LA MAFIA E’ DENTRO LO STATO E PUO’ VINCERE
Il libro degli orrori sembra non avere fine. La vergognosa maggioranza del parlamento ha scritto l’ennesimo capitolo di “infamia”, per dirla in un gergo a loro ben noto: sono insindacabili i comportamenti e le parole del premier e di molti altri come lui, ma soprattutto sono inutilizzabili le intercettazioni delle telefonate tra Nicola Cosentino ed i camorristi, nell’ambito di un processo in cui il coordinatore PDL della Campania ed ex Sottosegretario all’Economia è accusato di aver favorito i clan.
Ascolto la notizia e rabbrividisco non soltanto per la sua gravità, ma anche per l’ignobile, volgare, offensivo e provocatorio carosello di commenti e per quei baci da “uomini d’onore” che si sono sprecati dopo la conta, in un parterre che teoricamente non rappresentava il retrobottega della riunione di una “cupola”, ma la massima espressione della nazione italiana: il Parlamento. Una Istituzione oltraggiata e vilipesa da loschi figuri che si macchiano di reati infamanti e che negano alla giustizia di fare il suo corso. Una Parlamento che, soffocato dai reati, invece di proteggere la costituzione, i diritti e gli onesti si è dato il compito di salvare i delinquenti da una giusta pena, un parlamento che, dopo aver già salvato Cosentino dagli arresti, lo ha protetto ancora una volta nonostante fosse accusato del peggiore tra i reati.
Alla fine di una seduta da dimenticare, i commenti e l’informazione pilotata si sono sforzati di spostare l’attenzione sui numeri, sull’importanza politica della vittoria, sulla tenuta della maggioranza. Ma come si può pensare di esultare in un parlamento che, chiamato a votare su temi come l’intercettazione in un processo di camorra, a maggioranza si esprime contro la verità, contro la giustizia, contro l’onestà, e lo fa - si badi bene - con voto segreto? La maggioranza ha votato a favore di chi delinque perché la maggior parte dei nostri parlamentari ha conti in sospeso con la giustizia e pensa così di avere dei benefici, come gli assenti dell’Udc. In ogni caso nessuno pensa al Paese che ha bisogno di essere rappresentato da una classe politica degna di questo nome e non da una Casta assoldata da quattro faccendieri per difendere i propri privilegi.
Ma attenzione, la gente è stanca, ha dimostrato di cominciare a dissentire, gli onesti cominciano ad alzare la voce, non riescono più a sopportare il peso, l’arroganza e la presunzione dei corrotti che ci governano. Le persone per bene sono esasperate da questa realtà, per cui i 308 No contro i 285 Si per noi sono una grave sconfitta, un’onta protetta dal voto segreto, una vergogna che non meritiamo, un dolore dell’animo perché il parlamento italiano non solo ha perso l’onestà, la giustizia e la verità, ma quei terribili 308 Sì hanno dimostrato che la mafia è nelle istituzioni e può vincere!

UN VENDITORE DI TAPPETI
Ad esser proprio ingenui si dice che il presidente del Consiglio, capo del governo e leader in carica del PDL, è un venditore di tappeti.
Ma dire questo di Silvio Berlusconi significa metter da parte le sue maggiori e costanti attitudini: l’abitudine alla menzogna sistematica, i rapporti con personaggi mafiosi e amici della mafia, la corruzione continua dei giudici, la vita pateticamente licenziosa, l’interesse esclusivo di sé e del suo clan al posto di quello generale che pure dovrebbe sostenere come uomo politico e addirittura di Stato.
Potremmo continuare per pagine e pagine.
Ma l’anomalia italiana, quella che ci fa essere unici in Europa e in Occidente, è che se un leader politico come Antonio Di Pietro dice con chiarezza la verità in un’aula parlamentare, la maggioranza parlamentare non tollera il suo discorso e chiede addirittura al presidente della Camera di infliggergli sanzioni.
E questo avviene mentre i “finiani” confermano la fiducia ma fanno ancora loro, pur tra le molte righe, critiche feroci al capo del governo. E due di loro, Granata e Tremaglia,
addirittura votano no per essere, almeno un po’ coerenti di fronte all’opinione pubblica.
Vero è che inizia il Berlusconi-bis, destinato ad andare a sbattere a marzo, assai prima che finisca la legislatura.
Questo ha significato la grottesca e drammatica giornata di ieri e non capirlo significa davvero essere fuori della realtà politica e culturale di questo paese.
Per fortuna l’opposizione lo ha capito e ne siamo consapevoli particolarmente noi dell’Italia dei Valori che ogni giorno ci battiamo perché la politica sia pulita e sempre più degli italiani e con gli italiani.

NO ALLA FIDUCIA, LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI E’ CON NOI
Di seguito pubblichiamo l’intervento dell’Onorevole IdV, Leoluca Orlando, alla Camera dei deputati, in occasione del voto di fiducia al Governo:
“Am Ende haengen wir von Kreaturen ein mal wir machten ab”. Cosi Wolfgang Goethe.
Alla fine dipendiamo dalle creature che noi stessi una volta abbiamo creato. E questa, la dipendenza da chi e da ciò che si è creato, la chiave di lettura di questa seduta parlamentare, è la chiave di lettura di questo governo e del presidente del Consiglio dei ministri.
Cosa stiamo facendo oggi? Un voto; la maggioranza chiede conferma di sostegno e di programma dopo due anni. Normale. Normale rispetto del Parlamento? Tutt’altro! La fiducia, con il suo voto palese viene chiesta per la 40sima volta in due anni. Ancora una volta, non come fisiologico strumento di controllo del governo da parte del Parlamento ma come strumento di patologico controllo dello stesso da parte del Governo.
Da due anni, tra incomprensioni e in solitudine, l’Italia dei Valori ha denunciato e denuncia un progetto eversivo della legalità costituzionale. E la Costituzione repubblicana resta scritta come la scrissero i Padri Costituenti, ma la sua attuazione da parte di questo governo è opposta a quanto li è scritto. E ciò per comportamenti, proclami, leggi ad personam, conflitti di interesse. Un disprezzo per la Costituzione confermato dall’eliminazione della funzione di controllo: il presidente della Repubblica controlla… va zittito; l’Europa controlla…dà fastidio; il Parlamento controlla… va mortificato anche con continui ricorsi a decreti legge e al voto di fiducia; l’opposizione controlla…. va discreditata con l’uso improprio di servizi deviati e delegittimata; l’informazione controlla… va imbavagliata; la Magistratura controlla… va bloccata, insultata, intimorita… oggi all’interno della maggioranza si denunciano gli stessi vizi e gli stessi pericoli poi, però, si vota la fiducia a conferma di quella struttura eversiva e padronale che a parole e nei talk show viene denunciata. Siamo all’imbarbarimento e la cultura dell’appartenenza non è più soltanto vizio meridionale che tanti e da tanti anni combattiamo ma è diventata cultura nazionale che genera Casta, Logge, Cricche e
conflitti d’interesse. Venditore e compratore, Stato e mercato, legislatore penale e imputato, controllore e controllato, appaltante e appaltatore, una grande soffocante identificazione che mortifica i meriti, ignora i bisogni e tutela soltanto gli appartenenti.
In questo, si frantuma l’etica della responsabilità e parole come dignità e onore previste nel secondo comma dell’Art. 54 della Costituzione per i pubblici funzionari sono diventate e considerate dalle cricche un fastidioso richiamo moralistico. In questo quadro, precaria la scuola piena di precari, precarie le famiglie e disperati genitori e figli, precarie le imprese piene di debiti e prive di lavoratori, precaria la cultura e vuoti i teatri, precaria la giustizia e piene le carceri di disperati, precaria la legalità e impuniti potenti e prepotenti, mafiosi e non dei colletti bianchi, precaria la nostra credibilità internazionale e fiorenti gli affari della cricca in Russia, Ucraina, Libia, precario il federalismo delle responsabilità e arrogante il federalismo clientelare e degli egoismi, precaria la cultura democratica e nemico il diverso, precario il sistema bancario e garantiti i mafiosi e i criminali di ogni specie con scudi fiscali e condoni fiscali ed edilizi, precario per ultimo e non da ultimo l’informazione stretta tra lusinghe e veti seguiti e preceduti da minacce e bavagli. Tra qualche ora il governo otterrà la fiducia coatta esatta sommando contestatori ricattati e saltimbanchi appigionati. Il governo dirà si ai quattro venti, di avere la maggioranza in un Parlamento di nominati e a libertà limitata, cercando cosi di nascondere l’ormai irreversibile perdita di maggioranza dei consensi e di credibilità nel Paese.
E tirerà a campare, costringere e comprare una pratica da 3C al servizio di, P2,P3,P4.
Un dato, però, è il più inquietante fra tutti. Chi guida questo processo eversivo non appare è non è più, se ma lo è stato, libero. Lei, presidente Berlusconi, dipende ormai dalle sue creature, dal suo passato sul quale non vuole si faccia luce, sulla stampa e nelle Aule dei tribunali, Lei dipende ormai dai suoi compagni di ieri e di oggi, dipende dagli opportunisti che nella storia si sono sempre avvicinati al dittatore in difficoltà per ricavare scampoli di privilegi prima del naufragio. Noi dell’Italia dei Valori voteremo ancora una volta, per la 40sima volta, no, con voto palese. Sapendo, questa volta, che dietro il no dell’Italia dei Valori vi è ormai la maggioranza degli italiani.

NASCE LA PAGINA UFFICIALE FACEBOOK DELL’ITALIA DEI VALORI
Internet, questa rete mondiale che connette oggi milioni di computer, notebook e telefonini di ultima generazione, è sempre più strumento di comunicazione di massa. Nel nostro Paese sono 32,5 milioni gli italiani che scelgono ogni giorno questo strumento. Secondo i dati Audiweb, relativi al primo semestre 2010, le famiglie che si collegano a internet nel nostro Paese sono 11,8 milioni, pari al 56% del totale. L'incremento, rispetto allo stesso periodo del 2009, è del 16,9%.
Sin dai suoi primi passi l’Italia dei Valori ha compreso l’importanza della Rete quale strumento di informazione e partecipazione attiva. Il blog di Antonio Di Pietro, il sito dell’Italia dei Valori, le numerose pagine di Facebook pubblicate dalle nostre strutture territoriali e Twitter sono piazze virtuali a disposizione dei cittadini attraverso le quali, oltre ad essere costantemente informati sulle attività del partito, è possibile interagire con noi. Questi nuovi strumenti di comunicazione rispondono al diritto di informare e di essere informati. Anche la WebDV che ha l'ambizioso obiettivo di diventare un punto di riferimento dell’informazione on line usa come piattaforma di distribuzione la rete.
Adesso l'Italia dei Valori ha deciso di attivare il suo profilo su Facebook. Obiettivo? Realizzare una grande bacheca virtuale dove sarà possibile fare divulgazione politica, pubblicare e promuovere tutte le iniziative del Partito, ricevere informazioni sulle nostre proposte, pubblicare le proprie opinioni sui temi del giorno. Invitiamo i nostri iscritti, i simpatizzanti, quanti hanno voglia di confrontarsi e contribuire alla libera circolazione delle idee a chiedere amicizia alla nostra pagina (Italia dei Valori – pagina ufficiale) .
L'Italia dei Valori sempre più dalla parte dei cittadini.
ITALIA DEI VALORI ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE FIOM PER IL LAVORO
Si terrà a Roma il prossimo 16 ottobre la manifestazione nazionale indetta dalla FIOM per il diritto al lavoro, contro la precarietà e contro il Governo. L’Italia dei Valori, come sempre dalla parte dei lavoratori, aderisce alla mobilitazione e invita tutti a partecipare. Di seguito l’appello del Presidente IdV, Antonio Di Pietro e di Maurizio Zipponi, Responsabile Nazionale IdV Dipartimento Lavoro e Welfare:
L’incapacità del Governo italiano (PDL+Lega) di affrontare con serietà la crisi ci consegna un sistema di relazioni sociali ridotto in macerie: accordi separati inefficaci, ridicoli e in alcuni casi illegali, rottura e astio tra le grandi organizzazioni sindacali, una presidenza della Confindustria legata alla lobby governativa, il contratto nazionale svilito, derogato, abbattuto. Salari e pensioni ridotte alla fame.
I lavoratori, gli artigiani, le partite IVA subiscono in solitudine gli effetti della crisi fino al dramma della perdita del lavoro.
I lavoratori e i pensionati stanno sempre peggio smentendo la teoria per cui riducendo i diritti a chi li ha si generano più posti di lavoro. I dati dicono l’opposto: alle nuove generazioni viene offerta unicamente precarietà e vengono colpite le piccole e medie imprese che innovano caricandole di costi burocratici enormi e privandole di un serio accesso al credito.
Dobbiamo avere la forza di girare pagina e costruire un’alternativa di Governo credibile, seria e determinata. L’Italia dei Valori è pronta, sapendo bene da che parte stare – nel centrosinistra – e con chi stare: con i 3 lavoratori licenziati a Melfi, con quelli di Pomigliano, di Fincantieri, di Agile Eutelia, con i precari della scuola e con chi non ha voce come le migliaia di Partite IVA e i cassintegrati. Il nostro obiettivo è “l’unità del mondo del lavoro” per un’impresa moderna e uno Stato che funzioni.
Solo una forte mobilitazione sociale può costruire l’alternativa: siamo stati presenti, come IDV, in tutti i luoghi e le manifestazioni tese a contrastare la deriva berlusconiana e aderiamo, convinti, alla manifestazione del 16 ottobre convocata dalla FIOM a Roma.

LEGA, LETTERA APERTA IDV AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Egr. Presidente,
Le scriviamo per manifestare la nostra preoccupazione per le parole del ministro delle Riforme, il deputato Umberto Bossi, che ha offeso i romani chiamandoli ‘porci’. Siamo convinti che le parole in politica siano anche azione e diventino fatti, per questo non saremo tra coloro che derubricheranno queste affermazioni come folklore o come provocazioni da campagna elettorale. E se le parole hanno un peso, chi le pronuncia deve assumersi le proprie responsabilità. Le scriviamo perché Lei, come recita l’Art. 87 della Costituzione, è il Capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale. Quell’unità nazionale che, più volte in questi ultimi tempi, è stata gravemente offesa da parte di esponenti politici della Lega, alcuni anche con incarichi istituzionali. Siamo preoccupati e riteniamo che la misura sia colma e sia intollerabile che tali offese provengano da una forza di governo. Le scriviamo non solo in qualità di Presidente della Repubblica, ma anche come cittadino onorario di Roma, titolo conferitoLe dall’assemblea capitolina quale riconoscimento del suo impegno nel campo della cultura, della politica e dell'amministrazione dello Stato, e della sua costante attenzione, civile e istituzionale, alla città, al cui prestigio in Italia e nel mondo, ha sempre dato il suo significativo contributo. Ci riconosciamo profondamente nelle sue parole su Roma, definita ‘oggi più che mai Capitale di uno Stato democratico, che si trasforma restando saldamente Stato nazionale unitario". Per questi motivi, ci auguriamo che giunga un suo autorevole intervento nei confronti di chi fa del vilipendio uno strumento di comunicazione politica. Confidiamo nella Sua attenzione e cogliamo l’occasione per rinnovarLe i sensi della nostra stima.
Massimo Donadi - Capogruppo Italia dei Valori alla Camera
Felice Belisario – Capogruppo Italia dei Valori al Senato
VIVISEZIONE: IDV CONTRO LA NORMATIVA EUROPEA
L’Italia dei Valori sta affrontando la battaglia contro la direttiva del Parlamento europeo sull’utilizzo degli animali a fini scientifici, perché ritiene che essi siano esseri senzienti quindi, come tali, non possiamo permettere che vengano maltrattati, né che gli venga provocata sofferenza.
Questa direttiva era attesa da molto tempo, soprattutto dall’industria farmaceutica, e tratta un argomento che è di grandissima importanza e che coinvolge aspetti etici particolarmente sentiti dall’opinione pubblica: semplici cittadini, dal mondo della veterinaria e dagli animalisti. Ci saremmo aspettati un provvedimento molto più restrittivo e con norme anche significative sul piano scientifico, al fine di risolvere quello che è un problema oggettivo dell’assoluta anarchia che permea il mondo della sperimentazione animale. Tra l’altro la Commissione competente di Bruxelles aveva anche lanciato una consultazione, alla quale avevano partecipato oltre 40mila cittadini europei, attraverso la quale ci si era orientati ad affermare un principio secondo cui questa direttiva dovesse avere un’attenzione particolare alla tutela degli animali utilizzati negli esperimenti, e si dovesse investire, anche a livello europeo, perché si introducessero sempre di più metodi sostitutivi alla sperimentazione animale.
Purtroppo la legge approvata va nella direzione opposta; per questo l’Italia dei Valori farà quanto possibile per evitare che venga attuata così com’è e si impegnerà al fine di apportare i correttivi necessari. Sin da subito, Invece, IdV sta incidendo su un provvedimento che è all’esame della Commissione Sanità del Senato e che tratta proprio della normativa sugli animali utilizzati per fini scientifici – anche se non è proprio il provvedimento di adozione e di ratifica della convenzione europea –, presentando una serie di emendamenti, suggeritici da quel mondo che è sensibile a questi temi, per correggere e migliorare il più possibile la normativa votata a Bruxelles
Lettera aperta di Leoluca Orlando ad Anna Finocchiaro
Carissima Anna,
ricordo i tanti incontri e i tanti comizi per fornire una alternativa ai siciliani , ricordo il chiaro impegno tuo e mio per impedire che la Sicilia cadesse nelle mani di un sistema di potere clientelare e colluso con la mafia.
Ricordo come momenti significativi di volontà di riscatto da un sistema clientelare e mafioso la mia candidatura nel 2001, all'indomani della vittoria 61 a zero dei berlusconiani in Sicilia, a Presidente della regione e la tua candidatura a vice Presidente con me in alternativa a Salvatore Cuffaro; che ha vinto nonostante avesse ottenuto meno preferenze di me, perchè i tuoi compagni di partito avevano impedito , con uno dei tanti inciuci, che vi fosse una vera elezione diretta del Presidente della Regione, opponendosi al voto con doppia scheda (una per il Presidente e l'altra per le liste).
Ricordo come momenti significativi di volontà di riscatto da un sistema clientelare e mafioso la tua candidatura nel 2008 a Presidente della Regione in alternativa a Raffaele Lombardo, che appariva essere, come si è dimostrato essere, un Cuffaro senza cannoli, portatore di una concezione del potere priva di orpelli pittoreschi ma non meno inaccettabile. E quelle elezioni regionali si tennero, nel 2008, lo stesso giorno di quelle politiche nazionali e Lombardo con il suo schieramento contribuì al ritorno al Governo nazionale di Berlusconi.
Ricordo come una profonda delusione la tua scelta di lasciare, dopo la sconfitta, la Sicilia per restare al Senato : in tanti ti avevamo chiesto di non candidarti se poi non saresti rimasta in Sicilia a sostenere quella nostra comune battaglia di alternativa a quel sistema di potere.
Adesso, il tuo partito, sostiene Raffaele Lombardo e la sua armata Brancaleone, pur di restare a galla ....e tu , dimenticando il tuo impegno passato e il tuo ruolo presente, avalli quella scelta.
Non ho nulla da aggiungere.
Soltanto sento il dovere di dirti ora che il PD sta commettendo un terribile errore, mandando in Sicilia un messaggio di incoerenza e di tradimento degli elettori.
Quando apparirà chiaro il disastro che si sta producendo in questi giorni vorrei che almeno tu ricordassi che siamo stati in tanti con me e con Italia dei Valori ad opporci a tutti i Cuffaro, con o senza cannoli.
Leoluca Orlando
LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE. ED ANCHE IL GOVERNO...
Le bugie hanno le gambe corte. Cortissime quando si tratta di Berlusconi. Basta dare un'occhiata ai principali quotidiani per rendersi conto che la situazione reale è molto diversa da quella descritta dal premier. Partiamo dal caso più eclatante: i rifiuti in Campania. Ricordate quando, in pompa magna, Berlusconi affermava di aver compiuto il miracolo. di aver ripulito le strade di Napoli? Ecco, più che di un miracolo si è trattato di un trucchetto da mago imbroglione, ed infatti oggi ci ritroviamo con montagne di rifiuti per strada, con le rivolte a Terzigno e con la longa manus della camorra che gestisce e manda segnali. Il governo ha nascosto tonnellate di rifiuti sotto il tappeto, ed ora rischia di esserne sommerso. Passiamo ad altro: il nostro pasese se la passa meglio degli altri dell'Ue. Berlusconi ed i suoi ministri, quando non potevano più tacere sulla crisi economica, nè negare l'evidenza, hanno cercato di mettere in buona luce la nostra situazione, paragonandola, in meglio, a quella degli altri paesi europei. Anche in questo caso arriva la doccia fredda. La presidente di Confindustria Marcegalia dice: siamo stati pesantemente colpiti dalla crisi, non è vero che stiamo meglio di altri e adesso abbiamo una capacità di crescita inferiore alla media europea. E dire che stiamo parlando della Confindustria più filoberlusconiana mai esistita. Torniamo alle bugie: la maggioranza è solida, governeremo per altri tre anni. Voi che ne pensate? io credo che ogni commento su questo argomento sia superfluo e che la verità sia sotto gli occhi di tutti. Quella casa a Montecarlo è diventata il simbolo di uno scontro feroce nel centrodestra, che rasenta i limiti del giallo o degli intrighi internazionali. Ormai i fatti di casa nostra sono nelle mani di un quantomeno improbabile ministro della giustizia di un'isoletta caraibica nota solo per essere un paradiso fiscale...Non proprio una bella figura internazionale per l'Italia. Chiudo con l'ultima grande bugia: farò della Lega una forza moderata ed affidabile. Beh, complimenti mr B, ci è proprio riuscito...E' ironia, naturalmente. Dopo i simboli padani ad Adro, gli amministratori locali del Carroccio hanno emanato una circolare per evitare che le bande suonino l'inno di Mameli, a meno che non ci sia la presenza di corpi militari. Forse in un paese moderno e civile una forza moderata di governo non farebbe battaglie contro il tricolore e contro l'inno nazionale. Battaglie culturali e simboliche pericolosissime, perché attentano all'unità e all'identità nazionale. Amara conclusione: l'Italia è retta da un governo che a sua volta si regge sulle bugie. Nota di speranza: come le bugie, anche il governo ha le gambe corte. E non andrà lontano.

