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27 Febbraio 2010

Riciclaggio: dov'erano le banche?


Molti istituti di credito italiano non segnalano alle autorità di vigilanza, come sarebbero tenuti a fare per legge, operazioni "sospette" di alcuni loro clienti. Lo si è visto con il recente caso di riciclaggio che ha coinvolto Fastweb e il suo ex patron Scaglia, che rappresenta una delle frodi più colossali ai danni dello Stato della storia recente. Bpm, Antonveneta, Carifirenze, Unicredit, tanto per citarne qualcuna, hanno ricevuto ed eseguito bonifici o ordini di trasferimento di denaro da parte di alcune società coinvolte nell’inchiesta per pagamenti di false fatture per centinaia di milioni di euro.

E’ vero che le banche non hanno il compito di verificare la veridicità delle fatture poste in pagamento ma hanno il preciso dovere, derivante dalla normativa antiriciclaggio, di identificare, registrare, conservare negli archivi informatici e segnalare a Bankitalia tutta una serie di tipologie sospette di operazioni, mentre sono le stesse autorità vigilanti a verificare, mediante ispezioni a campione su istituti di crediti ed altri intermediari finanziari, la corretta applicazione della legge.

Ebbene, le banche, già scarsamente propense ad effettuare le segnalazioni sulle operazioni sospette, ritenendole un intralcio alla loro attività, adesso sono state addirittura esonerate dal farlo da uno scudo fiscale criminale, che ha avuto lo scopo di ripulire i capitali sporchi nella grande lavanderia statale pagando un obolo del 5%, per poi tornare nei paradisi fiscali e legali più bianchi e splendenti di prima, almeno stando ai dati della Banca d'Italia che ha monitorato un rientro fisico per soli 35 miliardi di euro, mentre per altri 60 miliardi di euro si è trattato solo di un rientro fittizio.

In pratica, con questo riciclaggio di Stato, si è configurato un vero e proprio condono tombale su false fatturazioni e contabilità fraudolenti, senza alcuna segnalazione anti-riciclaggio da parte delle banche, esentate in virtù dell’anonimato, che hanno pure conseguito ingenti guadagni grazie a commissioni e fidelizzazione dei clienti.

L’Italia dei Valori che ha chiesto alla Banca d’Italia, senza finora ricevere risposta, quale sia stato il numero di segnalazioni sospette nell’ultimo triennio e quante ispezioni abbia effettuato su banche e intermediari finanziari per la corretta applicazione della normativa antiriciclaggio, continuerà a battersi perché trasparenza e legalità riescano a rompere il muro di omertà e silenzio servile che circonda questi fatti criminosi.

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26 Febbraio 2010

Corrotto, ma prescritto


Forse non capiamo noi, forse siamo troppo accecati dall'accanimento contro Berlusconi, forse abbiamo smarrito ogni forma di garantismo, ma la sentenza con cui le sezioni unite penali della Cassazione si sono espresse sul caso Mills, non giustifica proprio l'ottimismo e il senso di rivincita che provengono dalle file del centrodestra. Il reato di corruzione susseguente in atti giudiziari è stato infatti confermato dagli "ermellini", soltanto si è stabilito che su di esso è intervenuta la prescrizione.

Tradotto in termini semplici: l'avvocato inglese David Mills è stato riconosciuto colpevole di aver testimoniato il falso nel processo All Iberian e Guardia di Finanza allo scopo di favorire l'imputato Silvio Berlusconi e di aver incassato per quell'azione 600mila dollari. Ma il fatto si sarebbe verificato nel novembre 1999 e per tanto sarebbe prescritto, anche a causa della lunghezza dei tempi con cui è stato condotto il procedimento giudiziario.

Secondo i berluscones, dunque, quale schiaffo avrebbe inferto questa sentenza della Cassazione? Quale accanimento giudiziario sarebbe finito? Quale protervia da parte dei giudici milanesi, che si occupano ancora di Berlusconi, è stata sconfessata? Si fa difficoltà a comprendere forse perché viviamo in un Paese contro-senso, dove è ormai considerato "normale" che un presidente del Consiglio abbia subito 16 processi, di cui quattro ancora in corso: istigazione alla corruzione di senatori, fondi neri per diritti tv Mediaset, appropriazione indebita nell'affare Mediatrade e, infine, proprio quello per aver corrotto Mills. Quest'ultimo è nato dallo stralcio della posizione del premier rispetto a quella del legale inglese (i due imputati prima condividevano il medesimo processo) in seguito al Lodo Alfano. Uno scudo che ha consentito oltre allo stralcio anche il congelamento giudiziario di MrB, ma che è stato bocciato lo scorso ottobre dalla Corte Costituzionale (perchè contrario alla Carta), di fatto facendo crollare il fragile castello di immunità costruito su misura di Berlusconi. Lo stesso castello che in passato gli ha consentito di azzerare i debiti contratti con la morale pubblica e la legge e che assumeva le forme di norme ad hoc come il ritocco della prescrizione (abbreviata) e del falso in bilancio (non più reato). Quindi si riparte, il processo davanti alla X sezione del tribunale di Milano per Berlusconi è ancora in piedi.

La prescrizione scatterà tra 11 mesi. Certo, appare difficile che il procedimento si possa svolgere in tutte e tre i gradi di giudizio senza cadere sotto la tagliola del tempo. Soprattutto sapendo che la macchina degli afficionados berlusconiani, avvocato Ghedini in testa, non solo ha già scaldato i motori, ma è lanciatissima verso il traguardo. Quello di portare a casa una serie di norme capaci di proteggere dalle sentenze il Capo dei capi. Dicono niente il lodo Alfano in salsa costituzionale e il legittimo impedimento?

Mentre si costruisce la sua salvezza dalla legge, la legge e la democrazia nel Paese sono sospese. Senza il minimo senso di pudore etico, quello che porterebbe a dimettersi dalla carica di premier colui che è implicitamente riconosciuto, anche dalla sentenza di oggi, come il mandante di un corrotto, cioè l'avvocato Mills, il deus ex machina dei conti off shore della Fininvest (l' "oscuro" Gruppo B su cui la magistratura si è a lungo concentrata), istigato a dichiarare il falso per 600mila dollari a vantaggio dell' unto del Signore (come si autodefinì).

Prescritto, ma colpevole.

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25 Febbraio 2010

Carnevale Düsseldorf: Berlusconi chieda scusa


Nella celebre cittadina della Germania del nord della Renania, Dusseldorf, lo scorso 15 febbraio, come in ogni lunedì grasso, fastosi e colorati carri di carnevale hanno sfilato tra le vie della cittadina tedesca. La notizia sembrerebbe irrilevante per chi non sapesse che proprio quest'anno uno dei carri fra i più irriverenti è stato così ispirato dalle vicende italiane da scegliere di rappresentare un enorme pupazzo in guisa di mafioso che sodomizza un Berlusconi cornuto, accanto alla scritta "matrimonio omosessuale all'italiana".  

Quello che lascia più allibiti in questa vicenda non e' l'offesa a tutti gli italiani ma che nessuna autorità italiana abbia reagito a quel carro di carnevale sfilato a Düsseldorf. Nessuno. 

Questo carro è un atto di volgarità verso tutti gli italiani e soprattutto verso coloro che sulla mafia hanno poca voglia di scherzare.  

L'immagine del nostro Presidente del Consiglio in quella posizione probabilmente farà anche ridere qualcuno oltralpe ma è l'emblema di come siano considerati all'estero gli italiani. Chi abbia provato almeno una volta cosa vuol dire uscire dai confini nazionali, conosce bene quanto possa essere faticoso lottare contro i pregiudizi, contro quell'etichetta di "Mafioso" che spesso con superficialità viene cucita addosso agli italiani. 

La mafia è  oggetto di lutto, di dolore, di sopraffazione come ben sanno ormai anche in Germania, al di là dei confini nazionali. La mafia può e deve anche essere derisa entro i limiti non solo del buon gusto ma di una sensibilità civica.  

Nessuno si è mai permesso di scherzare sull'Eta, o sul conflitto nord irlandese. Ma su una piaga italiana questa volta l'irridere e' poi un modo di irridere lo stato italiano, visto i sospetti di connivenza tra Parlamento e mafia. 

Ci può amareggiare che l'Europa ancora indugi in questi stereotipi ma ci indigna ancora di più il silenzio del Presidente del Consiglio che tace su un'immagine che fa il giro d'Europa e sulla quale anche i media italiani tacciono.È qualcosa di più di una coda di paglia, è la constatazione di quanto sia radicata nel resto d'Europa una certa idea di Berlusconi (considerato "mafioso" dai tedeschi, "il buffone" per la copertina de L'Express ) travolto da ogni genere di scandali finanziari, sessuali, giudiziari, o anche solo autore di ridicole battute, corna e altre gaffe pubbliche.  

Di cosa ci lamentiamo, allora?  

Lo sappiamo bene noi che rappresentiamo l'Italia all'estero, in un compito che è  sempre più difficile, e dove ogni sconfitta politica e diplomatica è legata a doppio filo a questa assenza di credibilità che sfocia perfino nei carnevali popolari.  

Così, prima ancora che gli autori del carro allegorico di Düsseldorf, è il capo del governo che dovrebbe scusarsi con gli italiani per le condizioni nelle quali mette il paese. 

Un atteggiamento contraddittorio, quello del governo di centrodestra, che accusa di “anti-italianità” coloro che osano criticare il premier, mentre non fa nulla per difendere l'immagine dell'Italia e non si preoccupa di come questa venga descritta sulla stampa straniera.  

I veri anti italiani sono quelli che non si dissociano dall’immagine che Silvio Berlusconi e la sua biografia offrono del Paese, e che l'opinione internazionale vede come un’anomalia del sistema Europa.


23 Febbraio 2010

Servitori di se stessi


C’è una cosa che proprio non mi va proprio dall’inizio di questa vicenda e mi riferisco all’aria da integerrimo servitore dello Stato che Guido Bertolaso si è stampato in faccia e con la quale si presenta davanti a tutte le telecamere possibili ed immaginabili, nove volte su dieci con gli uomini della protezione civile che gli fanno da scenografia di contorno. Lo ha fatto anche ieri sera, a Porta a Porta, quando ha tirato fuori le lettere inviate lo scorso Natale ai suoi uomini, con cui li esortava ed ammoniva a resistere alla tentazione dei regali di Natale. Francamente viene da ridere.

Ribadisco, ancora una volta, che riguardo alle inchieste penali non ho nulla da dire e non voglio dire nulla. Sarà la magistratura a fare chiarezza. Anzi, per parte mia, auguro a Guido Bertolaso di uscire indenne dagli addebiti che gli vengono contestati. La questione che voglio porre qui, e che ho posto a lui ieri sera, è eminentemente politica ed etica.Mi domando come sia possibile che Guido Bertolaso, in nove anni, non abbia capito con chi aveva a che fare.

Come sia possibile che, un integerrimo servitore dello stato quale lui si dipinge, non si sia fatto saltare la mosca al naso di fronte alla disinvoltura di un personaggio scaltro e furbo come Angelo Balducci. Mi domando come sia possibile che il ministro Di Pietro ci abbia impiegato tre giorni a capire chi fosse Balducci e due per rimuoverlo dall’incarico prestigioso che rivestiva e Bertolaso in nove anni non si sia accorto di nulla. Mi domando come sia possibile che un integerrimo servitore dello Stato quale lui si dipinge possa avere frequentazioni così assidue con gli imprenditori coinvolti e quasi vantarsene.

Perché per prenotare quelle che lui definisce innocenti sessioni di fisioterapia debba chiamare al telefono l’imprenditore amico, proprietario del Salaria Sport village, procacciatore delle ormai note “ripassate” o “rilassate” con la fisioterapista brasiliana Monica.

Mi domando come sia possibile che colui che si definisce un integerrimo servitore dello Stato, severissimo con i suoi, possa aver favorito nella distribuzione degli appalti cognati, fratelli, parenti e via discorrendo.Come sia possibile che, quando a settembre dello scorso anno il settimanale l’Espresso scoperchiò la pentola della cupola d’affari, come le tre scimmiette, Bertolaso abbia fatto finta di niente e non abbia invece sentito il dovere morale e professionale, come un qualunque serio servitore dello stato avrebbe sentito, di prendere informazioni sulla cricca di affari intorno al G8 della Maddalena?

Quando penso alla figura del servitore dello Stato, mi viene in mente quando vent’anni fa, l’anziano avvocato con il quale studiavo mi raccontò un episodio della sua infanzia. Camminava con suo padre, a sua volta avvocato, per le strade di una cittadine veneta, e questi gli indicava i notabili de paese, il farmacista, il maresciallo dei carabinieri e via discorrendo. Tutti si profondevano in calorosi saluti. Finché non passò un signore che non parlava con nessuno e che a testa alta attraversava le strade della cittadina. Al passaggio di questo signore, il padre disse al figlio: “E questo è il procuratore della Repubblica, che non parla con nessuno e non saluta nessuno perché lui rappresenta lo Stato”. E’ questa l’immagine che preferisco serbare nella mia mente quando penso all’idea di un servitore dello Stato.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (91) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Il gigione europeo


Grazie alla rete riusciamo ad assolvere a quello che dovrebbe essere un dovere dell'informazione in Italia, per esempio informarci di quanto ridicoli risultiamo in Europa, a causa del nostro Premier.

