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31 Maggio 2010

Stragi: di cosa hanno paura?


Siamo in tanti a sostenere, insieme all’ex presidente della Repubblica, Ciampi, che le stragi avvenute agli inizi degli anni novanta abbiano costituito per le istituzioni democratiche del nostro Paese una sfida e un periodo buio e delicato. È necessario che si faccia piena luce in sede giudiziaria su quella che rimane una pagina oscura della nostra storia. In tanti, da quasi vent'anni, andiamo ripentendo che fin quando non emergerà tutta la verità e non verranno colpiti i responsabili dentro e fuori le istituzioni, non solo sarà a rischio la credibilità dello Stato ma anche la stessa tenuta democratica dell'Italia. Il Paese, infatti, non può definirsi tale fino a quando ci saranno in ruoli di responsabilità uomini collusi e coinvolti in un disegno eversivo.

Inoltre sembra che i gerarchi del presidente del Consiglio temano che emerga la verità sulle gravi stragi mafiose degli anni '92 e '93". Dal loro nervosismo e dagli attacchi scomposti ad un uomo al di sopra di ogni sospetto come l'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, infatti, si evince che hanno la coda di paglia. Le parole di Ciampi, come quelle del procuratore Grasso, e del procuratore Vigna, sono importanti e devono essere accompagnate da grande responsabilità istituzionale e dalla ricerca della verità su un periodo nel quale la mafia aveva, in troppe occasioni e per troppe complicità, il volto dello Stato e lo Stato il volto della mafia. Lasciamo che i magistrati accertino quali entità istituzionali e politiche hanno determinato e hanno tentato di avvalersi, anche politicamente, di quell'intreccio criminale fra mafia e Stato. Mentre i giudici devono essere lasciati liberi di accertare le responsabilità di ieri, è inquietante che il presidente Berlusconi voglia impedire oggi che si faccia luce su quella pagina buia della nostra democrazia. Di cosa ha paura?

Di cosa hanno paura soprattutto Cicchitto e Quagliariello che insultano Ciampi e che dopo diciotto anni continuano a perseguire il progetto piduista che li ha visti comparse in carriera agli ordini di Licio Gelli? Questi personaggi piuttosto che denigrare la battaglia per la legalità di candidati sindaci come Diego Novelli a Torino, Nando Dalla Chiesa a Milano e Claudio Fava a Catania, dovrebbero ricordarsi che il movimento per la democrazia 'La Rete', all'indomani delle terribili stragi del ’92, ha organizzato in tutta Italia oltre cinquanta incontri pubblici per denunciare di città in città l'intreccio perverso di Pamm, politica, affari, mafia e massoneria. E ha poi concluso questa campagna nazionale davanti alla villa a Castiglion Fibocchi del grande venerabile Licio Gelli. Le comparse di ieri hanno fatto carriera e adesso cercano di impedire che si faccia verità e giustizia su quegli anni e che si sveli l'intreccio perverso tra mafiosi e uomini dello Stato.

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30 Maggio 2010

Manovra insufficiente


Il Governo ha annunciato una manovra di correzione di 24 miliardi di euro. Una manovra che di fatto era già stata annunciata all'inizio del mese di maggio nella relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica, con l'annuncio del Governo di voler ridurre il deficit pubblico. Questo, nonostante nei mesi passati lo stesso Governo aveva a più riprese ribadito che i conti erano in ordine e che non c'era bisogno di alcun intervento.

Questa manovra è fatta di tagli alla spesa pubblica che però sono rappresentati per lo più da rinvii dell'aumento degli stipendi degli Statali e da sospensione delle prossime finestre assistenziali.
In aggiunta a ciò ci sono dieci miliardi di tagli alle Regioni e ai Comuni.

Il Governo aveva anche annunciato la cancellazione di nove province ma abbiamo già scoperto che ha fatto marcia indietro. E qui è curioso notare come sia stata la Lega ad opporsi, per tutelare alcune province del Nord. La stessa Lega che a parole dice di essere contro la burocrazia, per ridurre la presenza dello Stato, quando è il momento delle decisioni concrete si tira indietro per difendere le province del Nord.
Sul lato delle entrate il Governo ha annunciato un potenziamento della lotta all'evasione ma ha anche assicurato che non ci saranno nuove tasse. Sostengono che questa manovra non metterà le mani nelle tasche degli italiani.
Ma è davvero così?
Una prima considerazione da fare è sui tagli. Bisogna capire se questi tagli alla spesa pubblica incideranno davvero sui meccanismi di spesa, e cioè se comporteranno un beneficio di lungo termine e non soltanto di breve termine.
Poi vanno valutati i tagli agli enti locali. Ci sarà da capire, nei prossimi mesi, come le Regioni e i Comuni, cercheranno di far fronte a questi tagli. Cioè se le Regioni e i Comuni non tenteranno a loro volta di aumentare le imposte locali per cercare di ripararsi da questi tagli del Governo. A settembre, dunque, potremmo trovarci di fronte a un forte aumento delle tasse regionali e comunali. Qui crolla la teoria che questa manovra non mette le mani in tasca agli italiani.
Questa manovra, inoltre, si basa su una stima della crescita dell'economia italiana abbastanza ottimistica, tenuto conto che la Commissione Europea e il Fondo Monetario hanno stime di crescita meno ottimistiche di quelle che ha questo Governo. E questo potrebbe voler dire che a settembre sarà necessaria una manovra aggiuntiva.
I tagli alla spesa pubblica sono necessari. Noi dell'Italia dei Valori siamo grandi sostenitori di questa teoria. Perché in Italia la spesa pubblica solo negli ultimi 10 anni è cresciuta quasi del 40%. E la spesa pubblica totale è cresciuta quasi dell'80%. D'altro lato la pressione fiscale è arrivata a livelli record: oltre il 43% del Pil nel 2009. Quindi non è pensabile risanare i conti pubblici italiani aumentando le tasse.
Va detto che gran parte delle tasse, del resto, oramai in Italia sono a carico dei redditi da lavoro e delle imprese. E non si tassano più i patrimoni e le ricchezze. Il Governo Berlusconi ha cancellato l'Ici che era una delle pochissime tasse sulla ricchezza. Quindi siamo in una situazione in cui tagliamo i redditi di lavoratori e imprese e non colpiamo le ricchezze accumulate.
Infine c'è da considerare che questa manovra ha una pura natura restrittiva. Non c'è nessun intervento per far crescere l'economia italiana. Non hanno previsto alcuna forma di sostengo agli investimenti e agli ammortizzatori sociali.
Manca qualsiasi tipo di attenzione verso la crescita economica. E il rischio che in autunno sarà necessaria una manovra aggiuntiva è molto concreto.


29 Maggio 2010

La sanatoria delle case fantasma


La chiamano sanatoria delle case fantasma, ma non e' altro che un condono di due milioni di costruzioni abusive con un impatto ambientale devastante, senza precedenti. Oltre ad essere un ulteriore premio all'illegalità. In questo momento, chissà quante cricche di imprenditori si staranno gia' rimboccando le maniche per tirare su case da poter poi condonare il 31 dicembre, tra l'altro, con i proventi derivanti dal condono mascherato, i Comuni dovranno provvedere a tutti i servizi, si pensi solo alle strade e alle fognature, con costi che con ogni probabilità supereranno le entrate. Il Parlamento non può permettere la continua violazione delle regole che, in materia urbanistica, hanno già prodotto la perdita di migliaia di vite umane per la mancanza di Piani regolatori, con conseguenti costruzioni in zone idrogeologicamente instabili, come quelle sui greti dei fiumi.

Ma se quello delle case fantasma è un aspetto inquietante della manovra, ve ne sono altri inquietanti allo stesso modo. Berlusconi ha utilizzato il solito ottimismo da quattro soldi, il solito disco rotto per nascondere tagli feroci allo stato sociale, alle regioni, ai dipendenti pubblici, ai ministeri indiscriminatamente. Annunci, promesse, bugie e nessun pudore da parte di chi, dal '94, ha promesso di diminuire le tasse e che ancora una volta le aumenterà per porre freno a una crisi che fino ad oggi aveva irresponsabilmente negato. Inoltre nessuna delle misure annunciate è strutturale per cui, in mancanza di una crescita notevole del Pil, che nessun indicatore economico lascia prevedere, è addirittura inutile. Ma questa mattina il premier ha raggiunto l'apice della spudoratezza. Nel solito monologo su una delle sue reti ha addirittura detto che è stato tra i primi a capire la portata della crisi economica e che ha reagito immediatamente. Basta rileggersi le dichiarazioni degli ultimi due anni in cui negava addirittura che la crisi ci fosse per comprendere quanto sia in malafede.

La portata di questa manovra è così pesante proprio perche' per due anni il premier e tutto il governo non hanno preso alcuna iniziativa per fronteggiare la depressione. Che oggi venga a dire che se n'era accorto subito e' fuori dal mondo. Ieri si e' paragonato a Mussolini citando una frase dai diari apocrifi del dittatore, oggi afferma ciò che per due anni ha negato. O mente ora, o mentiva prima. In qualsiasi altro paese civile un politico così sarebbe cacciato a pedate.

Invece ce lo terremo anche se farà pagare la crisi alle fasce deboli, come sempre non farà nulla per i precari e i disoccupati e, come al solito, escluderà dai sacrifici la casta e la cricca. Tanto è vero che ieri Confindustria ha rilanciato chiedendo tagli agli stipendi pubblici, alla sanità e aumento dell'eta' pensionabile. Se la ricetta per uscire dalla crisi e' questa significa davvero che è davvero fuori dalla realtà. La crisi la stanno pagando le fasce più deboli e la presidente Marcegaglia pretende di esasperare i tagli gia' pesanti nello scandaloso provvedimento del governo. C'e' sicuramente bisogno di riforme strutturali, ma sono esattamente di segno opposto rispetto a quelle indicate sia dalla Marcegaglia sia dalla ditta Tremonti&Berlusconi. Bisogna rilanciare l'occupazione, la ricerca, la scuola, bisogna puntare sullo sviluppo e sul rilancio dei consumi. Nel frattempo la presidente Marcegaglia potrebbe cominciare col guardare in casa sua. Quanti sono i suoi associati che evadono le imposte? Quanti sono quelli che non rispettano le norme sul lavoro e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro? Quanti sono quelli che hanno deciso di esternalizzare la proprie imprese licenziando in tronco tutti i lavoratori? Faccia un esame di coscienza e poi ne riparliamo.

Postato da Felice Belisario in | Commenti (85) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

28 Maggio 2010

Verso i congressi territoriali


Cari amici e care amiche del Web, “libertà” è una parola fondamentale; una parola che racchiude il diritto di una persona all'istruzione, di poter accedere al mondo del lavoro, di esprimere le proprie opinioni.
La libertà in questo momento è a rischio.
Come diceva un famoso cantante, Giorgio Gaber, “libertà è partecipazione”; questo è quello che Italia dei Valori vuole e si prefigge: coinvolgere i cittadini per bene, le persone oneste, nella costruzione di un partito diverso, aperto, con regole chiare, un partito trasparente.
Eccoci pronti ad affrontare un grande momento democratico nella vita di un partito: i congressi; congressi che abbiamo già celebrato a livello nazionale il 5-6-7 febbraio.
Quasi 4000 delegati da tutta Italia hanno approvato un programma (non solo di partito ma quasi un programma di governo) e soprattutto eletto un leader, Antonio Di Pietro, che ci può accompagnare nella costruzione di un'alternativa.
Oggi è arrivato il momento, dopo aver costruito un anagrafe forte di oltre 100 mila iscritti, di affrontare i congressi territoriali per avere, dai comuni alle regioni, dei dirigenti eletti da una base.
Ci saranno momenti di confronto, anche accesi, ma alla fine si arriverà all'elezione di gruppi dirigenti eletti dagli iscritti che daranno vita alla prosecuzione di quel radicamento già da tempo in atto.
Da sabato 28 maggio iniziano sul territorio i primi congressi territoriali, cittadini e provinciali, mentre i regionali si celebreranno dal 15 settembre al 15 ottobre.
Sul questo sito, in home page in alto a destra, potete prendere visione dell'area dedicata ai congressi, con un regolamento strutturato per dare spazio a tutti e soprattutto per incentivare ognuno a mettersi in gioco, a dare un proprio contributo.
Quello che vi chiedo è di andare oltre a quanto tale Cardinale di Retz diceva: “Nei partiti risulta più difficile convivere con quanti ne fanno parte, che agire contro coloro che ne sono avversi.”
Noi dell'Italia dei Valori dobbiamo dimostrare di essere un partito con una marcia in più, capire che il confronto interno è una ricchezza, che abbiamo rispetto delle diversità e delle idee altrui; dobbiamo avere chiaro in testa che l'avversario politico sta nel berlusconismo, un modello che sta annientando quella libertà di cui vi accennavo all'inizio.
Con questo regolamento, quanti sono iscritti ad IDV nei tempi previsti, hanno la possibilità di partecipare e di confrontarsi.
Saranno momenti di grande arricchimento democratico.
Sempre sul sito potete trovare i garanti congressuali regionali, e vedere le date dei congressi, che saranno integrate ed aggiornate.
Il garante vigilerà sul corretto svolgimento dei lavori utilizzando i tabulati apprrovati dall'Ufficio Nazionale Organizzativo; se  ci fossero problemi non abbiate timori, non perdete tempo, comunicatelo alla mail organizzazione@italiadeivalori.it 
Sono convinto che funzionerà tutto al meglio, che troveremo la sintesi per continuare quel percorso di essere oggi opposizione seria, concreta, non ipocrita, e quanto prima mandare a casa questo governo, garantendo un'alternativa che sappia dare delle risposte ai cittadini.
E la miglior risposta ai cittadini la si dà con la partecipazione alla quale siete tutti chiamati.
Non è più possibile delegare; se sei una persona per bene, se sei una persona onesta, Italia dei Valori può essere oggi il nostro punto di incontro, per dare un'alternativa a chi verrà domani.


In Europa contro il Ddl Intercettazioni


Preoccupati per le conseguenze nefaste che una legge come quella sulle intercettazioni potrebbe procurare all’Italia, io, Sophie In’t Veld e Luigi de Magistris, abbiamo presentato un’interrogazione scritta alla Commissione.

Il Ministro Alfano non fa che ripetere che l’abolizione (di questo si tratta, in sostanza!) delle intercettazioni non influirà sulle indagini di mafia, pur essendo perfettamente consapevole che per arrivare a scovare un reato mafioso spesso e volentieri si parte da indagini satellite per le quali, ovviamente, saranno vietate le intercettazioni.
Le conseguenze saranno disastrose anche in termini di libertà di informazione.
In passato, quando un giornalista "dava fastidio" al potere, lo si metteva a tacere con i colpi di pistola. Oggi, invece, molto più semplicemente, si prova a metterlo a tacere con leggi liberticide.
Secondo l’ultimo rapporto di Freedom House, organizzazione indipendente Usa fondata nel 1941, l’Italia si trova al settantaduesimo posto, in scala mondiale, nella classifica per la libertà di stampa, definita nel nostro Paese ‘parzialmente libera‘: come in Sudafrica, Filippine, Congo, Thailandia, Nepal. Il dato che più potrebbe far scattare il campanello d’allarme, però, è quello europeo. L’Italia è penultima, dietro di noi soltanto la Turchia. Italia e Turchia sono gli unici due Paesi dell’Ovest europeo a trovarsi nella condizione di ‘stampa parzialmente libera‘. Tutto questo quando ancora il disegno non è diventato legge! Provate a pensare cosa accadrebbe qualora lo diventasse…

Abbiamo informato la Commissione su come è stato strutturato il ddl, esplicitando quale sia il regime per le intercettazioni auspicato dal governo italiano: criteri e procedure per l’autorizzazione, tipi di reato coperti, intercettazioni ambientali, durata dell’autorizzazione, utilizzazione delle intercettazioni per altri processi ed eccezioni per sacerdoti e parlamentari.

Riteniamo fosse utile portare a conoscenza della Commissione che non siamo gli unici scandalizzati e preoccupati dal tentativo del governo e che anche l’ANM, la Federazione Italiana Editori Giornali, la FNSI e l’Ordine dei Giornalisti hanno lungamente protestato, senza però ottenere assolutamente nulla. Qualche giorno fa anche le autorità americane, attraverso il vice Ministro della Giustizia Lanny Breuer, hanno espresso la loro preoccupazione per le modifiche proposte.

