sei in: articoli > Marzo 2010

 

31 Marzo 2010

Art.18: un primo passo per la difesa del lavoro


Il ddl delega al Governo sul lavoro massacra lo Statuto dei lavoratori perché nei fatti sterilizza l’articolo 18. Si tratta dell’ennesimo provvedimento adottato dal Governo per comprimere i diritti di chi lavora. Il Presidente della Repubblica non poteva che rinviarlo alle Camere, dove ora è necessario portare avanti una ferma opposizione affinché la maggioranza compia marcia indietro.

Si tratta di un ddl ingiusto e anticostituzionale. Ingiusto perché si costringe il lavoratore a “scegliere” di affidare le eventuali controversie con la parte datoriale ad un arbitro, chiamato a giudicarle in base ad un principio di equità e non secondo la legge. Ingiusto perché questa “scelta” avviene nel momento di massima debolezza del lavoratore stesso, cioè all’atto della sua assunzione, divenendo un obbligo e una costrizione. Ma la vera e profonda natura anticostituzionale del ddl consiste nel fatto che si impedisce automaticamente al lavoratore di rivolgersi alla magistratura, per far valere la legge, a prescindere dalla valutazione dell’arbitro stesso.

In questo modo 16 milioni di lavoratori dipendenti e 4 milioni tra precari e false partite Iva vengono posti fuori dalla protezione della Costituzione repubblicana, esclusi dal diritto e dalla legge, privati di tutele in un passaggio economico così delicato come quello che stiamo vivendo.

L’Italia dei Valori fin dall’inizio ha denunciato questa vergogna chiedendo al Capo dello Stato di valutare le conseguenze nefaste che il provvedimento avrebbe sui diritti dei lavoratori. Io stesso ho avanzato questa richiesta in occasione della diretta streaming "Votare informati" di settimana scorsa: per questo, la decisione presa dal presidente della Repubblica oggi, non può che rappresentare per me e per l'Italia dei Valori un primo importante risultato per chi lotta a difesa del lavoro e dei lavoratori, avendo nell’articolo 1 della Costituzione il riferimento più importante della sua azione politica.

Postato da Maurizio Zipponi in | Commenti (61) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Gli effetti perversi dell'Accordo anti-contraffazione


Brandendo un'arma che passa sotto il nome di lotta alla contraffazione, i paesi occidentali stanno negoziando un accordo internazionale che ha il nome di ACTA, l'Accordo anti-contraffazione.

ACTA è un documento internazionale che mira alla tutela della proprietà intellettuale via standard internazionali più restrittivi degli esistenti. Provvedimento sacrosanto, poiché, in un'economia sempre più globalizzata, occorre avere una disciplina che limiti la contraffazione, per tutelare i posti di lavoro, per la sicurezza del consumatore, per la difesa di una legittima proprietà intellettuale. Tuttavia sta diventando una sorta di grande scusa per fare passare norme che sono assolutamente liberticide o del tutto protezioniste, con grande rischio soprattutto per la comunità degli internauti e per un libero accesso a internet. Di fatto alcuni paesi, soprattutto di oltre oceano, chiedono di stabilire delle sanzioni penali e civili per internet service providers, gestori di piattaforme internet e di blog, ce sarebbero responsabili di abusi più o meno legati al tema della contraffazione. Si tratta di un'interpretazione larga, che rischia di creare una vera e propria spada di Damocle per tutti coloro che utilizzano internet liberamente.

In un certo modo é come se si rendessero penalmente responsabili le compagnie telefoniche perché alcuni utenti utilizzano il telefono per parlare tra di loro, magari concordando attività illecite che poi vengono intercettate. Una situazione che non é assolutamente tollerabile, che non corrisponde a quello spazio di libertà e di libera espressione di internet che fa parte dell'identità stessa della nostra Unione Europea e che può portare a degli effetti assolutamente perversi.

Su questo sentiamo, qui al Parlamento Europeo, gli effetti del calore e della mobilitazione della comunità degli internauti che ha capito che cosa bolle in pentola. Ma siamo molto attenti anche ad altri aspetti che possono portare a degli effetti negativi in quest' accordo, ad esempio la limitazione all'accesso di medicinali a basso costo che sono prodotti in India o in Brasile, che non violano la proprietà intellettuale, che sono sicuri ma che hanno la grande colpa di costare molto meno rispetto a prodotti farmaceutici di industrie occidentali (le quali, sulla base di questo accordo, avrebbero la possibilità di chiedere in via cautelative dei sequestri doganali senza nemmeno passare attraverso l'intervento del potere giudiziario).

Un altro aspetto di ACTA é la segretezza con la quale vengono condotti i negoziati. Segretezza asimmetrica, visto che le grandi compagnie americane hanno siglato un patto di riservatezza con l'amministrazione americana ed hanno ottenuto tutta una serie di informazioni sullo stato di avanzamento di questi negoziati.

Anche noi come Parlamento Europeo abbiamo reclamato l'accesso ai documenti, e nella Commissione di Commercio Internazionale, come responsabile del problema ACTA a nome del gruppo ne ho parlato durante la sessione plenaria (guarda il video).

Abbiamo anche firmato una dichiarazione scritta che mette i paletti su quelli che sono gli elementi di libertà e che devono assolutamente essere salvaguardati durante la fase finale di questo negoziato. Come Parlamento Europeo abbiamo un'arma definitiva, che é quella di dire si o no sul risultato finale del negoziato, poiché la ratifica spetta al Parlamento Europeo come sancito dal Trattato di Lisbona.

Poche settimane fa il Parlamento ha bocciato un accordo che aveva alcuni elementi simili, l'accordo SWIFT, che prevede la possibilità di accedere ai dati bancari- anche dei cittadini europei- da parte dell'amministrazione americana, sotto una parola d'ordine, lotta al terrorismo internazionale. In questa occasione é stato determinante il voto della Delegazione dell'Italia dei Valori e del Gruppo liberal-democratico, che ha spostato la maggioranza. Non é detto che, se i risultati del negoziato non saranno soddisfacenti, il Parlmento europeo non ritenti lo stesso colpo.


30 Marzo 2010

IL PD RECITI IL MEA CULPA


Non abbiamo l’abitudine di dire che abbiamo vinto anche quando è vero il contrario. Abbiamo il vizietto della verità. Se ci fermassimo a guardare in casa nostra, potremmo usare toni trionfalistici, vista l’eccellente affermazione di Italia dei Valori. Ma la giornata di ieri impone una seria riflessione nel centrosinistra che, pur mostrando timidi cenni di ripresa rispetto ai suoi momenti più bassi, è uscito sconfitto da questa tornata di elezioni regionali.
Abbiamo perso il Lazio ed il Piemonte mentre in Calabria ed in Campania siamo alla disfatta. Italia dei Valori ha fatto bene, anzi di più. Siamo cresciuti nel Lazio (8,6 %), nelle rosse Umbria (8,3%) e Toscana (9,4%) , in Liguria (8,4%) , nelle Marche (9,1%)e  in Basilicata (9,9%). Altrettanto bene siamo andati in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Campania, Puglia e Calabria. Un partito che mostra di essere sempre più radicato nel territorio e che porta in dote al Partito Democratico un ricco bottino di voti, destinati ad essere inutili per governare in futuro, se il maggior partito della coalizione di centrosinistra non avvia una seria riflessione al suo interno.

Il responso delle urne è chiaro. Il Pd deve capire che la vera sfida politica è dentro al centrosinistra. Serve costruire un’alternativa che possa essere vincente ma pensare di farlo con accordicchi tra sigle e partiti, con alleanze alchemiche costruite a tavolino, come quella con l’Udc, non serve a dare un futuro a questo centrosinistra. Dalla Calabria alla Campania, dobbiamo cogliere il segnale che gli elettori ci hanno inviato forte e chiaro. Serve il coraggio di cambiare, di scegliere volti nuovi credibili, di avviare un serio rinnovamento etico della classe dirigente dei partiti, soprattutto al Sud dove il Pd è uscito sconfitto dall’esperienza amministrativa. Finché il Partito Democratico non affronterà l’evidente questione morale esplosa al suo interno e non procederà con la conseguente bonifica delle varie baronie, il centrosinistra non andrà da nessuna parte. Finché non deciderà di anteporre gli interessi dei cittadini a quelli dei vari notabili di partito, saremo costretti a guardare l’avanzata del centrodestra per i prossimi anni.

Finché non sarà in grado di costruire un’alleanza naturale sui valori, sui programmi e sulle idee, i cittadini continueranno sempre di più a rifugiarsi nel voto alla lista Grillo che, a differenza di IdV, che è un partito di centrosinistra nel centrosinistra che vuole costruire un’alternativa credibile, denuncia un malessere evidente che non si può ignorare. Rinnovamento è la parola d’ordine per il futuro del centrosinistra. Ieri si è chiuso un ciclo ed è tempo di aprirne uno nuovo basato su un progetto, su un programma, su una classe dirigente di specchiata onorabilità e moralità. Basta con accordicchi che durano il tempo di una stagione o a candidature forzate o disperate. Se vogliamo tornare a vincere serve ripartire da qui.

Tratto da http://massimodonadi.it

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (194) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

28 Marzo 2010

Appello al voto


Due giorni per decidere chi dovrà guidare la tua Regione nei prossimi cinque anni, ma due giorni soprattutto per dare un segnale forte e chiaro, per dire basta al malgoverno di Berlusconi. E' un appuntamento fondamentale quindi, da non mancare, perché è essenziale far sentire la tua voce, attraverso il voto ,in questo particolare momento politico che vede la democrazia sempre più fortemente insidiata da spinte autoritarie. Mai come adesso il tuo voto all'Italia dei Valori è determinante: per amministrare in modo corretto e democratico il territorio dove vivi, ma ancora di più perché può incidere davvero sulla storia del nostro Paese. Vota per dire basta a un Governo di centrodestra che si è disinteressato finora degli italiani e del loro futuro per occuparsi solo delle beghe giudiziarie del suo leader e dei suoi sodali.

Ore 15:00 diretta streaming su Votare Informati
(clicca qui per guardare la diretta).

Postato da Felice Belisario in | Commenti (101) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

27 Marzo 2010

Come votare i candidati IDV


Care amiche e cari amici, in questo articolo potrete ascoltare come le indicazioni di voto per affidare la vostra preferenza all'Italia dei Valori. In ciascuna provincia, Italia dei Valori si presenta con dei candidati onesti, provenienti dalla società civile e la cui integrità è stata certificata dalle autorità competenti. Vi invito a consultare e stampare l'elenco dei nominativi da portare con voi alle urne per esprimere la preferenza di voto per Italia dei Valori.


26 Marzo 2010

Vota IDV per farla fuori dal vaso


Ieri è stata scritta una straordinaria pagina dilibertà che difficilmente dimenticheremo.Raiperunanotte è uno di quegli eventi da iscrivere di diritto nella storia della nostra vita. Quando soffochi un paese, quando gli togli il fiato, quando minacci il futuro dei suoi figli, prima o poi, la reazione arriva. Da ieri sera, la faremo tutti un po’ fuori dal vaso, a cominciare da queste elezioni regionali! Ieri Berlusconi ha perso e di brutto. Ha perso la sua retorica dell’amore che vince sull’odio, uno spot melenso e ridicolo, più adatto a festeggiare il cinquantenario del Cornetto Algida che a guidare la riscossa di una compagnia dell’anello ridotta a quattro gatti spelacchiati, rissosi, lacerati e divisi in bande. Ha perso la sua arroganza, quella con la quale ha piegato le istituzioni riducendole ad appendici dello studio legale Ghedini. Ha perso la sua spocchia, quella di credersi il padrone di questo Paese, che urla, chiama, strepita e inveisce contro chi non si genuflette a lui e ai suoi sodali e chiede il rispetto delle regole. Ha perso la sua tracotanza, quella con la quale si presenta ad ogni appuntamento elettorale ringhiando contro i giudici, mentre sfugge al giudizio dei tribunali. Ha perso la sua sfacciataggine, quella con la quale dice di avere fatto tanto per la crisi economica mentre Mediaset è l’unica azienda italiana che vede crescere i suoi profitti. Ha perso la sua faccia tosta, quella con la quale insolentisce i giornalisti scomodi, quelli che hanno ancora il vizietto di fare le domande. Da Raiperunanotte arriva una bella sberla in faccia a Berlusconi: quando il Paese sente puzza di censura si ribella e non fa sconti. La libera circolazione di idee fa bene al cuore e all’anima. Ci voleva un evento così e di questo ringraziamo Santoro, Floris, Lerner , Vauro e Luttazzi che hanno parlato di libertà con libertà, ognuno a modo suo, offrendoci spunti nuovi di riflessione, comiche situazioni e grotteschi presagi. Da oggi, c’è più forza e coraggio a credere che cambiare si può, che c’è ancora un futuro possibile e sostenibile per questo Paese. Ieri chi era in piazza, collegato in rete o davanti alla tv, ha capito quello che Italia dei Valori denuncia con forza e rabbia da quindici anni a questa parte. Il berlusconismo non solo fa male ma distorce la democrazia, la deforma, la piega ai voleri e alle esigenze processuali e finanziarie di un uomo solo, colui che oggi, disperato e solo, brama il Quirinale dopo aver vilipeso e umiliato la Costituzione. Altro che Colle! E’ tempo di mandarlo a casa, ne ha tante può scegliere. E’ tempo che affronti le aule dei tribunali e risponda alle domande dei giudici. E’ tempo che si ritiri in buon ordine e che si dedichi ai suoi guai giudiziari senza inguaiare ancora di più l’Italia. E’ tempo che vada in pensione, ne ha pure l’età, e la smetta di inquinare la democrazia con il suo gigantesco conflitto di interessi. Fai girare la voce, convinci un tuo amico: un voto a Italia dei Valori è l’antidoto al berlusconismo. Vota e fai votare Italia dei Valori “per farla fuori dal vaso”!


