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30 Aprile 2010

Europa: strumentalizzazione di governo


Il Senatore Stefano Pedica é intervenuto pochi giorni fa al Parlamento Europeo di Bruxelles sul tema della cosiddetta "direttiva servizi", al fine di ribadire la presa di posizione dei parlamentari dell'Italia dei Valori rispetto agli abusi delle autorità nazionali.

La direttiva (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 94 del 23 aprile 2010) ha l'obiettivo di favorire la creazione di un vero mercato interno dei servizi entro il 2010 attraverso due azioni principali: l'agevolazione della libertà di stabilimento dei prestatori di servizi in altri Stati membri e la libertà di prestazione di servizi tra gli Stati membri. Questa direttiva mira altresì ad allargare la scelta offerta ai destinatari dei servizi e a migliorare la qualità dei servizi per i consumatori e per le imprese utenti di servizi. Ciò significa che qualsiasi impresa di servizi potrà stabilirsi in un paese che non è il proprio, e dal quel paese compiere il proprio lavoro anche in altri della stessa Unione Europea.

Questa grande riforma, tesa a semplificare molte norme amministrative e a modernizzare tutto il settore dei servizi, ha bisogno di moltissime leggi di attuazione, sia a livello di stati membri sia a livello di autorità regionali.

Purtroppo, in questa fase di messa in opera, il nostro governo Italiano sta mettendo in atto una serie di misure che sono delle vere e proprie prevaricazioni rispetto ai principi fondamentali della direttiva, strumentalizzando quella che è la causa europea. Infatti, mentre in Europa si cerca di tutelare i consumatori, in Italia si cerca di tutelare l´impresa privata, col rischio di penalizzare alcuni settori tra cui lo smaltimento di rifiuti e la gestione dell´acqua.

Su questo tema l'Italia Dei Valori sta avviando una campagna referendaria che vedrà il 1° Maggio come il primo giorno di raccolta firme contro l´acqua privata e per altri due referendum sul legittimo impedimento e sul nucleare (www.3referendum.it).

Postato da Niccolo' Rinaldi in | Commenti (27) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

29 Aprile 2010

Assemblea Azionisti Telecom: esigiamo risposte


Oggi, 29 aprile, si terrà a Rozzano (MI) l'assemblea degli azionisti di Telecom Italia. Da azionista partecipero' e porro' le domande agli amministratori, soprattutto sulla gestione di Tronchetti Provera, Carlo Buora e di altri manager come Ruggiero che sono rimasti impigliati nella vicenda Fastweb-Sparkle, una controllata di Telecom Italia e che è stata accusata di frode fiscale per centinaia di milioni di euro (vi invito a leggere le due interrogazioni parlamentari presentate al Senato sul tema: interrogazione 1 - interrogazione 2).

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Postato da Elio Lannutti in | Commenti (20) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Scuola di formazione politica


Come Dipartimento Cultura e Istruzione dell'Italia dei Valori abbiamo organizzato con la collaborazione dei Giovani dell’IDV un Corso di formazione politica e culturale per giovani studenti dai diciotto ai 30 anni.

Il corso di formazione politica nasce dall’esigenza dei giovani di conoscere e approfondire le problematiche attuali e dell’età contemporanea e di confrontarsi su di esse al fine di offrire quei contenuti necessari per un’adeguata formazione su tutti gli ambiti che preparano una formazione la politica. Per questi motivi il corso sarà riproposto in molte altre regioni italiane per offrire ad un pubblico il più vasto possibile questa opportunità.

Si sono iscritti più di cinquanta giovani provenienti per la maggior parte da Roma e dal Lazio. All’iniziativa parteciperanno personalità del mondo della politica ed esperti e studiosi delle maggiori università italiane. Il corso è partito il 19 aprile e durerà fino al 7 giugno 2010, tutti i lunedì e giovedì dalle ore 18.30 alle ore 20.00 nella sede nazionale di Via Santa Maria in Via 12, Roma (scarica e stampa il programma dell'iniziativa). Per maggiori informazioni potete scrivere a: giovaniidvlazio@gmail.com

Postato da Nicola Tranfaglia in | Commenti (18) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

La seconda ondata della crisi finanziaria


La seconda ondata della crisi finanziaria globale è in arrivo. Questa volta, l’epicentro siamo noi. Gravissime le responsabilità di Tremonti.

E’ in arrivo la arci-prevista seconda ondata della Grande Crisi Finanziaria iniziata nel 2008. La fragilità finanziaria, nell’ultimo anno, non è scomparsa: è un po’ diminuita nelle grandi banche internazionali, ma solo perchè altri soggetti (per lo più pubblici) se ne sono fatti carico (direttamente, con i salvataggi, o indirettamente, tramite il calo delle entrate fiscali). Ora sono sotto tiro i titoli del debito pubblico non solo della Grecia, ma anche dell’Italia. Ieri il differenziale dei tassi del debito pubblico italiano rispetto ai titoli del debito tedeschi è schizzato oltre i 100 punti base: il trend degli ultimi giorni mette paura.

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Chiariamo subito che Tremonti e Berlusconi hanno una ENORME responsabilità in questi fatti. Sono loro che nel 2003-05 hanno fatto letteralmente saltare il Patto di Stabilità Europeo (che bene o male, nonostante i trucchi contabili e la finanza creativa di diversi paesi, teneva a freno i deficit europei). Nessuno più di quei due ha aperto alla Grecia un’autostrada… verso il disastro. Sono ancora loro che qui in Italia – da quando è esplosa la crisi finanziaria globale - hanno scelto di non fare nulla, aspettando che “passasse la nottata”: così il nostro paese arriva impreparato al momento più difficile.

Berlusconi, Tremonti, Brunetta, Scajola… avrebbero potuto far passare in Parlamento le riforme necessarie al risanamento strutturale del bilancio pubblico, così da mettere i titoli del debito al riparo da ogni crisi di fiducia, e quindi al riparo dalla speculazione. I sacrifici e le riforme necessarie, votate in Parlamento, sarebbero entrati automaticamente in vigore solo a crisi finita, fra tre-quattro anni. (Sacrifici che avrei voluto soprattutto a carico della classe politica, ormai confusa e complice con l’alta burocrazia, una elité che sta succhiando il sangue a questo paese, come ha evidenziato - fra gli altri – lo scandalo della Protezione Civile).

Al contrario, le destre italiane hanno seguito la strada opposta, quella sbagliata.

1. Finanza allegra e creativa negli anni buoni.

2. Rigidità di bilancio proprio in quei due-tre anni di crisi (2008-10) nei quali l’economia andava sostenuta (e ogni soldo speso dallo stato avrebbe procurato ritorni altissimi, anche in termini di entrate fiscali).

3. Nessun intervento sui trend di lungo periodo della spesa pubblica. Al contrario, un magna magna generale, e l’attenzione distolta dalle leggi ad personam, o da maldestri tentativi di riforme istituzionali volte a aumentare l’opacità e i poteri della “casta” politica.

4. A ciò aggiungiamo il ruolo delle destre sia italiane che mondiali nella deregulation (vedi depenalizzazione del falso in bilancio in Italia; ecc.) hanno avuto nel favorire negli anni di Bush la fragilità finanziaria.

5. E aggiungiamo il nefasto ruolo della Merkel nel procrastinare l’aiuto Europeo alla Grecia mentre il fuoco greco già si stava propagando. Sicché ora è diventato un incendio molto più difficile da spegnere: pura incompetenza? (la destra, si sà, disprezza gli economisti, la cultura, l’alta competenza: “ghe pensi mi!”) Cinico calcolo elettorale?

Comunque sia, ora noi tutti ci apprestiamo a pagarne le conseguenze.

Postato da Piergiorgio Gawronski in | Commenti (15) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

28 Aprile 2010

Supplenze: garantiamo l'istruzione ai nostri ragazzi


Riporto di seguito il video ed il testo dell'interrogazione parlamentare, presentata oggi presso la Camera dei Deputati, in merito ai finanziamenti alle scuole e in particolare alle supplenze temporanee del personale docente.

La domanda

Anita Di Giuseppe: Signor Presidente, signor Ministro, di solito quando ci si pone un obiettivo bisogna anche decidere qual è la strategia e qual è la strada da percorrere per raggiungerlo. Dico questo perché il Ministero ha emanato delle note ministeriali: la n. 3545 del 29 aprile del 2009, relativa ai finanziamenti alle scuole, la nota del 6 ottobre 2009, riguardante le supplenze temporanee del personale docente e la nota del 14 dicembre del 2009, n. 9537, inerente le indicazioni riepilogative per il programma annuale 2010. Non si riesce a capire quale sia l'obiettivo che il Ministro vuole raggiungere. Da un lato, si vuole salvaguardare il diritto allo studio con la nomina di personale che vada a sostituire i docenti assenti, anche per garantire le attività didattiche agli alunni e, dall'altro, si stabilisce (proprio con la nota n. 9537) che le istituzioni scolastiche non possono iscrivere ulteriori importi a carico del Ministero.
Noi del gruppo dell'Italia dei Valori chiediamo se il Ministero intenda ritirare proprio questa nota, che non permette ai dirigenti scolastici di garantire l'attività didattica agli alunni e, nel contempo, non fa neanche rispettare le norme di sicurezza, perché i dirigenti scolastici sono costretti a suddividere gli alunni nelle classi.


La risposta

Elio Vito (Ministro per i rapporti con il Parlamento): Signor Presidente, mi auguro di fornire i chiarimenti richiesti dall'onorevole Di Giuseppe. È impegno del Governo conciliare, da una parte, l'esigenza di tenere sotto controllo i conti pubblici, eliminando sprechi ed inefficienze, e, dall'altra però, sicuramente garantire il diritto allo studio mediante l'ordinato svolgimento delle attività di istruzione.
Con la nota n. 9537 del 14 dicembre 2009, che è stata correttamente richiamata dalla interrogante, sono state fornite alle istituzioni scolastiche le indicazioni necessarie per consentire una programmazione certa con riferimento alla dotazione finanziaria comunicata. In particolare, per le supplenze brevi e saltuarie a ciascuna scuola è assicurata una risorsa complessiva annuale sulla base di criteri e parametri stabiliti.
Con tale procedura si è inteso favorire una maggiore flessibilità nell'autorizzazione delle risorse, consentendo di far fronte con immediatezza alle esigenze prioritarie che si determinino di volta in volta nell'autonomia gestionale delle varie scuole. Infatti, il citato decreto ha previsto che le risorse finanziarie per le supplenze brevi e saltuarie sono determinate in funzione degli importi e delle unità di personale in servizio presso ciascuna istituzione scolastica e che ad eventuali integrazioni si procede a seguito di appositi monitoraggi.
Infatti, come già avvenuto negli anni scolastici precedenti, il Ministero effettua periodicamente tale monitoraggio delle spese ritenute, quali quelle riferite alle supplenze brevi per conoscere le maggiori esigenze delle varie scuole e, previa verifica, poterle soddisfare. L'ulteriore fabbisogno per le supplenze brevi non era infatti quantificabile a dicembre 2009 (quando è stata emanata la nota), tenuto conto dell'estrema variabilità nel corso del tempo.
Tra l'altro, in relazione alle effettive situazioni di necessità finanziaria per il 2009, con la successiva legge di assestamento del bilancio, la spesa per le supplenze temporanee è stata incrementata di ben 150 milioni di euro. Inoltre, il tasso medio di assenza citato nella nota non costituisce un limite per l'assegnazione delle risorse finanziarie, ma è semplicemente un indicatore. I chiarimenti in tal senso sono stati forniti alle scuole dal Ministero dell'istruzione in data 22 febbraio e 10 marzo.
Infine, quanto alle modalità di sostituzione dei docenti nella scuola secondaria, il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca precisa che si può ricorrere a personale in servizio qualora il medesimo sia disponibile ad effettuare ore aggiuntive. Compete comunque al dirigente scolastico - appena comunicata l'assenza del docente - assicurare da subito il diritto allo studio, assumendo le iniziative organizzative ritenute al momento più idonee e ferma restando la necessità di rispettare la capienza delle aule ai fini della sicurezza degli allievi.


