palermo, appunto.
Tutto si tiene e torna utile ed attuale.

Nella lettera del Segretario Generale ONU, quest'anno, si fa riferimento, infatti, allo stretto rapporto tra corruzione e criminalità organizzata. Si afferma che la corruzione ruba le elezioni, mina la legalità, intacca la sicurezza e produce -come è cronaca di questi mesi- crisi finanziarie internazionali.

Torna, nelle posizioni del Segretario Generale, il cuore della Cultura ed Economia della Legalità: la convinzione, cioè, che la legalità è giusta e conveniente, sì conveniente.
In un sistema nel quale, ovviamente, la convenienza deve essere la libertà che non degenera in prepotenza, la convenienza è la competizione che non viene pervertita in monopolio, la convenienza è lo sviluppo, l'utilizzo armonico delle risorse e non famelico accaparramento di esse.

Al di là delle comode semplificazioni, vi è un filo che lega l'impegno ONU contro la Criminalità organizzata e contro la Corruzione e il No Berlusconi Day : entrambi sono stati convocati, uno dalla Assemblea delle Nazioni Unite e l’altro da cittadini e organizzazioni della società civile, per affermare un bisogno di legalità, per testimoniare che la legalità è conveniente e per dire, però, NO, ad una legislazione e ad una pratica di governo:


  • che viola il principio di eguaglianza, impedendo che i cittadini siano tutti eguali davanti la legge;

  • che consente e promuove i conflitti di interesse con devastante confusione tra pubblico e privato, tra Stato e mercato, tra controllore e controllato, tra venditore e compratore;

  • che con lo Scudo fiscale fa regali a mafiosi, corruttori ed evasori fiscali;

  • che elimina il reato di falso in bilancio, aprendo spazi illimitati a riciclaggio di denaro sporco e a finanziamenti illeciti;

  • che con provvedimenti, comportamenti e insulti mortifica i Magistrati e attenta alla autonomia e indipendenza della Magistratura;

  • che , con il pretesto di processi brevi , si avvia a distruggere il lavoro di Magistrati e Forze dell'ordine e a impedire - decretandone la morte per prescrizione - processi anche contro mafiosi e terroristi.


Il Presidente del Consiglio cerca, facendosi leggi su misura, di non rispondere davanti ai giudici di fatti gravissimi e, anche,di fatti per i quali sono stati condannati personaggi che tali reati avrebbero commesso su disposizione dello stesso Berlusconi.

Quale che sarà l'esito dei processi penali contro Silvio Berlusconi, non si può celebrare il No Corruption Day senza sollecitare la rimozione di ostacoli che impediscono il regolare corso dei processi penali, di tutti i processi penali, per qualunque reato e per qualunque imputato.

L'Organizzazione delle Nazioni Unite, proprio alcune settimane fa, a Doha ha convenuto che gli Stati dovranno rispondere delle concrete misure poste in essere contro la corruzione.
L'Italia, in questi ultimi tempi, tutto al contrario, ha posto in essere misure, concrete, che di fatto favoriscono impunità e vantaggi proprio per criminali organizzati, mafiosi e corrotti.

Vi è un filo allora che lega lotta alla mafia e lotta alla corruzione, che lega Cultura ed Economia della Legalità a libertà, competizione, sviluppo; vi è un filo che lega Italia e Colombia e questo filo non è, per fortuna, soltanto quello del narcotraffico.
E' il filo che lega, anche, le centinaia e centinaia di migliaia in piazza San Giovanni a Roma e le decisioni della Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Se non si coglie questo nesso non si coglie il perché di una opinione pubblica internazionale stupita e impaurita per i pericoli di “cultura ed economia della illegalità” che dall'Italia possono contagiare altri paesi.
Se non si coglie questo nesso non si comprende che l'impegno per Cultura ed Economia della Legalità trova, e può trovare, sostegni internazionali vastissimi e significativi.

Postato da Leoluca Orlando in | Commenti (75) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

8 Dicembre 2009

Cambiamenti radicali: c'era una volta l'aborto


Testamento biologico, legge 40, pillola abortiva, legge 194. Temi importanti. Temi che investono, in un modo o nell’altro, la vita di ognuno di noi. Temi sui quali oggi il mondo politico dibatte animatamente, forse andando un tantino al di là della propria sfera di competenze. Temi che racchiudono in sé alcuni importanti diritti dell’uomo; diritti che, per loro stessa definizione, i cittadini dovrebbero avere a prescindere. Diritti che ne racchiudono in realtà soltanto uno: la libertà di scelta.