Per tutti questi motivi abbiamo sentito la necessità di rivolgerci alla Commissione europea per chiedere se ritiene che tali norme siano proporzionate e conformi agli standard europei in materia di libertà d’informazione dei media ed il diritto dei cittadini a conoscere, come garantite dall’articolo 11 della Carta dei Diritti fondamentali e dall’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e relativa giurisprudenza, e se ritiene che la modifica del regime delle intercettazioni sia conforme agli obiettivi dell’Unione di lotta alla criminalità in Italia e nell’Unione europea, nella speranza che la Commissione voglia prendere iniziative affinchè possano essere assicurate la libertà d’informazione, d’espressione e di stampa e affinchè la lotta alla criminalità organizzata in Italia ed Europa possa essere efficace.

fonte: www.soniaalfano.it


27 Maggio 2010

Il piano di rinascita del Governo


Con la legge sulle intercettazioni il Governo e la maggioranza servile che lo sostiene approvano l’ennesimo provvedimento che mira, scientemente, a consolidare la borghesia mafiosa della quale sono referenti oggettivi e garanti.
Una delle più grandi menzogne di Stato degli ultimi mesi – pompata ad arte anche dalla propaganda di regime di Minzolini & C. – è quella relativa al fatto che questo Governo sia stato il migliore nel contrasto al crimine organizzato. Il dato oggettivo è di segno diametralmente opposto. Questo Governo, con le architravi centrali di Berlusconi e Lega, è quello che più di ogni altro si adopera per rafforzare un sistema intriso di corruzione e mafia. Come? Attraverso l’approvazione di leggi che non consentono alla magistratura ed alle forze dell’ordine di esercitare il controllo di legalità e che privano la stampa di adempiere al diritto-dovere di cronaca.
L’elenco di provvedimenti è davvero lungo, tanto che il piano propaganda2 di Licio Gelli sembra quasi un puzzle da dilettanti. Ecco alcune leggi volute da Berlusconi e dai poteri forti ed occulti dei quali è propaggine e garante e che sono avallate dalla Lega che, ormai, è divenuto partito architrave del sistema.
La legge sullo scudo fiscale che introduce il riciclaggio di stato praticato da evasori, mafiosi, corrotti, truffatori. Il soldi delle cricche che ritornano dall’estero puliti dal Governo. Il Parlamento divenuto lavanderia internazionale del denaro sporco.
La legge che prevede la vendita all’asta dei beni confiscati alle mafie. Consente ai mafiosi di ritornare – attraverso prestanomi – nella disponibilità di immobili che hanno un altissimo valore simbolico in termine di predominio del territorio.
La legge sul processo breve che cestina migliaia di procedimenti penali nei confronti dei colletti bianchi. Un’immunità generale per il premier e le cricche che in lui vedono il salvatore dal maglio inesorabile della Giustizia.
La legge sul legittimo impedimento, servente al Presidente del Consiglio per allontanarsi, come un mariuolo, dalle aule dei tribunali in barba all’art. 3 della Costituzione che sancisce che TUTTI i cittadini sono uguali davanti alla legge.
La legge sulle intercettazioni che impedisce ai magistrati di utilizzare un mezzo di ricerca della prova fondamentale nel contrasto al crimine. Un provvedimento che vieta, inoltre, ai mezzi di comunicazione di pubblicare e raccontare i fatti oggetto delle conversazioni. Con questa legge non avremmo saputo nulla della cricca di Anemone & C., di Berlusconi che tramava per censurare Annozero, della D’Addario, di calciopoli, dei pedofili, di Marrazzo, dei furbetti del quartierino, delle cliniche degli orrori. Nulla di nulla. Un Paese normalizzato nell’ignoranza dei fatti. I corrotti e mafiosi sempre più su a scalare le istituzioni.
La legge che toglie al pubblico ministero il potere di indagare di propria iniziativa, costringendolo ad essere vincolato alle informative d’iniziativa della polizia giudiziaria e, quindi, del governo. Si attua, in tal modo, la dipendenza del pm dal potere esecutivo.
La legge che modifica la legge sui cd. pentiti prevedendo che riscontri alle dichiarazioni di un collaboratore non potranno essere propalazioni di altri collaboratori. Non solo. Si stabilisce che se una sola parte, anche infinitesimale, delle dichiarazioni non viene riscontrata cade tutto. Una probatio diabolica. Con questa legge tutti i maxiprocessi alle mafie non si sarebbero mai potuti celebrare. Addio inchieste sui rapporti tra mafia e politica, tra mafia ed economia, tra mafia ed istituzioni. Del resto, tutto naturale, come diceva Benigni, nel film Johnny Stecchino, in Sicilia il problema è il traffico.
Le leggi di bilancio che sottraggono fondi alle forze dell’ordine ed al servizio giustizia, umiliando il personale addetto. In tal modo si delegittimano sicurezza e giustizia preparando il terreno alla loro privatizzazione selvaggia.
L’elenco è ancora lungo, per non parlare, poi, dei provvedimenti amministrativi che consolidano corruzione e mafie.
Un vero e proprio piano di rinascita che stravolge lo Stato di Diritto sovvertendo i valori costituzionali.
Eppure il Governo proclama che arresta latitanti e sequestra beni. Mentendo, in quanto è merito di magistratura e forze dell’ordine che, nonostante tutto, lavorano ogni giorno in ossequio alla Costituzione; a breve anche tutto questo diverrà vano in quanto senza intercettazioni i latitanti non si arresteranno e con la vendita all’asta si riconsegneranno i beni ripuliti. Un po’ come lo scudo fiscale.
Credo sia venuta proprio l’ora di cacciare la mafia dallo Stato.

già pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 27 maggio

Postato da Luigi de Magistris in | Commenti (124) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

26 Maggio 2010

Manovra: colpiti i piu' deboli, vincono gli evasori


Berlusconi sta tagliando il ramo su cui è seduto il Paese. Per l’Italia dei Valori, infatti, appare chiaro chi, con questa manovra, pagherà ancora una volta il grave ritardo con cui il governo italiano ha preso atto dell’enorme crisi che ha investito il Paese.

L’esecutivo ha previsto il congelamento degli stipendi del pubblico impiego, 6 mesi in più di lavoro per 20 milioni di italiani, questo è in concreto il risultato del rinvio delle finestre del pensionamento. Per quanto riguarda le donne che lavorano nel pubblico impiego e nel settore privato è ancor peggio. La manovra inoltre prevede il congelamento degli organici degli insegnanti di sostegno. Questa sono solo alcune delle gravi misure che colpiscono 14 milioni di pensionati e 20 milioni di lavoratori dipendenti, pubblici e privati.

Il governo non ha fatto niente per sostenere i consumi delle famiglie e per le piccole e medie imprese, gli artigiani, i lavoratori in cassa integrazione o mobilità, i precari. Non esiste alcun sostegno all’innovazione, alla ricerca, all’Università, alle imprese che investono e assumono lavoratori a tempo indeterminato. Né sono contemplati interventi strutturali per sostenere l’economia reale.

Il ministro della ‘Disoccupazione’, Maurizio Sacconi aumenta la precarietà, il ministro dell’’ignoranza’, Maria Stella Gelmini, caccia gli insegnanti, l’ex ministro degli ‘affari-propri’ Claudio Scajola, in questi due anni ha continuamente proposto il fantasma di nuove centrali nucleari che non si faranno mai mentre il ministro della ‘malattia’, Ferruccio Fazio propone tagli draconiani alle regioni creando conseguenze enormi sulla salute dei cittadini.

Dal nord al sud tutti vengono colpiti tranne gli evasori, i lobbisti, le centrali finanziarie e industriali e quel 26% di economia sommersa che impedisce all’Italia di diventare un Paese civile. Sono sempre quest’ultimi a vincere e ad essere tutelati da Berlusconi.Per queste ragioni, l’Italia dei Valori auspica, propone e favorisce una reazione generale e collettiva del Paese sano, che non ne può più di un governo che ha mentito, che mente e che svuota le tasche dei lavoratori, dei precari, dei pensionati, delle piccole e medie imprese, degli artigiani.

Postato da Maurizio Zipponi in | Commenti (119) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

25 Maggio 2010

4 punti per affrontare la crisi


Il governo sta approntando una manovra finanziaria come altri paesi europei.  

Il primo dovere dell´opposizione io credo non è quello di aspettare passivamente quelle che saranno le proposte di Tremonti, ma cominciare a declinare una lista di priorità. Noi sappiamo ciò che accade in Italia: non possiamo aumentare le tasse che hanno già un carico eccessivo - è molto difficile diminuirle - ma d´altro canto c´è bisogno di una liquidità che sia disponibile per sostenere una crescita che è già molto fiacca.  

Dove trovare zone di margine che possano essere utilizzate per avere risorse addizionali per la collettività e favorire lo sviluppo? Paradossalmente la situazione Italiana, vista in un'otica europea, è quasi più favorevole per certi aspetti rispetto a quella di altri paesi. Se da una parte abbiamo un debito pubblico di oltre 1700 miliardi - una zavorra che condizionerà le politiche di destra o di sinistra per un bel numero di governi - dall´altra l´Italia ha delle anomalie, rispetto ad altri paesi europei, sulle quali si può intervenire e che rappresentano, o possono rappresentare, altrettante possibilità, dove si possono reperire risorse importanti per la collettività.  

In particolare ci sono tre questioni, che sono "non dette" nelle istituzioni Europee: la lotta alla corruzione, che per l´Italia ha un costo secondo per la Corte dei Conti di 50 miliardi di euro; la lotta all´evasione fiscale, che secondo l´Agenzia delle Entrate ha un costo di oltre 200 miliardi di euro; l´azione per favorire per favorire l´emersione di tutta l´economia sommersa, dell´economia al nero. Queste tre piaghe - corruzione, evasione fiscale, economia sommersa - sono proprie anche di altri paesi come la Grecia, che sono particolarmente vulnerabili in quest'ultima ventata di crisi finanziaria. Tra l´altro sono tre piaghe che rendono molto difficile il compimento di un mercato interno, con una vera concorrenza, con un vero accesso alle opportunità di lavoro e di produzione in modo paritario e legalitario come deve essere per tutti e come l´Europa dovrebbe garantire.  

Di questo ho avuto modo di discutere con Mario Monti, ex commissario italiano che attualmente svolge un incarico molto importante per conto della commissione Barroso per cercare di portare a compimento il mercato interno. E' paradossale che l´Europa insista così tanto con i governi dei paesi membri sul rigore di bilancio ma dica poco rispetto al lavoro che certi paesi, l´Italia prima fra tutti, devono fare per lottare contro la corruzione, l´evasione fiscale e l´economia sommersa. Sono dei tabù che per gentilezza in Europa non vengono ricordati abbastanza spesso. 

Fate caso a quello che sta accadendo in Grecia: Papandreu, anche su richiesta dell´Europa, ha annunciato un programma di lacrime, sangue e austerità tagliando una serie di privilegi in larga parte scriteriati, tagliando sulle pensioni e salari, intervenendo sulle categorie più basse e vulnerabili. Per ora non ha detto una sola parola per combattere in Grecia contro quelle piaghe che noi Italiani già abbiamo. Se si riuscisse con la prossima manovra ad intervenire realmente su queste tre piaghe cominceremmo ad ottenere tutta una serie di risorse aggiuntive che sono indispensabili per rilanciare il Paese.  

C´è una quarta cosa che va fatta, funzionale alla lotta all´evasione fiscale all´economia sommersa e alla corruzione, e cioè un de-burocratizzazione massiccia del nostro paese.

Pensate che è stato calcolato a 30 minuti giornalieri il tempo che un cittadino medio italiano necessita per le procedure amministrative. É qualcosa d'impensabile per il resto dell´Europa. Secondo l´Economic World Forum che ha preso in esame 117 paesi al mondo ad economia industrializzata, l´Italia è al 114° posto per l´efficienza della burocrazia.  

Infine l´ultima, forse la più paradossale, delle anomalie italiane è il costo delle istituzioni che non è uguale rispetto al resto dell´Europa. Abbiamo un parlamento che costa quasi il doppio rispetto a quello tedesco; abbiamo il costo delle province che è valutato intorno ai 17 miliardi l´anno - ricordo che in campagna elettorale erano tutti d´accordo sull´abolizione delle province e che  poi durante questa legislatura soltanto l´IDV ha presentato una legge per procedere all´effettivo smantellamento ma è stata purtroppo lasciata sola: abbiamo 650mila auto gestite dallo stato e dalle amministrazioni pubbliche - un primato in tutto il mondo (al secondo posto ci sono gli Stati Uniti con circa 73mila) - ; abbiamo la possibilità di intervenire e di cominciare a mettere in circolazione risorse che altrimenti restano del tutto improduttive.  

Queste dal punto di vista Europeo sembrano dover costituire le priorità della prossima manovra del governo italiano per cercare di sostenere la crescita: lotta alla corruzione, all´evasione fiscale, all´economia sommersa, de-burocratizzazione del paese e finalmente intervenire per abbattere i costi della casta e della politica.  

Postato da Niccolo' Rinaldi in | Commenti (95) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

24 Maggio 2010

Il governo degli evasori


"Ventiquattro miliardi di euro con un unico provvedimento. Prendere o lasciare". Con queste parole un inedito Tremonti allarmato ha fatto muro contro le obiezioni dei ministri e addirittura del premier durante il cdm della settimana scorsa che avrebbe dovuto sbloccare il nodo della manovra economica.

Senza neanche commentare il fatto che quella che si prospetta come una stangata slitterà a causa di queste lotte intestine dell’esecutivo, devo dire però che viene quasi da sorridere di fronte allo spettacolo indecoroso di un governo che fino a ieri ha detto che la situazione è sotto controllo ed oggi deve ammettere che servono 24 miliardi per sanare i conti, non un centesimo di meno e subito, a detta del ministro dell’economia. Lo stesso ministro che fino ad ora non ha fatto neanche un dieci per cento di quello che sarebbe stato necessario.

Ora, improvvisamente, dovremmo credere che Tremonti riuscirà in breve a far tornare i conti senza gravare sulle tasche dei cittadini, ma puntando sulla lotta all’evasione fiscale, così come lui sostiene? Francamente ci appare impresa ardua dare credibilità al ministro dei condoni. Ci sembra impossibile che un governo che finora ha neanche troppo subdolamente agevolato l’evasione adesso mantenga la promessa di combatterla. Si tratterà, purtroppo, della solita foglia di fico. Questa fantomatica manovra consisterà molto probabilmente in piccolissimi provvedimenti che neanche sfioreranno gli evasori, non combattendo quel fenomeno che questo governo ha agevolato. Fenomeno che invece noi intendiamo combattere sul serio, perché riteniamo inaudito che vengano chiesti sacrifici a lavoratori e pensionati, quando ogni anno lo Stato non incassa 100 miliardi che spetterebbero al fisco.

Italia dei Valori sta lavorando ad un pacchetto di misure alternative alla manovra del governo, misure che hanno al centro esattamente l’evasione, da combattere con un sistema semplice ed immediato: il redditometro, che, anziché essere usato a posteriori, va usato in via preventiva, in modo che abbia una reale funzionalità. In questo modo chi possiede beni di lusso non potrà sfuggire al fisco.

I tempi per l’approvazione della manovra sembrano dilatarsi, ma soprattutto lo scenario che si profila non è dei migliori. Noi non accettiamo lo scandalo in cui si tramuterà questa misura economica, che andrà a colpire i cittadini, mentre continuerà a lasciar mano libera all’evasione. Italia dei Valori partirà da qui.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (103) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

23 Maggio 2010

Le bugie del Governo sulla crisi


Da oltre un anno il Governo continua a raccontante la favola che l'economia italiana è messa meglio di quelle degli altri paesi europei e che l'Italia ha risentito meno di altri della crisi finanziaria.
In realtà, nel 2009, il Prodotto interno lordo del nostro Paese è diminuito di oltre 5 punti percentuali, il tasso di disoccupazione è in continuo aumento e migliaia di imprese hanno chiuso i battenti perché non più in grado di operare.
La situazione è difficile anche dal punto di vista della finanza pubblica. Il debito pubblico italiano, di cui abbiamo già parlato in alte occasioni, è arrivato al livello record del 120% del prodotto interno lordo. E ora, da alcuni giorni, il ministro Tremonti ha annunciato la necessità di una manovra correttiva.
Si parla di una manovra che per il biennio 2011-2012 dovrà raccogliere circa 25 miliardi di euro, quasi 2 punti di Pil. Dunque, non era vero che le cose andavano bene. Non era vero che era tutto quanto in ordine, poiché c'è bisogno di 25 miliardi in due anni.
Crediamo che sia essenziale, a questo punto, avere il coraggio di dire la verità agli italiani.
La prima questione da dire è che cresciamo troppo poco e da troppi anni. Anche quest'anno cresceremo al massimo di un punto percentuale.
Poi c'è la spesa pubblica. Quella italiana è in aumento. Nel solo 2009 la spesa pubblica è stata pari a 52 punti percentuali del prodotto interno lordo, con un aumento di tre punti rispetto al 2008. Questo indicatore include anche la spesa per interessi che da sola è pari al 4,6% del Pil. Sottraendola alla spesa pubblica, avremo circa il 48% del Pil: un record assoluto nella storia della Repubblica Italiana.
Questo ci dice che la destra al Governo fa aumentare la presenza dello stato nell'economia, fa aumentare la spesa pubblica e riduce la spesa corrente.
Il terzo punto su cui riflettere è che di fatto abbiamo dilapidato l'intero risparmio di spesa che c'era derivato dall'ingresso nell'euro. Con l'entrata nella moneta unica l'Italia aveva beneficiato di tassi di interesse più bassi rispetto al passato e questo risparmio lo abbiamo completamente bruciato. Non lo abbiamo più.
Un elemento di preoccupazione, a questo punto, è dato dal fatto che i tassi stanno per tornare a crescere e questo avrà un inevitabile impatto negativo sulla spesa pubblica.
E' il momento di dire agli italiani che l'economia non cresce, che siamo messi peggio degli altri Paesi, che la spesa pubblica è arrivata a un livello insostenibile, che probabilmente ci sarà un effetto negativo legato ai tassi.
E' indispensabile che il governo si presenti alle Camere e ammetta la necessità di un piano di risanamento della finanza pubblica (ma non un provvedimento abborracciato come quello che sta preparando Tremonti) e di un piano per consentire all'economia italiana di ritornare a crescere.
Noi pensiamo che il Governo non avrà il coraggio di parlare agli italiani e continuerà a raccontare favole con grave pregiudizio per le prospettive nostre e dei nostri figli.