La replica

Antonio Di Pietro: Signor Presidente, signor Ministro, innanzitutto la prego di far modificare la nota ministeriale n. 9537 del 14 dicembre 2009, dove pone come termine di riferimento per individuare la possibilità di spendere ulteriore importo per le supplenze brevi il tasso di «assenteismo» (non di «assenza», come lei ha detto), in ciò dimostrando il preconcetto verso gli insegnanti che hanno questo Governo e questo Ministro dell'istruzione.
Nel merito, vorrei far presente una questione: alla fine del 2009 può darsi che non sapevamo esattamente quanto denaro occorresse per fare fronte a questa esigenza, ma adesso lo sappiamo certamente ed una cosa è certa: come ci dicono tutti gli insegnanti, i presidi, gli alunni e le famiglie, mancano i fondi per far fronte alle supplenze brevi. Ciò comporta due conseguenze, due necessità, due violazioni della legge necessitata che compiono i presidi: quelle di affidare gli alunni in più classi, causando problemi di sicurezza, e quello di utilizzare gli insegnanti di sostegno togliendoli a chi ne ha bisogno, proprio perché deve garantire il diritto allo studio. Ma se lo studio è un diritto da garantire ad ogni costo, non si può dire: ti garantisco, però metto un limite al denaro da spendere.
Delle due l'una: o si dice che le supplenze brevi non vanno coperte, ma se si dice che le supplenze brevi debbono essere necessariamente coperte, a questo punto automaticamente bisogna dare al preside e al dirigente dell'istituto la possibilità di pagare la supplenza breve. Infatti, se non ha i soldi e non glieli dai prima, ma gli dici che glieli dai dopo e se ce l'hai, il preside non può assumere un supplente breve per fare il lavoro.
Il risultato è che il diritto allo studio viene vanificato e il preside deve fare una scelta tra un'illegittimità che deve compiere subito per garantire il diritto allo studio o far rinunciare agli studenti la possibilità di esercitare il diritto allo studio.
Per questa ragione, contestiamo formalmente a questo Governo di aver voluto porre in essere una norma che di fatto impedisce ai ragazzi di avere l'accesso effettivo a questo diritto e mette in condizione gli insegnanti e i presidi di violare la legge (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).

Postato da Anita Di Giuseppe in | Commenti (46) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Giornata Mondiale per la sicurezza sul lavoro


Storica la sentenza pronunciata dal giudice di Palermo, Gianfranco Criscione, che ha condannato per omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime tre ex dirigenti della Ficantieri per le morti da amianto nell'azienda palermitana.

Esemplari le condanne e i risarcimenti. Al centro del processo la morte di 37 operai deceduti per tumore ai polmoni, a causa dall'inalazione delle fibre di amianto, ma anche le lesioni riportate da altri 26 dipendenti che hanno contratto la malattia.

Sentenza che interviene proprio nei giorni in cui un altro importantissimo processo sull’amianto killer si sta celebrando avanti il Tribunale di Torino, il processo Eternit contro i vertici della multinazionale svizzera.

Le audizioni dei testimoni stanno facendo emergere una realtà agghiacciante, una realtà aziendale dove per oltre venti anni si era sempre negato che esistesse un problema amianto e non si erano assolutamente date indicazioni ai lavoratori sui pericoli che l’esposizione al metallo aveva sulla loro salute. Una azienda che effettuava lo smaltimento degli scarti di amianto nel fiume Po, una azienda dove la diffusione del materiale amiantifero avveniva non solo dentro la fabbrica ma anche all’esterno attraverso le persone, gli operai che andavano a casa con le tute pregne di residui di lavorazione e le facevano lavare alle mogli, e attraverso l’ambiente, quando si tritava nel piazzale antistante gli stabilimenti l’amianto per poi smaltirlo in un mulino o quando lo si cedeva a terzi per realizzare cortili, tetti, etc., una azienda dove si spazzavano con una scopa i residui della lavorazione volatilizzando ancora di più nell’ambiente di lavoro le polveri dell’amianto.

Oggi si celebra la Giornata Mondiale per la sicurezza sul lavoro promossa dall'OIL.

Dal 2003, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro celebra la Giornata Mondiale per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione degli incidenti sul lavoro e delle malattie professionali.

L’obiettivo è promuovere campagne di sensibilizzazione tra istituzioni, datori e lavoratori sulla necessità di attuare un efficace sistema di gestione dei pericoli e dei rischi negli ambienti professionali, a favore della tutela di tutti i soggetti coinvolti nel processo produttivo.

Secondo l'organizzazione dell'Onu, ogni anno muoiono 2,3 milioni di lavoratori per incidenti sul lavoro o malattie professionali. E, oltre ai casi di incidenti mortali, sono circa 280 milioni gli infortuni sul lavoro non mortali e 180 milioni i nuovi casi di malattie professionali che si verificano ogni anno. Tutto questo ha un costo altissimo, non solo sociale ma anche economico, che si aggira intorno al 5% del Pil mondiale.

Anche l' Agenzia europea per la salute e la sicurezza sul lavoro lancia oggi ufficialmente la prossima campagna per ambienti di lavoro sani e sicuri.

Insomma, la magistratura interviene, il mondo intero si muove su questi temi e che cosa fa il Governo Berlusconi?

Anzichè ripristinare la legge per la sicurezza sul lavoro voluta dal Governo Prodi, affrontando così in modo corretto il tema della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali in un giusto mix fra prevenzione, formazione e sanzioni rigorose, adotta il Dlgs 106/09, un decreto che di fatto riscrive in modo sostanziale la normativa in materia, riducendo le sanzioni a carico dei datori di lavoro, dirigenti e preposti (sanzioni dimezzate) e aumentandole per i lavoratori.

Così facendo si rischia di incentivare nelle aziende comportamenti che guardano solo ai profitti e non agli investimenti sulla sicurezza, certe di rimanere "quasi impunite".

Postato da Patrizia Bugnano in | Commenti (19) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

27 Aprile 2010

I rifiuti sotto il Vesuvio, le bugie di Bertolaso


Un anno fa Bertolaso dichiarava alla stampa estera: "Se ci sono i gabbiani su una discarica questa è fatta male". In questo servizio viene a galla la situazione di Cava Sari e Cava Vitiello (a Terzigno). Due discariche. Due scempi ambientali. Due posti come tanti, in Campania.
In quest'angolo d'Italia, oggi, il confine che divide lo Stato dall'anti-Stato è così sottile che non si vede più.
C'è una Regione in ginocchio, una terra che i clan stanno cannibalizzando.
C'è una società civile che non riesce a reagire, messa in un angolo dalla forza della camorra.
Le forze di Polizia, in certi posti, sono il nemico numero uno. Il sistema camorristico ha già vinto. Le imprese dei clan costruiscono palazzoni su terreni bombardati dai rifiuti tossici. La gente si ammala di cancro e affolla gli ospedali del Nord. Parte, disperata.
E' necessario uno scatto di orgoglio. I campani devono riprendersi la propria terra. Prima che diventi appannaggio esclusivo delle organizzazioni criminali. Prima che anche l'ultima briciola di dignità umana venga sepolta. Prima che sia troppo tardi.

Di seguito il testo del videoservizio realizzato dal nostro inviato.

Testo del video intervento

Un giorno qualsiasi, lontano dall'emergenza rifiuti che molti hanno dimenticato. Ambientalisti, geologi e docenti universitari denunciano da tempo ormai l'intenzione del Governo di realizzare una grande discarica alle pendici del Vesuvio.
E così siamo andati a vedere cosa vogliono fare proprio nel bel mezzo di un Parco Nazionale.
In località Pozzelle, nel comune di Terzigno esiste già una discarica che si chiama Cava Sari.
Qui le ruspe sono al lavoro per spingere ancora verso il basso una montagna di rifiuti indifferenziati e mai controllati.
Ma adesso, con l'ordinanza di Protezione Civile numero 48 del 2009, si vuole di più.
Questa è la Cava Vitiello. Secondo le previsioni questo terreno sarà il deposito di 3,5 milioni di tonnellate di immondizia.
Ma questa è un'area protetta. Lo vedete? Lo dice anche un vecchio cartello. Qui non devono essere depositati rifiuti di alcun genere.
In barba a tutte le norme in materia ambientale e paesaggistica questi sono stati dichiarati siti di interesse strategico nazionale e quindi militarizzati. Anche se non c'è traccia di soldati armi in pugno. L'area nel 2002 era dichiarata dal Ministero dell'Ambiente "Sito di interesse nazionale per l'alto rischio ambientale. E Zona Altamente critica dalla Regione Campania nel 2007.
Grazie alla legge 123 del 2008 scritta dal Governo Berlusconi potranno essere stoccati rifiuti di ogni genere. Secondo alcune testimonianze le ceneri dell'inceneritore di Acerra verrebbero già sparse quotidianamente sui rifiuti in diverse discariche. Lo smaltimento regolare, costa troppo.
Una discarica fatta male e pericolosa. Lo dice Bertolaso. Non ci credete?
Questi sono gabbiani. Sovrastano l'intera area. Sentite cosa ne pensa Bertolaso.

"Voi sapete, forse, che uno degli indicatori principali per capire se una discarica funziona o meno, sono i gabbiani. Quando ci sono i gabbiani significa che c'è del materiale organico che non è stato nascosto, depositato o sversato nel modo giusto. Non è solo un problema dell'odore. L'odore ci può essere o non ci può essere dipende anche dalle condizioni meteorologiche, da come tira il vento. La presenza dei gabbiani è il segnale preciso se una discarica funziona o se è una discarica organizzata alla bell'e meglio. E da queste immagini, è ovvio che è difficile vederlo, non mi sembra di aver visto parecchi gabbiani. Come non ne vedo quando vado a fare i sopralluoghi all'improvviso nelle discariche. Andiamo avanti."

Questa era una conferenza stampa rivolta ai giornalisti della stampa estera che si è svolta a Roma nel 2009. Gabbiani uguale discarica fatta male. Proprio come questa.

Postato da Francesco Barbato in | Commenti (35) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

26 Aprile 2010

Una leadership sul modello americano


Di seguito l'intervista che ho rilasciato al quotidiano l'Unità

Donadi: La maggioranza, finché c'è, ha il dovere politico e, più ancora, etico e morale di governare e risolvere i problemi del paese. Non di fare chiacchiere, come è stato finora. L' opposizione ha il dovere altrettanto politico ma anche etico e morale, di rimettersi insieme, prendendo atto che in questo momento non c' è una coalizione avversa a quella del Pdl e Lega. Se questa maggioranza implodesse ci potremmo trovare di fronte a un'emergenza nazionale, di fronte al problema di creare una maggioranza diversa o andare alle elezioni.