Ricordate la raccolta di firme lanciata la settimana scorsa?

Elvira Dones, la giornalista albanese che tra le prime ha risposto alle offese vergognose del piduista più single d'Italia, ha appreso con entusiasmo della nostra petizione, allargando alle colleghe italiane, albanesi, svizzere ed americane quanto era accaduto durante la conferenza stampa del 12 febbraio a Roma dove Berlusconi si è lanciato in vergognose e tristi affermazioni riguardo le donne ed in particolare le “belle donne albanesi”.

Di seguito vorrei farvi leggere degli stralci di un articolo della giornalista perché voglio che sia chiaro a TUTTI come, in questo momento, ci vede il popolo albanese. Poche righe che rendono l’idea delle mortificazioni che lavorando all’interno del parlamento europeo, subiamo noi parlamentari italiani, e di cui quasi nulla trapela sulla stampa di casa nostra. La casella email della giornalista e del giornale che ha pubblicato l'articolo, sono pieni di commenti da parte del popolo albanese che prende in giro Berlusconi e chi lo segue.

Firmate! Ora, dopo tutte le donne e dopo il popolo italiano, deve chiedere scusa anche agli albanesi offesi.

Il cappello dell’illusionista e il peso delle parole.

“E’ quindi evidente che le « battute di spirito » del Presidente Berlusconi tali non possono essere considerate. Sono un infelicissimo insulto, tanto più se ampliamo il concetto di contesto : non solo una conferenza stampa come tante altre, bensì insieme al leader di un paese – l’Albania – che purtroppo alla tratta di esseri umani (di « belle ragazze », per essere più espliciti) così tanto ha collaborato, e a causa di quella tratta così tanto ha sofferto.

(Ovvio : c’è chi – in Albania come in Italia – da quella tratta ha ricavato enormi profitti. Ma qui mi fermo.)

Che quella sortita berlusconiana fosse totalmente inopportuna, anzi indegna e inaccettabile, qualcuno doveva pur dirlo. Era non solo necessario, bensì doveroso. Il nostro primo ministro non l’ha fatto, anzi, ancora pochi giorni fa ha tentato di giustificare l’insostenibile leggerezza del suo omologo italiano con la solita : «Ormai lui è fatto così, è uno che scherza.» Ho tutto il diritto di pensarla diversamente, e ho dunque deciso di scrivere una pagina, né più né meno. “

E ancora:

“E’ totalmente inesistente la presunta indifferenza del «mondo» nei confronti della gigioneria irresponsabile di Berlusconi. Nonostante lo scarso peso internazionale dell’Albania (per ragioni economiche e demografiche) la freschissima querelle sulle « belle ragazze schipetare » – e lo sdegno espresso da tanti albanesi e tanti italiani – sono stati ripresi in Gran Bretagna dal Daily Telegraph, in Francia da Le Figaro, in Germania dal Tagesspiegel di Berlino (solo per citare alcune testate). Un’agenzia di stampa svizzera ha definito l’ultima berlusconata  « humour nauséabond” (“humor nauseabondo”), precisando che “Le Cavaliere n’en est plus à sa première sortie fracassante, mais on a toujours du mal à s’y habituer” (“il Cavaliere non è alla sua prima sortita devastante, eppure si fa ancora fatica a farci l’abitudine”). Dunque, all’estero trovano il tempo e l’energia per indignarsi dell’ultima esternazione “nauseabonda”  espressa in spregio alle disgrazie e alle sfortune di un piccolo e poco influente paese come il nostro. E io in tutta franchezza non riesco a capire perché dovremmo essere proprio noi a giustificare il gigione in questione, a chinare il capo e dire: “Quanto ci fa ridere, Padrone!

Postato da Sonia Alfano in | Commenti (28) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

22 Febbraio 2010

Regionali: Giulia Rodano nel Lazio


Riportiamo di seguito l'intervista video a Giulia Rodano, assessore alla Cultura della Regione Lazio e candidata dell'Italia dei Valori alle prossime elezioni regionali del 28-29 marzo.

Testo dell'intervista

Giulia Rodano: Io credo che tutti sappiano che io vengo da sinistra. Vengo dal Pci, dai Ds e non sono mai entrata nel Partito Democratico.
Oggi ho deciso di fare questa scelta (entrare nell'Italia dei Valori ndr) perché, devo dire la verità, il recente congresso dell'Italia dei Valori ha messo in luce la possibilità nuova, di questa forza politica, di fare ciò che di più rilevante oggi si può fare: cambiare il centro-sinistra per determinare un'alternativa vincente contro Berlusconi.
La seconda ragione è che io sento che i temi della legalità, come grande questione politica è oggi un tema importantissimo nel paese. Non è solo un problema, tra virgolette, di "giustizia", ma - diciamo - la mancanza di legalità rischia di mettere in discussione diritti, possibilità di futuro per i nostri figli, la possibilità di competere lealmente nella "corsa della vita" e questo penso che sia un tema particolarmente importante per le imprese, per i cittadini. Io vengo dalla Cultura. Mi sono occupata di cultura, prima mi sono occupata di sanità. La possibilità di garantire un'opportunità al merito e di garantire i diritti anche contro i poteri forti, contro le grandi concentrazioni monopolistiche è un punto rilevante che rischia di soffocare il futuro della nostra Regione, ma anche del Paese. E rischia anche di soffocare energie. Noi abbiamo un'intera generazione di giovani, per esempio intellettuali, ricercatori che rischiano di essere senza futuro.
Allora io credo che ci sia insieme una grande questione di legaità, politica e sociale che richiede la costruzione di un'alternativa netta.
Mi sembra che l'Italia dei Valori possa rappresentare questa alternativa netta.
L'essere donna della Polverini fa crescere le sue contraddizioni. La Polverini è un candidato contraddittorio per il suo schieramento. Basta pensare a quello che ha detto sulla famiglia e sulle famiglie o quello che ha detto sulla sanità e sugli ospedali.
Lei è un candidato contraddittorio. Lei ha, dell'essere donna, l'elemento di maggiore autonomia però lei deve sapere che poi è nella coalizione che pensa di fare Fazzone (Senatore di Fondi) assessore alla sanità.
E' il (candidato) Presidente che ha in lista tutti quelli che si sono dimessi per evitare lo scioglimento (del comune per infiltrazioni mafiose dr) a Fondi.
Ha nel suo schieramento, e addirittura come suoi supporter nella campagna elettorale, persone come Storace o come Augello che sono quelli che hanno combinato il disastro in cui noi ci dibattiamo.

Intervistatore: Il deficit della sanità e il rischio di dovere aumentare l'imposizione fiscale a carico dei cittadini…
Giulia Rodano: Il debito della sanità è stato costruito in grande parte negli anni in cui Storace era Presidente della Regione e Augello era Assessore al Bilancio. Questa è una questione che, prima o poi, Storace ed Augello ed anche la Polverini ci devono spiegare.
Noi oggi siamo in una condizione in cui doppie fatturazioni non si possono più fare in cui c'è una trasparenza nel pagamento dei fornitori, in cui, insomma, abbiamo - di fatto - anche grazie ai cittadini del Lazio perché pagano tante tasse perché servono a coprire il debito della sanità provocato da Storace ed Augello.
Però questo debito è stato sistemato, messo a posto. E' coperto.
Noi prima eravamo in mano allo strozzino adesso siamo in una condizione in cui siamo in grado di pagare i nostri debiti: i debiti che i nostri predecessori ci hanno lasciato. E questo è un grande fatto perché questo significa poter cominciare a cambiare il sistema sanitario.

Intervistatore: Energie. C'è chi vuole puntare sulle energie rinnovabili e c'è chi tira fuori centrali a carbone e centrali nucleari. In campagna elettorale è difficile dire che si è favorevoli al nucleare perché la gente ha già capito qual è il pericolo. Lei crede che la Polverini possa garantire ai propri elettori che manterrà l'impegno, in caso di vittoria, a non installare centrali nucleare nel territorio del Lazio?
Giulia Rodano: No. La Polverini non lo può garantire. E non lo può garantire per due ragioni. Primo perché, insisto, la sua coalizione è la stessa che sostiene Berlusconi. Gli stessi uomini che sostengono Berlusconi, che siedono in Parlamento che hanno votato un decreto che impone le centrali nucleari e che esclude i territori dalla possibilità di dire la loro. Quindi la Polverini non lo può garantire. Lo potrebbe garantire soltanto se imponessi ai Senatori e Deputati della sua coalizione di cambiare quel decreto.
A parte che io trovo un po' ridicola questa storia che la centrale nucleare va bene, sì, ma non nel Lazio. Oppure va bene, sì, ma non in Veneto.
Le centrali nucleari vanno male in tutta Italia. E non si devono fare in tutta Italia. La scelta che si deve fare è un'altra ed è quella delle energie alternative. Cosa che Emma Bonino già dice: "Non sono contro il nucleare nel Lazio, sono contro il nucleare in generale". Che è la posizione ragionevole. E giusta. E non ideologica. Quello che io credo è che il punto, in campagna elettorale, non è tanto dire se si è contro il nucleare, cosa che è bene dire. Intanto la Polverini ci dovrebbe dire se la sua regione farebbe ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto del Governo come noi abbiamo fatto, oppure no. Perché l'arma che hanno le Regioni è portare quel decreto davanti alla Corte Costituzionale. Allora ce lo dice la Polverini, se lo fa? Prima questione.
La seconda questione è dire cosa si vuol fare. E noi, il centro-sinistra, il candidato Presidente,l'Italia dei Valori, tutti noi, abbiamo lavorato in questi anni per promuovere l'alternativa. Che è quella delle energie rinnovabili, compatibili, e così via.

Intervistatore: Politiche sociali. C'è una grande, sembra, verso le tematiche molto care al centro-sinistra da parte della Polverini. Promette più diritti per le coppie di fatto, come a rivendicare un lavoro che non si è svolto…
Giulia Rodano: Ma, sa, io sono stata la prima firmataria della prima legge che nel 1999 ha riconosciuto le coppie di fatto nel Lazio. Il primo atto della Giunta Storace è stato abrogare quella legge. Allora io voglio sapere dalla Polverini se le sue parole hanno un effetto sulla sua coalizione oppure no. Mi pare di no. Perché dopo che lei ha detto questa cosa c'è stato un ampio schieramento di personaggi, praticamente unanime, che fanno capo al suo schieramento che ha detto che "delle coppie di fatto non si può parlare!".

Intervistatore: Cosa si aspetta da questa campagna elettorale?
Giulia Rodano: E' una bella domanda. Io mi aspetto che si discuta sul futuro di questa regione, perché noi siamo in un momento di grande difficoltà. C'è un grande malessere. C'è un grande malessere tra i lavoratori tra i quali cresce la disoccupazione e la CIG e andare in cassa integrazione vuol dire a volte dimezzare il proprio reddito. C'è un grande malessere tra i giovani. Io faccio l'assessore alla Cultura e nel mondo della cultura, dello spettacolo, del cinema c'è un grandissimo malessere. Questo mondo ha migliaia e migliaia di addetti che oggi sono a rischio.
C'è un malessere nella piccola e media impresa. Che ha problemi di credito, che ha problemi nei rapporti con le banche, che ha problemi di crescita, di innovazione tecnologica. C'è un grande problema di governo di questo territorio: perché c'è il problema dell'acqua, degli aeroporti, della tutela dell'ambiente e del suolo, la gestione dei rifiuti.
Quindi mi aspetto che ci sia un grande dibattito perché la Regione è uno strumento potente ed è bene che sia in mano a gente che risponde agli elettori, alla generalità dei cittadini. E che non risponda solo a pochi interessi. Si deve discutere dei problemi della sanità. Io mi aspetto questo.
Vedo che l'Italia dei Valori tende a concentrarsi su queste questioni e penso che sia giusto.


21 Febbraio 2010

Un punto dell'economia: la corruzione


Abbiamo scoperto che dopo 18 anni siamo di nuovo dentro una grande Tangentopoli. Abbiamo scoperto fenomeni di corruzione diffusa in molti settori, un fondo gelatinoso di personaggi avidi e senza scrupoli pronti alla corruzione, e abbiamo scoperto un grande giro di appalti inquinati da tangenti. Siamo di nuovo in un Paese in mano ai corruttori e ai corrotti.

Transparency International, un istituzione internazionale che fa periodicamente delle classifiche dei Paesi in base alla percezione che hanno gli investitori sulla corruzione, colloca tra i Paesi meno corrotti la Danimarca, la Svezia, la Germania e la Francia. L'Italia è al 63° posto, dietro la Turchia, Taiwan e l'Uruguay .

La corruzione è un fatto molto grave per ragioni etiche, ovviamente, e per ragioni politiche, perché molti politici si arricchiscono tramite la corruzione, finanziano la propria campagna con i proventi delle bustarelle e ostacolano il ricambio generazionale della classe dirigente. E' difficile diventare dirigenti politici se sono presenti personaggi che hanno a disposizione molte risorse di provenienza criminale. Oltre alle ragioni etiche e politiche ci sono le ragioni economiche per le quali la corruzione è un fenomeno molto grave.

