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31 Gennaio 2010

Sacconi, ministro del non lavoro


I dati che appaiono oggi sulla disoccupazione in Italia e su l’uso della cassa ordinaria e straordinaria da tempo sono noti all’Italia dei Valori. Da questi dati abbiamo ricavato precise proposte avanzate in Finanziaria e puntualmente respinte dal governo e che oggi riproponiamo chiedendo che l’economia, l’impresda sana, e l’occupazione a tempo indeterminato siano considerate emergenze nazionali.

Ai dati resi noti oggi se ne aggiunge uno ben più drammatico nel 2010 oltre 400 mila lavoratori termineranno la cig ordinaria e straordinaria ed entreranno nel buio della disoccupazione e della mobilità .Purtroppo in Italia abbiamo un ministro del non lavoro, Sacconi, che si rifiuta di accettare le nostre proposte concertate e costruite con tutte le organizzazioni sindacali e condivise con le associazioni datoriali.

Noi proponiamo il raddoppio immediato della cig ordinaria, la detassazione degli stipendi dei lavoratori e pensionati per rilanciare i consumi, i contratti di solidarietà per impedire i licenziamenti. Il governo italiano ha un grave, gravissima responsabilità: ha prima ignorato la crisi mentre oggi dichiara che questa è superata, impedendo cosi al nostro sistema economico di reagire almeno con gli stessi strumenti messi a disposizione da parte degli altri Paesi europei, a partire da Francia e Germania.

L’Italia dei Valori comunque è vicina ai lavoratori di tutta Italia che in questo momento sono in difficoltà, dai dipendenti dell’Alcoa in Sardegna, agli operai siciliani dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, a tutti i precari dei call center a rischio chiusura e soprattutto a tutti i numerosi invisibili che sono a partita Iva, prima malpagati e senza diritti e ora gettati nel buio del mercato nero.

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30 Gennaio 2010

Caccia: Prestigiacomo, dimettiti


Ho chiesto le dimissioni del ministro Prestigiacomo perche', per l'ennesima volta, e' stato sconfessato dalla sua maggioranza. L'ultimo schiaffo al ministro è avvenuto qui in Senato. Il testo dell'accordo, tra ministero dell'Ambiente, delle Politiche agricole e delle Politiche comunitarie sugli emendamenti in materia di caccia alla Comunitaria 2009 prevedeva che regioni e province autonome potessero determinare i limiti dei periodi della caccia, sulla base di analisi scientifiche preventivamente validate dall'Ispra (istituto superiore protezione e ricerca ambientale). Invece, il testo licenziato dall'Aula allarga le maglie a interpretazioni estensive, senza le necessarie garanzie previste sulla tutela delle specie protette e migratorie.

L'approvazione di questa vera e propria deregulation sulla caccia è vergognosa perché apre a sicure nuove procedure d'infrazione comunitarie e prende in giro milioni di italiani.
Le decisioni dell'on.le Prestigiacomo vengono continuamente ribaltate dal parlamento, addirittura con il parere favorevole dell'esecutivo.

La prossima settimana in Senato discuteremo il Milleproroghe e, anche in questo provvedimento, la maggioranza sta per giocare un brutto scherzo in materia paesaggistica con gli emendamenti in materia di sanatorie edilizie e aumenti di volumetria degli edifici senza limiti. A cosa serve - mi chiedo - un ministro dell'ambiente in un Governo che non fa che attentare all'ecosistema e alla biodiversità?

Postato da Felice Belisario in | Commenti (102) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

29 Gennaio 2010

Ambrogio Mauri: imprenditore, onesto, suicida


Oggi in un articolo de L'Espresso il giornalista Marco Travaglio racconta un fatto che avevo accantonato senza mai dimenticarlo. Un fatto lontano della mia vita da magistrato. Quelle poche righe hanno riportato alla memoria, intatto, il ricordo di un uomo: Ambrogio Mauri. Mauri è un eroe degli anni di Tangentopoli, un'imprenditore onesto che piuttosto che lavorare sotto il ricatto delle mazzette si è sparato un colpo di pistola al cuore. Questi sono gli eroi a cui vanno dedicate le vie e le piazze del Paese e che vanno celebrati dallo Stato al posto di coloro che hanno armato la mano della disperazione di Mauri.

Ambrogio Mauri una vittima vera (di Marco Travaglio)

La prossima volta che i presidenti della Repubblica, del Senato e del Consiglio vorranno ricordare una vittima di Tangentopoli, si spera che ne ricordino una vera. Non un politico corrotto e latitante, ma un imprenditore onesto che veniva escluso dagli appalti pubblici perché non pagava mazzette nella Milano da bere e da mangiare. Si chiamava Ambrogio Mauri, abitava a Desio, in Brianza. Nell'aprile del 1997 si uccise con un colpo di pistola al cuore per protestare contro il sistema delle tangenti, a cui si era sempre ribellato. Aveva 66 anni. Lasciò la moglie, tre figli e un'azienda che da mezzo secolo costruiva autobus e tram esportandoli in tutto il mondo, ma a Milano era regolarmente esclusa dalle gare dell'Atm. Aveva il brutto vizio di non ungere i partiti. Quando partì l'inchiesta Mani Pulite, che falcidiò anche i vertici dell'Atm, Mauri andò a testimoniare davanti al pm Antonio Di Pietro. Il quale poi, quando lesse della sua morte, si ricordò di lui e partecipò al suo funerale, disertato da tutte le autorità. "I dirigenti corrotti dell'Atm", ricorderà Di Pietro, "gli avevano fatto una serie di soprusi.
Era una vittima del sistema e fu uno dei primi e dei pochissimi a collaborare spontaneamente. La testimonianza andò benissimo. Col tempo si creò un rapporto di stima e amicizia. Ci veniva a trovare in Procura, ci incoraggiava ad andare avanti. Ci diceva: meno male che c'è Mani Pulite, grazie al vostro pool sono tornato a credere nella giustizia. Si era illuso che potessimo ripulire l'Italia. Invece, dopo Tangentopoli, è scattata la vendetta". Nel 1996 Mauri fu escluso anche dalla gara bandita dall'Atm per la fornitura di cento autobus. Pochi mesi dopo scrisse poche parole su un biglietto: "Dopo Tangentopoli tutto è tornato come prima". E una lettera alla moglie Costanza: "Tu sei il mio primo e ultimo bene. Forse, se fossi stato più malleabile, le cose sarebbero andate diversamente e non ti avrei dato tutti questi problemi. Il mio suicidio è l'atto finale del mio amore". E si sparò. Anziché inviare un messaggio di cordoglio alla famiglia o partecipare ai funerali, durante le esequie i vertici dell'Atm convocarono una conferenza stampa per rivendicare l'"assoluta trasparenza" dell'ultima gara. I figli, che non avevano mai collegato il gesto paterno a quell'appalto, parlarono di "excusatio non petita".
Ecco, la prossima volta che le verrà il trip di cambiare nome a un parco di Milano, la sindaca Letizia Moratti potrebbe dedicarlo ad Ambrogio Mauri. La prossima volta che Renato Schifani cercherà una "vittima sacrificale di Tangentopoli" da beatificare in Senato, potrebbe raccontare la storia di Ambrogio Mauri. La prossima volta che a Giorgio Napolitano scapperà la voglia scrivere alla vedova di un uomo trattato con "una durezza senza eguali", Giorgio Napolitano potrebbe rivolgerla a Costanza Mauri. Risparmierebbe pure sull'affrancatura: la signora non abita ad Hammamet, ma a Desio (Brianza, Italia).

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Uno sguardo verso il futuro


La situazione italiana è sempre più allarmante. Il centrodestra scardina l'equilibrio tra i poteri costituzionali e punta a realizzare una repubblica presidenziale nelle mani di un uomo solo.

In questo momento così arduo IdV deve assumersi maggiori responsabilità. Sono milioni i cittadini di centrosinistra che non hanno più fiducia nella rappresentanza politica. IdV ha il compito principale di parlare loro, ascoltare le loro opinioni, costruire le basi di una nuova vittoria elettorale e così attuare nel modo più incisivo i principi costituzionali di uguaglianza e libertà.

E’ un dovere per il partito ma prima ancora una necessità per il paese: ricostruire un’idea progressiva di società, riaffermare il primato dell’interesse pubblico sugli interessi privati, assicurare la salvaguardia dei beni comuni, dare a ogni individuo pari opportunità nella competizione sociale, garantire a tutti il reale diritto alla conoscenza.

Il primo congresso del partito può e deve essere l’occasione per compiere un deciso salto di qualità. Prima di tutto dobbiamo dire con massima chiarezza che cosa si dovrà fare subito appena il centrosinistra sarà in grado di governare. E’ presto detto. Abrogare tutte le leggi ad personam, nessuna esclusa. Stabilire l’ineleggibilità e l’incompatibilità con ruoli di governo per i possessori di mezzi di comunicazione. Sciogliere il nesso Rai-Mediaset. Rendere indipendente la Rai dalla politica e introdurre un sistema che assicuri condizioni di parità tra tutti i potenziali competitori nelle reti private.

Ma la politica in Italia è malata in profondità. La classe dirigente è sempre più percepita come minoranza organizzata per la propria riproduzione. E la legge elettorale ha rafforzato la convinzione. Dunque va cambiata la legge elettorale: i cittadini devono avere il diritto di scegliere la propria rappresentanza. Va imposta la più chiara pubblicità e trasparenza dei bilanci di partito.

Misure per evitare che la politica diventi il meno rischioso e il più conveniente dei mestieri. Ridurre i privilegi degli eletti, facendoli cessare senza deroghe alla fine del mandato. Stabilire l’incompatibilità tra mandato elettivo e qualsiasi carica in aziende e attività di rilievo pubblico. Impossibilità di assumere per almeno cinque anni dalla fine del mandato elettivo cariche in aziende di rilievo pubblico.

Il partito attuale è impari al compito. Nuova politica economica, capace di produrre sviluppo sostenibile, equità e progressività dell’imposizione fiscale, impulsi dinamici al lavoro e alle imprese, scelte strategiche a favore di istruzione, ricerca, energie rinnovabili, possono risultare convincenti solo su proposta di un partito rinnovato da persone competenti, capace di interloquire con la cultura e soprattutto in grado di dare attuazione vigorosa all’articolo 49 della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno il diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

La nuova IdV esisterà solo quando avrà persuaso la vasta platea -che ora si limita a concederle il voto o il consenso occasionale e temporaneo- a dare il proprio consapevole contributo.

Pubblico di seguito la mozione congressuale che presenterò al Congresso Nazionale del 5,6 e 7 febbraio a Roma, un rapido quadro dei provvedimenti da prendere appena il centrosinistra sarà tornato al governo. La mozione è aggiuntiva e non alternativa a quella di Antonio Di Pietro.

Si prega tutti gli interessati a sostenere il senso di questa mozione di mandare la propria sottoscrizione alla mail francesco.pardi@senato.it

Mozione congressuale (allegato 1 - allegato 2 - allegato 3 - allegato 4 - - allegato 5)

Postato da Pancho Pardi in | Commenti (24) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

28 Gennaio 2010

Con il Popolo Viola a difesa della Costituzione


Il 30 gennaio scenderemo di nuovo in piazza con il Popolo Viola per difendere la Costituzione.

Il ministro Brunetta vuole cambiare l’articolo 1 perche', secondo lui, non vuole dire niente che una Repubblica sia fondata sul lavoro.

Il ministro della Giustizia, Alfano, sotto dettatura di Berlusconi, prova sistematicamente a stravolgere l’articolo 3: "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, a meno che non siano presidente del Consiglio, della Camera, del Senato o della Repubblica". Per fortuna, la Corte costituzionale gli ha spiegato che se la legge è uguale per tutti, non si possono fare eccezioni. Ma, evidentemente, i membri del Governo non digeriscono proprio tutta questa uguaglianza. E adesso ci stanno ritentando con il processo breve e il legittimo impedimento. Insomma, provano a far rientrare dalla finestra, quello che è stato buttato fuori dalla porta!

Bondi e la Gelmini sognano una riforma dell’articolo 9: "la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, ma i ricercatori devono restare precari e le famiglie devono adeguarsi silenziosamente ai tagli di fondi e personale".

Il sottosegretario Bonaiuti e l’ex-ministro delle Telecomunicazioni, Maurizio Gasparri, vorrebbero che l’articolo 21 dicesse: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, ma se questo pensiero sarà diverso da quello del Governo non verrà trasmesso in televisione".

Tutti questi tentativi di riscrivere la Costituzione sono un segno di vandalismo istituzionale. Il Governo parla di riforme condivise: questa è la cipria con cui nasconde il bubbone delle leggi ad personam.

Comunque, l’aggressione più forte è nei confronti della divisione e autonomia dei tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. Il Governo cerca di azzerare la funzione del Parlamento andando avanti a colpi di decreti legge, sottraendo così il potere legislativo ai legittimi proprietari, cioè Camera e Senato. E, allo stesso tempo, attacca continuamente la Magistratura sia verbalmente sia nei fatti approvando norme che non solo attentato all’autonomia e all’indipendenza dei giudici, ma ne esautorano la funzione.

Insomma, questo Governo, che ha un progetto piduista diametralmente opposto ai principi fondanti della nostra Carta costituzionale, va fermato. Per questo, l’Italia dei Valori si mobilita insieme al Popolo Viola e tutti quei cittadini che chiedono il rispetto della democrazia e vogliono che Berlusconi vada a casa.

A Roma il sit-in si svolgerà alle 15 in Piazza Santi Apostoli, mentre a Milano l'incontro dei manifestanti è previsto alle 16 in Piazza Mercanti. In ogni sit-in (la lista delle città e gli orari in cui si svolgeranno è disponibile sul sito http://30gennaio2010.wordpress.com) saranno distribuite copie della Costituzione.

Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (87) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

27 Gennaio 2010

Liberta' di parola ai cittadini lombardi


Il video qui di seguito è stato pubblicato su Youtube, nel dicembre 2009, dalla Regione Lombardia, con lo scopo di creare un filo diretto coni cittadini. Si tratta di un breve messaggio del Presidente Formigoni con il quale il governatore inaugura ufficialmente un canale, aperto in realtà dalla stessa regione già il 30 ottobre 2007.

L'operazione sarebbe encomiabile se non ci fosse un "ma". Infatti, nonostante le numerose visualizzazioni da parte dei cittadini - si parla di 55.000! - (grazie anche alla gran quantità di pubblicità commissionata a Youtube dalla Regione e pagata fior di quattrini pubblici) chiunque guardi il video e mandi un commento, non riceve risposta, né può visualizzare il suo o il commento di altri. Tutto è oscurato o filtrato.

L'Italia dei Valori, che è un partito al servizio dei cittadini, pubblicando questo video, intende dare spazio a tutti coloro che vogliano lasciare un commento, senza censure, senza blocchi, liberamente e in maniera trasparente, al contrario di quanto fatto fino ad ora dalla Regione Lombardia.

Postato da Giuliana Carlino in | Commenti (94) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

26 Gennaio 2010

Il centrosinistra e la ricerca dell'anima


Congratulazioni a Nichi Vendola che, con la sua caparbietà e passione, ha prima imposto al Partito Democratico quel grande esercizio democratico che sono le primarie e ieri ha dimostrato che quando la politica, aperta e trasparente, sa essere vicina ai cittadini vince ogni ostacolo. A lui va il nostro pieno appoggio, nella convinzione che ora vi siano le condizioni migliori per riconfermare il centrosinistra alla guida di una regione importante come la Puglia. Ma dalle primarie pugliesi arriva un segnale ben più significativo.

Vi è nel centrosinistra, soprattutto nel PD, una significativa maggioranza della classe dirigente convinta di due cose, entrambe sbagliate. La prima è che in questo paese vi sia una inevitabile e fisiologica prevalenza elettorale del centrodestra. La seconda, in larga misura conseguenza della prima, che le alleanze abbiano una valenza esclusivamente elettoralistica, e che vadano, quindi, costruite a tavolino, volta per volta, come una specie di alchimia, mettendo insieme sigle, interessi, gruppi sociali, poteri.In quest’ottica, la scelta di un’alleanza preferenziale con l’UDC, della quale la Puglia doveva essere il laboratorio, per poi replicarla a livello nazionale, rispondeva a questa logica angusta. Un’alleanza di convenienza, fatta nella convinzione che per vincere si debbano prendere tout court pezzi del centrodestra e spostarli da questa parte, senza che a questo corrisponda un progetto politico per la gente o l’elaborazione di una visione culturale complessiva. Anzi, questa “alleanza a freddo”, proprio in quanto nasceva dai due errori di fondo di cui ho appena detto, portava in sé anche il germe del superamento del bipolarismo, concetto così caro a Casini, ma anche a D’Alema e ad una parte non marginale della dirigenza PD.