Da più parti ed in più di una occasione ho espresso le mie posizioni al riguardo. Posizioni politiche sì, ma anche posizioni professionali ed umane. Ritengo, infatti, che la libertà di scegliere dovrebbe essere la garanzia di qualsiasi discorso legale ed etico. Eppure, nonostante io sia convinto di questa mia posizione e l’abbia mantenuta salda per tutta la mia esistenza, la riflessione su questi temi mi porta, comunque, a farmi delle domande. A volte mi suscita dei dubbi, delle perplessità, delle comprensibili incertezze. Evidentemente, questa ricerca di coerenza non appartiene ad altri personaggi delle nostre istituzioni che, nel corso della loro carriera politica, hanno cambiato radicalmente idea su questi temi - come su altri - e adesso fanno pagare ai cittadini, tutti, le conseguenze del loro straordinario trasformismo.
Cambiare idea è possibile, qualche volta è anche segno di intelligenza. Ma talvolta, porsi su posizioni diametralmente opposte e perorare la nuova causa con metodi assolutistici lascia più che perplessi ed insinua legittimi dubbi. Mi vengono in mente, a primo acchito, tre nomi - ma sono molti di più – che, per par condicio, rappresentano maggioranza e opposizione: il Sen. Gaetano Quagliariello, il Sen. Francesco Rutelli e l’On. Eugenia Roccella (per non parlare di Daniele Capezzone, sul quale è meglio stendere un velo pietoso). Tutti e tre provenienti dal partito radicale. Tutti e tre ex militanti di quel partito. Tutti e tre partecipanti attivi o promotori delle più importanti battaglie del partito di Pannella… tra le quali spicca - per attualità - la difesa dell’aborto. Ed è proprio su questo argomento che i tre hanno dato il meglio del loro funambolismo politico.

Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori del berlusconiano Pdl e accanito difensore della “vita”, è oggi tra i più agguerriti avversari della pillola abortiva RU486; ieri tra i massimi esponenti del Partito Radicale e primo sostenitore delle campagne referendarie su aborto e biocard (un testamento biologico che prevedeva anche la rinuncia ad alimentazione ed idratazione).

Francesco Rutelli, ex Radicale, ex Verde, ex Margherita, ex Pd (ex sinistra?), ieri era sostenitore delle più grandi campagne referendarie per i diritti civili (tra cui l’aborto e spinelli a go-go); oggi esce dal più grande partito di centro sinistra proprio durante la discussione in Senato sulla RU486: troppo laiciste le posizioni dei suoi compagni.

Eugenia Roccella, oggi tra le prime donne politiche che portano avanti la campagna contro la liberalizzazione della RU486 e coautrice del libro “La favola dell’aborto facile”; ieri Radicale e leader del Movimento di Liberazione della donna scriveva – nell’introduzione al libro “Aborto, facciamolo da noi” – queste parole: “perché a difendere il diritto all’aborto dobbiamo essere proprio noi femministe, noi donne, che l’aborto in sé per sé siamo le ultime a volerlo; ma è un primo passo verso la libera disponibilità e l’autogestione del nostro corpo, senza la quale non c’è libertà né felicità possibile”.

Forse è vero che solo gli stupidi non cambiano idea… ma qui ci troviamo davanti ad un vero salto mortale, più che vitale!

Postato da Antonio Palagiano in | Commenti (67) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

7 Dicembre 2009

Ambiente: sgambetto italiano


I grandi e i meno grandi del mondo stanno riunendosi a Copenhagen per trovare un accordo sul riscaldamento globale, una questione fondamentale per il destino futuro della nostra civiltà. Il nostro pianeta sta avviandosi verso una fase forse irreversibile di riscaldamento globale, provocato dall'immissione in atmosfera di gas serra prodotti dall'uso di combustibili fossili per la produzione dell'energia. Le materie prime fossili, prime tra tutte il petrolio e il carbone, non sono inesauribili e cresce di anno in anno la loro richiesta, soprattutto con l'affacciarsi alle soglie dello sviluppo dei paesi emergenti dell'est asiatico, del Sudamerica e dell'Africa.