La corruzione falsifica le regole del mercato, non è più il più efficiente e colui che ha più merito a vincere gli appalti e le commesse pubbliche, ma quelle imprese e quelle società che pagano le tangenti e corrompono i politici. Questo si applica a tanti settori, come i posti di lavoro nei concorsi pubblici, l'assegnazione delle case popolari, le licenze commerciali e altro ancora. Chi corrompe rischia di passare davanti a chi ha diritto e merito, creando una rottura delle regole di mercato e della meritocrazia.

C'è un problema relativo allo spreco delle risorse pubbliche. Il costo della tangente viene spesso trasferito sui conti pubblici: gli appalti costeranno di più per incorporare anche i costi della tangente. La qualità degli edifici, delle strade e degli aeroporti che vengono costruiti a seguito di tangenti è spesso più scadente rispetto a infrastrutture che non sono state macchiate dalla corruzione. C'è un rischio che le imprese migliori, escluse sistematicamente dalle commesse pubbliche, rischiano di fallire.

La percezione di una corruzione diffusa scoraggia gli investitori stranieri. Le imprese straniere, che devono decidere in quale Paese investire per aprire nuovi impianti per dare nuovi posti di lavoro, si terranno alla larga da un Paese come l'Italia che viene generalmente come un Paese corrotto, dove gli amministratori locali e nazionali chiedono delle tangenti per dare le licenze per aprire gli stabilimenti.

La questione morale è una questione centrale in questo momento, per ragioni politiche e di sviluppo economico. E' importante porre come discrimine, nella campagna elettorale di queste settimane, il discrimine dell'onestà. E' indispensabile che si faccia una lotta senza timore a quei partiti e a quelle organizzazioni che candidano personaggi corrotti.

Va ricordato che molte delle politiche messe in atto dal governo Berlusconi non fanno altro che incoraggiare comportamenti non onesti, come lo scudo fiscale che ha consentito ,con il pagamento di una piccola somma, di riportare in Italia soldi, anche portati all'estero illecitamente. In questa maniera il messaggio che viene mandato ai corrotti e corruttori è che non bisogna preoccuparsi, perché ogni tanto ci sarà il provvedimento di un governo che perdonerà tutto.

Quello che noi riteniamo è che parlare oggi di lotta alla corruzione non è soltanto una questione da “moralisti”, ma è una questione rilevante per ragioni di sviluppo economico e di correttezza politica.


20 Febbraio 2010

Processi per Mafia: Palermo fa paura a tanti


Perché il boss Provenzano non fu catturato? Può essere stata, questa mancanza, il frutto di un baratto all'interno di una trattativa fra mafia e pezzi deviati dello Stato, instaurata per porre fine alla stagione delle stragi? Perché il covo di Riina non venne perquisito dopo la sua cattura? Forse perché in quel covo era nascosto il famoso papello che raccoglieva le richieste mafiose rivolte allo Stato?

Di questo si sta occupando il processo di Palermo in cui Ciancimino è un teste importante, che in realtà non ricostruisce niente di inedito perchè le sue dichiarazioni si innestano su un' attività giudiziaria esistente.

La trattativa fra pezzi insani delle Istituzioni e mafia è ormai dato certo, resta da capire dove collocarla temporalmente. E' legittimo pensare che essa abbia origine fra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio, dopo che la Cassazione conferma (gennaio del '92) le condanne del maxiprocesso e la mafia si sente tradita. Da chi? Da quel potere politico che le aveva dato assicurazioni e che porta il volto della corrente andreottiana in Sicilia: Lima è ucciso nell'aprile del '92, pochi mesi dopo il verdetto in Cassazione.

La mafia cerca riscatto rispetto a quel tradimento e si lancia nella prova di forza con lo Stato e la politica per dimostrare di poter controllare entrambe: inizia l'attacco militare. La strage di Capaci, in cui viene ucciso Falcone, è realizzata con metodi di tipo libanese ed ha un alto impatto simbolico che risponde proprio all'esigenza mafiosa di dimostrare la forza di condizionare la vita del Paese. E' una strage che ha conseguenze politiche e fa saltare gli equilibri di allora, confermando cosa nostra come soggetto condizionante la vita politica nazionale: salta infatti l'ascesa di Andreotti alla presidenza della Repubblica e quella di Craxi alla presidenza del Consiglio.

Dopo l'attentatone, come lo chiamano i boss, inizia la trattativa e cambiano gli equilibri anche nel governo di allora: al ministero dell'Interno, al posto di Scotti, arriva Mancino. Lo stesso che non ricorda -stranamente- di aver incontrato in quei giorni al Viminale il giudice Borsellino, allora volto noto della lotta alla mafia, collega di Falcone e prossimo a morire. Borsellino forse aveva saputo dell'esistenza di una trattativa fra Stato e mafia. In quel periodo stava ascoltando le dichiarazioni dell'uomo d'onore Mutolo, che raccontava di pezzi deviati delle Istituzioni come Contrada (poi condannato per mafia).

Borsellino era d'ostacolo a questa trattativa e questa sua contrarietà l'ha pagata con la morte. Un assassinio politico in senso stretto, a differenza di Capaci che ha conseguenze politiche come si diceva prima. Dopo l'omicidio di Falcone e Borsellino, arrivano le bombe di Firenze - Roma - Milano del '93. Trattativa e azione militare sono due binari paralleli su cui cosa nostra è impegnata, sempre per dare il segnale di poter condizionare il Paese, mentre minaccia un progetto secessionista in Sicilia.

L'anno dopo nasce Forza Italia, il cui ideologo Dell'Utri è stato già condannato a 9 anni in primo grado per associazione mafiosa, e resta da capire se e come questa nascita politica abbia qualcosa a cui spartire con la trattativa. Anche su questo cercano di indagare a Palermo. Anche per questo quanto sta accadendo a Palermo fa paura a tanti.

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19 Febbraio 2010

Fitto fa ridere i polli


Fitto fa ridere i polli! Invece di prendersela con Lorenzo Nicastro, il Pubblico Ministero che ha indagato su di lui, dovrebbe recarsi dal giudice e chiedere che si faccia subito chiarezza sulle gravi vicende di corruzione che lo riguardano. Io sono orgoglioso che nelle liste dell’Italia dei Valori per le prossime regionali in Puglia ci sia una persona come Nicastro, che ha servito onestamente il Paese contro la politica del malaffare, mentre Fitto, invece di correre in Tribunale per risolvere i suoi seri problemi con la giustizia, attacca Nicastro e fa mettere in lista condannati e inquisiti.

Vorrei ricordare che il processo ai danni dell’attuale ministro per gli Affari Regionali non è una barzelletta. Negli atti si parla di corruzione, tangenti e abuso d’ufficio. Come ha scritto il gup Rosa Calia Di Pinto nel dispositivo con il quale il 12 dicembre 2009 ha rinviato a giudizio Fitto, «gli indizi di colpevolezza emergenti dagli atti di indagine, in una valutazione prognostica, appaiono suscettibili di arricchimento qualitativo e quantitativo in sede dibattimentale».

Insomma, ne vedremo delle belle anche perché il processo per il reato di corruzione si aprirà il 25 febbraio. Il caso, per rinfrescare la memoria agli elettori, riguarda la presunta maxitangente che nel 2005 l’imprenditore romano Giampaolo Angelucci (anche lui a processo) avrebbe versato, dal gruppo Tosinvest, sui conti del movimento “La Puglia prima di tutto” durante la campagna elettorale per le elezioni regionali.

Per la procura di Bari la somma di denaro non era un semplice finanziamento, ma una vera e propria tangente, visto che in cambio le società di Angelucci, il consorzio San Raffaele, si aggiudicarono la gara per la gestione delle residenze sanitarie assistite, un appalto da più di 190 milioni di euro. Già nel giugno 2006, il gip Giuseppe De Benedictis chiese l'arresto per Fitto e dispose i domiciliari per Angelucci.

Il processo è stato disposto anche per il presidente della società «Aeroporti di Puglia», Domenico Di Paola, l’editore salentino di «Telerama» Paolo Pagliaro, l’ex vicepresidente Udc della giunta regionale pugliese Giovanni Copertino (corruzione, truffa e falso) e l’ex assessore regionale di Fi Andrea Silvestri (truffa e turbativa d’asta).

Fitto, oltre che dall’accusa di corruzione e finanziamento illecito ai partiti, dovrà difendersi da quelle di peculato (si sarebbe appropriato del fondo di rappresentanza del presidente della Regione Puglia durante la campagna elettorale del 2005) e per due episodi di abuso d’ufficio.

Insomma, Fitto se la prende con chi ha perseguito la corruzione ma farebbe bene a spiegare davanti ai giudici le pesanti accuse che gli vengono rivolte.

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18 Febbraio 2010

Par condicio: idea proprietaria della democrazia


La cancellazione dei talk show sulla Rai decisa settimana scorsa in commissione di Vigilanza è un'indecenza a cui bisogna immediatamente porre rimedio.

Nessuna delle trasmissioni colpite dalla censura, negli anni scorsi, ha avuto problemi di par condicio in campagna elettorale. Inoltre non si possono sottoporre le regole dell'informazione a quelle della comunicazione politica che sono separate per legge. Siamo all'ennesimo vulnus della democrazia e delle garanzie costituzionali.

Ancora una volta la censura alla libera informazione andrà a tutto vantaggio di Berlusconi e dell'intero centrodestra visto che le trasmissioni di approfondimento politico potranno continuare su Mediaset, di proprieta' del presidente del consiglio, fino all'ultimo giorno di campagna elettorale. Il padrone della politica e dell'informazione garantisce solo per se stesso la piena liberta' di espressione.

Sappiamo da tempo che Berlusconi ha un'idea proprietaria della democrazia quindi non ci meravigliamo più pur continuando a indignarci per ogni sua dichiarazione. E la sua volontà di modificare la par condicio perché danneggia una parte politica è, ancora una volta, un'idea proprietaria della democrazia e ci indigna.

La par condicio ha come ragione sociale proprio quella di mettere tutti i soggetti politici sullo stesso piano. Il presidente del Consiglio dimentica che, se la legge fosse modificata come vorrebbe, la sua Forza Italia sulla Rai, che allora non controllava ancora militarmente, nel '94 non avrebbe avuto neanche un minuto di spazio non essendo rappresentata in alcuna istituzione.

In qualsiasi caso una legge che disciplina regole di democrazia non si modifica con una prova di forza perché ci si sente penalizzati. Lo scopo di una legge è quella di regolare una materia erga omnes, non di privilegiare pochi.

Infine, per quanto riguarda la presenza di Di Pietro, il premier dimentica di essere il più citato, nel bene e nel male, in ogni trasmissione sia di intrattenimento che di approfondimento per non dire di alcuni tg, come quello del fedele Minzolini, in cui gode di una presenza costante impensabile per ogni altro essere umano.


17 Febbraio 2010

Chiedi scusa, Papi!


Berlusconi torna a far vergognare gli italiani civili con una "sparata" degna solo di lui.
Durante la conferenza stampa congiunta con il Primo Ministro Sali Berisha, tenutasi a Roma il 12 febbraio, ha dato sfoggio di una delle sue più grandi peculiarità: un maschilismo becero e di pessimo gusto.

L'ultima delle sue ormai famose uscite offende non solo le "belle ragazze albanesi" (spesso vittime della cosiddetta "tratta"), ma TUTTE le donne.
La cosa peggiore è che il Premier, consapevolmente, offende anche tutte quelle famiglie albanesi colpite dal dramma di una figlia rapita, violata e segregata, talvolta perduta per sempre.

Ricordo ancora il suo vergognoso gesto mimico nei confronti di una giornalista russa, all'indomani della morte di Anna Politkovskaja; ricordo le parole di scherno utilizzate nei confronti di una ragazza vittima del precariato e tante altre... per elencarle ci vorrebbe veramente troppo tempo!

Adesso siamo veramente troppo stanchi di questa sua disgustosa ironia. Non è simpatico, non fa ridere, provoca solo sdegno, fastidio e vergogna!

E' per questo che invito tutti a sottoscrivere il mio appello: "Chiedi scusa, PAPI!".

A tutte le donne, a noi firmatari, al nostro Paese: CHIEDI SCUSA!

So che non chiederà scusa, sono consapevole del fatto che questi suoi atteggiamenti sono voluti e che ritiene di rendersi simpatico, ma ugualmente devo reagire alla provocazione!

Qui il testo della lettera aperta inviata a Repubblica con cui la scrittrice e giornalista albanese, Elvira Dones, replica alla battuta di Berlusconi. Inutile dirvi che la condivido totalmente, lettera per lettera, sottoscrivendo anche le virgole.

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16 Febbraio 2010

Ero magistrato, non spacciatore


Riporto una mia intervista, rilasciata al Corriere del Mezzogiorno, in merito alla mia candidatura nelle liste dell'Italia dei Valori alla Regione Puglia.