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22 Maggio 2010

Il Sistema Bertolaso in Abruzzo


Ho predisposto, insieme ai miei colleghi di IDV, la richiesta di istituzione di una Commissione di Inchiesta del Consiglio Regionale per fare piena luce sul “Sistema Bertolaso”, sia per la parte relativa alla gestione dell’emergenza, che per la parte relativa ai primi interventi di ricostruzione, doveabbiamo contestato i prezzi assurdi di realizzazione del Piano C.A.S.E. (2.800,00 al mq.) che hanno letteralmente arricchito i pochi costruttori pescati dal cilindro della Protezione Civile che hanno avuto la fortuna di realizzarli.

Di seguito trascrivo il testo dell'intervento che ho tenuto ieri, a L'Aquila, durante la quale ho rivelato di essere stato raggiunto da una richiesta milionaria di danni per "asserita diffamazione", avanzata dal braccio destro di Bertolaso, Gian Michele Calvi.

"Voglio iniziare il mio intervento ringraziando ancora una volta i volontari, gli uomini della protezione civile, dei vigili del fuoco, della croce rossa, dell’esercito e delle forze dell’ordine per la straordinaria dimostrazione di generosita’ e di efficienza che hanno espresso nella gestione dell’emergenza post sisma a L’Aquila.
Devo farlo anche per far comprendere senza margini di dubbio a chi e’ rivolto ed indirizzato il mio intervento.
Noi dell’Italia dei Valori sin dal giorno dopo il terremoto abbiamo messo in campo una azione politica finalizzata a sostenere alcune iniziative, a proporne in alcuni casi di alternative, a stimolare chi era investito di poteri decisionali a decidere, a pretendere trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche.
Lo abbiamo fatto anche esprimendo critiche aspre ed usando, in alcune occasioni, parole forti, perche’ forte era e resta il dramma vissuto dalla popolazione aquilana.
Abbiamo duramente criticato la scelta delle new town, ma al tempo stesso abbiamo impegnato il consiglio regionale nella discussione e nell’esame di proposte concrete.
Ma tutto questo, o almeno una buona parte, potrete ricostruirlo attraverso il volume che abbiamo pubblicato e distribuito a novembre dello scorso anno, che raccoglie appunto le iniziative piu’ significative assunte dall’Italia dei Valori nei primi centoottanta giorni dal terremoto dal sei aprile 2009.
Insieme a Voi, che rappresentate l’informazione e che siete i migliori testimoni di quello che sto dicendo, abbiamo subito la totale assenza di dati relativi agli aspetti piu’ importanti che si andavano decidendo o realizzando, agli appalti, ai subappalti.
E quando abbiamo potuto, disponendo finalmente dei primi necessari elementi di valutazione, abbiamo denunciato i limiti, le sproporzioni, le abnormita’ e le anomalie di alcuni interventi; di uno in particolare, del c.d. Progetto C.A.S.E..
Nell’esercizio di questa attivita’ di critica politica, un diritto che compete a chi rappresenta i cittadini nella istituzioni, ma che a L’Aquila per i troppi segreti, i silenzi e le omissioni era diventato addirittura un dovere, il 15 febbraio 2010 ho reso una dichiarazione, che ho pubblicato sul mio blog www.carlocostantini.it.
Una dichiarazione che partiva da una domanda che mi ero posto, perche’ insieme a me se la erano posta tantissimi cittadini e che terminava con una conclusione dal mio punto di vista verosimile.
La domanda era la seguente: perche’ la Protezione Civile (intesa come il suo capo) che ha deciso di gestire tutto internamente per la realizzazione del Progetto C.A.S.E. ha deciso di gestire internamente persino gli incarichi tecnici e di direzione dei lavori, rinunciando a procedure aperte, capaci di acquisire competenze provenienti da professionisti esterni al sistema della stessa Protezione Civile?
La risposta che mi sono dato e’ stata la seguente: per evitare che qualcuno dall’esterno potesse saperne troppo o addirittura tutto.
Ebbene per questa dichiarazione, per aver detto la verita’, per aver espresso il mio convincimento basato sui fatti, per aver fatto il mio dovere di rappresentante dell’opposizione, sono stato accusato di diffamazione e citato in giudizio con una richiesta di risarcimento danni di ben 2.000.000,00 di euro.

Ho impiegato alcuni giorni, prima di decidere se rendere pubblica questa azione nei miei confronti, ma poi mi sono convinto di averne il dovere.
Sono stato candidato alla Presidenza della Regione, rappresento il 43% del consenso degli elettori, ho reso questa dichiarazione nell’esercizio della mia funzione pubblica e non avrei potuto per nessuna ragione considerarlo un fatto tra privati cittadini.
Ne’, per nessuna ragione, avrei mai potuto consentire di ottenere il risultato voluto da chi, con la prospettiva di potermi impressionare con una cifra abnorme, ha tentato di mettermi in difficolta’ e di condizionarmi nell’esercizio della mia funzione pubblica di rappresentante dell’opposizione in Consiglio Regionale.
Ne’ avrei mai potuto espormi alle critiche di chi, a ragione, avrebbe potuto interpretare il mio silenzio come rassegnazione, rispetto ad un tentativo di condizionarmi.
Dunque, avevo il dovere di rendere tutto pubblico.
Ora, il mio intervento del 15 febbraio era chiaramente rivolto ai vertici della Protezione Civile, ma la richiesta di danni mi e’ stata avanzata dall’Ing. Gian Michele Calvi.
Ritengo anche doveroso ricordare che lo stesso Ing. Calvi ha cercato di non essere il solo ad agire legalmente.
Pochi giorni prima della notifica dell’atto giudiziario aveva, infatti, convocato in una riunione, nella sua qualita’ di direttore dei lavori e dunque di pubblico ufficiale, tutte le imprese aggiudicatarie degli appalti del Progetto C.A.S.E., rivolgendo loro una singolare sollecitazione: quella di agire anche loro individualmente, sia in sede civile, che in sede penale, per difendere la loro immagine (evidentemente dall’Ing. Calvi ritenuta lesa dalla mia dichiarazione).
Poi nessuno sembra averlo seguito, considerato che l’unico atto sino ad oggi arrivato e’ quello dell’Ing. Calvi, ma trovo comunque sintomatico, singolare, diverso e lontano dal pur legittimo diritto di difendere in giudizio gli interessi individuali e personali che si ritengono lesi, il fatto che un direttore dei lavori chiami le imprese aggiudicatarie di appalti e le solleciti o le inviti, come se si trattasse di un’ordine di servizio, ad agire legalmente contro qualcuno, addirittura rendendosi disponibile anche a pagare tutte le spese legali.
Ora e’ evidente che io devo difendermi e, per quanto non nutra alcun margine di dubbio sull’esito del giudizio, nel quale rivolgero’ anche io una richiesta di risarcimento dei danni all’Ing. Gian Michele Calvi che, se conseguita, non manchero’ di devolvere in favore delle popolazioni terremotate, e’ chiaro che uno degli strumenti a disposizione della mia difesa e’ la prova della verita’ di quello che ho detto.

In proposito, i numeri del progetto C.A.S.E. parlano da soli ed esprimono verita’ (quelle che interessano i cittadini) completamente diverse da quelle che l’Ing. Calvi si affanna a divulgare in conferenze stampa, convegni ed in ogni altra occasione utile.
Ma di questo parlero’ e documentero’ tra poco.
Quello che ora voglio dirvi e’ che l’azione legale dell’Ing. Calvi mi ha messo nella condizione di ottenere quello che da tempo avrei voluto ottenere.
Mi riferisco ad atti e numeri degli appalti che ancora oggi – nonostante l’insolito dinamismo della Protezione Civile nell’aggiornamento e nell’ampliamento delle informazioni provenienti dal suo sito di questi ultimi giorni – non sono stati resi pubblici.
C’e’ una legge, la 241/90, che dice appunto che deve essere garantito l’accesso agli atti ed ai documenti la cui conoscenza sia necessaria per curare o difendere i propri interessi giuridici.
E proprio questa legge ho utilizzato per richiedere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Dipartimento della Protezione Civile ed allo stesso Ing. Calvi l’accesso agli atti.
Hanno un mese di tempo per rispondermi, sono passati circa 20 giorni e voglio proprio vedere se, dopo avermi accusato di aver detto il falso, mi impediranno di avere documenti che possono contribuire a dimostrare che ho detto il vero.
Quel che e’ certo e’ che considero l’azione rivolta nei miei confronti come una azione rivolta al mio ruolo pubblico e non alla mia sfera privata e che, di conseguenza, rendero’ pubblico tutto cio’ che di interesse pubblico emergera’ dall’accesso agli atti, sempre che me lo consentano.
Ma alcuni valutazioni di interesse pubblico, che servono soprattutto a dare una dimensione oggettiva di quello che e’ accaduto all’Aquila con il Progetto C.A.S.E., posso gia’ esprimerle ed interessano la parte politicamente piu’ significativa del mio intervento del 15 febbraio 2009, quella nella quale sostengo che il Progetto C.a.s.e. e’ uno sperpero di denaro pubblico ed e’ costato il triplo (espropri, urbanizzazioni e tutto il resto compreso) di quanto sarebbe costati edifici con requisiti analoghi (o forse addirittura migliori).
I numeri sono numeri e si leggono per quello che sono, ma per evitare strumentalizzazioni ho dato un incarico tecnico, ad un perito che di professione fa questo lavoro, per le pubbliche amministrazioni e per l’autorita’ giudiziaria.
Vi do i numeri, rilevati dal complesso delle informazioni che solo da poche settimane possono essere acquisite direttamente dal sito della protezione civile e che comunque potrete rilevare dalle note in calce e dal testo della perizia che vi consegno.
Numeri che i cittadini, i contribuenti e chi ha fatto donazioni hanno il diritto, il sacrosanto diritto di conoscere.

Partiamo dal valore di mercato delle abitazioni in zone analoghe a gran parte di quelle utilizzate per la realizzazione del Progetto C.A.S.E..
Secondo le stime operate dall’Agenzia dei territorio per il II semestre 2008, il valore di dette abitazioni e’ pari mediamente ad un importo oscillante tra i 650,00 ed i 1.000,00 euro al metro quadro: questo e’, dunque, anche qualora lo volessimo elevarlo del 10% o del 20%, il valore di mercato di riferimento di appartamenti realizzati in aree analoghe a gran parte di quelle interessate dal Progetto c.a.s.e.
Poi prendiamo un altro spunto da bandi di gara pubblicati dalle pubbliche amministrazioni in periodi perfettamente corrispondenti, per appalti finalizzati alla realizzazione di appartamenti: ho il computo metrico pubblicato il 25.8.09 dal Comune di Ortona (Chieti) che vi consegno; leggo di impianti fotovoltaici, di parcheggi interrati, di rete fognaria, di impianto solare-termico e leggo anche di un prezzo a base d’asta per mq. che mi e’ stato indicato in Euro 797,00 al mq., ma che per evitare errori, voglio elevare sino ad euro 1.000,00 o anche 1.100,00 al metro quadro a base d’asta ed al lordo di eventuali ribassi.
Poi teniamo in considerazione quanto riferito nelle note dal tecnico che ho incaricato, che testualmente riferisce che oggi il costo di costruzione medio al mq. di fabbricati residenziali varia a secondo delle rifiniture, da euro 900,00 ad euro 1.100,00, omnicomprensivo di tutte le incidenze.
Poi ancora – e concludo con i riferimenti – prendiamo anche in considerazione i prezzi di case vendute sul mercato da una nota azienda nazionale, che produce case che interpretano, secondo quanto riferito dal Corriere della Sera del 28 agosto 2009, un sistema costruttivo simile a quello utilizzato per il Progetto C.A.S.E., di classe energetica A e con tempi di realizzazione strettissimi: da 800,00 a 1.000,00 euro al mq., a secondo delle rifiniture.
Quindi passiamo all’esame dei numeri del Progetto C.a.s.e..
Queste le spese complessive, ovvero quello che puo’ definirsi il costo complessivo di una opera pubblica, quale e’ il Progetto C.A.S.E., secondo i numeri forniti dal sito della Protezione Civile: complessivi Euro 1.086.000.000,00 (da detrarre dal costo euro 55.398.094 per mobili ed arredi) di cui euro 700.000.000,00 stanziati dal decreto Abruzzo, euro 36.000.000,00 provenienti dalle donazioni ed euro 350.000.000,00 donati dall’Unione Europea.
Un primo dato e’ immediatamente desumibile.
Se la spesa complessiva segnalata dalla Protezione Civile e’ di euro 1.030.601.052 (esclusi, come detto, beni mobili ed arredi) e le unita abitative realizzate, sempre sulla base di quanto segnalato dalla Protezione Civile, sono n. 4.449, quanto e’ costato ai contribuenti italiani, all’unione europea ed ai generosi cittadini di tutto il mondo che hanno donato denaro per L’Aquila e gli aquilani, un alloggio che nel decreto Abruzzo non viene neppure definito una casa, ma un “modulo abitativo destinato ad una durevole destinazione”?: Euro 231.648,00 ad alloggio.
Se poi volessimo esprimere un valore al metro quadro calpestabile o effettivamente abitabile (quello che solitamente viene valutato quando un comune cittadino decide di acquistare una casa), considerato che la dimensione media di ogni alloggio e’ di circa 65 mq., dovremmo dire che gli alloggi sono costati circa euro 3.500,00 al metro quadro.
Ma il tecnico che abbiamo incaricato non ha omesso di sviluppare anche un altro parametro di calcolo, che tiene conto non dei metri quadri effettivamente abitabili, ma della c.d. “superficie convenzionale”, comprensiva di incidenze per autorimesse, balconi, terrazzi etc.
Lo ha fatto applicando i parametri di legge (L. 392/78) e ne e’ venuto fuori un costo che, anche nel caso in cui si volesse attribuire valore economico a tutto cio’ che non e’ strettamente abitazione, esprimerebbe comunque un importo di circa 2.700,00 al mq., che poi e’ il costo calcolato e stimato in interventi pubblici di chi, prima di me, si e’ occupato di calcolare quanto e’ costato alla collettivita’ il Progetto C.A.S.E..

Questi sono alcuni dei fatti che, nell’adempimento del diritto/dovere di controllo, di critica e di denuncia pubblica che compete a chi rappresenta l’opposizione nelle istituzioni, ho dichiarato il 15 febbraio 2010.
Fatti che ritenevo veri il 15 febbraio 2010 e che ritengo veri oggi.
Ebbene, da queste dichiarazioni, proprio perche’ riferite a fatti specifici e di straordinario interesse pubblico - considerate le gigantesche dimensioni economiche dell’appalto e le centinaia di deroghe al codice degli appalti, alla legge sulla trasparenza ed alle norme sui controlli appositamente introdotte dal Governo per poterlo realizzare e gestire - era lecito attendersi una risposta, una smentita, una precisazione credibile e documentale.
Hanno, invece, risposto in modo scomposto, nervoso, con uno strumentale ricorso all’autorita’ giudiziaria avanzato - proprio per l’enormita’ della richiesta - al chiaro fine di crearmi preoccupazioni e di condizionare l’esercizio delle funzioni pubbliche che mi hanno assegnato i cittadini abruzzesi.
Ma hanno completamente sbagliato indirizzo, perche’ ritengo di avere detto la verita’ e di avere fatto semplicemente il mio dovere, che continuo’ a fare, come e piu’ di prima.
Se invece vogliono da me i soldi, i due milioni di euro, hanno sbagliato una seconda volta, perche’ saranno loro a dover pagare.
Ovviamente continuero’ a tenervi informati e per ora mi consegno all’equilibrio ed alla serenita’ della Magistratura, che accertera’ se, sostenendo che si e’ trattato di uno sperpero di denaro senza precedenti e che e’ costato il triplo del necessario, ho detto io il falso o se il falso proviene da chi strumentalmente mi accusa.