25 Marzo 2010

Scuola: un'Italia ignorante da plasmare


Un’Italia ignorante, da plasmare a proprio piacimento: ecco il disegno della maggioranza, che si staglia purtroppo sempre più chiaramente, nel totale buio in cui va precipitando la scuola pubblica. Il grande Pietro Calamandrei, in un convegno sulla scuola pubblica a cui prese parte nel lontano 1950, avendo ancora fresca la memoria del fascismo, disse che, ove mai si fosse ripresentata nel nostro paese una forma di autoritarismo, non avrebbe certo fatto ricorso al manganello o all’olio di ricino, ma avrebbe piuttosto operato sul piano della cultura, della formazione del pensiero e quindi sull’orientamento dell’opinione pubblica e della classe dirigente del Paese. Per questa ragione, riteneva Calamandrei, un ipotetico “partito dominante” avrebbe progressivamente impoverito la scuola pubblica fino a lasciarla morire di inedia e avrebbe contestualmente investito sulle scuole private che sarebbero diventate lo strumento di diffusione della sua “cultura”. Calamandrei non poteva certo immaginare, nel 1950, che per creare una propria visione culturale al cosiddetto “partito dominante”, non sarebbe stato necessario dar vita a una rete di scuole private, in quanto a questo avrebbe ampiamente pensato la televisione. Sta di fatto, comunque, che, come tutti i grandi uomini, ha saputo vedere lontano. I 7 miliardi di euro tagliati alla scuola pubblica, i quasi 100 mila insegnanti e operatori licenziati, l’impoverimento della didattica, la diminuzione del numero di ore di insegnamento, serve sicuramente a creare un popolo sempre meno attrezzato culturalmente e sempre più facilmente plasmabile con messaggi televisivi. Ormai le scuole pubbliche sono alla fame, dalla città di Crema, passando per Roma e per finire a Catania, gli istituti devono chiedere contributi alle famiglie dei ragazzi per comprare carta igienica, saponi, piatti e bicchieri di carta. A Catania una scuola ha dovuto chiedere un contributo di 100 euro alle famiglie per banchi, lavagne e cattedre. A Milano una scuola media ha dovuto chiedere un contributo di 40 euro per garantire lezioni pomeridiane. E l’elenco non avrebbe mai fine. Ma, a rendere veramente inquietante la situazione, è il fatto che non solo si sta cercando di lasciar morire di fame e inedia la scuola pubblica, ma che, addirittura, è ormai la cultura dei disvalori propagandati da questa maggioranza di destra che sta facendo breccia nella stessa istruzione. Una scuola pubblica di Pordenone ha organizzato una gita scolastica degli allievi sulla base del loro reddito: i benestanti a Londra in buon albergo, i più poveri a Monaco in una pensione con i pidocchi. In un comune del Vicentino, due giorni fa, alla scuola materna il sindaco e l’assessore, entrambi giovani donne, hanno deciso di lasciare a digiuno 9 bimbi dell’asilo nido perché i genitori non avevano ancora pagato la retta. Ma cosa ci sta succedendo? Stiamo assistendo al calpestamento di ogni sensibilità e del significato stesso di scuola pubblica e, come dice oggi Massimo Gramellini sulla Stampa, “spaventa il pensiero di come cresceranno i discriminati di Vicenza e di Pordenone. Ma spaventa ancora di più come cresceranno i privilegiati: privi dei vincoli minimi di solidarietà, per insegnare i quali la scuola pubblica era nata”.

Postato da Massimo Donadi in | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Marzo 2010

Intercettazioni ad personam


Berlusconi vuole vietare le intercettazioni per farle solo lui. Con i “fido bau” Alfano, Schifani, Minzolini…La vergognosa vicenda delle18 telefonate fatte da Berlusconi all’Autorità per le comunicazioni, allo scopo di interferire nelle competenze della medesima per ottenere la chiusura del programma di Santoro, come è noto è venuta alla luce grazie alle intercettazioni telefoniche.La cosa ha fatto irritare Berlusconi ed i suoi scagnozzi(Bonaiuti, Bondi, Cicchitto, e compagnia) che hanno nuovamente dichiarato che:
1. Bisogna far approvare la legge sulle intercettazioni, che più che “sulle” è “contro” e di fatto le impedirà 2. Che c’è sempre il solito complotto dei magistrati che permettono le fughe delle notizie per le quali mai nessuno pagaIl “fido bau” Schifani ha subito detto: 'Sarebbe opportuno che si faccia luce al più presto su questa preoccupante fuga di notizie'. . 'Ormai il segreto istruttorio, con la pubblicazione delle intercettazioni, credo non esista più. Credo occorra dare risposta con indagini chiare ed efficaci che finalmente vengano a scoprire dov'è il marcio.” Cioè una dichiarazione esilarante ( forse era in preda ai fumi dell’alcol come il Questore di Roma quando diceva che in piazza erano solo 150 mila!) tenuto conto di ciò che è emerso e cioè che il primo a violare il segreto istruttorio è stato l’altro “fido bau” Minzolini, subito dopo essere stato interrogato. A parte che è di una gravità inaudita il fatto che  la seconda carica dello Stato (aiuto!) si preoccupi di chi ha fatto uscire la notizia invece che della gravità del contenuto di quelle telefonate. Il “fido bau” Alfano, da parte sua, ha subito mandato gli ispettori a Trani. Chissà se li manderà anche a Milano (sono certo di no) dove ora viene alla luce un’altra storia di violazione delle regole ben più grave, di cui è stato parte il solito Berlusconi. In poche parole il 24 dicembre 2005 (era ancora Presidente del Consiglio) l’amministratore delegato (tale Roberto Raffaelli) di una azienda(la Rcs-Research control system) incaricata dalla procura di intercettare il presidente di Unipol, Consorte,gli fa sentire, in anteprima ed in violazione dei doveri di riservatezza, penalmente sanciti, la nota telefonata con Fassino (“allora, abbiamo una banca?”). Incurante di avere di fronte un farabutto che stava violando la legge il Presidente del ConsiglioBerlusconi non solo non lo scaccia ma gli dice : "La famiglia ve ne sarà grata per l'eternità", secondo il racconto di uno dei soggetti coinvolti. Già l’uso della parola famiglia appare un richiamo diretto a termini propri del vocabolario della mafia. In più, terminato il faccia a faccia, i personaggi coinvolti nella vicenda avrebbero spedito, in un pacchetto anonimo, l'intercettazione a il Giornale, di proprietà della famiglia Berlusconi. E dopo sette giorni il quotidiano ha pubblicato in esclusiva il contenuto dell'intercettazione. Morale della favola. Berlusconi non è un solo un capopolo, come sostiene Bersani, bensì un vero e proprio capobanda, che come tutti i banditi è pronto a dire tutto e il contrario di tutto a seconda dell’interesse suo e dei suoi amici. Ed è evidente che vuole la legge sulle intercettazioni in realtà perché non si facciano più, salvo che non sia lui a ordinarle per attaccare i suoi oppositori politici.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (69) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Marzo 2010

Difendiamo la vita, le donne e la laicita'


Anatema anatema: non votate per chi difende l’aborto, votate per la vita. Così il cardinale Bagnasco è sceso in campagna elettorale a quattro giorni dal voto. Certo, il presidente della Cei ha tutto il diritto di esprimere la posizione della Chiesa sul tema, ma c’è una cosa che non mi convince. Cosa c’entra l’aborto con le elezioni amministrative per il rinnovo di comuni, province e regioni? Niente perché è materia di competenza nazionale. E’ evidentemente una mano tesa alle traballanti liste del centrodestra. Un inaccettabile attacco a due candidate in particolare: MercedsBresso e soprattutto Emma Bonino, colpevoli soltanto di aver espresso oggi come in passato la loro opinione e di aver fatto sclete politiche conseguenti. Scelte che, perlatro, non entrano in nessun modo oggi in campagna elettorale. Proviamo, tanto per ristabilire un minimo di verità, a fare qualche considerazione al di fuori delle barriere ideologiche e religiose. Analizzando un po’ i dati emerge con chiarezza che difendere la vita significa difendere la legge 194 sull’aborto, entrata in vigore nel 1978. Checché ne dica Bagnasco. Fino ad allora, l’interruzione volontaria di gravidanza era vietata e le donne che intendevano abortire e che non potevano permettersi costosissimi interventi all’estero, dovevano ricorrere clandestinamente a medici compiacenti in strutture di fortuna o, peggio, alle cosiddette mammane. Il prezzo era altissimo: senza menzionare la mortificazione e la vergogna, in migliaia morivano ogni anno. Una vera tragedia, una pagina buia della nostra storia recente. Oggi, per fortuna, non è più così. E non dobbiamo tornare indietro per nessun motivo. I dati sull’andamento delle interruzioni di gravidanza sono chiarissimi e dimostrano che il trend dall’entrata in vigore della 194, è in costante diminuzione: dai 213.000 del 1980 ai 120.000 (80.000 donne italiane) attuali. In sostanza la legge sull’aborto ha drasticamente ridotto il ricorso all’interruzione di gravidanza. La vita si difende tornando al 1978? Io, caro Bagnasco, dico di no. Un paese civile e moderno difende la vita, tutela le donne e la loro dignità, non permette ai propri cittadini di tornare a pratiche medievali, a interventi sanguinolenti praticati con spilloni da mammane senza scrupoli. Allora difendiamo davvero la vita e diffondiamo la cultura della prevenzione per diminuire ancora di più il ricorso all’aborto. Interveniamo sulle cause socio-economiche, miglioriamo la 194, potenziamo iconsultori e l’assistenza alle donne che devono sottoporsi ad un intervento traumatico che spesso lascia cicatrici permanenti. Spero di essere stato sufficientemente chiaro sul perché non si deve toccare una legge civile e moderna che ha migliorato l’Italia. Passo perciò a qualche considerazione più politica. Berlusconi è in difficoltà, le elezioni regionali non andranno bene per lui, non certo come si aspettava qualche mese fa. Questo intervento di Bagnasco così diretto e così plateale è l’ultima, ennesima dimostrazione della sua debolezza. Da solo non ce la fa più perché il governo è diviso, il Pdl, la sua creatura, è lacerato. La Lega del ‘fedele’ alleato Bossi lo insidia e pregusta il sorpasso nelle regioni del Nord. Per questo Berlusconi ha bisogno di stampelle. E questa rinnovata ‘santa alleanza’ col Vaticano capita a proposito. Come ogni cosa, però, ha il suo prezzo. E lo stabiliranno i vescovi, non Berlusconi, che tra l’atro ha parecchio da farsi perdonare: la separazione da Veronica, il caso Noemi, le feste a Palazzo Grazioli, la vicenda Patrizia D’Addario… Questo prezzo rischiamo di pagarlo noi italiani, con la perdita di un’altra quota di laicità dello Stato.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (133) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

