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31 Luglio 2010

Il dittatorello Berlusconi Silvio


Quello che poteva essere un normale contrasto tra galletti dentro lo stesso pollaio partitico, ha assunto il segno della conferma di un disegno eversivo, lo stesso disegno eversivo espresso dalla legge sulle intercettazioni: impunità e omertà, al posto di responsabilità personale e dell’informazione libera . L’imperativo del dittatorello, pluriinquisito, Berlusconi Silvio, è porre ostacoli all'accertamento di responsabilità, legando le mani e mettendo le manettealle forze dell'ordine e alla magistratura, che le manette dovrebbero metterle ai delinquenti. Il tentativo di Berlusconi è anche quello di mettere il bavaglio ai giornalisti, in sostanza è il progetto piduista di Berlusconi Silvio, pluri-inquisito e, grazie alle leggi ad personam, ancora non giudicato o condannato, come il suo compare, l’avvocato Mills. Berlusconi vuole porre ostacoli alla punibilità di amici di casta e di cricca, vedi Cosentino e Dell'Utri, imputato il primo per camorra e condannato il secondo per mafia, Brancher, il ministro del nulla appena condannato a due anni, ma anche Scajola e Verdini.

In tale scenario, Cesare Previti, già ministro della Difesa e poi condannato e affidato ai servizi sociali, ormai è un profeta del crimine. Vuole porre, al tempo stesso, il bavaglio ai giornalisti e ai blogger, per censurare e zittire informazioni e opinioni sgradite. In tale scenario, il Tg1 di Minzolini e il direttore generale della Rai, Mauro Masi detengono il modello di riferimento di una disinformazione di regime.

In questo scenario, il dittatorello Berlusconi caccia dal partito Gianfranco Fini e quanti si sono schierati con posizioni sgradite sulla questione morale e lascia nel partito e nel governo al loro posto il cofondatore di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, Cosentino, Brancher, Bertolaso, Verdini, se stesso. Lascia, inoltre, e resta a garanzia del sistema, Gianni Letta, il Rasputin del terzo millennio. Palazzo Chigi ormai sembra il palazzo degli Zar, caratterizzato da imprevedibili minacce e atti di violenza. Fini e i suoi hanno osato opporsi al disegno di legge sulle intercettazioni e richiamare l'attenzione sulla questione morale e, implacabile, è arrivata l’espulsione, figlia della cultura della impunità di casta e del fastidio per opinioni diverse dalle veline, di ogni genere. E, a conferma del delirio di onnipotenza del Berlusconi Silvio, a conferma della soffocante coincidenza tra pubblico e privato, che costruisce caste e conflitti di interesse, a conferma del fastidio di ogni controllo sulla legalità, l'ufficio di presidenza del Popolo delle libertà e il presidente del Consiglio dei ministri, quarta carica dello Stato, hanno cacciato dal partito il cofondatore del PdL, Gianfranco Fini, e vogliono cacciarlo dalla carica di presidente della Camera. Un atto eversivo ed un tentativo di stravolgimento del sistema costituzionale. Quello che poteva essere un contrasto tra galletti dentro lo stesso pollaio partitico, ha finito con il confermare, per atti e fatti concludenti, la natura costituzionalmente eversiva e il progetto piduista del dittatorello Berlusconi e del suo governo.

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30 Luglio 2010

E' crisi di governo: Berlusconi riferisca in aula


Da ieri sera tutto è cambiato e questa mattina nell’aula di Montecitorio si è di fatto aperta la crisi del governo. Non siamo di fronte ad un bisticcio, l’ennesimo, tra Berlusconi e Fini ma di fronte alla deflagrazione della maggioranza e all’implosione di un progetto politico e di un partito che doveva essere il grande partito della destra dei moderati italiani e della libertà ma che, alla fine, del concetto di libertà ha dimostrato di avere solo la presunzione del nome. Non appena uno dei due cofondatori, e alcune persone a lui vicino, si sono limitate ad esprimere liberamente le proprie opinioni e valutazioni su un tema come quello della questione morale, che nel Pdl è come parlare della corda in casa dell’impiccato, la maggioranza non ha retto. La difficoltà di coesione tra chi, come Fini, aveva da una parte pensato di dare vita davvero ad un partito plurale e liberale e chi ha, viceversa, una visione del partito totalitaria è venuta al pettine.

Di fatto oggi la maggioranza è implosa sia numericamente che politicamente. Lo si potrà verificare oggi stesso, se ci sarà, come appare molto probabile, lo scisma e la costituzione di due gruppi parlamentari distinti. Ma di fatto ieri abbiamo assistito alla deflagrazione delle due colonne portanti del Pdl. E’ deflagrato il Pdl come partito portante della coalizione e presto imploderà anche la seconda colonna, ovvero il patto fondativo tra Pdl e Lega. Sono certo che questo governo cadrà in autunno e non per mano di Fini. A staccare la spina sarà la Lega, quando prenderà atto che questo governo ormai non andrà più da nessun parte e che il federalismo rimane solo un progetto sulla carta. Un attimo primo che l’inganno venga svelato, la Lega staccherà la spina.

In questo mutato quadro, è chiaro che per Italia dei Valori, e per tutti gli altri gruppi di opposizione, non esiste più nessun accordo a chiudere questa sera, così come era stato preventivato fino a ieri sera. Da oggi inizierà una durissima azione ostruzionistica. Se non c’è più una maggioranza la politica non può andare in vacanza. Noi andremo avanti con il nostro ostruzionismo per tutto il mese se sarà necessario, finché il presidente del Consiglio non uscirà dal buco in cui si è rintanato e si assumerà pubblicamente, nell’Aula della Camera dei Deputati, le sue responsabilità venendo a riferire sulla crisi di governo. E’ intollerabile ed impensabile che il paese rimanga nell’oblio.

Fonte: www.massimodonadi.it

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29 Luglio 2010

Intercettazioni rimandate a settembre


Nel pomeriggio arriverà la comunicazione ufficiale ma vi anticipo già da ora la grande novità dell’estate e ve lo annuncio con un gran senso di soddisfazione e di orgoglio: il ddl intercettazioni sarà rinviato a settembre. Ci possiamo concedere il lusso di cantare vittoria, anche se, come diceva qualcuno, abbiamo vinto la prima battaglia e non la guerra ma è già uno straordinario segnale. E’ la dimostrazione che quando di fronte a noi c’è una grande battaglia di democrazia ci dobbiamo credere fino in fondo, perché le buone ragioni dell’opposizione, anche se minoritarie, sono sempre vincenti. E’ la prova che, quando l’opposizione, la società civile, i sindacati, le associazioni uniti in piazza ai semplici cittadini, fanno fronte comune e gridano forte, ad una voce sola, il rifiuto ad ogni forma di autoritarismo mascherato, ad ogni prevaricazione subdola e strisciante, ad ogni atto di arroganza becero del potente di turno per coprire le sue malefatte e la sua spregiudicatezza politica e morale, si deve combattere. E’ la prova che quando in gioco c’è la difesa delle più elementari libertà dell’uomo che sono sacre e inviolabili, si può vincere. Non è finita qui. Per ora, abbiamo portato a casa un risultato straordinario che ci rende orgogliosi e soddisfatti. Abbiamo vinto la prima grande battaglia di democrazia, costringendo il governo ad una clamorosa sconfitta. Siamo ad un passo dalla Caporetto del Governo, alla Waterloo del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sconfitto e umiliato, che subisce l’onta di dover rinviare il provvedimento sulle intercettazioni, che voleva tanto e subito, costretto ad ingoiare un rospo gigante, circostanza per lui inusuale. Con il ddl intercettazioni, che rimane quello che è, ovvero una colossale, gigantesca, enorme porcata – ricordo qui solo per inciso la vergognosa abolizione della norma Falcone e quella antiweb che fanno inorridire – ci rivediamo a settembre, augurandomi con tutto il cuore che il rinvio di oggi sia il primo passo verso l’archiviazione definitiva di questo ennesima legge scellerata del Governo.

fonte: www.massimodonadi.it


28 Luglio 2010

Supereroi muti


Dell'Utri Marcello, condannato in secondo grado per reati di mafia, piuttosto che difendersi nei processi, sta scrivendo un volume di cultura mafiosa.
Con disprezzo e strafottenza per le azioni penali in corso, Dell'Utri Marcello pontifica e sembra rappresentare il popolo della cultura mafiosa. Stiamo parlando del senatore Marcello Dell'Utri, sì, il condannato per mafia è senatore!

Dell'Utri Marcello, cofondatorte di Forza Italia con Berlusconi Silvio, pluri-inquisito e pluri-salvato da leggi ad personam, proposte dal proprio legale avvocato e deputato Ghedini, rimane al suo posto e ricorda che lo stalliere di cavalli e riferimento di mafiosi , Mangano Vittorio , è un eroe.
Sì, il Sen.Marcello Dell'Utri ha detto, e più volte ripetuto, che lo stalliere condannato Mangano Vittorio è un eroe. Un messaggio da tipica cultura mafiosa. Secondo il parere di Dell’Utri, Mangano Vittorio era un eroe, perché non ha fornito ai magistrati elementi utili contro lui e i suoi amici, Berlusconi Silvio e Dell'Utri Marcello, appunto.
Tranquilli mafiosi e collusi anche Dell'Utri Marcello condivide la subcultura mafiosa e considera chi difende gli "amici " degli eroi. Tranquilli mafiosi e collusi anche Dell'Utri Marcello non parlerà, anzi non ha parlato, aspirando ad essere considerato anche lui eroe. E, a conferma che, secondo la subcultura usata dalla mafia, un vero uomo non parla; convocato il 27 luglio 2010 da imputato a rispondere dei suoi rapporti con cricca e la P3, il senatore Dell'Utri si è avvalso della facoltà di non rispondere.
Ogni imputato può avvalersi della facoltà di non rispondere.
Anche l'imputato Dell'Utri Marcello, già condannato in altro processo per mafia in corso, può avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma l'intellettuale Dell'Utri (beati monoculi in regno coecorum) non soltanto si avvale del suo diritto di imputato della facoltà di non rispondere, ma manda un tipico messaggio omertoso e di cultura mafiosa: invita gli altri imputati a seguire il suo esempio e a non rispondere alle domande dei magistrati.
Ce ne è abbastanza per proporre di diffondere nelle scuole, che vogliono conoscere la cultura mafiosa e difendersi da essa, il pensiero del professionista e intellettuale, legato alla mafia e condannato a 7 anni in Appello per concorso esterno in associazione mafiosa, Dell'Utri Marcello, che è la stessa persona di Marcello Dell'Utri , senatore e cofondatore di Forza Italia, insieme con il pluri-imputato e pluri-salvato da leggi ad personam, Berlusconi Silvio.
Berlusconi Silvio rimane al suo posto istituzionale di capo del governo. Dell'Utri Marcello rimane al suo posto istituzionale, di senatore della Repubblica.
La mafia rischia, così continuando, di apparire di avere il volto dello Stato, e lo Stato, così continuando, rischia di apparire di avere il volto della mafia.

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27 Luglio 2010

Giu' le mani dal web


Loro, i finiani, dicono di aver lavorato per la riduzione del danno ma che la legge sulle intercettazioni sia ora una legge accettabile è una colossale balla. Ci sono aspetti talmente odiosi in questo provvedimento che lo rendono del tutto inaccettabile e non c’è passo avanti o indietro che tenga.
Il ddl intercettazioni è un gigantesco ed inesorabile passo indietro che ci riporta al paleolitico dell’informazione e al pleistocene della libertà. Ecco due nefandezze su tutte, per rispedirlo così come è al mittente: hanno mantenuto l’abrogazione dell’articolo 13 della cosiddetta legge Falcone, depotenziando la lotta alla criminalità organizzata e, con il comma 29 dell’articolo 1, hanno imposto una nefasta limitazione alla libertà del web, mai pensata prima e che non esiste in nessun altro paese del mondo. Il comma in questione, infatti, sottopone qualsiasi pagina web, che sia quella facente capo ad un grande gruppo editoriale o al blogger Mario Rossi di Gallarate, alle stesse regole dei giornali: le rettifiche andranno pubblicate entro 48 ore, con la stessa evidenza della notizia originale. Chi non lo fa, rischia una sanzione salatissima, fino a 12.500 euro che se per il gruppo Espresso spa, per fare un esempio sono bazzecole, per Mario Rossi sono un incubo. Tradotto, in parole povere: la libera circolazione di idee e notizie sensibili non solo saranno vietate sui mezzi di comunicazione del padrone, leggi Mediaset, o asservite al padrone, leggi Rai, ma non potranno più circolare sul web, libero spazio per libere menti. Di questo passo e con questo governo, pensieri, riflessioni, idee, denunce rimarranno li dove sono nel cassetto dei sogni e delle buone intenzioni.
Ogni canale di comunicazione sarà inesorabilmente chiuso. Stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà. Pretendere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta, esattamente come se fosse un giornalista, sotto la minaccia di una pesantissima sanzione pecunaria, significa infatti dissuaderlo dall’occuparsi di temi suscettibili che sputtanano i poteri forti, politici ed economici. Di cosa, dunque, dovrei gioire o essere soddisfatto proprio non lo capisco. Dovrei forse gioire del fatto che la criminalità potrà continuare a compiere crimini? Oppure che questo governo di irresponsabili ha deciso di farsi beffa della sicurezza degli italiani? O del fatto che stanno compiendo un vero e proprio scempio, che imbavaglierà per sempre le nostre bocche, fino ad addormentare le nostre coscienze? Per questo, appoggio la lettera appello che alcuni dei più importanti giornalisti operanti anche su internet hanno rivolto alla presidente Giulia Bongiorno. L’accesso alla Rete sta diventando in centinaia di paesi al mondo un diritto fondamentale dell’uomo. Sarebbe paradossale che proprio l’Italia debba rinunciarvi per sempre.

fonte: www.massimodonadi.it


26 Luglio 2010

Mirafiori conta piu' di Pomigliano?


