Il 70% dei giovani italiani fino a 34 anni vive ancora con i genitori. Si tratta di giovani che hanno un lavoro precario. La domanda che sorge è questa: si tratta di bamboccioni come dice il ministro Brunetta?
La causa di questa prolungata convivenza, in realtà, non è dovuta allo scarso spirito di autonomia dei giovani italiani. E' da ricondurre, invece, alle condizioni oggettive che i giovani italiani vivono. Si tratta di giovani che non riescono a trovare un lavoro stabile.
Soffermiamoci ai costi d'affitto di un immobile in una città italiana, com Roma, Milano o Torino. Un monolocale può costare dai 650 ai 900 euro al mese, spese escluse. Cifre che sono spesso superiori allo stipendio di ingresso di chi ha un lavoro precario.
Tra i giovani con lavoro precario 7 su 10 dichiarano che stanno a casa con i genitori perché non riescono a crearsi una vita autonoma. Se facciamo la stessa domanda a chi ha un lavoro stabile, solo 5 su 10 vive con in genitori.
Nel 1995 solo il 19,9% dei giovani fra i 30 e i 34 anni viveva con i genitori. Nel 2005 il dato aveva già superato il 29%.
Un altro dato importante è quello relativo alle persone che hanno un reddito al di sotto della quota di povertà. Tra i giovani precari è del 13,1%, decisamente più alto rispetto alla media generale che è del 4%.
Altro che bamboccioni, allora, ministro Brunetta. Il punto vero è che si deve ragionare sulle cause che spingono i giovani a rimanere a casa con i genitori, e cioè: un mercato del lavoro che non funziona, un mercato degli immobili non adeguato.
L'Italia dei Valori, anche per questo, è convinta che bisognerebbe realizzare alcune azioni. Azioni che da un lato rendano il mercato del lavoro più equo ed efficiente, con forme di incentivo all'assunzione a tempo indeterminato. E dall'altro trovare delle forme di sostegno al mercato degli affitti, come ridurre la tassazione (quindi incentivare i proprietari delle case a ridurre i canoni di locazioni) e prevedere un sussidio economico per i giovani che devono pagare un fitto.
Queste sono azioni concrete di sostegno, non le prediche moraliste di Brunetta e del Governo che rimproverano ai giovani di rimanere a casa coi genitori quasi che fosse interamente colpa loro.