EXPO 2015, DIETRO I RITARDI LO SCONTRO DI POTERE NEL PDL
Prima parte
Lo scorso 21 settembre il Consiglio regionale della Lombardia avrebbe dovuto riunirsi per parlare di Expo, l’esposizione universale del 2015 che durerà 6 mesi e che potrebbe richiamare fino a 30 milioni di visitatori da tutto il mondo. Bene, invece di darsi una mossa, il centrodestra ha deciso di rinviare la seduta ad ottobre, rimandando così la scottante discussione sull'acquisizione delle aree, sulle infrastrutture che rischiano di non essere realizzate in tempo, su ciò che dovrà rimanere patrimonio della città di Milano e della Regione, e sul destino delle aree dopo la chiusura della manifestazione.
Un percorso tormentato quello dell’Esposizione Universale meneghina.
Ai ritardi nei lavori per la realizzazione delle strutture, agli scontri sulla gestione tra Letizia Moratti, sindaco di Milano e Commissario straordinario del Governo per la manifestazione, e Roberto Formigoni, Governatore della regione Lombardia, si è aggiunta anche la querelle su un possibile passaggio dell’esposizione internazionale alla città turca di Smirne. Voci, subito smentite dalla Moratti, alimentate da una notizia apparsa su ‘Italia Oggi’. Secondo il quotidiano, da Ankara sarebbero giunte "offerte di disponibilità a subentrare a Milano". La Turchia - è scritto nell’articolo -sarebbe non solo "disposta a rifondere i costi già sin qui sostenuti dagli organizzatori dell'Expo, ma anche a fornire una congrua somma a mo' di avviamento-risarcimento che potrebbe servire a coprire il baratro che Tremonti ha aperto nei conti degli enti locali milanesi e, in particolare, della Regione Lombardia".
Una ipotesi che in realtà appare poco verosimile stanti le procedure del Bie (Bureau of International Expositions) ovvero l’Ufficio Internazionale delle Esposizioni, ma che la dice lunga sull’esempio di cattiva gestione e sulla dimostrazione di inefficienza che stanno dando al mondo il Governo, la Regione Lombardia e il Comune di Milano.
Dietro questa poco edificante vicenda si celano infatti gli interessi fin troppo chiari e contrapposti dei diversi rappresentanti all’interno dello stesso Popolo della libertà: Letizia Moratti e Roberto Formigoni, con i “gruppi di interesse” che ad essi fanno riferimento.
Tutto inizia nel 2007, quando viene decisa la “location” per l’esposizione universale del 2015. La scelta cade su una vasta area a nord di Milano, tra l’autostrada per Torino e quella dei Laghi, nei comuni di Pero e Baranzate. Un milione e 300mila metri quadrati di desolazione: terra battuta, rifiuti gettati qua e là, qualche albero. Un’area che non vale nulla, non è edificabile ed è qualificata come "agricola". I proprietari sono, al 70%, la Fondazione Fiera Milano, controllata dalla Regione e tradizionalmente vicina ai vertici di Comunione e Liberazione, e la famiglia Cabassi, che ha acquistato il suo 30% nel 2002. All’epoca nessuno capì il motivo di quell’operazione. Nel 2007 tutto diventa più chiaro: il progetto Expo prevede aree verdi, linee metropolitane, strade, rete fognaria, opere pubbliche per oltre 3 miliardi di euro. Quei terreni diventerebbero, come d’incanto, irresistibilmente “appetibili”. Il piano che viene firmato da Comune di Milano, Fiera e Cabassi assegna la gestione delle aree in concessione alla società Expo dal 2010 al 2017, dopodiché le stesse tornerebbero ai legittimi proprietari, insieme alla possibilità per gli stessi di edificare su una superficie pari fino ad un milione di metri quadrati.
Un affare per tutti: Comune e Regione non avrebbero speso un euro per quei terreni, mentre i proprietari si sarebbero ritrovati fra le mani un vero e proprio tesoro: manna per la Fondazione Fiera di Milano che così avrebbe messo più di una toppa ai suoi bilanci disastrati.
Ma il diavolo, si sa, fa le pentole e non i coperchi. La crisi, in questo caso, ridimensiona la copertura finanziaria che doveva essere assicurata per la realizzazione delle opere, e per gli attori di questo psicodramma tutto diventa più rischioso; in breve il piano “perfetto” salta.
Letizia Moratti allora mette sul tavolo il suo progetto di riserva, che prevede la realizzazione di un grande parco botanico dedicato alla biodiversità. Formigoni però non ci sta a fare il comprimario, vuole il controllo dell’operazione; propone di acquistare (con i soldi della Regione) le aree che non valgono praticamente nulla, e per farlo è disposto a pagare più del loro valore di mercato. Passato l’Expo 2015 – nelle intenzioni del Governatore - il parco resterebbe alla città di Milano, mentre in una parte consistente di quel territorio verrebbe costruito un nuovo quartiere residenziale: un favore non da poco alla Fondazione Fiera Milano, ai ciellini e al vasto sistema di potere, politico, economico e finanziario, che ruota intorno al Presidente della Lombardia.
Non è tutto, sulle realizzazioni delle opere per la manifestazione, pesano forti sospetti di infiltrazioni mafiose… ma di questo parleremo la prossima settimana, nella seconda parte.
di Danilo Sinibaldi
“TARGA DI QUALITA’ E PROVENIENZA DEI PRODOTTI GASTRONOMICI ITALIANI”
Italia dei Valori è da sempre attenta alle condizioni di tutti cittadini italiani, anche di quelli residenti all’estero, e sempre in prima fila nella difesa dei nostri prodotti, usi e costumi, che sono parte integrante ed insostituibile della grande tradizione culturale, eno-gastronomica e imprenditoriale universalmente nota come Made in Italy. Rientra in questo contesto l’Interrogazione parlamentare con richiesta di risposta scritta che l’Onorevole Antonio Razzi, Responsabile IDV per gli Italiani nel Mondo, ha inoltrato al Ministro per le politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Giancarlo Galan e che di seguito riportiamo integralmente:
Al fine di dare una indicazione ufficiale sulle imprese di ristorazione italiana nel mondo che ne certifichi non solo la qualità del prodotto finito ma che soprattutto garantisca l’uso di prodotti esclusivamente italiani, si istituisce la “TARGA DI QUALITA E PROVENIENZA DEI PRODOTTI GASTRONOMICI ITALIANI” rilasciata dal ministero competente.
Meritevoli di tale riconoscimento saranno quelle ditte di ristorazione italiane in tutto il mondo dislocate che dimostreranno di usare solo ed esclusivamente materie prime italiane per il loro esercizio.
Per quelle realtà di ristorazione già sul mercato ed in esercizio basterà accludere alla domanda le fatturazioni dell’ultimo anno dalle quali evincere l’approvvigionamento da industrie o rivenditori italiani per i loro menù e per quelle di nuovissima apertura sarà necessario attendere, prima di inoltrare la domanda, un anno di attività.
Il riconoscimento da parte dello Stato italiano avrà la molteplice funzione di:
1) indicatore di qualità per i consumatori straneri;
2) certezza della provenienza delle componenti gastronomiche; 3) incentivazione ed incremento alla esportazione dei prodotti italiani all’estero.
Per quanti otterranno la targa perché saranno stati riconosciuti meritevoli in quanto in possesso dei requisiti richiesti affinché non venga loro revocata, la domanda dovrà essere ripresentata unitamente alle prove di acquisto ogni anno al ministero che per accertare la continuità nel tempo dell’uso esclusivo dei prodotti italiani in ristorazione.
Le realtà detentrici della Targa in fase contrattuale con le ditte e le industrie italiane di gastronomia, potranno godere di sconti agevolati con la mediazione del ministero sugli acquisti all’estero dei prodotti gastronomici italiani in maniera da incrementare l’interesse alla propaganda della qualità del made in Italy nel mondo.
a cura di Antonio Razzi
RICERCATORI: LE INIQUITA’ DELLA RIFORMA GELMINI
In questi ultimi mesi ho avuto modo più volte di esprimere le mie criticità riguardo al disegno di legge messo a punto dal Ministro Gelmini che, per giustificare i tagli dei finanziamenti alle università, ha dichiarato di voler riformare il sistema universitario italiano. Un sistema in difficoltà, basato sul familismo e sull’autoreferenzialità che privano, di fatto, la nostra società dei migliori talenti e che considera la ricerca come un optional. Il ddl Gelmini si pone degli obiettivi che all’apparenza sono nobili e condivisibili, tra questi il riconoscimento del merito all’interno degli atenei, ma, come al solito, leggendo il testo si evince che si tratta di pura propaganda di regime, poiché mancano i presupposti. Il ddl, inoltre, risulta iniquo ed ingeneroso in quanto dimentica completamente una categoria, quella dei ricercatori, che rappresenta il motore propulsivo delle università italiane. Si tratta di circa 27mila laureati che, dopo l’entrata in vigore della riforma, entreranno in un ruolo ad esaurimento che metterà fine alla propria carriera, vanificando tutti i sacrifici e gli studi finora prodotti. Vittime di questa pseudo-riforma, quindi, non saranno solo i precari della ricerca, ma anche quei ricercatori confermati, giovani o meno giovani, che da anni lavorano nelle università italiane e che hanno prodotto fior di ricerca, che sono citati dagli index internazionali per le loro scoperte e per i loro studi, che portano il nome dell’Italia nel mondo, che hanno svolto didattica (pur essendo uno di quegli incarichi non previsti dal contratto di ricercatore) e che oggi rappresentano, per la Gelmini, una categoria da scaricare. Una categoria che a nostro avviso merita di essere tutelata e valorizzata da una vera riforma, non certo per ottenere dei privilegi o soluzioni ope legis, ma semplicemente per il riconoscimento della propria professionalità e del ruolo svolto negli atenei italiani.
A questi ricercatori il Governo vuole negare perfino il diritto di manifestare liberamente il proprio dissenso ad un decreto che li disconosce. Ed invece, protestare attraverso la sospensione della didattica, che comprometterà il regolare svolgimento delle lezioni universitarie, servirà a far capire quali sono i ruoli che realmente rivestono e quanti incarichi di insegnamento sono loro assegnati. E’ di questi giorni, infatti, lo slittamento dell’apertura del prossimo anno accademico per la maggior parte degli atenei coinvolti in questa protesta. Troviamo gravissima e inaccettabile, pertanto, la decisione del Senato accademico dell’Alma Mater di Bologna di dare un ultimatum ai ricercatori dell’ateneo che decidono di scioperare contro la Gelmini. Una decisione che va contro ogni logica e ogni forma di democrazia e che, di fatto, ha messo sotto ricatto centinaia di ricercatori che però, con il sostegno degli studenti, stanno continuando a tenere dura la linea di protesta. Noi condividiamo i loro obiettivi e siamo a loro fianco in queste rivendicazioni giuste, sacrosante ed oneste.
L’Italia dei Valori sosterrà sempre la ricerca universitaria ed i diritti dei ricercatori, perché il merito parte dal riconoscimento oggettivo di un ruolo e di una professione in base ai risultati conseguiti. Crediamo che sia finita l’epoca delle furbizie e delle scorciatoie e che sia giunta l’ora di adottare, ai fini della progressione di carriera, una graduatoria unica nazionale, che tenga conto non solo delle pubblicazioni scientifiche prodotte, ma anche della didattica e, nel caso delle facoltà mediche, dell’assistenza erogata nel corso degli anni. Solo così saranno premiati i più bravi e solo così il merito potrà tornare ad essere il valore fondante dei nostri atenei.
L’ITALIA DEI VALORI CON I LAVORATORI DI TERMINI IMERESE
Protesta degli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese davanti a Montecitorio. I lavoratori
lottano contro la chiusura degli impianti decisa dall’azienda. Davanti alla Camera dei deputati insieme con i dipendenti del Lingotto, anche il leader dell’Italia dei Valori, Antonio di Pietro e Maurizio Zipponi, Responsabile Nazionale Idv dipartimento Lavoro e Welfare.
Zipponi, quale messaggio vogliono mandare al Governo questi operai?
“Il messaggio è che i lavoratori di Termini Imerese dicono che al di la delle tante chiacchiere di Marchionne e del Governo italiano, loro tra poco rimarranno a piedi, perché la Fiat ha deciso di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese senza alternativa. Quindi noi, come Italia dei Valori, con il Presidente Di Pietro, siamo andati fuori dai cancelli in Sicilia, abbiamo raccolto da loro le opinioni, gli argomenti, abbiamo sostenuto le loro lotte; oggi tocca al Governo, al Parlamento, che devono dire alla Fiat: tu devi rispondere di tutti i soldi che hai preso, questi finanziamenti non possono essere esportati dall’Italia e lasciare qui solo le macerie e la chiusura dell’azienda
Pertanto la Fiat deve essere chiamata dal Governo e dal Parlamento per rispondere delle decine e decine di miliardi che ha preso e per dire che, finché non c’è un’alternativa che i lavoratori condividono non può chiudere Termini Imerese,. Gli operai di Termini Imerese vogliono lavorare e sanno che se duemila e passa posti saltano, questo è altro terreno per la mafia. Quindi è indispensabile che la lotta dei lavoratori di Termini Imerese venga capita non solo per la giusta difesa del posto di lavoro, ma anche per dire che in Sicilia è possibile lavorare, fare impresa e non essere collusi con la Mafia”.
SE LA NOSTRA BANDIERA DIVENTA PROVOCAZIONE
E’ normale un Paese in cui l’esposizione della bandiera nazionale viene interpretata come una provocazione? Noi dell’Italia dei Valori, come la maggioranza degli italiani, pensiamo di no. Eppure è quello che è successo in Consiglio Provinciale a Milano.
Durante la seduta alcuni esponenti IdV hanno esposto sui banchi tre bandiere tricolori per festeggiare i 150 anni dell'unità d'Italia, ma la Lega ha subito gridato alla provocazione e ha replicato con la bandiera bianca del Sole delle Alpi che, secondo i leghisti, non è un simbolo di partito, “ma piuttosto espressione dell'identità di un territorio”.
L’IdV ha proseguito nell’azione civica di protesta e a quel punto la presidenza del consiglio ha invitato tutti i gruppi a ritirare simboli di partito e bandiere tricolori, per sedare le polemiche e rispettare il regolamento. Il consiglio è stato sospeso per oltre un quarto d'ora e al termine l'Idv ha mantenuto le bandiere tricolore mentre la Lega ha dovuto togliere i suoi vessilli.
L'esposizione della bandiera italiana non è una “provocazione politica”, hanno dichiarato dal gruppo dell'Italia dei Valori, “lo è piuttosto quella del Sole delle Alpi, che è un simbolo di partito che mai e poi mai potrà essere paragonato ad una bandiera italiana, da loro considerata appunto una provocazione”. L’Italia dei Valori ha stigmatizzato anche la reazione del PdL, definendo ''vergognoso il comportamento del Popolo della Libertà che ha deciso di abbandonare l'aula ogni volta che un esponente del nostro partito prendeva la parola. Un atteggiamento che denota lo scarso rispetto delle istituzioni e la poca tolleranza verso chi la pensa diversamente''.
Come IdV siamo sempre più decisi a difendere i valori nazionali contro la deriva secessionista imposta dalla Lega al Paese con la complicità del resto della maggioranza di Governo.
Lettera aperta agli elettori della Lega
Lettera aperta agli elettori della Lega. Si, voglio mandare una lettera aperta agli elettori della Lega, perché ho l’impressione che voi non sapete che cosa stanno facendo a Roma i vostri rappresentanti in Parlamento e al Governo.
Sapete cosa è accaduto ieri? Il parlamento è stato impegnato a votare le autorizzazioni a procedere nei confronti di parlamentari che sono accusati dalla magistratura di vari reati; addirittura, alcuni, di collusione con la criminalità organizzata, con la Camorra.
Ieri in Parlamento si è deciso se, da parte dei magistrati, si potevano svolgere le indagini nei confronti dell’ex sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino: il Parlamento ha deciso di No, ovvero che la magistratura non deve avere gli strumenti necessari per indagare Cosentino. Sapete, voi elettori leghisti, con quali voti è stato possibile in Parlamento, fermare l’inchiesta per contiguità alla Camorra su Cosentino? Con i voti della LEGA. Proprio di quelli che dicono di voler tagliare la testa alla Camorra. Non basta: sapete cosa si è deciso ancora? Si è deciso se dare l’autorizzazione a procedere alla Corte dei Conti nei confronti di vecchi “arnesi” della Prima Repubblica che, nell’esercizio delle loro funzioni, avrebbero causato danni all’erario, cioè allo Stato. Volete qualche nome? De Lorenzo, Di Donato, Crippa, ve li ricordate? Erano quei ministri della Prima Repubblica, personaggi finiti nell’inchiesta di Mani Pulite, anche condannati, poi prescritti e quant’altro. Ebbene, la Corte dei Conti dice a questi signori: dovete restituire i soldi che avete sprecato, che avete amministrati male. Ma il Parlamento ha detto NO: tu, Corte dei Conti non può giudicarli. Sapete con quali voti è stata presa questa decisione? Con quelli della Lega, della LEGA! Dico a voi, “Popolo del Nord” che non potete vedere queste cariatidi della Prima Repubblica che hanno impoverito il Paese e riempito di debiti lo Stato. Quindi non possiamo processarli, non possiamo neanche farci restituire i soldi perché la Lega ha contribuito a dire NO.
Si è anche discusso delle richieste della magistratura nei confronti addirittura di Silvio Berlusconi, di Cirino Pomicino… perche si sono messi a dire di altri parlamentari le cose più oscene. La Lega sapete cosa ha detto? Ancora NO, se sono della nostra coalizione possono diffamare chi gli pare e piace; addirittura, nel caso di Silvio Berlusconi, possono attaccare un gruppo editoriale come l’Espresso, dicendo agli imprenditori, nella cui riunione è andato, non fate pubblicità a quel gruppo editoriale. Ecco, voi continuate a votare Lega, ma la Lega a Roma si sta comportando come Alì Babà e i 40 ladroni: li vi racconta frottole, a Roma si fotte la pagnotta!
SABATO 25 A ROMA CONTRO LA VIVISEZIONE
L’otto settembre il Parlamento Europeo ha approvato la direttiva relativa agli esperimenti sugli animali, una normativa che attendevamo da oltre 20 anni.
Nonostante i buoni propositi, purtroppo, si è giunti ad un testo finale con numerosi punti che alcuni eurodeputati e una parte delle stampa hanno definito “migliorabili” ma che secondo il mio punto di vista sono inaccettabili e non compatibili con il concetto stesso di civiltà e di rispetto della vita.
Mi riferisco, ad esempio, alla possibilità di sperimentare su animali vivi anche per scopi didattico-formativi; alla porta più che aperta che la direttiva lascia alla sperimentazione su cani e gatti randagi e sui primati; alla possibilità di ripetere gli esperimenti sullo stesso animale anche in caso di test che generano forte sofferenza; alla possibilità di non utilizzare anestesia se essa è incompatibile con lo scopo della procedura scientifica; allo scarsissimo incentivo che viene dato allo sviluppo dei metodi alternativi.
Tutte queste norme vanno contro la principale fonte giuridica dell’Unione Europea, il Trattato, che all’articolo 13 ci impone di tutelare il benessere degli animali in quanto esseri senzienti. E soprattutto questa direttiva non rispetta e non rispecchia il comune sentire di milioni di cittadini, a interesse invece di lobbies scientifiche e farmaceutiche.
Sabato 25 settembre sarò a Roma per partecipare al corteo per la chiusura di Greenhill, l’allevamento di beagles destinati alla sperimentazione, e per aggiungere la mia voce a quella di tutti gli altri cittadini che pretendono passi avanti decisi verso l’abolizione della vivisezione, di ogni forma di sperimentazione su animali che causi loro sofferenza e angoscia.
Uno degli insegnamenti più importanti di Thomas Jefferson è racchiuso nella frase “non sono i popoli a dover aver paura dei propri governi, ma i governi che devono aver paura dei propri popoli”. A questa frase mi sono sempre ispirata perché sono convinta che la volontà dei cittadini non possa essere ignorata e derisa.
Per questo invito tutti a partecipare sabato 25 a Roma al corteo che partirà da piazza della Repubblica alle ore 15. Un corteo senza colore politico, senza bandiere. Per dare voce ai senza voce, per pretendere che la nostra dignità di essere umani non venga calpestata con forme di violenza su altri esseri viventi.
PONIAMO FINE ALL’APARTHEID DEI GIOVANI IN ITALIA
Il Fondo monetario internazionale ha rivisto di recente al ribasso le stime di crescita dell’economia italiana. In molti si erano affrettati a dire che il nostro Paese era fuori pericolo e invece la situazione italiana è molto preoccupante. Dopo tanti anni è evidente che Berlusconi e il centrodestra non hanno la capacità e la volontà di affrontare le questioni strutturali che sono alla base della lunga crisi economica e sociale del nostro Paese.
