La Banca mondiale ha recentemente distribuito un rapporto sul mondo dell’imprenditoria e sulle opportunità per gli industriali nei vari Paesi del mondo. L’Italia ne esce molto male perché nel 2010 è scesa all’80esimo posto nella graduatoria mondiale ed è scalata di quattro posizioni rispetto all’anno scorso. Siamo il penultimo Paese dell’Unione europea e abbiamo dietro di noi soltanto la Grecia.
Per farci un’idea della situazione basta pensare che la Bulgaria è al 51esimo posto e il Rwanda al 58esimo, mentre noi siamo lontanissimi da Paesi simili al nostro come Germania e Francia, rispettivamente al 22esimo e al 26esimo posto. Fare impresa in Italia è molto difficile. Ci sono troppi impedimenti burocratici, ottenere le licenze è difficile, l’accesso al credito è problematico; poi bisogna aggiungerci le farraginose modalità di pagamento delle imposte e di rispetto dei contratti.
Nel rapporto della Banca mondiale c’è anche un focus sulle tasse che gravano sulle aziende e in questo caso la situazione italiana è anche peggiore: siamo 167esimi su 183 Paesi. In Europa, l’Italia ha il più alto carico fiscale sulle imprese.
Quello che ci sorprende è che il governo Berlusconi, e in generale il centrodestra, si è sempre presentato come difensore del mondo dell’industria, ma in realtà in questi anni non ha fatto nulla per impedire la stagnazione dell’imprenditorialità. Alcuni potrebbero obiettare che è colpa della crisi economica mondiale, ma non è esatto. Se guardiamo ad esempio all’Europa centro-orietale, all’Asia e all’America latina, vediamo che dal 2007 al 2010, l’85 per cento degli Stati di queste aree ha adottato misure per favorire lo sviluppo del settore secondario. Hanno usato la crisi come occasione per stimolare l’attività imprenditoriale, cosa che da noi non è accaduta.
Noi dell’Italia dei Valori partiamo dalla convinzione che le piccole e medie imprese sono una grande risorsa per il nostro Paese e rappresentano un’occasione di accesso al mercato del lavoro per i giovani. Per questo motivo vogliamo che un eventuale futuro governo di centrosinistra metta al centro della sua azione riformatrice proprio alcune misure per ridurre la difficoltà di fare impresa.