D’altra parte il ragionamento – se non fosse sbagliato nelle premesse – non farebbe una grinza: posto che la maggioranza degli elettori è di centrodestra, e non di centrosinistra, in un confronto bipolare, perderemo sempre. Meglio allora tornare al proporzionale dove “ognuno fa per sé” e le alleanze si fanno il giorno dopo il voto ….. a tavolino! Per fortuna gli elettori pugliesi del centrosinistra hanno bocciato, forse oltre ogni previsione, non solo e non tanto il candidato del PD, ma questa politica senza anima e senza cuore.

Gli elettori italiani, in questi ultimi anni, hanno premiato il centrodestra anche perché, dopo la caduta del primo governo Prodi, il centrosinistra non è riuscito più a mettere in campo una coalizione degna di questo nome. Con un progetto chiaro e, soprattutto, condiviso. Quello che gli elettori hanno bocciato, al contrario, era proprio una coalizione avvertita come precaria, instabile, rissosa e conflittuale, oppure frutto proprio di quelle alchimie o convenienze elettoralistiche che non solo non salveranno mai il centrosinistra, ma lo condanneranno in perpetuo ad una dimensione minoritaria, come lo è (in ultima analisi) la cultura di chi le propone.

Questo è il grande compito che, se vogliamo tornare a vincere, dobbiamo svolgere, tutti ed insieme, senza perdere tempo. Ripartire dai valori, dalle idealità, da un progetto di ampio respiro dove una pluralità di soggetti politici si mette in discussione per offrire al paese un modello di governo valido per i prossimi 10 anni. Se vorrà anche l’UDC, ma secondo una scelta chiara e coerente. Bisogna ripartire da una politica fatta soprattutto di anima e cuore. Ma anche di cultura di governo. Quella cultura fatta di responsabilità e di positivo pragmatismo che non può più essere sacrificata a visioni ideologiche della politica.

L’IDV è pronta a questa sfida. Vedremo se, nei prossimi giorni, anche il PD avrà il coraggio di cambiare marcia e ripartire dal cuore e dall’anima.

www.massimodonadi.it

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (109) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

25 Gennaio 2010

La cultura politica del "cuffarismo"


Ancora una volta non commento una sentenza penale. Ma non si puo', pero' attendere che si chiuda con una sentenza definitiva un procedimento per commentare i fatti ammessi o accertati, dai quali quel procedimento trae origine, e che sara' la sentenza definitiva a definitivamente qualificare come reati.

I fatti, ammoniva George Bernard Shaw, sono argomenti testardi. La nota, accertata e sinanco ammessa frequentazione da parte di Cuffaro di esponenti mafiosi e il loro sostegno elettorale, la "promozione" politica anche con la elezione al Parlamento siciliano di esponenti delle forze dell'ordine infedeli allo Stato e fedeli a mafiosi e clientele, la presenza - in prima persona o per interposto congiunto - nel mondo degli affari (alberghi, cliniche private, investimenti immobiliari e aziende agricole), i sodalizi con imprenditori e banchieri beneficiari di risorse e privilegi regionali sono fatti che hanno profondamente condizionato la vita politica regionale e contribuito all'imbarbarimento etico della Sicilia.

Quanti hanno avuto e tuttora hanno frequentazioni e sodalizi alla Cuffaro? La domanda non mira ad alleggerire la severissima critica a Cuffaro ma, al contrario, a denunciare il rischio che divenga "cultura politica" la spregiudicatezza nelle frequentazioni e nei sodalizi di affari, l'accaparramento famelico di risorse pubbliche, la confusione tra pubblico e privato, il conflitto di interessi. Il "cuffarismo" come il "berlusconismo" sono una disastrosa perversione dei valori della politica, della economia, della cultura, e ciò a prescindere dalle sentenze penali di condanna, che per loro natura arrivano, comunque, sempre dopo che il danno è stato provocato.

La politica deve lasciare la Magistratura svolgere il proprio compito in autonomia e indipendenza.

Faccia invece la politica la propria parte censurando ed espellendo, non candidando, quanti hanno strane frequentazioni e utilizzano ruoli pubblici per accaparramento di privilegi e risorse pubbliche.

Postato da Leoluca Orlando in | Commenti (90) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Gennaio 2010

Un punto dell'economia: i danni del processo breve


Il governo ha deciso di procedere all'approvazione di una legge che comporterà la cessazione di tutti i processi che siano durati più di due anni. Un processo estinto attraverso una legge di questo tipo non potrà più essere ripetuto. L'imputato che beneficierà dell'estinzione del processo si troverà in una situazione fortunata, risolvendo tutti i suoi problemi con la giustizia. Si tratta di un provvedimento molto grave, senza precedenti nella storia repubblicana: il governo, di fatto, utilizza il potere legislativo per contrastare il potere giudiziario, usando una legge parlamentare per impedire alla magistratura di andare avanti con i processi.

In Italia c'è un problema riguardante i tempi della giustizia. La durata media dei processi, per causa di lavoro, è pari a 700 giorni, mentre in Francia, sempre per una causa di lavoro, ci vogliono soltanto 350 giorni, nei Paesi bassi 265. Per un recupero crediti in Italia ci vogliono in media 1210 giorni, in Francia 331.

I tempi lunghi della giustizia sono un problema per tutti i cittadini e sono legati alla bassa produttività dei tribunali e all'eccessiva complicazione delle procedure. Ma questi tempi lunghi della giustizia danno vita ad una spirale viziosa: l'incertezza dei tempi con cui la giustizia giunge ad una decisione incentiva l'illegalità, e finiscono per aggravare ulteriormente il carico di lavoro dei tribunali.

E' importante e necessario affrontare il tema dei tempi della giustizia, ma questo provvedimento del governo non ha l'obiettivo di accelerare per tutti i cittadini i tempi della giustizia, ma di difendere gli interessi di una persona in particolare: Silvio Berlusconi, che risolverebbe gran parte dei suoi problemi giudiziari, mentre tutti i problemi dei tempi della giustizia rimangono, perché non si va ad incidere sulle procedure, non si migliora l'efficienza dei tribunali, non si assumono nuovi magistrati e non si realizzano investimenti informatici per consentire processi telematici.

Quello che succederà, con questo provvedimento, sarà che ogni giudice dovrà decidere se concentrare la propria azione giudiziaria e il proprio tempo solo su quei provvedimenti che possono essere chiusi nell'arco dei due anni, altrimenti avrà sprecato il suo tempo. La prima questione che sorge è quella dell'obbligatorietà dell'azione penale, che a questo punto andrà a “farsi friggere” perché i giudici dovranno decidere ogni volta se vale la pena avviare un provvedimento giudiziario o meno. Si creerà un forte incentivo da parte della parte accusata a ritardare le cause sperando di far decadere l'azione penale.

Di fatto, viene meno la certezza dell'azione penale, uno dei cardini dell'economia e del mercato. In tutte le situazioni nelle quali le imprese e i cittadini rischieranno di essere truffati, ingannati e di subire un torto, non potrebbero veder mai prevalere il loro punto di vista. Pensiamo al caso Parmalat e al caso Cirio, tutte azioni che hanno richiesto più di due anni da parte dei cittadini per far rispettare i propri diritti e che, una volta entrata in vigore questa legge, verranno meno. Pensate all'azione penale in corso per le scalate bancarie contro l'ex governatore della Banca d'Italia Fazio, anche in questo caso verrebbe meno perché sono passati più di due anni.
Questo è un provvedimento che rischia di ridurre l'attrattività dell'economia italiana per gli investitori stranieri, che ci vedranno come un Paese dove non c'è la certezza del diritto, e rischia di mettere a repentaglio i diritti dei piccoli risparmiatori, dei cittadini, che non potrebbero far rispettare le proprie posizioni.

Un provvedimento che non è nell'interesse del Paese, ma nell'interesse personale di una singola persona, un provvedimento molto grave al quale dobbiamo opporci.


23 Gennaio 2010

Influenza H1N1: vi nascondono la verita'


"E io pago!" diceva Totò. Peccato che in merito alla vicenda del vaccino contro l’influenza H1N1, ma soprattutto al riguardo del contratto stipulato tra Governo e Novartis, non ci sia proprio nulla da ridere ma molto da pagare per i cittadini. Ben 184 milioni di euro.

La storia nasce male e, se possibile, continua peggio. Nell’aprile del 2009 in Messico si accendono i primi focolai di quella che viene definita subito influenza suina.
I morti e la velocità con cui il morbo sembra propagarsi fanno scattare immediatamente l’allarme pandemia in tutto il mondo. Così si scatena una corsa al vaccino e l’unica industria farmaceutica a possederlo è la Novartis.
Il 21 agosto 2009 il ministro del Welfare e della Salute firma, a nome del governo italiano, il contratto con la Novartis, che si impegna a fornire all’Italia le dosi di vaccino necessarie a fronteggiare l’influenza H1N1.

Il periodo di ferie e la paura che suscitano l’arrivo del morbo in Europa fanno passare inosservato un particolare molto importante, ovvero che il governo decide di secretare il contratto rendendo impossibile conoscere non solo l’importo pattuito ma anche le varie clausole di cui esso si compone.

Arriva l’autunno e di fatto in Italia succede poco o niente. Arrivano i primi freddi dell’inverno e qualche caso di influenza si verifica, producendo anche dei decessi. Ma presto scopriamo che la tanto temuta influenza H1N1 sarebbe meno aggressiva della normale influenza di stagione, e che addirittura produrrebbe la metà delle vittime che ogni anno miete l’influenza ordinaria.

A questa scoperta positiva si affianca la constatazione che il vaccino ha prodotto un flop clamoroso. Ne sono state acquistate 10 milioni di dosi, ma solo 865 mila sono state effettivamente utilizzate. Prendendo atto di questa sproporzione tra stime e utilizzo effettivo nascono le prime polemiche e le prime richieste di chiarimenti, ma il governo tace. Nel frattempo anche la Corte dei Conti ha mosso i suoi rilievi all’operazione, in particolare nei confronti del segreto apposto sul contratto. Ma il governo tace pure in questo caso.

Quindi arriviamo al 16 di gennaio e finalmente il contratto viene reso pubblico. Andando a leggere le clausole di cui si compone, quello che sembrava un marchiano errore ed aveva suscitato polemiche, come il clamoroso eccesso di dosi acquistate, diviene improvvisamente secondario, tanto il contratto appare squilibrato a favore della Novartis.
In primo luogo nel contratto non è prevista alcuna penale (art. 3.1) in caso di mancato rispetto delle date di consegna del prodotto.
Ma la prima vera sorpresa si ha all’articolo 9.3, che prevede il pagamento di 24 milioni di euro alla Novartis anche se il farmaco non avesse superato i test per la sua immissione in commercio. Questo significa che il governo si era impegnato a pagare 24 milioni di euro anche per un prodotto assolutamente inutile.

Ma la parte che suscita più perplessità è quella nella quale si stabilisce che il responsabile per il pagamento dei danni provocati da eventuali effetti collaterali del prodotto sarebbero stati pagati dal Governo, e quindi dai cittadini, invece che dalla Novartis.

A fronte di questo scenario sconfortante è doveroso offrire al più presto risposte chiare ai cittadini e accertare perché è stato stipulato un contratto così squilibrato.

La proposta dell’Italia dei Valori è quella di dar vita ad una commissione d’inchiesta parlamentare per appurare se si siano verificati errori, inefficienze o responsabilità di altro tipo. Gli strumenti per esperire velocemente questa inchiesta già esistono, e sono due commissioni appositamente istituite sia alla Camera che al Senato. Fino ad oggi, però, non è arrivata alcuna risposta in questo senso e rifiutarsi di fare piena luce fa sorgere il sospetto che si voglia nascondere qualcosa.


A sostegno dei precari Mediaset


La chiamano esternalizzazione, il rischio è che sia piuttosto l'anticamera del licenziamento. La paura è arrivata anche a Mediaset, l'oasi una volta felice in cui Silvio Berlusconi si è sempre vantato di non aver licenziato nessuno.

L'aria è adesso cambiata, e purtroppo in peggio. Lo dice lo sciopero indetto dai dipendenti di Videotime, la società licenziataria di Mediaset creata per l'ideazione, la progettazione e la realizzazione dei programmi televisivi di Canale5, Italia1 e Rete 4, contro la cessione del ramo d'azienda che riguarda la sartoria, il trucco e l'acconciatura. Cinquantasei persone tra Milano e Roma, in grande maggioranza donne sopra i 40 anni, hanno paura di restare senza posto di lavoro, vedono un futuro incerto.

A loro è arrivata la solidarietà di tutti i dipendenti Mediaset, che temono che questo possa essere solo l'inizio di un processo di affidamento di lavoro in appalto; a loro è arrivato l'appoggio dell'Italia dei Valori, che chiede ai vertici dell'azienda di tornare sulla loro decisione per non far pagare ai lavoratori il costo di strategie industriali sbagliate.

Per questo il presidente Di Pietro ha presentato un’interrogazione parlamentare (leggi il testo), ponendo ai ministri interessati quesiti precisi, a partire dal destino dei 56 lavoratori esternalizzati senza validi motivi.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (29) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

22 Gennaio 2010

Presidente, si ricordi


Ad essere sconcertante è l’atteggiamento del Capo dello Stato. Ormai non passa giorno senza che egli faccia rimpiangere sempre più il caro Presidente Pertini. E dimostra anche memoria corta.

Qualche anno fa gli chiesi il patrocinio del Quirinale per la commemorazione di mio padre in occasione dell'anniversario della sua uccisione. Alla richiesta di patrocinio, manco a dirlo, non seguì alcuna risposta. Forse perché mio padre sconta la grave colpa di essere morto incensurato e perfino tentando di far catturare mafiosi latitanti. Avrei dato per scontato, tuttavia, che qualcuno dei componenti dell'ampio staff quirinalizio (è superfluo ricordare i costi della struttura, incomparabilmente superiori a quelli della monarchia britannica) avesse potuto annotare la data dell'anniversario.

Il Presidente Napolitano sostiene di non aver commemorato mio padre lo scorso 8 gennaio (e quello precedente e quello ancora prima ecc.) perché io avrei mancato di ricordargli la ricorrenza. Confesso il mio scoramento davanti ad un Presidente della Repubblica che ha bisogno che a ricordargli gli anniversari degli assassini dei martiri di mafia e terrorismo siano i loro familiari. Ad ogni buon conto, gli farò omaggio del calendario dei santi laici perché supplisca all'inefficienza della sua struttura.

Ho letto e condiviso fino all'ultima parola nei giorni scorsi la lettera aperta rivolta al Presidente Napolitano dal direttore di Antimafiaduemila, Giorgio Bongiovanni. Quello scritto mi ha fatto ricordare come nel non lontano 1991 il partito dell'on. Napolitano propose la messa in stato d'accusa dell'allora Capo dello Stato, per gli assalti portati all'autonomia ed all'indipendenza dell'ordine giudiziario. Non dovrebbe dimenticarlo, l'attuale Presidente, in relazione alle parole espresse nella lettera di commemorazione al pregiudicato latitante Bettino Craxi, che contenevano un'esplicita delegittimazione del potere giurisdizionale.

Il suo partito di allora lo avrebbe già messo sotto impeachment.


21 Gennaio 2010

Processo breve: terrorismo istituzionale


Siamo alla diciannovesima legge ad personam: una legge, quella approvata ieri dal Senato, per consentire al premier di difendersi dal processo e non, come diritto dovere di ogni cittadino, di difendersi nel processo.

Adesso, spetta alla Camera dei Deputati, al Presidente della Repubblica, alla Corte Costituzionale, ciascuno per la propria competenza, il compito di impedire che si consumi un atto di stravolgimento eversivo dell’equilibrio tra poteri e funzioni dello Stato, e un ennesimo atto di palese violazione della carta costituzionale.