Le parole di Bossi sul futuro della Fiat non lasciano adito a equivoci. Nello stesso discorso il leader del Carroccio ha detto che Marchionne fa bene ad andare in Serbia perché lì gli danno i soldi, che Mirafiori non si tocca e, marginalmente ma neanche poi tanto, che l’obiettivo finale della Lega è avere una Padania libera.

Tutto questo ha due significati fondamentali: la Lega è una forza ancora apertamente secessionista (e non a casa Alemanno ha ricordato proprio oggi che la parola “secessione” non è scomparsa dallo statuto della Lega) e l’intervento dei vertici del Carroccio sulla Fiat è volto a tutelare solo lo stabilimento di Mirafiori.

E’ questo il quadro in cui il governo, di cui la Lega fa parte a pieno titolo, dovrebbe intervenire nella vertenza Fiat con una posizione di mediazione. Ho la netta sensazione che si punterà solo a salvaguardare lo stabilimento torinese perché l’unico che interessa a una delle due forze in campo. Il Pdl, se stiamo alle parole di Berlusconi dell’altro giorno, invece, auspica solo che Marchionne ci ripensi, ma non ha alcuna intenzione di mettere sul piatto qualcosa per arrivare a un logico compromesso che salvaguardi la produzione di tutti gli stabilimenti e il mantenimento dei livelli occupazionali.

Del resto non è un caso che Bossi abbia cominciato a interessarsi della Fiat solo quando è stata paventata la chiusura di Mirafiori. Quando si è parlato di Melfi, di Pomigliano, di Termini Imerese, non è arrivata una sola parola. E se anche due dei tre principali sindacati hanno gettato la spugna, a difendere i diritti dei lavoratori e a tentare di salvare il salvabile sarà soltanto la Cgil, a patto che non resti sola.

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25 Luglio 2010

Le candele di Bebelplatz contro il bavaglio


Oggi, a partire dalle 19,30, in Bebelplatz, a Berlino, verranno accese tremila candele per dire ‘No’ alla ‘legge bavaglio’ che, se verrà approvata, sara' la consacrazione ufficiale della nascita in Italia, in un Paese Europeo della area Schengen, di una dittatura del terzo millennio. A Bebelplatz il nazionalsocialismo, nel 1933, bruciò migliaia di libri per esprimere, con drammatica chiarezza e violenza, la fine della libertà e il disprezzo per la cultura. Oggi, 25 luglio, associazioni e movimenti della società civile europea, partiti politici europei, tedeschi e italiani, hanno promosso questa iniziativa per tenere alta l'attenzione contro un progetto eversivo che il governo Berlusconi persegue con arroganza, al fine di garantire l’impunità a criminali di ogni specie, per mortificare la libertà di informazione e i principi democratici della nostra Carta Costituzionale. Il disegno di legge sulle intercettazioni, infatti, lega le mani ai magistrati, impedisce ai cittadini di ottenere giustizia, e, oltre a voler imbavagliare i giornalisti, tenta di censurare anche il web. L’IdV, proprio perché consapevole dell’importanza della Rete, ha portato avanti in Parlamento, sin dal primo momento, una dura battaglia contro il bavaglio al web e l’obbligo di rettifica entro quarantotto ore per i blogger. A conferma di ciò, al Senato, l’Italia dei Valori è stata l’unica forza politica a votare contro l’emendamento presentato dal governo che tentava di imbavagliare il web. Oggi, siamo tra le forze presenti a Berlino poiché convinti che l'Europa non debba essere soltanto un’Unione finanziaria e di banchieri, ma debba essere sempre più l'Unione della legalità dei diritti di tutti e di ciascuno, anche contro e nonostante le leggi ingiuste di singoli Stati.

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Un punto dell'economia: i giovani italiani


Il 70% dei giovani italiani fino a 34 anni vive ancora con i genitori. Si tratta di giovani che hanno un lavoro precario. La domanda che sorge è questa: si tratta di bamboccioni come dice il ministro Brunetta?
La causa di questa prolungata convivenza, in realtà, non è dovuta allo scarso spirito di autonomia dei giovani italiani. E' da ricondurre, invece, alle condizioni oggettive che i giovani italiani vivono. Si tratta di giovani che non riescono a trovare un lavoro stabile.
Soffermiamoci ai costi d'affitto di un immobile in una città italiana, com Roma, Milano o Torino. Un monolocale può costare dai 650 ai 900 euro al mese, spese escluse. Cifre che sono spesso superiori allo stipendio di ingresso di chi ha un lavoro precario.
Tra i giovani con lavoro precario 7 su 10 dichiarano che stanno a casa con i genitori perché non riescono a crearsi una vita autonoma. Se facciamo la stessa domanda a chi ha un lavoro stabile, solo 5 su 10 vive con in genitori.
Nel 1995 solo il 19,9% dei giovani fra i 30 e i 34 anni viveva con i genitori. Nel 2005 il dato aveva già superato il 29%.
Un altro dato importante è quello relativo alle persone che hanno un reddito al di sotto della quota di povertà. Tra i giovani precari è del 13,1%, decisamente più alto rispetto alla media generale che è del 4%.
Altro che bamboccioni, allora, ministro Brunetta. Il punto vero è che si deve ragionare sulle cause che spingono i giovani a rimanere a casa con i genitori, e cioè: un mercato del lavoro che non funziona, un mercato degli immobili non adeguato.
L'Italia dei Valori, anche per questo, è convinta che bisognerebbe realizzare alcune azioni. Azioni che da un lato rendano il mercato del lavoro più equo ed efficiente, con forme di incentivo all'assunzione a tempo indeterminato. E dall'altro trovare delle forme di sostegno al mercato degli affitti, come ridurre la tassazione (quindi incentivare i proprietari delle case a ridurre i canoni di locazioni) e prevedere un sussidio economico per i giovani che devono pagare un fitto.
Queste sono azioni concrete di sostegno, non le prediche moraliste di Brunetta e del Governo che rimproverano ai giovani di rimanere a casa coi genitori quasi che fosse interamente colpa loro.

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24 Luglio 2010

Afghanistan: orgoglio e dignita'


L’ideologia non c’entra, il pacifismo di convenienza neanche. Il voto contrario alla Camera dell’IdV al rifinanziamento e al prolungamento della missione italiana in Afghanistan, voluti dall’attuale Governo, trova spiegazioni più profonde e concrete.
Voglio precisare, a scanso di equivoci, che siamo a favore della cooperazione internazionale e delle missioni a scopo umanitario, che mirano a riportare la pace in aree martoriate dalla guerra o da lotte tribali, tanto è vero che per 9 anni abbiamo appoggiato, con convinzione, l’intervento dei militari italiani in Afghanistan – così come stabilito dalla risoluzione ONU del 2001.
Oggi le condizioni, a nostro avviso, sono mutate ed è giunta l’ora dei bilanci. E’ quindi doveroso chiedersi: quali obiettivi sono stati raggiunti? E a che prezzo? Certamente alcuni dati non sembrano far riferimento ad un intervento per la pace: 1.500 “resistenti” talebani ammazzati da soldati italiani (fonte l’Espresso); 25 vittime tra i nostri ragazzi in divisa a fronte di una spesa sbalorditiva di oltre 2 miliardi e mezzo di euro. I risultati? Nessun riconoscimento dei diritti della popolazione afghana, nessuna possibilità di elezioni democratiche senza rischio per l’incolumità personale o senza ritorsioni fisiche, nessuna emancipazione della donna. In compenso l’unico “miglioramento”, si fa per dire, oggettivamente riscontrato è quello del traffico e della produzione di oppio legato a narcoproduttori contigui al governo Karzai.
Il Governo Berlusconi ha proposto di prorogare fino al 31 dicembre 2010 la missione in Afghanistan con un ulteriore incremento economico di 18.700.000 euro.
L’IdV è orgogliosa dell’esercito italiano, dei suoi professionisti, dei suoi ragazzi in divisa che, con il loro impegno quotidiano difendono le popolazioni in difficoltà. Ma a questo punto mi chiedo: quali sono i motivi per prorogare questa missione? È lecito continuare ad impegnare i nostri soldati in questa operazione? A nostro avviso la risposta è no. Ed è no perché sentiamo ancora forte l’orgoglio di essere italiani, di essere solidali con chi è in difficoltà, ma allo stesso tempo abbiamo la dignità di dire la nostra su una missione costosa, senza fine ed improduttiva. Una missione – così come oggi è concepita – che non giova a nessuno, ma che produce solo lacrime e sangue.
E’ quindi l’ora di mettere un punto fermo a questa guerra, l’IdV non ha esitato a chiarirlo con un voto di dissenso alla Camera, poiché il nostro impegno ed i sacrifici dei nostri soldati sul territorio afghano non valgono la loro vita.

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23 Luglio 2010

Fiat, se ne sono accorti adesso


Ben svegliati ai ministri Calderoli e Sacconi. Dopo la notizia della chiusura dello stabilimento di Termini Imerese con 2000 posti di lavoro che saltano, l’annuncio di nuova cassintegrazione in tutte le realtà Fiat, il teatrino di Pomigliano, dove sono stati contrapposti i diritti individuali dei lavoratori agli investimenti, la separazione dal gruppo Fiat delle attività di Iveco e New Holland con il pericolo reale per la sopravvivenza delle fabbriche italiane (la nuova società sarebbe caricata di un debito prevalente pur non avendo un fatturato prevalente) e dopo l’annuncio che Mirafiori produrrà la monovolume in Serbia, sembra che i ministri abbiano aperto gli occhi.
L’Italia dei Valori ha chiesto da sei mesi l’intervento della Presidenza del Consiglio, ma è stata inascoltata nei luoghi istituzionali. Nella lettera scritta alcune settimane fa a Marchionne e ai lavoratori abbiamo ribadito esattamente il punto della questione Fiat in Italia: l’enormità dei finanziamenti pubblici percepiti e l’abbandono graduale nel nostro paese delle attività principali.
Oggi siamo ben felici che anche altri partiti si accorgano del disegno in atto, in cui i lavoratori vengono utilizzati semplicemente come capri espiatori e come ostaggi per ricontrattare con lo Stato italiano e con il sistema di credito ulteriori enormi finanziamenti, che tolgono l’aria per respirare alle piccole e medie imprese e agli artigiani.
Perché nessuno dice, come invece ha sempre fatto e continua a fare l’IdV, che la Fiat sta usando tutti i fornitori come banche, non pagandoli prima di 180-200 giorni? Perché non si rende pubblico che il problema reale della Fiat è il debito, che con l’epurazioni in atto viene riversato di nuovo sulla collettività? La questione aperta è quella di far rimanere la Fiat un’azienda orgogliosamente italiana, che sappia costruire macchine di qualità e ecologicamente compatibili con i nuovi standard del rispetto ambientale. Un obiettivo che rompa con la tradizione del passato e cioè quello di essere un’azienda pubblica nei finanziamenti e privata nella divisione degli utili agli azionisti.
Per l’Italia dei Valori è fin troppo evidente che il piccolissimo utile dichiarato nei giorni scorsi serva unicamente a sostenere l’operazione in borsa dello spin off. Basta fare due conti, infatti, per scoprire che la cifra equivale esattamente ai 600 euro che la Fiat non ha pagato a luglio ai lavoratori nel premio di risultato. Siamo ben felici che altri partiti e il ministro della disoccupazione Sacconi si siano bruscamente risvegliati dal torpore e chiedano alla Fiat di rispondere direttamente alle istituzioni.
Noi riteniamo che la Presidenza del Consiglio si debba occupare di questa vicenda. Non tocca certo al ministro della disoccupazione, che ha sempre negato la realtà per prendere parte ad un vigliacco tiro a segno contro i lavoratori italiani. Gli unici che con stipendio netto di 1200 euro al mese pagano al cento per cento le tasse.

Antonio Di Pietro
Maurizio Zipponi


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22 Luglio 2010

Caliendo: dalla P2 alla P3. Se ne vada!


Ieri ho illustrato in aula una interrogazione a risposta immediata al Ministro della Giustizia in ordine alla vicenda del Sottosegretario Giacomo Caliendo, ex magistrato, coinvolto nella vicenda Carboni-Verdini-Lombardi-Dell'Utri, nota come associazione segreta P3. Ve ne dò conto nel seguito.

L'INTERROGAZIONE.
ANTONIO BORGHESI. Signor Presidente, signor Ministro, il sottosegretario alla giustizia e senatore, Giacomo Caliendo, risulta coinvolto in una vicenda che il grande pubblico conosce ormai come P3. In un'ordinanza, emessa il 6 luglio, nei confronti di Carboni, Lombardi e Martino, il senatore Caliendo viene citato per aver partecipato, con essi, ad una riunione, nell'abitazione del parlamentare Verdini, presenti anche Marcello Dell'Utri e i magistrati Martone e Miller, nella quale si sarebbe tentato di fare pressione per far modificare il giudizio della Corte Costituzionale sul cosiddetto lodo Alfano. Inoltre, il sottosegretario viene citato per altre vicende relative anche alla questione dell'esclusione della lista «Per la Lombardia» nelle elezioni regionali lombarde. Le chiediamo se, alla luce di queste vicende, indipendentemente dalle responsabilità penali, non ritenga che sia necessaria una sua azione volta a far dimettere il sottosegretario.