L'Unità: Cosa si dovrebbe fare in questo caso?
Donadi: Ci sono questioni gravi legate alla crisi economica ma, poiché si vota in tre mesi, io penso che sia meglio avere un governo che sia espressione della volontà degli elettori con un mandato chiaro, piuttosto che uno pseudo governo tecnico. Però, prima di andare a votare, bisognerebbe fare, in tre o al massimo sei mesi, una riflessione sulle regole, perché in Italia c' è una democrazia taroccata. In una democrazia dell'informazione non si può andare alle elezioni quando forze economico-editoriali, che fanno riferimento al presidente del consiglio, condizionano alla radice la trasparenza e l' obiettività del formarsi del pensiero politico nel paese.

L'Unità: E cosa propone?
Donadi: Tre leggi fondamentali: una sulla libertà dell'informazione che stabilisca l'informazione libera ma anche la politica libera dall'informazione, ci deve essere incompatibilità fra chi fa una cosa e chi fa l' altra. Secondo: servirebbe una riforma delle leggi. Una legge elettorale che ridia pienezza del diritto di voto ai cittadini e, tre, una riforma dei regolamenti parlamentari perché non si accampino pretesti sulle leggi che non vengono approvate, passando stancamente da un ramo all'altro dal parlamento.

L'Unità: Si dovrebbe creare una maggioranza diversa, quando Bersani parla di patto repubblicano anche con Fini, lei pensa che dovrebbe servire a questo?
Donadi: Esattamente, ma senza perdere di vista che sono due i profili su cui lavorare. Il primo è quello di lunga prospettiva, della costruzione di una coalizione che si candidi a governare con una visione riformatrice del paese. L' altro è essere pronti a fronteggiare il rischio che questa maggioranza imploda e, in questo caso, ci si deve dare il compito di riscrivere due o tre regole per restituire veridicità a una democrazia taroccata e, al tempo stesso, fare fronte alle urgenze economiche e sociali prodotte dalla crisi.

L'Unità: Quale opposizione?
Donadi: Sono un po' stufo dell'etichetta di centro sinistra. Nella politica italiana destra e sinistra sono concetti da radere al suolo e da ricostruire sulla base di progetti nuovi. Abbiamo bisogno di passione e generosità e di pochi calcoli politici fatti a tavolino, di quelli che hanno visto indulgere il Pd su pallottolieri magici che gli elettori hanno rifiutato. E abbiamo bisogno di trovare presto, sulla base di valori trainanti, un leader, poiché nelle democrazie moderne non si può fare a meno di incarnare il progetto in una leadership.

L'Unità: Un leader non si compra su e bay.
Donadi: E' vero ma va riconosciuto al Pd il merito di avere imposto un metodo di grande partecipazione come le primarie. Bisognerebbe avere il coraggio di trasformarle in qualcosa di ancora più americano di quanto non siano state fino adesso. Diamoci tempo un anno in cui candidati della società civile e dei partiti si confrontino sulle idee, poiché l' unico modo di fare emergere una leadership è il confronto delle idee. Se aspettiamo le segreterie dei partiti, non dico un Obama ma nemmeno un Tony Blair verrà mai fuori.

fonte: www.massimodonadi.it

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (59) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

25 Aprile 2010

Il 25 aprile che non piace al centrodestra


Il 25 aprile del 1945, Milano, Torino, Verona, Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma e altre città italiane furono liberate dall'occupazione nazista con una insurrezione armata delle formazioni partigiane guidate dal Comitato di liberazione Nazionale.

Fu l'atto di nascita della nuova Italia dopo il ventennio di dittatura fascista, dopo i lutti, le distruzioni e gli orrori seminati nel nostro Paese e In Europa dai fascisti e dai nazisti.

Ricordare il senso di quegli avvenimenti ormai lontani nel tempo è una necessità.

In un Paese in cui si moltiplicano le "giornate della memoria", vi è chi lavora a cancellare la memoria della Resistenza.

L'idiosincrasia di Silvio Berlusconi per la ricorrenza del 25 aprile è nota. Per questo non stupisce che uomini del suo partito o della sua coalizione, oggi alla testa di amministrazioni locali, tendano a cancellare o a stravolgere - come è successo alla Provincia di Salerno, il significato della Festa della Liberazione.

L'obiettivo è chiaro: dimenticare il 25 aprile per delegittimare il frutto più importante della lotta partigiana, La Costituzione Repubblicana.

E' grazie alla Costituzione, voluta dai Padri fondatori della nostra Repubblica, che le pulsioni neo-autoritarie e populiste del Governo Berlusconi sono state tenute a freno.

Il tentativo berlusconiano di riscrivere la Costituzione assegnando al Capo del Governo poteri senza controllo con un Parlamento svuotato di ogni potere decisionale, una magistratura privata della sua indipendenza, un'informazione tenuta saldamente sotto controllo, non è stato ancora definitivamente battuto.

Le insidie che minacciano la nostra Costituzione sono ancora molte. I principi di libertà, di uguaglianza per i quali si batterono i Partigiani, vengono messi in discussione.

Ogni giorno il razzismo leghista inventa nuovi marchingegni - l'esame obbligatorio di italiano per gli immigrati che vogliono aprire un negozio - per introdurre nuove forme di leggi razziali e di discriminazioni.

Per questo ricordare il "25 aprile" non è semplicemente una commemorazione. E' l'assunzione di un impegno per difendere i valori, gli ideali, i principi che portarono i nostri padri a sollevarsi contro la dittatura fascista e contro l'occupazione nazista del nostro Paese.

Postato da Giulia Rodano in | Commenti (57) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Aprile 2010

Lombardia: auguri di buona Padanita'


Come forse sapete il Consiglio Regionale si insedierà probabilmente il 18 maggio; intanto stiamo preparando l’organizzazione e studiando gli impegni che ci aspettano (con alcune novità di cui racconteremo su questo sito nei prossimi giorni). Intanto, nel palazzo del Consiglio di via Filzi, in un limbo di arrivanti e partenti, arrivano le lettere di congratulazioni per tutti i neoeletti: quelle belle missive impersonali stampate al chilo e con il nome e cognome schizzati di fretta a penna.

La busta della Provincia di Milano (guidata da Guido Podestà) l’ho aperta invece con la cura d’obbligo per i buoni rapporti istituzionali e sono rimasto fulminato dall’augurio:

[...] desidero esternarti le mie più sentite e sincere congratulazioni [...] convinto che saprai interpretare al meglio il ruolo dei cittadini [...] Ti auguro pertanto un buon lavoro all’insegna della Padanità che ci caratterizza e che contraddistingue il buon lavoro degli Amministratori Lombardi [...] firmato Il vice Presidente vicario del Consiglio della Provincia di Milano arch. Raffaele Cucchi

All’insegna della “Padanità“? (maiuscola)?

Caro Raffaele Cucchi,la ringrazio per gli auguri (anche se per noi semiteatranti suonano sempre come corvi per una nostra deformazione professionale). Mi preme però sottolineare come (forse per l’ennesima visione ingorda di chi ha una visuale univoca della politica lombarda) se per “Padanità” intende lo spirito xenofobo che ha sporcato questa regione con i recenti rigurgiti fascisti, se per “Padanità” intende quella politica da madriano con un orizzonte che si esaurisce al confine del rione; se per “Padanità” intende quell’appassimento della solidarietà che sta sulle pale delle ruspe fuori dai campi rom, se per “Padanità” intende lo spettacolino torbido delle targhe rimosse a Peppino Impastato, se per “Padanità” intende l’immigrazione rivenduta come criminalità appesa da trofeo vicino ai musi di cinghiale, se per “Padanità” intende le retate natalizie, se per “Padanità” intende la collettività vissuta come debolezza, allora sono sicuro fin da adesso di non volere mantenere l’impegno. Proprio per “interpretare al meglio il ruolo dei cittadini che mi hanno dato fiducia” come ha ben scritto lei.

Postato da Giulio Cavalli in | Commenti (60) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Aprile 2010

PDL: siamo alla resa dei conti


“Non ho mai imposto la mia volontà”. Non lo ha detto Ghandi o Madre Teresa di Calcutta. Tenetevi forte, lo ha detto Silvio Berlusconi questa mattina aprendo i lavori della direzione nazionale del secolo. Temo fortemente che, a questo punto, a Silvio Berlusconi serva uno psichiatra, ma uno bravo, che possa risolvere il suo ormai evidente problema, ovvero, la sistematica negazione della realtà e la creazione di una neorealtà delirante parallela. Chi si mette contro viene messo alla berlina sui suoi giornali. E’ da quando il presidente della Camera ha aperto ufficialmente la crisi nel Pdl che Gianfranco Fini viene deriso e sbertucciato a caratteri cubitali sui quotidiani di famiglia. Addirittura, oggi scopriamo un Silvio in veste di Ercole forzuto e nerboruto che, una volta, per farlo risedere, gli ha messo le mani addosso. Questa è la dimensione di Silvio e, purtroppo, è anche la sua cifra politica. La democrazia interna nel partito è un concetto che non fa parte del suo vocabolario. Chi si mette contro di lui viene colpito dal fuoco di fila della stampa e dei telegiornali di famiglia, bravissimi nel praticare il neo-minzolinismo di ritorno. A chi si mette di traverso arrivano puntuali bastonature mediatiche, roghi e minacce di licenziamento. Il confronto per lui è una metastasi e c’è un unico modo per combatterla: soffocarla, reprimerla, in maniera autoritaria e rozza, mostrando i muscoli se necessario. Questa non è politica, è rappresaglia, vendetta, questa è la politica secondo Silvio.

Tutta questa vicenda un merito ce l’ha. Abbiamo scoperto finalmente chi è il vero fascista tra Fini e Berlusconi, e non è il primo. Abbiamo scoperto che nel Pdl ci sono più cani da riporto che segugi, e c’è chi, fregandosene del ruolo di seconda carica dello Stato, esegue gli ordini del padrone senza emettere un fiato. Non si capisce perché il presidente del Senato, Renato Schifani minacci da più giorni di licenziare Fini, colpevole di fare secondo lui politica attiva, e lui che sta facendo la stessa identica cosa dovrebbe, invece, rimanere in sella al suo incarico tranquillo e beato. Per quanto ci riguarda, ci auguriamo che tutto questo non finisca qui, che la nuova stagione aperta da Gianfranco Fini nel Pdl porti alla fine dell’era berlusconiana quanto prima, nell’interesse del paese e dei cittadini, prima che sia troppo tardi.

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22 Aprile 2010

Intercettazioni: omerta' di Stato


Il governo vuole imporre l'omertà di Stato. Vuole rendere di fatto impossibile l'uso delle intercettazioni e costringere al silenzio il giornalismo investigativo. Il nostro impegno deve evitare questa disfatta con l’opposizione più dura e intransigente in Parlamento e con l’iniziativa pubblica a fianco dei cittadini che non vogliono subire gli effetti della disinformazione di governo: falsificazione e occultamento di notizie.