Ove questa legge venisse approvata, finirà per essere violata ancora una volta l’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, con la configurazione di norme processuali e condizioni di punibilità arbitrariamente differenziate, e finirebbero per essere disattesi il diritto alle verità delle vittime dei reati; verranno inoltre prescritte decine di migliaia di processi penali e anche azioni di responsabilità per danno erariale di politici e pubblici funzionari, come potranno altresì prescriversi anche processi di omicidi aggravati, mafia e terrorismo.

La retroattività della norma è, inoltre, un abito su misura per l’immunità di Silvio Berlusconi, e con lui delle centinaia di imputati per reati gravissimi (Mills, Mediaset, Cirio, ma anche processi per errori sanitari); alla Camera spetta ora il compito di bloccare questa legge vergogna; e ove la legge venisse approvata, al Capo dello Stato e alla Corte Costituzionale di valutare l’effetto destabilizzante e le macroscopiche illegittimità costituzionali.

In un ordinamento costituzionale e democratico ognuno deve fare la propria parte e il nostro partito continuerà alla Camera dei Deputati a fare la propria, e svolgerà con intransigenza il compito di forza di opposizione e di difesa dei principi di responsabilità e di eguaglianza di tutti i cittadini, indipendenza e autonomia della magistratura, di affermazione di una cultura della legalità, da contrapporre alla cultura dell’illegalità e dell’impunità dei criminali.

Di fronte a un esempio emblematico di eversione e di terrorismo istituzionale, l’Italia dei valori continuerà a svolgere la propria resistenza istituzionale.

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Giustizia: aprite gli occhi


Riporto il video e il testo del mio intervento di oggi alla Camera dei Deputati, in risposta all'intervento del Ministro della Giustizia Alfano sull'amministrazione della giustizia.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, signor Ministro, svolgerò nella seconda parte dell'intervento le considerazioni di carattere tecnico, ma adesso è il momento di occuparsi degli aspetti politici, dei rapporti tra politica e giustizia. Ebbene, signor Ministro, dopo la sua relazione, constato che non ci siamo. Sono passati due anni e la politica della giustizia che la sua maggioranza, il Presidente del Consiglio e i consiglieri del Premier le hanno imposto non è quella che interessa ai cittadini e probabilmente non è quella che lei vorrebbe. Forse, anche lei sente la delusione dello scarto tra ciò che vorrebbe fare e ciò che è costretto a fare o non fare.
Noi non troviamo nella politica della giustizia di questa destra italiana alcuna idea di come risolvere i gravi problemi che riguardano i cittadini. Ne abbiamo un chiaro esempio nella sua imbarazzata relazione, che contiene l'elencazione di poche cose fatte, ma che, al contrario, a parte le omissioni sulle leggi ad personam, contiene proclami, alcuni senza contenuto, come sulle riforme ordinamentali e strutturali, e altri che incombono minacciosamente per i contenuti detti non nella relazione, ma nelle infuocate e devastanti dichiarazioni del Presidente del Consiglio e dei suoi ripetitori di provocazioni, come a proposito delle riforme costituzionali sulla giustizia.
Ma se anche la sua relazione fosse un miracolo di precisione, dovremmo pur sempre partire dall'abc della giustizia, che significa uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e rispetto per una delle tre funzioni sovrane, qual è la giustizia.
La magistratura è sì un ordine, perché è sorretta da norme ordinamentali, ma è indipendente e autonoma dagli altri poteri dello Stato, come afferma l'articolo 104 della Costituzione, che voi vorreste stravolgere e travolgere. Non si può parlare di riforme quando il Premier ha una sola idea fissa in testa: demolire la giustizia, delegittimare chi la esercita, intimidire i magistrati direttamente o a mezzo di lacchè, giornalisti o altri, possibilmente sterminare chi la pensa diversamente con dossieraggi a orologeria.
Sarà pure lecito qui specularmente ribaltare sul Presidente del Consiglio le espressioni che egli usa rovesciare sui magistrati, fedeli servitori dello Stato. Li definisce eversivi, ma, allo stesso modo, dobbiamo dire che, in realtà, è lui un eversore dell'ordine costituito.
Per lavare le sue macchie, non esita a rovesciare fiumi di insulti e di calunnie sui magistrati e sui pubblici ministeri, soprattutto. Una volta li ha definiti non sani di menti, anzi, meglio, geneticamente tarati - io ho fatto per quarant'anni il magistrato, così come è un magistrato il sottosegretario Caliendo: non ce ne siamo mai accorti, ma se lo dice lui - e un'altra volta li definisce plotoni di esecuzione, come indecentemente ha detto ieri, con il contorno degli attacchi insensati a tutte le istituzioni di garanzia, Presidente della Repubblica e Corte costituzionale inclusi.
È ormai gigantesco il dossier del CSM a difesa dei giudici contro gli attacchi del premier. La demolizione del senso comunitario e del rispetto delle regole che lo governano è talmente profonda che ci vorranno decenni per ripristinare il senso della legalità e del rispetto delle istituzioni, senza i quali una società organizzata si trasforma in un aggregato fondato sulla legge del più forte.
Il Capo del Governo è insofferente dinanzi ad ogni controllo; chi è troppo pieno di sé o ha cose da nascondere vuole comandare solo lui. Il Parlamento è già svuotato di compiti e poteri, esclusi quelli semplicemente notarili di cose che non possono non passare per esso; per le altre, si decide fuori.
Vorrebbe pure piegare ai suoi voleri la superstite istituzione di controllo, la magistratura, ma siccome non ci riesce, né con la minaccia né con la lusinga, pensa a stravolgerla con riforme costituzionali, il cui obiettivo finale è quello di controllare l'azione penale dei pubblici ministeri, sottoponendoli al controllo dell'Esecutivo insieme al CSM, affinché sia sempre e solo lui a governare, a decidere le leggi, ad interpretarle e ad applicarle, a fare le sentenze.
Un unico ed assoluto padrone di tutto: così sì che la politica sarebbe politicizzata nel senso letterale del suo controllo da parte della politica, ma se ai cittadini si chiedesse se vogliono una giustizia controllata e diretta dai politici di turno o una giustizia indipendente, magari imperfetta, non ho dubbi che, al 100 per cento, preferirebbero la seconda, perché la selvaggia delegittimazione operata dal Capo del Governo avrà pure indebolito il consenso dell'istituzione giudiziaria, ma i politici sono infinitamente indietro nella considerazione sociale, all'ultimo posto, perché la politica viene vista come lo strumento per fare gli affari propri e sfuggire la giustizia.
Ci rivolgiamo con rispetto e fiducia al Capo dello Stato e gli chiediamo di esercitare il massimo controllo, e se necessario di bloccarli, su quei provvedimenti che stravolgono l'ordine costituzionale, deprimono uno dei poteri dello Stato ed esaltano l'arroganza dell'uomo al comando.
Ma diciamo anche ai cittadini: aprite gli occhi, perché il «capo supremo» vuole anche una giustizia fatta da lui e sotto il suo controllo, come era al tempo del Medioevo e prima dello Stato di diritto.
Signor Ministro, vi sono 5 milioni e mezzo di cause civili pendenti: i cittadini penserebbero che bisogna ridurre i tempi di queste cause, e che per ottenere tale risultato ci vogliono più magistrati, più personale di cancelleria, più risorse finanziarie, norme più agili e stringenti che evitino l'ostruzionismo processuale. Ma la destra al Governo non la pensa così: è abile nel cavalcare questo bisogno di giustizia civile e di processi più rapidi per dire che questa giustizia non va, ma al solo scopo di rispondere con leggi ad personam che hanno l'unico obiettivo di evitare al Primo Ministro di dover partecipare alle udienze penali che lo riguardano, come fanno tutti i cittadini. E così il Parlamento, con una batteria impressionante messa in campo, è ingessato, non per risolvere i drammatici problemi che la crisi economica scarica su tante famiglie, e neanche per consentire alla giustizia di funzionare meglio: l'unica riforma che la destra introduce è «ammazzare» 100 mila processi per far morire i due che riguardano il Presidente del Consiglio, applicando retroattivamente le disposizioni calibrate sulle sue esigenze.
Si dice che non si vuole concedere una nuova amnistia per svuotare le carceri, ma di fatto la si concede, «uccidendo» un'enorme quantità di processi. Così facendo, si distrugge la difesa sociale nei confronti dei criminali, alla faccia della sbandierata volontà di garantire la sicurezza. Ma dove sono finiti i proclami di rispetto della legalità e di lotta alla criminalità di quanti un tempo facevano parte di Alleanza Nazionale? Niente: si deve soccombere alla «legge del capo», a costo di lasciare liberi centinaia di migliaia di delinquenti. E dove sono finiti i proclami leghisti, che a parole affermano di voler contrastare la criminalità, ma poi lasciano passare ogni legge che salva i delinquenti pur di mantenere il patto con «Roma ladrona», che garantisce loro privilegi ed enorme potere? E riguardo alla giustizia penale, ci si accorge che i processi sono lunghi solo quando li si deve «uccidere» per salvare il Premier, altrimenti nessuno se ne sarebbe occupato; allora, invece, i cervelli si «strizzano», e vengono fuori tutte le idee di salvataggio.
La Camera è bloccata, non da interventi a favore delle famiglie o delle imprese che stanno morendo, malgrado la propaganda in una televisione, anche pubblica, ormai asservita alla maggioranza, non da interventi organici per la giustizia, ma da una fantasiosa definizione del legittimo impedimento a comparire in udienze, come necessariamente conseguente al fatto di essere Premier o ministro: per 18 mesi si pretende che egli sia sottratto alla giustizia italiana, che è fatta per tutti i cittadini. In tal modo, si inventa con una legge ordinaria una prerogativa per i politici, che può essere introdotta solo con legge costituzionale. L'ha ripetutamente detto la Corte costituzionale che non si può fare, quando ha annullato il cosiddetto lodo Alfano, approvato nel tempo record di 72 ore; l'hanno ripetuto gli illustri studiosi che la Commissione ha sentito; e lo sanno benissimo anche le tante persone oneste della maggioranza, ma a loro non importa. E sapete perché? Hanno fissato il tempo di validità della legge in 18 mesi, perché è quello prima del quale la Corte costituzionale non potrebbe ancora una volta spazzare via questa legge illegittima, ed è il tempo entro il quale la maggioranza spera di far approvare con legge costituzionale il cosiddetto lodo Alfano ed il ripristino dell'immunità parlamentare. Questo è cinismo! Intanto approviamo lo scudo, quando sarà caduto ne avremo già altri. Questa è l'idea di giustizia che le impongono, signor Ministro: come evitare la giustizia ai potenti, gli altri si arrangino; se sono cittadini normali, non importa niente a nessuno.
Ma agli italiani non dovrebbe interessare sapere se chi li governa è un lestofante o un'immacolata persona prima, e non dopo che abbia governato? E se poi risultasse un delinquente? Sapete che soddisfazione saperlo a cose fatte, oltre il danno anche la beffa! Chi è inquisito per gravi reati non dovrebbe potersi neppure candidare: prima si faccia giudicare, se sarà assolto potrà farsi eleggere ed eventualmente assumere responsabilità di Governo.
C'è un che di perverso nel ragionamento del Capo del Governo... (Commenti). Mannino è stato assolto da un giudice, da altri giudici! C'è un che di perverso nel ragionamento del Capo del Governo, che dice che il consenso di cui afferma di godere lo mette al riparo da tutto. È proprio sicuro che gli italiani attribuiscano un salvacondotto a chi hanno eletto, e che può fare tutto? Forse che non gli hanno dato il consenso per governare la cosa pubblica, e non per fare affari personali?
Mai il livello di aggressione della politica sulla magistratura era stato così infuocato, determinando quel clima di odio e di isolamento che in altri tempi è stato il terreno di coltura delle stragi di mafia: Livatino, Chinnici, Ciaccio Montalto, Falcone, Borsellino, oltre che fedeli servitori della Polizia e dei carabinieri (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)!
L'attentato agli uffici della procura di Reggio Calabria è un segnale gravissimo, il richiamo ai plotoni di esecuzione evoca purtroppo anche tutto questo e chi compie questo richiamo si assume una pesantissima responsabilità per quello che potrebbe accadere. Ministro, non ho parlato di giustizia perché ne parlerò dopo, ma è certo che il suo capo non fa altro che delegittimare i giudici della Repubblica italiana e la giustizia amministrata nel nome di quello stesso popolo italiano al quale il Premier si appella per dire che vale di più la funzione di Governo di quella dei giudici.
Il Premier governa per il consenso del popolo, ma il giudice amministra la giustizia rendendo le proprie decisioni nel nome dello stesso popolo italiano. Negli Stati Uniti i processi sono promossi dallo Stato, e quindi dal suo popolo, nei confronti dell'imputato: quale popolo vale di più, quello al quale lui si appella per sottrarsi alla giustizia o quello che dovrebbe giudicarlo per accertare se è colpevole o innocente? Il Premier la smetta con questa inutile, stucchevole pantomima: gli italiani non si lasceranno ingannare (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori - Congratulazioni).

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20 Gennaio 2010

Processo breve: il Paese dei barbari


Pubblico il video e il testo del mio discorso sulla dichiarazione di voto sul disegno di legge "Processo breve" presentato oggi al Senato e passato con 163 voti favorevoli, 130 contrari e 2 astenuti.

La battaglia si trasferisce alla Camera: oggi al Senato è il giorno della vergogna.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, l'Italia dei Valori annuncia un deciso no a questa sciagurata legge stessa. Senatori della maggioranza, rappresentanti del Governo: corruttori e corrotti, malversatori, autori di violenza o minaccia a pubblici ufficiali, autori di turbative d'asta, calunniatori, favoreggiatori, istigatori, contraffattori e diffusori di sostanze nocive, falsificatori, sequestratori, omicidi, violentatori, intercettatori abusivi di conversazioni telefoniche, ladri, ladri di appartamento, truffatori, ricettatori, vi ringraziano. (Applausi dai Gruppi PD e IdV).

Alcune decine di migliaia di delinquenti, anche recidivi e socialmente pericolosi, vengono graziati. Viene cancellato il processo. Viene cancellato il reato e potranno tornare all'opera. Oltre e molto di più di un indulto.

Con l'indulto si cancellava una parte della pena ad un condannato definitivo; con l'estinzione del processo si cancella il processo, si cancellano le condanne non definitive, anche se giunte in cassazione, anche se il giudice è nel momento di emettere la sentenza. È un'amnistia per reati puniti con la pena sino a 10 anni. Mai accaduta una cosa del genere!

Decine di migliaia di vittime vengono beffate dallo Stato. Dopo aver cercato giustizia per anni, le vittime avranno dallo Stato la porta sbattuta in faccia. Aiuterete invece i delinquenti, aiuterete coloro che rendono insicuro il nostro Paese, aiuterete coloro che hanno commesso torti a tante vittime. Dite di fare ciò nel nome della civiltà e nel rispetto di tempi certi del processo penale. Le vostre cattive coscienze hanno un disperato bisogno di un alibi per ingannare voi stessi e i cittadini. Basta con la patetica ipocrisia.

Per far durare meno i processi ci vogliono norme per aggiustare la macchina del processo. Vi siete rifiutati di farlo, vi siete rifiutati di considerare tutte le nostre proposte di legge che dormono in Commissione. Avete detto no a tutti gli emendamenti necessari per contenere l'affanno della giustizia. Voi non volete migliorare la giustizia, non avete questo interesse, non vi interessa la giustizia. Invocate l'Europa e fate una legge che l'Europa non conosce. Voi volete la morte di 100.000 processi per salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi e affrancarlo dalle sue responsabilità criminose. Voi stupirete l'Europa e il mondo.

Per fare ciò farete un danno enorme al Paese e ai cittadini. Fate pagare un costo senza precedenti; fate una norma che non esiste in nessuna parte del mondo. Applicate ai processi in corso una tempistica che incide sull'attività processuale già esaurita, norma processuale retroattiva per fatti non da compiere ma per fatti già compiuti. L'Italia, detta culla del diritto, rinnega il diritto, rinnega princìpi millenari, diventa un Paese con leggi, nell'accezione storica, barbare.

