15 Maggio 2010
Appello ad Alfano
Aggiornamento
La lettera che ieri, con i familiari dei sette ragazzi, abbiamo scritto al Ministro Alfano affinché faccia quanto in suo potere per avere giustizia, ha avuto un primo effetto: la disposizione degli arresti domiciliari per i due studenti abruzzesi, che questa notte sono tornati nel loro paese. Questo è sicuramente un altro passo avanti verso la risoluzione dei gravi errori commessi la notte della finale di Coppa Italia fra Roma e Inter. Ma non basta. Ne rimangono 5 dentro e ingiustamente. Serve la scarcerazione immediata di questi ragazzi che stanno pagando con il carcere un qualcosa che non hanno mai commesso. Hanno già subito troppo, violenza fisica o morale che sia, adesso devono tornare alle loro famiglie. Auspichiamo che il Tribunale del riesame, mercoledì prossimo, possa permettere a tutti di tornare dalle loro famiglie, e non con la disposizione dei domiciliari ma davvero liberi
Non dobbiamo far calare la tensione dopo la scarcerazione di Stefano Gugliotta, anzi, ora ancora di più dobbiamo far quadrato e stringerci attorno a tutti i ragazzi incensurati che sono finiti in carcere dopo la finale di Coppa Italia Roma-Inter e ai loro parenti. Non hanno mai avuto a che fare con la giustizia e ogni giorno si chiedono perchè sono ancora in carcere.
Io non riesco a capire se è stata fatta una retata di incensurati o c'era bisogno di far numero, prenderne dieci, venti. I fatti, però, dicono, che chi ha lanciato i sassi sta fuori e poi, tutti sono a conoscenza del fatto che le forze dell'ordine conoscono benissimo gli ultras. Questi ragazzi sono in galera da otto giorni e non vengono scarcerati perchè c'è il rischio di inquinamento delle prove: questo mi indigna.
Sono cittadini italiani che non hanno niente a vedere con i disordini e gli scontri della sera del 5 maggio. Ho presentato oggi in una conferenza stampa al Senato un disegno di legge che introduce l'Ufficio Matricola presso gli uffici di polizia giudiziaria, così come individuati dall'articolo 57 del Codice di Procedura Penale. Il ddl istituisce, inoltre, la cartella personale dell'arrestato, fermato, detenuto, e provvede alla installazione di un sistema di videosorveglianza presso gli uffici di polizia giudiziaria, gli istituti penitenziari e gli ospedali psichiatrici giudiziari. Credo che individuare i responsabili di comportamenti corretti e punirli è un'affermazione del diritto, ma anche, se non soprattutto, alla luce dei fatti di questi giorni, una difesa dell'onorabilità di tutti coloro che agiscono anche in condizioni assai difficili nella legalità e nel rispetto dell'individuo. E a maggior ragione lo dico oggi, giornata della Festa della polizia, perchè è giusto e doveroso sottolineare l'impegno e la correttezza delle forze dell'ordine. Mai fare di tutt'erba un fascio, ma è giusto puntare il dito contro le mele marce. Vado tutti i giorni a trovare i ragazzi in carcere. Sono demotivati, sfiduciati ed è per questo che ho deciso di organizzare, se mi verrà dato il permesso, una speciale partita di calcetto tra i sette ragazzi incensurati e la Polizia penitenziaria. Ovviamente, mi auguro che questa partita si possa fare non dentro Regina Coeli ma fuori, lontano dalle sbarre, dalle celle, da questa terribile esperienza da dimenticare. Richiamo l'impegno di tutti, parlamentari, media, cittadini, a non abbandonare le sorti dei ragazzi che lo ricordo per l'ennessima volta, si trovano ancora detenuti da vari giorni in carcere, senza sapere della loro sorte, e a causa di una burocrazia allucinante, con la sola imputazione di oltraggio a pubblico ufficiale.
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Onorevole Ministro Alfano,
dal giorno 6 maggio al carcere di Regina Coeli, a Roma, sono rinchiusi sette innocenti, la cui unica colpa è di essersi trovati fuori dallo stadio Olimpico la sera della partita di Coppa Italia Roma-Inter.
I loro nomi sono Antonello Cori , Emiliano Giacomobono, Alessio Amicone, Emanuele Pecorone, Emanuele De Gregorio, Stefano Carnesale, Luca Danieli.
Per loro avere assistito ad una partita di calcio, non da ultrà ma da appassionati di sport, e' diventato un incubo carcerario con l'accusa di resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale.
Sono passati 8 giorni da quella sera ma i sette restano rinchiusi perché il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo motivandolo con il rischio di inquinamento delle prove. Secondo il Gip, cioè, se uscissero potrebbero trovare testimoni nella tifoseria della Roma a coprirli. Peccato che nemmeno tutti siano tifosi romanisti.