A questa deriva i parlamentari dell'Italia dei Valori rispondono con la Costituzione in mano. Riaffermiamo il principio della libertà d'informazione e della centralità del Parlamento. Perciò siamo decisi a leggere nelle aule del Parlamento quanto i giornalisti non potranno più scrivere se l’omertà coatta diventerà legge dello stato. Daremo lettura delle intercettazioni regolarmente depositate e a disposizione delle parti. Parleremo nell'esercizio delle nostre funzioni, come recita l'articolo 68 della Costituzione. Ciò che diremo sarà stampato e reso pubblico nei resoconti parlamentari quotidiani.

A questi, sempre accessibili e pubblicati su internet, i cittadini potranno rivolgersi per avere tutte le informazioni che vorranno. Gli stessi giornalisti potranno riprendere dai resoconti l’informazione in origine loro negata ma ora disponibile perché divenuta pubblica. Così sarà scongiurato il silenzio imposto dal delirio del presidente del consiglio, monopolista della disinformazione. La disobbedienza civile - dentro e fuori il parlamento - creerà un sano cortocircuito per salvaguardare il diritto alla conoscenza e alla consapevolezza civile, condizione prima e incancellabile della democrazia.


20 Aprile 2010

Scuola: un favore reso alla Lega


Regionalizzare le graduatorie? Un semplice favore reso alla Lega. Soprattutto all’indomani dei rapporti più che mai incrinati tra il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il Premier Silvio Berlusconi, i leghisti non perdono tempo e continuano a battere cassa.

Il Ministro alla Pubblica Istruzione, durante la prima uscita pubblica, a pochi giorni dal parto, annuncia che dal 2011, verranno istituite graduatorie regionali.

Una dichiarazione questa che dimostra quanto la Gelmini abbia poca autonomia di pensiero e lungimiranza.

La Ministra ci ha abituati ormai da tempo, solo a drastiche riduzioni di organici per accondiscendere ad una logica perversa di tagli indiscriminati imposti da Giulio Tremonti.

Adesso al danno si aggiunge la beffa, si trova un modo infatti, per blindare gli insegnanti nella propria terra evitando le migrazioni da Sud verso Nord.

Un’idea raccapricciante, incostituzionale, che creerebbe sistemi scolastici diversi da una regione ad un’altra. E ancor più raccapricciante la motivazione addotta: regionalizzare le graduatorie per garantire la continuità didattica.

Perché invece non pensare da subito ad assicurare la stabilità degli organici? Un mezzo questo, senza dubbio più attuale dell’antidiluviano isolamento tra luogo di residenza e di lavoro.

La scuola pubblica e statale, laica e solidale sta morendo per mano di interventi privati, ghettizzazioni dell’offerta formativa e risparmi a favore dello Stato.

Eppure basterebbe che la Gelmini facesse riemergere la propria cultura costituzionale, ormai credo sopita da tempo, a ricordarle che al Governo, della scuola non interessa nulla perché non produce ricchezza effimera e che tra i Paesi più sviluppati, siamo fanalino di coda nella spesa per l’istruzione pubblica. Il sistema scolastico reclama robusti investimenti e non tagli e federalismi isolazionisti!

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Caccia: siamo assolutamente contrari


Oggi circa 200 animalisti hanno manifestato davanti a Palazzo Chigi contro le nuove norme sulla caccia, chiedendo ai parlamentari la cancellazione della norma dall'articolo 43 della Comunitaria.
L’Italia dei Valori voterà contro questo articolo. Siamo convinti della nostra posizione, che rimane ferma sulla contrarietà all’allargamento del calendario venatorio. Ogni posizione differente da questa, rimane contraria alla linea del partito ed è da ritenersi di carattere personale.
ll Gruppo parlamentare di Italia dei Valori - sia ben chiaro - è assolutamente contrario a questa proposta di estensione del calendario venatorio, e per questa ragione abbiamo presentato degli emendamenti. Ci auguriamo che l'aula voti a favore per portare la situazione a quella preesistente.
Vorrei anche dire che il comportamento di un nostro parlamentare va considerato come un atto del singolo parlamentare in contrasto con le indicazioni del gruppo.
E' ovvio che l'estensione del calendario venatorio permetterebbe al cacciatore di spostarsi lungo il territorio nazionale, quindi in tutte le regioni, per andare a cacciare.
Questo, a nostro avviso, potrebbe avere degli effetti inimmaginabili nei confronti della fauna selvatica. E il nostro dissenso è fermo.
Noi non siamo, in linea di principio, contrari alla caccia. Ci sono cacciatori che lo fanno in modo corretto, ma con regole molto molto strette che devono essere rispettate.


19 Aprile 2010

Pdl: il partito dell'odio e dell'invidia


Dove è finito il partito dell’amore? Che ne è stato di quella coalizione solida di cui parlava Berlusconiqualche mese fa, nel massimo del suo proverbiale ottimismo? A noi pare che la spaccatura nel Pdl, con tanto di veleni tradotti in isteria, sia venuta a galla, senza filtri, in diretta televisiva, venerdì notte, durante la trasmissione“L’ultima parola”. Forse in linea con il programma in questione, che certo non si distingue per buon gusto, è andato in onda un esempio della peggior politica, fatta d’insulti da rissa di strada e urla da mercato di paese. Da una parte i finiani Italo Bocchino e AdolfoUrso, dall’altra il fedelissimo del premier Maurizio Lupi e la storica nemica del presidente della Camera, Daniela Santanché, la cui oscillante fede politica si è attualmente posata su Berlusconi. Più che una trasmissione televisiva, sembrava di assistere ad una riunione a porte chiuse di cui poi si legge nei retroscena dei giornali. Messa da parte anche l’ultima maschera di perbenismo evidentemente fasullo, i soggetti teoricamente sostenitori dello stesso governo, hanno palesemente dato dimostrazione di non conoscere più le ragioni ed il senso dello stare insieme. Le dichiarazioni ufficiali continuano, imperterrite, a parlare di governo solido, scissione lontana, ricomposizione imminente. Il premier, però, palesemente infastidito dalla poco dignitosa rissa avvenuta in tv, è esploso dicendo, riferendosi ai finiani in questione, “io quei due in televisione non li voglio più”. La facciata è definitivamente crollata, insomma, lasciando vedere chiaramente all’interno del cosiddetto partito dell’amore, una spaccatura e un odio insanabili. E non si tratta solo delle riforme, il nodo non è solo il rapporto con la Lega o il diritto al dibattito interno. I due mondi, le due ideologie, i due modi di intendere e fare politica, quello di Fini e quello di Berlusconi, non si sono mai veramente uniti, al di là dell’immagine patinata fornita finora con ostinato ottimismo. Adesso attendiamo gli eventi, con un briciolo di scetticismo, dovuto al fatto che, se anche dalla coalizione di governo si dovesse continuare a tentare di tenere in piedi la facciata e dunque dovessimo assistere ad una ricomposizione, rimane il fatto, ormai palese ed indiscutibile, che una spaccatura, profonda e insanabile c’è, c’è sempre stata e sicuramente continuerà ad esserci.

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18 Aprile 2010

Liberate i nostri tre connazionali


La notizia è di quelle rassicuranti: i tre operatori umanitari di Emergency arrestati hanno finalmente ricevuto la visita dell’inviato della Farnesina e del nostro ambasciatore a Kabul. Stanno bene e all’interno di una struttura di nuova costruzione. Bene! Ciò non toglie che non ci è piaciuto come si è mosso il nostro governo, e il suo titolare della politica estera. Siamo stati, infatti, profondamente insoddisfatti dell’audizione del ministro Frattini, tenuta nelle commissioni Esteri congiunte di Camera e Senato, il quale non ha sentito il dovere di esprimere neanche una parola di solidarietà alle famiglie dei tre volontari sequestrati.

La sua affermazione: “L'Italia vuole avere una risposta completa e urgente sul caso dei tre operatori arrestati lo scorso sabato nell'ospedale della Ong a Lashkar Gah… il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha inviato una lettera al presidente afgano Hamid Karzai” fa sembrare questa drammatica vicenda una semplice formalità da trattare con grande diplomazia.

I toni usati in questi giorni non nascondono il sospetto del capo della Farnesina che i tre operatori di Emergency possano essere coinvolti in questa vicenda. Il Ministro Frattini era già scivolato nella palude della demagogia propagandistica, attaccando Gino Strada colpevole di avere dato una lettura possibile , diremmo probabile, a quanto accaduto in quel magazzino del Centro Chirurgico di Emergency.

Il dubbio che abbiamo è il ministro Frattini non abbia neppure preso in considerazione che i nostri tre connazionali, in quanto espressione di Emergency , siano vittime di una montatura con l’obiettivo di allontanare osservatori scomodi in una zona dove, troppo spesso, si verificano vere e proprie azioni di guerra con decine di vittime: spesso civili.

Emergency è un’organizzazione umanitaria che fa onore all’Italia nel mondo e non un covo di terroristi. In quell’ospedale sono stati curati i talebani come i mujaheddin, i poliziotti e i soldati afgani, gli sciiti e i sunniti, i bianchi e i neri, i maschi e le femmine e soprattutto i civili afghani che raccontano gli orrori che nessuno documenta.

L’aspetto che disturba di più di Emergency non è quello umanitario, ma la continua denuncia di quanto accade, senza mediazioni e filtri: raccontando quanto si è visto e sentito da vittime innocenti, martoriate da una guerra che continua in un dietro le quinte opportunamente occultato. Questo è uno degli elementi che il ministro Frattini ha escluso a priori nella valutazione di questa vicenda.

È uno dei tanti casi di doppiopesismo di questo governo, garantista sempre con i ladri e non con gli operatori umanitari.

Se protagonisti di un caso come questo fossero stati tre cooperatori americani o inglesi, il ministro Frattini e il presidente del Consiglio Berlusconi si sarebbero sentiti in dovere di esprimere solidarietà a governi e familiari.

Il Governo, anziché inviare letterine di Babbo Natale a Karzai, chieda l’immediato rilascio dei nostri tre connazionali e si impegni perché il Centro Chirurgico di Lashkar Gah possa tornare sotto il controllo di Emergency e riprendere al più presto la sua indispensabile azione di soccorso e di assistenza.

Noi stiamo con Gino Strada e con Emergency.

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17 Aprile 2010

Europa: una lettera per Emergency


Ho inviato oggi una lettera all'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione europea, Catherine Ashton, per chiedere che la stessa Unione, e in particolare la delegazione dell'UE a Kabul, monitori gli accadimenti sui volontari Emergency sequestrati in Afghanistan in stretta collaborazione con gli altri Stati Membri presenti sul posto, che venga rilasciata una dichiarazione ufficiale per l'immediata e incondizionata scarcerazione dei tre italiani, la loro consegna alle autorità italiane e il loro rimpatrio (al fine di poter accertare le loro eventuali responsabilità,nel rispetto delle garanzie previste dalle normative europee e degli Stati Membri dell'UE) e, infine, che venga lanciata un'inchiesta a livello internazionale su quanto è accaduto.

Pubblico di seguito il testo della mia lettera:

Gentilissima signora Ashton,

Vorrei sottoporre alla sua attenzione il caso di tre cittadini Italiani, lavoratori volontari in Afghanistan con Emergency.