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Italia senza bavaglio


La legge sulle intercettazioni disegnata da questo Governo è un insulto alla democrazia. E' un passo indietro disastroso per la storia del nostro Paese.
Per questo continuiamo, imperterriti, a gridare il nostro dissenso. Senza intercettazioni la giustizia sarà messa in ginocchio. Le inchieste subiranno un rallentamento determinante. E la gente rimarrà all'oscuro degli scandali.
Ieri pomeriggio abbiamo manifestato, davanti a Montecitorio, insieme alla società civile. Un sit-in simbolico, durante il quale abbiamo indossato il bavaglio. Il bavaglio che Berlusconi e i suoi fedelissimi vorrebbero imporre alla stampa.
Una legge vergogna confezionata a misura di corruttori. Una legge che non fa gli interessi del Paese, al quale servirebbe, piuttosto, una legge che smascheri i faccendieri e i furbetti del quartiere.
Questo Governo ha un solo scopo: mantenere i corrotti ed evitare che le verità vengano a galla. E vuole farlo mettendo il bavaglio alla stampa, ledendo i diritti dei cittadini.
Ci batteremo facendo tutto il possibile per difendere la libera stampa e per tutelare l'informazione.
Senza intercettazioni gli italiani non avrebbero mai conosciuto l'esistenza della cricca che s'è avventata sul business del dopo-terremoto a l'Aquila.
Questo Governo deve vergognarsi. Noi faremo tutto il possibile e ci auguriamo che questa maggioranza ritiri questo decreto bavaglio, ricordando, però, che alla fine la sovranità è del popolo. Perché saranno i cittadini a ribellarsi contro questo assalto alla democrazia. Contro questo Governo che pensa esclusivamente agli affari suoi dimenticando i problemi della gente.


21 Maggio 2010

A sostegno delle lavoratrici OMSA


La vicenda della Omsa di Faenza è lo specchio della crisi nel nostro Paese, ma è anche un esempio concreto di quanto in Italia siano le donne a pagare doppiamente la depressione economica.

Lo stabilimento OMSA di Faenza, del gruppo Golden Lady conta 350 dipendenti, tra cui 320 sono donne; è un’azienda in attivo, che sul mercato italiano gode in sostanza del monopolio attraverso vari marchi. La Golden Lady Company è leader indiscusso in Italia, conta 11 stabilimenti produttivi in Europa, 3500 dipendenti, produce 300 milioni di paia di calze all’anno, eppure ha deciso di chiudere lo stabilimento a Faenza e di spostare la produzione a Belgrado dove una lavoratrice costa 300 euro in meno.

Noi non accettiamo che Golden Lady approfitti della crisi per cacciare 350 lavoratori e gettare nel cestino la loro dignità e loro la professionalità.
Diciamo basta a quanti sfruttino risorse pubbliche, finanziamenti, professionalità e capacità dei lavoratori per poi trasferirsi la produzione all’estero lasciando in Italia il deserto!

Il dilagare della precarietà riduce i diritti, e le donne sono maggiormente vittime essendo soprattutto loro ad essere contrattualizzate nelle forme più atipiche e instabili.
A questo si aggiunge il lavoro di cura domestico che pesa completamente sulle loro spalle, perché nel nostro Paese manca una rete di stato sociale vero e serio. Se gli asili sono numericamente insufficienti e si riduce il tempo scuola, se non c’è un servizio di assistenza pubblica degli anziani o dei diversamente abili, chi è che pagherà il prezzo più alto in termini di qualità della vita, professionale e privata, se non le donne?

Il tasso di occupazione femminile resta al di sotto della media europea attestandosi al 30.8% al sud, al 55,6% al nord ovest ed al 56.9% al nordest.
I differenziali retributivi tra uomini e donne si attestano intorno al 17%.
Sono numeri che nella loro freddezza fotografano quanto la società sia ancora lontana, soprattutto nel mercato del lavoro, dalla realizzazione della parità di accesso e di retribuzione, oltre che di diritti.

Per questo oggi pomeriggio, con un’iniziativa pubblica, a Faenza, incontreremo le lavoratrici della OMSA e i cittadini e le cittadine di Faenza per lanciare, attraverso una campagna nazionale, un messaggio di solidarietà alle lavoratrici della Omsa di Faenza e a tutte quelle madri di famiglie e giovani precarie vittime della crisi e dell’irresponsabilità di certi imprenditori.

Informeremo tutte le donne italiane sui nomi dei prodotti degli otto brand del Gruppo Golden Lady (Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa), per far conoscere loro i reali e inaccettabili comportamenti dell’azienda.

Vogliamo creare una larga rete di solidarietà che attraversi tutto il Paese e che coinvolga in primo luogo le donne, per non far sentire sole le donne della Omsa in questa battaglia per il lavoro, perché non vengano trattate come delle macchine di cui ci si può facilmente disfare, perché non sono numeri che si possono cancellare con tratto di penna.

Il dovere della politica è quello di cercare risposte credibili e per questo continueremo fino a che la Omsa non darà la garanzia di un posto di lavoro stabile per ciascuno dei lavoratori e delle lavoratrici.

Postato da Maurizio Zipponi in | Commenti (17) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Intercettazioni: no all'omerta' di Stato


Oggi pomeriggio, davanti a Montecitorio, la società civile s'è data appuntamento per manifestare contro il bavaglio che questo Governo vuole imporre alla stampa.

Lo stesso Governo che dice di voler lottare contro la corruzione, propone una legge che impedisce l'uso dello strumento migliore che esiste in questa lotta: le intercettazioni.

Se passerà la legge sulle intercettazioni l'opinione pubblica non potrà sapere più niente. Ci sarà il silenzio e l'oscurità.
Fatti concussivi e corruttivi di grandissima importanza, che coinvolgono il mondo della politica, rimarranno nascosti e nessuno ne saprà nulla. Solo alla fine del processo ne sapremo qualcosa, quando ormai saperlo non ha quasi più senso.

Si sta preparando una lunga fase di censura ai danni del giornalismo. Questa legge comporta tendenzialmente una formidabile stretta sulla libertà di stampa.
I giornalisti non potranno più fare riferimenti a procedimenti in corso e gli editori saranno multati se pubblicheranno le notizie.

Noi parlamentari di Idv abbiamo già anticipato quale sarà la nostra linea: la disobbedienza civile. Leggeremo i testi proibiti in aula, in modo che il giorno dopo possano essere pubblicati (poiché già sul resoconto stenografico di Camera o Senato) da ogni giornale senza rischio per giornalisti ed editori.
Così interromperemo la censura che questo Governo vuole imporre. Un bavaglio che questo Paese non può accettare.

E' bene che tutti i cittadini sappiano che si sta preparando un'enorme manovra per determinare una perfetta omertà di Stato. Una minaccia reale, da prendere sul serio.

Serve l'impegno di tutti.


20 Maggio 2010

Eutelia: vietato manifestare


Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati in merito ai 2500 euro di multa notificati a 21 lavoratori Eutelia per aver bloccato il 10 marzo scorso il traffico in via del Corso a Roma durante una manifestazione di protesta. Se protestare e rivendicare delle ragioni sacrosante, quali il diritto al lavoro, è diventato osceno in questo Paese, che cosa dobbiamo fare? Ero presente alla manifestazione di protesta e sono stato sanzionato di oltre 2500 euro perché mi sono permesso di stare insieme a dei lavoratori dinanzi a Palazzo Chigi. Sono contento di aver ricevuto insieme a loro il verbale, sarò sempre presente insieme a tutti questi lavoratori che non hanno più un futuro, che rischiano il loro lavoro.

Testo dell'intervento

Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto vorrei stigmatizzare anche la sua conduzione di quest'Aula e glielo dico senza peli sulla lingua perché lei non può fare intervenire tre parlamentari sull'ordine dei lavori e, poi, dire ad altrettanti parlamentari, che avevano chiesto di intervenire: «lei interviene dopo». Lei ha consentito, discrezionalmente, allo stesso parlamentare di intervenire due volte sull'ordine dei lavori. Questo suo «governo» dell'Aula - abbastanza fazioso per la verità - è da stigmatizzare ed è anche troppo discrezionale e l'ho vissuto sulla mia pelle già qualche altra volta quando lei mi ha contestato e mi ha tolto la parola semplicemente perché avevo detto «viva l'Italia». Se anche dire «viva l'Italia» non va bene, mi dica che cosa dobbiamo dire, oppure ci farà lei il «dettatino» ed interverremo secondo quanto lei ci dirà, così saremo, forse, più bigotti e filosofici.
Fatta questa contestazione al suo modo di presiedere, volevo parlare, dopo l'intervento del collega Boccia, di quanto è avvenuto con i lavoratori di Agile-ex Eutelia, perché sono tra quei parlamentari che hanno già ricevuto, notificata a casa, la sanzione di oltre 2.500 euro che dovremmo pagare perché ci siamo permessi di stare insieme a dei lavoratori dinanzi a Palazzo Chigi, su via del Corso. Anzi, ci viene addirittura contestata l'istigazione di cittadini perché stavamo con loro a protestare.
Non condivido, inoltre, anche l'impostazione del collega Boccia, perché mi sembra un'impostazione troppo burocratica nel trattare quel che è accaduto. È accaduta una cosa gravissima e non perché è stata notificata a me parlamentare e agli altri parlamentari una sanzione, perché sotto questo profilo sono contento di essere come tutti gli altri cittadini e pagherò gli oltre 2.500 euro che mi ha contestato la polizia con quel suo verbale. Contesto e mi ribello per questa modalità inusuale con la quale, per la prima volta, vengono individuati dei cittadini che stanno manifestando il loro sdegno, la loro protesta, la loro disperazione, perché, probabilmente, non si sa che in questo Paese ci sono cittadini che protestano sui tetti dei capannoni industriali, sulle gru della Innse di Milano, sui terrazzi dei Provveditorati agli studi. Insomma, sono sulle vette dei capannoni, sulle nuove vette della disperazione del terzo millennio, cioè le vette dove si stanno disperando lavoratori e lavoratrici di questo Paese, che vedono a rischio il loro futuro, il loro lavoro e il loro salario.
Allora, se protestare e rivendicare delle ragioni sacrosante, quali il diritto al lavoro, è diventato osceno per questo Parlamento e in questo Paese, di che cosa dobbiamo parlare? Che cosa dobbiamo fare? Per la verità, sono contento di aver avuto quel verbale, anzi vi dico: «fatemene ancora di più», perché sarò presente insieme all'Italia dei Valori, insieme a tutti questi lavoratori che non hanno più un futuro, che rischiano il loro lavoro.
Questo è il compito dei deputati! Per fortuna che c'era un gruppo di parlamentari insieme a quei lavoratori i quali si sentono sempre più soli e abbandonati, soprattutto dalla politica e dalle istituzioni. Questo è il motivo per il quale ero insieme ai lavoratori davanti a Palazzo Chigi e saremo anche davanti al Parlamento ed eventualmente alzeremo ancora di più la voce a difesa della dignità di questa gente che oggi in questo Paese viene calpestata. In questo Paese non ci si occupa più delle ragioni vere e allora si sta, forse, tentando di bloccare, di mettere il bavaglio. Concludo, signor Presidente, tutte le volte che sono andato dove ci sono i lavoratori che protestano davanti agli stabilimenti e davanti alle fabbriche, troppo spesso ho visto decine di cingolati, centinaia di operatori delle forze dell'ordine, mancavano soltanto i carri armati! Ma che volete fare, volete caricare chi in questo momento sta protestando perché vede un suo diritto sfuggirgli di mano, vede sfuggirgli il suo futuro?
Dunque, caro Presidente, su questioni come quella che era stata annunciata prima in Aula, sollevata dal collega Boccia, cioè sul fatto che abbiamo ricevuto un verbale, noi quel verbale lo paghiamo, ma vi diciamo: fatecene altri di verbali perché l'Italia dei Valori starà nelle piazze tra la gente, davanti agli stabilimenti con i lavoratori, con le vere ragioni del Paese. Siamo contenti di pagare tanti e tanti altri verbali ancora, perché è nostro lavoro stare a fianco dei cittadini!



I 40 ANNI DELLO STATUTO DEI LAVORATORI

Lo Statuto dei lavoratori compie oggi 40 anni, ma un terzo dei lavoratori non ha le garanzie previste dalla legge. Una persona di buon senso e non in malafede, come il ministro della disoccupazione Sacconi, dovrebbe per prima estendere i diritti dello statuto dei lavoratori a chi ne è privo. Invece, la proposta di uno Statuto dei Lavori e non dei lavoratori indica la gravità di un progetto che intende spersonalizzare una legge che ha nella persona il punto su cui si costituisce il diritto. In questo modo la persona non esiste più. Non esiste più il precario, il lavoratore dipendente e quello pubblico. Sacconi ha in mente un piano eversivo e anticostituzionale che stravolge totalmente la Costituzione repubblicana e propone di riportare l'Italia al Medioevo. Il ministro della disoccupazione sara' il miglior nemico di Berlusconi perché porterà il centrodestra a rotture sociali clamorose anche nel mondo del lavoro che vota il centrodestra, in particolare a quello della Lega. Il Governo sta esagerando nell'attaccare ciò che la storia ci ha consegnato come il diritto inalienabile. L'Italia dei Valori si è opposta ai tentativi di demolizione del diritto del lavoro, come e' accaduto con l'arbitrato, ed è pronta ad alzare barricate contro il nuovo progetto del ministro Sacconi. La nostra proposta è quella di estendere i diritti dello Statuto a tutti i lavoratori, perché siamo convinti che sia anche nell'interesse delle imprese. Del resto, un’azienda che ha dipendenti precari, e quindi privi di diritti, è destinata a non funzionare. L'Italia dei Valori punta a valorizzare il merito, la professionalità, la formazione permanente, il contratto di lavoro a tempo indeterminato e la regola che nessuno può essere licenziato senza un motivo giustificato.

Maurizio Zipponi

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19 Maggio 2010

E' la democrazia italiana, bellezza


Al contrario di quanto afferma il Governo, con i suoi ministri Sacconi e Gelmini, il mondo dell’università e il mondo del lavoro non sono affatto con loro. E come potrebbero esserlo visto che si procede, in piena crisi internazionale e in senso contrario a quanto compiuto dal resto d’Europa, ad una sistematica e scientifica aggressione verso i loro diritti?
Oggi il ddl Gelmini approda all’attenzione del Senato mentre cresce la protesta di studenti, professori e ricercatori, i quali occupano gli atenei opponendosi ad una riforma che nei fatti si traduce in una falce economica pronta a precipitare sul settore.
Strozzare i finanziamenti, già tagliati e in parte da tagliare fino al 2012, si traduce nell’agonia della formazione pubblica, a vantaggio di quella privata di matrice religiosa (ulteriore regalo del Governo alle gerarchie vaticane perché non gli siano ostili).
Si stravolge, poi, anche la qualità della docenza: pochi insegnanti di ruolo e uno stuolo di precari e ricercatori da sfruttare, scaricando sulle loro spalle, fragili perché alla berlina del mercato e senza diritti, circa il 40% della didattica ufficiale degli atenei.
Così da Milano a Palermo la protesta cresce come un’onda nel tentativo di fare breccia nell’esecutivo, perché sia rispettoso verso quello che è un diritto costituzionale imprescindibile: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”, articolo 9 della Carta repubblicana. Tradire la Costituzione è purtroppo prassi regolare del Governo, svuotarla per legge ordinaria è comportamento istituzionalizzato. Così l’articolo 9 viene negato e la stessa sorte tocca all’articolo 1 che afferma che la nostra Repubblica dovrebbe essere fondata sul lavoro.
Lo stesso che viene colpito affossandone i diritti e arrivando a proporre la possibilità di licenziare i lavoratori a tempo determinato soltanto a voce, come si faceva nell’Ottocento, all’epoca del latifondo quando, con un semplice gesto della mano, si mandavano a casa i braccianti e si lasciavano nell’angoscia economica famiglie intere.
Oppure introducendo l’arbitrato che priva il lavoratore, in caso di controversie (eccetto il licenziamento), della possibilità di far valere i suoi diritti per legge davanti ad un giudice, rendendolo ancor più debole nel momento di massima debolezza. Tutto questo con un blitz autoritario, compiuto al Senato e con il quale sono stati ignorati i rilievi del presidente della Repubblica e il voto della Camera che aveva attenuato la norma.
Tutto normale, in una democrazia che ha cessato di esser tale. Tutto normale nel Paese dei conflitti di interesse, dove il principale quotidiano nazionale, il Corsera della Confindustria, può pensare di celebrare e sostenere la morte dello Stato sociale attraverso gli editoriali di “illustri” opinionisti e professori. Tanto il peso di quelle parole, insieme all’operato di un Governo classista e piduista, andranno soltanto ad affossare milioni di vite già provate e offese. E’ la democrazia italiana, bellezza, che ci vuoi fare?

fonte: www.luigidemagistris.it

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18 Maggio 2010

Parlamento fannullone? Idv come Robin Hood


Che il Parlamento lavori poco non è certo una novità. Al di là della facile demagogia, è vero, infatti, che i regolamenti e gli iter legislativi non agevolano la velocità dei lavori parlamentari. Ma con questo governo si è davvero toccato il fondo. Se prima si lavorava poco, ora non si fa quasi più nulla. E questo perché questa maggioranza è talmente pasticciona che, per rimediare ai grossolani errori, i provvedimenti devono essere visti e rivisti dalle varie commissioni competenti un numero considerevole di volte.