Dottor Nicastro, secondo l’Anm è inopportuna la candidatura del magistrato nel luogo in cui ha esercitato le funzioni. Che ne pensa?
«L’opportunità, se non altrimenti codificata, è rimessa alla valutazione del singolo. Al magistrato, come a qualsiasi cittadino, va riconosciuto il diritto costituzionalmente garantito di elettorato attivo e passivo».

Lei dice l’opportunità è rimessa alla valutazione del singolo. La sua qual è stata?
«Per ora penso a cosa vorrei fare per la Puglia. Nessuno me lo chiede. Tutti sono preoccupati di quello che ho fatto finora, come se fosse un peccato originale, e per qualcuno lo è davvero: aver svolto per 23 anni il magistrato. Appunto, per 23 anni ho fatto il magistrato, non lo spacciatore di droga o il contrabbandiere».

Dopo l’esperienza politica?
«Esistono meccanismi di garanzia. Un magistrato del distretto di Bari, che sia eletto oppure no, tornerà in servizio in un ufficio al di fuori della Puglia per almeno cinque anni. E non in funzioni monocratiche, ma solo in un collegio giudicante».

Il ministro Fitto, su cui lei ha indagato, parla della sua candidatura come di una «mostruosità».
«Alle dichiarazioni dell’onorevole Fitto non intendo controbattere. Non l’ho fatto quando me lo impediva il bavaglio istituzionale, non lo faccio oggi che il bavaglio è caduto».

Perché non intende farlo?
«Per il rispetto che ho di tutto l’elettorato pugliese, nella sua totalità, che sia di destra o di sinistra».

Provi a commentare Di Pietro: ha sottolineato che la sua candidatura potrà essere utile perché Vendola non commetta errori.
«Il presidente Di Pietro ha fatto riferimento alla professionalità di cui ciascuno è portatore: quella dell’operatore del diritto (quale io sono), dell’agronomo, del chirurgo o dello storico dell’arte. Avendo io maturato una preparazione di carattere giuridico, se eletto, potrei mettere questa competenza al servizio dell’elettorato».

Di che cosa vorrebbe occuparsi? Magari di sanità?
«Non parlerei di sanità, ma di salute. Continuano a starmi a cuore le cose che mi hanno occupato come magistrato: l’igiene e la sicurezza sul posto di lavoro, la salubrità dell’ambiente e degli alimenti. Ma anche altre cose. Per esempio che i contributi dell’Unione europea, come accaduto giustamente in quest’ultimo quinquennio, non siano salvadanaio di pochi, ma per molte migliaia di pugliesi».

Ha sentito Vendola sulla sua candidatura?
«Perché avrei dovuto?»

Vendola è il capo della coalizione che lei si appresta a sostenere.
«Sono candidato al consiglio regionale, il candidato presidente deve essere interpellato, se necessario, dal leader del partito. Non credo che una forza politica debba confrontarsi sulle candidature delle proprie liste».

Cosa pensa del fatto che alcune attività della giunta sono all’attenzione della Procura barese?
«Non conosco gli atti delle indagini e neppure gli esiti se ce ne sono stati. Ci sono dei magistrati al lavoro, che proseguano il loro lavoro».

Vendola ha scritto una dura lettera contro la pm Digeronimo la scorsa estate. Cosa pensa di quello scontro?
«So quello che è stato scritto sui giornali. Altre valutazioni restano nell’ambito dei propri convincimenti personali, ma non hanno alcuna relazione con la mia candidatura».

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15 Febbraio 2010

Milano: marceranno contro se stessi


Questa destra agisce solo quando in ballo ci sono gli interessi di Berlusconi, ma resta immobile quando si tratta dei problemi quotidiani dei cittadini. Ora, dopo i fatti di Via Padova, vogliono organizzare una fiaccolata, e magari anche un rastrellamento casa per casa in puro stile nazista, contro gli immigrati. Ma è contro se stessi che dovrebbero marciare, visto che governano la città da tempo immemore. Voglio ricordare che sono tre mandati, per un totale di quindici anni, che Formigoni è governatore della regione e che tra i vari sindaci che si sono alternati a Milano, da Formentini ad Albertini, alla Moratti, il centrodestra governa la città da circa un ventennio, con i risultati disastrosi, in termini di coesione sociale, sotto gli occhi di tutti. Le proposte di Matteo Salvini, capogruppo della Lega Nord al comune di Milano, sono segnali pericolosissimi di una cultura dell'intolleranza e della xenofobia che si sta affermando con sempre maggiore consenso: vagoni dei treni per i milanesi, rastrellamento degli stranieri, ora il divieto di vendere case e negozi a extracomunitari. Con ragionamenti che vanno solo alla pancia delle persone, il centro destra sta portando lo sfascio sociale nei centri urbani.

Il sindaco Moratti, poi, ha lasciato degradare ampie zone della città preoccupandosi solo degli appalti sostanziosi per il suo elettorato di riferimento e di curare le aiuole fiorite nei quartieri dei suoi amici ricchi.

Lo stesso governo Berlusconi, se solo lo avesse voluto, visto che dispone in parlamento di maggioranze bulgare, avrebbe avuto tutto il tempo di cambiare quelle leggi di cui oggi si lamenta. Ma il Parlamento, oggi, è troppo impegnato a promulgare solo ciò che garantisce al Presidente del Consiglio di evitare i processi che lo assillano, o che distribuisce potere e prebende ai suoi amici. Le situazioni come quelle di Via Padova troverebbero una soluzione solo se fossero una nuova Milano2.

E allora dico ai milanesi di svegliarsi, di non cadere nel facile tranello della caccia all’immigrato. Tutte le soluzioni come le ronde e i respingimenti non hanno funzionato, così come non possono funzionare solo le formule repressive. Non sono necessarie demagogiche marce, l’unica vera soluzione sono nuove politiche dell’immigrazione, accoglienza, ascolto, integrazione, a partire dai banchi di scuola.

L’emergenza microcriminalità- sulla quale fecero tanto leva le televisioni di Berlusconi per scalzare il governo Prodi- non è affatto risolta. Che non ne facciano una nuova campagna elettorale, perché ormai è chiaro: Berlusconi ha mentito e fallito ancora una volta, che vada finalmente a casa!

Postato da Giuliana Carlino in | Commenti (87) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Nucleare: non torniamo indietro


In ambito energetico l'Italia dei Valori intende rispettare la volontà popolare espressa tramite il referendum del 7 e dell’8 novembre 1987, in cui si è manifestata contrarietà al nucleare.

L'Italia è un Paese che non può ancora considerarsi denuclearizzato, visto che il problema dello smantellamento delle centrali e dello smaltimento dei prodotti o rifiuti radioattivi è ancora presente nel nostro territorio nazionale. Il Governo Berlusconi, in controtendenza rispetto agli Stati Uniti d’America e a molti altri Paesi europei come la Germania e la Spagna, si è prefissata l'obiettivo di elaborare una politica economica basata sulla produzione di energia da fonte nucleare. Si prevede di produrre il 25% dell'energia elettrica dall'atomo.

In sede di esame nella 10° Commissione del Senato dello schema di decreto legislativo recante la disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione di combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio, nonché delle misure compensative e delle campagne informative (A.G. 174) l'Italia dei Valori ha formulato un parere di assoluta contrarietà al provvedimento.

Le criticità attorno al nucleare sono purtroppo ancora ad oggi irrisolte: l’approvvigionamento dell’uranio, la gestione delle scorie radioattive, gli altissimi costi. La tecnologia nucleare esistente è quella di terza generazione, una tecnologia risalente agli anni Sessanta. Le ricerche in questo campo prevedono ancora 10-20 anni di tempo necessari per arrivare alla cosiddetta tecnologia di IV generazione, ossia quella che potrà dare risposte convincenti ai problemi suddetti, a cominciare da quello della sicurezza.

Alla fine dell'anno scadranno gli incentivi attualmente vigenti per le fonti rinnovabili e ci sarà il serio rischio di vedere conseguentemente dirottare parte importante delle risorse pubbliche su una costosa e, in parte, già obsoleta tecnologia nucleare che si intende importare dall'estero.

Mentre il Parlamento italiano approvava la legge 23 luglio 2009, n. 99, il c.d. “Collegato Energia”, sul nucleare, alcune agenzie ONU presentavano alla Conferenza “World Financial and Economic Crisis and its Impact on Development”, tenutasi a New York, una dichiarazione in cui veniva evidenziato quanto l’attuale crisi economica e finanziaria fosse in attesa di una risposta collettiva della comunità mondiale e come la green economy potesse costituire l’unica reale via d’uscita. La Spagna ha risposto positivamente ed ha ribaltato la propria situazione di dipendenza energetica dall’esterno, arrivando a produrre un quantitativo di energia pari al 50,1% attraverso lo sfruttamento di fonti rinnovabili. La Germania ha recentemente investito - luglio 2009 - nel c.d. Progetto “Desertec” 400 miliardi di euro per la realizzazione di progetti destinati alla produzione di energia con tecnologia solare a ciclo termodinamico.

Lo schema di decreto in esame presenta moltissimi aspetti critici. Sotto il profilo del rispetto delle competenze costituzionalmente riconosciute e della necessità dell’intesa fra lo Stato e le Regioni ai fini della costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari, quello che appare molto grave è che l’iter previsto - sia dalla legge n. 99 del 2009, sia dallo schema di decreto legislativo in esame - per la realizzazione delle centrali possa arrivare a scavalcare completamente territorio, Regioni ed Enti locali, ponendosi palesemente in contrasto con il Titolo V della Costituzione e specificamente con il rispetto dei poteri concorrenti delle Regioni riguardanti la produzione dell’energia e il governo del territorio, di cui all’art. 117 della Costituzione.

Per l’attuale Governo non rileva minimamente il fatto che 11 Regioni italiane abbiano impugnato la legge n. 99/09 innanzi alla Corte Costituzionale e che altre, come il Veneto, la Sicilia e la Sardegna, pur non ricorrendo formalmente, abbiano manifestato la contrarietà ad ospitare centrali nucleari sul proprio territorio, né tantomeno che la Conferenza delle Regioni abbia approvato a maggioranza un parere negativo sullo schema di decreto legislativo in attesa di esprimersi in sede di Conferenza Unificata.

Sotto il profilo delle garanzie per i livelli di sicurezza a tutela delle popolazioni, lo schema di decreto in esame contiene un insieme di misure relative ai controlli di sicurezza e di radioprotezione i cui costi indiretti e diretti sono accollati al c.d. titolare dell’autorizzazione unica alla costruzione degli impianti nucleari, ovvero a un privato. Neanche lo Stato, nel nostro Paese, è mai riuscito sino ad oggi ad attuare le norme comunitarie in materia di sicurezza relative alla protezione sanitaria della popolazione contro i pericoli delle radiazioni ionizzanti, per cui non si comprende con quali strumenti potrebbe riuscirci oggettivamente un privato.

L'articolo 8 dello schema di decreto definisce poi le caratteristiche delle aree idonee alla localizzazione degli impianti, inserendo parametri quali la popolazione e i fattori economici; la qualità dell'aria; l'idrologia e le risorse idriche; i fattori climatici; la biodiversità; la geofisica e la geologia; il valore paesaggistico; il valore architettonico-storico; l'accessibilità; la sismo-tettonica; la distanza dalle aree abitate e da infrastrutture di trasporto; la strategicità dell'area per il sistema energetico e le caratteristiche della rete elettrica; i rischi potenziali indotti da attività umane nel territorio circostante. Senza volersi soffermare analiticamente su ciascun indicatore, basterà semplicemente ricordare che il valore del patrimonio architettonico e artistico italiano non ha eguali e che la maggior parte del territorio italiano è soggetto a rischio sismico e, quindi, non idoneo a ricevere impianti nucleari, né a smaltire le scorie. Né sono numerose le aree che dispongono dell'ingente quantità d'acqua occorrente al funzionamento dei reattori nucleari, perché la portata dei fiumi italiani è generalmente insufficiente e le zone costiere, dove potrebbe essere utilizzata l'acqua del mare, sono spesso congestionate da insediamenti urbani e turistici, scarsamente compatibili con impianti nucleari.

Da ultimo, appare ancora molto grave il fatto che lo schema di decreto legislativo in esame, invece di individuare i siti dove ubicare le centrali nucleari come invece avrebbe dovuto fare in virtù della legge delega, si preoccupa di ottenere il consenso della popolazione italiana attraverso l’enfatizzazione del beneficio economico, le c.d. “misure compensative”, in favore dei residenti e degli enti locali.

Sotto il profilo del mancato rispetto delle disposizioni nazionali e comunitarie in materia di appalti e tutela della concorrenza, lo schema di decreto in esame contiene una serie di disposizioni (nel Titolo II) finalizzate all'individuazione dei soggetti autorizzati a costruire impianti nucleari. Al riguardo l’aspetto più allarmante risiede nella mancata individuazione dei requisiti soggettivi che tali soggetti dovranno possedere, dato che l’articolo 5 dello schema di decreto ne rinvia la compiuta definizione ad un successivo decreto interministeriale. Tutto ciò, nonostante la legge italiana, ed in particolare il Decreto Legislativo n. 163/2006 (Codice degli appalti pubblici), stabilisca la natura e le caratteristiche del c.d. general contractor che possa partecipare ad una gara pubblica per la costruzione di un’opera pubblica come un'autostrada. Nello schema di decreto in esame, invece, attraverso un semplice Decreto Ministeriale si definiscono le caratteristiche del general contractor che, senza gara, e in virtù dell’autorizzazione unica, la cui procedura sembra più simile a quella degli appalti a trattativa privata, progetta, costruisce e gestisce una centrale nucleare.