LA RISPOSTA
ANGELINO ALFANO. Ministro della giustizia. Signor Presidente, onorevoli colleghi, leggendo il vostro atto di sindacato ispettivo rilevo che esso è una sorta di copia-incolla dell'ordinanza di custodia cautelare che ha riguardato i tre soggetti da voi citati, con una conclusione evidentemente sganciata dalla premessa poiché, a fronte del copioso uso dei contenuti dell'ordinanza, si conclude, prescindendo da essa e chiedendo che iniziative il Governo intenda adottare in merito alla posizione del sottosegretario, il senatore Giacomo Caliendo, a prescindere - siete voi a scriverlo - dalle sue responsabilità penali. L'indagine era ampiamente nota alle cronache Pag. 53giudiziarie grazie ad una serie di anticipazioni giornalistiche. I dettagli dell'inchiesta sono emersi da giornali e dai siti Internet dai quali voi stessi dite di avere attinto le vostre informazioni ed il quadro è stato, infine, completato da una sobria e pacata intervista rilasciata dal procuratore aggiunto della Procura di Roma, il dottor Giancarlo Capaldo, a la Repubblica il 17 luglio scorso, dal titolo: «Una società occulta devastante che condizionava le istituzioni». Intervista, invero, dallo stesso procuratore parzialmente smentita il giorno successivo e che faceva seguito, sul piano logico, ad altra, non meno continente intervista concessa dal medesimo procuratore aggiunto al quotidiano Libero, il 15 maggio 2010, dal titolo: «Cricca: è una faida nel PdL». Tale mia premessa per dire che tutto è noto dell'inchiesta, niente è noto, invece, di ciò che il sottosegretario Caliendo avrebbe materialmente fatto, agendo illecitamente o in direzione contraria ai doveri dell'ufficio che ricopre. Intendo ribadire in quest'Aula, dunque, la piena correttezza di comportamento del sottosegretario Caliendo nei due anni di intenso e proficuo lavoro al Ministero della giustizia. Per ovvia conseguenza logica, non prendiamo neanche in considerazione l'ipotesi, richiesta nell'atto di sindacato ispettivo, ed inopportunamente avanzata anche ieri in Commissione giustizia, che il senatore Caliendo non si occupi più della materia delle intercettazioni in rappresentanza del Governo, a maggior ragione dopo che, proprio ieri, il senatore Caliendo ha presentato l'emendamento del Governo che, in buona parte, recepisce indicazioni provenienti dai soggetti istituzionali auditi in Commissione e anche da alcune opposizioni.
In ultimo, in riferimento al vostro quesito circa le iniziative che il Governo intende adottare al fine di salvaguardare - così chiedete - il Paese e le sue istituzioni nel loro prestigio e nella loro dignità, la mia risposta è semplice e chiara: il Governo intende adottare tutte le iniziative previste dal programma approvato da milioni di elettori per rendere più efficiente e funzionale la giustizia italiana come già fatto per la riforma del processo civile e per le leggi antimafia. Ciò nella consapevolezza della grande differenza che esiste tra noi e voi.
Per voi questione morale è andare dietro ad ogni inchiesta. Per noi è morale perseguire gli autori dei reati senza inseguire fantasmi, dare certezza della pena ai colpevoli, ristoro alle vittime dei loro reati, garanzie degne di uno Stato liberale ai cittadini innocenti sottoposti a processo

LA REPLICA
ANTONIO BORGHESI. Signor Ministro, non sono soddisfatto: etica e codice penale sono due questioni assolutamente diverse che vanno affrontate su piani diversi. Lei ha dato una risposta sostanzialmente burocratica che è del tutto simile a quella che una settimana fa il Ministro per i rapporti con il Parlamento aveva dato circa l'onorevole Cosentino, poi dimessosi; a quella che lo stesso Ministro aveva dovuto dare due settimane fa sul Ministro Brancher, poi dimessosi; a quella che un paio di mesi fa era stata data dallo stesso Ministro sulla questione del Ministro Scajola, poi dimessosi. Anche lì ci si limitava a dire che non era indagato, ma il tema evidentemente non è e non può essere questo.
In quell'inchiesta si parla di contestazione, per chi è indagato, ovviamente, di reati di associazione a delinquere semplice e violazione della legge Anselmi per aver costituito una vera e propria associazione segreta finalizzata ad influenzare decisioni politiche, appalti, processi e a pilotare le nomine nelle cariche istituzionali di rilievo. In quelle riunioni si parlava di questi temi e anche il sottosegretario Caliendo ha partecipato a quelle riunioni.
Poiché si parla di P3 non vorrei dimenticare che c'è un filo rosso tra la P3 e la P2 poiché non posso dimenticare che la relazione della Commissione Anselmi del 1981 parla ancora dell'allora magistrato Caliendo e ne parla in questi termini: era il messaggero di alcuni giudici in rapporto con la loggia P2 per esercitare pressioni affinché la procura milanese restituisse il passaporto a Roberto Calvi, il numero uno del Banco Ambrosiano al quale era stato negato l'espatrio.
Vorrei ricordare che il Governo non può, non poteva non conoscere questa vicenda poiché la relazione di minoranza in cui si parla ancora del sottosegretario attuale Caliendo, allora magistrato, era firmata da un autorevole Ministro di questo Governo, cioè dal Ministro per le infrastrutture Matteoli. Pertanto, la verità è che il fatto che questo sottosegretario abbia una delega alle intercettazioni o abbia avuto una delega alle intercettazioni è evidentemente un conflitto di interesse insanabile.

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21 Luglio 2010

Afghanistan: l'Idv non si macchia le mani


Oggi l’Italia dei Valori ha votato contro il rifinanziamento delle missioni internazionali. Avevamo chiesto al Governo di ritirare la missione in Afghanistan, ma il Governo ha detto di no, così la nostra bocciatura è stata senza appello. Tra l’altro più della metà del budget del decreto finisce in questa cosiddetta “missione” in Afghanistan.
Noi riteniamo sbagliata la nostra permanenza su quel territorio. Siamo andati lì perché parlavano di guerra al terrorismo ma oggi la motivazione non è più così nobile. Adesso c’è in atto una guerra guerreggiata sostenuta dai signori dell’oppio. E quarantadue Paesi, con altrettanti eserciti, sostengono il governo di Karzai che, a sua volta, si appoggia ai trafficanti di droga. In questi ultimi anni, in Afghanistan la produzione dell’oppio è lievitata vertiginosamente e chiaramente la presenza di forze straniere ha solo rassicurato e rafforzato il governo locale su questi traffici nelle strade della morte. Il decreto ha ridotto fortemente i fondi per la cooperazione allo sviluppo, diminuendo la natura umanitaria di queste missioni e rafforzandone il carattere militare. Basti pensare che il contingente italiano presente in quel Paese, al momento, è composto da 3790 unità, che con questo decreto diverranno 3970.

Mi chiedo: non sono bastati tutti questi morti sul campo di guerra afghano? Quante altri ne dobbiamo avere sulla coscienza? Abbiamo perso il conto del numero delle vittime civili e militari di tutte le Nazioni. Eppure, per quanto riguarda il nostro impegno, la Costituzione italiana parla in modo chiaro, all’articolo 11 recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. In quei territori c’è una vera e propria guerra e le Camere non hanno mai dato il via libera alla partecipazione dei nostri soldati. Tra l’altro, da un anno a questa parte il Governo, in più occasioni, ha riconosciuto la necessità una exit strategy. Sono state persino snocciolate le date per il rientro: prima si è parlato di un anno, poi del 2011. Ma oggi tutto tace, exit strategy è l’ennesimo termine vuoto. Dove sono finiti quegli ipocriti, pronti ad urlare la propria rabbia davanti ad una bara? Oggi sono silenti, consapevoli che tanto in Italia tutto si dimentica. Esprimo solidarietà e vicinanza ai militari italiani impegnati in tutte le missioni internazionali e riconosco l’importante contributo che hanno dato e continuano a dare. Dico loro: siete l’orgoglio del nostro Paese. Ma al Governo dico: noi dell’Italia dei Valori siamo una forza coerente e responsabile e non vogliamo macchiarci le mani per il crimine in atto in Afghanistan e soprattutto vogliamo che il nostro esercito serva per difendere il nostro Paese da offensiva esterna e non per portare la morte in altri.

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20 Luglio 2010

Caliendo deve dimettersi


Come ‘pensionato sfigato’ - la definizione è di Berlusconi - il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo si dava parecchio da fare. Tra un pranzo e una cena, era sempre pronto a dare una mano al comitato d’affari che si riuniva a casa Verdini: che ci fosse da fare pressioni sulla Corte Costituzionale perché approvasse il Lodo Alfano, che si trattasse di attivarsi per far nominare il giudice Alfonso Marra alla corte d’appello di Milano o che ci fosse da intervenire per far accogliere il ricorso di Formigoni contro l'esclusione della sua lista alle elezioni regionali, lui era sempre disponibile. Le carte processuali descrivono un quadro inquietante, da cui emergono fatti gravissimi che imporrebbbero dimissioni immediate.
Quello che è certo è che il sottosegretario alla Giustizia non può restare al suo posto, per questo l’Italia dei Valori ha presentato una mozione di sfiducia nei suoi confronti (Scarica il Pdf - 86 Kb). Una mozione che deve essere discussa prima della pausa estiva perché è evidente che Caliendo, quantomeno per ragioni di opportunità, non è in grado di svolgere con serenità il suo delicato lavoro, per il quale deve occuparsi, tra l'altro, di intercettazioni e di riforma della giustizia. Io al suo al posto avrei già fatto le valigie e lasciato via Arenula, lui non l’ha fatto e non sembra intenzionato a farlo, per questo la mozione di sfiducia è un atto dovuto.
L’auspicio è che, nell’interesse del Paese, sia sostenuta da tutte le forze d’opposizione: c’è un problema da risolvere e bisogna farlo subito

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19 Luglio 2010

Ora qualcuno chieda scusa


Adesso qualcuno deve chiedere scusa. Non bastano i comunicati, non contano le facce contrite davanti alle telecamere per dire che anche la Lombardia è caduta nel mercimonio politico mafioso che infesta tutto il Paese, da nord a sud, in un’unità d’Italia fatta di mala politica prostituita alla mafia. Trecento arresti sono uno schiaffo alla ‘ndrangheta calabrese lombardizzata ma non solo; trecento arresti sono cinque dita in piena faccia di chi come il sindaco Moratti ha giocato per una vita a sottovalutare, minimizzare, negare e coltivare indifferenza. Trecento arresti sono una sberla a tutti quei sindachetti e polituncoli padani che hanno tranquillizzato tutti per anni dicendo che il fenomeno non esisteva, che al massimo era “una cosa loro”, che le cittadine lombarde sono “immuni dalla mafia”, appoggiati da rappresentanti delle istituzioni che sfoggiano una pavidità e un’ignoranza utili ad una pacifica e tranquillizzante carriera. Trecento arresti oggi fanno sentire l’odore acre della lombardia. E non bastano più i “deodoranti” della Lega e del Pdl. Non funzionano più i convegni buoni per fare l’antimafia da souvenir per la fiera della Milano da bere. Scrivevamo un anno fa io e Gianni Barbacetto in A CENTO PASSI DAL DUOMO:
“L’impunità dentro le teste (oltre alle tasche) dei capibastone ‘ndranghetisti o dei prestanome camorristi o dei ragionieri di Cosa Nostra in Lombardia è una responsabilità politica. Risolvibile semplicemente con la voglia e l’onestà di volere dare al di là di tutto un segnale. Per restituire dignità anche nella forma. Una regione che controlla la carta d’identità di un mojito e cammina su fiumi di cocaina. Una regione che s’abbuffa alle conferenze stampa delle grandi opere e che inciampa al primo gradino del primo subappalto. Una regione che convoca gli stati generali dell’antimafia per ribadire di stare tranquilli. Una regione che ci convince di aver risolto tutto spostando i soldatini del Risiko con la scioltezza di un tiro di dadi. Una regione che se il fenomeno criminale non emerge allora non esiste. Una regione che mette i moniti dei procuratori antimafia nei faldoni di “costume e società”. E intanto ride. Nel riflesso degli eroi diventati onorevoli che “la mafia l’hanno debellata decenni fa” e se così non fosse è semplicemente perchè non l’hanno mai trovata. Una regione che è sacerdotessa della clandestinità diventata finalmente illegale e intanto finge di non sapere che l’illegalità pascola clandestina. Nel gioco dei segnali così caro alla pochezza criminale, se esistesse un santo dell’estetica contro il diavolo della politica per comunicati stampa, da domani partirebbero le ronde della legalità nei crani dei politici a cercare con il lumicino la responsabilità della dignità.”
Insieme a Gaetano Liguori siamo andati ad urlarlo in giro per l’Italia. Mi sono meritato qualche chilo di minacce, qualche accusa di allarmismo, sorrisini da “professionista dell’antimafia” e i rimbrotti di qualche maresciallo che ha dovuto fingere di credermi. Adesso si alzano le voci di chi sapeva e si sprecano le lettere di vicinanza. Addirittura spuntano democratici esperti dell’ultima ora. Tutti pronti a cavalcare; tanto hanno già pagato gli altri, nel bene e nel male.
Oggi ai cittadini qualcuno dovrebbe chiedere scusa.


Ai lettori

L'abbraccio alla legalità
L'Italia dei Valori è da sempre attiva nella lotta alla criminalità organizzata. E per questo sta organizzando un evento, al quale parteciperà anche il Presidente dell'Idv Antonio Di Pietro, per giovedì prossimo (22 luglio alle 17:30) nel centro "Falcone e Borsellino" di Paderno Dugnano, dove i boss della 'ndrangheta lombarda tenevano le loro riunioni. Sarà un abbraccio alla legalità.

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18 Luglio 2010

Paolo, il giudice che fa ancora paura


Borsellino fa ancora paura a molti anche a personaggi del mondo della politica. E l’ignobile episodio di eri ne è la conferma. E anche le coraggiose inchieste dei magistrati siciliani sulle stragi degli anni ’92 e 93’ non fanno dormire sonni tranquilli ai mandanti politici il cui nome e cognome ancora non è stato accertato processualmente. Ma si arriverà alla verità è sempre più vicina e noi dell’Italia dei Valori ci batteremo fino all’ultimo per farla emergere. Per noi e per tutti cittadini onesti Borsellino ed i suoi agenti della scorta, saltati in aria insieme a lui, sono degli eroi e non il pluripregiudicato Mangano, lo stalliere di Arcore, come afferma il senatore dell’Utri, condannato in Appello per concorso esterno in associazione mafiosa. Chi non si dissocia dalla parole del senatore del Pdl e cofondatore di Forza Italia, chi rimane in silenzio e non prova imbarazzo a sedersi accanto a lui in Parlamento, è certamente almeno
complice di quella stessa cultura che, solo a parole, dice di voler combattere.
Borsellino è stato ucciso perché aveva scoperto la trattativa fra lo Stato e la mafia e perche vi si oppose fermamente e quanto emerge oggi da notizie di stampa sul contenuto di una lettera inedita di Vito Ciancimino, è un’ulteriore conferma di questa realtà. Pezzi deviati dello Stato si adoperarono per far sparire documenti importantissimi e per depistare le indagini.
Domani, insieme al presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, all’europedutato Luigi De Magistris, all’on. Ignazio Messina, al coordinatore regionale, senatore Fabio Giambrone ed altri esponenti dell’Idv, parteciperemo, a Palermo, alle iniziative in memoria del giudice Paolo Borsellino e dei suoi agenti della scorta, barbaramente trucidati in via D’Amelio.