Vi faccio un esempio concreto. La settimana scorsa ci sono state solo due votazioni su un paio di ddl: un trattato internazionale e una norma di aiuti all’Africa. Non c’era altro perché non era pronto altro. L’Aula è rimasta sostanzialmente ferma e non perché l’opposizione non avesse voglia di lavorare ma perché il governo, che fa l’agenda dei lavori, non aveva pronto nulla su cui lavorare.

I progetti del governo, a parte quelli che interessano al premier, si arenano nelle commissioni, quando non sono privi di copertura finanziaria: dall’inizio di questa legislatura, ben 29 volte i disegni di legge sono stati rinviati dall’Aula alle commissioni. Ebbene, di questi 29 disegni di legge, 19 provvedimenti del governo, 4 della maggioranza e 5 delle opposizioni. Insomma, in Aula, arriva poco e niente, solo ddl di risulta, e per di più arrivano pure fatti male.

Questa settimana, tanto per fare un altro esempio, c’è il provvedimento “Semplificazione dei rapporti tra burocrazia e cittadini” ed è stato talmente confezionato male che cinque commissioni hanno mosso rilievi. E, vi rivelo in anteprima assoluta, per colpa della cialtroneria del governo e della maggioranza non si discuterà. Dovrà essere di nuovo spedito in commissione bilancio.

Come opposizione, oltre che denunciare nelle sedi opportune questo immobilismo e le incapacità del governo, non possiamo fare altro. Possiamo occupare le commissioni o l’aula di Montecitorio ma se non c’è nulla su cui lavorare c’è poco da incatenarsi o da occupare. Sarebbe solo uno modo, poco onorevole, per finire sui giornali. Una cosa, però, possiamo farla e Italia dei Valori lo ha già fatto.

Torneremo a manifestare davanti a Montecitorio (guarda il video della nostra protesta dello scorso ottobre) perché i cittadini sappiano e siano informati. E continueremo a devolvere in beneficienza, così come abbiamo già fatto senza clamore mediatico, i soldi dell’indennità ingiustamente percepita. Vogliamo essere pagati per lavorare. E se avviene il contrario, facciamo come Robin Hood: restituiamo ai cittadini.

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17 Maggio 2010

Il miglior partito possibile


L’esponenziale crescita di iscritti e la capillare organizzazione presente e attiva in tutta Italia, sono la dimostrazione tangibile che Italia dei Valori è un partito che fa sul serio.
Da operose formichine, stiamo costruendo solide basi per essere alternativa di governo.
Ogni giorno, le numerose richieste di adesione al nostro progetto politico, confermano che le cose giuste, espresse con chiarezza e portate avanti con coerenza, raccolgono il consenso dei Cittadini onesti; Cittadini che oggi ci esprimono il loro sostegno venendo numerosi ai nostri tavoli di raccolta firme sui 3 referendum.
Come da regolamento, eccoci ora ad affrontare i congressi territoriali, consapevoli che per incidere nel cambiamento dobbiamo aggiungere al voto d’opinione, in costante crescita, una classe dirigente all’altezza dell’obiettivo che ci siamo posti: essere un partito diverso intenzionato a ristabilire giustizia sociale.
Inizieremo con i congressi provinciali che dovranno essere celebrati entro il 30 luglio; dal 15 settembre al 15 ottobre si terranno i congressi regionali.
Appuntamenti che vedranno coinvolti quasi 100.000 iscritti al partito: un grande partito!
Abbiamo già licenziato gli elenchi degli iscritti aventi titolo a partecipare ai congressi che, nel rispetto della privacy, sono nelle mani dei coordinatori provinciali/regionali; il garante congressuale, designato dall’Ufficio di Presidenza, verificherà la correttezza dei lavori ai quali non è prevista alcuna delega (ognuno vota per sé).
Trasparenza, partecipazione e confronto sono le parole d’ordine dei congressi di Italia dei Valori; un partito perfettibile e migliorabile ma in ogni caso il miglior partito possibile.
E’ importante però agire e la storia di quattro individui di nome Ognuno, Qualcuno, Ciascuno e Nessuno, può essere valido stimolo:
“Bisognava fare un lavoro importante e si chiese ad Ognuno di occuparsene.
Ognuno era sicuro che Qualcuno lo avrebbe fatto.
Ciascuno avrebbe potuto occuparsene, ma Nessuno lo fece.
Qualcuno s'arrabbiò perché considerava che per questo lavoro Ognuno fosse responsabile.
Ognuno credeva che Ciascuno potesse farlo.
Nessuno si rese conto che Ognuno non avrebbe fatto niente.
Finì che Ognuno rimproverò Qualcuno perché Nessuno fece ciò che Ciascuno avrebbe potuto fare.” 


16 Maggio 2010

Un punto dell'economia: il debito pubblico


Parliamo di crisi finanziaria e dei rischi per l'Italia. L'Italia ha un debito pubblico pari al 120% del Prodotto interno lordo. Si tratta del terzo debito pubblico più grande del mondo. E' un dato che ci deve far preoccupare soprattutto in un momento in cui i mercati finanziari sono molto nervosi, e attaccano altri paesi con situazioni finanziarie molto difficili.
Storicamente ci sono tre modi per abbattere un debito pubblico di queste dimensioni:
- il primo modo si verifica quando un Governo fa scattare un'iper-inflazione. E tramite quest'iper-inflazione azzera il debito del paese stesso;
- il secondo modo si verifica quando un Governo si rifiuta di pagare il debito. Questa modalità viene chiamata "ripudio" ed è una situazione di fallimento;
- il terzo modo per abbattere un debito pubblico di queste dimensioni è quello invece di puntare sulla crescita economica. Si fa crescere il paese in modo tale che il rapporto tra debito e Pil viene abbattuto, perché è quest'ultimo che cresce in modo vistoso.
Di queste tre possibilità è chiaro che le prime due sono catastrofiche per la nostra nazione. Con un'iper-inflazione assisteremmo a ricadute drammatiche sulle famiglie risparmiatrici, sui piccoli commercianti e sui lavoratori. Si determinerebbe, insomma, una situazione molto grave.
Nell'ipotesi del "ripudio", che è quella adottata dall'Argentina negli anni '90, i risparmiatori si ritroverebbero senza soldi, i titoli pubblici varrebbero zero, molte banche rischierebbero di fallire.
E' chiaro, allora, che la strada verso cui l'Italia dovrebbe puntare è quella della crescita economica. Quello che noi, come Italia dei Valori, chiediamo al governo Berlusconi è di concentrare tutte le risorse e le intelligenze del Paese per consentire all'Italia di ritornare a crescere a tassi sostenuti.
E' questa la priorità, in questo momento. Bisognerebbe avere il coraggio di fare alcune riforme necessarie. Riforme che riguardino le liberalizzazioni dei mercanti. Che riguardino il mercato del lavoro: consentire ai giovani e alle donne, soprattutto, di trovare rapidamente un posto di lavoro. Rendere compatibile lo scenario attuale di invecchiamento della popolazione con un sistema pensionistico sostenibile nel tempo.
Queste ed altre sono le misure che oggi in Italia bisognerebbe prendere per consentire al paese di crescere e mettere al sicuro i conti pubblici e metterci al riparo da una crisi finanziaria.
Invece il governo Berlusconi è fermo e si preoccupa di questioni legate alle vicende personali del Premier, come il lodo Alfano. Oppure si preoccupa di accontentare la Lega con provvedimenti ad hoc.
Noi chiediamo di mettere al centro dell'agenda del governo gli interessi degli italiani. Questo Paese ha bisogno di tornare a crescere il più rapidamente possibile.

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15 Maggio 2010

Appello ad Alfano


Aggiornamento
La lettera che ieri, con i familiari dei sette ragazzi, abbiamo scritto al Ministro Alfano affinché faccia quanto in suo potere per avere giustizia, ha avuto un primo effetto: la disposizione degli arresti domiciliari per i due studenti abruzzesi, che questa notte sono tornati nel loro paese. Questo è sicuramente un altro passo avanti verso la risoluzione dei gravi errori commessi la notte della finale di Coppa Italia fra Roma e Inter. Ma non basta. Ne rimangono 5 dentro e ingiustamente. Serve la scarcerazione immediata di questi ragazzi che stanno pagando con il carcere un qualcosa che non hanno mai commesso. Hanno già subito troppo, violenza fisica o morale che sia, adesso devono tornare alle loro famiglie. Auspichiamo che il Tribunale del riesame, mercoledì prossimo, possa permettere a tutti di tornare dalle loro famiglie, e non con la disposizione dei domiciliari ma davvero liberi
Non dobbiamo far calare la tensione dopo la scarcerazione di Stefano Gugliotta, anzi, ora ancora di più dobbiamo far quadrato e stringerci attorno a tutti i ragazzi incensurati che sono finiti in carcere dopo la finale di Coppa Italia Roma-Inter e ai loro parenti. Non hanno mai avuto a che fare con la giustizia e ogni giorno si chiedono perchè sono ancora in carcere.
Io non riesco a capire se è stata fatta una retata di incensurati o c'era bisogno di far numero, prenderne dieci, venti. I fatti, però, dicono, che chi ha lanciato i sassi sta fuori e poi, tutti sono a conoscenza del fatto che le forze dell'ordine conoscono benissimo gli ultras. Questi ragazzi sono in galera da otto giorni e non vengono scarcerati perchè c'è il rischio di inquinamento delle prove: questo mi indigna.
Sono cittadini italiani che non hanno niente a vedere con i disordini e gli scontri della sera del 5 maggio. Ho presentato oggi in una conferenza stampa al Senato un disegno di legge che introduce l'Ufficio Matricola presso gli uffici di polizia giudiziaria, così come individuati dall'articolo 57 del Codice di Procedura Penale. Il ddl istituisce, inoltre, la cartella personale dell'arrestato, fermato, detenuto, e provvede alla installazione di un sistema di videosorveglianza presso gli uffici di polizia giudiziaria, gli istituti penitenziari e gli ospedali psichiatrici giudiziari. Credo che individuare i responsabili di comportamenti corretti e punirli è un'affermazione del diritto, ma anche, se non soprattutto, alla luce dei fatti di questi giorni, una difesa dell'onorabilità di tutti coloro che agiscono anche in condizioni assai difficili nella legalità e nel rispetto dell'individuo. E a maggior ragione lo dico oggi, giornata della Festa della polizia, perchè è giusto e doveroso sottolineare l'impegno e la correttezza delle forze dell'ordine. Mai fare di tutt'erba un fascio, ma è giusto puntare il dito contro le mele marce. Vado tutti i giorni a trovare i ragazzi in carcere. Sono demotivati, sfiduciati ed è per questo che ho deciso di organizzare, se mi verrà dato il permesso, una speciale partita di calcetto tra i sette ragazzi incensurati e la Polizia penitenziaria. Ovviamente, mi auguro che questa partita si possa fare non dentro Regina Coeli ma fuori, lontano dalle sbarre, dalle celle, da questa terribile esperienza da dimenticare. Richiamo l'impegno di tutti, parlamentari, media, cittadini, a non abbandonare le sorti dei ragazzi che lo ricordo per l'ennessima volta, si trovano ancora detenuti da vari giorni in carcere, senza sapere della loro sorte, e a causa di una burocrazia allucinante, con la sola imputazione di oltraggio a pubblico ufficiale.

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LEGGI L'APPELLO (espandi | comprimi)
Onorevole Ministro Alfano,
dal giorno 6 maggio al carcere di Regina Coeli, a Roma, sono rinchiusi sette innocenti, la cui unica colpa è di essersi trovati fuori dallo stadio Olimpico la sera della partita di Coppa Italia Roma-Inter.
I loro nomi sono Antonello Cori , Emiliano Giacomobono, Alessio Amicone, Emanuele Pecorone, Emanuele De Gregorio, Stefano Carnesale, Luca Danieli.

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14 Maggio 2010

Basta manganellate allo stadio


In questi giorni si è parlato tanto di un problema che ha riguardato tutta la nazione. Mi riferisco agli arresti dopo la partita di Coppa Italia, Roma-Inter.
Alcuni ragazzi sono stati arrestati perché si cercava una persona con una maglietta rossa. Un'indicazione così generica è servita per fare di tutte le erbe un fascio. E in manette sono finiti anche degli innocenti.
Noi siamo andati in carcere, abbiamo chiesto spiegazioni al Ministro degli Interni rispetto a questa situazione. E siamo riusciti a raggiungere un primo risultato. Nelle ultime ore, infatti, è stato scarcerato il primo innocente. Il ragazzo reso celebre dal filmato che ha visto tutt'Italia.
Un ragazzo che è stato malmenato da alcuni poliziotti che non rappresentano le forze dell'ordine. Perché le forze dell'ordine, nelle quali noi crediamo, sono quelle che mantengono la tranquillità e il senso dello Stato. Sono quelle che ottengono i risultati eccellenti nella lotta alla Mafia e alla Camorra, nonostante i tagli del Governo Berlusconi che poi ha anche il coraggio di prendersi i meriti.
Ma quelle due o tre persone che hanno dato le manganellate a Stefano Gugliotta non appartengono a questa categoria di forze dell'ordine.
Stefano, dopo sette giorni di pressioni al Gip e al pm (ai quali abbiamo fatto vedere ripetutamente questi filmati) è stato scarcerato.
Rimangono, adesso, altri due diciannovenni arrestati ingiustamente e ancora in carcere. Sono stati loro stessi a chiedere alla Polizia che strada percorrere per evitare gli scontri. Lungo il tragitto, poi, hanno trovato una canna in plastica abbandonata e l'hanno raccolta in vista dei mondiali: ci avrebbero messo la bandiera della Nazionale. Un'azione che li ha portati in carcere, in questa retata generale.
Questi due ragazzi devono uscire al più presto. Devono ridare loro la libertà che ha contraddistinto fin qui la loro vita da cittadini italiani e studenti che non hanno commesso alcun tipo di reato. Per loro è una tragedia, che comporterà sicuramente un aspetto psicologico da curare.
Occorre fare una riflessione, anche a livello parlamentare affinché queste cose non accadano. Perché alcuni elementi della Polizia, le cosiddette "mele marce", devono riflettere su come arrestare una persona: si chiedono i documenti, ma non si danno manganellate.

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13 Maggio 2010

Un governo allo sfascio


Nello scenario politico attuale, estremamente instabile, la domanda del giorno è: cosa sarà di questo governo? Durerà o cadrà? E, se sì, quando?
Il fatto certo è che questo governo è ormai allo sfascio. I rapporti tra il presidente del Consiglio e il cofondatore del Pdl sono ormai definitivamente scuciti.
Con Berlusconi che pretende le pubbliche scuse da parte di Fini, accusato dal Cavaliere di avergli dato del delinquente, dall’altra parte, il presidente della Camera che si rifiuta di incontrare Verdini, non ci pare di poter intravedere scenari alternativi alla frattura definitiva.
Si tratta, dunque, di un momento di estrema delicatezza, momento nel quale le opposizioni continuano a restare divise. Di Pietro ha lanciato a Bersani un appello più che legittimo, invitando il leader del Partito Democratico ad individuare insieme un candidato premier per il centrosinistra.
Ha ragione Di Pietro, in questo momento bisogna essere responsabili, bisogna iniziare a costruire un’alternativa per un Paese che rischia di andare allo sbando.

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (67) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

12 Maggio 2010

Vogliono zittire una voce libera


A Palermo c'è una radio che dà fastidio. Come dà fastidio il ricordo di molte vittime di mafia, tra queste Peppino Impastato. Come davano fastidio la sua ribellione alla mafia e la sua radio. A Palermo, Radio 100 passi, subisce gli attacchi dei vigliacchi.