L'adozione del nucleare è un ritorno al passato in controtendenza con gli altri Paesi europei che stanno canalizzando le loro risorse per valorizzare le fonti alternative pulite. Lo slancio del Governo verso il nucleare non deriva tanto da una Strategia energetica europea, ma è chiaramente il frutto delle pressioni dei poteri forti e delle lobby che hanno intenzione di arricchirsi nel nostro Paese e che hanno trovato terreno fertile nel Governo italiano.

Postato da Patrizia Bugnano in | Commenti (31) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

14 Febbraio 2010

Un punto dell'economia: la presenza della politica


Leggendo i giornali scopriamo che prima la Grecia e ora la Spagna stanno entrando nel mirino dei grandi investitori internazionali.
I grandi investitori americani parlano di PIGS, "porci" in inglese ma anche "Portogallo – Italia – Grecia – Spagna". Di fronte a questi eventi, di fronte al rischio di una crisi finanziaria molto rilevante che possa colpire Paesi a noi vicini, la Grecia e la Spagna, abbiamo il paradosso di un Paese che ha bloccato per settimane intere risorse del Parlamento per discutere di questioni che non hanno nulla a che vedere con l'emergenza economica, ma di leggi che interessano al Presidente del Consiglio.
Nella mozione presentata dal Presidente Antonio di Pietro al Congresso nazionale è presente un affermazione che potrebbe sembrare paradossale: “il mercato è lo strumento per sconfiggere Berlusconi”. Qualcuno direbbe che Berlusconi è il difensore del mercato in questo Paese, ma è un equivoco pensare che il centrodestra sia il partito che difende il mercato e la concorrenza. In queste settimane sono usciti dei volumi molto interessanti sul ministro Tremonti, da cui si scopre come il ministro possiede una cultura anti mercato, contro la globalizzazione, contro l'apertura internazionale, contro la Cina, contro la concorrenza, è un nostalgico della proprietà pubblica, affermando che si stava meglio quando c'era l'IRI, ed è un nostalgico delle banche pubbliche (guarda caso fu una banca pubblica, la BNL a guida socialista, la prima banca che finanziò Berlusconi nella costruzione di Milano 2).
Il paradosso italiano è che le forze di centrodestra, che apparentemente dovrebbero richiamarsi ai principi del mercato e della concorrenza, hanno un impostazione culturale di stampo statalista, dove si rivendica maggior intervento pubblico, contrastando la concorrenza e l'apertura dei mercati. A questo si associano altri elementi preoccupanti, come lo scarso rispetto di una democrazia costituzionale. L'idea che l'unica fonte di legittimazione sia il voto popolare, e quindi accusare una serie di organismi intermedi, come la magistratura, la Corte costituzionale e le autorità di vigilanza, di non essere legittimati è un concetto del tutto assente dalla tradizione liberale e democratico liberale occidentale.
Un altro elemento preoccupante riguarda il principio della laicità dello Stato. In questo momento siamo di fatto l'unica forza del Parlamento che fa della laicità dello Stato un cardine fondamentale del proprio programma di governo. E' a rischio la libertà religiosa, qualcuno vorrebbe un Paese diviso tra due, tre fondamentalismi che si scannino l'uno con l'altro, si è impedito di fare ricerca con le cellule staminali, precludendo possibilità di innovazione tecnologica, e si intende impedire alle persone di scegliere la propria sorte nei momenti terminali della propria vita.
Il principio di rispetto delle regole costituzionali, il principio di laicità e il principio di centralità del mercato sono tre elementi che fanno della destra italiana un anomalia nel panorama internazionale, europeo e occidentale.
Affermare che il mercato è lo strumento per sconfiggere Berlusconi significa che in questo momento, in Italia, si devono rivedere una serie di norme e regole di comportamento individuale. Molte delle nozioni tradizionali della sinistra italiana ed europea non sono più utilizzabili per affrontare la crisi in cui versa l'Europa e l'Italia in particolare.
Penso alla questione della proprietà pubblica, che nella storia recente italiana è stata fonte di corruzione e di inefficienza. Pensate alle vicende dell'Enimont, alle vicende dell'Eni, e pensate a quanto è costato e continua a costare all'Italia la liquidazione dell'IRI. Salto sulla sedia quando sento che uno dei leader del principale sindacato italiano invoca la nazionalizzazione di fronte alla crisi dell'Alcoa. Abbiamo già dato, questo tipo di soluzioni non funzionano, non è questa la strada per far fronte alla crisi economica. La proprietà pubblica è fonte di corruzione, di inefficienza, di sperpero di denaro pubblico. La domanda è: come possiamo trovare nuovi acquirenti alle imprese in difficoltà? Il punto da cui partire è: come mai in Italia attiriamo pochi investitori internazionali? Come mai i grandi investitori internazionali non scelgono il nostro Paese per fare degli investimenti? Non credo ci sia un problema di colonizzazione, ne vorremo molti di più, la Germania e la Francia intercettano una quota molto rilevante di investimenti internazionali, e le ragioni per cui questi non investono i loro soldi in Italia sono le stesse per cui il nostro Paese è in crisi: la mancanza di infrastrutture, gli eccessivi dei tempi della giustizia, le inefficienze della burocrazia pubblica, l'eccessivo costo delle materie prime come l'energia, la scarsità di una forza lavoro qualificata, la scarsa qualità della nostra istruzione, e cosi via. Questi fattori fanno si che il nostro Paese, nel confronto con gli altri, venga scartato al momento di decidere dove investire le proprie risorse. Una moderna politica industriale incide su questi fattori, modificando la convenienza relativa di fare impresa in Italia o in un altro Paese.
Un altro punto importante da tenere in considerazione è la spesa pubblica, altra battaglia tradizionale della sinistra europea. Possiamo dire che la spesa pubblica non è la soluzione per affrontare e risolvere i problemi dell'economia italiana. Una delle ragioni è l'elevatissimo debito pubblico e il fatto che molte delle riforme e delle azioni che vi sto elencando non richiedono interventi di spesa pubblica. Questa rivoluzione liberale, che ritengo dovrebbe essere il cuore della nostra azione riformatrice, è rivolta essenzialmente a modificare una serie di regole e di comportamenti, che fanno riferimenti agli individui in tutte le loro accezioni.
Un altro elemento importante è il fatto che siamo un Paese nel quale la presenza della politica è troppo pesante nell'economia e nella società. Siamo un Paese nel quale gli imprenditori, per decidere gli investimenti che devono fare, si recano a Palazzo Chigi e ad intervistare politici prima di prendere una decisione. Pensate alle vicende delle scalate Telecom, pensate alle vicende Unipol e alle vicende Alitalia. Questa commistione tra politica ed economia è una commistione malata, una commistione che va rotta. Una rivoluzione liberale introduce il mercato come strumento di disciplina e di crescita economica, non la politica e Palazzo Chigi. Gli imprenditori, in un Paese normale, decidono i loro investimenti a prescindere da quello che decide Palazzo Chigi.
Questo “eccesso di politica” fa riferimento anche a un nodo fondamentale nel funzionamento di un economia di mercato: l'informazione. Siamo uno dei pochi Paesi nei quali gran parte dell'informazione non sono indipendenti. Non parlo solo della televisione, ma anche della stampa, e lo viviamo sulla nostra pelle: come partito pubblichiamo programmi, facciamo interventi, stiliamo documenti, che vengono sistematicamente ignorati dalla stampa nazionale. Perché? Perché anche in questo caso c'è una commistione tra blocchi di potere e proprietà dei mezzi pubblici. Sarebbe necessaria una legge di separazione tra editoria, politica e potere economico.
Essere liberali non vuol dire voler smantellare lo Stato. In questo momento lo Stato italiano è troppo debole di fronte alle lobby economiche e troppo debole di fronte agli interessi privati. Siamo liberali e vogliamo uno Stato forte, che sia in grado di fare le funzioni che gli competono.


13 Febbraio 2010

Corpi paramilitari: c'hanno provato


Nel decreto che proroga le missioni internazionali italiane il governo ha tentato, con un suo emendamento, di introdurre una sorta di "naja breve", aperta ai cittadini, che in realtà si presterebbe bene all'addestramento di gruppi paramilitari. L'emendamento è stato dichiarato inammissibile ma sono certo che il governo ci riproverà. Per questo sono intervenuto in aula.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, l'onorevole Di Stanislao ha già espresso la dichiarazione di voto per il nostro gruppo, dichiarando che voteremo a favore. Io vorrei segnalare che non sono certo che avremmo potuto farlo ove fosse stato approvato l'emendamento 9.100 del Governo che la Presidenza ha dichiarato inammissibile.
In quell'emendamento il Governo prevedeva che le Forze armate organizzassero corsi di formazione aperti a tutti i cittadini allo scopo di istruirli sulla difesa dello Stato. Ora, trattandosi di cittadini adulti, mi chiedo se una cosa di questo genere non assomigli tanto all'istituzione di corpi paramilitari e mi è venuto in mente che così venne fatto quando, novant'anni fa, fu istituita la Milizia volontaria per la sicurezza nazionale che durante il Ventennio fu il primo passo per la fascistizzazione dello Stato (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Quando noi dell'Italia dei Valori parliamo di un Governo che ha una tendenza strisciante verso il fascismo non parliamo di azioni teoriche, ma di azioni pratiche come questa: l'idea cioè che si usino strumenti e soldi dello Stato - 6 milioni di euro per tre anni - per scopi come questo quando non ci sono soldi e ci viene detto che non ci sono risorse per le forze dell'ordine. È veramente un atto inaccettabile, soprattutto perché attraverso di esso si può andare davvero verso l'istituzione di corpi paramilitari o di quelli che con il progetto Gladio, che qualcuno fosse qui ricorderà, già si sono svolti in passato. Noi faremo tutta la nostra seria e forte opposizione ad un progetto di questo genere che forse molti nell'Aula non conoscono, ed anzi invitiamo il Governo a dare spiegazioni su una richiesta e su un emendamento di questo tipo (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

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12 Febbraio 2010

Crisi e Pil: governo incapace


Il Pil affonda, cosa dicono Berlusconi e Tremonti? Continuano a pensare che la crisi sia stata solo psicologica e che sia già finita?

Sono mesi che ci aspettiamo una leggera ripresa della nostra economia, magari al traino degli Usa, dove il Pil sta crescendo dell'1,4 per cento, o di altri paesi europei messi decisamente meglio. Invece a ogni rilevamento la situazione peggiora.

Qualche giorno fa il record di disoccupazione, oggi quello del Pil che, a quanto pare, non è il peggiore dal 1971, data in cui si fermano le serie storiche dell'Istat, ma è il peggiore dal 1945 a oggi. Insomma, il paese è alla canna del gas mentre il governo invece di studiare una rete di protezione per le categorie più disagiate e di provvedimenti per rilanciare l'economia continua a occuparsi dei problemi giudiziari del premier e, adesso, anche della protezione civile.

C'è solo una soluzione per l'Italia mandare a casa questo governo incapace, magari cominciando a dargli una spallata già alle prossime regionali

Postato da Felice Belisario in | Commenti (74) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

11 Febbraio 2010

La nuova Loggia B2


Un sistema criminogeno dove l’emergenza diventa la regola per gestire direttamente, senza nessun controllo, un mare di soldi. Questo è il dato inquietante che emerge dalle inchieste che riguardano l’uomo della Protezione civile, Guido Bertolaso. Alla magistratura spetterà di stabilire le responsabilità penali dell’uomo delle emergenze. Quello che nessuno può negare è, invece, la responsabilità politica di Bertolaso che, insieme a Berlusconi, ha creato una gigantesca macchina d’affari che, con la scusa dell’emergenza, si è sottratta a qualsiasi forma di controllo, istituzionale e di spesa. Una macchina che ha gestito miliardi di euro con le mani libere. Una macchina che ha deciso a chi affidare appalti, assunzioni e consulenze. Una macchina che, dietro il paravento dell’emergenza, ha gestito miliardi di euro ed ha evitato ogni controllo di legalità e che ha il suo apice in quel “sistema di corruzione gelatinosa” che sta emergendo.

Con la nuova loggia B2, tutto in Italia è diventato emergenza: la beatificazione di Padre Pio, il traffico sulla Salerno Reggio Calabria, la Louis Vitton cup. 587 ordinanze emergenziali, 100 solo nel 2009. 1,5 miliardi di costi certi e 6,5 miliardi di costi stimati. Perché, se è emergenza, nessuno sa e può conoscere come vengono spesi i soldi, chi si aggiudica gli appalti o le consulenze, chi viene assunto. Con la nuova loggia B2, anche eventi pianificati nel tempo sono emergenza, perché lì ci sono i miliardi, tanti, quelli veri: i Mondiali di nuoto, le Olimpiadi di Torino, l’Expo 2015, il G8 della Maddalena, la ricostruzione dell’Abruzzo.