Questi due processi, lasciati a loro stessi, avranno effetti devastanti, per i mutamenti climatici che provocheranno e per l'inarrestabile aumento dei prezzi delle materie prime energetiche. Già oggi, durante la crisi che ha portato il prezzo del barile di petrolio a 47 dollari, sono stati scambiati futures petroliferi basati su un prezzo del barile, per l'anno prossimo, di oltre 160 dollari.

Se a Copenhagen ci sarà un accordo generale che non smentisca il protocollo di Kyoto si riuscirà a contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi per il 2050.

Il ruolo dell'Europa sarà fondamentale, dal momento che il nostro continente è quello che più ha rispettato gli obiettivi fissati a Kyoto. La recente direttiva europea del 2009, chiamata 20-20-20, vuole realizzare, entro il 2020, un mix di interventi che conducano l'Europa nel suo insieme a ridurre del 20% i consumi,di aumentare del 20% l'efficienza energetica e di produrre energia da fonti rinnovabili per il 20% del fabbisogno globale.

Se l'Europa ha le carte in regola non altrettanto si può dire dell'Italia. Il nostro paese si muove nelle retrovie dell'innovazione energetica e attua una forma di resistenza occulta, rivendicando una specificità italiana che vorrebbe per il nostro paese obiettivi meno ambiziosi. Mentre Obama abbandona la dottrina Bush, Berlusconi ne rivendica l'applicazione per l'Italia. Secondo gli accordi di Kyoto oggi il nostro paese avrebbe dovuto ridurre le emissioni del 6,5% rispetto al 1992. Invece le ha aumentate del 12,5%. Il ministro Prestigiacomo ha annunciato la nuova mini-dottrina Bush: se i paesi in via di sviluppo non faranno la loro parte, dice la Prestigiacomo, nemmeno noi e l'Europa la faremo. Con quale credibilità e autorevolezza noi possiamo chiedere ai paesi meno sviluppati del mondo di fare quello che l'Italia non ha voluto e saputo fare? La conseguenza di questo modo di pensare è la fine della cooperazione internazionale, sostituita dalla tutela miope del proprio particolare. Se i paesi in via di sviluppo facessero in futuro, nella politica energetica, quello che sta facendo e farà l'Italia lasciamo ogni speranza di sconfiggere il cambiamento climatico globale.

La politica energetica italiana si basa sulla produzione di elettricità dal gas e dal nucleare. La tecnologia nucleare è quella delle centrali francesi di terza generazione, obsoleta e costosa, che non risolve i problemi dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento delle centrali esaurite. Questa tecnologia, computando anche i costi di queste due questioni irrisolte, comporta un costo del chilowattora nucleare più alto di quello dalle fonti rinnovabili.

Il nostro no al nucleare è convinto e senza tentennamenti. Qui non si tratta di una scelta reversibile ma dell'avvio di una strategia energetica che durerà decine di anni. Dobbiamo impedirla cominciando a raccogliere le firme per il referendum che cancelli la scelta nucleare italiana.

Proponiamo una strategia del tutto diversa ed opposta, basata sull'uso razionale dell'energia (che consente un risparmio energetico maggiore e più celere dell'aumento di produzione elettrica delle centrali nucleari previste per i prossimi anni) e sulle energie rinnovabili: il solare termico e fotovoltaico, l'eolico di nuova generazione, la geotermia, i sistemi di accumulo dell'energia.

Le tecnologie capaci di fare dell'energia verde l'energia del domani sono in enorme sviluppo e i costi sono in diminuzione. I maggiori paesi industrializzati stanno investendo in questa direzione una massa di risorse finanziarie ed umane che farà delle energie rinnovabili il grande volano di sviluppo del prossimo futuro.

Le previsioni dicono che ci si può aspettare un impatto sull'economia molto superiore a quello che ha avuto la rivoluzione informatica. Siamo, insomma, alla vigilia della terza rivoluzione industriale.

