dalla parte dei cittadini



1 Giugno 2010

Stop alla cultura


Il decreto Tremonti che il Capo dello Stato ha firmato, con qualche aggiustamento delle ultime ore, dà un colpo decisivo a tutte le istituzioni culturali del paese.

In maniera indiscriminata, dopo la legge sulle fondazioni liriche e musicali, anche gli istituti che organizzano, gli studi geografici, storici e filosofici sono costretti alla chiusura, salvo il raro intervento di un mecenate privato.

Si precisa il disegno piduista. Per destinare ad altro circa cinque milioni di euro, si taglia. Non conta l’orientamento culturale e politico di quegli istituti, dalla Quadriennale di Roma al Centro Sperimentale di Cinematografia, Occorre fare in modo che nessuno pensi e rifletta sul passato, sul presente e sull’avvenire.

E’ necessario togliere una buona volta agli italiani la possibilità di uscire dal pensiero unico del populismo autoritario. L’Italia deve diventare un deserto culturale, privo di luci accese a Roma come a Napoli, Torino e Milano.

Dobbiamo pensare che le proteste del ministro Bondi, che non è andato a Cannes per non vedere Daqruila di Sabina Guzzanti, salvino qualche istituto sommergendo tutti gli altri? E’ possibile ma non cambia la situazione di oppressione generalizzata.

L’Italia, senza le sue istituzioni culturali che attraggono gli stranieri e fanno del nostro paese un orizzonte vivo e colorato, spegne la luce. Milioni di persone e migliaia di famiglie non possono più lavorare, né fruire di quei servizi. Ma Berlusconi forse sarà più tranquillo.