Una discrezionalità totale che cancella un castello di leggi che regolano il mercato delle opere pubbliche, cancellando ogni principio di concorrenza e mercato. Un crescente e strumentale utilizzo dell’emergenza per legittimare l’adozione di misure, la creazione di strutture e l’assunzione di decisioni incoerenti con una visione complessiva di efficienza e si sviluppo del Paese. Non lo diciamo noi. Lo dice, rispettivamente, il presidente dell’Associazione nazionale costruttori, Paolo Buzzetti, e il vicepresidente di Confindustria, Cesare Trevisani. Protezione civile spa, il gioiello voluto pervicacemente da Bertolaso, era solo l’ultimo anello dell’ambizioso piano della nuova loggia B2, che avrebbe consentito non solo di gestire le attività emergenziali al di fuori di ogni controllo ma anche quel poco che mancava, ovvero, consulenze, assunzioni, progettazione da affidare in maniera privatistica agli amici degli amici. Dopo gli inquietanti fatti che stanno emergendo, ovviamente, Italia dei Valori darà battaglia in Parlamento perché la legalità torni a guidare l’emergenza di questo Paese e non sia più la scusa per qualcuno a fare sporchi affari.

dal blog di Massimo Donadi: www.massimodonadi.it

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10 Febbraio 2010

Ciancimino conferma quanto gia' a tutti e' noto


Le dichiarazioni rese, in un processo in corso sui rapporti e trattative mafia-istituzioni, da Massimo Ciancimino sono al centro di polemiche che rischiano di creare grande confusione.
Tre diversi aspetti vanno sottolineati e separatamente analizzati:

1. Il figlio di Vito Ciancimino, esponente politico condannato per mafia e personaggio certamente protagonista e conoscitore di fatti e misfatti della mafia, cita fatti, presenta atti ed esprime valutazioni che spetta alla Magistratura accertare, sanzionando ogni eventuale ipotesi di reato. L’importanza di tale accertamento è straordinaria perché riferita a terribili stragi e alle relazioni concrete fra politica e mafia, e alla trattativa Stato-Mafia sulle quali è non tollerabile il tentativo di porre ostacoli all’accertamento di ogni responsabilità, a qualsiasi livello istituzionale.

2. Esponenti di Forza Italia sono stati imputati in processi per mafia; taluni già condannati; il sen. Marcello Dell’Utri, considerato il Cofondatore del Partito, in particolare, è stato già condannato per reati di mafia con sentenza ancora non definitiva.
Anche in questo caso occorre attendere - senza frapporre ostacoli – che i processi abbiano la loro conclusione.

3. Il terzo aspetto è riferito a valutazioni politiche.
Dato incontrovertibile è che sin dal suo nascere Forza Italia si è presentata come un partito in polemica con l’operato della magistratura, alla quale non sono mai state risparmiate attacchi e insulti; come il partito dei condoni, delle sanatorie, delle leggi di impunità.

Un soggetto politico siffatto, a prescindere da responsabilità penali, è certamente ed esattamente quello che piace e serve a quanti violano le leggi e provano “fastidio” per legalità e giustizia.

E la mafia certamente prova “fastidio” assai forte per legalità e giustizia.

La mafia, ieri come oggi, non ha bisogno di politici che facciano i pali o che commettano omicidi: i pali ed i killer la mafia sa dove trovarli, li trova, di regola, fuori dalla politica.

La mafia, ieri come oggi, ha bisogno di presenza nelle istituzioni che aggrediscono e ostacolano il lavoro della magistratura e compromettono i principi di responsabilità e legalità.

Sotto questo aspetto Massimo Ciancimimo conferma quanto già a tutti è noto.

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9 Febbraio 2010

Campania: scelte difficili, fiducia ed attenzione


Sono passati solo pochissimi giorni dalla mia elezione a Coordinatore Nazionale Giovani, ma già molto succede nella scena politica italiana. Per Italia dei Valori è tempo di scelte difficili, impopolari, sofferte, dove viene messa alla prova tutta la nostra fiducia.

Il caso di De Luca, candidato per il centrosinistra alla presidenza della regione Campania, tocca anche le coscienze dei più giovani, che come me seguono Italia dei Valori come un faro nella nebbia della politica italiana. Restii al compromesso, lontani dalla logica della "ragion di stato", noi giovani viviamo la vicenda dell'appoggio a De Luca in Campania col fiato sospeso.

Il fatto che quest'ultimo sia destinatario di inchieste giudiziarie ovviamente ci spaventa. La paura è quella di perdere, dietro lui, la rotta verso la legalità, tracciata e mantenuta fino ad oggi con coerenza e severità dal nostro Presidente Antonio Di Pietro, e di trovarci in un battito di ciglio alla stregua dei partiti che abbiamo sempre combattuto. Davvero può avverarsi questo oggi? Tutto nasce purtroppo dalla necessità di doversi fidare. Con buona parte dell'elettorato campano pronto a votare il centrodestra di Cosentino, ed un Pd che non può da solo ingaggiare proficuamente questa competizione elettorale, quel che ci viene chiesto oggi è un atto di estrema fiducia, ed uno slancio di coraggio per aiutare la Campania, schierandosi con la coalizione di centrosinistra. Perdere la regione significherebbe perdere la possibilità di contribuire al risollevamento delle sue sorti, dopo che essa, negli ultimi anni, è salita agli onori della cronaca per le questioni più umilianti. La Campania sicuramente merita di più, e merita il nostro aiuto.

A De Luca devo riconoscere il coraggio di aver affrontato la numerosissima platea dei delegati al Congresso di Italia dei Valori per raccontare la sua versione dei fatti, poiché, al primo passo compiuto per salire il palco, i fischi avrebbero potuto sovrastare di gran lunga gli applausi. Al nostro Presidente l'onestà di aver confessato la difficoltà della scelta, attraverso la condivisione di questa con tutti i delegati. Solo ora riesco ad avvertire precisamente quella che viene chiamata la "solitudine del leader", che si manifesta nei momenti delle scelte più ardue. Ma ho deciso di vivere in un paese dove non debbano servire più eroi, pertanto intendo compartecipare all'assunzione di questa responsabilità.

"Rispetto dell’autonomia della magistratura; accettazione dei processi e dimissioni immediate in caso di condanna" sono i punti inderogabili che fissano le condizioni della nostra alleanza. Anche i giovani dell'Italia dei Valori vigileranno attentamente sul loro rispetto, e di certo non attenderanno la sentenza della Cassazione per condannare una eventuale violazione di questo sofferto patto d'onore.

Confido che la verità processuale che verrà accertata possa dare ragione alla platea presente al Congresso, e che la Campania possa così trovare in noi un valido protagonista per la lotta alla camorra e alla "malagestione" della cosa pubblica.


8 Febbraio 2010

Congresso nazionale: i video


Pubblichiamo i video interventi del primo Congresso nazionale dell'Italia dei Valori.

Riportiamo di seguito il testo dell'intervento di Sonia Alfano.

Testo dell'intervento

Questo è il primo congresso del partito ed è il primo congresso anche per me, sono molto emozionata. Sono emozionata perchè come diceva Ivan è un percorso che ho vissuto con tantissima emozione e devo dire grazie ad Antonio Di Pietro, devo dire grazie all'Italia dei Valori, e se io oggi sono qui a parlare è il segnale più evidente che questo è probabilmente l'unico partito che si è davvero aperto alla società civile.


E vorrei fare una piccolissima premessa. Non vuole essere assolutamente una polemica con nessuno, devo fare una premessa doverosa e la faccio svestendo i panni di parlamentare, la faccio parlando da Presidente dell'Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia. Ringrazio il partito perchè quando le più alte cariche dello Stato, due settimane fa, compreso il Presidente della Repubblica, hanno preferito beatificare e osannare un pregiudicato, delinquente, morto da latitante ad Hammamet, questo partito e il suo Presidente Antonio Di Pietro, hanno preferito ricordare non solo mio padre, ma tutte le vittime della mafia e le vittime del terrorismo, i veri eroi di questo Paese. E non è una polemica, lo ripeto, perchè qualcuno di voi saprà che c'è stata una corrispondenza fitta tra me e il Capo dello Stato, a volte tramite il suo consigliere Cascella. Era la prima volta che un consigliere senza carta intestata scriveva ad un parlamentare, per dire che le parole di quel parlamentare erano sconcertanti. Mi è stato anche detto che mi devo assumere le responsabilità per quello che ho detto; probabilmente ci sarà, non so, vilipendio al Capo dello Stato? Beh, se questo dovesse accadere io mi prenderò le mie responsabilità con estremo onore, perchè io credo che ci sia stato vilipendio nei confronti dello Stato, ricevendo, beatificando e mandando lettere alla moglie di un delinquente. Perchè se qualcuno ha subito un torto sono tutti gli italiani onesti che non sono mai andati a rubare, che continuano a faticare, e sono soprattutto quelle vittime che hanno difeso questo Paese, e hanno difeso la Carta Costituzionale di questo Paese.


Detto questo, io sono molto preoccupata perchè ultimamente ho sentito spesso affermare che il ruolo  dei partiti dovrebbe essere quello di ascoltare cosa bolle nella pancia della società e assecondarne gli impulsi viscerali. Io sono molto in disaccordo con questo, perchè questo si chiama conservatorismo, ed è assolutamente l'opposto di quello che serve a questo Paese, ed è assolutamente l'opposto di quello che deve essere il nostro partito.


Noi dobbiamo spingere, osservare la realtà di questo Paese, dobbiamo capire che cosa sta accadendo in questo Paese e indicare la strada del cambiamento, il più positivo possibile. Però c'è una cosa fondamentale da dire. Oggi più che mai mancano quei pilastri che sono stati fondamentali per la vita repubblicana di questo Paese. La Carta Costituzionale, che dovrebbe essere la nostra stella polare, non a caso, quotidianamente, è sotto attacco da tutto il Parlamento e dalle più alte cariche dello Stato. E non abbia timore questo partito di essere additato come l'unico difensore della Carta Costituzionale, questo è un onore per l'Italia dei Valori. Questo è un onore per il partito, perchè significa che siamo gli unici a difendere la nostra Carta Costituzionale, per la quale ricordo che sono morte decine, centinaia, migliaia di persone. Quella Carta Costituzionale è intrisa del sangue di quelle persone che hanno creduto nell'unità di questo Paese. Guardate che cosa accade invece quotidianamente nelle aule del Parlamento italiano e nelle aule del Parlamento europeo.


C'è un virus che sta dilagando, quotidianamente. E' il virus del razzismo e della xenofobia. I discorsi che la Lega Nord scrive quotidianamente sono intrisi di odio verso le minoranze, verso gli immigrati. Dimenticano volutamente che questo è stato un Paese di migranti, e provo davvero molta mortificazione quando davanti alle aule e alle commissioni del Parlamento europeo, personaggi squallidi come Borghezio gridano dicendo che l'Italia è un faro in Europa per la lotta all'immigrazione clandestina. Loro probabilmente non si sono resi conto di essere non un faro, ma la vergogna per la gente onesta di questo Paese.


Persiste un atteggiamento, studiato a tavolino, che ha dei nomi e cognomi. Abbiamo assistito in questi anni a pseudoriforme della scuola, portate avanti, pensate, dal Ministro Mariastella Gelmini, che con la sua sola figura è la negazione vivente della meritocrazia, lei che abusivamente ha sostenuto gli esami di procedura legale a Reggio Calabria nonostante operasse a Brescia.
Vogliono distruggere la scuola, vogliono rendere questo Paese un Paese di ignoranti, vogliono mortificare l'istruzione perchè devono ridurre questo popolo a un popolo di persone non autonome nel proprio modo di pensare. Ecco che nascono i tagli alla scuola e continuano a dare sovvenzioni agli istituti privati violando palesemente l'articolo 33 della nostra Costituzione, che recita:


"Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato."


Però fate attenzione, perchè mentre continuano a mortificare la classe degli insegnanti italiani a cui noi tutti genitori dovremmo dire un sentito grazie per quello che stanno facendo e fanno quotidianamente nel tentativo di educare i nostri figli, l'unica categoria che non viene colpita da questi tagli è la classe degli insegnanti di religione, che vengono sì pagati dallo Stato, ma la loro assunzione è soggetta alle determinazioni delle curie. E' evidente che gli interventi del Ministro Gelmini manifestano un'insofferenza verso l'istruzione del popolo italiano, e ho come l'impressione che lei abbia in mente (sempre che riesca ad avere in mente qualcosa) di poter portare avanti uno stravolgimento del genere. E, vi dicevo prima, c'è tutta una serie di vicende aberranti che sono sotto gli occhi di tutti quotidianamente. La Lega che si erge a detentore del sapere, della verità, del buon governo, è ostinatamente contraria all'abolizione delle province, perchè altrimenti dovrebbe rendere meno servigi ai propri politicanti perchè avrebbe meno poltrone da poter distribuire. E, riallacciandomi all'istruzione, io vi voglio dire che una persona straordinaria come Anatole France diceva che "non si regna sulla natura, non si acquista l'impero dell'Universo, non si diventa Dio che attraverso la conoscenza. E non sarà il coraggio cieco a darci il potere dei cieli. Ci vogliono lo studio e la riflessione" per cui questo partito deve mettere, come ha già fatto, al primo punto del proprio programma e delle proprie battaglie politiche un diritto serio all'istruzione, per poter creare un Paese libero e in grado di poter pensare autonomamente, e non un Paese ingabbiato nei reality e in trasmissioni che continuano a essere la mortificazione della capacità di analisi dell'essere umano.