Vi siete chiesti la ragione per cui il Consiglio superiore della magistratura, il Consiglio nazionale forense, le camere penali e l'Associazione nazionale magistrati sono contro questa legge? È questa la settima legge ad personam. Dopo la limitazione delle rogatorie internazionali, la depenalizzazione del falso in bilancio, il legittimo sospetto, il dimezzamento dei termini di prescrizione del reato, il lodo Schifani e il lodo Alfano, ecco la settima legge per salvare un accusato di gravi ed infamanti delitti. Su di essi si erge però il più grave dei delitti, quello di sottomettere le istituzioni ai propri interessi, con il Parlamento smarrito ed asservito.

Ci disgusta l'insensibilità alla morale, all'etica, alla giustizia. Avete smarrito l'idea del bene comune e non sapete più cosa significhi l'interesse collettivo e il buon governo per il Paese. La vostra visione crepuscolare dei diritti si accompagna al decadimento della morale, alla sovversione dei valori, alla protezione del male. Arriverà la fine del crepuscolo e l'Italia e gli italiani si vergogneranno di questa deriva nefasta.

Il mondo guarderà e leggerà le leggi del nostro Paese e capirà come la democrazia possa essere ridotta ad un involucro, svuotata dal suo interno. Vi assumerete la responsabilità e la paternità del tarlo della democrazia, del diritto, della giustizia.

Molti di voi della maggioranza lo confidano: hanno consapevolezza che questa è la peggiore legge che si potesse fare. Molti di voi della maggioranza, e lo confidano, dicono che fra qualche mese bisognerà cancellare questa legge. Non si recupererà, però, l'immenso danno provocato.

E farete anche finta di indignarvi per le nostre accuse e rivendicherete la bestemmia della pretesa profondità garantista delle vostre leggi. Alzerete i toni, strepiterete, ma solo per trovare l'alibi di cui avete bisogno. Ma sarà solo arroganza, ubriacatura di potere e basso impero.

Forse un giorno, ma in ritardo, chiederete scusa ai cittadini. Nella storia sarete una parentesi, simbolo del degrado, dell'asservimento ad una oligarchia e della democrazia ferita.

Ieri, in quest'Aula, mentre si citava il gravissimo fatto del programmato attentato distruttivo ordito contro alcuni magistrati che combattono la mafia, una parte di quest'Assemblea ha irriso all'evocazione dei nomi delle possibili vittime. Ho provato vergogna. Sapevamo dei mafiosi che brindarono alla morte di Giovanni Falcone. (Applausi dai Gruppi IdV e PD). Sapevamo della felicità dei mafiosi in carcere e del boato di giubilo quando la radio diffuse la notizia della morte di Giovanni Falcone e poi di Paolo Borsellino. Eravamo a questo. Eravamo a questa torbida conoscenza. Oggi abbiamo qualcosa di altro: una parte dell'Aula del Senato, ieri, ha fatto un coretto di irrisione alla pronuncia del nome di Antonio Ingroia, di un magistrato che la mafia vuole uccidere e di cui organizza l'eliminazione fisica. (Applausi dai Gruppi IdV e PD).

L'Italia maltrattata dalla prepotenza, l'Italia del diritto calpestato troverà la forza e ritroverà la ragione. L'Italia dei Valori continuerà la sua battaglia a fianco degli italiani onesti, con i mezzi della sana democrazia, nel Parlamento e nel Paese, contro i ladri del diritto, della giustizia, dell'uguaglianza, della Costituzione, nel ricordo dei Padri costituenti e dei servitori dello Stato, caduti per la legge. (Applausi dai Gruppi IdV e PD. Congratulazioni).

Postato da Luigi Li Gotti in | Commenti (192) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

19 Gennaio 2010

Verso il congresso: portiamo avanti le nostre idee


Cari italiani di valore eccomi di nuovo a noi, c’è tanto da lavorare, da fare, ma il vostro sostegno rinnova le energie, i vostri post rinnovano le energie, la voglia di fare nella costruzione di un’Italia dei valori che veramente possa costruire un’alternativa da governo, è vero, Angelilla, ci sono dei post molesti, c’è qualcuno che utilizza la libertà che diamo sul nostro sito per parlare di altro e screditare, pazienza, non possiamo farci nulla, preferiamo continuare a essere trasparenti e lasciare che ognuno esprima il suo pensiero. Il nostro Statuto inoltre consente a tutte le persone oneste e perbene di aderire all’Italia dei Valori, Maria Carmen si accontenta di questo, dice: sono sufficienti le persone oneste e perbene, anche Giuseppe Mazzei dice questo, ma bisogna essere un po’ più severi nelle selezioni e nelle espulsioni di chi non è idoneo al nostro programma e la stessa cosa la dice Rita Clara che dice che alla fine è giusto portare le persone perbene e oneste, qualcuno però arriva per fare gli affari suoi, dicendo che potrebbero rivelarsi dannose al partito e a loro basterebbe indicare la porta di uscita, è vero, Rita Clara e è vero anche quello che dice Giuseppe Cavina, ricordandomi di dare una risposta che magari era un po’ lenta ad arrivare, ma credete, c’è tanto da fare e Giuseppe Cavina dice che non è sufficiente avere la fedina penale pulita, è vero Giuseppe, ma è un proprio passo, se tutti i partiti lo facessero al pari di Italia dei Valori, avremmo sicuramente nelle istituzioni persone migliori.
(Continua a leggere)


Il nostro "Bottino" pensiero


Riportiamo di seguito i comunicati stampa dell'Italia dei Valori sulla commemorazione del latitante Bettino Craxi.

Interventi

Antonio Di Pietro: "Oggi, mentre tutti fanno a gara per ricordare la figura dell’On. Craxi come un esempio dell’Italia che fu, noi dell’Italia dei Valori invece preferiamo ricordare la figura del giornalista Beppe Alfano. E preferiamo stare vicino alla sua famiglia, perché anch’egli è morto, ma non da latitante, bensì ammazzato perché denunciava coloro che commettevano i reati, invece che commetterli".

Antonio Borghesi (lettera a Napolitano): Signor Presidente della Repubblica,
mi permetto sommessamente di dissentire sui contenuti e sui toni della lettera che Ella, rappresentante di tutti gli italiani, ha ritenuto di inviare alla vedova dell’ex Presidente del Consiglio Bettino Craxi, nel decennale della sua morte in latitanza. In particolare là dove Ella sostiene che “Non può dunque venir sacrificata al solo discorso sulle responsabilità dell’on. Craxi sanzionate per via giudiziaria la considerazione complessiva della sua figura di leader politico, e di uomo di governo impegnato nella guida dell’Esecutivo e nella rappresentanza dell’Italia sul terreno delle relazioni internazionali. Il nostro Stato democratico non può consentirsi distorsioni e rimozioni del genere.”
(continua a leggere su www.antonioborghesi.it )

Luigi de Magistris: "Per un uomo politico e un leader di governo non c’è colpa peggiore di quella che lo vede macchiarsi di corruzione e clientele, che lo vede approfittare della sua posizione per abusare della ‘cosa pubblica’, arrivando a sottrarsi al giudizio della magistratura per concludere la sua vita in latitanza. Bettino Craxi è stato questo ed è un aspetto che azzera tutto il resto, gettando un’ombra negativa sulla sua persona politica che nessuna riabilitazione a posteriori può cancellare, perché sarebbe uno sfregio alla storia del nostro Paese e a chi crede ancora oggi nella legalità e nella giustizia, oltre che nella Politica".

Felice Belisario: "E' davvero una vergogna la beatificazione di un pregiudicato in una sede istituzionale. Sono davvero addolorato per quanto sta avvenendo in questi giorni e per il cattivo esempio che la classe politico-istituzionale sta dando ai nostri giovani esaltando la figura di un uomo controverso che la storia non ha ancora giudicato, mentre lo ha condannato la magistratura indipendente. Di cattivi maestri e di una informazione distorta l'Italia non ha proprio bisogno, né è consentito assolvere un latitante per assolvere un sistema politico degenerato ancora oggi e che cerca di cambiare le leggi facendo passare i ladri per guardie e le guardie per delinquenti. Siamo contro le ricostruzioni sommarie e unilaterali, ma affidiamo quella brutta pagina della storia italiana, che è seguita agli anni del terrorismo e alla morte di Aldo Moro, ad una riflessione profonda piuttosto che a un revisionismo sospetto. Per questo l'IdV ricorda che tra i padri della patria ci sono, tra gli altri, Einaudi, De Gasperi, Togliatti, Nenni, Moro e tra gli esempi di eroismo Falcone, Borsellino, Impastato, Alfano e tanti altri servitori dello Stato che sono morti per la nostra Italia".

Luigi de Magistris: "Oggi ci si inchina ad Hammamet per genuflettersi verso Arcore. Oggi, non a caso, ritornano nel berlusconismo in declino concetti, sostantivi, idee e stili di vita squisitamente craxiani: la magistratura politicizzata che cerca di delegittimare il potere, il presidenzialismo estremo a danni del Parlamento, la cultura cortigiana dello sfarzo gaudente del sovrano Quante analogie tra Hammamet ed Arcore. Riabilitare Craxi, tecnicamente un latitante che ha sfruttato la politica e il ruolo di uomo dello Stato per rimpinguare i suoi conti in Svizzera, significa giustificare il presente, senza capire il rischio che stiamo vivendo: quello di una democrazia minacciata e di una Costituzione a rischio da parte di un presidente del Consiglio allevato nel brodo primordiale di quel sistema chiamato craxismo che ha macchiato la storia del nostro Paese".

Sonia Alfano (lettera a Napolitano): "Gentile Presidente, l’8 gennaio scorso è stato il diciassettesimo anniversario dell’assassinio di mio padre, eseguito per mano della mafia a Barcellona Pozzo di Gotto. Quel giorno ho atteso fino all’ultimo una Sua parola di commemorazione, nella Sua veste di massimo rappresentante di quello Stato per la cui difesa mio padre ha dato la vita. Da Lei quel giorno è venuto solo silenzio, come negli anni passati, verso il ricordo di mio padre. Mio padre non é morto da latitante anzi, lui é stato condannato a morte perché i latitanti li faceva arrestare. Ieri Lei ha, viceversa, voluto pubblicamente ricordare al Paese (perfino sul sito web ufficiale della Presidenza della Repubblica), la figura dell’on. Bettino Craxi, morto dieci anni fa da pluripregiudicato e da latitante, in virtù di due sentenze definitive emesse in nome del popolo italiano. Lei ha detto che sull’ex presidente del Consiglioil peso della responsabilità per la corruzione del sistema politico “era caduto con durezza senza eguali. Sono parole di gravità inaudita, perché esse implicano o una pretesa ingiustizia di provvedimenti giurisdizionali irrevocabili, oppure conoscenza di altri responsabili di analoghi crimini sfuggiti alle maglie della giustizia. Mi chiedo, nel rispetto del Suo ruolo di garante della legalità costituzionale se quelle Sue parole non rechino un vulnus, nella forma, alla autorevolezza di procedimenti giudiziari sviluppatisi nel rispetto delle leggi del Paese e, nella sostanza, all’eguale considerazione di tutti i condannati, appartenenti alla casta politica o meno che essi siano. Proprio di questi tempi sono in essere aberranti tentativi di abbattimento dei principi costituzionali di legalità e di eguaglianza dei cittadini. Pur involontariamente, le Sue parole di oggi rischiano di rafforzarli.

Massimo Donadi (lettera a Napolitano): Caro Presidente,

rispettosamente, ma totalmente, dissento dal contenuto della lettera da Lei inviata ai familiari dell’on. Craxi.

Innanzitutto, perché constato che le sue parole non stanno servendo affatto ad una serena e più condivisa considerazione della figura di Craxi e di quel periodo della storia repubblicana ma, semplicemente, stanno dando un’insperata forza a quelle mille interessate voci che tentano oggi, unilateralmente e strumentalmente, di riscrivere la storia “a senso unico”. (continua a leggere su www.massimodonadi.it )


18 Gennaio 2010

Giulio Cavalli: la bellezza di un impegno


Pubblico la lettera di presentazione di Giulio Cavalli, candidato in Lombardia per le prossime regionali nelle liste dell'Italia dei Valori.

Testo della lettera

Perché candidarsi? Questa è la domanda che mi sono posto più e più volte. La domanda che ricorre e rincorre i miei sostenitori, amici e probabilmente anche chi mi è avverso. C’è un’altra domanda che richiede spazio, prima di dare la risposta: perché non candidarsi? Da molto tempo il concetto che riempie il mio quotidiano, il mio teatro, il mio indagare la contemporaneità e le sue storture lo definisco: la bellezza dell’impegno. Non un concetto teorico, o una frase ad uso della stampa, delle televisioni. La realtà non è un oggetto immutabile nelle sue perversioni, nel suo essere nemica dei deboli, nella sua natura ricattatoria sul lavoro, prevaricante quando è anche solo un posto su un autobus ad un anziano o a una donna incinta. La realtà non è mutevole, la cambiamo noi, per davvero. Attraverso gli strumenti della bellezza di cui ognuno di noi è portatore sano e attraverso l’operosità dell’impegno, cioè dell’alzarsi la mattina e non cedere mai il passo né alla disperazione né al qualunquismo né all’indifferenza. Odio gli indifferenti, amo le differenze. Diciamoci la verità: la politica è stata sottratta ai cuori delle persone. Non solo l’hanno sottratta ma abbrutita a tal punto da renderla un campo fangoso. Chi vuole attraversarla non può che sporcarsi. No grazie. Questa si chiama rassegnazione. La politica è il mezzo con cui si può creare un cambiamento reale e profondo. La politica è la possibilità di elevare la qualità di vita di tutti, è la possibilità di creare una solidarietà che non compare solo per le emergenze, ma è costante, come l’avvicendarsi delle stagioni. Può essere vista come impopolare la candidatura? Può essere vista come contaminazione o addirittura corrosione di una mia integrità artistica ed esistenziale? Bene, che lo sia. Perché il mio salire sul palco, il mio raccontare a voce alta le infiltrazioni della ndrangheta in Lombardia, il mio raccontare la strage di Linate o lo scempio della pedofilia già mi hanno posto nella condizione di essere sicuramente contaminato. Non voglio la comodità di una sedia, che sia quella del palco da dove posso ergermi a cantore del presente corrotto, o la sedia del politico che architetta alleanze e strategie a beneficio di pochi. Voglio essere presente sul palco della quotidianità, sul palco del tempo in cui vivo, sul palco della società civile che dice: basta. Perché un giorno non voglio trovarmi in platea a rimpiangere di non essermi alzato e aver partecipato. Non voglio pentirmi di aver soltanto applaudito alla mia vita perché ho fatto scelte equilibrate che mi hanno dato consenso e benevolenza. No, grazie. Ancora una volta. Coerentemente con la mia vita mi pongo ogni giorno scelte difficili, impopolari, ma seguo soltanto ciò che ho nel cuore e nella pancia, la volontà inestinguibile di essere presente, partecipe a me stesso e alla società di cui sono parte. Questa è la bellezza dell’impegno. Soltanto questo.

Giulio Cavalli

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17 Gennaio 2010

Un punto dell'economia: la riduzione delle tasse


Nelle scorse settimane il governo Berlusconi si è lanciato nella sua tipica politica di promesse. Ha promesso che avrebbe ridotto le aliquote da 5 a 2, passando ad una situazione con una da 22% e una del 33%. Nell'arco di pochi giorni abbiamo scoperto che, come al solito, si trattava di una promessa, e quindi ha fatto marcia indietro.

Non è la prima volta. Ad ottobre il governo aveva preannunciato, nel corso del convegno nazionale del consiglio dell'artigianato, che avrebbe abbolito l'Irap, una tasse che le piccole imprese odiano molto. Anche quella fu una promessa.

E' dal 1994 che Berlusconi promette di ridurre le tasse, riempiendo le città italiane con grandi manifesti con scritto “Meno tasse per tutti”. In realtà, nel 2009 la pressione fiscale è arrivata al suo massimo storico, parliamo del 44% del PIL.