Questa nota è stata scritta da un componente dello staff della radio il giorno in cui la stessa avrebbe dovuto cominciare le trasmissioni:


Nella notte tra domenica e lunedi un duro colpo veniva sferrato nei confronti di Radio 100 passi.
Tutta l'attrezzatura che avevamo comprato in questi mesi e che serviva ad iniziare le trasmissioni era stata rubata. Tutta, ma propio tutta, dai pc al modem della fastweb dal mixer ai telefoni fino alle ciabatte porta spine. Rubate pure le attrezzature di lavoro degli artigiani che prestavano gratuitamente la loro opera nell'allestimento dei locali della radio.
"Ci siamo" ho subito pensato tra me e me dopo avere ascoltato la telefonata del coordinatore che mi annunciava con voce rotta dallo sconforto l'avvenuto depredamento degli strumenti che servivano a diffondere in rete un progetto di legalità, "sono arrivati" - "vogliono chiuderci la bocca" pensavo mentre coprivo il tragitto da casa mia fino alla radio, Questo e tanti altri pensieri si accavallavano nella mia mente, mentre la rabbia montava dentro, cresceva a più non posso, nei confronti di questa città che forse merita ciò che gli viene riservato. Non posso chiedermi neanche il perchè di questo vile colpo, conoscendo bene il modo di agire della cultura mafiosa. Giunto sul posto la scena che si presentava era sconfortante. Tutto il lavoro fatto in tante giornate sottratte alle nostre famiglie era stato vanificato.
La sala di regia completamente svuotata di tutto, i fili penzoloni e due monitor vecchiotti rendevano lo stato delle cose veramente sconfortante, quasi da abbandono.
"Ma chi me lo fa fare?" "Ma perchè mi sono messo in questa storia?" "non ci guadagno niente, anzi ci sto rimettendo in denari ed in salute" "Perchè devo avere di queste preoccupazioni?" "Perche devo darle anche alla mia famiglia?".
Queste riflessioni facevo guardando lo striscione della radio appeso al muro e ciò che c'era scritto sopra. "RADIO 100 PASSI il microfono dei siciliani onesti. Ho voglia di andarmene, di abbandonare, lasciare tutto come si trova in questa terra irredimibile. Ma poi penso a personaggi che hanno lasciato la loro vita in questa lotta e per questa terra, personaggi come Falcone, Borsellino, La Torre, penso ai giudici, ai polizziotti,ai giornalisti, penso alle loro famiglie che sono state private del loro bene più prezioso, violentate nel loro amore propio, penso a loro ed alla offesa che hanno subito e che con dolore e dignità lottano per una giustizia ed una società migliore.
Certo il mio dispiacere è niente in confronto a tutto questo, ma la radio è il mezzo per diffondere il pensiero di questi grandi uomini - eroi, ma allora non mi devo fermare, devo continuare nel mio piccolo anche per costoro e per le loro famiglie.
Un giro di telefonate con gli altri collaboratori ed amici di questo percorso per sondare i loro umori: NOI NON CI FERMEREMO è quello che ognuno di noi mette sul piatto di questa bilancia, consci del ruolo che abbiamo e dell'obiettivo che ci siamo prefissati con radio 100 passi, mentre da una vecchia foto il nostro amico Peppino Impastato mi guarda sornione e sorride.



A seguito di quanto accaduto, Radio 100 passi ha chiesto l'aiuto degli ascoltatori e di quanti credono nella cultura antimafiosa, organizzando una festa per raccogliere i fondi necessari per l'acquisto delle attrezzature necessarie, ma purtroppo non è bastato.

Negli ultimi giorni un altro vile gesto è stato compiuto in quella che doveva/dovrebbe essere la nuova sede della radio, l'attuale sede di 'Ubuntu', asilo interculturale.
Poichè io credo profondamente del progetto di Radio 100 passi, vi chiedo di sostenere il suo staff.

Sono state previste varie modalità per contribuire:

Carta di credito e carte prepagate:
- on-line con il metodo sicuro PayPal (che trovate cliccando qui)
- Bonifico o RID:
a favore di: Associazione 100 Passi network, Via Guglielmo Marconi, 2/a – 90141 Palermo
conto n°4155 Credito Siciliano ag.1
IBAN: IT 72 Y0301904612000000004155


Vaglia postale:
da tutti gli uffici postali compilando l’apposito modulo, o comodamente da casa tua collegandoti al sito: www.poste.it/bancoposta/vagliapostale/index.shtml
Inviandolo a: Associazione 100 passi network, Via Guglielmo Marconi, 2/a – 90141 Palermo


Versamento sul c/c bancario:
n°4155 Credito Siciliano ag.1 intestato a: Associazione cento passi network, via Guglielmo Marconi, 2/a – 90141 Palermo.


11 Maggio 2010

Il Re e' nudo - Letta Rasputin da terzo millennio


Il tempo è stato galantuomo e ci ha consentito di svelare i farabutti. Noi dell’ Italia dei Valori, dopo aver ripetutamente gridato “il re è nudo”, dopo essere stati ripetutamente oscurati, insultati e messi ai margini per le nostre denunce, adesso assistiamo al crescere di coloro che cominciano a pensare che “ il re è veramente nudo”.

Molti di costoro, che adesso sono con noi, sono gli stessi che hanno, in un recente passato, coperto, e auspicato, oscuramenti , insulti ed emarginazioni ai nostri danni. Perché il re è nudo ? Chi è il re ? Il re è Berlusconi ? Sì, ma non solo. Berlusconi nudo è stato circondato, aiutato ed imitato da tanti altri , piccoli e grandi, re nudi. In cosa consiste la nudità? La nudità consiste nella sistematica demolizione della legalità, della cultura della legalità e, con essa, di ogni principio etico. Tutto ciò attraverso una sistematica demolizione coperta da frequentazioni di comodo e anche da contaminazioni di ogni genere, che non hanno risparmiato nessuno. Neanche autorità ecclesiastiche.

Il Lodo Alfano, le minacce e gli insulti ai magistrati, la violazione sistematica del principio costituzionale che la legge è eguale per tutti, il legittimo impedimento, la difesa della casta dai processi, il sistematico rifiuto della casta di difendersi nei processi, la depenalizzazione del falso in bilancio, il patto di impunità con corrotti e mafiosi attraverso il c.d. scudo fiscale, l’immissione nel libero mercato di patrimoni confiscati alle mafie, i tagli alle spese di funzionamento delle forze dell'ordine e della magistratura, l’abbreviazione “su misura” dei termini di prescrizione, il processo breve, l’abolizione delle intercettazioni, il sistema Bertolaso-Protezione civile, le ispezioni a carico dei magistrati che esercitano l’obbligatoria dell’azione penale. Sono tutte dichiarazioni, proposte di legge che stanno costruendo una dilagante cultura dell'illegalità.

E non ho fatto, ancora, riferimento al conflitto di interesse che, da prerogativa di Berlusconi, sta divenendo cultura nazionale, finendo, in larga misura, con il soppiantare la “ vecchia,tradizionale tangente”. L’eliminazione di procedure di gara, tanto per cessione di aziende come lìAlitalia ad un gruppo di imprenditori amici di Berlusconi, quanto per il conferimento di appalti miliardari, la discrezionale attribuzione di un incarico o di un appalto ad una moglie, ad un cognato o all’impresa di un figlio, in assenza di una disciplina in materia di conflitto di interesse, sono spesso difficilmente configurabili come reati ma, in termini etici sostanziali, sono vere e proprie tangenti, “moderne e da terzo millennio”.

E l'elenco dei re nudi è ormai impressionante: Berlusconi, Previti, Dell'Utri, Fitto, Cosentino, Scajola, Bertolaso, Bondi, Di Girolamo, Lunardi, Verdini. Solo per citare alcuni nomi tra i più noti . Trattasi di casi eclatanti , per accertati comportamenti e accertate frequentazioni, e ciò a prescindere da pur pesantissime imputazioni in sede penale.

E Gianni Letta ? Due convinzioni personali : Gianni Letta è un re nudo, come e più di altri. Sin tanto che non verrà smascherato questo “Rasputin” da terzo millennio, l’indignazione degli italiani resterà annegata in una tazza di tè nei salotti incolti e corrotti.

Postato da Leoluca Orlando in | Commenti (73) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

Progetto scuola: investimento sul futuro


Se c’e’ oggi un problema attuale e importante per gli italiani, questo è legato all’avvenire delle nuove generazioni che saranno nei prossimi anni chiamate a costruire l’Italia del futuro.

E un gran posto sarà occupato in questo progetto dalla scuola che è l’istituzione fondamentale di un paese che voglia crescere democraticamente e raggiungere obbiettivi coerenti con la costituzione democratica.

Da questo punto di vista l’Italia dei Valori ritiene centrale nel suo programma di governo il problema dell’istruzione. Nella scuola come nell’ Università e nella ricerca.

E con questi obbiettivi collabora al lavoro che da lungo tempo un sindacato di lavoratori come è l’Unicobas che da tempo si oppone alla politica di tagli e di smantellamento della scuola che conduce il governo Berlusconi su ogni piano.

Il convegno che si svolgerà il 12 maggio prossimo a Roma presso l’Aula Magna dell’IISS” Armando Diaz” in via Taranto 59 e che vedrà anche la partecipazione dell’on. Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori, sarà una tappa importante di un dibattito e di una riflessione che tendono a costruire una seria alternativa di governo all’attuale politica per l’aumento degli investimenti sulla scuola pubblica, la promozione degli alunni stranieri e la messa in sicurezza degli edifici scolastici.

Postato da Nicola Tranfaglia in | Commenti (55) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

10 Maggio 2010

Il finto risparmio della Polverini


Venduta all’opinione pubblica come un “atto all’insegna del risparmio”, la decisione della Giunta Polverini di riorganizzare le strutture di vertice della Regione Lazio, è, invece, un atto che prepara una massiccia occupazione e una spartizione politica senza precedenti di strutture amministrative della Regione.
Si cerca in questo modo di placare la furia degli esponenti della PDL del Lazio rimasti esclusi dalla competizione elettorale per le note vicende della lista e che non hanno avuto in premio nemmeno un assessorato.
La Presidente Polverini ha parlato di un risparmio annuo di 4 milioni di euro, In realtà, i risparmi ottenuti sono molto al di sotto di quelli dati in pasto all’opinione pubblica.
Sulla base delle retribuzioni lorde dei dirigenti le cui strutture vengono soppresse, pubblicate sul sito Internet della Regione, il risparmio complessivo ammonta a 2.143.433,67 euro, cioè la metà di quello annunciato con enfasi all’opinione pubblica.
Questa cifra si dimezza considerando che il provvedimento di riorganizzazione dei vertici burocratici della Regione Lazio, prevede, tra cabine di regia e nuove direzioni regionali, l’istituzione di cinque nuove strutture.
Salvo che la Polverini non intenda licenziare in blocco le persone che lavorano nelle strutture soppresse, i dirigenti che le dirigevano, al netto di quelli assunti con contratti a termine, continueranno a essere dipendenti della Regione, riducendo il risparmio complessivo molto al di sotto del milione di euro.
Appare chiaro che il vero scopo della decisione della Giunta Polverini non è quello di riorganizzare la macchina secondo criteri di razionalità capaci di produrre risparmi significativi, ma quello di azzerare tutti gli incarichi di direzione in modo da paterne pienamente disporre, magari anche per piazzare gli “esclusi” della lista PDL che continuano rumorosamente a reclamare un posto in Regione.
Ciò sarebbe in linea con la promessa, ripetutamente fatta dai vertici regionali e nazionali della PDL per calmarli, di un posto per loro nella struttura amministrativa.
I giornali parlano di un vero e proprio assalto lottizzatorio ai danni delle 13 aziende e agenzie regionali alla cui testa verrebbero messi gli esponenti politici “esclusi”.
Siccome si tratta di persone che non lavoreranno gratis, sarebbe interessante conoscere quanto costerà alle casse della Regione la spartizione che si annuncia.
Se la Presidente Polverini vuole veramente risparmiare, farebbe meglio a ricorrere, per gli incarichi dirigenziali della Regione e delle sue aziende, esclusivamente a dipendenti della Regione stessa.

Fonte: L'Unità

Postato da Giulia Rodano in | Commenti (47) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

3 Referendum: appuntamento a Milano


Il 1° maggio è partita anche a Milano la campagna referendaria dell'Italia dei Valori contro la privatizzazione dell'Acqua pubblica, contro il legittimo impedimento e contro il ritorno dell'Italia al nucleare.

Questa sera ne discutiiamo con Paolo Brutti, Responsabile nazionale ambiente IDV, Riccardo Martucci, Responsabile politico IDV Milano Città, Roberto Fumagalli, Vicepresidente Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua, Andrea Poggio, Vicedirettore nazionale Legambiente.

Nel corso dell'iniziativa spiegheremo le ragioni dei referendum e le diversità con gli altri quesiti.
Invitiamo tutti gli iscritti, i simpatizzanti e chiunque ne volesse sapere di più, a partecipare.


9 Maggio 2010

Gli effetti della crisi greca


Parliamo della situazione molto difficile che si sta creando sui mercati finanziari, in particolare in Europa, con riferimento alla crisi greca. Giovedi, sei maggio, si ha avuto una giornata nera nelle borse europee, in particolare la borsa di Milano ha perso il 6%, una perdita molto grave, in seguito ad un rapporto da parte di Moody's, l'agenzia di rating internazionale, che lanciava un allarme per il rischio di un contagio della crisi greca verso altri Paesi, come il Portogallo, l'Irlanda, la Spagna, il Regno Unito e anche l'Italia.
Le banche di questi Paesi potrebbero risentire rapidamente delle difficoltà nate in Grecia per una serie di ragioni. Le banche di questi Paesi sono molto grandi, rappresentano una quota molto rilevante della ricchezza nazionale, per avere un idea l'attivo delle banche in Gran Bretagna è pari a circa 4 volte il Prodotto interno lordo della Gran Bretagna, in Spagna 3 volte il Prodotto interno lordo, cifre molto rilevanti. Questo fa si che quando si hanno dei rating, dei voti, o con riferimento al sistema nazionale, quindi al Paese, o con riferimento alle banche, si possono avere degli effetti negativi a vicenda. Se si ha un giudizio negativo su una grande banca si ha un giudizio negativo sul Paese e viceversa.
Un secondo riferimento è quello legato alla bolla immobiliare, scoppiata nel 2007 con il grande sviluppo dei mutui per l'acquisto delle case, che in alcuni Paesi aveva raggiunto dei livelli molto importanti. Per fare un esempio, in Irlanda il debito medio delle famiglie è pari a due volte il reddito annuo delle famiglie stesse. Una famiglia che guadagna in un anno 100 ha un debito di 200, un debito molto rilevante. In Gran Bretagna parliamo di un rapporto del 130%. Stiamo parlando di Paesi nel quale il settore privato, e in particolare le famiglie, si sono molto indebitate per ragioni anche legate all'acquisto delle case.
La situazione secondo Moody's potrebbe essere quella in cui la crisi della Grecia, l'eventuale rischio di fallimento della Grecia, potrebbe travasarsi tramite il crollo del valore dei titoli del debito pubblico greco negli attivi delle banche dei Paesi europei creando un effetto a valanga. Questa dichiarazione di Moody's ha scatenato un ondata di vendite sui mercati finanziari e ha colpito anche la borsa di Milano. Non vogliamo essere allarmisti, crediamo che la situazione italiana non sia una situazione del tutto confrontabile sotto alcuni profili con quella dei Paesi che vi ho citato. Per fare un esempio, il debito delle famiglie italiane è molto più basso del reddito delle famiglie irlandesi, spagnole o inglesi. Per dare un numero, in media il debito delle famiglie italiane è inferiore al 50% del Prodotto interno lordo. Anche il peso per le banche, sul Prodotto interno lordo, è molto più piccolo. Le nostre banche, in media, sono più piccole rispetto alle banche spagnole, inglesi e cosi via. Non dobbiamo lanciare allarmi non fondati.
L'altra considerazione da fare è che per quanto riguarda la diffusione dei titoli del debito pubblico greco, le banche italiane ne hanno una quota molto più piccola rispetto alle banche tedesche o francesi. Nello scenario in cui questi titoli scendessero radicalmente di valore, avrebbe un impatto molto più basso sul sistema bancario italiano. Ma la questione italiana a cui dobbiamo tenere sotto controllo è quella legata al debito pubblico italiano, che in questo anno tocca il 115% mentre l'anno prossimo potrebbe toccare il 118%. Purtroppo il Governo italiano ha presentato la relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica, dove abbiamo appreso che il Governo si attende una stabilizzazione del debito pubblico italiano sul livello pari al 117% del Pil nel 2012, quindi sostanzialmente l'impressione che abbiamo è che si considera come obiettivo stabilizzare il debito pubblico ad un livello altissimo, paragonabile a quello della crisi che l'Italia ebbe nel 1992. Questa stima si basa anche sull'ipotesi di crescita dell'Italia, che a mio avviso sono abbastanza ottimistiche, tenendo conto delle difficoltà di questo momento legate anche alla crisi greca.
E' vero che le famiglie italiane sono meno indebitate rispetto a quelle degli altri Paesi, è vero che le banche italiane hanno meno titoli greci nel loro portafoglio, è vero che le banche italiane sono più solide di quelle degli altri Paesi, ma resta il grave problema della finanza pubblica italiana, in particolare di questo enorme debito pubblico che abbiamo accumulato.
Per evitare davvero il contagio, per evitare che la “malattia” greca possa attraversare il Mediterraneo e arrivare a Roma, è indispensabile che il Governo attui al più presto quelle riforme che da tempo chiediamo come Italia dei Valori. Riforme che facciano crescere l'economia italiana, come la liberalizzazione dei servizi, come una nuova regolazione delle professioni, completare una riforma del mercato del lavoro che lo renda più funzionale ed efficiente, interventi sull'istruzione, ma soprattutto interventi che abbiano il coraggio di incidere sulla spesa pubblica nei prossimi anni, come provvedimenti che allunghino la vita lavorativa. Bisogna avere il coraggio, in questo momento, di essere anche impopolari per scongiurare un contagio greco. Bisogna farlo oggi prima che sia troppo tardi.
Stiamo aspettando con ansia che il Governo ci fornisca dei dati, delle stime concrete, su quale sarà l'effetto della riforma del federalismo fiscale sulla finanza pubblica. La nostra grande preoccupazione è che si possano nascondere delle vere proprie “bombe”, per capire se l'effetto sui conti pubblici del federalismo fiscale, che la Lega continua a chiedere, possano essere dirompenti sugli equilibri della finanza pubblica. Questo è il momento di tirare fuori questi dati, per spiegare ai cittadini italiani quale è il costo che si vuole scaricare sui conti pubblici legati ad un favore da fare alla Lega Nord. Questa è una delle questioni sulla quale vogliamo richiamare l'attenzione di tutti quanti.