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Un punto dell'economia: la povertà in Italia


L'Istat ha recentemente rilasciato i dati sulla povertà in Italia. Nel 2009 le famiglie italiane in condizione di povertà relativa sono 2.657.000, cioè circa l'11% delle famiglie residenti. Circa 8 milioni di italiani (il 13% della popolazione), dunque, sono in condizioni di povertà relativa. Una cifra molto alta, che deve far riflettere.
La povertà relativa viene calcolata in base a una soglia di consumi al di sotto della quale una famiglia viene considerata povera in termini relativi.
Rispetto al 2008 l'incidenza della povertà è rimasta tendenzialmente ferma. Ma è un dato che non deve ingannarci. Questa tendenza quasi invariata, infatti, va attribuita al fatto che nel corso del 2009 la crisi ha colpito prevalentemente i giovani con contratti temporanei. Dunque, trattandosi di ragazzi, sono soggetti che hanno avuto aiuti dalle famiglie.
Il dato ancora più preoccupante è che la povertà e molto più accentuata nelle regioni del Mezzogiorno. Nel 2009 al Sud la povertà relativa ha raggiunto circa il 23% delle famiglie. Si tratta di un numero elevatissimo. Questo è legato al fatto che al Sud sono tanti i casi in cui anche il capofamiglia non dispone di un'attività lavorativa.
Questo è un fenomeno che andrebbe affrontato con serietà e rigore.
Ritengo infine che vadano fatte due considerazione. La prima: l'Italia non ha gli strumenti efficaci per contrastare la povertà. La seconda è legata al dibattito in corso sul federalismo: un Paese nel quale in una vasta area come il Mezzogiorno ci sono il 23% di famiglie povere, è un Paese nel quale il federalismo potrebbe solo accrescere questa diversità economica. Se non poniamo attenzione a questo problema c'è il rischio che si creino ulteriori gradini economici fra le famiglie italiane.
L'Italia dei Valori crede che sia necessario introdurre nuovi strumenti di sostegno per le famiglie povere e di riduzione della povertà, specie nelle regioni meridionali.


17 Luglio 2010

A Berlino contro il bavaglio


Italia dei Valori sarà a Berlino presente contro la "legge bavaglio", insieme con altre formazioni politiche europee e tedesche e insieme con la società civile tedesca, italiana, europea.
Sarà una occasione per sensibilizzare, ulteriormente, l'opinione pubblica tedesca ed europea sulla gravità della situazione italiana. La data (25 luglio) ricorda la tragedia della dittatura fascista in Italia. Il luogo (Bebelplatz) ricorda il rogo dei libri da parte dei nazisti, atto terribile di disprezzo per la libertà e per la cultura. Con 3000 candeline verrà disegnata sulla piazza la sagoma dell'Italia. Tale manifestazione sarà un altro contributo per contrastare il progetto eversivo e piduista in atto nel nostro Paese. La presenza dell'Italia nell'Unione Europea è, per noi italiani, motivo di speranza, per gli altri popoli europei motivo di paura; sì, paura di contaminazione all'intero continente di tratti negativi, oggi così presenti in Italia. La approvazione della legge bavaglio rischia di essere l'atto formale di nascita di una dittatura da terzo millennio. Sì, dittatura europea da terzo millennio. Una dittatura da terzo millennio all'interno della Unione europea, dentro i confini di Schengen, non si presenta, di certo, con la camicia nera e il saluto romano di Benito Mussolini, né con ll passo militare e la camicia grigia di Adolf Hitler. La stessa legge prevede una forte limitazione alle attività di investigazione di magistrati e forze dell'ordine, costituendo un ennesimo colpo allo Stato di diritto e un ennesimo regalo dell'attuale governo alla criminalità di ogni specie, garantendo impunità e privilegi a corruttori e corrotti, a pedofili e mafiosi.
Saremo in tanti, noi di Italia dei Valori, in Bebelplatz ad esprimere la forte resistenza nei riguardi di un gravissimo attentato alla democrazia italiana ed europea, in un luogo simbolo di un precedente, terribile attentato alla democrazia tedesca ed europea.

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16 Luglio 2010

Cadono come birilli


Il governo ha deciso di mettere la fiducia sulla manovra economica non solo per ammutolire l’opposizione e bloccare ogni proposta emendativa, ma anche, e soprattutto, per tenere sotto ricatto la propria maggioranza parlamentare.
Tuttavia Berlusconi non si è accorto che la misura è ben poca cosa per evitare il tracollo del suo “regno” perché a sgretolarsi non è la maggioranza in parlamento ma il governo vero e proprio: nel giro di appena due mesi sono caduti infatti tre membri, Scajola, Brancher e Cosentino, ed un quarto, Caliendo, è fortemente a rischio.
Ecco perché al momento di votare la questione di fiducia nell’Aula del Senato, come Italia dei Valori, abbiamo voluto ricordare al governo che non c’è fiducia che tenga quando l’esecutivo diventa un fantasma di se stesso, decimato dalle colpe dell’ingordigia e dell’autoconservazione ad ogni costo e ad ogni mezzo, anche illegale.
Quando è stata aperta la votazione sulla manovra economica, che metterà in ginocchio i cittadini italiani, abbiamo alzato dei cartelli raffiguranti la prima pagina dell' Unita', recante un fotomontaggio con tre birilli a terra con la faccia dei membri del governo costretti finora a dimettersi e la scritta a caratteri cubitali 'E tre', mentre sullo sfondo un birillo rimane in piedi con la faccia del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo.
Non basta, tuttavia, la ventata di giustizia e legalità che ha in piccola parte squarciato la cortina omertosa del governo: è ormai chiaro che le responsabilità degli scandali nel governo non sono soltanto individuali e che le colpe non sono cancellabili con la dimissione dei diretti interessati nella bufera giudiziaria. Esiste una responsabilità collettiva e collegiale del fallimento di un esecutivo corrotto così come esiste una responsabilità diretta di chi questo enturage governativo l’ha scelto.
Un primo Ministro che tenga al bene del proprio paese, ma anche soltanto alla sua propria dignità politica, avrebbe già rimesso le dimissioni dopo che tre dei suoi più importanti collaboratori governativi sono stati costretti, nell’indignazione popolare, a rimettere l’incarico proprio da lui assegnatogli.
Che Berlusconi ancora rimanga al suo posto, mentre la nave affonda, è sintomatico della sua concezione del potere: padronale e autoritario, più che un uomo prestato alla politica è una politica venduta all’uomo.
Berlusconi non ci ricorda “Cesare”, il nome in codice che gli indagati nell’inchiesta dell’eolico avrebbero usato per riferirsi al premier, ma piuttosto Caligola, l’imperatore romano che nominò senatore il proprio cavallo, visto il pantheon “eccelso” di indagati e condannati che affollano la schiera del governo.
Il “veni, vidi, vici” del governo pigliatutto ha fatto il suo tempo: il Lodo Alfano, e gli altri artifizi giuridici adoprati per tenere in piedi una compagine interessata solo al proprio tornaconto, non possono ostare più a che si torni alle urne.
L’Italia dei valori chiede, e lo farà ufficialmente con una mozione di sfiducia all’intero governo, che i cittadini sovrani possano chiudere, senza inciuci, questa stagione delle P1, P2 e P3 , perché Peggio di così si muore, e possano nuovamente scegliere i propri rappresentanti tramite democratiche elezioni.

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15 Luglio 2010

Lettera aperta ai dirigenti e ai lavoratori Fiat


La vicenda della Fiat sta assumendo una dimensione tale da coinvolgere il Governo, le Istituzioni e le forze politiche che, come l’Italia dei Valori hanno a cuore il futuro dell’industria, dell’economia e dell’occupazione sana del nostro Paese.
L’Italia dei Valori ha individuato due punti di partenza per poter agire con saggezza su un tema così delicato. Innanzitutto bisogna sottolineare che la Fiat è un’azienda che ha sempre ricevuto importanti finanziamenti pubblici da parte dello Stato e non può quindi pensare all’Italia solo come ad un mercato, come se non vi fosse una responsabilità sociale per le risorse ricevute. In secondo luogo, è necessario considerare gli esempi che arrivano dalla nuova mappa mondiale dei produttori di auto. Le aziende in Francia e in Germania si stanno occupando dei nuovi mercati e, contemporaneamente, investono nel proprio Paese senza mettere in contrapposizione i diritti dei lavoratori con i piani industriali.
Ci poniamo quindi alcune domande alle quali riteniamo che gli azionisti, i dirigenti della Fiat ed i rappresentanti dei lavoratori debbano rispondere.
Come si spiega che l’industria dell’auto tedesca, con un accordo tra Merkel e sindacati, stia investendo nel proprio Paese per produzioni qualificate e di alto valore aggiunto?
Come si spiega che l’intenzione della Renault in Francia di chiudere stabilimenti e portare la produzione in Turchia sia stata definitivamente bloccata da Sarkozy?
Come si spiega che negli Usa gli aiuti pubblici alla Chrysler/Fiat sono stati vincolati da Obama allo sviluppo di produzioni a minor impatto ambientale, tanto è vero che la Fiat costruirà la 500 elettrica negli Usa?
Come si spiega che un operaio della Fiat prende millecinquecento euro medi netti al mese e quello tedesco a parità di mansioni ne percepisce più di tremila con una differenza del costo della vita solo del 20%?
Come si spiega che in Italia, dopo gli enormi finanziamenti pubblici, viene annunciata la chiusura della Fiat di Termini Imerese in Sicilia, per il 2011, con duemila posti di lavoro che saltano tra diretti e indiretti?
Come si spiega che a Melfi e a Mirafiori si licenziano delegati sindacali e lavoratori che esercitano il diritto sacrosanto della critica e dello sciopero?
Come si spiega che a Pomigliano i lavoratori debbano cancellare diritti previsti dai contratti e dalle leggi sotto il ricatto della chiusura dell’azienda e dei licenziamenti?
C’è qualcosa che non va. La sproporzione tra gli obiettivi dichiarati dall’azienda e le azioni concrete messe in atto contro i lavoratori è troppo grande. Per l’Italia dei Valori bisogna sostenere l’impresa non assistita, libera di agire sul mercato e rispettosa del Paese in cui opera, perché raggiunga la necessaria competitività e flessibilità date dalla concorrenza internazionale.
Siamo i primi sostenitori dell’investimento a Pomigliano e della ricerca di nuove imprese per Termini Imerese. E’ per questo che non capiamo i comportamenti della Fiat, a meno che la risposta non sia quella riportata recentemente da “il Sole 24 ore”, in cui si conferma l’intenzione della Fiat di separare nei prossimi mesi le attività industriali di Iveco e Cnh dal resto del Gruppo. Il Gruppo ha debiti consistenti che verrebbero distribuiti, a detta de “il Sole 24 ore”, sulla nuova società (Fiat Industrial) per il 60% mentre solo il 40% rimarrebbe a Fiat Spa con l’auto.

Quindi, ci chiediamo se la Fiat non stia creando un problema sociale enorme per ricontrattare con lo Stato e con il sistema bancario nuovi finanziamenti. In questo modo coprirebbe il vero problema, cioè quello del ripianamento del proprio debito, scaricando tutto sui lavoratori mentre gli azionisti decidono dividendi. E’ una storia già vista in Italia. Ci permettiamo di ricordare all’amministratore delegato Marchionne, che lui stesso dichiarò che “il problema della competitività dell’auto non dipende dal costo del lavoro che vale circa l’8% per unità di prodotto”.
Per l’Italia dei Valori la strada è chiusa. Non si possono cercare capri espiatori nei lavoratori che percepiscono 800 euro al mese quando sono in cassintegrazione, e quando lavorando non riescono più ad arrivare a fine mese. Con quale motivazione e partecipazione possono contribuire al buon andamento dell’impresa se non vengono rispettati?
Certo, siamo consapevoli che in Francia c’è Sarkozy, in Germania la Merkel, negli Usa Obama mentre in Italia il governo è assente. Ma questo non autorizza a sbagliare totalmente la strategia da opporre alla crisi. Non si possono bastonare i lavoratori e lisciare il pelo a chi ha la responsabilità di governare il Paese in un momento estremamente critico per l’economia e non fa nulla per risolvere il problema.
Una forza politica come l’Italia dei Valori, che è fuori dalla casta, dai compromessi di potere, dai ladrocini e dai misfatti, ha deciso di scrivere questa lettera aperta indirizzata a lei, egregio dott. Marchionne e a tutti i lavoratori, perché ritiene che un rapporto diretto tra le parti, senza falsi ministri del lavoro, finti presidenti del consiglio e finti sindacalisti, sia l’unico modo per far diventare la Fiat un’azienda italiana di cui essere orgogliosi.
Egregio dott. Marchionne, fare l’operaio oggi in Italia è considerato un lavoro poco nobile. Si è bistrattati da tutti e con lo stipendio percepito non si è neanche più in grado di mantenere la propria famiglia. Esiste, dunque, la possibilità che nemmeno il ricatto del posto di lavoro funzioni più, perché queste persone, che con il loro lavoro tengono in piedi l’Italia, non hanno da perdere che le loro catene.

