dalla parte dei cittadini



20 Agosto 2010

OCSE: Economia italiana debole


Onorevole Borghesi, l’Ocse, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha diffuso i dati sulla crescita dell’economia. La Germania si conferma essere la locomotiva d’Europa con un Pil cresciuto del 3,7% su base annua. I dati però confermano la debolezza dell’economia italiana, che nello stesso periodo ha fatto registrare un progresso di appena l’1,1%, la più bassa dell’intera area. Come legge questi dati?
L’Italia, appunto, è l’ultimo dei sette Paesi più industrializzati, ed è molto al di sotto della media europea che su base tendenziale è al 2,7 per cento. Questo è il risultato della politica messa in campo dal Governo che è stata incapace di sostenere la crescita del Paese. Noi lo abbiamo denunciato tante volte, l’Italia dei Valori ha presentato una contro manovra alternativa a quella governativa, che avrebbe permesso di fare l’unica cosa che si deve fare per permettere al Paese di tornare a crescere. E cioè tagliare le tasse, in particolare ai lavoratori, perché noi abbiamo avuto un crollo perfino dei consumi di generi alimentari che, attenzione, sono i beni necessari, non quelli di lusso. Questo significa che le persone non hanno reddito sufficiente. Bisogna quindi rimettere più soldi nelle tasche delle famiglie in modo che tornino a spendere, e per farlo noi abbiamo proposto un’iniezione di otto miliardi di euro all’anno a beneficio dei lavoratori. E’ ovvio che questo avrebbe contributo a far crescere la domanda interna e, di conseguenza, la crescita complessiva del Paese.


Quello delle tasse è un punto cruciale, perché in effetti in questi due anni di Governo Berlusconi la pressione fiscale è ulteriormente cresciuta …
Si, assolutamente. Un’impennata favorita anche dal calo della ricchezza prodotta. Infatti, nella nostra contro manovra avevamo ipotizzato di tagliare le tasse alle imprese, perché a soffrire non sono tanto i grandi gruppi industriali, che bene o male hanno la capacità di reperire capitali, ma è tutto il sistema delle piccole e medie imprese. Per queste noi proponevamo di tagliare l’Irap; in modo da favorire la ripresa degli investimenti e quindi della crescita.


Una crescita così bassa dell’economia, tra l’altro, influenza direttamente le condizioni di vita dei cittadini. Vogliamo spiegare in che modo?
Una delle conseguenze più gravi della mancata crescita è la disoccupazione, con tutto quello che ne deriva a livello sociale. Se le imprese, soprattutto le piccole e medie non investono, anche a causa delle tasse eccessive, l’immediato riflesso è la mancata creazione di posti di lavoro. Oggi uno dei più grandi problemi del nostro Paese è proprio il tasso di disoccupazione, cresciuto intorno al 9 per cento, ma se si considerano le persone in cassa integrazione, il dato reale si avvicina a oltre il 10 per cento. Ecco quindi che la crescita è necessaria per ridare occupazione, soprattutto al Sud, dove la mancanza di lavoro colpisce ancora più che al Nord.