Apprendiamo continuamente che aumentano i balzelli e le tasse, proprio oggi scopriamo che il governo ha appena introdotto una nuova tassa sui personal computer, sui decoder, sulle pen drive e su tutti gli strumenti digitali che possono servire per registrare musica e video. Le tasse non stanno diminuendo, semmai stanno aumentando.

La domanda che possiamo porci è: è possibile immaginare di tagliare le tasse senza ridurre la spesa pubblica? Va ricordato che il governo Berlusconi è stato capace di far aumentare il debito pubblico italiano di dieci punti percentuali, nell'ultimo anno, passando dal 105% del PIL al 115% nel 2009.

I signori del governo lanciano promesse su ridurre le tasse senza spiegare come avrebbero voluto finanziare questa riduzione. Parliamo di una cifra complessiva dell'ordine di 20-25 miliardi di euro, una cifra enorme. La domanda vera è: come si potrebbe immaginare di fare una riforma del genere senza ridurre la spesa pubblica? Se non si facesse tramite una riduzione della spesa pubblica la situazione sarebbe quella di un ulteriore aumento, in via permanente, del debito pubblico, rischiando di portare il Paese verso la bancarotta finanziaria, cioè preannunciare uno scenario simile a quello dell'Argentina.

Forse in questo momento non è indispensabile immaginare una riforma delle aliquote nella direzione annunciata da Berlusconi. La vera emergenza è quella di accrescere il potere d'acquisto per le famiglie più povere. Gli interventi che sarebbero necessari in questo momento dovrebbero essere orientati a ridurre le tasse solo per le famiglie più povere.

La seconda emergenza, sulla quale abbiamo richiamato l'attenzione varie volte, è quella di consentire a tutti i lavoratori e i giovani senza lavoro di avere un indennità di disoccupazione adeguata, mettendo tutti su un piano di parità di fronte alla crisi in corso, una riforma degli ammortizzatori sociali.

Queste sono le priorità per l'Italia dei Valori. Il resto sono favole e promesse da parte di un governo che oramai ha una credibilità pari a zero.


16 Gennaio 2010

Influenza: spreco di denaro pubblico


In Italia, in questi mesi, è stato vero e proprio panico da H1N1. Colpi di tosse che hanno generato sospetti tra pendolari, passanti, semplici vicini d’ascensore. Psicosi da contagio. Detergenti, igienizzanti, salviettine multiuso si sono diffusi sempre più capillarmente tra la popolazione del nostro Paese. La comunicazione di massa ha indubbiamente aggravato i toni. Il Governo ha sempre fornito dati contrastanti e spesso contraddittori. E la paura è dilagata. Forse inutilmente, visto che la gravità di questa influenza è stata di fatto minore rispetto alla classica influenza stagionale (i dati diffusi dal Ministero sostengono che presenta un tasso di mortalità dello 0,03 per mille, mentre quello dell’influenza stagionale si attesta intorno all’1 per mille), ma comprensibilmente, considerato che le morti attribuibili alla “pandemia” venivano battute minuto per minuto dalle agenzie.

E allora il Paese si è spaccato in due: pro o contro il vaccino. Il vaccino, già… questo ormai famigerato medicinale contro l’influenza suina le cui dosi sembrano non bastare mai e soprattutto verso il quale le posizioni dei medici sono state e restano spesso discordanti.

Ma quanto è veramente efficace questo vaccino? Quali reali garanzie ci sono per chi ne fa uso? Quali i possibili effetti collaterali? Perché chiedere – per la prima volta - il consenso informato a chi decide di utilizzarlo? A tutte queste domande il Ministro della Salute non ha ancora dato una risposta chiara. Probabilmente perché una risposta univoca non c’è - la sperimentazione sul vaccino non è mai stata completata - o forse perché, per rispondere a queste domande si dovrebbe anche scendere nei dettagli dei rapporti con le case farmaceutiche che questo vaccino lo lavorano e lo producono.

E’ spontaneo, a questo punto, insinuare dei dubbi su quanti e quali siano gli interessi economici delle case farmaceutiche che entrano in gioco in questa “corsa al vaccino”. Gli stessi dubbi che staranno dilagando tra i cittadini del resto d’Europa, considerando che Francia e Germania si stanno accingendo a vendere le loro dosi di vaccino in eccesso ai Paesi che ne hanno bisogno ed anche l’Olanda, l’Inghilterra e la Svizzera sono su questa linea. Perché tutte queste dosi inutilizzate? Molto probabilmente non erano necessarie. E allora credo ce ne sia abbastanza per avviare un’inchiesta parlamentare a livello europeo volta a chiarire quale sia stato l’influsso delle case farmaceutiche che si sono arricchite, sui ricercatori e sui governi di tutto il mondo, per quello che si è rivelato solo un inutile spreco di denaro pubblico.

Clicca qui per leggere il mio question time.


15 Gennaio 2010

Concorsi pubblici: vincitori bloccati dal governo


Il Governo Berlusconi "aiuta" i giovani a entrare nel mondo lavorativo? Sì, bloccando le assunzioni a cui hanno diritto per aver vinto concorsi pubblici (art 17 del decreto legge 1° luglio 2009, n.78 convertito in legge 3 agosto 2009, n.102). Nonostante il via libera della Corte dei Conti.

In questo video, abbiamo raccolto una loro testimonianza dopo che li ho incontrati. (Continuiamo a fare ciò che l'informazione di regime tiene nascosto per non rivelare verità scomode). Dall'intervista emerge uno spaccato triste che interessa un numero considerevole di tanti altri ragazzi. Essi vivono una situazione di profondo abbandono da parte delle Istituzioni. Le stesse Istituzioni che dovrebbero dare loro speranze per un futuro migliore.

Giovani che hanno il solo torto di aver creduto nella serietà dello Stato partecipando, senza raccomandazioni o trucchi da saltimbanchi della meritocrazia, ad una "competizione" pubblica per un posto di lavoro. Sacrifici di tanti anni di studio spazzati via da un Governo che nega i diritti e alimenta il mercato della "immeritocrazia" ad appannaggio esclusivo di veline ed escort.

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14 Gennaio 2010

Minzolini: giornalismo alla Voce del Padrone


Ci mancava la beatificazione in diretta tv per Bettino Craxi, ma adesso è arrivata grazie a Minzolini e al suo editoriale serale. Siamo proprio alla definitiva occupazione mediatica per scopi piduistici.

Ancora una volta l'ineffabile direttore del TG1 ci ha ammannito una pagina di autentico giornalismo alla Voce del Padrone, arrivando a paragonare l'ex segretario del Psi, condannato, a personaggi che hanno segnato in positivo la storia del secolo scorso, come Papa Woytila. Il tutto per poter attaccare nuovamente la magistratura, rea di compiere il proprio dovere, e quanti tra i magistrati hanno intrapreso la carriera politica. Il motivo è chiaro: poiché Berlusconi è il frutto avvelenato di Craxi, rivalutare quest'ultimo ha uno scopo preciso a favore del premier.

A questo punto chiediamo al direttore generale della RAI di mettere a disposizione di un vero giornalista indipendente, sul TG1, lo stesso spazio di Minzolini così da riequilibrare la inverosimile faziosità del suo direttore.


13 Gennaio 2010

Giustizia e fisco: promesse da marinaio


Non riesco a non indignarmi del fatto che ogni volta che Berlusconi promette una riforma per il bene del Paese poi la ritira, mentre quando la legge serve ai suoi interessi, va invece avanti come un bulldozer. Il premier aveva promesso una riduzione delle aliquote Irpef, vale a dire una sostanziosa riduzione delle tasse per i lavoratori dipendenti. Come fa di solito, oggi ha smentito se stesso e dichiarando che per ora non se ne fa nulla “per colpa della crisi”.

A chi ha buona memoria non sfugge che analoga promessa era stata fatta per la prima volta nel 1994, vale a dire 16 anni fa e che da allora il premier ha governato per 9 anni ma non ha mai trovato né il tempo né i soldi per portarla a compimento. Nel frattempo, in questi nove anni da presidente del consiglio, ha messo mano a una serie di leggi ad personam che gli hanno consentito da un lato di evitare i processi a cui da buon cittadino non doveva sottrarsi, dall’altro di aumentare le entrate sue e dei suoi familiari. Così, mentre da una parte ritira l’annunciata riforma fiscale, sulla quale l’Italia dei Valori si era detta disponibile al confronto, con relativa promessa di riduzione delle tasse, dall’altra continua ad occupare il Parlamento con leggi che lo aiuteranno a non essere processato. Alla Camera infatti si discute di legittimo impedimento, mentre il Senato è occupato con il cosiddetto processo breve.

Proprio questa mattina ero riuscito, insieme agli altri capigruppo dell’opposizione, a convincere il presidente Schifani a rimandare il provvedimento in commissione Giustizia per un esame approfondito degli emendamenti del relatore, nella speranza che qualche miglioramento sarebbe stato apportato, anche se restiamo convinti della incostituzionalità diffusa del testo presentato da Governo e maggioranza.

Invece il nostro capogruppo in quella commissione, Luigi Li Gotti, non ha potuto far altro che abbandonare i lavori perché in quella sede non era in programma alcun approfondimento, non era possibile presentare e votare subemendamenti; insomma il ritorno in commissione serviva solo a dare un contentino del tutto inutile all’opposizione.

Nel pomeriggio il provvedimento è approdato in aula dove vi resterà fino a mercoledì prossimo. E proprio mercoledì alle 12, sulle dichiarazioni finali di voto, ho chiesto e ottenuto la diretta Rai così i cittadini potranno capire davvero chi lavora per il bene del Paese e chi pensa ai propri squallidi interessi.

Stiamo entrando in un tunnel pericolosissimo; François-Marie Arouet, meglio conosciuto come Voltaire, ritiene che il sentimento di giustizia sia talmente avvertito nell’uomo da sembrare indipendente da singole leggi, convinzioni politiche o religiose. Evidentemente la maggioranza intende infrangere questo principio naturale solo per porre rimedio ai problemi giudiziari del Presidente del Consiglio.

Così come confezionato da Governo e maggioranza, questo processo breve, o meglio, ammazza processi, invece di garantire uno snellimento delle procedure processuali, appare sempre di più come un’amnistia per i colletti bianchi e tutto questo è ancora più grave perché, date le premesse, compromette la possibilità di un serio confronto sulle riforme, ammesso che queste interessino davvero a Berlusconi e alla sua maggioranza.

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12 Gennaio 2010

Cavalli: non ci sto a fare la vittima


La squadra per la Lombardia e' oramai pronta. l'Italia dei Valori aprira' le proprie liste alla societa' civile, come ha già fatto alle elezioni europee, per coinvolgere persone che, come Cavalli, hanno dimostrato in questi anni di poter risvegliare con il proprio lavoro la coscienza civile.

Cavalli ha deciso di scendere in campo al nostro fianco per scardinare un governo di affaristi radicato anche in Lombardia dove il sultanato Formigoni ormai ha ridotto gli spazi di gestione reale della cosa pubblica ad un affare di lobby.

Testo dell'intervento di Giulio Cavalli

In questo momento faccio una di quelle scelte più impopolari. Se avessi dietro di me una grande azienda di strategia di marketing mi avrebbe sicuramente sconsigliato di fare questo passo.
Ho pensato che l'impegno politico potesse essere uno dei “lati” del mio lavoro. Sembra che gli accorati segnali che mandavamo dal palco fossero abbastanza sterili, allora abbiamo pensato a quella che fondamentalmente dovrebbe essere l'attività per eccellenza, la Politica con la “P” maiuscola.
Qual è stata la molla? Il grande piacere e la grande soddisfazione di prendersi delle responsabilità, di non rimanere nel ruolo di vittima che in questo Paese sembra essere assegnata a chiunque viva in situazioni come la mia, con la scorta e quant'altro, ma farmene carico senza scavalcarla.
Perché l'Italia dei Valori? Innanzitutto perché l'Italia dei Valori me lo ha chiesto, ed è già un buon motivo. Poi perché in questo partito ci sono persone come Luigi de Magistris e Sonia Alfano, con cui condivido i modi e i contenuti già da tempo, perché i 10 punti del programma dell'Italia dei Valori sono quelli di qualsiasi cittadino responsabile, e sono punti in cui mi riconosco.
Il mio primo obiettivo è quello di raccontare la realtà. Finché non c'è la conoscenza del reale, e quindi cercare di svestirlo da questa grossa bugia che si racconta della Lombardia, quando questa è una regione che dello sviluppo del lavoro e dell'onestà ne ha fatto una delle caratteristiche fondanti. Bisogna provare a capire che queste sono le caratteristiche che permetterebbero a questa regione di fare una battaglia concreta contro chiunque voglia utilizzarla in modo criminale.
Il mio non è un cambiamento di programma, ma un allargamento di impegno. La coerenza dell'impegno a livello politico cosi come a livello teatrale è la stessa.
Continuerò a fare teatro. Abbiamo uno spettacolo in cantiere su un Senatore prescritto perché non ne vada prescritta la memoria.

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11 Gennaio 2010

La favola delle aliquote


L'ennesima balla elettorale. L'ennesimo spot 'ad effetto' architettato dai 'Gianni e Pinotto' della politica italiana: Tremonti-Berlusconi.

Sto parlando della riforma del fisco proposta dal ministro del Tesoro. Ma andiamo a vedere nel dettaglio l’idea di Tremonti. Sul tavolo del confronto politico c’è la riduzione delle aliquote Irpef da tre a due (23 per cento fino a 100 mila euro e 33 per cento oltre i 100 mila euro) che costerebbe alle casse dello stato 20-25 miliardi di euro. Vorrei partire dal fatto che i 20-25 miliardi di euro non ci sono e Tremonti si guarda bene dal dire dove intende andare a pescarli. Già questo la dice lunga su quanto poco di serio ci sia in questa proposta. Ma passi. Quello che è più grave è il fatto che questa è una pessima idea.

La nostra Costituzione, infatti, prevede la progressività dell’imposizione fiscale: chi guadagna di più, per un principio di equità sociale, deve pagare più tasse. Con questa riforma, invece, si va in direzione totalmente opposta, molto di più di quanto non appaia dal semplice passaggio da tre a due aliquote. La realtà è che si passerebbe di fatto ad un'unica aliquota se si pensa che il 99 per cento dei contribuenti italiani dichiara redditi fino a 100 mila euro, per cui l’aliquota del 33 per cento si applicherebbe soltanto ad una ristrettissima minoranza. In soldoni significa che il pensionato o l’operaio pagherà allo Stato, in percentuale, le stesse tasse di un imprenditore o di un avvocato.

Tutto questo non farebbe altro che aumentare iniquità e le ingiustizie sociali, che già vedono il nostro paese svettare al sesto posto al mondo per la crescita delle disuguaglianze, superato solo da Messico, Turchia, Portogallo, Usa, e Polonia.

Per questa ragione noi presenteremo una proposta completamente diversa che ha, invece, l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze sociali nel nostro paese e di attuare un grande trasferimento di fiscalità dal lavoro (sia dipendente che d’impresa) alle rendite e alle speculazioni.

Per questo proponiamo da un lato un’imposta di solidarietà sociale, sul modello francese che vada a colpire i grandi patrimoni e le grandi rendite e, dall’altro, di raddoppiare l’imposta sulle speculazioni finanziarie passando dall’attuale 12,5 al 25 per cento. Tutti i proventi di queste imposte dovrebbero essere utilizzati per un’unica grande azione di riduzione del costo fiscale sul lavoro, ottenendo il doppio risultato di aumentare il netto in busta paga per lavoratori e pensionati e facilitare la ripresa del mercato del lavoro rendendo le assunzioni meno onerose per le imprese.

Due proposte che noi mettiamo sul tavolo del confronto. Due idee chiare e semplici contro la demagogia ormai surreale dei Gianni e Pinotto all’italiana che da quindici anni campano sullo slogan ‘meno tasse per tutti’ e invece di anno in anno propinano agli italiani specchietti per le allodole ogni volta che si avvicina una scadenza elettorale.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (142) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

10 Gennaio 2010

Un punto dell'economia: il punto sul 2009


Il 2009 è stato per l'economia italiana, e non solo, l'anno peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. Il Prodotto interno lordo è diminuito del 5%, a novembre il tasso di disoccupazione ha raggiunto l'8,3%, il dato più alto da aprile 2004. Il tasso di occupazione e' sceso al 57% e il numero di persone senza lavoro ha superato la quota dei due milioni, per la prima volta dal 2004. In un anno la disoccupazione e' cresciuta del 18%, si tratta di 313 mila persone in più senza lavoro rispetto all'anno precedente. La cassa integrazione guadagni è quadruplicata nel 2009, un anno orribile per l'economia italiana.