Antonio Di Pietro - Presidente dell’Italia dei Valori
Maurizio Zipponi - Responsabile welfare e lavoro Idv

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Odore di 'ndrangheta in Liguria


Bordighera, in Liguria, rischia di fare la fine di Fondi. Da tempo si registrano incendi a locali pubblici, auto e furgoni. I carabinieri hanno scritto una relazione al prefetto in cui chiedono di sciogliere il consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.
Nei giorni scorsi ci sono stati 8 arresti su ordine della procura di Sanremo per minacce a un assessore (intervistato nel video) ma anche per reati legati al mondo della prostituzione, del mercato delle slot machine e degli immobili in cui nascondere i latitanti. Tra gli arrestati anche Michele Pellegrino, fotografato assieme al deputato del Pdl Eugenio Minasso all'epoca dell'elezione nel consiglio regionale della Liguria nel 2005.
Questa sera a Sanremo ci sarà una fiaccolata contro la mafia. Domani sera, invece, a Bordighera è in programma un consiglio comunale con all'ordine del giorno le dimissioni di 4 consiglieri di maggioranza del Pdl.


14 Luglio 2010

Un romanzo criminale


AGGIORNAMENTO ORE 18:50

Non c’è due senza tre! Cosentino si è appena dimesso da sottosegretario. Conserva il suo ruolo di coordinatore del Pdl campano. Ognuno ha la classe dirigente politica che si merita. Ma le sue dimissioni da sottosegretario sono una grande vittoria di Italia dei Valori e della determinazione con la quale anche questa volta ha scelto di percorrere la via della mozione di sfiducia. Resta la profonda amarezza che ancora una volta, come nel caso di Brancher, questo governo senza vergogna non abbia sentito il bisogno per rispetto delle istituzioni e dei cittadini elettori di fare pulizia da solo ed abbia atteso la spada di Damocle del voto di sfiducia. Non ci stancheremo mai di ripetere che la legalita' e la tutela dell'onorabilita' delle istituzioni democratiche sono per noi valori imprescindibili e non negoziabili.



Oggi pomeriggio, durante il Question Time in programma alla Camera dei Deputati, l'Italia dei Valori ha posto un'interrogazione al Governo circa la posizione di Nicola Cosentino, sottosegretario in forza al Pdl sul quale pendono gravi capi d'accusa, come il concorso esterno in associazione camorristica (approfondisci l'argomento a questo link).
Di seguito (e in video) pubblico il resoconto del Question Time e l'ennesima non risposta del Governo.

L'INTERROGAZIONE.
MASSIMO DONADI: Signor Presidente, signor Ministro, torniamo sullo stesso tema, perché non può pensare di cavarsela così, raccontando agli italiani due frottole su una vicenda che è grande come una casa.
Vorrei parafrasare un'espressione usata da un suo stesso collega di partito per dire che la storia recente del vostro Governo sembra tratta dalle pagine di «Romanzo criminale». Ma vi rendete conto? Parliamo degli ultimi due mesi: il Ministro Scajola si è dimesso, perché non si era accorto di chi gli avesse pagato la casa. In questi giorni, scopriamo che non si era accorto neanche di chi gli avesse pagato i lavori di restauro (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori)! Il Ministro Brancher è stato nominato solo in quanto indagato, per poter evitare, in questo modo, una volta diventato Ministro, grazie al legittimo impedimento, di dover rispondere davanti al magistrato in ordine a quanto faceva. Con riferimento al sottosegretario Cosentino, signor Ministro, ma quali notizie di stampa? Vi è un ordine di arresto, ratificato anche dalla Cassazione! Voi non potete imbrogliare così, non potete declassare una sentenza della Cassazione a notizia di stampa! Ed oggi, lo stesso sottosegretario Cosentino, insieme al sottosegretario Caliendo, risulta coinvolto anche nella vicenda di un'associazione segreta che, per definizione, è costituita ai danni dello Stato. Come affrontate questa questione morale?


LA RISPOSTA.
ELIO VITO Ministro per i rapporti con il Parlamento: Signor Presidente, anche nel caso dell'interrogazione dell'onorevole Donadi - a cui, credo, replicherà, in seguito, l'onorevole Di Pietro - rilevo innanzitutto che la Presidenza del Consiglio ritiene che essa si basi esclusivamente su notizie di stampa e che la Presidenza non è in possesso di alcuna documentazione né, ovviamente, è stato possibile esperire alcun approfondimento documentale, essendo le indagini in corso. Pertanto, nessuna decisione può essere responsabilmente assunta prima di poter conoscere i fatti, che sono tutti da acclarare. Inoltre, onorevole Donadi, trova applicazione il principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza (Commenti dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori). Tale imprescindibile dettame opera non soltanto per l'imputato condannato in primo grado o in giudizio d'appello, ma ancor più, per chi sia stato iscritto nel registro degli indagati, o il cui nominativo compaia negli atti di indagine, senza tuttavia avere assunto la veste di indagato, ovvero aver acquisito alcuna connotazione di natura processuale.

LA REPLICA.
ANTONIO DI PIETRO. Signor Presidente, signor Ministro, almeno lei si arrenda, lo deve alla sua dignità personale! Non può, anche lei, chiamarsi correo politico di un'associazione segreta; non può, anche lei, chiamarsi correo politico di persone che sono accusate di far parte di un'associazione camorristica.
Chiedo al Presidente della Camera - visto che il Governo non ne dispone - di trasmettere una copia della misura cautelare nei confronti del sottosegretario Cosentino. Noi ce l'abbiamo: almeno noi diamogliela, visto che fanno finta di non sapere! Signor Ministro, ricordo a lei di riferire al Ministro della giustizia che ha il dovere di chiedere copia degli atti se non li ha, e di non limitarsi a dire di guardare soltanto la rassegna stampa! È un Governo che fa esattamente quello che fa una associazione segreta: fa finta di non vedere, non sentire e di tramare sottobanco. Quel che noi chiediamo, la settimana prossima, non sono soltanto le dimissioni di Cosentino, ma le dimissioni di questo Governo, perché questo Governo, nel suo insieme, non ha più credibilità. È un Governo che continua ad utilizzare le istituzioni per farsi leggi, per non farsi processare nel suo gruppo, fare leggi che servono per assicurare l'impunità, fare leggi che servono semplicemente a una parte del Paese.
Quello che chiediamo a questo Governo è di rendersi conto che non può continuare a tirare la corda perché mentre il Paese brucia, continua a ridere, a sorridere e a far finta che nulla sia accaduto, nulla stia accadendo. In realtà, in questo Paese vi è un solo vero correo morale di tutto quello che sta accadendo e si chiama Silvio Berlusconi: il vero capo di questa nuova P2, anzi, è sempre la stessa persona che ha fatto parte e fa parte della P2. Per questo noi chiediamo, attraverso le dimissioni di Cosentino, che l'intero Governo vada a casa prima di continuare a distruggere il Paese.

Postato da Massimo Donadi in | Commenti (63) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

13 Luglio 2010

Pdl: "Carboni" ardenti e sorci "Verdini"


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La vicenda è nota. - Flavio Carboni, uomo delle trame, già condannato a 8 anni nell’ambito dell’inchiesta per il crac del Banco Ambrosiano, il giudice tributario Pasquale Lombardi, e l'imprenditore napoletano Arcangelo Martino, sono finiti in carcere per aver costituito, dice la Procura di Roma, un'associazione a delinquere che con la corruzione, l'abuso d'ufficio, la diffamazione e la violenza privata mirava a condizionare "il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale" nonché di "apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali". Era "una realtà organizzata del tutto corrispondente alla cosiddetta legge della Loggia P2". Più in piccolo, perciò “Sotto Loggia P2” del 2010.
Della quale faceva parte anche il deputato e coordinatore del Popolo della Libertà Denis Verdini. Verdini «si pone, per la qualità e rilevanza del ruolo, per il suo ripetuto e diretto intervento in reciproco vincolo di solidarietà, per la condivisione d’interessi, come soggetto interno al sodalizio». Avevano organizzato una rete di contatti, larga e profonda, che consentiva a persone vicine al gruppo di essere collocate "in posizioni di rilievo in enti pubblici e apparati dello Stato" ed ottenere "appalti pubblici, provvedimenti giudiziari e amministrativi favorevoli". Il "gruppo di potere occulto" ha mosso a fini corruttivi 4 milioni di euro ed è stato intercettato al telefono con diversi parlamentari. Tra settembre e ottobre 2009 i tre tentarono l'avvicinamento di alcuni giudici della Corte costituzionale per influire sul giudizio del lodo Alfano (la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato, in realtà poi bocciato dalla Consulta). Il "clou" dell'attività del gruppo si realizzò il 23 settembre con una riunione - se ne contano sei, prima e dopo - nella splendida casa romana alle pendici del Campidoglio di Denis Verdini, coordinatore del Pdl, già indagato per l'eolico, il filone toscano dell'inchiesta sulla Protezione civile e la ricostruzione all'Aquila. Oltre a Carboni, Lombardi e Martino, quel giorno parteciparono Marcello Dell'Utri (onnipresente quando c’è del losco), il sottosegretario alla Giustizia (e magistrato) Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, capo degli Ispettori del Ministero della Giustizia. La contropartita chiesta per tale attività di lobby è la candidatura di Nicola Cosentino alla Regione Campania, come esplicitato in una telefonata di Lombardi allo stesso sottosegretario (‘Stammi a senti’… io mi so’ fatto portare l’olio e te lo porto domani mattina (…) Ci vediamo in Cassazione e facciamo il trasbordo”. Ndr Si parla di “olio” ma si legge “regalo” o “tangente”.) Gli altri episodi contestati sono: il tentativo, a partire da luglio del 2009, di accaparrarsi appalti per la produzione di energia eolica in Sardegna ( il presidente della Sardegna Ugo Cappellacci nomina Ignazio Farris a presidente dell´Agenzia Regionale per l´ambiente nell'isola, così come era nei desiderata di Carboni e Farris, appena nominato, telefona a Carboni e si mette a disposizione: “Adesso bisognerà rimboccarsi le maniche”), attività di interferenza nei confronti di componenti del Consiglio superiore della magistratura per la nomina, ad alcune cariche direttive, di magistrati graditi al sodalizio, tra cui Alfonso Marra, aspirante alla carica di presidente della Corte di Appello di Milano; attività per influire sull'esito del ricorso presentato dalla lista «Per la Lombardia» del presidente Roberto Formigoni contro l'esclusione dalle regionali.
L’Associazione Magistrati protesta ("Non vogliamo magistrati contigui al potente di turno e vicini ai comitati d'affari - hanno dichiarato il presidente dell'Anm Luca Palamara e il segretario generale Giuseppe Cascini, commentando gli ultimi sviluppi dell'inchiesta della procura di Roma per associazione per delinquere -. Vogliamo, invece, magistrati indipendenti e integri la cui attività si affermi nelle aule di giustizia e non nei salotti".). Ma non sarebbe ora che anche il Consiglio Superiore della Magistratura iniziasse a fare piazza pulita di tanti magistrati dai comportamenti sospetti e riprovevoli? Quando saranno cacciati magistrati come Martone e Miller? Cosa fa Mancino? Dorme?
Bocchino (cioè Fini) chiede la dimissioni di Verdini e dice: “Io penso che Verdini sarà costretto a dimettersi: sarà quello che verrà fuori che lo porterà a dimettersi. Noi abbiamo visto finora solo una parte delle intercettazioni, quella relativa alle responsabilità addebitate agli altri indagati. Ma quando emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini, è difficile che riesca a resistere”.
Parole che infiammano il partito e vengono definite “sciacallaggio politico” da ex aennini come Amedeo Laboccetta ed Edmondo Cirielli, che chiedono piuttosto la cacciata di Bocchino dal partito, “avendo lui l'unico obiettivo di distruggere l'immagine del Pdl”.

“La cultura del Pdl non è il giustizialismo, nè la condanna preventiva emessa sui mezzi di comunicazione, ma il rispetto della dignità di ogni persona”, dicono Sandro Bondi e Ignazio La Russa, ministri e coordinatori del Pdl insieme a Verdini. Maria Stella Gelmini protesta invece contro i resoconti giornalistici che parlano di un attacco a Verdini nella convention di Liberamente. Ed anche il ministro Michela Brambilla osserva che “in certi casi è sempre più dignitoso e serio tacere che esprimere giudizi affrettati ed ergersi a rappresentanti di metodi giustizialisti. Gettare fango su Verdini è stato un comportamento grave, strumentale e sospetto”. "La dichiarazione dell'onorevole Bocchino di essere a conoscenza dei verbali di intercettazioni riguardanti indagini giudiziarie in corso, che secondo lui saranno pubblicate a breve sui mezzi di comunicazione, secondo il mal costume in voga nel nostro Paese, è di una gravità inaudita". E' quanto dicono in una nota congiunta Sandro Bondi, coordinatore del Pdl, e Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl alla Camera.
E Bocchino precisa: mi riferivo semplicemente all'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Carboni e soci, documento in possesso di tutte le redazioni dei giornali". "A pagina 50 - spiega invece Bocchino - si parla di un'informativa dei carabinieri di duemila pagine con allegate altre 4000 pagine di atti e documenti, gran parte intercettazioni. Sempre a pagina 50 c'e' scritto che il pm allo stato ha formalizzato richieste solo per il reato associativo e non per i delitti-fine quali corruzione, abuso d'ufficio e altro, chiarendo a pagina quattro di aver utilizzato soltanto le telefonate con parlamentari necessarie a sostenere la misura nei confronti degli altri indagati. Tutto chiaro e limpido pertanto, senza alcun mistero".

Ma il Pdl non era il “partito dell’amore”?