L’Italia dei Valori vuole parlare chiaro al Paese e non promettere illusioni. Ci siamo impoveriti in questi ultimi dieci anni rispetto ai nostri partner europei. Il nostro debito pubblico è molto più grande di quello di altri paesi. La nostra economia è ferma da circa 15 anni. Siamo da anni in fondo alle classifiche per quasi tutti gli indicatori economico-sociali.
Tornare a crescere deve essere il primo grande obiettivo del centrosinistra.
Il centrosinistra deve diventare agente di cambiamento. E io credo che un moderno progetto riformatore debba avere al centro i giovani.
La nostra parola d’ordine dovrebbe essere “liberiamo i giovani italiani dall’apartheid”.
Sì apartheid! Perché chi è giovane oggi in Italia vive una vera segregazione.
Penso al mercato del lavoro, al fatto che il 30 per cento dei giovani è senza lavoro, penso ai milioni di giovani che devono accontentarsi di salari di 700-800 euro al mese, penso alla precarietà diffusa. Chi è giovane, oggi in Italia, è escluso dalle forme più semplici di protezione.
La nostra scuola è in condizioni drammatiche e da tempo non riesce a svolger quella funzione di ascensore sociale che un tempo consentiva ai figli di operai o di contadini di diventare dirigenti, di diventare magistrati, professionisti. Tutte le ricerche dimostrano che la probabilità di laurearsi di uno studente figlio di operai è molto più bassa di quella del figlio di un notaio o di un medico. In moltissimi campi oramai, i figli finiscono per fare lo stesso mestiere del padre: i figli degli architetti fanno gli architetti, i figli dei giornalisti fanno i giornalisti e così via. I figli degli operai finiscono per abbandonare gli studi e per trovarsi in situazioni drammatiche. In Italia ci sono oramai le caste e non più le classe sociali!
Essere giovani oggi in Italia è un condizione difficilissima.
Chi non ha una famiglia alle spalle che gli acquista l’appartamento ha pochissime possibilità di metter su casa e di metter su famiglia. Qualcuno ha accusato i giovani di essere bamboccioni, ma io voglio dire: è colpa dei giovani se vivono in un’Italia che tutela gli anziani e gli adulti e lascia i giovani fuori?
Affrontare la questione dei giovani – se ci pensiamo bene – significa affrontare molti problemi italiani. Si tratta ad esempio di aprire le professioni, ridurre le barriere all’entrata. Significa investire nella scuola, renderla efficiente e meritocratica. Significa riformare il mercato del lavoro, ridurre la precarietà, creare un sistema universale di protezione contro la disoccupazione. Significa fare formazione professionale. Significa intervenire sul sistema bancario per ridurre i costi dei mutui alle giovani coppie. Significa ripensare i trasferimenti alle famiglie, favorire le giovani coppie con figli. Significa rompere le caste.
Anche nella politica. Dobbiamo fare largo ai giovani. Introdurre dei limiti nel numero di legislature che un deputato può svolgere.
Un simile progetto deve coinvolgere anche soggetti sociali importanti come i sindacati che troppo spesso finiscono per privilegiare la tutela dei diritti dei lavoratori adulti, di coloro che sono “dentro” e dimenticano che le regole attuale segmentano il mercato del lavoro, scaricano sui giovani tutta la flessibilità. Noi siamo dell’idea che non sia più possibile resuscitare “il Piccolo Mondo Antico” fatto di rigidità, di chiusura al commercio estero, di chiusura all’immigrazione, di chiusura al nuovo. Quel Mondo è finito per sempre. Dobbiamo però progettare un nuovo equilibrio tra apertura e protezione.
PENSIONI, I DEPUTATI NON RINUNCIANO AI LORO PRIVILEGI
E’ inaudito che sia stata respinta la nostra proposta di abolire il vitalizio per i deputati in carica e per quelli cessati. E’ scandaloso che anche persone che hanno messo piede solo per pochi giorni a Montecitorio ricevano il vitalizio. E' un problema cui speravamo che la maggioranza avesse il buon senso di voler porre rimedio. Inoltre l’abolizione di questo assurdo diritto per i deputati avrebbe procurato al bilancio della Camera un risparmio di 150 milioni di euro l’anno. Ma evidentemente a questa maggioranza risparmiare denaro che potrebbe andare a vantaggio dei comuni cittadini, interessa poco o niente.
Dov’è la politica di rigore tanto sbandierata dal Governo? Quale esempio il Palazzo vuole dare al Paese, sempre di più costretto a tirare la cinghia?
Lor signori non rinunciano ai privilegi. Gli Onorevoli Deputati sono disposti a discutere di tutto, ma non delle loro pensioni che, si badi bene, raggiunti i 65 anni spettano a tutti quelli che hanno messo piede in Aula, anche solo per pochi giorni. Un esempio: a un ex deputato con appena tre giorni (3) di legislatura spettano tremila euro al mese per tutta la vita. Uno scandalo se si pensa alle decine di anni che occorrono a qualsiasi lavoratore per avere diritto ad uno “straccio” di pensione. Evidentemente, solo noi dell’Italia dei Valori vogliamo porre rimedio a un’ingiustizia che dura da troppo tempo e che non si giustifica in nessun modo.
Con l’ordine del giorno presentato a Montecitorio da me e dall’Onorevole IdV Silvana Mura, si chiedeva di trasferire le pensioni dei parlamentari all'Inps e agli altri enti previdenziali. In pratica i deputati avrebbero dovuto comunicare alla Camera il nome dell'istituto previdenziale al quale trasferire i contributi per essere aggiunti a quelli già accumulati per le attività lavorative precedenti al mandato parlamentare. Un provvedimento semplice, equo, che oltre al risparmio, avrebbe dato il segnale di un importante cambiamento di rotta. Invece niente, tutti i deputati, tranne quelli del'Italia dei Valori, hanno votato contro. Se ne ricordino tutti i cittadini.
Cade l'ultima speranza dei nuclearisti: l'atomo ci renderà più poveri
C’era una volta il punto di forza della cordata nuclearista in Italia, la punta di diamante delle argomentazioni per il ritorno all’atomo: il costo del kilowattora, ovvero delle bollette che i cittadini pagano ogni due mesi per l’elettricità. Per un clamoroso errore, però, sul sito dell’Ain, l’associazione italiana nucleare, è apparso per poche ore un rapporto interno che inquadra tra gli 8 e i 12 centesimi il costo, sopra ai 7 attuali. Il dato è stato tolto in tutta fretta, una verità troppo scomoda per l’Enel, il principale gruppo industriale dell’Ain. Dopo aver dichiarato per mesi che i costi delle centrali italiane sarebbero rimasti sufficientemente bassi, Enel e governo si ritrovano sbugiardati dal proprio alleato tecnico.
Il progetto nuclearista di Berlusconi e Sarkozy perde così un altro pezzetto per strada, la compattezza delle proprie motivazioni. Nonostante la realtà fosse ben diversa, avevano infatti sempre usato a sostegno della propria battaglia il tanto sbandierato costo inferiore rispetto all’energia attualmente in uso nel nostro Paese. Non è mai stato così, i costi reali di costruzione delle centrali nucleari subiscono rialzi naturali e continui, come dimostrato dalle uniche due centrali EPR in costruzione (lo stesso modello che usare in Italia): quella di Flamanville in Francia e quella di Olkiluoto in Finaldia, in ritardo di anni e con costi ormai duplicati rispetto alle stime iniziali.
Con Scajola dimessosi, l’agenzia per il nucleare non ancora insediata, i comuni dove costruire ben lontani dall’essere scelti, tutte le regioni e le loro popolazioni contrarie e adesso la caduta dell’argomento “risparmio”, sono tempi bui per il nucleare italiano. A scanso di equivoci e di colpi di coda, però, noi dell’Italia dei Valori abbiamo raccolto le firme per fare un referendum e bloccare definitivamente la follia atomica. Dall’altra parte, e lo diciamo da sempre, c’è la green economy: costi minori, pari efficienza, più posti di lavoro. Adesso non resta che aspettare una convinta adesione del Pd, incomprensibilmente timoroso rispetto alla nostra proposta. Il referendum è l'unico strumento democratico per colpire al cuore questo sporco gioco.
Vasto: occasione per ritrovarci e confrontarci
La quinta Festa Nazionale organizzata a Vasto è stata un’occasione importante per ritrovarci e confrontarci. Ed è stata inoltre un’occasione utile a testimoniare come l’Italia dei Valori non solo sia un partito vivo e dinamico, ma pronto ad impegnarsi per far cadere politicamente un esecutivo piduista e 'incriccato', costruendo contemporaneamente l’alternativa di governo in accordo con le altre forze del centrosinistra. Alternativa di governo significa sperare e lavorare per un’Italia diversa, pulita e onesta, guidata da una classe politica che sappia realizzare il bene del Paese, l’interesse collettivo. Da sempre abbiamo difeso la Costituzione e la democrazia, schierandoci in prima linea per sostenere la giustizia e i diritti, facendo della questione morale e della legalità il terreno principale del nostro operato politico. Da anni denunciamo come sia in atto, da parte del berlusconismo, un piano preciso di compimento del progetto concepito da Gelli e dalla P2, rispetto al quale abbiamo sollecitato un’azione forte di opposizione e contrasto. Oggi questa coscienza e questa urgenza, per troppo tempo solo nostra, sembrano trovare spazio anche nelle file di altri soggetti politici e partitici. Potremmo dire: lo avevamo detto, arrivate un po’ in ritardo. Potremmo rivendicare il ruolo di Cassandra inascoltata. Invece, ci limiteremo a chiedere a tutti il rispetto della coerenza in difesa della Costituzione e della democrazia. Il pericolo, infatti, è che i nuovi folgorati sulla via di Damasco della questione morale e della legalità (Fini in testa) finiscano per contraddirsi, come lasciano pensare le aperture recenti sullo scudo di immunità giudiziaria per il premier. Il timore è che avvenga uno scambio indegno e rischioso per l’intero Paese: il lodo che sterilizza i processi di Berlusconi (magari anche la contro-riforma della giustizia) in cambio di prebende, sottoincarichi di governo, leggi elettorali convenienti, posticipazione delle elezioni e quant’altro. Si deve dunque vigilare e richiamare alla coerenza tutti gli altri interlocutori politici, consapevoli che fin da oggi il centrosinistra deve impegnarsi per arare il campo dell’alternativa di governo, i cui semi indispensabili sono un programma e una leadership condivisi che non eludano le primarie, reali e virtuali, per poter esser veramente espressione dell’elettorato, della società e dei movimenti. Sono tutte sfide che attendono l’Italia dei Valori e a cui l’Italia dei Valori, sono certo, non farà mancare il suo contributo. Sono tutte sfide che si possono vincere.
"Vasto 2010: le idee pulite diventino una sfida da vincere"
Vasto 2010 è andata bene. Lo si è visto dalla grande partecipazione, e ritengo che in questi tre giorni, diversamente dagli altri anni, sia emersa la voglia dell’Italia dei Valori di costruire veramente un’alternativa di governo. Abbiamo affrontato i temi che riguardano il paese, in primo luogo il lavoro, anzi, la disoccupazione. Abbiamo parlato di scuola, di informazione, di giustizia e di alleanze, per capire come costruire l’alternativa al governo Berlusconi, perché oramai credo che sia innegabile che questa maggioranza è morta e che Berlusconi andrà a casa. Per cui dobbiamo prepararci a questa sfida perché il paese piange.
Come è stato giustamente detto, la priorità è mandare a casa Berlusconi, e per mandarlo a casa basta semplicemente una volontà politica. Io ritengo che sia doveroso ridare ai cittadini la possibilità di scegliere chi li deve rappresentare e ritegno anche che si debba decidere prima qual è la coalizione. Vorrei ricordare a tutti quanti che non è il governo che fa la legge elettorale, ma il parlamento, per cui l’appello che il partito fa da questo palco è di fare in fretta, tutte insieme le persone per bene che ci stanno. Il comune denominatore deve essere la richiesta di legalità e di giustizia. Il presidente della camera ha la possibilità di calendarizzare la legge elettorale, basta la volontà politica. La possiamo fare senza bisogno di governicchi o di governi più o meno lunghi.
Con la crisi economica in atto, che è la più grande dal dopoguerra ad oggi, credo che un partito responsabile debba seriamente preoccuparsi per il futuro dei giovani. Ecco perché il tema centrale, addirittura il tema inaugurale di questa tre giorni è stato appunto il parlare delle future generazioni. Italia dei Valori nasce come partito proprio perché crede che la politica si possa migliorare solo con il ricambio generazionale. Oggi, grazie alla Rete, abbiamo uno strumento che permette di interloquire, interattivo. Ai giovani interessa sapere se potranno trovare una sistemazione adeguata in Italia o se devono pensare di andare in un altro paese. L’Italia dei Valori dà loro questa speranza perché pone come tema centrale il futuro dei giovani. Un esempio materiale è stato il referendum che abbiamo proposto: sul nucleare, ci siamo spesi per far capire a questo governo che non possiamo rubare anche l’ambiente, anche la salute a questi ragazzi. Non possiamo continuamente pensare che arricchendoci noi e mangiando tutto quello che è possibile mangiare, poi non ne abbiano a soffrire appunto i nostri figli.
Breccia di Porta Pia: Laicità vo' cercando...
La breccia di Porta Pia è un evento storico di una vittoria, di straordinaria importanza positiva per il nostro Paese.
La breccia di Porta Pia è un evento storico di una sconfitta, di straordinaria importanza negativa per lo Stato Vaticano.
La breccia di Porta Pia è per la Chiesa cattolica, per la Chiesa corpo mistico di Cristo e popolo di Dio, un “dono della Provvidenza”: l'espressione di compiacimento dell'avvio del processo di riduzione del potere temporale dei Papi non è di un ateo anticlericale, è di un grande Papa.
La laicità ruota intorno a queste diverse prospettive, a questi diversi punti di vista e analisi.
La laicità non è soltanto un valore, un principio etico , per non credenti.
La laicità è valore e principio etico per credenti; di più, la laicità è valore e principio etico per ogni essere umano....Chi crede ...non cessa di essere un essere umano! Tutto al contrario: “niente di umano è alieno per chi crede”.
Qualcuno fonda la laicità su Voltaire, qualcuno su Marx, tanti fondiamo la laicità sul precetto evangelico: “rendete a Dio ciò che è di Dio, rendete a Cesare ciò che è di Cesare”.
Rendere a Cesare ciò che è di Dio è inaccettabile laicismo.
Rendere a Dio ciò che è di Cesare è inaccettabile clericalismo.
E il clericalismo è un insulto a chi crede, prima e oltre che un insulto a chi non crede.
Quando qualche mio interlocutore non-credente si lamenta e protesta per posizioni clericali, obietto sempre che non è soltanto il non-credente che ha di che lamentarsi, siamo quanti crediamo, quanti cerchiamo di credere, che abbiamo forte, più forte di chi non crede, il diritto-dovere di lamentarci e di protestare contro il clericalismo.
E il clericalismo è un insulto a chi crede, prima e oltre che un insulto a chi non crede.
Il nostro Paese vive un gravissimo deficit di laicità.
Siamo una anomalia tra i Paesi democratici e civilizzati, una anomalia che soffoca insieme libertà e fede.
Soltanto nel nostro Paese esiste, forte e influente, la casta degli “atei clericali “.
Perversione delle perversioni. Che sia clericale un credente è perversione “normale” (chiedo scusa per il provocatorio uso dell'aggettivo “normale”). Che sia clericale un non-credente è perversione al quadrato, perversione delle perversioni.
Ma così è! Il nostro Paese è imbarbarito da troppi “clericali a convenienza ”.
Sono, così, “clericali a convenienza” coloro che pretendono e hanno interesse confondere lo Stato Vaticano e i suoi interessi temporali (da IOR a Propaganda Fide...) con la Chiesa, corpo mistico di Cristo e popolo di Dio. Se oggi - è qui una condizione grave e pericolosissima! - in Italia si chiede ad un cittadino mediamente informato che differenza vi è tra lo Stato Vaticano e la Chiesa Cattolica, la risposta troppe volte è drammatica: “nessuna”.
La Chiesa cattolica è popolo di Dio, un popolo ricco di diversità, di diverse sensibilità ed etnie, con diversi orientamenti politici e culturali. Questa distinzione è preziosa, è imprescindibile. La Chiesa cattolica deve fornire riferimenti e tenere insieme conservatore e progressista, europeo e africano, giovane e anziano...
Il clero non è il luogo della perfezione; il clero è luogo - imprescindibile ma non esclusivo - del servizio a Dio, al popolo di Dio.
Vengo da una formazione familiare ispirata all'insegnamento di mio nonno paterno, cattolico praticante, testimonianza di valori cristiani, ma non clericale. Mio nonno ci ha insegnato: “il tuo amore per Dio si misura dalla distanza amorevole e critica dal suo clero”.
Non era un atto di oltraggio ai sacerdoti; era l'applicazione anche ai sacerdoti del principio umano-cristiano: la perfezione non è di questo mondo.
Per noi, in famiglia, intorno alla tavola, era normale parlare di limiti e difetti del nostro Vescovo o del nostro parroco. Non era un insulto, era il riconoscimento umano-cristiano della fallibilità di ogni essere umano... anche di chi ha dedicato la propria esistenza al servizio religioso.
Per me, pertanto, è stato, è del tutto normale, armonioso, compatibile, tentare di vivere, tra lacune ed errori, un cammino di fede e, al tempo stesso, criticare severamente speculazioni e crociate, ruberie e contiguità con cricche e mafie, di uomini del clero e rappresentanti ufficiali degli interessi dello Stato Vaticano: da IOR a Propaganda Fide.
Consentire, auspicare, realizzare confusione tra interessi terreni e aziendali dello Stato Vaticano con le sue diramazioni e il popolo di Dio e corpo mistico di Cristo è, a mio avviso, atto gravissimo, reso ancora più devastante quando tale confusione sia promossa-finanziata, nell'assordante silenzio di gerarchie ecclesiastiche, da troppi atei clericali, dai troppi “clericali a convenienza”.
P.S. Laicità è anche riconoscere pari dignità ad ogni fede religiosa e pari diritti a credenti di ogni fede e a non credenti, secondo il principio “to be different, to be equal”.
E' una tristezza essere costretti a ripetere affermazioni ovvie nei Paesi democratici e civilizzati!
Ma l'Italia qualcuno vorrebbe, non soltanto a Palazzo Chigi e ad Arcore, non soltanto tra esponenti di interessi dello Stato Vaticano, fosse non democratica e non civilizzata... magari a “convenienza”, invocando Dio e teorizzando un clericalismo eversivo, al tempo stesso, della fede religiosa e della legalità costituzionale.
"140 anni da Porta Pia: Alemanno e Berlusconi contro la storia"
Il programma per commemorare, dopo 140 anni, la breccia di Porta Pia e la conquista di Roma per farne la capitale del regno è imponente.
Il governo Berlusconi e il sindaco di Roma Alemanno hanno indetto centinaia di mostre e di visite guidate ai monumenti della capitale ma hanno deciso di festeggiare tutto con il cardinale Tarcisio Bertone segretario di Stato Vaticano come se la Chiesa cattolica fosse protagonista di quella presa di Roma invece che essere quella che alla conquista si era opposta per difendere il potere temporale della Santa Sede.
E questo modo di ricordare il 20 settembre 1870 è contro la storia d’Italia, mescola insieme l’alleanza della destra berlusconiana con il Vaticano per ragioni politiche con una realtà storica che vide divisi i fondatori dell’Italia liberale rispetto allo stato pontificio.
Noi dell’Italia dei Valori siamo per la difesa della laicità dello Stato e della grande formula di Camillo Benso di Cavour che già allora diceva: ”Libera Chiesa in Libero Stato”.
Ma dobbiamo aggiungere anche che la nostra costituzione proclama la laicità dello Stato e afferma che tutte le religioni sono eguali e da rispettare nella società italiana.
Non è un caso certo che il governo Berlusconi come il sindaco Alemanno adottino un modo di festeggiare la ricorrenza del 20 settembre in una maniera che è profondamente contraria al suo significato storico e vogliano dividere con i rappresentanti dell’ex stato pontificio il senso della giornata.
Questo governo in effetti pratica una politica che anche nel campo dei rapporti tra Stato e Chiesa
è in evidente contrasto con la costituzione repubblicana e ha completamente accantonato il carattere laico del nostro Stato e pratica una politica subalterna al Vaticano per avere l’appoggio politico della Santa Sede.
E questa politica si collega di fatto alla politica del regime fascista che, sempre per ragioni immediate di politica interna, interruppe la politica di separazione tra Stato e Chiesa svolta dai governi nel periodo liberale.
Nacque allora il Concordato del 1929, poi rinnovato da Craxi nel 1988 che dà alla Chiesa, finanziamenti e prerogative che sono più tipiche di una chiesa ufficiale che di una religione come quella cattolica praticata dalla maggioranza degli italiani ma collocata su un piede di parità con tutte le altre religioni dal dettato costituzionale.
Ora i pasticci combinati da questo governo e da una giunta comunale compiacente come quella di Alemanno a Roma mescolano ancora di più le carte e confondono il necessario rispetto della fede cattolica e della religione che ne deriva con l’idea balzana di festeggiare la breccia di Porta Pia e la conquista di Roma capitale con la fine del potere temporale dei Papi, insieme con i rappresentanti dello Stato Pontificio che fu il soggetto sconfitto di quella guerra.
Responsabile Mario Dany De Luca
I disabili sono 3 milioni, il 5% della popolazione italiana. Le persone con disabilità, di sei anni e più, che vivono in famiglia sono 2 milioni e 600 mila, pari al 4,8% della popolazione.