Energie verdi, reti intelligenti, l'idrogeno come vettore energetico, i sistemi di trasporto con motorizzazioni ecocompatibili, i biocombustibili di seconda generazione che hanno potenzialità equivalenti a quelle delle rimanenti risorse petrolifere senza sottrarre terreno alle coltivazioni destinata all'alimentazione, Il controllo del ciclo dell'acqua e il suo recupero, affermando ovunque il principio che l'acqua è un bene pubblico esauribile e la sua gestione deve essere pubblica, l'edilizia biocompatibile, l'urbanistica di riutilizzazione intensiva e le nuove tecnologie di condizionamento degli ambienti urbani.

Questi non sono i titoli, ma i capitoli di un libro che i paesi più avanzati stanno già scrivendo.

L'Italia non può essere messa ai margini da questa prospettiva strategica. I paesi che domineranno queste nuove tecnologie avranno una posizione di vantaggio competitivo su tutti gli altri e guideranno lo sviluppo. Non è un caso se si muovono in questa direzione paesi come gli USA, la Germania, l'Inghilterra, la Spagna, la Francia, ma anche la Cina, il Brasile, l'India e persino l'Iran. L'Italia sarà di nuovo tributaria degli altri in un comparto decisivo dello sviluppo. Questo è l'errore strategico che sta compiendo il Governo di centro destra e noi dobbiamo impedire che si compia questo danno irreparabile per il nostro futuro.

Guardando il ministro dell'ambiente italiano che si accinge a fare lo sgambetto alla Conferenza sul clima, viene da ripetere “Va, va povero untorello, non sarai tu che sbancherai Copenhagen”. Sbancherai solo l'Italia.


6 Dicembre 2009

No B-Day: contano solo i fatti


La piazza viola, con le centinaia di migliaia di giovani e di famiglie, ha sfilato in maniera determinata ma pacifica. Da ieri fare opposizione in Parlamento e nel Paese sarà più facile per il centrosinistra e per l'Italia dei Valori perché sappiamo di avere alle nostre spalle un popolo intero che sostiene il nostro operato.

Con la piazza di ieri abbiamo chiesto le dimissioni di Berlusconi per la sua incapacità di risolvere i problemi del paese e per impedire che la sua azione, in costante conflitto di interessi, possa servire solo a risolvere i suoi problemi personali con le solite leggi ad personam a cui ci opporremo sempre.

Postato da Felice Belisario in | Commenti (122) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

4 Dicembre 2009

Appuntamento al No Berlusconi Day


Cari amici, come tutti sapete, il prossimo 5 dicembre, l’Italia dei Valori parteciperà alla manifestazione del “No B-Day”.

Protesta civile che, insieme con il popolo della Rete, abbiamo voluto e sostenuto per ribadire il nostro sdegno contro le politiche portate avanti dal governo Berlusconi.

La democrazia del nostro Paese è in pericolo, così come lo è la libertà di ciascuno di noi. Saremo in piazza per protestare contro un Esecutivo che non sta facendo nulla per il Paese né per fronteggiare la grave crisi economica che sta mandando sul lastrico migliaia di famiglie. Sì, poiché per questo Governo le priorità sono altre: l’abolizione delle intercettazioni, il Lodo Schifani, il Lodo Alfano, il processo breve, il legittimo impedimento, la prescrizione breve, lo scudo fiscale. Questi sono solo alcuni dei punti all’ordine del giorno dell’agenda politica del governo Berlusconi. E’ giunto il momento di dire basta!

Per questo, invito tutti gli iscritti ed i simpatizzanti dell’Italia dei Valori a partecipare attivamente all’evento.

L’appuntamento è in Piazza della Repubblica, alle ore 14.00, da dove partirà il corteo in direzione di Piazza San Giovanni dove ascolteremo le voci degli operai delle aziende in crisi, dei precari della scuola, dei ragazzi Corleone che combattono la mafia, dei rappresentanti del comitato ‘No ponte’ di Messina, e di tutti coloro che, stanchi della politica berlusconiana, vogliono una nuova Italia.

Vi invito, inoltre, ad indossare un indumento viola, colore simbolo della manifestazione.

Per quanti di voi saranno impossibilitati a venire in piazza, garantisco che ci sarà la diretta streaming sia dal mio blog, www.antoniodipietro.it, sia da quello dell’Italia dei Valori, www.italiadeivalori.it.

II 5 dicembre ci sarà, inoltre, la possibilità di avere e dare notizie flash su Twitter e utilizzeremo la piattaforma di Flickr per raccogliere le foto degli utenti presenti in tutte le piazze d’Italia.

Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (26) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

3 Dicembre 2009

Domani diretta streaming: parla Spatuzza


Noi dell'Italia dei Valori domani saremo presenti a Torino, nella "maxiaula 1", una delle tre strutture sotterranee del tribunale utilizzate per i superprocessi, dove testimoniera' Gaspare Spatuzza, il pentito che ha fatto il nome del Presidente del Consiglio come referente della mafia negli anni '90.

Trasmetteremo dal blog la diretta audio, insieme a frequenti aggiornamenti Twitter, e a video-riprese flash che saranno pubblicate in tempo reale su You Tube e sul mio profilo Facebook, tramite tecnologia mobile. Al termine del processo verrà pubblicato sul blog il servizio sull’udienza, come sempre avviene per i processi che seguiamo da tempo come quello Impregilo-Bassolino, Mills, Dell’Utri e quello Mediaset.

Domani in aula ci saranno oltre duecento giornalisti stranieri, televisioni francesi, tedesche, inglesi e l’Italia farà una pessima figura in mondovisione. E il giorno dopo leggeremo su El Pais, Le Monde, The Guardian o Der Spiegel: "il Premier Berlusconi, il Premier amico della Mafia".

L'Italia dei Valori ha avviato dal settembre 2008, con il processo Impregilo-Bassolino, l’iniziativa “Li seguiamo per te”, con lo scopo di tenere accesi, almeno in Rete, i riflettori dell’informazione.

Dopo Bassolino, sono arrivati altri processi trasmessi dal blog, nel corso dei quali il nostro inviato aveva al suo fianco in aula solo gli avvocati, il pm e, forse, talvolta un giornalista locale. E delle televisioni nazionali nessuna traccia!

Abbiamo deciso di seguire i processi dal blog perché on line i cittadini ci chiedevano: “che fine farà la vicenda degli appalti per i rifiuti della giunta Bassolino?”. “Come posso seguire il processo al senatore Dell’Utri?”.

Non voglio insegnare il mestiere a nessuno, ma invito tutti i giornalisti a fare informazione cercando di andare oltre lo spettacolo, il gossip e il doppio fine politico.

Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (160) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

2 Dicembre 2009

I Voltagabbana


Ho appena finito di leggere di personaggi politici che abbandonano il proprio partito per cambiamenti di rotta, per dissociazioni dalle linee programmatiche, per mancate candidature dei loro protetti, per svolte personali, ma in nessun caso ho sentito uno solo di essi rassegnare le dimissioni dal ruolo istituzionale che quel partito aveva loro assegnato. E’ una questione di coerenza e, consentitemi, di decenza rispetto alla scelta annunciata!

E così ho sentito un moto di rabbia impadronirsi del mio cuore che ancora, anacronisticamente e senza timore di smentita crede nella fedeltà ad un’idea che si incarna in un partito; un’idea che mi ha spinto a iscrivermi ad Italia dei Valori, un’ idea che mi ha permesso di fare delle battaglie, un’idea che perseguo con un confronto continuo più o meno duro, un’idea che mi ha portato in una competizione elettorale e che è stata condivisa da tante altre persone attraverso le quali ho conseguito un ruolo pubblico!
Ed è per questo che trovo di difficile comprensione questa osmosi continua che osservo allibita tra partiti, gruppi consiliari e giunte, in cui non si è più sicuri di niente e di nessuno, in cui la posizione è segnata da un momentaneo opportunismo e non da un ideale, da una promessa piuttosto che da un’idea, in cui non esiste l’etica del comportamento.

Così siamo giunti al capolinea, in questo momento di disaffezione nei confronti della politica e di chi la pratica, di disamore nelle istituzioni ed in chi le rappresenta, di sfiducia nello stato e nelle sue regole, abbiamo il dovere morale e civile di cambiare rotta, di opporci a questo stato di cose.
Oggi che abbiamo visto che in politica non si può parlare di etica, se questa in qualche modo può ledere un interesse personale, e quindi non esistono dimissioni né in caso di traslocazioni, né in caso di doppi incarichi - altra vergogna istituzionale troppo spesso sinonimo di impunità - è sempre più urgente parlare di regole e quindi di leggi!