Emergency è un'ONG italiana con sede a Milano che opera nel campo delle emergenze e degli aiuti umanitari nelle zone di guerra. Al momento è attiva in Afghanistan, Cambogia, Iraq, Sierra Leone, Sudan e Sri Lanka. Il suo operato consiste nel portare cure e personale medico nelle aree dove sono in corso dei conflitti armati, al fine di salvare il più possibile di vite umane e alleviare le sofferenze della popolazione civile. Grazie al lavoro di medici chirurgi volontari, particolare attenzione è data alle vittime di mine antiuomo che per lo più sono bambini. In Afghanistan Emergency è presente già da prima del 2001, dunque anche nel periodo di governo dei Talebani, e ha coperto e copre zone ad alto rischio. In questo momento il suo ospedale da campo si trova nella provincia afgana di Lashkar Gah, una delle più pericolose. I principi su cui si basa il lavoro di Emergency fanno capo al supremo dogma della neutralità, cui si ispirano pochissimi altri presidi sanitari stranieri presenti sul territorio, in forza del quale il diritto alle cure mediche non viene negato a nessuno qualunque sia la forza in campo cui appartiene.

Il 10 Aprile, tre cittadini italiani facenti parte dello staff dei volontari d Emergency sono stati arrestati dalle forze afgane, e accusati di complotto terroristico ai danni del Governatore al nord del paese. Le autorità afgane hanno spiegato che l'arresto ha riguardato anche sei cittadini afgani e che nell'ospedale da campo dell'ONG sono stati trovati e sequestrati giubbotti esplosivi, pistole e bombe a mano.

Ritengo che vi sia in corso una grave violazione del diritto alla difesa dei tre Italiani, ai quali, nonostante l'imputazione di reato, non è stata data la possibilità di avvalersi dell'assistenza di un avvocato. Nessuna prova a sostegno di tali pesanti accuse è stata inoltre fino ad 'ora presentata.

Emergency nega tutte le accuse e denuncia il rapimento dei tre volontari da parte delle autorità afghane. Accusa a sua volta il governo di Kabul di volere attuare una strategia finalizzata all'estromissione dell'ONG dal territorio, giacché testimone scomoda delle costanti violazioni dei diritti umani perpetrate nel paese a danno dei civili.

In considerazione di questo, chiedo pertanto che l'Unione Europea e in particolare la delegazione dell'UE a Kabul, monitori gli accadimenti in stretta collaborazione con gli altri Stati Membri presenti sul posto, e con l'Italia nello specifico.

Chiedo altresì che venga rilasciata, anche a nome di tutti cittadini italiani che al momento stanno manifestando apertamente grande preoccupazione per la sorte dei loro connazionali, una dichiarazione ufficiale per l'immediata e incondizionata scarcerazione dei tre italiani, la loro consegna alle autorità italiane e il loro rimpatrio, al fine di poter accertare le loro eventuali responsabilità,nel rispetto delle garanzie previste dalle normative europee e degli Stati Membri dell'UE. Inoltre ritengo opportuno anche che venga lanciata un'inchiesta a livello internazionale.

Vorrei per concludere invitarLa, in qualità di membro presidente del Consiglio Affari esteri dell'UE, a includere in agenda il caso al prossimo CAF in programma.

Rimango a sua completa disposizione per ogni eventuale chiarimento e le chiedo gentilmente di tenermi informata sugli sviluppi della situazione.

Cordialmente,

Sonia Alfano
Deputato al Parlamento europeo
Membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni


16 Aprile 2010

Non si fermano neanche davanti alla morte


A Paderno, in provincia di Udine, una bambina appena nata e' stata sepolta con rito islamico in un'area del cimitero che mesi prima il comune aveva riservato ai tanti fedeli musilmani residenti in zona. I rappresentanti della Lega e del PDL hanno organizzato un volantinaggio in occasione della sepoltura, ritenendola "irrispettosa dei sentimenti piu' intimi della maggioranza della popolazione".

Alla faccia del partito dell’amore. Pdl e Lega vorrebbero negare anche il diritto di sepoltura ai musulmani. Non hanno pietà neanche del povero corpo di una neonata e dell'immenso dolore dei genitori per la sua perdita.

Vogliamo dire al capogruppo del Pdl al comune di Udine, Loris Michelini, e al suo collega del Carroccio, Luca Dordolo, che "oltraggiose e scandalose" sono le loro parole e non la sepoltura con rito islamico di una piccola creatura, così come è vergognosa l’iniziativa di una raccolta firme e il relativo volantinaggio contro un’apposita area sepolcrale per i musulmani.

Vorremmo ricordare a questi signori che i musulmani hanno diritto ad essere sepolti dentro un'area precisa in quanto esistono precise leggi internazionali e nazionali che riconoscono a chiunque, a prescindere dal credo religioso, il diritto alla sepoltura. In molte parti d’Italia ci sono aree sepolcrali in concessione ai musulmani e nessuno si è mai sognato, in un Paese civile, di protestare per questo.

Rivolgiamo un pensiero a quei poveri genitori, a quella bambina. Un gesto dettato da pietà e rispetto.


15 Aprile 2010

Ru486: vogliamo garanzie per le donne italiane


Garantire la corretta somministrazione della pillola Ru486 in tutto il territorio nazionale, per tutelare il diritto alla salute e la libertà di scelta delle donne italiane. E' questa la richiesta che ho fatto al Ministro della Salute nel question time di ieri pomeriggio alla Camera.

La risposta di Fazio, però, non ci ha soddisfatti. Le nostre concittadine hanno bisogno di una presa di posizione concreta del Governo in questo ambito, hanno bisogno che gli vengano assicurate le tecniche mediche più efficaci e meno invasive in tutti i campi, anche in quello – peraltro già delicatissimo – dell’interruzione volontaria di gravidanza.

Noi dell’Italia dei Valori vigileremo affinché la Ru486 venga distribuita senza eccezioni in Italia, e soprattutto che venga somministrata nella maniera più corretta e con l’informazione più completa. Combatteremo qualsiasi forma di terrorismo mediatico e ci opporremo, con i mezzi che avremo a disposizione, all’obbligatorietà del ricovero ospedaliero. Gli ospedali non sono carceri e nessuno potrà imporre un trattamento sanitario obbligatorio, vietato dalla Costituzione. Le donne potranno firmare ed andare a casa quando vorranno. Nessuno potrà trattenerle!


A difesa di Emergency


Siamo profondamente insoddisfatti dell’audizione del ministro Frattini, il quale non ha sentito neanche il dovere di esprimere una sola parola di solidarietà alle famiglie dei tre volontari sequestrati.

Emergency è un’organizzazione umanitaria che fa onore all’Italia nel mondo e non un covo di terroristi. Colpisce il doppiopesismo di questo governo, garantista sempre con i ladri e non con gli operatori umanitari.

Il Governo deve chiedere l’immediato rilascio dei nostri tre connazionali, non limitarsi ad inviare letterine di Babbo Natale a Karzai.

Se fossero stati tre cooperatori americani o inglesi avremmo visto tutto un altro film.

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14 Aprile 2010

Emergency-Afghanistan: governo incapace


Attualmente in Afghanistan abbiamo 3300 uomini delle forze armate impiegati nella missione ISAAF e EUPOL AFGHANISTAN ed abbiamo erogato con la legge “Proroga missioni” del 5 marzo scorso ben 309 milioni di euro per finanziare solo per 6 mesi queste azioni.

Sono numeri che dimostrano come la missione in Afghanistan è la più importante e impegnativa per il nostro paese rispetto a le altre a cui partecipiamo.

Ecco perché non comprendiamo come il Governo ed il Ministro Frattini non riescano ad ottenere il rilascio immediato dei nostri tre connazionali "sequestrati dal governo Karzai" dopo tutto l'impegno economico e umano che abbiamo dimostrato per il Paese e dopo che per la sicurezza dell'Afghanistan sono morti ben 21 soldati italiani.

Frattini e La Russa stanno dimostrando una incompetenza drammatica nella gestione della situazione:

Il ministro della Difesa, da cui dipendono le forze armate, non è riuscito a far sì che i 3300 soldati che abbiamo in Afghanistan riuscissero a difendere i cittadini italiani. I nostri soldati hanno il dovere di proteggere i nostri connazionali prima che il governo Karzai.

Il ministro degli Esteri, invece, non è ancora stato capace di avere notizie sulle ragioni del sequestro dei tre operatori, di rassicurare le famiglie degli stessi, di parlare con i tre nostri connazionali per assicurarsi delle condizioni nelle quali vivono, di farli riconsegnare alle autorità italiane o come minimo di far avere loro assistenza legale e diplomatica.

Il Governo è riuscito soltanto ad attaccare Emergency per la posizione critica che l’associazione ha assunto rispetto alla guerra (guerra anche per noi illegittima) e perché Emergency è un testimone scomodo. A nostro avviso, invece, l’azione che l'ong svolge quotidianamente a tutela delle vite umane, compito difficile e nobile, merita rispetto e gratitudine. Ma dal premier Berlusconi, che dovrebbe difendere il nostro paese e i nostri concittadini, per adesso nemmeno una parola.

Siamo indignati rispetto a tutto ciò e per questo chiediamo immediatamente al Ministro Frattini di recarsi in Afghanistan, di risolvere la situazione, anche minacciando il ritiro dei nostri soldati dalle missioni se necessario, e di farsi riconsegnare Matteo dell'Aira, Marco Garatti e Matteo Pagani, che, a prescindere delle responsabilità vere o presunte, devono essere difesi dal proprio governo.


