Il risultato del referendum farsa di Pomigliano si commenta da solo. Non c’è stato un plebiscito e allo stesso tempo, esiste una sincera richiesta di un progetto industriale e occupazionale che possa dare serenità ai lavoratori e alla comunità di Pomigliano. Questo risultato mette alla prova la buona fede della Fiat e cioè se fosse solo alla ricerca di un capro espiatorio per non effettuare l’investimento, oppure se sinceramente ci prova.
Questa vicenda riconsegna all’azienda e alle organizzazioni sindacali serie tre problemi. Il primo riguarda la Fiat. Un’azienda non può operare in assenza totale di indirizzi e di scelte industriali del governo perché, come accade in Germania piuttosto che in Francia o negli Stati Uniti, le aziende che investono in quelle dimensioni di capitale hanno bisogno di certezze, mentre il governo italiano ha fatto o da zerbino, con il ministro disoccupazione Sacconi, o ha brillato per la totale assenza di responsabilità per ciò che concerne la politica industriale. L’Italia dei Valori crede che la manifattura di qualità sia uno dei settori che vanno difesi e sostenuti. Il secondo problema riguarda la serietà del progetto su Pomigliano che lascia molto perplessi, dato che la questione è stata buttata ‘tutta in politica’, mentre, invece, diventa necessario che la Fiat dichiari, in maniera trasparente, le sue scelte per l’Italia, sia per lo stabilimento di Pomigliano che per quello di Termini Imerese.
Da questo risultato nasce una sfida che un manager serio e autorevole come Marchionne deve raccogliere: ciò che è accaduto è incivile, controproducente e dannoso per la stessa efficienza del’impresa. Non si può contrapporre la fabbrica, che deve funzionare, con i diritti individuali previsti dalla Costituzione. Gli operai sono stati messi sotto ricatto quando sono stati costretti a scegliere tra un posto di lavoro e la rinuncia ai diritti fondamentali. E’ come mettere la prima cellula di cancro dentro un sistema sano con il rischio acclarato che questa diventi il grimaldello che scardina tutto il sistema delle regole diventando il modello per tutte le altre situazioni di crisi aziendale.
Marchionne aveva affermato che voleva lavoratori coinvolti, motivati e rispettati. L’Italia dei Valori chiede ora senso di responsabilità sapendo che abbiamo tutti un grandissimo problema: cioè siamo privi del governo per ciò che riguarda la politica industriale. Questa assenza è il più grande delitto che il governo Berlusconi ha fatto ai danni dell’Italia.
Antonio Di Pietro
Maurizio Zipponi