22 Marzo 2010

VOGLIONO FARVI VOTARE DISINFORMATI


L’articolo cinque del Codice Etico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, stabilisce che i componenti dell’AGCOMoperano con imparzialità, assumono le proprie decisioni nella massima trasparenza e respingono indebite pressioni”.
Giancarlo Innocenzi, componente del Consiglio dell’Autorità, ha fatto il contrario del suo dovere: non è stato né imparziale né trasparente, non ha respinto le indebite pressioni di Silvio Berlusconi che gli chiedeva di trovare il modo di cancellare il programma di Santoro Annozero” e di non fargli più vedere in TV la faccia di Antonio Di Pietro.
A renderlo chiaro non sono state solo le indiscrezioni pubblicate da “Il Fatto” sull’indagine condotta dalla Procura di Trani.
E’ stato Berlusconi in persona che, non potendo negare la realtà dei fatti emersi dalle intercettazioni, ha rabbiosamente rivendicato come giuste e doverose le azioni da lui compiute per cancellare dalla televisione pubblica le voci a lui sgradite.
Berlusconi ha affermato che è del tutto normale fare pressioni su un membro dell’Autorità e concordare con lui una specifica azione di censura se quella persona è del suo stesso partito ed è stata nominata a quell’incarico su indicazione del partito.
Ipocriti, secondo Berlusconi, sono, invece, quelli che denunciano la gravità di un tale comportamento perché fanno finta di non sapere che i membri dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni sono nominati dal Parlamento su indicazione dei partiti e che, quindi, è normale che essi intrattengano rapporti “privati” con chi li ha nominati.
Per l’uomo di Arcore vale meno di zero il fatto che ancorché eletti su indicazione dei partiti, i membri dell’Autorità siano tenuti a rispettare le leggi, i codici etici e i regolamenti.
Il fatto di essere membri di un partito o di una congrega di potere politico, mediatico o finanziario non da loro il diritto di collocarsi al di sopra della legge.
Non possiamo accettare che l’ipocrisia di quelli che “predicano bene e razzolano male”, sia sostituita dall’arroganza di chi, come Berlusconi, “predica male e razzola male”.
Al di là degli aspetti giudiziari e dei reati commessi su cui sarà la Magistratura a fare luce, nella vicenda Innocenzi-Berlusconi emerge una concezione aberrante e piduista dell’esercizio del potere.
E’ l’idea di un potere incontrollato, non sottoposto alla potestà della legge, un potere che elargisce favori agli amici e che cancella i diritti dei cittadini trasformandoli in “clientes”, un potere privo dei contrappesi necessari che impediscono a una democrazia di degenerare in una dittatura.
Il presidente del Consiglio che ha il pieno controllo del Governo e del Parlamento, che controlla direttamente o indirettamente la quasi totalità del sistema radiotelevisivo, che dispone di una larga fetta dell’informazione scritta, non riesce a sopportare che ci siano voci fuori dal coro come quelle di leader politici come Antonio Di Pietro o di conduttori televisivi come Michele Santoro.
Per questo violando leggi, codici, regolamenti e consuetudini, Berlusconi non ha esitato a utilizzare tutto il suo potere per mettere a tacere ogni voce di dissenso, per spegnere ogni voce libera, per impedire che la gente possa formarsi una opinione liberamente.
Non si era mai vista una campagna elettorale nella quale la televisione pubblica contravvenendo alle sue finalità e in spregio al canone pagato da tutti i cittadini, decidesse, grazie alla maggioranza berlusconiana che controlla il Consiglio di Amministrazione della RAI, di cancellare tutte le trasmissioni di approfondimento giornalistico facendo un grave danno a se stessa e un danno ancor più grande al pluralismo dell’informazione.
Non si vuole che i cittadini possano votare informati.
Berlusconi non vuole che si parli delle leggi “ad personam” per sottrarsi ai processi e alle aule di giustizia, non vuole che si parli della crisi economica e delle centinaia di migliaia di disoccupati che non hanno ricevuto dal governo nessuna risposta seria, non vuole che si faccia vedere in televisione la protesta dei terremotati aquilani per un lavoro di rimozione delle macerie e di ricostruzione dell’Aquila che non è mai iniziato, non vuole che si parli del precariato che è diventato la condizione normale di lavoro di un’intera generazione.
Non vuole, in sostanza, che ci sia un’informazione libera capace di svelare il vero volto del potere berlusconiano.

La diretta streaming “votare informati” sul sito dell’Italia dei Valori è un tassello importante di quella diffusa azione di resistenza che sta montando nel Paese.
Una resistenza che ha nelle elezioni regionali prossime un appuntamento importante.
Il successo della lista Di Pietro-Italia dei Valori e delle coalizioni di cui essa fa parte è la garanzia che la deriva antidemocratica e plebiscitaria del berlusconismo può essere fermata.


19 Marzo 2010

Informazione: Berlusconi ha confessato


Berlusconi ha confessato. Per lui è normale cancellare le voci libere nel mondo dell’informazione. Continua a comportarsi come un vero e proprio dittatore e ammette, senza vergogna, di aver fatto pressioni indebite sull’Agcom, cioè su un’autorità pubblica, posta a garanzia delle comunicazioni, e non a garanzia del capo del Governo.

Il Presidente del Consiglio che nomina dirigenti e direttori della Rai dal suo salotto di palazzo Grazioli, nonché capo della concorrente Mediaset, ritiene normale ciò che è illegale: cancellare trasmissioni a lui sgradite facendo violente pressioni ad organi di controllo. I magistrati di Trani lo hanno indagato proprio per questa ragione. Oltre ad avere occupato la Rai, sta cercando di mettere il bavaglio alle poche voci libere che sono rimaste nell’azienda pubblica, con grave danno economico e d’immagine della stessa. Non contento, attacca anche i magistrati che ‘osano’ indagare su di lui.

Ormai da tempo Berlusconi ha gettato la maschera vuole assoggettare a sé tutti gli organi costituzionali e tutti coloro che lo ostacolano, magistrati, giornalisti, politici, nel suo disegno criminoso. Occorre contrastare in tutti i modi democratici questo grave pericolo per la democrazia.

Noi dell’Italia dei Valori continueremo ad esserci: in piazza e in Parlamento. Siamo certi che i cittadini puniranno questo arrogante, illegale e antidemocratico atteggiamento nel segreto delle urne. Gli italiani sono stanchi un dittatore da terzo millennio. Ha sempre negato la crisi ma le famiglie non arrivano alla fine del mese. Gli italiani sono stanchi di un governo che negli ultimi due anni ha fatto registrare venti miliardi in meno di Iva, a conferma di una crescente evasione fiscale e di una grave crisi produttiva. Gli italiani sono stanchi dell’aumento di quasi 2 miliardi del debito pubblico, del taglio di otto miliardi di euro nel prossimo triennio per la scuola, di un governo che si disinteressa della crisi di aziende e di imprenditori non amici e del futuro di disoccupati, precari e giovani in cerca del primo lavoro.

Gli italiani sono stanchi di un governo che, nel 2010, ha ridotto di ulteriori nove miliardi, rispetto al 2009, le spese per gli investimenti. Piuttosto che continuare a raccontare bugie, Berlusconi si presenti in Parlamento e dai magistrati per difendersi da tutte le accuse, come ogni cittadino e soprattutto lui, come uomo di governo, avrebbe il di dovere di fare. Gli italiani sono stanchi che i Fondi europei destinati alle aree sottoutilizzate siano distratti al Mezzogiorno e sottratti alle aree più svantaggiate. Gli italiani sono stanchi di Berlusconi.


Lavoro: il muro di gomma del governo


Decine di migliaia di cittadini rimasti senza lavoro tentano di far sentire la propria voce, ma si trovano di fronte un muro. Quel grido d’aiuto rimane sordo e le loro sagome non distinguibili, perché di mezzo c’è quel muro di gomma tirato sapientemente su da un governo che pensa a tutto, fuorché a risolvere i problemi dei cittadini e che soprattutto tenta di nascondere la verità, filtrandola attraverso un’informazione asservita e ormai quasi totalmente strumentalizzata dal premier.

La storia di Eutelia è ormai nota a tutti. Forse non tutti sanno, però, che in commissione Lavoro a Montecitorio c’è già una proposta di legge che in parte potrebbe risolvere la situazione, decreto che il governo ha fatto slittare a dopo le elezioni.

Quella dell’Imaie, invece, è una storia che stenta a superare quel muro di gomma, ma non per questo meno grave. Si tratta dell’istituto per la tutela dei diritti degli artisti, che il Consiglio di Stato, con un provvedimento dittatoriale, ha deciso di far morire, lasciando per strada i lavoratori e le loro famiglie.

Italia dei Valori esprime la propria totale solidarietà. Noi abbiamo scavalcato quel muro di gomma che il governo ha tirato su. Sappiamo bene che l’Italia è anche questo, sappiamo bene quali sono le esigenze e i problemi dei cittadini e, a differenza di questo governo e di questa maggioranza, vogliamo che le questioni importanti vengano affrontate e risolte, una per una. Perché non ne possiamo più di vedere l’attività politica incentrata esclusivamente sugli interessi del premier.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (24) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

18 Marzo 2010

Attenti a quei 2


Sabato 20 marzo, alle ore 17.30, presso il Centro Congressi Confcommercio in via Corso Venezia 47, a Milano, Antonio Di Pietro ed io prenderemo parte all'iniziativa "Attenti a quei due". Insieme a noi, per coordinare il dibattito, ci sarà anche Gianni Barbacetto.

Questo appuntamento vuole essere un'occasione per discutere di quanto sta avvenendo nel nostro Paese, dove lo svuotamento della democrazia e del diritto da parte del Governo è ormai una prassi consolidata. Un Paese che vede la Carta costituzionale ridotta a lettera morta: non perché non sia più attuale, ma semplicemente per via dell'approvazione di leggi ad personam, varate per garantire l'immunità del premier, che di fatto la negano.

La magistratura è poi sotto attacco, continuato e massiccio, da parte della maggioranza che ci governa e che vorrebbe porsi al di sopra della giustizia. Una nazione dove la difficile condizione economica vissuta dagli italiani è divenuta, per l'esecutivo, argomento di secondaria importanza rispetto al coinvolgimento giudiziario del presidente del Consiglio, che monopolizza la vita politica del Paese oltre che l'attività parlamentare, finalizzata esclusivamente a farne un monarca immune dalla legge attraverso provvedimenti ad hoc.

L'unica attenzione, patologica e insana, è riposta dal Governo verso la Confindustria, nei confronti della quale domina un atteggiamento ossequioso che porta a ddl ingiusti come quello approvato al Senato per sterilizzare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Dunque la condizione del Paese offre, purtroppo, tutti gli spunti per una riflessione amara.

L'iniziativa sarà anche un'occasione per smontare la polemica, alimentata spesso ad arte dai media, del dualismo fra me e Di Pietro. "Attenti a quei due", titolo scelto non casualmente, sta proprio ad indicare la volontà di procedere uniti in difesa della democrazia in quanto il futuro del Paese è un collante indistruttibile fra il presidente dell'IdV e me. A termine del dibattito, che prevede anche una risposta delle domande che sono state avanzate sul sito face book dedicato all'iniziativa (visita l'area), Beatrice Luzzi reciterà la performance "Poliziotta per Amore", di Nando Dalla Chiesa.

Vi aspettiamo sabato a Milano.

Postato da Luigi de Magistris in | Commenti (27) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

17 Marzo 2010

Decreto Salva liste: la lista della vergogna


Oggi nell'aula di Montecitorio è accaduto un fatto di una gravità inaudita. Si votavano le pregiudiziali di costituzionalità delle opposizioni, Italia dei Valori in testa, presentate contro il decreto salva liste, cioè contro quell’abominio costituzionale, votato nottetempo da un consiglio dei ministri riunito in stile carbonaro e con il quale, per la prima volta nella storia della repubblica, si sono cambiate le regole del voto a campagna elettorale già aperta, al solo scopo di riammettere alcune liste del centrodestra legittimamente escluse. Fino ad oggi, questo decreto legge antidemocratico ha avuto una sola paternità politica, quella di Silvio Berlusconi e della sua maggioranza sorda e asservita. Fino ad oggi… per l’appunto! Perché oggi le opposizioni, se tali si fossero dimostrate compattamente di fatto e non solo di nome, avrebbero avuto la possibilità di cancellare definitivamente questa norma incivile e antidemocratica, ripristinando un minimo di legalità nel paese, sfruttando le molte assenza nei banchi della maggioranza. Ma, al momento del voto, mentre tutti i deputati di Italia dei Valori erano presenti, ed anche tra le fila del Pd si registravano soltanto 3 assenti su più di 200 deputati, ben metà dei deputati dell’Udc non era presente in Aula. Per l’esattezza hanno votato soltanto in 22 su 39. Per cui, da oggi, il decreto legge salva liste ha un secondo padre politico, quell’Udc che, dopo aver ispirato, vantandosene, la norma sul legittimo impedimento, potrà aggiungere al suo medagliere politico anche questa ultima preziosa chicca. La verità è che l’Udc, già normalmente è poco presente in aula durante le normali votazioni, quando si tratta di votare le leggi salva Berlusconi, si squaglia come neve al sole e a votare, in quei momenti decisivi, rimane soltanto uno sparuto gruppo di parlamentari. Oggi, questo comportamento ha segnato una pagina gravissima di storia parlamentare, della quale l’Udc si dovrà assumere la responsabilità politica non meno del centrodestra. Per questa ragione, pubblico qui di seguito l’elenco della vergogna: nome e cognome di tutti i deputati dell’Udc che erano assenti. A Pierferdinando Casini, uno dei 19 assenti, fermo detrattore dell’opposizione di piazza, vorrei chiedere, visto che l’opposizione non la fa neanche in Parlamento, se pensa di contrastare il regime di Berlusconi, da casa in pantofole guardando la politica in tv.