Ci sono tanti altri aspetti che vanno trattati, ma soprattutto bisogna avere il coraggio, oggi, di dire delle verità. E ci sono tante verità, che riguardano per esempio la mafia dei rifiuti; nessuno parla di quello che sta accadendo nel nostro Paese, di come il nostro territorio venga quotidianamente devastato, deturpato e violentato. E non è un caso, credetemi, se la stampa continua a non parlare del processo che vede Bassolino imputato per quello che ha fatto e ha consentito di fare nella sua terra: deturparla e inquinarla in maniera criminale. E soprattutto, questo partito deve essere in grado di continuare a dire seccamente NO a quelle che sono teorie e approdi mentali scellerati di colori i quali vorrebbero cercare di far credere agli italiani, che l'unico rimedio per combattere il problema dei rifiuti possano essere gli inceneritori. Questa è una cosa devastante, ed è una cosa sulla quale non possiamo venir meno assolutamente perchè significa continuare a distribuite morte ai nostri figli in questo Paese. Questo partito deve continuare ad essere in grado di dire no alla costruzione di inceneritori così come deve continuare a manifestare il suo secco no al nucleare in questo Paese, perchè è un'incoerenza.


E’ un’incoerenza fondamentale.


Tornando ad un tema che mi è molto caro, al Parlamento Europeo sono in una commissione straordinaria - e devo ringraziare questo partito e la società civile che mi ha dato l’opportunità di arrivare al parlamento europeo - che si occupa di libertà civili, di immigrazione, di sicurezza, di giustizia e di affari interni e credetemi, ogni qual volta abbiamo cercato, con successo ribadisco, di portare nelle aule del Parlamento Europeo non le tematiche italiane, ma quello che in Italia non riescono a risolvere, alcuni personaggi e alcune “veline” , perché questo sono, hanno pensato bene di alzarsi dalle loro sedie e di gridare a noi dell’ Italia dei Valori che eravamo degli anti-italiani. Solo perché avevamo osato parlare al Parlamento Europeo della libertà di stampa in Italia, della libertà di informazione. E’ un nostro dovere farlo, perché l’informazione oggi potrebbe essere l’ultimo baluardo di democrazia in questo paese e sottolineo il potrebbe essere. E quando ci sono stati questi notevoli attacchi da alcuni personaggi che hanno ribadito che io, che in quel momento stavo parlando, ero anti-italiana, mi sono premurata di rispondere che io non sono anti-italiana bensì sono anti-mafiosa.


E’ dovere di questo paese chiedere la verità in maniera assoluta, in maniera determinata su tutto quello che è accaduto.


Vi dicevo che per me uno dei temi più cari, oltre alla lotta alla mafia, è il tema dell’immigrazione. Palesemente questo Governo viola l’articolo 3, lo ha sempre violato, ha cercato di porre in essere situazioni davvero sconvolgenti, anticostituzionali, avvallate da chi non avrebbe dovuto farlo. Ma l’art.3 vale anche per gli immigrati, vale soprattutto per loro nel momento in cui dobbiamo pensare alla loro integrazione. E a proposito di opposizione, visto che noi al parlamento facciamo proprio questo, io vorrei dire una cosa senza tentennamenti alcuni: siamo in campagna elettorale, ci si appropinqua ad alleanze, ci si appropinqua ad accordi elettorali, ma io credo che questo partito nulla ha e nulla può aver a che fare con l’UDC. E lo dico perché sono convinta che quel partito ha da sempre svolto la parte di “stampella” del governo, sempre, a prescindere da quello che succedeva al Governo. E non bisogna dimenticare che l’UDC è il partito di Totò Cuffaro. Non possiamo dimenticarlo perché è vero che all’interno dell’UDC ci sono persone corrette ed oneste, allora se queste persone vogliono continuare, vogliono sancire un percorso, che buttino fuori dal loro partito UDC il buon 85% della classe dirigente siciliana. Perché se non ci fosse stato l’UDC in Sicilia, oggi questo non sarebbe nelle aule del Parlamento Italiano. Questo purtroppo è un dato suffragato da dati e numeri. Per cui io mi auguro fortemente che questo partito si tenga alla larga dall’UDC e anzi gli consenta di navigare verso il partito di Dell’Utri, stretti da un’alleanza in salsa mafiosa, perché quella è l’unica cosa che credo li possa legare.


Il nostro partito non deve essere arroccato sul comparativismo e lo dico perché in questi ultimi mesi abbiamo visto quanto importante sia stata la difesa, soprattutto nei confronti dei magistrati.
E se abbiamo visto e sentito, poco fa, Gioacchino Genchi parlare di magistrati straordinari che sono morti per questo paese, è pur vero che ci sono dei magistrati, ex magistrati come Luigi (de Magistris, ndr), magistrati come Clementina Forleo. Però guai a fare una difesa ad oltranza perché ci sono anche magistrati come Squillante e come Carnevale che bene farebbero ad essere fuori dalle aule del tribunale perché hanno mortificato la giustizia italiana e nel riconoscere le devianze del potere che si sono sviluppate nella politica italiana, attraverso la diretta discendenza di Licio Gelli, Bettino Craxi e Silvio Berlusconi, ognuno antenato e favoreggiatore diretto dell’altro, dobbiamo svolgere un presidio intelligente di libertà, legalità e uguaglianza. E non bisogna avere paura di farlo, né bisogna essere timorosi di essere additati perché facciamo questo.


A proposito di magistrati non possiamo dimenticare l’operato aberrante condotto dal CSM, a capo del quale c’è quel simile Nicola Mancino che invece di dirigere l’organo di autogoverno della magistratura, bene farebbe a mettersi a disposizione della giustizia delle Procure di Caltanissetta e Palermo con un rigurgito di memoria su ciò che avvenne nelle settimane che precedettero la strage di Via D’Amelio. E diciamolo chiaramente che questa causa è in corso un’opera di revisionamento per infamare la stagione delle indagini di Mani Pulite, la stessa pretesa di porre sotto processo i comportamenti illegali del potere per sottrarre al controllo di legalità gli apparati di potere.
E’ sulla spinta di queste tendenze che proprio negli ultimi anni hanno preso spinta e piede, aberranti posizioni politiche che dobbiamo avere la forza di respingere.


Il declino del paese è favorito dal progressivo ammutolirsi anche della classe intellettuale, sono davvero pochi gli intellettuali che fanno da pungolo e da coscienza critica in questo Paese e si sono forse piegati, purtroppo, alle logiche del tubo catodico. Se voi ci pensate, Pasolini oggi sembra veramente una reliquia, Pasolini sembra qualcosa che deve essere assolutamente dimenticato. E la defaillance della classe intellettuale è dimostrata anche dall’indirizzo assunto dal giornalismo italiano. A giornalisti liberi come Marco Travaglio e pochi altri, a cui permettetemi di aggiungere un nome a me caro quello di Beppe Alfano, corrispondono moltitudini e falangi ed intere testate giornalistiche che intendono i mezzi di informazione strumenti per nascondere la realtà ed orientare il consenso. La recente campagna di disinformazione lanciata nei giorni scorsi dal Corriere della Sera nei confronti di Antonio Di Pietro è un esempio mirabile. Esistono frotte di giornalisti infeudati ai servizi segreti più o meno deviati ed invece si cerca di creare dal nulla un caso che non è mai esistito.


Il permanente processo al palazzo è un dovere della classe intellettuale perché senza di esso non potremmo avere assolutamente nessun barlume di libertà e oggi più che mai nel momento in cui non esiste una libera informazione ma nel momento in cui spesso i giornalisti fanno a gara per asservirsi al potere, per autocensurarsi chi fa la differenza è la rete e il popolo di internet.
Ed è per questo che dobbiamo continuare a porci a difesa di questo strumento cosi come faremo proprio noi dell’ Italia dei Valori al gruppo ALDE questa settimana, lunedi pomeriggio, perché porteremo al Parlamento Europeo quello scandalo obbrobrioso del Decreto Romani. L’hanno chiamato “un imponente adeguamento alla direttiva CEE”, vi assicuro che non esiste in nessun’altra parte del mondo, neanche in Cina. L’altro ieri ho ricevuto nel mio ufficio il responsabile di Google per l’Europa che stranamente è venuto a ringraziarci e ha detto grazie perché state cercando di difendere la libertà di informazione su internet.
E proprio perché sono venute fuori proposte liberticide, bisogna avere oggi più che mai un’intransigenza determinata ed ostinata per difendere quello che in questo paese potrebbe farci riapprovare verso la democrazia, perché questo è un paese ormai in piena fase dittatoriale, non so se soft, perché non mi interessa affermare se è soft, so semplicemente che siamo in piena dittatura.


A questo punto, poiché il primo strumento della difesa pubblica, dell’ambiente, della giustizia, della libertà e dell’informazione è la rete dobbiamo rifarci a Piero Gobetti che diceva che : “l’intransigenza è l’unico valore e noi ne siamo i disperati sacerdoti”.


Tanto più critica è la situazione del nostro Paese e tanto più noi dobbiamo avere la forza per difendere i valori che hanno creato questo Paese. Ed io voglio chiudere ricordando le parole di una persona a me cara, che ho conosciuto da cittadina italiana che era fiera di identificarsi in lui e che oggi più che mai lo rimpiange. Vorrei che ci rifacessimo tutti quanti all’insegnamento del caro Presidente Pertini: non c’è vera libertà senza giustizia.


Giustizia e libertà devono essere i cardini anche di questa nuova resistenza. Da lì bisogna muovere per prefigurare un’alternativa. Riabituiamoci ad avere care giustizia e libertà e riabituiamo allo stesso modo il popolo italiano.


Grazie.



4 Febbraio 2010

Illegittimo impedimento


Riporto il video e il testo dell'intervista rilasciata a RepubblicaTv, oggi 4 febbraio 2010, dove rispondo alle domande degli spettatori in tema di "legittimo impedimento".

Testo dell'intervista

RepubblicaTV: Quali sarebbero, secondo lei, i motivi per i quali si potrebbe dichiarare incostituzionale il legittimo impedimento?
Antonio Di Pietro: Perchè sostanzialmente è un'amnistia e perchè il legittimo impedimento già c'è. Se si viene chiamati dal giudice, e in quel momento si è ammalati in ospedale, si è fatto un incidente, o è morta la moglie, il figlio, c'è un legittimo impedimento, è già previsto. Questa norma cosa dice? Che per il fatto che sei Ministro o Presidente del Consiglio non puoi andare. Avrà il tempo per andare al bagno, o no? Avrà un po di tempo per andare a sciare, o no? Avrà un po di tempo per andare con la sua Noemi, o no? Avrà un po di tempo per “escortare” a destra e a sinistra, o no? E un pochettino di tempo per andare a spiegare se quell'operazione “strana strana” l'ha fatta lui ce l'ha o no? Potevamo fare una norma in cui si deve concordare con la magistratura che, per esempio, nei quindici giorni successivi si troverà del tempo per rispondere alla domanda. La verità è che hanno usato questo stratagemma non per dire che si è impediti e non possono presentarsi, ma per dire che non possono venire mai siccome sono al governo.

RepubblicaTV: Su questa questione del legittimo impedimento c'è un altro aspetto molto importante che chiama in causa il Presidente della Repubblica. Ieri c'è stato un incontro al Quirinale tra il Capo dello Stato e il Ministro della giustizia Alfano. Da quello che siamo riusciti a capire, sembra che da parte di Napolitano ci sia stata una sostanziale apertura sul provvedimento relativo al legittimo impedimento, il che lascia pensare che, con ogni probabilità, il Capo dello Stato firmerà questa legge quando sarà poi ratificata anche dal Senato. Ricordiamo che ora è stata approvata solo da un ramo del Parlamento. Lei, in più di un'occasione non è stato, come dire, tenero con Napolitano. In questa vicenda cosa si sente di dire?
Antonio Di Pietro: Dai retta a me! Hai capito come funziona l'informazione? Hai capito come funziona la disinformazione? Se accusiamo il Governo e la maggioranza parlamentare di usare le istituzioni per farsi le leggi ad personam, per una persona sola, è un fatto gravissimo. Se dovessimo intercalare citando anche il Capo dello Stato, siamo noi ad essere attaccati, facendo passare in secondo piano l'affermazione principale. Non parlo del Capo dello Stato, faccia quello che deve fare e quello che crederà di fare. La Corte costituzionale, se è chiamata a verificare su questo punto, faccia quello che deve fare. Noi dell'Italia dei Valori vogliamo informare voi cittadini, perchè se quelli stanno in Parlamento a fare le leggi a loro piacimento qualcuno ce li ha mandati. Una o due volte si può essere raggirati, la terza volta si diventa complici.