La cosa più preoccupante è che questo anno terribile, legato alla crisi internazionale, si inserisce in realtà in un andamento molto preoccupante che l'economia italiana sperimenta da tanti anni. L'Italia si sta impoverendo rispetto agli altri Paesi, se poniamo pari a 100 il Prodotto interno lordo pro capite medio dell'Unione europea, a 27 paesi, scopriamo che nel 2001 il Pil pro capite italiano era 100,17, cioè eravamo più ricchi rispetto alla media. Nel 2006 eravamo scesi al 100,3 e nel 2008 siamo scesi al 99,5, ossia siamo più poveri rispetto alla media dei Paesi europei. Nel 2009 il Pil pro capite italiano è sceso ulteriormente al 98,8.

Stiamo diventando progressivamente più poveri rispetto al resto dell'Europa. Varie ricerche dimostrano che da oltre 20 anni siamo uno dei paesi avanzati dove più forti sono le diseguaglianze nella distribuzione del reddito e della ricchezza, e siamo uno dei paesi nel quale è maggiormente presente la povertà. Questa diseguaglianza crescente dell'Italia tende a persistere da una generazione all'altra, facendo in modo che il destino dei figli sia in gran parte dipendente dal destino dei genitori. In altre parole, si è fermato il meccanismo della mobilità sociale: i poveri tendono a restare poveri e i ricchi tendono a restare ricchi, e la distanza tra i due è sempre più marcata.

A fronte di una crisi cosi grande come quella del 2009, la peggiore del dopoguerra, e di una situazione economica più preoccupanti in Italia, il governo Berlusconi è rimasto sostanzialmente fermo. La manovra di bilancio dello scorso anno è stata molto limitata, una delle manovre più timide tra i paesi avanzati colpiti dalla crisi economica.
Nonostante siamo stati tra i paesi in difficoltà, il governo Berlusconi non ha messo una manovra adeguata per far fronte alla crisi, e questo spiega perché va male l'occupazione, aumentano i disoccupati e c'è un insicurezza crescente tra i lavoratori e i giovani, che sono tra le categorie più colpite perché usufruiscono di minori tutele rispetto alle generazioni più anziane.

Il paradosso italiano è che nonostante la manovra di bilancio fosse molto limitata il debito pubblico italiano è cresciuto di 10 punti percentuali dal 2008 al 2009, questo perché la spesa corrente dello Stato italiano è continuata a crescere. Il governo non è stato virtuoso, non ha rinunciato a fare una manovra di sviluppo per concentrarsi sul risanamento dei conti pubblici.
Non solo la politica fiscale non è stata adeguata alla crisi che sperimentavamo, ma non è stato fatto nulla negli altri campi: non si è parlato di riforme strutturali, non si è fatto alcun intervento che consentisse all'economia italiana che consentisse all'economia italiana di affrontare la situazione post crisi in una situazione migliore.

In queste settimane si sente parlare della necessità di fare riforme, ma il nostro timore è che le riforme che interessino al governo siano quelle che interessano la persona del Capo del governo, cioè le riforme della giustizia e non quella del benessere dei cittadini.
Noi pensiamo che sarebbe stato necessario avere il coraggio di affrontare già nel 2009, nel pieno della crisi, alcune questioni fondamentali. La prima è quella della riforma degli ammortizzatori sociali, era il momento di porre mano ad un sistema che potesse tutelare tutti i lavoratori, a prescindere dall'età, dal settore di impiego e dalla dimensione dell'impresa, per poter affrontare le situazioni di mancanza di lavoro con degli ammortizzatori sociali di carattere universale. Questa era una delle emergenze da affrontare.

Un altra questione importante è quella di ragionare fin da ora sulla necessità di una riduzione della spesa pubblica corrente. Bisognava mettere in cantiere delle riforme che incidessero sulla spesa pubblica corrente e abbassare le tasse, sia sul lavoro che sulle imprese.
Come terzo elemento, che noi pensiamo sia importante, bisogna riaprire una stagione di liberalizzazioni. Tornare ad aprire i settori chiusi alla concorrenza, per permettere ai giovani che vogliono aprire un'attività senza troppi ostacoli. La concorrenza è uno dei meccanismo che può consentire all'Italia di ritornare a crescere.

Se fossimo al governo faremo almeno queste tre cose per consentire al Paese di tornare a crescere. Dubitiamo che il governo Berlusconi abbia intenzione di porre mano a questo tipo di riforme.


9 Gennaio 2010

Spetta al Congresso modificare lo Statuto


Chiunque prendesse visione dell’ultima versione dello Statuto nazionale di Idv, recentemente messa a disposizione sul sito nazionale, si renderebbe subito conto di una evidente anomalia e cioè la mancanza di norme, di solito presenti in tutti gli statuti, tese a regolamentare le modifiche statutarie.

In realtà leggendo con attenzione si scopre che, all’art. 10, che disciplina l’Ufficio di Presidenza, si prevede che tra i compiti ad esso assegnati vi sia che esso “modifica e integra il presente Statuto”. Trovo che siffatta disciplina contrasti con un principio elementare: lo Statuto, che è il massimo strumento di regolazione della organizzazione e della vita interna di una associazione (ed un partito è una associazione) non può che essere modificato dal suo massimo organismo, che è appunto l’Assemblea Generale dei soci, cioè il Congresso nazionale. E’ una anomalia, alla quale è difficile dare giustificazioni solide, poiché demandare tale funzione ad un organo del partito, tra l’altro non elettivo, come l’Ufficio di Presidenza, si presta ad interventi dettati da motivi contingenti, mentre uno Statuto dovrebbe essere modificato solo per ragioni che trovano larga condivisione tra gli associati. Tra l’altro questo meccanismo è già stato adottato due volte nell’ultimo anno per rilvere problematiche spicciole, a dimostrazione di quanto da me sostenuto.

Per questi motivi ho deciso di presentare al Congresso Nazionale del 5-6-7 febbraio 2010 la seguente mozione.

“Il partito, e per esso i suoi organismi dirigenti nazionali, ed in particolare l’Ufficio di Presidenza, che ne ha la competenza ai sensi dello statuto vigente, devono introdurre all’art. 7 la previsione della competenza del Congresso Nazionale per le modifiche statutarie togliendola all’Ufficio di Presidenza (art. 10). Devono inoltre introdurre un articolo 7 bis, che disciplini le procedure per le proposte di modifica, prevedendo le modalità di presentazione delle medesime (con sottoscrizione di non più di 150 delegati) e le maggioranze richieste per l’approvazione (non oltre i 2/3 del delegati).”

Chiunque voglia sottoscrivere la mozione potrà farlo inviando un messaggio in posta elettronica al seguente indirizzo di posta elettronica: opinioni@antonioborghesi.it

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (36) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

8 Gennaio 2010

La nostra proposta per Fiat Termini Imerese


L’Italia dei Valori lancia una proposta su Termini Imerese, che è una sfida al Governo nazionale e serve a creare un’impresa che stia sul mercato senza aiuti di Stato.

In questo modo dimostriamo come l’Italia dei Valori stia lavorando per un programma di governo alternativo. Non solo opposizione, quindi, ma anche capacità di analisi ed elaborazione di soluzioni per risolvere i problemi.

Questo percorso, se assunto, sarebbe una grandissima novità per tutto il Paese perché la soluzione passerebbe attraverso un concorso internazionale trasparente e limpido che fa prevalere la serietà del piano industriale alla vecchia storia dell’impresa assistita italiana.

Termini Imerese ha un significato importantissimo innanzitutto per il mezzogiorno ma vista la drammatica situazione dei suoi lavoratori, ha assunto oramai una valenza nazionale.

Per questa ragione, Italia dei Valori parteciperà attivamente allo sciopero nazionale di otto ore dei lavoratori del gruppo Fiat deciso ieri a Termini Imerese dall’assemblea dei sindacati generali dei metalmeccanici.

Postato da Maurizio Zipponi in | Commenti (93) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Donne: la pubblicita' non sia piu' un'offesa


Nel formulare a tutte/i voi i miei migliori auguri di buon anno, desidero ricordare l’ultimo atto parlamentare che ho depositato nel 2009. Si tratta di una interrogazione al Ministro delle Pari Opportunità circa la disparità di trattamento nel sistema pubblicitario – in particolare per quel che riguarda le affissioni e la cartellonistica - della donna rispetto all’uomo.

Grazie ad una segnalazione dell’UDI (Unione Donne Italiane) è emerso, infatti, che l’Italia, pur avendo sottoscritto due risoluzioni comunitarie nel 1997 e nel 2008, che invitano gli Stati ad adottare “tutte le misure adeguate per eliminare gli stereotipi sulla divisione dei ruoli fra i due sessi e le pratiche derivanti da una concezione fondata sull'idea della superiorità o inferiorità di un sesso rispetto all'altro”, risulta carente sull’adempimento di tali direttive. Le risoluzioni, nonché la CEDAW (Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne) sottoscritta dall’Italia nel 1980, indicano i numerosi danni che aluni messaggi pubblicitari, specie quelli in cui l’immagine è l’elemento dominante, comportano nei confronti della dignità del genere femminile.

Diversi comuni italiani, per fortuna, hanno adottato delle normative autonome e stanno ascoltando l’appello di tante donne del nostro Paese che chiedono maggiore rispetto da parte del mondo mediatico-pubblicitario. In Sicilia ad esempio i centri di Niscemi e Caltagirone hanno approvato delle delibere specifiche in materia di affissioni e il 25 novembre scorso anche Napoli ha adottato una delibera in tal senso: “Napoli città libera dalla pubblicità lesiva della dignità femminile”.

L’interrogazione che ho depositato il 23 dicembre 2009 è finalizzata ad impegnare il Governo e il Parlamento affinché finalmente si decida – con azioni concrete – di bandire definitivamente nel nostro Paese ogni forma di pubblicità lesiva nei confronti della dignità femminile. Attendiamo la risposta del Ministro Carfagna e poi continueremo la nostra azione affinché i diritti delle donne e la parità di trattamento siano alla base della nostra culturain tutti i campi!

Ancora auguri per un 2010 ricco di serenità, amore e giustizia sociale.

Postato da Antonio Palagiano in | Commenti (65) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

7 Gennaio 2010

No alla politica come professione


Quando, nel 2000, entrai in Italia dei Valori i temi della moralità nella vita pubblica e del cambiamento della classe politica stavano al primo posto, prima di qualunque altra considerazione e venivano continuamente declinati negli slogan della nostra campagna elettorale per le elezioni politiche del 2001.

Subito dopo quelle elezioni, quando assunsi l’incarico di “Coordinatore Nazionale dei Dipartimenti Tematici”, che furono allora da me costituiti insieme a Giorgio Calò, ci demmo, come primo compito, quello della stesura di un “Programma politico generale” di Italia dei Valori. Il lavoro impegnò per alcuni mesi, non senza discussioni anche aspre, un centinaio di persone, con svariate competenze di elevata qualità. Al termine dei lavori fu lincenziato un testo, che passò agli organi politici del partito, venne posto integralmente sul sito internet e rimase invariato fino alle elezioni politiche del 2008, con una revisione svolta nel 2006/2007. Riporto ciò era scritto nella premessa di quel programma:

“L’Italia dei Valori ritiene indispensabili alcune semplici regole che valgono sia all’interno del partito che al suo esterno, nel quadro generale della vita pubblica italiana.
Per eletti, nominati o designati negli enti e classe dirigente vogliamo
· incompatibilità tra le cariche di ministro e di parlamentare; di parlamentare europeo e parlamentare nazionale; di ministro e di professionista; di parlamentare, consigliere regionale e sindaco nei casi in cui si possa determinare conflitto di interesse
· in tutte le assemblee elettive, massimo di due legislature
· controllo delle spese elettorali anche in caso di elezioni europee, a cura dei revisori dei conti dei bilanci e dei revisori dei conti dei bilanci dei partiti per i parlamentari
· riduzione dei costi della politica e conseguente diminuzione del numero degli eletti e degli assessori; limitazione della possibilità di partecipare a più commissioni in cui sia previsto un gettone di presenza
· trasparenza delle nomine negli Enti, nelle Società a capitale pubblico, nelle Società a capitale misto; auditing pubblici di commissioni parlamentari e consiliari, integrate da tecnici, esamineranno i curricula dei candidati e proporranno una rosa di nomi nell’ambito dei quali gli organi esecutivi degli enti opereranno le scelte
· tetto massimo per stipendi e indennità dei presidenti e dei componenti dei consigli di amministrazione che non potranno superare quelli dei parlamentari
· ridefinizione del ruolo e del funzionamento delle Autorità e del rapporto con enti e società sottoposti al loro controllo
· vigilanza del Senato, in quanto Camera federale, sulle Autorità;
· revisione dei criteri di nomina e delega al Presidente della Repubblica;
· revisione degli stipendi dei Presidenti e dei componenti le Autorità che non potranno superare l'indennità dei Parlamentari;
· divieto di assunzione di parenti entro il terzo grado di parentela nelle Autorità e negli Enti e Società sottoposte al loro controllo nonché nelle Istituzioni e nelle Società private che hanno rapporti con le Autorità e viceversa.”

Il “NO” alla “politica come professione”, come ben ci si può immaginare, è di quelli particolarmente cruciali ed è tra quelli che, a mio giudizio, sono alla base di tanti consociativismi presenti nella poltica italiana. E’ così che si è in realtà formata quella che da tutti viene definita “la casta”. I privilegi della casta nascono proprio dalla trasformazione della “politica come servizio” in “politica come mestiere”. Per questo, noi di Italia dei Valori, crediamo che il cambiamento delle solite vecchie facce della politica passi attraverso una limitazione dei mandati parlamentari. Solo così si possono garantire i principi di meritocrazia e di cambiamento e fare si che colui che ricopre cariche politiche abbia prima dimostrato le sue capacità nella società civile, alla quale deve tornare dopo aver esercitato il mandato elettorale. Non deve esistere un principio che “la politica è professionalità”, poiché dopo sei mesi tutti possono apprendere i “meccanismi” di funzionamento del Parlamento e, in ogni caso, il vantaggio della nuova linfa è sempre preferibile a quello di una professionalità usurata.
Per questi motivi ho deciso di presentare al Congresso Nazionale del 5-6-7 febbraio 2010 la seguente mozione:

“Il partito, e per esso i suoi organismi dirigenti nazionali, devono dare attuazione al principio della “politica come servizio” e per tale ragione “nessuno, ad eccezione del Presidente del partito, che abbia già svolto il mandato parlamentare per più di due legislature, potrà essere candidato ad un terzo mandato. Il principio potrà non essere applicato nel caso in cui una legislatura si interrompa prima che sia trascorsa la metà della sua durata naturale. E’ indifferente il fatto che il mandato parlamentare sia stato svolto alla Camera o al Senato. La regola vale anche per il mandato di consigliere regionale e delle province autonome di Trento e Bolzano.”

Chiunque voglia sottoscrivere la mozione potrà farlo inviando un messaggio in posta elettronica al seguente indirizzo, dichiarando altresì se è delegato al congresso: opinioni@antonioborghesi.it

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6 Gennaio 2010

Verso il congresso: un nuovo progetto politico


Buon 2010 a tutti voi che ci seguite dall'unico mezzo trasparente e oggettivo di comunicazione, il Web.

Abbiamo lasciato alle spalle un 2009 travagliato per i cittadini italiani, travagliato perché i posti di lavoro, il precariato, la disoccupazione, la liberta' di informazione, una possibilita' di accedere alla cultura, e la possibilita' di avere un sistema sanitario funzionante ed efficiente sono stati messi al repentaglio.

Come Italia dei Valori ci ha portato un grande lavoro, ma siamo soddisfatti di aver trasmesso agli italiani che siamo un partito coerente, determinato a fare opposizione in maniera bipartisan, diventando fastidiosi, dei grilli parlanti per conto vostro.