Una realtà importante, ma di cui si parla solo quando si affrontano i temi dei falsi invalidi e della spesa sociale. L’Italia è l’unico tra i paesi avanzati a non aver ancora istituito la commissione nazionale sui diritti umani, così come stabilito dalla Convenzione Onu sulla disabilità.
Nel nostro Paese risultano occupate meno del 18% delle persone con disabilità in età lavorativa. Solamente il 3% ha come fonte principale un reddito da lavoro. Il 57,3% e il 53,7% delle famiglie con almeno un disabile, rispettivamente nelle Isole e nel Meridione, non riceve alcun tipo di aiuto, né pubblico né privato. Assistiamo inoltre al sostanziale blocco delle assunzioni nella Pubblica Amministrazione e all’esonero degli Istituti bancari che accedono ad enormi aiuti da parte dello Stato.
Sanzioni inadeguate, controlli insufficienti, carenze di personale, l’inesistenza di banche dati, impediscono di sapere quali sono le aziende pubbliche e private che rispettano gli obblighi di legge. Una situazione che limita fortemente le potenzialità della legge 68/99.
Non basta, nella Sanità si sta procedendo ai piani di rientro del deficit, che per i disabili significano mancati accreditamenti, declassamenti, precarietà e tagli. Spesso, fatti solo per fare cassa e senza entrare nel merito degli effetti sull’assistenza sociosanitaria ai casi più gravi.
Ma la situazione non va meglio nella ricerca, dove il governo, con la legge 133/2008, taglierà in 5 anni 1miliardo e mezzo di euro alle Università, limitando così la ricerca di base, essenziale per lo studio delle cause che determinano una serie di malattie rare, e nella scuola dove i tagli previsti porteranno alla cancellazione di 150mila tra insegnanti e personale ATA e a una riduzione drastica degli insegnanti e delle ore di sostegno, da 18 a 9 per ciascuno studente.
Pensioni e indennità: 480 euro l’importo mensile dell’indennità di accompagnamento. Del 33% è la percentuale minima per essere considerati invalidi civili. Il 74% è il minimo per contare su qualche provvidenza economica. 256,67 euro è l’importo dell’assegno mensile di assistenza riconosciuto agli invalidi civili parziali.
C’è bisogno di un cambiamento radicale nel rapporto tra Stato e disabili, che sono una risorsa e un arricchimento per l’intera società. Noi dell’Italia dei Valori vogliamo impegnarci per pensioni dignitose, che non siano una mancia caritatevole come i 250 euro al mese attuali. Per il diritto al sostegno della famiglia, al prepensionamento dei genitori dei disabili gravi, attraverso la creazione di un fondo regionale che permetta a chi ha maturato i requisiti minimi di contribuzioni versate, di poter usufruire del fondo e andare prima in pensione. Vogliamo impegnarci per un aumento degli assegni al nucleo familiare, delle detrazioni e deduzioni per le spese di assistenza.
Vogliamo che in tutti gli atti normativi, i bandi, i contratti di fornitura venga prevista l’adozione dei segnali tattili per l’orientamento dei disabili visivi.
Uno dei problemi che rende difficile, e a volte persino paralizzante il dialogo tra famiglie e servizi, è l'incertezza del "dopo": "dopo" la nascita di un bambino disabile...," dopo" quel trattamento riabilitativo..., "dopo" la scuola, "dopo" la formazione..., "dopo" la morte dei genitori.
Sono migliaia, in tutta Italia, le persone in situazione di gravità, potenziali destinatarie di un intervento normativo per il “Dopo di Noi”. Si tratta di persone che fruiscono dell’indennità di accompagnamento, unita o meno ad altre provvidenze, riconosciute dalle competenti Commissioni Sanitarie nell’incapacità di compiere gli atti della vita quotidiana, e pertanto implicitamente bisognosi di assistenza continua.
Occorre quindi dare sostegno concreto alle famiglie, il “dopo di noi” non è solo un problema di strutture residenziali, ma un insieme complesso di necessità e di diritti al quale è possibile dare risposta solo attraverso un sistema organico di strumenti, referenti, strutture e servizi. Mettere in campo progetti a più largo respiro, come il progetto “dopo di noi”, attraverso una rete basata su case-famiglia e comunità alloggio che riproducano la dimensione familiare, destinando a questo una quota parte degli immobili pubblici e i beni confiscati alla mafia.
Una politica, dunque, che rimetta al centro le persone, i loro bisogni, le loro paure, i loro desideri, i loro diritti.
CACCIAMO BERLUSCONI E COSTRUIAMO L’ALTERNATIVA PER L’ITALIA
Grazie Vasto, una cittadina che ci ha accolto con rispetto. Grazie ai mezzi di comunicazione e agli ospiti che sono venuti a confrontare le loro idee con le nostre. Grazie ai politici che sono venuti in rappresentanza dei loro partiti. Grazie ai militanti di Italia dei Valori che hanno il coraggio di far parte di questo progetto politico. Grazie ai nostri parlamentari che hanno resistito alle sirene del presidente del Consiglio, e in particolare grazie ad Antonio Razzi al quale sono stati proposti importanti vantaggi economici se fosse passato dall’altra parte.
Per l’Italia dei Valori la priorità è eliminare la testa di questa piovra politica: Berlusconi. Per farlo basterebbe che tutti quelli che in queste ultime settimane lo hanno criticato, votassero contro. Invece il 29 settembre, quando si presenterà al Parlamento, questo non succederà.
In ogni caso l’Italia dei Valori, non avendo i numeri per proporla da solo, appoggerà una mozione di sfiducia nel caso il Partito Democratico decidesse di presentarla. Anticipo anche che l’Idv presenterà una sua mozione di sfiducia contro il ministro dello Sviluppo Economico ad interim, ovvero Silvio Berlusconi. Inoltre voteremo il Ddl anti corruzione proposto dal “Fatto quotidiano”.
Per quanto riguarda le alleanze siamo disposti, per il tempo di un battito d’ali, ad unirci anche con il diavolo per votare la sfiducia a questo governo. Poi però dobbiamo costruire l'alternativa a Berlusconi e per questo bisogna ripartire dall’alleanza del centrosinistra e non correre dietro ai sogni. Non aspettiamo altri tre anni per cacciare Berlusconi. Noi riteniamo che sia da masochisti cercare intese con l’Udc e i finiani. Vogliamo, invece, essere co-fondatori dell’alleanza di centrosinistra che nascerà, qualsiasi nome le si voglia dare. Bisogna puntare su un programma condiviso e in questo senso noi dell’IdV non abbiamo nessun problema ad appoggiare qualunque nome alle primarie, da Vendola a Bersani, da Chiamparino a Di Pietro. Ma è chiaro che se sul programma non c'e' un accordo complessivo non avremo nessuna esitazione a proporre un nostro candidato. Un altro punto importante è l'opportunità delle primarie in caso di elezioni anticipate, perché in 45 giorni non coinvolgi la società civile, il paese reale è altro. Se le fai sono una scorciatoia, una furbata.
Ma i problemi dell’Italia sono molti e per far rinascere questo Paese dalle ceneri in cui l’ha ridotto il berlusconismo è necessario ripensare il sistema dell’informazione e risolvere il conflitto d’interessi. Bisogna intervenire sulla Rai e far si che non sia più il feudo dei partiti politici, ma garantisca a tutti i cittadini un’informazione non di parte.
Noi vogliamo mettere al primo posto della nostra azione politica le questioni del lavoro e dell’economia.
Non vogliamo più che ci siano casi come Fincantieri, Alitalia Eutelia. Gli operai, i lavoratori non devono andare a casa, ma devono stare nelle fabbriche, negli uffici, insomma a lavorare.
In questa occasione voglio anche ringraziare i “Movimenti” e il grande lavoro di sensibilizzazione che hanno svolto in questi anni. Ma ora non si deve disperdere il consenso; bisogna convogliarlo in un’unica direzione perché altrimenti facciamo un favore a Berlusconi.
In conclusione voglio darvi l’appuntamento al 2011 per raccontarci quello che avremo fatto nei primi giorni di governo. Sono cinque anni che veniamo a Vasto, in questo lasso di tempo l’Italia dei Valori è cresciuta: siamo diventati una grande, bella e sana famiglia: siate orgogliosi di questo e non cedete alle pressioni di chi semina zizzania e lavora per dividerci.
SE A RACCONTAR LA STORIA E’ ANDREOTTI
Non possiamo credere alle scuse del senatore a vita Giulio Andreotti che i giornali hanno diffuso ieri dopo che la sua risposta a Minoli era andata in giro nell'opinione pubblica italiana e internazionale: "Ambrosoli era uno che se l'andava cercando". In altri termini, l'avvocato milanese, assassinato da Sindona, o meglio dal suo sicario americano Aricò, l'11 luglio 1979 aveva avuto quello che cercava: una morte violenta per aver difeso i risparmiatori e le persone oneste truffate dal finanziere di Patti e osservato le leggi dello Stato.
Quello che il sette volte presidente del Consiglio ha detto è, una volta tanto, la verità rispetto all'atteggiamento che la classe politica di governo, buona parte delle istituzioni politiche e dei mezzi di comunicazione hanno avuto in tutta la vicenda di Sindona e, di conseguenza, di Ambrosoli.
Ricordo di aver pubblicato nel 2001 un saggio su Giulio Andreotti presso l'editore Garzanti, perché Laterza non lo aveva voluto ricevere, in cui ricostruivo l'atteggiamento tenuto da Andreotti rispetto a Sindona: il suo appoggio costante quando era già nota a livello internazionale la grande statura criminale del siciliano, il tentativo di salvarlo fino all'ultimo dalla bancarotta facendo pressioni sulla Banca d'Italia e più in generale sugli apparati finanziari e istituzionali.
E naturalmente, in quella occasione, citavo il bellissimo libro del giornalista del "Corriere della Sera" Corrado Stajano intitolato "Un eroe borghese" che aveva dedicato ad Ambrosoli un ritratto straordinario mettendo in luce le sue qualità di persona onesta e ligia al dovere in un'Italia che a livello politico era rappresentata in primo luogo da personaggi come Giulio Andreotti che, come ha detto una sentenza della Corte di Cassazione, è stato fino al 1980, e dunque anche negli anni settanta di cui parliamo, vicino a Cosa Nostra.
Ecco, questo è il paradosso di fronte a cui siamo nel nostro paese. In televisione parla Andreotti e non gli storici di questi anni(a me nessuno chiede mai di intervenire in queste vicende, a cominciare dai giornalisti della Rai che si dicono democratici) e dà l'immagine ancora oggi di un'Italia nella quale Ambrosoli è uno che se l'andava cercando e Andreotti è quello che ci rappresenta.
Un'immagine plastica e terribile di una mafia che si è fatta Stato e non ha lasciato ancora la presa.
L’IDV DALLA PARTE DEI LAVORATORI
E’ come se la Fiat e la Confindustria sulle vicende di Pomigliano, Melfi e del Contratto Nazionale di lavoro dei metalmeccanici, siano state colpite dalla sindrome del “Ghedinismo” e cioè di come si aggira la legge piegandola agli interessi di pochi precisi interessi senza però riuscirci perché, per ora, vale la Costituzione Repubblicana e non la Repubblica delle Banane.
Stiamo al punto di diritto, cioè alla legalità che determina i comportamenti delle imprese e dei lavoratori.
Il Contratto Nazionale di lavoro dei metalmeccanici è quello firmato nel 2008 dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative (sommando il numero degli iscritti rispetto ai dipendenti) e votato a scrutinio segreto da tutti i lavoratori, iscritti e non iscritti al sindacato. Esso è esteso erga-omnes a tutte le aziende anche se non sono associate ed è punto di riferimento per le sentenze dei giudici.
In esso si afferma che vale fino al 31/12/2011, può essere disdettato tre mesi prima e nel caso di disdetta rimarrà in vigore fino a quando non sarà sostituito da un altro Contratto Nazionale.
E qui arriva il punto: chi ha diritto di firmare un nuovo Contratto Nazionale che sia estendibile a tutte le aziende e a tutti i lavoratori? Sicuramente coloro che hanno il consenso certificato dal voto dei lavoratori. Ma la questione è proprio quella di aggirare l’obbligo al voto democratico. Per ora i tentativi sono falliti, lo dimostra ciò che è accaduto nel 2009 quando, spinti dal Governo Berlusconi, alcuni sindacati minoritari e Federmeccanica firmarono un accordo separato che interveniva anche sulle materie previste dall’accordo del 2008.
Quell’intesa separata non venne sottoposta al voto dei lavoratori e quindi non può essere estesa, al massimo vale per i comportamenti contrattuali dei singoli sindacati firmatari ma non certo per tutti i lavoratori.
Infatti, per fortuna, le parti sociali, la Fiat, la Confindustria non possono fare le leggi per dare validità erga omnes ai loro accordi. Le leggi le fa il Parlamento e i giudici le applicano.
Quindi la ragione nel contenzioso giuridico contrattuale è chiara. Per l’Idv il filo della legalità e del diritto è quello da seguire e in questo caso siamo sereni nel dire da che parte stiamo, tanto è vero che abbiamo aderito alla manifestazione del 16 ottobre a Roma convocata dalla Fiom. Consideriamo la questione della democrazia dentro le fabbriche centrale nelle azioni parlamentari al punto che Idv promuoverà una legge per consegnare sempre ai lavoratori il diritto di voto sugli accordi .
C’è però da chiedersi perché sta accadendo tutto ciò. La risposta sta in quello che la Fiat chiede: di avere deroghe rispetto ai diritti contrattuali, in concreto la possibilità di pagare di meno i giovani e di aumentare l’orario di lavoro. Oggi un operaio alla catena in Fiat percepisce 1.200 euro al mese netti, un giovane apprendista prende meno di 800 euro al mese. Sono queste le cifre che si vogliono ridurre mentre Marchionne percepisce un reddito 430 volte superiore a quello di un operaio?
Siamo al punto di snodo del prossimo conflitto sociale: per affrontare la crisi il nostro sistema economico-finanziario decide di concorrere abbassando i salari, aumentando gli orari e la precarietà, esattamente il contrario di quanto avviene nelle grandi democrazie industriali a partire dalla Germania.
Questa vicenda, compreso l’incredibile ed illegale atteggiamento della Fiat a Melfi che si rifiuta di applicare integralmente la sentenza del giudice sul reintegro al lavoro dei 3 lavoratori licenziati, pone una precisa responsabilità alla politica: l’alternativa al Governo Berlusconi ci sarà smettendola di inseguire i “giochi di palazzo” e costruendo una nuova capacità di governare il conflitto sociale, con proposte precise che facciano capire da che parte stiamo. Con il Ministro della Disoccupazione Sacconi e con la Presidente della piccola lobby Confindustriale, o con il 99% delle imprese che devono arrabattarsi tra stretta creditizia, stress burocratico e calo del mercato e con i lavoratori ed i giovani precari? Non è retorica la domanda al Pd: da che parte sta? Noi la risposta, da due anni a questa parte l’abbiamo data in ogni occasione, sia in Parlamento che nel Paese reale, davanti alle fabbriche, con i precari della scuola, con le partite Iva, gli artigiani.
Il lavoro in una sana economia di mercato deve essere il primo punto del programma di Governo per decidere di conseguenza il perimetro dell’alleanza da costruire, che deve essere composta da chi ha come obbiettivo un sereno e determinato governo del Paese teso a favorire un nuovo accordo tra capitale e lavoro, tale da coniugare i diritti dei lavoratori con un’impresa che investe, innova, efficiente ed in grado di crescere. Da oggi e fino al 19 settembre, a Vasto, renderemo chiare le nostre proposte.
ROM, SERVE UNA SERIA POLITICA DI INTEGRAZIONE EUROPEA
Come Italia dei Valori, insieme a tutto il gruppo dell’Alde, abbiamo preso l’iniziativa, presso il Parlamento Europeo, di richiedere un dibattito e l’approvazione di una risoluzione sul caso dei Rom espulsi da Sarkozy in Francia. Si è trattato, infatti, di un comportamento molto grave almeno per tre ragioni.
In primo luogo perché la Francia ha violato le direttive europee, come la stessa Commissione ha riconosciuto e come anche la Corte di Giustizia di Lilla, In Francia, ha deciso, con un provvedimento che ha bloccato un’ultima serie di espulsioni. Le norme parlano chiaro: si possono allontanare dei cittadini europei in un altro paese dell’Unione se si dimostra che entro tre mesi non sono stati capaci di provvedere al proprio mantenimento. In questo caso però, abbiamo una vera e propria espulsione su base etnica; fatto che nell’Europa del ventunesimo secolo è gravissimo; vale a dire un migliaio di cittadini che in quanto appartenenti all’etnia Rom vengono rinviati nei loro paesi d’origine, pur essendo cittadini europei a tutti gli effetti.
La seconda cosa è che la Francia non si è limitata all’espulsione, ma ha anche cercato di convocare un vertice dei ministri dell’Interno dei vari paesi europei a Parigi per discutere la questione. Violando così lo spirito europeo, perché questo tipo di iniziativa appartiene alla presidenza di turno, in questo caso belga e alle istituzioni comunitarie. Se ogni paese membro interpreta a modo suo le politiche europee e le coordina come vuole, intraprendiamo una strada che, indubbiamente, ci porta su una brutta china.
C’è poi un aspetto italiano di questa questione, che come Italia dei Valori ci ha preoccupato e che non abbiamo esitato a denunciare al Parlamento Europeo. Di fatto c’è un cattivo esempio che il governo italiano ha dato in passato di violazione delle norme comunitarie; del resto siamo il primo Paese per numero di infrazioni in quanto a violazioni di direttive e regolamenti europei. Stiamo dando il cattivo esempio, e la posizione del Presidente del Consiglio Berlusconi contro il vicepresidente della Commissione Ue, Viviane Reding che aveva richiamato la Francia sulle “deportazioni” dei Rom, peggiora ulteriormente la situazione. Purtroppo anche altri paesi si stanno - come dire -, ritenendo al di là di una sorta di impunità e perseguono delle strade che sono una violazione delle norme del diritto europeo: una cattiva condotta che stiamo, purtroppo, tutti quanti scegliendo.
In terzo luogo, il problema dei Rom non si risolve con un provvedimento d’espulsione. Alcuni di quelli allontanati dalla Francia stanno venendo in Italia, altri potranno rientrare sul territorio francese senza troppi problemi tra qualche mese. Non ci sono, infatti, controlli alle frontiere quindi non c’è niente di più semplice. Non servono provvedimenti che durano una giornata, spettacolari e demagogici come quelli di Sarkozy, ma occorre una vera e propria strategia europea per porre fine a questa NON integrazione culturale, economica e sociale che i Rom conoscono in Europa da secoli: un problema che viene da molto lontano.
E’ stato questo il nostro messaggio durante il dibattito al Parlamento Europeo; pronti a fare la nostra parte abbiamo chiesto, alla Commissione e ai governi, che si arrivi ad una vera e propria riflessione per approntare strumenti operativi e finanziari utili a risolvere il problema di quelli che sono milioni e milioni di cittadini europei che ancora non godono di una vera e propria cittadinanza.
ITALIANI ALL’ESTERO, IL PIANO DI RILANCIO DELL’ITALIA DEI VALORI
Mentre Gianfranco Fini si trovava a Ottawa, Silvio Berlusconi gironzolava in Russia, da dove ha ringraziato il Signore per avergli dato in dono nientemeno che Putin, il suo amico ex comunista. Anche questo devono sopportare gli italiani che vivono all’estero.
La cosa più imbarazzante è che fuori dall’Italia Berlusconi è trattato come fosse una specie di “guaio” col quale si è costretti a convivere: poveretto – esclamano -, ma gli italiani che fanno? Perché non lo mandano a casa? Vivo in Svizzera da 40 anni, e quando dico Svizzera intendo treni in orario, senso civico, strade pulite e così via. Ebbene i miei amici elvetici non capiscono come facciamo noi italiani a sopportare Berlusconi e la sua truppa.
L’estate appena trascorsa, con lo scontro all’ultimo sangue all’interno del Popolo della Libertà e i sotterfugi con la Lega, ha fornito nuovi argomenti agli stranieri. Bossi e Berlusconi, infatti, hanno dato una lezione al mondo intero di come NON deve mai essere la politica.
Intanto Martino, Carboni e Lombardi, siamo in campo P3 per chi non lo sapesse, vengono accusati di associazione segreta; senza contare Caliendo, Verdini e dell’Utri, tutti cavalieri del Principe, ovvio. Cos’altro aspettiamo che avvenga in questo Paese?
Il ministero dello Sviluppo Economico è senza inquilino da oltre 130 giorni, cosa potranno mai raccontare alla gente all’estero, quale economia svilupperà questo Paese nei prossimi anni?
Il popolo della libertà si è venduto a Bossi e alle sue deliranti e secessionistiche affermazioni, ai suoi tre milioni di fucili, ai suoi dieci milioni di uomini, a Roberto Maroni, ministro dell’Interno leghista condannato con sentenza definitiva per oltraggio e resistenza alla polizia, quello stesso corpo che dipende dal suo ministero. Perché un dicastero così strategicamente importante come quello degli interni viene sempre affidato a Maroni?
Vedo con dispiacere che a parte Italia dei Valori, nessuno fa una vera opposizione. I colleghi degli altri partiti eletti all’estero, infatti, il più delle volte fanno i burocrati, sempre in giro con le loro 24 ore colme di scartoffie e retorica; zeppi di incarichi “nominali”, cui non potrebbero mai materialmente far fronte. All’inizio della mia carriera politica stavo per convincermi di essere inadeguato. Mi confrontavo con questi colleghi sempre sudati e frettolosi, con le braccia piene di faldoni, borse e fotocopie, e mi chiedevo: chissà quali importanti compiti assolvono! Col tempo ho capito che era tutta scena, e i risultati lo dimostrano.