QUESTO L'ELENCO DELLA VERGOGNA:

- PIER FERDINANDO CASINI
- MICHELE GIUSEPPE VIETTI
- ROCCO BUTTIGLIONE
- PAOLA BINETTI
- LORENZO CESA
- FRANCESCO BOSI
- ANGELO CERA
- LUCIANO CIOCCHETTI
- TERESIO DELFINO
- ANTONIO DE POLI
- GIAN LUCA GALLETTI
- MAURO LIBE'
- GABRIELLA MONDELLO
- SAVINO PEZZOTTA
- MICHELE PISACANE
- LORENZO POLI NEDO
- DOMENICO ZINZI

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (100) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

16 Marzo 2010

Tendenza Angelino


E cosi il peggior ministro della giustizia degli ultimi anni, Angelino Alfano, con l'invio degli ispettori a Trani, e' riuscito a superare l'ingegner Castelli in quanto a cialtronaggine. Nibbio Alfano, più bravaccio di manzoniana memoria che ministro, ha seguito pedissequamente il copione berlusconiano: tutto va gestito mediaticamente, soprattutto se di mezzo c'e' il presidente del Consiglio piu' inquisito della storia.

L'invio degli ispettori, infatti, non e' solo un atto indecente, e tra l’altro illegittimo, ma e' un preciso strumento di comunicazione messo in campo per far credere che i magistrati di quella procura abbiano agito o fatto qualcosa di male. Cosi arriva l’ispettore nazionale che, in realtà, non ha nessun tipo di potere o controllo sulle indagini, ma può solo e soltanto vigilare sulla buona organizzazione della procura, sull’amministrazione e gestione del personale. Insomma, l'ispettore non può visionare ma nemmeno guardare da lontano le carte dell’inchiesta. Puo' solo controllare, ed eventualmente mettere becco, sull'organizzazione interna della procura, se un tal magistrato va bene in quel ruolo, se la produttività della procura è regolare, se il personale è numericamente adeguato, o meno.

Questo, ovviamente, non si dice ai cittadini. Si preferisce ingannarli, lasciandoli pensare che se il governo manda l’ispettore è perché c’è da strigliare qualcuno a dovere. Che se il ministro in persona ha inviato gli ispettori è perché magistrati comunisti cialtroni ci covano e vanno ripresi e, all’occorrenza, puniti a dovere. Ma l’invio degli ispettori non è solo strumento sottile per manipolare la credibilità popolare e persuadere la massa che c’è del marcio in Danimarca. E’ un’arma affilata e penetrante per esercitare sulla malcapitata procura di turno una pressione intimidatoria di stampo mafioso e condizionarne le scelte qualora non intendano piegarsi alla volontà politica.

Cosa c’è di nuovo sotto il sole? Ahimè, nulla. E’ evidente, infatti, che quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha pensato a chi dovesse ricoprire il ruolo di ministro della Giustizia nel suo governo, scartato Griso-Ghedini, che ha preferito nel ruolo di amanuense delle sue leggi ad personam, ha optato per Nibbio- Angelino, pensando non tanto alle sue fini doti giuridiche, che sono quelle che sono, ma alla sua precipua tendenza caratteriale ad essere uomo “avvezzo ad obbedire tacendo”. Tendenza- Angelino, potremmo chiamarla, quel non so che per il quale tanti anni fa lo scelse come fido e solerte segretario…

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (91) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

15 Marzo 2010

CDA Rai: vietato informare


Cda e Vigilanza fanno il gioco dei due compari: a turno uno bara e l'altro fa il palo. Del resto entrambi gli organismi sono a maggioranza di centrodestra e dunque obbediscono ad ordini precisi, come è stato rilevato anche dalle intercettazioni dei giorni scorsi.

Siamo nella situazione paradossale per cui le televisioni private, tra cui quelle del presidente del consiglio, hanno il diritto di informare, le tivù pubbliche, pagate con i soldi dei cittadini, no. Un altro elemento assai paradossale è la manfrina con cui i colonnelli del premier dicono che tutto questo dipende dalla legge sulla par condicio. Ogni legge, anche la migliore, può essere rovinata se chi la deve interpretare lo fa in totale malafede.

La par condicio non è la migliore delle leggi possibili, ma la destra di governo sta facendo di tutto per ridicolizzarla raggiungendo così un duplice scopo: impedire gli approfondimenti politici sulla Rai nell'immediato e subito dopo cancellare la legge e non avere più regole. Nella giungla ad avere vantaggi sarebbe come al solito il presidente del Consiglio.

Le intercettazioni di questi giorni potranno anche non avere rilevanza penale ma fotografano una realtà che vede il premier considerare i commissari dell'Agcom e il direttore del Tg1 come sgherri al suo servizio.

Postato da Pancho Pardi in | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

14 Marzo 2010

In difesa della democrazia e della Costituzione


Pubblico il video ed il testo del mio intervento di ieri durante la manifestazione a Piazza del Popolo a Roma.

Testo dell'intervento

Oggi è una giornata straordinaria, dove il popolo scende nuovamente in piazza per difendere la democrazia e lo Stato di diritto contro un disegno autoritario che vuole smantellare la Costituzione repubblicana.
Non passa giorno che non c'è un attentato alla Costituzione, dal decreto Salva-liste, al massacro dello Statuto dei lavoratori, al legittimo impedimento, alle pressioni del Presidente del Consiglio all'Agcom, il quale dovrebbe un organo indipendente, e il ruolo servente della televisione cosiddetta “servizio pubblico”. La situazione è molto difficile, la democrazia è a rischio, ma questa piazza è il segno che c'è una parte del Paese che è viva e vuole difendere e attuare la Costituzione repubblicana.


area13marzo.jpg

Postato da Luigi de Magistris in | Commenti (92) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

12 Marzo 2010

Berlusconi e la strategia alla 'mago Do Nascimento'


La strategia di Silvio Berlusconi, per questa campagna elettorale, appare sempre più chiara: possiamo chiamarla “alla mago Do Nascimento”, il compare di Vanna Marchi, quello delle truffe nelle televendite. Visto che la stima del governo, ormai da un anno e mezzo a questa parte, è soltanto una collezione ininterrotta di disastri, con un economia che va sempre peggio, centinaia di migliaia di persone che hanno perso il posto di lavoro, i giovani con il più alto tasso di disoccupazione degli ultimi vent'anni, e via via sempre più famiglia che sprofondano nella povertà, aziende che chiudono, imprenditori che si tolgono la vita per non affrontare la tragedia delle loro aziende che non ce la fanno ad andare avanti. Di fronte a tutto questo era evidente che Berlusconi non poteva affrontare una campagna elettorale normale, fatta di confronto, fatta di pluralismo, fatta di idee e contenuti. Ecco allora che parte la strategia alla “mago Do Nascimento”.

Berlusconi, lo sappiamo, ha un controllo quasi totale dei mezzi d'informazione televisivi, ed ecco allora che partono le mosse strategiche: la “mordacchia” definitiva a quel poco di libera informazione che ancora esiste in Rai, chiudendo con un provvedimento ingiusto, probabilmente illegale e incostituzionale, i talk show televisivi. Provvedimento che poi verrà esteso anche alle tv private, ma è evidente che i più importanti e seguiti sono tutti in Rai. La seconda operazione, che si affianca a questa, è che l'unica informazione di comunicazione politica che a quel punto resta nelle televisioni è quella dei telegiornali, ormai quasi tutti interamente di informazione di regime. Guarda caso proprio oggi l'Agcom, che diffonde i dati sulla presenza delle forze politiche nei vari Tg nazionali, ci dice che nei Tg di Mediaset il governo e la maggioranza dilagano letteralmente con percentuali che arrivano oltre il 90%, con le opposizioni ridotte a percentuali da prefisso telefonico: 1-2%. In Rai non va molto meglio. Al Tg1 tutta l'opposizione insieme occupa appena il 18%, il resto va tutto alla maggioranza e al governo. Si chiude qui la strategia alla “mago Do Nascimento”, Berlusconi può andare in televisione a raccontare un sacco di bugie, ricostruendo la sua personale narrazione delle cose, falsa e bugiarda, che non ha nulla a che fare con la realtà ma che, come diceva il tristemente famoso Joseph Goebbels, ministro della propaganda di Hitler, a cui probabilmente Berlusconi si ispira: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà verità”. Questa è la strategia alla “mago Do Nascimento” di Berlusconi.

Purtroppo per lui, in questo Paese c'è ancora un istituzione di garanzia che funziona, l'unica: la magistratura, che ci ha dato in queste settimane gli ultimi sprazzi, le ultime speranze, di una democrazia che ancora regge, prima facendo giustizia di quel tentativo indegno del centrodestra che con una norma illegale e incostituzionale ha cercato di ripescare le proprie liste all'ultimo momento, poi sospendendo il provvedimento dell'autorità garante delle comunicazioni che applicava anche alle televisioni private quel regolamento, dato dalla vigilanza Rai e poi applicato in modo ancora più estensivo dal CDA Rai, che impediva la trasmissione dei programmi di approfondimento politico durante la campagna elettorale. La prima decisione arriva da una commissione parlamentare, composta da deputati e senatori, che decide che i talk show televisivi di carattere politico in campagna elettorale o si trasformano in tribune politiche oppure non possono andare in onda. Successivamente il CDA Rai, andando addirittura oltre la decisione di questa commissione parlamentare di vigilanza, decide non di trasformare i talk show in tribune politiche, ma di cancellarli del tutto. A quel punto, un'altra autorità garante, l'AGCOM, decide che per una questione di equità questa norma vada estesa anche alle TV private. Oggi, il Tar, nell'ambito della sua competenza sugli atti amministrativi, sentenzia che questa scelta è stata una decisione illegale e sbagliata, dando alle televisioni private la possibilità di fare anche in campagna elettorale i talk show. Il Tar però deve alzare le braccia sulla decisione della commissione di vigilanza parlamentare, proprio perché è un atto di un organismo sovrano. A questo punto il rischio è che il Tar, pur avendo fatto giustizia, può imporre solo alle tv private di far ripartire i talk show, producendo un paradosso: le televisioni private, in particolare Mediaset, potranno già da questa sera fare talk show politici, ma l'unica a non poterlo fare rimarrebbe la Rai.

Noi crediamo che sia particolarmente importante l'iniziativa che abbiamo avviato in questi giorni, un'iniziativa di grande successo chiamata “Una mail per riaccendere l'informazione”  e che già oggi ha portato a più di 7000 mail inviate al direttore generale della Rai per chiedergli di riaccendere l'informazione libera in questo Paese. Iniziativa che abbiamo proseguito nei giorni più recenti avviando un esposto alla Corte dei Conti per danno erariale verso il direttore generale della Rai e gli amministratori del centrodestra per una decisione che, non solo priva i cittadini italiani di uno spazio di libertà , ma danneggia anche le casse della Rai. Ma non è finita qui. La cosa che oggi dobbiamo impedire è che si produca questo paradosso, dove Mediaset è autorizzata a trasmettere i talk show televisivi mentre soltanto la Rai resta ammutolita.

Oggi, fortunatamente, il Presidente del CDA Rai, Zavoli, ha convocato per lunedì un consiglio straordinario. Il Presidente, però, è solo un organo di garanzia,  e non ha nessun potere su quel Cda che è composto da esponenti messi dalla maggioranza di centrodestra. Per questo chiediamo a tutti i cittadini una nuova mobilitazione: da lunedì a mezzogiorno, momento della convocazione del CDA Rai, faremo partire un presidio ininterrotto davanti alla Rai, perché oggi stiamo assistendo al tentativo di questi “Al Capini”, perché ladri di informazione, ladri di libertà e ladri di democrazia, di spegnere giorno dopo giorno un pezzo della libertà del nostro Paese. Saremo davanti alla sede generale della Rai, in via Mazzini, per testimoniare che c'è una parte del Paese che di fronte alla violenza e all'arroganza di questo regime non china la testa.