Abbiamo iniziato una rubrica, “Verso il congresso”, il congresso dell'Italia dei Valori che si celebrera' il 5, 6 e 7 febbraio a Roma con oltre 3500 delegati, e devo dire che sono arrivate tante sollecitazioni da parte vostra. Grazie per averlo fatto sul programma e per averci dato dei suggerimenti anche dal punto di vista organizzativo.
Paolo ci scrive di assicurarci che a livello periferico siano coinvolti tutti gli iscritti. Sappiate che laddove non siate raggiunti da una comunicazione non e' per cattiva volonta' o perche' non vogliamo essere trasparenti, c'e' tanta gente che sta lavorando in maniera volontaria su tutto il territorio. Partecipate, e se avete un dubbio su quando verra' celebrata la vostra assemblea provinciale nell'area organizzazione del sito trovate tutti i riferimenti delle vostre provincie, se avete delle difficolta' contattate il regionale o il sottoscritto.

Roberto ci dice che il congresso delineerà per la prima volta una vera struttura del partito. Lo ringrazio, perché ha colto la vera volontà dell'Italia dei Valori, un partito che sta crescendo, un partito in movimento attento alle sollecitazioni dei propri aderenti, che si sta dando una struttura non al vecchio modo di fare politica con i tesseramenti selvaggi, con le correnti di potere finalizzate ai posti. Abbiamo aperto la base, abbiamo avuto il coraggio di aprirci alla societa' civile e a chi e' stato impegnato politicamente in passato e che vuole condividere con noi un percorso: la costruzione di un progetto politico.
Il nemico degli italiani e' un modello di governo berlusconiano. Berlusconi passera', ma rimarra' il danno, una mentalita' dove il furbo, il potente, quello che ha i soldi, quello che con i condoni e gli scudi fiscali riuscira' sempre a farla franca. Dobbiamo riuscire ad arrivare al 51% con questa coalizione del centrosinistra, dove ci stanno quelli che non hanno voce e le fasce sociali più deboli, e dobbiamo farlo con molta determinazione.

Non dobbiamo vedere le persone da dove arrivano. C'è stato uno sconquasso nel panorama della politica, molte persone per bene e oneste sono rimaste orfane di partito. Non ci importa di chi siano “ex”. Sono persone per bene e oneste? Benvenute, al pari delle tante persone che provengono dalla societa' civile e che non hanno più intenzione di delegare ad altri la gestione della politica.

Un progetto politico dell'Italia dei Valori chiaro e un percorso congressuale che si sta arricchendo sempre più di delegati, che gia' oggi sono arrivati a quasi 2000, un numero che continuera' a crescere.


5 Gennaio 2010

Pomigliano non si tocca


Ieri ho occupato l'Aula di Montecitorio. L'ho fatto perche' la politica e le istituzioni si devono mobilitare verso i lavoratori disoccupati e quelli che il lavoro non l'hanno mai avuto. Oggi la politica si trastulla con le bozze Violante, il Metodo Ghedini, i Lodi e le riforme costituzionali di cui ai cittadini, attanagliati dai gravissimi problemi di tutti i giorni, non frega nulla! Al contrario, a fronte di questa vera emergenza il governo che fa? Interviene immediatamente per assicurare due nuovi posto di lavoro: alla Santanche' chiamata appunto al Welfare e a Guido Viceconte chiamano ai Rapporti con il Parlamento. Ecco le risposte del governo al dramma della disoccupazione e del lavoro: 2 nuovi posti da sottosegretario!

Riporto il video e il testo della mia intervista di ieri, lunedi 4 gennaio.

Intervistatore: Onorevole Barbato, perché oggi ha occupato l’aula, quale è l’istanza che ha voluto porre all’attenzione del governo e del Parlamento?
Francesco Barbato: Ho voluto portare la disperazione, lo sdegno di migliaia di lavoratori che, in Campania, ogni giorno perdono un posto di lavoro. Sabato scorso sono stato davanti al Comune di Pomigliano D’Arco con i lavoratori della FIAT di Pomigliano. Il mercoledì precedente ero stato con loro in delegazione dal Prefetto di Napoli, il giorno precedente ancora ero stato con loro davanti allo stabilimento, la settimana prima qui sotto Palazzo Chigi a rappresentare le ragioni di 38 lavoratori che il 29 dicembre hanno ricevuto una lettera di benservito dalla FIAT, la quale, dopo quattro anni ininterrotti di lavoro, li ha licenziati e ha detto “ grazie e arrivederci”. Lavoratori che in questo periodo non conoscono un’infermeria, un certificato medico, che hanno portato lo stabilimento della FIAT di Pomigliano a essere uno stabilimento di eccellenza per efficienza e produttività e questa è la risposta che hanno avuto. L’hanno avuta soprattutto perché il governo Berlusconi nel 2008 non ha finanziato sufficientemente gli ammortizzatori sociali e, nel 2009, ha fatto arrivare con grande ritardo quel po’ di finanziamenti. Ma questi lavoratori non chiedono assistenzialismo, non chiedono elemosina, chiedono dignità, vogliono lavorare, sono padri di famiglia che la sera hanno vergogna di tornare a casa e guardare negli occhi i loro figli, che nei giorni scorsi mi hanno fatto respirare la loro disperazione, qualcuno di loro mi diceva “ mi lancio giù dal terrazzo del comune di Pomigliano D’arco”, perché non ce la fanno più, perché sanno benissimo che, se vengono lasciati in mezzo alla strada, troveranno un’unica alternativa: troveranno solo un altro datore di lavoro, la camorra, la criminalità organizzata, perché laggiù non c’è speranza e è questa la ragione per la quale nel mezzogiorno d’Italia non possiamo perdere neanche un posto di lavoro e è questa la ragione per cui stamattina ho promesso loro che sarei venuto in Parlamento, per portare qui a Roma, nelle sedi istituzionali, nel Parlamento, all’attenzione del governo la loro situazione drammatica e sono intervenuto in aula sostenendo non solo le loro ragioni, di questi 38 lavoratori che, dal 1 gennaio, non hanno più un futuro, non hanno più un lavoro, non hanno più un salario, ma delle tante aziende come il pastificio russo di Cicciano, la Cabl Auto di Mariglianella, lo stabilimento della birra Peroni di Milano, l’elenco non finisce mai, 2. 000 e oltre lavoratori hanno scritto al Capo dello Stato chiedendo che li aiutasse, perché per loro gennaio 2010 significa incertezza, significa non avere più uno stipendio, significa non poter più fare campare le loro famiglie. Per questa ragione ho detto che sono stufo di stare in Parlamento a sentire parlare della strada da intestare a Craxi o meno, di gossip, della Daddario, del metodo Ghedini o del patto Violante o del Lodo Alfano. Insomma, che me ne frega di questa roba?! Ai cittadini che cosa frega di questa roba?! Voglio interessarmi delle cose reali, dei problemi veri del Paese, delle questioni che davvero interessano ai cittadini, come quella di stamattina dei lavoratori della FIAT di Pomigliano D’Arco, questa è la loro maglietta, è il simbolo di questi lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro, questo è il simbolo di tutti i lavoratori che, in Italia, non hanno più un futuro, che in Italia non hanno più un lavoro! E’ per questa ragione che ho occupato stamattina il Parlamento, ho detto al Presidente che non sarei andato via, sarei rimasto al mio posto a sedere al posto di lavoro, perché da Deputato della Repubblica devo lavorare per i cittadini, voglio impegnarmi per trovare soluzioni ai loro problemi, voglio parlare di queste cose reali, di queste cose concrete: della FIAT di Pomigliano, della Inse di Milano, dei lavoratori di Termini Imerese che pure perderanno il lavoro, è questa la vera riforma di cui si deve interessare la politica! Perché la politica oggi pensa solo a trastullarsi, si dedica solo al chiacchiericcio, parole inutili, inconsistenti! Per questa ragione, mentre il Paese affonda, il Paese si sta sfasciando, nel mezzogiorno d’Italia crolla tutto a pezzi, ebbene questo governo ho l’impressione che stia facendo come sul Titanic, quando suonavano l’orchestrina mentre la nave affondava. Non vogliono neanche sentir parlare di queste ragioni, perciò ho occupato l’aula, per questa ragione sono rimasto lì a dare una scossa forte alla politica, per riportare la politica sulla strada maestra, sugli obiettivi veri che deve seguire la politica dei cittadini, una politica del fare, questa è la politica dell’Italia dei Valori, questa è la politica che, da Deputato della Repubblica, voglio sviluppare per i miei concittadini.

Intervistatore: Quale risposta ha avuto dall’esecutivo e anche a livello parlamentare?
Francesco Barbato: La prima risposta che possiamo leggere oggi sui giornali è che il governo Berlusconi, anziché salvaguardare e difendere i posti dei lavoratori, venerdì prossimo, nel prossimo Consiglio dei Ministri darà altri due posti: sì, due posti per due nuovi sottosegretari, questa è la risposta del governo Berlusconi! Dà altri due posti alla casta, dà altri due posti alla Santanché e a un altro uomo di Forza Italia da sistemare, sistema gli uomini al potere anziché difendere i posti di lavoro! Ma la mia scossa forte che ho dato oggi alla politica, il mio impegno concreto è servito per ottenere dal Presidente della Camera, di concerto con il Ministro per i Rapporti con il Parlamento, di mettere all’ordine del giorno della prima seduta utile dell’11 gennaio prossimo una mia mozione, che verrà discussa lunedì 11 e martedì 12, con la quale si troverà una soluzione e verranno salvaguardati i posti dei 38 lavoratori della FIAT di Pomigliano. E’ un segnale forte che voglio dare, un’inversione di tendenza, questa è la mia politica, la mission per il 2010 dell’Italia dei Valori, di difendere i posti di lavoro, di battersi per l’occupazione, di difendere chi sta perdendo il proprio lavoro o, addirittura, chi un lavoro non l’ha mai avuto. Ebbene, da lunedì 11 gennaio inizierà questo forte percorso che dobbiamo sostenere per dare delle risposte concrete ai cittadini, la risposta che stiamo dando ai lavoratori della FIAT di Pomigliano, a quei 38 lavoratori che, dal 31 dicembre, non hanno più un lavoro è il migliore modo per fare una politica per i cittadini.

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4 Gennaio 2010

Lettera a Bersani


Caro Bersani,
come sai, avevamo fissato un incontro per il prossimo 12 gennaio per discutere di elezioni regionali. Mi dispiace ma dobbiamo prima chiarire un punto fondamentale del nostro “stare insieme”: voi del Pd volete allearvi o no con l’Italia dei Valori per costruire una valida alternativa al Governo delle destre berlusconiane? Sia chiaro, noi lo vogliamo perché crediamo nel modello bipolare (e in tale modello noi ci collochiamo nel centrosinistra, a prescindere da Berlusconi) e perché non ci piace la politica del “doppio forno”, un po’ di qua un po’ di là, portata avanti da altre forze politiche al cui capezzale tutti i giorni voi del Pd vi prostrate.
A noi dell’IdV invece mal ci sopportate. Tutti i giorni ci trattate come appestati, utili solo per motivi elettorali ma poi da criminalizzare e denigrare con la stessa foga e supponenza dei vari Bondi, Cicchitto e prezzemolino Capezzone del PdL.
L’ultima goccia (che, se non ritrattata, rischia di rompere il vaso) è l’attacco che ci ha rivolto ieri il vicesegretario del Pd, Enrico Letta. Mi ero permesso di avvertire gli elettori del mio partito (attraverso il mio blog personale) del rischio che la democrazia corre nell’affidarsi all’attuale maggioranza parlamentare del centrodestra per fare le riforme e citavo, come esempio, il maldestro tentativo di un Ministro in carica (Brunetta) di voler modificare, in nome delle riforme, anche l’art. 1 della Costituzione (quello che garantisce il “diritto al lavoro”: come a dire che siccome nel nostro Paese non si trova lavoro tanto vale abrogarlo dalla Costituzione).
Per dare maggiore spessore al mio grido di allarme, ho anche segnalato che quelli del PdL stanno strumentalizzando le giuste parole del Capo dello Stato – ripeto: giuste, come ho già avuto modo di chiarire sin dal primo momento – per creare un clima di “complicità posticcia” fra maggioranza e opposizione. Il PdL, ribadisco, parla di riforme ma non pensa a quelle che servono al paese e agli italiani, bensì solo a quelle utili per uso personale (di Berlusconi, in testa, ma non solo).
Ho anche aggiunto – è vero e lo ripeto anche ora – che le parole dette a fin di bene dal Presidente Napolitano “forse sono state un po’ incaute, considerati gli interlocutori”. Esattamente così ho detto e non vedo proprio cosa ci sia di così offensivo nei confronti del Presidente della Repubblica in questa mia presa di posizione. Non ho criticato Napolitano come persona e nemmeno il suo discorso di buon senso, che anzi ho apprezzato. Ho solo fatto rilevare come purtroppo questa maggioranza ora ne approfitterà per strumentalizzare - come sempre ha fatto finora – le aperture di credito del Presidente della Repubblica nei confronti del Governo Berlusconi. Solo per questa ragione oggettiva, ho definito “forse incaute” (nel senso di speranze azzardate e mal riposte) le parole del Capo dello Stato. In un paese democratico non vedo proprio cosa ci sia di eversivo dall’esprimere le proprie idee, a meno che non si voglia sostenere che nel nostro Paese alle forze di opposizione non sia nemmeno più possibile parlare (manco fossimo in Iran!).
Mi sono apparse subito scontate le “critiche interessate” dei mestieranti del PdL (che non mi hanno fatto né caldo né freddo per quanto mi sono indifferenti) ma che l’amico Letta fecesse da grancassa, da sparring partner e da raccattapalle dei vari Cicchitto e Capezzone proprio no! Questo non me lo sarei proprio aspettato e non posso accettarlo.
Soprattutto noi dell’IdV non possiamo più aspettare il tuo silenzio, rispetto alle mille richieste che ti vengono da più parti, circa il ruolo e la costruzione della coalizione del centrosinistra che hai in mente. E’ una coalizione che vuoi realizzare o no anche con l’Italia dei Valori? O pensi che siamo buoni solo in occasione delle varie elezioni per poi continuare a trattarci come appestati? Davvero anche tu pensi che il tipo di opposizione che fa l’IdV al Governo – opposizione che noi intendiamo continuare a fare con parole chiare e in modo determinato e inequivocabile – aiuti Berlusconi? Se è così, ebbene sappi che noi dell’IdV siamo invece convinti che siano le continue accondiscendenze e i continui tentennamenti del vostro modo di fare opposizione (da signorini primi della classe che solo loro capiscono tutto) a creare sconcerto e incertezze nell’elettorato.
Luigi, mi appello alla tua intelligenza (e tu sai quanto io ti stimi sul piano personale): non cadere anche tu nel tranello di chi vuole a tutti i costi far passare l’Italia dei Valori come una forza estremista ed eversiva. E’ il disegno dettato da Berlusconi: l’isolamento e il massacro mediatico di una forza come l’Italia dei Valori perché ha scoperto e denunciato, sin dal primo giorno di questa legislatura, il gioco sporco di chi utilizza le istituzioni per tutelare gli interessi di una sola persona. E’ il disegno del centrodestra che - per potersi garantire la sempiterna permanenza al governo - vuole dividere l’opposizione, criminalizzando e denigrando la parte più agguerrita di essa, grazie ai potenti mezzi di informazione che possiede o con cui ha fatto comunella (mi riferisco soprattutto alla stampa di proprietà delle solite potenti caste economiche).
Luigi, non cadere anche tu nella provocazione di chi vuole dividere l’opposizione per continuare a imperare e soprattutto non cadere nel tranello di chi ti invita al tavolo del dialogo e poi, dopo che tu gli hai dato la mano, ti frega il braccio utilizzando quel tavolo solo per farsi i cavoli suoi. Non prestare il fianco - almeno tu che sei una persona concreta e con i piedi per terra – ai tanti soloni del tuo partito che ti invitano a duellare con Berlusconi con un fiore in mano quando quello usa la scimitarra. E ricordati che non è attaccando l’Italia dei Valori che sconfiggi Berlusconi ma solo alleandoti seriamente e strutturalmente con chi sta dalla parte dei cittadini e in difesa della Costituzione che puoi sperare di farcela.
Dopo – ma solo dopo che hai deciso cosa fare - fatti risentire che parliamo di elezioni regionali.
Ciao, spero a presto,


Antonio Di Pietro
Presidente Italia dei Valori

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Il dialogo delle bombe


Parlare per mezzo del tritolo, inviando un messaggio minaccioso alla magistratura e alle forze dell’ordine per ricordare loro quanto possa essere salato il prezzo da pagare quando si decide di mettere i bastoni fra le ruote al crimine organizzato. L’attentato alla Procura generale di Reggio Calabria non è purtroppo una novità per questa città divenuta da tempo teatro di attentati dinamitardi compiuti dalla ‘ndrangheta nei confronti delle Istituzioni democratiche. E’ accaduto infatti spesso, soprattutto negli ultimi anni, che l'attività inquirente calabrese si sia concentrata ad illuminare i rapporti illeciti tra politica e crimine organizzato, cercando di far luce su come gli interessi economici mafiosi siano stati favoriti da personaggi “deviati” dello Stato.