Ultima notazione: con la nuova legge sulle "intercettazioni" anche di questa vicenda non avremmo saputo nulla!

fonte: www.antonioborghesi.it

Postato da Antonio Borghesi in | Commenti (63) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

12 Luglio 2010

Con Casini? Errore imperdonabile


Un governo di responsabilità nazionale per uscire dalla crisi politica in atto. Ecco la soluzione proposta nelle ultime ore da Pier Ferdinando Casini, il maestro delle alleanze di convenienza, colui per il quale non fa differenza se si tratti di centrodestra o di centrosinistra, perché l’importante è mantenere la poltrona. Questa volta, infatti, il leader Udc parla di un governo aperto a tutti, sul quale non è possibile avanzare veti su Berlusconi premier ed è lo stesso Casini che nel luglio scorso non escludeva la partecipazione ad un esecutivo di emergenza democratica con i partiti della sinistra. Una coerenza tutta sua, che solo lui comprende, basata esclusivamente sulle convenienze del momento, senza mai perdere di vista l’ obiettivo principale: distruggere il bipolarismo, continuando, imperterrito e finora indisturbato, con la politica dei due forni, un’ideologia che lo porta a non guardare oltre il proprio ombelico e considerare quet’ultimo come punto di equilibrio dell’intero universo.
Non è un caso che abbia detto, con apparente indifferenza, che, se Lega e Idv si chiamassero fuori da questo ipotetico governo di larghe intese, sarebbe un problema loro. In questo modo, prenderebbe due piccioni con una fava, levandosi di torno i due partiti più marcatamente bipolari ed allontanando quello che rappresenta per lui un pericolo. Ritengo sia il caso che l’opposizione rifletta seriamente sull’atteggiamento del leader dell’Udc e soprattutto sulle sue ultime dichiarazioni.
Dare credito ad un Casini che cambia colore a seconda del fiore su cui gli conviene poggiarsi, nel suo perenne volo di convenienza, sarebbe un errore imperdonabile. Quello che invece adesso il centrosinistra è chiamato a fare, per dovere di responsabilità politica, è costruire una seria alternativa ad un governo che con ogni evidenza sta per sgretolarsi. E’ il momento di farsi promotori di una grande apertura e discussione politica, in modo che, quando governo e maggioranza, che già stanno venendo meno, crolleranno definitivamente, ci sia una coalizione di centrosinistra coesa e compatta, capace di dare ai cittadini la sicurezza di rimanere unita per realizzare il progetto che loro stessi andranno a votare. L’obiettivo dovrà essere non solo quello di rimotivare i delusi del centrosinistra, ma anche di interpretare le speranze dei tanti elettori di centrodestra ingannati ed ora delusi dalla maggioranza. Il tempo stringe, perché questo governo sta dimostrando ogni giorno di più di non essere capace di governare.

fonte: www.massimodonadi.it

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11 Luglio 2010

Lo spot provocatorio del Governo


Oggi parliamo di una situazione paradossale che si è creata. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è diventato in questi giorni di uno spot pubblicitario nel quale invita gli italiani a non fare le vacanze all'estero ma a farle in Italia. Si tratta di uno spot, che per certi versi, ci sembra una provocazione, quasi come se la regina Maria Antonietta che, di fronte al popolo che diceva di non avere pane da mangiare, suggeriva di mangiare le brioche.

Dico questo perché proprio in questi giorni l'Istat ha diffuso i dati sull'andamento della spesa per consumi delle famiglie italiane. Nel 2009 la spesa delle femiglie italiane è diminuita dell'1,7% rispetto all'anno precedente. Si tratta della prima volta negli ultimi 10 anni che si ha una caduta nominale della spesa media mensile delle famiglie in Italia. Il fatto sorprendente è che questo calo record avviene in un periodo in cui l'inflazione relativa a questo stesso periodo è molto bassa. Quindi non è colpa dell'inflazione, ma è colpa del fatto che l'economia italiana non cresce, è ferma, e le famiglie italiane si stanno impoverendo.

Se consideriamo i consumi alimentari, addirittura, rispetto al 2008 si ha avuto una caduta del 3%, una caduta gravissima. Il 36% delle famiglie italiane ha dichiarato di aver diminuito o la quantità o la qualità dei prodotti alimentari comprati nel 2009 rispetto al 2008, quindi c'è una quota rilevante delle famiglie italiane che per tirare avanti, per poter sopravvivere, ha peggiorato la qualità dei prodotti alimentari che ha portato in tavola. Una famiglia su tre ha risparmiato sul cibo. Sei famiglie su dieci, nel 2009, sono state costrette a cambiare gli acquisti degli alimenti nel corso dello scorso anno. Gran parte delle famiglie italiane, incluse quelle dei cetti medio alti, sono state costrette a tirare la cinghia durante tutto lo scorso anno. Secondo molti centri di ricerca il 2010 rischia di essere ancora peggio del 2009, si parla di una caduta della spesa media dell'ordine del 2%.

In questo contesto il Presidente del Consiglio ci suggerisce di non fare le vacanze all'estero e di farle in Italia, senza preoccuparsi del fatto che le famiglie italiane si stanno impoverendo e che la manovra prevista da Tremonti non fa nulla per sostenere i consumi delle famiglie italiane, anzi rischia di aggravare la situazione. Questo è il quadro dell'Italia in questo luglio 2010.


10 Luglio 2010

La verita' sulla disoccupazione


I dati della disoccupazione reale sono ben superiori a quanto registrato dall’Istat o dagli allarmanti dati lanciati oggi dall’Ocse che segnala un tasso di disoccupazione medio dell’8,7%. Questi numeri reali incendiano molto di più che qualsiasi discorso infuocato perché, mentre il governo è chiuso nei bunker dei suoi palazzi d’oro, siamo all’alba di una rivolta sociale. Il Paese reale non ne può più.

Non passa giorno, infatti, che davanti a palazzo Chigi, piazza Montecitorio e davanti al ministero dello Sviluppo economico, non ci siano proteste e manifestazioni di lavoratori, precari che stanno perdendo tutto: il posto di lavoro, il reddito, gli ammortizzatori sociali e, quindi, la dignità di sentirsi cittadini italiani. Nello stesso tempo in tutte le regioni italiane, dalla Lombardia alla Sicilia, i tribunali stanno registrando un aumento vertiginoso di piccole e medie aziende che chiudono, di insoluti, di protesti e di fallimenti. In Italia una parte consistente dei giovani addirittura non è registrata tra coloro che cercano lavoro.

Qualunque governo che avesse la dignità di chiamarsi tale partirebbe da un dato reale e cioè dal fatto che la manovra economica in discussione al Senato, combinata con il crollo del mercato e con la drastica riduzione dei consumi delle famiglie, sta generando un corto circuito sociale che rischia di essere ingovernabile per chiunque. La disoccupazione italiana, accompagnata da una totale assenza di politiche economiche di crescita in settori strategici, rende buio il futuro del’intero sistema Paese, fino a mettere in pericolo la collocazione internazionale della nostra economia, sempre più chiamata a concorrere con quelle emergenti, da quella cinese a quella indiana per finire a quella dell’Amerca Latina e, sempre meno in grado di concorrere con quelle forti: tedesca francese e statunitense.

Per l’Italia dei Valori questa è la critica più radicale che facciamo al governo Berlusconi che sta generando danni irreversibili al sistema delle imprese italiane e alle famiglie che non reggono più non tanto i consumi, ma quanto i fondamenti che tengono unito un nucleo familiare: e cioè la possibilità di poter pagare un affitto, o un mutuo, gli studi ai propri figli, proteggere il proprio futuro al di là del fatto che gli unici posti di lavoro proposi sono quelli precari.

Che la disoccupazione italiana riguardi soprattutto i giovani e sia intorno al 30%, percentuale simile a quella delle donne, e ancora più accentuata nel Mezzogiorno, dice più di tanti discorsi politici e cioè che stiamo arrivando alla rottura di delicati equilibri sociali. Tutto ciò non c’entra niente con la Padania o con fanfaronate di questo genere. Anzi, anche al Nord si stanno verificando fenomeni di regressione sociale anche nel ceto medio degli artigiani, commercianti e delle piccole e medie imprese. Tutti strozzati dal credito che le banche riversano ai pochi amici che ruotano intorno alla Marcegaglia, che non perde giorno nell’inventarsi modifiche alla manovra finanziaria, favorevole forse solo alle sue imprese.

Postato da Maurizio Zipponi in | Commenti (84) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

9 Luglio 2010

Contro il bavaglio della P2


Licio Gelli tempo fa è rimasto stupito per come l’allievo sia riuscito a superare il Maestro.

E si riferiva alla bravura di Berlusconi nell’attuare il Programma di Rinascita Democratica della P2. I ragazzi di oggi conoscono poco di questo piano, ma sicuramente sanno che il progetto del Venerabile è diametralmente opposto ai principi tracciati nella Costituzione.

La P2 era ed è una loggia massonica segreta, nata con evidenti fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale che opera solo per tutelare e rafforzare gli interessi di un gruppo di persone. Oggi, molti dei suoi affiliati, tra i quali l’attuale Presidente del Consiglio, ricoprono ruoli di primo piano: stanno al Governo e in Parlamento. Queste affermazioni, purtroppo, non sono parte di una spy story, ma la verità. Infatti, è stato lo stesso Gelli a confermarlo in un’intervista rilasciata qualche mese fa. E la prova è sotto gli occhi di tutti: piano, piano, goccia a goccia, tutto quanto era inciso nel documento ritrovato a Villa Wanda si sta realizzando. Il percorso è lento perché i nostri padri costituenti, consapevoli delle insidie che avrebbero potuto esserci in uno Stato democratico, hanno ben pensato di porre una serie di pesi e contrappesi nella Carta, volti a ostacolare certe tentazioni eversive. Ma, dopo due anni di Governo Berlusconi, il puzzle sta per essere completato: controllo dei media, assoggettamento del potere giudiziario. Quest’ultimo punto farebbe venir meno la separazione dei tre poteri e, quindi, per questa modifica occorrerebbe una riforma costituzionale e ben altri numeri. Insomma, il Governo ha ben pensato di aggirare l’ostacolo, svuotando le funzioni della magistratura e togliendole le risorse necessarie.

E’ in questo scenario che rientra il disegno di legge sulle intercettazioni. Un provvedimento che, rispondendo a un preciso disegno eversivo, è palesemente contrario ai concetti di legalità e di giustizia.

Infatti, oltre a imbavagliare la libera informazione e a zittire la Rete, priva i magistrati di uno strumento indispensabile per le indagini e viola palesemente il diritto costituzionale di essere informati e di ottenere giustizia.

Quelle contenute all’interno del disegno di legge sono norme criminogene che, se dovessero essere approvate, rappresenterebbero uno sfregio, un colpo durissimo all’intero sistema della giustizia e dell’informazione.

 
Ma cosa cambierà per i magistrati e per i giornalisti se il disegno di legge dovesse diventare legge?

 

COSA CAMBIA PER I  MAGISTRATI:
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 COSA CAMBIA PER I GIORNALISTI:
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Diciamo ‘no’ a questo provvedimento scellerato e per manifestare la nostra indignazione alla cosiddetta ‘legge bavaglio’ oggi abbiamo aderito con convinzione alla giornata del silenzio, promossa dalla Fnsi.

L’Italia dei Valori proseguirà, senza se e senza ma, la sua battaglia in difesa della libera informazione e farà di tutto per evitare che a prevalere sia la strategia dei mattinali e delle veline tipica del regime di vecchia memoria.

E’ una battaglia per la democrazia, a difesa dello stato di diritto e di quei principi che i nostri padri costituenti hanno tracciato nella Carta.  Inoltre, se il ddl dovesse diventare legge, non ci arrenderemo e promuoveremo un nuovo referendum dimostrando a Berlusconi che sono milioni i cittadini che hanno capito che questo provvedimento blocca le indagini, copre gli affari di mafiosi e truffatori, imbavaglia la stampa calpestando palesemente il diritto di informare ed essere informati. 

Postato da Antonio Di Pietro in | Commenti (25) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