13 Aprile 2010

Sabato 17 aprile: in Piazza con Emergency


Curare, ma anche osservare e quindi denunciare. Senza opportunismi e filtri. Tenendo a mente solo un principio: il diritto alla cura e all’assistenza per tutti gli esseri umani. Con un vantaggio: la presenza sul posto, solitamente martoriato dal conflitto o dalla violenza, dalla sofferenza e dalla privazione. L’aspetto che maggiormente fa paura dell’attività di Emergency è forse proprio questo: essere in prima linea e da lì non solo fornire cura e assistenza, ma anche una visione di ciò che accade. Testimone scomodo di contesti drammatici. Ed è proprio per questo che Emergency si è guadagnata l’inimicizia trasversale di quanti vogliono imporre la menzogna di una guerra non guerreggiata o chirurgica, di un’occupazione armata camuffata da percorso di democratizzazione o giustificata con la lotta antiterrorismo, di militari portatori di pace e convivenza civile, di un successo strategico. L’Afghanistan è teatro di conflitto vero e il conflitto miete vittime soprattutto civili e in particolare infantili. Se ne macchiano le forze locali come quelle internazionali: la guerra è guerra e non ammette operazioni selettive, perché la strage non è ipotesi possibile ma certezza certa. In Afghanistan non si è vinto da nessun punto di vista: il terrorismo internazionale esiste anche oggi, il potere talebano e tribale sono ancora in piedi e la coesistenza non si è realizzata. Tanto che questo paese, nella strategia occidentale, appare sempre più importante come avamposto logistico, magari di una prossima pericolosa operazione che guarda all’Iran e al suo regime. Emergency ha sempre denunciato il volto della violenza e questa denuncia è scomoda per tutti perché tutti chiama in causa: talebani, Nato, Isaf, servizi segreti, leadership d’Occidente. Per questa denuncia sono stati oggetto di operazioni di discredito e di aggressione inaudite, che oggi si manifestano nelle dichiarazioni di ministri e autorità che vanno da Roma a Kabul. Per questo sabato prossimo il popolo di Emergency sarà in piazza Navona: per chiedere il rilascio di Marco Garatti, Matteo Dell’Aira e Matteo Pagani, ma anche per affermare il valore della pace. E per chiedere al Governo italiano di rispondere alle tante domande che la vicenda dell’ospedale di Emergency a Lashkar-Gah solleva. Quali? In primis perché non ha chiesto all’esecutivo afgano il rilascio dei tre cooperanti arrestati e, visto lo scadere delle 72 ore, attualmente in stato di sequestro? Quali pressioni ha attuato sul Governo e le autorità afgane per chiarire la dinamica dei fatti e le accuse rivolte ai nostri connazionali, che ancora oggi non sono state formulate rendendo non chiara la loro posizione giuridica e impedendogli la nomina di un avvocato difensore? Era stato informato o meno dalle autorità locali o dalle forze multinazionali di questa operazione presso l’ospedale di Lashkar-Gah, che ha visto l’azione congiunta dei servizi segreti e della polizia afgani, ma anche di una rappresentanza militare dell’Isaf-Nato? Perché non viene concessa la dovuta attenzione alle denunce di Gino Strada, che fin dall’inizio ha posto l’accento sul tentativo di discredito e sul sentimento di ostilità verso la ong da parte del potere afgano, ma persino delle forze armate internazionali? E’ normale, soprattutto, che il ministro degli Esteri Frattini e noti esponenti della maggioranza arrivino a delegittimare il lavoro di Emergency, bollando come “politica” la sua posizione pacifista e umanitaria che la porta a curare qualsiasi essere umano senza distinzioni politiche, di razza, religione, cittadinanza, sesso, attuando il diritto e le norme morali? Non è un’esposizione pericolosa dei suoi operatori, che ne mette a rischio l’attività e la vita, delegittimandoli agli occhi di chi li avversa perché ne teme la forza sociale ma anche quella di denuncia di verità scomode?

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12 Aprile 2010

Caso Fastweb-Sparkle: esigiamo risposte


Il 29 aprile a Milano ci sara' l'assemblea degli azionisti di Telecom Italia. Io, come di consueto, da azionista partecipero' e porro' le domande agli amministratori, soprattutto sulla gestione di Tronchetti Provera, Carlo Buora e di altri manager come Ruggiero che sono rimasti impigliati nella vicenda Fastweb-Sparkle, una controllata di Telecom Italia e che è stata accusata di frode fiscale per centinaia di milioni di euro (vi invito a leggere le due interrogazioni parlamentari presentate al Senato sul tema: interrogazione 1 - interrogazione 2).

Invito tutti gli altri azionisti a partecipare a questa importante assemblea, dove chiederemo un'azione di responsabilità verso questi vecchi amministratori che hanno saccheggiato Telecom Italia.

Oltre a invitare gli azionisti, piccoli e grandi, mi auguro che anche Beppe Grillo possa intervenire come ha fatto in passato. Ci siamo già visti tanti anni fa in una delle prime assemblee degli azionisti a Torino, e mi auguro che anche questa volta Beppe Grillo non mi lasci solo.

Postato da Elio Lannutti in | Commenti (39) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

11 Aprile 2010

Tarsu ed Iva: questione aperta


Sulla mia casella di posta stanno arrivando, in questi giorni, diverse segnalazioni a proposito della legittimità o meno dell’applicazione dell’IVA alla Tarsu. La questione, in effetti, è piuttosto complessa ed è uno dei – purtroppo numerosi – casi in cui la cosiddetta “certezza del diritto” nel nostro Paese è più un auspicio che un caposaldo. Fino al 1997 il costo dello smaltimento dei rifiuti veniva pagato attraverso l’imposizione di una tassa (la TARSU, tassa sui rifiuti solidi urbani), sulla cui natura di tributo non vi erano dubbi. La questione si è complicata con il celeberrimo “decreto Ronchi” (d.lgs. 22 del 1997), che gettava le premesse per un progressivo passaggio dalla tassa alla tariffa, in applicazione del principio comunitario “chi inquina paga”, con cui il costo del servizio di gestione dei rifiuti veniva commisurato alla produzione degli stessi. Principio ineccepibile sotto il profilo ambientale. Nel frattempo il varo del “Codice dell’ambiente” (d.lgs. n. 152 del 2006), ha “assemblato” in un unico “corpus normativo” gran parte delle leggi in materia ambientale, comprese quelle relative ai rifiuti (a cominciare dal “decreto Ronchi”).

Secondo l’art. 238 il Ministero dell’ambiente avrebbe dovuto emanare un regolamento attuativo della TIA entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del Codice, creando di fatto un doppio binario: da una parte gli enti locali che avevano già effettuato il passaggio, dall’altra quelli che attendevano il nuovo regolamento. Intanto, a seguito di un ricorso incidentale relativo alla competenza in materia tributaria, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 238 del 24 luglio 2009, ha sancito l’inapplicabilità dell’IVA alla tariffa di igiene ambientale. Nel testo del provvedimento si afferma che ".. non esiste una norma legislativa che espressamente assoggetti ad IVA le prestazioni del servizio di smaltimento rifiuti … entrambe le entrate devono essere ricondotte nel novero di diritti canoni e contributi chela normativa comunitaria esclude in via generale dall’assoggettamento ad Iva perché percepite da enti pubblici per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità sempre che il mancato assoggettamento all’imposta non comporti una distorsione della concorrenza".

L’instabilità del quadro normativo sta creando una situazione pressoché surreale: dopo 13 anni dall’approvazione del decreto Ronchi – già “pensionato” – sono ancora tantissimi i comuni che non sono passati alla TIA e, da ultimo, con il decreto mille proroghe (d.l. 194 del 2009) è slittato ulteriormente il termine per l’emanazione del regolamento.

In questo quadro nebuloso è utile il contributo dato nei giorni scorsi da una circolare esplicativa in cui si chiarisce che, alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, la TIA non può certo essere considerata alla stregua di una sorta di controprestazione per un servizio, ma un vero e proprio tributo. In secondo luogo la TARSU non è ancora scomparsa dal nostro ordinamento e non ha fondamento la tesi di una sua presunta abrogazione implicita. In sostanza, fino a quando non verrà imposto con legge l’obbligo di passaggio dalla TARSU alla TIA (e, si spera, previa approvazione del regolamento) le due fattispecie continueranno a convivere, fatta salva la possibilità – ma non l’obbligo – per i comuni di passare dalla tassa alla tariffa.

L’atteggiamento “pilatesco” del Governo sta creando non pochi problemi, anche per il rischio di avvio di contenziosi tra privati cittadini ed enti locali in riferimento alle richieste di rimborso dell’IVA indebitamente versata. E’ evidente che i comuni dovranno quanto prima adeguare i propri regolamenti contabili al nuovo quadro giuridico disegnato dalla Consulta, ma – come afferma correttamente l’ANCI – spetta al Governo individuare modalità e tempi per uscire dall’impasse.

Non è certo un caso che il Ministro dell’economia e delle finanze abbia risposto con il silenzio alle diverse interrogazioni presentate in merito dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale. Da un lato, infatti, si dovrebbero emanare delle norme che chiariscano una volta per tutte il quadro legislativo, attraverso accordi con gli enti locali – e di conseguenza con le Aziende che forniscono il servizio di smaltimento dei rifiuti -; dall’altro c’è il problema del rispetto dei diritti dei cittadini che, alla luce di tale sentenza, vorrebbero vedere rimborsato quanto ingiustamente pagato.

Noi dell’Italia dei Valori, attraverso la nostra azione politica in Parlamento, cercheremo di chiarire questa situazione - a cominciare dall'interrogazione da me depositata lo scorso 8 aprile - e sollecitare il Governo a coprire questo vuoto normativo, perché i diritti di tutti i cittadini siano riconosciuti e rispettati.

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10 Aprile 2010

CRISI: I NODI VENGONO AL PETTINE


E’ sensato progettare la costruzione di un castello in mezzo ad un’area piena di macerie? E’ sensato parlare di grandi riforme ad un Paese con le gambe rese sempre più doloranti dal peso della crisi economica? E’ quanto, di fatto, sta facendo, al momento questo pittoresco governo, affannato nel tentativo di salvare una faccia, ben lontana dall’arrossire anche di fronte all’evidenza. Di certo ci sono i dati. Ieri l’Istat ha parlato chiaro dei redditi familiari del Paese, i più bassi da vent’anni a questa parte. Poi ci sono le notizie da prendere con la dovuta prudenza, perché rimangono indiscrezioni, per altro smentite dal nostro ministro dell’economia, per quanto provenienti da ambienti governativi: un buco di 4-5 miliardi, cui l’esecutivo penserebbe di porre rimedio con una sorta di manovrina, un anticipo sulla manovra 2011. Ora, provando a schiarirci gli occhi appannati dalla nuvoletta di ottimismo sapientemente messa su dal governo, cerchiamo di avere il massimo dell’equilibrio nell’analizzare la situazione. A dicembre è stata approvata una manovra finanziaria, su cui il governo ha evitato ogni possibile invasione di campo da parte delle opposizioni, trincerandosi dietro la sua arma preferita, quella della fiducia, contro la quale niente è servito. Oggi, ad appena quattro mesi di distanza, circolano voci su una possibile manovrina per pareggiare i conti che non tornano. Tremonti smentisce. Ma è lo stesso Tremonti che, meno di un mese fa, diceva, testuali parole: “Tutti i soldi che avevamo li abbiamo investiti per la tenuta sociale e grazie a questo ora il nostro paese non è percorso da una crisi sociale”. Parole. Solo parole smentite in modo schiacciante dai dati. 1 marzo: dall’Istat si apprende che il Pil del 2009 è il più basso dal 1971. 31 marzo: è sempre l’Istat a rendere noto che a gennaio la disoccupazione ha raggiunto un tasso di 8,6%, il dato peggiore mai registrato dal 2004. Mi fermo qui, perché credo sia sufficiente. Ad occhi ben schiariti e lontani dal voler polemizzare, la conclusione è una sola: a questo punto c’è una ragionevole ed istituzionale esigenza di chiarezza, anche perché i mercati europei non possono certo barcamenarsi nel buio come stiamo facendo noi. Dubbi e incertezze non sono accettabili in un campo come quello dell’economia. Se pure le proteste continuano a provenire non solo dall’opposizione, ma dallo stesso centrodestra, i cui sindaci ieri sono scesi in piazza a lamentare carenza di soldi e chiedere aiuto a chi occupa le poltrone del potere, noi ne abbiamo francamente abbastanza di contestare il comportamento poco ortodosso di questo governo. Almeno intendiamo non farlo a parole. Ora attendiamo che il governo venga a riferire in Parlamento per fare chiarezza su quanto è avvolto dal dubbio. Il ministro Tremonti non può tirarsi indietro. Per motivi istituzionali dovrà ricoprire il suo ruolo, assumersi le responsabilità politiche che gli sono inscindibilmente legate. Una volta per tutte, dovrà far coincidere le parole con i dati.