L’obiettivo è stato quello di colpire i boss in ciò che hanno di più caro: il patrimonio e gli interessi economici su cui le nuove mafie hanno costruito la loro forza, infiltrando lo Stato e l’economia, cercando di inghiottire i finanziamenti pubblici, conquistando gli appalti, corrompendo le amministrazioni. Ecco che di fronte a questa operazione di legalità, arriva l’ennesima risposta delle ‘ndrine, arriva la voce minacciosa del tritolo posizionato davanti ad un palazzo delle Istituzioni, davanti una Procura generale.

Si chiama strategia della tensione ed è il mezzo di comunicazione più diretto che la 'ndrangheta possiede per mettere il suo stop al tentativo di contrastarla, soprattutto nei suoi interessi economici. Le confische ai beni criminali anche al di fuori del territorio calabrese, l’individuazione delle varie forme di riciclaggio, la scoperta dell’infiltrazione nell’uso dei finanziamenti pubblici, gli arresti importanti degli ultimi mesi: è questo che la ‘ndrangheta vuole azzerare, inviando un messaggio non solo alla magistratura e alle forze dell’ordine, ma anche alla politica. Non tanto forse a quella che ancora resiste, operando nella limpidezza istituzionale e perseguendo il bene comune, ma a quella corrotta e corruttibile, che fa da sponda al crimine organizzato, che lo favorisce concedendo le risorse pubbliche e gli appalti. Quasi a ricordargli il patto occulto di fedeltà, i suoi doveri immorali verso il crimine. E perché no, anche al Governo. Lo stesso che a parole propaganda la lotta alle mafie e che tenta di attestarsi impropriamente meriti che sono solo dei magistrati e delle forze dell’ordine, ma poi introduce misure che sembrano dettate da Riina e Provenzano piuttosto che da ministri e sottosegretari: ronde, ddl intercettazioni, possibilità di vendere all’asta i beni sottratti dallo Stato alle mafie, sottoposizione del pm al Governo.

Di fronte a questo scenario, che vede realizzarsi di fatto un asse di interessi tra parte della politica ed il crimine organizzato, si deve mantenere alta la vigilanza democratica ed essere vicini a quelle donne e a quegli uomini delle Istituzioni impegnati per l'attuazione e la difesa della legalità, che pagano spesso il prezzo dell’isolamento e della delegittimazione da parte del loro stesso ambiente, perché rei di contrastare proprio quell’asse criminale e immorale che fa detonare anche la contraddizione dello Stato e dei suoi poteri. Sempre deve poi guidarci la consapevolezza che la lotta alle mafie è emergenza nazionale e internazionale e che la liberazione da questo cancro significherebbe non solo la conquista della libertà morale del Paese, ma anche una liberazione dell’economia dal gioco soffocante dei boss che la condizionano ai danni dello sviluppo collettivo.

Postato da Luigi de Magistris in | Commenti (76) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

3 Gennaio 2010

2010: avanti Craxi, aspettino i disoccupati


Per capire quanto sia opportunismo demagogico e vuota retorica l’offerta del governo di un tavolo istituzionale per affrontare riforme condivise, che pure servirebbero al paese, basta vedere quali materie sono state messe in calendario al Parlamento per i primi giorni del 2010: la legge sul legittimo impedimento, il lodo Alfano in versione legge costituzionale, la norma sul processo breve e, ultima meraviglia, la commemorazione del decennale della scomparsa di Bettino Craxi.
Il 19 gennaio, infatti, in Senato non si discuterà sulle misure economiche da attuare per risolvere i gravissimi problemi dei tanti cittadini che questo ultimo dell’anno hanno avuto poco da festeggiare. Ci sarà il silenzio totale sui precari senza contratto rinnovato, sulle fabbriche in agitazione per i licenziamenti, sulla disperazione sociale.

L’Aula del Senato sarà riempita, invece, di parole in onore a Bettino Craxi, ed è annunciata la presenza del Presidente del Consiglio Berlusconi, il quale, se non ha sentito l’obbligo di farsi vedere durante la finanziaria, ha invece pensato bene di comparire proprio in quest’occasione per inaugurare il suo “anno dell’amore”.
A 10 anni dalla morte di Craxi le iniziative proposte di riabilitazione della sua figura sono tante.
C’è la gita ad Hammamet per assistere alla prima visione del documentario-film su Craxi, “La mia vita è stata una corsa”, sponsorizzata dalla Fondazione Craxi. Quella stessa fondazione che ad agosto il ministro Bondi ha ritenuto più meritevole di ricevere i finanziamenti pubblici rispetto alle fondazioni dedicate a Ninni, Pertini, la Malfa e Di Vittorio. Quella stessa Fondazione che ha, fra i membri del Cda, Riccardo Pugnalin ex assistente del sen. Marcello Dell’Utri.

E poi c’è l’iniziativa del sindaco Moratti di intitolare una via a Milano allo “statista” socialista.
La proposta della Moratti si inserisce nel più ampio tentativo di riabilitazione condotto da una certa parte della politica che, da tempo ormai, gioca pericolosamente con la memoria collettiva.
Il fine ultimo di questo progetto è quello di assolvere coloro che hanno distrutto l’Italia ieri per far apparire “meno peggio” quelli che la stanno distruggendo oggi.

Perché se Mangano da mafioso diventa un eroe, allora chi vara provvedimenti a favore della criminalità organizzata, come lo scudo fiscale, non è poi troppo colpevole.
Perché se Craxi, da politico condannato definitivamente per corruzione e per finanziamenti illeciti, diventa un “innovativo” (Capezzone), un “patriota” (Boniver), o un esule martire, come si sbracciano a dire molti politici del Pdl, allora anche chi oggi è indagato per corruzione, e siede agli scranni più alti delle nostre istituzioni, appare uno stinco di santo.
I guai giudiziari del Premier, infatti, non vengono cancellati solo a forza di leggi ad personam, ma anche attraverso la promozione di una cultura di depenalizzazione e assoluzione omertosa dei reati presso la pubblica opinione.

Infatti, ragionano i sodali di Berlusconi, se a Craxi, che è stato condannato in via definitiva a 10 anni per corruzione e finanziamento illecito (5 anni e 6 mesi per le tangenti Eni-Sai; 4 anni e 6 mesi per quelle della Metropolitana milanese), senza contare tutti i processi estinti per morte del reo, e a cui sono stati accertati come minimo 150 miliardi di introiti illeciti, si intitola una Via di Milano, centro operativo del giro di finanziamenti illeciti da lui messo in piedi, come volete che appaia, agli occhi dei cittadini italiani, chi è “soltanto” indagato per corruzione in atti giudiziari all’interno del processo Mills e per una tangente di “soli” 600mila dollari?
Così si distrugge lo stato di diritto e la legalità: non solo stravolgendo la Costituzione che dovrebbe reggere il futuro dell’Italia, ma anche mortificando e mistificando la memoria del nostro passato.

Mi chiedo che cosa potranno dire coloro che vivono nella via che la Moratti sceglierà per il tributo a Craxi, quando i loro figli chiederanno chi era il signore che da il nome alla loro strada. Forse potranno rispondere semplicemente “un corruttore”, senza riuscire a spiegare perché lo stato abbia deciso di omaggiarlo. Non è solo un fatto toponomastico, ma anche antropologico.
Ecco perché l’Italia dei Valori si oppone alla scelta di intitolare una via a Craxi: perché rappresenta il simbolo di come si voglia trasformare Bettino in un esule, martire della magistratura, quando in realtà era un latitante fuggito in Tunisia per non dover scontare le sue pene. Perché con tale scelta si vuole affievolire il fatto che oggi il Premier, per non affrontare la giustizia, non deve neppure allontanarsi dall’Italia, in quanto gli basta di andare in Parlamento per farsi le leggi che lo rendono impunito.

Ed ecco perché l’Italia dei Valori invita anche tutti gli italiani a seguire il dibattito in diretta al Senato che si terrà il 19 gennaio prossimo, per capire fino a che punto questa maggioranza, questo governo e questo Presidente del Consiglio, si spingeranno in avanti per rendere eroi coloro che fecero affondare l’Italia nella corruzione.
Quella stessa corruzione che ancora oggi continua a soffocare la meritocrazia e il lavoro onesto, e che, insieme alle crisi internazionali, ha fatto passare a tanti italiani un brutto capodanno, senza tuttavia che i loro rappresentanti politici abbiano trovato il tempo di occuparsi dei bisogni veri, perché sono troppo impegnai a commemorare.

Postato da Stefano Pedica in | Commenti (129) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

2 Gennaio 2010

NUOVA IDV? LA STIAMO FACENDO


Rispondo a un articolo di Paolo Flores d’Arcais apparso su "Il Fatto Quotidiano" di martedì 29 Dicembre.

"Caro Paolo, ho letto e riletto la tua proposta di sciogliere il partito dell’Italia dei Valori, pubblicata giorni addietro su Il Fatto. Siccome credo nella tua buona fede e nelle tue nobili intenzioni, dico “proposta” e non provocazione, come a prima vista potrebbe apparire la tua richiesta di scioglimento dell’unico partito che fa vera opposizione al governo Berlusconi e l’unico gruppo parlamentare chiaro nel linguaggio e determinato nell’azione (meriti che, peraltro, ci riconosci anche tu). Sì, lo so, tu hai scarsa considerazione della dirigenza di Idv a livello territoriale. Non voglio nascondermi dietro un dito, so bene che qua e là nel territorio non sempre le persone selezionate o “innestate” si sono dimostrate all’altezza del ruolo, ma sfido chiunque a fare quello che ha fatto Idv in appena 10 anni di vita. Siamo nati nel 2001 ed oggi siamo la quarta forza politica presente nel Paese e nelle istituzioni. A differenza di altri partiti, Idv non è stato costruito per “scomposizione e ricomposizione” di precedenti partiti e preesistenti smaliziate classi dirigenti. Abbiamo dovuto imparare a fare politica “cammin facendo”, trovando come compagni di strada quel che il territorio (o meglio la cosiddetta “società civile”) ci offriva: nella maggior parte dei casi persone per bene mosse da autentica passione civile, in qualche caso “finti buoni” se non addirittura “buoni a nulla”. Questi ultimi, man mano che ci accorgiamo delle loro incapacità o cattive intenzioni, li stiamo accantonando. Anzi, ti dirò di più e ti prego di credermi sull’onore: molte delle critiche che girano in rete non sono affatto spontanee ma sono alimentate proprio da quelle stesse “piccole persone” che, dopo aver dimostrato la loro incapacità di lavorare per la causa comune, si lamentano perché non vengono più tenute in considerazione.

Questo non vuol dire che il partito deve restare così com’è. Tutt’altro! Proprio per questo stiamo facendo esattamente quel che tu proponi: fondare una forza politica nuova in grado di poter rappresentare in pochi anni il partito di riferimento di tutti quei cittadini che non vogliono più stare con gli occhi bendati e che si riconoscono appunto in modo integrale e radicale nei principi della nostra Costituzione, primi fra tutti i principi di uguaglianza e legalità.

VOGLIAMO quindi passare al più presto – e vogliamo farlo ora che abbiamo sufficiente credibilità e forza politica – ad una nuova fase in cui l’originaria Idv da “soggetto esclusivo” diventi promotrice di un nuovo “soggetto plurale”, aperto a tutte le persone per bene e di buona volontà. Anzi, tutto questo lo stiamo già facendo come dimostrano le recenti candidature alle elezioni politiche ed europee e come stanno dimostrando le candidature alle prossime elezioni regionali.

Stiamo lavorando per la costruzione di un “soggetto politico” in cui il partito “Italia dei Valori” - spersonalizzato nel tempo anche del mio nome – faccia da riferimento e catalizzatore per coloro che si avvicinano per la prima volta alla politica, ma anche per coloro che l’hanno già fatto e sono rimasti con le mani pulite. Sì, qui dobbiamo capirci: non tutti quelli che si definiscono “componenti della società civile” sono da prendere a modello (alcuni sono davvero impresentabili) e, viceversa, non tutti coloro che hanno già fatto politica sono da buttare (altrimenti faremmo un’ingenerosa di “tutt’erba un fascio” solo perché hanno militato in precedenti partiti).

PER FARE dell’Italia dei Valori il partito di riferimento – dell’opposizione oggi, dell’alternativa domani – abbiamo dato vita ad una seria “fase costituente” con l’obiettivo di avviare il nostro partito ad una completa spersonalizzazione dello stesso. Fase costituente che si svilupperà (anzi, si sta già sviluppando) attraverso regolari e partecipati congressi, come si usa in tutte le moderne democrazie. La procedura prevede due fasi: dapprima individuazione e coinvolgimento della “base elettorale del partito”, quindi i congressi (nazionale e territoriali), in cui – proprio come dici tu, Paolo – tutti i vertici andranno rinnovati (o – consentirai – confermati, se la “rinnovata base” li riterrà ancora degni di fiducia).

CHIUNQUE VOGLIA partecipare a questa fase congressuale può iscrivere il proprio nominativo nella nostra “anagrafe della base” entro la data delle prossime elezioni regionali (29 marzo 2010), accettarne i regolamenti e riconoscersi nel codice etico di cui ognuno può prendere visione sul sito Internet www.italiadeivalori.it   . Inoltre il 5, 6, 7 febbraio prossimo terremo un Congresso nazionale straordinario di Idv con lo scopo sia di approvare il “programma politico” di riferimento sia di eleggere i massimi organi nazionali del partito secondo le regole statutarie che potranno essere visionate nel sito Internet del partito. Abbiamo anche aperto il partito ai circoli e alle associazioni che – pur volendo mantenere la loro individualità – vogliono avviare con noi una proficua interlocuzione politica ed una comune azione programmatica. Da subito, abbiamo dato vita ai Dipartimenti tematici e quello sul lavoro è diventato oramai un punto di riferimento certo per tanti lavoratori e giovani senza lavoro né ammortizzatori sociali.

Abbiamo messo al primo posto della nostra azione politica le battaglie per la difesa della Costituzione (anche raccogliendo un milione di firme contro il famigerato “Lodo Alfano”) e per la tutela dei diritti civili.

Inoltre abbiamo avviato le procedure per la raccolta delle firme per due richieste di referendum al fine di abrogare la legge che prevede l’installazione di centrali nucleari e la legge che prevede la privatizzazione dell’acqua (almeno l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo vogliamo che restino diritti universali acquisiti e non a beneficio solo di chi può permettersi di pagare). Insomma e in conclusione, caro Paolo: l’Italia dei Valori sta già facendo ciò che tu gli hai chiesto di fare. Se vuoi, partecipa anche tu e aiutaci a costruire il partito nel miglior modo possibile perché, come tu sai bene, sugli spalti tutti si sentono arbitri e allenatori ma poi la partita la vincono o la perdono coloro che stanno in campo. Se vuoi aiutarci a vincere, scendi in campo anche tu!"

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Anita Di Giuseppe
Anita Di Giuseppe (Deputato)
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Antonio Borghesi
Antonio Borghesi (Deputato)
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Antonio Di Pietro
Antonio Di Pietro (Deputato)
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Giovanni Paladini
Giovanni Paladini (Deputato)
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Carlo Monai
Carlo Monai (Deputato)
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Antonio Palagiano
Antonio Palagiano (Deputato)
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