8 Maggio 2010

La marea nera dell'immoralita'


Questo Paese bisogna amarlo davvero per cambiarlo. I proclami d’affetto gridati da un palco politico servono solo per imbonire e vendere un prodotto avariato rifilandolo per fresco. Il partito dell’amore? Sì, per il potere, per la “cricca”, per i soldi, per le case.
Dopo le comiche, la tragedia. Nonostante i ridicoli tentativi del capo del Governo di tranquillizzarci affermando che tutto è a posto, è evidente il profondo baratro d’immoralità in cui l’Italia sprofonda e l’instabilità politica a cui andiamo incontro. Una cloaca di putridi miasmi fatta di intrecci perversi politico-affarisitici che ha governato e governa il sistema economico pubblico per trarne profitti privati aggredendo e spolpando le finanze statali, ovvero le tasche dei cittadini. Lo spettro della Grecia, corrosa da una buona dose di corruzione, aleggia anche su di noi . Scandali che declassano ad una categoria inferiore quelli che funestarono la prima Repubblica e ai quali pensavamo di non dover mai più sottostare. Stanno venendo alla luce episodi che dimostrano quanto siano radicati e profondi i sensi di immoralità e impunità di molti amministratori pubblici. Al bene comune si preferisce quello Proprio e della “famiglia”. Mentre i bisogni dei cittadini vengono ignorati.
Il caso Scajola è emblematico per comprendere quanto il sistema sia Collaudato e oliato. Non c’è ancora alcun atto d’accusa formale emesso dalla Procura di Perugia, ma come non ritenere politicamente gravissime le dichiarazioni di un ministro della Repubblica che dice di non sapere chi ha pagato 900 mila euro per contribuire all’acquisto di una sua casa, altrimenti pagata un prezzo irrisorio rispetto alle valutazioni di mercato? I cittadini sono trattati come degli imbecilli ai quali raccontare qualsiasi cosa senza alcun ritegno.
Grave, al pari della pagliacciata messa in scena da molti esponenti dell’Esecutivo e della maggioranza che, già dalle prime ore dalla notizia, con un collaudato copione dettato e ampiamente utilizzato dal “regista”, hanno tentato di coprire ciò che a tutti era chiarissimo con espressioni di solidarietà umana e politica per il ministro dello Sviluppo Economico. Le tardive dimissioni dall’incarico di quest’ultimo hanno peraltro prodotto un altro bel capolavoro politico: Berlusconi ha preso ad interim le deleghe del dicastero lasciato da Scajola nelle quali vi sono anche quelle che riguardano il settore delle telecomunicazioni così caro al proprietario di Mediaset, controllore dell’informazione privata e di quella pubblica. Lo stesso che dichiara, dopo la vicenda ignobile del suo ministro:”in Italia c’è troppa libertà di stampa!” e che vorrebbe far tacere la satira a lui non gradita.
Per non parlare del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, il quale continua a ritenere di non doversi dimettere nonostante risulti indagato in una vicenda d’affari illeciti in merito a investimenti che imprenditori “amici” avrebbero dovuto fare nel settore Eolico in Sardegna. Verdini, nel presunto affaire, sarebbe stato in bella compagnia: Marcello Dell’Utri (condannato per concorso esterno in associazione mafiosa a 9 anni ); Flavio Carboni ( già indagato per collegamenti con esponenti della mafia siciliana e per l’omicidio del banchiere Roberto calvi); del presidente della Regione Sarda, Ugo Cappellacci. E’ solo l’inizio di uno scenario che prese l’avvio dallo scandalo “Grandi Eventi-G8”, e ora si allarga a macchia d’olio, investendo altri nomi eccellenti del Governo Berlusconi e che sta toccando le coste d’Oltre Tevere.
Il presidente del Consiglio, rilancia la tesi del complotto giudiziario-giornalistico come ha fatto tante altre volte. Siamo ormai di fronte ad un clown che non riesce più a far ridere; di un barzellettiere a cui manca la battuta finale. Al cospetto di una maschera di cerone che si decompone
giorno dopo giorno. Oscenità di proporzioni incredibili, quanto prevedibili, dati gli attori che recitano in palcoscenico.
Per arginare la fuoriuscita del petrolio al largo delle coste della Louisiana, nel Golfo del Messico, che ha già distrutto un luogo incantevole, si sta tentando una disperata operazione. Una cupola metallica sarà calata sul fondo del mare, così da coprire il foro della trivellazione e bloccare la grande quantità di greggio che ancora si riversa nelle acque. Ci auguriamo tutti che si riesca a porre fine ad una tragedia ambientale di proporzioni inaudite.
In Italia, invece, la “cupola” dobbiamo toglierla ora, se vogliamo fermare la grande “marea nera” che ci sta soffocando e sperare di poter respirare un pò d’aria pulita. Lo si deve ai tanti cittadini onesti.

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7 Maggio 2010

Banda larga vuol dire libertà di informazione


Ho votato positivamente questa risoluzione del Parlamento perché ritengo che garantire l’accesso facile ed economico alla banda larga a tutta la popolazione debba rappresentare una priorità strategica per l’Unione Europea.

Diffondere l’utilizzo della rete significa ampliare e sviluppare la libertà di espressione dei cittadini, favorire la partecipazione alla vita democratica, permettere la diffusione della conoscenza e delle innovazioni. Ma ciò che mi preme sottolineare è che la diffusione della banda larga in Europa garantirebbe una ben più ampia libertà di informazione. Non dobbiamo dimenticarci, come ci segnala l’EUROSTAT, che anche per ciò che riguarda la diffusione di internet esiste un'Europa a due, forse a tre velocità.

E l’Italia, specie in alcune sue regioni, così come la Grecia, la Romania, la Bulgaria, il Portogallo rappresentano gli Stati ancora meno sviluppati in tal senso. E non è un caso che nella classifica sulla libertà di stampa relativa al 2009 stilata dalla Freedom House l’Italia sia indicata tra gli stati parzialmente liberi, ultima nell’Europa occidentale insieme alla Turchia, 72esimi al mondo insieme al Benin e all’India e preceduti dalle Isole Tonga.

Mi auguro inoltre che, anche grazie a questa risoluzione e ai principi che vi sono indicati, il governo italiano si decida a sbloccare quanto prima l’investimento di 800 milioni di euro che era stato previsto per abbattere il digital divide in Italia e che, per dichiarazione del sottosegretario alla presidenza del consiglio Letta, non risulta al momento prioritario. Segnalo infatti che, secondo un recente studio dell'osservatorio banda larga, la qualità del servizio in italia è insufficiente per le necessità odierne e da anni le associazioni dei consumatori denunciano che i costi di accesso risultano essere tra i meno competitivi d'Europa.

fonte: www.soniaalfano.it


6 Maggio 2010

Nucleare: il grande rischio italiano


Esprimo una fortissima preoccupazione per l’esistenza in rete di documenti riservati attribuiti a fonti interne ad EDF dai quali, se fossero veri, risulterebbe che le centrali di tipo EPR di futura costruzione in Italia presentano un rischio di esplosione intrinseco alla loro progettazione in grado di determinare la fusione del nocciolo del reattore.
Ciò sarebbe determinato, secondo le documentazioni tecniche riservate presenti in rete, dal fatto che per realizzare gli obiettivi di produzione di energia elettrica a costi economicamente competitivi sarebbe necessario pilotare la centrale in modalità vicinissime al punto critico di equilibrio.
Se le cose fossero vere sarebbe necessario un profondo ripensamento della scelta nucleare italiana. Una fonte interna ad EDF avrebbe divulgato documenti confidenziali secondo i quali si potrebbe dimostrare che la concezione dei reattori tipo EPR, in costruzione in Francia e previsti in Italia, implicherebbe un rischio molto serio di “un incidente nucleare maggiore” con conseguenze incontrollabili e disastrose.
Secondo questa fonte, la centrale EPR sarebbe estremamente pericolosa in quanto, a detta degli esperti estensori dei documenti, alcuni modi di pilotaggio del reattore EPR (il cosiddetto RIP cioè ritorno istantaneo in potenza) potrebbero provocare l’esplosione del reattore a causa di un evento di espulsione delle barre usate per moderare o spengere la reazione nucleare. Questi modi di pilotaggio non sarebbero previsioni astratte ma modi correnti di funzionamento della centrale necessari per realizzare l’obiettivo di redditività economica della centrale stessa , redditività che è strettamente legata al fatto che la potenza del reattore possa essere adattata alla domanda elettrica.
Allo scopo di realizzare la gestione economica di una centrale di tipo EPR, i progettisti non si sarebbero peritati, sempre secondo i documenti di cui si parla, di prendere rischi estremamente reali di un incidente nucleare. Otre a questo, la fonte rivela che molti degli argomenti in favore di EPR (potenza, rendimento, aumento della sicurezza) sarebbero falsi.
Sembrerebbe dunque, secondo la fonte, che la concezione di EPR accrescerebbe il rischio di un incidente del tipo Chernobyl che comporterebbe la distruzione degli involucri di confinamento e la dispersione massiccia di radionuclidi nell’atmosfera. I documenti confidenziali in questione sono riportati integralmente nel sito web www.sortirdunucleaire.org e possono essere visionati da tutti.
La confutazione delle tesi contenute nei documenti non può essere un esercizio politico ma deve basarsi su assicurazioni e controdeduzioni attentamente valutate dalle autorità preposte alla sicurezza nucleare. Il presidente del consiglio Berlusconi (ministro ad interim...) e la ministra Prestigiacomo prendano immediata visione della documentazione presente nel sito e avviino una immediata indagine per appurarne la consistenza prima di fare ogni ulteriore passo nell’avvio della realizzazione di una o più centrali EPR nel nostro Paese.

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Liberal Democrats e Italia dei Valori per il rinnovamento della politica


Le categorie e le forme di organizzazione della politica in Europa sono radicalmente cambiate a seguito della caduta del Muro di Berlino, con la fine della guerra fredda, che in Italia coincide con l'esplodere della questione morale: la fine dell’impunità, internazionalmente garantita, per politici corrotti e collusi con le mafie.

Nel novembre 1989 non sono finite le identità culturali né le ideologie politiche, come taluno superficialmente, e talora furbescamente, va ripetendo.

Nel novembre 1989 sono crollati i muri, sono crollati i recinti che tenevano prigioniere identità culturali e ideologie politiche.

Chi era socialista è rimasto socialista, chi era democristiano è rimasto democristiano e lo stesso vale per chi era comunista o repubblicano o laico liberale...per tutti, però, si è imposta un’esigenza e una prospettiva: conservare identità e ideologia, adeguando l'una e l'altra al nuovo tempo, e, in primo luogo, evitando di ricostruire nuovi recinti sulla sola base d’identità e ideologia.

E’ stata questa esigenza, questa prospettiva di abbattimento di recinti in nome di valori condivisi, che ha visto nascere, qualche mese dopo la caduta del Muro di Berlino, esperienze come il Movimento per la Democrazia La Rete e che caratterizza, oggi, il partito dell’Italia dei Valori.

La adesione, in ambito europeo, del nostro partito a ELDR (Liberali Democratici Riformatori Europei) e la nostra presenza nell'ufficio di presidenza è conferma della volontà di superamento di recinti identitari e ingessature ideologiche da politica del tempo della guerra fredda.

E' in questa capacità di coniugare valori e segni dei tempi, identità e contaminazione positiva, la grande novità, la grande scommessa e la ragione del grande consenso elettorale dell’Italia dei Valori nel nostro Paese e degli altri partiti ELDR nel resto di Europa.

E' questa stessa capacità il fondamento della sorpresa e del successo di Nick Clegg e dei Liberal Democrats, aderenti come l’IdV all’ ELDR.

Leggere il successo di Nick Clegg in chiave utilitaristica-provinciale , come presunta/auspicata conferma della fine del bipolarismo, significa non conoscere la realtà britannica, non conoscere le proposte e i programmi di Clegg e del suo partito.

Abbiamo avuto 65 anni di Laburisti e Conservatori....E' tempo per qualcosa di diverso. E' tempo per qualcosa di meglio” si legge in apertura di Liberal Democrats Manifesto 2010.

Voi siete contro il bipolarismo? Voi siete di Centro”. E’ la domanda continuamente rivolta a Nick Clegg, in questa campagna elettorale.

Noi siamo contro gli schemi ingessati della politica degli ultimi 65 anni, della politica della guerra fredda: può così riassumersi la risposta del candidato premier, Nick Clegg, che specifica. “Noi siamo i veri progressisti riformatori”.

Sono le stesse risposte che l’Italia dei Valori dà in Italia a quelle stesse domande.

E i temi del programma alternativo di governo sono gli stessi: lavoro, giustizia fiscale, energie alternative e green economy, scuola e formazione, rispetto di regole nell’economia, fine di privilegi e parassitismi del sistema bancario, promozione di vere imprese contro ogni conflitto di interessi, lotta ai privilegi di casta e ai costi della politica...

E' evidente che sarebbe una forzatura operare meccaniche trasposizioni di esperienze, tra realtà così diverse come quelle della Gran Bretagna e dell’Italia.

Ciò che però si può affermare è che in Gran Bretagna e in Italia è già avviato il cammino di rinnovamento della politica che dovrà riguardare tutte le forze politiche.

Noi dell’Italia dei Valori, così come i Liberal Democrats, abbiamo iniziato questo cammino.

Stiamo facendo e faremo, comunque, la nostra parte.

Contiamo di crescere e speriamo di non restare soli.

Questa sera, un gruppo di iscritti dell'Italia dei Valori, sarà con il Liberal Democrats per seguire lo spoglio nella sede elettorale presso la sede dei Liberal Club in Saint James a Londra.


5 Maggio 2010

Quanti altri oltre a Scajola?