Il caso più eclatante, forse, è stata la fasulla nomina a referente degli italiani all’estero per il Popolo della Libertà, dell’Onorevole Aldo Di Biagio. Una ignobile finzione posta in essere dal PDL per far finta di dare importanza alle comunità italiane all’estero. Uno schifo, aggiungo, perpetrato ai danni del povero Di Biagio, un parlamentare di questa Repubblica, dal partito del padrone assoluto, Berlusconi, che dimostra quanto poco rispetto il Cavaliere abbia per i nostri concittadini che vivono fuori dall’Italia.
L’Italia dei Valori, rinnovandomi l’incarico in qualità di Responsabile del partito per gli Italiani nel Mondo, ha riconosciuto in me un interlocutore valido per le nostre comunità e per questo farò il possibile per onorarne la fiducia. Da Antonio Di Pietro ho avuto carta bianca; farò tesoro di questa possibilità per incidere in maniera evidente nei fatti della politica interna. Il mio impegno è totale, perché non c’è tempo da perdere. Non aspettavo altro che questa conferma.
a cura di Antonio Razzi
Cartolina da Adro: “La Costituzione? Cos’è?”
Così, a occhio, poteva avere 13 o 14 anni: un alunno di terza media intercettato davanti alla scuola “Gianfranco Miglio” di Adro, in provincia di Brescia. Quando gli abbiamo consegnato la Costituzione (una delle cento copie distribuite per iniziativa dell’Italia dei Valori) ci ha guardato un po’ così, stranito. “E’ la Costituzione, qui dentro ci sono le regole fondamentali del nostro Stato. La conosci?” “No”. “Ne hai mai sentito parlare?” “No”.
Ecco. Più ancora dell’orgia di simboli leghisti spalmati sul e nell’edificio scolastico di Adro, parlano episodi come questo. Nessuna indecisione, invece, nel riconoscere il legame tra il Carroccio ed il sole delle Alpi. Il marchio della Lega campeggia sugli arredi (banchi inclusi) della scuola intitolata al profeta del secessionismo ad ogni costo. Fa bella mostra di sé sullo zerbino, giganteggia dal tetto dell’istituto. E, se ci si sposta al centro del paese, appare nella struttura delle panchine e sui cestini, accanto ad un adesivo che non necessita di commento: “Lega predona”.
Già. La Lega predona si sta impadronendo del Nord: i cartelli stradali sono tutti un fiorire di riferimenti al partito di Bossi. Ci si ritrova, così, a parlare con estrema naturalezza di “Padania”: un’entità che non esiste, che ha la stessa consistenza geopolitica di Topolinia o dell’Isola che non c’è. E’ il pezzo di uno slogan, un freddo strumento di marketing partitico. E noi, che siamo tolleranti, lasciamo fare. Prego, accomodatevi.
Questa volta, però, i seguaci di Bossi e Miglio hanno passato il segno: il caso di Adro dimostra fino a che punto può portare l’arrogante fanatismo della Lega. Agire sui più piccoli in modo così subdolo è un atto di gravità inaudita. Ecco perché siamo chiamati ad una reazione, civica e civile, di estrema fermezza.
MAFIA, LO STATO RACCOLGA IL GRIDO D’AIUTO DI VALERIA GRASSO
Mentre i mass media lasciano intendere che a Palermo la mafia ed il racket del pizzo stanno subendo colpi durissimi, ci sono commercianti e imprenditori coraggiosi che rischiano la vita. E' il caso, per esempio, dell’imprenditrice Valeria Grasso, che da oltre 15 anni subisce vessazioni e ritorsioni dalla mafia. Ha denunciato i suoi aguzzini e ha combattuto una lotta solitaria, impari, impossibile da vincere senza l'aiuto dello Stato. Il 10 settembre l'ultima intimidazione: ha trovato allagati i locali della palestra nel quartiere San Lorenzo. Adesso pensa di chiudere il centro, e questa non sarebbe una sconfitta sua, ma dello Stato italiano. Nonostante il sostegno della magistratura e dei Carabinieri, Valeria Grasso ha bisogno dell'aiuto immediato delle istituzioni, prima che sia troppo tardi. La donna ha scritto alle più alte cariche dello Stato, ma non ha ricevuto alcuna risposta. Si tratta delle stesse alte cariche che non perdono occasione per fare vanto della loro finta guerra alla mafia. L'ultima beffa, in ordine di tempo, si è registrata il 15 di agosto quando il Ministro della Giustizia, Angelino Alfano ha partecipato a Palermo alla riunione del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, ma ha ignorato la lettera di Valeria e i gravissimi rischi che corre.
Negli ultimi anni l'imprenditrice ha subito gravissimi danneggiamenti a due auto, alla casa del padre e alle palestre che gestisce. Nei locali di Mondello le sono state raffigurate delle croci nere e le sono stati tagliati i cavi della luce. Si tratta di una serie di minacce che adesso, con la sua decisione di rendere pubblica la sua storia si stanno aggravando inesorabilmente. I suoi aguzzini le sono intorno sempre e potrebbero agire in qualunque momento attentando alla sua vita. Lo Stato tenga conto di questo enorme rischio e si assuma le proprie responsabilità, tutelando Valeria Grasso e dandole tutto il sostegno del quale ha bisogno. E' un dovere a cui le istituzioni si sottraggono troppo spesso. Chi denuncia ha il diritto sacrosanto di essere protetto. Il dipartimento Antimafia di Italia dei Valori presenterà due interrogazioni parlamentari urgenti, una alla Camera ed una al Senato. La situazione di Valeria è diventata insostenibile e non si può aspettare la tragedia per intervenire.
la gelmini ignora i precari, noi manifestiamo con loro
Si è tenuto questa mattina, davanti al Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, su proposta di Italia dei Valori, un sit-in di protesta a sostegno dei precari della scuola, in lotta per la difesa del proprio posto di lavoro e della qualità dell’istruzione. Erano presenti il leder IdV, Antonio Di Pietro e i senatori Stefano Pedica e Fabio Giambrone, che sono riusciti ad ottenere un incontro con il Vice-ministro Giuseppe Pizza. Al confronto erano presenti anche il segretario generale del sindacato UNICOBAS, Stefano d’Errico e la responsabile del dipartimento Scuola di Italia dei Valori, insegnante precaria, Maria Letizia Bosco. In rappresentanza del Ministero, oltre al vice-ministro Pizza, c’erano il direttore generale Cosentino e altri funzionari.
Di Pietro ha subito messo l’accento sulla gravità delle affermazioni discriminatorie della Gelmini in occasione della conferenza stampa del 2 Settembre, quando il Ministro aveva rifiutato di incontrare i precari della scuola perché, a suo dire, alcuni erano militanti IdV. Di Pietro ha evidenziato la necessità di un dialogo diretto del Ministro con i precari e a tal proposito ha richiesto un tavolo di confronto oggi stesso con le rappresentanze dei coordinamenti dei precari che sono in presidio a Montecitorio.
Il vice-ministro si è impegnato a riferire alla Gelmini le richieste, e in queste ore si conosceranno gli sviluppi. Il leader di Italia dei Valori ha intenzione di presentare già Mercoledì prossimo un question time per chiedere conto della sorte delle decine di migliaia di precari sacrificati dalla riforma.
Durante l’incontro si sono chiesti chiarimenti circa l’attivazione delle nuove forme di reclutamento appena approvate e che produrranno già dal prossimo anno scolastico nuovi insegnanti precari che si sommeranno ai 220.000 abilitati inseriti nelle graduatorie permanenti. Sono state messe in luce le contraddizioni rispetto alle dichiarazioni riguardanti la volontà di non creare nuovo precariato e di stabilizzare quello attuale nell’arco di 7 anni. La risposta ufficiale del Ministero è stata l’impegno a garantire una percentuale di immissioni in ruolo pari al 75-80% dalle attuali graduatorie e per il restante 25-20% dalle graduatorie in cui confluiranno i nuovi abilitati dopo aver superato un concorso per esami e titoli. Ma è stato fatto notare che, mantenendo l’impianto della riforma le immissioni in ruolo si prevedono intorno allo zero, per cui non esiste percentuale che possa soddisfare le nostre esigenze.
Riguardo le richieste di immissione in ruolo immediata dei precari sulle cattedre vacanti, ci è stato risposto che ciò non è possibile in quanto quasi tutti gli incarichi dei precari sono effettuati sull’organico di fatto e non di diritto. Noi che queste cose le sappiamo abbiamo proposto ai funzionari del Ministero l’unica soluzione possibile per risolvere definitivamente il problema del precariato scolastico: l’individuazione di una dotazione aggiuntiva nelle scuole stabilizzando un organico funzionale, insegnanti con contratto a tempo indeterminato che andrebbero a coprire sia le cattedre di fatto che le supplenze del personale assente. In questo modo si riuscirebbe a garantire veramente la continuità didattica e si risolverebbero anche i problemi legati alla carenza di fondi per coprire le supplenze e alla pratica illegittima dei dirigenti scolastici di dividere gli alunni nelle classi violando costantemente le norme di sicurezza e l’agibilità dei plessi scolastici e calpestando il diritto allo studio.
Questo incontro ha confermato la prospettiva minimalista del governo rispetto alle esigenze della scuola e del personale precario. Da parte del Ministero è evidente l’impossibilità di elaborare progetti volti al miglioramento dell’istituzione scolastica e la rassegnazione alla politica del governo che non conferisce priorità alcuna ai capitoli scuola e istruzione nel nostro Paese. A tal proposito Antonio Di Pietro ha fatto notare come sono stati stanziati dal governo ben 29 miliardi di euro (4 in più dell’ultima manovra di Tremonti) per l’acquisto di cacciabombardieri, elicotteri e aerei da caccia e contemporaneamente tagliati 8 miliardi di euro dalla scuola.
a cura della sezione dipartimentale scuola
Maria Letizia Bosco e Ilaria Persi
SANITÀ: ITALIA ALLO SBANDO
Si moltiplicano i casi di malasanità in Italia. L’ultimo nel ricco Nord Est dove, a causa di un’emorragia interna non diagnosticata, una donna di 27 anni, al settimo mese di gravidanza, è in gravi condizioni dopo aver perso il bambino. La giovane è stata rifiutata da un ospedale del veneziano per essere poi sottoposta, in un'altra struttura raggiunta a bordo dell'auto del marito, a un parto cesareo d'urgenza. Adesso è ricoverata in coma all'ospedale di Padova. L'ennesima vittima innocente di un sistema che interviene inviando gli ispettori quando ormai è troppo tardi.
Sappiamo bene che il Governo Berlusconi è esclusivamente interessato ai disavanzi della sanità ed al pareggio dei conti e non ha a cuore la salute dei cittadini, ma la politica della sorveglianza, attuata dal ministro Tremonti, non può e non deve riguardare soltanto il comparto amministrativo, ma ha il dovere morale di comprendere anche e soprattutto quello clinico-assistenziale. Non è più tollerabile assistere quotidianamente all’invio di ispettori governativi al solo scopo di sanare i debiti oppure quando ci scappa il morto. La sanità italiana è allo sbando perché mancano i controlli preventivi. E’ necessario riscoprire l’etica della responsabilità basata sui principi della qualità e della sicurezza e il cui obiettivo primario deve essere la salute del paziente. E’ giunta l’ora di definire le priorità in campo sanitario, di nominare un’Authority super partes che verifichi la qualità delle prestazioni erogate prima che altre vittime siano falcidiate dal nostro sistema sanitario incontrollato, è giunta l’ora che l’ammalato ritorni ad essere al centro del nostro sistema.
Trovo surreale che il controllo sulla sanità erogata sia affidata allo stesso Direttore Generale: il padre-padrone delle aziende sanitarie locali, colui che tutto può. Un politico nominato dalla politica e che risponde delle sue azioni solo al Partito che lo ha favorito. Lui decide tutto, strategie, spese, assunzioni e licenziamenti. Trovo che i suoi poteri siano eccessivi, poiché le sue decisioni non devono essere necessariamente condivise. E ritengo che non possa controllare le strutture da lui stesso gestite. In Calabria, ad esempio, decine di ospedali non sono a norma, ma non si è mai visto un DG chiudere le unità operative in difformità con le normative vigenti. La qualità, anche in campo sanitario, è qualcosa di tangibile, di misurabile, perciò occorre creare in Italia e con urgenza un organismo indipendente come il NICE dell’Inghilterra, poco importa se di nomina regionale o ministeriale, che indirizzi i nostri nosocomi verso l’eccellenza: coniugare l’efficacia con l’efficienza, anche attraverso il rispetto di quelle norme comportamentali che troppo spesso vengono ignorate nei nostri ospedali. Occorre, infine, che l’auspicabile authority analizzi e compari i dati provenienti da analoghi reparti di enti ospedalieri diversi, per vedere dove la sanità funziona e dove no, per verificare se vengono rispettati gli standard europei in termini di percentuali di guarigione, tempi operatori, giorni di degenza, complicanze, recidive, tassi di infezione e di reinterventi, che oltre a mettere a repentaglio la salute del cittadino svuotano le casse dello Stato.
Primo incontro nazionale dei coordinatori IdV
Si è svolto al castello medievale di Clanezzo, sulle montagne sopra Bergamo, il primo Incontro nazionale dei coordinatori di Italia dei valori. Una riunione interna al partito in un'occasione per conoscersi dopo i congressi provinciali degli scorsi mesi, per tracciare un percorso politico a meno di una settimana dal meeting nazionale di Vasto. Ivan Rota, deputato e responsabile nazionale organizzazione IDV, presenta così l'evento: "132 coordinatori tra provinciali e regionali unitamente all'ufficio di presidenza, per affermare quella che è la nostra linea politica, le nostre idee, la nostra prospettiva ma soprattutto il soffermarci su quelle che sono le esigenze che dal territorio arrivano al partito e che il partito rende sotto forma di strumenti, sotto forma di opportunità."
All'incontro anche il presidente Antonio Di Pietro, che in mezz'ora di discorso ha espresso soddisfazione per il bilancio della raccolta firme per i 3 referendum conto il nucleare, la privatizzazione dell'acqua e il legittimo impedimento, ha annunciato il piano di ripartizione finanziaria per le sezioni di partito regionali e provinciali in proporzione all'impegno e ai risultati ottenuti, e ha proposto le linee programmatiche per il perseguimento degli obiettivi vitali: organizzazione e comunicazione con costante presenza sul territorio, presenza in internet, niente inciuci ma soltanto coalizioni con partiti e movimenti con programmi chiari.
L’ESTATE DEI VELENI
L’estate dei veleni. E’ quella appena trascorsa, che lascia l’amaro in bocca insieme con la delusione per una classe politica che deve solo andare via, per lasciare che le persone possano ancora recuperare una speranza.
Leggiamo notizie che per lo più sembrano saghe familiari, ci vergogniamo per gli onori tributati a Gheddafi. Parlano di “squadristi” condannando il Popolo Viola che ha contestato Schifani, mentre dovrebbero analizzare il perché di quella protesta e chiedere umilmente scusa. Bollano come “alto tradimento” quello di Fini nei confronti dei suoi elettori, ma non ricordo la pensassero così nel vergognoso caso di Capezzone o del più antico Bondi. Infine chiedono le dimissioni del Presidente della Camera, cercando di far passare come legge dello Stato l’accaparramento delle poltrone iniziato nel ‘94 proprio da loro.
Eppure una politica di invettive ed una stampa di regime non sono riuscite a far dimenticare e ad oscurare i problemi reali della Nazione. La gente è stanca, protesta ed alza la voce, come è successo con il Presidente del Senato e Dell’Utri, e vorrebbe una vera opposizione, con un PD che si esprimesse come un partito di sinistra.
Così assistiamo alla vergogna di un ministro (Gelmini) che, dopo una riforma di dubbio valore, rifiuta di incontrare i precari della scuola bollandoli come “strumentalizzazione politica”. Che ha dichiarato guerra ai ricercatori dell’università, spingendo quelli attuali su un binario morto, e precarizzando i prossimi. E pensare che erano riforme auspicate per il rilancio, lo svecchiamento ed il recupero di tutto il sistema.
Stessa cosa per la sanità: anche in questo caso riduzione dei precari, taglio del 50% dei fondi destinati alla formazione e, per finire, un vero e proprio furto, il congelamento delle progressioni economiche, già previste e finanziate dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro: un attacco grave ed inaccettabile alla Sanità Pubblica. La manovra varata dal Governo, che non rispetta la Costituzione, il diritto al lavoro e alla salute, salvaguarda però le poltrone e le nomine politiche, per le quali, stranamente, sono aumentati gli spazi di manovra e di autonomia. Ma non c’era un accordo comune sul “Via i partiti dalla sanità?”
Se cambiamo scenario il quadro non migliora, con un Sud completamente dimenticato, cancellato dal programma di Governo: che fine ha fatto il famigerato piano per il mezzogiorno? Perché la politica non investe su questo paese, proteggendo gli investitori e controllando il territorio?
Intanto gli altri paesi crescono mentre noi restiamo al palo, basti pensare alla Germania ed ai suoi record economici affiancati da quelli civili, con il disegno di legge varato dal governo per rafforzare la libertà di stampa, grazie al quale i giornalisti non saranno più perseguibili in caso di pubblicazione di materiale riservato ottenuto da terzi. Noi, di contro, abbiamo un’informazione sempre più imbavagliata e manovrata, tanto da meritarci il vergognoso titolo di “parzialmente liberi” da parte dell’Europa e del mondo.
Che farci, anche Obama, per il suo Paese in crisi, non prevedeva tagli sui temi essenziali, come accade da noi, ma progettava una manovra finanziaria che trovasse i fondi necessari per grandi investimenti sulla sanità, la cultura e le energie rinnovabili. Ma anche quello è un altro paese.
Congressi territoriali Giovani IDV, mettiamo in circolo le nostre idee!
Ciao sono Rudi Russo, il Coordinatore Nazionale dei Giovani
dell’Italia dei Valori.
La nostra è una giovanile nuova e dinamica, che insieme al Presidente
Antonio Di Pietro sta cercando di opporsi a questa deriva culturale ed
economica nella quale è scivolato il nostro Paese.
Italia dei Valori è riconosciuta sempre di più come una forza di
Governo, una forza essenziale del centrosinistra che può realmente
creare un’alternativa. E dopo 15 anni di berlusconismo ed
imbarbarimento delle istituzioni molti giovani stanno dunque aderendo
al nostro progetto, molti giovani stanno aderendo all’Italia dei
Valori, perché il compito della nostra generazione è principalmente
quello di riprendersi il futuro che oggi ci viene negato.
Anche tu puoi dare il tuo contributo aderendo al nostro progetto!
In questo settembre la nostra Giovanile è impegnata nello svolgimento
dei propri congressi territoriali: un momento di democrazia interna al
quale tu puoi assistere. Collegandoti al sito www.giovanidivalore.it
puoi trovare tutte le informazioni che riguardano la celebrazione di
questi congressi. È un vero momento democrazia, un momento in cui i
Giovani mettono in circolo le proprie idee.
Puoi venire ad assistere a questi momenti!
Visita il nostro sito e diventa protagonista della Democrazia. Sigla
con noi un patto generazionale per cambiare l’Italia!
Rudi Russo
Coordinatore Nazionale Giovani Italia dei Valori
DI PIETRO PRESIDENTE. ECCO PERCHE' SI'
Ieri sera su IlFattoQuotidiano.it ha preso il via un sondaggio che indica sei personaggi, compreso Antonio Di Pietro, tra i quali votare il più idoneo a sostituire Silvio Berlusconi, il cui governo volge al termine. Ciascun personaggio, oltre che da una foto, è accompagnato da due brevi note: “Perché Sì” e “Perché No” sarebbe adatto a sostituire il Presidente del Consiglio in carica. Sui due "Perché" che riguardano Antonio Di Pietro non sono d'accordo, anzi direi che proprio non c’azzeccano. A legger bene il "Perché Sì", poi, mi pare di trovarmi di fronte ad uno di quei vecchi stereotipi, sul modello che gli italiani sono tutti “pizza e mandolino”. Credo alla buona fede del giornalista del Fatto, testata che apprezzo. Ma vorrei utilizzare il blog per provare a riscrivere in un modo che mi pare più realistico le ragioni del si e quelle del no all’ipotesi di Di Pietro candidato premier alternativo a Berlusconi.
Perché Sì: Perché difende senza eccezioni o ambiguità il principio del rispetto delle regole in un paese che di assenza di legalità sta morendo. Rispetto delle regole che, assieme alla libertà individuale, sono i due pilastri sui quali tutte le grandi democrazie occidentali si fondano. E perché, grazie a Di Pietro, Italia dei Valori oggi è l’unico partito che ha un progetto coerente di rilancio del lavoro e dell’economia italiana. Un progetto presentato in occasione della nostra contromanovra alla finanziaria di Tremonti e che tutti i partiti del centrosinistra ci hanno scopiazzato (pardon …. hanno ripreso. Peccato che gli unici che non se ne sono accorti sono i media, Il Fatto compreso).
Perché No: Perché se diventasse Presidente del Consiglio realizzerebbe per davvero le cose che dice di volere, senza guardare in faccia i potenti, i grandi salotti economici e finanziari, le mille caste d’Italia, le lobby di potere. E l'Italia, si sa, è allergica alle rivoluzioni, anche se pacifiche e, dal Gattopardo in poi, è un paese dove tutto cambia perché tutto possa restare uguale.