Per fortuna c'e' un giudice a Bruxelles


Ormai è chiaro: in Italia c’è un disegno eversivo. Il governo Berlusconi preoccupa anche l’Europa. Il fatto che in Ue, infatti, l’Italia dei Valori è apprezzata e stimata da 56 partiti in 40 Paesi, conferma che la vera anomalia è l’Italia. Se il nostro Paese non fosse già nell’Unione europea, rischierebbe di non essere ammesso: c’è un rischio molto forte per la nostra democrazia.

Al Consiglio europeo, e anche durante il convegno dell’Eldr, parleremo della violazione dei diritti degli immigrati in Italia, soprattutto dopo il duro richiamo dell’Onu, denunceremo anche le vergognose leggi approvate da questo governo, come la vendita dei beni confiscati alla mafia, che favoriscono la stessa criminalità e della violazione della libertà d’informazione. Parleremo di tutte le leggi ad personam e di quest’ultimo scandalo rivelato da “Il fatto quotidiano” dal quale emergerebbe che è il capo del governo che decide quale trasmissione e quali giornalisti devono o non devono andare in onda. Questo è un comportamento liberticida.

Nelle dittature i liberali sono sempre stati accusati di essere eversivi. Un esempio è il Dalai Lama che i cinesi considerano un terrorista o il caso di Thomas Mann, accusato di essere eversivo dai nazisti. E’ ciò che sta accadendo anche ora all’Italia dei Valori, accusata in Italia di essere una forza eversiva, solo perché difende la legalità e la Costituzione.

Per fortuna ora abbiamo a disposizione la sponda e la tutela dell’Europa. Per fortuna c’è un giudice a Bruxelles.


11 Marzo 2010

Legittimo impedimento: il barbaro declino del Paese


Ieri si è consumato al Senato l’ennesimo voto di fiducia. Quest’ultimo riguardo il legittimo impedimento, disegno di legge che pone un gruppo di cittadini, il Premier e i suoi ministri, al di sopra della legge. Italia dei Valori ha manifestato in aula con un sit-in (GUARDA IL VIDEO).

In questo articolo riporto il video ed il resoconto stenografico della mia dichiarazione di voto in aula.

Resoconto stenografico:

Signor Presidente, il Presidente della Repubblica ha ricordato, appena due giorni fa, che esiste uno straordinario complesso di valori e principi condiviso dal popolo e racchiuso nella nostra Costituzione. C'è però una linea di discrimine tra chi condivide tale complesso di valori e principi e chi invece è insofferente ad esso: si avverte, infatti, il segno profondo dello sfarinamento della legge e dello sgretolamento dell'architettura del nostro Stato. La legge, da espressione applicata della democrazia, viene retrocessa ad orpello ingombrante da rimuovere ogni qual volta sia di ostacolo, non al riconoscimento pieno di un diritto bensì al soddisfacimento di un interesse.

Sappiamo benissimo che tanti sono gli uomini probi chiamati in quest'Aula a svolgere l'importante e delicata funzione di legiferare: ora ci si vuole costringere a rinunziare a tale altissima funzione; ne esce umiliato il Parlamento e ferita la Costituzione. Fino a quando, voi tanti uomini probi, accetterete di piegarvi all'interesse di un singolo? Qual è il limite della vostra sopportazione? Quando si riuscirà a recuperare la probità che vi appartiene?

Oggi si è approvata una legge temporanea, in attesa dell'entrata in vigore di una legge costituzionale che ancora non esiste. Oggi, quindi, si è fatto ciò che non poteva essere fatto e chi l'ha chiesto ne è talmente consapevole da scrivere nella stessa legge che ciò è fatto per 18 mesi, perché poi la medesima materia dovrà essere regolata da una legge costituzionale. Sicché noi, investiti dalla Costituzione della nostra funzione, rinneghiamo per 18 mesi i principi costituzionali e mettiamo in quarantena la Costituzione: con una legge ordinaria abbiamo rinviato ad una costituzionale, ossia sovraordinata, che non esiste e non possiamo sapere né se o quando verrà approvata, né come sarà concepita e articolata. Gli uomini probi non possono non avvertire la gravità dell'insulto normativo e costituzionale compiuto: spero quindi che riflettano e si rendano conto che è stata ferita non solo la nostra funzione costituzionale di legislatori, ma anche la nostra dignità di cittadini uguali dinanzi alla legge; né la forza dei numeri potrà santificare il disprezzo della legge.

Dobbiamo invero purtroppo constatare che massicce dosi di veleno sono ormai state instillate nel tessuto del quotidiano vivere degli italiani, essendosi altresì diffusi gli effetti del rancoroso e pericoloso crepuscolo di Silvio Berlusconi. Questo è un momento che tanto, forse più di noi suoi avversari, potrebbero fare gli uomini probi che non gli sono ostili. Agli uomini probi, non attaccati dal tarlo della corruzione delle coscienze, noi guardiamo con rispetto; non bisogna però troppo attardarsi nell'indulgenza: i cittadini sono stanchi della violenza delle parole e dei fatti. Vorremmo ritrovare la difficile serenità nell'affrontare, senza odiose contrapposizioni, i problemi del Paese e dei più sfortunati dei nostri concittadini.

Ai tanti problemi se ne aggiunge uno ulteriore molto pesante: la crisi della democrazia, con la crescita di insane oligarchie, terreno fertile per l'autoritarismo. Vorremmo poterci liberare dalla infezione della mala politica, delle squalificate cortigianerie, degli approfittatori furbi di regime, dei nati servi. Vorremmo poter tornare ad essere un Paese normale, senza che tutto debba per forza essere eccessivo, e ritrovare la capacità, l'ingegno e la tenacia che hanno fatto grande e nobile un'Italia al contempo inadeguata. Compete a voi, uomini probi, ascoltare le vostre coscienze senza sottrarvi al dovere morale di assumervi le responsabilità dinanzi al Paese, perché noi non siamo un Paese normale.

Il Presidente del Consiglio è orgoglioso del suo massimo esponente in Campania, lo tiene stretto come Sottosegretario all'economia e presidente del Comitato interministeriale per la programmazione economica; la stessa persona su cui pende un mandato di cattura confermato dal tribunale del riesame e dalla cassazione per collusione mafiosa con il sanguinario clan dei Casalesi. La magistratura arresta i mafiosi, il Governo se ne intesta il merito e il presidente Berlusconi li coccola, li protegge, se li prende in casa, da Mangano in avanti! Bel messaggio agli onesti e alle forze dell'ordine, al senso del dovere dei tanti servitori dello Stato! Vi sembra normale ciò?

Il Consiglio dei ministri, mortificando uno stordito ministro Maroni, non ha sciolto per infiltrazione mafiosa il Comune di Fondi e oggi 14 esponenti politici che non potevano essere candidati sono invece presenti nelle liste del PdL e collegate. Vi sembra normale ciò? Il Presidente del Consiglio ha una parossistica ossessione per la giustizia, ma se non fosse stato per le leggi ad personam sarebbe oggi un condannato a vari anni di carcere. È un Paese normale questo?. Il Presidente del Consiglio ha affermato che il primo male dell'Italia sono i giudici - ora anche quelli del TAR - non la criminalità organizzata, non la corruzione, non la disperazione dei disoccupati e dei precari, non l'evasione fiscale, non lo sfascio idrogeologico e ambientale, non la crisi economica devastante per tantissime famiglie e imprese. No, il primo male dell'Italia sono i giudici. È un Paese normale questo? Applauditevi, siete complici!

Ora il Presidente del Consiglio ha chiesto una nuova fiducia per questi suoi smisurati meriti che voi condividete, per la sua protezione ai malfattori, per difendere se stesso da infamanti accuse, quale quella di aver costituito fondi neri per centinaia di milioni di euro e di aver corrotto un testimone. È un Paese normale questo? Berlusconi ha voluto la fiducia e sappiamo alcune cose che ancora farà: indebolire lo strumento delle intercettazioni telefoniche così da proteggere i malfattori, modificare alcune mirate norme del codice di procedura penale per limitare le indagini e le acquisizioni delle prove nei processi, far scarcerare alcune migliaia di imputati di gravissimi reati con la legge, alla quale non rinunzia, sul cosiddetto processo breve, ossia per decretare la morte di 100.000 processi.

No, non è un Paese normale il nostro! L'Italia ha bisogno di governanti onesti, rispettosi della legge, determinati e convinti nella lotta al crimine, insospettabili, rispettosi dei diritti, accorti e attenti ai bisogni dei più deboli e sfortunati: tutto ciò che non è Berlusconi.

L'Italia dei Valori crede nei valori sani - senatori Boscetto e D'Alia - e dice no all'arroganza, alla prepotenza, alla disonestà, sempre e non a corrente alternata. Noi non siamo il partito di Cosentino, di Cuffaro, di Dell'Utri, di Di Girolamo. Sì alla democrazia. Sì alla giustizia. Sì alla democrazia che è anche popolo e piazza. Sì alla Costituzione e anche gli uomini probi e dignitosi...

...agli uomini e alle donne dovrebbero stare a cuore questi valori e principi. Li tutelino con il loro voto. Fermino questa oscura e pericolosa deriva; fermino la rancorosa prepotenza di chi non ha alcun senso dello Stato, delle leggi e delle istituzioni. Si arresti questo barbaro declino per la nostra Italia in nome della nostra Costituzione , per la quale il Gruppo dell'Italia dei Valori ha voluto oggi - e sempre lo farà - esprimere fedeltà, rispetto e affetto, perché l'amiamo. Viva la nostra Costituzione! Fuori i barbari e i ladri di civiltà giuridica e di moralità, nel nome dei tantissimi italiani che faticano, lavorano e producono nel rispetto dell'onestà e delle leggi!

Postato da Luigi Li Gotti in | Commenti (80) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

10 Marzo 2010

Ladri di liberta' e d'informazione


Fuori Annozero, Ballarò, Porta a porta. Ora a rischio anche Report. Il bavaglio sull’informazione diventa sempre più pesante, ma fortunatamente non ha ancora chiuso la bocca alla comunicazione on line e speriamo non possa mai farlo. E’ per questo che non mi stanco di denunciare quanto sta accadendo in questi giorni. Stiamo vivendo una sorte di notte della Repubblica, la democrazia si sgretola di fronte ai nostri occhi attoniti e disgustati. Il governo vara un decreto non solo anticostituzionale, ma illegale, mentre mette una nuova, vergognosa fiducia per blindare una legge ad personam che permetterà a Berlusconi di continuare a godere dell’assurda prerogativa di stare alla larga dalle aule dei tribunali. E intanto, per la prima volta nella storia, con un atteggiamento che sta a metà strada tra il grottesco e l’inquietante, il presidente del Consiglio, fuori di sé, annuncia la piazza, non si capisce su che basi  e contro chi, forse contro se stesso, o magari contro i dirigenti del suo partito. Ma tanto Berlusconi e la sua maggioranza sanno che, per quante ne combinino, per quanto siano travolti dalla corruzione, dai loro errori e da una crisi economica senza precedenti, alla fine il prezzo che pagheranno sarà minimo, perché la gran parte degli italiani, quella che si informa solo dalla tv, grazie al giogo berlusconiano sull’informazione, non ne saprà nulla o quasi. Ecco perché dobbiamo tenere accesa l’attenzione sulla libera informazione. Ecco perché dobbiamo portare avanti la battaglia nata con la campagna “Una mail per riaccendere l’informazione”, che ieri si è arricchita di una nuova iniziativa, con il deposito da parte di IdV di un esposto alla Procura della Corte dei Conti per danno erariale, nei confronti dei consiglieri di amministrazione di maggioranza della Rai e del direttore generale e di un'interrogazione parlamentare. E’ solo un piccolo passo. Non sarà certo questo a risolvere il vulnus democratico rappresentato dalla censura all’informazione. Ma chissà, forse, come tanti anni fa la giustizia riuscì ad incastrare Al Capone, arrestandolo solo per evasione fiscale, magari anche noi riusciremo a mettere all’angolo i tanti “al capini” del governo e dell’informazione (ladri di libertà, d’informazione e di democrazia) che ogni giorno la fanno franca nelle sale del potere, nei palazzi della televisione italiana e del governo. (post pubblicato anche su www.massimodonadi.it )

La Rai non trasmetterà il voto di fiducia previsto oggi, nell’Aula del Senato, in merito al legittimo impedimento. Sarà possibile seguire la diretta del voto dal blog di Antonio Di Pietro dalle ore 17:00: www.antoniodipietro.it


Salva liste: Pertini non avrebbe firmato


Ieri ha inscenato nell'aula del Parlamento europeo a Strasburgo una protesta, con un cartello giallo fluorescente con scritto "Vendesi repubblica", contro la firma del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al decreto interpretativo "Salva-liste" relativo alle elezioni regionali. Pubblico il video ed il testo del mio intervento.