RepubblicaTV: La posizione di Casini, che tra l'altro si è astenuto su questo voto, dice: "è meglio il male minore, è meglio il legittimo impedimento per un ristretto numero di politici, piuttosto che il processo breve che invece ammazza migliaia di processi importantissimi”.
Antonio Di Pietro: Infatti ho detto: si diventa complici. La complicità fa male, ma sapesse quanto fa più male e dà fastidio essere Ponzio Pilato. Loro non hanno votato, noi diciamo che il legittimo impedimento è una norma criminogena, immorale e incostituzionale. Casini dice: “io non dico”. D'accordo. Ponzio Pilato ha detto: “io non prendo posizione”, ma la giustizia è stata ammazzata.

RepubblicaTV: Ricordiamo che sono stati loro i primi a proporre il legittimo impedimento come provvedimento che serviva alla cosiddetta riduzione del danno, no?
Antonio Di Pietro: Si può accettare la regola in cui poichè questi non vogliono essere processati, e poichè noi dobbiamo fare i processi agli altri, non processiamo loro e processiamo gli altri? E' uno Stato di diritto o è uno Stato delle banane?

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Nucleare: la soluzione si chiama referendum


Contro le regioni che non vogliono il nucleare, il Governo usa il bastone. Sfacciatamente ricorre alla consulta per far dichiarare incostituzionali le leggi regionali che rivendicano la loro autonomia sulle scelte energetiche, proprio come vuole, invece, la Costituzione.

Di incostituzionale c’è solo la legge del Governo sul nucleare e se non sarà la Consulta a riconoscerlo lo faranno i cittadini italiani con il referendum abrogativo che noi dell’Italia dei valori abbiamo promosso. Ma non basta questa: il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto. Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l'Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il fatto che le centrali tipo EPR attualmente in costruzione stanno subendo gravissimi ritardi per inattese difficoltà realizzative, inerenti anche la sicurezza), non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni deve essere effettuato entro il 2012. Per questa data l'Italia e il ministro Scajola non saranno pronti e non raggiungeremo gli obiettivi europei. Da qui le sanzioni monetarie, cioè vere e proprie multe.

Questo costerà agli italiani la bella cifra di un miliardo di euro l'anno, mentre se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo rientrati nei vincoli della direttiva 20-20-20 che vuole appunto, entro il 2020, il risparmio del 20% di emissioni e l'aumento del 20% dell'energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi avremmo avuto più energia verde e meno multe da pagare.

Negli anni che vanno dal 2012 al 2020 l'Italia pagherà per l'infrazione comunitaria più di 9 miliardi di euro di sanzioni. Questo sarebbe pari al costo di due centrali nucleari, ai costi previsti da Scajola e dall'ENEL. O forse di una, poiché i conti di Scajola sono sempre truccati in difetto, per rendere appetibili le centrali nucleari. Noi sappiamo che in realtà una sola centrale nucleare costa più di 8 miliardi di euro. A questo costo di realizzazione il chilowatt nucleare, sommando anche i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti, è più caro di quello da fonti convenzionale e costa quasi quanto quello dell'eolico.

Se qualcuno si chiede dove starebbe, allora, il guadagno dei gestori degli impianti nucleari, la risposta è semplice. Nella garanzia dello Stato di una lievitazione preordinata e sancita contrattualmente con i gestori degli impianti delle tariffe elettriche, attraverso un adeguamento costante delle stesse, in modo da garantire la congrua e forzosa remunerazione dell'investimento. Ecco il miracolo delle centrali nucleari: se ne fai una poi non puoi più spegnerla e devi pagarne i costi senza fiatare.

Come si dice: se le conosci le eviti. Scajola, però, non ha questo problema. Lui non teme l'epidemia . Lui la diffonde. Un moderno untore nucleare. La protezione contro l'infezione nucleare si chiama referendum.


3 Febbraio 2010

Nasce l'Associazione Lavoratori Vittime del Precariato


Oggi nasce ALViP, l'Associazione Lavoratori Vittime del Precariato.

Non è un'associazione. E' l'associazione, l'unica che per la prima volta si preoccupa di tutelare tutte le categorie di lavoratori, senza distinzione alcuna. Molte volte abbiamo dei problemi che sembra siano proprie delle nostre situazioni, ma riuscendo a scambiarci le idee ed entrando in contatto con altre realtà possiamo scoprire che i nostri problemi sono gli stessi di tanti altri lavoratori.

L'associazione nasce in Lombardia, ma ha già dei riferimenti in tutte le regioni d'Italia. Ci auguriamo che la nostra rappresentatività possa aumentare, perché il nostro scopo è quello di mettere luce e porre evidenza su tutte quelle realtà che oggi sono al limite dello sfruttamento. In Italia non esiste una vera flessibilità, esiste una precarietà che è diventata lo stile di vita di tantissime persone.

Siamo qui oggi per cercare di aiutare voi e aiutarci. Ricordiamo che in questo momento, mentre stiamo parlando, qualcuno è andato a cercare lavoro, qualcuno non lo ha trovato e qualcun altro lo ha perso. Per tutte queste persone, che sono tantissime e che tenderanno ad aumentare nonostante ci facciano credere che la crisi sia finita, noi oggi ci siamo. Se non avrete la forza e il coraggio per parlare lo faremo noi per voi.

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2 Febbraio 2010

Verso il congresso: come seguire e come partecipare


Il 5-6-7 febbraio si terra' a Roma il congresso nazionale dell’Italia dei Valori: l'alternativa per una nuova Italia. I dettagli dell'evento sono disponibili sul sito www.italiadeivalori.it/congresso.

Al congresso parteciperanno 3600 delegati per eleggere il Presidente nazionale, il Coordinatore nazionale Giovani IDVe la Coordinatrice nazionale Donne IDV. Oltre alle elezioni verranno presentate e discusse le mozioni ai dieci punti del programma attualmente pubblicati sul portale Idv.

L’evento potrà essere seguito in diretta streaming, ma sono disponibili già da oggi anche i social media come Twitter e Faceook per consentire a chi volesse di cominciare ad interagire dalla pagina www.italiadeivalori.it/congresso. Durante le tre giornate tramite le due aree sarà possibile interagire anche con la sala del congresso ed i delegati (oltre che per ricevere aggiornamenti sui dispositivi di mobile-internet) che utilizzino le due piattaforme (ndr. TW e FB).

Con Twitter sarà possibile pubblicare il proprio messaggio riportando nel testo il tag "congresso idv", questo accorgimento farà comparire il tweet anche all’interno della finestra nel sito del congresso.

Con Facebook invece si potrà scrivere, accedendo con il proprio profilo, sulla bacheca contenuta nel sito. Il messaggio inserito comparirà oltre che nella bacheca del sito del congresso anche nel vostro profilo in automatico.

Testo del video intervento

La nostra vita è piena di tante realtà che si sono realizzate grazie alla determinazione di qualcuno che ha creduto nell’utopia: l’accendere comodamente la luce, volare, essere in collegamento col mondo grazie alla rete internet sono solo alcuni esempi.

Anche Italia dei Valori nasce da un’utopia: nasce dalla necessità di una politica al servizio della collettività con tre precondizioni irrinunciabili: trasparenza – legalità e giustizia.

Nasce dall’intuizione che fosse il momento di costruire un partito diverso, oltre le ideologie, in grado di coinvolgere persone oneste.

L’intuizione che fosse il momento per costruire un progetto politico con al centro la giustizia sociale; il momento di dar vita a un partito diverso, in grado di contrapporsi al partito dei furbi interessati al benessere dei pochi a scapito dei Cittadini.

Dopo l’esperienza di mani pulite e la presa d’atto che il “potere” stava attuando un ritorno al passato studiato a tavolino secondo una logica piduista, Antonio Di Pietro afferrava l’utopia del cambiamento.

Assieme a lui la società civile a cui pian piano si avvicinavano validi amministratori delusi della vecchia politica …. insieme per dare voce prima al popolo bianco della lotta contro le mafie, poi al popolo arcobaleno della pace, oggi al popolo viola dell’indignazione verso un devastante modello berlusconiano.

Quanta fatica, quanti sacrifici, quante delusioni.

Ma quanta forza, quanta determinazione il sapere di aver visto oltre l’apparenza, quanto orgoglio il sentirsi parte attiva della costruzione di un futuro migliore.

Ecco allora il forte senso di responsabilità, l’imperativo di dover costruire con coerenza e credibilità la casa delle persone perbene; una casa che mattone dopo mattone sapesse crescere nonostante il tentativo di farne crollare prima il pilastro principale (Antonio Di Pietro), poi i muri portanti dei nostri valori e infine con l’ultimo intento di delegittimare, con subdole lezioni di democrazia, quanto abbiamo costruito.

Questo fine settimana celebreremo il nostro Congresso Nazionale e sarà chiaro a tutti che la nostra utopia, portata avanti con orgoglio, costruita con grande senso di responsabilità è diventata realtà.

Oltre 3.600 delegati rappresenteranno, in occasione dei lavori congressuali presso l’Hotel Marriott di Roma, le quasi centomila persone che hanno aderito ad Italia dei Valori e partecipato alle 110 assemblee provinciali.

Il 5-6-7 febbraio vivremo tre giornate arricchite dai contributi regionali emersi nelle 20 assemblee appena concluse, sentiremo interventi e mozioni, ascolteremo e voteremo le relazioni di chi, democraticamente, si candida alla guida dei dipartimenti donne e giovani.

Dopo aver sentito perché IDV c’è, dopo aver colto l’importanza di avere IDV presente nella scena politica, dopo aver fatta nostra la lungimiranza di IDV quale lievito di una rinnovata alternativa di governo, dopo aver condiviso la strategia futura di IDV ... eleggeremo il presidente nazionale del partito.

Vi sembra poco?

E’ un momento importantissimo dove l’utopia a cui abbiamo creduto con orgoglio dedicando con responsabilità tante energie, sta diventando realtà.

Una realtà che ad altri dà fastidio, una realtà sicuramente perfettibile e migliorabile, una realtà che presuppone ancora tanto impegno da parte di tutti …

Ma una realtà concreta, necessaria per impedire che la nostra Costituzione sia smantellata, per tutelare il diritto al lavoro, per fare in modo che la bilancia della giustizia non penda a favore dei più furbi, per contrastare il ritorno al nucleare, per difendere la disponibilità dell’acqua dalla privatizzazione a vantaggio di pochi.

Ci vediamo a Roma, intanto buon impegno a tutti!


1 Febbraio 2010

Legittimo impedimento: truffa legislativa


Il legislatore sta preparando la soluzione finale con tre provvedimenti, servendosi del gioco delle tre carte. La prima carta è il processo breve. Berlusconi non vuole essere processato nella vicenda Mills ed allora, con una norma retroattiva, cancella il processo.

La seconda carta è il legittimo impedimento: se il premier è impegnato politicamente è legittimato a non partecipare ai processi e, quindi, devono essere rinviati. Siccome lui è sempre impegnato, si realizza l'impunità permanente attraverso legge ordinaria.

Terza carta? La modifica dell'articolo 3 della Costituzione. Tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, tranne uno. Indovinate chi?

Quella che è stata la culla del diritto è divenuta ormai la bara del diritto. Anzi, la terra dei bari del diritto, dei giocatori delle tre carte. Per favore almeno, non invocate l'Europa. Assumetevi la responsabilità di voler essere servi di un padrone che invece di perseguire gli interessi degli italiani piega le norme a suo uso e consumo.

Testo dell'intervista:

Giornalista: Come giudica la protesta dei magistrati?
Luigi de Magistris: La giudico legittima. E' un governo che sta massacrando la Costituzione, l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, che fa passare il processo breve come una riforma della giustizia, quando invece è un provvedimento che interessa una sola persona. Che poi questo provvedimento crei un effetto collaterale, producendo l'azzeramento di centinaia di migliaia di processi dove a pagarne le conseguenze saranno le persone offese e le vittime di reato, questo non interessa al governo. E' una protesta giusta, legittima, pacifica e rispettosa delle istituzioni, ma in questo momento c'è bisogno di questo tipo di proteste.

Giornalista: Come giudica il legittimo impedimento? C'è chi ha un apertura su questo provvedimento.
Luigi de Magistris: E' una truffa legislativa, perché si dice che se uno ha attività politiche non può andare davanti al giudice. Siccome il Presidente del Consiglio considera come attività politica ogni cosa che fa, anche un viaggio in Costa Smeralda, non ci sarà mai nessun processo.
Ecco perché non è sufficiente il processo breve, che lo salva solo dai processi Mills e Mediaset, mentre il legittimo impedimento non consentirà di celebrare gli altri processi. Qualora ci sarà un magistrato che non consideri legittimo impedimento alcune attività del Presidente del Consiglio ci sarà, dopo il lodo Schifani e il lodo Alfano, il terzo lodo, uno scudo personale e definitivo a Berlusconi che non sarà più processato: verrà modificato l'articolo 3 della Costituzione, “la legge è uguale per tutti tranne che per il Presidente del Consiglio”.

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