8 Luglio 2010

Troppe bugie sul Cinema


Il Giornale del 7 luglio 2010 ha pubblicato un articolo a firma Gian Maria De Francesco dal titolo “Così Marrazzo ha buttato 5 milioni per film mai visti”, sommario: “L’ex governatore del Lazio finanziava anche pellicole fantasma come “La polvere del tempo”, “Zenzano” e “La voce”. Scarica il pdf (750 Kb)
L’articolo presenta una serie di affermazioni e di imprecisioni che meritano una risposta puntuale e documentata. Desidero innanzitutto ricordare che, con più di 2mila imprese di settore e circa 50mila addetti, il cinema e l’audiovisivo costituiscono il primo comparto produttivo del Lazio. E’ vero, e ne sono orgogliosa, che la Regione vi ha investito rilevanti risorse pubbliche, costruendo per la prima volta una politica regionale di settore, attenta finalmente anche alle coproduzioni internazionali. E’ invece inesatto che il cinema sia competenza dello Stato, come sostiene invece il quotidiano di Berlusconi: la riforma del titolo V della Costituzione ha definito lo spettacolo materia concorrente tra Stato e Regioni.
Per quanto concerne gli strumenti con cui la Regione Lazio ha sostenuto e mi auguro sosterrà il cinema, informo il Giornale che, contrariamente a quanto scritto, dal 2007 nel Lazio esiste una Film Commission.
Preciso inoltre che durante il mio mandato di assessore, non ho mai presieduto alcun organo che avesse facoltà d’esame su progetti presentati alla Regione, né nel cinema né in altre materie. Il nucleo di valutazione di cui parla il Giornale è composto da dirigenti regionali ed eventuali soggetti esterni in qualità di esperti, e fa capo alla Legge Regionale 2/1985, che non eroga finanziamenti a fondo perduto, né a tasso agevolato, bensì partecipa alle opere con contratti di associazione in partecipazione, che prevedono il rimborso della partecipazione in prima posizione rispetto al produttore. La L.R. 2/1985 è una normativa di sostegno per piccole e medie imprese del Lazio che versano in stato di crisi: nel Lazio lavora il 27% degli occupati italiani del comparto nazionale dell’audiovisivo, le nostre aziende hanno dunque meritato pienamente l’inclusione nei benefici di questa normativa, avvenuta nel 2006 con legge regionale. Dall’attivazione di questo fondo, sono arrivate 144 richieste: di 84 deliberate, 42 (il 50%) sono state positive. Sono stati deliberati, al netto dei disimpegni, 7,99 milioni. Erogati 4,96 milioni. Da erogare, 3,02 milioni. Non è detto che verranno erogati: i beneficiari devono rispettare determinate condizioni. Queste partecipazioni finanziarie sono “capitale di rischio” e ci si aspetta che, al termine del ciclo di sfruttamento dei film attraverso i vari canali (sale cinematografiche, home video, pay tv, free tv, estero, ecc.), il finanziamento venga recuperato e produca un utile, da reinvestire rotativamente. Il contratto stipulato con le società di produzione prevede anche diverse forme di garanzia e di eventuale “uscita” dalle operazioni.
Alcuni dei film sostenuti non sono ancora usciti semplicemente perché i tempi del ciclo cinematografico sono lunghi, in media tre anni. Abbiamo scelto investimenti di medio-lungo periodo, con benefici per il settore anche oltre il mandato legislativo. Abbiamo scelto il futuro rispetto anche a possibili convenienze del presente.
Il cinema, per natura e per tradizione, è uno dei luoghi d’elezione del pluralismo culturale e della libertà d’espressione. E, dai dati in mio possesso, mi risulta che la Regione Lazio, riscontrandovi i requisiti tecnici, abbia correttamente finanziato anche un’opera di Pasquale Squitieri, autore di destra.
“Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” è tratto da un libro di successo: il rapporto finanziamento regionale-incasso non è di 15 volte ma, ad oggi, di 5,7. Informo il Giornale che, a fronte del finanziamento regionale, “Colpo d’occhio” ha incassato 2,6 milioni, “Milano Palermo” 4 milioni. Per il film di Moretti non c’è ancora stata erogazione e, credo che il Giornale ne converrà, è un autore conosciuto a livello internazionale. Quanto ai film che devono ancora essere distribuiti, “La Polvere del tempo” di Theo Angelopoulos, è una coproduzione internazionale: la Regione Lazio ha partecipato a un progetto che coinvolge greci, tedeschi, fondi regionali di altre nazioni, il fondo del Consiglio d’Europa Eurimages, il MiBAC. Il film non è ancora uscito perché il distributore che lo aveva acquisito, Mikado, ha cambiato gestione; non vuol dire che non uscirà. “Zenzano”, film di animazione, è ancora in produzione. “La voce” deve ancora uscire e non è detto che non uscirà. Di fatto, la Regione prevede per contratto la restituzione degli importi erogati qualora il film non esca. “Il prossimo tuo” è uscito in sala con meno copie del previsto in quanto il distributore ha voluto puntare a una uscita più selettiva. In ogni caso, sia questo film che “La polvere del tempo” sono stati presentati a festival importanti (rispettivamente Roma e Berlino). La società della Regione preposta alla gestione di questi fondi effettua un monitoraggio degli investimenti, vincolati a contratti che, se non vengono onorati dai produttori, prevedono la restituzione dell’investimento. Le produzioni “Ti ho cercato in tutti i necrologi” e “Venti sigarette” hanno sommato ai fondi della Pisana anche il contributo del MiBAC: è un frazionamento del rischio decisamente positivo, il film ha convinto più enti. Dov’è lo scandalo?
Il cinema è un investimento rischioso ma decisivo per il nostro territorio. Ha bisogno di un sostegno pubblico intelligente, come ha fatto il Lazio e come fanno tutti i Paesi civili. Anzi dovremmo intervenire anche per sostenere la distribuzione, troppo spesso bloccata dagli interessi forti. Altrimenti non ci resta che far “piovere sul bagnato”, come ha fatto a lungo il MiBAC, sostenendo cinepanettoni e grandi gruppi.


Un'aggressione squadrista


Ieri, mentre per le strade di Roma i cittadini aquilani venivano manganellati a causa del loro legittimo corteo, in aula si consumava una vile aggressione ai miei danni. Accerchiato da parlamentari del Pdl (il partito dell'amore, come lo definisce il Premier Berlusconi), sono stato colpito da un pugno. Il responsabile non è stato ancora individuato. Ma verrà a galla. E denunciarlo sarà il minimo che io possa fare.

Di seguito pubblico l'intervista che ho rilasciato al quotidiano La Stampa, in edicola stamattina

Alle cinque del pomeriggio, l'onorevole Francesco Barbato esce dal Gemelli con l'esito della Tac. 15 giorni di prognosi. «Ma penso di tornare alla Camera già domani (oggi, ndr)».

La Stampa: Come si sente?

Francesco Barbato: «Ho l'occhio arrossato, sono stressato, con la pressione alta. Uno sta lì, che fa il suo intervento, e deve subire un'aggressione squadrista...».

La Stampa: La Saltamartini sostiene che lei le ha urlato "Camorrista, mafiosa..."

Francesco Barbato: «No, ho detto fascista affarista».

La Stampa: Ah, ecco.

Francesco Barbato: «Mi stavo difendendo da insulti, tentativi di picchiarmi, parolacce. Erano una decina, qualcuno mi diceva "ci vediamo fuori"».

La Stampa: Lei ha visto chi l'ha colpita?

Francesco Barbato: «No, mi ha colpito da dietro. Un collega mi ha fatto il nome dell'onorevole Noia, verificheremo».

La Stampa: Ora cosa succederà?

Francesco Barbato: «L'Idv ha chiesto la convocazione d'urgenza dell'Ufficio di presidenza. E poi farò una denuncia penale».

La Stampa: E se le chiedessero scusa?


Francesco Barbato: «Perdono da cristiano. Ma farò comunque denuncia».

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7 Luglio 2010

Se il governo chiede sacrifici ai disabili


Stamattina abbiamo manifestato insieme ai disabili contro la manovra del Governo. E in giornata il governo è stato costretto a un’ennesima vistosa retromarcia sulla manovra. Stavolta il tentativo, fortunatamente sventato, era più subdolo che mai: il governo, infatti, voleva far cassa sulle spalle dei disabili.
Quello della maggioranza è stato un tentativo vergognoso e deprecabile che solo la forza delle associazioni è riuscito a bloccare. E’ aberrante, infatti, il fatto che il governo abbia tentato di colpire una categoria, quella dei disabili, già costretta a pesanti sacrifici quotidiani.
Quello del Governo Berlusconi è un attacco alle condizioni di vita delle persone con disabilità e delle proprie famiglie. Un attacco al fondo nazionale sulle politiche sociali. L'indennità di accompagnamento è ormai diventata l'unica misura di sostegno per le persone con disabilità gravi.
Questo Governo vuole una riduzione degli insegnanti di sostegno, diminuisce i trasferimenti alle Regioni e quindi indebolisce i servizi alle persone disabili.
Abbiamo manifestato con le associazioni di categoria perché era giusto riaffermare la forza che viene della disabilità. Come dipartimento nazionale dell'Italia dei Valori siamo sempre al fianco dei cittadini disabili nelle loro lotte tese a riaffermare la dignità, per contrastare questo disegno del Governo che lede la vita materiale delle persone con disabilità.
Noi dell’Italia dei Valori non abbasseremo la guardia e continueremo a batterci contro un governo che evidentemente considera la disabilità un peso per la società e che tenta di reintrodurre pericolosi preconcetti che credevamo ormai superati.

Postato da Mario De Luca in | Commenti (24) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

6 Luglio 2010

"Ghe pensi mì" da 10 anni


Silvio Berlusconi ha costituito il suo primo governo nel 1994: è durato poco, ma entrando in politica ebbe a dire, tra l’altro, “….Ho scelto di scendere in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed economicamente fallimentare... La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L'autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica…..”. Negli ultimi dieci anni ne ha passati otto a fare il Presidente del Consiglio: dunque non si può dire che ciò che è oggi l’Italia non sia anche il risultato della sua azione di governo.
Il Prodotto Interno Lordo pro capite (cioè la ricchezza prodotta per abitante) dieci anni fa vedeva l’Italia al 17° posto nel Mondo. Oggi è al 28°. L’Italia nel 2000 si trovava nettamente al di sopra della media dei 27 paesi mentre nel 2008 il valore scende ad un livello prossimo alla media europea: fatta 100 la media UE 27, l’Italia passa da un valore di 116,9 ad uno di 101,8. L’Italia, è salita dall’11° posto nel 2000 al 9° nel 2001, per poi progressivamente perdere posizioni: 12° dal 2002 al 2005 e 13° al 2008. Per l'intero periodo 2001-2009 l'Italia è, in assoluto, il paese dell'Ue la cui economia è cresciuta meno: appena l'1,4 per cento, contro il 10 per cento dell'Uem e il 12,1 per cento dell'Ue. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Il debito pubblico italiano era di 1.261,804 miliardi di euro nel dicembre 2000. E’ salito a 1.812,790 miliardi ad aprile 2010. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Il potere d’acquisto reale era all’inizio del decennio di circa 15.200 euro per abitante: nel 2009 è diventato di 14.200 euro, circa 1.000 in meno. “Ghe pensi mi”, Presidente!
La ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane era nel 2000 pari a circa il 2,2% del Pil. Alla fine del decennio si era ridotta a circa l’1,5%. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L’indice di competitività del nostro Paese rispetto al resto del mondo ci vedeva al 41° posto nel 2003. Siamo ora al 49°. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Nella quota di popolazione a rischio povertà l’Italia resta inchiodata per l’intero decennio su una quota di popolazione pari al 19%, superiore alla media europea a 27 (17%). Per quanto riguarda i bambini ’Italia, insieme alla Romania, ha un indice di povertà che raggiunge il 25 per cento, mentre la media europea è al 19. Per quanto riguarda gli anziani, mentre il rischio di povertà medio dell’Unione è al 19 per cento, l’Italia raggiunge il 22 per cento. “Ghe pensi mi”, Presidente!
La pressione fiscale reale era nel 2000 del 51,2% nel 2000: nel 2010 è diventata del 51,6%. L’Italia non è quinta, ma prima in Europa se si prende il dato depurato dalla componente di economia sommersa stimata, ossia di economia che, per definizione, le tasse non le paga. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Per la disoccupazione siamo al 9,1%, , il dato più alto dall’aprile del 2004. Nell’estate del 2007 si raggiunse il livello di disoccupazione più basso da oltre venti anni a questa parte: il 6 per cento. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L'Italia si colloca per gli stipendi al ventitreesimo posto, con guadagni inferiori al 16,5% rispetto alla media dei trenta Paesi che fanno parte dell'Ocse. I salari medi annui netti in Italia per un single senza figli nel 2009 sono stati pari a 22.027 dollari (Ppe, a parità di potere di acquisto) contro un lordo di 31.167 dollari. Nel 2000 il salario netto era di 18.451 dollari e il lordo a 25.933. I salari netti italiani sono mediamente inferiori non solo a quelli di Paesi come Stati Uniti, Germania, Francia, Regno Unito, ma anche agli stipendi di altri Paesi europei che sembrerebbero in maggiori difficoltà economiche, come Grecia, Irlanda e Spagna. “Ghe pensi mi”, Presidente!
All’inizio del decennio eravamo al 20° posto su 45 in quella che viene definita “libertà di intrapresa”. Oggi risultiamo al 27° posto. Rispetto ad un punteggio massimo di 100, l’Italia consegue un misero 35, 16 punti al di sotto della Romania e 23 punti al di sotto della Bulgaria. L’economia italiana è pertanto meno libera di quella dei paesi dell’ex blocco comunista ed è distanziata di 40 posizioni dall’Irlanda, prima in classifica con 74 punti, seguita dalla Danimarca e dal Regno Unito. Siamo al 60° posto nel mondo, su 157 Paesi presi in con siderazione (punteggio 63,4%) al pari con l'Uganda. “Ghe pensi mi”, Presidente!
L’OCSE ha prodotto alla fine dello scorso anno una classifica dei Pesi definiti “più diseguali”. In quella classifica l’Italia si colloca al 6° posto, dopo Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti e Polonia.Il reddito del 10 % più ricco della popolazione è pari a 55.000 dollari, molto più della media dei Paesi dell’OCSE e dispone di un patrimonio pari a 42 % del patrimonio totale del Paese. Per contro, il reddito del 10 % più povero della popolazione italiana è pari a 5.000 dollari, contro una media OCSE di 7.000 dollari. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Nel 2001 l’indice di corruzione vedeva l’Italia al 21° posto nel mondo. Alla fine del decennio siamo sprofondati al 63°, superati anche da Paesi come la Namibia, il Botswana, il Costa Rica, il Sud Africa e la Turchia. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Per quanto riguarda la libertà di stampa nel 2009 il nostro Paese è sceso al 72° posto su 192 Paesi monitorati. Meglio di noi stanno Paesi come il Tonga, il Cile, il Mali, il Belize. Nel 2000 occupavamo il 54° posto. “Ghe pensi mi”, Presidente!
Mi fermo qui. Potremo continuare ancora con altre grandezze. Se dopo otto anni di governo uno dice “Ghe pensi mi”, questo non può che essere il miglior riconoscimento del suo fallimento.
A meno che non si guardi agli interessi privati di Berlusconi e della sua “cricca”. Gli enormi vantaggi che Mediaset ha avuto in questo decennio (in quello precedente glieli aveva assicurati Craxi) valgono sicuramente il fallimento del popolo italiano e l’aggravamento drammatico dei suoi problemi. Tanto per Berlusconi c’è sempre un Lodo Alfano, un legittimo impedimento, un decreto frequenze o uno scudo fiscale.