Vota il sondaggio

ANIMALI USATI COME CAVIE, L’EUROPA VOTA LA LEGGE
Ieri a Strasburgo il Parlamento europeo ha approvato la legge che disciplina gli esperimenti sugli animali. Chi si aspettava un decisivo cambio di rotta in materia è rimasto deluso. Il provvedimento, infatti, soddisfa solo la lobby degli industriali, che potrà continuare ad usare primati, cani randagi ed altri tipi di cavie, come ha sempre fatto. Solo l'intera delegazione dell'Italia dei valori ha votato, unica tra i parlamentari europei italiani, contro questa direttiva.
Di seguito ospitiamo i commenti di due Europarelamentari IdV
La battaglia contro la vivisezione deve continuare
Di Niccolò Rinaldi
Per educazione e formazione personale, e anche per una lontana militanza nella LAV e in altre organizzazioni ambientaliste, avevo già inquadrato il problema della relazione Jaeggle. Tuttavia il dibattito ha preso subito una piega difficile, in una contrapposizione fra gli interessi della ricerca e anche dei pazienti di malattie gravi e i pochi difensori della dignità degli animali.
Una contrapposizione che ho sempre rifiutato, convinto che la ricerca possa e debba andare avanti senza per questo permettere alcune norme che purtroppo umiliano il nostro concetto di civiltà. Credo infatti che nel XXI secolo la maturità di una civiltà sia segnata anche dal rapporto che essa ha con le creature più deboli, in buona parte alla sua mercé. Nel mio mandato parlamentare ho un percorso a difesa dei "meno tutelati" (consultabile all'interno del mio sito www.niccolorinaldi.it) e considero anche gli animali soggetti di cui la democrazia europea deve farsi carico.
La direttiva approvata questa mattina non è un passo in avanti. Non ci siamo limitati a un voto negativo, che sapevamo sarebbe stato minoritario. Abbiamo cercato, con una richiesta in plenaria, di ottenere il rinvio del testo in commissione, ciò che avrebbe permesso un approfondimento dei vari articoli e uno spazio ulteriore per migliorarli. Anche se ben 170 parlamentari hanno appoggiato la richiesta, presentata dalla collega Alfano in aula, purtroppo anche su questo la maggioranza ha votato altrimenti, in nome di un compromesso che ha ritenuto soddisfacente. Né siamo riusciti a far approvare gli emendamenti del gruppo del Verdi che presentavano alcuni progressi.
Il testo è dunque approvato, con nostro rammarico.
Tuttavia la battaglia non deve necessariamente finire qua. Il trattato di Lisbona prevede la possibilità per un milione di cittadini di rivolgere delle iniziative di legge popolari, e la lotta contro la vivisezione potrebbe costituire un impegno per una mobilitazione della società.
Lo scempio dei diritti degli animali
Di Gianni Vattimo
Senza votazione, poiché si trattava di una cosiddetta seconda lettura, il Parlamento europeo ha approvato una direttiva sulla "Protezione degli animali utilizzati a fini scientifici" che non può non suscitare sentimenti di vergogna in chi ha partecipato alla seduta. Chi aveva lavorato da anni a una soluzione di compromesso – compromesso tra chi? Ovviamente tra difensori dei diritti animali e BigPharma – ha sostenuto che si tratta del miglior compromesso oggi possibile. Ma chi legga onestamente il testo che da oggi è legge europea non può non rilevare che alle molte affermazioni di principio sul rispetto degli animali si accompagnano tali e tante "clausole di salvaguardia" (salvaguardia dell'industria e non degli animali, ovviamente) che il titolo sulla protezione è esplicitamente (e persino cinicamente) contraddetto. Il tono dominante può essere riconosciuto leggendo per esempio l'art. 14: "Gli stati membri assicurano che, salvo non sia opportuno, le procedure (che causano dolore, sofferenza, angoscia, danno prolungato) siano effettuate sotto anestesia totale o locale": si può parlare di "opportunismo"? Chi e come debba decidere sulla "opportunità" non è ovviamente detto. E così in tanti altri articoli. Molto spesso, poi, si parla di qualcosa che "è scientificamente provato" – come se gli stati non sapessero che ci sono posizioni scientifiche diverse proprio su temi delicati come quello della vivisezione –: è il caso dell'art. 11 (si potranno utilizzare animali randagi e selvatici delle specie domestiche nel caso in cui sia "scientificamente provato che è impossibile raggiungere lo scopo della procedura se non utilizzando un animale selvatico o randagio").
Quasi tutti coloro che si sono schierati a favore del testo della direttiva hanno dichiarato la loro insoddisfazione e il proposito di lavorare per un miglioramento nel futuro. Molti hanno ricordato – con untuosa compunzione – che molte malattie oggi si possono curare proprio perché in passato si è sperimentato con animali vivi; come se non si fossero fatti moltissimi progressi nella farmacologia che permettono finalmente di evitare le sofferenze degli animali con altri metodi di esperimento. La preoccupazione di non porre le industrie farmaceutiche europee in condizioni di inferiorità rispetto a quelle di paesi più "tolleranti" è stata uno dei motivi ben visibili nel dibattito: è purtroppo regola, ormai, che le imprese europee delocalizzino la propria produzione verso paesi che presentano tutele ben più blande dei diritti (in particolare quelli sociali). Ma uno degli articoli più assurdi e abbastanza incomprensibili è quello che vieta agli stati membri di legiferare in modo più severo e restrittivo; difficile non accorgersi che anche questo divieto è da intendersi come clausola di salvaguardia dell'industria farmaceutica, che non deve incontrare intralci in nessun luogo del mercato unico.
Due soli fatti si possono menzionare per limitare la vergogna della approvazione della direttiva: i tre emendamenti proposti dai Verdi – miranti a correggere alcuni dei punti più inaccettabili della direttiva (e cioè a introdurre il diritto degli stati membri di adottare leggi più restrittive e il dovere di ricorrere a metodi alternativi alla vivisezione laddove esistano) –, che sono stati respinti a maggioranza; e la richiesta (presentata da Sonia Alfano ma appoggiata dai Verdi e da altri singoli deputati) di rimandare il testo alla Commissione agricoltura del Parlamento (competente sul tema) per un ulteriore ripensamento. Sia gli emendamenti dei Verdi, sia la richiesta di rinvio, sono stati respinti, ma almeno nel caso degli emendamenti c'è stato un voto nominale: gli elettori interessati al benessere degli animali hanno dunque la possibilità quantomeno di leggere i nomi e cognomi dei deputati (una larga maggioranza, purtroppo) che hanno contribuito a questo vero e proprio scempio dei diritti degli animali.
L’OCCUPAZIONE SI DIFENDE FAVORENDO GLI INVESTIMENTI DELLE IMPRESE
Alla luce degli interventi che si sono sviluppati durante il mese di agosto su temi come l’occupazione, le relazioni industriali, il precariato, vorrei proporre alcune considerazioni, anche partendo da spunti di riflessione offerti dagli articoli dell’economista Michele Boldrin, sul Fatto Quotidiano.
E’ incontestabile che senza nuovi investimenti da parte delle imprese, in particolare le piccole e medie, che sono l’ossatura fondamentale della nostra economia, non si crea nuova occupazione. Perché esse investano devono sussistere adeguate condizioni economiche di contesto e di relazioni industriali, tali da garantire il ritorno dell’investimento ed un profitto simile a quello dei concorrenti, che non sono solo italiani ma globali.
Per uscire da questa crisi sono necessari cambiamenti strutturali. Ciò vale per la politica, l’imprenditoria e il sindacato. Berlusconi e Tremonti invece hanno continuato a dire che l’economia andava meglio di quella degli altri Paesi, parte dell’imprenditoria pensa di poter sfruttare l’occasione per tornare ai “padroni delle ferriere”, una parte del sindacato ritiene che tutto sia intoccabile ed immodificabile nei rapporti di lavoro.
A causa della crisi i patrimoni valgono meno, ma il pessimismo delle famiglie sul reddito futuro le induce a ridurre i consumi. Altro dato inconfutabile è che la crisi ha spostato l’ombelico economico del mondo dall’area Occidentale (Usa e Eu) a quella Orientale (Cina e India), con l’ingresso nel mercato (anche del lavoro) di 3 miliardi d'indo-cinesi produttivi e poco costosi.
L’ulteriore conseguenza è la distruzione di aziende e posti di lavoro, specialmente a medio-basso valore aggiunto, legata a beni e servizi che non saranno più prodotti dalla nostra industria, poiché Cina e Far East saranno sempre più “la fabbrica del mondo”. Gli imprenditori, quindi, dovranno trovare altre “idee imprenditoriali” innovative: migliaia di lavoratori, di converso, dovranno cambiare o apprendere un nuovo lavoro.
Per questo gli incentivi del governo all’acquisto di beni come automobili ed elettrodomestici si sono rivelati inutili, illusori, in definitiva uno spreco di denaro pubblico. Per molti di questi beni la competizione è stata vinta da produttori localizzati nei paesi meno avanzati e tale fatto è ormai irreversibile. Per l’Italia la situazione è peggiore perché da quindici anni la sua industria perde competitività rispetto ai suoi concorrenti europei tradizionali: in pratica il valore aggiunto per ora lavorata cresce meno che nel resto della UE.
Possiamo uscire dalla crisi dunque attraverso una ristrutturazione industriale, che non può che basarsi su una sostanziale mobilità del lavoro e con l’innovazione continua. Come rileva Boldrin “Processi di riconversione sono in corso in tutti i paesi del mondo, a velocità e con risultati diversi. Le politiche che contano sono quelle del lavoro e contrattuali, dell’istruzione superiore, dei servizi (trasporto, comunicazione, finanza, legali), della ricerca scientifica, della regolazione dei mercati e dell’eliminazione dei monopoli. Tutti terreni su cui sia questo governo, sia il precedente, ancora non hanno fatto nulla... In questo quadro la politica fiscale conta nella misura in cui riesce a ridurre la propria complessità e il proprio carico su imprese e lavoratori.”
In tal senso le politiche del governo tedesco, come la riduzione delle tasse alle aziende, le misure per favorire la mobilità del lavoro, la cooperazione fra imprese e lavoratori nella riduzione dei costi, gli incentivi alla ricerca, la riqualificazione del sistema universitario sono in qualche modo un esempio da seguire, come ha sollecitato il Governatore della Banca d’Italia, Draghi.
In tale contesto deve essere inquadrato anche il caso FIAT: la denuncia di un modello di relazioni industriali che essa ritiene oggi incompatibile con i principi di convenienza economica dell’investimento, per rendere possibile il quale offre condizioni di lavoro diverse rispetto al passato. Penso che in futuro avremo tanti casi Fiat, anche tra le imprese minori. Non è che si possano fare le barricate! Altro è stabilire una volta per tutte un principio: quando un’azienda riceve un contributo pubblico (Dio solo sa quanti ne abbia ricevuti al Fiat) sottoscrive un regolare contratto con lo Stato e se vuole liberarsi degli impegni assunti deve restituire integralmente quanto ricevuto.
MENTRE LE CICALE DEL PARTITO DELL’AMORE CANTAVANO, LE FORMICHE IDV COSTRUIVANO
L’11 e 12 settembre al Castello di Clanezzo (BG) i quadri dirigenti di Italia dei Valori si incontrano per organizzarsi in vista delle prossime scadenze elettorali
Lo scorso mese di febbraio oltre 100.000 iscritti al partito hanno approvato la linea politica del presidente Antonio Di Pietro, i congressi sono stati celebrati in ogni provincia, un’organizzazione capillare fatta di oltre 3.000 dirigenti e 1.500 eletti è pronta per rendere possibile l’alternativa di governo prospettata da IDV.
Mentre in questi mesi le cicale del partito dell’amore e delle altre forze politiche cantavano su emittenti televisive e media di ogni genere, le laboriose formiche di IDV costruivano sul territorio una capillare organizzazione pronta ad affrontare gli scenari elettorali che stiamo avvertendo sempre più possibili.
I prossimi 11-12 settembre presso il Castello di Clanezzo in provincia di Bergamo si terrà “l’incontro nazionale dei coordinatori” un appuntamento che vedrà i 132 coordinatori del partito (provinciali e regionali) impegnati a condividere gli obiettivi e fissare le regole organizzative dei prossimi mesi; un incontro operativo al quale sarà presente l’intero Ufficio di Presidenza del partito.
Il presidente Antonio Di Pietro aprirà i lavori.
La calda estate ormai alle spalle ha messo in evidenza tutte le contraddizioni del centro destra che Italia dei Valori, dall’inizio della legislatura, sta denunciando con forza rispettando il mandato degli elettori e assolvendo al ruolo di partito di opposizione previsto dalla Costituzione.
Fino a poche settimane fa eravamo i soli che tra il disprezzo e la mal sopportazione delle altre forze politiche esprimevano i rischi sociali di un modello berlusconiano basato sull’inganno; ora sembra che in molti si siano convertiti al “pensiero dipietresco”.
Non vogliamo essere gli unici depositari dei nostri valori fondanti; a chi è venuto sulle nostre posizioni diciamo: finalmente avete trovato il coraggio di dirlo, benvenuti nel partito degli onesti.
Benvenuti se alle parole farete seguire le azioni, altrimenti la vostra è pura ipocrisia a fini elettorali.
Noi siamo pronti e l’appuntamento di Bergamo, unitamente alla festa programmatica di Vasto in programma dal 17 al 19 settembre, sono la miglior risposta a chi da tempo ci denigra.
PRESENTAZIONE DIPARTIMENTO SCUOLA
Il Dipartimento Scuola è la risposta all’esigenza di occuparsi, migliorare e valorizzare un settore, quello dell’istruzione, fondamentale per la crescita umana, civile e culturale del Paese, ma che non è stato oggetto per decenni di riflessioni critiche appropriate e di conseguenti apporti costruttivi.
Costituisce pertanto la sede specifica all’interno della quale elaborare una proposta di riforma della scuola di ogni ordine e grado, dall’infanzia alle superiori, partendo dalla consapevolezza della necessità di investire risorse economiche ed umane. Risponde ad una esigenza già da tempo impellente e resasi ineluttabile dopo gli interventi di questo governo che stanno determinando un rapido e progressivo deterioramento della qualità dell’istruzione pubblica del Paese, perché dettati principalmente dalla logica del mero risparmio economico senza alcun fondamento didattico e pedagogico. Risulta evidente infatti che tali provvedimenti siano funzionali ad una revisione della scuola in senso minimalista e antidemocratico, spesso giustificata con riflessioni sostanzialmente risibili esternate dal Ministro.
Tra le attività che il Dipartimento si prefigge di intraprendere nell’immediato rientrano le interrogazioni e interpellanze parlamentari con le quali si chiamerà il Ministro a rispondere dei danni prodotti nella scuola da una politica di tagli cieca e scellerata.
Il Dipartimento sarà presente sul sito nazionale di Italia dei Valori per monitorare costantemente l’attività del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca e informare i cittadini sulle ricadute della politica governativa sulla vita scolastica, aprendosi al confronto con tutte le realtà che operano nel mondo della scuola: dirigenti scolastici, insegnanti, personale ATA (personale ausiliare, tecnico, amministrativo), studenti, genitori, ricercatori e docenti universitari.
Il Dipartimento Scuola si impegnerà nel tentativo di coinvolgere e aprire delle finestre di dialogo con il mondo del lavoro e quello dei giovani, coordinandosi con il Dipartimento giovani già presente nel partito.
Le iniziative informative, divulgative e di confronto del Dipartimento Scuola saranno intraprese anche attraverso comunicati agli organi di stampa e l’organizzazione di Convegni su tutto il territorio nazionale, in sinergia con l’ambito sindacale e con le realtà territoriali di Italia dei Valori. I Convegni avranno lo scopo di rendere noto il progetto del Dipartimento e accogliere le istanze sia di chi vive la scuola ed è capace di indicarne gli elementi di debolezza sia di esperti di didattica e pedagogia in grado di formulare eventuali proposte migliorative.
FEDERMECCANICA CONTRO GLI OPERAI, DISDETTO IL CONTRATTO DI LAVORO
Quello alle porte rischia di essere un autunno molto caldo per il mondo del lavoro. Se così sarà, la responsabilità ricadrà su Cofindustria e su un governo attentissimo alle esigenze delle lobby di poche grandi imprese, ma totalmente sordo alle richieste e ai diritti dei lavoratori.
Con una mossa che la dice lunga sulla longa manus dell’Amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, il direttivo di Federmeccanica ha infatti dato mandato al presidente, Pierluigi Ceccardi, di comunicare fin d'ora il recesso dal Contratto nazionale siglato il 20 gennaio 2008, a partire dal primo gennaio 2012. La disdetta, ha dichiarato lo stesso Ceccardi, è avvenuta “a fronte delle minacciate azioni giudiziarie della Fiom relative all'applicazione di tale accordo” ed è comunicata “in via meramente tecnica e cautelativa allo scopo di garantire la migliore tutela delle aziende”. Una spiegazione che non convince e che dimostra, ce ne fosse stato bisogno, la dirompente portata delle condizioni di fatto “imposte” dalla Fiat ai lavoratori di Pomigliano d’Arco con l’accordo separato dello scorso giugno. Condizioni che ora si cerca di diffondere ad altre realtà produttive e che incideranno in maniera definitiva sul sistema economico e industriale del nostro paese nel suo complesso, e che dissiperanno sempre più il patrimonio di diritti faticosamente conquistati in decenni di lotte sindacali.
Anche per questo é incredibile e indegno che Federmeccanica paragoni ad una minaccia la legittima richiesta della Fiom del rispetto delle leggi vigenti. L’Italia dei Valori non tollera lo stravolgimento del significato delle parole di chi, in difesa esclusiva dei lavoratori, si rivolge ad un tribunale per avere il rispetto della legalità. La Fiom non può essere considerata una minaccia da combattere. La legge e i contratti sottoscritti, in particolare quello del 2008, possono essere certo disdetti, ma un contratto rimane in vigore fino a che non verrà sostituito da un altro in materia di lavoro e firmato dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative.
Tutto questo ci dice che la mossa di Federmeccanica, al fine dello scopo dichiarato, risulta totalmente inefficace e, probabilmente, è stata suggerita da un altro esperto nell’aggiramento delle leggi italiane, Niccolò Ghedini.
PANORAMA GIUSTIZIA
L’approccio insofferente che il centrodestra ha con la Giustizia non è antico, essendosi manifestato in misura marcata solo nell’ultimo decennio. Ci sono fattori di influenza dell’insofferenza (a volte ostilità) che hanno interferito pesantemente. Ossia:
1. la posizione personale di Berlusconi, comprensibilmente rancoroso verso il mondo della giustizia che ha messo il naso nei suoi affari, evidenziandone deviazioni illecite. Il rancore si è tradotto e si traduce nella ricerca di contromisure e nel tentativo (spesso riuscito) di modificare la legislazione vigente per depotenziare o annullare l’iniziativa giudiziaria. Berlusconi appare convinto (ed ha convinto molti) d’essere vittima di una aggressione da parte della magistratura. In molte occasioni, la sua convinzione è sincera. Siffatta convinzione è una categoria psicologica frequente nel “popolo” dei soggetti di indagine e di processi. Nella vicenda Berlusconi, alla condizione psicologica, si è accompagnata la possibilità di dare concretezza alla propria convinta autoassoluzione e giustificazione di condotte, con l’uso del potere mediatico e legislativo. La condizione psicologica frustrata, porta il “popolo” delle sedicenti “vittime”, a solidarizzare con la “vittima” che, invece, riesce a concretizzare, una forma fattiva di reazione alla “giustizia”).
Siffatto modello solidaristico è, peraltro, inevitabilmente connotato da reciprocità: la sedicente “vittima” della “giustizia”, è destinatario della istintiva solidarietà di chi si pone nella medesima condizione antagonista alla giustizia. Tornando alla fattispecie concreta, è conseguenziale che Berlusconi si venga a collocare in quel popolo, omologato e omologante, di antagonisti alla giustizia, a prescindere dalla specificità delle singole condotte illecite generatrici della condizione psicologica autoassolutrice e ammortizzatrice.
Non è, quindi, umanamente giustificabile la pretesa di volere affrancare Berlusconi dalla sua posizione antagonista alla giustizia: non è possibile interferire positivamente, mutandone l’indirizzo, con uno status psicologico che, in quanto tale, è frutto di sedimentazione.
Il raziocinio e la psiche, obbediscono a criteri e forze diversi, non sempre (se non difficilmente) coincidenti. Gli stati psicologici sedimentati diventano, anzi, un filtro dell’attività raziocinante.
Siffatta condizione, sin qui descritta, coinvolge adesivamente l’ulteriore popolo attratto per “simpatia” che, proprio per non essere soggetto di condotte necessitanti di processi autoassolutori o ammortizzatori, ancora più facilmente (superata la condizione psicologica di avversità ed entrato, quindi, nella sfera “simpatica”) sarà sodale, non per omologazione di status antagonista alla giustizia, ma per gli effetti della sedimentazione della “simpatia”.
Le forme di “ostilità” e le occasioni, sono le più disparate (ma tutte riconducibili alla medesima sedimentazione psicologica di “avversione”), spaziando da Cogne, a Perugia, a Garlasco, ai processi di mafia, ai processi Andreotti e Contrada, alle inchieste sulle cricche, alla sentenza Reggiani (con concessione delle attenuanti agli assassini, pur decise da una Corte presieduta da un magistrato vicino al PDL, il dott. Gargani, fratello del responsabile della giustizia del PDL al parlamento europeo ed, egli stesso, stretto collaboratore del Ministro Alfano), ai collaboratori di giustizia, etc.
L’essere, cioè, “anti” tutto ciò che è estrinsecazione dell’attività indagatrice, inquisitoria e decisionale della funzione giurisdizionale.
