Anche questa volta l’Italia dei Valori sarà in prima linea a Napoli a fianco dei lavoratori precari impegnati nella difesa del proprio posto di lavoro e della scuola pubblica, contro la Riforma Gelmini che mina il diritto allo studio dei giovani e il diritto al lavoro di insegnanti e personale ATA. L’eliminazione di circa 150.000 precari in tre anni, priverà gli studenti della possibilità di svolgere una normale attività didattica perché le scuole non saranno in grado di garantire né il tempo scuola richiesto dalle famiglie, né un numero di alunni nelle classi rispettando le norme di sicurezza, né la copertura degli insegnanti assenti, per non parlare delle attività integrative della didattica, come visite di istruzione o attività laboratoriali che richiedono, per essere svolte senza rischi per i nostri figli, investimenti economici aggiuntivi anche in termini di personale scolastico.
Una seria riforma della scuola, secondo l’Italia dei Valori, deve mirare al potenziamento della qualità dell’istruzione, attraverso l’innalzamento dell’obbligo scolastico a 18 anni; la garanzia del tempo pieno modulare nella scuola primaria; la riduzione del numero degli alunni nelle classi per permettere agli insegnanti di seguire individualmente gli studenti e combattere così il fenomeno dell’abbandono e della dispersione scolastica; l’investimento nella messa in sicurezza e nella manutenzione di tutti gli edifici scolastici e la creazione di adeguati laboratori scientifici, linguistici e multimediali. E’ così che uno Stato garantisce veramente il diritto allo studio ai propri cittadini, grazie ad una scuola pubblica, per tutti, ma di qualità che dia la possibilità di riscatto sociale attraverso l’impegno. Così si forma una società veramente meritocratica, premiando chi, a parità di condizioni di partenza, ottiene i risultati migliori e non chi, a fronte di una sempre più povera scuola pubblica, può permettersi di investire sul proprio futuro altrove, magari in uno di quei Paesi dell’OCSE che investe adeguatamente nella scuola e nell’università.
Per questo la lotta dei precari della scuola pubblica è la lotta di tutti i cittadini che vogliono una società realmente egualitaria e di tutti i lavoratori che si battono per non perdere i diritti lavorativi conquistati a costo di dure battaglie e sacrifici.
Si vuol far credere infatti che, per far fronte ad una situazione di emergenza economica, è necessario rinunciare a una serie di diritti acquisiti dopo decenni di lotte. Si impone così ai lavoratori di operare in condizioni sempre più disagiate in cui perfino la sicurezza diventa un lusso a cui si deve rinunciare. Si esigono ritmi lavorativi sempre più serrati che lasciano sempre meno spazio a esigenze familiari, affettive e sociali; si fa, della flessibilità esasperata, uno strumento da utilizzare per razionalizzare le risorse economiche, trascurando del tutto le conseguenze negative che tale prassi implica sulla qualità della vita dei lavoratori. Infine si limitano pesantemente i diritti dei lavoratori di manifestare il proprio dissenso con gli strumenti sindacali tradizionali, come lo sciopero.
Anche i lavoratori della scuola stanno subendo gli effetti devastanti di una tale politica che mira alla progressiva sottrazione di tutti i diritti lavorativi con l’aggravante che le conseguenze negative di questa politica ricadono direttamente e quotidianamente sui nostri figli, e quindi sulle future generazioni del Paese, che cambiano continuamente insegnante, che sono a contatto con professori sempre più sopraffatti da un senso di impotenza perché abbandonati a se stessi dall’istituzione che dovrebbe supportarli.
Per non parlare del progetto sconsiderato di questo governo di privatizzare progressivamente scuola e università introducendo il finanziamento di privati all’interno delle istituzioni scolastiche e degli atenei. Tale politica porterà inevitabilmente alla morte della libertà d’insegnamento, principio garantito dall’articolo 33 della nostra Costituzione e che a sua volta è la vera garanzia della libertà di apprendimento e quindi di un rapporto sincero perché disinteressato tra insegnanti e alunni, i naturali protagonisti del dialogo educativo.
E’ in difesa di tutto questo che Sabato 30 Ottobre alle 14:30 a Napoli, in piazza Mancini, nei pressi della Stazione Centrale, scenderemo in piazza a fianco dei precari della scuola, dei lavoratori precari di altri settori che hanno aderito alla protesta, e di tutta la società civile che ha a cuore le sorti dei propri figli, sia come studenti che come futuri lavoratori.
Di Letizia Bosco e laria Persi