Testo dell'intervento

Parlo a nome del gruppo ALDE, il mio gruppo politico (Rettifica: l'intervento è stato fatto come deputato della delegazione IdV al Parlamento Europeo, i colleghi dell'ALDE non erano stati messi al corrente. L'abitudine ha giocato un brutto scherzo). Lo scorso 5 Marzo il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, ha firmato un decreto-legge interpretativo detto anche "salva-liste". Quel decreto, difatto, consente, a campagna elettorale iniziata, di cambiare le regole del gioco.
Lo stesso Giorgio Napolitano, dal suo sito, dice "dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministro degli Interni e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità". La Costituzione italiana all'articolo 87, comma 5, prevede che il Presidente della Repubblica promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e regolamenti. Non può assolutamente partecipare, il Presidente della Repubblica, alla stesura di procedimenti e di decreti legge. Lo stesso Presidente della Repubblica, il suo predecessore Ciampi giudica questo come "un aberrante episodio di torsione del nostro sistema democratico". E' evidente che il Governo fa ciò che la Costituzione vieta; quel decreto, Presidente, ha cambiato le regole del gioco a competizione elettorale già inoltrata. Permette a chi ha violato la legge di rientrare nella competizione elettorale. Mi chiedo per quale motivo questo Parlamento è sempre pronto ad agire per dare contro a Paesi che violano le leggi ma non si rende conto che c'è un Paese che fa parte dei 27 paesi membri che viola le leggi.


9 Marzo 2010

Rai: stavolta paga chi sbaglia


Via Annozero, largo alla carica dei 101. Cui seguiranno i 102…Risultato? Spettatori dimezzati. Bel colpo per la Rai, complimenti alla maggioranza di centrodestra del Cda ed al direttore generale Mauro Masi. In un sol colpo hanno spento l’informazione politica ed hanno provocato un danno economico consistente all’azienda. Cioè a tutti noi, perché la Rai è pubblica e si regge con il nostro canone. E non naviga in buone acque, visto che è stata gestita come fosse una dependance da una certa politica. Nani, ballerine, amici, amici degli amici, e degli amici degli amici. E i risultati si vedono, sono sotto gli occhi di tutti. Informazione anestetizzata, programmi trash, montagne di spese. Però stavolta non possono passarla liscia. L’hanno combinata grossa. Troppo grossa e gli sta arrivando il conto. Per questo domani presenteremo un’interrogazione parlamentare per chiedere a quanto ammonta il danno erariale. La censura costa e non solo in termini di mancata informazione. La Rai ha perso molti soldi per la mancata messa in onda di Annozero, ma anche di Ballarò, Porta a Porta, In Mezz’Ora e l’Ultima Parola. A quanto ammontano i mancati introiti pubblicitari e quanto è stato speso per i programmi sostitutivi. E’ pronto l’esposto alla Corte dei Conti per danno erariale nei confronti del direttore generale e dei consiglieri del Cda che hanno votato per la sospensione del programma. Domani in conferenza stampa con Antonio Di Pietro e Felice Belisario presenterò l’esposto e un’interrogazione parlamentare. L'appuntamento è per domani alle 16, nella sala del Mappamondo della Camera dei Deputati. Chi sbaglia paga e stavolta a pagare non saranno i cittadini. Infine voglio ringraziarvi tutti per il grande contributo che avete dato all'iniziativa partita proprio da questo blog "Un fax e una mail per riaccendere l'Informazione". Il gruppo su Facebook ha raggiunto quota 5000 iscritti e al nostro caro direttore generale sono arrivate 6000 mail. Grazie a tutti!


8 Marzo 2010

DALL'ABRUZZO A ROMA A DIFESA DELLA COSTITUZIONE


In poche ore, grazie alla rete, ai movimenti, alle associazioni ed ai partiti del centrosinistra siamo riusciti ad organizzare una grande manifestazione di protesta contro il decreto salvaliste e contro l'ennesimo tentativo di uccidere la democrazia in Italia.

Sabato 13 marzo sposteremo la protesta dall'Abruzzo a Roma.

Nel video (www.carlocostantini.it ) il mio intervento alla manifestazione di ieri, a Pescara.

Postato da Carlo Costantini in | Commenti (39) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

La battaglia del Santa Lucia e il baratro della sanita'


La Costituzione italiana all’art. 32 sancisce il diritto alla salute come diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Poche righe che sintetizzano l’importanza della sanità nel nostro Paese, messa a dura prova da tagli indiscriminati e dalle speculazioni politiche, così, come per altri temi, appare un Paese diviso in due, un nord che con fatica ancora funziona e un sud dove la sanità pubblica è continuamente saccheggiata da imprenditori senza scrupoli che attraverso appalti dati agli amici degli amici hanno ormai messo in ginocchio strutture intere.

Non sarà una fatalità se si legge dalle cronache di casi di malasanità che portano alla morte; questioni banali: una cataratta, un’appendicite o un calcolo, degenerano e mai si trova il responsabile. Le strutture ospedaliere appaiono fatiscenti e le liste d’attesa per esami specifici continuano ad aumentare, tutto in un assordante silenzio complice. Come chi in questi anni ha permesso che si arrivasse alla deriva della sanità, privilegiando interessi privati e permettendo che nel Lazio si aprisse un buco di 10 miliardi, trattando la salute come un privilegio di pochi.

Questo è il panorama che appare oggi nel Lazio dove sono stati dismessi ospedali e sono numerose le strutture in gravi difficoltà che rischiano la chiusura, a discapito di migliaia di persone a cui viene negato il diritto alla salute, all’assistenza e alla riabilitazione. Il primo è stato il Forlanini, poi la scure si è abbattuta sul nuovo Regina Elena, e infine è toccato al San Giacomo, struttura d’eccellenza specializzata in oncologia ed emodialisi, nonché collocata in una zona sensibile dove è indispensabile un presidio dedicato all´emergenza; sono infatti aumentati i tempi di attesa nei pronti soccorso di altri ospedali come il Santo Spirito, il Sant´Andrea e il policlinico Umberto I; Inoltre l’Ares 118, già sottodimensionato di mille unità, è a rischio di privatizzazione. In Provincia la situazione non è migliore, nel piano di riorganizzazione della sanità nella Regione Lazio è prevista la chiusura e il ridimensionamento di numerosi ospedali della provincia di Viterbo, tra i quali l’ospedale di Tarquinia.

Colpo basso anche nei confronti della riabilitazione e della ricerca, come nel caso della Fondazione Santa Lucia, altra struttura d’eccellenza riconosciuta a livello nazionale che aspetta ancora i rimborsi dovuti per le prestazioni erogate dal 2005 al 2008, oltre 50 milioni di euro che stanno mettendo a rischio la riabilitazione neuromotoria intensiva e lo sviluppo della ricerca traslazionale. Da mesi i dipendenti, gli utenti, gli atleti e i genitori stanno portando avanti la battaglia per salvare l’ospedale e soltanto grazie all’intervento del Tar è stato annullato il decreto commissariale della Regione che cancellava di fatto il Santa Lucia come ospedale di rilievo nazionale e alta specializzazione, togliendo così la possibilità di continuare ad assistere pazienti con gravi cerebrolesioni.

E le conseguenze? Minacce di licenziamento collettivo nei confronti di tanti lavoratori e riduzione di centinaia di prestazioni al giorno. E ancora, le situazioni in cui versano i Centri associati all’ARIS, alla FOAI e alla Fondazione Don Gnocchi, che rischiano di lasciare a casa 1550 disabili e 1400 lavoratori. Adesso con un decreto commissariale si sta introducendo una nuova tassa sulla riabilitazione chiamata “compartecipazione”, un nuovo ticket che graverà sulle famiglie con anziani e disabili e su cui è già iniziata una raccolta di firme per chiederne l’abrogazione.

Come sempre si colpiscono i più deboli, i malati, i disabili, gli anziani, persone che hanno il diritto di essere assistite, e di non essere abbandonate a causa di inefficienza, negligenza o peggio ancora per far quadrare i bilanci.


7 Marzo 2010

Il caso del Polo Natatorio di Ostia


Ci raccontiamo spesso che siamo il popolo dell'arte dell'arrangiarsi, di coloro che trovano soluzioni creative, inventive, che possono servire per risolvere alcuni problemi con soluzioni un po' fantasiose. L'arte dell'arrangiarsi è diventata una sorta di politica istituzionale che passa sotto il nome di Protezione Civile, una bacchetta magica che serve a risolvere le situazioni più impensabili e certamente non soltanto quelle legate, questo ormai l'abbiamo capito, a disastri naturali, terremoti e inondazioni che siano. 

Il governo Berlusconi dal Maggio dell'anno scorso fino a metà febbraio di quest'anno ha approvato la bellezza di ben 169 ordinanze della Protezione Civile (leggi l'articolo ). Certo non perché ci sono stati 169 disastri nel nostro paese ma perché la Protezione Civile si è dovuta occupare un po' di tutto, come ad esempio: l'ordinanza per risolvere i problemi del traffico e della mobilità delle province di Treviso e di Vicenza, un'ordinanza dedicata alla costruzione del nuovo Palazzo del Cinema di Venezia, un'altra che doveva gestire il grande evento legato alla visita pastorale del Papa a Cagliari e un'altra ancora sull'organizzazione di iniziative nell'ambito dell'Anno Giubilare Paolino.  

Tra tutte queste fantasiose situazioni gestite dalla Protezione Civile vi e' anche l'organizzazione dei Mondiali di Nuoto "Roma 2009", in particolare la realizzazione del Polo Natatorio di Ostia. Questo è stato uno dei casi più eclatanti. Si può anche pensare che, se alla fine queste ordinanze della protezione civile riescono a realizzare qualche cosa in tempi brevi, forse per la collettività c'é un guadagno. Naturalmente le regole non sono lì per dare fastidio ma per essere rispettate e per provvedere a tutta una serie di controlli che devono appunto accertarsi che le cose siano fatte come si deve.  

E' quello che è accaduto con il Polo Natatorio di Ostia (leggi l'articolo). Questa è una grande struttura, inaugurata nel Luglio del 2009 dal Sindaco Alemanno e utilizzata dagli atleti per gli allenamenti in vista dei mondiali. Sono stati proprio gli atleti a rendersi conto (è una storia tutta italiana!), che i loro tempi di percorrenza erano molto più alti rispetto a quanto ciascun atleta era uso fare. Dopo una verifica si è scoperto che la piscina era stata realizzata un metro e mezzo più lunga rispetto alle dimensioni regolari internazionali e quindi non è stata più possibile utilizzarla.  Si è cercato di rimediare al problema per poter continuare gli allenamenti, ma senza successo. Di fatto l'impianto è stato chiuso, non è stato utilizzato e non è stato nemmeno più riaperto.  

Avremmo potuto augurare che, almeno, pur sbagliata per una competizione internazionale la piscina fosse poi a disposizione della comunità ma questo non è accaduto, l'impianto non è compiuto. L'impianto aveva tra l'altro l'ambizione di presentarsi con una serie di foresterie per la ricezione di turismo legato allo sport e turismo giovanile, ma queste foresterie non sono mai state completate. Inoltre, il complesso ha anche un certo un impatto ambientale, trattandosi di una struttura presente sul litorale laziale a Ostia.  

Va anche detto che, come spesso accade alla Protezione Civile, la società che ha gestito questo impianto è di diritto privato ma gestisce capitali pubblici (leggi l'articolo). Questa è una formula ibrida che, da un punto di vista liberaldemocratico, può anche sembrare attraente, ma in realtà è un'altra arte di arrangiarsi. E', di fatto, una grande scappatoia per far gestire i soldi pubblici con regole private e, in questo modo, cercare di evitare i controlli della Corte dei Conti.  

La vicenda del Polo Natatorio di Ostia ha un peccato originale: le procedure di appalto non sono state mai pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea, come previsto dalla normativa europea. Per questo noi, su segnalazione del Laboratorio di Urbanistica Labur, abbiamo presentato un'interrogazione alla Commissione Europea (leggi l'articolo).

Per certi aspetti è anche sorprendente che non fosse stata portata all'attenzione della Commissione Europea questa grave violazione del diritto comunitario.  Aspettiamo la risposta di questa interrogazione e probabilmente, visto che ciò che noi denunciamo non e' accaduto, vale a dire che la procedura di appalto non e' stata pubblicata regolarmente sulla Gazzetta Ufficiale, dovremo incorrere in una sanzione.  

Come sempre tutto è legato. C'e' un vizio di procedura all'inizio ed è molto difficile che poi l'opera pubblica possa portare a un risultato costruttivo e soddisfacente per la collettività. Quello che rimane è un dato in più di questa difficoltà dell'Italia a essere dentro la modernità - questa idea di modernità che l'Unione Europea dovrebbe rappresentare. Ci chiediamo come ancora nel XXI secolo si cerchi di ricorrere a questi sotterfugi pur di far guadagnare qualcuno in modo probabilmente illecito. Nel frattempo ci ritroviamo - come accade da decenni - una cattedrale nel deserto in più o, come in questo caso, una cattedrale sulla costa mediterranea vicino a Roma.


