In questi giorni, Antonio Di Pietro ha partecipato a una tavola rotonda, presso la sede nazionale dell’Italia dei Valori, con alcuni delegati dell’International Press Institute, sul tema della libertà di stampa in Italia. L’obiettivo di questi osservatori è di chiarire a che punto è la libera informazione nei vari Paesi e, in particolare, di verificare l’esistenza o meno di leggi che limitano la circolazione di idee e notizie.
Di Pietro ha sottolineato che in Italia esiste un’anomalia non presente in altri Stati che determina la mancanza di pluralismo dell’informazione della quale tanto si parla, anche all’estero, e che ci ha fatto scendere al 49esimo posto nella classifica di Reporters sans frontières, al pari del Burkina Faso. Fatta eccezione per alcuni casi di fonti indipendenti, come il Fatto quotidiano e il web, i principali mass media sono di proprietà di editori impuri, di imprenditori che operano in diversi settori (edilizia, grandi opere, sanità). Tutto il flusso informativo è così viziato dagli interessi dei proprietari, i quali tendono a veicolare soltanto le notizie che possono avvantaggiare i loro affari e quelli del loro settore.
Il più grande conflitto d’interessi è ovviamente quello del nostro premier che è proprietario di ben tre reti televisive, oltre a controllare un quotidiano e un gruppo editoriale. Anche l’informazione pubblica, la Rai, non è libera e indipendente perché schiava della ripartizione di ruoli tra i vari partiti e, in questo momento storico, nelle mani di quello che dovrebbe essere il suo principale concorrente, ovvero Berlusconi.
Il leader dell’Idv ha, inoltre, spiegato ai membri dell’IPI che la proposta di legge sulle intercettazioni non ha nulla a che vedere con la tutela della privacy. Si vuole bloccare la divulgazione di notizie contenute in atti pubblici, non più coperti da segreto istruttorio, e non di atti segreti.
L’International Press Institute incontrerà anche esponenti dei mass media italiani e rappresentanti delle istituzioni pubbliche (di maggioranza e opposizione), per verificare che nel nostro Paese le leggi che regolano l’informazione siano in linea con quelle dell’Unione europea, come spiega nell’intervista Barbara Trionfi, ufficio stampa IPI.