Il Fondo monetario internazionale ha rivisto di recente al ribasso le stime di crescita dell’economia italiana. In molti si erano affrettati a dire che il nostro Paese era fuori pericolo e invece la situazione italiana è molto preoccupante. Dopo tanti anni è evidente che Berlusconi e il centrodestra non hanno la capacità e la volontà di affrontare le questioni strutturali che sono alla base della lunga crisi economica e sociale del nostro Paese.
L’Italia dei Valori vuole parlare chiaro al Paese e non promettere illusioni. Ci siamo impoveriti in questi ultimi dieci anni rispetto ai nostri partner europei. Il nostro debito pubblico è molto più grande di quello di altri paesi. La nostra economia è ferma da circa 15 anni. Siamo da anni in fondo alle classifiche per quasi tutti gli indicatori economico-sociali.
Tornare a crescere deve essere il primo grande obiettivo del centrosinistra.
Il centrosinistra deve diventare agente di cambiamento. E io credo che un moderno progetto riformatore debba avere al centro i giovani.
La nostra parola d’ordine dovrebbe essere “liberiamo i giovani italiani dall’apartheid”.
Sì apartheid! Perché chi è giovane oggi in Italia vive una vera segregazione.
Penso al mercato del lavoro, al fatto che il 30 per cento dei giovani è senza lavoro, penso ai milioni di giovani che devono accontentarsi di salari di 700-800 euro al mese, penso alla precarietà diffusa. Chi è giovane, oggi in Italia, è escluso dalle forme più semplici di protezione.
La nostra scuola è in condizioni drammatiche e da tempo non riesce a svolger quella funzione di ascensore sociale che un tempo consentiva ai figli di operai o di contadini di diventare dirigenti, di diventare magistrati, professionisti. Tutte le ricerche dimostrano che la probabilità di laurearsi di uno studente figlio di operai è molto più bassa di quella del figlio di un notaio o di un medico. In moltissimi campi oramai, i figli finiscono per fare lo stesso mestiere del padre: i figli degli architetti fanno gli architetti, i figli dei giornalisti fanno i giornalisti e così via. I figli degli operai finiscono per abbandonare gli studi e per trovarsi in situazioni drammatiche. In Italia ci sono oramai le caste e non più le classe sociali!
Essere giovani oggi in Italia è un condizione difficilissima.
Chi non ha una famiglia alle spalle che gli acquista l’appartamento ha pochissime possibilità di metter su casa e di metter su famiglia. Qualcuno ha accusato i giovani di essere bamboccioni, ma io voglio dire: è colpa dei giovani se vivono in un’Italia che tutela gli anziani e gli adulti e lascia i giovani fuori?
Affrontare la questione dei giovani – se ci pensiamo bene – significa affrontare molti problemi italiani. Si tratta ad esempio di aprire le professioni, ridurre le barriere all’entrata. Significa investire nella scuola, renderla efficiente e meritocratica. Significa riformare il mercato del lavoro, ridurre la precarietà, creare un sistema universale di protezione contro la disoccupazione. Significa fare formazione professionale. Significa intervenire sul sistema bancario per ridurre i costi dei mutui alle giovani coppie. Significa ripensare i trasferimenti alle famiglie, favorire le giovani coppie con figli. Significa rompere le caste.
Anche nella politica. Dobbiamo fare largo ai giovani. Introdurre dei limiti nel numero di legislature che un deputato può svolgere.
Un simile progetto deve coinvolgere anche soggetti sociali importanti come i sindacati che troppo spesso finiscono per privilegiare la tutela dei diritti dei lavoratori adulti, di coloro che sono “dentro” e dimenticano che le regole attuale segmentano il mercato del lavoro, scaricano sui giovani tutta la flessibilità. Noi siamo dell’idea che non sia più possibile resuscitare “il Piccolo Mondo Antico” fatto di rigidità, di chiusura al commercio estero, di chiusura all’immigrazione, di chiusura al nuovo. Quel Mondo è finito per sempre. Dobbiamo però progettare un nuovo equilibrio tra apertura e protezione.