Rivendichiamo il nostro ruolo di chiarezza e di onestà intellettuale e chiediamo a gran voce una legge dello stato che preveda, per chi cambia schieramento, la contestuale decadenza dalla carica politica, in nome di un principio di coerenza della scelta e del rispetto del voto e dei cittadini. E questo è ancora più importante alla luce dell’attuale legge elettorale. Infatti, se in passato, votando il nominativo si poteva immaginare che il cittadino volesse proprio quella persona a rappresentarlo, indipendentemente dal partito di appartenenza, oggi non è più così, perché l’espressione del voto è il partito.

Il cittadino sceglie il partito, non la persona e pertanto l’eletto, designato dal partito, riceve i voti delle persone che si identificano con quella formazione e quindi il tradimento, in caso di traslocazione in un altro schieramento, è totale.

Con questo non voglio dire che non si può cambiare idea, nulla è eterno e nessuna imposizione è prevista in un paese democratico, ma in nome della stessa democrazia, non si può imporre all’elettore un partito che non è il suo, e pertanto, in caso di ripensamento è assolutamente necessario rimettere il mandato ricevuto dai cittadini e lasciare la carica rivestita, così da non imporre il suo cambiamento a chi l’ha votato!

Postato da Maria Caterina Pace in | Commenti (76) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Dicembre 2009

Tutti a Roma il 5 dicembre al No B-Day


La Rete ha promosso la manifestazione e tutti i soggetti attivi nella società possono dare il loro contributo.

Il governo "del fare" e' in realtà il governo "del dire". Ha i mezzi per farlo: occupa in pianta stabile i principali mezzi di comunicazione pubblici e privati. Può raccontare ciò che vuole.

Una sola cosa fa prima di tutto: cerca di impedire i processi al Presidente del Consiglio.

Il processo breve è in realtà processo morto. Per salvare Berlusconi si prepara un’ecatombe di cause penali e civili il cui unico esito sarà negata giustizia alle parti lese e alle vittime.

Falsificatori di bilanci e bancarottieri che hanno danneggiato centinaia di migliaia di cittadini saranno per sempre tranquilli. Nessuno restituirà i soldi sottratti ai piccoli risparmiatori. E lo scudo fiscale aumenterà i vantaggi degli evasori a danno di tutti.

Il governo è ora occupato a inventarsi una nuova formula per sottrarre il suo capo al rischio di imputazione per sostegno esterno alla mafia. Non ha tempo di preoccuparsi per fabbriche che chiudono e milioni di giovani precari senza reddito.

Il governo dell’interesse privato vuole demolire i capisaldi dell’interesse pubblico. Sanità, scuola, università, ricerca, acqua, ambiente sono sempre di più esposti a diventare preda di una nuova avida classe di roditori privati.

Per la difesa dei diritti e dei beni comuni, per una giustizia uguale per tutti, per una informazione libera e indipendente, per il diritto di ognuno a determinare il proprio destino, tutti a Roma il 5 dicembre.

Postato da Pancho Pardi in | Commenti (74) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif


newsnewslettidv.jpg
banner_gelmini.jpg
banner-slegati_dx215.gif
rifiuti-d%27italia215.png
giovanidivalore_logo_banner.jpg
calderoli_bugiardo
10puntibanneresterno_idv.jpg
banner_expo.jpg
bannervasto2010.jpg
contromanovraidv.jpg
congreterritoriali.jpg congressicelebrati.jpg regolamentocongressuale.jpg calendario_regionale.jpg statuto_regionale.jpg
idvlavoro.jpg
puntoeconomia_1.jpg
codiceEtico.jpg
nostriparlamentari.jpg
inostrideputati.jpg
inostrisenatori.jpg
inostrieuroparla.jpg
ultimerisposte.jpg
Anita Di Giuseppe
Anita Di Giuseppe (Deputato)
Leggi la sua risposta
Antonio Borghesi
Antonio Borghesi (Deputato)
Leggi la sua risposta
Antonio Di Pietro
Antonio Di Pietro (Deputato)
Leggi la sua risposta
Giovanni Paladini
Giovanni Paladini (Deputato)
Leggi la sua risposta
Carlo Monai
Carlo Monai (Deputato)
Leggi la sua risposta
Antonio Palagiano
Antonio Palagiano (Deputato)
Leggi la sua risposta
tesseramento.jpg
alvipidv.jpg