6 Marzo 2010

OGM? In Italia non ne abbiamo bisogno.


Gli OGM, nel tempo e al di là di ogni decisione “nostrana”, invaderanno i nostri campi trasportati dal vento proveniente dai Paesi limitrofi, che ne hanno autorizzato le coltivazioni. Il problema andrebbe combattuto alla fonte, in Europa semmai. Dire no all’OGM solo in Italia e poi vederlo adottare in Austria, Francia, Spagna sarebbe come rifiutare una centrale nucleare a Roma e costruirla a Viterbo.

Fortunatamente, e diversamente dal pericolo del nucleare, non esistono dati scientifici evidenti su una loro concreta tossicità.

Io, personalmente, spero che sia così, ma è necessario avviare una ricerca specifica contrassegnata da assoluta trasparenza e credibilità. Una ricerca proveniente dal mondo accademico e non da quello industriale. Per queste ragioni non ravviso, in Italia, l’esigenza di cibi geneticamente modificati, specie se imposti per legge. Sono per la difesa dei nostri prodotti “naturali” – di cui siamo orgogliosi – in quanto la natura ci ha donato un territorio ed un clima straordinari che non necessitano di interventi in laboratorio.

In natura nulla è statico, tutto è dinamico e tutto, nel tempo, muta. Anche i geni. Gli esseri viventi si “adattano” a tali mutazioni e la vita va avanti senza troppi problemi. In certi casi l’intervento dell’uomo può correggere la natura, quando questa commette degli “errori”. Le conoscenze attuali puntano, in un prossimo futuro, alla terapia genica che consentirà a tantissimi bambini di guarire da malattie gravi cagionate da geni “difettosi”. Anche in campo alimentare la ricerca sta compiendo passi significativi per creare piante più resistenti ad agenti infettivi, a siccità prolungata ed altro. In alcuni Paesi in via di sviluppo, in cui ancora oggi i bambini (e non solo) morti di denutrizione si contano di ora in ora, il poter contare su piantagioni fortificate o con maggiore contenuto vitaminico rappresenta un’esigenza più che una opzione, tanto che perfino il “cauto” Vaticano ha sposato questa via per fini umanitari. Nei Paesi industrializzati, invece, gli OGM soddisfano solo le esigenze della grande industria ed i benefici per la popolazione sono trascurabili. Per questa ragione ritengo che ciascun cittadino italiano abbia il sacrosanto diritto di essere informato se quel determinato alimento è “naturale” o geneticamente modificato, affinché possa liberamente scegliere. Ritengo, inoltre, che sia tassativo risalire all’origine di ciascun alimento e garantire ai cittadini la tracciabilità dei prodotti che giungono sulle nostre tavole.

Indire, invece, un referendum popolare sugli OGM, come minaccia il Ministro Zaia è fuorviante, demagogico ed antiscientifico, oltre che inutile. E’ facile, infatti, cercare il consenso popolare evocando lo spettro di Frankenstein, organismo assemblato in laboratorio, sui cibi geneticamente modificati, cui una larga parte dei cittadini guarda con perplessità e timore. Ma le questioni scientifiche meritano un approccio scientifico e non emotivo. E la letteratura internazionale è tranquillizzante. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, anche.

Personalmente nutro non poche perplessità, legate ad una possibile influenza interessata di alcuni “scienziati” al soldo delle multinazionali del “food” e ad una ipotizzabile resistenza dell’uomo ad alcuni antibiotici. Ma è tutto da dimostrare.


5 Marzo 2010

Giu' le mani dall'Articolo 18


L’affermazione di Brunetta, Ministro ex socialista dell’attuale Governo Berlusconi che chiedeva di abolire l’articolo 1 della nostra Costituzione, trasformandola da Repubblica fondata sul lavoro a Repubblica fondata sull’arbitrio dei potenti trova in questo disegno di legge sul lavoro piena e concreta applicazione.

E’ falso e sono bugiardi coloro che affermano che il lavoratore sia libero di scegliere tra l’arbitro ed il giudice in quanto verrà chiesto all’atto dell’assunzione, generalmente precaria o a tempo determinato, se il lavoratore intende avvalersi di un arbitro condiviso dall’azienda oppure da un “pericoloso” giudice.

Mi chiedo e chiedo chi mai in queste condizioni è libero di scegliere?

I principi liberali su cui si basa anche la nostra Costituzione stabiliscono che la funzione della legge e di chi la deve applicare, il giudice, servono a bilanciare l’impari forza tra soggetti deboli e forti. In questo caso si torna semplicemente al Medioevo, chi è debole non può appellarsi allo Stato per fare rispettare i propri diritti.

Riporto una lettera di un operaio, Marco Bazzoni, rappresentante dei lavoratori in una realtà aziendale del fiorentino.

Testo della lettera

Ci risiamo, dopo che il Governo Berlusconi ci aveva già provato nel 2002 a cancellare l'art 18 dello Statuto dei Lavoratori (Legge 300 del 20 maggio 1970), ma non ci era riuscito, ma solo grazie alla ferma opposizione della Cgil (c'ero anche io al Circo Massimo, quando la Cgil organizzò la più grande manifestazione in difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, portando in piazza 3 milioni di persone), adesso ci riprova con il Ddl lavoro, introducendo l'arbitrato nelle controversie di lavoro.
L'unico sindacato che sta facendo ferma opposizione contro l'aggiramento dell'articolo 18 (come fece nel 2002) è la Cgil. Cisl e Uil stanno a guardare, non facendo nessuna barricata.
Angeletti ha detto: Per la Uil un ricorso all’arbitrato in alternativa al giudice per la risoluzione dei rapporti di lavoro è “un’alternativa ragionevole”. Mentre Bonanni ha detto: "Il lavoratore può tranquillamente continuare ad andare dal giudice del lavoro come ha sempre fatto.
"Lo statuto dei lavoratori non è stato toccato e l'articolo 18 sta lì".
E come potevano fare diversamente, quando nel 2002 (sono in pochi che se lo ricordano), Cisl e Uil firmarono con l'allora Governo Berlusconi il "Patto per L'Italia", che sospendeva l'articolo 18 per ben tre anni (leggi l'articolo).
Il ddl Lavoro è stato approvato definitivamente dal Senato con 151 voti favorevoli, 83 contrari e 5 astenuti. Un “arbitro” al posto del giudice: lo prevede l’articolo 31 del Ddl lavoro.
Con l’articolo 31 cambiano le modalità di dirimere le controversie sul lavoro, e da oggi invece del giudice può intervenire una nuova figura, l’arbitro.
L’articolo 18 stabilisce che il giudice reintegri il lavoratore che sia stato licenziato senza giusta causa. Con la nuova norma – invece – sarà il lavoratore a decidere a chi affidarsi, se al giudice (come prima), o l’arbitro.
Questo accadrà al momento dell'assunzione: il lavoratore dovrà decidere quali delle due “vie” seguire. Se sceglie la via arbitrale, poi non si torna più indietro.
Ed è facile immaginare che al momento dell’assunzione il lavoratore non sia propriamente libero di decidere autonomamente.
In questo modo i lavoratori saranno più deboli e ricattabili.
In questo modo l'articolo 18 diventa un optional!!!
E chiaro a chiunque che l'articolo 31 del Ddl è incostituzionale, solo una persona non l'ha ancora capito, cioè il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, tanto che in una nota dell'agenzia Adnkronos, Sacconi dice: Pd e Cgil facciano pure ricorso, "non temo per nulla l'incostituzionalità della norma sull'arbitrato per i licenziamenti".
Su Facebook è ieri è stato aperto un gruppo dal titolo "Giù le mani dall'art 18" (iscriviti al gruppo) che ieri, nel giro di poche ore aveva raccolto 3 mila adesioni. Oggi le adesioni sono salite a 10792. Invito tutti ad aderire.
Marco Bazzoni, Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza

Postato da Maurizio Zipponi in | Commenti (68) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

4 Marzo 2010

L'Aquila: nessuna ricostruzione


Cosa vuol dire essere efficiente per un Governo o per un amministratore pubblico? Dal mio punto di vista vuol dire costruire le condizioni perché nel minor tempo possibile e con il minore sforzo possibile il cittadino possa vedere realizzato un proprio diritto.

Il primo diritto degli aquilani era e resta quello di far rivivere la propria città, ma dopo undici mesi dal terremoto L’Aquila è ancora nelle stesse identiche condizioni di prima, ricoperta di macerie che impediscono ai cittadini anche solo di immaginare un intervento di ripristino del proprio immobile.

L’efficienza millantata fino ad oggi dal Governo è stata, quindi, funzionale al riconoscimento del più elementare dei diritti di qualsiasi cittadino aquilano, o è stata piuttosto funzionale alla sola immagine nazionale del Governo stesso, oltre che al portafoglio di chi ha avuto i favori e le entrature giuste per mettere le mani sui soldi destinati agli aquilani?

La risposta è nel video e la causa è in un Presidente di Regione che ha deciso fin dal primo giorno di prendere ordini da tutti, tranne che dagli aquilani e dagli abruzzesi.

Postato da Carlo Costantini in | Commenti (67) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

3 Marzo 2010

Una mail per riaccendere l'informazione


L’informazione politica è stata spenta, mentre le tv rimangono accese a propinare agli italiani le verità di comodo di questo governo. Il Cda della Rai ha deciso così, probabilmente per obbedire ad ordini superiori. Una decisione molto grave che non ha precedenti nella storia italiana. Non si era mai visto che in campagna elettorale fossero spenti i programmi d’approfondimento politico, i talk show ed i dibattiti. Proprio quando cresce la voglia e la necessità d’informazione i programmi politici vengono cancellati in nome di una bizzarra applicazione della par condicio. Questo vulnus alla democrazia ha un nome e cognome: Silvio Berlusconi. Non è riuscito a cancellare la legge sulla par condicio ed allora ha deciso di interpretarla liberamente. Molto liberamente, un po’ troppo, tanto da provocare proteste anche da parte di chi, come Bruno Vespa, non fa mistero di essere su posizioni governative. Questa decisione provocherà anche un danno erariale dovuto al calo di ascolti e di pubblicità che non sarà inferiore, stando ai primi calcoli, a tre milioni di euro. Insomma, per compiacere il padrone l’azienda si è tagliata volontariamente ed autonomamente gli attributi. L’informazione politica sarà dunque appannaggio esclusivo di noiosissime tribune che nessuno vede e dei telegiornali di regime. E’ facile comprendere che si tratta di una situazione inaccettabile. Non ci sarà nessuno ad approfondire temi scottanti dell’attualità, gli scandali saranno taciuti e la verità in alcuni casi addirittura capovolta.  Facciamo un esempio, il principale telegiornale italiano dice che Mills è stato assolto e non che il reato è stato accertato ma prescritto. Chi ha come unica (o quasi) fonte d’informazione quel telegiornale, che idea avrà della realtà italiana? Della politica? Completamente deformata, crederà di vivere nel paese dei balocchi, governato dai migliori. Continuerà a pensare che Bertolaso è un eroe e che ci sono un sacco di veterinari amorevoli che si prendono cura di graziosi cuccioli. Siamo a un passo dal regime. Mediaticamente siamo già in una dittatura. Ora abbiamo due strade da poter percorrere: accettare supinamente la decisione di spegnere l’informazione o batterci per riaccenderla. Io scelgo la seconda e invito voi a fare altrettanto. Inondiamo di mail e di fax il direttore generale della Rai chiedendo di riaccendere l’informazione. Credo sia il momento di ribellarci. Per questo ho dato vita a un gruppo su Facebook dal nome Un fax e una mail per riaccendere l'Informazione (link). Fate girare il più possibile la notizia e inondiamo la Rai di Fax e mail. Compila la sottoscrizione qui sotto. Essere informati è un nostro diritto, informare (correttamente) un loro dovere. 

Compila il seguente form per inviare una mail al direttore generale Rai,
Mauro Masi, per chiedergli di "riaccendere l'informazione" (testo della mail).

Per maggiori informazioni leggi l'articolo:
"Un fax e una mail per riaccendere l'informazione"

Nome:
Cognome:
E-mail:
facebookdonadi.jpg

2 Marzo 2010

Bye bye Polverini


La legge è uguale per tutti. Ogni volta siamo costretti a rimarcare questo assunto che ogni cittadino, tanto più se candidato a governare una Regione, dovrebbe ricordare. Le regole sono regole e non si possono stravolgere ogni volta a proprio piacimento, appellandosi al Presidente della Repubblica, o montando un patetico sistema di accuse contro la burocrazia.