In ciò avendo una utile sponda contrapposta, nelle posizioni definibili di “gretto, approssimativo e rozzo giustizialismo”.
Affiancata a siffatta pregiudiziale, si sviluppa una tecnica di bilanciamento, sforzando al massimo il dato dei buoni risultati ottenuti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine nella lotta alla criminalità organizzata, appropriandosene come se le confische ed i sequestri non fossero il risultato dell’attività giurisdizionale, ma invece riconducibili alla iniziativa del governo.
La norma introdotta che consente il sequestro dei beni, prescindendosi dalla misura di prevenzione personale, è stata recepita dal nostro disegno di legge presentato a giugno 2008, così come l’inasprimento del 41 bis.
E addirittura autocelebrandosi per gli arresti di mafiosi, frutto di anni e anni di ricerche. Lo slogan è “mai come noi nella lotta alla mafia”, dimenticando che dal 1992 al 1996, vennero arrestati centinaia di mafiosi (e, tra essi, i capi Riina, i fratelli Graviano, Bagarella, Brusca, Aglieri, Greco, Troia, Ganci, Cangemi, etc, ossia il ghota di Cosa Nostra), incidendo profondamente sulla solidità e operatività dell’ala militare dell’organizzazione criminale e, sorvolando, sui casi Dell’Utri, Cosentino, Fondi e dell’“eroe” Mangano.
2. L’altro fattore di insofferenza con la Giustizia, è nel fatto che la sinistra si è trovata nel campo adesivo dell’iniziativa giurisdizionale, così rendendo difficile la coabitazione, nello stesso campo, con il centrodestra. La contrapposizione politica ha determinato un effetto trascinamento.
C’è, senza dubbio, un processo di rimozione del pregiudizio ideologico nella scelta di collocazione nel campo dell’antagonismo o dell’adesività alla Giustizia. È, però, un processo lento e difficile, drenato dall’inevitabile (ma non positiva) degenerazione del radicalismo.
In questo quadro di insofferenza, si collocano le annunciate ulteriori iniziative di modifica legislativa avanzate dal governo:
a) rendere più complessa la qualità della prova penale, ove rappresentata da dichiarazioni di coimputati o coindagati (anche se non nello stesso processo ma in altro collegato). Insomma la “parola” del complice dovrà valere di meno.
b) Rendere più complessa la sintesi del giudicare, attraverso la insopprimibilità delle prove proposte da una parte processuale con l’evidente incentivo alla patologia della proposizione di mezzi di prova sovrabbondanti e ripetitivi, a fini chiaramente dilatori, non più contenibile attraverso l’esercizio del potere di sindacato e conferenza e, quindi, dell’ammissibilità della prova proposta.
c) Impedire che l’accertamento di un fatto possa essere il risultato di una attività consacrata in una sentenza emessa in un altro processo, ma pretendere l’autonomia assoluta di ogni processo e la impermeabilità degli accertamenti da acquisire, rispetto a quelli già acquisiti in diverso processo.
All’evidenza, le tre annunciate proposte (già pendenti ma, al momento, accantonate) vanno tutte nella direzione di interferenza con il processo Mills (avvocato inglese, teste corrotto da Berlusconi), ossia:
a) allungare a dismisura i tempi del processo, nell’ottica della prescrizione del reato, con l’impossibilità per il giudice di valutare l’ammissibilità delle prove proposte e limitare, quindi, il ricorso abusante ad esse;
b) impedire che le dichiarazioni accusatorie di Mills (rese più volte, prima della ritrattazione) possano essere valutate nel processo al coimputato Berlusconi;
c) impedire che la sentenza definitiva Mills che ha accertato specifici fatti, possa essere acquisita ed utilizzata nel processo al coimputato Berlusconi (processo che era unico ma, poi, separato a causa della legge – dichiarata successivamente incostituzionale – che porta il nome “lodo-Alfano”).
Questo lo scenario.
L’IDV marcherà la propria netta opposizione, avendo, in materia di giustizia, presentate oltre 25 proposte di legge di riforma strutturale (ufficio per il processo e riqualificazione del personale amministrativo), di riforma di sistema (procedura penale, procedura civile, penale sostanziale, diritto societario e fallimentare, diritto processuale del lavoro, normativa antimafia e di prevenzione), di interventi settoriali (banca dati del DNA, ratifica delle convenzioni sulla corruzione e modifica dei delitti contro la pubblica amministrazione, ratifica della convenzione sul terrorismo internazionale e razzismo con modifiche all’ordinamento interno, istituzione delle squadre investigative sovranazionali).
Alcune delle proposte di legge dell’IDV sono diventate legge (banca dati DNA e prelievi coatti, ratifica della convenzione sul terrorismo, parte delle proposte di intervento sul codice processuale civile, parte delle proposte in materia di prevenzione antimafia e alcune di procedura penale), altre sono in via di approvazione.
Il nostro voto contrario, in sede parlamentare, è dipeso dal rilievo che l’estrapolazione di alcune nostre proposte (recepite nelle proposte del governo e della maggioranza) hanno comportato una compromissione di riforma organica a tutto campo, risolvendosi in una soluzione rattoppatrice, di fatto disarmonica ed inefficace.
Sul nostro sito le nostre proposte sono consultabili (è sufficiente cliccare, nella prima pagina del sito, su “Senato”, quindi sul nome Li Gotti, aprire la scheda e, nella scheda, sulla voce “iniziative legislative”) nel testo articolato e in quello esplicativo nonché nella discussione svoltasi o in fase di svolgimento.
Chiunque potrà interloquire e, dopo averne esaminato il contenuto, offrire contributi integrativi e modificativi.
Abbiamo la consapevolezza della nostra limitatezza comunicativa e divulgativa del fatto che l’IDV offra un’ampia articolazione di proposte per la Giustizia.
È però ben possibile (e facile) sapere tutto attraverso la conoscenza offerta dal nostro sito e, così, coprendo, una non modesta platea di possibili interessati.
Di fatto, tutta l’attività parlamentare dell’IDV (e siamo, in assoluto, il primo partito in materia di iniziativa parlamentare) è conoscibile sin nelle virgole. Basta consultare con semplici operazioni, non essendo del pari giustificabile che, addirittura, ruoli strutturati del partito possano, a volte, sconoscere, il nostro “prodotto” e farsi propugnatori di promesse di intervento su materie sulle quali, anche da oltre due anni, si è già intervenuti.
È nostro dovere fare, conoscere e divulgare la conoscenza: è il solo metodo per supplire alla oggettiva limitatezza mediatica.
La propaganda deve divenire militanza della propaganda ottimizzando gli strumenti che abbiamo.
Abbiamo, in definitiva, una linea ben tracciata, articolata, esplicitata sull’intero panorama della Giustizia e, lungo questa direttrice, continueremo ad operare.
Angelo Vassallo, ovvero l'ultima vittima dell'arroganza camorrista
Ovvio che bisognerà aspettare le indagini. Ovvio che prima di ogni commento dovremo attendere le valutazioni degli investigatori. Ma una cosa possiamo già dirla e dirla ad alta voce: la camorra, a Pollica (Salerno) ha ucciso un sindaco, Angelo Vassallo, che amava profondamente il suo territorio e il rispetto delle regole. Amava la legalità e sapeva di rischiare la vita in una terra in cui lo Stato ha abdicato al suo ruolo e in cui rimangono in trincea solo pochi uomini e poche donne. Vassallo lo sapeva, ma non ha mollato la presa e per questo è stato ucciso.
E’ così che, ancora una volta, la camorra mette a tacere chi non è avvicinabile, chi non striscia senza dignità davanti ai boss, chi anzichè parlare con i mafiosi si confida con i magistrati quando fiuta il puzzo della criminalità. La grande e stucchevole camorra costretta alle armi da un sindaco di 57 anni che amava la sua famiglia, il mare e i frutti di quelle acque che grazie alla sua tenacia erano rimaste tra le più limpide della Campania. Un primo cittadino esemplare che con le sue battaglie per la legalità e per il rispetto dell'ambiente aveva dato fastidio ai signori della morte e della distruzione.
Non possiamo che prendere atto di come l’omicidio di Angelo Vassallo sia l’acuto della camorra, la volontà di riaffermare il proprio potere e la propria influenza in quei territori. Quelle pallottole, nove, hanno due scopi: mettere a tacere Vassallo e le sue denunce e avvertire chi rimane. "Chi si mette di traverso sulla strada della camorra per difendere il proprio mare, il proprio territorio, chi lo preserva dai rifiuti illegali delle mafie fa questa fine". Questa è la lettura di quegli spari nella notte. Spari feroci nel buio che mi ricordano l'assassinio di mio padre. Ma mi ricordano, altresì, l’omicidio di Gaetano Longo, ormai dimenticato sindaco di Capaci (Palermo) ucciso la notte del 17 gennaio 1975. Aveva traghettato Capaci dallo stato d’indigenza a paese che si affacciava alla modernità, con l’avvio di una serie di opere di urbanizzazione primarie. Solo nel 2002 fu riconosciuto vittima innocente della mafia.
“Era un uomo che si batteva contro l'illegalità ed era sempre in prima linea. Quando accadeva qualcosa di particolare sul suo territorio, me lo segnalava” ha detto di Vassallo il pubblico ministero che conduce le indagini, Alfredo Greco. E le parole del magistrato valgono più di ogni altra garanzia per noi sulla dinamica e sul movente dell’omicidio. Come Dipartimento Antimafia dell’Italia dei Valori siamo allarmati e preoccupati per quello che è accaduto e per quello che accadrà a Pollica e nel salernitano. E ci chiediamo come il Governo intenda ora rispondere a questo ennesimo affronto della camorra. Se mandando ancora una volta i soldati a fare inutili ronde con i carabinieri con l'unico risultato di consumare carburante, umiliando i militari e la loro professionalità, o se per esempio cacciando dalla Camera il "loro" Nicola Cosentino, accusato di essere uomo del clan dei casalesi e ancora coordinatore del Pdl in Campania, giusto per chiarire da che parte stanno.
Purtroppo sappiamo già come finirà. Come tante altre storie di mafia, ovvero che il sacrificio del sindaco ambientalista sarà presto dimenticato, qualche lapide sorgerà sul lungomare e la camorra andrà ad amministrare anche Pollica. Ricordo soltanto, senza alcuna polemica, che Angelo Vassallo era un esponente del Partito Democratico, anche se negli ultimi tempi aveva assunto una posizione abbastanza critica nei confronti della sinistra. Mi chiedo se il Pd ora la smetterà di difendere dai fischi il presidente del Senato Schifani, in passato socio in affari con noti mafiosi, e intraprenderà una seria politica antimafia, iniziando proprio dal patrimonio lasciato da quel sindaco agguerrito.
Per quanto ci riguarda sorveglieremo in modo speciale Pollica ed il comprensorio, e lo faremo in nome di Angelo Vassallo, a cui promettiamo che non lasceremo il suo territorio in mano alla camorra. Veglieremo sulle elezioni, sugli atti amministrativi e saremo pronti a denunciare ogni fonte di sospetto, confrontandoci con le realtà del territorio che vorranno aiutarci in questo compito. In questo modo diremo ancora una volta alle mafie che gli uomini passano ma le idee restano, e che noi sopravviveremo sempre un giorno di più alla loro sporca organizzazione.
Alla diagnosi di Fini manca il finale
Quel che ha detto l’onorevole Fini a Mirabello è la diagnosi, giusta anche se incompleta, del fallimento di Silvio Berlusconi e del Popolo della Libertà in questa legislatura. Fini ha indicato con precisione le ragioni della disfatta: il culto eccessivo del capo carismatico, il disprezzo evidente della legalità, la politica estera, culminata nella intollerabile amicizia senza condizioni con il dittatore libico GHEDDAFI, un federalismo che confina con lo spirito di secessione inaccettabile della Lega Nord di Umberto Bossi, alla fine un partito illiberale e non in grado di favorire il dibattito o il dissenso.
Oggi, ha detto il presidente della Camera, non esiste il PDL, esiste soltanto il partito del “predellino.”
E’ difficile non essere d’accordo con l’ex segretario di Alleanza Nazionale che ha detto a Berlusconi quel che noi dell’Italia dei Valori stiamo dicendo da due anni con monotona ma necessaria insistenza.
Certo, noi parliamo (ed è necessario) di P2 e di P3 e ricordiamo ogni giorno che la classe politica di governo è fortemente inquinata e compromessa sul piano morale e politico
Non possiamo dimenticare i ricorrenti problemi giudiziari del presidente del Consiglio, le condanne per mafia del suo braccio destro Dell’Utri, quelle dell’ex vicesegretario dell’UDC Cuffaro e potremmo continuare quasi all’infinito.
Ma, di fronte alla svolta decisiva del presidente della Camera, possiamo ritenere che il suo passato fascista - che tutti ricordiamo - non sia più un ostacolo per la convivenza civile all’interno della costituzione repubblicana ma chiedergli, tuttavia, la coerenza necessaria nella sua azione politica.
Si può comprendere l’esigenza di non stracciare il patto elettorale ma la coerenza sui provvedimenti legislativi, come del governo in carica, dobbiamo chiederla a Gianfranco Fini.
Altrimenti il discorso di Mirabello non è la svolta che tanti di noi aspettavano e diventa un annuncio senza seguito: e questo segnerebbe la fine del politico, che oggi potrebbe essere il leader di quella destra democratica ed europea di cui l’Italia ha bisogno non da oggi.
Quei futuristi nostalgici del passato
Sponsorizzata e patrocinata da Ministero della gioventù, Comune di Roma, Regione Lazio e Comitato provinciale del CONI, pubblicizzata da manifesti e siti Internet, il 4 settembre si è tenuta a Roma la “Corsa futurista”. Lo scopo esplicito dell’iniziativa è stato quello di rendere un tributo al Movimento futurista e a Filippo Tommaso Marinetti, suo fondatore.
Cosa c’è di strano in tutto ciò?
Il futurismo è stato un fenomeno culturale complesso che ha influenzato le avanguardie artistiche e culturali del ‘900. Ma è stato anche parte fondamentale della temperie che ha nutrito il fascismo.
Questo non sarebbe certo motivo per non approfondire il livello di comprensione della cultura futurista o anche per non ricordarne la sua influenza sulla cultura italiana..
Questa volta, però, si rievoca una manifestazione di stampo futurista semplicemente e acriticamente per rendere omaggio al Manifesto futurista e al suo fondatore.
Un ragazzo o una ragazza che parteciperanno a quella corsa che cosa ne trarranno? Impareranno qualcosa sul futurismo o saranno coinvolti nella celebrazione acritica di valori che includevano, oltre alla provocazione e alla sperimentazione artistica, anche l’esaltazione della violenza e della guerra?
Gli spiegheranno che il movimento futurista, oltre ad esaltare la modernità, fu tra gli organizzatori e i promotori dell’incendio della redazione milanese de “L’Avanti”? – uno dei primi episodi di squadrismo?
Saprà che il “Manifesto futurista” recitava: “Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna”.
E’ evidente che, con la corsa futurista la cultura non c’entra niente e neanche lo sport. Gli organizzatori presentano l’iniziativa come un tributo al futurismo. Ma io mi chiedo se lo Stato Italiano, nato dalla Resistenza e dalla sconfitta del fascismo debba, non discutere o approfondire, ma rendere onore a quei valori.
Mi sembra cioè che siamo di fronte ad una operazione di revanchismo culturale di nostalgici sconfitti dalla Storia che usano il futurismo per restituire dignità, con la sponsorizzazione delle Istituzioni, a parole d’ordine ed idee che anch’esse furono incubatrici delle immani tragedie del novecento.
Una operazione di revanchismo culturale che fa tutt’uno con l’opera di destrutturazione e demolizione della Costituzione Italiana che il regime berlusconiano sta portando avanti.
Le Istituzioni, nelle loro politiche culturali, non possono che fare riferimento alla Costituzione Italiana e ai suoi valori. E per questo devono usare le proprie risorse.
Le istituzioni devono contribuire alla riflessione, all’approfondimento. Non omaggiano acriticamente.
Tutto ciò è tanto più preoccupante e triste perché, nel frattempo, grazie ai tagli alla cultura, i teatri chiudono, si tagliano i fondi alle istituzioni culturali, alla scuola, alla ricerca, all’Università, e i giovani intellettuali non hanno altra scelta che la via dell’emigrazione.
FIAT, LE QUATTRO QUESTIONI CHE CERCANO UNA RISPOSTA
La questione Fiat è prepotentemente all’ordine del giorno in Italia. Dalla vicenda di Pomigliano (rinuncia ai diritti dei lavoratori in cambio di investimenti) a quella di Melfi (tre licenziati per aver
svolto lo sciopero) all’uscita dal Gruppo Fiat di Iveco (camion) e CNH (macchina movimento erra), si pone una sola domanda: cosa sta accadendo davvero in Fiat?
Balza all’occhio di chi conosce le vicende industriali italiane la clamorosa esagerazione tra i comportamenti repressivi della Fiat e i problemi che essa dichiara di voler risolvere. C’è ben altro.
Illuminante è l’intervista di Cesare Romiti sul Corriere della Sera di sabato 28 agosto. E’ come se la Fiat stesse cercando il capro espiatorio per nascondere le proprie responsabilità su ciò che accadrà negli stabilimenti italiani nel breve-medio periodo.
Romiti afferma che con il sindacato l’impresa può scontrarsi, come lui ha fatto, ma perseguire la divisione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, tanto più quando si tratta del sindacato più
rappresentativo di tecnici ed operai, la Fiom, si rivelerà un grave errore visto che l’impresa ha bisogno di efficienza, flessibilità, qualità e consenso. In Europa abbiamo un esempio di come si può rispondere alla crisi con risultati concreti ed è la Germania. Lì, il consenso dei lavoratori, del sindacato ed il valore determinante del voto dei lavoratori sui contratti nazionali e non certo la sola firma dei sindacalisti sono le carte vincenti. E’ da ultima la notizia dell’interesse della
Volkswagen per l’Alfa Romeo dopo aver acquisito la Porsche.
La politica nel settore dell’auto tedesca ha permesso di non abbassare i salari e i diritti dei lavoratori. Esattamente il contrario di quanto sta accadendo in Italia, dove il Governo, invece di essere luogo di soluzione del conflitto si è trasformato nello zerbino della Fiat soffiando sul fuoco degli accordi separati e della divisione dei lavoratori con lo splendido risultato di mantenere l’Italia in uno stato di blocco economico sostanziale mentre altri Paesi stanno reagendo con più efficacia.
Il grave, enorme errore del Governo è quello di aver trasformato il confronto sul futuro dell’industria manifatturiera di qualità in Italia in uno scontro ideologico. Come si dice, quando non sai cosa fare basta buttarla in politica e tutti avranno ragione.
Ecco che la Fiat in questa situazione di stallo decide la mossa: licenzia e reprime per ricontrattare con lo Stato italiano ed il nostro sistema bancario risorse e condizioni di cui ha impellente bisogno perché le difficoltà sono ben più grandi di quelle sin qui dichiarate. Sono 4 le questioni che cercano risposte:
1) La Fiat è azionista (25%) della Chrysler americana, la quale deve restituire al Governo Usa il prestito avuto per evitare il fallimento. La Fiat deve crescere (35%) la propria partecipazione
azionaria in Chrysler parallelamente alla restituzione del debito e può arrivare fino al 51%. La Chrysler non sta perdendo come nel passato ma non ha certo gli utili necessari per coprire il prestito, quindi agli azionisti servono soldi, alla Fiat serviranno soldi. Dove intende reperire questi soldi?
2) La Fiat Group ha un debito molto consistente che regge se il mercato tiene. Il precedente piano finanziario quinquennale prevedeva per il 2009 l’azzeramento del debito che invece è risalito a 4,4
miliardi e quest’anno il debito netto della attività industriali si avvicinerà ai 6 miliardi. I dati del mercato italiano dell’auto nei primi 7 mesi del 2010 registrano un calo del 30%, a luglio il marchio
Fiat ha perso in Europa oltre il 32%, quasi il doppio del mercato europeo che è sceso del 17%. Si prospetta un 2011 molto difficile in attesa di nuovi modelli. Quanti soldi servono per reggere i problemi di bilancio alla Fiat?
3) La Fiat ha comunicato che intende reperire risorse finanziarie creando una nuova società con Iveco e CNH. Dalle notizie apparse sul Sole 24 Ore recentemente, su questa società si caricherebbe il 60% dell’attuale debito del gruppo con la conseguenza che i risultati di Iveco dovrebbero coprire gli interessi sul debito riducendo le capacità di investimento. Tutti sanno che senza forti investimenti gli stabilimenti italiani sono a rischio ed è in questo contesto che si dovrebbero porre le domande e le preoccupazioni sul futuro dell’Iveco e di CNH, perché due sono i rischi quando si drenano risorse per pagare il debito: o un graduale e irreversibile ridimensionamento o una cessione di Iveco e CNH ad uno dei soggetti industriali protagonisti del settore e a nulla servirebbe se i lavoratori decidessero di lavorare il doppio con lo stesso stipendio. La questione è una sola: quanti danari la Fiat intende mettere a disposizione per l’Iveco e CNH?
4) La Fiat ha comunicato che la 500 elettrica verrà prodotta negli Usa, che nuovi modelli verranno prodotti in Serbia mantenendo lo stabilimento polacco. Quindi l’asse industriale sarà Usa-Brasile ed Europa dell’est, tanto è vero che ha deciso di chiudere nel 2011 lo stabilimento italiano di Termini Imerese senza porsi nemmeno il problema dell’alternativa. In Italia il mercato dell’auto vale oltre 2 milioni di auto vendute ogni anno, la Fiat produce in Italia 650mila auto mentre in Germania,
Francia e Giappone la produzione di auto è superiore al proprio mercato. Quindi per realizzare l’obiettivo di costruire in Italia almeno 1,2 milioni di auto è necessaria una forte spinta innovativa
verso modelli a basso impatto ambientale e ad alto valore aggiunto. Servono soldi. Dove la Fiat intende reperire le necessarie risorse?
