dalla parte dei cittadini



21 Maggio 2010

A sostegno delle lavoratrici OMSA


La vicenda della Omsa di Faenza è lo specchio della crisi nel nostro Paese, ma è anche un esempio concreto di quanto in Italia siano le donne a pagare doppiamente la depressione economica.

Lo stabilimento OMSA di Faenza, del gruppo Golden Lady conta 350 dipendenti, tra cui 320 sono donne; è un’azienda in attivo, che sul mercato italiano gode in sostanza del monopolio attraverso vari marchi. La Golden Lady Company è leader indiscusso in Italia, conta 11 stabilimenti produttivi in Europa, 3500 dipendenti, produce 300 milioni di paia di calze all’anno, eppure ha deciso di chiudere lo stabilimento a Faenza e di spostare la produzione a Belgrado dove una lavoratrice costa 300 euro in meno.

Noi non accettiamo che Golden Lady approfitti della crisi per cacciare 350 lavoratori e gettare nel cestino la loro dignità e loro la professionalità.
Diciamo basta a quanti sfruttino risorse pubbliche, finanziamenti, professionalità e capacità dei lavoratori per poi trasferirsi la produzione all’estero lasciando in Italia il deserto!

Il dilagare della precarietà riduce i diritti, e le donne sono maggiormente vittime essendo soprattutto loro ad essere contrattualizzate nelle forme più atipiche e instabili.
A questo si aggiunge il lavoro di cura domestico che pesa completamente sulle loro spalle, perché nel nostro Paese manca una rete di stato sociale vero e serio. Se gli asili sono numericamente insufficienti e si riduce il tempo scuola, se non c’è un servizio di assistenza pubblica degli anziani o dei diversamente abili, chi è che pagherà il prezzo più alto in termini di qualità della vita, professionale e privata, se non le donne?

Il tasso di occupazione femminile resta al di sotto della media europea attestandosi al 30.8% al sud, al 55,6% al nord ovest ed al 56.9% al nordest.
I differenziali retributivi tra uomini e donne si attestano intorno al 17%.
Sono numeri che nella loro freddezza fotografano quanto la società sia ancora lontana, soprattutto nel mercato del lavoro, dalla realizzazione della parità di accesso e di retribuzione, oltre che di diritti.

Per questo oggi pomeriggio, con un’iniziativa pubblica, a Faenza, incontreremo le lavoratrici della OMSA e i cittadini e le cittadine di Faenza per lanciare, attraverso una campagna nazionale, un messaggio di solidarietà alle lavoratrici della Omsa di Faenza e a tutte quelle madri di famiglie e giovani precarie vittime della crisi e dell’irresponsabilità di certi imprenditori.

Informeremo tutte le donne italiane sui nomi dei prodotti degli otto brand del Gruppo Golden Lady (Golden Lady, Omsa, SiSi, Filodoro, Philippe Matignon, NY Legs, Hue, Arwa), per far conoscere loro i reali e inaccettabili comportamenti dell’azienda.

Vogliamo creare una larga rete di solidarietà che attraversi tutto il Paese e che coinvolga in primo luogo le donne, per non far sentire sole le donne della Omsa in questa battaglia per il lavoro, perché non vengano trattate come delle macchine di cui ci si può facilmente disfare, perché non sono numeri che si possono cancellare con tratto di penna.

Il dovere della politica è quello di cercare risposte credibili e per questo continueremo fino a che la Omsa non darà la garanzia di un posto di lavoro stabile per ciascuno dei lavoratori e delle lavoratrici.