Andiamo a ricostruire, allora, cosa è successo sabato mattina. Il PDL, il partito che governa l’Italia e che si proponeva di governare il Lazio, a Roma e provincia non è riuscito nemmeno a presentare la lista. È fin troppo semplice.

Oggi le dietrologie si sprecano. Tra panini mangiati di fretta, figli malati in macchina, esponenti di altre forze politiche assurti a buttafuori o forse, e lo diciamo sottovoce, qualche candidato da cancellare con il bianchetto comprato nella vicina cartoleria. E cioè aggiungere un reato ad un altro reato. Lo sanno i politicanti del PDL che cambiare un candidato qualche minuto prima della presentazione delle liste è reato? Lo sanno che le firme raccolte sono collegate al candidato e quindi cambiare il nome significa ingannare la buonafede dei propri sostenitori ?

Il fatto certo è che alle ore 12 del termine ultimo il delegato del PDL, incaricato della consegna delle liste, non era presente all’interno del Tribunale e fino a quel momento non aveva presentato alcunché . Non si può parlare, dunque, di una esclusione della lista PDL, perché era difficile escludere una lista mai presentata. Si deve invece parlare di pressapochismo, di delirio di onnipotenza, arroganza e spregio delle regole di chi oggi è costretto a raccontare scuse e inventare deliranti congiure.

Nella storia delle elezioni politiche non sono mancate esclusioni di liste per mancanza dei requisiti di legge, figuriamoci nel caso di una richiesta mai presentata. I pianti e le accuse di questi giorni, sembrano più lacrime di coccodrillo di persone incompetenti che reali giustificazioni.

Nei corridoi di palazzo, oggi si accavallano voci di provvedimenti lampo che puntano a salvare il PDL dal “pasticciaccio romano” come è stato definito dagli stessi giornali di destra.

Vigileremo affinché il sistema delle regole che tengono in piedi la nostra democrazia non sia personalizzato da questa banda di arroganti. Siamo disposti anche a fare le barricate per opporci strenuamente ad ogni tentativo di imporre l'illegalità con la prepotenza. E non è giustizialismo nè difesa becera delle regole perchè le regole o esistono o non esistono, o valgono o non servono. L'Italia è piena di "regole" che non funzionano perchè applicate "all'italiana" ossia con discrezionalità e da caso a caso. Questa volta non sarà così: bye bye Polverini.

Postato da Vincenzo Maruccio in | Commenti (135) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Immigrati: 'una giornata senza di noi'


La manifestazione nazionale degli immigrati, che si è svolta ieri nelle principali città italiane, ha dimostrato, al di là della connotazione che la Lega Nord e tutto il centrodestra vorrebbero dare alla nostra società, come in realtà essa sia molto più multietnica e multiculturale di quanto loro vogliano, o intendano farci credere.

Nella giornata del "popolo giallo", il colore simbolo della protesta, in piazza c'erano tutti quei lavoratori, provenienti da altri paesi, che tutti i giorni si occupano dei nostri anziani e dei nostri bambini, mandano avanti con il loro lavoro le nostre case, ma anche le nostre fabbriche, o piuttosto sono diventati essi stessi imprenditori, e i loro figli siedono nei banchi con i nostri. La maggior parte paga le tasse e per questo chiede che vengano riconosciuti i diritti basilari propri di ogni cittadino.

L'integrazione degli immigrati in Italia va avanti nonostante i tentativi maldestri di questa maggioranza, anche in spregio della normativa europea, di fare degli immigrati dei fuorilegge, facili prede di sfruttatori, additati come un pericolo per la sicurezza delle nostre città quanto più si avvicinano elezioni e campagne elettorali.

Con il famigerato "pacchetto sicurezza" questo Governo ha istituito il reato di clandestinità, che reato non può essere in quanto si tratta in realtà dello status di una persona e non di un comportamento criminale. Questo Governo ha voluto, demagogicamente, trasformare il clandestino - spesso un profugo - in criminale e la disperazione in reato. E ha condannato di fatto ad un destino di «clandestinità», addirittura dalla nascita, soggetti particolarmente deboli ed indifesi, come i minori. Un' evidente violazione della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo che prevede espressamente l’obbligo di registrazione della nascita di un qualsiasi bambino nato in qualsiasi paese che abbia sottoscritto la Convenzione stessa, a prescindere dalla cittadinanza dei genitori e ovviamente dalla regolarità del loro soggiorno.

Il centrodestra continua ad agitare lo spauracchio della sicurezza, ma l'immigrazione genera delinquenza solo quando è vincolata ad una dimensione di emarginazione e di povertà.

La presenza di tanti italiani ieri in piazza al fianco degli immigrati ci mostra un'altra Italia. Ci dice che c'è una gran parte di italiani che crede fermamente nell'accoglienza e nell'inclusione delle tante persone che hanno dovuto lasciare per necessità il proprio paese, proprio come è successo tanti anni fa anche a molti dei nostri connazionali.

È necessario che oggi si metta in cantiere un “pacchetto per l’integrazione e l’intercultura” il vero obiettivo a cui dovrebbe tendere la nostra società che multietnica e multiculturale lo è già, anche perché non c'è sicurezza senza il rispetto dei diritti umani di ogni persona.

Postato da Giuliana Carlino in | Commenti (64) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Marzo 2010

Lo "scandalo" della mia candidatura


Ho capito, non nego con una certa sorpresa, che la mia adesione alla lista "Di Pietro-Italia dei Valori", ha creato scandalo. Però credo che questo sia uno scandalo che è bene che avvenga.

Lo scandalo si è creato a sinistra, naturalmente, in alcuni ambienti del PD in particolare, ma anche di ciò che si muove a sinistra del PD.

Che c’entra con Di Pietro una come Giulia Rodano, “erede – come dice Pierluigi Battista – di una famiglia politica che ha rappresentato il cuore e il cervello del cattocomunismo italiano”? E comunque, che c’entra una militante della sinistra con l’Italia dei valori?

Il tema non è banale, in effetti. Non c’è dubbio, infatti, che io di sinistra. Non c’è dubbio che la militanza nel PCI e l’esperienza degli anni ’70 abbiano decisivamente contribuito alla mia formazione politica e umana.

Nella mia vita certamente è stato essenziale (e credo non smetterò mai di esserne grata alla sorte) essere figlia di Franco e Marisa Rodano ed essere cresciuta in un ambiente di tesa passione civile ed etica, di profonda e sentita militanza politica.

Tuttavia nella mia storia e nella mia formazione è stato sempre molto chiaro che partiti e formazioni politiche sono strumenti per veicolare idee, battaglie, contenuti. Sono strumenti, che nelle diverse fasi della storia di un paese, aiutano la partecipazione dei cittadini e la vita della democrazia.

Negli ultimi venti anni abbiamo assistito all’esplosione dei partiti della prima repubblica, tra i quali il PCI, ma anche al sempre più faticoso, contraddittorio e confuso processo di trasformazione di quei partiti e di quel personale politico, di cui anch’io, nel bene e nel male, faccio parte.

Nel corso di questo processo quello che a sinistra è venuto via via meno è stata la capacità di costruire alternative credibili, non solo e non tanto alla destra, ma alle politiche di cui essa si è fatta portatrice.

Dall’azione di svuotamento e di demolizione della Carta costituzionale, alla crescente pervasività delle logiche e delle politiche di darwinismo sociale; dall’indebolimento progressivo della politica, alla crescita del peso dei poteri forti dell’economia legale e di quella criminale, di cui il disprezzo delle regole, la diffidenza verso lo Stato e la crescente illegalità sono stati drammatici corollari.

Non prendere atto di questa debolezza, della insufficienza della nostra generazione di militanti politici della sinistra, credo sia una delle cause della difficoltà di ricostruzione della sinistra e dell’alternativa.

Non c’è dubbio che il PD o i diversi partiti collocati alla sua sinistra, possano apparire la soluzione più naturale per chi, come me, ha militato una vita nel PCI.

Tanto naturale da aver accompagnato le mie scelte al momento della nascita del PDS-DS e successivamente del PD.

Sono tra quanti scelsero di non aderire al PD e si buttarono generosamente, insieme a Fabio Mussi, nell’impresa di unire e rinnovare la sinistra italiana, riempiendo il vuoto lasciato dalla nascita del PD.

E’ tuttavia difficile, a qualche anno di distanza, non fare i conti con la realtà del doppio fallimento cui sono andati incontro i progetti di costituente del PD e di costituente della sinistra che allora presero corpo.

Il PD continua a rimanere un oggetto misterioso che sembra vivere di rendita sul lascito ereditario delle forze da cui ha preso origine più che della sua capacità di esprimere una forza attrattiva propria.

A sinistra del PD, invece, dopo il fallimento della Sinistra Arcobaleno, la pulsione minoritaria e alla frammentazione appaiono irresistibili.

A me sembra evidente che la comune provenienza di queste famiglie politiche non garantisce di per sé il patrimonio di consensi e la capacità di rappresentanza di cui disponeva il PCI.

Anzi, se ci si ferma alla genealogia, si finisce, come purtroppo sta accadendo, per disperdere quel patrimonio e quella capacità.

Occorre guardare con occhi nuovi la realtà. Occorre saper leggere i segnali nuovi che salgono dalla società.

Nel panorama politico delle forze è andata affermandosi, in questi anni, una forza politica nuova, l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.

Una forza politica con i piedi ben piantati nel campo delle forze di centro-sinistra; che conduce un’opposizione dura e senza sconti al governo guidato da Silvio Berlusconi; che non si è mai sottratta al dovere di costruire una scelta credibile e vincente al potere berlusconiano, anche quando altri, nel PD e a sinistra, sembravano esserselo dimenticato.

Una forza politica che ha fatto della difesa del “principio di legalità” un’arma fondamentale per rompere la cappa dei poteri e dei comportamenti che a tutti i livelli soffoca la società italiana, che le impedisce di crescere, di essere una società giusta, aperta, dove non si ha bisogno delle elargizioni del potente di turno, delle baronie, delle clientele per costruire il proprio futuro, per far valere le proprie capacità e i propri meriti.

Proprio per questo l’IDV è stato ed è un interlocutore serio e credibile di movimenti come quello dei “girotondi” o del “popolo viola”, che ha fatto della legalità, della difesa della Costituzione il loro principale campo di azione e di protesta. La legalità è lo scudo che protegge i deboli contro la prepotenza e l’arroganza dei forti.

Di fronte a tutto ciò, quelli che per genealogia si considerano gli eredi della sinistra come possono non avvertire il bisogno di misurarsi e contaminarsi con istanze e valori che dimostrano un crescente e profondo radicamento nella società italiana?

Io questo bisogno lo avverto fortemente.

Per questo, quando da Emanuele Macaluso fino alla sinistra più radicale, si liquida in modo sprezzante il movimento di Di Pietro, con l’etichetta di “movimento di destra”, o quando si arriccia il naso per un linguaggio fuori dai canoni del politicamente corretto, sento la stessa supponenza e la stessa prosopopea di quella declinante Corte imperiale che, osteggiando ferocemente la politica di apertura verso “i barbari” di Stilicone, contribuì alla rovina dell’Impero Romano d’Occidente.

Postato da Giulia Rodano in | Commenti (134) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif


newsnewslettidv.jpg
formare.jpg
banner-striscia-215.png
banner_gelmini.jpg
banner-slegati_dx215.gif
rifiuti-d%27italia.png
giovanidivalore_logo_banner.jpg
calderoli_bugiardo
10puntibanneresterno_idv.jpg
banner_expo.jpg
bannervasto2010.jpg
contromanovraidv.jpg
congreterritoriali.jpg congressicelebrati.jpg regolamentocongressuale.jpg calendario_regionale.jpg statuto_regionale.jpg
idvlavoro.jpg
puntoeconomia_1.jpg
codiceEtico.jpg
nostriparlamentari.jpg
inostrideputati.jpg
inostrisenatori.jpg
inostrieuroparla.jpg
ultimerisposte.jpg
Anita Di Giuseppe
Anita Di Giuseppe (Deputato)
Leggi la sua risposta
Antonio Borghesi
Antonio Borghesi (Deputato)
Leggi la sua risposta
Antonio Di Pietro
Antonio Di Pietro (Deputato)
Leggi la sua risposta
Giovanni Paladini
Giovanni Paladini (Deputato)
Leggi la sua risposta
Carlo Monai
Carlo Monai (Deputato)
Leggi la sua risposta
Antonio Palagiano
Antonio Palagiano (Deputato)
Leggi la sua risposta
tesseramento.jpg
alvipidv.jpg