Nel passato lo scambio Fiat – Stato italiano è stato quello di dare soldi pubblici in cambio di investimenti nel nostro Paese. La novità di oggi è che si discute comunque di risorse nazionali, siano esse pubbliche o del sistema bancario, per progetti che non riguardano il nostro Paese mettendo a rischio anche quegli stabilimenti che vanno bene come l’Iveco e CNH. Il risultato sarebbe quello di drenare risorse per la Fiat a scapito della Piccola e Media Impresa che al contrario dovrebbe avere più accesso al credito e meno burocrazia. Ecco perché parlare di Fiat ancora una volta significa parlare del futuro del nostro Paese e cioè dell’impresa che non può essere assistita come nel passato e del lavoro per le nuove generazioni.
STATI VEGETATIVI, DAL GOVERNO POSIZIONI IDEOLOGICHE
In luglio il sottosegretario Eugenia Roccella ha illustrato al parlamento il libro bianco sugli stati vegetativi, elaborato dal Ministero della salute.
Basta sfogliare questo testo per far nascere immediatamente due ordini di perplessità.
La prima di queste riguarda parti del documento, ma in generale la filosofia che ispira l’intero testo, che danno l’idea di trovarsi non davanti ad una relazione elaborata rigorosamente sulla base di criteri tecnico scientifici, bensì ad una relazione prevalentemente politica che ha come fine principale quello di certificare un teorema.
In particolare è difficilmente condivisibile quanto riportato nell’introduzione del libro bianco, poiché sono numerose le affermazioni che mal si addicono ad un documento ufficiale del ministero della salute.
Sorprende leggere nella relazione passi come quello in cui si afferma che i parenti e i familiari colgano meglio e prima dei medici la presenza di gradi di coscienza in una persona in stato vegetativo.
Oppure quando si afferma che la persona in stato vegetativo è in grado di manifestare le proprie emozioni, a patto che ci sia qualcuno disponibile ad imparare il loro linguaggio.
Addirittura pericolosa appare invece l’affermazione riportata a pagina 7 della relazione quando, dopo aver premesso che l’evoluzione clinica di un paziente può dipendere dal tipo di assistenza che gli si offre, si sostiene che un adeguato approccio familiare e sociale può essere decisivo per una migliore evoluzione dello stato di queste persone.
Oltre a sostenere tesi che è assai difficile provare da un punto di vista scientifico, si corre il serio rischio di ingenerare speranze in molte famiglie che hanno un parente che versa in stato vegetativo.
Più in generale il libro bianco denota un approccio alla condizione di stato vegetativo che sembra più determinato su basi ideologiche che non sui dati di fatto e sulla letteratura scientifica.
Non distinguere tra gli anni di persistenza dei vari pazienti nella condizione di stato vegetativo, e non fare minimamente cenno alle statistiche in materia di così detti risvegli, rende tutto indistinto e generico, e dunque difficilmente inquadrabile da un punto di vista critico.
Non c’è dubbio che una persona che versa in stato vegetativo conservi la pienezza dei suoi diritti soggettivi, ad iniziare da quello alla vita, ma si tratta di cosa assai diversa dal voler far passare la tesi che tutti i soggetti che si trovano in stato vegetativo continuino a provare, anche se allo stato più elementare, delle emozioni e che sarebbero in grado di comunicarle, e dunque anche comunicare con l’esterno, se solo ci fosse qualcuno con la buona volontà di imparare e capire il loro linguaggio.
La realtà affermata dalla scienza e dalla letteratura per il momento è un’altra, ed è quella di un buio totale che avvolge chi si trova in stato vegetativo, uno stato che è praticamente irreversibile oltre un certo numero di anni.
Altra pecca che non si può non riscontrare nella relazione è quella che in 101 pagine non si fa mai riferimento alla volontà del paziente stesso, ed in particolare non vi si fa cenno nel paragrafo apposito sulla tutela legale di queste persone.
Viene quasi la sensazione che il fine di questa relazione ministeriale sia più quello di offrire un puntello ideologico ad altri provvedimenti, come ad esempio la legge sul testamento biologico, piuttosto che portare un elemento di chiarezza sugli stati vegetativi.
L’altro aspetto che crea perplessità nasce dal fatto che leggendo la gran parte della relazione, quando si parla di assistenza, sostegno e strutture di cui hanno bisogno le persone in stato vegetativo, quanto viene riportato è in gran parte condivisibile.
Anche perché sarebbe davvero difficile non essere d’accordo nel sostenere che le persone in stato vegetativo e le loro famiglie non debbano essere abbandonate, ma sostenute a dovere e nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dalla costituzione da parte della sanità statale e regionale.
Il problema però nasce dalla seguente riflessione: perché il governo non interviene con provvedimenti normativi ad hoc, invece di limitarsi, come fa con la relazione, a fotografare lo stato dell’arte e dunque le attuali manchevolezze del sistema?
Viene poi da domandarsi per quale motivo una proposta di legge, come quella dell’on. Di Virgilio, che prevede l’istituzione di speciali unità di assistenza proprio per i cerebrolesi cronici, sia insabbiata da inizio legislatura, e non certo per volontà della commissione affari sociali della Camera.
Il governo è disponibile a stanziare i fondi necessari? C’è la volontà concreta di passare dalle parole ai fatti e dunque predisporre tutte le misure necessarie per offrire assistenza e sostegno adeguato, clinico, sociale, economico, alle persone in stato vegetativo e alle loro famiglie? Perché se mancano queste condizioni ci si deve chiedere a cosa serva il libro bianco. Se invece le condizioni vi sono allora si agisca invece di parlare tanto per fare un po’ di retorica gratuita.
I temi etici costituiscono una materia estremamente delicata in cui ognuno ha tutto il diritto di pensarla come crede. Quello che però non si può e non si deve fare è illudere le famiglie che hanno un parente prigioniero di quel limbo che è lo stato vegetativo permanente. Purtroppo è proprio quello che il governo ha fatto con il libro bianco.
Vasto 2010: idee pulite, la sfida dell’Italia dei Valori
Amici della rete, amici del web, vi invito a partecipare all'assemblea programmatica che l'Italia dei Valori organizzerà nei giorni 17, 18 e 19 settembre prossimi a Vasto, in Abruzzo. Ancora una volta incontreremo i cittadini, le forze politiche, le associazioni, i movimenti, la rete per discutere di programmi politici e in concreto di cosa intendiamo fare per migliorare le sorti di questo paese, e per liberarci del satrapo di turno, che sta umiliando le nostre istituzioni e il nostro paese. Quello di Vasto è un incontro che facciamo ogni anno, e che vogliamo continuare a fare, in cui ci riuniamo non solo noi dell'IdV, ma anche tutti quelli che vogliono stare con noi, sia personalmente sia virtualmente attraverso la rete. Per questo abbiamo predisposto sia collegamenti in diretta durante tutte le assemblee che faremo, sia uno spazio apposito, che abbiamo chiamato "WebDV": dibattiti in rete a cui tutti potranno partecipare. Non poteva mancare tra questi argomenti il futuro dell'informazione, e quindi la libertà di informazione anche in rete. Ne discuteremo con i protagonisti dell'informazione e con quelli che hanno subito il bavaglio, analizzeremo insieme cosa c'è da fare per migliorare il nostro paese. Discuteremo anche di economia, a cominciare dall'economia verde e sostenibile. Nei mesi scorsi abbiamo raccolto oltre due milioni di firme complessive su tre referendum: uno contro la privatizzazione dell'acqua, uno per dire no al legittimo impedimento, con il quale il presidente del Consiglio vuole farla ancora una volta franca, e un'altro per dire di no all'energia nucleare. Ma vogliamo dire anche dei "sì", sul come riteniamo che si possa raggiungere un'economia verde e un'energia sostenibile. Parleremo anche di crisi economica, di lavoro, di precariato e di precariato della scuola in particolare. Di riforme universitarie e di questa riforma universitaria, che sta uccidendo il futuro dei giovani. Faremo delle proposte concrete, su cui vogliamo confrontarci con tutti voi. Parleremo del diritto alla salute, dal concepimento al fine vita. Ne discuteremo insieme. Parleremo di mafia, e in particolare di come difendere la Costituzione. Insomma, saranno 3 giorni di riflessione profonda e di impegno preciso anche sui programmi e sulle alleanze. Contiamo molto sulla vostra partecipazione, vi aspettiamo direttamente a Vasto o in rete: sul mio blog personale (www.antoniodipietro.it), sul blog di IdV (www.italiadeivalori.it), su facebook, twitter, youtube. Potrete essere protagonisti anche voi di questo progetto per un'Italia migliore, questa alternativa per il paese. Abbiamo chiamato questo quinto incontro “Idee pulite, la sfide dell'Italia dei Valori”. Vi aspettiamo.
GIUSTIZIA, UN PROGETTO PER LA SICUREZZA DI TUTTI I CITTADINI
Nel nostro Paese non vi è mai stata una politica per la giustizia e per la sicurezza. In nome della giustizia il potere politico ha cercato di ridimensionare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura come scolpita in Costituzione. Obiettivo prioritario è la sottoposizione del pubblico ministero al governo. Non vi è mai stato un impiego adeguato di risorse e mezzi che consentisse la realizzazione di una giustizia, al tempo stesso, rapida, efficiente e giusta e che garantisse alle forze dell’ordine strumenti per prevenire e reprimere reati. Il cattivo funzionamento della giustizia e della sicurezza è servente anche per realizzare progetti che conducono alla loro privatizzazione: stravolgimento dell’art. 18 dello statuto dei lavoratori, arbitrati, camere di conciliazione, esternalizzazione di servizi (come le intercettazioni), ronde.
Nei governi eversivi guidati dal sultano di Arcore si è assistito al progressivo dissolvimento della giustizia quale realizzazione del principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la giustizia come tutela e garanzia dei diritti di tutti. Si sono adottati provvedimenti punitivi nei confronti della magistratura per evitare che potesse continuare ad agire in modo costituzionalmente orientato. Si sta assistendo ad una escalation criminogena tesa ad approvare norme che garantiscano l’impunità del presidente del consiglio e delle cricche a lui sodali: dalla legge bavaglio allo scudo fiscale, dal processo breve al legittimo impedimento, dal lodo Alfano alla riforma della legge sui collaboratori di giustizia, dalla depenalizzazione del falso in bilancio alla sottrazione al PM del potere-dovere di indagare di propria iniziativa subordinando la sua azione alle informative di polizia giudiziaria. La sicurezza non viene vista come lotta alla criminalità in tutte le sue articolazioni, bensì come propaganda per la realizzazione di azioni repressive nei riguardi dei soggetti sociali deboli: immigrati clandestini, dissenzienti al pensiero unico dominante, emarginati. IDV presenterà, invece, un progetto per la Giustizia e per la Sicurezza nell’esclusivo interesse dei cittadini. La spesa pubblica non va tagliata in questi settori vitali per la democrazia di un Paese nei quali, invece, si deve investire in termini di persone e mezzi. Abolizione delle leggi ad personam e ad personas. La modifica dell’ordinamento giudiziario per impedire interferenze del governo attraverso la clava dei procedimenti disciplinari. Creazione dell’ufficio del magistrato valorizzando le professionalità presenti nel personale amministrativo. Consolidamento dell’autonomia dei singoli magistrati anche all’interno dell’ordine giudiziario per scongiurare interferenze interne. Semplificazione del processo civile e del processo penale eliminando formalismi inutili senza pregiudicare le garanzie delle parti processuali. Depenalizzazione cospicua dei reati a favore di sanzioni alternative al carcere. Ineleggibilità dei condannati per reati gravi. Rafforzamento del coordinamento delle forze di polizia e consolidamento della democratizzazione interna alle forze dell’ordine. Superamento delle leggi razziste ed eliminazione di ogni forma di criminalizzazione del dissenso. Un Paese è davvero democratico se garantisce la legge uguale per tutti e la sicurezza a tutti coloro che dimorano nel territorio nazionale. Il nostro obiettivo è quello di consolidare i principi sanciti in Costituzione e rafforzare i diritti di tutti.
IL VUOTO DI UN MINISTERO E LO STRAPOTERE DI TREMONTI
Nell'Italia delle incognite, dove ogni giorno ci si domanda che fine farà un governo che non ha più maggioranza e continuamente cambiano i possibili scenari, c'è una questione aperta di cui quasi il dibattito politico sembra essersi dimenticato. Eppure si tratta di una questione della massima importanza, perché è emblematica non solo dello stallo creato dai conflitti interni alla maggioranza, ma di un meccanismo, per quanto politicamente contorto, ormai molto chiaro. La questione si chiama ministero dello Sviluppo Economico. La sede è vacante da quattro mesi e già questo di per sé rappresenta un nodo singolare, un problema di estrema gravità, in un momento come quello attuale, in cui il mondo dell'impresa, nel tunnel della crisi economica, non vede ancora luce. Ciò dà una misura dell'immobilismo e dell'irresponsabilità di una classe dirigente paralizzata da meccanismi politici irrisolti. Non mi riferisco solo alle spaccature all'interno della maggioranza, quelle che sono sotto gli occhi di tutti. C'è molto di più. Dietro la mancata nomina del ministro dello Sviluppo economico, c'è un filo sottile ma molto resistente che manovra un governo il cui capo è ormai solo un'icona. Il filo ha un nome e un cognome: Giulio Tremonti, il cui strapotere, anche quando il ministero dello Sviluppo Economico aveva una guida, di fatto si faceva ampiamente sentire. Da quattro mesi a questa parte, poi, dopo le dimissioni di Scajola, è ancora più evidente che, in materia di scelte economiche, l'unica mente e la sola mano all'interno dell'esecutivo è quella di Tremonti. Nonostante le pressioni piovute sul caso in sede parlamentare, e non solo, il ministero continua a rimanere privo di una guida. La lettera inviata da me e dal collega capogruppo al Senato, Felice Belisario, il 22 Luglio scorso, ha avuto il solo esito di risvegliare la questione a livello mediatico, con un conseguente appello del Capo dello Stato, che, durante la cerimonia del Ventaglio, diceva che "il governo non può ormai sottrarsi a decisioni dovute, come quella della nomina del titolare del ministero dello Sviluppo Economico", cui Berlusconi prontamente rispondeva sostenendo che la nomina era imminente. Parole, solo parole svanite in un nulla di fatto. Intanto, mentre si fa sempre più palese il meccanismo in base al quale Berlusconi è commissariato dalla Lega per una sorta di patto con Tremonti, il ministero dello Sviluppo Economico rimane vuoto, segno della debolezza del Premier, debolezza che fa gioco ai due reali protagonisti dell'attuale scena politica. Di fatto, è ormai chiaro che il cavaliere è messo all'angolo di un esecutivo di cui rappresenta solo la facciata e le cui redini sono esclusivamente nelle mani di Tremonti, garante della linea della Lega. La mancata nomina in questione, però, al di là di logiche politiche, rappresenta soprattutto un danno oggettivo per il Paese. Un paese cui poco interessano le dinamiche interne ai giochi di potere, un paese che ha bisogno di risollevarsi e aspetta risposte.
DISOCCUPAZIONE, L’EMERGENZA CHE IL GOVERNO IGNORA
I dati sulla disoccupazione diffusi dall’Istat, se letti superficialmente, potrebbero indurre ad un facile quanto ingiustificato ottimismo. Ad una prima lettura, infatti, colpisce il numero dei disoccupati, sceso a luglio di 15mila unità rispetto al mese precedente, e passato dall’8,5 all’8,4 per cento.
In realtà le cose stanno diversamente. La disoccupazione è e resta, insieme ad una ripresa troppo lenta dell’economia, il vero problema del nostro Paese. Lo dice molto chiaramente l’Istituto Nazionale di Statistica: il numero dei senza lavoro a luglio è comunque cresciuto di ben 121mila unità rispetto allo stesso mese del 2009. Inoltre sempre a luglio di quest’anno diminuisce il totale delle persone occupate: meno 18mila rispetto a giugno, e meno 172mila rispetto a luglio 2009. Questo perché sono aumentate le persone che a causa delle troppe difficoltà rinunciano a cercare un’occupazione.
Il problema del lavoro nel nostro Paese è tanto più grave se si considera la situazione dei giovani. Quasi il 27% di loro (circa 1 su 4), tra 15 ai 24 anni, infatti, non riesce a trovare un impiego - una vera emergenza nazionale - e, cosa più grave, molti di questi ragazzi hanno rinunciato a cercarne uno. Oltretutto i pochi giovani che hanno un lavoro, tendono a concentrarsi in quei tre milioni di individui (maschi e femmine di ogni età) che compongono il bacino dei precari. Drammatica la situazione al Sud dove è disoccupato un giovane su tre.
Vanno poi considerati i 670mila lavoratori che nei primi sette mesi del 2010 sono finiti in cassa integrazione. Un dato, è vero, in calo del 25% ma che è tornato a salire del 9,8% proprio a luglio.
Numeri che sottolineano non tanto l’inadeguatezza, quanto la sostanziale mancanza di politiche del lavoro da parte del governo. Un governo che invece di preoccuparsi delle famiglie e delle difficoltà che queste affrontano quotidianamente pensa a risolvere i guai giudiziari del presidente del Consiglio riproponendo come prioritaria la legge - canaglia - sul cosiddetto ‘processo breve’.
L’Italia dei Valori, al contrario, ha fatto del lavoro il tema principale del suo Programma politico, indicando i punti per uscire da un’emergenza che il Governo Berlusconi finge di non vedere.
Pensiamo che occorra potenziare il ricorso ai contratti di solidarietà; disporre ammortizzatori sociali a favore di tutti coloro che ne sono privi a partire dai precari; abbattere il costo del lavoro per favorire le assunzioni a tempo indeterminato; infine, stabilire un salario minimo d’ingresso per i giovani pari ad almeno 1.000 euro al mese. Solo così i consumi delle famiglie potranno tornare a salire, l’economia a crescere, il sistema-paese innescare un nuovo ciclo virtuoso.
La difesa della scuola pubblica è nel nostro DNA
Martedì pomeriggio mi sono recato davanti a Montecitorio per incontrare i precari del mondo della scuola. Sono entrati in sciopero della fame per protestare contro i tagli da 8 miliardi che i ministri Tremonti e Gelmini hanno deciso per la scuola pubblica. Li ho incontrati per sottoscrivere un appello da loro rivolto a tutte le forze politiche. Condivido ogni parola di quell’appello, che è già nel nostro programma. Tanto che abbiamo creato un dipartimento specifico sulla scuola. E al primo posto abbiamo messo proprio queste due questioni: la restituzione del maltolto alla scuola pubblica e il passaggio al contratto indeterminato di tutti i precari. Noi dell’IdV ci stiamo impegnando al massimo, protestando in Parlamento, manifestando tutti i giorni nelle piazze: lunedì, ad esempio, abbiamo piantato la “tenda della legalità” contro la tenda del dittatore davanti all’ambasciata libica.
Ma faremo ancora di più, ci impegneremo perché nel nostro Dna c’è la voglia di ridare dignità alla scuola pubblica. Per cambiare però c’è un solo modo, mandare a casa un Governo che non ha scrupoli, che non si ferma nemmeno davanti allo sciopero della fame dei precari. Anzi, questi se vedono il morto si spostano più in là.
Per questo io credo che dobbiamo costruire una mobilitazione sempre più forte che si diffonda in tutta Italia. Dobbiamo convincere le persone, anche quelle che hanno votato Berlusconi, che bisogna cambiare per ridare dignità al Paese. Qui c’è da avere paura, ma più che di Berlusconi, dobbiamo preoccuparci della “berlusconizzazione”. Ripeto, bisogna mandare a casa questo governo e restituire la parola ai cittadini.
UNIVERSITA', I QUIZ NON HANNO NULLA A CHE FARE CON LA MEDICINA
Ci auguriamo che la protesta dei presidi e dei rettori delle facoltà di medicina di tutta Italia venga ascoltata dal ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini e dal governo, altrimenti L’Italia rischia di rimanere nel giro di un decennio senza camici bianchi. Domani, giovedì, inizieranno i test per la prova nazionale di medicina e chirurgia che vede impegnati oltre 90mila candidati per soli 8.755 posti. Una situazione insostenibile che non a caso sta provocando polemiche anche tra i diretti interessati, gli studenti e le loro associazioni. Giustamente, perché gli attuali test d'ingresso sono quiz utili per portare denaro nelle casse delle scuole private, ma non hanno nulla a che fare con la scienza medica; spesso anzi, impediscono ai più meritevoli l'accesso agli studi.
E' necessaria una programmazione seria che tenga conto del numero di studenti che raggiungono effettivamente la laurea: uno su quattro. Invece di inficiare gli studi liceali con improbabili quiz sarebbe più giusto considerare il voto di maturità e quelli conseguiti negli ultimi due o tre anni di scuole superiori nelle materie scientifiche. Come strumento di selezione si può pensare anche ad un biennio comune per le facoltà scientifiche: chi consegue una media alta può proseguire gli studi. Chi invece non fa tutti gli esami o consegue voti bassi, può optare per una laurea breve previo esame di idoneità. Il tentativo di laurearsi deve essere consentito a tutti, la selezione, che e' cosa diversa, e' necessaria e deve essere fatta non con il blocco, ma ispirandosi a criteri di giusta valorizzazione del merito. Il libero accesso al sapere, per chi ne ha voglia e capacità, e' un diritto costituzionalmente garantito.

