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9 Aprile 2010

Fondi non ha piu' alibi


Parliamo del risultato delle elezioni comunali di Fondi, un risultato anomalo che di fatto ha premiato la criminalita' organizzata. Ci siamo candidati per dare un segnale, per denunciare l'anomalia di un Paese che riguardava tutta l'Italia, un comune che doveva essere sciolto per infiltrazioni mafiose e che ha trovato un escamotage per non essere sciolto con le dimissioni dei consiglieri comunali.

Ci siamo candidati da soli perché il PD non ci voleva all'interno della sua coalizione, siccome volevamo le dimissioni del titolare del Mercato Ortofrutticolo di Fondi, che guarda caso è del PD. Abbiamo fatto una battaglia di sensibilizzazione alla cittadinanza, che ha risposto con il 55% dei voti per le liste del centrodestra. Questo mi fa pensare che quel 22% che ha preso il PD e quello che abbiamo preso noi dimostra che non sono servite a niente le tante cartelle di Frattasi, gli arresti che ci sono stati, tutti i ricatti e le bombe che sono state messe nei negozi dalla mafia.

La risposta dei cittadini è stata: vogliamo questo. O il cittadino lo vuole inconsapevolmente, o con la pistola puntata o consapevolmente. Dentro l'urna, che speriamo sia stata segreta, il 55% ha dichiarato di volere ancora quei personaggi.

Pochi giorni dopo le elezioni escono le prime indiscrezioni. Il neo eletto sindaco di Fondi risulta essere presente nei dossier sui Clan: assessore della precedente giunta, censurato dal prefetto Bruno Frattasi nella sua relazione sulle collusioni con 'ndrangheta e camorra.

Dobbiamo dire addio a Fondi e ai suoi cittadini? No, andremo avanti, ci sarà una Damasco 3, una Damasco 4 e forse una Damasco 5. Forse i cittadini non capiranno, ma glielo faremo capire noi con le manifestazioni e con la spontaneità di quei pochissimi elettori che hanno avuto il coraggio di votare per dire no alla criminalità organizzata a Fondi.

Ben 10 mila elettori hanno votato il Senatore Fazzone, colui che abbiamo combattuto, colui che il prefetto Frattasi ha combattuto accusando qualche anomalia. Proprio per questo teniamo in guardia Fondi. I cittadini non si ribellano. Hanno una pistola puntata? Non lo sappiamo, ma se questo 55% ha votato a favore della criminalità organizzata allora andremo ad aiutare altri Paesi più coraggiosi di quelli di Fondi.

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8 Aprile 2010

Un referendum per ogni legge ad Silvium


Il legittimo impedimento è legge dello Stato. Il presidente della Repubblica ha firmato e noi ne prendiamo atto. Non abbiamo mai mancato di far conoscere la nostra opinione ma, a questo punto, credo sia doveroso andare oltre ed interrogarsi sulle risposte politiche da dare al Paese.

L’unica risposta possibile per noi, al momento e nelle condizioni date, è rispondere con unreferendum ad ogni legge scellerata che questo governo propinerà al paese. Se questo governo e questa maggioranza proporranno altre dieci, cento, mille leggi ad personam, noi proporremmo altri dieci, cento, mille referendum per dire no. Lo devono capire anche i nostri amici alleati e glielo diciamo chiaramente.

Se, solo per un istante, abbassiamo la guardia e lasciamo passare indenni i continui strappi e le ennesime spallate ai valori di giustizia, libertà, uguaglianza che questo governo con la faccia tosta che si ritrova infligge al paese, ci giocheremo per sempre  i valori fondanti della nostra democrazia e del nostro Paese. Se smetti, anche solo una volta, di difendere i principi in cui credi, li hai buttati via per sempre. E’ l’anomaliaBerlusconi che ci obbliga a farlo.

E’ il suo modo di concepire la politica, ponendo gli interessi privati davanti a quelli pubblici, l’esatto opposto del concetto di buon governo che abbiamo in mente noi diItalia dei Valori, che ci obbliga a farlo. Altre mostruosità giuridiche ci attendono dietro l’angolo, in agguato.

Alcune di queste già bussano alla porta e mi riferisco al presidenzialismo di stampo sudamericano che ha in mente Silvio e alla sua ossessione di porre i pm sotto il controllo dell’esecutivo. Alfano e Ghedini sono già al lavoro per studiare il nuovo lodo in veste costituzionale e per legare le mani dei pubblici ministeri.

Ebbene, per ogni legge ad silvium che c’è dietro l’angolo, ci sarà un referendum di IdV a sbarrargli la strada: i valori ed i principi fondanti della nostra democrazia per noi non sono in vendita e li difenderemo con le unghie e con i denti.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (162) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

7 Aprile 2010

Rai: siamo ormai al Regime


Il quotidiano 'Il Giornale' di oggi pubblica la notizia della sanzione ricevuta dalla giornalista Rai, Maria Luisa Busi (che ne avrà conoscenza dalle pagine del quotidiano), per la sua intervista a 'Repubblica' nella quale la famosa giornalista denunciava il clima di militarizzazione della redazione del tg1 (leggi l'intervista), all'indomani della cacciata di Massimo De Stroebel, storico caporedattore, Tiziana Ferrario, Paolo di Giannantonio e Piero Damosso, tutti rei di non aver sottoscritto un documento "proMinzolini".

La lettera inviata dai vertici della redazione alla storica mezzobusto farebbe riferimento a presunti comportamenti lesivi per l'azienda. Ma come nel caso di Loris Mazzetti, dirigente RAI redarguito e sospeso per aver denunciato sul Fatto Quotidiano una serie di sprechi, si tratta dell'ennesima intimidazione contro quei giornalisti che non hanno voluto piegare la schiena di fronte ad eventi gravissimi, da ultima l' "assoluzione" dell'avvocato Mills.

Non ci sono dubbi: siamo ormai al Regime. La Rai, dopo aver rimosso dirigenti scomodi, è arrivata addirittura a sanzionare la giornalista del Tg1 Maria Luisa Busi, peraltro consigliere nazionale Fnsi, per aver espresso su altri media una propria libera opinione.

L'accusa mossa a Maria Luisa Busi è quella di aver leso l'immagine dell'azienda, ma in realtà se c'è qualcuno che lo fa quotidianamente è propria la stessa direzione Rai che ha ridotto il servizio pubblico a megafono esclusivo del Presidente del Consiglio e del suo clan.

Anzi il parziale successo elettorale del centrodestra, ottenuto grazie ad un uso monopolistico dei mezzi di comunicazione, ha addirittura aumentato l'arroganza dei cultori della servitù volontaria e il senso di impunità di questi signori, che dimenticano come nelle vere democrazie la stampa sia al servizio del cittadino, quale strumento di controllo del potere.


6 Aprile 2010

Abruzzo: gli strumenti e le motivazioni


Quella di oggi doveva essere la giornata della memoria, ma purtroppo anche oggi, come avviene ormai da un anno, i rappresentanti del governo hanno ripetuto che dissentire equivale ad infangare.

Lo ha ripetuto il Presidente del Consiglio, sottolineando che all'Aquila ed in Abruzzo c'e' chi ha voluto infangare il lavoro di chi ha prodotto risultati da record.
Io resto convinto del fatto che le manifestazioni di dissenso costituiscono un diritto per i cittadini ed addirittura un dovere per chi i cittadini e' chiamato a rappresentare nelle istituzioni.
E sono, inoltre, convinto che le manifestazioni di dissenso costituiscono l'unica risposta possibile, quando le decisio ni vengono calate dall'alto, senza garantire partecipazione dei cittadini o delle istituzioni piu' vicine ai cittadini.

In Consiglio Regionale non ho mai avuto la possibilita' di esprimermi a favore o contro il progetto C.A.S.E. e non ho mai avuto la possibilita' di proporre e di sostenere una soluzione alternativa.
E sono certo che una analoga possibilita' non sia stata concessa ne' ai consigli comunali dei Comuni del cratere, ne' al Consiglio Provinciale.
Tutto e' stato deciso in assoluta solitudine ed in totale distacco dal territorio dai vertici di governo e protezione civile, che oggi non a caso, con sempre maggiore frequenza, intervengono per intorbidire le acque e per mescolare o confondere le responsabilita'.

Questi dodici mesi mi hanno convinto del fatto che fino ad oggi all'Aquila non si e' lavorato per gli "strumenti" e per le "motivazioni".

Per "strumenti" intendo i soldi messi nelle tasche dei cittadini aquilani, di chi deve ricostruirsi una casa o una azienda, soldi che fino ad oggi hanno visto in pochissimi ed in misura assolutamente insufficiente.

Per "motivazioni" intendo, invece, la convinzione di poter ripartire; una convinzione che di certo non si e' ingenerata nelle 25.000 persone che non sono potute tornare stabilmente in Citta' e che neppure si e' ingenerata nelle 15.000 persone che una casa la hanno avuta gia' pronta, ma che forse proprio per questo con maggiore difficolta' si renderanno disponibili, in tempi brevi, a mettersi le mani in tasca per ricostruirsi la propria distrutta; o comunque lo faranno senza una particolare fretta.

Il Progetto C.A.S.E. - oltre a tutti i limiti e le debolezze gia' denunciate - ha inciso in modo negativo anche sugli "strumenti" e sulle "motivazioni" ed ha profondamente indebolito, in partenza, le possibilita' che la Citta' riparta in tempi brevi.
Un miliardo e piu' speso per le C.A.S.E. e le decine di milioni di euro spesi per assicurare la permanenza negli alberghi di chi era in attesa di una C.A.S.A. avrebbero consentito di mettere immediatamente (ovviamente con tutti i vincoli e le prescrizioni del caso) nella tasche di ciascun nucleo familiare oggi alloggiato nelle C.A.S.E. la somma di quasi 200.000,00 euro, in aggiunta a quanto lo Stato dovra' comunque sborsare per contribuire alla sistemazione dei danni alle case prodotti dal terremoto.

Analogamente, una soluzione diversa, magari attuata senza l'uso del cemento armato e solo per questo meno costosa e molto piu' veloce da realizzare, avrebbe consentito di riportare in poco tempo tutti gli aquilani in Citta', vicini alla propria casa, alla propria azienda, tenendo alte le motivazioni ideali ed identitarie che costituiscono - come la storia ci insegna - il presupposto ineludibile per vincere una sfida cosi' complessa e difficile.

Questo, ad esempio, e' dissenso, non e' fango!
E' dissenso motivato che mi e' stato impedito di esprimere in una sede istituzionale, il Consiglio Regionale, da 12 mesi letteralmente espropriata di ogni potere decisionale.
E proprio la perpetuazione di questo esproprio della democrazia costituisce il maggiore pericolo anche per il futuro.

E' giunto il tempo che le decisioni piu' significative vengano prese dalle istituzioni locali e dai cittadini o, almeno, sentiti i cittadini.

Postato da Carlo Costantini in | Commenti (53) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

5 Aprile 2010

UN AMOREVOLE SUHARTO


Berlusconi scopre l'amore e se ne fa alfiere in politica, 'brandendolo' contro l'odio e l'invidia che a suo avviso si annidano nell'opposizione. Dall'IdV al Pd alla Sinistra, passando per la magistratura e per il sindacato, includendo la società civile che scende in piazza per opporsi al regime e l'informazione che non piega la schiena, in tutti dimora la gramigna della cattiveria contro di lui.