Emanuele De Gregorio e Stefano Carnesale, due studenti di 19 anni, ad esempio sono simpatizzanti della Juve. Adesso rischiano di perdere la sessione di esami perché non possono studiare, stanno dimagrendo a vista d'occhio e piangono chiedendo "ma quando possiamo tornare a casa?"
Alessio Amicone, invece, ha due figli piccoli, è un lavoratore, ha una ditta sua che prima era del padre, non ha mai avuto a che fare con incidenti del genere e quindici giorni prima della partita si era rotto due legamenti del ginocchio, per cui non poteva certo fare scorrerie. Quando ha visto la polizia tornare indietro da una carica avrebbe alzato le mani perché non poteva correre. Racconta che una volta nella camionetta lo avrebbero fatto inginocchiare e due poliziotti gli avrebbero camminato sopra.
Antonello Cori e Emiliano Giacomobono quando la polizia li ha caricati nella camionetta stavano seduti su un motorino a mangiarsi un panino. Uno di loro aveva l'unica colpa di indossare un giacchetto rosso. Adesso Emiliano è chiuso in cella e non può neppure vedere sua moglie che sta all'ottavo mese di gravidanza e per lo shock non può andare a visitarlo a Regina Coeli.
Emanuele Pecorone di anni ne ha 25, quando lo hanno preso stava tornando verso la macchina dopo aver aspettato che si placassero gli scontri. Adesso dalla cella mostra il tatuaggio con il nome della madre Caterina e i lividi sulle gambe.
Stava cambiando lavoro e adesso ha paura che la ditta che lo stava per assumere non voglia più farlo.
A Luca Danieli è andata ancora peggio, perché gli è stata fratturata una vertebra e per 30 giorni dovrà stare sdraiato sul lettino della medicheria del carcere.
Caro Ministro, sei di questi ragazzi sono incensurati, non hanno mai varcato la soglia di un carcere fino alla settimana scorsa.
Mentre aspettano che il Tribunale del riesame valuti il loro caso (l'udienza è fissata il 19 maggio) stanno perdendo il lavoro, rimanendo indietro con gli studi, rischiando non assistere alla nascita del figlio.
Ma non è soltanto oggi che questi sette ragazzi stanno scontando una pena che non si meritano, anche domani tutti rischiano di perdere l'immagine, l'onore, perché comunque quando esci dalla galera vieni guardato in modo diverso.
E' una situazione che denunciamo con forza e che richiede una mobilitazione anche degli organi di informazione. C'e' stata l'interrogazione sul caso Gugliotta, e Stefano fortunatamente è uscito di carcere, ma lì c'era un video che inchiodava qualcuno alle proprie responsabilità, qui nessuno ha avuto la stessa "fortuna".
Quello che emerge dopo 8 giorni è qualcosa di più inquietante di uno o due agenti che, sbagliando, si sono accaniti su un ragazzo, come mostra il video diffuso. Quello che sembra essersi verificato è una vera e propria "retata" a prescindere, fatta perché c'era bisogno di fare numero, di arrestare 10 o 20 persone. Se così fosse stato davvero, ci chiediamo chi possa avere dato un tale ordine, oltre che chi, materialmente, lo abbia eseguito. E ci chiediamo anche perchè in carcere ci stia chi ha solo espresso stupore quando si è visto ammanettare, invece che le persone che hanno lanciato i sassi, che magari sono schedati.
Caro Ministro, ecco perché ti scriviamo: per chiedere che, per quanto in tuo potere, ti attivi per far scarcerare immediatamente questi giovani innocenti e per far procedere rapidamente le indagini.
Tenerli in carcere oggi non ha senso.
Una giustizia rapida, che individui errori e abusi e colpevoli, non è solo a tutela dei giovani, infatti, ma anche delle forze dell'ordine, che non devono vedere distrutto il prezioso lavoro a tutela della sicurezza che ogni giorno compiono a causa di qualche individuo che ha agito non per difendere ma per offendere i cittadini.
La fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell'ordine deve rimanere alta, e dobbiamo conservare l'immagine di persone che, a fronte di tagli finanziari, fanno straordinari non pagati e si autotassano per la benzina delle volanti, pur di svolgere il loro compito fondamentale a servizio della patria.
Tutto ciò si può avere solo tramite la giustizia e la giustizia può iniziare a fare il suo corso solo dopo che tutti e sette i ragazzi saranno scarcerati.
Gli innocenti e gli incensurati che nulla hanno a che fare con quella serata non devono pagare per gli altri.
Ecco perché chiediamo che siano liberi tutti, liberi oggi.
Senatore Stefano Pedica I familiari dei ragazzi
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