fonte: www.antonioborghesi.it

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5 Luglio 2010

Pomigliano: non abbassiamo la guardia


L'Italia dei Valori ha deciso di non spegnere nessun riflettore sul caso Pomigliano. C'è stato grande dibattito su quegli operai, e adesso tutti cominciano a dimenticarsene. Noi riteniamo, invece, che per essere seri bisogna insistere su un punto: su Pomigliano vanno fatti investimenti, le anomalie debbono essere cancellate, la fabbrica deve essere efficiente. E si può fare una fabbrica efficiente senza chiedere ai lavoratori di rinunciare ai diritti costituzionali. E' una sfida per il Paese e per la sua civiltà, non solo per i lavoratori di Pomigliano.
Si può lavorare senza esser schiavi? Altri Paese in Europa hanno dato già delle risposte: con l'innovazione, con gli investimenti in ricerca, si possono creare posti di lavoro che non ledono le libertà delle persone.
Per questo sollecitiamo la riapertura della trattativa, senza mettere in gioco i diritti costituzionali dei lavoratori come la libertà di sciopero o di parola.
Il ministro della disoccupazione e della precarietà Sacconi ha detto che lui si propone come mediatore sulla vicenda di Pomigliano. Sarebbe come dire che portiamo del sangue da donare alla casa di Dracula. Come ci si può fidare di uno che fino a ieri ha fatto da zerbino alla Fiat, insultando i lavoratori?
E' necessario, invece, che intervenga la Presidenza del Consiglio. Voi sapete chi è il ministro delle attività produttive e dello sviluppo economico? Silvio Berlusconi.
Ecco, Berlusconi si assuma la responsabilità di chiamare la Fiat e chiedere quanti soldi ha avuto l'azienda dallo Stato e cosa intenda fare con tutti gli stabilimenti italiani.
Qui ci si dimentica che la Fiat ha annunciato di voler chiudere anche Termini Imerese, altri 2000 lavoratori in Sicilia. E se si chiude un'attività produttiva del gente in Sicilia, sappiamo bene cosa succede in quel territorio: altri, non proprio dei signori, occupano sul piano sociale ciò che un'industria sana abbandona.
Per noi è importantissimo che sia la questione Pomigliano al centro dell'attenzione nazionale.
Alla Fiat bisognerebbe chiedere spiegazioni circa la green economy: negli Stati Uniti stanno progettando la 500 elettrica, e va benissimo. Ma in Europa e in Italia, quali sono i prodotti innovativi?
Infine, facciamo un appello a Marchionne, che s'è dimostrato un manager tra i migliori della nazione. Lui purtroppo si è fidato della casta politica, che lo ha tranquillizzato dicendogli di saper come ricattare i lavoratori per raggiungere un accordo. Invece i lavoratori di Pomigliano, che hanno una dignità, con il loro voto han detto: "fai l'investimento ma sai che non è a qualsiasi costo, perché i nostri diritti non sono in discussione". Per questo chiediamo a Marchionne di prendere in mano la faccenda e di parlare direttamente con i sindacati che contano e con i lavoratori. Serve un accordo. E non è impossibile. Io non ho mai conosciuto un operaio che lotta per chiudere la fabbrica. Tutt'altro, ho sempre conosciuto operai che lottano per tenerla aperta. E allora credo sia necessario che Sacconi e sindacati conniventi si levino di mezzo e che Marchionne parli coi lavoratori di Pomigliano.

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Disabili, il governo dei vigliacchi


Ancora un duro attacco del Governo nei confronti dei disabili, l’ennesimo vigliacco affondo nei confronti delle persone più deboli. Il Governo pensa di modificare la vita delle persone cambiando qualche parola di forma e lasciando immutata la sostanza, ciò che si riesce a far uscire dalla porta rientra dalla finestra. Questo è quello che sta accadendo, con un emendamento, il Governo ridefinisce i requisiti medico legali per il riconoscimento del contributo d’accompagno attraverso dei piccoli cambiamenti lessicali.
L’indennità continua ad essere riconosciuta ai cittadini disabili che si trovano in una totale inabilità fisica, nell’impossibilità quindi di camminare senza l’aiuto di un accompagnatore, ma il Governo aggiungendo all’emendamento la parola disabilità permanente per accedere all’indennizzo mette in discussione l’indennità di accompagnamento per coloro che ad esempio riescono a deambulare con protesi ed ausili o per tutti quei disabili, anche gravi, che conservano un minimo grado di autonomia. A tutto questo va aggiunto che l’indennità verranno esaminate da commissioni di valutazione costrette ad esprimersi senza alcun criterio predefinito. La questione è ancor più vergognosa perché si stanno affamando cittadini che grazie all’accompagno riescono ad avere un minimo di vita sociale, un po’ d’integrazione e ancora un briciolo di autonomia.
Badate bene non stiamo parlando di chissà quale privilegio pagato profumatamente ma di un’elemosina pari 256 euro al mese per la pensione e di 450 euro per quanto riguarda l’accompagno, cifre che bastano appena a coprire i costi d’assistenza e adesso vogliono tagliere anche questo. Il 7 luglio a Roma ci sarà una manifestazione nazionale indetta dalle associazioni più rappresentative del mondo dell’handicap e il Dipartimento per il Superamento della Disabilità dell’IDV sarà al loro fianco, per fermare questo vile e inspiegabile accanimento nei confronti dei diritti delle persone disabili.


4 Luglio 2010

Un punto dell'economia: l'Ici


Oggi parliamo dell'imposta sulla casa: l'Ici. Il Governo Berlusconi, poco dopo essersi insediato, ha abolito l'Ici con una mossa a dir poco populistica, perché da un lato si predicava il federalismo fiscale, e dall'altro veniva cancellata una delle poche imposte che hanno una natura locale e che servono per finanziare i Comuni.
In quasi tutti i Paesi esiste un principio di federalismo, appunto, basato sul principio del beneficio: ogni cittadino deve pagare sulla base dei beni e dei servizi prodotti dalla collettività in base ai benefici effettivamente ricevuti.
Questo principio, in alcuni Paesi si è cercato di declinarlo sotto forma di una tariffa, in altri, invece, viene applicato col principio di imposta sulla proprietà (in particolare quella sugli immobili). L'idea della tariffa sul beneficio dei servizi apparentemente sembra sensata. Nell'Inghilterra degli anni '80 si introdusse una tariffa onnicomprensiva che colpiva le persone indistintamente. Quella era una tariffa molto regressiva e iniqua e fu una causa della caduta del governo dell'epoca.
L'alternativa, come dicevo, è quella dell'imposta sugli immobili. Quella appunto che in Italia era l'Ici. Imposta che viene applicata anche negli Stati Uniti, dove la tassa sulla proprietà immobiliare fornisce un gettito molto importante.
Alcune considerazioni, per questo vanno fatte.
Secondo l'Istat, in Italia, sono proprietarie della casa in cui vivono il 68,5% delle famiglie. Mentre invece sono in affitto perché non possiedono una casa, circa il 19% delle famiglie. E c'è un restante 12% che utilizza la casa per usufrutto o a titolo gratuito. Dunque, è vero che sono tantissime le famiglie proprietarie. Però esiste un 20% di famiglie italiane che non può permettersi di comprare la casa in cui vive.
Se guardiamo la distribuzione della ricchezza (sia finanziaria che immobiliare), in Italia, scopriamo che è in aumento la concentrazione di questa ricchezza. Il 10% delle famiglie più ricche in Italia detiene circa il 47,5% della ricchezza.
Siamo un Paese in cui la ricchezza è distribuita in maniera molto asimmetrica. E abolendo la tassa sulla proprietà degli immobili, è stato introdotto un principio regressivo. Quel 20% di italiani che non ha i soldi per comprare la casa è costretto a finanziare il pagamento di tutti quanti i servizi pubblici che vengono forniti da Stato ed Enti locali allo stesso modo delle famiglie più ricche che hanno proprietà della casa in cui vivono.
Quindi, aver cancellato l'Ici è stato un grave errore. E non solo per aver eliminato una fonte importante di finanziamento per gli enti locali. Ma anche per una questione di equità, poiché è cresciuta (di fatto) la quota di imposte pagata dalle famiglie più povere. E questo è particolarmente grave in un Paese dove la distribuzione della ricchezza è ripartita in modo asimmetrico.
Per queste ragioni noi siamo per la reintroduzione di un'imposta sugli immobili, magari con delle soglie di esenzione per le categorie meno abbienti. Così da consentire agli enti locali di finanziarsi in modo adeguato, e di introdurre una forma di progressività ed equità nella ripartizione dei costi dei servizi pubblici.

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3 Luglio 2010

La crisi? La paghino gli evasori


Ieri abbiamo manifestato, a Firenze, al fianco dei lavoratori e della Cgil, contro la manovra del Governo Berlusconi.
In piazza è scesa gente che vive con difficoltà economica dalla terza settimana del mese. Ma aldilà dell'aspetto strettamente economico, quella che si deve combattere, oggi, è una battaglia per la democrazia.
Lo abbiamo visto a Pomigliano D'Arco, dove c'è stato il tentativo di stracciare la carta costituzionale e di ridurre i diritti dei lavoratori. Quando si nega il diritto di sciopero e si nega la possibilità di ammalarsi, vuol dire che si è arrivati a un punto che si avvicina al Medioevo.
L'Italia dei Valori è scesa in piazza per denunciare la manovra economica del Governo ma anche l'attacco che il Governo sferra alla democrazia di questo Paese. Per questo motivo l'Italia dei Valori continua a raccogliere le firme per i tre referendum: contro il nucleare, contro la privatizzazione dell'acqua pubblica e contro quella vergogna voluta dal governo Berlusconi che si chiama legittimo impedimento. Una vergogna antidemocratica che ha evitato il processo al "ministro" Brancher.
Questo è l'impegno dell'Italia dei Valori che andrà oltre, perché se verrà approvata entro l'estate la legge contro le intercettazioni, inizieremo a raccogliere le firme anche per quest'ennesima legge vergogna.
Ricordo che l'Italia dei Valori ha presentato la sua "contro-manovra", che presenteremo meglio lunedì durante l'esecutivo nazionale. Noi vogliamo una manovra che non metta le mani nelle tasche dei cittadini più bisognosi, che non tagli i servizi a regioni ed enti locali e che colpisca i grandi evasori fiscali e le grandi organizzazioni criminali che, solo sei mesi fa, hanno potuto beneficiare dello scudo fiscale. Sono rientrati in Italia 80 miliardi di euro sui quali non erano state pagate le tasse. E su questi 80 miliardi è stato pagato solo il 5%. Chiediamo a queste categorie di risanare il bilancio del Paese.

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2 Luglio 2010

Lavoro: affrontiamo il problema


In Italia, crisi economica e disoccupazione stanno prendendo il sopravvento, specie nei territori particolarmente svantaggiati come la Sicilia.

Il governo, piuttosto che salvaguardare le realtà produttive esistenti in settori importantissimi come l’elettronica ed il fotovoltaico, favorisce forme aggressive di speculazione che distruggono impresa e lavoro, procurando un danno enorme alla collettività.

E’ arrivato il momento di reagire e di dare risposte concrete e credibili ai cittadini, attraverso la creazione di un metodo di lavoro basato sull’orientamento al risultato: affrontare il problema tempestivamente e indicare la strada per l’attuazione delle soluzioni.

Con la giornata del 2 luglio l’Italia dei Valori Sicilia intende promuovere iniziative e strutture organizzative per dare continuità e reale rappresentanza al mondo del lavoro.

Postato da Fabio Giambrone in | Commenti (39) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif

1 Luglio 2010

Dalla parte dei lavoratori Indesit


La decisione dell'Indesit di chiudere due stabilimenti a Bergamo e Treviso è inaccettabile in quanto priva di alternative. L'Indesit, di proprietà della famiglia Merloni, ha sempre ottenuto pieno sostegno nelle varie ristrutturazioni aziendali ed è incredibile che un'azienda tutta italiana decida semplicemente di chiudere senza porsi il problema di creare un'alternativa industriale e occupazionale. Tutto questo succede mentre una multinazionale concorrente come la Elettrolux chiude una fabbrica di frigoriferi a Scandicci e propone un'alternativa industriale. L'Italia dei Valori chiede che alla Indesit venga imposto di assumere una responsabilità sociale per tutti i soldi che ha preso nel passato e che quindi sia indotta a produrre concrete alternative. Sono parole vuote quelle pronunciate dal governatore del Veneto, Luca Zaia, a proposito di questa vicenda. La Lega si sta accorgendo che a forza di sostenere un Governo capace di leggi come il lodo Alfano, il legittimo impedimento e oggi il ddl intercettazioni, sta perdendo totalmente i rapporti sui fenomeni reali del territorio che stanno colpendo duro anche al Nord. Sembra una barzelletta eppure è vero, l'Italia nel momento di massima crisi mondiale sull'economia reale non ha ancora il ministro dello Sviluppo Economico. È un segno preciso che il governo Pdl-Lega sta perdendo la bussola, rompendo i rapporti con quei ceti sociali che pure lo avevano votato a partire dagli artigiani alla piccola-media impresa. La decisione dell’Indesit di chiudere lo stabilimento di Brembate Sopra è gravissima per la ricaduta occupazionale su un territorio già vessato oltre modo da questa crisi economica mondiale. La provincia di Bergamo, considerata da sempre un’eccellenza del Paese per il sistema produttivo, ha registrato nell’ultimo periodo un tasso di disoccupazione e un ricorso alla cassa integrazione esponenziali. Per questo i nostri parlamentari hanno riferito in Commissione Attività Produttive e interrogato il Governo sulle azioni che intende intraprendere per scongiurare il pericolo disoccupazione di ben 430 addetti. Il piano industriale presentato dall’ultimo Cda segue logiche esclusivamente imprenditoriali e autoreferenziali, che non tengono conto di lavoratori a così alta produttività. Come Italia dei Valori abbiamo sentito il dovere di presentare anche un’interrogazione ai ministri dello Sviluppo Economico e del Lavoro, affinché vengano destinate parte delle risorse derivati dai risparmi conseguiti per effetto della manovra economica (di cui al decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 - recante misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e competitività economica), per favorire il rilancio competitivo della Indesit company e la riconversione industriale dello stabilimento produttivo in questione. Ben venga, quindi, il tavolo di concertazione sollecitato dalle istituzioni e dalle rappresentanze sindacali, ma non sarà certo il ricorso agli ammortizzatori sociali il giusto riconoscimento che il Governo deve a queste lavoratrici e a questi lavoratori.

Postato da Maurizio Zipponi in | Commenti (22) | Scrivi | Permalink | Stampa | Cita sul tuo sito | facebook.jpg oknotizie.gif segnalo.png technorati.gif delicious.gif digg.gif diggitalogo.gif


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