Oltre a Scajola, chi? E’ questa la domanda che da stamattina mi frulla in testa. Fino a ieri, come la maggior parte degli italiani, pensavo che Anemone&Co, la cricca di costruttori spregiudicati e disonesti, che, in cambio di soldi e sesso, avevano corrotto funzionari pubblici, come Balducci, il gran commis delle opere pubbliche, riguardasse solo la partita delle protezione civile, della opere pubbliche e che, al massimo vi potesse essere coinvolto Bertolaso.
La vicenda Scajola dimostra, invece, che il marcio è molto più esteso e che risale indietro nel tempo, almeno al 2004. E’ da allora, infatti, che Anemone è su piazza. E’ da allora che il costruttore senza scrupoli agisce. E’ da allora che il suo “benevolo interessamento” si è rivolto anche ai piani alti dei ministeri.
Se, oggi, scopriamo che il costruttore Anemone, nel 2004, ha comprato la benevolenza dell’allora ministro degli Interni Scajola, uno dei più ministri più potenti, a quanti altri ha fatto favori, considerando che ogni ministero concede appalti? La domanda è devastante e, se fossimo in un paese normale, dovrebbe ossessionare tutti, giornalisti e politici compresi.
Non siamo più di fronte alla cricca dell’Aquila ma ad una sistema organizzato che agisce da anni e che da tempo concede “attenzioni particolari” ai potenti di turno in cambio di favori.
Allora, chi e quali sono i gangli fondamentali dello stato che sono stati “oggetto di attenzione” da parte di questa banda di furbetti senza scrupoli? Se dovessimo scoprire che le metastasi della corruzione fossero molto più estese di quanto pensiamo, verrebbe meno non solo questa maggioranza e questo governo ma il senso stesso dello stato.
E’ per questo che ieri ho pensato di proporre una commissione parlamentare d’inchiesta che abbia gli stessi poteri della magistratura e che indaghi a tappeto sulle rendite patrimoniali, bancarie e finanziarie di tutti i ministri che si sono succeduti dal 2001 ad oggi. Poi ho riso tra me e me, pensando all’ostilità che tale proposta troverebbe sul suo cammino, tanto a destra quanto a sinistra. Così ho deciso di rivolgermi a voi.
Premesso che la commissione parlamentare d’inchiesta sarebbe l’unico strumento per fare chiarezza, per capire fino a che punto le metastasi della corruzione si è estesa, pensate sia meglio lasciar perdere o che comunque valga la pena portare la proposta in Aula? Io credo che ne valga la pena, se non altro per ascoltare, divertiti, le motivazioni con le quali arrampicandosi sugli specchi direbbero tutti di no. Io credo che varrebbe la pena farlo, se non altro per vedere l’effetto che fa.

fonte: www.massimodonadi.it

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4 Maggio 2010

Dimissioni Scajola: un atto dovuto e tardivo


Oggi il ministro Scajola si è dimesso. Qualche giorno fa era venuta a galla la notizia secondo la quale avrebbe intascato circa un milione di euro in nero dal costruttore Anemone (quello della cricca del cemento...) per comprare una casa a Roma. Stamattina abbiamo registrato le sue dimissioni.
Un atto dovuto e tardivo che ripropone una questione ormai vecchia a causa di questo Governo: quella morale.
Di seguito la trascrizione dei video interventi odierni di Leoluca Orlando (portavoce di Italia dei Valori) e Massimo Donadi (Capogruppo alla Camera di Italia dei Valori)

LEOLUCA ORLANDO: La casta non può essere intoccabile. Occorre che ciascuno si assuma le proprie responsabilità e occorre che l'inchiesta proceda per accertare ogni responsabilità, anche penale, del ministro Scajola.
Avremmo preferito che questi otto giorni non registrassero, come hanno registrato, una mortificazione delle istituzioni. Bene avrebbe fatto il ministro Scajola a dimettersi subito.
Il Governo, adesso, deve riferire in Parlamento e i magistrati devono procedere nell'inchiesta nei confronti del ministro Scajola.


MASSIMO DONADI: Dopo giorni passati ad arrampicarsi sugli specchi, le dimissioni Scajola sono un atto dovuto ma tardivo. Speriamo che adesso il Governo, se davvero vuole fare le riforme, parta da una serie di norme vere e incisive contro la corruzione che nel nostro paese dilaga.
Norme contro la corruzione le chiedono la stragrande maggioranza dei cittadini Italiani, per cui siamo pronti a votarle, chiunque le proponga.
Questa maggioranza è allo sbando. Le divisioni sono ogni giorno più profonde. Sono tenuti insieme solo dal potere e dalla voglia di stare aggrappati al Governo. Quanto questo possa durare è impossibile dirlo.
Sicuramente la compattezza delle opposizioni ha inciso molto nelle dimissioni di Scajola. E questa è la dimostrazione che se l'opposizione fosse sempre più determinata e più incisiva nel rivendicare la non negoziabilità dei valori etici, di trasparenza, di legalità, di onesta, potrebbe farsi valere molto di più in Parlamento.
Questo è un esecutivo che ormai sbanda palesemente: non ha un'idea della politica economica, non ha idea delle riforme. Finora quello che ha fatto è stato solo difendere Berlusconi e tutti i ministri che di volta in volta ne hanno avuto bisogno, dalle accuse che piombano loro sul capo.
Queste dimissioni riaprono il capitolo della questione morale. Un capitolo che si arricchisce, purtroppo, ogni mese di nuovi episodi. Ci sono state le dimissioni di Scajola per la sua insostenibilità di permanenza al Governo ma ci sono casi gravissimi, come le mancate dimissioni di Fitto e Cosentino.


Nucleare: la soluzione si chiama referendum


Contro le Regioni che non vogliono il nucleare, il Governo usa il bastone. Sfacciatamente ricorre alla consulta per far dichiarare incostituzionali le leggi regionali che rivendicano la loro autonomia sulle scelte energetiche, proprio come vuole, invece, la Costituzione.

Di incostituzionale c’è solo la legge del Governo sul nucleare e se non sarà la Consulta a riconoscerlo lo faranno i cittadini italiani con il referendum abrogativo che noi dell’Italia dei valori abbiamo promosso.
Ma non basta questa: il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto.
Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l'Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il fatto che le centrali tipo EPR attualmente in costruzione stanno subendo gravissimi ritardi per inattese difficoltà realizzative, inerenti anche la sicurezza), se pure si faranno, dunque, non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni deve essere effettuato entro il 2012. Per questa data l'Italia non sarà pronta e non raggiungeremo gli obiettivi europei.
Da qui le sanzioni monetarie, cioè vere e proprie multe. Questo costerà agli italiani la bella cifra di un miliardo di euro l'anno, mentre se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo rientrati nei vincoli della direttiva 20-20-20 che vuole appunto, entro il 2020, il risparmio del 20% di emissioni e l'aumento del 20% dell'energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi avremmo avuto più energia verde e meno multe da pagare. Negli anni che vanno dal 2012 al 2020 l 'Italia pagherà per l'infrazione comunitaria più di 9 miliardi di euro di sanzioni.
Questo sarebbe pari al costo di due centrali nucleari, ai costi previsti da Scajola e dall'ENEL. O forse di una, poiché i conti di Scajola (dimissionario proprio oggi) sono sempre truccati in difetto, per rendere appetibili le centrali nucleari.
Noi sappiamo che in realtà una sola centrale nucleare costa più di 8 miliardi di euro. A questo costo di realizzazione il chilowatt nucleare, sommando anche i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti, è più caro di quello da fonti convenzionale e costa quasi quanto quello dell'eolico. Se qualcuno si chiede dove starebbe, allora, il guadagno dei gestori degli impianti nucleari, la risposta è semplice.
Nella garanzia dello Stato di una lievitazione preordinata e sancita contrattualmente con i gestori degli impianti delle tariffe elettriche, attraverso un adeguamento costante delle stesse, in modo da garantire la congrua e forzosa remunerazione dell'investimento. Ecco il miracolo delle centrali nucleari: se ne fai una poi non puoi più spegnerla e devi pagarne i costi senza fiatare. Come si dice: se le conosci le eviti.
Scajola, però, non ha questo problema. Lui non teme l'epidemia. Lui la diffonde. Un moderno untore nucleare. La protezione contro l'infezione nucleare si chiama referendum.

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3 Maggio 2010

Inchiesta G8: Scajola deve dimettersi


Non credo a Scajola. Non sono io a dirlo, sarebbe scontato, ma il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, che proprio ostile ostile a questo governo non è…
Ora, se persino il vice di Feltri dice che le parole del ministro, (ho comprato l’appartamento a costo di mercato) sono un ‘insulto all’intelligenza’, non si comprende per quale motivo questo signore debba restare al suo posto.
Il Giornale che una volta fu di Montanelli e che oggi di quel grandissimo giornalista non ha proprio più niente, è abituato a difendere l’indifendibile. Se stavolta non ce la fa, significa che è proprio troppo, che il limite è stato superato. Ogni minuto che Scajola passa seduto su quella poltrona è un insulto all’intelligenza dei cittadini. Il quadro che emerge dai giornali è sempre più inquietante.
Non voglio entrare nel merito, ci penserà molto meglio di me la magistratura, ma è chiaro che le responsabilità politiche sono enormi.
Per questo abbiamo presentato una mozione di sfiducia, a prima firma Di Pietro-Donadi.
E’ un’occasione per tutta l’opposizione, ma non solo, lo è anche per chi, nel centrodestra, è ancora sensibile ai valori della legalità e dell’etica politica. E’ l’occasione per far saltare i meccanismi di casta e dare finalmente un segnale: non c’è impunità per i politici ed i potenti.
Naturalmente sarebbe un primo passo perché anche in caso di dimissioni o di approvazione della mozione della sfiducia, il problema della legalità in politica sarebbe ben lungi dall’essere risolto. Ma ogni cammino inizia con un primo passo.

fonte: www.massimodonadi.it

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2 Maggio 2010

Un punto dell'economia: la crisi greca


Dopo lunghe settimane di rinvii e ripensamenti i governi europei sembrano essere pronti a intervenire per evitare che la situazione della finanza pubblica greca precipiti definitivamente.

Diciamo subito che le colpe principali della crisi greca sono dei governi che la Grecia ha avuto negli ultimi anni. Sotto questo profilo comprendiamo le preoccupazioni della Germania. Non è pensabile che chi si sia comportato in maniera dissennata sia poi salvato a cuor leggero.

La Grecia è stata male governata da anni.

Per troppo tempo, la spesa pubblica greca è cresciuta a tassi elevatissimi, facendo aumentare il numero di dipendenti pubblici, lasciando che la spesa pensionistica crescesse senza limiti.

La Grecia è, tra l’altro, un paese nel quale la corruzione è molto diffusa.

Il deficit pubblico greco (la differenza tra spese e entrate) è stato nel 2009 di oltre il 13 per cento anche se la soglia massima prevista dal Trattato di Maastricht è del 3 per cento.

Un ceto politico miope, interessato solo ad assicurarsi il consenso e la rielezione ha lasciato che il debito pubblico aumentasse e arrivasse al 120 per cento del PIL.

Ma la situazione greca è aggravata dal fatto che l’economia greca soffre di una grave crisi di competitività: le merci greche non sono competitive perché i costi di produzione aumentano molto e la produttività in Grecia è molto bassa. L’economia greca quindi si trova davvero in una situazione pericolosa. Nei prossimi giorni scadono quantitativi molto elevati di titoli pubblici della Grecia e si rischia che non ci siano risparmiatori e investitori disposti ad acquistarli. Si rischia insomma il fallimento, simile a ciò che avvenne in Argentina negli anni ’90.

A fronte di questo quadro in progressivo peggioramento però i governi europei non hanno saputo trovare con rapidità una soluzione. Si è andati avanti con semplici appelli, con raccomandazioni che ovviamente trovavano poco riscontro nel ceto politico greco.

Col passare delle settimane i mercati internazionali hanno ritenuto che un fallimento (default) della Grecia fosse possibile e quindi si è avuto un deterioramento del rating dei titoli greci e un aumento dei tassi sui titoli stessi, in questo modo si è avviata una spirale perversa. Tassi più alti significano più spesa pubblica necessaria per ripagare quei tassi stessi e questo faceva peggiorare il quadro della finanza pubblica.

Quello che abbiamo capito da questa crisi però è che l’Unione Europea non ha un vero meccanismo condiviso per affrontare le crisi di un paese membro. Questo è grave.

Il Fondo Monetario Internazionale invece ha strumenti e procedure consolidate per affrontare crisi di finanza pubblica come quella greca. I governi europei per orgoglio europeista hanno escluso la possibilità di un intervento rapido del Fondo Monetario senza però avere un vero piano alternativo.

Forse se noi europei avessimo consentito al Fondo Monetario di intervenire mesi fa la situazione sarebbe stata bloccata prima e a un costo molto più contenuto.

Non potevamo lasciare che la Grecia fallisse. Le conseguenze sarebbero state troppo gravi per tutta l’Unione europea.

Il nodo certo è: i soldi alla Grecia andavano dati ma ponendo delle condizioni chiare e dure al governo greco. Avremmo dovuto subito dire: ecco i nostri aiuti ma te li diamo a patto che tu tagli la spesa pubblica, fai le riforme strutturali, ti impegni a cambiare drasticamente la situazione per dare credibilità al piano di abbattimento del debito. Questo era ciò che il Fondo Monetario avrebbe chiesto per concedere un prestito; questo è ciò che, in alternativa, i governi europei avrebbero dovuto fare mesi fa. Invece lunghe ed estenuanti trattative. Ripensamenti. Paure. E intanto i conti pubblici greci peggioravano e peggiorava anche il conto che noi cittadini europei (italiani, tedeschi, francesi etc.) dovremmo pagare per aiutare la Grecia.

Ora però dobbiamo costruire al più presto un sistema europeo condiviso per affrontare queste situazioni ed evitare effetti contagio.

Altri Paesi, oltre la Grecia, sono in situazioni delicate.

In questo momento di così alto nervosismo dei mercati è importante che chi ha debiti pubblici elevati mandi segnali chiari. L’Italia ha un debito pubblico che nel 2009 è stato pari al 115 per cento del PIL e quest’anno sarà pari, probabilmente, al 120 per cento del PIL. L’economia italiana cresce poco, cresce meno di quella di gran parte degli altri paesi avanzati.

E’ ora che il governo Berlusconi riconosca i fatti e smetta di predicare sogni. Dobbiamo annunciare al più presto un piano di riforme strutturali che diano l’avvio a un processo serio di abbattimento del nostro debito e allo stesso tempo consentano all’economia italiana di tornare a crescere. Non dobbiamo, non possiamo rischiare di diventare noi il prossimo paese nel mirino della speculazione mondiale. Italia dei Valori da tempo chiede al Governo di mettere da parte le questioni personali di Berlusconi e di affrontare la crisi economica. Ora è il momento, prima che nubi di tempesta possano attraversare il Mediterraneo.


1 Maggio 2010

Il primo maggio ai tempi della crisi


Oggi è un Primo maggio che segnala una grande pericolosità per la democrazia italiana. Perché i primi luoghi dove la democrazia viene messa in discussione sono proprio quelli che appartengono ai punti più deboli della nostra nazione. E oggi i punti più deboli, perché colpiti dalla crisi, sono il lavoro, i lavoratori precari, gli artigiani e le partite iva.
La democrazia è in pericolo proprio in questi luoghi, perché nel giro di pochi mesi il governo Berlusconi ha dichiarato in successione alcune cose.
Il Ministro Brunetta ha detto che bisogna cambiare l'articolo 1 della Costituzione Repubblicana, vale a dire che l'Italia non è più una Repubblica fondata sul lavoro. Ovviamente credo che Brunetta immagini di fare una Repubblica fondata su truffatori, ladri, evasori e quant'altro. Però ovviamente fa impressione sentire che si vuole cambiare l'articolo 1.
In secondo luogo, pochi giorni fa, prima al Senato e poi alla Camera, è stato approvato un disegno di legge in cui si buttano fuori 20 milioni di lavoratori dipendenti, di partite iva, di artigiani e precari, dalla possibilità di ricorrere alla giustizia ordinaria. In un contenzioso in cui un lavoratore rivendica un proprio diritto, subentra un arbitro che decide con equità (come dice la legge). Ma con un'equità solo sua, che magari contrasta con stessa legge. Questo significa privatizzare la giustizia.
Dunque, si crea la prima grande spaccatura nazionale. Cioè, i lavoratori che rivendicano un diritto, se questo non è riconosciuto da un arbitro, non può più ricorrere al giudice ordinario. Ergo: per lui la legge italiana non esiste.
Terza è ultima cosa di questi giorni, il Ministro della "Disoccupazione" Sacconi annuncia di voler rivisitare lo statuto dei lavoratori. Chiarisco che lo statuto dei lavoratori è composto da una serie di diritti del lavoratore che bilancia il potere delle imprese in modo da far discutere alla pari le parti dentro una logica di libero mercato, ma anche di protezione per chi è in una situazione di debolezza.
Ecco, queste tre cose - una dietro l'altra - dimostrano che c'è quello che appare in televisione, cioè il teatrino politico, Fini, Berlusconi, Tremonti, Bossi e quant'altro. Nel retro di questo teatro, però, si sta consumando una grandissima azione eversiva.
In realtà si vuole cancellare definitivamente il Primo maggio della storia d'Italia. Questo governo vuole trasformare questo giorno in una sorta di festino per escort, piuttosto che per consumatori di sostanze poco nobili, piuttosto che per evasori e truffatori. Vuole annullare la voce dei lavoratori.
L'Italia dei Valori nasce come partito che rispetta le regole del mercato. E dentro le regole del mercato ci deve essere il rispetto per chi lavora. In particolare per milioni di giovani che oggi sono passati dal precariato al lavoro nero, o addirittura fuori da ogni tipo di lavoro. Per questo Idv è presente in tutte le piazze del Primo maggio. E' presente anche con il referendum contro il nucleare, contro il legittimo impedimento e contro la privatizzazione dell'acqua proprio perché riteniamo che il filo ormai fortissimo che lega Idv al mondo del lavoro è il filo della legalità.
Va imposto il rispetto delle leggi e soprattutto va impedito lo smantellamento dei diritti dello statuto dei lavoratori.

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