Usa categorie legate alla passione -che pure e' elemento importante nella politica come ci ricordano Weber e Berlinguer- ma lo fa utilizzando un linguaggio virulento che mal si confa' al partito dell'amore di cui si proclama leader. Ma che tipo di amore ispira il suo partito? Forse quello che e' alla base dell'introduzione del reato di clandestinita', ritorno alla colpa d'autore hitleriana, oppure quello che lo spinge, insieme ai suoi accoliti leghisti trasformati in nuovi crociati, a contestare una legge dello Stato come la 194 e una decisione presa dall'Agenzia del farmaco, opponendosi alla pillola abortiva e prospettando alla donna la strada della non scelta sul proprio corpo e dell'espiazione del 'peccato' attraverso una sofferenza maggiore.

Amore si, forse ce n'e'. Ed e' profuso verso gli evasori e i corrotti, i mafiosi e i fuggitivi dalla legge, agevolati da provvedimenti 'caritatevoli' come lo scudo fiscale, il processo breve, il ddl intercettazioni.

Amore ce n'e', poi, nelle segrete stanze del potere, in quel via vai di escort che nasce dalla presunzione di sentirsi in fondo un gran sultano, sprezzante verso l'etica pubblica e la dignità femminile, convinto di essere al di sopra della legge, morale e reale, lui che e' un 'amorevole' Suharto d'Occidente.

Postato da Luigi de Magistris in | Commenti (25) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

4 Aprile 2010

Diciamo no alla privatizzazione dell'acqua


L'acqua è un bene pubblico primario, essenziale per la salute e per la vita. Non può essere considerata una merce. Il servizio idrico integrato non può essere trattato alla stregua di un servizio pubblico di rilevanza economica, come i trasporti, i rifiuti o il gas.

La legge approvata dal Governo Berlusconi lo equipara ai servizi pubblici economici e stabilisce che a partire dal 2012 esso venga assegnato a imprenditori o società. Le società pubbliche di gestione debbano cessare dal 2010 la loro attività a mano che non cedano a privati ameno il 40% delle loro quote. Si avvia un meccanismo che vedrà affermarsi una gestione basata sul profitto. Si avranno aumenti incontrollabili delle tariffe e nessuna assunzione di rischio da parte delle imprese che possono modificare unilateralmente le tariffe per realizzare sempre degli utili di gestione.

L'affidamento del servizio a società private non ha effetti positivi neppure sugli investimenti per migliorare i servizi, per estendere e manutenere le reti, mentre consente al privato di decidere sulla effettiva fruizione del diritto all'acqua pubblica per i cittadini che vivono nelle zone più isolate.. Si scaricano sulle tariffe e sui cittadini il costo degli investimenti e il ritardo degli investimenti consente arricchimenti finanziari per gli aumenti tariffari che corrono sull'intera rete gestita dal privato, Nelle società “miste” la legge approvata dal centro destra stabilisce che ai privati siano affidati i compiti di gestione delle società, riducendo il ruolo del partner pubblico a semplice copertura.

Le grandi società pubbliche di gestione dell'acqua, quotate in borsa, dovranno obbligatoriamente vedere le quote pubbliche scendere sotto il 40% e successivamente sotto il 30%, lasciando ai privati completa mano libera nelle imprese. Si formerà un oligopolio che si spartirà le gestioni privatizzate del servizio idrico nella quasi totalità dei comuni italiani: un oligopolio privato in sostituzione di molti servizi pubblici. L'abrogazione di questa norma che apre la strada alla privatizzazione dell'acqua è un dovere che l'Italia dei Valori sente nei confronti dei cittadini italiani e dei valori tutelati dalla Costituzione.

Non ci spinge nessun interesse di partito ma solo il rispetto e la tutela di diritti fondamentali della persona alla piena e paritaria fruizione dei beni comuni. Raccogliamo le firme, per farne il terreno di una grande affermazione civile e di ripristino dei valori costituzionali.


3 Aprile 2010

Diciamo no al nucleare


Il governo Berlusconi ha riavviato il nucleare in Italia e ha privatizzato la gestione pubblica dell'acqua. Due minacce a beni pubblici fondamentali, costituzionalmente protetti. Il nucleare metta a rischio la sicurezza dei cittadini italiani e la salute pubblica. La privatizzazione della gestione dell’acqua trasforma un bene pubblico essenziale in una merce sulla quale realizzare profitti.

L'Italia dei Valori si è opposta in Parlamento e si impegna per la loro abrogazione con due referendum popolari. Per realizzarli l'anno prossimo cominceremo da subito la raccolta delle firme. I quesiti sono stati già presentati. Diciamo no al nucleare perché: lo sviluppo del futuro è nell'economia verde e nelle fonti rinnovabili; la scelta nucleare consuma tutte le risorse economiche disponibili e chiude ogni prospettiva per l’avvio di una nuova politica energetica.

Un incidente in una centrale nucleare ha effetti devastanti e di lunghissima durata ed estensione. Le scorie radioattive sono pericolosissime e irraggiano per migliaia di anni. Il problema dello stoccaggio sicuro delle scorie non è risolto in nessun paese del mondo. Una centrale nucleare utilizza un'enorme quantità d'acqua, che altera gli equilibri idrogeologici del territorio ed espone le falde acquifere a rischi gravissimi. La tecnologia nucleare comprata dai francesi è costosa e obsoleta.

L'ENEL la caldeggia per mettere le mani su un finanziamento pubblico che supererà i 35 miliardi di euro, più dell'intera Alta Velocità. Una centrale nucleare proposta dall’ENEL costa quasi otto miliardi di euro. Coi costi dello stoccaggio delle scorie e dello smantellamento della centrale il chilowatt nucleare costerà nella bolletta degli italiani più di quello delle fonti tradizionali.

I siti nucleari saranno scelti ad insindacabile giudizio dei costruttori privati. Le regioni e gli enti locali non hanno voce in capitolo sull'allocazione delle centrali. La parola finale spetta solo al Consiglio dei Ministri. La costruzione delle centrali è fatta senza gare e senza controllo degli appalti e dei subappalti. Il nucleare italiano sarà una riproposizione a dimensioni esponenziali del malaffare della Protezione Civile.

Con la ripresa del nucleare il governo offende il giudizio degli italiani con il referendum contro il nucleare del 1987. Gli italiani non hanno cambiato parere e lo dimostreranno con il prossimo referendum al quale è necessario chiamarli ancora.

Postato da Paolo Brutti in | Commenti (115) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

2 Aprile 2010

Elezioni: tutti gli errori del centrosinistra


Il successo dell’Idv premia una linea di opposizione energica. L’insuccesso del Pd penalizza una linea che non ha saputo marcare con forza la sua differenza dalla maggioranza. Ma il successo dell’Idv non basta a compensare l’insuccesso complessivo del centrosinistra.

Questo è dovuto a varie cause connesse. La Campania, al culmine di due legislature Bassolino, aveva già dato un contributo robusto alla sconfitta del 2008 e la candidatura De Luca era la conferma dell’identico stile con un altro soggetto. La Calabria era da tempo la dimostrazione di uno squallido sottogoverno di centrosinistra. Per non perdere in queste due regioni il centrosinistra avrebbe dovuto fare miracoli di innovazione di cui è per sua natura incapace.

Nel Lazio Bonino ha fatto prodigi in una situazione in cui nessun altro aveva avuto il coraggio di candidarsi: la sconfitta nasce infatti o dal governo di Marrazzo o dal suo scandalo personale o da tutte e due le cose insieme. Qualcuno aveva detto che Marrazzo aveva nuociuto solo a sé stesso. Invece Marrazzo ha ammazzato il centrosinistra nel Lazio: gli elettori dovrebbero chiedergli i danni. Resta il fatto che gli scandali fanno male solo a noi. Berlusconi ci ingrassa.

In Piemonte il centrosinistra è corto: se conquista i ceti produttivi con la Tav, per lo stesso motivo perde il sostegno ambientalista. E si può immaginare il contrario. Ma è ancora più corto: la lista dei grillini gli ha tolto i voti utili a vincere. Ma non si può dare la colpa a loro: che cosa ha fatto il centrosinistra per convincerli?

E per dirla tutta: siamo sicuri che in condizioni normali, vale dire senza dover esprimere un voto contro Berlusconi, l’elettore di centrosinistra in Liguria voterebbe il sottogoverno di Burlando? Se ne può dubitare.

Resta l’evidenza di un astensionismo mai così largo. A voler essere ottimisti si può pensare che chi saprà interpretare il dissenso dell’astensionismo potrà rinnovare la politica italiana. Ma l’astensionismo non è corpo unico. Considerare partito la massa enorme di quelli che non votano è solo retorica giornalistica. Una parte è irriducibile: rifiuto della politica, di tutta la politica. Qui non c’è nulla da fare.

Per l’enorme parte restante, l’astensionismo critico non è tutto di centrosinistra. E’ vero che il voto dimostra che la previsione di un maggiore astensionismo di destra era sbagliata. Ciò significa che nel centrosinistra ci si deve impegnare in modi del tutto nuovi a persuadere gli elettori virtuali a partecipare al voto. Ma ora non si è neanche in grado di immaginare quali sforzi di fantasia creativa sono necessari per motivare masse crescenti di cittadini che si rifiutano di essere elettori.

Nel frattempo l’anomalia italiana è durata così tanto da essere considerata normale. Solo in Italia. Nei paesi civili l’Italia appare come un’incomprensibile stranezza. Ma non c’è nulla di strano: in un paese in cui almeno il trenta per centro dei cittadini vota informato solo dalla televisione perché stupirsi se al governo ci sta un monopolista televisivo? Questa è la responsabilità incancellabile della classe dirigente di centrosinistra che poteva, più volte, impedire l’anomalia e non solo non l’ha mai fatto ma le ha, più volte, spianato la strada.

Il primo compito elementare è liberarsi per sempre da tutta quella classe dirigente. Resta aperto il problema se ne esista un’altra in formazione, quali caratteri abbia, quali progetti indichi.

Postato da Pancho Pardi in | Commenti (91) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Aprile 2010

RU486: ignorano la legge 194


Le dichiarazioni di Gasparri, Cota, Zaia e Polverini amareggiano profondamente. Se l'intenzione del centrodestra è davvero quella di bloccare un farmaco importante per il progresso scientifico e fondamentale per la tutela della donna in un momento difficile come quello dell’aborto non possiamo non chiederci dove altro ci porterà la logica oscurantista, bigotta e crudele di questa maggioranza.

Non vi è dubbio che tali dichiarazioni non sono basate su teorie scientifiche ma che si tratta semplicemente del “cavallo di ritorno” di un Governo clericale che si comporta come un chierichetto che tenta di conquistare simpatie oltretevere.

La legge 194 parla chiaro: le regioni hanno l’obbligo di promuovere l’uso delle tecniche più moderne e meno rischiose per la donna. La legge 194 deve essere rispettata e non può essere aggirata. Le donne italiane hanno il diritto di ricevere la stessa assistenza medica che esiste nel resto d’Europa, hanno il diritto di avere le cure migliori e più all’avanguardia e di veder tutelata la propria salute.

Questo Governo, evidentemente, ha intenzione di calpestare questi diritti.



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